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L’AZZURRO PENSIERO. Il Napoli spreca a Copenaghen. McTominay illude: è solo 1-1

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Un’occasione d’oro gettata al vento. Il Napoli torna dalla trasferta di Copenaghen con un 1-1 che lascia l’amaro in bocca e rimanda ogni discorso qualificazione all’ultima, decisiva giornata contro il Chelsea. Nonostante il vantaggio iniziale e il controllo del match, gli azzurri si fanno riprendere nel secondo tempo, mancando il colpo del KO che avrebbe garantito l’accesso ai play-off.

La cronaca: McTominay svetta, poi il blackout

Il primo tempo è un monologo azzurro. La squadra di Conte gestisce i ritmi e cerca con pazienza il varco giusto, che arriva proprio sul finire della prima frazione: Scott McTominay si conferma uomo ovunque e, con uno stacco imperioso, firma lo 0-1 che sembra spianare la strada ai partenopei.

Nella ripresa, però, il copione cambia. Il Napoli abbassa il baricentro e perde di lucidità, permettendo ai danesi di restare in partita. L’episodio chiave arriva nell’area azzurra: un contatto ingenuo regala il calcio di rigore al Copenaghen. Dal dischetto, Larsson non sbaglia dopo la respinta di Vanja, fissando il risultato sul definitivo 1-1.


La furia di Conte: “Nessuna attenuante”

Nel post-partita, il tecnico leccese non ha usato giri di parole per nascondere l’insoddisfazione. Il suo è un richiamo alla maturità che sembra ancora mancare in campo internazionale.

“C’è delusione perché la partita era nelle migliori condizioni per fare uno step decisivo. Oggi non ci sono attenuanti: queste gare vanno vinte, erano nel nostro totale controllo. Dobbiamo fare un grandissimo mea culpa.” — Antonio Conte

Le voci dal campo: Delusione e voglia di riscatto

Anche i protagonisti in campo riflettono sulla gestione del vantaggio. Scott McTominay, autore del gol, sottolinea la mancanza di cinismo: “Non è comprensibile non essere riusciti a segnare ancora dopo aver avuto la gara in pugno”.

Il capitano Giovanni Di Lorenzo punta invece il dito sull’atteggiamento mentale: “Abbiamo fatto la cosa più difficile, segnare per primi, poi però abbiamo sbagliato l’approccio nel secondo tempo. Ci dispiace molto, ora dobbiamo analizzare bene cosa non è andato”.


Il verdetto finale si decide contro il Chelsea

Con questo pareggio, il Napoli spreca il primo “match point” per la qualificazione diretta ai play-off. La classifica ora obbliga gli azzurri a una prestazione monumentale nell’ultimo turno contro il Chelsea al Maradona. Nonostante l’emergenza infortuni che sta colpendo la rosa, l’imperativo è uno solo: vincere per non rovinare quanto di buono costruito finora nel cammino europeo.

Juve Stabia, incubo porte chiuse al Menti: Con la Virtus Entella si rischia di giorcare nel silenzio totale

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Sembrava che il peggio fosse ormai stato metabolizzato, con quella stangata storica che ha vietato le trasferte ai tifosi della Juve Stabia fino al 5 febbraio 2026 in seguito ai gravi scontri di Padova. E invece, a Castellammare di Stabia, si riaccende prepotentemente l’allarme rosso. L’incubo di uno stadio vuoto, deserto e silenzioso sta per diventare una concreta realtà: la prossima sfida casalinga contro la Virtus Entella rischia seriamente di essere disputata a porte chiuse.

La miccia: l’agguato sul raccordo

A far precipitare una situazione già compromessa è quanto accaduto — secondo i referti delle forze dell’ordine — dopo la gara interna contro il Pescara dello scorso 10 gennaio, terminata sul 2-2. Nonostante il risultato sul campo, il “terzo tempo” si è consumato lontano dal rettangolo verde, sul raccordo autostradale, dove gruppi di tifosi di casa avrebbero teso un agguato ai sostenitori ospiti.

Questo episodio di violenza non è passato inosservato agli occhi di chi gestisce l’ordine pubblico e la sicurezza, rappresentando la classica goccia che fa traboccare il vaso.

Dalla diffida alla squalifica: il peso del passato

La Juve Stabia giocava, tecnicamente, “sotto osservazione”. Sullo stadio Romeo Menti pendeva infatti una diffida ereditata dalla passata stagione, scaturita dalle intemperanze registrate durante la gara casalinga dei playoff contro il Palermo.

Il meccanismo della recidiva è implacabile: l’episodio del raccordo post-Pescara va a riattivare quella sospensione condizionale. La trasformazione è quasi automatica: la diffida diventa squalifica del campo. La conseguenza diretta è che i cancelli del Menti potrebbero rimanere serrati per la sfida contro la Virtus Entella (si attende solo la triste ufficialità). Niente cori, niente bandiere, nessun sostegno: solo il rumore sordo del pallone calciato in un impianto spettrale.

Il “Pugno di Ferro” e il rischio per il futuro

Se la chiusura dello stadio per una giornata rappresenta un danno immediato (anche economico per il club), lo scenario a lungo termine è ancora più inquietante. Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è stato chiaro: tolleranza zero. La linea del governo è quella del “pugno di ferro” contro le tifoserie che si rendono protagoniste di tafferugli e violenze.

Alla luce dei nuovi eventi, il divieto di trasferta — già pesantissimo per i fatti di Padova — rischia ora di essere inasprito o esteso in modalità ancora più restrittive fino al termine del campionato in corso.

L’autogol della piazza

In questo scenario, la vera vittima rischia di essere la squadra. La Juve Stabia sta lottando su più fronti in un campionato complesso, e lo sta facendo in una condizione paradossale: senza il sostegno della propria gente.

Mentre la squadra cerca punti preziosi, una frangia della tifoseria sembra remare contro, creando un danno d’immagine e sportivo incalcolabile. Invece di essere il dodicesimo uomo in campo, parte della piazza sta diventando involontariamente il principale ostacolo alla serenità del club. Il silenzio del Menti contro l’Entella non sarà solo un provvedimento disciplinare, ma il simbolo di un cortocircuito tra passione e violenza che rischia di costare molto caro alle Vespe.

Juve Stabia – Entella, ricordi di Supercoppa: L’incrocio di sabato evoca la storia di gare recenti

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Oltre alle sfide del presente in Serie B, esiste un capitolo speciale nel libro dei ricordi tra Juve Stabia e Virtus Entella: la Supercoppa di Lega Pro del 2019. Non è una data qualunque sul calendario, ma un frame indelebile nella memoria collettiva di Castellammare.

Era un tardo pomeriggio al “Romeo Menti”, l’ultimo atto di una stagione semplicemente leggendaria. La squadra guidata da Fabio Caserta aveva letteralmente dominato il campionato, macinando record e lasciandosi alle spalle corazzate del calibro di Trapani, Catanzaro e Catania, costrette ad inchinarsi allo strapotere delle Vespe.

Una Festa, più che una Finale

Quella partita contro l’Entella non sembrò una fredda finale di coppa, calata dall’alto a fine stagione, ma un vero e proprio tributo d’amore della città verso i suoi eroi. Il campo restituì uno spettacolo degno della cornice: un 2-2 scoppiettante, ricco di emozioni, capovolgimenti di fronte e colpi di scena, che servì a confermare anche l’assoluta caratura tecnica dei liguri.

Sebbene il trofeo prese poi la strada di Pordenone, quella gara rimase impressa come il compimento di un ciclo perfetto, una sorta di “grande ballo” finale che sancì diverse consacrazioni: Fu l’ultimo, grande acuto della gestione di Franco Manniello e, contestualmente, il primo passo importante dell’era di Andrea Langella, un passaggio di consegne storico tra passato e futuro. Quella stagione rappresentò la definitiva consacrazione di Ciro Polito come Direttore Sportivo di spessore, capace di costruire una macchina perfetta. Fu la vetrina per l’ascesa di talenti cristallini come Giacomo Calò (oggi protagonista indiscusso al Frosinone) e la conferma dell’immortalità sportiva di Adriano Mezavilla, divenuto ormai icona assoluta del calcio stabiese. Senza dimenticare Fabio Caserta, che da lì spiccò il volo diventando un allenatore affermato nel torneo cadetto.

Il Tabù della Supercoppa

Nonostante le grandi imprese, la Supercoppa resta un curioso tabù per i colori gialloblù. La storia ci racconta di tre grandi Juve Stabia — quella di Rastelli, quella di Caserta e la più recente guidata da Pagliuca — capaci di dominare i rispettivi gironi ma mai riuscite a sollevare questo trofeo al cielo.

Resta, però, il ricordo indelebile di un calcio che faceva sognare Castellammare ad occhi aperti. Un calcio spumeggiante, offensivo e vincente.

Il Passaggio di Testimone: Ora tocca ad Abate

Oggi la musica è diversa, ma l’avversario evoca quegli stessi brividi. Il testimone passa ora nelle mani di Ignazio Abate e dei suoi ragazzi. In palio non c’è un trofeo da mettere subito in bacheca, ma qualcosa di altrettanto vitale, se non di più: punti pesanti per la salvezza.

È il momento di scrivere una nuova pagina di storia. Non serve la nostalgia fine a sé stessa, ma serve trasformare il ricordo di quella magnifica stagione del 2019 nell’energia necessaria per difendere la categoria oggi. L’Entella riporta alla mente la grandezza, ma il campo richiede sudore e pragmatismo. Onorare la maglia delle Vespe, oggi, significa combattere su ogni pallone con lo stesso spirito di quel pomeriggio al Menti.

Il Napoli spreca e pareggia 1-1 con il Copenaghen

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Non il miglior modo per ritornare a giocare la Champions League per il Napoli, che alla prima uscita in Europa del 2026 pareggia 1-1 contro il Copenaghen. Una partita che gli azzurri hanno tenuto in pugno per gran parte del match, sfruttando soprattutto l’inferiorità numerica per l’espulsione (netta) di Delaney per via dell’intervento in ritardo su Lobotka. Poco dopo il cartellino rosso, arrivato al 35′, il Napoli passa in vantaggio: su un cross da calcio d’angolo battuto da sinistra, McTominay stacca di testa tutto solo e mette la palla all’incrocio per l’1-0 degli azzurri.

Nella ripresa la squadra di Conte di base gestisce e non si rende mai realmente pericolosa. Ed ecco che arriva la beffa, a seguito di una spallata in area di rigore di Buongiorno su Elyounoussi. L’arbitro non ci pensa due volte e fischia calcio di rigore per i padroni di casa. Dal dischetto si presenta Larsson che prima si fa respingere il tiro da Milinkovic-Savic, poi fa 1-1 sulla ribattuta. Quanto basta al Copenaghen per conquistare un punto che, in vista dell’ultima giornata di Champions League contro il Chelsea, complica davvero tanto il cammino del Napoli in Europa.

Juve Stabia, Marco Meli non ha convinto l’Arezzo e potrebbe essere girato al Carpi

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Il calciomercato invernale continuerà fino al 2 febbraio. Si scalda l’asse tra Arezzo, Carpi e Juve Stabia. Al centro di un complesso intreccio di mercato c’è Marco Meli, centrocampista classe 2000 attualmente in forza agli amaranto ma di proprietà delle Vespe, il cui futuro sembra ormai lontano dalla Toscana.

L’esperienza ad Arezzo: feeling mai sbocciato

Arrivato ad Arezzo in estate con la formula del prestito con diritto di riscatto, Meli non è riuscito a lasciare il segno come sperato. I numeri dell’attuale stagione fotografano un impiego limitato e un impatto ridotto sulle dinamiche di squadra: appena 10 presenze totali (7 in campionato e 3 in Coppa Italia) per un minutaggio complessivo di soli 313 minuti.

Prestazioni che non hanno convinto la dirigenza aretina, ora decisa a interrompere anticipatamente il prestito. Tuttavia, l’addio di Meli potrebbe trasformarsi per gli amaranto in un’opportunità strategica per sbloccare un altro obiettivo di mercato.

Il nodo Cortesi e la contropartita tecnica

L’Arezzo ha messo nel mirino Matteo Cortesi, attaccante in forza al Carpi. La trattativa, però, si presenta tutt’altro che semplice. Cortesi è considerato un elemento centrale per il club emiliano, che lo ha recentemente “blindato” con un rinnovo di contratto fino al 2028.

Il Carpi non ha intenzione di privarsi del suo gioiello senza ottenere un adeguato indennizzo o contropartite tecniche di valore. È qui che rientrerebbe in gioco Marco Meli che ricordiamo è in scadenza di contratto con la Juve Stabia (al 30 giugno 2026): l’idea sarebbe quella di “girare” il centrocampista al Carpi come pedina di scambio per ammorbidire la posizione degli emiliani e portare Cortesi in amaranto. Sebbene l’affare sia complesso e richieda l’incastro di diverse volontà (con la Juve Stabia, proprietaria del cartellino di Meli che non si opporrebbe), i contatti tra le parti sono attivi e la pista resta calda.

Il passato alla Juve Stabia: protagonista della promozione

Se l’avventura ad Arezzo è stata in chiaroscuro, il curriculum recente di Meli racconta di un giocatore capace di essere decisivo. Arrivato a Castellammare di Stabia nel mercato estivo 2023/24, il centrocampista è stato uno dei protagonisti della cavalcata trionfale delle Vespe verso la Serie B.

Nella stagione della promozione (Serie C – Girone C), Meli ha collezionato 25 presenze (1.106 minuti giocati) con 4 reti e 1 assist. Presenze importanti anche nelle coppe (2 gare in Coppa Italia Serie C e 2 in Supercoppa).

Anche nella stagione successiva, in Serie BKT, Meli ha dato il suo contributo scendendo in campo in 30 occasioni (444 minuti complessivi) e partecipando a 3 gare dei Play Off.

Ora la palla passa al calciomercato: riuscirà l’inserimento di Meli nella trattativa a convincere il Carpi a liberare Cortesi? I prossimi giorni saranno decisivi.

Juve Stabia – Virtus Entella, punti che valgono doppio: L’obiettivo principale per ora resta la salvezza

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La Juve Stabia scalda i motori. Sabato prossimo il “Romeo Menti” sarà teatro di una sfida che, calendario alla mano, può definire il prosieguo della stagione. Arriva la Virtus Entella e, nonostante la classifica sorrida alle Vespe, la parola d’ordine resta: “piedi per terra”. È una gara che mette in palio punti che valgono doppio, un vero e proprio scontro diretto verso l’obiettivo primario: la salvezza.

Vietato cambiare i piani (per ora)

In questo periodo storico della stagione, l’euforia non deve offuscare la realtà. L’obiettivo stagionale principale non deve essere messo in dubbio e i piani, almeno per il momento, non cambiano: prima si raggiunge la quota tranquillità, poi si potrà guardare altrove. Questa gara chiuderà il mese di gennaio, facendo da preludio a un febbraio che si annuncia già “rovente” e intenso, ma per approfondire il calendario futuro ci sarà tempo e modo. Ora il focus è tutto sull’Entella. Proprio contro i liguri, che furono il secondo banco di prova importante per la squadra di Ignazio Abate dopo la sfida col Lecce, si era già intravista la qualità del lavoro svolto: era chiaro fin da subito che la stoffa per cucire il vestito delle Vespe era di ottima scelta.

Addio a un Signore della Panchina

Ma nel mezzo del calcio giocato, il cuore di Castellammare si è fermato per un attimo di profonda commozione. Il pensiero corre doveroso a Mister Piero Cucchi, un allenatore che ha fatto sognare un’intera generazione di tifosi, un vero signore in panchina e nella vita. La sua scomparsa è la classica notizia che nessun cronista vorrebbe mai raccontare, ma che per onor di cronaca e di affetto va riportata. La Juve Stabia, così come molte altre squadre che hanno avuto l’onore di averlo al timone, lo ha ricordato con un toccante comunicato stampa.

Il ricordo al “Pungiglione Stabiese”

L’ondata di affetto è stata tangibile anche durante la nostra trasmissione “Il Pungiglione Stabiese” (andata in onda lunedì sera alle 20:30 sulla pagina facebook Juve Stabia Live e sul nostro canale Youtube ViViCentro Network).

Tantissimi i messaggi di cordoglio arrivati dai tifosi, un mix di tristezza e ricordi indelebili legati a un calcio d’altri tempi. Particolarmente significativo, nel corso della puntata, è stato il messaggio del ex portiere gialloblù Fabio Fabbri, che ha voluto onorare la memoria dell’allenatore di quel pezzo importante di storia gialloblù. Cucchi ha saputo regalare emozioni a raffica, scrivendo pagine che restano scolpite nella memoria collettiva.

Un futuro da scrivere

Un passato che non si potrà mai cancellare si intreccia ora con un futuro tutto da scrivere. E un pezzo di questo futuro passa proprio dalla gara di sabato contro la Virtus Entella. Onorare la memoria con una prestazione di carattere sarebbe il modo migliore per salutare chi, da lassù, continuerà a guardare le Vespe.

L’ex Affatigato: “Ricordo con orgoglio la salvezza a Castellammare. I tifosi sostengano sempre la squadra”

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Angelo Affatigato, ex calciatore che ha vestito la maglia gialloblù in un’annata particolarmente complessa, è intervenuto nella trasmissione Il pungiglione stabiese per condividere i suoi ricordi e un’analisi sull’attuale momento della Juve Stabia.

Un passato di lotta e la storica impresa di Perugia
Affatigato conserva un ricordo estremamente positivo della sua esperienza a Castellammare, nonostante si sia trattato di un campionato “tribolato”. L’ex calciatore ha ricordato con orgoglio la salvezza conquistata ai playout, raggiunta con un organico giovanissimo e in una situazione di totale abbandono da parte della dirigenza dell’epoca. Un momento chiave di quella stagione fu la vittoria a Perugia, dove un suo gol divenne il simbolo di una rimonta che diede alla squadra la consapevolezza necessaria per evitare la retrocessione. In quel frangente, Affatigato ha sottolineato il ruolo fondamentale dei tifosi, i quali, pur consapevoli delle difficoltà societarie, non misero pressione negativa sui giovani, sostenendoli fino al passaggio di proprietà nelle mani di Manniello e Giglio.

La Juve Stabia moderna: programmazione e successi
Analizzando la situazione attuale, Affatigato ha espresso grande compiacimento per i risultati ottenuti negli ultimi anni. Pur non seguendo tecnicamente tutte le gare, ha individuato nella programmazione e nel lavoro costante le basi del successo che ha portato la squadra a ridosso delle “big” del campionato. Riguardo alla recente vittoria contro il Bari al San Nicola, l’ha definita un successo di valore superiore ai tre punti, capace di far scattare nei giocatori quella stessa scintilla di consapevolezza che lui visse dopo il blitz di Perugia.

Il nuovo ruolo di osservatore e lo scouting
Oggi Affatigato ha intrapreso una brillante carriera professionale lontano dal campo giocato: da sei anni lavora come osservatore, dopo un triennio al Cesena e gli ultimi tre anni trascorsi nello scouting del settore giovanile del Bologna. Grazie a questa esperienza, ha lodato la politica della Juve Stabia e del DS Lovisa nell’aprirsi ai migliori profili dei giovani italiani, citando gli innesti di talenti come Fortini e Zeroli.

Un messaggio alla tifoseria
In chiusura del suo intervento nelle fonti, Affatigato ha voluto lanciare un appello al pubblico di Castellammare, esortandolo a restare sempre vicino alla squadra, specialmente nei momenti di difficoltà, e a manifestare eventuali critiche solo dopo il triplice fischio finale. Ha ribadito che il calore umano ricevuto dalla città gli ha lasciato un segno indelebile, augurando le migliori fortune sportive ai colori gialloblù.

10 cose che non sai sui semi di canapa – I segreti dei “diamanti verdi”

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Per molti, i semi di canapa sono solo un oggetto da collezione o un elemento di una dieta sana. Tuttavia, dietro queste piccole e dure palline si nasconde una storia millenaria, una biologia affascinante e un’ingegneria genetica che sta cambiando il volto dell’agricoltura moderna.

Sai perché alcuni semi hanno le venature? O quanto a lungo possono sopravvivere in condizioni estreme? Abbiamo preparato una lista di 10 fatti che sorprenderanno anche i grower e i collezionisti più esperti.

1. I semi non contengono THC

Questo è il mito più comune. Sebbene i semi provengano da piante ricche di cannabinoidi, di per sé non possiedono sostanze psicoattive. Il THC, il CBD e altri composti si formano nei tricomi, ovvero i peli resinosi sulle infiorescenze. Grazie a ciò, i semi di canapa (anche quelli di marijuana) sono legali nella maggior parte dei paesi del mondo come articoli da collezione o prodotti alimentari.

2. Le “striature tigrate” non sono solo decorazione

I caratteristici motivi scuri sul guscio del seme, simili a strisce di tigre, sono in realtà uno strato protettivo chiamato perisperma. Curiosamente, queste strisce non fanno parte della genetica dell’embrione: vengono “impresse” dalla pianta madre. Possono essere rimosse con un dito e la loro intensità spesso (ma non sempre) indica la piena maturità del seme.

3. Il sesso programmato dall’uomo

In natura, i semi di canapa hanno circa il 50% di probabilità di dare origine a una pianta maschio e il 50% a una femmina. Tuttavia, grazie a tecniche avanzate (come il trattamento delle piante con argento colloidale), gli specialisti hanno creato i semi femminizzati. Questi garantiscono quasi al 100% la nascita di una pianta femmina, rivoluzionando il mercato collezionistico e commerciale.

4. I semi di canapa sono nella “Banca del Giorno del Giudizio”

Nell’arcipelago norvegese delle Svalbard si trova il Global Seed Vault (Banca Mondiale dei Semi). Nel permafrost, nel cuore di una montagna, sono conservate migliaia di varietà di canapa provenienti da tutto il mondo. L’umanità le considera una risorsa biologica chiave da salvare in caso di catastrofe globale.

5. La dimensione del seme non influisce sulla potenza della pianta

Esiste l’idea errata che i semi grandi producano piante più potenti. Niente di più falso! La dimensione dipende dalla varietà (genetica) e dalle condizioni in cui è maturata la pianta madre. Piccoli semi scuri di una varietà Indica possono produrre effetti molto più intensi rispetto ai chicchi enormi di alcune varietà industriali.

6. Possono sopravvivere per decenni

In condizioni adeguate – bassa temperatura, assenza di umidità e buio totale – i semi di canapa possono mantenere la loro capacità di germinazione (potenziale biologico) per 10 o più anni. Eccezionali ritrovamenti archeologici suggeriscono che semi rinvenuti in tombe di migliaia di anni fa conservassero ancora la loro struttura cellulare!

7. Confronto tra i tipi di semi

Caratteristica

Regolari

Femminizzati

Autofiorenti

Sesso

50% M / 50% F

99% Femmina

99% Femmina

Dipendenza dalla luce

Sì (fotoperiodo)

Sì (fotoperiodo)

No (fioriscono da soli)

Per chi?

Breeder (creazione di incroci)

Maggior parte dei collezionisti

Chi cerca rapidità e semplicità

8. Le varietà autofiorenti sono merito della gelida Siberia

La straordinaria caratteristica dei semi “automatici” (che fioriscono indipendentemente dal ciclo di luce) deriva dalla varietà selvatica Cannabis Ruderalis. Questa pianta, vivendo nel clima rigido di Russia e Canada, ha dovuto imparare a fiorire velocemente per completare il ciclo prima del breve inverno. Oggi questi geni sono la base delle varietà più popolari sul mercato.

9. I semi sono “intelligenti”

I semi di canapa possiedono un meccanismo chiamato dormienza. Sono in grado di “sentire” quando le condizioni ambientali (umidità e calore) sono ottimali per la sopravvivenza. Finché queste condizioni non vengono soddisfatte, l’embrione rimane in stato di ibernazione, protetto dal guscio duro.

10. Sono tra le fonti proteiche più complete

Anche se raramente ci pensiamo nel contesto della marijuana, i semi di canapa sono l’unica fonte vegetale a contenere tutti gli amminoacidi essenziali e le proporzioni ideali di acidi grassi Omega-3 e Omega-6. Nelle culture antiche erano un alimento base che salvava le popolazioni durante i periodi di carestia.

Conclusione

I semi di canapa sono un miracolo della natura che unisce una resistenza incredibile, una genetica complessa e un enorme valore pratico. Che tu sia interessato alla loro storia, agli aspetti biologici o che stia semplicemente arricchendo la tua collezione con geni unici, vale la pena ricordare la loro straordinaria origine.

Juve Stabia, il dominio tattico al San Nicola per continuare la corsa salvezza aspettando la Virtus Entella

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È una Juve Stabia formato trasferta quella che espugna il San Nicola, ottenendo la prima vittoria esterna del nuovo anno solare, la seconda complessiva lontano dal “Romeo Menti” in questo campionato. Una prova di maturità, di nervi saldi e di eccellente condizione fisica che lancia i gialloblù a quota 30 punti, un bottino che inizia a farsi decisamente interessante.

La Partita: Organizzazione contro “Fumo”

Le Vespe si trovavano di fronte un Bari che, sulla carta, viveva un momento di crescita in termini di idee. Eppure, in campo, la differenza l’ha fatta la solidità. La squadra della famiglia De Laurentiis ha prodotto il classico “tanto fumo e poco arrosto”, sbattendo contro il muro eretto dai ragazzi di Ignazio Abate.

La Juve Stabia è stata impeccabile: difesa tosta, che non ha rischiato praticamente nulla, e un centrocampo aggressivo capace di pressare alto e ripartire. L’approccio è stato corretto dal primo all’ultimo minuto, e va sottolineato l’apporto fondamentale di chi è subentrato dalla panchina, dimostrando che il gruppo rema tutto nella stessa direzione.

Candellone Decisivo, ma che brividi

La cronaca del match si decide dagli undici metri: è Candellone a trasformare con freddezza il calcio di rigore che vale tre punti d’oro. Se c’è una critica da muovere a questa bella Juve Stabia, è solo quella di non aver sferrato il colpo del KO quando l’avversario era alle corde.

Tra l’imprecisione di Maistro in un contropiede che gridava vendetta e la sfortuna dello stesso Candellone che ha stampato il pallone sul legno, le Vespe hanno tenuto il sipario aperto per tutti i novanta minuti più recupero, in una gara che, per quanto prodotto, poteva essere chiusa con largo anticipo.

Il Terremoto Bari: Via Vivarini

La vittoria delle Vespe è stata la classica punta dell’iceberg per i padroni di casa. La sconfitta interna ha fatto traboccare il vaso in casa Bari, portando all’esonero di Vivarini per poi richiamare Longo. È il secondo tecnico a saltare in questa stagione per i pugliesi dopo Caserta, segno della crisi profonda in cui la Juve Stabia ha saputo infilare il dito con astuzia tattica.

Obiettivo Salvezza (e forse qualcosa in più)

Questa vittoria è ossigeno puro. Non solo per la classifica, che ora sorride con 30 punti, ma soprattutto per il morale. Il calendario ora propone sfide cruciali contro Virtus Entella e Reggiana.

L’obiettivo stagionale resta, con realismo, la salvezza. Tuttavia, guardando ai prossimi 180 minuti e calcolando anche la futura sfida contro il Padova, c’è la concreta possibilità di mettere una seria ipoteca sull’obiettivo principale con grande anticipo.

“Testa bassa e cuore caldo”: è questo il motto. La Juve Stabia è pronta a stringere i denti in questo momento delicato che potrebbe, di fatto, valere un’intera stagione.

Juve Stabia, addio a Mister Piero Cucchi: Il calcio italiano piange il “Gentiluomo” che fece grandi le Vespe

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Il calcio campano e nazionale perde oggi un vero signore della panchina. Si è spento all’età di 86 anni Piero Cucchi, allenatore che ha saputo legare il suo nome a piazze storiche in tutta Italia, ma che a Castellammare di Stabia ha lasciato un solco indelebile, diventando il simbolo eterno di una rinascita sportiva e sociale.

L’Architetto della Juve Stabia di Roberto Fiore

Quando si riavvolge il nastro dei ricordi fino agli inizi degli anni ’90, è impossibile scindere il nome di Piero Cucchi da quello del compianto presidente Roberto Fiore. Insieme, formarono il tandem che riportò le “Vespe” nel calcio che conta.

Arrivato nella città delle acque in un momento di delicata transizione, Cucchi non fu solo un allenatore, ma l’anima tecnica di una scalata entusiasmante. Fu lui l’artefice della promozione dalla Serie C2 alla Serie C1, ponendo le basi per quel sogno chiamato Serie B, sfiorato drammaticamente e con orgoglio nel 1994.

Non era solo una questione di schemi o tattiche; Cucchi aveva saputo compattare un ambiente passionale, creando un legame simbiotico tra la squadra e la tifoseria.

Il “Menti” come Fortino e la Saggezza del Padre

Sotto la sua guida, lo stadio “Romeo Menti” tornò a ruggire, trasformandosi in un fortino quasi inespugnabile per gli avversari. La sua Juve Stabia esprimeva un calcio concreto e solido, perfetto specchio della sua personalità: poche parole, molti fatti.

Piero Cucchi era un tecnico vincente, ma soprattutto un uomo di grande carisma. I tifosi più esperti ricordano ancora con commozione la cavalcata del 1993 e la sua capacità unica di gestire lo spogliatoio. Sapeva trattare campioni affermati e giovani promesse con la stessa misura, esercitando quella saggezza tipica del “buon padre di famiglia” che oggi sembra sempre più rara.

L’Ultimo Saluto a un Calcio Romantico

Con la scomparsa di Piero Cucchi, se ne va un pezzo importante di storia del calcio romantico. Un calcio fatto di polvere, sudore, grandi presidenti e stadi pieni di passione autentica.

Castellammare non dimenticherà il suo condottiero gentile. Le “Vespe” e tutto il popolo gialloblù salutano oggi l’uomo che, più di tanti altri, ha insegnato loro a volare alto.

Juve Stabia, guardando oltre il tabellino: Il ritorno in campo di Burnete è stato ossigeno puro per le Vespe

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A volte, i numeri sono freddi e non raccontano di chi, lontano dai riflettori del gol, costruisce le fondamenta del successo. Se la Juve Stabia è riuscita a espugnare il San Nicola, difendendo con le unghie e con i denti un vantaggio preziosissimo contro il Bari, gran parte del merito va cercato in chi si è alzato dalla panchina non per partecipare, ma per trasformare la propria freschezza in energia per la squadra.

Tra questi spicca il nome di Rareș Burnete. Entrato nel cuore della ripresa, l’attaccante rumeno ha offerto una prestazione di una generosità commovente, confermandosi l’uomo giusto al momento giusto.

Un Nuovo Punto di Partenza

Diciamolo chiaramente: l’avvio di stagione non era stato privo di ombre. Dopo qualche ingresso in campo non proprio memorabile, a Bari abbiamo finalmente ammirato il giocatore che serviva. Una prestazione, quella del San Nicola, che lascia spazio anche a un pizzico di rimpianto: con questo spirito e questa “fame”, Burnete sarebbe servito come il pane anche contro il Pescara, in quel momento chiave della gara dove forse è mancato proprio questo tipo di peso specifico. Ma il calcio guarda avanti, e la risposta data contro i pugliesi ha il sapore del riscatto.

Cuore e Polmoni al servizio dei compagni

Burnete non ha impiegato molto a capire il “clima” del match. Entrato per dare il cambio in attacco, ha messo da parte l’ossessione per il gol per abbracciare una missione più grande: la ferocia agonistica.

In un momento in cui il Bari tentava il tutto per tutto, Burnete ha mandato in tilt la retroguardia biancorossa. Non è stato solo un attaccante, è stato un primo difensore.

Ogni pallone lungo, ogni rinvio disperato della difesa gialloblù diventava preda della sua determinazione. Ha fatto a sportellate con i centrali avversari senza timore reverenziale, riuscendo sistematicamente nell’obiettivo cruciale di far salire la squadra. Nel momento di massimo sforzo dei padroni di casa, la sua capacità di ripulire palloni sporchi e guadagnare falli preziosi è stata vitale. Ha permesso ai centrocampisti di rifiatare e alla difesa di riposizionarsi, congelando di fatto le speranze di rimonta avversarie.

Il Soldato Perfetto per Abate

Quella di Rareș non è stata solo una prova di muscoli, ma anche di intelligenza tattica. Ha lavorato la sfera negli spazi stretti con lucidità, dimostrando di essersi integrato perfettamente negli schemi voluti da Mister Abate. È l’interpretazione classica dell’attaccante moderno: colui che mette l’io al servizio del noi, consapevole che ogni duello vinto vale quanto un assist in una partita difficile.

Se la Juve Stabia vola, è anche merito di chi entra con questa fame, pronto a dare “cuore e polmoni” per la causa. Il gol di Burnete? Speriamo che arrivi presto, per il suo bene e per quello della squadra. Ma intanto, la prestazione di Bari resta scolpita come un nuovo, solido punto di partenza per il prosieguo della sua stagione.

Juve Stabia, un blitz d’autore: Bari nel baratro sotto i colpi di Candellone. Il San Nicola non fa più paura

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Il San Nicola non fa più paura, anzi: diventa terra di conquista per una Juve Stabia che gioca da grande e vince con merito. Finisce 0-1, un risultato che sta addirittura stretto agli uomini di Ignazio Abate, ma che basta per portare a casa tre punti d’oro e certificare lo status di una squadra ormai solidissima realtà della Serie BKT. Se da una parte c’è la festa gialloblù per un 2026 iniziato col botto, dall’altra c’è il baratro del Bari: la squadra di Vivarini affonda sotto i fischi impietosi della propria curva, smarrita, senz’anima e incapace di reagire.

Il Sigillo del Capitano e i rimpianti

La gara si decide dagli undici metri, ma è la gestione del momento a fare la differenza. Leonardo Candellone si conferma l’uomo della provvidenza e dei nervi d’acciaio. Si prende il pallone che pesa come un macigno, sfida visivamente il muro umano della curva barese e trasforma il rigore con una freddezza che gela lo stadio. Ma ridurre la vittoria al solo rigore sarebbe un errore. Le Vespe, sornioni e letali, avrebbero potuto chiudere i conti molto prima. La cronaca registra un palo clamoroso di Candellone che ha strozzato in gola l’urlo del raddoppio e diverse ripartenze dove la manovra fluida disegnata da Abate ha messo a nudo tutte le fragilità difensive dei padroni di casa.

La mossa Zeroli e il Muro invalicabile

La vittoria ha due volti tattici. Il primo è quello della scommessa vinta: Kevin Zeroli. Lanciato titolare alla sua seconda apparizione, il giovane centrocampista ha risposto con una prestazione di personalità straripante. Ha corso per tre, cucito il gioco con qualità e non ha sentito minimamente la pressione ambientale. Il secondo volto è quello, ormai noto, della difesa. Il trio Bellich-Giorgini-Ruggero è stato semplicemente perfetto. Un muro di gomma su cui sono rimbalzati tutti i tentativi del Bari, proteggendo il vantaggio con le unghie e con i denti e riducendo al minimo i pericoli per Confente.

Bari, è notte fonda per Vivarini

Se a Castellammare si ride, a Bari è psicodramma. La squadra di Vivarini è apparsa svuotata, priva di idee e di mordente. Un possesso palla sterile che non ha mai dato l’impressione di poter scardinare l’organizzazione delle Vespe. La crisi d’identità è profonda e la contestazione finale del San Nicola, fragorosa e inappellabile, fa traballare vistosamente la panchina del tecnico biancorosso. La classifica ora inizia a fare paura per i pugliesi, mentre le Vespe guardano tutti dall’alto della loro tranquillità.

Futuro radioso

La Juve Stabia torna dalla trasferta pugliese con la consapevolezza di aver trovato la formula magica: un mix perfetto tra l’esuberanza dei giovani talenti (Zeroli e Leone su tutti) e la solidità dei “guerrieri” (Correia e Ruggero). La “legge delle Vespe” non ammette repliche: questa squadra sa far male e se continuerà a farlo anche in trasferta, il girone di ritorno promette di essere molto entusiasmante per i tifosi gialloblù.

Juve Stabia, un arrivederci o un addio? Matteo Baldi rinnova fino al 2028 ma vola alla Torres

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Non è un addio sicuro ma potrebbe essere un arrivederci carico di stima reciproca. La Juve Stabia e Matteo Baldi prendono strade diverse per i prossimi mesi, ma il legame resta saldo. Il difensore marchigiano, nato a Senigallia nel 2002, è prossimo al trasferimento alla Torres con la formula del prestito secco. Un’operazione che arriva però solo dopo un atto di fede importante da parte del club gialloblù: Baldi ha infatti messo la firma sul rinnovo del contratto fino al 2028. Un segnale chiaro: la società ha voluto ringraziare il calciatore per l’impegno profuso e si riserva la decisione di valutare in futuro se dargli maggiore spazio in campo.

Protagonista della cavalcata trionfale

Arrivato nell’estate del 2023, fu una delle prime intuizioni del neo Direttore Sportivo Matteo Lovisa. Alto 1,93 m, fisico statuario e duttilità tattica, Baldi si è subito imposto nello scacchiere di mister Pagliuca. Nella stagione della trionfale promozione in Serie B (2023-2024), è stato un perno della difesa a 4 nella prima parte di campionato, agendo prevalentemente da terzino destro. Nonostante le sue caratteristiche fisiche suggerissero un futuro da centrale, ha interpretato il ruolo di esterno con applicazione, realizzando anche una rete pesante, la sua prima e unica in gialloblù. Nella seconda parte di quella stagione, la crescita esponenziale di Andreoni che aveva risolto qualche acciacco fisico lo hanno fatto scivolare nelle gerarchie, ma il suo contributo alla causa non è mai mancato.

La professionalità prima di tutto

Le stagioni successive, tra la Serie B conquistata (2024-2025) e l’attuale campionato 2025-2026 targato Ignazio Abate, sono state più avare di soddisfazioni in termini di minutaggio. Il passaggio alla difesa a 3 e le rigide rotazioni lo hanno visto spesso partire dalla panchina. Eppure, quando chiamato in causa – come nella sfida contro il Brescia dell’anno scorso, dove giocò 90 minuti sontuosi da centrale – ha sempre risposto “presente”. Quest’anno ha collezionato 8 presenze, tutte da subentrato, dimostrando di essere pronto e disponibile in ogni momento.

Il ragazzo dagli occhi puliti

Ma al di là dei numeri (che pure contano, come dimostrano le 31 presenze e il gol con l’Alessandria nel 2022/23 o l’esperienza con la Triestina), di Baldi mancherà soprattutto l’uomo. Un ragazzo d’altri tempi: serio, educato, affabile. Chi lo conosce parla di lui come di un giovane dagli “occhi puliti”, che lasciano trasparire un amore genuino per il pallone. Lontano dai riflettori dei social, poco aggiornati per scelta, Matteo è il professionista che ogni allenatore vorrebbe: mai una parola fuori posto, mai una polemica, sempre il primo a tirare il gruppo durante gli allenamenti settimanali.

L’ultimo saluto contro il Bari

Proprio per questa sua caratura umana, l’ultimo spezzone di gara concesso da mister Abate nella vittoria contro il Bari ha avuto il sapore di un tributo. Un ingresso in campo per raccogliere l’applauso virtuale dei tifosi stabiesi, un in bocca a lupo per un ragazzo per bene che ha sempre onorato la maglia gialloblù. Ora la Sardegna e la Torres lo attendono per ritrovare quella continuità che merita. Castellammare lo saluta, ma non lo dimentica: ciao Matteo.

Bari – Juve Stabia (0-1): Il podio e il contropodio gialloblù

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La Juve Stabia torna al successo fuori casa nella trasferta di Bari. Le Vespe si impongono grazie al penalty calciato da Candellone, raggiungendo quota 30 punti in classifica.

PODIO

Medaglia d’oro: a Leonardo Candellone, capitano capace di condurre la nave stabiese per ogni mare. Altra prestazione maiuscola per il numero 27, che sfianca praticamente da solo la difesa del Bari con contrasti, sportellate, strappi in profondità senza mai perdere la lucidità per fare la scelta giusta. Ancora infallibile dagli undici metri, il capitano nella ripresa sfiora quella che sarebbe stata la meritata doppietta personale, prima trovando la risposta di Cerofolini e poi centrando il palo dopo l’iniziativa di Cacciamani.
Capitano coraggioso.

Medaglia d’argento: a Marco Ruggero, impenetrabile insieme ai compagni di reparto. La nomination è un premio per tutti i tre centrali, impeccabili nelle rispettive zone di competenza. Spicca la prova del 4 gialloblu soprattutto perché sembra ormai archiviato il breve periodo di appannamento che gli aveva fatto perdere qualche posizione nelle scelte di Abate. Pulito in chiusura e coraggioso negli inserimenti palla al piede, Ruggero pare indossare uno smoking bianco anche al termine della gara maschia del “San Nicola”. Rugg..ente.

Medaglia di bronzo: a Giuseppe Leone, che sembra aver trovato nuove consapevolezze, in aggiunta a quelle consolidate, nella stagione della definitiva consacrazione in Serie B. La fisicità di Correia permette a Leone di dominare pienamente la cabina di regia, senza che le sue scelte di passaggio siano inutilmente rischiose o eccessivamente passive. Quando il gioco si fa duro, il 55 non ha paura di sporcarsi e ripone il ciak per diventare il più classico dei mastini di centrocampo. Aggiornamenti positivi sul fronte rinnovo sarebbero il lieto fine più sperato dai tifosi stabiesi.
Premio oscar.

CONTROPODIO

La sequela di ammonizioni che la Juve Stabia ha rimediato nei quattro minuti iniziali della ripresa non rappresenta un aspetto positivo, probabilmente determinato anche da una gestione dei cartellini da parte di Di Marco che non è piaciuta ad Abate. Sono piccoli aspetti in cui una squadra giovane come quella gialloblu può ancora migliorare. Peccato non aver chiuso anzitempo una gara senza storia sin dai primi minuti.

Juve Stabia, il San Nicola si inchina alle Vespe che lanciano la sfida alle altre squadre di Serie B

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Ci sono vittorie che muovono la classifica e vittorie che cambiano la percezione di una stagione. Quella ottenuta dalla Juve Stabia al “San Nicola” appartiene di diritto alla seconda categoria. Non è solo un successo esterno in uno dei templi del calcio italiano: è una prova di forza, una dichiarazione d’intenti urlata in faccia al campionato. La squadra di Ignazio Abate espugna la Puglia mescolando pochissima sofferenza, un’organizzazione tattica maniacale e sprazzi di pura classe, dimostrando di avere non solo il cuore, ma la testa per sognare in grande.

Un Bunker a tinte Gialloblù

Il capolavoro nasce, prima di tutto, dove spesso si decidono i campionati: nelle retrovie. Se il Bari sbatte costantemente contro un muro, il merito è di un pacchetto arretrato che oggi ha rasentato la perfezione. Marco Bellich è stato semplicemente monumentale: un leader silenzioso ma invalicabile, capace di cancellare dal campo gli attaccanti biancorossi con una naturalezza disarmante. Al suo fianco, Giorgini ha diretto le operazioni con una personalità rara per la categoria, mentre Ruggero ha trasformato la sua zona di competenza in un campo minato: grinta, anticipi e disciplina tattica. Dalle loro parti, oggi, c’era il divieto di transito.

Leone illumina, Correia strappa

Se la difesa ha chiuso la porta, il centrocampo ha gettato via la chiave per poi ripartire. La manovra è passata dai piedi sapienti di Leone, un regista in stato di grazia capace di “accendere la luce” anche nel traffico, gestendo i ritmi con la calma dei forti. A proteggerlo e a ribaltare l’azione ci ha pensato un Correia devastante: la sua progressione fisica ha spaccato in due la mediana del Bari a più riprese, confermando la sensazione che il ragazzo sia ormai pronto per palcoscenici di categoria superiore.

La Stella di Zeroli

Ma la notizia più dolce per i tifosi stabiesi porta il nome di Kevin Zeroli. Lanciato titolare da Abate alla sua seconda apparizione, il giovane talento non ha tremato al San Nicola. Anzi, ha giocato con una maturità sorprendente: corsa instancabile, qualità tecnica nello stretto e un’intelligenza tattica che ha fluidificato la manovra offensiva. Il successo delle Vespe porta in calce la sua firma d’autore con l’azione che porta poi al rigore per le Vespe, legittimando le scelte coraggiose del mister.

Glaciali e Sfortunati

A decidere il match è stato l’episodio che premia la squadra più lucida: il rigore trasformato da Leonardo Candellone. Dal dischetto, il capitano ha mostrato nervi d’acciaio e una freddezza glaciale, spiazzando il portiere e silenziando lo stadio. Ma il risultato avrebbe potuto essere anche più rotondo se un palo clamoroso non gli avesse negato il raddoppio, legittimando ulteriormente una prestazione dominante.

Il Sigillo di Abate

Le Vespe lasciano la Puglia con tre punti d’oro e una nuova consapevolezza: questo gruppo è solido, tecnico e guidato magistralmente. Ignazio Abate ha costruito una macchina capace di valorizzare l’entusiasmo dei giovani e cementare l’esperienza dei veterani. Il San Nicola si inchina: questa Juve Stabia non ha paura di nessuno e, da oggi, nessuno potrà più sottovalutarla.

Castellammare di Stabia, concorso di poesia “Talenti Vitruviani” all’Istituto Vitruvio: Premiati i vincitori

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Mattinata entusiasmante nella Sala Conferenze dell’Istituto d’Istruzione Superiore “M.P. Vitruvio di Castellammare di Stabia per la consegna dei premi ai primi classificati al concorso di poesia “Talenti Vitruviani”.

A conferire i premi la giuria del concorso, presieduta dalla Dirigente Scolastica prof.ssa Angela Cioffi, e composta dalla prof.ssa Virginia Longobardi, referente della Biblioteca del Vitruvio, dalla prof.ssa Tommasina La Rocca, Vicepresidente dell’associazione “Matacultura”, e dal giovane Cristian Centomanni, poeta ed esperto di scrittura creativa.

Il concorso, alla sua prima edizione, nasce nell’ambito del “Vitruvio’s Got Talent”, manifestazione artistico-sportiva organizzata dall’Istituto d’Istruzione Superiore “M.P.Vitruvio” di Castellammare di Stabia, in collaborazione con le Scuole secondarie di I grado del territorio.

Molti alunni ogni anno partecipano alla Kermesse, nata per consentire a tutti i discenti di esprimersi, esibendosi in varie performance di canto, ballo, arte aerea, recitazione, evidenziando bravura, espressività e presenza scenica.

Prima di procedere all’assegnazione dei premi ai vincitori del concorso “Talenti Vitruviani”, i componenti della giuria hanno fatto significative riflessioni sulle origini dell’iniziativa e sull’importanza della poesia, un potente strumento di crescita per i giovani.

“L’idea di questo bando è nata per dare l’occasione per partecipare anche ai ragazzi più timidi, che non avevano il coraggio di mettersi in mostra con le altre attività artistico-sportive nelle Giornate Vitruviane – ha affermato la Dirigente del Vitruvio, prof.ssa Angela Cioffi – Come si poteva dare voce a chi non si voleva esporre? Allora è nato il concorso di poesia, perché ognuno ha il suo modo di esprimersi”.

L’importante iniziativa nasce proprio per incentivare i ragazzi a trovare nuove modalità espressive e a potenziare l’autostima, ma anche perché, come ha sottolineato la Dirigente,  la poesia ha altre notevoli funzioni.

Permette ai giovani di esplorare il proprio io, dando un volto ad emozioni che spesso rimangono nascoste, è una valvola di sfogo per ansia e disagio, aiuta a distanziarsi dai problemi guardandoli da una prospettiva diversa.

Per Cristian Centomanni, poeta ed ex alunno di liceo della prof.ssa Tommasina La Rocca: “Parlare di poesia tra noi che siamo quasi coetanei è molto importante.  Vedere la vostra risposta ci riempie di responsabilità e di gioia. Credo che i ragazzi abbiano tanta voglia di esprimersi, penso che debbano essere soltanto spronati. E i risultati sono straordinari”

“Al concorso c’è stata una massiccia partecipazione di maschi – ha sottolineato la prof.ssa Virginia Longobardi – In genere si dice che i maschi non siano sensibili, invece, dal concorso è risultato il contrario, perché la nostra società ci ha abituato a non mostrare certe sensibilità, perché potrebbero essere segno di debolezza”.

La prof.ssa Tommasina La Rocca, Vicepresidente dell’associazione “Matacultura”, nel suo intervento, ha affermato:

“Quando si è parlato di questo concorso di poesia, sinceramente ero un po’ scettica, non pensavo che la poesia potesse coinvolgere i ragazzi, perché è considerata la cenerentola delle arti in genere.

Invece la grande sorpresa è stata quella del numero di partecipanti e, al tempo stesso, quello delle tematiche. Il tema prevalente è l’amore, l’amore verso l’altro sesso, l’amore inteso come esperienza personale e l’amore verso sé stessi, la forza di superare alcune difficoltà attraverso un impegno personale.

La poesia è l’espressione più intima, più immediata di noi stessi e quindi va incentivata. Noi abbiamo avuto la fortuna di entrare in comunione con voi attraverso questi versi che veramente ci hanno colpito. Da questi versi sono uscite anche le vostre difficoltà esistenziali e molti hanno cercato un percorso per superare queste difficoltà”.

A leggere le motivazioni della giuria, è Cristian Centomanni:

“La giuria ha operato con l’intento di cogliere in ogni componimento la musa ispiratrice, quell’amore autentico che ha guidato la penna e a trasformato emozioni, esperienze e fragilità in versi poetici sinceri, apprezzabili e spesso sorprendenti.

Il tema dell’amore è emerso con forza, declinato nelle sue molteplici sfumature: amore idilliaco e luminoso, amore sofferto e violento, amore immaturo e incerto, amore per la famiglia come radice e rifugio, amore per la patria talvolta esaltata, talvolta scossa dalle contraddizioni politiche e sociali del nostro tempo.

Accanto a questo la giuria ha accolto con particolare interesse la scoperta del sé presente in diversi componimenti, poesie nate da percorsi interiori segnati da incertezze, insoddisfazioni e domande profonde, ma anche tentativi coraggiosi di accettazione, di rinascita e consapevolezza.

Il concorso ha visto la partecipazione di 34 candidati, molti dei quali alla loro prima esperienza poetica. Nonostante ciò, i testi hanno restituito con autenticità il sentire dell’animo umano, dimostrando come la poesia sia uno spazio accessibile a tutti.

C’è stata inoltre la partecipazione di alcuni studenti dell’istruzione per adulti, i quali hanno presso parte nella sezione dedicata a questo settore formativo. I loro componimenti hanno dimostrato una significativa maturità espressiva evidenziando la capacità di riflessione personale e profondità emotiva.

Le loro opere hanno contribuito ad arricchire il concorso offrendo prospettive originali e testimonianze di esperienze di vita che hanno reso il confronto letterario ancor più stimolante e significativo.

Le valutazioni sono state effettuate sulla base di una griglia comune che ha considerato contenuto, originalità, uso del linguaggio, struttura e coerenza. La giuria desidera sottolineare un dato significativo: in tutto il concorso è stato assegnato un solo punteggio pieno, 50/50, attribuito a un componimento che ha dimostrato completezza formale e maturità espressiva.

È stato poi assegnato il premio speciale del corso serale ad una poesia capace di distinguersi per profondità esistenziale, essenzialità del linguaggio e intensità emotiva.

Il primo posto è andato a: Martina Aprea con la poesia “Ode al corpo inquieto”, e Giuseppina Roseo con la poesia “La solitudine” (per la sezione Istruzione per adulti).

Il secondo e il terzo posto rispettivamente agli alunni Alessio Pio D’Auria con “Mare che sa ascoltare” e Miriam Panariello con “Amore…filo sottile”.

Altri riconoscimenti speciali sono stati assegnati agli alunni: M. Balzano con “Guerra/war/Krieg, Anna Balestrieri con “Le crepe del vaso”, Fabio Grossi con “Italia”, Carlo Cavallaro con “Batteria al 5%” e Carmine Gargiulo con “Il torneo della scuola”.

Ai primi classificati è stato consegnato, tra gli applausi dei presenti, un tablet, gli altri sono stati premiati con un attestato di partecipazione.

Oltre all’io individuale, alcuni testi hanno affrontato temi universali come la guerra, la giustizia sociale e l’impatto della tecnologia sulle relazioni, trattati con una sensibilità che manca spesso negli adulti.

Il Premio “Talenti Vitruviani”, tra le ultime importanti iniziative dell’I.I.S. “M.P. Vitruvio di Castellammare, conferma come i ragazzi utilizzino il verso per esplorare la propria interiorità e le poesie diventino uno spazio per dare voce a insicurezze, ansie sociali e paura del futuro, trasformando il disagio in una forma d’arte.

Per gli alunni la poesia diventa un mezzo per rivendicare il proprio posto nel mondo, un viaggio lirico dove i versi diventano la chiave per aprire varchi nei luoghi dell’anima e un potente strumento di crescita.

Bari – Juve Stabia (0-1): Le pagelle per i gialloblù vittoriosi al San Nicola

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La Juve Stabia inaugura il girone di ritorno con una prova di forza, superando un Bari ostico grazie alla freddezza del suo capitano e a una solidità difensiva ormai marchio di fabbrica della gestione Abate.

Una vittoria di carattere e intelligenza tattica che ha regalato tre punti d’oro alle Vespe in esterna dopo quattro mesi di digiuno (La Spezia) nel ventesimo turno di Serie BKT.

Ecco le pagelle del match dei calciatori in divisa gialloblù:

Confente 6 La sicurezza. E’ stata una serata di ordinaria amministrazione. Non viene mai chiamato al miracolo, ma governa l’area con autorità, dominando le traiettorie aeree e trasmettendo calma a tutto il reparto.

Ruggero 6,5 Un mastino. Presidia la sua zona di competenza con ferocia agonistica, concedendo le briciole agli attaccanti pugliesi e facendosi vedere con personalità anche in fase di spinta.

Giorgini 7 The Wall. Il vero leader della retroguardia stabiese. Gioca con una sicurezza disarmante, annullando sistematicamente le punte baresi con anticipi chirurgici e una posizione impeccabile.

Bellich 6,5 Il professore. Puntuale e ruvido quando serve. Insieme ai compagni di reparto erige un muro invalicabile; dalla sua parte non si passa e la lettura delle situazioni pericolose è sempre corretta.

(Dall’88’ Varnier sv)

Carissoni 6,5 L’instacabile. Accetta il duello rusticano con Dorval, forse l’uomo più pericoloso del Bari, e ne esce vincitore ai punti. Sacrifica l’esuberanza offensiva per la tenuta stagna. Si inserisce con i tempi giusti nell’occasione da rigore calciando in modo preciso e potente verso la porta di Cerofolini trovando il tocco di mano di Braunoder.  Esce solo per precauzione dopo l’ammonizione.

(Dall’84’ Baldi sv)

Leone 7 Metronomo imperturbabile. Le sirene del mercato non scalfiscono la sua lucidità. È il cuore pulsante del centrocampo: scherma la difesa e disegna geometrie precise, dettando i tempi della manovra con la classe di chi ha il comando della situazione.

Correia 6,5 La pantera. La nuova posizione ne esalta le doti atletiche. Sfrutta la sua prestanza fisica per strappare in ripartenza e sacrificarsi in ripiegamento. Un equilibratore fondamentale che non teme mai il contatto fisico.

Zeroli 6 Il talento. Debutto dal 1′ con grande personalità. Non sente il peso della maglia e si inserisce con i tempi giusti, propiziando l’azione del rigore. Con la crescita della condizione diventerà un’arma letale per l’attacco di Abate.

(Dal 67′ Mosti 6 L’architetto. Entra con il piglio giusto. Il suo apporto è fondamentale per congelare il possesso palla e gestire il vantaggio nei momenti di massima pressione ospite.)

Piscopo 6 Il prezioso. Gara di grande sacrificio tattico al rientro. Si dedica quasi esclusivamente al contenimento dell’esterno barese, ma riesce comunque a pennellare un paio di cross interessanti.

(Dal 67′ Cacciamani 6 Lo spavaldo. Prosegue il lavoro di Piscopo con ordine e disciplina, concedendosi anche qualche spunto in velocità che tiene in allerta la difesa del Bari.)

Maistro 6 Il rinato. Agisce qualche metro più indietro rispetto al solito, lavorando di sciabola e fioretto per attirare fuori posizione i difensori avversari. Un lavoro oscuro che apre spazi vitali per i compagni.

(Dal 67′ Burnete 6 Il grintoso. Protegge palla con il fisico, conquista falli preziosi e permette alla squadra di risalire il campo e respirare nel finale di gara.

Candellone 7 L’anima gialloblù. E’ il match winner della gara. Lotta come un leone contro l’intera difesa ospite, subendo colpi non sempre sanzionati. Si prende la responsabilità del rigore e lo trasforma con una freddezza glaciale. Capitano vero.

Mister Ignazio Abate 7 Il comandante. Disegna una Juve Stabia camaleontica, riproponendo un 3-5-1-1 che esalta l’equilibrio e l’inserimento di Zeroli. Legge la partita con grande intelligenza: quando il Bari prova ad alzare il ritmo, azzecca i cambi e ristabilisce il controllo del centrocampo. Se il mercato di riparazione dovesse portare ulteriori rinforzi, questa squadra ha tutte le carte in regola per sognare in grande.

L’AZZURRO PENSIERO. Il Napoli si aggrappa a Lobotka: battuto il Sassuolo al Maradona

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In un momento di piena emergenza, il Napoli ritrova il sorriso e tre punti fondamentali tra le mura amiche dello Stadio Maradona. Basta una magia di Stanislav Lobotka in apertura per piegare la resistenza di un Sassuolo mai domo, regalando una boccata d’ossigeno alla classifica e all’ambiente azzurro.


La Partita: Un lampo nel deserto

Il match si sblocca quasi subito, al 6’ minuto, grazie a una giocata d’alta scuola. Sugli sviluppi di un’azione insistita, la palla arriva al limite dell’area dove Lobotka si coordina alla perfezione: un tiro al volo potente e preciso che si infila imparabilmente sotto la traversa. È il gol che decide l’incontro, permettendo al Napoli di gestire il vantaggio nonostante le numerose assenze che hanno costretto lo staff tecnico a scelte obbligate.

Oltre al risultato, la notizia del giorno è il debutto dal primo minuto del giovane Antonio Vergara. Il talento del vivaio ha giocato un’ora di grande personalità, dimostrando di poter stare nel calcio dei grandi.


Le voci dal campo

Cristian Stellini: “Mentalità da battaglia”

Nel post-partita, il vice-allenatore (che sta guidando la squadra in questo periodo intenso) ha sottolineato il carattere dei suoi:

“Lo stato d’animo è positivo per come la squadra ha reagito a questo momento difficile. Abbiamo molte assenze, ma il gruppo c’è sotto il profilo della mentalità. Sanno soffrire e lottare fino alla fine.”

L’eroe di giornata: Stanislav Lobotka

Lo slovacco, solitamente uomo d’ordine, si gode il vestito da goleador:

“Non segnavo da tanto, ma conta che il gol sia servito a vincere. Dovevamo dare una scossa al cammino e una gioia al pubblico. Ora proveremo a risalire la classifica, nonostante il calendario serrato tra campionato e Champions.”

Il sogno di Antonio Vergara

Occhi lucidi per il giovane debuttante, che ha commentato così la sua prima da titolare:

“È stata una sorpresa e una grandissima emozione. Spero di essere stato all’altezza; volevamo vincere con tutte le nostre forze e sono felice di aver contribuito per un’ora a questa vittoria.”


Prospettive future

Con questa vittoria per 1-0, il Napoli dimostra di saper “fare di necessità virtù”, come auspicato da Stellini. In attesa di recuperare gli infortunati, la squadra si gode una serata di festa, consapevole che la strada per la risalita è ancora lunga ma la direzione è quella giusta.

IL MORSO DELLA VESPA. Colpo Stabia al “San Nicola”: Candellone stende un Bari in crisi

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Il “San Nicola” si conferma terra di conquista per una Juve Stabia cinica e organizzata, che inaugura il nuovo anno e il girone di ritorno con una vittoria pesantissima. L’1-0 rifilato al Bari non è solo un risultato di misura, ma la conferma che i gialloblù hanno finalmente trovato quella continuità esterna necessaria per sognare in grande. Per i padroni di casa, invece, il buio è pesto: decima gara consecutiva senza successi e una contestazione che si fa sempre più sonora.

Il match: Candellone glaciale dal dischetto

Dopo una prima mezz’ora di studio, caratterizzata da un sostanziale equilibrio e poche fiammate, l’episodio che cambia l’inerzia della gara arriva al 37′. Carissoni scaglia un tiro potente che impatta sul braccio largo di Braunoder: per il direttore di gara non ci sono dubbi, è calcio di rigore.

Dagli undici metri si presenta il capitano, Leonardo Candellone. L’attaccante non avverte la pressione del “San Nicola”, spiazza il portiere e firma lo 0-1. È il suo sesto sigillo stagionale, un gol che vale oro colato e che permette alla Juve Stabia di gestire il vantaggio con intelligenza tattica.

Ripresa: controllo gialloblù e il “rosso” ad Abate

Nella ripresa ci si aspetterebbe la reazione rabbiosa del Bari, ma è la Juve Stabia ad andare ripetutamente vicina al raddoppio. La squadra di Abate gioca con personalità, chiude ogni varco e riparte con pericolosità. L’occasione più clamorosa capita ancora sui piedi di uno scatenato Candellone che, a dieci minuti dalla fine, vede strozzarsi in gola l’urlo della doppietta: il suo tiro a botta sicura si infrange contro il palo, negandogli la gioia di chiudere definitivamente i conti.

L’unica nota stonata in una serata quasi perfetta è l’allontanamento dalla panchina di Ignazio Abate. Il tecnico, visibilmente nervoso per alcune decisioni arbitrali nel finale, è stato espulso per proteste. Una squalifica che peserà per il prossimo turno, ma che non rovina la festa dei tifosi stabiesi.

Prospettive Playoff

Con questi tre punti, la Juve Stabia consolida la propria posizione nella griglia playoff, dimostrando di avere la maturità giusta per affrontare la seconda parte del campionato da protagonista. Se la difesa regge e l’attacco punge con questa regolarità, il girone di ritorno potrebbe regalare soddisfazioni ancora più grandi al popolo di Castellammare.

Juve Stabia, Candellone decide la gara con il Bari: Vittoria pesante. Prima la salvezza poi pensiamo ad altro

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Una vittoria di platino, firmata dal capitano. La Juve Stabia espugna il “San Nicola” superando il Bari per 1-0, grazie a un calcio di rigore glaciale trasformato da Leonardo Candellone. Al termine della sfida, l’attaccante e leader delle Vespe ha commentato il successo ai microfoni della stampa, sottolineando l’importanza di un risultato ottenuto su un campo tra i più difficili del campionato.

Il ritorno al successo esterno

Il gol dagli undici metri non ha regalato solo i tre punti, ma ha spezzato un digiuno di vittorie fuori casa che durava da troppo tempo. “Sono molto contento per questa vittoria esterna che ci mancava da un po’”, ha esordito Candellone. “Vincere qui non è affatto facile: il Bari è una squadra importante, composta da giocatori di grande qualità, e venire a fare risultato al San Nicola è un segnale forte.”

Il rigore e lo spirito di sacrificio

Sull’episodio decisivo del match, il capitano ha ammesso un momento di incertezza prima della battuta, risolto dalla freddezza del bomber: “Sul dischetto non sapevo se incrociare il tiro o aprire la conclusione. Fortunatamente è andata bene e la palla è entrata. Chiaramente fa sempre piacere segnare, ma la mia priorità resta essere utile alla squadra attraverso le mie caratteristiche e il lavoro sporco.”

Orgoglio e futuro: quota 30 punti

Indossare la fascia di capitano è per Candellone un onore che va oltre il campo: “Sono orgoglioso di rappresentare questo gruppo, è un gruppo davvero bello e unito.” Con questo successo, la Juve Stabia raggiunge quota 30 punti, una soglia psicologica importante che potrebbe cambiare le prospettive della stagione. “Siamo arrivati a 30 punti e questo è un mese decisivo: i punti iniziano a pesare di più e possono far cambiare gli obiettivi. Dobbiamo continuare a lavorare bene come stiamo facendo a salvezza acquisita poi possiamo alzare l’asticella e vedere fin dove possiamo arrivare.”