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Il Punto – 19 gennaio

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Malgrado la battuta d’arresto della già lenta ripresa industriale italiana, ci sono settori che crescono e hanno archiviato la crisi iniziata nel 2008: farmaceutico, articoli sportivi, oreficeria, strumenti di precisione. Troppo pochi per trascinare il resto dell’industria. Nel frattempo, la recuperata fiducia delle famiglie si soddisfa con prodotti importati e il Pil si misura in decimali.

Con il prezzo che crolla giorno dopo giorno, il mercato del petrolio è affogato dall’offerta. Si parla di una ripresa delle quotazioni nel 2017. Con uno strascico di posti di lavoro in fumo e di cambiamenti duraturi nel settore.
Interessi degli azionisti e interessi dell’impresa non sempre coincidono. Basta pensare alle Opa, efficaci nel moltiplicare valore per i primi ma deludenti nel produrre posti di lavoro e profitti aziendali. Da che parte deve stare, allora, il Cda? Codice civile e regole di corporate governance non chiariscono il dubbio. È ora di affrontarlo.
Due episodi molto diversi raccontano – in una lettera da Londra – la capacità della società britannica di rimanere attaccata alle tradizioni e nello stesso tempo di rinnovarsi: chiude l’ultima miniera di carbone e il direttore del British museum lascia la storica istituzione dopo averla rivoltata come un guanto. Oltre Manica, la globalizzazione è arrivata.
Sempre più medici trascinati in tribunale da pazienti che (in buona o mala fede) chiedono risarcimenti per cure forse inappropriate. Conseguenza immediata: boom di esami e terapie non necessarie prescritti da chi vuole evitare rischi peggiori. A seguire: più alti costi per il Ssn, più alti costi per assicurazioni sanitarie. Una soluzione all’esame del Parlamento rischia di non risolvere il problema.
La Corte di giustizia europea ha stabilito che si possa vietare ai gay la donazione di sangue solo se non esistono metodi per escludere l’infezione da virus Hiv. Metodi ormai alquanto sicuri. Un passo avanti – come negli Usa – contro la discriminazione sessuale. Perché i rapporti a rischio abbondano anche tra gli etero.

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  • Industria, pochi su mille ce la fanno
    19.01.16
    Francesco Daveri

    A novembre c’è stata una battuta d’arresto della lenta ripresa italiana. I dati sulla produzione industriale rivelano però che alcuni settori sono in netto rilancio. E altri, durante la crisi, si sono rafforzati. La stagnazione nella produzione dei beni di consumo e il boom delle importazioni.

  • Il lato negativo del crollo del petrolio
    19.01.16
    Jacopo Brilli

    Il prezzo del petrolio ha toccato i livelli più bassi degli ultimi dodici anni. Molte le cause, a partire da investimenti concentrati soprattutto nei processi a monte. Il ritorno all’equilibrio tra domanda e offerta è previsto per il 2017. Cambiamenti permanenti possono provocare nuovi squilibri.

  • Per chi gioca il Cda: per l’impresa o per gli azionisti?
    19.01.16
    Salvatore Bragantini

    Il consiglio di amministrazione deve gestire una società nell’interesse di questa o degli azionisti? Perché talvolta divergono parecchio, in particolare nelle Opa. Il Cda deve essere una sorta di tutore con il compito di agire a vantaggio dell’impresa che non può decidere in proprio.

  • Quando il paziente chiede i danni al medico
    19.01.16
    Vitalba Azzollini

    La diffusione della medicina difensiva grava sui costi del sistema sanitario nazionale. E un disegno di legge cerca una soluzione scoraggiando le azioni legali di pazienti danneggiati. Sarebbe meglio seguire l’esempio di altri paesi dove, in talune ipotesi codificate, è previsto un indennizzo.

  • E i gay possono tornare a donare il sangue
    19.01.16
    Matteo M. Winkler

    Impedire ai gay di donare sangue è una precauzione sensata o è una discriminazione frutto di pregiudizio? Il divieto permanente colpisce infatti chiunque si dichiari omosessuale. I progressi della scienza su Hiv e test e le ragioni che hanno portato Francia e Stati Uniti ad abolire la proibizione.

ViViCentro e la Juve Stabia, da sabato la diretta radiofonica esclusiva delle gare della Berretti

Vivicentro.it e la Juve Stabia, un connubio imprescindibile. Fatti per stare insieme. La prima squadra con tutte le news ma c’è una grande novità. Infatti, da sabato 23 gennaio potrete ascoltare in diretta e in esclusiva, le gare interne della Berretti delle Vespe. Inizia una nuova avventura, portiamo in alto i ragazzi di Nicola Liguori e diamo spazio alle giovanili dirette da Alberico Turi. La diretta andrà in onda su ViviRadioWeb, la radio ufficiale di Vivicentro.it. A condurre la diretta con interviste anche nel post partita, sarà il giornalista Ciro Novellino. Per la prima gara, spalla per il commento tecnico, Mario Vollono (vice direttore di Vivicentro.it)

Non mancate, vi aspettiamo…!

Come sempre potrete ascoltarla in diretta a questo indirizzo:

Link per ascoltare dal pc: https://37.187.93.104/start/viviradioweb/ (Link ottimizzato per Google Chrome, con altri browser tipo Mozilla Firefox, Internet Explorer, ecc. bisogna installare Java)

Link per ascoltare dai dispositivi mobili: https://lyra.shoutca.st:8212/
 
Sui cellulari e dispositivi mobili è possibile installare l’applicazione TUNEIN e cercare ViViRadioWEB

Renzi contro Juncker e Commissione Ue: “Ci vogliono deboli, ma l’Italia è tornata”

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Post del premier su Facebook il giorno dopo la “assenza di interlocutori” a Roma lamentata da fonti Ue. “Italia sempre più aperta e attrattiva per gli investimenti internazionali. Preferirebbe averci più deboli e marginali, se ne facciano una ragione”.

ROMA – “L’Italia, sempre più aperta e attrattiva per gli investimenti internazionali. Con grandi aziende globali che non fanno più mordi e fuggi come in passato, ma hanno deciso di puntare sul nostro Paese, di scommettere sul suo futuro”, “la risposta migliore a chi, forse impaurito da questo nuovo protagonismo italiano, preferirebbe averci più deboli e marginali, come purtroppo è spesso accaduto in passato. Se ne facciano una ragione: l’Italia è tornata, più solida e ambiziosa”. Lo scrive su Facebook il premier Matteo Renzi, firmando un post che ha evidentemente in Jean-Claude Juncker e nella Commissione Ue l’oggetto del suo attacco polemico. Che giunge il giorno dopo le gravi affermazioni riportate da non meglio precisate fonti Ue, secondo le quali la Commissione non avrebbe autentici interlocutori a Roma.

Un giudizio altamente lesivo della credibilità internazionale del governo Renzi, difeso con decisione dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni: “L’Italia ha un governo nel pieno dei suoi poteri”. Questi gli ultimi sviluppi di una polemica a distanza che impegna Roma e Bruxelles ormai da settimane, con Renzi a chiedere alla Ue di non essere solo un pacchetto di regole, di cambiare passo e di mettere da parte una politica economica votata alla sola austerità e dall’altra parte il presidente della Commissione Juncker e il suo vice Dombrovskis a ricordare quanto l’Italia stia usufruendo di molteplici forme di flessibilità, quanto il debito pubblico italiano sia un elemento di rischio per la tenuta dell’Unione, che la stessa flessibilità è condizionata al completamento delle riforme e, ulteriore nota polemica sottolineata da un irritato Juncker, quella flessibilità non si deve a Renzi ma è stata adottata dalla Commissione.

Richiami a cui Renzi continua a rispondere a tono. Tra le “aziende globali che hanno deciso di puntare sul nostro Paese”, il presidente del Consiglio cita “Cisco, i cui vertici ho incontrato questa mattina a Palazzo Chigi, in occasione dell’annuncio di una serie di investimenti strategici qui da noi che valgono 100 milioni di euro per i prossimi tre anni. E’ il primo dei due giganti – aggiunge il premier, che posta anche una foto – cui avevo accennato nella mia ultima eNews che guardano all’Italia come a un Paese solido, che ha futuro e che, finalmente, favorisce chi vuole creare opportunità destinate a restare, a creare impresa, lavoro, innovazione. E’ importante che questo avvenga sul fronte della digitalizzazione, della formazione, della creazione di start-up innovative, della ricerca. Ma anche della trasformazione digitale di settori di eccellenza della nostra economia come il manifatturiero e l’agroalimentare, entrambi simbolo del made in Italy e della nostra qualità nel mondo”.

Insomma, scrive ancora Renzi, “la risposta migliore a chi, forse impaurito da questo nuovo protagonismo italiano, preferirebbe averci più deboli e marginali, come purtroppo è spesso accaduto in passato. Se ne facciano una ragione: l’Italia è tornata, più solida e ambiziosa. Con tanto lavoro ancora da fare – questa settimana sarà decisiva per la trasformazione della pubblica amministrazione e per un altro passo avanti della riforma istituzionale – ma anche con la consapevolezza che ce la stiamo mettendo tutta e che le grandi realtà internazionali, come oggi testimonia Cisco, tornano a scommettere su di noi”.

Auriemma: Il primo posto logora chi non ce l’ha”

Auriemma sul Corriere dello Sport: “Non sarà necessario infilarsi nella Dmc-12 del dottor Emmett Brown per tornare chissà quanto indietro nel tempo e ricordare come stava messa la classifica dell’attuale campionato di serie A. Basta prendere un qualsiasi quotidiano datato 14 settembre e rendersi conto che le gerarchie dell’italico pallone si sono totalmente ribaltate. Con i dovuti distinguo, ma le formazioni in testa alla graduatoria in quel periodo erano (nell’ordine) Inter, Chievo, Sampdoria, Torino, Roma, Palermo, Sassuolo, Fiorentina e Lazio, tutte racchiuse nell’arco di 3 punti. Napoli e Juventus? Disperse e smarrite in fondo alla classifica (2 e 1 punto) con i foschi presagi che rendevano insonni le notti di De Laurentiis, preoccupato di dover perdere la scommessa Sarri, ed Agnelli che stava prendendo coscienza della irrinunciabilità a gente del calibro di Pirlo, Vidal e soprattutto Tevez. Invece, entri nuovamente nella macchina del tempo e rimetti il naso oltre le 20 giornate di serie A, con lo stupore di chi (tanti) dovrebbe oggi fare ammenda rispetto alle calunniose esternazioni lanciate all’indirizzo del mercato juventino, ma soprattutto partenopeo: dopo i lussuosi sprechi concessi a Benitez, era iniziata l’epoca di una spending review necessaria a raddrizzare certi conti e che difficilmente sarebbe concisa con una strategia mercantile avente ad oggetto il potenziamento dell’organico”.

Sospendiamo Schengen per salvarlo BILL EMMOTT*

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Secondo Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, il collasso dell’area Schengen, la zona di libera circolazione dei cittadini, distruggerebbe il mercato unico e l’euro. Ora che anche l’Austria si è unita ai Paesi europei che hanno reintrodotto i controlli alle frontiere, questo collasso potrebbe essere più prossimo di quanto possa immaginare. Sarebbe meglio, a questo punto, se prendesse lui l’iniziativa: una sospensione organizzata, concordata di Schengen sarebbe molto meglio dell’attuale disordine, del processo di divisione in corso. È tempo di sospendere Schengen per salvarlo. 

La credibilità, come di certo Juncker sa bene, è vitale per tutti i politici e i governanti. L’anno scorso il flusso di oltre di un milione di immigrati e richiedenti asilo che ha attraversato i confini dell’Unione europea, accolto solo da indecisione, mezze misure e spesso caos, ha già inferto un duro colpo alla credibilità dell’Ue. Quest’anno ne arriverà almeno un altro milione, sia in Italia, per mare, attraverso il Mediterraneo, vuoi per via terra passando dalla Turchia. La fiducia nell’Unione nel suo insieme o nei confini nazionali è a pezzi. 

Ecco perché Schengen è ormai indifendibile – o per dirla con parole diverse, già sconfitto. La risposta dell’Unione europea alla crisi dei migranti, grazie alle profonde divisioni esistenti tra i governi nazionali, è consistita fin qui in una serie piuttosto patetica di mezzi accordi che nessuno si aspetta seriamente che entrino pienamente in vigore: intese per ridistribuire i rifugiati pro quota, per creare una polizia di frontiera europea, per implementare l’Accordo di Dublino che stabilisce per i richiedenti asilo l’obbligo di registrazione nel Paese d’arrivo. A queste condizioni continuare a pensare al libero movimento di persone e mezzi senza controlli di frontiera significa solo coltivare un’illusione.  

Ciò che occorre, innanzitutto, è far rinascere la fiducia nell’Unione europea, e per questo bisogna mettere fine alle divisioni e alle accuse reciproche fra gli Stati membri. Per avviare questo percorso, la Commissione europea, con il supporto cruciale della Germania, deve far partire una specie di processo di pace fra gli Stati membri e la piena sospensione di Schengen sarebbe un’ottima base di partenza. Facciamo tutti la stessa cosa, sarebbe il messaggio di un’iniziativa del genere, con termini condivisi e modalità comuni: possiamo quindi smetterla di accusarci a vicenda. 

I francesi dicono: «Indietreggiare per prendere meglio lo slancio». Certo, sarebbe un peccato dover di nuovo mostrare il passaporto passando il confine fra Italia e Francia. Ci sarebbe un costo economico da pagare per ripristinare i controlli dei camion alle frontiere e più burocrazia. Ma ne varrebbe la pena se tutto ciò potesse essere usato come base per un accordo europeo destinato a garantire l’indirizzo di molte più risorse ai compiti di sorveglianza e monitoraggio dei confini esterni dell’Ue e alla realizzazione di centri adeguati e umani per l’accoglienza dei richiedenti asilo. 

La Germania, al solito, pagherebbe di più, e sarebbe vista come il Paese più impegnato. È la generosa politica umanitaria delle porte aperte inaugurata dal cancelliere Angela Merkel largamente e giustamente biasimata per la rapida accelerazione impressa negli ultimi sei mesi all’immigrazione. Anche gli esperti in materia dell’Onu convengono sul fatto che offrire una tale accoglienza significa semplicemente incoraggiare i rifugiati a muoversi, rischiando così la vita.  

Perciò il presidente Juncker e la cancelliera Merkel devono guidare congiuntamente questo processo: sospendere Schengen e dare il via a un nuovo fondo capace di affrontare la crisi dei migranti. L’alternativa rischia davvero di essere il collasso dell’intera Unione Europea. 

 

* Traduzione di Carla Reschia /lastampa

Grassi-Napoli, oggi la telefonata decisiva: basta un si!

Grassi-Napoli, si sta per arrivare al dunque. La trattativa entra nel vivo. La redazione di Radio Kiss Kiss Napoli ha raccolto quanto segue: oggi ci sarà una telefonata decisiva tra il ds del club bergamasco, Giovanni Sartori, e quello del club partenopeo, Cristiano Giuntoli. “E’ molto semplice: basta un sì o un no, non c’è bisogno di incontrarsi da vicino. Con i telefoni si fa tutto”, fanno sapere dall’Atalanta. Tuttavia, la trattativa non è semplice per diversi motivi. La Fiorentina si è defilata ma nelle ultime ore c’è stato un inserimento di un club straniero che già da qualche tempo segue il ragazzo. Inoltre, proseguono da Bergamo, bisogna colmare alcune distanze. Oggi potrà essere dunque una giornata chiave per arrivare a Grassi, ma le vie del mercato sono infinite.

Reina: “Fino alla fine daremo il massimo perché tutti possano sentirsi fieri di noi”

La Gazzetta dello Sport riporta alcune dichiarazioni di Pepe Reina che dimostrano il suo legame indissolubile con la città: “Domenica sera, il portiere spagnolo è stato ospite dell’attore Alessandro Siani che l’ha invitato a teatro ad assistere alla sua rappresentazione. Al termine dello spettacolo, Reina è stato inviato sul palco per ricevere l’applauso della gente. Un momento particolare, che l’ha emozionato abbastanza. “Noi ci teniamo tantissimo a difendere con onore questa città e questa maglia”, ha detto il portiere parlando anche a nome degli altri compagni. «Fino alla fine daremo il nostro meglio, perché voi tutti possiate sentirvi fieri della vostra squadra, dei vostri giocatori, dei vostri ragazzi». Parole intense, che hanno scatenato l’entusiasmo della platea che lo ha a lungo applaudito. Prima di andare via, Reina ha voluto regalare la sua maglia a Alessandro Siani con un dedica speciale. “Se c’è qualcuno che mi ha fatto capire cosa significa Napoli sei stato tu, con il film Benvenuti al Sud” . A quel punto, il sipario è calato nel tripudio generale”

Adesso sarete contenti. MASSIMO GRAMELLINI*

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Una ragazzina di Pordenone si getta dal balcone lasciando una lettera di scuse ai genitori e una di accuse ai compagni di scuola: adesso sarete contenti. Eviterei di lanciarmi in prediche contro i tempi moderni. I bulli e gli ipersensibili non sono nati con i telefonini. Durante l’adolescenza è sempre esistito il desiderio delle menti più fragili di essere accettate dal branco conformista che l’arroganza del numero rende forte e appetibile. E chi si sente respinto da persone che in fondo disprezza (l’animo umano è contraddittorio) si rifugia nella solitudine o nella malattia, meditando gesti estremi che in qualche caso compie davvero, nell’illusione di lasciare in eredità almeno un rimorso.

L’adolescenza rimane un pianeta esclusivo con cui gli adulti, che pure l’hanno attraversata, non riescono a rientrare in contatto. Meno che mai se i genitori dividono l’attenzione dei figli con molti altri stimoli, gli insegnanti vengono delegittimati come educatori dai genitori stessi e i presidi preferiscono tacere le storie di sopraffazione per non fare perdere reputazione e di conseguenza iscritti al proprio istituto. Ma una ricetta definitiva non esiste. Il bisogno di accettazione e riconoscimento appartiene alle angosce dell’uomo da quando ancora i nostri progenitori si dondolavano sui rami. Una cosa è sicura: essere rifiutati dal branco non è una colpa e può diventare persino una medaglia. Di solito lo si capisce da vecchi. Alla ragazzina di Pordenone, che nonostante le ferite non morirà, auguro di capirlo un po’ prima.

*lastampa

Sepe punta Tatarusanu e intanto dà l’ok per il trasferimento definitivo

La Nazione questa mattina ipotizza un cambio tra i pali della Fiorentina. Tatarusanu fatica. Qualche partita così così, la sensazione che non sia così decisivo come qualcuno poteva pensare. Ecco che, in casa viola, si pensa a Luigi Sepe. Fino ad oggi il ‘secondo’, dietro al rumeno, titolare soltanto in Europa League. Qualche partita, un po’ di ruggine da levarsi di dosso (era abituato a giocare sempre e comunque ad Empoli), ma anche la sensazione che i numeri per esplodere in modo decisivo ci siano. Tanto che la società viola, ormai da un po’ di tempo, sta trattando con il Napoli il possibile riscatto. In prestito Sepe a Firenze, con la promessa però di affrontare l’argomento futuro. Cosa che è stata fatta anche poche settimane fa, con una offerta concreta dei viola alla società partenopea che presto sarà presa in considerazione. Il portiere, intanto, ha già dato il proprio ok al trasferimento definitivo. Si trova bene a Firenze, a Napoli sembra chiuso da Reina, e allora ha deciso di attendere il suo momento in maglia gigliata. Un carattere forte quello di Sepe, uno calmo e tranquillo nel cogliere l’attimo. Un atleta particolarmente freddo.

Pordenone, ragazzina si lancia da balcone e scrive ai compagni: “Adesso sarete contenti”.

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Prima di lasciarsi cadere dal secondo piano della sua abitazione a Pordenone, ha scritto anche ai genitori, per scusarsi del gesto e ai soccorritori dice: «Avevo paura di urlare al mondo i miei timori». Poi, in una lettera ai compagni di classe, scrive: «Aete visto cosa mi avete costretto a vafre? Ora sarete contenti!» 

PORDENONE, 18 GEN – “Non c’era alcun segnale che lasciasse presagire quanto accaduto, siamo sconvolti”. Sono le parole della dirigente della scuola media di Pordenone frequentata dalla ragazzina che stamani si è lanciata nel vuoto.
    “Mai, né durante i Consigli di classe, né in situazioni più informali – ha aggiunto – era emerso disagio di alcun tipo, e men che meno episodi di presunto bullismo. La ragazzina ha sempre frequentato con profitto anche se con una certa discontinuità” (ndr: discontinuità ora spiegata dalle parole della ragazza: “Non ce la facevo a rientrare a scuola”).

La preside ha voluto incontrare personalmente gli studenti e compagni della ragazzina, prima dell’uscita di scuola, informandoli di quanto accaduto.

    “Questa scuola si è sempre distinta per l’opera e i progetti di prevenzione di fenomeni di bullismo e dispersione scolastica”: lo ha affermato la presidente del Consiglio di istituto. “Nessuno sa ancora quali siano le reali motivazioni che hanno spinto a questo gesto terribile – ha aggiunto – e pertanto questo deve essere solo il tempo della riflessione e del silenzio”

La ragazzina ora è ricoverata all’ospedale di Udine, le sue condizioni non sono gravi.

Intanto l’episodio ha riaperto il dibattito su un problema tanto importante quanto spesso sottovalutato.

Tanti i commenti dal mondo della politica, tra cui quello del presidente del Senato, Pietro Grasso: «è soprattutto a scuola che dobbiamo creare una rete di protezione verso i ragazzi e le ragazze più fragili», scrive su Facebook, dicendosi convinto che «un contributo per combattere il fenomeno del bullismo, piccolo ma comunque rilevante, lo può dare anche il Parlamento».

 

 

Napoli-Inter, le probabili formazioni

Questa sera contro l’Inter il Napoli si gioca l’accesso alla semifinale di coppa Italia. Queste le probabili formazioni:

NAPOLI (4-3-3) – Reina; Maggio, Koulibaly, Chiriches, Strinic; Allan, Valdifiori, Lopez; Mertens, Higuain, El Kaddouri. All. Sarri

INTER (4-3-3) – Carrizo; Montoya, Miranda, Juan Jesus, Nagatomo; Felipe Melo, Kondogbia, Brozovic; Palacio, Jovetic, Perisic. All. Mancini

Ancora problemi per Maksimovic: la soluzione potrebbe già essere in casa

Rischia di sfumare la trattativa che porterebbe il difensore serbo Nikola Maksimovic dal Torino al Napoli visto che Cairo continua a chiedere 25 milioni di euro. A questa cifra il Napoli non arriverà, anzi 18 milioni di euro è l’ultima offerta. Secondo il Corriere dello Sport, il quarto di difesa può essere il giovane dell’Under 20 Sebastiano Luperto oppure si andrà a parlare ancora con l’Empoli per Federico Barba, perchè il ragazzo ha già detto sì.

LA SINDACA DI QUARTO. Il mistero di Rosa Capuozzo nel labirinto della politica (Marco Demarco*)

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Chi è davvero il primo cittadino di Quarto, che martedì risponde alle domande dell’Antimafia. Una moderna Giuditta, decisa e coraggiosa, o piuttosto colei che ha tardato a denunciare i ricatti? Un rompicapo su cui in molti si sono persi

Eroina civile, vittima dell’inciucio politico, o sughero galleggiante nella palude della provincia opportunista? Chi è davvero Rosa Capuozzo, sindaca ex grillina di Quarto, lo sapremo forse solo martedì, quando lei stessa risponderà alle domande della commissione Antimafia.

Lunedì c’è stata la conferma che si tratta di una donna minuta d’aspetto e forte di carattere. Con l’aiuto di don Milani («È inutile avere le mani pulite e tenerle in tasca») e deprecando i moralismi astratti (c’era da combattere la camorra e invece «il M5S è scappato a gambe levate») la sindaca ha infatti risposto a chi l’ha espulsa dal movimento. Ma ancora nulla che possa mettere il punto alla polemica che l’ha vista contrapposta a Grillo e ai membri del direttorio. Rosa Capuozzo resta dunque un mistero. Uno specchio in cui ognuno vede riflesso ciò che vuole. A volte, ha dato l’impressione di essere decisa e coraggiosa come una moderna Giuditta, riuscendo, come nel mito, a ignorare la timorosa élite maschile della città assediata e a decapitare l’assediante, gigantesco Oloferne. Nel caso, la camorra. Ciò è sicuramente successo quando Rosa la «pasionaria» ha lanciato i suoi appelli anti-clan, o quando non si è piegata davanti alle pressioni di Giovanni De Robbio, l’ex consigliere comunale pentastellato espulso prima di essere indagato per voto di scambio e tentata estorsione proprio ai danni della prima cittadina, residente in una casa forse non condonata. Ma altre volte la sindaca ha invece proposto di sé un’immagine del tutto diversa, come quando, per evitare complicazioni, ha tardato a denunciare i ricatti. O quando, intercettata pur non essendo «avvisata» di alcun reato, ha consigliato ai suoi di «non mettere i manifesti» su quanto stava succedendo a Quarto.

Rosa Capuozzo è diventata, insomma, un rompicapo assoluto; il labirinto in cui tutti si sono persi. Compreso Roberto Saviano. In terra di camorra, appena eletta, la sindaca era diventata per lui il simbolo mancante di una politica nobile, incondizionata, per la prima volta libera da quel voto di scambio. E invece: «Deve dimettersi», ha poi sentenziato, anticipando Grillo di ventiquattro ore. Ci sono poi tutti gli altri. Quando Grillo difendeva la sindaca, e i vari Fico e Di Maio non si vergognavano di averla sostenuta, i «democrat» ne chiedevano a gran voce le dimissioni, e la renziana Picierno addirittura calava da Bruxelles a Quarto per manifestare indignata nell’aula del Consiglio comunale. Quando Grillo di colpo l’ha scaricata («l’onesta ha un prezzo»), e vai a capire perché, visto che nulla nel frattempo era cambiato, Renzi a sorpresa l’ha invece difesa («Rosa Capuozzo ha resistito alla camorra, non deve dimettersi»). I rispettivi quartieri generali si sono così ritrovati di punto in bianco sbandati e persi come in un 8 settembre. Nessuno, tra i colonnelli e le generalesse, era più al posto giusto. Picierno ha preso l’aereo e se n’è tornata a Bruxelles; Fico e Di Maio, nell’occasione insieme con Di Battista, sono invece finiti su una panca a discolparsi. Tutti con Rosa, tutti contro di lei. Ma mai tutti insieme. Tipico di una politica italiana gravemente malata di tatticismo. È in campo grillino, però, che le contraddizioni bruciano di più. Tra luglio e dicembre i membri napoletani del direttorio pentastellato si sono incontrati con Rosa Capuozzo almeno cinque volte: nella casa posillipina di Fico, in un bar del centro storico di Napoli, a Quarto. L’assedio al Comune era già iniziato, Oloferne già alle porte. Nessuno si era accorto di niente? O Giuditta aveva già deciso di fare tutto da sola? Martedì, forse, ne sapremo di più.

* @mdemarco55 / corrieredellasera

 

 

Miranda sogna la rivincita su Higuain: “Abbiamo dimenticato il ko di novembre”

Joao Miranda, difensore brasiliano dell’Inter, sogna una doppia rivincita su Gonzalo Higuain e sul Napoli, e dichiara ad Inter Channel: “Giocheremo contro un grande avversario e purtroppo lo incontriamo in un momento in cui loro stanno bene e in cui viceversa a noi i risultati stanno mancando. Mi aspetto una grande sfida e vogliamo vincere per ritrovare la fiducia. Nel calcio ogni partita fa storia a sé e quella sfida del San Paolo l’abbiamo dimenticata. Speriamo di scrivere una storia diversa, con una vittoria che ci possa consentire di passare il turno. Gonzalo Higuain è un grande attaccante e dovremo essere molto attenti perché è in un momento eccellente di forma. Sarà una bella prova per tutti noi”.

Grassi al Napoli, domani Giuntoli incontra Sartori per chiudere

La Gazzetta dello Sport scrive sull’affare Alberto Grassi dell’Atalanta: “Cielo nerazzurro per Cristiano Giuntoli, direttore sportivo del Napoli, che sarà al San Paolo stasera per il match di coppa Italia e poi raggiungerà Milano e incontrerà il collega atalantino Giovanni Sartori. La trattativa per Grassi è entrata nel vivo da un paio di giorni, adesso bisogna definirne i dettagli. Il Napoli si sente forte di una offerta complessiva tra gli 8 e i 9 milioni (5 cash e 3 o 4 di bonus) che verrà esposta appunto domani da Giuntoli a Sartori. L’Atalanta è disposta a cedere il suo gioiellino Grassi, ma vuole aspettare di capire se ci sono altre pretendenti disposte a rilanciare. Domani, però, sarà una giornata decisiva, il Napoli ha fretta di chiudere e specie qualora dovesse superare il turno di coppa Italia darebbe l’accelerata finale perché il calendario diventerebbe davvero fittissimo”.

LO SCONTRO IN SEDE EUROPEA I rischi non visti (Nicola Saldutti*)

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Ci sono cose che sono molto più legate di quello che appare. E la caduta dei mercati di questi giorni forse può trovare alcune spiegazioni nei rapporti con Bruxelles.I toni diventano forti e il confronto (sempre piùteso) tra Italia ed Europa comincia ad avere le prime conseguenze. La Borsa è fatta così, quando vede margini d’incertezza comincia a scommettere sulle oscillazioni e sulla possibilità di avvantaggiarsene. Interpreta a suo modo le parole. L’ultimo episodio venerdì con l’irritazione del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e l’accusa al governo italiano di prendersi meriti non suoi sulla flessibilità dei conti pubblici. Ieri un’altra puntata, con fonti della Ue che sono arrivate a dire di non avere interlocutori in Italia.Un rapporto muscolare sempre meno sereno con l’Europa, frutto di toni non proprio istituzionali che ultimamente a Roma sono stati usati nei confronti di Bruxelles. Tensioni che si aggiungono a una questione delicata, quella delle banche. Il sistema, ha più volte sottolineato il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel suo complesso è solido. Pur non avendo beneficiato in maniera massiccia degli aiuti di Stato, come è accaduto, ad esempio, per quello tedesco (circa 250 miliardi di euro). 

Questo non significa che non ci siano situazioni di difficoltà. Come Popolare dell’Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara, sulle quali è dovuto intervenire un decreto del governo. E che, nel caso dell’istituto toscano soprattutto, vedono ancora molti punti da chiarire. Sistema sano non vuol dire immune. E probabilmente l’andamento dei mercati riflette un clima: la necessità di ridurre il tasso di incertezza. In questi momenti emerge chiaramente la funzione della rete europea. E non solo perché le regole sono ormai comunitarie e il percorso di integrazione è irreversibile. Un cantiere aperto è quello della costituzione della cosiddetta bad bank (la traduzione letterale sarebbe banca cattiva, quella dove far confluire i crediti in sofferenza, difficilmente esigibili). Un passaggio cruciale anche per gli istituti più solidi che potrebbe sgombrare il campo su molte ambiguità di cui i mercati si stanno nutrendo. Le forti vendite di ieri e di venerdì non sembrano giustificate da una particolare fragilità del sistema in questo momento, ma orientate (e alimentate) dal livello di tensione sulle soluzioni e sui riassetti che ci saranno. 

È bastata la notizia dell’indagine conoscitiva della Banca Centrale Europea sulla situazione di governance e sui crediti a rischio di alcuni istituti per riaccendere le preoccupazioni. Proprio mentre il braccio di ferro con la Ue non accenna a risolversi né con una soluzione condivisa né con una soluzione unilaterale. E finché questo nodo non verrà sciolto è probabile che le banche restino in balìa dei mercati. Oltre al danno, la beffa, dal momento che Francia, Germania e Spagna hanno rafforzato il loro sistema con aiuti pubblici e che l’Italia lo ha fatto, invece, rispettando le regole. Prova ne sia che mentre tra Roma e Bruxelles si discuteva di bad bank , la Germania salvava, non più tardi di qualche mese fa, la Hsh Nordbank. 
È innegabile che toni muscolari siano stati usati più e più volte da altri Paesi in Europa, segnatamente ancora una volta la Germania. Ma i cattivi esempi non possono diventare un alibi. L’Italia si è impegnata su un percorso di risanamento difficile e doloroso. Molto resta da fare, per esempio sul fronte del debito che ci impedisce di disporre della necessaria libertà di movimento in caso di necessità, come questa. I mercati lo sanno e appena possono ne approfittano. 

*corrueredellasera

Insigne: “Higuain-Dybala? Mi tengo Gonzalo! Scudetto? Non sarà duello solo con la Juve”

Lorenzo Insigne, attaccante del Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni in un’intervista che sarà trasmessa stasera nel Tgr della Campania e al Processo del Lunedì: “Higuain o Dybala? Noi abbiamo Gonzalo e ce lo teniamo stretto, è uno dei più forti al mondo. Spero rimarrà più a lungo possibile con noi. Non stiamo facendo un duello con la Juve: noi facciamo il nostro campionato, consapevoli che ce la giochiamo con tutti”. 

Insigne si è poi soffermato sulla questione che riguarda la Nazionale italiana, in vista dei prossimi Europei che si giocheranno in Francia a fine stagione: Per ora non c’è nessuna novità io penso solo a lavorare bene e a dare tutto con il Napoli, poi speriamo che arrivi la chiamata in Nazionale. Lavoro duro per convincere Conte a portarmi agli Europei”.

corrieredellosport.it

Difendiamo la bellezza della famiglia

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Uno dei più importanti valori morali, la famiglia, ha subito nel corso del XX secolo profonde trasformazioni. In passato la famiglia è stata sempre il fulcro della vita dell’intera società. Salvo qualche eccezione, tutte erano legalmente costituite e consacrate dal vincolo del matrimonio. I ruoli all’interno della famiglia erano sempre ben definiti e differenziati, di conseguenza, la moglie era quella che si occupava della cura della casa e dell’educazione dei figli, il marito era colui che provvedeva ai bisogni economici e dominava su tutti gli altri membri. I figli maschi, una volta raggiunta una certa età, imparavano dal padre il mestiere e tutti quegli atteggiamenti necessari per diventare un capo famiglia. Ed infine, le figlie femmine, aiutavano la madre nei lavori domestici per diventare casalinghe. Nella stessa casa vivevano insieme più generazioni, nonni, figli, nipoti, nuore. 

Attualmente, se ci guardiamo attorno, ci accorgiamo che quel focolaio domestico che abbiamo conosciuto non corrisponde più alla realtà.

Oggigiorno, i nuclei familiari, in media, sono composti dai genitori e da uno o due figli. Ma la trasformazione, non riguarda solo la costituzione dei membri della famiglia, che è sottoposta ad un duro attacco senza precedenti, ad essere cambiati, nel bene e nel male, sono soprattutto i rapporti reciproci tra i vari componenti. 

Riportando una citazione di A.Golini de “La famiglia italiana dall’ottocento ad oggi”, in una famiglia rispettabile vi erano due regole fondamentali : i rapporti consentiti solo tra coniugi e il matrimonio considerato un’unione per la vita. Ai tempi d’oggi sia l’una che l’altra regola sono andate via via perdendo valore, come la famiglia di per sé. Di fatto ci si trova di fronte ad una fase di grande transizione e la famiglia, quel pilastro fondamentale di ogni società, è sempre più messa in discussione, vedi i matrimoni tra omosessuali, i divorzi, l’aborto, la procreazione assistita, le unioni di fatto. Si riscontra anche la paura di mettere al mondo figli, a causa delle poche garanzie sul loro futuro.

Infine, ma non meno importante elemento di crisi è senz’altro, il declino della fede nelle coppie che si definiscono credenti, talvolta si celebra il matrimonio religioso non perfettamente coscienti di ciò che si sta facendo. La religiosità familiare, viene relegata, di frequente, ad un posto marginale, nella vita di una coppia, a volte non viene proprio presa in considerazione.

Un altro attacco del demonio, alla famiglia naturale, ovvero quella composta da un uomo e una donna è il decreto proposto dalla senatrice Cirinnà, che mira ad istituire anche in Italia il matrimonio omosessuale in tutto e per tutto uguale al matrimonio tra un uomo e una donna, così come riconosciuto e tutelato dalla costituzione. Le coppie omosessuali essendo per definizione, impossibilitate a dare la vita e dovendo ricorrere all’adozione o all’esternalizzazione della procreazione, vengono strumentalizzate e utilizzate simbolicamente per stravolgere l’esperienza naturale della maternità e della paternità, legittimando surrogati e linee di filiazione sradicati da una madre e da un padre.

Distruggendo la peculiarità della relazione uomo – donna si separa la maternità e la paternità dall’atto procreativo, si riduce il figlio ad oggetto del desiderio degli adulti, si rendono i bambini fin dalla nascita orfani di genitori viventi, si promuove lo sfruttamento della donna, ridotta a venditrice di ovuli o ad utero da affittare 

Fabio D’Amora

IL CORTEO Lesbiche, gay e trans sabato in piazza a Roma per le unioni civili. Nella stessa giornata presidi in tante città

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Roma, 18 gen. – Il mondo Lgbt manifesta sabato prossimo 23 gennaio – dalle ore 15 al Pantheon a Roma – in favore della ddl Cirinnà sulle unioni civili.

L’iniziativa è organizzata da Arcigay, Arcilesbica, Agedo, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Famiglie Arcobaleno e Gay Center.

“Le associazioni lesbiche, gay e trans della Capitale – si spiega in una nota – manifestano per i pieni diritti delle coppie omosessuali e delle loro famiglie. Nella stessa giornata ci saranno presidi in tante piazze italiane, per una grande mobilitazione nazionale. Nel corso del pomeriggio a Roma si alterneranno gli interventi degli organizzatori ed un flash-mob”.

ONU. Federica Mogherini in corsa (a ostacoli) per la poltrona di Ban Ki-moon

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Anche Kristalina Georgieva tra le papabili.

Roma, 18 gen. – Il mandato del segretario generale dell’Onu Ban ki-moon scade il 31 dicembre prossimo. Prima di lui altri sette uomini hanno avuto la leadership delle Nazioni Unite. “E’ ora di cambiare”, ha scritto il “New York Times”, sostenendo la necessità di nominare una donna. E oggi, il quotidiano francese Le Figaro ricorda – con parole che risuonano da endorsement – l’attivismo di Kristalina Georgieva, vice presidente e Commissario dell’Unione europea per il Budget e le Risorse umane, a cui a maggio sarebbe stato affidato il compito di trovare nuovi finanziamenti per le Nazioni unite. “La Georgieva sarebbe una candidata eccellente”, ha confermato un alto funzionario Onu citato dal quotidiano. La corsa per la successione al diplomatico sudcoreano, insomma, è già entrata nel vivo. E tra i partecipanti spicca anche l’italiana Federica Mogherini, attuale Alto rappresentante Ue per la Politica Estera e di sicurezza. Una corsa che per lei prevede anche alcuni ostacoli, non ultimo il fatto che – rilevano alcune fonti – “il segretario generale è solitamente espressione di Paesi strategicamente non eccessivamente rilevanti”. Non è il caso dell’Italia. La leadership della missione Onu in Libano, il ruolo rilevante in Afghanistan e in Kosovo, il prossimo probabile impegno in Libia alla guida di una missione di stabilizzazione sono solo alcuni esempi di un’Italia ‘sovraesposta’ a livello strategico, diplomatico, militare, economico ed umanitario. Certo, a favore di Lady Pesc giocano la perseveranza e l’equilibrio con cui ha inseguito e, alla fine ottenuto con il segretario di Stato Usa John Kerry, un accordo sul programma nucleare iraniano. Un successo che Mogherini può vantare nonostante la latitanza di una politica estera comune europea, mentre qualcuno le rimprovera posizioni troppo filo-arabe e filo-russe (ma questo potrebbe non essere necessariamente un punto a suo sfavore, visto che Mosca è membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, organo che ‘suggerisce’ all’Assemblea il nome da votare). Un punto a suo sfavore potrebbe invece essere l’eccessivo affollamento di italiani in ruoli di leadership all’Onu. Il primo gennaio di quest’anno Filippo Grandi ha assunto l’incarico quinquennale di Alto Commissario delle Nazioni unite per i rifugiati. Un ruolo di straordinaria importanza, in un momento in cui si discutono le possibili vie di pacificazione della Siria e, soprattutto, in un momento di sfide senza precedenti nel campo delle migrazioni. Inoltre, non è un mistero che l’Italia punti alla direzione dell’Unesco, con tre possibili candidati di peso come Giovanna Melandri, Francesco Rutelli e Piero Fassino e, soprattutto, a un seggio non permanente al Consiglio di Sicurezza per il biennio 2017/18. In ogni caso, sono numerosi i nomi di personalità femminili già proposti ufficiosamente o semplicemente sussurrati per la successione di Ban Ki-moon. Tra i più accreditati ci sono quelli dell’attuale direttore generale dell’Unesco Irina Bokova, del Commissario Ue per il Budget e le Risorse umane Kristalina Georgieva (entrambe bulgare), del direttore del Fondo monetario internazionale, la francese Christine Lagarde, della presidente della Liberia Ellen Johnson Sirleaf, del segretario esecutivo della Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi Alicia Bßrcena Ibarra, del presidente della Commissione internazionale contro la Pena di Morte, Navi Pillay. Coa-Plg