L’eco di giovedì sera risuona ancora forte tra i vicoli e le piazze della Castellammare sportiva. Il 19 marzo scorso, il piazzale antistante lo stadio Romeo Menti si è trasformato nel cuore pulsante di una fiamma che brucia ininterrotta da oltre un secolo. Con una festa organizzata interamente dal cuore, dal sudore e dall’entusiasmo della tifoseria, la Juve Stabia ha celebrato i 119 anni della propria gloriosa storia.
Tra cori assordanti, sciarpe alzate al cielo a fare da scudo e il bagliore dei fumogeni a illuminare la notte stabiese, il popolo gialloblù si è stretto attorno ai propri colori per una serata che resterà a lungo impressa nella memoria collettiva. Ma a rendere la celebrazione davvero indimenticabile è stato l’abbraccio tra la piazza e uno dei suoi protagonisti più amati.
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Il ritorno dell’eroe: l’emozione di Giovanni Improta
In mezzo a questo oceano di passione, tra gli ospiti d’onore è spiccata la figura di un uomo che ha scritto pagine indelebili del club negli ultimi trent’anni, tracciando la rotta prima da allenatore e poi da dirigente: Giovanni Improta.
Il suo arrivo è stato salutato dal boato della folla, che lo ha accolto come un vero e proprio eroe tornato a casa. Visibilmente emozionato, Improta ha preso il microfono e ha regalato ai presenti un viaggio viscerale nei ricordi, alternando aneddoti inediti, brividi e dichiarazioni di amore puro per i tifosi e per la città.
“Quando sono a Castellammare di Stabia mi sento rinascere,” ha esordito Improta, raccogliendo i primi applausi scroscianti. “Anche se non sono più vicino alla società, la seguo sempre con grande piacere. Il mio è un affetto incondizionato. Lo dico con il cuore in mano.”
Il salvataggio del 1989: l’inizio di una storia d’amore
Il momento più toccante della serata è arrivato quando il “Baronetto di Posillipo” ha riavvolto il nastro della memoria, tornando a un momento critico in cui le sorti del club erano appese a un filo.
“Quando sono arrivato qua per la prima volta, è stato l’inizio di una storia d’amore,” ha raccontato Improta ai tifosi in religioso silenzio. “Ricordo che ero a Napoli e mi parlarono del progetto Juve Stabia, che all’epoca rischiava seriamente di non iscriversi al calcio professionistico. Mi interessai subito in prima persona per portare a termine questa operazione. Andai a Firenze per capire l’iter burocratico, che vi assicuro non fu per niente una cosa semplice. Ma alla fine, per la stagione 1991-92, siamo riusciti a far iscrivere la squadra nel calcio professionistico.”
Un pezzo di storia vitale, che ha ricordato a tutti come la sopravvivenza della fede gialloblù sia passata anche dalle mani e dalla caparbietà di uomini come lui.
Lo sguardo al futuro: “Consolidare la Serie B”
Chiusa la parentesi dei ricordi, Improta ha rivolto lo sguardo al presente brillante delle Vespe, lanciando un messaggio di incoraggiamento e di sana ambizione a tutto l’ambiente:
“La Juve Stabia adesso in Serie B è una bellissima realtà. Ora bisogna consolidare la categoria… e non si sa mai per il futuro.”
Parole che sanno di speranza e che hanno infiammato ulteriormente la folla radunata al Menti. Una degna chiusura per una notte magica, in cui Castellammare ha dimostrato, per la centodiciannovesima volta, che la Juve Stabia non è solo una squadra di calcio, ma un patrimonio di famiglia, di orgoglio e di senso di appartenenza.





