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Attualità

La mobilità sostenibile e gli incentivi italiani che riducono le emissioni di CO2

Nel panorama internazionale e comunitario contemporaneo, funestato dalla micidiale pandemia da Coronavirus e dalla conseguente crisi socio-economica, la mobilità sostenibile può assumere un ruolo chiave e di fondamentale importanza, quello di pilotare i Paesi fuori dal tunnel Covid-19, andando a tutelare la salvaguardia delle risorse ambientali.

Le soluzioni di mobilità sostenibile, infatti, sono funzionali a garantire una mobilità che sia vantaggiosa, oltre che per l’ambiente, anche per gli uomini, essendo il loro sviluppo uno dei  principali strumenti per ridurre le emissioni inquinanti nell’atmosfera.

Conformemente a tali osservazioni, il Governo Italiano ha posto in essere talune iniziative normative che hanno proprio come obiettivo la disincentivazione all’utilizzo, negli spostamenti terrestri soprattutto se urbani, dei mezzi di trasporto inquinanti.

Il Buono Mobilità, di cui parleremo dopo, senz’altro contribuisce a creare un sistema che tuteli l’ambiente, considerando inoltre che il repentino e continuo aumento dei contagi delle ultime settimane indurrebbe ad evitare, in questa fase, l’utilizzo dei mezzi pubblici che non siano garantiti a livello igienico-sanitario.

Probabilmente i provvedimenti normativi attuati finora dal nostro Governo, come rilevato dalla politica più attenta alla tematica ambientalista, non sono sufficienti ad assicurare il pieno raggiungimento degli obiettivi comunitari, ma è, allo stesso modo significativo che sia stato dato un impulso all’utilizzo dei velocipedi e degli altri mezzi non inquinanti da questi derivati.

Photo by Roman Fox on Unsplash

Ancora più interessante risulta l’interscambio della bicicletta con il sistema ferroviario, infatti, il viaggio intermodale treno + bici sta diventando sempre più una realtà. Esso prevede l’uso della bici per raggiungere il luogo di partenza del treno e per spostarsi una volta giunti nel luogo di destinazione.

Molti nuovi treni regionali dispongono di agevoli e capienti rastrelliere per biciclette mentre, sui treni dell’Alta Velocità, che non sono propriamente treni per cicloamatori, la bici può essere smontata e riposta in apposite sacche o scatole, infine, sui treni a lunga percorrenza che percorrono linee convenzionali, è in corso l’installazione di postazioni per trasportare le bici dei viaggiatori.

Inoltre, è da evidenziare che lo sviluppo della mobilità con bicicletta o altri mezzi   a “propulsione prevalentemente elettrica”, necessita di interventi, sia normativi che strutturali; infatti nelle aree urbane si stanno verificando, nelle ultime settimane, numerosi incidenti che hanno coinvolto in particolare i monopattini elettrici che pure sono una valida alternativa al mezzo di trasporto privato e al trasporto pubblico.

È indiscutibile che le regole di distanziamento sanitario sui mezzi di trasporto pubblico trovano difficile applicazione, tali regole inoltre sono senz’altro da rivedere e da rendere più rigide, in quanto oggi i mezzi di trasporto pubblico sembrano essere la principale fonte di contagio. Rispetto a tali difficoltà, però, occorre forse agire a monte andando gradualmente a ridurre le esigenze di mobilità pubblica per gli spostamenti urbani e locali.

Nella situazione appena descritta dunque, in una prospettiva ecosostenibile, il protagonista nella terza fase della gestione della mobilità durante la pandemia, senz’altro potrebbe diventare il velocipede. Nelle grandi città, però, spostarsi in bicicletta purtroppo significa non solo affrontare il traffico ma anche lunghi tragitti che talvolta spaventano i ciclisti i quali non sempre hanno voglia di pedalare per molti chilometri.

Il sistema di trasporto intermodale, ovvero bici + metro o bici + treno, risolve brillantemente questo problema aumentando ancor più il vantaggio in termini di tempo e rendendo possibile l’uso della bici anche a persone meno allenate, le quali possono comunque acquistare, volendo servirsi del Buono Mobilità, le bici con pedalata assistita.

Come ottenere il Buono Mobilità

In virtù di quanto sopra descritto, per incoraggiare l’uso dei cicli, il Governo ha previsto dei contributi statali indicati nel “Decreto Rilancio”.

Vediamo nello specifico come è possibile richiedere il Buono Mobilità o il rimborso per gli acquisti effettuati.

Gli interessati, dal prossimo 3 novembre, possono registrarsi all’indirizzo www.buonomobilità.it, anche se sembra ormai certo  che il  click day  potrà sovraccaricare il sistema arrestandone il funzionamento, come già successo in altre occasioni simili.

La data sopra indicata corrisponde al sessantesimo  giorno  dalla  pubblicazione del  “Decreto Rilancio”  sulla Gazzetta Ufficiale della  Repubblica  Italiana.

Chi avrà acquistato un bene o servizio di mobilità previsto dalla norma prima del 3 novembre, riceverà il rimborso con un bonifico, chi non l’avrà ancora fatto potrà ottenere il Buono Mobilità che consegnerà al negoziante, il quale sarà poi rimborsato dal Ministero.

Tale buono è un contributo pari al 60 per cento della spesa sostenuta e, comunque, in misura non superiore a euro 500 per l’acquisto di biciclette, anche a pedalata assistita, nonché veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica (ad es. hoverboard, segway e monopattini) ovvero per l’utilizzo di servizi di mobilità condivisa a uso individuale, esclusi quelli mediante autovetture. 

Per accedere all’applicazione è necessario disporre delle credenziali SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale).

Possiamo quindi sintetizzare il percorso della incentivazione alla mobilità ecologica suddividendolo in due fasi essenziali:

Fase 1 (dal 4 maggio 2020 fino 2 novembre 2020, e non oltre il 31 dicembre 2020): è previsto il rimborso al beneficiario, per ottenere il contributo è necessario conservare il documento giustificativo di spesa (fattura o altra documentazione commerciale valida ai fini fiscali di cui al D.M. 7 dicembre 2016, pubblicato nella GURI del 29 dicembre 2016, n. 303) e allegarlo all’istanza, da presentare mediante l’applicazione web, dopo il 3 novembre.

Fase 2 (dal 3 novembre, giorno di inizio operatività dell’applicazione web): è previsto lo sconto diretto da parte del fornitore del bene/servizio richiesto, sulla base di un buono di spesa digitale che i beneficiari potranno generare sull’applicazione web.

Possono usufruire del Buono Mobilità per l’anno 2020 i cittadini maggiorenni che hanno la residenza (e non il domicilio) nei capoluoghi di Regione (anche sotto i 50.000 abitanti), nei capoluoghi di Provincia (anche sotto i 50.000 abitanti), nei Comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti e nei comuni delle Città metropolitane (anche al di sotto dei 50.000 abitanti).

Il buono può essere richiesto una sola volta e per l’acquisto di un solo bene o servizio, non è ammissibile l’acquisto di accessori e/o componentistica (telai, ruote, motori elettrici, caschi, batterie, catene, lucchetti, ecc.) mentre possono essere acquistati veicoli usati per la mobilità personale e bici usate.

Inoltre i buoni di spesa devono essere utilizzati entro 30 giorni dalla relativa generazione, pena l’annullamento, mentre, a partire dal 1 gennaio 2021, la loro erogazione sarà consentita a fronte della rottamazione di veicoli vetusti e la loro utilizzabilità scadrà il 31 dicembre 2024.

Il treno, un importante mezzo di trasporto sostenibile

Volendo completare il percorso intrapreso riferendoci alla citata la modalità di trasporto intermodale, non si può prescindere da una breve analisi relativa all’orientamento normativo di riferimento attinente all’altro protagonista di tale combinazione di trasporto, il treno.

Pietra miliare nell’ambito della normativa relativa alla mobilità sostenibile è senz’altro il “Libro Bianco dei Trasporti” del 2011, che attribuisce al trasporto ferroviario un ruolo fondamentale nelle politiche dei trasporti dell’Unione europea, non solo in quanto modo di trasporto ecosostenibile, ma anche come settore generatore di ricchezza e di posti di lavoro.

Il “Libro Bianco dei Trasporti” del 2011 indica una strategia piuttosto realistica, se pur con un orizzonte temporale al 2050, quindi piuttosto ampio, nel tentativo davvero complesso di coniugare l’incremento della mobilità e la riduzione delle emissioni.

Elenchiamo alcuni obiettivi fondamentali, indicati nel “Libro Bianco dei Trasporti”, da cui si evince la centralità del sistema trasporto ferroviario:

– Dimezzare, nelle grandi città, l’uso delle auto ad alimentazione convenzionale, entro il 2030, eliminandole del tutto entro il 2050. Conseguire, nelle principali città, sistemi di logistica urbana a zero emissioni di C02, entro il 2030.

– Il 30% del trasporto delle merci superiore a 300 km deve passare, entro il 2030, verso ferrovia e trasporto via mare, questa quota dovrebbe raggiungere, entro il 2050, il 50%.

– La   maggior   parte   del   trasporto di medie distanze dei passeggeri, entro il 2050, deve avvenire mediante ferrovia per cui va completata la rete ad Alta Velocità a livello europeo.

– Completare, entro il 2030, le reti infrastrutturali TEN-T il cui obiettivo generale è stabilire un’unica rete transeuropea multimodale per integrare trasporto terrestre, marittimo e aereo.

– Collegare tra di loro le reti ferroviarie, aeroportuali, marittime e fluviali.

– Dimezzare gli incidenti stradali, entro il 2020 (obiettivo purtroppo non raggiungibile in quanto, nel 2011, i morti sulle strade della UE furono oltre 30.000 mentre, nel 2019, hanno superato i 20.000) e, entro il 2050, avvicinarsi all’obiettivo “zero vittime” oltre ad aumentare la sicurezza in tutti i modi di trasporto della UE.

Questi obiettivi essenziali, posti a livello comunitario già nel 2011, inquadravano il treno, con le sue caratteristiche conformi alle esigenze ambientalistiche, come il mezzo di trasporto cardine intorno al quale la mobilità sostenibile e la sicurezza potessero contribuire alla nascita di un flusso dinamico di ripresa economica.

Nel nostro Paese, inoltre, il trasporto ferroviario, negli ultimi anni e prima degli effetti della pandemia, aveva visto il numero dei viaggiatori in aumento per effetto del miglioramento della qualità generale del servizio, conseguenza inequivocabile del mercato liberalizzato.

Orbene possiamo considerare l’attuale assetto del sistema trasporto ferroviario italiano ed europeo, tanto più se integrato dalle metodologie intermodali sopra descritte e considerando i presupposti normativi comunitari, come la più valida alternativa al trasporto su gomma che è una delle principali cause di emissioni di CO2 nell’atmosfera.

A cura di Giuseppe Toscano

Photo by Paolo Chiabrando on Unsplash

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