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Scandalo coop e migranti, confermati i domiciliari per moglie e suocera Soumahoro

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(Adnkronos) – Restano agli arresti domiciliari Marie Therese Mukamatsindo e Liliane Murekatete, suocera e moglie del deputato Aboubakar Soumahoro e membri del Consiglio di Amministrazione della cooperativa sociale integrata ‘Karibu’.Il Tribunale del Riesame di Roma ha rigettato il ricorso presentato dalla difesa delle due donne confermando l’ordinanza emessa dal gip, ed eseguita dalla Guardia di Finanza lo scorso 30 ottobre, nell’ambito dell’inchiesta sull’attività delle cooperative coinvolte nella gestione di richiedenti asilo e di minori non accompagnati nella provincia di Latina. Per il gip che ha disposto le misure oltre alle ”condotte di frode in pubbliche forniture’’ gli accertamenti contabili e le stesse valutazioni del commissario liquidatore, hanno permesso alla Procura di ricostruire “un quadro allarmante di distrazioni patrimoniali idonee a svuotare la Karibu (anche per il tramite della Jumbo Africa- soggetto giuridico fittizio) e portarla allo stato di insolvenza, dichiarato con sentenza del Tribunale di Latina del maggio 2023’’.

In molte occasioni, come emerge dall’ordinanza, le carte prepagate erano state ricaricate con causali relative a “progetti”, quando in realtà le spese effettuate con la medesima carta risultavano presso attività di ristorazione, strutture recettive, negozi di abbigliamento, gioiellerie, in Italia e all’estero (Ruanda, Belgio, Portogallo). “Attendiamo le motivazioni e al momento intendiamo proporre ricorso in Cassazione- afferma all’Adnkronos il difensore della moglie di Soumahoro, l’avvocato Lorenzo Borrè – Siamo convinti dell’insussistenza delle esigenze cautelari e della responsabilità della mia assistita in ordine ai reati contestati”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ucraina e Israele, due guerre di cui non si vede la fine

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(Adnkronos) – Due guerre che si intrecciano, quella in Ucraina e quella tra Israele e Hamas.Con l’informazione e il consenso nell’opinione pubblica come chiavi, forse decisive, per l’esito finale di entrambe.

Da una parte c’è l’attenzione dei media, che si sposta più velocemente di quanto la realtà richiederebbe.Dall’altra, la percezione delle società coinvolte che metabolizzano rapidamente l’emozione, l’indignazione e l’adesione alla ‘causa giusta’.

Tutto è poi accelerato, o rallentato, dalla diffusione delle notizie che vengono prima consumate con i tempi velocissimi dell’era digitale e poi quasi perse, con tempi che si dilatano fino a impantanarsi in contesti complessi, difficili da decifrare.  
Sono passati 21 mesi dal 24 febbraio 2022, data dell’invasione russa dell’Ucraina.Quella che doveva essere prima una guerra lampo e poi una massiccia controffensiva è diventata una guerra di logoramento.

La propaganda, da una parte, e la difesa della democrazia, dall’altra, si sono confrontate aspramente ma hanno finito per logorare anche l’attenzione del Mondo, che si è progressivamente assuefatto ai morti e alla devastazione.Lo scoppio di un ‘nuovo’ conflitto, quello aperto dall’offensiva di Hamas nel territorio israeliano dello scorso 7 ottobre ha poi aperto un capitolo nuovo, lasciando Kiev più sola nella sua resistenza.   
Si è spostata verso il Medio Oriente l’attenzione del Mondo, insieme a una parte dei finanziamenti occidentali.

Soprattutto, gli sforzi degli Stati Uniti sono stati dirottati sul tentativo di trovare una soluzione che evitasse il dilagare del conflitto tra Hamas e Israele all’intera area.Le emozioni contrastanti prima per la disumana azione terroristica del 7 ottobre e poi per le conseguenze sulla popolazione della reazione israeliana a Gaza hanno riempito lo spazio che avevano occupato gli orrori di Bucha.

Oggi Gaza è ancora più di prima una terra di nessuno, dove la conta dei morti e la sofferenza dei civili hanno raggiunto proporzioni inimmaginabili.E la prospettiva per Israele, sia parlando di strategia sia parlando di sicurezza per il futuro, è tutta da costruire.   C’è un tratto in comune tra le due guerre, la sostanziale incertezza rispetto alle prospettive.

Oggi immaginare una soluzione che non sia un conflitto perenne è complicato sia guardando all’Ucraina sia guardando a Gaza.L’informazione, le informazioni, e il consenso restano variabili che potranno incidere, con quali tempi è impossibile prevederlo. (Di Fabio Insenga)  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Amadori: “No guerra tra sessi ma nuovo patto tra generi”

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(Adnkronos) – Nessuna “guerra tra i sessi”.Anzi, al contrario, “un nuovo patto tra generi”.

E’ questo in estrema sintesi il messaggio contenuto nel libro di Alessandro Amadori, ‘L’italia che vogliamo’, finito al centro delle polemiche per le sue posizioni sul tema della violenza di genere, ritenute da alcuni anti-femministe. “L’aggressività – spiega Amadori all’Adnkronos – è un problema della specie umana.Noi siamo animali aggressivi.

I generi lo esprimono con una intensità e con una modalità diverse.Molto più frequente e molto più brutale l’aggressività maschile, e molto meno frequente e più psicologica l’aggressività femminile – precisa – ma noi dobbiamo, come specie umana, porre un argine alla nostra aggressività altrimenti non c’è un futuro per il pianeta.

Questa è la tesi del libro”. Un libro, precisa il docente, che “va letto, va letto nel suo insieme”.Se uno legge il libro, spiega ancora il Consulente del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, “comprende che le tesi fondamentali sono due o tre.

Prima tesi fondamentale: c’è in atto un’elevata conflittualità tra i sessi, tra i generi, da tempo.Questa conflittualità crescente prende tante forme.

Una forma, purtroppo drammatica, purtroppo criminale, purtroppo grave sotto tutti i profili è la forma della violenza di genere (c’è un intero capitolo dedicato alla violenza maschile sulla donna) e in particolare la forma più grave e tremenda che sono i femminicidi.Ma – avverte- al di là di questo grande sintomo c’è una più ampia conflittualità tra i generi.

La mia tesi – aggiunge – è che i due immaginari collettivi si sono andati man mano separando nel tempo.Perchè, mentre le donne hanno fatto una evoluzione dall’interno attraverso quello straordinario movimento che è stato il movimento femminista, gli uomini non hanno fatto nulla di tutto questo.

Ci è mancato uno stadio evolutivo”.  “Questa mancanza di uno stadio evolutivo – spiega – unita al fatto che gli uomini stanno oggettivamente e finalmente perdendo potere, tra le altre cose ha prodotto questa progressiva desintonizzazione: i due immaginari si sono allontanati sono sempre meno collegati l’uno all’altro: quello femminile veleggia per conto suo e quello maschile ha una componente all’interno di se stesso, minoritaria, ma profondamente arcaica.La componete arcaica non sta soltanto in chi aggredisce una donna per violentarla, sta anche in un certo modo di gestire il potere a livello internazionale se vogliamo estendere il ragionamento fino in fondo.

Non sarà un caso che abbiamo due guerre in corso e mi pare di percepire che tutto questo immaginario di guerra ha solo codici arcaici maschili, è completamente assente il codice femminile.La mia tesi è questa: c’è questa separazione dei due immaginari, questa separazione incontra una grossa difficoltà del maschile ad automigliorarsi e questo è quello che ho chiamato con un’iperbole la ‘guerra dei sessi'”.

Questa guerra ha dei morti e dei feriti veri che sono appunto le donne vittime di violenze sessuali e femminicidi e altre sofferenze che riguardano anche il maschile”. Secondo Amadori, quindi occorre partire da un dato indiscutibile che c’è un problema del maschile. “Se non risolviamo questo problema – afferma – noi maschi per primi non ne verremo mai a capo continueremo a fare discussioni all’infinito sul genere, sul patriarcato.Dobbiamo prendere noi maschi il nostro destino.

Anzi vorrei lanciare un appello: noi abbiamo bisogno di fare finalmente qualcosa che assomigli al movimento femminista.dobbiamo fare autocoscienza consapevolezza.

Ci sono due parole che possono cambiare il mondo che sono empatia e consapevolezza”. Una volta chiarito che esiste “un problema con il maschile, dall’altro lato, per un principio di azione e reazione sta succedendo che l’immaginario femminile che già veleggia per conto suo, o meglio, una parte dell’immaginario femminile, anche questa minoritaria come è minoritaria la parte di maschi esplicitamente violenti, comincia a dire noi siamo altro e a questo punto sono proprio i maschi in quanto tali che sono down”.E questo, avverte Amadori “è un rischio.

Cioè, se continuiamo su questa forbice che si divarica sempre di più con i maschi che o cadono in dubbio su cosa sono e come si devono comportare o, appunto, reagiscono in modo arcaico da australopitechi e non da esseri umani e dall’altro lato abbiamo un femminile che dice i maschi sono fatti così, non sono multitasking non sanno gestire le emozioni”, non andiamo da nessuna parte. Quidie, ribadisce Amadori “se vogliamo risolvere alla radice la guerra tra i sessi ci vuole una nuova alleanza tra il maschile e il femminile.Il maschile che faccia autocoscienza autoconsapevolezza ed evoluzione di strutture simboliche dall’altro lato che anche le donne, diventando assolutamente intransigenti nella lettura di certi segnali di pericolo, devono però capire che i maschi hanno bisogno di aiuto”. La soluzione, quindi “è sedersi insieme intorno a un tavolo per fare un nuovo patto tra i generi.

Questo è il senso del libro”.L’ultimo capitolo del libro aggiunge Amadori spiega che “abbiamo vari scenari: uno scenario potrebbe essere una forma di neopatriarcato, un altro scenario potrebbe essere quello opposto, molto improbabile, ma potremmo arrivare ad una società ‘Ginarchica’.

Tutti e due questi scenari sono improbabili e negativi – avverte- Quale è lo scenario giusto: fare pace tra i generi.Sedersi intorno a un tavolo, fare una grande operazione culturale di ripresa del dialogo.

Tutto questo ha senso solo se i maschi lavorano su se stessi.Non l’hanno mai fatto nella storia è ora che lo facciano, questo è il senso de libro se uno lo legge”.  “L’aggressività è un problema della specie umana.

noi siamo animali aggressivi i generi lo esprimono con una intensità e con una modalità diverse.Molto più frequenta e molto più brutale l’aggressività maschile, e molto meno frequente e più psicologica l’aggressività femminile ma noi dobbiamo come specie umana porre un argine alla nostra aggressività altrimenti non c’è un futuro per il pianeta .

Questa è la tesi del libro”. Quanto alle polemiche, taglia corto Amadori “se serve a fare un passo avanti per salvare anche una sola ragazza ben venga questa polemica.Se io devo finire nel tritacarne ma a fronte di questo anche una sola ragazza viene tolta da un destino assurdo e ingiusto ben venga che io finisca nel tritacarne.

C’è un detto ebraico che dice ‘colui che salva una sola persona è come se salvasse l’intero genere umano’ quindi ben venga.Non voglio polemizzare con nessuno – conclude Amadori – questa lettura frammentaria e un filino strumentale ha dato notorietà ad un libro che era nell’assoluto dimenticatoio.

Se questo libro mi aiuta a far si che parliamo di una nuova alleanza tra i generi ben venga”. (di Stefania Quaglio)  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Violenza su donne, andrologi: “Al via campagna per sessualità consapevole”

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(Adnkronos) – Pronti a una campagna per far emergere il disagio sessuale dei giovani e far fronte comune con le istituzioni per favorire una sessualità consapevole e non violenta.Con questo obiettivo gli esperti della Società italiana di andrologia (Sia), oggi alla Camera dei deputati in occasione della Giornata nazionale dell’andrologia, hanno presentato il secondo anno della campagna nazionale di sensibilizzazione e informazione andrologica ‘#e-Sia-prevenzione 2024’, rivolta ai giovani. “Organizzata a settembre, in queste ore, alla luce dei recenti fatti di cronaca, è diventata purtroppo strettamente di attualità ed è consultabile sul sito www.prevenzioneandrologica.it”, spiega Alessandro Palmieri, presidente Sia. “Apprendere gli aspetti cognitivi, emotivi, sociali, relazionali e fisici della sessualità per superare la piaga della violenza di genere con un approccio scientifico che si basi sull’educazione al rispetto e all’accettazione degli altri”.

Questo è il messaggio cardine della campagna che emerge anche nella lettera rivolta al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, con cui gli specialisti hanno manifestato la loro disponibilità a contribuire al tema dell’educazione sessuale. “Un progetto informativo/formativo per le scuole italiane attraverso un pacchetto multidisciplinare specialistico che affronti il tema della sessualità consapevole e della violenza di genere da un punto di vista maggiormente clinico”, aggiungono gli andrologi. Agire, pertanto, secondo quella che può essere definita una “concezione olistica dell’educazione sessuale, molto di più però della semplice prevenzione dei problemi di salute”, secondo quanto stabilito già nel 2010 dall’Ufficio regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità negli ‘Standard per l’educazione sessuale in Europa – Quadro di riferimento per responsabili delle politiche, autorità scolastiche e sanitarie, specialisti’.Il tutto, conclude il presidente Sia, “indirizzato primariamente agli insegnanti che dovranno poi essere gli artefici della formazione dei giovani”, ma anche facendo parlare i ragazzi con altri giovani secondo il sistema della ‘peer education’, per trasmettere un messaggio tra coetanei. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Migranti, anche Sudafrica chiude i confini: verso stop a chi chiede asilo

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(Adnkronos) – Il Sudafrica si appresta a chiudere i confini e a respingere i migranti.Il paese intende sospendere la sua adesione dalla Convenzione sui rifugiati dell’Onu del 1951 e dal Protocollo sullo status dei rifugiati del 1967 così da poter limitare l’immigrazione e operare i respingimenti dei richiedenti asilo ai loro Paesi di origine, laddove non siano considerati come pericolosi, ha anticipato il ministro degli Interni, Aaron Motsoaledi.  Il “Libro bianco” del governo che Motsoaledi ha firmato prevede la “revisione” del sistema in modo da limitare i flussi migratori e non garantire diritti socio economici ai profughi, fra cui il diritto di lavorare, all’istruzione e alla richiesta di cittadinanza.

L’idea del governo sudafricano è quella di respingere i richiedenti asilo nel primo Paese sicuro in cui entrano. 
Sarà istituita inoltre una Autorità per la gestione delle frontiere per “ridurre il rischio di ingressi illegali nel Paese” ed evitare, ha spiegato il ministro, di deportare 20mila migranti illegali ogni anno, come succede ora, a un costo elevato per le casse dello Stato.  In Gran Bretagna alcuni esponenti conservatori hanno ipotizzato l’uscita del Paese dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo per iniziare a trasferire i richiedenti asilo in Ruanda, dopo il pronunciamento negativo della Corte suprema. Il governo di Rishi Sunak ha anticipato che entro le prossime settimane sarà presentato un disegno di legge di emergenza – vale a dire con un iter parlamentare accelerato – per dichiarare il Ruanda come Paese sicuro.Londra intende anche sottoscrivere un trattato bilaterale con il Ruanda – a cui da quando un anno e mezzo fa è stato presentato il piano ha già versato 140 milioni di sterline – in cui si prevede che chiunque vi sia deportato non possa essere reinviato nel suo Paese di origine.

Ma il programma del governo per fare fronte all’immigrazione violerebbe comunque altre tre leggi nazionali.E infine, il nuovo ministro degli Interni James Cleverly in privato descrive il piano come “una follia”.  Sulla possibilità di uscire dalla Convenzione europea, Sunak è per ora vago.

Assicura che “non permetterà a una corte straniera di bloccare i voli”, ma si limita a parlare di una riforma delle relazioni con la Corte europea dei diritti dell’uomo che, lo scorso anno ha bloccato con un suo pronunciamento un primo volo pronto a partire per il Ruanda con richiedenti asilo a bordo.L’Austria ha stretto un patto con la Gran Bretagna per avviare una collaborazione proprio sul fronte del freno al flusso dei migranti, orientato all’introduzione di soluzioni sul modello Ruanda.

Il Sudafrica, come la Gran Bretagna, andrà al voto il prossimo anno.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Juve Stabia, numeri e curiosità della 14esima giornata

Juve Stabia, i numeri della 14esima giornata di campionato: Vespe ancora migliore difesa d’Italia e seconda in Europa!

La Juve Stabia, con i numeri che scaturiscono dalla 14esima giornata del campionato di Lega Pro Girone C, è ancora la migliore difesa d’Italia con 5 gol subiti nelle prime 14 giornate. In C Padova 9 gol subiti in 14 gare e Torres 8 gol subiti in 14 giornate. In Serie A l’Inter 6 gol subiti in 12 gare.

Nei principali campionati europei al momento solo il Nizza nella Ligue One con 4 gol subiti in 12 gare (non 14 gare come la Juve Stabia) ha fatto meglio.

I tanti record della fase difensiva della Juve Stabia.

La Juve Stabia continua ad essere l’unica squadra in Lega Pro a non aver subito gol in casa (7 gare interne senza subire gol) ed è l’unica in assoluto ad aver subito solo un gol nei primi tempi finora: 14 primi tempi subendo solo il gol con la Casertana di Toscano.

10 clean-sheet nelle prime 14 di campionato è ancora record assoluto per le Vespe negli ultimi 20 anni di storia delle Vespe. Nel 2018-2019 7 clean-sheet nelle prime 14 giornate e anche nella scorsa stagione 7 clean-sheet ma con 8 punti in meno in classifica (21 rispetto ai 29 attuali alla 14esima giornata).

Thiam non subisce gol da 383 minuti (recupero escluso) dal gol di Calapai al 67’ di Casertana-Juve Stabia. Il precedente record di Thiam è di 537 minuti senza subire gol dal gol di Silipo al 55’ di Monterosi-Juve Stabia al gol di Valenti in Brindisi-Juve Stabia al 52’.

29 punti nelle prime 14 giornate sono il secondo miglior risultato per la Juve Stabia negli ultimi 20 anni. Stesso risultato della stagione 2016-2017 mentre nella stagione 2018-2019 i punti conquistati furono 36 dopo le prime 14 giornate (35 in classifica per il punto di penalizzazione).

Le note dolenti dell’attacco delle Vespe una curiosità sulle squadre che hanno giocato più partite nell’orario delle 20:45.

La Juve Stabia dopo lo 0-0 di ieri diventa solo l’undicesimo attacco del campionato con 16 gol fatti: 5 arrivano dagli attaccanti (4 Candellone + 1 Piscopo, ben 6 dai centrocampisti e 5 dai difensori (Baldi, Bellich 3, e Mignanelli).

Infine un dato che potrebbe essere considerato una mera curiosità ma che invece non lo è ed ha, a nostro giudizio, una sua valenza. Giocare alle 20:45 infatti crea di sicuro più problemi in quanto al recupero delle energie fisiche e mentali soprattutto quando si giocano molte gare alle 20:45 e bisogna poi affrontare lunghi viaggi per tornare a casa e riprendere gli allenamenti magari già il giorno dopo.

Ebbene la squadra che ha giocato più volte alle 20:45 è il Monopoli (10 volte su 14), seguita da Foggia, Picerno e Potenza (9 volte su 14). Poi la Juve Stabia (8 volte su 14, 5 gare alle 18:30 e una sola volta alle 14) insieme a Benevento, Casertana, Turris e Virtus Francavilla.

La squadra che ha giocato meno volte alle 20:45 è il Catania, solo 3 volte su 14 gare. In buona posizione anche Messina, Brindisi, Monterosi, Latina e Crotone (4 gare alle 20:45); Giugliano, Taranto e Avellino (5 gare alle 20:45) e infine Sorrento e Cerignola con 6 gare alle 20:45.

Salute, Palmieri (Sia): “Andrologi non sono ancora riferimento per uomini”

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(Adnkronos) – A differenza delle donne, “l’uomo non ha identificato ancora in maniera precisa l’andrologo come suo specialista di riferimento – osserva Palmieri – anche perché non esiste la specializzazione accademica.Noi però, come società, abbiamo messo in campo dei progetti, quindi un percorso di certificazione.

Tutti i soci – che poi compaiono in una mappa andrologica nel nostro sito – sono certificati.Stiamo cercando di certificare tutta la società” perchè diventi un “riferimento professionale, anche se non esiste la specializzazione”. Lo ha detto Alessandro Palmieri, presidente Società italiana di andrologia (Sia), a margine di un evento, organizzato alla Camera, in occasione della Giornata nazionale dell’andrologia, che si celebra oggi, nell’ambito del mese di novembre, dedicato alla prevenzione delle malattie dell’uomo. “Siamo assolutamente il sesso debole – afferma Palmieri – perché in campo di prevenzione sanitaria non ci curiamo, non facciamo prevenzione, non la facciamo ancora” in modo corretto perché, “per esempio, nell’uomo anziano è ormai entrata la mentalità di farsi controllare dallo specialista per quanto riguarda le problematiche della prostata”.

Ma il giovane “ritiene di non avere nessun bisogno dello specialista di riferimento: un trentenne non si fa controllare.Noi invece dobbiamo arrivare ad offrire una consulenza per l’uomo che sia costante negli anni, che accompagni la vita dell’uomo”. La Società italiana di Andrologia è costituita da circa 700 soci che si occupano “dei problemi della coppia per quanto riguarda la fertilità del maschio e di tutto quello che” riguarda la salute dell’uomo “dall’adolescenza, cioè da quando lascia il pediatra, fino all’epoca geriatrica”.

Nel giovane e nell’adolescente, sottolinea Palmieri, “affrontiamo le problematiche infiammatorie e le malattie sessualmente trasmesse, che oggi stanno tristemente ritornando alla ribalta con addirittura la sifilide – di cui non si sentiva parlare da decenni – che è diventata, dopo la clamidia, la seconda malattia sessualmente trasmessa.Nell’età di mezzo ci occupiamo in particolare del benessere, con anche integratori – qualcuno brevettato dalla società degli andrologi – Per l’anziano ci occupiamo di accompagnarlo in una migliore attività, anche sessuale, e di qualità di vita,  soprattutto – conclude il presidente Sia – nei decenni più avanti”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

E’ morta Anna Kanakis, attrice aveva 61 anni

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(Adnkronos) –
E’ morta Anna Kanakis.L’attrice e ex modella aveva 61 anni.

A confermarlo all’Adnkronos, il marito Marco Merati Foscarini.I funerali si terranno a Roma il 23 novembre alle 15 nella chiesa di San Salvatore in Lauro.

Era stata Miss Italia 1977, poi modella, quindi attrice in quasi trenta tra film e fiction, quindi politica e infine scrittrice. Al cinema era stata richiestissima nelle commedie anni ’80, diretta più volte da Castellano e Pipolo e da Sergio Martino in film come ‘Attila flagello di Dio’ (1982), ‘Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio’ (1983), ‘Acapulco, prima spiaggia…a sinistra’ (1983).

Poi anche la tv l’aveva voluta spesso con ruoli da coprotagonista come in ‘Vento di ponente’ (2002) e in ‘La Terza Verità’ (2007).Ma negli ultimi anni, la sua occupazione principale era diventata la scrittura. Figlia di padre greco, nativo di Creta, ingegnere, e di madre originaria di Tortorici (nella parte messinese dei Nebrodi) avvocato, a soli 15 anni nel settembre 1977 fu eletta Miss Italia a Sant’Eufemia d’Aspromonte: fu la prima Miss Italia così giovane ad essere eletta, dopo una modifica del regolamento.

Nel 1981 partecipò a Miss Universo.Debuttò nel cinema, con piccoli ruoli nella commedia brillante.

Poi, con Luigi Magni, ebbe il primo piccolo ruolo drammatico nei panni di una brigantessa nella pellicola ”o Re’, con Giancarlo Giannini e Ornella Muti.Seguiranno oltre 30 tra film e fiction per la tv, in Italia e all’estero. Anna Kanakis ebbe anche una breve carriera politica: diventò responsabile nazionale Cultura e Spettacolo dell’Unione Democratica per la Repubblica (UDR), il partito fondato da Francesco Cossiga.

Nel 2010, con il romanzo ‘Sei così mia quando dormi.L’ultimo scandaloso amore di George Sand’ (Marsilio Editori), fece il suo esordio come scrittrice.

Nel 2011 pubblicò il secondo romanzo ‘L’amante di Goebbels’ (Marsilio Editori), dove narrava la storia vera di Lída Baarová, attrice cecoslovacca che fu amante di Joseph Goebbels nel 1938.Infine, nel 2022, aveva pubblicato con Baldini&Castoldi ‘Non giudicarmi’, romanzo storico in cui il protagonista, il barone Jacques d’Adelsward Fersen, personaggio realmente esistito, che lotta contro i suoi demoni: la mancanza di talento per diventare lo scrittore che avrebbe voluto essere e l’omosessualità, che gli ha provocato un isolamento dalla famiglia, il carcere e una profonda malinconia. L’attrice ha avuto due matrimoni.

Nel 1981 sposò il musicista Claudio Simonetti, da cui divorziò pochi anni dopo.Nel 2004 sposò il veneziano Marco Merati Foscarini, discendente di Marco Foscarini, uno degli ultimi dogi di Venezia.  —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

X Factor, Morgan contro Fedez: “Bestemmiava e chiedeva di cacciarmi”

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(Adnkronos) –
Morgan si sente ‘tradito’ da X Factor 2023 e punta il dito anche contro Fedez dopo il siluramento dal talent di Sky. “Non sono una persona capace di provare rancore, e in questo mondo fatto di colpi bassi e odio non lo concepisco.A Fedez ho detto una cosa autoironica chiedendogli poi subito scusa via messaggio, lui è stato molto violento nei miei confronti, ha detto cose terribili davanti alle telecamere dopo la puntata”, dice Morgan, raccontando i retroscena che hanno portato alla sua esclusione da ‘X Factor’ a tre puntate dalla fine, per decisione irrevocabile di Sky. “Ero nel camerino con mia figlia di tre anni, a sentire le cose che diceva” e “bestemmiava, dicendo ‘o lui o io, dovete cacciarlo’ – è quanto afferma Morgan – Io nonostante tutto reagisco a questa cattiveria umana senza diventare come loro”. “Io ho sempre pensato che fosse un ragazzo intelligente, che avesse un buon vocabolario e che fosse una persona con cui si riusciva ad avere a che fare.

Ultimamente ha avuto questa malattia, mi è dispiaciuto molto e sono stato vicino a lui per quanto possibile”, aggiunge Morgan. “Fedez non è un mio nemico”. “Nel momento in cui sono andato a minare un determinato sistema di interessi economici, smascherandone l’illegittimità, io non so chi ha chiesto la mia testa ma si può pensare che l’abbiano chiesta tutti.Loro sono una combriccola di produzione discografica.

Dargen D’Amico, Michielin, Fedez, la Warner, i manager, sono un tutt’uno, gli interessi sono reciproci, sono una squadra di lavoro che ha occupato X Factor, e io lì dentro non solo ero scomodo, ho spesso smascherato i loro interessi.Credo sia un problema di interessi economici”, aggiunge. L’ex Bluvertigo commenta anche il post del suo ex partner sanremese Bugo, che ha scritto un post ironico su di lui con una lunga risata dopo la sua eliminazione dal programma. “Non ho letto il post di Bugo -dice Morgan – Bugo mi è sempre piaciuto, perché secondo me scriveva bene.

Volevo invitarlo anche come ospite a X Factor, poi è andata come è andata”. Morgan riavvolge il nastro, dal ritorno nel programma al siluramento. “Mi hanno lusingato con ‘promesse da marinai’, perché nessuna hanno mantenuto.Ho detto loro: vi prego non devastatemi ancora la tranquillità io sto facendo finalmente il mio programma in Rai , Stramorgan, una vera oasi musicale in un mondo che aveva perduto la bellezza, stavo terminando il mio album di inediti con Panella, ho detto loro supplicandoli di non venire a distruggere la mia quiete con la loro smania.

Hanno corteggiato a tal punto che mi hanno detto di chiedere qualsiasi cosa volessi: non ho chiesto denaro, ma garanzie di qualità e di rispetto”, dice- “Sono venuti a cercarmi per coinvolgermi con insistenza assordante perché io non avevo la minima intenzione di fare X Factor -aggiunge Morgan- Mi hanno scompigliato la vita il mio equilibrio la serenità la famiglia i miei progetti riconquistati con tanta dedizione e fatica negli anni”. “Ho attraversato momenti difficili da cui sono emerso sempre con le forze della mia dedizione, con lo studio, con l’amore per la musica, con la divulgazione appassionata.Avevo ristabilito un equilibrio delicato e tanto agognato”. Poi, il cartellino rosso.

Chi lo ha estratto “non è un nome e un cognome, ma un intero sistema” che “non ha assolutamente rispettato, anzi ha provocato.Ho chiesto protezione mediatica.

Libero arbitrio nelle scelte dei brani.La possibilità di fare un evento estivo di musica in televisione prodotto da loro in collaborazione con Rai.

Nulla hanno mantenuto”. “Se mi sento trattato come Biagi e Santoro?No, mi sento come un uomo che vive in una realtà alla deriva, che assiste con i suoi occhi ad uno spaventoso naufragio umanistico dove la censura delle parole, dove la mancanza di valori morali e culturali sono arrivate a un livello impensabile all’epoca degli editti di Biagi e Santoro”, aggiunge.  —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Romeo: arbitro in confusione in Juve Stabia-Sorrento

Alessandro Romeo esprime le sue considerazioni sul momento della Juve Stabia nel corso della trasmissione “Il Pungiglione Stabiese”.

Alessandro Romeo, tifoso della Juve Stabia che vive a Messina, è intervenuto nel corso della trasmissione “Il Pungiglione Stabiese”.

Le dichiarazioni di Alessandro Romeo sono state raccolte e sintetizzate dalla redazione di ViViCentro.it.

“Non so se guardare la classifica dall’alto o dal basso. Si spera sempre di vincere ma il punto è importante per la salvezza. Se lo guardiamo dall’alto è ovvio che siano da considerare come due punti persi per la Juve Stabia contro il Sorrento.

La squadra è sembrata stanca e si vede che manca qualcosa. E’ una squadra che però esprime sempre un buon calcio e si vede nei 14 passaggi prima del gol di Taranto. Veder giocare la palla a terra è davvero emozionante in Serie C.

Dal lato arbitrale gli arbitri del nord hanno difficoltà ad arbitrare al sud. Al nord senti gli uccellini in campo, c’è quasi totale assenza di pubblico. C’è un’atmosfera molto diversa. Noi viviamo la gara – continua Romeo – tutta la settimana a differenza di quanto avviene al nord.

L’arbitro ieri è stato preso dalla confusione, forse non si aspettava tutto questo pubblico e ha cominciato ad ammonire anche molto presto.

Su Candellone per esempio non c’era cartellino giallo, era un semplice scontro di gioco col portiere. Credo che sia stato preso dall’atmosfera del derby.

A Messina hanno fiducia nell’allenatore, un pò meno nei calciatori che compongono la rosa, e sperano che vengano risultati ma sono un po’ rassegnati per l’andamento mostrato finora in campionato dal Messina”.

Onorato: Juve Stabia ottima squadra con una grande difesa

Onorato, ex attaccante delle Vespe, parla del momento della Juve Stabia a “Il Pungiglione Stabiese”.

Vincenzo Onorato è intervenuto nel corso della trasmissione settimanale “Il Pungiglione Stabiese”. 

Le dichiarazioni di Onorato sul momento delle Vespe sono state raccolte e sintetizzate dalla redazione di ViViCentro.it.

“Sono venuto a vedere la Juve Stabia col Foggia. Ho visto un’ottima squadra con un’ottima difesa e un grande portiere e un buon centrocampo ma in avanti qualcosa ci vorrebbe per rendere ancora più forte questa squadra.

Col Foggia c’era un rigore nettissimo per la Juve Stabia e l’arbitro è andato in confusione. La Juve Stabia però verticalizza poco. Ci sono momenti in cui anziché far girare la palla bisognerebbe verticalizzare di più. Così si da coraggio agli avversari.

Le riflessioni sulla Juve Stabia.

A me piace il gioco della Juve Stabia ma ho notato che il primo tempo hanno una pressione e il secondo tempo quella stessa pressione non c’è più. E’ una squadra giovane e deve saper centellinare le forze anche nei secondi tempi.

Ci sono momenti della gara in cui devi andare a mille e altri momenti in cui devi rallentare. A pochi minuti dalla fine far girare la palla anziché verticalizzare può essere deleterio.

Mi sono emozionato a rivedere il dottor Cinque che è rientrato nella società.
Sono ottimista per la Juve Stabia – continua Onorato – ma bisogna solo centellinare le energie nel corso della gara. E’ comunque una buona squadra, bisogna avere pazienza, siamo lì sopra e ce la giochiamo.

Non credo che l’allenamento col Napoli abbia portato ad una Juve Stabia stanca. Candellone è un buon attaccante, colpisce bene di testa. Però a volte quella voglia di fare gol, devi essere egoista e altruista nello stesso tempo. Come il gol di Lunerti che ho favorito a Caserta contro la Sambenedettese.

A Castellammare il pubblico era l’undicesimo e non il dodicesimo uomo in campo. Però ci sono giocatori col cuore che vogliono quel tipo di tifo e altri giocatori che scompaiono.

Messina-Juve Stabia, cosa ci dobbiamo aspettare.

I tifosi del Messina non sono come quelli di Castellammare. Se la squadra va bene i tifosi ci vanno, se la squadra va male il campo non è pieno ma mister Modica, con cui ho giocato da calciatore, fa giocare bene le squadre. E’ uno zemaniano che fa lavorare ma poi se i giocatori sono scadenti non è colpa sua.

Modica è molto offensivo, il Messina può fare 4 gol e ne può prendere 6. Una Juve Stabia corta e stretta può fare bene. Mi piace Pagliuca, mi piacciono gli allenatori tignosi anche se beccherà molti cartellini rossi.

La squadra è dei tifosi e del popolo ed è bello vedere la Juve Stabia in giro per la città. Lo fece Nevio Scala con la Reggina in cui giocavo io, ci portò a mangiare una pizza in piazza. Invece di isolarsi e fare ritiri sono meglio queste iniziative”.

Gildo Bugni, morto a 96 anni il partigiano Arno

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(Adnkronos) – Gildo Bugni, partigiano noto con il nome di battaglia Arno, è morto all’età di 96 anni.La notizia è stata resa nota dall’Anpi di Bologna.

Nato a L’Aquila, entrò giovanissimo nella Resistenza. “D’altra parte -ricorda il sito dell’Anpi – cos’altro avrebbe potuto fare un bambino che a 9 anni vede il padre morire per le torture subite dai fascisti?Entrato come staffetta, militò nella brigata della divisione Modena della quale divenne vicecomandante; rimase ferito durante i combattimenti per la difesa della Repubblica partigiana di Montefiorino”.  Sfuggito all’eccidio di Cà Berna del 27 settembre 1944, fu catturato il giorno successivo dai tedeschi.

Salvato dalla fucilazione per l’intervento di un maresciallo tedesco per essere deportato in Germania riuscì a fuggire un mese dopo.Tornato a Bologna, militò nella 1a brigata Irma Bandiera Garibaldi.  “Diciamo addio, con dolore, a Gildo Bugni, il partigiano Arno”.

Così Elly Schlein, segretaria del Pd. “Il bambino che a nove anni vide il padre morire per le torture subite dai fascisti diventò poi staffetta partigiana, responsabile di una zona di Bologna nella Brigata Irma Bandiera e militò nella brigata della divisione Modena della quale diventò vicecomandante.Ma lo ringraziamo perché tutta la sua vita, fino alla fine, è stata spesa nell’impegno civile.

Tutta la comunità dem non lo dimenticherà e si stringe attorno ai suoi familiari e ai suoi cari”.  —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Cancro, rischi leucemia dal glifosato: lo studio sui topi

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(Adnkronos) – “Sia il glifosato che gli erbicidi a base di glifosato causano leucemia nei ratti in giovane età e a basse dosi di esposizione”.E’ la conclusione dei ricercatori del Global Glyphosate Study (Ggs) guidato dall’Istituto Ramazzini di Bologna, riportati sulla piattaforma preprint ‘bioRxiv’ e segnalati all’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e all’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa). “Questi risultati sulle leucemie sono di così grande rilevanza per la salute pubblica che abbiamo deciso di rendere pubblici i dati completi”, afferma Daniele Mandrioli, coordinatore Ggs, direttore del Centro di ricerca sul cancro ‘Cesare Maltoni’ dell’Istituto Ramazzini. In questo studio a lungo termine – spiegano dalla struttura emiliana – il glifosato da solo e due formulazioni commerciali di erbicidi, il Roundup BioFlow (MON 52276) utilizzato nell’Ue e il Ranger Pro (EPA 524-517) utilizzato negli Stati Uniti, sono stati somministrati ai ratti attraverso l’acqua potabile a partire dalla vita prenatale, a dosi di 0,5, 5 e 50 mg/kg di peso corporeo/giorno.

Queste dosi sono attualmente considerate sicure o prive di effetti avversi dalle agenzie regolatorie.Comprendono la dose giornaliera ammissibile (Dga) e il livello di non effetto avverso osservato (Noael) dell’Ue per il glifosato. “Circa la metà delle morti per leucemia osservate nei ratti esposti al glifosato e agli erbicidi a base di glifosato – riferisce Mandrioli – si sono verificate a meno di un anno di età.

Al contrario, nessun caso di leucemia è stato osservato al di sotto dell’anno di età in più di 1.600 ratti Sprague-Dawley di controllo non trattati”, cioè non esposti a glifosato, “studiati dal National Toxicology Program (Ntp) degli Stati Uniti e dall’Istituto Ramazzini”.  Per Philip Landrigan del Boston College, medico e presidente del Comitato scientifico consultivo internazionale dell’Istituto Ramazzini, “questi nuovi risultati sulla leucemia nei ratti esposti al glifosato sono molto preoccupanti per la salute pubblica per due motivi.In primo luogo, le leucemie si sono verificate a livelli di esposizione molto bassi, simili a quelli a cui sono esposti quotidianamente milioni di persone nell’Ue e negli Usa.

In secondo luogo, queste leucemie si sono verificate in giovane età, un dato che solleva la possibilità di un’associazione causale tra glifosato e leucemia infantile”. 
L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) ha stabilito già nel 2015 che il glifosato è “probabilmente cancerogeno per l’uomo”, ricorda l’Istituto Ramazzini in una nota.  Il Global Glyphosate Study – si legge – è lo studio tossicologico più completo mai condotto sul glifosato e sugli erbicidi a base di glifosato.Fornisce dati vitali per le autorità regolatorie, i responsabili politici e il pubblico in generale.

Esamina l’impatto del glifosato e degli erbicidi a base di glifosato sulla cancerogenicità, la neurotossicità, gli effetti multigenerazionali, la tossicità per diversi organi, l’alterazione del sistema endocrino e lo sviluppo prenatale.  Il Ggs è coordinato dall’Istituto Ramazzini e coinvolge scienziati provenienti da Stati Uniti, Sud America ed Europa.Nelle diverse fasi dello studio sono stati coinvolti scienziati di Boston College, Icahn School of Medicine at Mount Sinai, George Mason University, Università della California Santa Cruz, dell’Università federale di Paranà, King’s College di Londra, Università di Copenhagen, Istituto superiore di sanità, Consiglio nazionale delle ricerche, Università di Bologna, Policlinico San Martino di Genova. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Giulia Cecchettin, ideatrice di Scarpe Rosse: “Maggiore attenzione ai centri educativi e leggi ferree”

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(Adnkronos) – Altre due scarpe rosse, quelle di Giulia, si aggiungono alla lunga lista di donne uccise.E proprio l’ideatrice dell’installazione artistica ‘Zapatos Rojos’, manda “un abbraccio” alla famiglia Cecchettin. “Abbiamo messo il tema dei femminicidi e della violenza di genere sul tavolo delle discussioni”, racconta all’Adnkronos Elina Chauvet, l’artista messicana nota per le scarpe rosse, divenute simbolo, in tutto il mondo, della violenza contro le donne e dei femminicidi. “Lo abbiamo fatto tramite l’arte e le mobilitazioni sociali.

Ora, però, credo spetti al governo attivare un piano serio e importante per invertire e bloccare l’avanzata del fenomeno.La morte di Giulia è stata lo stimolo a sollevare con forza, di nuovo, il velo su questa piaga sociale, un fenomeno in aumento, non solo in Italia ma in tutto il mondo”.

Le motivazioni di questo incremento, spiega ancora Chauvet, sono diverse.  “In primo luogo credo che quanto maggiore sia la consapevolezza delle donne sui propri diritti – e quanto maggiore è la richiesta femminista – tanto maggiore è la frustrazione che cresce tra gli uomini.Le autorità governative competenti, per quanto riguarda le questioni di violenza di genere, sono ancora lontane dal mettere in atto quello che dovrebbero fare per arginare il problema”.

Per l’artista messicana, una soluzione potrebbe essere quella di stanziare fondi ad hoc per campagne di sensibilizzazione. “La questione dovrebbe essere sviscerata durante tutto l’anno, non solo quando tragedie del genere ci spingono ad affrontare nuovamente il tema.Bisognerebbe anche prestare maggiore attenzione ai centri educativi, fornire informazioni e sostegno alle vittime di molestie ma anche ai carnefici, mettendoli al centro dell’attenzione e lavorando con loro, tramite un supporto psicologico, affinché si possa affrontare un percorso di riabilitazione”.  Ma non solo.

Per Chauvet, il lavoro maggiore spetta alle istituzioni. “Sono loro che dovrebbero tutelare le donne tramite leggi ferree, che pongano attenzione sulla vittima già a partire dalla prima denuncia e che proprio alla vittima restituiscano credibilità, quella credibilità che diamo per scontata ma che troppo spesso viene messa in dubbio.Chi giudica poi, dovrebbe farlo da una prospettiva di genere, perché chi è chiamato a emettere una sentenza non può più farlo senza tenere in considerazione il ‘cuore’ della questione.

Infine, sono convinta che leggi e pene certe, esemplari, potrebbero scoraggiare futuri autori di reati simili”.  
Alla famiglia di Giulia, l’artista messicana manda un abbraccio: “Ho inviato loro le mie condoglianze, so cosa stanno passando, li abbraccio con il cuore.Tutti i femminicidi sono scandalosi, il caso di Giulia lo è ancora di più perché coinvolge due giovani, con un futuro davanti.

Io sono convinta che la cellula della società sia la famiglia, ed è lì che bisogna far arrivare il messaggio di quanto sia devastante la violenza domestica, che non rimane chiusa tra quattro mura, ma esce e permea gli altri, diventando un dramma che affligge la collettività”. Infine, Chauvet parla del messaggio che porta avanti tramite la sua arte e la sua installazione ‘Zapatos Rojos’. “La mia arte, in particolare Scarpe Rosse, è stata una campagna permanente, perché ho lavorato tutto l’anno per quattordici anni, non solo il 25 novembre e l’8 marzo.Ed è questo quello che dovrebbe essere fatto dalla maggior parte delle persone che hanno a cuore questa tematica.

Ci sono tante piccole azioni che ognuno di noi può fare nel proprio piccolo, soprattutto nelle scuole e nei centri educativi si ha la possibilità di lavorare sul tema con i più giovani, educando e parlano dell’argomento.Del resto – conclude l’artista – l’unico modo per debellare la piaga della violenza contro le donne è lavorare tutti insieme, tutti i giorni.

Come artista mi sono impegnata per sensibilizzare l’opinione pubblica: è solo un granello di sabbia, c’è ancora molto da fare”. (di Chiara Capuani) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Bersani attore in cortometraggio ‘Coupon – Il film della felicità’

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(Adnkronos) – Pier Luigi Bersani attore insieme a Milena Vukotic, la poetessa Maria Grazia Calandrone, l’attore Paolo Lombardi, il cantautore Andrea Satta (autore anche della canzone originale del film) nel cortometraggio ‘Coupon – Il film della felicità’ di Agostino Ferrente.Il cortometraggio, che verrà presentato giovedì 23 novembre alle 11 al cinema Eden di Roma con la partecipazione del regista e degli interpreti, ha come protagonista Andrea che nella Roma deserta d’agosto deve accumulare punti per il Coupon della Felicità.  —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Re Carlo, Natale con regalo speciale

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(Adnkronos) –
Il regno di Carlo III è votato sempre più alla famiglia.Allargata, se è vero che i reali britannici festeggeranno il Natale tutti insieme a Sandringham, Carlo e suoi figli (ebbene sì, forse anche con Harry, Meghan Markle e nipotini e, naturalmente, con William, Catherine Elizabeth Middleton e i loro piccoli rampolli) e Camilla – questa sarebbe la vera novità e anche la più accreditata – con la sua prole.

Secondo l’esperto reale Chris Ship, infatti, le festività natalizie potrebbero essere molto diverse da quelle passate, con l’inedita partecipazione nella tenuta di Norfolk dei figli della regina, Tom Parker Bowles e Laura Lopes, ai quali si aggiungerebbero – ha detto a ITv – i cinque nipoti, Lola, Eliza, Freddy, e i gemelli Gus e Louis.  Sarebbe dunque vero il fatto che la regina Camilla guadagni sempre più spazio e autorevolezza all’interno della famiglia reale, mentre Carlo dimostrerebbe di essere un re dalle larghe vedute (e concessioni) e soprattuto proiettato verso il futuro, dopo aver dimostrato, con la gradita telefonata ricevuta dal figlio per il suo compleanno, di voler rimuovere alcuni trascorsi tempestosi culminati nella pubblicazione del libro al vetriolo ‘Spare’.Chissà se questa buona propensione del re si manifesterà anche nella telefonata con il figlio programmata per questa settimana, nella quale potrebbe estendere a Harry l’invito a Sandringham per Natale. Stando a una fonte di GbNews, i duchi di Sussex vorrebbero trascorrere le festività nel Regno Unito, ma non sono stati ancora invitati perché, in realtà, “i reali non possono fidarsi di loro”. L’ultima volta che il duca e la duchessa di Sussex hanno trascorso il periodo natalizio nella tenuta di Norfolk è stato nel 2018, quando hanno camminato al fianco della principessa Kate e del principe William e sono stati soprannominati i ‘Fab Four’.

Tuttavia, ora più che mai, le cose fra i fratelli sono decisamente cambiate rispetto a cinque anni fa e il loro rapporto è tutt’altro che favoloso, con il principe di Galles erede al trono che non ha perdonato a Harry le rivelazioni strettamente familiari di ‘Spare’.  Insomma, se il futuro re dimostra già di incarnare l’aspetto necessariamente ‘conservatore’ della monarchia, l’attuale sovrano preferisce mostrare il volto più tenero e riappacificatore del papà e del nonno generoso.Se inviterà Harry a Natale, lo sapremo in questi giorni, ma intanto – riferisce sempre GbNews – king Charles trascorre sempre più tempo nella tenuta di Windsor, specialmente nei weekend, in compagnia dei suoi nipoti, dopo che il principe e la principessa di Galles vi hanno trasferito la loro famiglia lo scorso anno.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Francia sotto choc dopo ‘bagno di sangue’ a una festa: ucciso 16enne, 7 fermati

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(Adnkronos) – Francia sotto choc a due giorni dalla maxi rissa, definita da un testimone un “bagno di sangue”, durante una festa a Crépol, piccolo comune francese nel dipartimento della Drone nei pressi di Valenza nella regione Alvernia-Rodano-Alpi.Diversi feriti e un morto il bilancio dell’aggressione: a perdere la vita è stato il 16enne Thomas. Intanto sono 7 le persone fermate dalle forze dell’ordine per essere interrogate, ha annunciato oggi il ministro dell’Interno, Gérald Darmanin intervenendo in aula all’Assemblée Nationale, la Camera dei Deputati francese. “Quello che è successo è ignobile e inaccettabile.

Sette persone sono state fermate nei pressi di Tolosa e l’indagine ci dirà se sono queste le persone responsabili di questo crimine odioso”, sottolinea il ministro spiegando che sono state svolti complessivamente finora 70 interrogatori in seguito agli eventi a Crépol. “Se queste persone fermate saranno riconosciute colpevoli mi auguro che riceveranno il massimo della condanna”, aggiunge. Durante la festa a Crépol che riuniva circa 450 persone nella notte tra sabato e domenica, un gruppo di individui è entrato nella sala in cui si svolgeva il party dopo aver ferito un buttafuori con un coltello.Oltre al sedicenne che è stato ucciso altre 18 persone sarebbero rimaste ferite, tre sarebbero gravi.

Un’indagine è stata aperta per omicidio e tentativo di omicidio in banda organizzata. “C’è stata una vera e propria battaglia tra gli aggressori e coloro che hanno avuto il coraggio di affrontarli”, ha spiegato a ‘Le Parisien’ un testimone della violenza. “È stato un bagno di sangue”, ha aggiunto un altro testimone.Il gruppo che ha dato all’assalto, da quello che sembra emergere, era costituito da una quindicina di ragazzi venuti dai quartieri difficili di Romains-sur-Isere, una città a 20 minuti da Crepol.

I motivi di questa violenza non sono ancora conosciuti e si potrebbe trattare di una vendetta. In Francia questo nuovo episodio di violenza ha scosso il Paese e sono scoppiate polemiche soprattutto da parte degli esponenti dell’estrema destra francese. “Quello che è accaduto a Crépol non è una semplice ‘rissa’, come dicono i media: è l’effetto di una ferocia che sconvolge le vite e distrugge altre vite.Tutte le mie condoglianze alla famiglia di Thomas, 16 anni, ucciso da questi criminali provenienti dai quartieri difficili”, ha commentato ieri il presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella. “In Francia vivono due popoli, uno dei quali deve costantemente fuggire dagli attacchi di una fazione sempre più violenta.

Deve fuggire non solo dagli attentati perpetrati al grido di ‘Allah Akbar’ ma anche da questo vero e proprio jihad quotidiano che subiscono i francesi”, ha sottolineato il leader dell’ultradestra Eric Zemmour commentando i fatti di Crépol.L’esponente dell’ultradestra nel parlare di “francocidio” parla anche di “guerra di civilizzazione” in corso. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Per la Prima della Scala la sorpresa: una grande torre di alabastro

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(Adnkronos) –
Una grande torre di alabastro dominerà la scenografia del Don Carlo di Giuseppe Verdi, l’opera scelta dal maestro Riccardo Chailly per inaugurare la Stagione 2023/2024 del Teatro alla Scala giovedì 7 dicembre.E le atmosfere che saranno create sul palcoscenico sembreranno richiamare i quadri moderni di grandi artisti spagnoli come El Greco, Francisco Goya e Diego Velázquez, suggestioni scelte per rievocare lo scontro fra Filippo II di Spagna e il figlio Don Carlo. 
La rivoluzione della scenografia: Don Carlo torna nel tempio milanese della lirica mondiale in una grande produzione che rispecchia la doppia natura di dramma storico e manifesto romantico mettendo in luce gli straordinari artisti e artigiani che operano nei laboratori della Scala.

E’ stato realizzato un impianto scenico unico, che si trasforma senza interrompere lo svolgimento dell’azione nei diversi spazi previsti dal libretto grazie alla spettacolare alternanza di colossali elementi scenografici.  
I temi: Verdi propone i temi a lui cari della libertà dei sentimenti, della difficile relazione tra padri e figli e della liberazione dei popoli oppressi sullo sfondo del conflitto tra il potere temporale e quello religioso.Per rendere l’atmosfera sospesa tra ambiente ecclesiastico e secolare il regista Lluís Pasqual e lo scenografo Daniel Bianco hanno fatto riferimento all’uso dell’alabastro nelle finestre degli edifici religiosi ma anche civili e in particolare alla grande finestra della Collegiata di Santa María La Mayor nella città spagnola di Toro.

Una grande torre di alabastro è inquadrata in un sistema di cancellate che anch’esse ricorrono nell’architettura religiosa quanto in quella civile.La scena
permette di ritagliare nei grandi spazi del palcoscenico i numerosi momenti di intimità e di isolamento che punteggiano la tragedia.  
Il nuovo allestimento del Don Carlo scaligero porterà lo spettatore dietro le quinte dello ‘spettacolo del potere’: anche l’autodafé, cerimonia abbagliante e macabra di autorappresentazione dell’assolutismo, non troppo diversa dai meccanismi della propaganda di oggi, è mostrata soprattutto nel momento della preparazione e solo pochi minuti sono riservati alla ‘festa’ nella sua magniloquente esteriorità.

Qui campeggia un colossale retablo dorato e finemente istoriato.  
I costumi: Questi spazi sono animati dal pittoricismo dei costumi di Franca Squarciapino, che riprendono l’abbigliamento rappresentato nella ritrattistica del tempo ma lo alleggeriscono nella scelta dei materiali, garantendo facilità di movimento e una certa romantica vitalità ai personaggi.  L’impianto è documentato ma non necessariamente filologico: pur collocati nella loro epoca, i protagonisti rappresentano emozioni e caratteristiche umane presenti in ogni tempo.Il colore prevalente è il nero, non inteso come espressione di mortificazione o di lutto ma come esibizione di potere e ricchezza: nel ‘500 velluti e broccati neri erano tra le stoffe di maggior pregio.  
Sold out: Per la Prima della Scala, già sold out in ogni ordine di posto, dalla platea ai palchi, il Teatro schiera un cast stellare: Francesco Meli come Don Carlo, Anna Netrebko come Elisabetta di Valois, Michele Pertusi come Filippo II, Elīna Garanča come Principessa d’Eboli, Luca Salsi come Marchese di Posa e Ain Anger come Grande Inquisitore.

L’opera – che ha inaugurato la Stagione nel 1868, 1878, 1912, 1926, 1968, 1977, 1992 e 2008 – sarà diretta dal direttore musicale Riccardo Chailly sul podio dell’Orchestra del Teatro alla Scala.Protagonista di non minore rilievo il Coro del Teatro alla Scala diretto da Alberto Malazzi.

Le scene sono di Daniel Bianco, i costumi di Franca Squarciapino, le luci di Pascal Mérat, i video di Franc Aleu e la coreografia di Nuria Castejón.  —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Virginia Sanjust a processo per estorsione e furto: denunciata dalla sorella

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(Adnkronos) – Ancora guai giudiziari per l’ex annunciatrice Rai Virginia Sanjust di Teulada, già condannata a due mesi lo scorso ottobre per avere tentato di rubare in una auto parcheggiata.La donna ora dovrà affrontare un nuovo processo, in rito abbreviato per estorsione e furto.

L’ex annunciatrice era stata denunciata dalla sorella nell’ottobre del 2022 perché le aveva chiesto denaro, circa 15 euro, per restituirle le chiavi dell’auto che aveva rubato in casa. Sanjust di Teulada era stata assolta in Appello, sempre a ottobre scorso, per avere danneggiato la casa della nonna, ‘rea’ di non averle dato una piccola somma di denaro. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Erba, lancia acido sul volto di una 23enne: l’aggressione in strada

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(Adnkronos) –
Una donna di 23 anni questo pomeriggio, poco prima delle 14 a Erba, in provincia di Como, è stata aggredita in strada con dell’acido
cloridrico, che le è stato gettato sul volto.La giovane – fa sapere l’azienda regionale di emergenza urgenza della Lombardia in una nota – è stata trasportata in codice giallo all’ospedale Sant’Anna di Como.  Soccorso, ma non trasportato in ospedale, anche un 47enne presente al momento dell’aggressione.

Sull’episodio indagano i carabinieri.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)