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Giorni di narcotraffico in Sicilia. Il Procuratore aggiunto di Messina: invasi dalla droga

A Messina sgominata banda con 12 arresti. A Militello (CT) piantagione in stile Narcotraffico. A Catania 3,2 kg di Coca in auto. A Palermo 30t di marijuana.

Messina si conferma crocevia della droga. Un’operazione della Polizia ha portato questa mattina all’arresto di 12 persone nella città dello Stretto. Si tratta di esponenti di spicco e fiancheggiatori di una organizzazione criminale che trafficava droga. Il blitz arriva al termine di indagini condotte dalla Squadra mobile e coordinate dalla Direzione distrettuale Antimafia di Messina su una banda che trafficava e spacciava sostanze stupefacenti, disponeva di armi e operava nel quartiere popolare messinese Mangialupi. Individuati gli attuali assetti dell’organizzazione, che coinvolge cittadini italiani ed albanesi. In particolare, l’operazione ha ‘decapitato’ la linea di comando della banda e ha ricostruito l’organigramma dell’organizzazione criminale in cui ciascuno aveva ruoli e mansioni precise. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di traffico e spaccio di cocaina e marijuana. I dettagli dell’inchiesta saranno forniti nel corso di una conferenza stampa a cui parteciperà il Procuratore Aggiunto Rosa Raffa, che si terrà in Questura, a Messina, alle 11.

Già ieri a Messina c’era stata un’altra operazione antidroga da parte dei Finanzieri del Comando Provinciale della Città dello Stretto che avevano eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 11 persone (9 in carcere e 2 agli arresti domiciliari) accusate di far parte di un’organizzazione criminale che gestiva un traffico internazionale di cocaina tra il Sudamerica e la Sicilia. Tra gli arrestati c’è anche Ramirez Della Rosa, ex fidanzato di Marysthel Polanco, una delle cosiddette “olgettine”, le ragazze che partecipavano alle cene organizzate dall’ex premier Silvio Berlusconi. L’indagine di ieri era stata coordinata dal Procuratore di Messina Maurizio de Lucia e dall’aggiunto Vito Di Giorgio. L’operazione, è stata denominata “Cafè Blanco” perchè nasce dal fatto che all’aeroporto di Ciampino era arrivato un chilo di cocaina spedito in un pacco proveniente dalla Colombia e nascosto sotto chicchi di caffè. Le Fiamme Gialle hanno accertato che si trattava solo di uno degli scambi di sostanze stupefacenti di un business più grande che legava Germania, Olanda, Malta e il Sud America. Le indagini rivelarono che a inviare il pacco erano stati il colombiano Carlos Ramirez De La Rosa, detto Emilio, ex fidanzato dell’olgettina Maryshtell Polanco, e la sua attuale compagna, la cubana Magalys Sanchez Hechevarrta. L’involucro doveva essere ritirato, a Messina, da una coppia: Antonino Di Bella e Tindara Bonsignore, emissari in realtà del narcotrafficante catanese Salvatore Alfio Zappalà, vicino al clan laudani di Catania, e del suo factotum Carmelo Antonio Sangricoli. La droga era destinata al mercato della movida messinese, catanese e siracusana. Una perquisizione in casa di Sangricoli portò alla scoperta di un chilo di ecstasy, sotto forma di cristalli, a riprova che la banda era attiva nello smercio delle droghe nei locali. Nell’organizzazione ognuno aveva il suo ruolo: Zappalà poteva contare su Pasquale Interlando, incaricato della logistica e della custodia dello stupefacente, e Luigi Mariutti che comprava la droga attraverso money transfer. Al servizio del trafficante c’era un gruppo di spacciatori al dettaglio, tra cui Angela Desiree Settipani, Antonino Spinali e Federica Di Grande. L’organizzatore colombiano Ramirez era stato già coinvolto in una inchiesta sul traffico di droga che aveva portato al sequestro di 12 Kg di cocaina, di cui 3 nascosti nel garage della Polanco, una dominicana con un passato da showgirl e modella che all’epoca non venne indagata (la donna è attualmente imputata per falsa testimonianza e corruzione in atti giudiziari nel cosiddetto processo Ruby ter). Il colombiano avrebbe conosciuto Zappalà e Di Bella in carcere durante la detenzione a Caltanissetta. Sono in corso perquisizioni e accertamenti a Messina, Catania, Siracusa, Ragusa, Caltanissetta, Varese ed in Spagna, con la collaborazione della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga e delle autorità di polizia spagnole.

A Militello (CT) in Val di Catania, è stata sequestrata una piantagione di marijuana, costituita da circa 11 mila piante. A scoprirla la Guardia d Finanza. La piantagione, estesa oltre 1.500 metri quadri, è stata individuata grazie all’impiego di un elicottero. Si tratta di piante di cannabis del tipo “Skunk”. A nascondere le piante, alte 120 centimetri, un agrumeto. Tra le arance, nascosti in mezzo alla vegetazione, un po’ come avviene per le piantagioni dei narcos, c’erano anche una tenda da campeggio per i coltivatori, un bacino idrico artificiale per l’innaffiamento, un casolare utilizzato quale essiccatoio delle piante. La marijuana sequestrata, pari a circa 9 tonnellate, poteva fruttare nella vendita al dettaglio oltre 20 milioni.

A Catania è stato arrestato dalla Squadra mobile di Catania un corriere proveniente dalla Calabria con un “carico” di cocaina. In manette è finito Giuseppe Viola di 33 anni che deve rispondere di detenzione e trasporto di sostanza stupefacente del tipo cocaina. I Poliziotti avendo appreso dell’arrivo del “carico” hanno predisposto un servizio di osservazione lungo il percorso che va dal porto di Messina fino ai caselli autostradali in ingresso a Catania. È stato a quel punto che è stata notata un’autovettura Renault Megane di colore grigio, da poco sbarcata a Messina che corrispondeva alle indicazioni investigative in possesso della Squadra Mobile. L’auto è stata pedinata ed è stato notato che si stava dirigendo verso Catania. L’auto è stata seguita e bloccata nei pressi del caselli di San Gregorio e i controlli sono proseguiti negli uffici della Squadra Mobile. E infatti occultata all’interno di un vano ricavato sotto il sedile del passeggero, apribile tramite un complesso sistema di calamite e sensori elettrici nascosti a bordo del mezzo, sono stati rinvenuti e sequestrati tre panetti con circa 3,2 chili di cocaina. Dal congegno elettronico predisposto dal trafficante, infatti, la droga poteva essere scoperta esclusivamente attraverso l’attivazione del citato sistema che avviava un congegno elettronico collegato ad un motorino che consentiva di sollevare il sedile anteriore lato passeggero. La droga sul mercato avrebbe fruttato una cifra pari 400 mila euro. Giuseppe Viola è stato rinchiuso nel carcere Piazza Lanza di Catania.

A Palermo qualche giorno addietro sono stati condannati tre persone, due fratelli palermitani e  un (ex) vigile urbano, dopo che erano stati loro sequestrati 30 tonnellate di marijuana nascoste in un casolare tra i filari di cachi. In tutto circa diecimila piantine di droga che avrebbero fruttato una fortuna sul mercato. Ora, nove mesi dopo l’operazione, sono stati inflitti tre anni di reclusione ai due fratelli palermitani, Pietro e Vincenzo Martini, di 19 e 21 anni, accusati di concorso in coltivazione di droga, mentre la pena più alta – di quattro anni di reclusione, è stata comminata a Carmelo Collana, 53 anni, ex vigile urbano e impiegato comunale di Canicattì (CL). Oltre che dell’accusa di coltivazione di droga, era anche imputato di possesso illegale di arma, ricettazione e furto. Nel corso dell’operazione, messa a segno a Naro dai Carabinieri il 17 ottobre scorso, sono state sequestrate anche una pistola calibro nove in ottimo stato e una cinquantina di cartucce. Fra le accuse anche il furto di energia elettrica perché il casolare, ritenuto nella disponibilità del dipendente comunale canicattinese, sarebbe stato alimentato rubando la corrente. La sentenza è stata emessa nella tarda mattinata di ieri dal giudice dell’udienza preliminare Luisa Turco. Le condanne inflitte sono ridotte di un terzo per effetto del rito abbreviato chiesto dai difensori, gli avvocati Salvatore Manganello e Debora Speciale, dopo che il gip aveva disposto il giudizio immediato. L’inchiesta è stata denominata “Green River”. La sostanza stupefacente sull’illegale mercato dello spaccio avrebbe potuto fruttare oltre 15 milioni di euro. Una sorta di “azienda agricola” dove per ogni filare di frutteto (alberi da cachi) ne sono stati trovati due di canapa indiana. Secondo quanto è stato reso noto dal comando provinciale dei carabinieri di Agrigento “si è trattato del più grosso sequestro che si è registrato in Italia”.

Ancora ieri a Catania, i Carabinieri del Nucleo Radiomobile del Comando Provinciale hanno arrestato nella flagranza un catanese di 21 anni, poiché ritenuto responsabile di detenzione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. L’improvvisa entrata in scena della “gazzella”, ha generato il fuggi fuggi generale dei  pusher “attivi” in via Capo Passero a San Giovanni Galermo. Uno di questi, abbigliato in stile turista, con tanto di cappellino e tracolla, ha tentato inutilmente di nascondersi tra le autovetture in sosta. I militari, dopo averlo scovato, lo hanno sottoposto a perquisizione, iniziativa che ha consentito di rinvenire e sequestrare: 43 dosi di cocaina e 102 dosi di marijuana. L’arrestato, in attesa della direttissima, è stato relegato agli arresti domiciliari.

Ieri ad Agrigento, i Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento, durante queste calde sere d’estate e soprattutto nei luoghi della movida, durante il normale servizio, ha notato “movimenti strani”, in un angolo più discreto di una strada del centro. In pochi istanti i militari hanno capito cosa stava succedendo. Una cessione di stupefacente. Gesti rapidi, mentre lo spacciatore e i due soggetti, guardinghi e accorti, si allontanano in direzioni diverse. Accortisi della gazzella dei Carabinieri i giovani assuntori e lo spacciatore si danno a precipitosa fuga rifugiandosi in un’abitazione nelle vicinanze. All’interno, i Carabinieri trovano anche altri due complici, molti panetti di hashish e droga già confezionata e pronta per essere venduta, per un totale di oltre un chilo di sostanza stupefacente. Tutti giovani. Due sono stati arrestati e un terzo denunciato a piede libero. Per i due arrestati la Procura di Sciacca ha disposto la misura degli arresti domiciliari in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto che si terrà nei prossimi giorni. Gli assuntori, sono stati identificati e segnalati alla Prefettura per l’uso di sostanze stupefacenti.

“Questa indagine conferma come Messina, per la sua centralità geografica, è ancora uno snodo centrale del traffico di droga mondiale”. A spiegarlo è il procuratore aggiunto Vito Di Giorgio, titolare dell’inchiesta Cafè Blanco “Un dato che conoscevamo – ha precisato il magistrato – i messinesi hanno sempre trafficato grossi quantitativi di stupefacenti provenienti da canali internazionali. Stavolta, però, siamo in presenza di un gruppo che aveva contatti diretti con gli acquirenti internazionali, e non mediati attraverso altri gruppi criminali isolani o calabresi“.

“Il dato preoccupante – sottolinea il Pm della Dda – è che anche le altre indagini ci dicono che la città di Messina e le sua provincia, ancor di più nei periodi estivi ovviamente, sono letteralmente invase dalla droga. Ci sono enormi quantitativi di sostanze stupefacenti in giro, sono tantissimi i consumatori, anche minorenni. Ed assistiamo ad un crescere di incidenti stradali anche tragici dovuti a guidatori ‘sballati’. La nostra attenzione nel contrasto delle organizzazioni di trafficanti è sempre alta anche per questo, per quel che ci compete e possiamo cerchiamo di ridurre la droga a disposizione sgominando i traffici internazionali”.

L’opinione.

Da queste pagine ci si è occupati più volte del traffico di stupefacenti “Gli ARTIGLI di Meth (la potente droga di casa)”, “Fiumi di droga entravano in Sicilia, 19 arresti (video)”, “Durante le ore di lavoro netturbino spacciava droga con il mezzo comunale”, “Giarre (CT) arresti per spaccio di droga, uno era un vigile”, “Maxi sequestro di droga al largo delle coste orientali siciliane”, “Traffico di droga, 32 arresti in Sicilia”, “La Guardia di Finanza di Messina arresta un corriere con 11kg di cocaina”, ecc. E si è anche sostenuto che è ormai lampante, tranne per chi non può o non vuole vedere, l’enorme e irrefrenabile spaccio di stupefacenti che c’è in Italia e in Sicilia, soprattutto, implicitamente, il conseguente e diffusissimo consumo tra i cittadini. Ma come pure di contro è evidente la dissimulazione culturale, mediatica, politica e istituzionale. Eppure la cocaina, l’eroina e le varie anfetamine, sono risaputamente diventate come il caffè o le caramelle. Ma non sarà con la sola repressione che si ferma questo mercato e ciò vale anche per la prostituzione in quanto anch’essa controllata dalla criminalità. Si deve regolarizzare quanto meno il mercato delle cosiddette droghe light (leggere) per concentrare ogni sforzo e repressione su quelle cosiddette pesanti, prima citate. Come altrettanto si deve legittimare la prostituzione. Ovviamente tutto con norme serie, comprensibili, fiscali, sanitarie, efficaci, non soggette dopo a troppa ermeneutica giurisprudenziale e soprattutto severissime, che tutelino e garantiscano anche chi non vuole lo spaccio e la prostituzione sotto casa, nei condomini oppure davanti alle scuole. Così per un verso si infliggerà pure un colpo alle finanze della delinquenza comune e dell emafie. Diversamente, se vogliamo ancora raccontarci decennali sofismi etici e teorici, nonché retoriche intellettuali, allora le casse delle criminalità nostrane e d’importazione come anche parallelamente il generale degrado sociale italiano, continueranno a ringraziare l’annosa ipocrisia dei nostri decennali Governi e Parlamentari oltre a quella della cosiddetta società civile.

Adduso Sebastiano

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Sebastiano Adduso

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