Al Teatro Sociale di Brescia “Il caso Kaufmann” di Giovanni Grasso

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Il caso Kaufmann è una nuova produzione del CTB, Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale, Fondazione Atlantide – Teatro Stabile di Verona, il Parioli.

Sul palcoscenico un cast eccezionale capitanato dal talentuoso Franco Branciaroli, con Graziano Piazza, Viola Graziosi, Franca Penone, Piergiorgio Fasolo, Alessandra Albertin, Andrea Bonella.

La programmazione

Da martedì 17 a domenica 22 ottobre . Un nuovo tassello alla collaborazione tra la penna di Giovanni Grasso e lo sguardo del regista Piero Maccarinelli , dal cui sodalizio è nato Fuoriusciti, spettacolo di successo prodotto dal CTB per la Stagione 2019/2020 , che racconta la tragica vicenda dell’anziano ebreo Leo Kaufmann, sconvolgente scontro tra odio e ingiustizia. All’apertura della conferenza stampa Franco Branciaroli afferma che è uno spettacolo difficile da recitare, non facile, perché si rischia di cadere nel tono del raccontare invece bisogna essere in grado di recitare . Viola Graziosi nei panni di Irene confessa che il suo è un personaggio toccante ,una giovane donna che vuole affermare la sua autonomia, un amore impossibile come è stato quello tra Romeo e Giulietta.

Ispirato a una storia vera, quella di Leo Katzenberger e Irene Seidel, Il caso Kaufmann è la trasposizione teatrale dell’omonimo romanzo di Giovanni Grasso, vincitore nel 2019 di numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Cortina d’Ampezzo per la narrativa italiana e il Premio Capalbio per il romanzo storico.

La tournee dello spettacolo

Dopo il debutto bresciano, lo spettacolo sarà in tournée al Teatro Parioli di Roma (24-29 ottobre 2023), al Carignano di Torino (31 ottobre-5 novembre 2023) e al Teatro Nuovo di Verona (7-12 novembre 2023).

Nello spettacolo, Franco Branciaroli è Lehman Kaufmann, presidente della Comunità ebraica di Norimberga, Graziano Piazza è Padre Höfer, cappellano del carcere di Monaco, Viola Graziosi veste il ruolo di Irene Seider, giovane fotografa, Franca Penone è Eva Greese, ex governante di casa Kaufmann, mentre Piergiorgio Fasolo interpreta Oskar Rothenberger, presidente del Tribunale speciale di Norimberga, Alessandro Albertin è Herbert, tirocinante in magistratura e assistente di Rothenberger, Andrea Bonella è Hans Groß, giudice istruttore presso la Corte ordinaria di Norimberga e la Guardia carceraria.

Le scene sono di Domenico Franchi, le luci di Cesare Agoni, le musiche di Antonio Di Pofi e i costumi di Gianluca Sbicca

il caso kaufmann ATTORI

STORIA:

Lo spettacolo è ambientato nel 1941, a Monaco di Baviera. Ci troviamo nella cella di massima sicurezza all’interno del carcere di Stadelheim. Un condannato a morte, alla vigilia dell’esecuzione, chiede alla guardia carceraria di poter vedere il cappellano. Alle rimostranze della guardia (“Ma a che le serve un prete? Lei è ebreo!”), il prigioniero ribatte che ha sentito l’improvviso desiderio di convertirsi al cattolicesimo. La guardia, nonostante l’iniziale perplessità, acconsente alla strana richiesta. Pochi minuti dopo, il cappellano entra nella cella di Leo Kaufmann, anziano ex presidente della comunità ebraica di Norimberga.

Leo Kaufmann

Leo chiarisce immediatamente al sacerdote che non ha alcuna intenzione di abbandonare l’ebraismo in punto di morte, ma che ha inventato la storia della conversione solo perché spera di poter far recapitare un messaggio di addio alla giovane Irene, condannata a quattro anni di carcere duro per falsa testimonianza, nel disperato tentativo di salvare l’anziano amico.

Il prete

Il prete, incuriosito dalla vicenda tragica e colpito dalla dignità del prigioniero, accetta di restare con lui in cella nelle sue ultime ore. E, in un dialogo intimo e serrato, ne raccoglie le confidenze e i segreti.

Leo Kaufmann svela al prete che è stato condannato a morte dal Tribunale speciale di Norimberga in violazione delle Leggi dell’Onore e del Sangue del 1935, per aver commesso il reato di “inquinamento razziale”. Nonostante Kaufmann si sia sempre dichiarato innocente, la Corte di Norimberga ha infatti stabilito l’esistenza di una lunga relazione di carattere sessuale con la poco più che ventenne “ariana” Irene Seider, figlia del suo migliore amico.

ll rapporto tra il prete e Leo Kaufmann

Davanti al prete cattolico, che si dimostra umano e comprensivo, l’anziano ebreo accetta di ripercorrere la sua drammatica vicenda fin dagli inizi quando, nell’ormai lontano 1933, Kurt, il suo migliore amico, gli affida la figlia Irene, decisa a trasferirsi a Norimberga per seguire un corso di fotografia.

Tra l’anziano uomo, vedovo e senza figli, e la giovane “ariana” si instaura immediatamente un rapporto speciale di affetto, confidenza e, anche, di desiderio, immediatamente represso. Nonostante l’implacabile macchina di persecuzione anti-ebraica messa in piedi dal nazismo al potere renda, con il passar del tempo, sempre più difficile la prosecuzione di questa profonda e sincera amicizia, il legame innocente tra Leo e Irene non è passato inosservato tra i vicini di casa, i conoscenti, gli abitanti del quartiere, sempre più imbevuti di odio e dominati dalla paura.

Kaufmann, ridotto ormai in miseria dai provvedimenti razziali, viene arrestato e condotto in carcere. Ma se, in mancanza di prove, il giudice istruttore Hans Groβ ne firma il proscioglimento, il settario giudice nazista Rothenberger, presidente del Tribunale speciale di Norimberga, riesce, con un artificio procedurale, a farsi attribuire la competenza sul caso. E per Kaufmann e Irene, trascinati in un processo farsa, con giudici fanatici e con testimoni malevoli e inattendibili, non vi sarà più scampo.

Il caso Kaufmann: la nota a cura di Camilla Baresani Varini Presidente del Centro Teatrale Bresciano

Due sono i temi che danno al testo di Giovanni Grasso il vigore del collegamento con l’attualità.

Anzitutto, l’eterno antisemitismo che a fasi cicliche si riaccende e, di conseguenza, la necessità di continuare a raccontare come si arrivò all’Olocausto mostrando alle nuove generazioni le conseguenze del razzismo.

In particolare, il lavoro di Grasso parla di paure tuttora diffuse persino nella nostra Europa. Basti pensare alle teorie sull’inquinamento razziale di Orbán, il primo ministro ungherese.

Va aggiunto che l’argomento delle persecuzioni razziali oltre a essere perfettamente nel dibattito del nostro tempo, è collegato al tema del fascismo, del nazismo, dei totalitarismi che sfruttano le paure create nella popolazione per mettere in moto i peggiori risentimenti dei singoli cittadini: ecco allora l’eterno scatenarsi del meccanismo della delazione, che accompagna tutte le dittature, come nel Kaufmann, come in tanti romanzi di successo (da Ognuno muore solo di Hans Fallada a Il quinto angolo di Izrail’ Metter), e come ancor oggi nella Russia di Putin.

L’attualità dei temi: il totalitarismo, la delazione, il razzismo e l’antisemitismo

Va inoltre ricordato che proprio per l’attualità di questi temi, il totalitarismo, la delazione, il razzismo e l’antisemitismo, nel mondo editoriale i libri che hanno nel titolo le parole “Hitler”, “Mussolini”, “nazismo”, “fascismo” contano regolarmente su vendite maggiorate. Il pubblico dei lettori continua a provare interesse, curiosità, desiderio di saperne di più. La grande storia e Passato e presente, programmi RAI condotti da Paolo Mieli, ogni volta che propongono puntate su Mussolini e il fascismo e soprattutto sull’Olocausto, il nazismo, Hitler, le persecuzioni razziali ottengono i picchi di ascolto di stagione, anche se spesso si tratta di repliche.

L’altro tema portante del Kaufmann di Grasso riguarda quella particolare zona franca in cui si possono creare dei rapporti di scambio intellettuale tra un uomo anziano e una giovane. In questo caso la relazione è totalmente asessuata, benché non manchino i margini di ambiguità. Il desiderio a tratti è presente, forse solo in Kaufmann, forse anche in Irene, e in noi rimane un margine di dubbio su quello che avrebbe potuto succedere se entrambi non si fossero censurati.

Pigmalioni e giovani discepoli

Questo genere di relazione, tra pigmalioni e giovani discepoli, ha come correlato la produzione di pettegolezzi, maldicenze, risatine, insinuazioni eppure è parte integrante del nostro immaginario e delle nostre vite. Persino il losco Humbert Humbert, protagonista di Lolita, nella sua viscida attività di corruttore aspira a essere il pigmalione dell’adolescente che gli fa rivivere emozioni sopite. Kaufmann e Irene non oltrepassano nessun limite, anche se l’età della ragazza lo consentirebbe. Tuttavia, il desiderio aleggia sul loro scambio, su di lei che offre giovinezza e apertura alla vita, su di lui che offre aiuto concreto e saggezza. Se Kaufmann non fosse stato ebreo, avrebbero potuto oltrepassare il limite delle convenzioni, scatenando solo banali pettegolezzi. Invece la questione della razza rende drammaticamente sconvenienti, addirittura mortali le illazioni e le fantasie di chi li scruta pieno di invidia e risentimento sociale.

Oggi la censura, è tornata di moda, è al centro del dibattito corrente. Non quella clericale, dei totalitarismi o del perbenismo borghese, bensì una nuova forma di stampo opposto. La censura che vuole proteggere la sensibilità delle minoranze e dei portatori di ogni forma di diversità, del corpo, del colore della pelle, del genere, dell’età. Ai nostri giorni, la vicenda esistenziale di Kaufmann e di Irene sarebbe soggetta a nuove forme di censura?


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