Juve Stabia, l’eredità di Pagliuca e Abate: Quale sarà l’anima della squadra diretta da Pietro De Giorgio?

La nuova Juve Stabia targata 2026/2027 non ha ancora iniziato a correre. Per vedere le Vespe all’opera bisognerà attendere il ritiro estivo di Polla, dove prenderà ufficialmente il via il lavoro di Pietro De Giorgio. Saranno giorni dedicati ai primi test atletici, alle prove tattiche e alla costruzione dell’identità di una squadra chiamata a raccogliere un’eredità importante.

Il nuovo tecnico, però, oltre a plasmare la sua Juve Stabia, spera di non dover convivere con la sorte a volte avversa che ha accompagnato i suoi due predecessori. Guido Pagliuca prima e Ignazio Abate poi hanno lasciato un ricordo estremamente positivo a Castellammare di Stabia, ma entrambi hanno dovuto fare i conti con circostanze che hanno inevitabilmente condizionato il loro percorso.

Nel caso di Pagliuca, il tema è stato quello delle decisioni arbitrali. Per lunghi tratti del suo cammino sulla panchina gialloblù, la Juve Stabia ha spesso avuto la sensazione di raccogliere meno di quanto avrebbe meritato sotto questo aspetto. L’ultimo episodio, quello della sfida playoff contro la Cremonese, è rimasto nella memoria dei tifosi come l’ennesima conferma di una stagione in cui diversi episodi hanno lasciato più di un rimpianto.

Diverso il discorso per Ignazio Abate. Durante la sua gestione, le decisioni arbitrali hanno inciso meno sull’andamento della stagione, ma il tecnico ha dovuto fronteggiare un’emergenza forse ancora più complicata: quella degli infortuni. Nella parte centrale del campionato l’infermeria si è riempita progressivamente, privando la squadra di elementi importanti proprio nel momento cruciale della stagione. Ogni settimana il quadro sembrava peggiorare e la necessità di reinventare formazione e assetto tattico è diventata una costante.

Non si tratta di cercare responsabilità o puntare il dito contro qualcuno. Il calcio è fatto anche di episodi, di casualità e, talvolta, di semplice malasorte. È però innegabile che la lunga lista di indisponibili abbia rappresentato un peso notevole nel cammino delle Vespe, limitandone il potenziale nei momenti decisivi del torneo.

Ecco perché Pietro De Giorgio guarda al futuro con un auspicio ben preciso: evitare tutto ciò che di negativo ha accompagnato le esperienze di Pagliuca e Abate. Se dovrà imitare qualcuno, che sia esclusivamente per quanto visto sul rettangolo verde.

La Juve Stabia di Guido Pagliuca si è fatta apprezzare per il suo carattere: una squadra battagliera, operaia, capace di lottare su ogni pallone e di non arrendersi mai. Quella di Ignazio Abate, invece, ha mostrato un calcio diverso, più propositivo e corale, con una distribuzione delle reti che ha trasformato il gruppo in una vera cooperativa del gol.

Ora tocca a Pietro De Giorgio scrivere un nuovo capitolo. Il ritiro di Polla offrirà le prime indicazioni, ma le risposte arriveranno soltanto con il campionato. La domanda che accompagna l’estate gialloblù è una sola: che Juve Stabia sarà quella di Pietro De Giorgio? Se riuscirà a coniugare l’intensità della gestione Pagliuca con la qualità offensiva vista nell’era Abate, evitando al tempo stesso gli ostacoli che hanno segnato i suoi predecessori, allora le Vespe potranno ancora una volta ritagliarsi un ruolo da protagoniste nel campionato di Serie B.

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