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ISCHIA ISOLAVERDE-MESSINA: BIGLIETTI GRADINATA € 5,00

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Parte la prevendita per la partita tra Ischia Isolaverde-Messina info e costi sui biglietti

Si comunicano le modalità e i prezzi dei tagliandi per la partita contro il Messina in programma domenica 24 Gennaio alle ore 14.00 presso lo stadio “Mazzella”,inoltre per questa gara saranno aboliti accrediti e gli ingressi di favore.

PREZZI:

  • TRIBUNA CARPISA-YAMAMAY:  € 22,50 (+ 1,50 € di prevendita)
  • Ridotti: 10/15 anni più Donne: € 16,00 più Over 65 (+ 1,50 € di prevendita)
  • TRIBUNA GOLD:  € 18,50 (+ 1,50 € di prevendita)
  • Ridotti: 10/15 anni più Donne € 12,00 più Over 65 (+ 1,50 € di prevendita)
  • TRIBUNA SILVER: € 10,00 (+ 1,50 € di prevendita)
  • GRADINATA: € 5,00 (+ 1,50 € di prevendita)

Sarà possibile acquistare i biglietti presso i seguenti punti vendita:

  • Stuzzicheria” – Ischia,Via Fondobosso, adiacente lo stadio (solo domenica)
  • “Unpack” – Casamicciola Terme, Corso Luigi Manzi

ISCHIA ISOLAVERDE-MESSINA: ARBITRA SPREZZOLA DI MESTRE

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La partita Ischia Isolaverde-Messina, valida per la 19^giornata del girone C di Lega Pro, in programma domenica 24 Gennaio alle ore 14.00 sarà diretta dal signor Nicolò Sprezzola di Mestre che sarà coadiuvato da Andrea Costantini di Pescara e Fernardo Cantafio di Lamezia Terme.

Nessun precedente con il fischietto veneto.

Le partite dirette dal signor Sprezzola in questa stagione:

DATA COMPETIZIONE PARTITA RISULTATO

  • 23 Agosto 2015 Coppa Italia Lega Pro Pordenone-Mantova  1-2
  • 13 Settembre 2015 Lega Pro Gir.B Carrarese-Santarcangelo  1-1
  • 19 Settembre 2015 Primavera Gir.B Udinese-Perugia  1-0
  • 23 Settembre 2015 Primavera TIM CUP Vicenza-Modena  1-0
  • 3 Ottobre 2015 Lega Pro Gir.A Pro Patria-Pordenone  1-4
  • 24 Ottobre 2015 Lega Pro Gir.B Santarcangelo-Lucchese  2-1
  • 28 Ottobre 2015 Primavera TIM CUP Chievo Verona-Cagliari  4-0
  • 8 Novembre 2015 Primavera Gir.A Juventus-Sassuolo  4-0
  • 15 Novembre 2015 Lega Pro Gir.A Albinoleffe-Giana Erminio  0-2
  • 18 Novembre 2015 Primavera TIM CUP Milan-Pescara  1-0
  • 6 Dicembre 2015 Lega Pro Gir.B Pistoiese-Arezzo  1-1
  • 19 Dicembre 2015 Primavera Gir.B Udinese-Brescia  2-0
  • 10 Gennaio 2016 Lega Pro Gir.A Pro Patria-Renate  0-1

Renzi, non alzo voce ma politica economica europea va cambiata

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Il presidente del consiglio Matteo Renzi interviene sui rapporti con la Commissione europea e, in un’intervista al ‘Sole 24 Ore’ ribadisce come “la politica economica europea vada cambiata”. “Del resto – aggiunge – le istituzioni europee sono in difficolta’ su tutto: immigrazione, crescita, energia, sicurezza. L’Italia non mostra i muscoli ma dobbiamo smetterla col provincialismo di chi passa le giornate a pensare che Bruxelles sia infallibile”. “Io non alzo la voce – insiste il premier – alzo la mano. E faccio domande. E’ giusto un approccio tutto incentrato sull’austerity quando i populismi sono piu’ forti nelle zone svantaggiate e di crisi economica? E’ giusto avere due pesi e due misure sull’energia? E’ giusto proseguire a zig zag sull’immigrazione? Su questi punti in tanti pensano che le cose debbano cambiare. La sfida oggi e’ costruire una serie di proposte, come l’Italia – ritornata grande grazie alle riforme – puo’ e deve fare. Nessuna polemica. Solo proposte. Gli alleati non mancano”.

Renzi torna quindi sulle polemiche con Juncker: “Credo abbia sbagliato linguaggio nel metodo e sostanza nel merito. Ma non mi preoccupa certo un infortunio verbale del presidente della Commissione: siamo l’Italia, uno dei Paesi fondatori. E il mio partito e’ il piu’ votato in Europa. Se Juncker e’ li’ e’ grazie anche ai voti del Pd e del Pse. Non sono permaloso. Se Juncker sbaglia una conferenza stampa, pace. Se sbaglia politiche allora si’ che mi preoccupo”. E sulla questione della mancanza di un interlocutore in Italia per la Commissione, Renzi ribatte: “con una battuta potei dire che ce ne sono fin troppi. Ma riconosco che un punto di verita’ c’e’: l’Italia ha investito meno del dovuto nella creazione di una tecnostruttura in grado di essere squadra. Una squadra con diversi fuoriclasse che non si passano la palla e litigano nello spogliatoio non vince lo scudetto”. La nomina di Calenda “e la professionalita’ di tante donne e uomini della diplomazia – aggiunge – della carriera europea, della pubblica amministrazione in Italia, consentiranno di lavorare meglio in questa direzione”. 

Intervista a Renzi: «C’è una manovra su alcune banche, ma il sistema è solido» (Roberto Napoletano*)

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II mondo si è “fermato”, Cina e emergenti non sono più la locomotiva, la Russia è in recessione, il petrolio è sceso sotto il livello di guardia, vecchi e nuovi terrorismi minano le basi della crescita americana e della timida ripresa europea, la tempesta finanziaria è globale. C’è, però, un’altra tempesta tutta italiana che riguarda le nostre banche e brucia molto di più perché incide sulla fiducia e tocca il risparmio degli italiani. In una giornata di passione per Piazza Affari e i suoi titoli bancari, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, risponde su tutto: conflitto con l’Europa e questione bancaria, scandali e trasparenza dei mercati, manovre a rischio e clausole di salvaguardia, riforma dei contratti, ripresa e grandi partite dell’acciaio (Ilva) e della banda larga (Telecom), pubblica amministrazione, riforme istituzionali. Ascoltiamolo.

 
 

Presidente Renzi, siamo entrati nel nuovo anno con alcuni cauti segnali positivi sul fronte dell’economia reale, ma assistiamo a una nuova turbolenza sul fronte finanziario, con l’Italia e le sue banche in particolare sotto pressione sui mercati internazionali. In questo contesto la scena è stata occupata da un confronto muscolare del governo italiano con la Commissione europea. Non crede che possa essere una strategia ad alto rischio? 
Dividerei i due aspetti. La tensione sul fronte bancario ci vede attenti e preoccupati, ma può essere persino una buona occasione per il sistema del credito italiano, a condizione che si agisca presto e bene. Ma i rapporti con l’Europa non sono collegati. Io credo che la politica economica europea vada cambiata. E del resto le istituzioni europee sono in difficoltà su tutto: immigrazione, crescita, energia, sicurezza. L’Italia non mostra i muscoli, ma dobbiamo smetterla col provincialismo di chi passa le giornate a pensare che Bruxelles sia infallibile. Anche perché – la storia di questi dieci anni ce lo insegna – purtroppo non sono infallibili alla Commissione.

Pretendere un cambiamento di politica europea in favore della crescita è giusto. Ma lei ha le alleanze per poter alzare la voce? 
Io non alzo la voce. Alzo la mano. E faccio domande. È giusto un approccio tutto incentrato sull’austerity quando i populismi sono più forti nelle zone svantaggiate e di crisi economica? È giusto avere due pesi e due misure sull’energia? È giusto procedere a zig-zag sull’immigrazione? Mai alzato la voce a Bruxelles. Su questi punti in tanti pensano che le cose debbano cambiare. La sfida oggi è costruire una serie di proposte, come l’Italia – ritornata grande grazie alle riforme – può e deve fare. Nessuna polemica, solo proposte. Gli alleati non mancano, glielo garantisco.

*ilsole24ore

Corbo: “Un danno incalcolabile per il club…”

Come sassi sui binari, due parole rischiano di far deragliare il campionato. La lotta per lo scudetto non sarà più la stessa. Vi partecipano, discreditato, un allenatore non ricco ma emergente con superiori difficoltà a difendere il primato. Un altro, strapagato ma deluso, con risultati inferiori al suo ingaggio e agli investimenti provocati, ora riabilitato dalle offese ricevute. Quelle due parole: “finocchio” e “frocio”. Lo squallido battibecco di martedì sera apre una lunga battaglia legale: la giustizia sportiva che teme da un giorno all’altro bufere giudiziarie e la stessa Federcalcio di Tavecchio, Lotito e Galliani non sembrano in grado di chiudere la vicenda con equilibrio. Dietro Sarri e Mancini, ci sono Napoli e Inter, la prima e la terza, ma anche la seconda concorrente. Si chiama Juve. Nessuno si è reso conto di che cosa hanno davvero innescato un allenatore rozzo ed uno sensibile o astuto, nell’anno degli Europei. Torneo internazionale che potrebbe già sorprendersi per un Ct imputato di frode sportiva. Anche le nuove dichiarazioni del tecnico interista, ancora più dure, rafforzano il fronte napoletano del dubbio: è cominciata una strategia per debilitare la squadra più brillante del campionato? Ecco perché doveva essere meglio tutelata dalla società. Se Sarri ha avuto un imperdonabile deficit di stile, era opportuno censurarlo, multarlo, ma anche collaborare a chiarire i rapporti con Mancini. Il silenzio di De Laurentiis aggrava la posizione del club e del suo allenatore. Già martedì Sarri fu lanciato tra le televisioni senza rete di protezione: era uomo distrutto, appena respinto da Mancini che aveva rifiutato le scuse. Come poteva difendersi, atterrito e stralunato? Sragionava. «Ho detto finocchio, mica democristiano ». Si è reso conto di quanto gli accadeva intorno, e quale dirigente più lucido gliel’ha fatto capire? Se Sarri è stato prima rozzo poi malaccorto, la società mostra tutta la sua fragilità. In città i tifosi ascoltano solo i commenti di un sereno giurista come Eduardo Chiacchio. Tutto il resto, è stato il caos del web. Figurarsi. Ora, il nuovo calvario. Giampaolo Tosel darà la prima decisione. Giudica le frasi lesive o discriminatorie, quindi razziste? Logica la prima ipotesi. Mancini non è gay, nessuno l’ha mai pensato. Un insulto nella sottocultura che ancora affligge carceri, caserme e calcio. Nessuna discriminazione. Altro aspetto da valutare: il battibecco è avvenuto in privato, non può considerarsi luogo pubblico lo stadio se nessuno al di fuori del “quarto uomo” ha sentito. Si pone un più rilevante quesito. Chi subisce ingiurie può attivare da solo una gogna mediatica, urlare in tv quanto accaduto? Sono già incalcolabili i danni di immagine allo stesso Sarri. Altro che squalifica. Non doveva Mancini riferire quelle ingiurie solo agli inquirenti federali nel doveroso riserbo di un tesserato? Non ha consegnato Sarri, ma tutto il calcio italiano allo stupore di chi legge, ascolta e sorridde.


Antonio Corbo-La Repubblica

Gli 007 hanno apprezzato le scuse di Sarri, ma la società…

La Repubblica aggiunge altri dettagli sul caso Sarri-Mancini: “Gli 007 federali avevano trattenuto Sarri al San Paolo fino all’una di notte, al termine della partita di martedì. Ne hanno raccolto le scuse (apprezzate) e anche uno sfogo nei confronti di Mancini. «Mi ha offeso pure lui, dandomi del “vecchio cazzone”. E poi mi ha invitato a ritornare ad allenare in serie C». Ma per tutti il tecnico del Napoli è rimasto il carnefice e il suo collega dell’Inter la vittima. Colpa pure dei soliti limiti del club azzurro e della sua inadeguata struttura societaria. Mentre la bufera impersava, ieri, a Castel Volturno si sono blindati in un silenzio suicida. Lasciando ancora una volta l’allenatore arrivato in estate dalla provincia (bravo sul campo, inesperto dal punto di vista mediatico) in balia degli eventi”.

Sarri-Mancini, l’avv. Chiacchio: “Mi sento di fare due ipotesi”

La Repubblica ha intervistato l’avvocato Eduardo Chiacchio, esperto tra le altre cose di diritto sportivo, in merito alla vicenda Sarri-Mancini.

Avvocato Chiacchio, cosa rischia Sarri? “Dipende da come sarà interpretato dal giudice Tosel il referto arbitrale che è stato completato da Valeri e dai suoi collaboratori”

Prima ipotesi… “La frase incriminata potrebbe non essere considerata discriminatoria trattandosi di un raptus d’impeto, dettato dalla trance agonistica: Sarri rischierebbe una squalifica tra le due e le tre giornate. Per una dichiarazione lesiva non si va oltre questo provvedimento e la punizione sarebbe scontata in Coppa Italia. Le squalifiche a tempo, invece, hanno una valenza diversa e investono tutte le competizioni”.

Seconda ipotesi. “Tosel interpreta come condotta discriminatoria gli insulti di Sarri a Mancini e in quel caso il codice di giustizia sportiva è molto rigoroso. La sanzione non potrebbe essere inferiore a quattro mesi”.

Cosa comporterebbe nel concreto una pena così pesante? “Sarri potrebbe tranquillamente allenare la squadra al centro tecnico di Castel Volturno quotidianamente e partecipare alle conferenze stampa. L’unica limitazione riguarda la partita. Non potrebbe ovviamente andare in panchina”.

Sarri si è scusato con Mancini. “Lo ha fatto sia privatamente che in pubblico davanti alle telecamere. Questo gesto ha una sua valenza e può dimostrare come le sue parole siano derivanti da un impeto emotivo. Quando il giudice valuta, deve tenere presente di queste circostanze”.

ISCHIA OGGI LA FIRMA DEL NUOVO MISTER: NELLO DI COSTANZO

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Oggi dovrebbe arrivare la firma del nuovo tecnico che guiderà la squadra gialloblu. Nello Di Costanzo sarà il nuovo allenatore, dopo le dimissioni di Bitetto. Dopo i vari summit la società ha deciso di affidare la panchina al’ex Messina, nonostante i contatti con Cari e poi Carannante. 

Benny Carbone aveva già rifiutato l’incarico prima della trasferta di Rieti contro la Lupa Castelli Romani. Nella giornata di oggi l’allenatore dovrebbe incontrarsi con il presidente Luigi Rapullino per firmare il contratto che lo legherà fino a giugno con l’opzione di rinnovo automatico in caso di salvezza. In serata è atteso un comunicato da parte della società. Nella giornata di ieri a bordo campo era presente anche Nello Di Costanzo che ha osservato la squadra,dove ha svolto la seduta di allenamento con Falanga,preparatore atletico della formazione berretti. Capitolo infortuni: dall’infermeria arrivano finalmente buone notizie,per la gara contro il Messina ci sarà l’attaccante Luca Orlando,ex proprio della squadra peloritana.

Nicola Mancino in attesa del suo futuro,è ancora fermo ai boxe con Fall che dopo un lungo periodo di stop dalla settimana prossima tornerà ad allenarsi con il gruppo. Domani la squadra raggiungerà l’isola,dove svolgerà l’ultimo allenamento in vista della partita di domenica contro il Messina, in programma alle 14:00 allo stadio “Mazzella”.

Renzi: “Concorso per 63712 insegnanti, sceglieremo donne e uomini migliori”

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ROMA – Dopo la mezzanotte di oggi il Consiglio dei ministri ha approvato i primi decreti attuativi della riforma della Pa “Cittadinanza digitale, taglio partecipate, riduzione tempi burocratici per investimenti. Con decreti attuativi oggi uno stato più semplice”, ha scritto suTwitter la ministra per la Funzione pubblica Marianna Madia al termine della riunione del governo. Ora tocca al Parlamento vagliare i decreti che prevedono interventi che vanno dal taglio delle partecipate, alla riforma dei porti all’accorpamento del corpo Forestale ai Carabinieri. Ma il punto più caldo è quello che riguarda i licenziamenti per i furbetti del cartellino.

Scuola, più di 63mila insegnanti in cattedra. Il premier Matteo Renzi ha annunciato un concorso per mettere in cattedra più di 63 mila professori: “Andremo a bandire un concorso per 63mila 712 insegnanti. Ed è un grande investimento sulla scuola”. Così Matteo Renzi, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, dopo aver lanciato un ‘caloroso pensiero’ a quanti avevano previsto he il governo non si sarebbe occupato della scuola, ha sottolineato l’importanza di scegliere le donne e gli uomini migliori. “Il nostro convincimento molto forte è fare una scelta legata alla qualità dei nuovi insegnanti. Sono il bene più prezioso perché diamo loro i nostri figli e la conseguenza non può che essere la massima qualità sotto tutti i punti di vista. Entrare nella scuola non è un diritto: abbiamo sanato la questione dei precari per chiudere questo discorso, ma insegnare è una grande responsabilità”. Del resto, aggiunge il presidente del Consiglio, “noi blairiani insistiamo su ‘education education education’, e la traduzione in italiano è ‘futuro'”.

Furbetti del cartellino. Norme più semplici e soprattutto più efficaci per punire chi timbra e abbandona il posto di lavoro:  “Se io ti becco a timbrare il cartellino e te ne vai, entro 48 te ne vai a casa, sospendendoti, e poi 30 giorni per chiudere il procedimento”. E replica a chi, come Renato Brunetta o alcuni sindacati, sostengono che esistono già leggi per punire i disonesti: “Sui furbetti del cartellino c’è una felice sintesi di Brunetta e Cgil che dicono che le norme ci sono già, ma non sono efficaci come questa. Oggi non c’è l’obbligo di licenziamento, decide il dirigente – ha aggiunto -. Con le nuove norme, se il dirigente non licenzia licenziamo il dirigente. Ci sono tutte le procedure e le garanzie, ma quando a Sanremo vedi quello che timbra in mutande non è un optional il licenziamento”.

Pin unico. Il presidente del Consiglio, poi, ha annunciato un’altra novità: l’entrata in vigore del pin unico entro il 31 dicembre 2017. “È una rivoluzione concettuale”, ha detto Renzi. “Ci sarà finalmente il pin unico, questo diventa il meccanismo con cui dialogare con la P.A. Per le multe che ti fa Comune, per la Sanità, per il pagamento delle tasse. È una rivoluzione”.

Meno poltrone. I decreti legislativi della P.A., ha spiegato ancora il presidente del Consiglio, comportano “qualche poltrona in meno, ma queste poltrone in meno corrispondono a una maggiore efficienza”. “Chi gestisce male va a casa. Merito, merito, merito – ribadisce il premier- e rimozione in caso di incapacità”.

Banche. Il premier si è soffermato a lungo a parlare di banche: “Non c’è un problema bancario in Italia in quanto tale. La crisi di queste ore, le turbolenze di queste ore possono essere una grande opportunità per l’Italia. Noi le osserviamo, stiamo attenti, ma sono una grande opportunità”. Poi ha aggiunto: “L’Italia, paradossalmente, può essere un posto più sicuro di altri”. E ha indicato la strada per ridurre le difficoltà: “Il modo migliore per ridurre le sofferenze è far partire l’economia nel medio periodo, poi vanno agevolate le procedure per il recupero dei crediti”.

Quattro corpi di polizia e 15 autorità . “I corpi di polizia scendono da 5 a 4”, ha proseguiti Renzi, spiegando che il corpo della Forestale viene assorbito dai Carabinieri. “Dicevano che era impossibile, questa legislatura è una legislatura nella quale cerchiamo di rendere possibile tutto ciò che sembrava impossibile”. Anche le autorità portuali vengono ridotte:  “Esistono 24 Autorità e soprattutto molte procedure. La semplificazione riduce a 15 le Autorità portuali, con una sana e seria politica di coordinamento”.

Taglio partecipate. Nessun dubbio sulla riduzione delle partecipate, che perdono settemila unità: “Sulle partecipate il numero sarà ridotto da 8 mila a 1.000. Il taglio immediato delle partecipate è certo. Regole certe per impedire la formazione di nuove aziende e riduzione dello stipendio per amministratori che non producono utili”, ha chiarito il presidente del Consiglio. E tra dodici mesi la verifica: “Saremo in condizione di verificare se l’obiettivo sarà raggiunto da qui a un anno. Il taglio, cioè, è reso cogente e stringente” a differenza “delle regole fatte dai governi precedenti”.

Ue. Dopo le polemiche degli ultimi giorni e il botta e risposta a distanza con il presidente della Commissione europea, il premier ha detto che anche se “Juncker ha sbagliato parole, pazienza. Quello che mi interessa è che non sbagli politiche per l’Europa”. E ha chiarito: “Io voglio più Europa, ma che funzioni e che abbia regole uguali per tutti. Che le regole che valgono per me valgano anche per altri, che non ci sia doppio standard”.

Tempi rapidi. La scadenza per l’entrata in vigore dei decreti è vicina: “Questi decreti entrano in vigore, ragionevolmente in 2-3 mesi, diciamo a Pasqua. Entro aprile vediamo di chiudere questo pacchetto”.

Quando Mancini diede del ‘frocio’ ad un giornalista…

L’Italia è spaccata in due. La bufera nazionale scoppiata martedì sera al San Paolo non sembra volersi placare e anche a 48 ore di distanza si continua a non parlare d’altro. Mancini o Sarri? Sarri o Mancini? L’opinione pubblica è divisa e la corsa al precedente o all’aneddoto incriminante è ufficialmente partita. Firenzeviola.it questa mattina vuole raccontare il retroscena che vide protagonista l’attuale allenatore dell’Inter, Roberto Mancini, ai tempi della sua avventura sulla panchina della Fiorentina. 

Era la stagione 2001-02 e Mancini, nonostante non fosse in possesso del patentitno di allenatore di prima categoria, venne ingaggiato dalla Fiorentina per sostituire FatihTerim. Alla prima stagione Mancini riuscì a vincere la Coppa Italia nella doppia finale contro il Parma, ultimo trofeo vinto dalla Fiorentina, ma la stagione successiva non cominciò bene e iniziarano anche i primi malumori. In una conferenza stampa di vigilia, Roberto Mancini, ebbe un faccia a faccia piuttosto acceso con un collega e lo offese chiamandalo “frocio”, la situazione degenerò e i due non arrivarono alle mani soltanto grazie al tempestivo intervento degli altri colleghi lì presenti. 

La Fiorentina incappò poi in una serie di risultati negativi e anche per alcune tensioni tra lo stesso Mancini e la tifoseria viola, il tecnico a gennaio decise di dimettersi. La Fiorentina non riuscì a invertire la rotta, arrivò la retrocessione, seguita poi dal fallimento del 2002.

firenzeviola.it

Il sistema solare torna ad essere a nove pianeti?

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Un nuovo studio sembra confermare (ndr: il condizionale è dovuto al fatto che, ad ora, il pianeta non è stato ancora osservato) l’esistenza di un nuovo mondo nel nostro sistema solare. Il “pianeta X” sarebbe di massa dieci volte superiore a quella della Terra e a una distanza 600 volte di quella che ci separa dal Sole. Questa conferma riporta a nove il numero dei pianeti del sistema solare che, anni fa, aveva “perso” Plutone.

A scoprirlo sono stati due astronomi del California Institute of Technology, Konstantin Batygin e Mike Brown, che in uno studio apparso su The Astronomical Journal sostengono di avere in mano dei dati decisamente solidi. La scoperta, se ancor più confermata, sarà il coronamento di un’impresa che gli astronomi inseguono da secoli, ovvero la scoperta del misterioso pianeta X, e potrebbe rivoluzionare la nostra visione del Sistema Solare.

“Per la prima volta in 150 anni abbiamo una evidenza solida che il censo planetario del Sistema Solare è incompleto” hanno dichiarato Konstantin Batygin e Mike Brown. Per scoprire questo nono pianeta, la cui massa è circa 5 mila volte quella di Plutone, i due scienziati hanno studiato il moto di alcuni degli oggetti più lontani nel Sistema Solare, che si trovano nella lontana Fascia di Kuiper. Questi oggetti infatti mostravano delle orbite decisamente strane, come se il loro movimento fosse perturbato dal campo gravitazionale di un corpo esterno molto massiccio. Si tratta di un metodo già utilizzato nella storia dell’astronomia: in questo modo infatti sono stati scoperti i pianeti Urano e Nettuno, rispettivamente nel XVIII e XIX secolo.

“Se davvero c’è un altro pianeta nel Sistema Solare, sono convinto che sia questo”, afferma Greg Laughlin della University of California a Santa Cruz. “Se così fosse sarebbe una scoperta straordinaria. Teniamo le dita incrociate”.

Non è la prima volta infatti che gli scienziati hanno teorizzato l’esistenza di un grande pianeta remoto. Si tratta di ipotesi che risalgono a quasi un secolo fa, anche se finora sono state tutte smentite.

Forse la più nota è quella avanzata da Percival Lowell, secondo il quale oltre l’orbita di Nettuno c’era un mondo in attesa di essere scoperto che lui chiamò Planet X. La teoria di Lowell innescò un decennio di ricerche che portarono, nel 1930, alla scoperta di Plutone che però si rivelò essere troppo piccolo per spiegare le stranezze che Lowell credette di rilevare nelle orbite di Urano e Nettuno. Molte altre previsioni sono state effettuate nei successivi 86 anni, ma finora nessuna si è rivelata corretta.

Questo caso però potrebbe rivelarsi diverso. “Ritengo lo studio di Batygin e Brown il primo che prova in maniera convincente l’esistenza del pianeta e che ne limita l’orbita con una certa accuratezza”, dice Alessandro Morbidelli dell’Observatoire de la Cote d’Azur. “Gli argomenti a sostegno sono molto solidi” anche se, per ora, ci sono ancora altre domande che attendono risposta: da dove viene? Come è nato questo pianeta? Batygin e Brown non lo sanno ma ipotizzano che potrebbe essere un pianeta gigante come Giove, Saturno, Urano o Nettuno che si sia formato molto più vicino al Sole e che, vittima di una “carambola gravitazionale”, sia poi stato scagliato verso l’esterno quando il nostro sistema solare era ancora molto giovane. Una cosa è certa: se dovesse essere confermato, questo pianeta potrebbe rivoluzionare la nostra visione del Sistema Solare e forse ora è davvero arrivato il momento di conoscere il vero Pianeta X.

La Gazzetta anticipa il verdetto di Tosel: “Due turni a Sarri e uno a Mancini”

La Gazzetta dello Sport anticipa il verdetto di Tosel sulla questione Sarri-Mancini: “Sarri è solo un ignorante o anche un omofobo? Per la giustizia sportiva il confine è molto sottile, a dispetto della bestialità dell’insulto, evidente e senza scusanti”

Sulle possibili sanzioni:Dall’ammenda (e più) prevista per la normale condotta ingiuriosa ai quattro mesi (almeno) di inibizione (e una multa tra 10 e 30mila euro) con cui viene sanzionato un comportamento discriminatorio. Sempre che lo si riconosca, ovviamente. Il primo dubbio si insinua qui: come verranno valutati i «frocio» e «finocchio» riferiti da Roberto Mancini? Per il giudice sportivo è pacifico che Sarri abbia insultato Mancini. Lo dicono gli atti che gli sono stati inviati ieri mattina da Napoli. Lo ha scritto il quarto uomo, il signor Di Bello, nel proprio referto. Lo conferma la relazione degli ispettori federali che al termine della gara hanno raccolto le deposizioni di Sarri (che ammette) e Mancini. L’offesa c’è stata e una sanzione arriverà”

Eppure il giudice sportivo Tosel non crede che il tecnico del Napoli abbia scelto quegli epiteti con l’intento di discriminarlo sessualmente, anche perché, fino ad outing contrario, Mancini non è omosessuale. Quindi, Tosel ritiene che quei termini Sarri li abbia scelti, maldestramente certo, ma «solo» per insultare il collega dell’Inter, senza l’aggravante omofoba [..] dai quattro mesi per comportamento discriminatorio, che andrebbero scontati in tutte le competizioni, si scenderà ad un massimo di due giornate, da scontarsi esclusivamente in coppa Italia (la prossima). Anche Mancini, espulso, sarà fermato: un turno”.

C’entra anche Tavecchio, però, perchèl’articolo 33 (al comma 4) del codice di giustizia sportiva conferisce al presidente federale, anche su segnalazione dei presidenti delle leghe, il potere di presentare reclamo. Cioè, Tavecchio potrebbe appellarsi perché insoddisfatto delle due giornate di squalifica comminate a Sarri per il «frocio» e il «finocchio» dati a Mancini”.

De Laurentiis chiama Sarri, le scuse: “Mi spiace, mi sono saltati i nervi”

Secondo Il Mattino, della lite con Mancini, Aurelio De Laurentiis ha parlato con Sarri sia nello spogliatoio, subito dopo la fine della partita, che al telefono, nel cuore della notte tra martedì e mercoledì. L’idea di multarlo non la mai presa in considerazione. Lo ha voluto rassicurare, chiedendogli di restare sereno, prendendo atto del pentimento autentico del suo allenatore: «Mi spiace, mi sono saltati i nervi, neppure mi ricordo quello che ho detto e quando l’ho detto».

La Juve Stabia è pronta a calare il poker.

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Sembra ormai ad un passo l’arrivo del quarto acquisto per la sessione invernale di mercato. Per colmare la lacuna lasciata dall’infortunio di Ripa, il ds Logiudice starebbe per riportare alle falde del Faito Abou Diop.

L’attaccante classe ’93 di proprietà del Torino ha già vestito la maglia delle vespe nella sciagurata stagione 2013/2014, al termine della quale le vespe retrocessero in Lega Pro dopo solo 19 punti raccolti in serie B. Solo sei mesi e un gol alla seconda giornata contro lo Spezia per il giovane attaccante senegalese con la casacca gialloblù, che dopo l’esperienza con le vespe ha indossato la maglia del Crotone e della Ternana con risultati scadenti.

La svolta un anno fa, a gennaio il patron del Matera Saverio Colummella lo porta in Lucania, ben 5 reti per lui, quasi tutte decisive, in sei mesi al Matera.

In estate il Torino lo gira al Lecce, dove trova pochissimo spazio. Ora, con ogni probabilità, ci sarà il ritorno alla Juve Stabia, che ha praticamente sbaragliato la concorrenza del Matera. Logiudice e Manniello ci provano, sperando di avere gli stessi risultati ottenuti con lui da Colummella solo un anno fa…

Mancini: “Gay? C’è chi si suicida, Sarri mi ha fatto anche un brutto gesto”

Roberto Mancini ha rilasciato una lunga intervista a La Repubblica: “Il problema non è che Sarri abbia offeso me: non mi sento toccato dai suoi insulti, figuriamoci. Lui in realtà ha offeso tante persone, tanti poveri ragazzi che in Italia o in altre parti del mondo vengono presi in giro, vengono derisi da gente che pronuncia certe paroline con tanta facilità… poi magari ogni tanto capita che qualcuno si suicidi perché non ce la fa più. Quante volte abbiamo letto di storie simili?”.

Il Mancio come paladino dei diritti civili, dunque? “Ma no guardi io non sono il paladino di nessuno. Però come si fa, dai, a sentire ancora queste cose… Siamo nel 2016! Tra l’altro la cosa che mi faceva arrabbiare di più era che mentre Sarri mi diceva “frocio” e “finocchio” era a un passo dal guardalinee e dal quarto uomo, e quelli impassibili. Anzi io gli facevo notare le offese e loro mi dicevano “lascia stare, dai”. Ma lui mi insultava, e faceva pure il gesto con la mano, tipo “vattelo a prendere nel c…”. Incredibile”.

Poi lei è andato a cercare il suo collega nel dopopartita: davvero niente scuse? “Sono entrato nello spogliatoio, io, da solo, contro tutti loro. E lui faceva ancora lo sbruffone: “E vabbè scusa, t’ho chiesto scusa, che vuoi ancora?”, diceva. Allora ho risposto in malo modo: “Ma non hai capito che hai 60 anni e certe cose non le devi proprio dire?”. Poi sono uscito, ho aspettato il quarto uomo e gli ho ripetuto perché avesse fatto finta di niente. Ha solo chiamato l’arbitro per dirgli di espellere i due allenatori”.

Una tipica storia italiana, insomma. Come è italianissimo l’adagio “sono cose di campo e devono rimanere lì”. «Mi avesse detto figlio di… o pezzo di m… non me ne fregava niente, era chiaro che sarebbe rimasto un fatto di campo. Ma è ora di finirla con certe offese, quando ci sono persone che tutti i giorni le subiscono e soffrono e ci si rovinano la vita. Per giunta non possono arrivare da una persona di 60 anni, e che allena in serie A. Protesto solo col quarto uomo al 90’ perché secondo me aveva dato un recupero eccessivo e Sarri esplode in quel modo. Ha perso completamente il lume della ragione. Ma lui è così, dev’essere la sua natura. Pare che ne avesse già fatte, di battute simili. Poi ha peggiorato tutto con quello che ha detto in tv”.

Cosa avrebbe dovuto dire? “La cosa più semplice del mondo: “Ho detto delle fesserie, mi scuso” e finiva lì. Invece è andato a fare il simpatico, dicendo che mi aveva chiamato “democristiano”. Così ha offeso pure i democristiani… Un livello basso, ma veramente basso”.

Come finirà questa storia secondo lei? “E come deve finire? All’italiana, no? Due giornate di squalifica e via… Piuttosto le chiedo una cosa: dal Napoli non dicono niente? Il presidente del Napoli non ha nulla da dichiarare?”.

Zero. Nulla. Nemmeno una parola. “Incredibile”.

Anonymus, individuato ‘X’: annunciò aver sventato attentato Is

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La Polizia di Stato, ha chiuso il cerchio intorno al componente del gruppo Anonymous, il quale, lo scorso 28 dicembre,  in un filmato lanciato in rete (ndr: vedi sotto) e in una chat con Repubblica, di aver sventato un attentato, che l’Is stava per portare a termine in Italia, più precisamente a Firenze.

Le indagini – spiega una nota –  condotte dai Poliziotti del C.N.A.I.P.I.C., del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni di Torino e della Sezione della Polizia Postale di Aosta, hanno permesso di denunciare un 29enne italiano appartenente al movimento Anonymous e conosciuto al suo interno come “X”.

Anonymous: 

 
 

Il day-after di Sarri a Castel Volturno: il mister tiene un discorso, Reina stupisce ancora

La Gazzetta dello Sport racconta il day-after dopo il diverbio Sarri-Mancini: “La notte è stata lunga come le ore, che gli saranno trascorse lentamente. Le ha passate, Maurizio Sarri, ripercorrendo nella mente quanto era accaduto in campo, le offese verso Roberto Mancini e quelle che sarebbero potute essere le conseguenze di questo gesto autolesionistico e maleducato”.

L’allenatore azzurro è andato a Castel Volturno, ha parlato con il suo staff imponendo come unico discorso il prossimo match di campionato con la Sampdoria. E ha tenuto lo stesso discorso alla squadra che “attraverso Pepe Reina, ha espresso la propria solidarietà nei riguardi dell’allenatore”

Quali rimedi per arginare la tempesta MARIO DEAGLIO*

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È difficile calcolare con precisione a quanti miliardi ammonta, in tutto il mondo, la distruzione di ricchezza finanziaria provocata dalla caduta delle quotazioni di Borsa nei tredici giorni di attività dei mercati dall’inizio dell’anno fino a ieri, ma si tratta sicuramente di molte migliaia. Quali sono i motivi di questo crollo, largamente imprevisto? 

All’inizio si è cercato di dar la colpa al rallentamento della crescita economica cinese, un alibi che non ha tenuto a lungo, vista l’esiguità di tale rallentamento. Poi la si è attribuita al crollo del prezzo del petrolio, una causa certamente importante, ma probabilmente non la principale, dei movimenti affannosi, bruschi e incontrollati di questi giorni.  

La vera ragione sta «dentro» ai mercati borsistici, al loro modo di funzionare, alla loro crescente dissonanza dal sistema economico-sociale che li ha espressi. Il loro meccanismo permette miliardi di operazioni automatiche di compravendita al giorno, che scattano, grazie a un ordine dato da un computer, appositamente programmato, quando le quotazioni raggiungono un determinato prezzo. Tutto ciò va bene quando i mercati hanno di fronte un mondo relativamente stabile, una crescita economica razionalmente ipotizzabile e non invece quando situazioni impreviste (ivi compresi gli arrivi dei migranti, l’importanza assunta dal terrorismo islamico, le prospettive, improvvisamente incerte, della crescita economica mondiale) vengono a turbare i calcoli finanziari quando specifici dati negativi si sommano a generiche paure, quando l’orizzonte di chi governa le economie più importanti non riesce ad andare oltre l’emergenza. 

Dopo questi crolli, come sgombrare le macerie? E soprattutto come impedire che la malattia della finanza globale infetti l’economia reale del pianeta come è successo nel 2008? La risposta immediata non sta nei mercati ma nelle autorità di vigilanza al di fuori dei mercati e gli strumenti da utilizzare sono i vari meccanismi limitativi delle transazioni di mercato, a cominciare dal divieto di vendita allo scoperto, già introdotto per qualche titolo e che forse dovrebbe essere esteso, finché dura la turbolenza, a varie categorie di transazioni finanziarie.  

Occorre poi accertare l’entità dei danni occulti, ossia dei «buchi» che le perdite di questi giorni apriranno nei bilanci delle istituzioni finanziarie che detengono i titoli maggiormente penalizzati dalla caduta. In tutto il mondo si dovrebbe essere pronti non solo a turarli, come si fece nel 2008-9, ma anche a impedire – come allora non si ebbe il coraggio di fare – che queste situazioni si riproducano. È necessario porre qualche limite all’assoluta libertà delle transazioni finanziarie mondiali in favore di un sistema che non ripudi il mercato ma lo armonizzi, indirizzando le sue energie alla soluzione dei problemi dalle diseguaglianze, delle decrescenti opportunità dei cittadini medi di trovare occasioni adeguate di lavoro, di uno sviluppo potenzialmente disumanizzante. 

L’Europa, in particolare, che ha dato negli ultimi mesi prove clamorose di incertezza e di miopia politica, deve assumersi il compito di tornare alle grandi visioni. E l’Italia, dove ieri si sono verificare le perdite più gravi, deve fare di tutto perché una finanza in tempesta non uccida un’economia che sta faticosamente uscendo dalla crisi. 

Per una coincidenza non banale, mentre ieri la caduta raggiungeva il suo massimo, Papa Francesco inviava un duro messaggio al Forum Economico Mondiale di Davos – una sorta di vertice economico informale dell’economia dei Paesi ricchi – perché i poveri non vengano dimenticati e lo sviluppo venga umanizzato. In definitiva, il dilemma sta proprio qui, nel decidere se i mercati finanziari debbano essere un fine o un mezzo; sulla base della premessa che devono servire anziché essere serviti è sicuramente possibile trovare rimedi efficaci. 

 

* mario.deaglio@libero.it  / lastampa

Il corSarri nero. MASSIMO GRAMELLINI*

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Il macho in tuta Sarri che dà del finocchio al collega Mancini – per eccesso di shampoo e ostentazione di cachemire in luogo pubblico, immagino – viene difeso dai bastian contrari e da chi pensa che i panni sporchi si lavino in famiglia, e se non si lavano è meglio perché la puzza fa l’uomo vero. Anche Mancini la pensava così un tempo, poi è andato ad allenare in Inghilterra e ha visto che un altro mondo è possibile. Invece molti di noi (a giorni alterni anch’io) sono convinti che lo stadio sia uno sfogatoio dove è legittimo ciò che altrove è vietato, un ruttodromo in cui il maschio italico libera gli istinti più turpi per poi tornare rigenerato alla vita civile. Se sta sugli spalti deve potere tirare fumogeni, ricattare presidenti, insultare arbitri, minacciare di morte i propri giocatori e augurarsi quella degli avversari. Se invece sta in campo deve potere provocare, simulare, attingere agli stereotipi sul mestiere della sorella dei rivali e sulla loro scarsa virilità. Per tutti vale una sola regola: l’omertà. Chi come Gasperini fa i nomi degli ultrà violenti, o chi rende pubblica una frase omofoba come Mancini, è chiamato quasi a scusarsi per avere rotto il patto.

  • Il linguaggio omofobo di Sarri, una “normalità” da sradicare nel calcio. MAURIZIO CROSETTI* (VIDEO)

Questo è il calcio, da noi e per noi. Ma allora smettiamo di lamentarci per gli stadi vuoti e il clima di guerra incombente. Se vogliamo le famiglie e il pubblico del rugby, bisogna rassegnarsi a compiere uno scatto nella scala evolutiva. Non serve indossare il cachemire, signor Sarri. Basta smettere di considerare la buona educazione e l’autocontrollo una debolezza o, direbbe lei, roba da froci.

Tabacco, al via le nuove norme e c’è anche la sigaretta «senza fumo» (Margherita De Bac*)

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fumatoriIl decreto mutuato dall’Europa (entrata in vigore il 2 febbraio) è stato italianizzato con alcune norme per la maggiore tutela dei minori. Viene allargata la rosa dei luoghi all’aperto dove l’accensione di una sigaretta sarà un atto punibile: «Pertinenze esterne delle strutture universitarie ospedaliere, presidi ospedalieri e istituti di ricovero e cura a carattere scientifico pediatrici, fuori dei reparti di ginecologia e ostetricia, neonatologia e pediatria di università e ospedali». Le aziende ora puntano sul nuovo prodotto: una cartuccia di tabacco lavorato. 

È il via libera alla sigaretta senza fumo. Non l’elettronica, che già ha conquistato il mercato. Si tratta di un dispositivo diverso al cui interno si inserisce una cartuccia di tabacco lavorato. Scaldandosi, il contenuto evapora e per chi lo aspira, non essendoci combustione, dovrebbero diminuire i danni per la salute.

Stretta a favore dei minori

Prodotti denominati «di nuova generazione» compaiono nel decreto pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale che recepisce l’ultima direttiva europea sul fumo (2014). Tra le norme di maggiore impatto, immagini e scritte spaventose sui pacchetti (spariscono quelli da 10), divieto di consumo di tabacco in automobile, in presenza di donne in gravidanza e bambini, i più esposti ai danni. Sulle ricariche per le elettroniche compariranno etichette dettagliate. All’articolo 20 del decreto sono indicate le procedure per la notifica delle sigarette a «rischio ridotto». Una scadenza molto attesa da Philip Morris che sta costruendo uno stabilimento a Bologna, il cui cantiere è stato inaugurato dal premier Renzi, 600 assunzioni previste, ed è interamente dedicato alla produzione su scala mondiale delle «senza fumo» (e cenere) vendute per ora solo in Giappone e a Milano.

 
Novità sui luoghi all’aperto

Da 30 a 300 euro: tanto può costare, dal prossimo 2 febbraio, gettare un mozzicone di sigaretta per terra o nelle acque e negli scarichi. Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del disegno di legge sulla Green economy, comincia il conto alla rovescia verso un rischio sanzione che riguarda i fumatori meno ambientalisti. Quelli cioè che non cercano un raccoglitore per strada, o mettono il mozzicone in tasca o in un posacenere portatile ma che incuranti dell’inquinamento e disinteressati al decoro urbano si disfano della cicca gettandola appunto per terra, in un tombino, o in uno scarico d’acqua. Parte sempre da 30 euro ma arriva a un massimo di 150, la sanzione amministrativa per chi butta a terra, nelle acque, nei tombini o negli scarichi, scontrini, fazzoletti di carta o gomme da masticare. La legge del 28 dicembre 2015 n.221 cerca di andare incontro ai fumatori e stabilisce che i “comuni provvedono a installare nelle strade, nei parchi e nei luoghi di alta aggregazione sociale appositi raccoglitori per la raccolta dei mozziconi dei prodotti da fumo. E comunque “sensibilizzare i consumatori sulle conseguenze nocive per l’ambiente derivanti dall’abbandono dei mozziconi dei prodotti da fumo, i produttori, in collaborazione con il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, attuano campagne di informazione”. Il 50% delle somme derivanti dalle sanzioni, dice la legge, “e’ versato all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnato ad un apposito Fondo istituito presso lo stato di previsione del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e destinato” sia all’installazione dei raccoglitori sia alla pubblicità informativa. Il restante 50% è destinato per le stesse ragioni ai comuni in cui sono state accertate le relative violazioni nonché alla pulizia del sistema fognario urbano.

 
Altre novità

Una delle novità più discusse riguarda le immagini sui pacchetti che già altri Paesi hanno introdotto. Macabre foto di persone malate e avvertimenti tipo «contiene oltre 70 sostanze cancerogene». Stretta sui prodotti arrotolabili al mentolo o alla vaniglia. Limiti alla vendita del tabacco sfuso, non più di 30 grammi. Le norme verranno applicate progressivamente per consentire alle aziende di adeguarsi.