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Sequestrata l'azienda operante a Milano
Cronaca

Sequestrata a Milano la “straBerry” di un imprenditore messinese

Sfruttava i braccianti africani. Sequestrata l’azienda da 7,5 milioni operante a Milano e pluripremiata da Coldiretti nel 2013 e 2014.

La Guardia di Finanza ha posto i sigilli alla startup “straBerry” del messinese Guglielmo Stagno d’Alcontres. L’azienda opera a Milano e vale 7,5 milioni di euro. Lavoratori impegnati in turni massacranti e in condizioni di degrado. La paga era poco più di 4 euro l’ora.

La straBerry” è una startup fondata da un giovane imprenditore messinese, ex bocconiano e dalle nobili origini. Un business a chilometro zero con frutta e ortaggi coltivati a 15 chilometri dal Duomo e venduti nei quartieri del centro città con le Apecar. Un progetto, quello ideato dal trentunenne Guglielmo Stagno d’Alcontres, vincitore dell’Oscar Green di Coldiretti nel 2013 e nel 2014 e più volte preso ad esempio per il suo impegno per l’ambiente.

Duecento tonnellate solo di fragole vendute nel 2016 (prezzo fuori stagione: 3 cestini 5 euro) il dolce mondo di StraBerry sbocciato dove finisce la metropoli vantava gran seguito sui social (oltre 15 mila followers su Facebook, e più di 6 mila su Instagram) ma, soprattutto, in piena stagione dava lavoro a più di 100 persone.

Ma la straBerry di Cassina de’ Pecchi (MI), che vale 7 milioni e mezzo di euro, adesso è finita sotto sequestro eseguito dalla Giardia di Finanza per sfruttamento della manodopera. Un centinaio gli immigrati che lavoravano senza tutele, per più di nove ore al giorno e pagati 4,5 euro l’ora.

I finanzieri della Compagnia di Gorgonzola, guidati dal capitano Giacomo Cucurachi, hanno scoperto, come loro stessi scrivono un “sistematico sfruttamento illecito della manodopera agricola”. Secondo gli investigatori, oltre centro braccianti, tutti extracomunitari – erano costretti a lavorare nei campi per più di 9 ore al giorno e per una paga di 4 euro e 50 centesimi all’ora in “degradanti condizioni d’impiego nei campi” e sempre “soggetti alla continua vigilanza dei responsabili” che li costringevano “a sforzi fisici oltremodo gravosi, tesi a velocizzare la raccolta dei frutti e in spregio alle norme anti Covid 19 sul distanziamento sociale”.

La Procura di Milano attraverso il Pm Gianfranco Gallo, sta indagando sette persone per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro: il fondatore Guglielmo Stagno d’Alcontres, trentunenne messinese ex bocconiano di nobili natali, due addetti a sorvegliare la manodopera, un consulente del lavoro addetto alle buste paga e due dipendenti amministrative.

Dai controlli delle Fiamme Gialle sulle banche dati Inps è emerso “un flusso anomalo” di lavoratori assunti dalla StraBerry solo per pochissimi giorni. Approfondendo le Fiamme gialle hanno scoperto che l’azienda spesso “assumeva” giovani immigrati facendoli lavorare a contratto solo per non più di due giorni. Poi interrompeva il rapporto. In questo modo aggirava le norme in caso di controlli e dall’altro lato evitava di pagare le prestazioni lavorative. Ma i finanzieri hanno scoperto che almeno un centinaio di migranti lavoravano per l’azienda agricola di Cassina de’ Pecchi per molte ore al giorno e con paghe ben al di sotto dei minimi retributivi.

Gli immigrati venivano “reclutati” con il passaparola nei centri di accoglienza ai migranti. E ai lavoratori non sono mai state fornite mascherine e altre protezioni nemmeno durante le settimane più dure dell’emergenza covid.

Il Pm Gianfranco Gallo ha disposto anche il sequestro urgente dell’azienda (già convalidato dal Gip). I sigilli sono stati anche apposti, ha fatto sapere ancora la Guardia di Finanza, per “53 immobili, tra terreni e fabbricati, 25 veicoli e 3 conti correnti”, mentre la Procura ha provveduto alla nomina di un amministratore giudiziario per non fermare i lavori. Gli stessi finanzieri hanno anche sequestrato 27mila barattoli di marmellata che erano conservati all’aperto al sole ed erano pronti per essere venduti ad operatori della grande distribuzione.

Giorgia Sanguinetti, segretaria della Flai Cgil di Milano , intervistata da La Stampa, descrive le anomalie lamentate dagli immigrati nella gestione degli orari di lavoro, scarsa trasparenza nelle buste paga e soprattutto atteggiamenti vessatori da parte dei loro referenti in azienda. In modo particolare pressioni fortissime per aumentare le vendite e controlli oppressivi.

“Purtroppo, anche se sono vicende che siamo abituati ad associare ad altre latitudini, non possiamo meravigliarci – aggiunge la sindacalista – perché abbiamo intercettato tante situazioni di ‘lavoro grigio’. Ma anche se i lavoratori esprimono una forte domanda di assistenza sindacale, ci scontriamo con una forte reticenza e paura nel raccontare le loro situazioni. Ci sono meno occasioni di lavoro e i datori che ricorrono all’illegalità hanno affinato le tecniche”.

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Adduso Sebastiano

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