Ieri sera presso la Libreria Ubik si è tenuto un incontro letterario molto stimolante, che ha arricchito profondamente il pubblico in sala, accorso per la presentazione del romanzo giallo-noir “L’ombra del conte” di Ferdinando Martino, edito da Massimo Soncini Editore.
L’incontro, che ha visto l’autore dialogare con la proprietaria della libreria Giovanna Starace, ha registrato una notevole partecipazione di pubblico. I lettori presenti hanno interloquito con lo scrittore stabiese, trasformando la serata in un momento di riflessione sulla letteratura di genere e sulla natura umana.
Uno dei momenti più interessanti del dibattito è nato da una domanda di una lettrice, che ha chiesto all’autore come mai, a differenza dei suoi precedenti romanzi, avesse abbandonato le familiari ambientazioni partenopee o stabiesi.
La scelta di spostare l’azione tra le atmosfere retrò di Sanremo, la riviera ligure di Ponente, la Toscana e le Alpi Apuane – ha affermato l’autore – risponde a una precisa esigenza narrativa: collocare la storia in un contesto di apparente tranquillità provinciale, dove l’isolamento e il vizio possano scavare profonde gallerie lontane da occhi indiscreti.
Al centro dell’indagine non c’è solo un assassino da catturare, ma un’oscura eredità filosofica. È lo stesso Ferdinando Martino a svelare la genesi del mistero:
“Il Conte nel Settecento aveva scritto un libro che si chiamava ‘I Malanima’, in cui teorizzava come si potesse utilizzare il male a proprio favore per avere dei vantaggi. Era una teoria influenzata da alcuni filosofi di quel periodo, tra cui Joseph de Maistre, con la sua teoria delle concatenazioni: l’idea, cioè, che ogni azione commessa possa generare una catena di conseguenze e vantaggi.”
Un legame storico che l’autore aggancia anche alla realtà locale: proprio nella Basilica di Pozzano a Castellammare di Stabia, infatti, si trova la lapide del figlio del celebre filosofo de Maistre.
Nel romanzo, le antiche teorie del testo I Malanima tornano a fare danni nel presente: un discendente del Conte ha infatti utilizzato quelle dottrine esoteriche per plagiare un gruppo di persone del jet set locale, individui già calati nel mondo del vizio, della depravazione e del gioco d’azzardo, scatenando una spirale di crimini.
Ciò che ha maggiormente colpito i lettori e la critica è lo stile letterario dell’autore. La sua è una scrittura colta ma accessibile, capace di alternare il ritmo serrato del poliziesco alle pause riflessive del romanzo psicologico.
Ferdinando Martino utilizza una prosa evocativa, che descrive i paesaggi e i lussi decadenti del jet set con un realismo quasi cinematografico. I dialoghi sono taglienti, mai banali, strutturati in modo da far emergere l’essenza intima di chi parla senza bisogno di lunghi preamboli. Un equilibrio stilistico che cattura il lettore fin dalla prima pagina e mantiene alta la tensione.
Durante il dibattito, Giovanna Starace ha speso parole di forte apprezzamento per la qualità dell’opera, definendolo “un bel libro, anche nelle descrizioni”. Un giudizio condiviso pienamente dal pubblico in sala, che ha voluto sottolineare con ammirazione l’estrema accuratezza con cui è descritto l’ambiente in cui opera il Capitano dei Carabinieri Tancredi.
La precisione nei dettagli, nelle procedure e nelle atmosfere restituisce un realismo impeccabile che rende la narrazione ancora più credibile. Proprio agganciandosi a questo complimento, l’autore ha voluto sottolineare un aspetto fondamentale del suo metodo di lavoro: l’importanza della ricerca.
Quando si scrive un romanzo, secondo Ferdinando Martino, lo studio preliminare non è un semplice accessorio, ma un dovere verso chi legge. Documentarsi con rigore permette di offrire al lettore informazioni reali e verificabili, capaci di arricchire il bagaglio culturale ben oltre il semplice intrattenimento.
Anche in quest’ultimo lavoro, l’elemento portante della scrittura di Martino è il profondo scavo psicologico:
“La parte introspettiva dei personaggi, sia delle vittime, sia dei malfattori, sia degli investigatori, mi interessa moltissimo. Voglio che il lettore entri nella mente del personaggio. Ogni figura letteraria, da un punto di vista umano, deve poter entrare in sintonia con chi legge.”
Questo approccio permette al pubblico di non restare distaccato, ma di comprendere le fragilità, le solitudini e le deviazioni che spingono i personaggi verso l’abisso.
Quella descritta nel libro è un’inchiesta decisamente complessa, un vero e proprio mosaico in cui la squadra investigativa deve mettere insieme tantissimi, minuscoli tasselli per arrivare alla verità.
A guidare le operazioni c’è il Capitano Ettore Tancredi, un investigatore fuori dagli schemi classici, ironico e tormentato, che risolve i casi affrontando i suoi stessi fantasmi. Un personaggio solido e carismatico del quale sicuramente sentiremo ancora parlare in futuro.
L’ombra del conte di Ferdinando Martino edito da Massimo Soncini Editore non è solo un libro da leggere, ma un’esperienza letteraria da vivere. Merita un posto d’onore nella vostra libreria perché supera i cliché del poliziesco offrendo una trama originale e ben strutturata.
Il volume (344 pagine) è disponibile presso la Libreria Ubik di Castellammare di Stabia, in tutti i principali punti vendita e sui Digital store online.




