Juve Stabia, saluto al sogno Serie A: Lacrime gialloblù, ma anche tanto orgoglio dei 1000 giunti in Brianza

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La Juve Stabia esce di scena tra gli applausi del proprio pubblico, le lacrime e quell’amaro in bocca che soltanto certe notti sanno lasciare. Una sconfitta dolorosa, sì, ma diversa da quella vissuta a Cremona nella passata stagione. Più matura, più consapevole, quasi intrisa di orgoglio nonostante il verdetto del campo.

Ci sarà tempo per analizzare la partita, per capire dove la sfida dell’U-Power Stadium abbia preso definitivamente la direzione della Brianza, per discutere di quei minuti finali del Romeo Menti che alla fine si sono rivelati fatali. Ci sarà tempo per metabolizzare una notte che brucia e continuerà a farlo ancora per giorni. Ma oltre il risultato, oltre il tabellone, resta qualcosa che nessuna eliminazione potrà cancellare.

Resteranno i mille cuori gialloblù arrivati fino a Monza. Mille anime che hanno cantato, sofferto e applaudito la squadra anche dopo il triplice fischio. Perché quando il pallone smette di sorriderti, inevitabilmente arrivano le lacrime. Gli occhi lucidi di tanti tifosi raccontavano tutto: la delusione per un sogno svanito ad un passo dalla storia, ma anche la consapevolezza di aver vissuto qualcosa di straordinario.

E se sugli spalti c’era chi tratteneva a fatica l’emozione, in campo e sotto il settore ospiti qualcuno non è riuscito a farlo. Ignazio Abate, dopo essere stato acclamato dai tifosi gialloblù, si è lasciato andare ad un pianto liberatorio, quasi impossibile da contenere dopo mesi vissuti al massimo della tensione emotiva. Lacrime vere, sincere, di chi aveva iniziato un percorso e ci aveva creduto fino in fondo.

Ma non è stato l’unico momento destinato a rimanere impresso nella memoria collettiva del popolo stabiese. Anche l’amministratore giudiziario Ferrara, in un lungo abbraccio con il dottor Scarpa, si è lasciato sopraffare dall’emozione. Un’immagine diventata virale in pochi minuti sui social, simbolo di quanto questa cavalcata abbia coinvolto tutti, ben oltre il semplice rettangolo verde. Visibilmente commosso anche il direttore Ferdinando Elefante, presente sotto il settore ospiti insieme alla squadra in uno degli ultimi momenti della stagione.

Il sogno Serie A si ferma qui. Ma la sensazione, fortissima, è che questa volta la Juve Stabia abbia bussato con molta più forza alla porta del massimo campionato rispetto allo scorso torneo. Non una comparsa, non una favola passeggera: le Vespe hanno dimostrato di poter stare davvero tra le grandi, giocandosela senza paura e arrivando ad un passo da qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava impensabile.

E allora, forse, il futuro può ancora riservare sorprese. Del resto, si dice che non c’è due senza tre. Ma adesso, dopo le lacrime e l’orgoglio, serviranno chiarezza societaria, programmazione e certezze per continuare a costruire. Perché notti come questa, nonostante la sconfitta, entrano comunque nella gloriosa storia della Juve Stabia. E certe lacrime, in fondo, sono semplicemente il prezzo dell’amore per un sogno sfiorato.


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