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In difficoltà azienda messinese con centinaia di lavoratori. La normativa fallimentare sull’affitto di attività

Era piena la Camera di Commercio di Messina nell’incontro della GICAP s.r.l. azienda della distribuzione alimentare e i suoi lavoratori.

C’erano molti lavoratori venerdì 17 maggio nella sala della Camera di Commercio di Messina nella quale si è tenuta una riunione tra la Commerciale GICAP s.r.l. e i propri lavoratori “Un fulmine a ciel sereno. Una contingente situazione che non ci aspettavamo. Tutto è precipitato in poco tempo a causa di quanto accaduto a Catania, dalla crisi del settore della grande distribuzione fino al caso Pogliese” risponde alla domanda su cosa è accaduto alla Gicap il suo consulente commerciale, dottore Cavallaro, e come riportato da un sito d’informazione della Città. Del ‘caso pogliese” ci si era occupati in un precedente articolo.

Così un’azienda considerata la seconda per fatturato nella città di Messina, nata nel 1954 e con 52 punti vendita tra Sicilia e Calabria, si è ritrovata d’un tratto a dovere ricorrere al “concordato preventivo” per scongiurare un eventuale fallimento viste, dice ancora il dott. Cavallaro “le istanze che cominciavano ad arrivare”. Sono stati pertanto portati i Libri in Tribunale e si è presentata la domanda per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo ai sensi dell’art. 160 e seguenti della legge fallimentare. Un piano di ristrutturazione aziendale con conseguente richiesta di continuità ex art. 186 bis della legge per le procedure concorsuali che però determina che la cabina di regia non è più della famiglia Capone. “Da giorno 11 maggio ogni attività aziendale e decisione dovrà passare dal giudice fallimentare. Adesso non possiamo più fare nulla se non autorizzati. Pertanto anche il pagamento del prossimo stipendio sarà soggetto ad autorizzazione del giudice” conclude il dottor Cavallaro.

Improvvisamente i 700 dipendenti della Gicap si sono trovati a temere per il proprio posto di lavoro. E proprio rivolgendosi ai dipendenti il commercialista Gicap ha detto loro “Dobbiamo dunque venirne fuori e la famiglia Capone ha voluto fortemente questo incontro per il rapporto sempre ottimo avuto con tutti voi”.

I lavoratori si sono tutti stretti attorno all’azienda confermando quel rapporto familiare tra essi e i Capone titolari dell’azienda. Sono eloquenti i commenti che si leggono al riguardo sulle pagine facebook, uno per tutti, Francesco Fonti: posso dire che la solidarietà dei lavoratori verso l’azienda è stata una vera e propria ovazione. Il resto sono chiacchiere, portate avanti da chi non comprende quanto noi lavoratori abbiamo bisogno del nostro lavoro e di guadagnare non in questo mese, ma in quelli futuri!.

Il commento di Valentina Capone Direttore Generale della Commerciale Gicap che ha voluto anche tranquillizzare i dipendenti “Sono Valentina Capone. Solo un appunto. I miei lavoratori non avanzano 5 mensilità, ma 5 saldi che se sommati essendo il 20% dello stipendio, fanno 1 mensilità. Non intervengo mai ma è importante dare informazioni corrette a chi legge. La famiglia Capone si è prodigata a trovare una soluzione il più velocemente possibile. I nostri dipendenti sono salvi e a breve inizieranno a lavorare. Alla nostra città mancano le due più grandi imprese oggi, al secondo posto Gicap e al terzo posto la F.lli Cambria, il tutto nel silenzio più assoluto. Ricordo come unica protesta a Messina, il blocco dei traghetti per una squadra di calcio. Scusate, ripeto non intervengo mai, ma il silenzio di questa città e dell’Italia intera dovrebbe far riflettere. Buon Lavoro” e poi ha ancora aggiunto “Anche il Tfr…non viene liquidato perché non stiamo licenziando nessuno. È un passaggio dei dipendenti non un licenziamento. È importante chiarire certe cose. Scusate ancora tanto”.

La situazione in atto vedrebbe una trattativa, pare conclusa, tra la Gicap e i supermercati LIKE SICILIA s.r.l. costola del gruppo APULIA s.r.l. marchio nel settore del commercio all’ingrosso con oltre 250 punti vendita nel Sud Italia presenti in Puglia, Basilicata, Calabria e Molise. La like Sicilia dovrebbe dapprima affittare i punti vendita dell’azienda messinese per poi, nell’arco di due anni acquistarli, subentrando in toto all’azienda.

Alla riunione era presente anche l’amministratore, Gianni Mignozzi  di LIKE SICILIA-APULIA, che ha sottolineato come “la Gicap ha fatto delle rinunce importanti per addivenire all’accordo in itinere e che salverà tutti i lavoratori”.

“Abbiamo lanciato l’offerta e le risposte che sono giunte portavano allo spezzatino d’azienda. Se non fosse stato per l’APULIA e, dunque LikeSicilia, non saremmo riusciti a tenere unita la forza lavoro” ha aggiunto il dottor Cavallaro. I debiti nei confronti dei lavoratori da parte di Gicap non transiteranno nella responsabilità gestionale di Apulia, pertanto il pagamento degli arretrati non si trasferiscono in solido nella continuazione aziendale e neanche il TFR, mentre la Gicap si impegnerà a versarlo insieme all’arretrato dello stipendio con la cessione dei punti vendita.

Ciò peraltro è anche quanto previsto dalla legge fallimentare del decreto legislativo 12 settembre 2007 n. 169 e disciplinato dall’art. 79 e seguenti. Infatti nel caso di crisi d’impresa, il contratto di affitto d’azienda può essere adesso utilizzato come operazione finalizzata al risanamento dell’impresa. Difatti, l’affitto d’azienda salvaguardia il valore della stessa e i livelli occupazionali evitando il rischio del blocco dell’attività. Allo stesso modo, tale contratto produce una tutela degli interessi dei creditori, mediante la produzione di flussi di cassa, derivanti dalla riscossione dei canoni di locazione. Ne consegue che per i debiti previdenziali esistenti al momento del trasferimento, non può operare l’automatica estensione di responsabilità all’acquirente. Quindi, tramite l’affitto è possibile trasferire rapidamente la gestione dell’azienda in capo ad un soggetto diverso, evitando così che l’insieme di beni e rapporti giuridico/aziendali si disgreghi irreparabilmente; in secondo luogo il contratto in esame consente di arrestare le perdite di gestione e di consolidare il passivo, evitando l’ampliamento del dissesto o la formulazione di una proposta che assicuri ai creditori un’utilità individuata ed economicamente valutabile. La duttilità dunque dello strumento contrattuale dell’affitto di azienda, consente alle parti il raggiungimento di diverse finalità. Difatti, accanto alla funzione tipica che consiste nel consentire al proprietario di un’azienda di mettere “il bene a reddito”, ovverosia di ricavare un corrispettivo per l’esercizio dell’impresa da parte del soggetto affittuario, il contratto in parola può essere inteso, anche, come una sorta di risposta ad eventuali scenari di squilibrio economico/finanziario. A maggior ragione che il contratto in parola risulta ulteriormente appetibile, ove si considera che la locazione può riguardare non l’intera azienda, ma un ramo di essa, ossia una singola “articolazione funzionalmente autonoma di un’attività economica organizzata.

Il prossimo appuntamento sarà lunedì 27 maggio a Roma presso il ministero dello Sviluppo economico e del Lavoro il cui Ministro è il Vicepremier Luigi Di Maio, poiché i sindacati, dei quali all’incontro presso la Camera di Commercio di Messina era presente solo una sigla, hanno richiesto un tavolo di concertazione nazionale, visto che la Gicap ha punti vendita in due regioni, Sicilia e Calabria.

In calce un video tratto dalla pagina facebook di una lavoratrice della Gicap, che riprende il significativo intervento di alcuni dipendenti durante l’incontro presso la Camera di Commercio di Messina.

Adduso Sebastiano

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