Caso Embraco, no secco della dirigenza alla Cigs
Economia

Caso Embraco: no secco della dirigenza alla Cigs e va avanti per trasloco

Il ministro Calenda aveva nuovamente chiesto alla Embraco di ritirare i circa 500 licenziamenti previsti e di passare alla Cigs “per trovare poi soluzioni per la reindustrializzazione” dello stabilimento di Riva di Chieri. “Se hanno dubbi interpretativi – aveva detto Calenda – sono disponibile a scrivere una lettera di mio pugno rassicurandoli” e continuava: “adesso lavoriamo sul ritiro dei licenziamenti e poi sulla reindustrializzazione. Aspettiamo una risposta dall’azienda”.

E la risposta è giunta, ma non quella che Calenda sperava: la Embraco ha detto no all’ipotesi di mettere in Cigs i circa 500 lavoratori dello stabilimento di Riva di Chieri e così finisce la trattativa al ministero dello Sviluppo Economico cosa che ha portato il ministro a rilevare una “totale mancanza di attenzione al valore delle persone “da parte della multinazionale sottolineando di trovarsi “di fronte ad uno dei peggiori casi” di crisi aziendale.

Embraco “ha dimostrato una totale irresponsabilità verso i lavoratori e verso il governo” ha detto Calenda, e “non si comprendono le ragioni di questo atteggiamento”. Ora “attiveremo un percorso con Invitalia” per cercare una soluzione al più presto. Non ricevo più questa gente e neanche i loro consulenti italiani che sono peggio di loro”.

Per finire, Calenda ha confermato che domani sarà a Bruxelles per incontrare la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager proprio sulla vicenda Embraco e sul regime di agevolazioni fiscali applicato dalla Slovacchia alle imprese straniere.

Sulla vicenda è intervenuta anche a leader della Cisl, Annamaria Furlan, che così ha commentato, con un tweet, la decisione dell’azienda di procedere con il piano di licenziamenti nella sede di Riva di Chieri: è “inaccettabile in un paese civile l’atteggiamento di chiusura al dialogo di Embraco”.

Il governo – ha aggiunto Furlan – metta in campo ogni strumento possibile per ripristinare le corrette relazioni sindacali, I lavoratori meritano più rispetto dalle multinazionali”

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