Cronaca Opinioni

Si avvicina il dì di festa. Non tutti gli augel fan festa. Alcuni scioperano!

Dì di festa
Ci risiamo! Si avvicina il dì di festa e non, tutti gli augel fan festa come nella poesia di Leopardi. Anzi, è proprio la tempesta che non è passata dato che, dopo anni ed anni di nuova regolamentazione, l’avvicinarsi delle feste porta con se la tempesta (lo sciopero) del momento.

Siamo in prossimità dei dì di festa pasquali, ed allora ecco servito, con colomba ed agnello, “lo sciopero di Pasqua”.

Sarà perché agli inizi del mio iter lavorativo ho iniziato in un settore che mi portava a lavorare in Acciaierie (nella fattispecie l’allora Italsider di Taranto) e/o raffinerie (Shell, Montedison ecc ecc) e di ognuna a visitarne e respirare l’aria di ogni reparto che questo “problema” non l’ho mai ne sentito ne compreso.

Ricordo solo che all’epoca, pur essendo anch’io tra i tantissimi che lavoravano H24 x 365 gg annui (operavo nei CND, Controlli Non Distruttivi, indi RX, Iridio, Cobalto etc etc etc), non è che ne sentivo tanto il peso, forse perché, anche se c’era, era ben compensato dalla consapevolezza di avere un lavoro ed uno stipendio, e questa era una cura molto utile e benefica? Non saprei dire! So solo che tanto mi/ci bastava. Anzi, ricordo che eravamo tutti “felici” di essere al lavoro perché l’esserci voleva anche dire che il lavoro l’avevi. Altri, tanti, troppi come sempre, NO!

Ovviamente l’H24 x 365 gg annui si intendeva ottemperato (e ancora si intende in quei luoghi) in 4 turni settimanali nei quali si turnava nelle 24 ore e nei 7 giorni della settimana.

7 giorni quindi, non 6, men che meno 5: SETTE! E questo ogni e qualsiasi settimana (e non necessariamente “solo” H8 quotidiane).

Questa era, ed è, prassi comune e normalissima non solo nelle Acciaierie e Raffinerie dove, se mi è concesso, una certa differenza tra chi sta in scafandro davanti ad un convertitore o a un siviera a seguire e servire una colata continua d’acciaio o altro, e chi invece sta davanti ad uno scaffale a seguire una cliente celiando con la stessa, la trovo.

Parimenti, trovo una certa differenza tra chi, magari a Capodanno, invece di”accontentarsi” di miseri fuochi d’artificio come gli altri, ha “il piacere” di godersi la vista dell’astronauta di cui sopra visto sullo sfondo di un disco di fuoco con una miriade di scintille che gli volano intorno (altro che tric trac, scalette e bengali: misere cosucce ma, si sa, non è da tutti il godere grandi spettacoli. No?). Il tutto mentre lui stesso (e uno di questi “lui” sono stato anch’io) sta lì comunque a contatto di materiale radioattivo (Iridio se va bene, magari Cobalto) per svolgere il proprio lavoro “radiografico”, e svolgerlo mica in un gabinetto medico ma sugli impianti. E siatene certi che il quanto da controllare ci metteva sempre tutto il suo meglio  per ritrovarsi nelle posizioni più scomode, inaccessibili ed anche pericolose possibili. Ma questo è già altro!

Però, già a questo punto, la domanda era, è, e resta: sentito mai qualcuno fiatare per questo e spendere una parola per questi esseri che, chiaramente, devono essere figli di un Dio minore visto che anche nessun prete o vescovo ha mai lamentato la loro mancanza in famiglia, o a Messa o al godimento del dì di festa?

A quanto io possa ricordare la risposta è NO! Ed è un no che assorda per il silenzio assoluto che con se porta.

Ma non è mica finita qui. Sarebbe cosa troppo semplice e, comunque, non rasenterebbe il ridicolo. Quel ridicolo che si raggiunge quando gli stessi che invitano allo sciopero, e quelli che intendono farlo, lo fanno:

– i primi, invitando ad uscire ed andare a far festa perché no, andando a pranzare in un ristorante, comunque a prendere un gelato, un caffè e magari anche andando al cinema;
– i secondi, lamentando, appunto, che non potranno farlo se presenti sul lavoro per cui: pretendono di doverlo e poterlo fare in nome del diritto alla festa, alla famiglia, finanche della religione.

Dove sta il ridicolo?

Ma ovviamente nel fatto che “tutti” questi signori, pur invocando per se stessi quanto sopra e quant’altro è loro possibile reclamare, non dico non ricordano i figli del Dio minore in Acciaieria ecc ecc ma nemmeno pensano che questi esistono.

E non solo, ed è qui che si cade nel ridicolo, per il loro andare in giro a divertirsi pretendono che ci siano:
  1. mezzi di trasporto in gran quantità ed in qualsiasi ora: veloci e puntuali; ovviamente;
  2. ristoranti, discoteche e quant’altro apertissimi ed accoglienti pronti a sollazzarli e a far loro godere del dì di festa;
  3. cinema ben programmati e ben riscaldati o climatizzati a seconda della stagione;

…. e via di questo passo. Epperò!

Epperò, com’è che questi signori, tutti, non pensano all’incontestabile fatto che, per il loro sollazzo, ci sono altre persone che, invece di sollazzarsi e correre in giro a divertirsi, devono:

– sgambettare e correre per servire lor signori (e farlo alla svelta con anche il sorriso sulle labbra);
– o sudare in cucina per preparare il loro banchetto,
– o ….. tanti o…., infiniti o….

Nulla da dire o da riflettere nel merito? Forse che questi sono figli anch’essi di altro Dio minore come i succitati e come, di altro Dio ancora, lo sono quelli che lavorano negli Ospedali – in primis nei Pronto Soccorso -, nelle Cliniche ecc ecc?

Questo a me piacerebbe sapere come mi piacerebbe ricevere una risposta seria a queste riflessioni che, a questo punto, sono anche mie domande semplici, precise, circostanziate.

Sono giunto a 72 anni e mai, mai e poi mai, ne ho ricevuta una concreta, reale, seria! Ma, hai visto mai?

Intanto continuo anche qui con il sempre valido, utile ed attivo: io speriamo che me la cavo

Chiosa (amara): in questo caso, per fare pendant (o pandant, o ancora, pandàn, e così si accontenta tutti) con quanto in tema, si potrebbe anche aggiungere: e che gli altri si arrangino! Non posso certo pensare io per e a tutti. E già dura pensare per me e a me badare)

Stanislao Barretta

vivicentro.it/OPINIONICRONACA

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