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Heysel, Cabrini: “La pagina più brutta del calcio”

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(Adnkronos) –
“La tragedia dell’Heysel è stata la pagina più brutta della storia del calcio.Doveva essere una festa ed è finita in guerra”.

Lo dice all’Adnkronos Antonio Cabrini, ex terzino bianconero, nel giorno del 39esimo anniversario della morte di trentadue italiani, quattro belgi, due francesi e un nordirlandese, sugli spalti dello stadio di Bruxelles dove fu giocata la finale della Coppa Campioni tra Juventus-Liverpool. “Non sapevamo esattamente cosa fosse successo di preciso – racconta – quando la partita è iniziata si vociferava di una vittima, sebbene non cambi nulla tra 1 e 39.Non c’era il piacere di giocarsi una finale, ma poi abbiamo capito che, anche se forzata, la partita è stata meglio giocarla.

Perché se i 40mila allo stadio fossero usciti e avessero visto i morti, sarebbe stata la caccia all’uomo e probabilmente i morti sarebbero stati molti di più”. “Di quella notte ricordo la disperazione sul volto dei tifosi che avevano assistito alla tragedia, lo smarrimento di quelli che cercavano gli amici, i compagni, e non riuscivano a trovarli”, continua Cabrini che oggi – riflettendo su un calcio cambiato – aggiunge: “Diversi i criteri con i quali si sceglie di sospendere o posticipare una partita, ma soprattutto oggi una finale di Campions League non si farebbe giocare in uno stadio fatiscente come era l’Heysel ma Madrid, a San Siro o a Monaco”. (di Silvia Mancinellia) —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Università: Luiss Business School sul podio italiano dei ranking del Financial Times

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(Adnkronos) –
Luiss Business School partecipa per la prima volta all’edizione 2024 dei ranking del Financial Times per l’Executive Education Custom, posizionandosi al secondo posto sulla scena italiana e al sessantatreesimo su quella globale, per i programmi di formazione custom.Questa classifica del Financial Times valuta come le principali scuole di business e management rispondono ai bisogni di formazione delle aziende, progettando ed erogando programmi personalizzati. L’edizione 2024 del ranking – che si basa sull’analisi dei dati dei programmi al 2023 – mette in evidenza la crescita di alcuni trend nella formazione executive custom.

Modelli più flessibili, percorsi ibridi e soluzioni 100% online sono trasformazioni che la pandemia ha avviato e che, a distanza di tre anni, si dimostrano in accelerazione.In particolare, sul totale delle scuole partecipanti, la crescita dei programmi custom online si attesta dal 19% al 30%, mentre i programmi ibridi si mantengono costanti al 22%.

I programmi Custom della Luiss Business School sono progettati per rispondere alle esigenze di partner aziendali e istituzionali con offerte integrate che si basano su personalizzazione e innovazione, per un impatto sul business che sia misurabile.Sono iniziative che spaziano dalle aree del General Management, alle specializzazioni su hard skill e soft skill, a una formazione avanzata per guidare le trasformazioni, proponendo format che, pur differenziandosi per metodologie e tecniche di erogazione, combinano flessibilità e formazione esperienziale. La personalizzazione della formazione, infatti, è uno degli elementi di forza su cui Luiss Business School ha costruito una posizione di indiscussa leadership nell’higher education, insieme all’eccellenza nella didattica, alla vicinanza al mondo delle imprese e al forte approccio esperienziale che abilita gli studenti ad inserirsi velocemente nelle dinamiche aziendali. “Questo importante risultato, ottenuto alla prima partecipazione al ranking del Financial Times, testimonia l’impegno costante della Luiss Business School in un settore chiave della formazione manageriale, ovvero quello dedicato ai programmi personalizzati per aziende e istituzioni”, dichiara Enzo Peruffo, Associate Dean for Education and Partnership. “Questo traguardo è la dimostrazione che, laddove l’investimento sulle persone è strategico per vincere la sfida della crescita, è la formazione a fare la differenza”, conclude.   —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ciocca (Lega): “Game over per von der Leyen, vogliamo Zaia presidente Commissione”

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(Adnkronos) – Angelo Ciocca, eurodeputato della Lega da otto anni, ricandidato, vuole vedere Luca Zaia, attuale presidente della Regione Veneto, al posto di Ursula von der Leyen, alla guida della Commissione Europea. “Abbiamo la possibilità – dice all’Adnkronos – di pensare ad un governatore italiano che faccia il presidente della Commissione Europea”.  Luca Zaia, secondo l’eurodeputato pavese, “parte avvantaggiato, avendo fatto il ministro dell’Agricoltura: il 100% di quello che mangiamo è deciso a Bruxelles e Strasburgo.Le politiche agricole sono un pezzo importante delle politiche Ue e Zaia parte con un’esperienza utile” alle spalle.

Appare piuttosto difficile, tuttavia, allo stato, che la Lega possa portare un suo uomo fino alla presidenza della Commissione: occorrerebbe convincere, come minimo, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Olaf Scholz.Ciocca, però, insiste: Macron, dice, “è troppo preso” da progetti di “guerra.

E’ arrivato il momento di togliere l’Europa dalla trazione franco-tedesca, perché altrimenti arriva la Terza Guerra Mondiale, con Macron che gioca a fare Napoleone e la Germania che inaugura grandi stabilimenti per produrre munizioni”.  “Non mi interessa come vivevamo – aggiunge – mi interessa come vivremo: mi interessa il game over di Ursula von der Leyen e l’arrivo di un presidente di una Regione italiana a fare il presidente della Commissione Europea.Finalmente abbiamo l’occasione di cambiare il presidente della Commissione: invece di farlo scegliere alla finanza, peschiamo una persona che si è sempre confrontata con i cittadini, con le famiglie, con gli agricoltori”, conclude.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tper, nel 2023 raddoppiano gli investimenti grazie alla solidità di un esercizio positivo

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(Adnkronos) –
Il Cda di Tper ha deliberato il progetto di bilancio 2023, che sarà sottoposto all’approvazione dell’Assemblea dei Soci.Si tratta di un documento integrato che racchiude il bilancio separato e consolidato e la rendicontazione di sostenibilità di Tper SpA e del gruppo industriale di cui è a capo, che comprende società controllate operanti nel settore della mobilità e della logistica.

Il 2023 è stato caratterizzato, anche per il mondo della mobilità, dal progressivo ritorno alla normalità dopo gli anni della pandemia: un trend positivo, che rappresenta la base per poter raccogliere le sfide della mobilità sostenibile che sono un punto essenziale della qualificazione dello sviluppo dei territori.Allo scenario di instabilità del mercato – segnato dalle incertezze geopolitiche e dai conseguenti riflessi economici impattanti sulle performance delle aziende – Tper ha fatto fronte con la propria solidità economico-finanziaria e con la conferma di una gestione particolarmente attenta e prudente.

Grazie alle molteplici attività dell’azienda, il risultato di bilancio della società è un utile netto d’esercizio di 3,3 milioni di euro. Tra i dati in evidenza dell’esercizio c’è l’incremento dei ricavi operativi – in totale 228 milioni (+3,9%) – frutto dell’ampia diversificazione industriale (sharing, attività complementari ai servizi ferroviari e integrative della mobilità) a cui si aggiungono gli effetti positivi dell’aumento della domanda di trasporto pubblico locale e della vendita di titoli di viaggio.Una ripresa dell’uso del mezzo pubblico che, seppur con una diversa composizione della domanda, indica un tendenziale ritorno verso la normalità che fa ben sperare per gli importanti impegni futuri, coerenti con gli obiettivi delle politiche locali di ulteriore sviluppo del tpl.

Sul versante dei costi si è registrato un incremento, quale effetto combinato della riduzione dei costi delle materie prime rispetto al 2022 (grazie alla parziale calmierazione dei prezzi dei carburanti), compensata in parte dall’incremento dei costi del personale e dei servizi manutentivi.In continuità con le politiche di bilancio prudenziali il 2023 ha visto la risoluzione di alcune poste accantonate negli anni e nuovi accantonamenti operati, come da tradizione di Tper, in ottica di massima attenzione ai rischi che sono insiti nella complessità delle attività svolte. Sul fronte degli investimenti, il bilancio dà conferma del forte impegno aziendale più volte richiamato durante l’anno trascorso.

Il bilancio 2023 riporta investimenti per oltre 69 mln di euro, seguendo il trend di crescita (erano stati 32 mln nel 2022) con uno sforzo davvero molto impegnativo. I risultati del 2023 rappresentano un dato importante per alcuni aspetti rilevanti e non scontati: i numeri positivi di bilancio sono, ad esempio, fondamentali per il pieno rispetto dei covenant richiesti nei contratti di finanziamento erogati dal sistema finanziario, senza i quali non sarebbe possibile quel proficuo volano di investimenti, realizzati e in corso, che la società porta avanti senza ricorrere a richieste di garanzie dei soci.La stagione degli investimenti è, dunque, entrata nel vivo: la transizione ecologica e lo sviluppo tecnologico sono alla base delle azioni di miglioramento continuo di Tper e del suo gruppo industriale, impegnati nell’implementazione di sistemi digitali di pagamento e di infomobilità, con un approccio sempre più a misura delle esigenze dell’utenza; nella gestione dello sharing full electric Corrente, sviluppato senza finanziamenti pubblici, con un parco veicolare aggiornatissimo, e naturalmente in un rinnovo della flotta di bus ispirato alla massima accessibilità ed ecosostenibilità: 81 sono i nuovi mezzi entrati in servizio nel 2023 (53 urbani e 28 extraurbani), un ulteriore step di un percorso lanciato che prosegue nel tempo. Ora l’azienda dovrà essere in grado di affrontare le ulteriori importanti sfide; nel triennio 2024-2026 solo per la parte di attività di trasporto pubblico nei bacini serviti sono già previsti investimenti per circa 260 milioni di euro, dei quali 92 in infrastrutture e sistemi e la restante parte destinata all’acquisto di 362 nuovi bus: 304 per il bacino di Bologna e 58 per quello di Ferrara. Con riferimento al servizio di trasporto pubblico su gomma di Bologna e Ferrara, indicativo è il recupero della domanda che ha proseguito il trend di ascesa dopo gli anni difficili della pandemia, e arriva a colmare il gap rispetto ai volumi pre-Covid.

Nel 2023 i passeggeri di Tper sull’intero servizio hanno superato i 150 mln: 135,5 mln nel bacino metropolitano bolognese (+19,3%) e 15,2 mln a Ferrara e provincia (+22,6%).E’ un recupero importante che si dimostra più netto rispetto a quanto sia stato fin qui stimato come media nazionale.

L’affezione al servizio Tper si concretizza principalmente in un aumento della fidelizzazione, con l’utilizzo di titoli di maggiore durata, sostenuta anche dalle politiche della Regione Emilia-Romagna e delle Amministrazioni locali tese a sostenere specifici contesti, in particolare le famiglie con Isee sotto i 30.000 euro per gli abbonamenti gratuiti “Salta Su” per studenti under 19: un provvedimento che ha avuto una forte adesione tenendo anche conto che nel 2023 si è registrato un aumento del numero complessivi di studenti che accedono alle scuole superiori.Importanti sono anche le azioni agevolative di sistema per una mobilità integrata e sempre più consapevole. Su questo versante Tper ha anche operato per consolidare il ventaglio delle convenzioni che garantiscono circa 14.000 abbonamenti a tariffe scontate a dipendenti delle aziende pubbliche e private dotate di piani di mobility management, oltre all’importante accordo siglato fra Tper e l’Università di Bologna per abbonamenti agevolati riservati agli studenti dell’Alma Mater, che nel 2023 hanno superato quota 16.500, con un aumento del 4% sul 2022.

Tutto questo ha concorso al raggiungimento di 142mila abbonati annuali, in aumento del 6,5% rispetto al 2022.Un altro segno concreto della fidelizzazione è rappresentato anche dal forte balzo degli abbonamenti mensili: 795mila, in aumento del 30% sul 2022, per buona parte effetto del provvedimento nazionale di incentivazione della mobilità pubblica noto come ‘Bonus Trasporti’, per la quale Tper si è attivata per poter garantire ai cittadini aventi diritto la possibilità di usufruire direttamente del bonus senza anticipi monetari da parte dell’utenza.

Si segnala che il bonus trasporti è un provvedimento che non è stato rinnovato nell’anno in corso. In termini contabili, operativi e di sostenibilità, il bilancio integrato rendiconta anche, con attenzione ai temi Esg (Environmental, Social, Governance) e agli obiettivi Sdg (Sustainable Development Goals), le attività dell’intero Gruppo Tper, che nel 2023 ha generato ricavi per 294 mln ed impiega stabilmente 2.346 persone, il 98% delle quali con contratto a tempo indeterminato, erogando complessivamente 60.000 ore di formazione, nel segno della valorizzazione del personale.Tutti i dettagli inerenti il bilancio integrato, nelle sue componenti economiche e di rendicontazione non finanziaria, saranno presentati e discussi nella Assemblea degli Azionisti, anche prevedendo successiva massima diffusione agli stakeholder.  La chiusura positiva del bilancio ha, inoltre, reso possibile, in un momento di grandi tensioni anche sul mercato del lavoro, di portare avanti i tavoli di confronto con le rappresentanze dei lavoratori per giungere ad un accordo all’interno del contratto aziendale del 2017 che ha consentito di deliberare l’erogazione di premi variabili aziendali che riguardano tutto il personale e di una somma una tantum relativa a risorse per il welfare.

In tempi così difficili anche per il peso dell’inflazione degli anni recenti, si tratta di un punto che consente all’azienda di testimoniare, all’interno delle corrette relazioni industriali, l’attenzione rivolta al personale tutto, ovviamente nell’ambito della sostenibilità complessiva degli accordi. Il CdA nella seduta di delibera del progetto di bilancio 2023 ha rivolto un sincero ringraziamento alle donne e agli uomini che operano nel gruppo Tper ad ogni livello e in ogni settore perché i risultati raggiunti, che verranno sottoposti all’attenzione degli azionisti e dei tanti portatori d’interesse, sono il frutto non solo delle scelte del CdA e del management, ma anche dell’imprescindibile lavoro complessivo.L’impegno di tutti, in sintonia con gli enti soci, è alla base della costruzione di quella solidità aziendale, perseguita e maturata nel corso degli anni, che dovrà essere mantenuta se Tper vorrà continuare a svolgere al meglio i servizi e sostenere gli investimenti, molto cospicui, pianificati per continuare nella sua missione.  “Sentiamo il dovere di offrire ai cittadini, ai territori e alle istituzioni che li amministrano il miglior servizio possibile in ogni campo delle attività svolte, con grande riguardo alla sostenibilità ambientale, economica e sociale, evolvendoci con progettualità, competenze professionali e investimenti oculati e innovativi.

Il 2023 si è concluso positivamente, i risultati raggiunti sono importanti, ma sono solo la base per affrontare sfide aperte per i prossimi anni e le criticità del settore.Non mancheranno i problemi da affrontare, ma la società, nel pieno rispetto delle regole che afferiscono ai diversi ambiti delle sue attività e dei diversi ruoli fra enti e azienda, è impegnata come sempre a fare il meglio e a crescere come gruppo della mobilità integrata e intermodale”, commenta la presidente e Amministratore Delegato di Tper, Giuseppina Gualtieri. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Separazione carriere, via libera Cdm a riforma della giustizia. Nordio: “Epocale”

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(Adnkronos) –
Via libera del Consiglio dei ministri alla riforma della giustizia.La riunione del Cdm si è conclusa dopo appena 20 minuti.

A quanto si apprende, un lungo applauso ha accompagnato il disco verde alla riforma, approvata all’unanimità. Un “provvedimento epocale”, l’ha definita il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in conferenza stampa.Con la riforma della separazione delle carriere “il pubblico ministero resta assolutamente indipendente, godrà delle stesse garanzie di indipendenza dei giudici”, ha detto il Guardasigilli. “Via la politica dai Tribunali e le correnti dal Csm, separazione delle carriere fra Pm e giudici, sanzioni disciplinari ai magistrati che sbagliano.

Altra promessa mantenuta!”, ha commentato il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, dopo il via libera del Consiglio dei ministri al testo. A quanto si apprende questa mattina si è tenuta una riunione a Palazzo Chigi con il Guardasigilli Nordio e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano per fare il punto sulla riforma.Alla riunione erano presenti anche il viceministro Francesco Paolo Sisto, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Del Mastro e i due presidenti delle commissioni Giustizia di Camera e Senato Ciro Maschio e Giulia Bongiorno.

Assente, anche se a lavoro nella sede del governo, la premier Giorgia Meloni.  La giunta dell’Associazione nazionale magistrati è stata convocata “in via d’urgenza” per oggi pomeriggio alle 16.30, con all’ordine del giorno “valutazioni e iniziative”. —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Terremoto oggi Crotone, scossa magnitudo 3.9 in Calabria

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(Adnkronos) – Terremoto oggi di magnitudo 3.9 in provincia di Crotone, in Calabria.La scossa, segnala l’Ingv, è stata registrata alle 14.07 a 6 km ad ovest di Cirò, ad una profondità di 24 km.  Terremoto nei Campi Flegrei: quasi 900 edifici controllati.

Prosegue a Napoli il lavoro dei vigili del fuoco a seguito della serie di scosse sismiche nella zona dei Campi Flegrei, la più forte di magnitudo 4.4 registrata la sera del 20 maggio scorso.Ad oggi sono state svolte 897 verifiche di stabilità su edifici dal personale del Corpo nazionale: 360 effettuate dalle squadre di soccorso e 537 quelle completate da funzionari esperti nella valutazione di dissesti statici.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Alimenti, siglato lo Smart Meat 2030, un manifesto per sostenibilità digitale settore zootecnico

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(Adnkronos) – Siglato oggi al Senato il Manifesto Smart Meat 2030 – Sustainable Management and Advanced Responsible Technologies for Meat Ecosystems and Agri-food Tracking – per la sostenibilità digitale del settore zootecnico italiano.Il Manifesto è stato firmato nel corso della conferenza stampa per la presentazione del Rapporto ‘La transizione digitale delle filiere italiane della carne’ indetta su iniziativa del senatore Antonio De Poli, in collaborazione con la Fondazione per la Sostenibilità Digitale.

Lo studio è stato realizzato dalla Fondazione per la Sostenibilità Digitale con il contributo scientifico del centro studi di Carni Sostenibili, l’associazione che riunisce le principali sigle dei produttori di carni e salumi in Italia.  Nelle intenzioni dei promotori il Manifesto è aperto ad associazioni, aziende e Istituzioni che vogliano sottoscriverne l’impegno, collaborando nella costruzione di un sistema ancora più avanzato, sostenibile e tecnologico.Smart Meat 2030 nasce per sostenere le aziende del settore zootecnico italiano nel loro percorso verso gli obiettivi europei 2030 di sostenibilità: dalla valorizzazione della tecnologia digitale e della sostenibilità digitale come pilastri delle filiere di produzione della carne alla necessità di infrastrutture, competenze e formazione; dalla costruzione di ecosistemi data driven all’adozione di tecnologie avanzate fino al monitoraggio delle emissioni e del benessere animale; dalla questione della sicurezza informatica al ruolo strategico delle Istituzioni.

Sono 10 i punti che costituiscono il Manifesto e disegnano un percorso di sensibilizzazione verso i temi più urgenti per supportare le aziende del settore verso la transizione digitale in un’ottica di sostenibilità ambientale, economica e sociale. Il Rapporto ‘La transizione digitale delle filiere italiane della carne’ è il primo studio che analizza come le tecnologie digitali possano migliorare l’allocazione del capitale fisico, naturale e umano nelle aziende della filiera delle carni riducendo i costi e guadagnando in efficienza.Il Rapporto esamina il ruolo dell’agricoltura digitale nel migliorare l’equità e la sostenibilità ambientale dei sistemi alimentari, evidenziando le sfide che potrebbero emergere lungo il percorso.

Inoltre, lo studio rappresenta uno strumento di riflessione per facilitare la comprensione e la transizione verso una nuova realtà produttiva per tutti gli attori, dal primario ai servizi, coinvolti nella produzione della carne.Nel corso dell’analisi sono stati esaminati in modo critico e dettagliato l’impatto e le implicazioni della digitalizzazione, intesa come inserimento di tecnologia, e della trasformazione digitale, intesa come effetto della digitalizzazione sui processi, sulle filiere della carne, valutandone le ripercussioni in termini di sostenibilità̀.   Lo studio scatta una fotografia dettagliata dell’intero comparto.

Oggi in Europa ci sono 9,1 milioni di aziende agricole, di cui 3,2 milioni di aziende sono zootecniche e miste, la produzione agricola complessiva nei Paesi europei ammonta a 537,5 miliardi di euro, di cui 206 miliardi derivanti dalla produzione animale.Nel nostro Paese, invece, ci sono 166.460 aziende zootecniche (131.110 specializzate nell’allevamento del bovino, 28.550 per il suino e 6.800 per il settore avicolo), per 513.000 addetti (358.000 per il settore bovino, 91.000 per il settore suino e 64.000 per il settore avicolo).

In totale il settore zootecnico vale 33 miliardi di euro (11 miliardi per la fase agricola, 22 miliardi per quella industriale).L’Italia con 3,69 milioni di tonnellate di carne prodotta si colloca al 5° posto in Europa, dopo Germania (7,92 mln/tons) Spagna (7,16 mln/tons), Francia (5,42 mln/tons) e Polonia (5,13 mln/tons), ma al penultimo posto nei consumi pro-capite di carni con 72 kg di consumo apparente all’anno, a cui corrispondono circa 35,5 kg di consumo reale, considerando solo la parte edibile di carne (al netto di ossa, cartilagini e grasso). Gli ultimi dati Istat su innovazione e digitalizzazione – 7º Censimento Generale dell’Agricoltura tratteggiano una situazione fatta di luci e ombre: in totale poco più del 15% delle aziende zootecniche è digitalizzata, percentuale che sale al 71,6% per quelle più grandi che superano il centinaio di capi adulti.

Quello che emerge dal Rapporto della Fondazione è che le filiere della carne, oggi, anche a valle degli investimenti fatti nell’ambito di Industria 4.0 e di quelli affrontabili nel contesto del Pnrr, sono tra quelle che potrebbero trarre maggiori vantaggi da un approccio orientato alla sostenibilità̀ digitale, ma in molti casi ne stanno cogliendo soltanto gli impatti più̀ marginali.Sono, infatti, ancora molti gli ostacoli che ne limitano una capillare diffusione: la mancanza di infrastrutture pervasive, la scarsa diffusione nel settore di una cultura orientata al digitale e la difficoltà di gestire un processo di cambiamento che per essere efficace deve toccare tutti gli anelli di una catena del valore complessa e multiforme.

Ostacoli che hanno certo rallentato, ma non bloccato lo sviluppo di esperienze, modelli e casi d’eccellenza che dimostrano quanto queste filiere possano essere non solo efficientate, ma talvolta rivoluzionate dalla trasformazione digitale in un’ottica di sempre maggiore sostenibilità̀ ambientale, economica e sociale.  Il Rapporto, inoltre, analizza la sostenibilità̀ digitale nell’allevamento di carne in termini di ottimizzazione dell’uso delle risorse, miglioramento del benessere animale, riduzione dell’impronta ecologica dell’intera filiera.Tecnologie come sistemi IoT avanzati possono monitorare in tempo reale le condizioni degli animali e l’ambiente in cui vivono, permettendo interventi tempestivi che migliorano la salute e il benessere degli animali e riducono la necessità di trattamenti farmacologici.

Tecnologie come la telemetria avanzata per la raccolta delle informazioni e l’analisi predittiva sono impiegate per monitorare la salute e il comportamento degli animali, con sensori che raccolgono dati su parametri vitali e attività̀, contribuendo a prevenire malattie e a migliorarne le condizioni di vita.Un approccio che non solo impatta positivamente sulla sostenibilità̀ delle operazioni, ma che ha effetti incrementali anche sulla qualità̀ del prodotto finito, come dimostrato dagli studi raccolti nel rapporto, che evidenziano una diminuzione del 20% nel tasso di mortalità e una riduzione del 15% nell’uso di antibiotici attraverso le applicazioni di tali tecnologie.  Secondo Stefano Epifani, presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale, “è di fondamentale importanza che si comprenda il ruolo profondamente trasformativo della digitalizzazione in una filiera complessa come quella della carne.

Ragionare in termini di sostenibilità vuol dire ragionare in termini sistemici: ciò comporta da una parte la possibilità di ottimizzare il rapporto di efficienza/efficacia degli allevamenti, dall’altra però il fatto che all’aumento dell’efficienza aumenta anche la complessità per gli attori della filiera.Per gestire questo aumento di complessità servono strumenti digitali.

E cultura diffusa per utilizzarli.Ma utilizzandoli ci si rende conto che rappresentano non solo una grande opportunità per la sostenibilità economica e sociale degli allevamenti, ma anche uno strumento imprescindibile per migliorarne la sostenibilità ambientale”.

E conclude Epifani “senza contare gli impatti di tecnologie come l’AI, i Big Data, l’IoT sul benessere animale, che deve essere una delle priorità nella costruzione di un ecosistema digitale di filiera realmente sostenibile”.  Per Giuseppe Pulina, presidente di Carni Sostenibili e professore Ordinario di Etica e Sostenibilità degli Allevamenti dell’Università di Sassari, “le aziende agrarie producono molte informazioni, è stato stimato che entro il 2050 produrranno circa 4,1 milioni di punti dati al giorno, ma oggi la quasi totalità va dispersa.La sfida è utilizzare queste informazioni per aumentare l’efficienza produttiva, riprogrammando i sistemi in chiave digitale perseguendo l’intensificazione intelligente dei sistemi agro-zootecnici”.

E ha aggiunto il professore: “Siamo agli albori di una nuova rivoluzione quella della trasformazione digitale, se precedentemente, a partire dagli anni duemila, gli aumenti produttivi erano generati per due tersi dalle informazioni e per un terzo dagli input di acque, terre e energie, oggi possiamo ambire a una ‘super sostenibilità’ dove gli aumenti produttivi sono generati oltre il 100% da informazione e dalla riduzione degli input.In termini termodinamici: il sistema produce di più, consumando di meno”.  “Cisco ha la missione di connettere in modo sicuro le persone e le cose, permettendo di valorizzare le opportunità della trasformazione digitale.

Per noi è particolarmente importante contribuire a realizzare un futuro inclusivo per tutti e perseguiamo questo obiettivo realizzando soluzioni tecnologiche sostenibili e circolari – afferma Angelo Fienga, director Sustainable Solutions Emea di Cisco – L’Internet delle Cose è una tecnologia abilitante, che permette di raccogliere dati molto dettagliati dalle catene di produzione e nelle filiere; ci può far capire come si impiegano le risorse e come possiamo ottimizzarle, sfruttando anche l’Intelligenza Artificiale per estrarre dai dati informazioni di valore.Ciò permette di migliorare i processi sia in termini di costi sia di impatto ambientale e crea le condizioni per perseguire insieme obiettivi di business e uno scopo più alto di miglioramento per la società”. “Grazie all’uso di dati e intelligenza artificiale è possibile ottimizzare il ciclo di crescita del bestiame, ridurre gli sprechi negli impianti di trasformazione e aumentare l’efficienza nella distribuzione.

Tutto questo consente di ottenere rese costanti e di qualità superiore, migliorare la salute degli animali e ridurre l’impatto ambientale, promuovendo un’economia circolare e sostenibile”, dice Francesco Frinchillucci, Sales Director di Sas. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Adnkronos Q&A, nuove competenze digitali per trasformare mondo dell’occupazione

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(Adnkronos) – Investire sul capitale umano, sulla formazione e lo sviluppo delle competenze per attrarre e valorizzare i giovani talenti.Sono questi i temi portanti del nuovo appuntamento Adnkronos Q&A, ‘Le competenze, un punto fermo’, affrontati e discussi oggi 29 maggio al Palazzo dell’Informazione di Roma.

Temi che si arricchiscono di contributi specifici sulle nuove modalità di incontro tra domanda e offerta di lavoro, sempre più orientate dalla trasformazione digitale, sia nella Pubblica Amministrazione che nel settore privato. In apertura dei lavori, Marina Calderone, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, si è detta ottimista sul ddl lavoro in discussione proprio in questi giorni: “Lavoriamo per portare a compimento tutte le nostre azioni.Nel frattempo, durante il percorso parlamentare abbiamo introdotto norme sulla sicurezza sul lavoro e nel decreto coesione appena approvato abbiamo messo in campo quasi 3 miliardi di interventi per il lavoro e per i giovani.

Si sta concludendo l’esame degli emendamenti e tutto sta procedendo secondo le tempistiche già delineate”.Sulle sfide future per il lavoro, il ministro ha parlato anche di IA: “Abbiamo previsto un osservatorio sull’impatto dell’IA sul mondo del lavoro per i prossimi anni perché il nostro obiettivo, a proposito di politiche attive è quello di intercettare il cambiamento in tempo utile per poter allineare i percorsi formativi e le nostre modalità di formare e riqualificare le persone.

L’obiettivo del piano di azione sull’IA è quello di dare una visione umano-centrica dello strumento, deve essere preservato il diritto costituzionale delle persone a lavorare.L’IA deve servire a lavorare meglio e in modo più sicuro, si pensi alle applicazioni su sicurezza e salute nei luoghi del lavoro o alle attività di supporto alla popolazione anziana”: Entro la cornice istituzionale e normativa che regola il mondo del lavoro messo alla prova ormai da anni dall’impellente necessità di formazione specifica e di costruzione di nuove competenze e abilità professionali – come evidenziato dal contributo di Rossella Cappetta, della Sda Bocconi Business School – si inseriscono altri temi altrettanto importanti che avranno il compito, in un futuro già prossimo, di disegnare gli scenari innovativi del mondo del lavoro: le strategie delle aziende nella scoperta e valorizzazione dei talenti, le nuove modalità di incrocio tra domanda e offerta, la centralità delle policy aziendali a supporto della parità di genere e della riduzione del gender gap, la sostenibilità sociale.

Il confronto su questi temi, grazie al contributo di esponenti del mondo accademico, sindacale e aziendale, ha consentito di avere una visione chiara sul futuro del lavoro nel nostro Paese, “sdoganato” da vecchi steccati e pregiudizi, orientato verso una trasformazione radicale che guardi alla ricchezza e diversità di competenze mirate a valorizzare il capitale umano. “In un’era in cui la trasformazione digitale sta ridisegnando i confini di ogni settore – ha osservato Davide Desario, direttore Adnkronos – è fondamentale che le nostre aziende, sia pubbliche che private, sappiano attrarre e investire nei giovani talenti.Questi giovani rappresentano il presente dinamico che può portare innovazione e freschezza nel mondo del lavoro.

L’investimento nel capitale umano e nella formazione è un pilastro che sostiene non solo la crescita individuale dei lavoratori, ma anche quella collettiva delle organizzazioni. È attraverso la formazione continua che possiamo assicurare che la domanda e l’offerta di lavoro non solo si incontrino, ma si integrino in modo costruttivo, generando valore aggiunto”. La percezione dell’importanza di formazione e preparazione nel processo di evoluzione del mondo del lavoro risulta, inoltre, evidente dai risultati di una rilevazione condotta dall’Adnkronos sul sito e i canali social rispetto al tema ‘Lavoro, competenze e formazione, quali sono le nuove priorità?’, che ha coinvolto circa 2000 persone nel periodo compreso tra il 9 e il 24 maggio 2024.Le competenze digitali sono utili per trovare lavoro per il 33% degli utenti coinvolti nella rilevazione; dato rafforzato dal 58% che si dice convinto che solo la formazione e l’aggiornamento migliorano la propria posizione lavorativa.

A chiudere il cerchio “ideale” di questo scenario futuro è la necessità, per il 60%, di investire sulle persone per affrontare al meglio la trasformazione digitale già in atto nel mondo del lavoro. “Sull’occupazione, i dati sono incontrovertibili – ha affermato Claudio Durigon, sottosegretario al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – con il 62% di occupati, 24 milioni circa.Un record storico dal 1970 ad oggi e, anche se non è ancora abbastanza vedendo la media europea, la direzione è quella giusta.

Il problema più impellente è sicuramente quello delle competenze collegato, in un certo senso, al gap tra Nord e Sud, la parte del Paese che è ancora in sofferenza. È necessario superare la stagione dei sussidi e dei fondi europei che non vengono ben gestiti e utilizzati investendo invece sullo sviluppo delle infrastrutture.E su questo, ribadisco che occorre sfruttare la grande occasione data dalle applicazioni dell’Intelligenza artificiale nel mondo del lavoro, una vera rivoluzione copernicana”. —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ecommerce: da filiera in Italia impatto economico di 133,6 mld euro, 7% pil

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(Adnkronos) – L’e-commerce genera un valore condiviso di oltre 133,6 miliardi di euro in Italia nel 2022, pari al 7% del Pil; un dato che, rispetto all’anno precedente, è cresciuto del 13,9%.Inoltre, considerando gli effetti indotti, diretti e indiretti, la filiera contribuisce a creare 1,6 milioni di posti di lavoro (+12,4% rispetto al 2021), rappresentando il 6,4% degli occupati in Italia, per un totale di 35 miliardi di euro di salari lordi nella sola filiera (+13,2% rispetto al 2021).

A beneficiare della ricchezza generata dalla filiera è l’intera società: grazie a questo valore, lo Stato può investire 49,6 miliardi di euro in servizi pubblici e infrastrutture, migliorando il benessere della collettività e supportando lo sviluppo economico del Paese con il 37% del totale generato , che corrisponde al 9,1% delle entrate fiscali 2022.  Sono queste le principali evidenze della ricerca realizzata da Netcomm, il Consorzio del commercio digitale in Italia, in collaborazione con Althesys, società di ricerca indipendente, presentata in occasione del convegno dal titolo ‘Elezioni europee e commercio digitale – scenari futuri e prospettive per la competitività dell’Italia e dell’Europa’ che si è tenuto questa mattina a Roma presso la Sala Cristallo dell’Hotel Nazionale, in piazza Montecitorio 131.  “L’e-commerce come ‘nemico da contrastare’ è un pregiudizio infondato e superato.I numeri parlano chiaro: il 7% del Pil del nostro Paese è generato dall’impatto che la filiera dell’e-commerce ha sull’economia italiana.

La politica non può ignorare queste evidenze: stiamo parlando di un comparto che vale oltre 133,6 miliardi di euro, il cui 37% è assorbito dallo Stato tra imposte e contributi, a beneficio dell’intero sistema.Ad oggi, il 4,7% del totale del fatturato delle aziende italiane viene registrato dal canale e-commerce.

Pur essendo una percentuale in crescita – essendo quasi raddoppiata dal 2014 quando era al 2,2% – le potenzialità di sviluppo di questo settore sono ancora molto ampie”, commenta Roberto Liscia, presidente di Netcomm. “Il grado di digitalizzazione delle nostre imprese – spiega – è ancora insufficiente e sono necessarie politiche che le supportino nel cogliere le opportunità di aprirsi ai mercati internazionali attraverso il digitale, incrementando l’export.Occorre intervenire sul sistema educativo italiano orientandolo al digitale con programmi di formazione che forniscano conoscenze operative.

Auspichiamo, inoltre, che il Governo adotti strategie di collaborazione sempre più serrate con i soggetti privati a favore del sistema Paese, dove le nuove tecnologie e le innovazioni come l’intelligenza artificiale rappresentano un asset di sviluppo fondamentale per le nostre imprese”. “Il commercio elettronico è una leva importante per aumentare la crescita dell’Italia e creare valore condiviso per tutto il suo sistema socio-economico, spingendo l’export e valorizzando il Made in Italy”, dice Alessandro Marangoni, Ceo di Althesys e presidente dello Shared Value Institute. “Il nostro Paese ha straordinarie potenzialità inespresse e l’e-commerce offre un’opportunità che altre nazioni paiono sfruttare meglio.Servono politiche che ne favoriscano uno sviluppo armonico: misure volte a formare capacità digitali, normative italiane ed europee che tutelino il consumatore senza inibire lo sviluppo delle imprese e, infine, accesso a finanziamenti e incentivi per la digitalizzazione delle pmi”, prosegue. La ricerca di Netcomm in collaborazione con Althesys ha individuato 3 macro-fasi in cui sono raggruppate tutte le categorie che compongono l’intera filiera dell’e-commerce, che vede al centro gli online seller (retailer, brand e marketplace), a monte i fornitori (servizi informatici, di marketing, consulenza, componenti materiali e altri servizi) e a valle il supporto alle attività di vendita (logistica e sistemi di pagamento).

Gran parte del valore condiviso (il 46,4%) si genera nella fase centrale, ossia quella delle attività degli online seller, che corrisponde a 61,9 miliardi di euro, in crescita dell’8,5% rispetto al 2021, e che occupa 773.000 persone nel 2022, un numero aumentato del 7,7% rispetto all’anno precedente.Di questo segmento della filiera fanno parte le aziende classificate come brand, retailer, e marketplace. Il resto del valore è equamente distribuito tra la fase che precede le vendite online (fornitori), che genera 36,6 miliardi di euro (il 27,4% del totale), in crescita dell’8% rispetto al 2021, e occupa 445.400 addetti, in crescita dell’8,7% rispetto al 2021; e la fase che segue la vendita online (supporto alle attività di vendita), che genera 35,1 miliardi di euro (il 26,3% del totale), in crescita del 33% rispetto al 2021, così come il numero di occupati che è pari a 415.100 nel 2022 e segna un significativo aumento rispetto al 2021, pari al +27%. In questa occasione, alle porte delle imminenti elezioni europee, Netcomm e l’Associazione europea Ecommerce Europe hanno presentato oggi ufficialmente il Manifesto dal titolo: ‘Digital commerce: la nostra visione per il futuro dell’Europa’ con l’obiettivo di veicolare all’attuale e futura classe dirigente delle precise istanze al fine di favorire lo sviluppo di un quadro normativo semplice, armonizzato e, soprattutto, sensibile alle peculiarità del mercato italiano, dove le piccole e medie imprese rappresentano una porzione vitale dell’economia.

L’obiettivo dichiarato è, infatti, quello di creare un contesto in cui le pmi possano crescere e competere efficacemente, sia a livello europeo che globale, superando gli ostacoli normativi e burocratici che spesso ne limitano il potenziale. “L’Unione europea è a un punto di svolta.Le prossime elezioni europee e il prossimo mandato dell’Ue avranno un impatto decisivo sulla nostra capacità di transizione verso un’economia più circolare e digitale, senza lasciare indietro nessuno, e di diventare un attore globale competitivo.

Affinché ciò accada, dobbiamo garantire la resilienza della nostra economia, delle imprese e delle persone che ne fanno parte.Crediamo fermamente che il settore del commercio digitale europeo sia fondamentale per raggiungere questi obiettivi, ed è su questi temi che Ecommerce Europe si sta focalizzando”, conclude Luca Cassetti, segretario generale di Ecommerce Europe. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

De Luca: “Meloni ha detto stro..a? Ha comunicato sua identità”

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(Adnkronos) –
“Ieri non ho sentito le cose dette dalla premier”.Vincenzo De Luca, governatore della Campania, risponde così alle domande sul ‘saluto’ della presidente del Consiglio Giorgia Meloni ieri a Caivano.

La premier si è avvicinata a De Luca e ha esordito con le parole “Presidente De Luca, quella stronza della Meloni…Come sta?”, ha detto la presidente del Consiglio, alludendo all’insulto usato dal governatore a febbraio e ‘captato’ dai cronisti in Transatlantico. “Ho sentito solo quando si è avvicinata a me per dire ‘presidente come sta?’, Infatti ho risposto “sto bene in salute e benvenuta qui’, poi ho appreso nel pomeriggio dai social della performance che era cominciata qualche metro prima, ma non avevo sentito sinceramente”, dice De Luca. “Ho appreso dai social della raffinata eleganza con cui si era avvicinata al Presidente della Regione che era lì per accoglierla e darle il benvenuto.

In ogni caso ho visto che la Meloni ci ha tenuto a comunicare la sua nuova e vera identità e noi non possiamo che concordare ovviamente”, aggiunge.  “Ieri mi sarei aspettato innanzitutto una visita a Brescia.Una data simbolo per il nostro Paese, perché i campetti di Caivano si possono inaugurare in qualunque momento.

Quell’anniversario no, quindi sarebbe stato doveroso innanzitutto andare a Brescia a rendere omaggio ai caduti, a riconfermare l’impegno contro il neofascismo che ha tormentato l’Italia per decenni, tanto per cominciare”, prosegue, affermando che Meloni avrebbe dovuto recarsi a Brescia. Il presidente della Regione Campania ha aggiunto, tornando sulle parole di ieri della presidente del Consiglio a Caivano: “L’unico insulto che c’è stato nella vita politica di questo Paese è quel comunicato della Meloni che offendeva 550 sindaci che erano a Roma per protestare contro il blocco delle risorse e che combattevano per aprire i cantieri e creare lavoro.Ma l’opinione pubblica nel nostro Paese è interessata più del cabaret, delle parole, dei fuorionda, delle scemenze che delle questioni sostanziali”, ha spiegato De Luca. “Il problema sostanziale è che allora è cominciata una deriva democratica nel nostro Paese.

Non si è mai visto un governo che oltraggia 550 sindaci, che chiude le porte dei Ministeri, che se ne scappa e si rifiuta di ricevere anche una delegazione.Quello è l’insulto vero di cui non ha parlato nessuno e di cui io parlerò fra qualche giorno, ricostruendo tutte le vicende, se non altro per far maturare una coscienza democratica e per svegliare un Paese che mi sembra un po’ narcotizzato, che non ha capito”, afferma.  —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

De Luca risponde a Meloni dopo la visita a Caivano: “Ha rivelato la sua vera identità”

De Luca Replica alla Meloni: “Ha Comunicato Sua Vera Identità” – Un’Analisi Approfondita

La visita di Giorgia Meloni a Caivano ha scatenato scintille con De Luca e tra i politici

La scena politica italiana non è mai priva di colpi di scena. Recentemente, un nuovo episodio ha infiammato il dibattito pubblico: la visita di Giorgia Meloni a Caivano ha portato a uno scambio acceso tra lei e Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania. Le parole di Meloni, “sono la stronza della Meloni, come sta?”, hanno suscitato una pronta replica da parte di De Luca:

“Ho visto che la Meloni ci ha tenuto a comunicare la sua nuova e vera identità e noi non possiamo che concordare ovviamente” “ha comunicato sua vera identità”.

Questo scambio di battute ha generato una vasta eco mediatica e diverse reazioni politiche.

La Visita di Giorgia Meloni a Caivano

Il Contesto della Visita

Giorgia Meloni ha visitato Caivano in un momento particolarmente delicato, con l’obiettivo di affrontare questioni di sicurezza e sviluppo sociale in un’area spesso trascurata dalle istituzioni.

Dichiarazioni Controverse

Durante la visita, Meloni ha fatto una dichiarazione provocatoria: “Sono la stronza della Meloni, come sta?”. Questa frase, volutamente provocatoria, ha immediatamente attirato l’attenzione e ha scatenato una serie di reazioni.

La Replica di Vincenzo De Luca

La Risposta di De Luca

Non è passato molto tempo prima che Vincenzo De Luca rispondesse alla provocazione di Meloni. La sua replica, “Ho visto che la Meloni ci ha tenuto a comunicare la sua nuova e vera identità e noi non possiamo che concordare ovviamente” “ha comunicato sua vera identità”, è stata altrettanto incisiva e ha alimentato ulteriormente il dibattito.

Analisi della Replica

De Luca, noto per il suo stile comunicativo diretto e spesso polemico, ha utilizzato questa frase per sottolineare quello che lui percepisce come la vera natura della politica di Meloni.

Vediamo alcune possibili interpretazioni della sua dichiarazione:

– **Smascheramento**: De Luca potrebbe aver voluto suggerire che Meloni ha finalmente rivelato la sua vera natura, nascosta dietro la facciata della sua retorica politica.

– **Provocazione**: Potrebbe anche essere stata una mossa per provocare ulteriormente Meloni e i suoi sostenitori, innescando una reazione a catena.

Reazioni e Interpretazioni

Reazioni Politiche

Le reazioni non si sono fatte attendere, e la dichiarazione di De Luca ha avuto un forte impatto su vari fronti politici.

Sostenitori di Meloni.  Molti sostenitori di Meloni hanno visto nella dichiarazione di De Luca un attacco gratuito e offensivo, volto a delegittimare la loro leader.

Critici di Meloni: Al contrario, i critici di Meloni hanno accolto la replica di De Luca come una conferma delle loro preoccupazioni riguardo alla sincerità e alle reali intenzioni della premier.

Reazioni dei Media

Anche i media hanno avuto un ruolo cruciale nel diffondere e analizzare questo scambio di battute.

Media di Destra I media favorevoli a Meloni hanno cercato di minimizzare la portata della dichiarazione, presentandola come un tentativo di distogliere l’attenzione dai successi della visita.

Media di Sinistra: I media di sinistra hanno invece amplificato la replica di De Luca, utilizzandola per criticare ulteriormente la leadership di Meloni.

Impatto sull’Opinione Pubblica

L’opinione pubblica è stata divisa dalla vicenda, con discussioni accese sui social media e nei talk show televisivi.

Supporto a Meloni: Molti cittadini hanno difeso Meloni, vedendo nella sua provocazione un esempio di sincerità e franchezza.

Sostegno a De Luca: Altri hanno appoggiato De Luca, interpretando la sua replica come un necessario richiamo alla realtà.

FAQ

Perché Meloni ha usato la frase “sono la stronza della Meloni”?

Meloni potrebbe aver utilizzato questa frase per provocare e scuotere il dibattito pubblico, cercando di attirare l’attenzione sui temi di sicurezza e sviluppo trattati durante la visita togliendosi, nel contempo, un sassolino dalle scarpe.

Qual è il significato della replica di De Luca?

La replica di De Luca, “ci ha tenuto a comunicare la sua vera identità”, può essere interpretata come un’accusa di ipocrisia verso Meloni, suggerendo che la sua vera natura sia finalmente emersa.

Quali sono le conseguenze politiche di questo scambio?

Questo scambio ha il potenziale di polarizzare ulteriormente l’opinione pubblica e di influenzare le prossime dinamiche elettorali, rafforzando le divisioni tra i sostenitori e i detrattori di Meloni.

Come hanno reagito gli altri leader politici?

Gli altri leader politici hanno reagito in modo variegato: alcuni hanno difeso Meloni, mentre altri hanno colto l’occasione per criticare la sua leadership e sostenere le parole di De Luca.

Conclusione

Lo scambio di battute tra Giorgia Meloni e Vincenzo De Luca durante la visita a Caivano ha messo in luce le tensioni e le divisioni esistenti nel panorama politico italiano. La frase di Meloni, “sono la stronza della Meloni, come sta?”, e la replica di De Luca, “ci ha tenuto a comunicare la sua vera identità”, hanno generato un acceso dibattito e diverse interpretazioni.

Mentre i sostenitori di entrambe le parti continuano a difendere i loro leader, l’opinione pubblica rimane divisa. Sarà interessante osservare come questo episodio influenzerà le future dinamiche politiche e quale sarà il prossimo capitolo di questa appassionante saga politica.

Centomila euro l’anno non bastano per essere felici

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(Adnkronos) –
Centomila euro all’anno non danno la felicità.Certo, sono (molto) meglio dell’essere poveri ma non sembrano più il ‘numero magico’ in grado di assicurare una vita tranquilla e felice.

Almeno a giudicare dalle ultime ricerche che sembrano mettere in discussione i risultati diffusi nel 2010 da una ricerca degli economisti premi Nobel Daniel Kahneman e Angus Deaton, che fissava a 75 mila dollari l’anno (oggi rivalutati a 110 mila, quindi 100 mila euro) la soglia del compromesso perfetto fra sicurezza, felicità e ambizioni. Lavorare fino allo sfinimento per raddoppiare, o decuplicare quel valore – si spiegava – non moltiplicava in pari misura il livello di felicità.Citando studi più recenti il Wall Street Journal suggerisce che in realtà potrebbe non esserci un reddito che rappresenti il ‘picco’ della felicità ma che il denaro potrebbe influenzare le nostre emozioni ben oltre la soglia pre-fissata.

Peraltro, la popolarità di cui ha goduto negli anni il dato dei 75mila dollari potrebbe essere dovuto al fatto che sembrava un valore piuttosto facile da raggiungere per una gran parte della popolazione.I milionari potrebbero essere, in proporzione, assai più felici di quanti si accontentano del valore standard.

Ma – riconosce il WSJ – il loro numero è assai inferiore e la loro disponibilità a parlare di emozioni e denaro è ancora minore. 
“Sarebbe assolutamente sbagliato ridurre la ricerca della felicità alla ricerca del denaro”, spiega Matt Killingsworth, economista dell’Università della Pennsylvania. “Allo stesso tempo, sarebbe anche sbagliato scartare totalmente il denaro come fattore significativo”.Una ricerca del 2020 pubblicata sulla Review of Economic Studies ha esaminato lo stato d’animo di vincitori della lotteria in Svezia e ha scoperto che l’incremento di felicità era osservabile più di un decennio dopo la vincita. Altri ricercatori affermano comunque che oltre un certo livello di retribuzione, la felicità di fatto si stabilizza.

Anche se continuasse a esserci un sottile aumento della felicità, “sarebbe così piccolo da essere irrilevante”.A questo punto la conclusione del WSJ è semplice: il denaro compra la felicità, ma con rendimenti decrescenti.

E non esiste nessun numero magico. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Al via ‘No-tabacco race’, corsa di Università, Policlinico e Cus Tor Vergata

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(Adnkronos) – Tutto è pronto per la ‘No-tabacco race – #Io respiro’, corsa non competitiva ed evento di sensibilizzazione contro il fumo, anche passivo, nato dalla collaborazione tra l’Università, il Policlinico (Ptv) e il Cus Tor Vergata, coordinato dai professori dello stesso ateneo Paola Rogliani, ordinaria di Malattie respiratorie presso il Dipartimento di Medicina sperimentale e direttrice dell’Uoc Malattie dell’apparato respiratorio presso il Ptv, e Vincenzo Ambrogi, ordinario di Chirurgia toracica presso il Dipartimento di Scienze chirurgiche e direttore dell’Uoc Chirurgia toracica al Ptv.L’appuntamento è per il 31 maggio presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia, a partire dalle 8.45. “In occasione della Giornata mondiale senza tabacco, indetta dall’Oms per il 31 maggio – afferma Rogliani – qui a Roma Tor Vergata, con la collaborazione della Facoltà di Medicina, del Policlinico e del Cus, abbiamo deciso di organizzare una manifestazione non competitiva dedicata alla prevenzione e alla promozione di stili di vita sani e attivi.

Tutta la comunità accademica e del Policlinico si è spesa per l’evento: un particolare ringraziamento per la straordinaria capacità organizzativa al Cus Tor Vergata, al suo presidente Manuel Onorati e a tutti coloro che hanno contribuito all’organizzazione dell’iniziativa”.Ambrogi si definisce “fan entusiasta” di questa No-tabacco race che, “oltre al fatto sportivo, in cui credo tantissimo”, ricorda il progetto della ‘Maratona chirurgica – H24’ con cui “intendiamo prolungare l’orario delle nostre sale operatorie, per dare la possibilità di un abbattimento delle liste operatorie che costituiscono un reale problema, soprattutto nei pazienti affetti da neoplasie, come quelle che vanno in chirurgia toracica”. In Italia – ricorda una nota – il fumo rappresenta la principale causa di morte prevenibile, con oltre 90mila decessi ogni anno.

I danni da fumo hanno un impatto non solo sulla nostra salute, ma anche su quella dell’ambiente.Secondo i dati diramati lo scorso anno dal ministero della Salute, fuma circa il 20% della popolazione italiana sopra i 15 anni, ovvero oltre 10 milioni di persone.

Secondo i dati ministeriali, il tabacco provoca più decessi di alcol, aids, droghe, incidenti stradali, omicidi e suicidi messi insieme e, in particolare, è una causa di almeno 25 malattie tra le quali broncopneumopatie croniche ostruttive (Bpco) e altre patologie polmonari croniche, cancro del polmone e altre forme di tumore, cardiopatie, vasculopatie.Senza considerare il grande impatto del fumo passivo, soprattutto durante la gravidanza. La manifestazione No-tabacco race – #Io respiro coinvolge gli oltre 400 partecipanti iscritti in una corsa non competitiva di 4 km nel Campus dell’Università di Tor Vergata, grande polmone verde che si estende per oltre 600 ettari intorno alle 6 Facoltà dell’ateneo.

Alla corsa è associata la possibilità di visitare gli stand informativi con attività di prevenzione gratuita.Gli stand, aperti a tutti, saranno gestiti dal personale medico e infermieristico del Policlinico, inclusi medici specializzandi e studenti della Facoltà di Medicina.

Dopo un triage infermieristico, verranno svolte attività sanitarie di pneumologia, cardiologia, medicina dello sport, medicina interna e chirurgia toracica.Questi professionisti forniranno informazioni e saranno a disposizione per effettuare gratuitamente esami legati alla salute dei polmoni e del cuore, come spirometrie, elettrocardiogrammi ed ecografie.

Verranno inoltre offerti consigli su stili di vita sani, come una corretta alimentazione, l’importanza dell’esercizio fisico e i benefici di una vita senza tabacco.Saranno presenti anche stand animati dai volontari e dalle associazioni di pazienti.  “La campagna di prevenzione contro i danni del fumo è un’iniziativa molto importante – commenta il rettore dell’Università di Roma Tor Vergata, Nathan Levialdi Ghiron – perché consente di sensibilizzare l’opinione pubblica, con riferimento appunto ai danni che il fumo può provocare, verso un comportamento sano e responsabile”.

Si tratta di “una giornata che dedichiamo ai giovani – aggiunge il commissario straordinario del Policlinico Tor Vergata, Isabella Mastrobuono – perché le nuove generazioni devono aumentare la consapevolezza che la salute va difesa.A loro va il nostro impegno per diffondere questa cultura, smascherando i falsi miti ‘affascinanti ed attrattivi’ dell’uso del tabacco”.  Conclude il direttore sanitario del Ptv, Andrea Magrini: “Salute e sport, uniti per sensibilizzare sui pericoli del fumo di sigarette.

Con questo evento facciamo sentire forte la voce a difesa della salute.Oggi ogni piccolo passo corre verso un futuro senza fumo.

Vitale il contributo di ognuno di noi”. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Israele: “Altri 7 mesi di combattimenti a Gaza”. Erdogan: “Netanyahu vampiro assetato di sangue”

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(Adnkronos) – “I combattimenti a Gaza continueranno per almeno altri sette mesi”.Si è espresso così il consigliere per la sicurezza nazionale di Israele, Tzachi Hanegbi, in un’intervista a Kan rilanciata dal Jerusalem Post.

Le operazioni militari israeliane nella Striscia, che nel 2007 finì sotto il controllo di Hamas, sono iniziate dopo l’attacco del 7 ottobre dello scorso anno in Israele.Attualmente, secondo Hanegbi, le forze israeliane (Idf) controllano il 75% del cosiddetto ‘corridoio di Filadelfia’, striscia di terra tra Gaza ed Egitto. Secondo quanto ha reso noto il ministero della Sanità di Gaza City, è salito ad almeno 36.171 palestinesi uccisi e 81.420 feriti il bilancio degli attacchi sferrati da Israele sulla Striscia di Gaza dal 7 ottobre.  Il primo ministro israeliano Benjamin ”Netanyahu è un malato di mente, un maniaco, uno psicopatico, un vampiro che si nutre di sangue”.

Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan intervenendo a una riunione del suo partito, l’Akp.E’ quanto riporta Yeni Safak.

Parlando della situazione nella Striscia di Gaza, Erdogan ha affermato che ”questa brutalità e barbarie devono essere fermate immediatamente da tutta l’umanità, prima che sia troppo tardi e prima che Netanyahu e la sua rete di assassini vadano completamente fuori controllo”. ”Israele, che agisce a mani nude, non rappresenta una minaccia solo per i palestinesi o per Gaza, ma anche per la pace globale e l’umanità intera”, ha dichiarato il presidente turco, come riporta l’agenzia di stampa Anadolu. “Nessuno Stato è al sicuro fino a quando Israele non verrà messo sotto il controllo e il vincolo del diritto internazionale.Questo riguarda anche la Turchia”, ha detto Erdogan. Intervenendo alla riunione del suo partito, trasmessa dalla televisione di Stato Trt, il leader turco ha quindi affermato: ”Ho poche parole da dire al mondo islamico, cosa aspettate a prendere una decisione comune per salvaguardare i diritti, la vita e la dignità delle sorelle e dei fratelli palestinesi?”.

E ha concluso, tra gli applausi: ”Dio riterrà voi, tutti noi, responsabili di questo”. Dure critiche sono arrivate a Israele dall’Arabia Saudita.Il ministero degli Esteri di Riad accusa Israele di “continui massacri genocidari”.

La diplomazia della monarchia del Golfo “condanna nei termini più forti i continui massacri genocidari commessi dalle forze di occupazione israeliane contro il popolo palestinese” e punta il dito contro Israele in particolare perché “continua a colpire le tende dei rifugiati palestinesi indifesi a Rafah”.  Il regno afferma di ritenere Israele “pienamente responsabile” per “quello che sta accadendo a Rafah e in tutti i Territori palestinesi occupati”.Una nota denuncia “le continue palesi violazioni di tutte le risoluzioni, le leggi e le norme internazionali e umanitarie” che “aggravano l’entità della catastrofe umanitaria senza precedenti vissuta dal popolo palestinese”.

Riad “sottolinea la necessità che la comunità internazionale si assuma le sue responsabilità” per “fermare i massacri contro il popolo palestinese” e affinché i responsabili ne rispondano. L’Alto Rappresentante dell’Ue Josep Borrell, intervenendo a Bruxelles al Forum Schuman sulla sicurezza e la difesa, ha sottolineato che “l’attacco terrorista di Hamas contro Israele e la risposta di Israele hanno gettato la regione in un ciclo di violenza, il peggiore da decenni, con la minaccia costante di una escalation regionale.Ciò che vediamo a Gaza è certamente un orrore.

E un orrore non può giustificare altro orrore.E’ difficile qualificare quello che sta succedendo in Ucraina senza usare la stessa qualifica di quello che accade a Gaza.

Sono situazioni diverse, certo, ma i diritti umani vengono violati in entrambi i casi”.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Kate Middleton sta meglio, vista fuori casa con i suoi familiari

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(Adnkronos) –
Kate Middleton è stata avvistata alcuni giorni fa in giro con la famiglia.Una notizia che incoraggia i sudditi britannici all’ottimismo circa lo stato di salute della principessa del Galles, mentre prosegue il suo ciclo di chemioterapia preventiva.

Alcune fonti non ufficiali parlano adesso della possibilità che Kate torni agli impegni ufficiali ad autunno, anche se il Palazzo e gli addetti ai lavori reali hanno voluto sottolineare che non è stata ancora pianificata alcuna data precisa.Secondo Vanity Fair, la consorte di William è addirittura giunta a un punto di svolta della sua terapia e si sente molto meglio. “È stato un grande sollievo sapere che tollera il farmaco e che in realtà sta molto meglio”, scrive il magazine. “E’ chiaro che Kate non ha fretta di tornare al lavoro e rimane concentrata sul recupero. È stato, ovviamente, un periodo molto impegnativo e preoccupante.

Tutti si sono stretti attorno a lei: William, i suoi genitori, sua sorella e suo fratello.Non esiste una tempistica e certamente non c’è fretta.

Sarà quando si sentirà pronta e quando riceverà il via libera dal suo team medico.Ma tornerà al lavoro al 100%, su questo non ci sono dubbi”. La principessa Kate non partecipa ad un impegno pubblico ufficiale dal giorno di Natale, ricorda Vanity Fair.

Si ritiene che la sua lunga assenza dai riflettori sia uno dei motivi per cui ha voluto dare la notizia del suo cancro tramite un videomessaggio.Secondo gli addetti ai lavori, Kate voleva che la gente vedesse che stava bene.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Salute, studi confermano i benefici del riunirsi a tavola in momenti conviviali

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(Adnkronos) – Mangiare in compagnia fa bene alla salute: lo confermano due recenti studi.Il primo, dell’Università del Minnesota e pubblicato sulla rivista ‘Family, System and Health’, fotografa l’attuale convivialità analizzando abitudini e riti quotidiani in Italia, Germania e Stati Uniti, con oltre mille partecipanti per ciascun Paese.

Il secondo è uno studio italiano pubblicato su ‘Nutrition Research’, che analizza la più recente letteratura per confermare quanto mangiare insieme faccia bene, renda più felici e meno stressati.I due studi sono stati presentati in occasione del nuovo appuntamento, parte del ciclo di incontri ‘Let’s Talk About Food & Science’ promosso dal Gruppo Barilla, a cui hanno partecipato gli autori della scientific review italiana Elisabetta Bernardi, nutrizionista dell’Università di Bari e divulgatrice scientifica, e Francesco Visioli, professore associato di Nutrizione umana, Dipartimento di Medicina molecolare, Università di Padova, con Vincenzo Russo, professore ordinario di Psicologia dei consumi e Neuromarketing, fondatore e coordinatore del Centro di ricerca di Neuromarketing ‘Behavior and Brain Lab’ dell’Università Iulm.  Nel dettaglio, lo studio dell’Università del Minnesota, realizzato in collaborazione con il Gruppo Barilla – illustra una nota – rivela che chi mangia più spesso in compagnia dichiara di essere meno stressato, specie tedeschi e italiani, e, a fine pasto, di avere un umore migliore per il resto della giornata, soprattutto americani e tedeschi.

Inoltre, sono state riscontrate correlazioni positive significative tra la frequenza dei pasti condivisi e il rafforzamento dei legami sociali in tutti e 3 i Paesi analizzati.Un’altra notizia positiva è che la convivialità è un fenomeno globale e non solo mediterraneo, pur con qualche differenza: dichiara di consumare 6 o più pasti a settimana in famiglia o con gli amici il 50% degli intervistati, con punte del 74% in Italia, che è leader in convivialità.

All’altro estremo ci sono gli Stati Uniti, con un americano su 10 che ammette di non mangiare mai assieme ad amici o familiari e 3 su 10 che non fanno più di 2 pasti a settimana in famiglia.Inoltre, il 20% degli italiani condivide sui social foto del pasto, tanto quanto gli americani e più spesso dei tedeschi, un’abitudine tollerata dai commensali purché non ci si intrattenga in videocall o telefonate.  Una ulteriore riprova della correlazione positiva tra convivialità, prevalenza inferiore di malattie cronico-degenerative, e maggiore benessere psicologico e longevità arriva dalla scientific review italiana realizzata da Bernardi e Visioli, secondo cui l’analisi delle risposte infiammatorie, dei livelli di pressione sanguigna, della frequenza cardiaca e dei livelli di cortisolo evidenziano una relazione diretta tra felicità, salute e longevità, seppure i meccanismi che regolano una tale relazione non siano ancora del tutto chiari. “Il modello alimentare mediterraneo, che si fonda proprio sul valore della convivialità – osserva Visioli – fa bene e lo provano numerosi studi.

Tra i più recenti, un’indagine condotta sulla popolazione spagnola che ha dimostrato una correlazione tra dieta mediterranea, condivisione dei pasti e minore insorgenza di malattie cardiovascolari.Il contesto sociale esercita dunque una profonda influenza sul comportamento alimentare: quando le persone condividono il pasto danno priorità alla salute e al benessere, prediligendo una sana alimentazione e aumentando il consumo di frutta e ortaggi”.

Inoltre, stando allo studio, i nuclei familiari che consumano insieme i pasti tendono ad avere una dieta più sana e i loro membri hanno meno probabilità di essere in sovrappeso o obesi.In particolare, i bambini che sin dalla tenera età sono cresciuti con genitori abituati al consumo di frutta e ortaggi saranno più propensi a integrare questi alimenti nella propria dieta quotidiana.

Non solo: i due studiosi riportano evidenze secondo cui i bambini che consumano i pasti in famiglia hanno un rischio minore di obesità, migliori risultati scolastici e sono meno stressati e ansiosi.La partecipazione ai pasti con amici e familiari crea anche un ambiente favorevole allo scambio di esperienze, migliorando così la qualità della comunicazione.  “Queste evidenze – aggiunge Bernardi – ci ricordano l’importanza di trovare il tempo per i pasti in comune.

Non serve rimpiangere modelli conviviali che fanno parte di un passato lontano: che si tratti di un piacevole brunch nel fine settimana o di una cena veloce in settimana, i benefici del riunirsi intorno alla tavola ci sono e sono innegabili.Favorendo i legami e promuovendo emozioni positive, i pasti condivisi, in particolare se ispirati alla dieta mediterranea, hanno il potenziale per migliorare la qualità della vita degli individui e rafforzare i legami all’interno delle comunità.

Infine, i ricordi positivi di precedenti interazioni sociali con parenti o amici stretti influiscono sulla decisione di perseguire ulteriori legami con queste persone”. Se la dieta mediterranea è il modello alimentare della convivialità, il suo piatto simbolo non può essere che la pasta. “Mangiare pasta – sottolinea Russo – provoca nell’individuo uno stato emotivo-cognitivo positivo con dei risultati uguali, se non addirittura superiori, rispetto a quelli registrati con tecniche neuroscientifiche ascoltando la musica preferita o assistendo a una manifestazione con lo sportivo che si tifa.Uno studio realizzato dal nostro Centro di ricerca di Neuromarketing ‘Behavior & Brain Lab’ dell’Università Iulm ha dimostrato che l’esperienza emotiva vissuta durante la degustazione della pasta preferita è pari a quella generata dalla rievocazione di ricordi felici, in particolare quelli legati alla famiglia.

I partecipanti al nostro test hanno infatti legato il consumo di pasta a momenti di condivisione familiare (5,10 su una scala Lickert da 1 a 6) e amicizia (5,07)”.  —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Lavoro, Samoggia (Philip Morris Italia): “Nostra sfida è ricerca competenze”

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(Adnkronos) – “Siamo stati l’unico operatore del settore a dichiarare di voler uscire dal mondo delle sigarette.E quindi la sfida è la ricerca delle competenze.

Il problema però non è trovare i talenti ma giovani talenti.Da una ricerca realizzata in collaborazione con il Censis emerge che i tre quarti degli italiani (il 76,1%) condividono l’affermazione secondo la quale in Italia il lavoro c’è, ma si tratta di un lavoro poco qualificato e sottopagato.

Bisogna rimettersi in moto dal punto di vista della formazione”.A dirlo oggi Michele Samoggia, senior manager communication sustainability & public affairs Philip Morris Italia, in occasione dell’appuntamento con Adnkronos Q&A, ‘Le competenze, un punto fermo’, in corso oggi al Palazzo dell’Informazione di Roma. “Si deve partire dall’ascolto attivo – spiega – che avviene nella nostra azienda per accompagnare le persone nella loro crescita.

Diamo spazio alle persone per conciliare al meglio la propria vita personale e professionale, garantendo le migliori condizioni per lavorare e organizzare la propria quotidianità con equilibrio e flessibilità”.  —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Buchmesse, Saviano: “Fiero di non essere stato invitato”

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(Adnkronos) – “Sono fiero di non essere stato invitato alla fiera di Francoforte, da quello che ritengo il più ignorante governo della storia italiana, e mi fa sorridere quanto siano inefficaci questi ostracismi.Più censurano e bloccano, più la società culturale e civile si fa sentire”.

Così lo scrittore Roberto Saviano, in un post su Instagram, torna sul mancato invito a far parte della delegazione italiana alla Buchmesse, la Fiera del libro di Francoforte. Lo scrittore Sandro Veronesi ha dal canto suo rinunciato a far parte della delegazione italiana alla prossima Buchmesse di Francoforte, dove l’Italia sarà ospite d’onore.La decisione del due volte vincitore del Premio Strega segue l’esclusione di Roberto Saviano dalla delegazione.  “Le ragioni balorde e ridicole con cui il commissario Mauro Mazza ha giustificato ‘’esclusione di Roberto Saviano – dichiara Veronesi in una nota – non mi permettono di accettare l’invito che ho ricevuto.

Continua questa pratica di ingerenza del ‘presidente del Consiglio e dei suoi più fidati collaboratori, accompagnata da ‘putiniana ipocrisia’, su decisioni che non devono seguire logiche politiche.Se si renderà necessario per il mio lavoro andrò a Francoforte privatamente”.  “La prima cosa che ho fatto dopo aver ricevuto l’invito alla #buchmesse2024 è stata chiedere a @robertosaviano se fosse stato invitato: no.

Quindi mi sono fabbricato un impegno alternativo anch’io (c’ho judo)”.Lo scrive su X, lo scrittore Paolo Giordano. “Purtroppo Roberto – scrive Giordano in un altro post – è diventato una cartina al tornasole di certi criteri politici di inclusione ed esclusione.

Inaccettabili nella cultura.Essere ospiti alla Buchmesse è un appuntamento importante per gli scrittori e le scrittrici, non esserci o rinunciare ha un costo”.

E ancora: “Non è solo una questione politica.ma di banale opportunità: credo che Roberto sia l’unico di noi ad aver parlato all’Accademia di Svezia.

Come si può anche solo pensare di non invitarlo in una delegazione italiana?Quanta miopia serve anche solo strategica?”, si domanda. “Se l’affaire Antonio Scurati – sostiene giordano – fosse accaduto prima degli inviti, sarebbe successo lo stesso anche a lui.

Io credo che tutto questo abbia raggiunto un livello di esplicitezza inaccettabile.Peccato.

La #buchmesse era una grande occasione per tutti e tutte noi.E per il paese”, conclude. “Trovo fastidiosa la presenza del partito degli intellettuali che in qualche modo interviene, decide, sanziona e pretende di essere un potere per diritto divino”.

A parlare così è lo scrittore Marcello Veneziani che con l’AdnKronos commenta l’assenza di Roberto Saviano dalla Buchmesse e il conseguente rifiuto di Sandro Veronesi a far parte della delegazione italiana alla Fiera di Francoforte. “Non saprei giudicare con l’accetta la scelta di non invitare Saviano e la reazione di Veronesi.Ma l’unica cosa che noto in generale è la presenza incombente del partito degli intellettuali che include alcuni ed esclude altri.

Nello specifico – conclude – si poteva anche invitare Saviano, di cui non ho un grande giudizio, considerando il fattore della popolarità e della notorietà”, conclude. —culturawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Maxi incidente sull’autostrada A1, due morti in uno scontro tra quattro tir e tre auto

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(Adnkronos) –
Terribile incidente fra quattro tir e tre auto sull’autostrada A1 al km 328 nel comune di Figline Valdarno, in provincia di Firenze, dopo lo svincolo Valdarno in direzione Nord.Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del comando di Firenze, distaccamento di Figline Valdarno, e la squadra del distaccamento di Montevarchi del comando di Arezzo.

I vigili del fuoco giunti sul posto con due squadre hanno garantito la sicurezza del complesso scenario e liberato dall’abitacolo delle vetture e dai mezzi pesanti gli occupanti e affidati al personale sanitario.Due delle persone estratte dai vigili del fuoco e affidate al personale medico sono state dichiarate purtroppo decedute, mentre una risulta ferita e trasportata in elisoccorso al pronto soccorso di Careggi. Si segnala che a pochi metri prima dell’incidente era in transito un’ambulanza con un trasferimento urgente da Foligno per il trasporto di un bambino verso il Meyer rimasto bloccato.

I Vigili del fuoco hanno provveduto a liberare con urgenza uno spazio per permettere all’ambulanza di proseguire la marcia verso il Meyer.Sul posto Polizia Stradale e personale di Autostrade per la gestione della viabilità e per agevolare l’arrivo dei mezzi di soccorso.

Inviata anche l’autogru dal distaccamnto di Fi-Ovest, fatta poi rientrare.La circolazione in entrambi i sensi di marcia risulta al momento bloccata. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Rafah, media: “Israele ha usato bombe guidate ‘made in Usa’”

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(Adnkronos) – Fabbricate negli Usa.Erano state prodotte negli Stati Uniti le munizioni utilizzate nel raid che domenica scorsa ha fatto, secondo le notizie da Gaza, decine di morti tra i palestinesi rifugiati in un campo per sfollati a Rafah.

E’ la conclusione a cui giungono New York Times e Cnn.Frammenti delle munizioni filmati nel luogo dell’attacco il giorno dopo il raid mostrano quel che resta di una bomba guidata Gbu-39, progettata e fabbricata negli Usa, scrive il Nyt.

Per Trevor Ball, con un passato da esperto nell’esercito Usa che ha individuato l’arma e l’ha scritto chiaramente su X, il dettaglio cruciale nei frammenti sarebbe il sistema di azionamento della ‘coda’, che controlla la ‘guida’ della Gbu-39 verso un obiettivo. Secondo Ball, c’erano dettagli chiaramente visibili fra i frammenti.E quei pezzi, filmati dal giornalista palestinese Alam Sadeq, erano anche contrassegnati da una serie di numeri, che inizia con ‘81873’.

Si tratta, scrive sempre il giornale, del codice identificativo unico assegnato dal governo Usa alla Woodward, con sede in Colorado, fornitore di componenti per l’industria aerospaziale, anche per la Gbu-39. “La parte della testata” della munizione “è distinta e la sezione di guida e ala è davvero unica rispetto ad altre”, ha concluso Ball con la Cnn, dicendo di aver “visto la sezione di azionamento della coda” e aver “capito subito che si trattava di una delle varianti Sdb/Gbu-39”.  La rete americana ha ottenuto immagini che mostrano vaste aree del campo di Rafah in fiamme, con decine di persone, anche donne e bambini, che cercano un riparo.Corpi bruciati, anche di bimbi, sono stati estratti dalle macerie.

La Cnn ha geolocalizzato video con tende in fiamme dopo il raid contro il campo per sfollati noto come ‘Kuwait Peace Camp 1’ e spiega di aver geolocalizzato filmati condivisi sui social media in cui – confermano anche altri tre esperti di armi che hanno esaminato le immagini per la rete – è visibile appunto la parte posteriore di una bomba Gbu-39 Sdb (Small Diameter Bomb).Una munizione descritta dall’esperto Chris Cobb-Smith come ad alta precisione, concepita per provocare un numero ridotto di danni collaterali.

Ma, ha aggiunto, “l’uso di qualsiasi munizione, anche di queste dimensioni, comporta sempre dei rischi in un’area densamente popolata”. Altri due esperti, Richard Weir di Human Rights Watch e Chris Lincoln-Jones, ex ufficiale delle forze britanniche, hanno identificato il frammento nel video analizzato dalla Cnn come parte di una Gbu-39 di fabbricazione Usa.  Il Nyt scrive che per mesi funzionari statunitensi hanno esortato i militari israeliani ad aumentare l’uso delle Gbu-39 a Gaza perché a livello generale sono più ‘precise’ e più consone a contesti urbani rispetto a munizioni più grandi, comprese quelle da 2.000 libbre, prodotte sempre negli Usa e utilizzate da Israele. Dopo il raid di domenica a Rafah, ieri i militari israeliani hanno fatto sapere di aver utilizzato “le munizioni più piccole utilizzabili per i nostri jet” nell’operazione contro due comandanti di Hamas, bombe con 17 chili di materiale esplosivo.Ma gli stessi militari israeliani non hanno voluto precisare al Nyt quali bombe siano state utilizzate.

E il giornale e la rete sottolineano come le Gbu-39 abbiano circa 17 chili di esplosivo. Secondo il portavoce dei militari israeliani, Daniel Hagari, “le nostre munizioni da sole non avrebbero potuto innescare un incendio delle dimensioni” di quello di domenica che ipotizzano possa essere stato provocato da un’esplosione ‘secondaria’ per la possibile presenza nell’area di armi o materiali combustibili.Da Gaza denunciano la morte di 45 persone.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato di “tragico indicente”. “Come risultato del raid a Rafah non ho cambiamenti di politica da annunciare – ha detto ieri il portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, John Kirby – Gli israeliani stanno indagando, osserveremo con grande interesse quello che scopriranno”.E ieri sono arrivate notizie di tank israeliani nel centro di Rafah, per la prima volta da quando il 7 ottobre dello scorso anno Israele ha avviato le operazioni militari contro Hamas nella Striscia di Gaza, dove – dicono dall’enclave palestinese – si contano più di 36.000 morti.

Operazioni scattate in risposta al terribile attacco di quel giorno in Israele.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)