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Naufragio Costa Concordia (da foto CC BY-SA 3.0)
(pensierino con suggerimento per il Movimento)
Attualità Opinioni

Il naufragio sul Danubio è la metafora del destino della democrazia?

Un battello con una trentina di crocieristi sudcoreani si è rovesciato di fronte al parlamento di Budapest dopo la collisione con un’altra imbarcazione.

Nell’apprendere della disgrazia accaduta ieri in Ungheria dove, sul Danubio, un battello con una trentina di crocieristi sudcoreani si è rovesciato di fronte al parlamento di Budapest dopo la collisione con un’altra imbarcazione non ho potuto evitare che nella mia mente si affacciassero accostamenti forse (anzi, sicuramente) non opportuni eppure molto calzanti con l’attuale situazione politica in Europa, e ancor più in Italia in quanto, per il luttuoso evento: una imbarcazione che affonda dopo essersi scontrata con un’altra; la collocazione del luttuoso evento: l’Ungheria (una delle “navi” nazionaliste); per la locazione: l’arcinoto “bel Danubio Blu” che però è, da sempre, anche simbolo di divisione di BUDAPEST tra BUDA e PEST; il “violento temporale” che si è abbattuto sul luogo; di più rapresentativo non si sarebbe potuto avere.

Ma, prima di andare oltre, doveroso è dar cronaca del quanto è accaduto ieri sul Danubio, dove si sono avuti 21 dispersi e 7 morti.

La Hableany, questo il nome dell’imbarcazione, si è capovolta poco dopo le 21:00, quando sulla zona si stava abbattendo un violento temporale.

La Hableany stava tentando l’attracco, quando è stata urtata da un’altra imbarcazione nella tratto del fiume su cui si affaccia il Parlamento, un’area molto frequentata dalle imbarcazioni da turismo, perché da lì si può vedere la città illuminata.

A complicare i soccorsi, le forti correnti nel fiume e la pioggia, che da giorni cade su Budapest e che ha fatto alzare il livello del Danubio. Un testimone oculare ha raccontato che l’imbarcazione, che aveva posto per 60 passeggeri, è stata urtata sulla poppa da un’altra di dimensioni maggiori mentre ormeggiava.

Secondo i media locali, una delle persone salvate è stata trovata a quasi tre chilometri rispetto al punto dove il battello è colato a picco.

La Hableany è stata trovata dopo varie ore di ricerche vicino al ponte che collega la città vecchia, Buda, con il quartiere di Pest. Il bilancio è di 21 dispersi e 7 morti.

Il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, ha chiesto di dispiegare tutte le risorse disponibili per il salvataggio.

QUESTA la cronaca del luttuoso evento che, come tutti i casi nei quali ci sono vittime e vite umane che si perdono, non può non colpire e rattristare ma poi.

Poi la vita va – (deve andare) – avanti: c’est la vie dicono i nostri cugini francesi: e così è! E questo spiega, almeno a me stesso e alla mia coscienza, il parallelo quasi naturale che è andato formandosi nella mia testa autonomamente e lucidamente ragionante scevra da ogni e qualsivoglia preconcetto politico, sociale ed umano che possa esserci.

Ciò premesso, eccovi lo stesso articolo riscritto con il quanto, in parallelo, è sorto nella mia mente.

La nave Europeista, questo il nome della nostra imbarcazione, stava tentando l’attracco quando, nella notte tra il 26 ed il 27 maggio, è stata urtata da un’altra imbarcazione (la Sovranista) nella tratto del fiume della democrazia europea su cui si affaccia il Parlamento, un’area molto frequentata da imbarcazioni grandi e piccole, da carico e da turismo, perché è da lì che possono trarre linfa vitale (ovviamente, per alcuni, per se e gli altri si arrangino).

A complicare i soccorsi, le forti correnti nazionaliste e sovraniste che da tempo cadono in Europa e che hanno fatto alzare il livello dello scontro.

Questo il parallelo che mi si è presentato alla mente, ed è un parallelo non meno doloroso e luttuoso di quello dell’incidente occorso alla Hableany, ma così è! Ed anche la circostanza che il tutto sia accaduto in Ungheria, una delle nazioni che, come è ben noto, si è iscritta tra quelle Nazionaliste e Sovraniste, rafforza questo parallelo bislacco per quanto si vorrà, ma che ci sta tutto e richiama anche un qualcosa di più alto: il destino!

E qui, in chiusura, non posso evitare di riportarmi ad un noto aforisma in merito allo stesso:

Semina un pensiero e raccoglierai un’azione, semina un’azione e raccoglierai un’abitudine, semina un’abitudine e raccoglierai un carattere, semina un carattere e raccoglierai un destino.

Ed anche questo è il quanto sta portando avanti la parte verde di questo governo approfittando, fino ad ancora oggi, della colpevole “ignavia” di quella gialla, per lanciare “proiettili*” verbali che corrono e non sanno se colpiranno qualcuno, qualcosa, o finiranno nel nulla; ma intanto corrono, e nella loro corsa è già scritto se finiranno a spappolare qualcosa di vitale o a scheggiare un muro qualunque perché questo è il quanto è chiamato “destino”, ciò in cui tutto è già scritto eppure niente si può prevedere per cui bene sarebbe riportarsi anche alla saggezza latina ed ai: Mememnto Audere Semper – Audentes Fortuna iuvat!

COLLEGATA

IL PUNTO 300519

Finchè la barca va. Cosa è successo in un anno di governo gialloverde?

* da aforisma di Alessandro Baricco

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In merito all'autore

Stanislao Barretta

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