Castellammare, Massimo Santaniello: Scoglio di Rovigliano e Castello Angioino tornino patrimonio della città

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Dopo aver acceso i riflettori sulla possibile vendita dello Scoglio di Rovigliano, una notizia che ha rapidamente fatto il giro della città e dei social network, Massimo Santaniello torna a lanciare un appello alle istituzioni. L’attuale coordinatore cittadino di Noi Moderati ritiene che il Comune di Castellammare di Stabia debba assumere un ruolo da protagonista nella tutela e valorizzazione del patrimonio storico locale.

Negli ultimi giorni, infatti, alle indiscrezioni sulla cessione dello Scoglio di Rovigliano si sono aggiunte quelle relative a una possibile vendita del Castello Angioino, storico maniero che domina la città dalla collina della Panoramica.

Secondo Santaniello, indipendentemente dalla fondatezza delle notizie circolate sui social e sulle testate giornalistiche, è arrivato il momento di affrontare concretamente il tema del futuro di due simboli della storia stabiese.

Santaniello, perché ritiene che questa possa essere un’occasione importante per Castellammare?

“Perché la città potrebbe avere l’opportunità di rientrare in possesso di due beni che rappresentano una parte fondamentale della sua identità storica. Stiamo parlando dello Scoglio di Rovigliano e del Castello Angioino, due monumenti che raccontano secoli di storia e che meritano di essere tutelati e valorizzati nell’interesse della collettività”.

Lei sostiene che il Comune debba intervenire direttamente. Per quale motivo?

“Perché non si può continuare a demandare tutto ad altri enti. Spesso si pensa immediatamente al Ministero della Cultura, alla Regione Campania o alla Città Metropolitana, ma un’amministrazione comunale deve avere la forza e la consapevolezza di assumere iniziative proprie quando si tratta di beni così importanti. Castellammare deve essere protagonista e non semplice spettatrice”.

Partiamo dal caso dello Scoglio di Rovigliano. Qual è la sua posizione?

“Da anni associazioni, studiosi e cittadini chiedono un intervento concreto. Su quell’isolotto sorgevano le vestigia di un castello che, nel corso dei decenni, è stato progressivamente abbandonato. Parliamo di un bene sottoposto a vincolo storico e culturale che, a nostro avviso, avrebbe meritato una tutela più incisiva”.

Lei richiama anche precise norme di legge.

“Assolutamente sì. Il Codice dei Beni Culturali stabilisce che i proprietari di beni vincolati sono tenuti a garantirne la conservazione. La normativa prevede inoltre che, in caso di mancata manutenzione, possano essere adottati interventi coattivi oppure si possa procedere all’espropriazione per pubblica utilità. Per questo riteniamo che il Comune debba valutare tutte le strade possibili, dall’acquisto all’esproprio, per riportare il bene nella disponibilità pubblica”.

Quale potrebbe essere il futuro dello Scoglio di Rovigliano?

“Non basta acquisire un bene, bisogna immaginare anche una destinazione concreta. Una proposta interessante potrebbe essere quella di realizzare un centro dedicato alla biologia marina e al monitoraggio delle acque, della flora e della fauna del Golfo. Sarebbe un progetto prestigioso, utile alla ricerca e alla valorizzazione ambientale, capace di restituire dignità a un luogo straordinario”.

Diversa, invece, la situazione del Castello Angioino.

“Sì, perché in questo caso il proprietario privato ha dimostrato negli anni una grande attenzione verso il bene. Il castello è stato mantenuto in ottime condizioni ed è stato valorizzato. Questo va riconosciuto con onestà intellettuale”.

Perché allora il Comune dovrebbe interessarsi anche a questa struttura?

“Perché il Castello Angioino rappresenta uno dei simboli più importanti della storia medievale di Castellammare. Le sue origini affondano nel IX secolo e il suo valore storico è indiscutibile. Se davvero fosse disponibile sul mercato, la città dovrebbe valutare seriamente la possibilità di acquisirlo e destinarlo a funzioni culturali permanenti”.

Quali potrebbero essere queste funzioni?

“Potrebbe diventare un museo dedicato all’arte e alla storia medievale, ma anche ospitare eventi culturali, mostre, convegni e iniziative istituzionali. Si potrebbe persino immaginare una gestione che consenta l’utilizzo per cerimonie o manifestazioni, attraverso regole precise approvate dal Consiglio Comunale, garantendo al tempo stesso la tutela del bene”.

L’aspetto economico rappresenta inevitabilmente un ostacolo.

“Certamente. Nessuno sottovaluta il problema delle risorse. Tuttavia il tema non può essere affrontato partendo esclusivamente dai costi. Occorre elaborare progetti credibili e poi cercare i finanziamenti necessari. Lo farebbero la Regione, il Ministero o qualsiasi altro ente pubblico. Può e deve farlo anche il Comune di Castellammare”.

Qual è il messaggio finale che vuole rivolgere all’amministrazione guidata dal sindaco Luigi Vicinanza?

“Mi auguro che si colga questa opportunità. Castellammare possiede un patrimonio storico straordinario che va preservato per le future generazioni. L’amministrazione deve mettere in campo tutte le azioni necessarie per reperire fondi, studiare progetti di valorizzazione e verificare la possibilità di acquisire questi beni. Non bisogna aspettare che siano altri a decidere per noi. È il momento di dimostrare coraggio, visione e amore per la città”.

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