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Elezioni europee, da Meloni a Schlein: i leader al voto oggi

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(Adnkronos) –
Si aprono i seggi in Italia oggi per le elezioni europee 2024.Dalle 8 alle 15 di sabato 8 giugno si vota e anche i leader e i big dei vari partiti si preparano a entrare in cabina per esprimere la propria preferenza.

Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, voterà oggi tra le 15 e le 15.30 al seggio della scuola Vittorio Bachelet, a Roma.Attorno alla stessa ora, fa sapere il Pd, voterà Elly Schlein: la segretaria dem voterà a Bologna, nel seggio allestito alla Scuola Ercolani. Il segretario di Azione, Carlo Calenda, sempre verso le 15, si recherà a Roma presso la scuola dell’infanzia ‘Luigi Settembrini’ per votare. La leader di +Europa, Emma Bonino, capolista al NordOvest e candidata al Centro per gli Stati Uniti d’Europa, voterà alle ore 18 al seggio elettorale allestito presso il Liceo Scientifico Statale Vittoria Colonna.

Bonino sarà accompagnata dal segretario di +Europa, Riccardo Magi. Nicola Fratoianni dell’Alleanza Verdi Sinistra voterà oggi alle 17 a Foligno presso il seggio elettorale di via Piermarini.Il co-portavoce di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra invece voterà a Rovereto. Il Presidente del Senato Ignazio La Russa voterà a Milano, alle ore 15 al seggio di via Antonio Stoppani.      —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Caldo nel weekend, allerta oggi e domani: domenica arancione a Bari

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(Adnkronos) – Il grande caldo prende di petto l’Italia.Scatta l’allerta gialla oggi a Roma e in altre 5 città: Bologna, Campobasso, Frosinone, Latina e Perugia.

Il livello uno di allerta, avverte il ministero della Salute, suggerisce di “prendersi cura di parenti o vicini di casa anziani che vivono soli” e di segnalare “ai servizi socio-sanitari eventuali situazioni che necessitano di un intervento”. Per prevenire gli effetti delle ondate di calore sulla salute, la Protezione civile nazionale regionale ha diramato un avviso di condizioni meteo avverse per oggi in Sardegna. “Si prevedono temperature massime molto elevate, localmente superiori a 40° Celsius nel settore occidentale e settentrionale dell’Isola” scrive la Protezione Civile. 
Domani, domenica 9 giugno, è prevista un’allerta arancione con temperature da record a Bari e gialla ad Ancona, Cagliari, Campobasso, Catania, Napoli, Palermo e Perugia.L’avviso di livello 2, sottolinea il ministero della Salute, prevede condizioni meteorologiche che possono rappresentare un rischio per una parte di popolazione più fragile.  Prima ondata di caldo su tutta l’Italia con l’anticiclone Scipione.

Sabato 8 giugno si raggiungerà il picco del caldo al Centro-Nord, sottolinea www.iLMeteo.it mentre al Sud il culmine arriverà tra martedì e mercoledì prossimo: il sabato vedrà il mercurio dilatarsi fino a segnare 38°C a Oristano, 36°C a Taranto, 35°C a Foggia e Siracusa con Matera e Terni a 34°C.  Si toccheranno anche i 33°C al Nord, in particolare nelle zone interne della Romagna.Domenica il quadro africano, associato all’anticiclone Scipione, sarà ancora più rovente al Sud e solo su parte del Centro: sono infatti in arrivo acquazzoni al settentrione e verso la Toscana, con un aumento delle nubi che contribuirà a far scendere le massime su queste zone. Dove il tempo resterà soleggiato avremo picchi di 37°C a Siracusa, 35-36°C su tutta la Puglia, dal foggiano al Salento.

A Cefalù, ad esempio, si prevedono 39°C all’ombra.Al Sud il caldo proseguirà, come detto, fino a mercoledì: nei primi tre giorni della nuova settimana sono previsti valori eccezionali, fino a 42°C in Sicilia.  La particolarità di questa prima ondata di calore sarà infatti l’afa.

Le condizioni risulteranno calde, ma anche molto umide a causa delle abbondanti piogge cadute nelle ultime settimane.Il primo sole estivo farà infatti ‘ribollire’ i terreni saturi d’acqua e creerà un ambiente quasi tropicale.

E’ prevista una sensazione di afa opprimente specie in Emilia Romagna, lungo i settore adriatici, ma in pratica su quasi tutte le zone interne, fondovalle alpini compresi. L’espansione di un’area di alta pressione dal Nord Africa garantirà ancora 12-18 ore di tempo in prevalenza asciutto.Sulla Lombardia, secondo il bollettino meteo di Arpa regionale, oggi il tempo tenderà progressivamente a peggiorare per l’avvicinamento di una struttura di bassa pressione dalla Penisola Iberica, che soprattutto domenica pomeriggio-sera apporterà piogge e temporali diffusi, anche di forte intensità. La prima parte della nuova settimana sarà instabile con piogge su molte zone, specie su Alpi e Prealpi.

In quest’ultima fase le temperature saranno in progressiva diminuzione fino a portarsi al di sotto delle medie del periodo.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Elezioni europee, oggi e domani si vota in Italia: cosa c’è da sapere

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(Adnkronos) –
Elezioni europee 2024, primo giorno di voto in Italia.Oggi, sabato 8 giugno, seggi aperti dalle 15.00 alle 23.00 per l’elezione dei 76 membri del Parlamento europeo spettanti al nostro Paese, ma che per l’elezione del Consiglio e del presidente della giunta regionale in Piemonte, per il turno annuale di elezioni amministrative nelle regioni a statuto ordinario e nelle regioni a statuto speciale Friuli Venezia Giulia, Sardegna e Sicilia.

Il voto andrà avanti anche domani, con la possibilità di recarsi alle urne dalle 7 del mattino alle 23 di sera.  Per le elezioni europee si recheranno a votare oltre 51 milioni di cittadini, cioè il totale degli iscritti alle liste elettorali.Le elezioni amministrative italiane riguardano invece 3.698 comuni in totale, di cui 3.520 delle regioni a statuto ordinario, 114 del Friuli Venezia Giulia, 27 della Sardegna e 37 della Sicilia.

Sono 28 i comuni capoluogo al voto. Gli elettori, spiega il Viminale, devono recarsi a votare in possesso di documento di identità valido e tessera elettorale.In caso di smarrimento o esaurimento degli spazi per le timbrature sulla tessera, la stessa può essere richiesta anche nei giorni di votazione presso l’ufficio elettorale del comune di iscrizione nelle liste elettorali. Per quanto riguarda le elezioni europee, è possibile votare una sola lista, e non è ammesso il voto disgiunto.

L’elettore può tracciare un segno sul simbolo della lista scelta, anche senza indicare candidati.I nominativi dei candidati eventualmente scelti vanno indicati sulle righe stampate a destra del simbolo, scrivendo il cognome oppure il nome e il cognome in caso di omonimia.

Si possono esprimere da una a tre preferenze.Nel caso di due o tre preferenze, le stesse devono riferirsi a candidati di genere diverso, altrimenti si determina l’annullamento della seconda o della seconda e terza preferenza.

I candidati devono appartenere alla lista votata. Le liste di candidati presentate per ciascuna circoscrizione e i simboli dei partiti, movimenti o gruppi politici organizzati sono consultabili online, come anche i fac-simile delle schede elettorali, di colore diverso per ciascuna delle 5 circoscrizioni elettorali in cui è suddiviso il territorio nazionale. La legge elettorale dell’Ue stabilisce che le elezioni del Parlamento Europeo si svolgono ogni cinque anni, da giovedì a domenica.Quest’anno le elezioni si tengono in tutti i 27 Stati membri dell’Ue.

La precedente tornata elettorale si era svolta nel maggio 2019.I primi risultati provvisori saranno pubblicati domenica sera dalle 23 in poi, dopo la chiusura di tutte le urne. 
IL VOTO IN EUROPA – Le elezioni hanno preso il via giovedì 6 giugno nei Paesi Bassi, seguiti dall’Irlanda venerdì 7 giugno.

Lettonia, Malta e Slovacchia al voto oggi sabato 8 giugno.Nella Repubblica Ceca le urne sono aperte da ieri e fino alla giornata di oggi, mentre in Italia si voterà nelle giornate di sabato e domenica.

I cittadini degli altri 20 Paesi dell’Ue (Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria) voteranno invece solo domenica 9 giugno. 
CHI VIENE ELETTO – Il voto serve ad eleggere i 720 eurodeputati che comporranno l’Aula nella prossima legislatura, dei quali poco più del 10%, 76, spettano all’Italia.Nella precedente legislatura erano 15 di meno; il loro numero viene deciso prima di ogni elezione, in base all’evoluzione della popolazione degli Stati membri, e in base al principio della proporzionalità degressiva, per cui un eurodeputato di un Paese più grande rappresenta più cittadini rispetto a un eurodeputato di un Paese più piccolo.  
QUANTI EURODEPUTATI PER PAESE – Il numero minimo di eurodeputati per qualsiasi Paese è 6, il massimo è 96.

Non possono essere più di 750, oltre al presidente.L’Italia, terzo Paese per popolazione, per numero di eurodeputati (76) viene dopo la Germania (96) e la Francia (81).

Seguono Spagna (61), Polonia (53), Romania (33), Paesi Bassi (31), Belgio (22), Grecia (21), Repubblica Ceca (21), Svezia (21), Portogallo (21), Ungheria (21), Austria (20), Bulgaria (17), Danimarca (15), Finlandia (15), Slovacchia (15), Irlanda (14), Croazia (12), Lituania (11), Slovenia (9), Lettonia (9), Estonia (7), Cipro (6), Lussemburgo (6), Malta (6). Per le elezioni europee 2024, il corpo elettorale è formato da circa 360 milioni di cittadini.Il maggior numero di elettori aventi diritto, secondo Eurostat, è in Germania (64,9 milioni di persone), Francia (49,7 milioni) e Italia (47 milioni).

I numeri più bassi sono a Malta (0,4 milioni), Lussemburgo (0,5 milioni) e Cipro (0,7 milioni). 
CHI VOTA – L’età minima per votare è fissata dalla legislazione nazionale.Nella maggior parte degli Stati membri è di 18 anni, ma fanno eccezione Grecia (17 anni) e Belgio, Germania, Malta e Austria (16 anni).

L’età minima per candidarsi va dai 18 ai 25 anni, a seconda dei Paesi (in Italia è di 25 anni).  
CHI VOTA PER LA PRIMA VOLTA – Per quanto riguarda gli elettori che votano per la prima volta (persone che hanno raggiunto l’età per votare dalle ultime elezioni europee del 2019), i numeri più alti di aventi diritto sono in Germania (5,1 milioni di persone), Francia (4 milioni) e Italia (2,8 milioni).I numeri più bassi sono previsti a Malta (20mila persone), Cipro (37mila) ed Estonia (70mila).

Le quote più alte di elettori per la prima volta sono previste in Belgio, Francia e Germania con rispettivamente il 9,7%, 8,0% e 7,9% di tutti gli aventi diritto. 
L’AFFLUENZA – Un conto sono gli aventi diritto, un altro i votanti effettivi: storicamente l’affluenza alle urne nelle elezioni europee è sempre stata piuttosto bassa.Nel 2004 è stata del 45,47%, nel 2009 del 42,97%, nel 2014 del 41,61%, nel 2019 del 50,66%.

E’ sempre stata più elevata nei Paesi dove votare è un obbligo giuridico, come il Belgio (88,47% nel 2019).In Italia è passata dall’85,65% del 1979 al 54,5% del 2019 (fonte Parlamento Europeo). 
LA LEGGE ELETTORALE UE E QUELLE NAZIONALI – Anche se le elezioni europee sono organizzate in base alla legislazione nazionale, il diritto dell’Ue stabilisce alcune disposizioni comuni, come l’obbligo di garantire la rappresentanza proporzionale.

La maggior parte dei Paesi è organizzata in un unico collegio elettorale, ma alcuni dividono i propri territori in più circoscrizioni (Belgio, Irlanda, Italia e Polonia).In alcuni Paesi è prevista una soglia di sbarramento: in Italia è al 4%.

Chi prende meno voti non ottiene seggi nell’Aula di Strasburgo.Quanto alle liste elettorali, esistono diversi sistemi nazionali: si passa da liste chiuse (senza alcuna possibilità di modificare l’ordine dei candidati) a liste semi-aperte (gli elettori possono modificare la posizione dei candidati nella lista scelta) fino a liste aperte (gli elettori possono scegliere candidati di liste diverse). Ursula von der Leyen, Nicolas Schmit, Valérie Hayer, Sandro Gozi, Marie-Agnes Strack-Zimmermann, Bas Eickhout, Terry Reintke, Raül Romeva, Maylis Roßberg e Walter Baier: sono loro i portabandiera delle squadre in campo alle europee, gli ‘Spitzenkandidaten’ che rappresentano i diversi gruppi politici alle elezioni in corso di svolgimento, scelti dal gruppo di appartenenza per correre per l’incarico di presidente della Commissione Europea.

Due i gruppi che contestano il principio della nomina degli Spitzenkandidaten e che non ne hanno nominato uno: si tratta dei conservatori di Ecr e di Identità e Democrazia.  Per gli altri, sono stati nominati: Ursula von der Leyen, tedesca, 65 anni, attuale presidente della Commissione Europea, che rappresenta il partito popolare europeo (Ppe), Nicolas Schmit, lussemburghese, 70 anni, in corsa per il Socialisti e democratici (S&D), già Commissario europeo per il Lavoro.  I liberali di Renew Europe riuniscono al loro interno raggruppamenti diversi: Alde, Partito democratico Europeo, Renaissance.E hanno tre candidati: Valérie Hayer, 38enne francese, entrata al parlamento europeo nel 2019, è attuale presidente di Renew Europe, l’italiano Sandro Gozi, 56 anni, membro del Parlamento europeo per Renaissance dal 2020, segretario generale del Partito democratico europeo, Marie-Agnes Strack-Zimmermann, tedesca, esponente della Fdp.  Il gruppo dei Verdi è rappresentato dalla coppia Terry Reintke- Bas Eickhout.

La prima, 37enne cittadina tedesca, è nel Parlamento europeo dal 2014 ed è copresidente dei Verdi dal mese di ottobre 2022.Il secondo, 47 anni, olandese, nel parlamento europeo dal 2009, è stato già Spitzenkandidat per i Verdi nel 2019.  ALE, Alleanza Libera Europea, è rappresentato da Raül Romeva, 53 anni, spagnolo, coinvolto nel referendum sull’indipendenza catalana e colpito dal divieto di ricoprire cariche pubbliche (non ha quindi alcuna possibilità di diventare Presidente della Commissione europea) e da Maylis Roßberg 24enne politica tedesca, membro del Südschleswigschen Wählerverbands, un partito regionalista che rappresenta la minoranza danese dello Schleswig, in Germania, e i frisoni nazionali della Frisia settentrionale (Germania).

Il Gruppo della sinistra (Gue/Ngl) ha scelto come suo candidato di punta l’austriaco Walter Baier, esponente del Partito comunista austriaco. Il Parlamento Europeo è organizzato in gruppi politici.Dopo le elezioni, gli eurodeputati si uniscono ad un gruppo, oppure ne creano di nuovi.

I gruppi riuniscono deputati provenienti da diversi Stati membri in virtù delle loro affinità politiche, ma contano spesso anche ragionamenti di convenienza.I gruppi possono essere formati anche in una fase successiva, non necessariamente all’inizio della legislatura.

Oggi ci sono sette gruppi politici al Parlamento Europeo: Ppe, Socialisti e Democratici (S&D), Renew Europe (Liberali), Ecr (Conservatori e Riformisti), Verdi/Ale, Identità e Democrazia, Sinistra. Un gruppo deve essere composto da almeno 23 deputati, provenienti da almeno un quarto degli Stati membri (cioè almeno sette).I deputati possono appartenere a un solo gruppo: alcuni non appartengono ad alcun gruppo e finiscono nei Non Iscritti, un Limbo in cui si stenta ad incidere sui lavori dell’Aula.

Per costituire un gruppo, il presidente del Parlamento deve essere informato con una dichiarazione che specifichi il nome del gruppo, i suoi membri e la sua leadership.Il Parlamento solitamente non valuta la coesione politica tra i membri del gruppo: solo qualora venga smentita dagli stessi deputati interessati, il Parlamento interviene per valutare se è stato effettivamente costituito secondo le regole.  I gruppi politici godono anche di vantaggi economici rispetto ai Non Iscritti: possono assumere personale e ricevere spazi per uffici, finanziati tramite il bilancio del Parlamento.

L’Ufficio di Presidenza del Parlamento stabilisce le regole su come questi fondi e strutture vengono gestiti e controllati.I fondi messi a disposizione dei gruppi coprono i costi amministrativi e operativi del personale del gruppo, nonché le spese sostenute a causa delle campagne politiche e di informazione legate all’Ue.

Il bilancio non può finanziare alcuna forma di campagna elettorale europea, nazionale, regionale o locale, né alcun partito politico a livello nazionale ed europeo, né i loro organi dipendenti.I deputati Non Iscritti possono assumere consiglieri paragonabili a quelli dei gruppi politici e godono di diritti secondo le regole stabilite dall’Ufficio di Presidenza.

Oggi i gruppi politici nel Parlamento Europeo sono sette.Eccoli:  
PPE – E’ il primo gruppo dell’Aula, il più grande, con 176 eurodeputati ad oggi.

E’ presieduto dal bavarese Manfred Weber, della Csu, che dal 2022 presiede anche il partito, nato nel 1976 e formato da partiti cristiano-democratici.Nel tempo si è allargato anche a formazioni di orientamento liberal-conservatore.

Ne fanno parte partiti di tutti i 27 Paesi membri.I maggiori sono la Cdu tedesca e la Csu bavarese (con 30 eurodeputati), il Partido Popular spagnolo di Alberto Nunez Feijòo (13), il polacco Piattaforma Civica (Platforma Obywatelska) di Donald Tusk (16), Forza Italia (12 eurodeputati), i Républicains francesi, l’Hdz croato, il Kokoomus finlandese, il greco Nea Demokratia, il Fine Gael irlandese, il Cda olandese, il Psd portoghese, il Partito Nazional Liberale rumeno, i Moderaterna e i Kristdemokraterna svedesi, l’Sds sloveno.  
S&D – Secondo gruppo dell’Emiciclo, raggruppa la famiglia socialista e conta 139 eurodeputati ad oggi.

Presieduto dalla spagnola Iratxe Garcìa Perez (Psoe), è formato da partiti di tutti i 27 Paesi dell’Ue.La prima delegazione è quella spagnola, del Partido Socialista Obrero Espanol, con 21 membri, seguita da quella tedesca (Spd) con 16 e da quella italiana (Pd), con 15 membri).

Tra gli altri componenti figurano il Parti Socialiste francese, il Nowa Lewica polacco, il Ps portoghese, il Pasok greco, il Partij van der Arbeid olandese, il Parti Socialiste belga, il Partito Socialdemocratico svedese, quello finlandese e quello danese.  
RENEW EUROPE – Oggi terzo gruppo del Parlamento con 102 membri, è nato nel 2019 mettendo insieme i Liberali dell’Alde, il Partito Democratico Europeo e Renaissance, il partito francese di Emmanuel Macron.Guidato dalla francese Valèrie Hayer (Renaissance) dopo il passaggio di Stéphane Séjourné al Quai d’Orsay, è presente in 24 Paesi membri; è assente da Portogallo, Malta e Cipro.

La delegazione più numerosa è quella francese, con 23 eurodeputati di vari partiti (Renaissance, Horizons, Parti Radical ecc.); delegazioni piuttosto numerose sono anche quella spagnola (Ciudadanos e altri, 9), tedesca (Fdp e Freie Waehler, 7), ceca (Ano 2011, 5), olandese (Vvd, Volt e Democraten 66, 7), rumena (Reper e altri, 7).L’Italia conta 4 eurodeputati tra Azione, Italia Viva e un indipendente.  
VERDI/ALE – Quarto gruppo dell’Aula con 72 eurodeputati provenienti da 18 Paesi, è frutto dell’alleanza tra il Partito Verde Europeo e l’Alleanza Libera Europea, che comprende partiti regionalisti, separatisti o che rappresentano minoranze etniche, come l’Esquerra Republicana catalana, l’Union Valdotaine, il Partito Occitano francese.

Co-presidenti, in nome dell’equilibrio di genere, sono il belga Philippe Lamberts (uscente) e la tedesca Terry Reintke.La delegazione più forte è quella dei tedesca, che conta 25 membri, con i Gruenen, Volt e il Piratenpartei; numerosa anche quella francese (12).

L’Italia ha tre eurodeputati (Ignazio Corrao, Piernicola Pedicini, Rosa D’Amato), tutti fuoriusciti dal Movimento 5 Stelle.  
ECR – Quinto gruppo del Parlamento è l’Ecr, Conservatori e Riformisti Europei, con 69 membri, espressione di 20 partiti da 17 Paesi.Nato nel 2009 con la Dichiarazione di Praga, è di orientamento conservatore, anti-federalista, propugna un’Europa delle Nazioni ed è considerato un partito moderatamente euroscettico.

Dopo l’uscita dei Tories britannici a causa della Brexit, la delegazione maggiore è quella polacca, che conta ben 27 eurodeputati, in maggioranza del Pis (Diritto e Giustizia, Prawo i Sprawiedliwosc) di Jaroslaw Kaczynski, che esprime uno dei due copresidenti, Ryszard Antoni Legutko.L’altro copresidente è Nicola Procaccini, dei Fratelli d’Italia, che si sono uniti all’Ecr nel 2018, con un’operazione guidata da Raffaele Fitto.

Oggi Giorgia Meloni, leader di Fdi e presidente del Consiglio, è anche presidente del partito Ecr.La delegazione italiana conta 10 eurodeputati; quella spagnola 4, tutti di Vox.

In termini numerici, paga lo scarso apporto dei due maggiori Paesi dell’Ue, Germania e Francia, che contano un solo eurodeputato ciascuna.Grazie all’N-Va, il partito independentista fiammingo, ha conquistato la presidenza di una commissione nella scorsa legislatura.  
IDENTITA’ E DEMOCRAZIA (ID) – E’ un gruppo nato nel 2019, che consta di 49 eurodeputati provenienti da 7 Paesi (una delle due soglie minime, al di sotto delle quali il gruppo si scioglie).

Si colloca all’estrema destra dell’Emiciclo: è considerato un gruppo euroscettico.Nella scorsa legislatura è stato oggetto di un ‘cordone sanitario’ formato dagli altri gruppi, che gli ha precluso l’accesso a presidenze e vicepresidenze, al contrario di quanto accaduto all’Ecr.

Il grosso del gruppo è formato dalla Lega, con 22 eurodeputati, e dal Rassemblement National francese (18).La delegazione di Alternative fuer Deutschland è stata espulsa di recente, dopo le dichiarazioni dell’eurodeputato Maximilian Krah sulle Ss.

E’ presieduto da Marco Zanni (Lega), fuoriuscito anni fa dai Cinquestelle; vicepresidente è il leader del Rn Jordan Bardella.  
SINISTRA – Il settimo gruppo, il più piccolo, è quello della Left, già Gue/Ngl, che si colloca all’estrema sinistra dell’Aula.Nato nel 1995, comprende partiti di orientamento socialdemocratico o comunista, con un orientamento considerato moderatamente euroscettico.

I co-presidenti sono la francese Manon Aubry (La France Insoumise) e il tedesco Martin Schirdewan (Die Linke).Conta 37 membri provenienti da 13 Paesi: le delegazioni maggiori sono quella francese (6), spagnola (6) e tedesca (5).  
NON ISCRITTI – Non è un gruppo, ma una categoria eterogenea di eurodeputati che, per un motivo o per l’altro, non fanno parte di alcun gruppo.

Oggi conta 61 parlamentari: vi si trovano anche delegazioni piuttosto numerose, come i 13 ungheresi di Fidesz, usciti anni fa dal Ppe un attimo prima di essere espulsi, gli 8 tedeschi di AfD, espulsi da Id, e i restanti 5 eurodeputati dei Cinquestelle, che dopo la scomparsa del gruppo Efdd nel 2019 non hanno ancora trovato una ‘casa’ politica in Europa.I Non Iscritti potrebbero crescere dopo le europee: da qui, oltre che dai due estremi dell’Emiciclo, potrebbero venire sorprese per la formazione dei gruppi politici della prossima legislatura. IIn Italia si sente spesso dire che “il Parlamento Europeo non conta niente”.

Nulla di più sbagliato.Il Parlamento Europeo, anche se è diverso dai Parlamenti nazionali ed è l’istituzione Ue più ‘giovane’, ha un grande potere, perché può modificare in profondità le proposte legislative.

Si tratta spesso di leggi che hanno un impatto notevole sulla vita di tutti i giorni: basti pensare che ormai buona parte del lavoro dei Parlamenti nazionali consiste nel recepimento nei rispettivi ordinamenti interni di leggi pensate, scritte e negoziate a Bruxelles.  
PERCHE’ IL PARLAMENTO EUROPEO CONTA – Il Parlamento è colegislatore dell’Ue, insieme al Consiglio Ue, l’istituzione che riunisce gli Stati membri a livello di ministri (altra cosa è il Consiglio Europeo, che riunisce i capi di Stato e di governo).L’Ue non è uno Stato, ma una costruzione sovrastatale che ha alcune peculiarità.

La Commissione Europea, il cui presidente viene indicato dai capi di Stato e di governo ed eletto dal Parlamento Europeo, rappresenta il ramo esecutivo dell’Unione Europea, e detiene il potere di iniziativa legislativa, oltre a occuparsi del funzionamento dell’Ue in generale.  In pratica, le proposte di legge nell’Ue vengono esclusivamente dalla Commissione.Il Parlamento Europeo, però, in rappresentanza degli interessi dei cittadini, e il Consiglio dell’Ue, in rappresentanza degli interessi dei singoli Paesi, elaborano e modificano, spesso in profondità, le proposte lanciate dalla Commissione.

Le proposte vengono adottate se approvate da entrambi gli organi: possono anche essere bocciate.  
IL POTERE DEL PARLAMENTO EUROPEO NELLE NOMINE- Il Parlamento Europeo ha un altro grande potere: elegge il presidente della Commissione, che viene indicato dal Consiglio Europeo (riunisce i capi di Stato e di governo ed è una istituzione diversa dal Consiglio Ue, che riunisce i ministri in varie formazioni, con il quale viene spesso confuso).Il voto avviene a scrutinio segreto nella seconda plenaria della legislatura (la prima, a metà luglio, servirà ad eleggere il presidente del Parlamento).  Non è un passaggio scontato: il tasso di franchi tiratori a Strasburgo è storicamente alto.

Ursula von der Leyen, nominata dai capi di Stato e di governo nel 2019, rischiò la bocciatura in Aula a Strasburgo: passò solo grazie a nove voti di scarto.Se il Movimento 5 Stelle, con 14 deputati, non l’avesse votata, sarebbe stata bocciata. Non solo.

Il Parlamento vaglia anche le nomine dei 27 commissari, scelti dal presidente della Commissione in base alle indicazioni fornite dai Paesi membri.Vengono esaminati nelle commissioni parlamentari competenti e possono essere bocciati, come capitò nel 2019 alla candidata scelta da Emmanuel Macron, la liberale Sylvie Goulard, impallinata dai Popolari per vendicare la bocciatura dello Spitzenkandidat Manfred Weber. —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Gaza, rapporto Cia: Netanyahu sfida gli Usa per piano post guerra

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(Adnkronos) – Il futuro post guerra a Gaza, le pressioni Usa sulla roadmap per la Striscia e la resistenza al pressing statunitense del premier israeliano Benjamin Netanyahu al centro di un report della Cia.E’ quanto rivela la Cnn sul rapporto circolato tra i vertici dell’amministrazione Usa questa settimana e datato 3 giugno.  Secondo quanto spiega l’emittente, il documento conclude che Netanyahu ritenga di poter andare avanti senza definire un piano per il dopoguerra a Gaza, sfidando quindi le pressioni che arrivano dall’amministrazione Biden per mettere fine al conflitto.

Nel report si legge inoltre che il premier israeliano “probabilmente ritiene che può mantenere il sostegno dei suoi vertici di sicurezza ed evitare defezioni” da parte dei membri di estrema destra della sua coalizione limitandosi a discutere del futuro della Striscia in “termini vaghi”. Il rapporto, finora rimasto riservato, rappresenta uno dei documenti più aggiornati dell’intelligence americana sulla predisposizione di Netanyahu.E indica un netto cambiamento del modo in cui l’amministrazione Biden considera Israele, meno un alleato affidabile e più un governo straniero imprevedibile che si deve analizzare e comprendere, aggiunge l’emittente americana.  Nel rapporto si dettaglia infatti come Netanyahu stia sfidando la pressione non solo Usa ma anche di membri moderati del suo governo per definire un “end game” per Gaza.

E si avvisa che quello che il premier israeliano dice pubblicamente è probabilmente vero
, cioè che si impegnerà seriamente nella questione del dopoguerra dopo aver ottenuto “quelle che ritiene essere i requisiti chiave di sicurezza, cosa per la quale potrebbero essere necessari mesi”.  Tra questi requisiti c’è il completamento delle “principali operazioni militari” e l’eliminazione del comandante militare di Hamas, Mohammed Deif, considerato uno dei principali pianificatori degli attacchi del 7 ottobre.Israele ha cercato diverse volte di colpirlo e sebbene sia stato ferito si ritiene che sia ancora vivo. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ucraina, Biden manda nuove armi Usa. Zelensky: “Dobbiamo colpire in Russia”

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(Adnkronos) – Nuovi aiuti militari e armi dagli Usa all’Ucraina mentre Volodymyr Zelensky torna a ribadire che Kiev deve poter colpire obiettivi in Russia nella fase cruciale della guerra.Nell’incontro a Parigi con il presidente ucraino, Joe Biden ha “annunciato un nuovo pacchetto di aiuti militari, del valore di 225 milioni di dollari e che comprende intercettori di difesa aerea e munizioni di artiglieria e altre capacità cruciali. “Questo è il sesto pacchetto annunciato dagli Usa da quando è stata firmata dal presidente Biden la legge di spesa aggiuntiva per la sicurezza nazionale, a dimostrazione del rapido passo dell’aiuto Usa all’Ucraina”, evidenzia la Casa Bianca nella nota in cui si riferisce dell’incontro durante il quale i due “leader hanno discusso della situazione della guerra e delle necessità urgenti di aiuto dell’Ucraina”. Si è discusso anche del prossimo “summit di pace per l’Ucraina in Svizzera, dove la vice presidente Kamala Harris e il consigliere per la Sicurezza Nazionale, Jake Sullivan, rappresenteranno gli Stati Uniti a sostegno della ricerca di una pace giusta e duratura in linea con la Carta dell’Onu, che comprenda i principi di sovranità e integrità”. “Il presidente ha ribadito che il sostegno Usa all’Ucraina è inamovibile”, conclude il comunicato, sottolineando che i due “leader si sono impegnati ad incontrarsi di nuovo nel prossimo vertice del G7 in Italia per continuare le discussioni”. A Parigi Biden si è scusato con il presidente ucraino per il lungo ritardo con cui il Congresso Usa ha approvato il nuovo pacchetto di aiuti militari del valore di 61 miliardi di dollari.

Biden ha detto a Zelensky di volersi ”scusare” per il ritardo dovuto ad ”alcuni dei nostri membri molto conservatori” del Congresso. “Non mi allontanerò da voi”, ha assicurato il presidente americano a Zelensky. “Mi scuso per le settimane in cui non ho saputo cosa sarebbe successo, in termini di finanziamenti, perché abbiamo avuto problemi a ottenere il disegno di legge che dovevamo approvare e che prevedeva i soldi che alcuni dei nostri membri molto conservatori stavano trattenendo.Ma ce l’abbiamo fatta”, ha sottolineato Biden, che durante le celebrazioni per il D-Day ha reso omaggio ai veterani e paragonato di fatto Vladimir Putin a Adolf Hitler. “Grazie ai veterani la guerra ha avuto una svolta, si sono schierati contro l’aggressione di Hitler.

Qualcuno dubita che non vorrebbero che l’America si schierasse contro l’aggressione di Putin oggi in Europa?”, ha detto.  Nel post su X in cui riferisce dell’incontro avuto a Parigi con il presidente americano, Zelensky dal canto suo ha scritto che che “per assicurare una protezione effettiva contro il terrorismo quotidiano della Russia, l’Ucraina deve essere in grado di colpire obiettivi militari in territorio russo”.Nell’incontro con Biden “abbiamo discusso delle capacità di difesa dell’Ucraina, della situazione sul campo di battaglia e dei nostri preparativi per la firma di un accordo bilaterale di sicurezza.

E’ anche cruciale rafforzare la difesa della regione di Kharkiv e accelerare la consegna delle armi americane”.  “Ringrazio gli Stati Uniti per stare al fianco dell’Ucraina – ha concluso nel messaggio il presidente ucraino – è molto importante per il nostro popolo sentire che non siamo soli, che voi siete con noi, nostro partner strategico.Noi anche apprezziamo la leadership degli Stati Uniti per far avanzare la formula di pace”. Nel corso della giornata, Zelensky è intervenuto all’Assemblea nazionale francese, dove si è rivolto ai parlamentari in francese per ringraziarli del loro sostegno. ”L’Europa non è più un continente in pace” dopo l’aggressione russa all’Ucraina e ”Putin sta oltrepassando linee rosse proprio come fece Adolf Hitler” dimostrando che ”il regime russo non conosce più limiti”, ha detto Zelensky, seguendo una linea analoga a quella tracciata da Biden. ”Occorre fare di più per la pace.

Fare oggi più di ieri in modo da essere più vicini alla pace di domani”, ha aggiunto mettendo in guardia dal rischio di ”destabilizzazione dell’Europa se l’Ucraina non vince”.Ma ”Putin può vincere questa battaglia?

No, perché non abbiamo il diritto di perdere”, ha affermato. ”Possiamo vincere questa battaglia?Sì, ne sono convinto”, ha garantito. ”L’Europa è a un bivio” ed è ”questo il momento che possiamo fare la storia” e ”non diventare vittime della storia”, ha aggiunto. Il presidente ucraino ha voluto ringraziare in particolare il capo dell’Eliseo Macron, chiamandolo ”Emmanuel”, per ”non aver abbandonato l’Ucraina in un momento decisivo” nella guerra contro la Russia. “La sensazione che l’Ucraina resista al male ha unito molte persone in Francia e ringrazio le famiglie francesi.

Possiamo contare sul vostro sostegno, sulle vostre armi, sulla vostra formazione”, ha detto il leader ucraino. La conferenza per la pace in Ucraina che si terrà i prossimi 15 e 16 giugno in Svizzera ”potrebbe essere il nostro D-Day”, ha dichiarato Zelensky rivolgendosi ai deputati francesi. “Tra una settimana arriverà il D-Day ucraino”, ha detto riferendosi alla conferenza di pace e ritenendo che potrebbe avvicinare l’Ucraina alla ”fine della guerra”. ”Un giorno potremo vedere gli aerei nel cielo come in Normandia”, ha aggiunto il presidente ucraino continuando il parallelismo tra la Seconda Guerra Mondiale e la guerra in Ucraina. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Roland Garros, oggi finale Paolini-Swiatek: come vederla in tv e streaming

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(Adnkronos) – Prima Jasmine Paolini contro Iga Swiatek nella finale del singolare femminile del Roland Garros, poi Simone Bolelli e Andrea Vavassori in campo per la finale del doppio maschile.Oggi, sabato 8 giugno 2024, dalle 15 due finali in diretta tv e streaming con l’Italia sulla terra rossa di Parigi.  Il primo piatto del menù ha come protagonista la 28enne Paolini, volto tricolore del torneo vista anche la finale del doppio femminile raggiunta con Sara Errani.

L’azzurra.quinta italiana in una finale di un torneo dello Slam in singolare femminile, va a caccia del titolo più prestigioso della carriera nell’anno della sua esplosione.

Da lunedì sarà nella top ten del ranking Wta dopo una splendida cavalcata.Oggi, cerca l’impresa contro la numero 1 del mondo: la polacca Swiatek, regina del circuito, parte con i favori del pronostico e punta al terzo titolo consecutivo a Parigi per ribadire il proprio dominio.

Swiatek, reduce dai successi a Madrid e agli Internazionali d’Italia, vince da 18 match di fila. Paolini, sconfitta nei 2 precedenti (Wta Praga 2018 e US Open 2022) arriva all’appuntamento finale dopo 2 settimane ad altissimo livello.Ha iniziato l’avventura battendo Daria Saville e Hailey Baptiste in 2 set, quindi in 3 set ha piegato poi in tre set Bianca Andreescu e Elina Avanesyan.

Nei quarti di finale, il capolavoro con la vittoria contro la numero 4 del mondo Elena Rybakina.In semifinale, ha superato la prova del nove demolendo la 17enne russa Mirra Andreeva.   Il programma prosegue con la finale del doppio maschile.

Simone Bolelli e Andrea Vavassori, dopo la finale raggiunta all’Australian Open, ci riprovano e stavolta puntano al bersaglio grosso.I due azzurri, in condizioni di forma strepitose, affrontano il salvadoregno Marcelo Arevalo e il croato Mate Pavic.

La coppia numero 9 del tabellone approda in finale dopo aver sorpreso i numero 1 del ranking, lo spagnolo Marcel Granollers e l’argentino Horacio Zeballos, battuti per 3-6, 6-4, 7-5.  —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

F1, FP2 GP Canada: Alonso primo, ma la pioggia guasta i piani

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Scende la pioggia sul tracciato di Montreal nel venerdì di prove libere di Formula 1.Dopo delle FP1 caratterizzata in particolare dalle condizioni poco agevoli della pista, che hanno visto Norris strappare la miglior prestazione davanti alla Ferrari, discorso diverso va fatto per la seconda sessione.

Le due McLaren, visto anche il tempo, non va oltre la sedicesima posizione con Piastri e l’ultima con Lando Norris.La miglior prestazione, nei quaranta minuti nei quali si è corso, la porta a casa l’Aston Martin di Fernando Alonso che chiude davanti alla Mercedes di George Russell.

Ovviamente tempi da dover prendere con le dovute pinze, considerando la quarta piazza di Leclerc che non ha però montato la gomma soft.Tredicesimo, invece, il suo compagno di squadra Carlos Sainz, ma anche li ha registrato il suo tempo con gomma media.

Aston Martin GP Canada
FONTE FOTO: Aston Martin F1 X

Sessione non al Max

Giornata completamente da dimenticare per Max Verstappen.

L’olandese, infatti, ha dovuto abbandonare anzitempo la seconda sessione di prove libere in Canada, chiudendo il suo venerdì in maniera poco positiva, per problemi sulla sua RB20, in particolare all’ERS, ma a prescindere da ciò, è da sottolineare che Verstappen aveva montato la terza power unit prima dell’inizio del weekend canadese.Tanta curiosità per capire ora come l’olandese reagirà nella giornata di domani a questa problematica.

E domani si riparte

Con un venerdì abbastanza insolito e particolare, terminano così la seconda sessione di prove libere del GP del Canada.

Appuntamento a domani con le FP3 e con le qualifiche in programma alle ore 22.

GP Canada Prove Libere 2, i risultati

1 Fernando Alonso

2 George Russell

3 Lance Stroll

4 Charles Leclerc

5 Daniel Ricciardo

6 Kevin Magnussen

7 Lewis Hamilton

8 Yuki Tsunoda

9 Alexander Albon

10 Sergio Perez

11 Esteban Ocon

12 Logan Sargeant

13 Carlos Sainz

14 Valtteri Bottas

15 Nico Hulkenberg

16 Oscar Piastri

17 Guanyu Zhou

18 Max Verstappen

19 Pierre Gasly

20 Lando Norris

Danimarca, aggredita la premier Frederiksen: un uomo arrestato

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(Adnkronos) – La premier danese, Mette Frederiksen, è stata aggredita questa sera da un uomo nel centro di Copenhagen.Lo rende noto l’ufficio della stessa premier, precisando che l’aggressione è avvenuta a Kultorvet, un’affollata piazza nel centro della capitale.

L’aggressore è stato arrestato, ma ancora non è noto il movente dell’attacco avvenuto alla vigilia delle elezioni Europee.  Con una nota la premier si è detta scioccata per l’accaduto, ma ha assicurato di essere rimasta illesa.La leader socialdemocratica, alla guida del Paese dal 2019, è stata attivamente impegnata a fare campagna elettorale per la capolista socialdemocratico alle Europee, Christel Schaldemose. In una dichiarazione all’agenzia stampa danese Ritzau, Schaldemose ha specificato che la presenza della premier nella piazza dove è stata aggredita non era collegata alla sua campagna elettorale.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Superenalotto, numeri combinazione vincente oggi 7 giugno 2024

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(Adnkronos) – Nessun ‘6’ né ‘5+1’ all’estrazione del Superenalotto di oggi.Nel concorso di venerdì 7 giugno è stato realizzato un ‘5’ che vince 123.656,93 euro.

Il jackpot per il prossimo concorso sale a 32.700.000 di euro: si torna a giocare domani, sabato 8 giugno, per l’ultimo concorso settimanale.  La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri).La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell’eventuale vincita.

In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro.L’opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi. La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro.

Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata.  Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+.L’entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo.

In linea di massima: – con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro; – con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro; – con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro; – con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro; – con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro. E’ possibile verificare eventuali vincite attraverso l’App del SuperEnalotto.Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni.  La combinazione vincente del concorso di oggi del Superenalotto: 39, 51, 52, 58, 72, 84.

Numero Jolly: 11.Numero SuperStar: 37.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Sinner e il k.o. al Roland Garros: “Una lezione per le Olimpiadi”

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(Adnkronos) – “Una piccola lezione”.Jannik Sinner incassa la sconfitta contro Carlos Alcaraz nella semifinale del Roland Garros. “E’ stato un gran match, la sconfitta è una delusione ma fa parte del processo di crescita”, dice l’azzurro, prossimo numero 1 del mondo, dopo il match perso in 5 set contro lo spagnolo.  “La delusione per la sconfitta dopo la partita è più alta della gioia per il numero 1.

Ho avuto chance che non ho sfruttato, potevo far meglio in diversi punti.Bisogna accettare il risultato e lavorare.

Il ranking è importante, ognuno vorrebbe essere al top ma io continuo a pensare da numero 2: c’è sempre un ostacolo da affrontare per diventare un giocatore migliore, oggi è una piccola lezione, bisogna imparare”, dice l’azzurro. “Mi dispiace non giocare la finale, ma bisogna apprezzare il salto fatto rispetto ad un anno fa.Ci sarà un’altra possibilità qui a Parigi con le Olimpiadi.

Vediamo come va…”, conclude. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Duca Westminster sposa la sua Olivia: c’è William senza Kate

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(Adnkronos) – E’ stato celebrato a Chester il matrimonio dell’anno in Inghilterra, quello fra il duca di Westminster Hugh Grosvenor e Olivia Henson.Era presente il principe William, ma senza Kate, malata di tumore, così come Re Carlo, padrino dello sposo.

Assenti anche Camilla e Harry, quest’ultimo pare consenziente, per non creare imbarazzi a causa del dissidio che lo oppone al fratello.  Migliaia di persone hanno affollato sin dalla mattina le strade di Chester.Grosvenor, aristocratico, miliardario, 33enne, ed Henson, 31 anni, hanno ricompensato l’attesa baciandosi fuori dalla cattedrale una volta conclusa la cerimonia.

Sempre a titolo di ricompensa, sono stati distribuiti gelati per tutti.  Olivia, con indosso inusuali scarpe blu ad accompagnare l’abito bianco e un velo con un ricamo copiato da quello di una antenata dello sposo del 1880, indossava anche una tiara di Fabergé messa a disposizione della famiglia Grosvenor, come a ogni sposa il giorno delle nozze dal 1906.  Non è mancata la protesta di due attiviste agée (Polly, 73 anni e Sheila 69) del gruppo ‘Just Stop Oil’, che hanno gettato polvere arancione al passaggio di William, caro amico dello sposo, e di altri invitati (in tutto erano 400).Le due sono state velocemente portate via dalla polizia e fischiate dagli astanti.  Lo sposo, va detto, è a sua volta padrino del figlio di William, George, e di quello di Harry, Archie.

Il duca di Westminster è diventato miliardario a soli 25 anni, nel 2016, dopo la morte improvvisa del padre.Il Grosvenor Group che ha ereditato controlla estesi terreni nei quartieri londinesi posh di Mayfair e Belgravia, e nel centro di diverse altre città.  Rispondendo alla domanda di una veterana del D-day, William aveva assicurato che Kate stava meglio e reso noto che anche la nonna della principessa aveva preso parte allo sforzo di Bletchey Park per decodificare i codici di comunicazione impiegati dai nazisti.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Festeggia troppo presto, addio medaglia nella marcia – Video

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(Adnkronos) – Festeggia la medaglia di bronzo prima del traguardo, viene beffata al fotofinish e rimane giù dal podio.La spagnola Laura Garcia-Caro è suo malgrado protagonista nella 20 km di marcia femminile agli Europei di atletica leggera di Roma.   L’iberica, nella gara vinta dall’azzurra Antonella Palmisano davanti alla connazionale Valentina Trapletti, sulla pista dello stadio Olimpico si sente la medaglia di bronzo al collo: celebra con la bandiera spagnola e festeggia, senza accorgersi che l’ucraina Lyudmila Olyanovska arriva di gran carriera.

Garcia-Caro si accorge troppo tardi di cosa sta succedendo: addio medaglia… —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Europei atletica Roma, Italia fa doppietta nella marcia femminile

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(Adnkronos) – Doppietta dell’Italia nella marcia 20km femminile agli Europei di atletica leggera di Roma 2024.La campionessa olimpica Antonella Palmisano conquista l’oro trionfando in 1h28’09”.

Medaglia d’argento per Valentina Trapletti in 1h28’37”.Bronzo all’ucraina Lyudmila Olyanovska con il tempo di 1h28’48”. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Le stanze dell’utopia: Massimo Castri e gli anni bresciani

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Un doppio volume dedicato a Massimo Castri, maestro e innovatore della scena, per molti anni anima artistica dello Stabile cittadino, curato dal Centro Studi del Centro Teatrale Bresciano.

LA PRESENTAZIONE DEL VOLUME

Il Centro Teatrale Bresciano, nel cinquantesimo anno della sua attività, ha presentato oggi Le stanze dell’utopia.Massimo Castri e gli anni bresciani: il Quaderno dedicato a Massimo Castri (1943-2013) uno dei maggiori uomini del Teatro italiano del secondo Novecento, un intellettuale inquieto e uno straordinario maestro e innovatore della scena, che iniziò la sua carriera di regista proprio a Brescia, grazie alla lungimiranza di Renato Borsoni, fondatore della Compagnia della Loggetta e del CTB.

Sono intervenuti durante la presentazione i curatori Andrea Cora e Thea Dellavalle, insieme a Maurizio Balò, Tino Bino, Paola Carmignani, Monica Conti, Francesco De Leonardis, Vittorio Franceschi, Nanni Garella, Patrizia Zappa Mulas.Hanno portato i saluti istituzionali Laura Castelletti, Sindaca di Brescia, Camilla Baresani Varini, Presidente del Centro Teatrale Bresciano e Gian Mario Bandera, Direttore del CTB.

Le stanze dell’utopia.

Massimo Castri e gli anni bresciani è il quinto numero della collana editoriale de I quaderni del CTB (edito da La Quadra), realizzata dal Centro Studi del Centro Teatrale Bresciano per fare memoria viva della storia teatrale e culturale del nostro Stabile e della città.

PERCHÉ UN VOLUME SU CASTRI

Tra il 1972 e il 1993 Castri ha realizzato a Brescia ventitré spettacoli come regista.La sua storia e quella del Centro Teatrale Bresciano arrivano a intrecciarsi così strettamente da saldarsi in un unico percorso di crescita e innovazione.

Grazie all’intuizione di Renato Borsoni, l’esperienza bresciana significa per Castri scoprire, nonostante i dubbi e le resistenze, la propria “vocazione” alla regia.Il successo di Castri sul piano artistico e il riconoscimento a livello nazionale del suo percorso di ricerca permetteranno al neonato CTB di assumere una posizione non marginale nel più ampio contesto del teatro pubblico.

Un ‘idea di teatro costruita su una difesa strenua della funzione della cultura come stimolo costante, inseparabile da una condizione di autonomia, e dalla capacità dei teatranti di porsi come attori e interlocutori nelle politiche culturali, mai come sudditi della politica.Tra il 1976 e il 1980 le regie pirandelliane e ibseniane di Castri portano una piccola rivoluzione nel teatro italiano proponendo una prospettiva completamente inedita di affrontare la regia e di lavorare drammaturgicamente sui testi, provocando una serie di sussulti nel pubblico e nella critica teatrale.

Il Centro Teatrale Bresciano è il luogo in cui questa rivoluzione sembra possibile.Il Quaderno tenta un lavoro di ricostruzione e di restituzione critica e documentaria di un’esperienza progettuale e artistica estremamente ricca, realizzata – da qui il titolo – sotto il segno di un’utopia, vissuta in modo molto concreto, in un preciso contesto – una piccola città, un gruppo di persone molto affiatate: quella di un teatro nuovo, trasformativo e quindi politico, pubblico, culturalmente preparato, desideroso di incidere nella realtà.

Nonostante la vastità dei materiali che lo costituiscono, che è cresciuta fino a sostanziarsi in due corposi volumi, il Quaderno rappresenta un primo passo, certo non definitivo, di riportare alla luce i lineamenti di una personalità e di una ricerca tanto complesse e colme di sfaccettature da aprire a continue e nuove possibilità di approfondimento.Il Quaderno tenta il ritratto di un artista e intellettuale unico nel teatro italiano per inquietudine e profondità di sguardo, nel corso di anni decisivi per il definirsi della sua fisionomia artistica, attraverso un racconto corale, dove si incontrano e dialogano voci di studiosi e testimoni, di artisti ed amici che hanno conosciuto, approfondito o contribuito a realizzare l’esperienza di Massimo Castri a Brescia.

IL PRIMO VOLUME

A Tino Bino, presidente del Centro Teatrale Bresciano negli anni cruciali della affermazione dell’Ente e della presenza di Castri, è affidato il compito di aprire il primo volume, intitolato Sguardi critici e testimonianze, attraverso la ricostruzione appassionata del rapporto tra il regista e la città: un dialogo che alternò scontri clamorosi e inaspettate aperture, ma che seppe agire da propulsore culturale per l’intera comunità, attraverso spettacoli memorabili.

A seguire, con la finezza critica che lo caratterizza, Claudio Longhi – tra i maggiori studiosi di Teatro in Italia e Direttore del Piccolo Teatro di Milano – offre una istantanea della regia italiana al momento in cui Castri si affacciò alla professione, e ne individua i maestri e riferimenti culturali, tratteggiando l’anomalia virtuosa di questo strano attore e intellettuale che si tuffò nella regia, e fece irruzione, con l’acume delle sue letture critiche, sulla scena italiana, aprendo infiniti dibattiti e dispute.Il capitolo Tra fantastiche visioni e scontri generali affronta una ricognizione storico-critica dell’evoluzione del percorso artistico di Massimo Castri a Brescia, ripercorrendo la sua ricerca intellettuale, il rapporto con l’Ente, il processo creativo e di lavoro, gli spettacoli, la loro ricezione.

Al testo si accompagna una ricca documentazione iconografica che propone alcuni materiali inediti: fotografie dalle prove, lettere manoscritte e dattiloscritte, taccuini e appunti, bozzetti.Il capitolo Approfondimenti si propone di ampliare lo sguardo e insieme di tentare un avvicinamento alla fucina creativa di Massimo Castri offrendo quattro punti d’accesso.

Apre un piccolo “dizionario” castriano che, pescando tra discorsi, scritti e dichiarazioni del regista, raccoglie alcune parole chiave utili per definirne poetica, pedagogia e metodologia anche al di là degli anni di lavoro con la Loggetta e il Centro Teatrale Bresciano; segue una immersione nella ricchissima documentazione dell’Archivio CTB, per ricostruire il peculiare sodalizio tra Massimo Castri e Renato Borsoni; per poi entrare nelle “stanze private” della creatività e della inesauribile ricerca del regista, attraverso la riproduzione e il commento di alcune pagine dei suoi taccuini degli anni bresciani.L’ultima sezione del capitolo, curata dalla Dottoranda Maria Francesca Lipari, è dedicata alla ricostruzione del Progetto Goethe, uno dei momenti più originali e articolati del lavoro progettuale di Castri per Brescia – all’interno del quale rientra la messinscena di Urfaust.

Conclude il primo volume il capitolo Testimonianze, articolato in due sezioni.La prima, Compagni di viaggio, si apre con i ricordi e le riflessioni raccolti in alcune conversazioni con due dei più stretti collaboratori di Massimo Castri nel periodo di lavoro a Brescia.

Maurizio Balò, tra i maggiori scenografi del teatro italiano e internazionale, dagli esordi a Brescia negli anni Settanta ha poi proseguito ininterrottamente il suo sodalizio artistico con il regista, firmando le scene della quasi totalità dei suoi spettacoli.La sua testimonianza ha un valore particolare, poiché è arricchita da bozzetti e schizzi inediti che documentano il lungo laboratorio di ricerca che ha accompagnato la nascita di ogni spettacolo, e consente di entrare a fondo nel processo creativo del regista, nel flusso di suggestioni e ripensamenti, fino alla definizione di una sintesi spaziale rigorosa per ciascun allestimento.

Nanni Garella, è stato regista assistente di Massimo Castri per oltre un quinquennio, prima di intraprendere, al CTB e poi in altri importanti Teatri Stabili e privati, la carriera autonoma di regista.La sua testimonianza racconta la libertà di sperimentazione e l’autonomia artistica che furono garantiti al regista e al gruppo di lavoro che lo affiancava negli anni di lavoro a Brescia.

Seguono le testimonianze di alcuni attori e attrici che hanno avuto una lunga consuetudine di palcoscenico ed una non occasionale convergenza di vedute sul senso del lavoro teatrale con Massimo Castri negli anni bresciani.Apre Virginio Gazzolo, già compagno di Castri nella fondamentale esperienza della Comunità Teatrale dell’Emilia-Romagna, e poi tra gli attori prediletti del regista, che gli affidò ruoli di primo piano in alcuni dei suoi lavori più complessi e innovativi.

Seguono le pagine dense di ricordi e riflessioni firmate da Patrizia Zappa Mulas, attrice di straordinario talento che ha iniziato la sua carriera a Brescia in Edipo sotto la guida di Massimo Castri.Il suo ricordo – lucido, analitico e commosso – è prezioso per comprendere il metodo di lavoro del regista.

Ruggero Dondi, Salvatore Landolina e Tullia Piredda – tre attori che hanno incontrato Massimo Castri agli albori della sua esperienza registica e che ne hanno condiviso il percorso fino alle sconcertanti letture pirandelliane – rievocano il lavoro con il regista in una conversazione con la critica teatrale Paola Carmignani.Chiude i ricordi di lavoro del periodo bresciano Sonia Gessner, che dopo esperienze di lavoro con Vittorio Franceschi, Franco Enriquez, Franco Parenti incontrò Castri in due allestimenti pirandelliani, La vita che ti diedi e Così è, se vi pare.

La seconda sezione del capitolo, Tra quinte e platea, raccoglie alcune testimonianze, sguardi altri, diverse prospettive accomunate da una attenzione e sensibilità particolare al lavoro di Massimo Castri.Francesco De Leonardis, intellettuale e storico dell’arte bresciano, è stato per oltre quarant’anni anche il critico teatrale di «Bresciaoggi».

Dal 1976 ha seguito ininterrottamente il percorso artistico di Castri; alla rievocazione di quegli anni di intenso lavoro che è dedicato il suo scritto.Un altro intellettuale bresciano di grande rilievo, Nino Dolfo, per lungo tempo critico cinematografico e poi critico teatrale per il dorso bresciano del «Corriere della Sera», membro dell’Assemblea dei Soci del CTB dalla sua fondazione per oltre un decennio, rievoca la figura del regista da una prospettiva eterodossa, quella di Massimo Castri spettatore di cinema nelle sale bresciane: un volano per allargare lo sguardo alla grande stagione culturale vissuta da Brescia in quegli anni.

Sempre Nino Dolfo intervista la regista Liliana Cavani, per rievocare la partecipazione di Castri come attore alla pellicola de I cannibali, nel periodo cruciale delle sperimentazioni a cavallo tra anni Sessanta e Settanta.Le ultime due testimonianze sono di due importanti personalità del teatro che, in momenti diversi dagli anni del suo lavoro a Brescia, sono state tuttavia legate a Massimo Castri da un profondo sodalizio artistico.

Vittorio Franceschi è stato diretto per la prima volta da Castri nel 2002, a Torino, nella riedizione del John Gabriel Borkman, allestito per la prima volta a Brescia nel 1988.Ma la conoscenza di Castri e del suo lavoro risale al tumulto creativo degli anni del teatro politico e di avanguardia, alle esperienze artistiche nate tra Milano e Bologna negli anni Sessanta.

Testimone e protagonista d’eccezione di quella stagione, Franceschi ne rievoca episodi, personalità e fermenti culturali, fino al felice incontro artistico degli anni 2000.A Monica Conti, regista e attrice, e che di Castri fu allieva, per poi seguire a lungo e da vicino il suo lavoro, è affidata la chiusura di questa sezione: il suo ricordo conclusivo è anche la definizione più toccante della ricerca inesauribile del regista.

IL SECONDO VOLUME

Il secondo volume intitolato Gli spettacoli, è dedicato ad approfondire i ventitré allestimenti realizzati dal regista a Brescia tra il 1972 e il 1993.

A ciascuno spettacolo è dedicata una articolata scheda che ne riporta crediti, premi, tournée, manifesti e locandine, note di regia, una ampia selezione della rassegna stampa più significativa e numerose fotografie di scena.

I DOCUMENTI E LE COLLABORAZIONI

Le centinaia di documenti che arricchiscono i volumi provengono in larga parte dall’Archivio del Centro Teatrale Bresciano, e la presente ricerca è stato un motore prezioso per portare avanti il progetto di sistemazione, ridefinizione e valorizzazione dell’enorme patrimonio documentario in possesso del Teatro Stabile Bresciano, attualmente in corso.Ma imprescindibili, ai fini della completezza documentaria del Quaderno, sono stati anche i materiali (ed in particolare il Fondo Castri, donato dalla sorella Margherita) in possesso del Centro Studi del Teatro Stabile di Torino, guidato con competenza dalla dr.ssa Anna Peyron, e alcuni preziosi archivi privati, messi a disposizione con generosità dai loro proprietari.

Il presente lavoro, che il Centro Teatrale Bresciano ha fortemente voluto e realizzato come atto di gratitudine al suo “primo regista”, ha visto la luce grazie alla fondamentale collaborazione con la casa editrice La Quadra, con la quale sono stati realizzati anche i precedenti Quaderni.Il Quaderno è stato realizzato con il contributo del Ministero della cultura – Progetto cinquantesimo anniversario 1974-2024 e con il sostegno di Ministero della Cultura, Gruppo A2A, Fondazione ASM, Gruppo BCC Agrobresciano e ABP Nocivelli.

Si ringrazia per la preziosa collaborazione all’indagine critica il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino, ed in particolare la Prof.ssa Federica Mazzocchi, e la Facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere dell’università Cattolica del Sacro Cuore, nella persona della Prof.ssa Lucia Mor.

Russia, Putin: “Con armi nucleari vittoria più facile ma non le useremo”

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(Adnkronos) –
La Russia vincerà la guerra in Ucraina senza usare armi nucleari.Vladimir Putin dà, come al solito, un calcio al cerchio e uno alla botte sul nucleare.

Esclude l’impiego delle testate in questo momento ma non di cambiare, prima o poi, la dottrina che lo regola. “Armi di questo tipo vengono utilizzate in casi eccezionali, in questo momento non c’è una situazione simile.Sono d’accordo, l’uso di armi nucleari potrebbe accelerare il raggiungimento degli obiettivi della Russia, ma la salute del nostro esercito al fronte è più importante”, dice il presidente russo nel suo intervento alla sessione plenaria del Forum economico di San Pietroburgo. “L’uso è possibile in un caso eccezionale, di una minaccia alla sovranità e all’integrità territoriale del Paese.

Non penso che siamo a questo punto.Non c’è questa esigenza.

Per quanto riguarda l’uso, o il non uso, di armi nucleari, abbiamo una dottrina nucleare che spiega tutto”, ribadisce.  “Ma questa dottrina è uno strumento vitale.Stiamo a vedere cosa accade nel mondo intorno a noi e non escludiamo di apportare alcuni cambiamenti.

Questo vale anche per i test di armi nucleari”, aggiunge Putin che solo due giorni fa, in una intervista alle agenzie di stampa internazionali, aveva invece lasciato intendere che sarebbe stato possibile usare il nucleare (“per qualche ragione, l’Occidente crede che la Russia non le userà mai”). “Non lasciamo nulla di inesplorato.Guardiamo a tutti gli scenari nell’operazione militare speciale” contro l’Ucraina, sottolinea poi Putin, rispondendo all’osservazione del moderatore della sessione plenaria del Forum, Sergei Karaganov: “A un certo punto la Russia dovrà iniziare ad avere fretta”. “Per cortesia quindi, non ignori le argomentazioni mie e dei miei colleghi”, aggiunge Karaganov, ex consigliere del Cremlino, politologo, fautore fra l’altro, di attacchi nucleari limitati preventivi contro l’Europa per ripristinare la deterrenza nucleare e portare la guerra in Ucraina a una conclusione favorevole. “Grazie per le sue raccomandazioni”, dice il presidente.  
Putin ha prospettato l’ipotesi di fornire armi a paesi che potrebbero colpire obiettivi riconducibili ai paesi della Nato. “Non stiamo ancora fornendo” armi “ma ci riserviamo il diritto di farlo a quei paesi o ad alcune strutture sotto pressione da parte dei paesi che forniscono armi all’Ucraina e che spingono a usarle contro di noi e contro il territorio russo”, la formula usata dal leader del Cremlino. “Se” i paesi occidentali “consegnano armi in una zona di guerra e sollecitano l’uso delle armi, perché noi non dobbiamo avere il diritto di rispondere in modo speculare?

Non sono pronto a dire che lo faremo domani, perché tale fornitura è associata ad un numero di circostanze che possono influire su alcune regioni del mondo e, ovviamente, dobbiamo pensarci”. “Tutti i conflitti armati finiscono con determinati accordi di pace”, dice Putin, aggiungendo che la Russia “deve puntare a condizioni in linea con i nostri interessi e considerate affidabili”.Per il presidente russo sono i paesi occidentali “a ingannarci in continuazione: dicono una cosa e ne fanno un’altra”.    —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Scontro frontale tra due auto a Eboli, morti tre ottantenni

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(Adnkronos) –
Scontro frontale tra due auto a Eboli nel salernitano, tre i morti.L’incidente in località Santa Cecilia, lungo la strada statale 18 Tirrena Inferiore, al km 85.

Per cause ancora in fase di accertamento, una Opel Corsa e una Fiat Panda si sono scontrate frontalmente.L’impatto ha causato la morte sul colpo di una coppia di ultraottantenni di Boscotrecase nel napoletano e di un ottantenne di Foggia.

Inutili i soccorsi, per estrarre le salme dalle lamiere delle due vetture è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco.  Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia stradale di Vallo della Lucania e i carabinieri della Compagnia di Eboli.La statale è stata chiusa al traffico e poi riaperta a senso unico alternato su una sola corsia, con pesanti ripercussioni per il traffico.

Ancora da ricostruire le cause dell’incidente, non è escluso che il frontale possa essere stato causato dal malore di uno dei due automobilisti.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Aosta, sottrae figlio di 5 anni a zii affidatari: madre in fuga

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(Adnkronos) – Un bimbo di 5 anni, in affidamento agli zii materni, è stato sottratto dalla madre durante un incontro protetto ad Aosta.Sono in corso le ricerche della polizia per rintracciare la donna che potrebbe anche tentare una fuga all’estero.

Il piccolo era affidato agli zii dall’aprile del 2023.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Israele e Hamas in lista nera Onu per i bambini

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(Adnkronos) – Le Nazioni Unite hanno deciso oggi di includere Israele nella “lista nera” di Paesi ed entità accusate di minacciare la popolazione infantile nelle zone di conflitto.La lista, in cui è stata inserita anche Hamas, è allegata al rapporto annuale presentato dall’ufficio del segretario generale, Antonio Guterres, che documenta le violazioni dei diritti commesse contro i bambini durante i conflitti armati.  Nella lista figurano la Russia, lo Stato Islamico, al Qaeda, Boko Haram, l’Afghanistan, l’Iraq, il Myanmar, la Somalia, lo Yemen e la Siria.

A denunciare l’inserimento di Israele in questa lista è stato l’ambasciatore israeliano all’Onu, Gilad Erdan, che si è detto “assolutamente costernato e nauseato” per la decisione “immorale” adottata dal segretario generale dell’Onu, in un video diffuso dal ministero degli Esteri israeliano. “Chi deve essere inserito in una lista nera è il segretario generale, le cui decisioni, da quando è iniziata la guerra e anche prima, incentiva i terroristi di Hamas a usare i bambini”, ha aggiunto. In rapporti degli anni scorsi vi erano stati capitoli dedicati al conflitto israelo-palestinese, in cui Israele veniva accusato di gravi violazioni nei confronti di bambini.Ma quest’anno è la prima volta che Israele viene inserito nell’allegato al rapporto in cui vengono “elencate le parti che non hanno adottato misure durante il periodo a cui si riferisce il rapporto per migliorare la protezione dei bambini”. Nel video Erdan accusa l’Onu di “aiutare i terroristi e premiare Hamas” con la sua “decisione immorale”. “Ora Hamas continuerà ancora di più a usare scuole e ospedali perché questa vergognosa decisione del segretario generale darà ad Hamas speranza di sopravvivere ed estenderà solo il tempo della guerra e della sofferenza.

Si vergogni”, ha concluso riferendosi al segretario generale dell’Onu. Immediata la risposta di Benjamin Netanyahu: “Le Nazioni Unite si sono messe nella lista nera della storia oggi, unendosi ai sostenitori degli assassini di Hamas”. “L’esercito israeliano è il più morale del mondo e nessuna decisione folle dell’Onu potrà cambiare questa cosa”, ha aggiunto il premier israeliano.  La decisione delle Nazioni Unite “avrà conseguenze per le relazioni di Israele con l’Onu”, ha detto il ministro degli Esteri israeliano, Israel Katz. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Juve Stabia Serie B: i numeri della cadetteria che attende le Vespe

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E’ stata una Serie B da record quella dell’ultima stagione 2023-2024 che attende la Juve Stabia che torna ad assaporare il fascino della cadetteria dopo soli 4 anni.Un campionato altamente spettacolare quello di serie B che probabilmente, a giudicare dai numeri dell’ultimo campionato, ha visto negli ultimi anni elevarsi il proprio livello qualitativo.

I numeri dell’ultima Serie B: dai gol ai giocatori italiani in campo.

Il primo dato che balza agli occhi è sicuramente quello delle reti.

Nell’ultima stagione, la 92esima nella storia della Serie B, i gol siglati sono stati complessivamente 958 ad una media impressionante di 2,52 a partita.Si tratta del numero di reti e della media gol più alta nella storia della cadetteria da quando il campionato di Serie B è tornato a venti squadre.

Un record storico per la cadetteria che fa capire quanto sia importante avere un parco attaccanti molto prolifico in un campionato in cui si segna molto: la Juve Stabia dovrà adeguarsi a questo ritmo di segnature predisponendo una fase offensiva importante per conseguire l’obiettivo salvezza in un torneo in cui probabilmente incide di più avere un grande attacco piuttosto che avere una difesa solida che tuttavia non guasta mai.

615 gol in Serie B sono stati siglati da calciatori italiani: ben il 65% dei gol complessivamente segnati in questo torneo.Inoltre, a confermare l’importanza dei calciatori italiani, nell’88% delle gare complessive della Serie B, almeno la metà dei titolari erano italiani.

L’esempio più virtuoso di questo campionato ormai da diversi anni è rappresentato dal Cittadella che riesce a conseguire sempre salvezze tranquille e in alcuni casi anche importanti partecipazioni ai playoff.E proprio il Cittadella ha uno score in termini di segnature tutto italiano: ben 40 gol su 40 sono stati tutti realizzati da calciatori italiani.

Il fattore campo in Serie B.

La cadetteria è un campionato nel quale il fattore campo, a giudicare dall’ultima stagione, conta meno rispetto ad altri tornei.

Basti pensare che nell’ultimo anno solo il 37% delle gare sono state vinte dalle squadre di casa.Numero che risalta tenuto conto che la Serie A ha visto per esempio il 42% di vittorie delle squadre che giocavano in casa e la Premier League il 46%.

Dato quest’ultimo che fa capire quanto sia elevato il livello qualitativo di questo campionato nel quale il fattore campo conta poco rispetto per esempio non solo alla Serie C ma anche alla stessa Serie A.In definitiva è una Serie B da record quella che attende la Juve Stabia: meglio attrezzarsi quindi adeguatamente sul mercato per una salvezza che sarà da conquistare punto per punto lottando senza sosta su tutti i campi a partire dal primo minuto della prima giornata di campionato in un campionato che si preannuncia altamente spettacolare.

 

Sinner battuto in semifinale Roland Garros, Alcaraz vince in 5 set

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(Adnkronos) –
Jannik Sinner sconfitto in semifinale al Roland Garros 2024.L’azzurro, numero 2 del tabellone e prossimo numero 1 del mondo, viene battuto dallo spagnolo Carlos Alcaraz, testa di serie numero 3, che si impone per 2-6, 6-3, 3-6, 6-4, 6-3 dopo 4h10′.

L’iberico, che ora conduce 5-4 nei confronti diretti con l’altoatesino, domenica 9 giugno affronterà il vincente della seconda semifinale tra il tedesco Alex Zverev e il norvegese Casper Ruud. Sinner vede sfumare la possibilità di giocare la prima finale della carriera sulla terra rossa parigina e di andare a caccia del secondo Slam dopo il trionfo agli Australian Open in avvio di stagione.L’azzurro si consola con il primo posto nel ranking Atp e con il sorpasso ai danni di Novak Djokovic che diventeranno ufficiali con la nuova classifica del 10 giugno.  
Sinner parte sparato: mette a segno 2 break e vola rapidamente sul 4-0 ipotecando la prima frazione.

L’altoatesino, che commette solo 4 errori gratuiti e conquista una valanga di punti alla risposta (17/31) cede il servizio per la prima volta nel sesto game, ma nel gioco successivo mette a segno il terzo break portandosi sul 5-2.Quindi, la chiusura 6-2 in 44′.  Il copione non sembra cambiare in avvio di secondo set.

Pronti, via e Sinner mette a segno un nuovo break (2-0) ponendo le basi per una fuga.Alcaraz, però, reagisce subito: controbreak immediato, pareggio e sorpasso. E’ il primo vero passaggio a vuoto dell’azzurro, che non oltre il 53% di prime palle e cede il secondo servizio di fila ritrovandosi sotto 2-4.

Alcaraz alza ulteriormente il livello: lo spagnolo piazza ben 14 vincenti nel set (solo 3 per Sinner) e l’azzurro non ha occasioni per ridurre il gap.Alcaraz marcia spedito e chiude il secondo set per 6-3 in 49′, situazione in equilibrio.  Sinner, con una preoccupante tendenza al doppio fallo (5 nel terzo set), nel terzo game offre 2 palle break al rivale.

L’azzurro le cancella, ma Alcaraz ottiene il break con 2 colpi vincenti che chiudono gli ultimi scambi (2-1).Il rischio di un terzo set tutto in salita per l’altoatesino evapora immediatamente.

Sinner riesce a sfondare subito, controbreak immediato (2-2) e l’equilibrio torna a regnare in campo. 
L’azzurro conquista un fondamentale e laborioso quinto game (3-2): servono 16 punti in 11′ di lotta, con 2 doppi falli e 2 palle break cancellate.In un match in cui il servizio sembra un colpo come un altro, anche Alcaraz si trova a ‘remare’: pure lo spagnolo inanella doppi falli, il secondo del game consegna il break a Sinner che allunga (4-2) e chiude i conti con un ace: 6-3 in 58′.

Alcaraz recrimina su 6 palle break non sfruttate e paga dazio per il pessimo rendimento al servizio: lo spagnolo scende sotto il 60% di prime palle e fa raramente punto (3/11) quando deve ricorrere alla seconda.  Il servizio, e sembra quasi un’anomalia visto il canovaccio del match, domina il quarto set: niente palle break, si procede senza scossoni per nove game.Al decimo, arriva il break che costa carissimo a Sinner.

L’azzurro, sotto 5-4, non riesce a tenere il servizio.Una sola palla break fa una differenza enorme nel set, in cui lo spagnolo si rivela più efficace se si considerano i colpi vincenti (17-8).

Lo spagnolo sfrutta la chance e archivia la frazione per 6-4: si va al quinto set.  Sinner accusa il colpo e cede il servizio in avvio del quinto set.Alcaraz scappa sul 3-0, con un filotto di 5 game consecutivi che spacca in 2 la partita.

L’azzurro prova a rimanere in scia (2-4), Alcaraz incamera un complicato settimo game (5-2) e si garantisce il diritto di servire per il match: finisce 6-3, Sinner k.o.e Alcaraz in finale.    —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)