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Sinner, un premio ai coach fa arrabbiare Djokovic

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(Adnkronos) – Un premio ai coach di Jannik Sinner fa arrabbiare Novak Djokovic.I due allenatori del 22enne azzurro, Simone Vagnozzi e Darren Cahill, si sono aggiudicati il premio di coach dell’anno dell’Atp.

Vagnozzi ha iniziato a lavorare con Sinner nel febbraio 2022 e nel mese di giugno dello stesso anno al team si è aggiunto anche Cahill, che in precedenza aveva già lavorato al fianco di ex numeri 1 del mondo quali Andre Agassi e Lleyton Hewitt.Sinner, dopo aver vinto il premio come giocatore più amato dal pubblico, è in lizza anche per quello del Most Improved Player – il tennista che ha compiuto i progressi maggiori – nonché per lo Stefan Edberg Sportsmanship Award.

L’altoatesino ha chiuso la stagione al numero 4 del ranking, impreziosendo l’annata con la conquista della Coppa Davis. “Grazie per avermi accolto a braccia aperte in questo team italiano” ha scritto su X Cahill. “Un grande onore ricevere questo premio e soprattutto condividerlo con una gran persona come Darren” ha commentato Vagnozzi su Facebook. La scelta di Vagnozzi e Cahill come coach dell’anno non ha trovato d’accordo il numero uno del mondo Novak Djokovic.Il serbo in una sua storia su Instagram, rivolgendosi al suo coach, Goran Ivanisevic, ha scritto: “Goran, penso che dovremo vincere 4 Slam su 4 per far sì che tu possa (forse) essere considerato come coach dell’anno.

Aver chiuso l’anno da n.1 del mondo, vincendo 3 Slam, le Atp Finals e continuando a scrivere la storia di questo sport evidentemente non è abbastanza, mio caro coach….”.  —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Threads strega subito i vip, chi ha già scelto l’anti-X

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(Adnkronos) –
Threads debutta e i vip ci si fiondano.La nuova app di Meta, destinata a sfidare X di Elon Musk, da oggi è disponibile anche in Italia.

E, nel giro di poche ore, si popola con utenti noti e meno noti.La nuova frontiera social viene subito esplorata da un lungo elenco di personaggi illustri, tra musica e tv, cinema e social.

La nuova creatura della galassia di Mark Zuckerberg viene utilizzata da Fiorello e da Matteo Renzi, primo politico a varare la svolta, da Chiara Ferragni e da Alessandro Del Piero.L’elenco di utenti che su X avrebbero la spunta blu cresce rapidamente: ecco i Maneskin e Laura Pausini, Tiziano Ferro e Loredana Bertè.  Threads, con una struttura simile a Twitter e all’attuale X, consente di pubblicare messaggi fino a 500 caratteri, quindi con una ‘capienza’ superiore a quella del social di Elon Musk.

L’utente può arricchire i propri post con foto, video fino a cinque minuti e link web, offrendo una versatilità di condivisione che va oltre il semplice testo. L’accesso a Threads è facilitato per gli utenti di Instagram: una volta scaricata l’app su App Store e Play Store si può accedere direttamente, mantenendo il proprio username e, se presente, la verifica del profilo.Da qui, è possibile seguire automaticamente gli account già seguiti su Instagram, oltre a scoprire nuovi profili all’interno dell’app.

Il feed di default combina post delle persone seguite con contenuti consigliati, offrendo una panoramica variegata di ciò che accade nella community.Threads ha rapidamente raggiunto i 100 milioni di utenti dopo il lancio di luglio, attirando nomi noti come Shakira e Gordon Ramsay.

Il suo successo iniziale indica un forte interesse da parte del pubblico, anche se i numeri degli utenti attivi sono diminuiti nel tempo.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Costanzo (Humanitas): “Jak inibitori utili in comorbidità di dermatite atopica”

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(Adnkronos) – “I Jak inibitori sono delle piccole molecole che vanno a bloccare un enzima (Jak, Janus chinasi) che segnala l’infiammazione all’interno delle cellule”, quindi riducono “due cose nei pazienti con dermatite atopica: l’infiammazione cutanea, cioè il cosiddetto eczema, e il prurito”.Così Antonio Costanzo, professore di Dermatologia all’Humanitas University (Milano) illustra l’impiego di questi nuovi farmaci nella dermatite atopica.

C’è da sottolineare che “la dermatite atopica non viene quasi mai da sola” perchè è dovuta a “una iperattività di una parte del sistema immunitario che è la stessa che dà l’asma, la rinite, la poliposi nasale e le allergie alimentari”, chiarisce. “Vediamo spesso pazienti che hanno magari la dermatite atopica come problema principale, ma che poi scopriamo avere anche un po’ di rinite, l’asma in passato o allergie alimentari a più di un cibo.Anche in queste comorbidità atopiche i Jak inibitori funzionano.

L’abbiamo recentemente dimostrato in una pubblicazione”. “Naturalmente – precisa – noi vediamo pazienti in cui queste comorbidità non sono molto gravi perché, altrimenti, sarebbero seguiti da altri professionisti.I Jak inibitori sono sicuri – continua Costanzo – uno in particolare (tofacitinib) ha dato dei problemi nei pazienti con artrite reumatoide e, sulla base di questo, ci sono delle raccomandazioni sulla tipologia di pazienti su cui non vanno utilizzati: essenzialmente forti fumatori che hanno avuto trombosi venose profonde non provocate – cioè non conseguenti a un trauma – ma spontanee, che hanno dei tumori in atto.

Queste sono delle accortezze che però usiamo con tanti farmaci, non solo con i Jak inibitori.Ma, se noi escludiamo questi pochi pazienti, la stragrande maggioranza non ha avuto nessun effetto collaterale.

Ci può essere un pochino di nausea nelle prime settimane con alcuni di questi Jak inibitori, ma poi passa.La stragrande maggioranza dei pazienti trae beneficio con un livello di sicurezza molto, molto elevato”, assicura. I Jak inibitori “sono farmaci orali, compresse che si prendono una volta al giorno. È una terapia” che si assume con continuità perché cura una “malattia cronica.

Inizia a funzionare nel giro di poche ore o pochi giorni – conclude il dermatologo – e si vede subito un effetto che è mantenuto nel tempo: abbiamo esperienze anche a 3-4 anni consecutivi di terapia”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Natale, zampognaro: “Tanti giovani vogliono imparare strumento”

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(Adnkronos) – “Suonare la zampogna è una cultura, la cultura del territorio e dei suoni e della musica dei nostri antenati”.Lo dice all’Adnkronos/Labitalia Sebastiano Battaglia, presidente dell’associazione culturale Zampognari Cardeto (Reggio Calabria), zampognaro doc, protagonista di diverse tesi di laurea e di manifestazioni regionali e nazionali. “La figura dello zampognaro non è solo legata al Natale.

Certo, le persone, soprattutto in città, sono abituate a vederlo durante le festività, ma per noi non è così.Siamo sempre attivi, infatti, per tutte le feste, dai compleanni ai matrimoni, o anche solo per allietare una serata tra amici”.  “Una volta – racconta – durante il Natale venivano anche richiesti dalla Chiesa, accompagnando le novene dell’Immacolata e di Natale.

Oggi, invece, lo strumento viene usato solo quando i Comuni e le pro loco hanno un budget a disposizione.Inoltre mentre una volta lo zampognaro veniva invitato a casa, offrendo crespelle, vino e soldi ora invece si offre solo qualche euro.

Non si tratta di soldi, ma del gesto di gentilezza che si fa nei confronti dello zampognaro e soprattutto dello strumento”.  “Noi – racconta – abbiamo fondato l’Associazione proprio per dare la possibilità di imparare a suonare la zampogna a chi lo desidera.Non sono pochi, infatti, i giovani che si accostano a questo strumento, magari avendolo già in casa ereditato dai nonni.

Spesso però i giovani anche se tecnicamente preparati si affidano troppo a Internet, vedendo gli zampognari su Facebook, ma la zampogna non va solo imparata ma anche capita magari andando a conoscere i vecchi zampognari che possono davvero trasmettere la cultura della zampogna, la musica vera quella che si tramanda senza spartito, ma ad orecchio”. “Con l’Associazione – continua Sebastiano Battaglia – ci siamo collegati ai costruttori e ai suonatori della Sicilia e della Ciociaria, in modo da creare una vera e propria filiera della zampogna scambiandoci le suonate e organizzando raduni”. “Ad esempio – spiega – domenica scorsa il 1° raduno dei zampognari Giovanni e Vittorio Rossomanno che si è svolta a Cardinale (Catanzaro) è stato un successo, hanno risposto bene non solo la comunità ma anche le famiglie che si tramandano di padre in figlio il suono della zampogna anche per ballare.E questo è anche l’obiettivo dell’Associazione di Cardeto”. “Il nostro scopo – rimarca – è valorizzare e riportare alla luce alcune tradizioni musicali incentrate sulla zampogna che stavano man mano perdendo valore.

L’idea viene prontamente supportata da un gruppo di amici con la stessa passione: suonare gli strumenti che hanno fato storia e da sempre sono stati simbolo e stimolo di aggregazione.La zampogna è lo strumento sul quale puntare poiché di suonatori ne sono rimasti veramente pochi rispetto alla continua e sempre più crescente richiesta di partecipazione ai vari festival e seminari”.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Alessia Lautone, direttrice de ‘LaPresse’ aggredita a Milano in zona Stazione Centrale

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(Adnkronos) – Alessia Lautone, direttrice dell’agenzia di stampa “LaPresse”, ha denunciato di essere stata aggredita da un uomo questa mattina a Milano, nella zona della Stazione Centrale.  “Sono stata aggredita con spinte e insulti.L’uomo continuava a fare il gesto di volermi sgozzare.

Così, senza motivo.Mattinata da incubo in via San Gregorio a Milano”, ha scritto la giornalista sul suo profilo “X”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Bce lascia i tassi invariati ma “l’inflazione tornerà a salire”

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(Adnkronos) – Nessuna sorpresa dalla riunione del Consiglio direttivo della Bce che ha deciso – come già la Fed e la Bank of England – di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento.Ma nella nota che annuncia la scelta l’Eurotower osserva come “l’inflazione, pur essendo diminuita negli ultimi mesi, tornerà probabilmente a registrare un temporaneo incremento nel breve periodo”.  Le nuova proiezioni per l’area dell’euro formulate dagli esperti dell’Eurosistema che accompagnano la decisione della Bce di tenere i tassi fermi mostrano come l’inflazione “dovrebbe ridursi gradualmente nel corso del prossimo anno, per poi avvicinarsi all’obiettivo del Consiglio direttivo del 2% nel 2025”.

Infatti gli esperti si attendono che l’inflazione complessiva si collochi in media al 5,4% nel 2023, al 2,7% nel 2024, al 2,1% nel 2025 e all’1,9% nel 2026.Rispetto all’esercizio di settembre, sono state riviste al ribasso le proiezioni per il 2023 e soprattutto per il 2024. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Rottamazione quater, c’è la proroga: prime due rate entro 18 dicembre

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(Adnkronos) –
Entro lunedì 18 dicembre sarà ancora possibile effettuare il pagamento, senza sanzioni né interessi di mora, delle prime due rate della rottamazione-quater delle cartelle.Lo comunica l’Agenzia delle entrate-riscossione spiegando che la misura è contenuta in un emendamento al decreto legge anticipi, approvato dal parlamento in via definitiva.

La proposta di modifica, si spiega in una nota, stabilisce che i versamenti con scadenza il 31 ottobre 2023 (prima o unica rata) e il 30 novembre 2023 (seconda rata) si considerano tempestivi se effettuati entro il 18 dicembre 2023 (per tale scadenza non sono previsti i 5 giorni di flessibilità). 
Per i pagamenti devono essere utilizzati i moduli allegati alla comunicazione delle somme dovute, disponibili in copia anche sul sito dell’Agenzia.Nel caso in cui il pagamento non venga eseguito, sia effettuato oltre il termine ultimo o sia di ammontare inferiore rispetto all’importo previsto, verranno meno i benefici della definizione agevolata e quanto già corrisposto sarà considerato a titolo di acconto sul debito residuo. 
E’ possibile pagare in banca, agli sportelli bancomat (atm) abilitati ai servizi di pagamento cbill, con l’internet banking, agli uffici postali, dai tabaccai e tramite i circuiti Sisal e Lottomatica, oppure con l’app Equiclick tramite la piattaforma Pagopa.

Si può pagare anche direttamente agli sportelli di Agenzia delle entrate riscossione prenotando un appuntamento nella sezione ‘sportello territoriale’ del sito oppure tramite il contact center. —facilitaliawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Incendio ospedale Tivoli, Rocca: “Riaprirà in minimo 4 mesi”

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(Adnkronos) – Dopo l’incendio all’ospedale di Tivoli ecco quali saranno i tempi di riapertura.Tutto dipende, spiega il governatore della Regione Lazio Francesco Rocca, “dal dissequestro”. “Stiamo rientrando nelle aree, ma vanno fatti i lavori, anche sull’impianto elettrico.

Per rendere di nuovo funzionale l’ospedale ci vorranno dai 4 ai 6 mesi”. “I servizi ambulatoriali e amministrativi potranno riprendere a breve – ha aggiunto – ma per qualche mese dovremmo fare a meno di quella struttura”, ha aggiunto alla conferenza stampa dopo la giunta straordinaria in materia sanitaria. 
Centosettantotto posti letto per consentire l’efficiente e il tempestivo trasferimento dei pazienti dai pronto soccorso degli ospedali dell’azienda ospedaliera-universitaria Sant’Andrea, del Policlinico universitario Umberto I, Sandro Pertini, del Policlinico Tor Vergata, Casilino e Madre Giuseppina Vannini.Lo prevede la delibera proposta dal presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, e approvata questa mattina dalla Giunta regionale, che interviene a sostegno dell’emergenza derivata dalla temporanea e dall’improvvisa chiusura dell’ospedale San Giovanni Evangelista di Tivoli fino a giugno 2024, il cui monitoraggio è fissato su base bimestrale.  “Un modo concreto per deflazionare la pressione di queste settimane”, ha detto il governatore del Lazio in conferenza stampa.

Un investimento di oltre 10 milioni di euro per sei mesi al fine di mettere a disposizione del sistema sanitario regionale questi nuovi 178 posti letto dalle strutture accreditate a supporto della rete di emergenza.Nel dettaglio: 25 posti letto dal polo sanitario San Feliciano; 23 posti letto dalla casa di cura Villa Tiberia; 12 posti letto dalla casa di cura Villa Betania; 14 posti letto dall’Istituto dermopatico dell’Immacolata; 28 posti letto dalla Nuova clinica Latina – Istituto di Neuroscienze; 8 posti letto dalla clinica Guarnieri; 8 posti letto dalla clinica Fabia Mater; 23 posti letto dalla casa di cura Nuova Itor; 3 posti letto dalla casa di cura Villa Fulvia; 6 posti letto dalla clinica Madonna delle Grazie di Velletri; 15 posti letto dalla casa di cura San Raffaele Montecompatri; 13 posti letto dall’ospedale Regina Apostolorum di Albano”. La direzione della Asl Roma 5 comunica che, a partire dalla giornata di domani 15 dicembre 2023 riprenderà progressivamente l’attività ambulatoriale e l’ordinaria gestione tecnico-sanitaria allocata sul Corpo Vecchio dell’ospedale di Tivoli, previa disinfezione dei locali ed adeguamento alle regole antincendio.

Nel Corpo Vecchio del polo ospedaliero sono collocati i poliambulatori di diabetologia, nefrologia, ginecologia, cardiologia, pediatria.Ripartiranno anche le attività tecniche allocate nel Palazzo Cianti (COT – Centro Operativo Territoriale), nonché il CUP (Centro Unico Prenotazioni) allocato presso Palazzo Arnaldi. “Questa comunicazione va nel senso auspicato dal Comune di Tivoli e dai Comuni vicini – afferma il sindaco di Tivoli Giuseppe Proietti – La ripartenza progressiva dell’erogazione delle prestazioni sanitarie da garantirsi alle comunità di questi territori costituisce una priorità assoluta.

Contribuiremo a fare in modo che si possa procedere in maniera celerissima a tale, seppur parziale, riapertura”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Occhiuzzi, l’allenatore del Francavilla avversario della Juve Stabia

Occhiuzzi, scopriamo la carriera e le attitudini tecnico-tattiche dell’allenatore della Virtus Francavilla.

Roberto Occhiuzzi, nato a Cetraro l’11 ottobre 1979, è cresciuto nel Cosenza sia da calciatore che da allenatore.

La carriera di Occhiuzzi da calciatore.

Cresciuto nel vivaio rossoblu, ha esordito col Cosenza in Serie B il 6 giugno 1999 contro la Lucchese. In seguito verrà ceduto in prestito al Catanzaro, al Gela, al Castrovillari, alla Fiorenzuola e alla Rossanese.

Dal 2003 al 2007, milita nelle file del Rende, dove ottiene 123 presenze con 21 reti tra Serie D e Serie C2.

Nel 2007 torna al Cosenza con cui vince il campionato di Serie D sotto la guida di Mimmo Toscano: realizza 9 gol in 33 presenze di campionato, mentre l’anno successivo in Serie C2 totalizza 28 presenze e una rete prima di essere ceduto al Sambiase, dove ottiene 28 presenze e 5 gol in Serie D.

Rimasto un anno svincolato, torna a giocare nelle file della Turris, ottenendo 7 presenze in Serie D.

Nel 2012 si trasferisce al Comprensorio Montalto, dove ottiene 61 presenze e 6 gol in Serie D, fino al 2014, anno in cui chiuderà la carriera da calciatore.

La carriera di Roberto Occhiuzzi, allenatore della Virtus Francavilla, da tecnico.

Roberto Occhiuzzi ha sempre avuto un credo tattico ben preciso: la difesa a tre e il modulo tattico 3-4-3 o 3-4-1-2 che è l’atteggiamento tattico base anche della Virtus Francavilla quest’anno mettendo in campo sempre un gioco molto propositivo. Ed è proprio col 3-4-1-2 che il Francavilla si presenterà anche al Menti sabato prossimo.

Occhiuzzi inizia la sua carriera da allenatore al Cosenza dal 2014 al 2016 allenando il Cosenza Under-17.

Dalla stagione 2016-2017, diventa vice-allenatore della prima squadra, allenata da Stefano De Angelis. L’anno seguente, con la nomina di Gaetano Fontana come allenatore del Cosenza, rimane all’interno dello staff; in seguito, con l’esonero di Fontana e l’arrivo di Piero Braglia, gli viene assegnato di nuovo il ruolo di vice allenatore, ricoprendo questo compito anche sotto la guida di Giuseppe Pillon.

In pieno Covid, il 18 marzo 2020, a seguito delle dimissioni di Bepi Pillon, diventa allenatore ad interim del Cosenza. Il 19 giugno seguente, grazie ad una deroga della FIGC, diventa ufficiale la sua nomina ad allenatore della prima squadra dei calabresi.

Esordisce il 20 giugno con una vittoria per 2-1 sulla Virtus Entella. Nelle ultime 10 partite di campionato, con la squadra al penultimo posto in classifica, colleziona 22 punti (7 vittorie, di cui le ultime 5 di fila, 1 pareggio e 2 sconfitte) che consentono al Cosenza di ottenere la salvezza per un solo punto con il 15º posto finale risultando, secondo uno studio della BBC, la miglior squadra d’Europa per media punti (2.2 a partita) nel post lockdown.

Vittima di quella straordinaria salvezza del Cosenza di Occhiuzzi fu proprio la Juve Stabia che era in zona playoff nel pre-Covid dopo la vittoria interna con lo Spezia per 3-1 al Menti salvo poi farsi recuperare tantissimi punti proprio dal Cosenza e retrocedere mestamente in Serie C.

Occhiuzzi in Serie C.

Nella stagione successiva, Occhiuzzi retrocede col Cosenza in Serie C, perdendo all’ultima giornata, il 10 maggio 2021, lo scontro diretto con il Pordenone per 2-0 e terminando al 17º posto in classifica (6 vittorie, 17 pareggi, 15 sconfitte), col peggior attacco del campionato (29 reti).

La squadra calabrese viene però ripescata in estate data l’esclusione del Chievo e il 7 dicembre Occhiuzzi torna sulla panchina dei silani sostituendo l’esonerato Marco Zaffaroni con la squadra sedicesima con 15 punti dopo 16 giornate. Il 16 febbraio 2022, dopo aver raccolto 4 punti in 7 partite, viene sollevato dall’incarico.

Nell’estate del 2022 Occhiuzzi viene nominato nuovo allenatore dell’Olbia, in Serie C. Nonostante la salvezza raggiunta con il club sardo grazie al tredicesimo posto finale, il 9 maggio 2023 l’Olbia comunica ufficialmente l’interruzione del rapporto di lavoro con il tecnico calabrese.

Il 21 novembre 2023 viene ufficializzato come nuovo allenatore della Virtus Francavilla, squadra di Serie C, dove subentra all’esonerato Alberto Villa.

 

Salari in Italia, dal 1991 cresciuti dell’1% contro 32% in area Ocse

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(Adnkronos) – I salari in Italia sono rimasti pressoché invariati negli ultimi anni.Tra il 1991 e il 2022 la crescita è stata dell’1% a differenza dei Paesi dell’area Ocse, dove sono cresciuti in media del 32,5%.

E’ quanto emerge dal rapporto Inapp, presentato oggi a Roma.In particolare, nel solo 2020, terzo nell’anno della pandemia da Covid-19, si è registrato un calo dei salari in termini reali del -4,8%.

In quest’anno si è registrata anche la differenza più ampia con la crescita dell’area Ocse con un -33,6%.Accanto a questo problema si è sviluppato anche quello della scarsa produttività: a partire dalla seconda metà degli anni Novanta la crescita della produttività è stata di gran lunga inferiore rispetto ai Paesi del G7, segnando un divario massimo nel 2021 pari al 25,5%.  
Dopo la crisi generata dalla pandemia il mercato del lavoro italiano ha ricominciato a crescere ma questo percorso appare ‘accidentato’ dalle criticità strutturali che lo caratterizzano: bassi salari, scarsa produttività, poca formazione e un welfare che fatica a proteggere tutti i lavoratori, non avendo alcun paracadute per oltre 4 milioni di lavoratori ‘non standard’ dagli autonomi, a chi è stato licenziato o è alla ricerca di un’occupazione, passando per i lavoratori della gig economy fino ai cosiddetti working poors.

In più sta emergendo sul fronte dell’utilizzo della forza lavoro il fenomeno del labour shortage: la difficoltà delle imprese a coprire i posti vacanti, allargandosi sempre più così la forbice del matching tra domanda e offerta di lavoro. “Dopo la crisi pandemica – ha spiegato il presidente dell’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche Sebastiano Fadda– le dinamiche del mercato del lavoro hanno ripreso a crescere, ma con rallentamenti dovuti sia a fattori esterni, dal conflitto bellico alle porte dell’Europa, alla crescita dell’inflazione e della crisi energetica, ma anche a fattori interni, come il basso livello dei salari che si lega alla scarsa produttività, alla poca formazione e agli incentivi statali per le assunzioni che non hanno portato quei benefici sperati, se pensiamo che più della metà delle imprese (il 54%) dichiara di aver assunto nuovo personale dipendente, ma solo il 14% sostiene di aver utilizzato almeno una delle misure previste dallo Stato.Occorrono quindi degli interventi mirati e celeri capaci di indirizzare il mercato del lavoro verso una crescita più sostenuta, che non può prescindere dalla rivoluzione tecnologica e digitale che sta modificando i processi produttivi”. Dal rapporto Inapp risulta rilevante il numero di occupati che mostrano l’intenzione di lasciare il proprio lavoro.

Si stima che il 14,6% degli occupati tra i 18 e i 74 anni (oltre 3,3 milioni di persone) abbia pensato di dimettersi.Tale quota è composta da un 1,1% che lo farebbe anche se ci fosse una riduzione del tenore di vita e da un 13,5% che farebbe questa scelta solo se trovasse altre entrate economiche.

Le quote più alte di chi ha intenzione di dimettersi, a prescindere dalla motivazione, si osservano in corrispondenza degli occupati con un diploma (18,9%), diminuiscono col crescere dell’anzianità anagrafica e delle dimensioni del comune di residenza. A volersi dimettere sono maggiormente gli occupati dipendenti, operanti nelle organizzazioni di media dimensione (15-49 addetti) e che svolgono la loro attività in imprese private.Nel pubblico l’1,5% dei lavoratori (contro l’1% del privato) lo farebbe anche se questo comportasse una riduzione del tenore di vita.

Il desiderio di cambiare occupazione è maggiore per chi svolge lavori più faticosi e poco soddisfacenti. Invecchiamento della popolazione e forza lavoro sono due aspetti che influiscono sul mercato del lavoro italiano.Mentre nel 2002 ogni 1.000 persone che avevano un’età compresa tra 19 e 39 anni ce n’erano poco più di 900 aventi 40-64 anni, nel 2023 quest’ultimo valore ha superato le 1.400 unità.

Ogni 1.000 lavoratori di 19-39 anni ci sono ben 1.900 lavoratori adulti-anziani.Il settore che di gran lunga ha i lavoratori più anziani è quello della Pubblica amministrazione (3,9 lavoratori anziani ogni lavoratore giovane), seguito dal settore finanziario e assicurativo. In Italia il numero di assunzioni nel 2022 è peggiorato rispetto al 2021: 414mila nuove attivazioni nette nel 2022 a fronte di 713mila nel 2021.

Si conferma un numero di attivazioni maggiore per la componente maschile (54% rispetto al 46% delle donne) mentre la categoria dei giovani, dopo essere stata colpita profondamente dalla pandemia e dalla precedente crisi del 2008, conferma il recupero di quote occupazionali: il 26% delle attivazioni del 2022 si concentra nella fascia dai 25 ai 34 anni, a seguire le quote dei 35-44enni (21%) e dei 45-54enni (20%).  Rispetto alla formazione continua si confermano i bassi livelli di partecipazione degli individui agli interventi formativi.La popolazione adulta di età compresa tra 25 e 64 anni che ha partecipato ad attività di istruzione e formazione è stata infatti nel 2022 pari al 9,6%. È una quota che denota comunque un avanzamento consistente rispetto al 2020 (+2,4%), ma che allontana l’Italia dall’Europa: nel confronto con il corrispondente valore medio europeo (11,9%), il nostro Paese perde terreno (-2,3%) rispetto all’avanzamento registrato l’anno precedente. L’apprendistato duale continua ad avere una scarsa capacità di attrazione nei confronti delle imprese e dei giovani.

Il peso dell’apprendistato duale, infatti, rimane residuale attestandosi tra il 3% e il 4% del totale degli apprendisti in formazione.Si conferma, inoltre, la tendenza alla concentrazione degli apprendisti per la qualifica e il diploma professionale in alcune macroaree e in un numero molto limitato di territori: la Pa di Bolzano e la Lombardia raccolgono da sole tra il 78% e l’83% degli apprendisti in formazione.

Il perpetuarsi di queste disuguaglianze è la spia di divari strutturali mai risolti e introduce un ulteriore elemento di freno nell’aumento dell’utilizzo dell’apprendistato duale. A differenza di altri Paesi europei, inoltre, in Italia si continua a registrare lo scarso utilizzo dell’apprendistato per l’alta formazione e la ricerca.Nel 2021 il numero di apprendisti inseriti nei percorsi per il conseguimento di un titolo di istruzione terziaria era di 609 unità, in calo rispetto all’anno precedente.

Anche in questo caso si registra una notevole concentrazione territoriale degli apprendisti in formazione. Un’esigua percentuale di aziende (4,5%) sostiene che l’introduzione del programma di incentivazione è stato importante ai fini delle loro decisioni di assunzione.La probabilità di ricorrere a uno o più schemi di incentivazione all’occupazione è maggiore del 50% per le imprese di grandi dimensioni (con più di 250 addetti), mentre si riduce sensibilmente raggiungendo il 24% per le microimprese.

Le imprese del Mezzogiorno sono molto più propense a utilizzarle: circa il 38% delle imprese del Sud e il 36% di quelle localizzate nelle Isole dichiara di aver usato almeno un incentivo, contro il 20% (in media) delle aziende localizzate nelle altre aree.  In generale forme di agevolazione hanno interessato quasi 2 degli oltre 8 milioni di nuovi contratti attivati nel 2022, ovvero il 23,7%.L’incentivo più utilizzato è stata la Decontribuzione Sud che ha riguardato il 65% dei nuovi contratti, seguito dall’Apprendistato (20%) e dagli incentivi rivolti a target specifici: Esonero giovani con il 4,7% e Incentivo donne, che ha inciso per il 4,8% sull’occupazione totale.

Nonostante la pluralità di incentivi in campo, nessuno di questi istituti è riuscito ad attivare almeno il 50% di donne. Dunque, la composizione e il relativo squilibrio di genere restano immutati.Inoltre, il 58,5% delle assunzioni agevolate delle donne è a tempo parziale, contro il 32,2% degli uomini.

Il ricorso agli incentivi, quindi, riproduce lo scenario noto di un’occupazione femminile minore per quantità (le donne sono il 40,9% delle assunzioni agevolate) e con minori ore lavorate.   —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Salone Margherita, Pippo Franco: “Deve vivere, scempio se diventasse supermercato”

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(Adnkronos) – Un locale “storico”, uno “spazio di spettacolo” che dovrebbe vivere ed essere difeso.L’attore Pippo Franco si aggiunge all’appello che il regista Pier Francesco Pingitore, patron del Bagaglino, ha lanciato alla Banca d’Italia, proprietaria del Salone Margherita, per la riapertura della sala. “Il Salone Margherita – dice Pippo Franco all’AdnKronos – è un locale storico, uno spazio di spettacolo che ha attraversato molti anni”.

Un luogo in cui è stato riscosso “quel successo che per noi ha determinato 23 anni di televisione e 14 milioni di telespettatori.Le cose cambiano ed è possibile che trasformino un luogo come quello in un supermercato.

Questo sarebbe uno scempio, un’aggressione di natura ambientale e culturale nei confronti di uno spazio che dovrebbe vivere ed essere difeso”.  “Sul palcoscenico – ricorda Pippo Franco – interpretavamo il nostro tempo attraverso il cabaret che tirava fuori i paradossi dell’esistenza.Il pubblico ne aveva bisogno e anche noi.

E’ un luogo in cui, peraltro, si è esibito anche Petrolini.La chiusura del Salone Margherita è un peccato ed è una forma di deterioramento culturale”, conclude.  —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Elezioni Usa 2024, a gennaio le nomination: al via corsa che potrà (ri)incoronare Trump

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(Adnkronos) – Partirà tra un mese, il 15 gennaio con i caucus in Iowa, la corsa per la nomination repubblicana che potrà, secondo tutti i pronostici del momento, portare ad una nuova incoronazione a candidato di Donald Trump.Una corsa che in un certo senso è già storica, dal momento che ad essere favorito è un ex presidente, che fronteggia 91 incriminazioni in 4 diversi procedimenti due per aver tentato di sovvertire la sua sconfitta elettorale nel 2020.  A guardare le date delle varie tornate elettorali, più di una corsa si tratterà di una maratona, con la prima fase particolarmente rallentata.

Se infatti nel 2020 i democratici impiegarono 27 giorni a concludere la prima parte delle primarie – quella che precede il cosiddetto Super Tuesday in cui, il 5 marzo, voteranno insieme decine di stati e solitamente decide le sorti della nomination – quest’anno i repubblicani impiegheranno 40 giorni per concludere il percorso. 
Le tappe più salienti saranno in New Hampshire, dove si svolgeranno le vere e proprie primarie il 23 gennaio, seguite da quelle del Nevada, 8 febbraio, South Carolina, il 24 febbraio, Michigan, il 27 febbraio.In questo periodo si voterà anche in Idaho, Missouri, District of Columbia e North Dakota.  Esperti citati da abcnews ritengono che questa prima fase così rallentata, con più ampie pause del solito tra una tornata e l’altra – 16 giorni tra il voto in New Hampshire e quello in Nevada ed altri 16 prima di quello della South Carolina – potrebbe essere “caotica”.

Ma anche questo tempi in più potrebbe dare più tempo agli avversari di Trump – che al momento ha un vantaggio che oscilla tra i 30 e i 40 punti – di trovare un modo di coordinarsi, e magari unirsi dietro un solo nome contro di lui. Sin dalla sua rielezione a valanga in Florida nel 2022, Ron DeSantis è stato ritenuto lo sfidante più insidioso di Trump, anche dallo stesso tycoon, che per mesi ha martellato di attacchi il governatore.Ma negli ultimi mesi la sua posizione si è indebolita, anche a causa del fatto che il suo messaggio di estrema destra appare non dissimile dal Maga dell’ex presidente.

Insomma si muove nello stesso terreno del tycoon, cercando di “vendere un versione Trump Lite agli elettori che vogliono invece la versione calorica”, scrive Politico, che sottolinea anche come DeSantis finora si sia mostrato impacciato durante la campagna elettorale.  
Diversa la posizione di Nikki Haley, l’ex ambasciatrice all’Onu proprio di Trump, che ha dalla sua un’altra carta vincente: il fatto che è stata governatrice in uno dei primi stati in cui si voterà, la South Carolina.Una sua possibile vittoria in questo stato, potrebbe quindi permettere alla 51enne di origine indiana di concludere la prima fase delle primarie come effettiva alternativa al duello Trump-De Santis. Bisogna notare che da settimane senatori, osservatori, importanti finanziatori repubblicani – come i petrolieri Koch – hanno cominciato a scommettere, ed investire, sulla cometa Haley, considerando anche la sua capacità di attrattiva su indipendenti e, soprattutto, donne.

E questo sta agitando gli altri candidati, tanto che gli ultimi due dibattiti – che bisogna ricordare sono stati tutti disertati da Trump, che li considera un esercizio inutile visto la sua vittoria scontata – si sono trasformati in una sorta di “tutti contro Haley”.  Secondo Josh Putnam, politologo specializzato nel processo delle primarie, però le prime indicazioni su come andranno le primarie – cioè se saranno un’inutile liturgia versa una nomination annunciata oppure, a sorpresa, diventeranno competitive – potranno arrivare già dal caucus di Iowa e dalle primarie in New Hampshire.  Se Trump vincerà in entrambi con ampio vantaggio, ai suoi avversari serviranno poco le più lunghe pause tra una tornata e l’altra per colmare lo svantaggio.Ma se invece dovesse essere sconfitto in uno, o in tutte e due gli stati, oppure vincere di misura, allora – spiega Putnam – le forze anti-Trump potranno sfruttare le lunghe pause per cercare di unificare il fronte intorno ad unico candidato.  Partito molto affollato il campo dei candidati alla nomination repubblicana si è progressivamente ristretto, a causa di una serie di rinunce, a partire da quella di Mike Pence, l’ex vice presidente di Trump che il 6 gennaio si rifiutò di partecipare al complotto per rubare la vittoria a Joe Biden.

Si è ritirato anche Tim Scott, l’unico senatore afroamericano repubblicano eletto nella South Carolina di Haley.  
Tra i candidati ancora in corsa e con una, per quanto minima possibilità di guadagnare visibilità, c’è un outsider della politica, Vivek Ramaswamy, imprenditore del tech che fa della sua battaglia contro il liberalismo ‘woke’ il suo cavallo di battaglia.Anche lui è figlio di immigrati indiani.

E’ invece un politico navigato Chris Christie, l’ex governatore del New Jersey, passato dall’essere un grande alleato di Trump a suo acceso critico per le sue contestazioni su presunte frodi elettorali nel 2020.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Elezioni Usa 2024, a gennaio al via corsa nomination che potrà (ri)incoronare Trump

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(Adnkronos) – Partirà tra un mese, il 15 gennaio con i caucus in Iowa, la corsa per la nomination repubblicana che potrà, secondo tutti i pronostici del momento, portare ad una nuova incoronazione a candidato di Donald Trump.Una corsa che in un certo senso è già storica, dal momento che ad essere favorito è un ex presidente, che fronteggia 91 incriminazioni in 4 diversi procedimenti due per aver tentato di sovvertire la sua sconfitta elettorale nel 2020.  A guardare le date delle varie tornate elettorali, più di una corsa si tratterà di una maratona, con la prima fase particolarmente rallentata.

Se infatti nel 2020 i democratici impiegarono 27 giorni a concludere la prima parte delle primarie – quella che precede il cosiddetto Super Tuesday in cui, il 5 marzo, voteranno insieme decine di stati e solitamente decide le sorti della nomination – quest’anno i repubblicani impiegheranno 40 giorni per concludere il percorso. 
Le tappe più salienti saranno in New Hampshire, dove si svolgeranno le vere e proprie primarie il 23 gennaio, seguite da quelle del Nevada, 8 febbraio, South Carolina, il 24 febbraio, Michigan, il 27 febbraio.In questo periodo si voterà anche in Idaho, Missouri, District of Columbia e North Dakota.  Esperti citati da abcnews ritengono che questa prima fase così rallentata, con più ampie pause del solito tra una tornata e l’altra – 16 giorni tra il voto in New Hampshire e quello in Nevada ed altri 16 prima di quello della South Carolina – potrebbe essere “caotica”.

Ma anche questo tempi in più potrebbe dare più tempo agli avversari di Trump – che al momento ha un vantaggio che oscilla tra i 30 e i 40 punti – di trovare un modo di coordinarsi, e magari unirsi dietro un solo nome contro di lui. Sin dalla sua rielezione a valanga in Florida nel 2022, Ron DeSantis è stato ritenuto lo sfidante più insidioso di Trump, anche dallo stesso tycoon, che per mesi ha martellato di attacchi il governatore.Ma negli ultimi mesi la sua posizione si è indebolita, anche a causa del fatto che il suo messaggio di estrema destra appare non dissimile dal Maga dell’ex presidente.

Insomma si muove nello stesso terreno del tycoon, cercando di “vendere un versione Trump Lite agli elettori che vogliono invece la versione calorica”, scrive Politico, che sottolinea anche come DeSantis finora si sia mostrato impacciato durante la campagna elettorale.  
Diversa la posizione di Nikki Haley, l’ex ambasciatrice all’Onu proprio di Trump, che ha dalla sua un’altra carta vincente: il fatto che è stata governatrice in uno dei primi stati in cui si voterà, la South Carolina.Una sua possibile vittoria in questo stato, potrebbe quindi permettere alla 51enne di origine indiana di concludere la prima fase delle primarie come effettiva alternativa al duello Trump-De Santis. Bisogna notare che da settimane senatori, osservatori, importanti finanziatori repubblicani – come i petrolieri Koch – hanno cominciato a scommettere, ed investire, sulla cometa Haley, considerando anche la sua capacità di attrattiva su indipendenti e, soprattutto, donne.

E questo sta agitando gli altri candidati, tanto che gli ultimi due dibattiti – che bisogna ricordare sono stati tutti disertati da Trump, che li considera un esercizio inutile visto la sua vittoria scontata – si sono trasformati in una sorta di “tutti contro Haley”.  Secondo Josh Putnam, politologo specializzato nel processo delle primarie, però le prime indicazioni su come andranno le primarie – cioè se saranno un’inutile liturgia versa una nomination annunciata oppure, a sorpresa, diventeranno competitive – potranno arrivare già dal caucus di Iowa e dalle primarie in New Hampshire.  Se Trump vincerà in entrambi con ampio vantaggio, ai suoi avversari serviranno poco le più lunghe pause tra una tornata e l’altra per colmare lo svantaggio.Ma se invece dovesse essere sconfitto in uno, o in tutte e due gli stati, oppure vincere di misura, allora – spiega Putnam – le forze anti-Trump potranno sfruttare le lunghe pause per cercare di unificare il fronte intorno ad unico candidato.  Partito molto affollato il campo dei candidati alla nomination repubblicana si è progressivamente ristretto, a causa di una serie di rinunce, a partire da quella di Mike Pence, l’ex vice presidente di Trump che il 6 gennaio si rifiutò di partecipare al complotto per rubare la vittoria a Joe Biden.

Si è ritirato anche Tim Scott, l’unico senatore afroamericano repubblicano eletto nella South Carolina di Haley.  
Tra i candidati ancora in corsa e con una, per quanto minima possibilità di guadagnare visibilità, c’è un outsider della politica, Vivek Ramaswamy, imprenditore del tech che fa della sua battaglia contro il liberalismo ‘woke’ il suo cavallo di battaglia.Anche lui è figlio di immigrati indiani.

E’ invece un politico navigato Chris Christie, l’ex governatore del New Jersey, passato dall’essere un grande alleato di Trump a suo acceso critico per le sue contestazioni su presunte frodi elettorali nel 2020.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Decreto anticipi è legge, da affitti brevi a bonus psicologo: cosa prevede

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(Adnkronos) – Dalla regolamentazione degli affitti brevi, al raddoppio dei fondi per il bonus psicologo, dal taglio dell’iva per gli interventi estetici alla mini proroga per la rottamazione quater, il cosiddetto decreto legge anticipi, approvato in via definitiva alla Camera, con 164 voti a favore e 115 contrari, diventa legge. “Oggi diventa legge la regolamentazione degli affitti brevi: un primo passo che mette ordine in quello che al momento è, a tutti gli effetti, un vero e proprio far west.Questa nuova norma di legge per la quale il ministero si è battuto nel corso dell’ultimo anno – spiega il ministro del Turismo Daniela Santanchè – ha l’ambizione sia di tutelare chi fa impresa proteggendo la proprietà privata che di essere uno strumento per far emergere il sommerso.

Questo – rivendica – è l’ennesimo risultato del governo Meloni che porta avanti una forte azione di contrasto all’abusivismo”. Tale disciplina prevede che il ministero del Turismo, che detiene e gestisce la relativa banca dati, assegni, tramite procedura automatizzata, un Codice identificativo nazionale (Cin) alle unità immobiliari a uso abitativo destinate a contratti di locazione per finalità turistiche, alle unità immobiliari a uso abitativo destinate alle locazioni brevi e alle strutture turistico-ricettive alberghiere ed extralberghiere.Inoltre, si prevede che le unità immobiliari a uso abitativo oggetto di locazione per finalità turistiche siano munite dei requisiti di sicurezza degli impianti e che, in ogni caso, tutte le unità immobiliari siano dotate di dispositivi per la rilevazione di gas combustibili e del monossido di carbonio funzionanti nonché di estintori portatili ubicati in posizioni accessibili e visibili, in particolare in prossimità degli accessi e in vicinanza delle aree di maggior pericolo e, comunque, da installare a una distanza di uno ogni 200 metri quadrati di pavimento, o frazione, con un minimo di un estintore per piano.

Si prevede, infine, nei casi di violazione delle disposizioni contenute nella norma, un regime sanzionatorio il cui ricavato rimarrà nella disponibilità dei Comuni per far fronte alle necessità legate al turismo. Raddoppiano i fondi per il bonus psicologo.Il dl stanzia 5 milioni aggiuntivi all’attuale dotazione di altrettanti 5 milioni, portando quindi le risorse complessive a 10 milioni.

La misura è finanziata con i ‘Fondi di riserva e speciali’ nello stato di previsione del Mef. Niente Iva sulle prestazioni di chirurgia estetica se finalizzate “a diagnosticare e curare malattie e problemi di salute o tutelare, mantenere e ristabilire la salute, anche psico-fisica” delle persone. Per finalità di tutela del diritto alla privacy, non sarà più previsto l’obbligo per i sostituti d’imposta che prestano assistenza fiscale ai dipendenti di trasmettere in via telematica all’Agenzia delle Entrate anche i dati contenuti nelle schede relative alle scelte dell’otto, del cinque e del due per mille dell’Irpef e conservare le medesime schede fino al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di presentazione. Arriva il rinvio per la fatturazione elettronica rinviata per farmacie, negozi di ottica e di prodotti sanitari.Un emendamento del governo al dl Anticipi neutralizza la disposizione che prevedeva dal primo gennaio 2024 l’entrata in vigore della e-fattura per questi esercizi.  Prevista la proroga dei termini per i pagamenti delle rate della rottamazione quater dal 30 novembre al 18 dicembre 2023. “Non è una mancata entrata di bilancio anzi, dà la possibilità di pagare quindi di far confluire entrate nelle casse dello Stato.

Non è un condono ma solo un aggiustamento di contabilità di bilancio”, replica il senatore FI Dario Damiani, relatore del dl, alle critiche delle opposizioni alla norma. —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Genoa-Juve, Allegri si nasconde: “Inter favorita per scudetto”

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(Adnkronos) – “L’Inter è la favorita del campionato, è stata costruita per vincere.La Juve ha un percorso diverso”.

Guai a parlare di scudetto a Massimiliano Allegri.La sua Juventus è seconda a 2 punti dall’Inter capolista, ma l’allenatore bianconero continua a mantenere un profilo rasoterra.

I nerazzurri, dice alla vigilia della sfida sul campo del Genoa, sono padroni del proprio destino.  “L’Inter è favorita, lo ha detto anche il presidente Zhang durante la cena di Natale: il loro obiettivo è la seconda stella.Noi abbiamo un percorso diverso, ci sono giocatori che stanno facendo bene, di cui sono contento: dobbiamo pensare a noi stessi, a continuare a lavorare e non accontentarci”, dice Allegri. La Juve, dopo la travagliata ultima stagione, sta ritrovando normalità in campo e fuori.

Allegri può concentrarsi esclusivamente sul proprio lavoro. “Io stanco dopo aver fatto anche da dirigente?Non sono stanco e non ho fatto il dirigente -sottolinea Allegri-.

La Juve ha avuto e ha ottimi dirigenti, per ottenere risultati serve una base solida che è la società.Se la società è strutturata bene dà forza alla squadra e questo alla Juve non è mai mancato.

Bisogna continuare a migliorare attraverso i risultati, l’obiettivo principale resta giocare l’anno prossimo in Champions”. Sul campo del Genoa, domani, l’ennesimo esame. “Affrontiamo squadra aggressiva che gioca un buon calcio e Gilardino sta facendo un ottimo lavoro in panchina.Quindi domani bisognerà fare una partita completamente diversa rispetto alle ultime tre”, dice prima di fare il punto su giocatori disponibili e non. “Rabiot sta bene.

Kean abbiamo deciso di fermarlo 3-4 settimane per il problema alla tibia che ha da sempre.Moise è stato bravo a mettersi a disposizione e soffrire il dolore, ma è arrivato il momento di fermarlo per risolvere il problema.

Gli altri, compreso Weah, sono tutti a disposizione.Manca solo De Sciglio”. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Fiorenza Rancilio uccisa con attrezzo da palestra, pm chiede carcere per il figlio

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(Adnkronos) – Il pm di Milano Ilaria Perinu chiederà il carcere per Guido, il 35enne in stato di fermo per l’omicidio della madre Fiorenza Rancilio, uccisa nel suo appartamento di lusso in via Crocefisso, in pieno centro città, con un attrezzo da palestra.  La richiesta di convalida, che dovrà essere valutata dal gip, tiene conto che l’accusato, ora piantonato al Policlinico, ha un percorso ‘privato’ rispetto ai suoi disturbi psichici, ma non esistono ricoveri in strutture che possano rappresentare un precedente.  Spetterà quindi al giudice e al difensore, l’avvocato Francesco Isolabella, capire modi e tempi per un’eventuale perizia psichiatrica.Il 35enne, in stato confusionale, ieri è stato subito portato in ospedale senza essere ascoltato né dalla pm, né dai carabinieri del Nucleo Investigativo che indagano sul delitto.

Sul corpo della vittima, trovata con una profonda ferita alla testa, sarà eseguita l’autopsia.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Alex Pompa: “Pentito di aver ucciso mio padre” – Video

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(Adnkronos) –
“Pentito?Assolutamente sì, assolutamente sì”.

Alex Pompa, condannato ieri a 6 anni e 2 mesi per aver ucciso nel 2020 in padre violento, prima della sentenza dei giudici della Corte di assise e di appello di Torino si è espresso così nell’ultima intervista al podcast One More Time di Luca Casadei. “E’ veramente difficile alzarsi e avere questo peso sulle spalle, uccidere tuo padre per salvare la tua famiglia.Ho 22 anni, sono ancora tanto giovane per vivere tutta la vita con questo peso.

Ho ottenuto un ergastolo, non sotto il punto di vista giuridico ma psicologico”, dice il giovane in un passaggio dell’intervista. Nel 2020 a Collegno, nel torinese, nel corso di un’ennesima lite il ragazzo uccise a coltellate il padre per difendere la madre.In primo grado il giovane era stato assolto per legittima difesa.

Nelle scorse settimane una sentenza della Corte di Cassazione a cui si erano rivolti i giudici torinesi aveva permesso l’applicazione della prevalenza di alcune attenuanti sulle aggravanti.Per il giovane il pm aveva chiesto inizialmente 14 anni, riformulata a 6 anni e 2 mesi. “Mia mamma fa la cassiera, mio papà faceva l’operaio.

Vengo da un contesto familiare semplice.Ho trascorso la mia infanzia a Piossasco, in provincia di Torino.

Abbiamo vissuto dieci anni in quell’abitazione: i primi anni non sono stati come gli ultimi, c’è stata un’evoluzione della violenza che vivevamo dentro casa e questo elemento ha influenzato i miei rapporti con le altre persone e con la mia sfera sociale di amici e conoscenze.Mi è sempre piaciuta la scuola.

Era quel momento in cui io non ero a casa, era il mio svago.Sapevo che il difficile veniva dopo, quindi per me la scuola era bella.

Mi piaceva socializzare, ho conosciuto lì la mia attuale ragazza”, racconta nel podcast prodotto da OnePodcast. “Con mio papà non c’è mai stato un rapporto affettuoso.La prima volta che mi ha picchiato avevo 6 anni.

Avevo fatto cadere una cosa per terra e mi ha tirato un calcio così violento che sento il dolore ancora adesso se ci penso.Verso i 10, 11 anni inizio a capire che nella nostra famiglia c’era qualcosa di diverso, inizio a capire che insulti, minacce e botte nei confronti nostri e di mia mamma non erano cose normali… In pubblico era molto equilibrato, voleva apparire come una persona a modo.

Usava le mani, cinghie e spesso anche coltelli…Noi vivevamo due fasi ‘papà pronto ad accendersi’ e ‘papà acceso’, nella prima dominava un silenzio assordante in cui sapevi che bastava poco per trasformarsi in violenza pura e cruda”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Largo alla famiglia di Camilla, a Natale a Sandringham si starà un po’ stretti

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(Adnkronos) – Non sarà imponente come Buckingham Palace, con le sue 775 stanze, e nemmeno quanto il Castello di Windsor, che ospita oltre 1000 camere, ma certamente non è neanche un monolocale.Sandringham House, la dimora di campagna nel Norfolk, dove i reali trascorreranno il Natale, vanta comunque la bellezza di 52 camere da letto per la royal family e per gli ospiti e oltre 188 per il personale.

Eppure, stando allo scontento dello staff, durante le feste ci si starà un po’ stretti e gli ospiti dovranno fare qualche sacrificio, rinunciando alle comodità a cui sono abituati. Rea del disagio che durante le feste si creerà fra gli ospiti e il personale nella residenza, la regina Camilla, che, per l’occasione e col benestare del re, ha invitato per la prima volta tutti i suoi familiari, dai figli con rispettive mogli e mariti, ai nipoti, nella dimora fra le più amate dalla regina Elisabetta, che tutti gli anni era solita passarvi le festività di fine anno rimanendovi poi per buona parte dell’inverno.Segnali di insofferenza sono già emersi fra i dipendenti, che proprio a Natale dovranno trasferirsi (l’imperativo è del re) in stanze più piccole, per lasciare le proprie ai familiari della moglie di Carlo.

Il quale ha detto che la precedenza l’hanno proprio i figli di Camilla, Laura Lopes e Tom Parker Bowles, e relativi nipoti.E qualora non vi fossero stanze a sufficienza, ha aggiunto, il personale ne potrà tranquillamente condividere qualcuna.  Insomma, sembra proprio che i programmi natalizi del re e della regina a Sandringham stiano sconvolgendo lo staff reale, non solo a causa di una lista di invitati più lunga del solito, ma anche per lo spazio maggiore che verrà dedicato alle celebrazioni.

Grant Harrold, ex maggiordomo della famiglia reale, ritiene che la celebrazione sarà piuttosto “diversa”, senza Elisabetta II a condurre la giornata. “Il Natale – ha detto al Daily Mail -sarà differente per la scomparsa della regina, ma le tradizioni rimarranno le stesse. È noto che la regina sarebbe andata nella residenza di campagna intorno al 18 dicembre, per assicurarsi che la casa fosse pronta per Natale.La Regina andrebbe in chiesa alle 8 del mattino, ma non sono sicuro che il re lo farebbe.

Poi andrà alla famosa funzione a Sandringham alle 11.Poi avremo il discorso del re, che i reali ascolteranno tutti insieme”. Protocollo natalizio a parte, e senza ovviamente mettere in discussione la presenza e lo spazio riservato a William, Kate e figli (che a Sandringham ci andranno di sicuro tutti interi ovvero senza arti e dita mancanti, come nella cartolina di Natale in bianco e nero ritoccata con Photoshop e pubblicata qualche giorno fa), resta come sempre da sciogliere il nodo Harry.

Che, se invitato e qualora decidesse di partecipare alla festa insieme a Meghan, Archie e Lilibet, probabilmente troverebbe sold-out i posti della residenza.Anche se, a dire il vero, nel royal park della dimora, all’interno di una tenuta di ben 8mila ettari, se non una tenda, un cottage prefabbricato ed eventualmente assemblato in tempi record entrerebbe eccome.  —internazionale/royalfamilynewswebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Natale in Cina, l’influencer Momoka Banana: “Niente panettone, a Pechino si regalano mele”

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(Adnkronos) – Niente panettoni o pandori.In Cina, a Natale, si regalano mele, possibilmente con stampe colorate sopra e packages accattivanti. “Questo perché la notte della Vigilia, in cinese, è chiamata ‘Píngānyè’, letteralmente ‘Notte di Pace’, ed è molto simile alla parola ‘Píngānguŏ’, che significa mela”, racconta all’Adnkronos Momoka Banana, content creator italo-cinese che sui social racconta curiosità e tradizioni sul suo paese d’origine (e non solo). “Da questa assonanza è nata una nuova tradizione.

Ma la Cina non è un Paese cattolico, la percentuale dei cristiani è molto bassa e le usanze sono molto diverse.Soprattutto, il Natale è arrivato solo negli ultimi anni, un po’ come ha fatto Halloween in Italia”.

Ad essere ripresi, racconta ancora Momoka, sono in particolar modo gli aspetti più ‘consumistici’ della festività, come gli addobbi o i regali.  “C’è questa tradizione di scambiarsi i regali e donarsi le mele.E’ un’usanza in voga soprattutto tra i più giovani, che si divertono a festeggiare il Natale con gli amici o in coppia.

Le celebrazioni sono un po’ meno diffuse, invece, tra i più anziani, che rimangono legati alle tradizioni”, spiega. Del resto, racconta all’Adnkronos Marco Wong, presidente onorario di Associna e membro della comunità cinese di Prato, “la festa familiare per antonomasia, in Cina, è senza dubbio il Capodanno Lunare, dove tutti coloro che vivono fuori città fanno ritorno presso i loro paesi d’origine, per festeggiare con la famiglia.Per quanto riguarda il Natale, ogni provincia ha le sue peculiarità”, spiega ancora Wong. “Del resto, a volte, si tende a dimenticare che la Cina è vasta quanto l’Europa e, per quanto ci sia una grande uniformità rimangono delle nette differenze, soprattutto su piatti tipici e usanze.

In alcune province ad esempio, la notte della Vigilia è tradizione mangiare la frutta caramellata, che viene preparata in casa e disposta su uno spiedino di bambù.La Cina, poi, è un Paese che sta subendo grandi cambiamenti, quindi chi può dire se altri aspetti del Natale prenderanno piede con il passare del tempo?”.  Sicuramente, però, il panettone e il pandoro hanno avuto vita breve sugli scaffali dei supermercati cinesi. “Hanno provato ad esportarli, ed è possibile acquistarli in alcune grandi catene.

Ma si tratta di prodotti di nicchia, poco conosciuti: purtroppo in questo senso l’Italia, in Cina, ha un soft power culturale minore rispetto a quello di altri Paesi, come gli Stati Uniti ad esempio”.E per quanto riguarda i cinesi che vivono in Italia?

La maggior parte, racconta Momoka, “sceglie di seguire le usanze del Paese d’adozione; la mia famiglia, ad esempio, gestisce un ristorante cinese a Roma, e il giorno della Vigilia si lavora mezza giornata.Si cena in casa e si festeggia tutti insieme”.

Alcune famiglie, commenta Wong, scelgono di mischiare un po’ le tradizioni: “Si preparano i piatti tipici della cucina cinese e poi, per dessert, si mangia il panettone o il pandoro o anche il torrone.C’è da dire che molti cinesi che vivono in Italia sono commercianti e ristoratori, per loro, il periodo delle feste, è spesso il sinonimo di un incremento del lavoro”. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Natale, più morti per attacco di cuore che nel resto dell’anno: gli studi

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(Adnkronos) – Il rischio di infarto letale aumenta a Natale, le vacanze d’inverno possono diventare fatali.Parola di esperti.

Una ricerca mostra che muoiono più persone per attacchi di cuore durante l’ultima settimana di dicembre che in qualsiasi altro periodo dell’anno.Il giorno più nero?

E’ il 25 dicembre, proprio il giorno di Natale.Uno studio pubblicato su ‘Circulation’, la rivista di punta dell’American Heart Association (Aha), lo ha verificato negli Stati Uniti: in questa data si contano più decessi cardiaci che in qualsiasi altro giorno dell’anno.

Seguono il 26 dicembre e l’1 gennaio, dopo i bagordi di Capodanno.  Sebbene essere consapevoli dei segnali di un infarto e adottare misure per ridurre il rischio sia importante tutto l’anno, l’Aha lancia un appello evidenziando che questa attenzione sarà particolarmente importante nelle prossime settimane.Gli esperti citano anche uno studio sul ‘British Medical Journal’, che ha esaminato più di 16 anni di dati sugli attacchi di cuore tra le persone in Svezia: gli autori hanno rilevato un aumento complessivo del 15% degli attacchi di cuore durante le vacanze invernali.

Di particolare rilievo, dal lavoro emerge che gli attacchi di cuore sono aumentati del 37% il 24 dicembre, vigilia di Natale, con un picco alle 22 e più spesso nelle persone di età superiore ai 75 anni e in quelle con diabete o precedenti malattie cardiovascolari. Un motivo in più per stare particolarmente attenti quest’anno?Per gli esperti lo indica un altro studio presentato al convegno della British Cardiovascular Society a giugno.

Studio che, confermando ricerche precedenti, ha rilevato che gli attacchi cardiaci più gravi si verificano il lunedì rispetto a qualsiasi altro giorno della settimana.E quest’anno, fanno notare gli specialisti, il 25 dicembre cade di lunedì. “Nessuno vuole pensare alla tragedia durante questo periodo gioioso dell’anno, mentre ci riuniamo con la famiglia e gli amici.

Tuttavia, questi fatti sorprendenti fanno riflettere”, osserva Johanna Contreras, volontaria clinica dell’American Heart Association e cardiologa del Mt.Sinai Hospital System di New York City. “Non sappiamo esattamente cosa scateni questo aumento di attacchi di cuore durante le vacanze, è probabile una combinazione di fattori”, ragiona Contreras. “E’ stato notato che il clima invernale” è associato a un incremento di infarti. “Rischio dovuto alla limitazione del flusso sanguigno quando le arterie possono essere ristrette a temperature fredde.

Sappiamo anche che le vacanze portano molto stress aggiuntivo a molte persone.Ci sono molte feste e riunioni di famiglia in cui molti tendono a esagerare con cibi ricchi e bevande”.

Secondo Contreras, uno dei fattori più critici potrebbe essere che le persone ignorano importanti segnali di allarme di un infarto o ictus. “Anche se potreste non voler trascorrere le vacanze in uno studio medico o in ospedale, fare un controllo e ricevere un trattamento tempestivo se c’è un problema è uno dei migliori regali che potete fare a voi stessi e ai vostri cari per tutte le celebrazioni a venire”, avverte la cardiologa.  Lo stesso dono può essere rappresentato dal lanciare l’allarme se ci si accorge che qualcuno sta avendo sintomi di infarto o ictus.Può succedere mentre si fa shopping al centro commerciale, ci si gode spettacoli e musiche natalizie, si trascorre del tempo in famiglia.

Iniziare la manovre salvavita e chiamare i soccorsi tempestivamente potrebbe fare la differenza fra la vita e la morte. “Incoraggiamo almeno una persona in ogni famiglia ad apprendere queste manovre, perché le statistiche mostrano che la maggior parte degli arresti cardiaci avviene fuori dall’ospedale e spesso in casa”, precisa Contreras. “L’American Heart Association ha anche pubblicato un breve video didattico”.  Le riunioni di famiglia natalizie possono infine diventare anche un buon momento per parlare della storia sanitaria familiare, aggiunge l’esperta: “Molti dei fattori di salute che influiscono sulle malattie cardiache e sull’ictus sono ereditari.Se uno dei tuoi genitori, fratelli o nonni ha avuto un infarto o un ictus, probabilmente anche tu sei a maggior rischio.

Ma la buona notizia è che si può ridurre il rischio con misure preventive.Conoscere quella storia è un primo passo importante”.

I consigli per le festività in arrivo? “Conoscere i sintomi di infarto e ictus negli uomini e nelle donne, e agire; festeggiare con moderazione, mangiando sano senza privazioni, ma in modo intelligente, non eccedendo nel bere e nell’apporto di sale; trovare il tempo per prendersi cura di se stessi, riducendo stress derivante da interazioni familiari, finanze, orari frenetici e così via; mantenersi in movimento, con almeno 150 minuti di attività fisica a settimana, anche usando tattiche creative dalla passeggiata in famiglia ad altre attività divertenti da svolgere con i propri cari; non dimenticare le proprie terapie”, sono i suggerimenti dell’Aha. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)