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Natalità, Pellicer: “Dobbiamo promuovere la fertilità, la PMA può fare la sua parte”

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(Adnkronos) – “Il tema di fondo è che c’è una mancanza di figli e che l’Italia è campione d’Europa nel non avere figli.Dobbiamo fare una promozione della fertilità.

La PMA non risolve il problema ma, come diciamo in Spagna ‘tutta la pietra fa parete’, ovvero la PMA può dare il suo contributo”.Il professor Antonio Pellicer, presidente e fondatore dell’Instituto Valenciano de Infertilidad (IVI), in un’intervista all’Adnkronos, parla dei passi in avanti fatti e dei prossimi obiettivi della ricerca nel campo della riproduzione. Lo fa partendo dai dati, che aiutano a individuare il perimetro nel quale muoversi. “L’infertilità è un problema che riguarda il 15% delle coppie in età fertile.

Per quanto riguarda l’applicazione delle tecniche di PMA, la Spagna, insieme alla Danimarca, è il Paese che la utilizza di più.Un paragone facile: in Spagna la percentuale dei bimbi che nascono con la PMA è il 10% del totale, in Danimarca l’11%, in Italia il 4 o il 5%”. Il passo successivo è chiedersi quali siano i motivi di “un livello di penetrazione molto diverso”.

Il tema, premette Pellicer, “non è economico, perché in Italia si può fare la PMA con il contributo pubblico attraverso le strutture convenzionate.Penso invece – prosegue – che ci sia un tema culturale che ha bisogno di tempo per essere risolto e si lega al tema della comunicazione, delle informazioni disponibili”.

Anche sul piano normativo, ci sono differenze. “In Italia non si possono trattare le donne single e non è possibile la donazione degli embrioni: se una coppia ha avuto figli, non ne vuole avere altri e ha embrioni congelati non li può donare ad altre coppie perché non è autorizzata”.Pellicer parla di “una differenza sostanziale” perché “comporta due problemi addizionali: se gli embrioni congelati non si utilizzano si accumulano e questo, evidentemente, non è giusto; l’impianto di embrioni donati è molto meno costoso e contribuisce a risolvere il problema economico.

Dobbiamo vederla come un’adozione potenziale“. Il fondatore di IVI vuole anche evidenziare che si sta parlando di un problema di salute. “Essere infertili dal 2008 è considerata una malattia per l’Oms. È un problema di salute come gli altri e si deve prendere con serietà.Dobbiamo dire che i medici servono per aiutare le persone.

E con la PMA abbiamo fatto dei grandi passi in avanti”. Pellicer ricorda il film Joy, disponibile da pochi giorni su Netflix.Racconta la storia di Louise Joy Brown, la prima bambina nata da fecondazione in provetta il 25 Luglio del 1978 a Oldham, in Inghilterra.

Questo anche per rassicurare tutti sulla totale equivalenza scientifica tra un figlio nato con PMA e uno con concepimento naturale. “I bimbi con la PMA si fanno dal 1978.Ci sono più di 45 anni di storia con milioni di bambini nati perfettamente sani nel mondo.

Non esiste alcun rischio legato alla PMA diverso da quelli con il concepimento naturale.C’è solo una raccomandazione da farci, non rendere troppo grande la sfida alla natura: può avvenire quando in presenza di sperma ‘cattivo’ vengono applicate tecniche di PMA perché c’è il rischio di trasmettere malformazioni e patologie maschili”. Guardando invece alla ricerca, il professor Pellicer indica “due grandi sfide: la prima riguarda le percentuali di successo di ogni impianto.

Un embrione sano oggi dà una possibilità di gravidanza che non supera il 65%, c’è ancora un 35% su cui si può lavorare.Non abbiamo ancora capito se l’embrione deve avere altre caratteristiche, oltre a quelle morfologiche e cromosomiche.

Dobbiamo fare ricerca sul metodo di selezione embrionaria e scegliere gli embrioni che abbiano il potenziale massimo di portarci a una gravidanza”.L’altro fronte aperto, prosegue, “è il ringiovanimento degli ovuli.

Iniziano a rovinarsi a 38 anni e a 45 anni nessun ovulo o quasi è sano.Dopo tanta ricerca, abbiamo capito che dobbiamo lavorare sull’ovulo.

Mi auguro che un giorno saremo in grado di ringiovanire gli ovuli delle donne over 39”. Ultimo tassello dell’analisi di Pellicer, l’immancabile ‘orologio biologico‘. “Oggi considerando che la massima fertilità è a 24 anni, dobbiamo lavorare sul congelamento degli ovuli per il futuro.Non abbiamo un altro metodo e sarebbe bene che le ragazze diventassero più consapevoli della possibilità che hanno a quell’età di garantirsi un futuro sereno”. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Atreju ‘conquista’ Rete, oltre 139mila scambi su festa al Circo Massimo

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(Adnkronos) – Nelle ultime 24 ore la parola chiave Atreju, che raccoglie le conversazioni digitali sviluppatesi sull'appuntamento organizzato da Fratelli d'Italia al Circo Massimo a Roma, ha incassato in Rete oltre 139 mila interazioni.Questo volume, rivela l'analisi condotta da Arcadia, ha cristallizzato anche il modo in cui gli utenti si sono relazionati alla parola chiave della ricerca: il 72% ha manifestato un atteggiamento positivo, mentre il 28% si è espresso in modo negativo. In questo primo scorcio di analisi risultano interessanti anche i termini più utilizzati in riferimento ad Atreju: oltre a Meloni, ci sono scambi legati ai due principali leader delle opposizioni, Elly Schlein e Giuseppe Conte. —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Serie A, ecco gli allenatori che rischiano di non mangiare il panettone

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(Adnkronos) – Sono finora quattro le panchine saltate in Serie A.Il primo allenatore, in ordine di tempo, a ricevere il benservito dalla propria società è stato il 18 settembre Daniele De Rossi, esonerato dalla Roma dopo la quarta giornata.

Al suo posto arriva Ivan Juric ma anche lui durerà poco e i Friedkin lo solleveranno dall'incarico dopo la 12/a giornata il 10 novembre.Il giorno prima il Lecce aveva interrotto il rapporto con Ivan Gotti, sostituito da Marco Giampaolo.

Ultimo in ordine di tempo il tecnico del Genoa Alberto Gilardino, esonerato il 19 novembre, sempre dopo 12 giornate di campionato, con Patrick Vieira al suo posto.Ma quali sono gli altri allenatori che rischiano di non mangiare il panettone?
 Il quinto allenatore in Serie A potrebbe saltare nelle prossime ore, con Paolo Zanetti a forte rischio, dopo la sconfitta del suo Verona per 1-4 in casa con l'Empoli, che fa scendere gli scaligeri in 17/a posizione insieme al Como.

Il ds giallobù Sean Sogliano si è preso 24-48 ore di tempo per decidere le sorti dell'ex tecnico dell'Empoli.Oltre a Zanetti molto a rischio è l'allenatore del Venezia ultimo in classifica Eusebio Di Francesco.

Oltre all'ultima piazza in classifica con solo 9 punti, preoccupa il trend dei lagunari, con 4 sconfitte e un pari (in casa con il Como) nelle ultime 5 giornate.  Posizione non comoda nemmeno quella di Alessandro Nesta al Monza, che stasera contro l'Udinese si gioca moltissimo.Anche il trend dei brianzoli è da retrocessione, con tre ko e due pareggi nelle ultime 5 partite.

Posizioni non particolarmente salde nemmeno quelle di Cecs Fabregas al Como che non vince da 9 giornate (5 sconfitte e 4 pareggi) e di Paolo Vanoli al Torino, in discesa libera nelle ultime 6 partite (4 ko e due pari) dopo un inizio promettente.La classifica non è ancora pericolosa, con i granata undicesimi insieme alla Roma con 16 punti ma gli ultimi due mesi preoccupano.  Tra gli allenatori delle grandi squadre non ci sono al momento posizioni particolarmente a rischio ma c'è da valutare Paulo Fonseca, al momento solo settimo con il Milan con appena 22 punti dopo 14 partite, gli stessi del Bologna.

I rossoneri sono in corsa per un posto agli ottavi di finale di Champions League dove dopo due sconfitte nelle prime due partite hanno inanellato tre vittorie di fila tra cui quella prestigiosissima al Bernabeu contro il Real Madrid.La fiducia nel portoghese c'è ancora ma perdere altro terreno dalla zona Champions League potrebbe cominciare a far scricchiolare la sua panchina.  —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Sinner e il caso doping, Rublev: “Ha avuto stress e ansia. Regole incomprensibili”

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(Adnkronos) –
Cresce l'attesa per la sentenza definitiva nel caso doping che riguarda Jannik Sinner.Il numero uno del mondo, dopo una prima assoluzione, riceverà, non prima di febbraio 2025, il giudizio del Tas, a cui ha fatto ricorso la Wada.

La situazione dell'altoatesino, protagonista di una stagione da favola macchiata però proprio dalla positività riscontrata al Closterbol, sta scuotendo il mondo del tennis e non solo. Sul caso doping che sta riguardando Sinner si è espresso anche Andrey Rublev, intervistato da Afp: "Non puoi augurare a nessun giocatore di vivere una situazione del genere", ha detto il tennista russo, "non riesco a immaginare lo stress o l’ansia che ha provato durante tutto questo tempo.Se l’è cavata molto bene, ha continuato a giocare al suo miglior livello ed è riuscito a dominare il circuito nonostante tutto vincendo titoli. È davvero impressionante". Rublev ha anche commentato le regole antidoping attualmente in vigore nel circuito: "Penso che il sistema antidoping dovrebbe essere un po' più comprensibile.

Nel tennis le regole sono rigidissime, più che in altri sport.Sento che ogni piccolo errore, anche se non intenzionale, può minacciare la carriera di chiunque". Poi sulla nuova stagione, in cui proprio Sinner e Alcaraz saranno i protagonisti più attesi: "Onestamente non mi preoccupo dei risultati di Jannik e Carlos.

Conducono la propria vita, sono grandi giocatori e hanno dominato totalmente il 2024.Quindi spetta a loro preoccuparsi di come inizieranno il prossimo anno.

Se dovessi preoccuparmi contemporaneamente per me e per loro, mi esploderebbe la testa". —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Leucemia mieloide cronica, dati confermano efficacia asciminib

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(Adnkronos) – Novartis ha annunciato i risultati positivi a lungo termine dallo studio di fase 3 Asc4First con asciminib, che mostrano tassi di risposta molecolare maggiore (Mmr) superiori a 96 settimane.Lo studio ha confrontato il tasso di Mmr di asciminib con i TKI standard di cura (SoC) selezionati dagli investigatori (imatinib, nilotinib, dasatinib e bosutinib) e con il solo imatinib in pazienti adulti con leucemia mieloide cronica in fase cronica con cromosoma Philadelphia positivo (Lmc-CP Ph+) alla valutazione delle 96 settimane, gli endpoint secondari chiave dello studio.

I risultati a lungo termine hanno mostrato una differenza crescente nel tasso di Mmr di asciminib rispetto alla SoC, rispetto a imatinib e rispetto ai TKI di seconda generazione (nilotinib, dasatinib e bosutinib).I risultati sono stati presentati al 66° Congresso annuale della Società americana di ematologia (Ash). "E' essenziale avere nuovi farmaci per affrontare le sfide che ancora restano da vincere per i pazienti con leucemia mieloide cronica di nuova diagnosi, come ad esempio la continuità del trattamento ed il mantenimento di una risposta e di una qualità della vita ottimali – ha affermato Fausto Castagnetti professore associato Università di Bologna, Istituto di Ematologia 'Seràgnoli' Irccs Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna – I farmaci attualmente in uso nella Lmc devono purtroppo essere spesso interrotti per effetto terapeutico insoddisfacente o per tossicità.

I risultati a 96 settimane dello studio Asc4First si confermano molto positivi, mostrando un'efficacia superiore di asciminib rispetto alla terapia standard con un profilo di tollerabilità migliore.Questo farmaco aumenterà il numero di pazienti che possono raggiungere in tempi rapidi gli obiettivi del trattamento".  Il follow-up mediano è stato di 2,2 anni per asciminib e per i TKI SoC selezionati dagli investigatori, riporta una nota.

Oltre il 22% in più di pazienti trattati con asciminib (80 mg QD) ha raggiunto la Mmr a 96 settimane rispetto a tutti i TKI SoC selezionati dagli investigatori, e quasi il 30% in più di pazienti ha raggiunto la Mmr a 96 settimane rispetto al solo imatinib.Il tasso di Mmr di asciminib è stato superiore del 15,1% rispetto ai 2G-TKIs (72% vs. 56,9%)1.

I pazienti trattati con asciminib hanno anche raggiunto tassi più profondi di risposte molecolari (MR4 e MR4.5) rispetto ai TKI SoC selezionati dagli investigatori. "In Italia ci sono circa 9.000 pazienti con leucemia mieloide cronica, di cui il 75% è in trattamento di prima linea – ha sottolineato Massimiliano Bonifacio, professore associato presso il Dipartimento di Ingegneria per la Medicina di Innovazione (Dimi) Università di Verona – Per questi pazienti, auspichiamo una nuova e migliore opportunità terapeutica grazie ad asciminib.L'efficacia prolungata, le risposte rapide e profonde, insieme a un profilo di sicurezza e tollerabilità favorevole rispetto ai TKI standard di cura, rafforzano il potenziale di asciminib come opzione terapeutica innovativa nei pazienti con Lmc-CP Ph+ di nuova diagnosi". Il profilo di sicurezza di asciminib a 96 settimane – dettaglia la nota – è stato coerente con il follow-up di 4 anni dello studio di fase 3 ASCEMBL, senza nuovi eventi avversi osservati fino ad oggi.

Nei pazienti trattati con asciminib, è stata osservata una minore percentuale di eventi avversi di grado ≥3 e di aggiustamenti della dose per gestire gli eventi avversi; inoltre l'interruzione dovuta agli eventi avversi è stata più del 50% inferiore per asciminib rispetto sia ad imatinib che ai 2G-TKIs1. "Il nostro impegno da oltre vent'anni nella ricerca, nell'innovazione e nella partnership con la comunità scientifica e le associazioni di pazienti ha portato a risultati straordinari nella gestione e nel trattamento della leucemia mieloide cronica – ha dichiarato Paola Coco, Chief Scientific Officer & Medical Affairs Head di Novartis Italia – Grazie ai trattamenti innovativi, questa patologia è ora gestibile come una condizione cronica.Tuttavia, nonostante i numerosi traguardi raggiunti, ci sono ancora bisogni clinici insoddisfatti.

La ricerca non si ferma: oggi la scienza mette a disposizione nuovi trattamenti per migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti, offrendo nuove speranze e prospettive di vita fin dal momento della diagnosi".Dal 2023 asciminib è disponibile in Italia per i pazienti affetti da Lmc-CP Ph+ con resistenza o intolleranza ad almeno 2 precedenti inibitori tirosin-chinasici.

Recentemente asciminib ha ottenuto l'approvazione accelerata negli Stati Uniti per il trattamento degli adulti di nuova diagnosi con Lmc-CP Ph+, che insieme alla sua approvazione nei pazienti adulti precedentemente trattati con Lmc-CP Ph+ espande di 4 volte la popolazione di pazienti che potrebbe beneficiare con asciminib. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Re Carlo e la rivelazione su mamma Elisabetta II: “Indossava la corona mentre mi faceva il bagno”

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(Adnkronos) – Era una corona molto pesante, quella della futura regina Elisabetta II.Per questo motivo, per abituarcisi, alla vigilia della propria incoronazione la indossava anche nelle occasioni più insolite, per esempio quando faceva il bagnetto al piccolo Carlo. "Mia mamma veniva sempre a fare pratica durante il bagnetto indossando la corona", ha detto il sovrano in un discorso che sarà trasmesso in un nuovo documentario, confessando di sentirsi "leggermente ansioso" all'idea di indossare la pesante corona di Sant'Edoardo durante la propria incoronazione. "Ricordo tutto molto bene: allora, io e mia sorella facevamo il bagno la sera", racconta re Carlo, ricostruendo quelli che furono i preparativi per l'evento del 1953 nel documentario 'Coronation Girls', che parla della storia di 50 donne provenienti dal Canada e che assistettero all'incoronazione della regina Elisabetta II. "Bisogna abituarsi al peso della corona – afferma il monarca – Non l'ho mai dimenticato, lo ricordo ancora vividamente. È molto importante indossarla per un certo periodo di tempo per farci l'abitudine". 
La Corona di Sant'Edoardo ha un peso di 2,200 chilogrammi e sia la regina Vittoria che il figlio Edoardo VII scelsero di non essere incoronati con questo diadema, ma con la più leggera Corona Imperiale di Stato. "È molto pesante e alta – conferma re Carlo – Quindi si è sempre leggermente ansiosi, nel caso in cui oscilli.

Bisogna portarla, guardando dritto davanti".E infatti, onde evitare possibili incidenti, anche se furono incoronati con la Corona di Sant'Edoardo, sia re Carlo III che Elisabetta II, quando uscirono dall'Abbazia di Westminster indossavano la corona imperiale, che pesa poco più di un chilo. —internazionale/royalfamilynewswebinfo@adnkronos.com (Web Info)

‘Report’ si ferma a 8,4% di share, il caso Boccia non traina gli ascolti tv

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(Adnkronos) – Il caso Boccia non tira più come prima.Dopo il 14% di share raggiunto dalla prima puntata di 'Report', in onda il 27 ottobre su Rai 3, i nuovi audio dell'affaire Boccia-Sangiuliano al centro dell'appuntamento di ieri, 8 dicembre, hanno totalizzato l'8,4% di share.  Caso Boccia a parte, dalla seconda puntata di 'Report' alla penultima, in onda il primo dicembre, il programma mantiene un trend costante che oscilla tra l'8 e il 9% di share.  'Vincenzo Malinconico, avvocato d’insuccesso 2' su Rai 1 ha intanto vinto gli ascolti di prima serata di ieri, 9 dicembre, con 2.861.000 telespettatori e il 16,6% di share.

Su Canale 5 la serie 'Tradimento' ha registrato 2.353.000 telespettatori con il 14,3% di share, mentre su Nove 'Che tempo che fa' ha sfiorato i 2 milioni di telespettatori (1.948.000) totalizzando il 10,1% di share.Su Italia 1 'Le Iene' hanno registrato 1.200.000 telespettatori e l'8,8% di share.

Poco sotto con l'8,4% 'Report', visto da 1.561.000.Su Rete 4 'Zona Bianca' ha raggiunto 606.000 telespettatori e il 4,4% di share.

Su Rai 2 '9-1-1 Lone Star' 655.000 telespettatori con il 3,5% di share.Su La7 il film 'L’uomo della pioggia' ha registrato 351.000 telespettatori con il 2,1% di share.

Su Tv8 il film 'Twilight' è stato visto da 269.000 telespettatori, totalizzando l'1,6% di share.  Nella fascia access prime time, 'Affari Tuoi' su Rai 1 ha invece raggiunto 5.208.000 telespettatori con il 26,3% di share.Su Canale 5 'Paperissima Sprint' ha ottenuto 2.632.000 telespettatori con il 13,2% di share.

Su Italia 1 'N.C.I.S.Unità Anticrimine' ha intrattenuto 1.334.000, totalizzando il 6,8% di share.  —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Cancro colon retto, create cellule natural killer intelligenti: come funzionano

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(Adnkronos) – E’ possibile rendere le cosiddette cellule natural killer più 'intelligenti' nel riconoscere il tumore del colon-retto e nell’attaccarlo selettivamente, risparmiando così i tessuti sani ed evitando l’insorgenza di gravi effetti collaterali.Grazie, infatti, all’aggiunta di un recettore detto Car (chimaeric antigen receptor) diretto contro un bersaglio sul tumore, le cellule killer possono essere in grado di sollevare il 'mantello dell’invisibilità' dietro il quale le cellule tumorali riescono a nascondersi e a proteggersi.

A dimostrare le potenzialità di questo nuovo approccio contro il cancro al colon-retto, un tumore che in Italia colpisce circa 50mila persone all’anno, sono due studi condotti dai ricercatori dell’Istituto di Candiolo, Torino, uno pubblicato su Molecular Therapy e un altro in corso di pubblicazione sul Journal of Translational Medicine.Entrambi i lavori sono stati condotti nell’ambito del progetto Car-T nazionale di Alleanza contro il Cancro.  "Le natural killer sono un particolare tipo di cellule immunitarie, che pattugliano il corpo, e quando individuano una cellula cancerosa la attaccano e la distruggono, prevenendo la crescita del tumore", spiega Enzo Medico, direttore del Laboratorio di oncogenomica dell’Istituto di Candiolo. "Talvolta però le cellule tumorali trovano il modo per sfuggire a queste sentinelle: diventano ‘invisibili’ e creano un ambiente sfavorevole per le natural killer, evitando così che queste le riconoscano e distruggano.

Grazie a queste contromisure il tumore riesce a svilupparsi ed evolvere, con le conseguenze che tutti conosciamo".I due nuovi studi descrivono due modi diversi per indirizzare le cellule Nk contro i tumori del colon-retto.

In entrambi i lavori sperimentali le cellule sono state ‘armate’ con un recettore Car in grado di riconoscere e attaccare solo le cellule del tumore del colon-retto. Più nel dettaglio.Nel primo lavoro, in corso di pubblicazione sul Journal of Translational Medicine, è stato introdotto un Car contro il bersaglio mesotelina, già testato per efficacia e sicurezza in mesoteliomi e tumori ovarici.

I ricercatori di Candiolo hanno scoperto che la mesotelina, una proteina ancorata alla membrana cellulare, può essere presente ad alti livelli anche in una parte dei tumori colorettali soprattutto nei sottotipi più aggressivi.Hanno così adottato una strategia di 'riposizionamento', che consiste nell’avvalersi di terapie inizialmente sviluppate per altre tipologie di tumori e sfruttarle contro il cancro al colon-retto. "Questa strategia – sottolinea Medico – si è rivelata vincente".

I tumori potenzialmente candidabili, cioè quelli che esprimono livelli alti di mesotelina, sono circa 2mila-4mila all’anno. Nel secondo lavoro viene descritto un sofisticato circuito genetico che rende le cellule Nk ancora più intelligenti, cioè in grado di riconoscere il bersaglio del Car solo sulle cellule tumorali. "Grazie a questo circuito, la cellula killer espone il Car contro i tumori del colon solo se viene a contatto con un secondo bersaglio, l’oncogene Her2, che funge da ‘filtro selettore'", spiega Medico. "In pratica, ciascuno dei componenti del circuito, il recettore per Her2 e il Car, riconosce il proprio bersaglio anche in tessuti normali.Ma esiste un solo caso in cui entrambi i bersagli sono presenti sulla stessa cellula ad alti livelli: i tumori del colon con Her2 amplificato.

La cellula Nk così modificata può quindi pattugliare l’intero organismo rimanendo inattiva, tranne quando incontra una cellula di cancro del colon che espone Her2 amplificato".Le nuove cellule NK 'intelligenti' si sono dimostrate efficaci e molto selettive in tutti i modelli sperimentali testati.  "La prospettiva applicativa, in un futuro che si spera non troppo distante, è quella di infondere cellule Nk così modificate nei pazienti il cui tumore del colon presenta entrambi i bersagli ad alti livelli.

I prossimi passi da compiere saranno renderle ancora più potenti senza che perdano la selettività, in modo da colmare progressivamente il divario fra i modelli di laboratorio e il letto del paziente", afferma Medico.Ci vorrà quindi ancora tempo e lavoro prima che il nuovo approccio arrivi in clinica.  "L’Irccs di Candiolo crede molto nella ricerca di frontiera", conclude Anna Sapino, direttore Scientifico dell’Irccs oncologico del Piemonte. "Siamo convinti che coraggio e perseveranza siano due ingredienti fondamentali per produrre innovazione.

Per cui non importa se la strada è lunga: l’importante è che la direzione sia quella giusta". —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Juve Stabia, Brera Holding entra nel club: “Insieme per un grande futuro”

Un nuovo futuro per la Juve Stabia.All’Unione Industriali di Napoli il presidente delle Vespe Andrea Langella ha convocato una conferenza stampa per presentare i piani futuri del club e i nuovi ingressi societari.

A fare gli onori di casa è il Presidente dell’Unione Industriali di Napoli Costanzo Jannotti Pecci: “La Juve Stabia è tra le nostre aziende associate, quindi questa è la sua casa.Andrea Langella ha sempre ricoperto ruoli di primo livello, quindi benvenuti a casa vostra.

Siamo contenti abbiate scelto questa sede per questa conferenza, di una delle società più antiche della Campania.Aprire partnership internazionali anche per società come la Juve Stabia è importantissimo.

Langella sta dimostrando che si può stare nell’elitè del calcio anche senza grandi spese.Auguro a Langella e alla Juve Stabia e ai novi soci grandi successi”.

Tocca poi al presidente Andrea Langella: “Grazie per essere presenti a questa conferenza.Ringrazio l’amico Costanzo Jannotti Pecci per la bellissima location.

Sono entrato come sponsor nella Juve Stabia, ma sono sempre stato legato a Castellammare di Stabia.In questa città ho passato i momenti più spensierati e felici della mia vita.

Dopo esser intervenuto come sponsor poi mi sono convinto ad entrare come socio al 50% e ora sono l’unico proprietario al 100%.Ho trovato tanti debiti ma avevo promesso ai tifosi che li avrei portato all’oasi felice.

Oggi abbiamo una società e una gestione finanziaria innovativa, abbiamo fatto partire il consolidamento del brand non solo a carattere locale ma anche nazionale.In questi 5 anni abbiamo consolidato anche il reparto marketing.

Ora abbiamo oltre 100 sponsor, che sono sempre coinvolti all’interno del club.Grazie al Comune abbiamo uno stadio a norma.

In questi 5 anni abbiamo lavorato tanto anche nel sociale, con gli ingressi gratuiti per i ragazzi, con i calciatori nelle scuole, abbiamo lanciato la nostra Academy che al primo anno ha già 400 iscritti e puntiamo a essere la scuola calcio più importante della Campania raddoppiando gli iscritti nel prossimo anno.Abbiamo un settore giovanile che è un fiore all’occhiello, tra i migliori del Sud Italia.

Ringrazio la Curva Sud che ci è sempre vicino e dà sempre grande spettacolo.Oggi non è un punto d’arrivo, ma anzi è uno di svolta.

Ringrazio mio fratello che è stato mio socio.Lo scorso anno abbiamo stracciato il campionato e oggi devo dire grazie al duo Lovisa-Pagliuca se siamo in serie B.

Siamo in un campionato competitivo, difficile, sia a livello tecnico che finanziario.Rispetto agli anni scorsi ci sono almeno 2 milioni di euro in meno di entrate.

Per questo abbiamo bisogno di un partner.In società entra Brera Holding con qui presente il presidente Daniel McClory.

Sarà un progetto di fusione con la Brera Holding che entra nella Juve stabia e io che entro in Brera Holding.Abbiamo lavorato incessantemente e ringrazio lo studio Zefiro e il mio staff per il buon esito della trattativa.

C’è una lettera vincolante con closing entro fine anno.La prima fase è vincolante ed entrano nel capitale al 22%.

Poi nelle altre 2 fasi possono arrivare quasi al 52% entro il 31 marzo.Puntiamo a  un progetto di crescita con la Juve Stabia che deve diventare un brand internazionale.

La Juve Stabia diventerà una società per azioni, non mi spaventa che Brera arriverà al 51% perchè io stesso entrerò in Brera.Impianti?

C’è un discorso con il sindaco per un restyling dello stadio Menti, poi stiamo lavorando e trattando con un centro sportivo già esistente che ha diversi campi, palestre e parcheggi.Come cambiano strategie?

Evitiamo di svendere qualcuno a gennaio, avremo un patrimonio più importante per salvare la serie B.

 

Tocca poi a Daniel McClory presidente della Brera Holding: “Abbiamo fondato uesta Holding nel 2022, siamo la prima azienda quotata nel Nasdaq.Abbiamo già comprato 3 club, una in Macedonia, una in Mongolia e una in Mozambico.

Ma la Juve Stabia è il nostro investimento più importante.Abbiamo valutato diversi club in Italia, il bacino, la sostenibilità abbiamo negoziato con 8 club, firmato un memoriale con 4 club per poi scegliere la Juve Stabia come nostro investimento.

Andrea Langella vuole far crescere la Juve Stabia, abbiamo trovato un club ben gestito.Puntiamo a incrementare gli sponsor, a fare una accademia giovanile internazionale, far conoscere questo club nel Nord America.

Abbiamo creato un fondo per finanziare questa operazione.Salernitana e Brescia?

In passato non abbiamo trovato persone che hanno voluto essere nostri partner, ma volevano solo soldi e dire addio.

Un cerotto microinfusore per il diabete, prima italiana a Legnano

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(Adnkronos) – Debutta in Italia
all'Ospedale di Legnano, presidio capofila dell'Asst Ovest Milanese, "un nuovo modello avanzato di microinfusore per il trattamento del diabete di tipo 1".Il dispositivo, applicato questa mattina nell'ambulatorio di Diabetologia a una giovane paziente, è "la prima patch pump monolitica con inserzione automatizzata senza necessità di catetere, in grado di erogare in continuo l'insulina comunicando con un sensore per la rilevazione glicemica".

Lo annuncia all'Adnkronos Salute Antonino Mazzone, a capo del Dipartimento di Area medica dell'azienda socio sanitaria territoriale alle porte di Milano. "Oltre a consentire di regolare in modo automatico l'erogazione dell'insulina", il nuovo microinfusore 'a cerotto' "si presenta piccolo e discreto – sottolinea Mazzone – permettendo di vivere al meglio la quotidianità, migliorando il benessere psico-fisico e la qualità di vita delle persone con diabete".  "Direttamente dagli Stati Uniti, passando per Uk e Germania, già utilizzata su oltre 100mila persone con diabete mellito", la patch pump approda dunque anche nel nostro Paese.Lo fa nell'Uos di Diabetologia di Legnano, del Dipartimento Medico dell'Asst Ovest Milanese che sotto la guida di Mazzone si è dedicato "in modo specifico all'utilizzo di strumenti tecnologici a supporto del trattamento del diabete mellito tipo 1 per favorire una migliore qualità della vita dei pazienti", spiega il noto internista. In particolare, negli ultimi anni nell'ambulatorio di Diabetologia di Legnano – riportano dall'azienda – sono stati posizionati un centinaio di microinfusori di insulina, sistemi in grado di erogare insulina in continuo nel sottocute, di vari modelli e con diverse caratteristiche tecniche.

La maggior parte di questi dispositivi è integrata a sensori glicemici che monitorano costantemente i livelli di zucchero nel sangue e quindi il fabbisogno di insulina, configurando sistemi altamente evoluti che si avvicinano sempre di più al 'pancreas artificiale'.L'evoluzione tecnologica, oltre a favorire l'ottimizzazione del compenso glicemico, punta alla personalizzazione della terapia con dispositivi sempre più adatti alle necessità dei pazienti in termini di portabilità, facilitando l'accettazione della malattia, adattandosi alle diverse esigenze e rispettando la sensibilità di ciascuno. Al momento in Asst Ovest Milanese vengono seguiti regolarmente oltre 600 pazienti diabetici (tipo 1, 2 e gestazionale) con monitoraggio in continuo del glucosio tramite sensori, e circa 130 con diabete 1 che utilizzano anche microinfusori. "Quello posizionato sulla giovane ragazza è un ulteriore avanzamento nello sviluppo di tecnologie avanzate che determinano una migliore qualità di vita dei pazienti", rimarca Mazzone.  Il diabete è una condizione cronica a gestione complessa in forte crescita, che attualmente coinvolge oltre 4 milioni di pazienti in Italia di cui circa 700mila in Lombardia, ricordano dall'Asst Ovest Milanese.

Le innovazioni tecnologiche hanno fornito strumenti in grado di cambiare l'evoluzione e il controllo della malattia, non solo nel diabete di tipo 1, ma anche nel tipo 2, con un significativo miglioramento degli outcome clinici e della qualità di vita, nonché importanti risparmi sui costi complessivi di gestione della patologia.E' in quest'ottica che il Dipartimento Medico dell'azienda legnanese ha sviluppato negli anni anche numerosi progetti per l'impiego della medicina digitale, avviando azioni coordinate per l'acquisizione, l'uso e lo sviluppo di strumenti a supporto del trattamento del diabete. "Siamo partiti con il progetto Telediabe per la gestione del diabete mellito di tipo 1, promosso insieme alla Fondazione italiana diabete, con un servizio di tele-consulenza e tele-educazione per i giovani affetti da diabete mellito di tipo 1 – illustra Mazzone – Abbiamo successivamente avviato i servizi di tele-visita nel periodo della pandemia Covid, fino al progressivo impiego di tecnologie di monitoraggio glicemico".

Il gruppo interdisciplinare diabetologico aziendale, formato da medici, infermieri, dietiste e altri specialisti per la cura delle complicanze (nefrologi, cardiologi, oculisti e altri professionisti), ha voluto costruire insieme ai pazienti diabetici "un progetto integrato, affiancando le innovazioni tecnologiche ai percorsi di cura, formazione ed educazione, indispensabili per affrontare una patologia complessa come quella diabetica". 
Gli obiettivi futuri della Diabetologia dell'Asst Ovest Milanese comprendono il coinvolgimento sempre più attivo di tutti i professionisti che si occupano di diabete mellito sul territorio, in primis i medici di medicina generali e gli infermieri di famiglia – prospetta l'azienda – per favorire una gestione sempre più incentrata sugli effettivi bisogni dei pazienti diabetici mediante la realizzazione di una rete digitale integrata ospedale-territorio. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Altroconsumo, rincari su settimana bianca, budget a coppia 3.125 euro

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(Adnkronos) – La settimana bianca è un salasso per gli appassionati di sci, che ogni anno vedono fioccare rincari da capogiro.Anche questa edizione della consueta indagine Altroconsumo sui costi delle vacanze invernali conferma il trend di aumenti a doppia cifra per la settimana bianca a cavallo di Capodanno, per la quale le rilevazioni condotte dall’organizzazione registrano un aumento del costo totale del 14% rispetto a un anno fa.

Per la settimana bianca di Capodanno (dal 28 dicembre 2024 al 4 gennaio 2025), nelle 9 località sciistiche monitorate, tra le quali mete come Bormio, Madonna di Campiglio, Courmayeur e Cortina, il budget medio richiesto per un soggiorno di coppia è di 3.125 euro.Oltre ai costi del viaggio e dello skipass (per 5 giorni), abbiamo considerato il pernottamento in hotel a tre stelle o in b&b (il calcolo si basa sulla media tra le due soluzioni). Le località più abbordabili sono Tarvisio (1.724 euro) e Pila (2.218 euro), mentre le più care – quelle che superano i 4.000 euro – sono Livigno (4.233 euro) e Cortina d’Ampezzo (4.405 euro).

Sotto la soglia dei 4.000 euro Madonna di Campiglio, mentre Bormio e Courmayeur si posizionano sotto quota 3.000 euro.Dietro un aumento medio annuale del 14% si nascondono però variazioni di costo molto diverse tra loro, e persino un paio di casi in cui la spesa da sostenere diminuisce.

Ad esempio, Cortina spicca perché fa registrare una discesa dei costi rispetto a un anno fa: ma solo per la settimana bianca di Capodanno (-4%), restando comunque la più cara.  L’altra località dove si può notare a Capodanno 2025 un (piccolo) risparmio rispetto al 2024 è Madonna di Campiglio (-3%).Sul fronte opposto c’è Champoluc, la meta sciistica dove l’aumento a Capodanno raggiunge la vetta più alta dell’indagine: +43% in un anno (da 2.235 a 3.190).

Accanto al record negativo di Champoluc, per la settimana di Capodanno, va segnalato quello di Vigo di Fassa che vede lievitare i costi del 30%.Sopra la media del 14% anche Courmayeur (+17%).

Incrementi sotto la media per Bormio (+9%) e Tarvisio (+8%). —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Premi, ad Ariete il ‘Rewriters 2024’ per sensibilizzazione su temi Lgbtqia+

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(Adnkronos) – La cantautrice Ariete, al secolo Arianna Del Giaccio, è la vincitrice del Premio 'Rewriters 2024' per la sensibilizzazione sui temi LGBTQIA+.Ariete viene dopo nomi come Loredana Bertè, Alessandro Gassmann, Bebe Vio. "Mi sento in buona compagnia – ha dichiarato Ariete – ed è un grandissimo onore essere assieme a loro.

E’ un grande piacere soprattutto perché le motivazioni di questo premio attengono a temi che mi stanno molto a cuore.E’ quindi un piacere e un onore poterne parlare qui e ricevere un riconoscimento per questo", ha concluso. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Conte non bluffava, Napoli, torna coi piedi per terra!

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Il mattino dopo Napoli-Lazio ci si alza con nuovi dubbi ed altre certezze.

Partiamo dalle certezze: Antonio Conte non stava bluffando

Il Napoli, ad oggi, realmente non è da scudetto. Il continuo tentativo del tecnico pugliese di tenere coi piedi per terra la piazza partenopea; non era un semplice placare gli animi per togliere pressioni; ma un modo per portare alla realtà il popolo azzurro.

Il decimo posto della scorsa stagione non può trasformarsi in soli 6 mesi in uno scudetto. Dopo 15 giornate il Napoli di conte ha cambiato più volte faccia, ad inizio stagione gli azzurri scendevano in campo con un 3-4-3; che proponeva capitan Di Lorenzo come braccetto, l’ausilio di Mazzocchi e Spinazzola titolari come quinti, Lobotka ed Anguissa da soli in mediana e Kvara e Politano stretti in mezzo al campo per supportare la punta.

Questo assetto non ha portato i suoi frutti a livello di gioco, con l’arrivo di McTominay, Conte cambia modulo e lo inserisce nel centrocampo per dare fisicità e qualità tra le linee. A Torino con la Juve c’è il primo cambio d’assetto, il Napoli scende in campo con un 4-2-3-1 con McTominay alle spalle di Lukaku, con lo scozzese che si abbassava in fase difensiva e che in fase offensiva si travestiva da seconda punta in un fittizio 4-2-4, in difesa Olivera prende il posto di Spinazzola e Di Lorenzo torna terzino.

Conte poi prova un terzo assetto, che è quello tutt’ora in uso e con cui gli azzurri hanno giocato più partite. Al Maradona torna il 4-3-3, con McTominay ed Anguissa a giganteggiare a centrocampo e tra le linee; supportati dall’accentramento dei terzini in fase di possesso, una solidità difensiva non indifferente ma una sterilità offensiva. Ma in una rosa che va rifondata, questo è l’assetto più equilibrato, nonostante la difficoltare a gonfiare la rete avversaria; l’equilibrio difensivo è fondamentale per arrivare lontano.

FONTE FOTO: Ssc Napoli su X

Parliamo ora dei dubbi:

Il primo gigantesco dubbio è l’efficenza offensiva del Napoli:

Il Napoli di Conte segna poco e quando segna spesso non è una di quelle belle azioni corali alle quali eravamo tanto abituati. Sul terreno del Maradona non c’è più il bel gioco di Sarri e Spalletti, ma bensì un gioco attendista che punta ad essere efficace nel pressing per ripartire, di fatti questo Napoli non è capace di imporre un gioco che non sia sterile.

Analizziamo il tridente:

A destra c’è Politano, che Conte preferisce al più tecnico Neres per via della copertura difensiva che offre l’esterno italiano, ma che proprio per questo lavoro; non riesce ad incidere in fase offensiva.

A sinistra c’è Kvara, che per due anni è stato il miglior driblatore della Serie A e tra i primi tre d’Europa e che oggi, nello scacchiere di Conte, ha cambiato nettamente modo di giocare. L’astro georgiano non punta più l’uomo quanto faceva prima e quando lo punta non riesce a saltarlo come nelle scorse stagioni. Periodo no? Può essere, ma diciamo che anche il nuovo modo di giocare del Napoli; lo porta ad essere più accentrato a raccogliere sponde piuttosto di stare defilato a puntare l’uomo. Nonostante ciò, il rendimento non è calato; 5 gol e 3 assist danno ragione al tecnico.

Al centro c’è Lukaku, l’attaccante belga tanto voluto da Conte, ad oggi non ha avuto un grande impatto, anzi. Gli azzurri segnano poco e spesso Lukaku viene annullato dal centrale di turno, infatti quella che dovrebbe essere una boa che serve palloni attirando a se l’attenzione dei centrali, è una boa alla deriva che non riesce a fare quello per cui è stato chiamato. L’unico gol che il belga ha fatto “alla sua maniera” è quello fatto a Milano contro il Milan, ma per il resto zero. Che il belga abbia bisogno di una seconda punta “alla Lautaro”? Beh forse. I papabili ad un ruolo del genere, sacrificando Kvara a fare l’uomo dietro le punte, potrebbero farlo:

Raspadori; che nasce seconda punta già a Sassuolo ed è il ruolo che ricopre in nazionale.

Simeone; che è un 9 e potrebbe pestarsi i piedi con Lukaku, ma potrebbe anche offrire profondità alla squadra.

Neres; il brasiliano nella sua carriera ha fatto già il falso 9, potrebbe essere la scheggia impazzita tra le difese avverasarie.

Ma se siamo realisti, considerando che sacrificare Kvara più di come lo è adesso sarebbe un sacrilegio, giocare con una seconda punta al momento non è proponibile.

Quindi? Quindi, anche se nessuno vuole ammetterlo, il belga è l’elefante nella stanza; la scelta di prenderlo a fine agosto è errata e non da prospettiva, con uno sforzo maggiore si sarebbe potuto provare l’assalto a Zirkzee che ora è allo United che non riesce a rendere quanto faceva col Bologna, oppure allo svedese Gyokeres, nome caldo del mercato attaccanti ma che ha subito la stessa sorte di Osimehn, è rimasto allo Sporting Lisbona per via dello scarso mercato attaccanti.

Nonostante ciò, Lukaku non è l’unico problema di questo Napoli, c’è una nette differenza tra titolari e riserve; chi subentra non riesce a mantenere il livello di chi esce, e anche su questo bisogna andare ad intervenire; come già detto da Conte nelle precedenti conferenze.

Il tutto si racchiude in una frase che il mister aveva già detto prima di iniziare il suo lavoro: Amma fatica’!

Porti, intesa Adsp Mar Tirreno Centro Settentrionale e Cdp per sviluppo infrastrutturale

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(Adnkronos) – Promuovere la realizzazione di opere di rilevanza strategica per le principali infrastrutture portuali del Lazio favorendo il trasporto di merci e passeggeri, le interconnessioni logistiche e la crescita del tessuto industriale locale.Questi gli obiettivi del protocollo d’intesa firmato dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro-Settentrionale e da Cassa Depositi e Prestiti.

La collaborazione avviata tra l’Amministrazione e Cdp, in essere fino a dicembre 2027, ha per oggetto la pianificazione e programmazione degli interventi di ammodernamento e sviluppo degli scali portuali di Civitavecchia e Fiumicino.L’accordo riguarda, poi, la costruzione e installazione di impianti di produzione di energie rinnovabili, oltre all’identificazione di progetti finalizzati ad accelerare i processi di decarbonizzazione del sistema elettrico portuale.

Un percorso che potrà essere realizzato grazie al servizio di consulenza prestato da Cdp e finanziato dall’Unione Europea, nell’ambito del Programma InvestEu, e dalla stessa Cassa Depositi e Prestiti. L’Autorità di Sistema Portuale, in attuazione dei Piani Regolatori Portuali (Prp) dei singoli scali di competenza e sulla base degli indirizzi strategici espressi dal Comitato di Gestione nell’ambito del Piano Operativo Triennale (Pot), intende definire la progettazione della nuova Darsena Energetica Grandi Masse all’interno del porto di Civitavecchia, infrastruttura che potrà ospitare insediamenti per diversi settori industriali e commerciali (energetico, cantieristico navale e movimentazione merci) e il primo lotto del Porto Commerciale di Fiumicino.Quest’ultimo, in particolare, rappresenta l’opera di completamento di un sistema logistico strategico per l’Italia e per le infrastrutture esistenti (Aeroporto Leonardo da Vinci, Cargo City, Commercity, Interporto, nuova Fiera di Roma), incentivando i traffici commerciali e il trasporto passeggeri anche in ottica turistica, attraverso la navigazione del Tevere. Il programma di sviluppo riguarda anche la realizzazione di un impianto fotovoltaico da 11 MWp e lo studio di un secondo parco da 12 MWp, oltre all’installazione di colonnine di ricarica elettrica, all’efficientamento energetico di edifici e alla produzione di idrogeno verde per concorrere alla decarbonizzazione del sistema elettrico portuale. Cdp, nel suo ruolo di Advisory Partner della Commissione europea, offrirà all’amministrazione il suo servizio di consulenza sia per il progetto della Darsena Energetica al porto di Civitavecchia sia per quello relativo al Porto Commerciale di Fiumicino.

In particolare, è previsto l’affiancamento nella pianificazione dell’intervento, (analisi degli scenari e delle principali rotte commerciali, soluzioni di layout, individuazione dei lotti funzionali), nella programmazione dell’intervento (prioritizzazione degli interventi, analisi dei rischi, definizione di target e milestones nel monitoraggio degli stati di avanzamento dello stesso). Inoltre, per ciò che è attinente al percorso di decarbonizzazione, Cdp affianca l’Autorità nel coordinamento delle attività e negli approfondimenti tecnici ed economici relativi al progetto di realizzazione dei suddetti impianti fotovoltaici e dei relativi sistemi di accumulo, nell’analisi degli scenari di sviluppo e dei principali fabbisogni energetici futuri, nell’individuazione di soluzioni progettuali che possano favorire i processi di decarbonizzazione. "Si tratta di una intesa molto importante per il Network dei Porti di Roma e del Lazio – commenta il presidente dell’AdSP del Mar Tirreno Centro Settentrionale Pino Musolino – perché avere come partner una istituzione finanziaria come Cdp, potrà senza dubbio costituire un punto di forza nella progettazione e nello sviluppo di infrastrutture strategiche come la Darsena Energetica 'Mare Nostrum' nel porto di Civitavecchia, da destinare a molteplici attività tra cui anche la cantieristica navale, e il porto commerciale di Fiumicino". La firma di questo nuovo Protocollo con l'Autorità di Sistema Portuale del mar Tirreno Centro-Settentrionale, sottolinea Maria Elena Perretti, Responsabile Advisory di Cdp, "conferma l’impegno di Cassa Depositi e Prestiti per mettere a disposizione delle amministrazioni, competenze tecniche a supporto di processi di sviluppo e ammodernamento di infrastrutture portuali, strategiche per la logistica e la competitività del Paese nel segno della transizione energetica e della decarbonizzazione". —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Esperti: “Nuove opzioni terapeutiche Hiv e informazione migliorano qualità di vita”

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(Adnkronos) – “Grazie alla più ampia disponibilità di farmaci antiretrovirali e opzioni terapeutiche altamente efficaci, oggi in Italia l’Hiv può essere considerata una malattia cronica”, così Andrea Gori, direttore dell’unità di Malattie infettive all'Ospedale Sacco di Milano, in occasione della giornata mondiale dell’Aids sottolinea l’importanza delle terapie innovative nel migliorare il controllo della malattia e della qualità e prospettiva di vita. “Ogni visita con il paziente rappresenta l’occasione per definire se il regime terapeutico che la persona con Hiv sta assumendo è – per lui o lei – adeguato, con uno sguardo attento al suo stile di vita”, aggiunge Antonella Castagna, direttore dell’Uo Malattie infettive dell'Irccs ospedale San Raffaele di Milano.  Un aspetto cruciale di ogni terapia è l’aderenza, ovvero la capacità del paziente di seguire tutte le raccomandazioni del medico riguardo alla terapia prescritta, inclusi orario, dose e frequenza, spiega rhivolution.it, piattaforma digitale dedicata a creare un punto di riferimento sull’Hiv, pensata per fornire informazioni affidabili e risorse di supporto a chi vive con il virus, ai professionisti della salute e al pubblico generale.Le persone con Hiv che si attengono attentamente alla loro terapia possono evitare la resistenza ai farmaci, rallentare la progressione dell’Hiv e ridurre l’occorrenza di infezioni opportunistiche, oltre che della mortalità.

Una soppressione virale subottimale è infatti associata a esiti clinici peggiori.L’aderenza è inoltre fondamentale per la prevenzione, in quanto la non rilevabilità del virus nel sangue della persona che vive con Hiv impedisce di trasmetterlo per via sessuale. È stata anche associata a una migliore qualità della vita, salute generale, funzione quotidiana, performance sociale, salute mentale e con conte di CD4 più elevate.  La non aderenza alle cure – si legge nel portale – può essere dovuta a vari fattori che, in genere, sono correlati tra loro.

Una delle barriere principali all’aderenza alla terapia antiretrovirale è la complessità del regime terapeutico a cui si aggiungono gli effetti indesiderati dei farmaci e percezioni negative sulla qualità delle cure ricevute.Anche le caratteristiche sociodemografiche e barriere sociali come lo stigma, la solitudine o problemi abitativi possono contribuire a una riduzione dell’aderenza. Le strategie per migliorare l'aderenza?

Utilizzare dei promemoria su dispositivi come sveglie o app per smartphone, ma è importante anche migliorare la comunicazione medico-paziente, il tempo dedicato alla comunicazione, creando un rapporto di fiducia e comprensione – su questo è stata attivata la campagna ‘Vhivian, la giusta luce fa la differenza’.Fondamentali sono anche regimi terapeutici semplificati: esempio, l’assunzione di una sola compressa al giorno o terapie a lunga durata d'azione.

In questo contesto, il coinvolgimento attivo degli operatori sanitari e un supporto continuo possono avere un impatto significativo sull'aderenza e, di conseguenza, sulla qualità della vita delle persone con Hiv. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Malattia Congo, Oms: “406 casi, più di una patologia può contribuire a morte”

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(Adnkronos) –
Secondo l'Oms è possibile che "più di una malattia stia contribuendo ai casi e ai decessi" in Congo. È quando emerge dalla nuova nota dell'Organizzazione mondiale della Sanità che fa il punto sulla misteriosa malattia presente da settimane nel Paese africano mentre sono in corso esami di laboratorio per determinarne la causa esatta.  Tra il 24 ottobre e il 5 dicembre 2024, la zona di Panzi – nella provincia di Kwango, nella Repubblica Democratica del Congo – si nono registrati 406 casi di una malattia non diagnosticata con sintomi di febbre, mal di testa, tosse, naso che cola e dolori al corpo.Tutti i casi gravi sono stati segnalati in persone gravemente malnutrite e sono stati registrati 31 decessi.   La maggior parte dei casi segnalati, spiega l'Oms, "riguarda i bambini, in particolare quelli di età inferiore ai cinque anni.

L'area è rurale e remota.L'accesso è ulteriormente ostacolato dalla stagione delle piogge in corso.

Per raggiungerla da Kinshasa su strada ci vogliono circa 48 ore.Queste difficoltà, unite alla limitatezza della diagnostica nella regione, hanno ritardato l'identificazione della causa principale.

Sono state dispiegate squadre di risposta rapida per identificare la causa dell'epidemia e rafforzare la risposta". Le squadre, riferisce l'Oms, "stanno raccogliendo campioni per le analisi di laboratorio, fornendo una caratterizzazione clinica più dettagliata dei casi rilevati, indagando sulle dinamiche di trasmissione e cercando attivamente altri casi, sia all'interno delle strutture sanitarie che a livello di comunità.I team stanno anche aiutando a curare i pazienti, a comunicare il rischio e a coinvolgere la comunità".  Considerando la situazione clinica e i sintomi riportati, e un certo numero di decessi associati, la polmonite acuta, l'influenza, Covid-19, il morbillo e la malaria vengono considerati come potenziali fattori causali, con la malnutrizione come fattore aggiuntivo.

La malaria è una malattia comune in quest'area e potrebbe essere causa o concausa di un'infezione.  Al ministero della Salute intanto è in corso una riunione tecnica sulla malattia di origine sconosciuta che circola un Congo, a cui partecipano anche i rappresentanti dell'Istituto superiore di sanità.Ieri un uomo di 50 anni è rientrato in Toscana dal paese africano, dove lavora, con sintomatologia influenzale potenzialmente riconducibile a quelli descritti in Congo ed è stato ricoverato presso l’Ospedale San Luca di Lucca. Su caso "è presto per pronunciarsi", evidenzia all'Adnkronos Salute Pier Luigi Lopalco, docente d'Igiene dell'Università del Salento.

Chiarimenti arriveranno dalle analisi dei campioni di sangue dell'uomo, prelevati dai Nas, che verranno analizzati dall'Istituto Superiore della Sanità, come riferito ieri dal ministero della Salute.Ma "in questi casi non si sa cosa sperare.

La situazione più rassicurante sarebbe quella di identificare un virus conosciuto", aggiunge. "In caso di esito negativo – continua – la ricerca di un virus sconosciuto da un campione biologico non è affatto semplice.Se si riuscisse, la cattiva notizia sarebbe che c’è un nuovo virus in circolazione con caratteristiche di contagiosità preoccupanti.

Sarebbe, nonostante tutto, un risultato molto buono perché si potrebbe fornire subito ai Paesi africani uno strumento per far diagnosi e limitare così il contagio", conclude. —salute/sanitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Firenze, esplosione in raffineria Calenzano: ci sono feriti

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(Adnkronos) – Ci sarebbero alcuni feriti nell'esplosione avvenuta questa mattina, intorno alle ore 10,20, in una raffineria a Calenzano (Firenze).E' quanto si apprende dai vigili del fuoco.

La colonna di fumo è visibile anche dai comuni vicini e anche da Firenze.  L'esplosione, udita a km di distanza, sarebbe avvenuta nel deposito Eni in via Gattinella e avrebbe provocato nelle vicinanze la rottura dei vetri di alcuni edifici industriali.Sul posto il sistema di regionale di emergenza sanitaria, Vigili del Fuoco e Forze dell’Ordine, come ha fatto sapere via social il presidente della Toscana. La Protezione civile della Città Metropolitana sta intervenendo sul luogo dell'esplosione con un posto medico avanzato: vi sarebbero persone ustionate.  "Si è verificata un'esplosione nell'area Eni nei pressi del campo sportivo (via del Pescinale).

L'area dell'incidente è circoscritta.Al momento sono in corso le verifiche del caso.

Invitiamo la popolazione a non avvicinarsi all'area interessata.Ai residenti in zona raccomandiamo di tenere chiuse porte e finestre e spegnere eventuali impianti di climatizzazione".

Così il Comune di Calenzano sui social subito dopo l'esplosione. Anche i Comuni di Campi Bisenzio e Sesto Fiorentino (su Facebook) invitano la cittadinanza a chiudere in via precauzionale le finestre e ridurre gli spostamenti, in attesa di indicazioni da parte degli organi preposti. . —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

‘The Art in Motion Museum’, la rete di ricarica diventa museo a cielo aperto

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(Adnkronos) – Incentivare la mobilità elettrica attraverso l'arte.Con il progetto 'The Art in Motion Museum', Plenitude trasforma la propria rete di ricarica in un museo a cielo aperto: tre artisti italiani hanno firmato opere d’arte uniche che saranno esposte su colonnine di ricarica posizionate in 13 Comuni sul territorio nazionale.

Il progetto di public art di Plenitude, curato da Uniting Group, è pensato per trasformare le colonnine di ricarica proprietarie in vere e proprie forme d’arte pubblica, con l’obiettivo di promuovere la mobilità elettrica e ricaricare anche di bellezza il territorio che le ospita.  Per l’occasione sono stati coinvolti tre artisti italiani di fama internazionale e con stili molto diversi tra loro, Jonathan Calugi, Ray Oranges e Alberto Casagrande.Partendo dal concept 'Energia in movimento', che è alla base del progetto, i tre artisti hanno creato 15 opere, tutte caratterizzate dalla loro cifra artistica personale.

Le opere saranno esposte su colonnine di ricarica posizionate in 13 Comuni di diverse regioni italiane: Milano, Reggio Emilia, Parma, Barolo, Brusson, La Thuille, Ponte di Legno, Bologna, Rimini, Marina di Gioiosa Ionica, Palmi, Vigo di Cadore e Pescina.  La scelta di questi luoghi ha l'obiettivo di raggiungere il maggior numero possibile di bellezze peculiari della nostra penisola: località di mare, montagna, centri metropolitani, borghi e città d’arte, in linea con il posizionamento strategico di 'On the Road', la nuova identità visiva delle soluzioni di ricarica Plenitude, che prevede una rete di ricarica capillare su tutto il territorio nazionale.Ogni stazione di ricarica, infatti, è stata progettata per armonizzarsi con il paesaggio che la ospita, mostrando un’opera artistica.  'The Art in Motion Museum' nasce per offrire un’esperienza unica, trasformando una semplice azione quotidiana, come la ricarica di un veicolo elettrico, in un momento di connessione con l’espressione artistica.

Il progetto si inserisce nel contesto della public art, una forma artistica che si integra nel tessuto sociale e nella struttura urbana dei contesti in cui si trova, e ha l’obiettivo di regalare a tutti i passanti un momento di bellezza.  Da ogni colonnina sarà poi possibile, attraverso un QR code, accedere a una pagina dedicata del sito web di Plenitude in cui si potrà prendere visione delle stazioni di ricarica con questa veste artistica, esplorando la collezione completa come in una mostra digitale permanente, e scoprire il concept delle opere, la nascita del progetto, le idee e le storie degli artisti. —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Bimba di 9 anni morta a Roma dopo aver mangiato un piatto di gnocchi

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(Adnkronos) – Sarebbe stata allergica al frumento la bimba di 9 anni morta in seguito a uno choc anafilattico giovedì scorso a Roma.La piccola aveva mangiato degli gnocchi a pranzo, in un ristorante.

I sintomi si sono presentati quando la piccola era in casa.Portata d'urgenza in serata al policlinico Casilino in arresto cardiorespiratorio, è stata poi trasportata al policlinico Gemelli dove è morta.

Inutili la somministrazione di Ventolin e adrenalina: la bimba è arrivata in ospedale già in arresto cardiorespiratorio e i medici non hanno potuto fare nulla.  La bambina, spiegano fonti sanitarie, è arrivata dal Policlinico Casilino al Gemelli nella serata di giovedì scorso.Aveva già avuto un arresto cardiaco prolungato.

Al Pronto soccorso pediatrico del Gemelli ogni possibile manovra di rianimazione è stata praticata, ma nonostante la ripresa del battito cardiaco è stata rilevata una condizione di morte cerebrale.La mattina del venerdì è stato constatato il decesso ed è stata nominata la commissione per l'accertamento della morte.  I genitori, nonostante il dolore per la perdita della loro piccola, hanno acconsentito alla donazione degli organi che sono stati prelevati da un'équipe dedicata. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Clima, 2024 anno più caldo della storia: riscaldamento globale supera 1,5 gradi

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(Adnkronos) –
Il mese di novembre 2024 è stato il secondo più caldo a livello globale, dopo novembre 2023 è praticamente certo che il 2024 sarà l'anno più caldo mai registrato.E' quanto rivela il Servizio per il Cambiamento Climatico di Copernicus (Copernicus Climate Change Service – C3S), implementato dal centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine per conto della Commissione europea con il finanziamento dell’Ue, nel bollettino climatico mensile che riporta i cambiamenti registrati globalmente nella temperatura superficiale dell'aria e marina, nella copertura del ghiaccio marino e nelle variabili idrologiche.  Il bollettino include anche i dati relativi all'autunno boreale (settembre-ottobre-dicembre).

La maggior parte dei risultati riportati si basa sul set di dati della rianalisi Era5, che utilizza miliardi di misurazioni provenienti da satelliti, navi, aerei e stazioni meteorologiche di tutto il mondo.  Il mese di novembre 2024 – spiega C3S – è stato il secondo più caldo a livello globale, dopo il novembre 2023, con una temperatura media dell'aria superficiale Era5 di 14.10°C, 0.73°C al di sopra della media del periodo compreso tra il 1991 e il 2020 per novembre e di 1.62°C al di sopra del livello pre-industriale.Inoltre, è stato il 16° mese in un periodo di 17 mesi in cui la temperatura superficiale media globale dell'aria ha superato di 1.5°C i livelli pre-industriali.  L'anomalia della temperatura media globale per tutto l'anno (gennaio-novembre 2024) è di 0.72°C al di sopra della media tra il 1991 e il 2020, che è la più alta mai registrata per questo periodo e di 0.14°C più calda rispetto allo stesso periodo del 2023.

A questo punto, è praticamente certo che il 2024 sarà l'anno più caldo mai registrato e di 1.5°C al di sopra del livello pre-industriale secondo l'Era5.Secondo Samantha Burgess, vicedirettore del Copernicus Climate Change Service (C3S), "con i dati di Copernicus relativi al penultimo mese dell'anno, possiamo ora confermare con quasi certezza che il 2024 sarà l'anno più caldo mai registrato e il primo anno solare al di sopra di 1.5 °C.

Questo non significa che l'Accordo di Parigi sia stato violato, ma che un'azione ambiziosa per il clima è più urgente che mai”. 
La temperatura media sulla terraferma europea per il mese di novembre 2024 è stata di 5.14°C, 0.78°C al di sopra della media del periodo compreso tra il 1991 e il 2020 per il mese di novembre, lasciando il mese fuori dalla top 10 dei mesi di novembre più caldi registrati in Europa.Novembre 2015 è il più caldo mai registrato, con 1.74°C sopra la media.  La temperatura superficiale media marina (Sst) per il mese di novembre 2024 su 60°S-60°N è stata di 20.58°C, il secondo valore più alto registrato per il mese, e solo 0.13°C al di sotto del novembre 2023.   La temperatura media globale – conclude C3S – per l'autunno boreale (da settembre a novembre) 2024 è stata la seconda più alta mai registrata, con 0.75°C al di sopra della media del periodo tra il 1991 e il 2020 per questi tre mesi, 0.13°C in meno rispetto al record stabilito nel settembre-novembre 2023.

La temperatura media della terraferma europea per l'autunno (settembre-novembre) 2024 è stata la terza più alta mai registrata per la stagione, con 1.25°C sopra la media tra il 1991 e il 2020, 0.21°C più fredda dell'autunno europeo più caldo del 2020.  —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)