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Water… Ligt (Lo Piano Santarossa)

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Un mese fa Matteo Renzi, aveva dichiarato che il nostro Paese e’ in continua crescita, e che le Banche, colonne portanti del nostro sistema finanziario, nonostante i loro continui e ripetuti crolli nella borsa, possedevano i giusti requisiti e una forte Water Ligt (tenuta stagna), in poche parole, non erano dei colabrodi. 

Ieri, Pier Carlo Padoan, Ministro dell’Economia e delle Finanze, nonostante l’ecatombe bancaria che ha investito tutte le Borse Europee, ha reso alla Stampa “spontanee dichiarazioni”, asserendo che il Sistema Bancario Italiano, nonostante tutte le perdite subite, continuano a sopravvivere in splendida salute.
 
Ipocondria :

 
Certamente entrambi non soffrono di ipocondria, sembrano sereni, peggio vanno le cose, piu’ loro si sentono euforici, addirittura Renzi ha asserito solo avantieri, che l’ Italia e’ un Paese forte, che potrebbe trarne utili giovamenti da queste Caporetto finanziarie. Potremmo trarre un utile dalle nostre disgrazie o di quelle altrui?, ancora non si e’ capito bene, un approfondimento sulla questione non sarebbe male.
 
Oggi, abbiamo capito le parole Renziane e Padovane, sicuramente saranno stati informati da Draghi Presidente della Banca Centrale Europea, sul discorso che di li’ a poco avrebbe fatto, guarda caso che la Monte Dei Paschi di Siena, ieri in poche ore abbia recuperato il 47% del suo capitale. Le contrattazioni non sono state bloccate per eccesso di rialzo, oggi la MPS la piu’ vecchia e stantia Banca italiana fondata nel 1427 e’ piu’ solida che mai.
 
Altalena Bancaria
 
Ancora una volta si ha la netta consapevolezza che le borse non solo quelle Europee, sono preda di volponi dell’alta finanza che riescono a condizionarle a loro piacimento. Il crollo del petrolio, o delle borse asiatiche saranno concause, non certo il fattore determinante sulle altalene bancarie. Le borse sono variabili come il tempo, oggi calde, domani fredde, dopodomani turbolente.
 
Civette :
 
Sarebbe meglio guardare in faccia la realta’ con gli occhi delle civette, dopo il The Day After Renziano, solo allora forse capiremo, che con questo Governo, siamo caduti dalla padella alla brace, da precotti siamo passati a cotti. 

 
Se in Italia fosse reato diffondere notizie stupefacienti, Renzi e Padoan,potrebbero rischiare l’ergastolo, nella nostra Penisola, si continua a vivere male, solo ieri le televisioni nazionali parlavano di una popolazione italiana di cinquantamila uomini che vivono nelle strade, senza fissa dimora e si difendono dal freddo nelle scatole di cartone. Per non parlare di altre centinaia di Italiani che continuano a vivere sotto la soglia di poverta’. I ricchi? come sempre restano all’ingrasso, continuano ad arricchirsi sulle spalle del Popolo.
 
La tangente e’ direttamente proporzionale al rischio. 
 
La politica continua ad essere il principale veicolo d’infezione della nostra economia, dove c’e’ Politica si annida il malaffare, la burocrazia, sua compagna d’avventura, e’ piu’ viva e vegeta che mai, se il rischio aumenta, di pari passo vanno le tangenti, figlie di terzo letto di un sistema che non e’ mai cambiato.

Quell’intreccio tra politica, misteri e dolori privati FEDERICO VARESE*

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L’inchiesta sulla morte di Sasha Litvinenko è un trionfo della giustizia inglese. Chi ha seguito giorno per giorno i lavori di questo tribunale sui generis ha ammirato la trasparenza, la professionalità e la cautela del giudice, degli avvocati e dello staff della Corte Suprema.  

Il verdetto è inoppugnabile: due agenti – Dmitry Kovtun e Andrei Lugovoi – hanno avvelenato l’ex spia russa.  

L’ordine di uccidere – scrive il magistrato – è partito «probabilmente» dal capo dei servizi segreti russi, con l’approvazione del Presidente Putin.  

Dietro questo verdetto-bomba, che oggi è sulle prime pagine di tutti i giornali, si cela uno sforzo titanico per accertare la verità, in nome e per conto dei cittadini del Regno Unito.  

Seguire l’inchiesta è stata un’esperienza istruttiva, dolorosa e a tratti divertente. Chiunque poteva accedere a quell’aula di tribunale di media grandezza in un’ala secondaria e remota della Corte Suprema, un palazzone in stile neogotico nel cuore di Londra. Le udienze iniziavano verso le dieci di mattina e continuavano nel pomeriggio, con una breve pausa per il pranzo. All’ingresso dell’aula, lo staff chiedeva allo spettatore se era pubblico o stampa. Il «pubblico» veniva fatto accomodare nelle prime file, proprio a ridosso degli avvocati. Per mesi abbiamo visto sfilare davanti ai nostri occhi Marina Litvinenko e il figlio Tolya, diplomatici, studiosi, poliziotti, medici, scienziati, manager di hotel e di bordelli. Le testimonianze dei membri del servizio segreto inglese venivano rese a porte chiuse, ma il pubblico poteva seguirle da una stanza adiacente. Due schermi permettevano di leggere in tempo reale tutti i documenti dell’inchiesta e la trascrizione di ogni parola pronunciata in aula. Per chi ama la microstoria, non ci poteva essere esperienza più intossicante. Centinaia di persone e le risorse di diversi Stati e agenzie internazionali si sono mobilitate per ricostruire un evento singolo, la morte di un uomo. Più si zumava su un fatto, più la verità sembrava sfuggire, e maggiore era lo sforzo per non lasciarsi scappare un brandello di certezza accumulata dopo mesi di lavoro. In questo caso, il giudice e lo storico sembravano essere la stessa persona. 

La comunità di spettatori fissi che si era formata dopo mesi di udienze – composta da funzionari d’ambasciata, spie in erba, giornalisti e curiosi – non è riuscita a trattenere le risate di fronte alla figura di Dmitry Kovtun, uno dei sicari. Dmitry, cresciuto nello stesso quartiere di Mosca di Andrei Lugovoi e come lui figlio di un ufficiale dell’esercito, è stato descritto come un fallito e un alcolizzato. Militare in Germania dell’Est, nel 1991 ricevette l’ordine di trasferirsi nel Caucaso. Senza alcuna intenzione di rischiare la pelle in Cecenia, Kovtun disertò e chiese asilo politico in Germania Ovest, insieme alla giovane moglie. «Dmitry era un alcolizzato, incapace di portare a termine qualsiasi compito complesso», racconta l’ex consorte Inne Hohne. Passava le sue giornate nel quartiere a luci rosse di Amburgo e sognava di diventare un attore di film porno, ma per sbarcare il lunario faceva lo spazzino. Trovò poi un lavoro come lavapiatti in un ristorante italiano di Amburgo, «Il Porto». Messi da parte i sogni di grandezza filmica, lavorò al «Porto» dal 1996 al 2001. Grazie ad un’amnistia per i disertori, tornò in Russia e si rimise in contatto con Lugovoi, che lo assunse nel 2003. 

Amburgo rimane uno snodo cruciale di questa storia. Kovtun ripasserà da lì nell’ottobre del 2006, diretto a Londra per portare a termine la sua missione (era il terzo tentativo). Il 30 ottobre 2006 Kovtun esce a cena con l’ex manager del ristorante «Il Porto» e, tra una portata e l’altra, gli confessa: «Sto andando a Londra per avvelenare Litvinenko». Kovtun cerca un cuoco nella capitale inglese che lo possa aiutare a mettere il polonio nel cibo del suo obiettivo. È difficile immaginare un agente segreto più indiscreto, stupido e vanitoso. Ma le operazioni si giudicano dai risultati e Litvinenko è morto.  

Dopo la farsa, dopo le complesse spiegazioni scientifiche sulle tracce di polonio ritrovate in mezza Europa, dopo i racconti sulle prostitute frequentate dai due sicari a Londra, la nostra piccola comunità di spettatori per un giorno ha smesso di prendere appunti. Avevamo di fronte un bel ragazzo di vent’anni, vestito alla moda, con il tipico accento londinese dei giovani di oggi. Dopo la geopolitica e la criminologia, abbiamo ascoltato il dolore di un figlio. «L’ultima volta che ho visto mio padre, mi disse: “Se mi succede qualcosa, occupati di tua madre e cerca di essere una persona buona”. Il giorno dopo è mancato. Non ho potuto dirgli addio». In quell’udienza, la grande storia si trasformò nella tragedia di un uomo.  

 

* Federico Varese è un criminologo e insegna alla Oxford University. Ha seguito in aula numerose udienze del processo e il suo libro «The russian mafia» (Oxford University Press, 2005) è stato inserito fra gli atti del dibattimento / lastampa

 

Acqua di Colonia. MASSIMO GRAMELLINI*

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Secondo l’autorevole parere di un imam di Colonia, Sami Abu-Yusuf, la responsabilità delle violenze di Capodanno non sarebbe da attribuire ai maschietti che intimidivano e palpeggiavano, ma alle indigene che li provocavano andandosene in giro mezze nude e intrise di profumo. Rimango un ostinato fautore del dialogo, però vorrei che qualche illuminato ci spiegasse come si fa a dialogare con un troglodita che considera demoniaca la femminilità e vorrebbe estirparne ogni traccia, almeno in pubblico. Uno che, pur vivendo in Germania da decenni, non ha mai compiuto un solo passo verso la cultura che lo ha accolto, comportandosi nei fatti come un invasore arrogante e ottuso. Chiunque di noi, quando va all’estero anche solo per un giorno, si sforza di adeguarsi al contesto. A questo imam, invece, del nostro contesto non importa un fico. Ci considera una massa di degenerati e si rifiuta di prendere in considerazione la possibilità che una ragazza in Occidente si vesta come le pare e si profumi quanto le pare perché è un suo diritto farlo, senza doversi preoccupare delle reazioni ormonali che le sue scelte estetiche produrranno sui maschi irrisolti e frustrati.

La donna di Colonia potrà essere provocante, ma non è provocatoria. Si prende la libertà che il suo mondo le consente. E il suo mondo gliela consente in quanto libertà condivisa, che migliora la qualità del vivere di tutti. È una conquista recente, parziale, ancora molto fragile e proprio per questo non trattabile. Chi non è disposto ad accettarla va accompagnato alla porta con una boccetta di profumo come ricordo.

La crescita passa dall’istruzione EMANUELE FELICE*

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I primi decreti sulla pubblica amministrazione sono positivi e importanti. E di portata storica, dato che la materia è oggetto di tentativi di riforma da più di vent’anni. Si discuterà molto sul licenziamento in tronco dei dipendenti assenteisti, che rischia di oscurare altri punti di minore impatto mediatico, ma davvero cruciali per la nostra economia: le procedure di semplificazione per la realizzazione delle grandi opere e degli investimenti produttivi, con la creazione di un solo ufficio per il rilascio dell’autorizzazione e lo snellimento delle conferenze dei servizi; le norme sulla trasparenza e il diritto alla conoscenza, che oltre a migliorare la performance delle amministrazioni servono a rinsaldare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. 

Su questi aspetti i decreti non hanno tradito l’impostazione originaria della riforma, come speriamo non lo facciano gli altri tasselli di quest’ampio progetto che devono ancora arrivare: quelli, ugualmente fondamentali, sulla dirigenza unificata (Stato, regioni, enti locali) e sulla Scuola di amministrazione. 

Per capire l’importanza di tutto ciò, occorre partire da un dato incontrovertibile: il declino dell’Italia.  

È un declino che dura da almeno quindici anni, con radici che affondano nelle politiche degli Anni Settanta e Ottanta. E bisogna aggiungere che la ripresa, in corso ma incerta, non esclude affatto il declino: si torna a crescere, ma a tassi inferiori alla media Ocse. Perché avviene questo? Perché il Belpaese è rimasto indietro nelle condizioni fondamentali dello sviluppo. Fra queste, centrale è l’efficienza delle istituzioni e, in particolare, del sistema amministrativo: determina modalità e costi di realizzazione delle grandi opere (ne discende quindi la carente dotazione infrastrutturale del nostro Paese); incide sull’efficacia dei controlli e per questa via, ad esempio, anche sulla performance del sistema bancario, motivo di così forte preoccupazione in questi giorni; include il funzionamento della giustizia civile e penale, che vede da noi tempi doppi o tripli rispetto a tutti gli altri Paesi avanzati (a parità di spesa), tempi che scoraggiano gli investimenti internazionali e incentivano illegalità e malaffare; si riflette per questi e altri canali nei livelli di corruzione, percepiti e reali, che accomunano l’Italia ai Paesi sottosviluppati.  

A questa situazione negli ultimi vent’anni non si è messo mano essenzialmente per responsabilità della politica (lo stesso motivo per cui siamo finiti ultimi anche nei diritti civili). Ora però bisogna riconoscere a Renzi grande attivismo: una riforma istituzionale senza precedenti nella storia della Repubblica (pur se tutt’altro che perfetta), che renderà meno farraginosa l’azione di governo, e queste nuove norme sulla pubblica amministrazione. Entrambi sono interventi di lungo respiro: incidono poco sulla crescita di questi mesi, molto su quella futura. Pongono le condizioni per evitare il declino. 

A tale scopo, vi è però un’altra area in cui urge operare. È il sistema di istruzione e ricerca, dove pure tutte le statistiche ci inchiodano agli ultimi posti fra i Paesi avanzati. Qui va detto che la Buona scuola di Renzi, pur tornando ad aumentare finalmente le risorse, non ha sortito gli effetti sperati (nemmeno in termini di consenso). Il principale problema è il divario Nord-Sud, un divario esteso dagli asili all’università e che la maggiore autonomia di questi anni tende ad aumentare, anziché ridurre: in un contesto fortemente deteriorato quale è il Mezzogiorno, la discrezionalità si rivela controproducente, perché concede più potere alle élite clientelari e le rinsalda nei loro fortini – ed è una costante di tutta la storia d’Italia. Occorre pensare a come porvi rimedio, garantendo adeguate risorse ma sulla base di criteri nazionali (e internazionali, per le università); cioè una strada molto diversa da quella seguita finora. E inoltre bisogna potenziare la cultura scientifica. Vincere questa sfida significa dare all’Italia la seconda gamba su cui ripartire. 

 

*lastampa

UFFICIALE ISCHIA: ”NELLO DI COSTANZO E’ IL NUOVO ALLENATORE”

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La Società Sportiva Ischia Isolaverde comunica di aver affidato la guida tecnica della prima squadra a Nello Di Costanzo, che ha sottoscritto un contratto fino al 30 Giugno 2016.

Di Costanzo, nato a Roma il 26 Luglio 1961, da giocatore veste le maglie della Primavera di Milan e Napoli con il quale vince uno scudetto di categoria. Nel 1990 appende le scarpette al chiodo dopo aver calcato i campi da gioco con le casacche di Gladiator, Turris e Afragolese.

La sua prima esperienza in panchina è con la Viribus Unitis. Con la società di Somma Vesuviana in pochi anni scala le categorie regionali fino a raggiungere la promozione in Serie D. Dopo una breve esperienza con la Palmese e unfugace ritorno alla Viribus Unitis ( conclusosi con un secondo posto), nella stagione 2001-2002 ottiene con il Gladiator la promozione in Serie C2. L’anno successivo viene chiamato dal Benevento, dove vi rimane per due annate. Nelle stagioni 2004-2005 e 2005-2006 riesce ad ottenere due promozioni in C1 con Juve Stabia e Venezia.  Nel secondo anno con i veneti perde i play off per la promozione in Serie B contro il Pisa di Piero Braglia. Grazie alla brillante esperienza in laguna viene ingaggiato dal Messina (Serie B) con il quale ottiene un agevole salvezza. Nelle due stagioni successive siede sulle panchine di Ascoli e Padova. Nelle ultime annate è sempre subentrato a campionato in corso: nel febbraio 2012 torna in panchina con il Barletta (Prima Divisione), poi Carrarese (Prima Divisione), Aversa Normanna (Seconda Divisione) e nella scorsa stagione Messina.

Ai verdiniani tre vicepresidenze di Commissioni. Minoranza Pd in rivolta: “Renzi chiarisca in Aula”

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Dopo il sì alla riforma costituzioni grazie i voti di Ala, il gruppo dell’ex fedelissimo di Berlusconi riesce a piazzare Longo (Finanze), Langella (Bilancio) e Compagnone (Difesa). Ma il premier-segretario respinge le accuse: «Verdini non è entrato in maggioranza»

Dopo l’appoggio decisivo al ddl Riforme costituzionali, Denis Verdini passa all’incasso. Il gruppo Ala si prende infatti tre vicepresidenze di commissione assegnate al Senato, in quota di maggioranza. Eva Longo, Pietro Langella e Giuseppe Compagnone sono infatti stati eletti vicepresidenti, rispettivamente, delle commissioni Finanze, Bilancio e Difesa. Un’elezione che, per le opposizioni, certifica di fatto l’ingresso di Ala nella maggioranza.  

Ma il premier, intervenendo a Porta a Porta, prova a smontare la polemica. «Verdini non è entrato in maggioranza», dice Renzi aggiungendo che «la maggioranza costituzionale è sempre più ampia di quella politica, tutte le volte che votiamo sulle riforme ci sono maggioranze un po’ diverse. Non vedo la notizia».  

L’accordo è stato raggiunto poco prima dell’ora di pranzo in un colloquio tra il capogruppo del Pd Luigi Zanda e lo stesso Verdini. Ma la polemica è partita. La minoranza Pd insorge. «Forse è il caso che Renzi ci dica se esiste una nuova maggioranza politica che sostiene il governo e che comprende anche Verdini. Se è così si deve aprire un dibattito pubblico e in Parlamento», dice il deputato dem Roberto Speranza. Stessa lettura fornita anche da Forza Italia, che con Brunetta chiede al premier di ufficializzare l’ingresso di Verdini in maggioranza con un passaggio al Quirinale. 

 

Con 3 vice presidenze nelle Commissioni del Senato @matteorenzi affilia ufficialmente Ala al Pd e al governo

 

«Prendiamo atto dell’ingresso di Ala in maggioranza. Non avevamo dubbi al riguardo e oggi», rincara Paolo Romani, capogruppo di Forza Italia in Senato. Ben diversa la lettura fornita dal capogruppo di Ala Lucio Barani: «Con una decisione anti-democratica siamo stati esclusi» da un accordo sulle vicepresidenze in quota opposizione «dalle altre minoranza. La maggioranza ha sanato questa decisione». Gaetano Quagliariello, da poco fuoriuscito da Ncd, la butta in versi su Twitter: 

 

La maggioranza sai e’ affiliazione – Tu voti per cambiar Costituzione – Il giorno dopo vinci premio in Commissione…

 

IL BLITZ DI MATTEOLI  

Alla presidenza della Commissione Trasporti e Infrastrutture, invece, viene confermato a sorpresa Altero Matteoli (Forza Italia), che ha battuto il candidato della maggioranza, l’autonomista Vittorio Fravezzi. Per il primo 12 voti, tra cui quelli di Sel e M5S, per il secondo 9. Come vicepresidenti sono stati confermati Stefano Esposito (Pd) e Massimo Cervellini (Misto-Sel). All’uscita della Commissione, Andrea Cioffi ha riferito il voto a favore di M5S per Matteoli «perché è stato un bravo presidente ed è stato garante della maggioranza e dell’opposizione. Ha fatto bene il suo lavoro. Non c’è – ha assicurato – nessun motivo politico».  

LE ALTRE COMMISSIONI  

Alla Giustizia esce un esponente di Forza Italia, Nitto Palma, per far posto a Nino D’Ascola (Ncd). D’Ascola è stato eletto alla seconda votazione con 14 voti contro i 7 del senatore della minoranza Pd Felice Casson, poi eletto con 11 voti vicepresidente assieme a Maurizio Buccarella del M5s.  

I senatori del Pd Mauro Maria Marino e Giorgio Tonini sono stati confermati presidenti, rispettivamente, delle Commissioni Finanze e Bilancio del Senato. La conferma è giunta con 18 voti favorevoli in ciascuna Commissione. I senatori verdiniani di Ala Eva Longo e Pietro Langella sono stati eletti vicepresidenti in quota maggioranza. Per l’opposizione la carica di vicepresidente è stata assegnata a maggioranza ai senatori di Fi Franco Carraro (Finanze) e Andrea Mandelli (Bilancio). 

Pier Ferdinando Casini è stato confermato alla presidenza della Commissione Esteri del Senato .Vicepresidenti sono stati confermati Paolo Corsini (Pd) e Peppe De Cristofaro (Sel); segretari sono risultati Antonio Razzi (Fi) e la “new entry” Francesco Maria Amoruso (Ala).  

Anna Finocchiaro, senatrice Pd, è stata confermata alla presidenza dellaCommissione Affari Costituzionali. Vice sono i senatori Salvatore Torrisi di Ap e Claudio Fazzone di Ap. Segretari saranno Manuela Repetti (Ala) e Nicola Morra (M5S). 

Massimo Mucchetti, esponente della minoranza del Pd, è stato rieletto con 19 voti presidente della Commissione Industria del Senato. Come vicepresidenti sono stati eletti la senatrice Paola Pelino di Fi (11 voti) e Aldo Di Biagio di Ap (nove voti).  

Il senatore di Area popolare Ncd-Udc, Roberto Formigoni è stato confermato con 18 voti alla guida della presidenza della Commissione Agricoltura del Senato. Come vicepresidenti sono stati eletti la senatrice del Pd Leana Pignedoli con 13 voti, e la senatrice di M5S Elena Fattori con 5 voti. 

Maurizio Sacconi (Ap) è stato rieletto presidente della Commissione Lavoro del Senato. Per lui 19 preferenze su 22. Come vicepresidenti sono stati eletti Maria Spilabotte (Pd) con 16 voti e Nunzia Catalfo (M5S) con sei voti.  

Andrea Marcucci è stato rieletto presidente della Commissione Cultura delSenato, con 19 preferenze, a cui si aggiungono due schede bianche. Vicepresidenti sono stati eletti Marco Marini (Fi) e Franco Conte (Ap). 

Ivan Juric, lo slavo che insegna calcio in riva allo Jonio

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Quarantotto punti frutto di quattordici vittorie, sei pareggi e due sconfitte: è questo il bottino del Crotone Calcio, squadra calabrese militante nel campionato di serie B e capolista in solitaria, dopo ventidue giornate.

Come se non bastasse, oltre a questi numeri, il team pitagorico vanta anche la seconda miglior difesa (17 reti a pari merito con il Novara, soltanto il Perugia con 16 ha fatto meglio) ed il secondo miglior attacco dell’intero torneo con 37 reti realizzate, alle spalle soltanto della schiacciasassi Cagliari che, di reti, ne ha totalizzate ben 43.

Numeri da capogiro che, se analizzati nel dettaglio, non lasciano adito a molte interpretazioni differenti; una di esse, probabilmente la più importante, è quella legata ad Ivan Juric. Si, perchè l’ex calciatore croato con un passato italiano proprio al Crotone ed al Genoa, dall’ 8 giugno è diventato ufficialmente il nuovo allenatore del Crotone subentrando, difatto, al crotonese doc Massimo Drago, una vita spesa al Crotone passando dal settore giovanile fino ad arrivare ad allenare, con risultati straordinari, la prima squadra di calcio della sua città natale.

Per Juric impresa a tratti mastodontica quella di subentrare, in quel di Crotone, ad un totem come Drago che, per undici anni della sua carriera, ha conosciuto, vissuto e respirato ad ogni latitudine e longitudine possibile soltanto i colori rosso e blu. Tuttavia, per un professionista del calibro professionale ed umano quale è Ivan Juric, fare la cosa più difficile si è rivelata come bere un bicchier d’acqua, o quasi.

Ivan Juric, croato di Spalato, si forma calcisticamente come mediano di rottura vecchio stampo, uno con l’intelligenza non soltanto nella testa ma anche nei piedi; la sua miglior qualità era quella di saper intervenire sugli avversari ed in particolar modo sui portatori di palla o costruttori di gioco con scelta di tempo perfetta. Grazie a queste qualità, a quella naturale attitudine ad essere un allenatore in campo ma, soprattutto, sotto la guida del suo maestro di calcio e vita Gian Piero Gasperini, Juric (noto anche per il suo look piratesco e per la passione per la musica metal ndr) ha saputo farsi apprezzare delle piazze di Crotone e Genoa che non lo hanno mai dimenticato.

Tuttavia, la svolta nella sua carriera arriva quando, nel lontano 2003, la sua strada si intreccia con quella del torinese Gian Piero Gasperini. Per tre anni giocatore del ”Gasperson” al Crotone e per quattro al Genoa, Ivan Juric diventa il calciatore di riferimento per il 3-4-3 spumeggiante del trainer torinese – Ivan è stato il giocatore che più di ogni altro ha interpretato la mia filosofia del calcio” disse di lui Gasperini. Dopo che nel 2010 Juric annuncia ufficialmente il ritiro dal calcio giocato, il croato comincia ad intraprendere la strada che lo porterà, poi, a diventare allenatore; come un allievo, Ivan Juric assorbe ogni singola goccia di sapere calcistico dal maestro Gasperini seguendolo passo passo e cominciando come assistente tecnico in quel di Milano all’Inter nel 2011; seguono le esperienze al Palermo in panchina come vice fino ad arrivare alla prima vera esperienza da allenatore nel 2013, quando Juric subentra ad Eranio alla guida della Primavera del Genoa. Segue, nel 2014, la prima esperienza ufficiale su una panchina professionistica, quella del Mantova in Lega Pro con il quale conquista una tranquilla salvezza, i sedicesimi di finale della Coppa Italia di categoria e termina il campionato come quarta miglior difesa del torneo. E’ il preludio al bel gioco che Juric, dopo tanta gavetta, finalmente riesce a mettere in pratica e così, dallo scorso 8 giugno, Ivan Juric insegna calcio in riva allo Jonio sulle orme del maestro Gasperini, uomo e figura fondamentale per la sua crescita professionale ed umana.

”Puntare innanzitutto e soprattutto sulle motivazioni – asserì Juric alla presentazione come nuovo allenatore dei pitagorici – è stato bello essere richiamato da una società in cui sei già stato, ha più valore rispetto ad altre”. Motivazioni, si proprio la parola giusta considerando la risicata salvezza dei calabresi ottenuta l’anno prima in un campionato che li aveva visti impelagati sempre nei bassifondi dopo che, l’anno prima, si era addirittura quasi sfiorata la serie A. Con il diesse Beppe Ursino, quest’anno si è deciso di puntare sulle motivazioni di quei giocatori che avevano fatto bene nello scorso girone di ritorno e, contestualmente, inserendo anche qualche giovane di qualità cercando di non ripetere gli stessi errori che hanno caratterizzato la scorsa annata sportiva del Crotone. La vittoria per 3-1 sul rullo compressore Cagliari di Massimo Rastelli, squadra costruita per risalire immediatamente in serie A, è la dimostrazione della bontà del lavoro svolto da Juric e dal suo staff fino a questo momento. Altre dimostrazioni sono arrivate direttamente dai suoi stessi colleghi, come Massimo Oddo meno di qualche mese fa che, in sede di presentazione del match fra il suo Pescara ed il Crotone di Juric, virgolettò il croato come ”un tecnico che insegna calcio”.

L’allenatore croato è uno di quelli con le idee chiare da sempre, qualità non sempre semplice da trovare oggigiorno; predilige giocare con il 3-4-3 attaccando, aggredendo alto e pressando con continuità. Le sue squadre devono essere dinamiche e devono correre per oltre novanta minuti, devono avere sempre il pallino del gioco e del possesso palla.
In sostanza, le squadre di Juric devono essere come il Crotone di Ivan Juric, lo slavo che sta insegnando calcio in riva allo Jonio per la gioia dei tifosi pitagorici.

Taiwan – Tsai Ing-wen eletta Presidente – una donna per la svolta

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Questa volta era nell’aria, ma le elezioni, nonostante i sondaggi, possono riservare sorprese, e allora la neo eletta Presidente del Taiwan, Tsai Ing-wen, ha atteso la fine dello scrutinio dei voti, prima di esprimere la sua gratitudine ai cittadini che avevano creduto in lei. Ed erano tanti, le ha concesso fiducia circa il 60% dei votanti. Ha stravinto dunque la candidata del fronte indipendentista, contro l’avversario che invece ha sempre seguito una politica filo-cinese,  in sintonia con l’establishment di Pechino. La neo eletta Presidente Tsai Ing-wen, di 59 anni,  è la prima donna a ricoprire un ruolo rappresentativo così importante in Taiwan, e il 16 gennaio scorso, data in cui è stata eletta, resterà comunque nella storia del suo paese.

Gli americani hanno esaltato l’evento, definendolo ‘the formidable challange’- ‘la formidabile sfida’-

 I cinesi non nutrono una grande empatia nei suoi confronti. Le ragioni si conoscono ormai da anni, fin dalla sua militanza nel Partito democratico progressista (Dpp), lei del resto non ha mai fatto viaggiare in incognito le sue speranze d’indipendenza totale dal gigante che circonda le isole, e che ha sempre considerato il Taiwan (o Repubblica di Cina o Formosa), una semplice provincia della Cina (o Repubblica Popolare Cinese). E’ un filo rovente sempre teso, verso le sei isole che compongono questo cosiddetto ‘Stato de facto’, che ha poco più di venti milioni di abitanti. Un moscerino, se vogliamo, nei confronti del quasi miliardo e mezzo di abitanti che popolano la grande potenza che si trova al suo fianco, ossia la Cina. I due paesi hanno in comune la lingua, e tante caratteristiche culturali.

Ma gli abitanti di Taiwan sono sempre stati fieri della loro identità, e anche coloro che non si sono mai schierati a favore dell’indipendenza,  ne difendono il ruolo in quel punto asiatico estremo.

Intanto però i portavoce del governo cinese hanno già fatto sapere che gli indipendentisti non devono farsi illusioni, e farebbero bene a non avanzare ulteriori pretese, per loro diventerebbe ‘veleno’. Come dire: ‘a buon intenditor..’ Non hanno aggiunto grandi commenti sulla vittoria della leader del partito progressista – è stata segretario di partito – i cinesi non amano circonvoluzioni di parole, misurati quali sono nel parlare, ma sono lapidari quando devono trasmettere un messaggio, e anche questa volta hanno rispettato in pieno il loro stile.

Il problema è che le loro dichiarazioni rimbalzano in un muro di ostinazione, e questa vittoria ha rinvigorito il Dpp a Taiwan, risvegliando un ideale d’indipendenza che rivendicano da decenni, e che in definitiva è sempre stato un fuoco discreto sotto la cenere. Mai brandito come arma di conflitto (anche perché consapevoli dei pericoli nei quali incorrerebbero), ma nemmeno sottomessi o disposti a tollerare una sudditanza che comporti ingerenze sulla loro politica interna.

La vittoria di Tsai Ing-wen è stata quasi travolgente contro l’avversario del Kuomintang (il partito nazionalista che ha guidato il governo prima di lei), Eric Chu. Il Kuomintang comincia la sua storia nel ’49, quando un gruppo di dissidenti parte dalla Cina e si rifugia in Taiwan con il generale Chiang Kai-shek, in seguito alla guerra civile contro Mao Zedong. Nonostante i precedenti di avversione contro la Repubblica Popolare Cinese, questo gruppo politico nazionalista, nel tempo è rimasto filo-cinese, in aperto contrasto con i progressisti. I cinesi non si sono comunque mai rassegnati allo Stato ‘de facto’ in Taiwan, e hanno continuato a insidiare le isole anche con le armi, fino ai primi anni ’90.

Infine, nel corso di un incontro diplomatico, avvenuto nel ’92, i rappresentanti della Cina Popolare e Taiwan, hanno dialogato per chiarire le ragioni delle loro controversie ‘internazionali’, ma non hanno risolto i  problemi di convivenza, dato che la Cina non ha accettato la separazione delle isole dal continente, e le due parti hanno concordato per l’esistenza di un solo stato cinese. Realtà che non ha poi avuto seguito tra coloro che invece, a Taiwan, aspirano a vivere in pieno il loro sogno d’indipendenza assoluta dal grande colosso.

La nuova eletta presidente Tsai Ing-wen, ha sempre dimostrato senso della realtà ed equilibrio, dovrà ora intrecciare un ordito convincente e avviare rapporti di distensione con il governo cinese, dato che, a livello di scambi commerciali, dipende in gran parte, e per ovvie ragioni, proprio dalla Cina. Indipendenza e ‘dipendenza’, dunque, che non sono semplici da scindere e avviare su percorsi separati. Poiché a Pechino, anche per una questione di vecchia ruggine, non cederanno mai alle pressioni dei progressisti che costituiscono la coalizione del nuovo presidente, non resterà che portare avanti l’aspirazione della totale autonomia, senza urtare gli umori del vicino, evitando una politica di contrasti e tensioni che davvero recherebbe solo danno agli interessi di Taiwan.

In Cina, l’elezione di Tsai Ing-wen, è stata accolta con freddezza dal governo, ma con entusiasmo dalle ‘femministe’ di Pechino, che vedono in lei una speranza di riscatto, data la poca considerazione che le donne hanno sempre avuto. Proprio le attiviste dei movimenti femminili, considerano l’evento di grande importanza e impulso, per favorire l’emancipazione e una maggiore partecipazione delle donne alla vita pubblica di uno dei paesi forse più misogini, sono pochissime infatti le presenze femminili all’interno delle istituzioni cinesi. 

Comunicato Ssc Napoli in merito alla sentenza del Giudice Sportivo

Dopo la sentenza del Giudice Sportivo, la società azzurra ha diramato un comunicato attraverso il proprio sito. Ecco quanto si legge: “La decisione del Giudice Sportivo presso la LNP Serie A di Milano acclara formalmente l’assenza di qualsiasi connotazione razzista ed omofoba nelle parole pronunciate dal Mister Sarri nei riguardi dell’allenatore della squadra avversaria durante la gara di Tim Cup di martedì 19 u.s.. Conoscendo lo spessore umano e culturale del proprio Allenatore, il Napoli non ha mai nutrito alcun dubbio in merito e ritiene che il pentimento per le parole proferite, manifestato ripetutamente e pubblicamente da Sarri, attesti ancora una volta le qualità personali e la capacità di autocritica dello stesso. Escluso pertanto perentoriamente che le parole di Maurizio Sarri potessero essere espresse con spirito discriminatorio si auspica che l’allenatore dell’Inter possa accogliere le scuse più volte manifestate e che le vicende puramente sportive dei rispettivi Club tornino a concentrare l’attenzione dei media e del pubblico”.

A PESCARA NASCE LA 3a SEZIONE VOLO ELICOTTERI DELLA GUARDIA COSTIERA

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Elicotteri base di PescaraDopo Sarzana e Catania, anche il 3° Nucleo Aereo della Guardia Costiera, costituito a Pescara nel 1990, si è dotato di una componente ad ala rotante. L’istituzione della Sezione Volo Elicotteri presso la sede abruzzese è stata formalizzata oggi, 21 gennaio, presso l’aeroporto militare “Pasquale Liberi”, alla presenza dell’Ammiraglio Nicola Carlone, Capo del 3° Reparto “Piani e Operazioni” del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera, e del Direttore Marittimo dell’Abruzzo e del Molise, Capitano di Vascello Enrico Moretti. Con la nascita della 3^ Sezione Volo Elicotteri si assicura, nella Base Aerea di Pescara, la presenza costante di almeno due elicotteri AW139 – velivoli molto performanti, di produzione italiana – equipaggiati per le attività di ricerca e soccorso, di vigilanza ambientale e per le esigenze di trasporto sanitario urgente: l’adeguata assistenza medica a bordo sarà garantita grazie a un accordo con il competente S.U.E.M. 118.

 

I mezzi che decolleranno dalla base adriatica riusciranno a coprire, con un unico sorvolo, una zona che va da Ravenna al Canale di Otranto, e apporteranno un contributo determinante allo scopo di salvare vite umane, potendo operare anche in condizioni estreme.  Si completa così, con l’ottimizzazione delle risorse e un generale potenziamento in termini di efficacia e di operatività, e con una maggiore copertura delle aree di responsabilità SAR, il quadro organico e funzionale della componente aerea della Guardia Costiera. Una storia iniziata nel 1988, con la consegna dei primi 4 velivoli P166 “Orca”, e portata avanti con lo sviluppo dei tre Nuclei Aerei, da oggi tutti e tre dotati di una Sezione Volo Elicotteri. Una storia segnata da pagine importanti: l’Ammiraglio Carlone ha ricordato il complesso intervento sul Norman Atlantic, “un’operazione mai avvenuta nella storia della marineria – circa 400 persone salvate con l’impiego dei soli mezzi aerei – e a cui ha contribuito moltissimo la componente aerea di Pescara”.

 

UFFICIALE – Sarri squalificato per due giornate! A Mancini una multa…

Per l’allenatore del Napoli Maurizio Sarri due giornate di squalifica in Coppa Italia più multa ventimila euro di multa. Questa la sentenza del giudice sportivo Tosel dopo la lite con Roberto Mancini in Napoli-Inter. Mancini invece dovrà pagare un’ammenda di 5 mila euro per ingiurie ed intimidazioni a fine gara.

SARRI Maurizio (Napoli): per avere, al 47° del secondo tempo, rivolto all’allenatore della squadra avversaria epiteti pesantemente insultanti; infrazione rilevata dal Quarto Ufficiale e dai collaboratori della Procura federale. 131/358

AMMENDA DI € 5.000,00 MANCINI Roberto (Internazionale): per avere, al 47° del secondo tempo, uscendo dall’area tecnica, tenuto un atteggiamento intimidatorio nei confronti dell’allenatore della squadra avversaria che l’aveva insultato; per avere inoltre, al termine della gara, negli spogliatoi, rivolto al Quarto Ufficiale un’espressione irriguardosa.

Jorginho: “Questa polemica non doveva venir fuori, siamo al fianco di Sarri!”

Queste le dichiarazioni di Jorginho a radio Kiss Kiss Napoli:

Sul suo momento con il Napoli. “Ho sempre avuto grinta, il mio rendimento è dovuto al mister ed ai miei compagni”

Quanto può rinforzare il rapporto con Sarri questo episodio del post partita di Napoli-Inter?Siamo tutti al fianco del mister, non va bene che sia venuta fuori sta cosa. E siamo tutti al suo fianco”.

Cosa è cambiato rispetto all’andata con la Samp? “Certo abbiamo più fiducia, poi è cambiato anche il modulo. Credo che fare paragona con quella gara è un po’ difficile, però dobbiamo pensare a guardarte avanti”.

Sarri è una persona perbene. “Il mister è una grande persona, ha dato tanto a tutti noi. Ci insegna tanto non solo nel calcio ma anche sotto il punto di vista umano. E’ una persona molto perbene. E’ stato solo un momento (riferendosi al post partita di Napoli-Inter ndr), tutti sbagliano e lui l’ha ammesso. Non è giusto accanirsi cosi”

Quel coro “Un giorno all’improvviso” è il momento più bello della domenica. “Molto emozionante e da pelle d’oca. Trasmette tanto vedere tutto lo stadio che canta, a me vengono i brividi. Non ci sono parole per spiegarlo, lo puoi solo vivere quel momento lì”.

Questo è un gruppo unito. “Non c’è nessun dubbio. Da sempre lavoriamo per noi, il nostro gruppo, l’amicizia che c’è fra noi, le nostre famiglie ed i tifosi. Daremo sempre il massimo”. 

Bisogna volare basso perchè è ancora lunga. “Sicuramente si, dobbiamo pensare ad ogni singola partita perchè la strada è ancora molto lunga. Se non facciamo in questo modo, poi diventa dura. Deve essere cosi altrimenti si perdono energie mentali nel pensare ad altro.”

Questo Sassuolo è fortissimo. “Si, è una squadra molto forte ed organizzata e non era facile”. 

Avete dimostrato di avere personalità contro il Sassuolo. “Si, siamo stati bravi a mantenere la tranquillità e fare quello che sapevamo. Con umilità e sacrificio, se facciamo ciò che dobbiamo sarà difficile per tutti”.

Siete riusciti ad isolarvi da questa polemica? Certo, pensiamo solo alla partita con la Sampdoria”

E’ cambiato molto in questi mesi. “E’ cambiato un po’ l’entusiasmo ma dobbiamo rimanere tranquilli e sereni, c’è ancora molto da fare e non possiamo perdere la testa. Dobbiamo rimanere umili”

Siete usciti dalla Coppa Italia, ora testa a campionato ed Europa League. “Dispiace essere usciti, adesso c’è campionato ed Europa League. Tutto questo è molto importante per noi”.

Sarri vuole che voi pensiate solo alla Samp. “Il mister ha chiesto scusa subito e noi abbiamo subito voltato pagina, la cosa più importante ora è la Samp”.

Le cose che succedono in campo restano in campo. “Certo, se ognuno dice quello che succede in campo diventa un casino. Sono cose dettate dal nervosimo”.

Voi avete fatto subito quadrato su Sarri. “Si, abbiamo voltato pagina. Non doveva venir fuori questa storia, ma adesso pensiamo solo alla Sampdoria”.

ISCHIA ISOLAVERDE-MESSINA: BIGLIETTI GRADINATA € 5,00

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Parte la prevendita per la partita tra Ischia Isolaverde-Messina info e costi sui biglietti

Si comunicano le modalità e i prezzi dei tagliandi per la partita contro il Messina in programma domenica 24 Gennaio alle ore 14.00 presso lo stadio “Mazzella”,inoltre per questa gara saranno aboliti accrediti e gli ingressi di favore.

PREZZI:

  • TRIBUNA CARPISA-YAMAMAY:  € 22,50 (+ 1,50 € di prevendita)
  • Ridotti: 10/15 anni più Donne: € 16,00 più Over 65 (+ 1,50 € di prevendita)
  • TRIBUNA GOLD:  € 18,50 (+ 1,50 € di prevendita)
  • Ridotti: 10/15 anni più Donne € 12,00 più Over 65 (+ 1,50 € di prevendita)
  • TRIBUNA SILVER: € 10,00 (+ 1,50 € di prevendita)
  • GRADINATA: € 5,00 (+ 1,50 € di prevendita)

Sarà possibile acquistare i biglietti presso i seguenti punti vendita:

  • Stuzzicheria” – Ischia,Via Fondobosso, adiacente lo stadio (solo domenica)
  • “Unpack” – Casamicciola Terme, Corso Luigi Manzi

ISCHIA ISOLAVERDE-MESSINA: ARBITRA SPREZZOLA DI MESTRE

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La partita Ischia Isolaverde-Messina, valida per la 19^giornata del girone C di Lega Pro, in programma domenica 24 Gennaio alle ore 14.00 sarà diretta dal signor Nicolò Sprezzola di Mestre che sarà coadiuvato da Andrea Costantini di Pescara e Fernardo Cantafio di Lamezia Terme.

Nessun precedente con il fischietto veneto.

Le partite dirette dal signor Sprezzola in questa stagione:

DATA COMPETIZIONE PARTITA RISULTATO

  • 23 Agosto 2015 Coppa Italia Lega Pro Pordenone-Mantova  1-2
  • 13 Settembre 2015 Lega Pro Gir.B Carrarese-Santarcangelo  1-1
  • 19 Settembre 2015 Primavera Gir.B Udinese-Perugia  1-0
  • 23 Settembre 2015 Primavera TIM CUP Vicenza-Modena  1-0
  • 3 Ottobre 2015 Lega Pro Gir.A Pro Patria-Pordenone  1-4
  • 24 Ottobre 2015 Lega Pro Gir.B Santarcangelo-Lucchese  2-1
  • 28 Ottobre 2015 Primavera TIM CUP Chievo Verona-Cagliari  4-0
  • 8 Novembre 2015 Primavera Gir.A Juventus-Sassuolo  4-0
  • 15 Novembre 2015 Lega Pro Gir.A Albinoleffe-Giana Erminio  0-2
  • 18 Novembre 2015 Primavera TIM CUP Milan-Pescara  1-0
  • 6 Dicembre 2015 Lega Pro Gir.B Pistoiese-Arezzo  1-1
  • 19 Dicembre 2015 Primavera Gir.B Udinese-Brescia  2-0
  • 10 Gennaio 2016 Lega Pro Gir.A Pro Patria-Renate  0-1

Renzi, non alzo voce ma politica economica europea va cambiata

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Il presidente del consiglio Matteo Renzi interviene sui rapporti con la Commissione europea e, in un’intervista al ‘Sole 24 Ore’ ribadisce come “la politica economica europea vada cambiata”. “Del resto – aggiunge – le istituzioni europee sono in difficolta’ su tutto: immigrazione, crescita, energia, sicurezza. L’Italia non mostra i muscoli ma dobbiamo smetterla col provincialismo di chi passa le giornate a pensare che Bruxelles sia infallibile”. “Io non alzo la voce – insiste il premier – alzo la mano. E faccio domande. E’ giusto un approccio tutto incentrato sull’austerity quando i populismi sono piu’ forti nelle zone svantaggiate e di crisi economica? E’ giusto avere due pesi e due misure sull’energia? E’ giusto proseguire a zig zag sull’immigrazione? Su questi punti in tanti pensano che le cose debbano cambiare. La sfida oggi e’ costruire una serie di proposte, come l’Italia – ritornata grande grazie alle riforme – puo’ e deve fare. Nessuna polemica. Solo proposte. Gli alleati non mancano”.

Renzi torna quindi sulle polemiche con Juncker: “Credo abbia sbagliato linguaggio nel metodo e sostanza nel merito. Ma non mi preoccupa certo un infortunio verbale del presidente della Commissione: siamo l’Italia, uno dei Paesi fondatori. E il mio partito e’ il piu’ votato in Europa. Se Juncker e’ li’ e’ grazie anche ai voti del Pd e del Pse. Non sono permaloso. Se Juncker sbaglia una conferenza stampa, pace. Se sbaglia politiche allora si’ che mi preoccupo”. E sulla questione della mancanza di un interlocutore in Italia per la Commissione, Renzi ribatte: “con una battuta potei dire che ce ne sono fin troppi. Ma riconosco che un punto di verita’ c’e’: l’Italia ha investito meno del dovuto nella creazione di una tecnostruttura in grado di essere squadra. Una squadra con diversi fuoriclasse che non si passano la palla e litigano nello spogliatoio non vince lo scudetto”. La nomina di Calenda “e la professionalita’ di tante donne e uomini della diplomazia – aggiunge – della carriera europea, della pubblica amministrazione in Italia, consentiranno di lavorare meglio in questa direzione”. 

Intervista a Renzi: «C’è una manovra su alcune banche, ma il sistema è solido» (Roberto Napoletano*)

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II mondo si è “fermato”, Cina e emergenti non sono più la locomotiva, la Russia è in recessione, il petrolio è sceso sotto il livello di guardia, vecchi e nuovi terrorismi minano le basi della crescita americana e della timida ripresa europea, la tempesta finanziaria è globale. C’è, però, un’altra tempesta tutta italiana che riguarda le nostre banche e brucia molto di più perché incide sulla fiducia e tocca il risparmio degli italiani. In una giornata di passione per Piazza Affari e i suoi titoli bancari, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, risponde su tutto: conflitto con l’Europa e questione bancaria, scandali e trasparenza dei mercati, manovre a rischio e clausole di salvaguardia, riforma dei contratti, ripresa e grandi partite dell’acciaio (Ilva) e della banda larga (Telecom), pubblica amministrazione, riforme istituzionali. Ascoltiamolo.

 
 

Presidente Renzi, siamo entrati nel nuovo anno con alcuni cauti segnali positivi sul fronte dell’economia reale, ma assistiamo a una nuova turbolenza sul fronte finanziario, con l’Italia e le sue banche in particolare sotto pressione sui mercati internazionali. In questo contesto la scena è stata occupata da un confronto muscolare del governo italiano con la Commissione europea. Non crede che possa essere una strategia ad alto rischio? 
Dividerei i due aspetti. La tensione sul fronte bancario ci vede attenti e preoccupati, ma può essere persino una buona occasione per il sistema del credito italiano, a condizione che si agisca presto e bene. Ma i rapporti con l’Europa non sono collegati. Io credo che la politica economica europea vada cambiata. E del resto le istituzioni europee sono in difficoltà su tutto: immigrazione, crescita, energia, sicurezza. L’Italia non mostra i muscoli, ma dobbiamo smetterla col provincialismo di chi passa le giornate a pensare che Bruxelles sia infallibile. Anche perché – la storia di questi dieci anni ce lo insegna – purtroppo non sono infallibili alla Commissione.

Pretendere un cambiamento di politica europea in favore della crescita è giusto. Ma lei ha le alleanze per poter alzare la voce? 
Io non alzo la voce. Alzo la mano. E faccio domande. È giusto un approccio tutto incentrato sull’austerity quando i populismi sono più forti nelle zone svantaggiate e di crisi economica? È giusto avere due pesi e due misure sull’energia? È giusto procedere a zig-zag sull’immigrazione? Mai alzato la voce a Bruxelles. Su questi punti in tanti pensano che le cose debbano cambiare. La sfida oggi è costruire una serie di proposte, come l’Italia – ritornata grande grazie alle riforme – può e deve fare. Nessuna polemica, solo proposte. Gli alleati non mancano, glielo garantisco.

*ilsole24ore

Corbo: “Un danno incalcolabile per il club…”

Come sassi sui binari, due parole rischiano di far deragliare il campionato. La lotta per lo scudetto non sarà più la stessa. Vi partecipano, discreditato, un allenatore non ricco ma emergente con superiori difficoltà a difendere il primato. Un altro, strapagato ma deluso, con risultati inferiori al suo ingaggio e agli investimenti provocati, ora riabilitato dalle offese ricevute. Quelle due parole: “finocchio” e “frocio”. Lo squallido battibecco di martedì sera apre una lunga battaglia legale: la giustizia sportiva che teme da un giorno all’altro bufere giudiziarie e la stessa Federcalcio di Tavecchio, Lotito e Galliani non sembrano in grado di chiudere la vicenda con equilibrio. Dietro Sarri e Mancini, ci sono Napoli e Inter, la prima e la terza, ma anche la seconda concorrente. Si chiama Juve. Nessuno si è reso conto di che cosa hanno davvero innescato un allenatore rozzo ed uno sensibile o astuto, nell’anno degli Europei. Torneo internazionale che potrebbe già sorprendersi per un Ct imputato di frode sportiva. Anche le nuove dichiarazioni del tecnico interista, ancora più dure, rafforzano il fronte napoletano del dubbio: è cominciata una strategia per debilitare la squadra più brillante del campionato? Ecco perché doveva essere meglio tutelata dalla società. Se Sarri ha avuto un imperdonabile deficit di stile, era opportuno censurarlo, multarlo, ma anche collaborare a chiarire i rapporti con Mancini. Il silenzio di De Laurentiis aggrava la posizione del club e del suo allenatore. Già martedì Sarri fu lanciato tra le televisioni senza rete di protezione: era uomo distrutto, appena respinto da Mancini che aveva rifiutato le scuse. Come poteva difendersi, atterrito e stralunato? Sragionava. «Ho detto finocchio, mica democristiano ». Si è reso conto di quanto gli accadeva intorno, e quale dirigente più lucido gliel’ha fatto capire? Se Sarri è stato prima rozzo poi malaccorto, la società mostra tutta la sua fragilità. In città i tifosi ascoltano solo i commenti di un sereno giurista come Eduardo Chiacchio. Tutto il resto, è stato il caos del web. Figurarsi. Ora, il nuovo calvario. Giampaolo Tosel darà la prima decisione. Giudica le frasi lesive o discriminatorie, quindi razziste? Logica la prima ipotesi. Mancini non è gay, nessuno l’ha mai pensato. Un insulto nella sottocultura che ancora affligge carceri, caserme e calcio. Nessuna discriminazione. Altro aspetto da valutare: il battibecco è avvenuto in privato, non può considerarsi luogo pubblico lo stadio se nessuno al di fuori del “quarto uomo” ha sentito. Si pone un più rilevante quesito. Chi subisce ingiurie può attivare da solo una gogna mediatica, urlare in tv quanto accaduto? Sono già incalcolabili i danni di immagine allo stesso Sarri. Altro che squalifica. Non doveva Mancini riferire quelle ingiurie solo agli inquirenti federali nel doveroso riserbo di un tesserato? Non ha consegnato Sarri, ma tutto il calcio italiano allo stupore di chi legge, ascolta e sorridde.


Antonio Corbo-La Repubblica

Gli 007 hanno apprezzato le scuse di Sarri, ma la società…

La Repubblica aggiunge altri dettagli sul caso Sarri-Mancini: “Gli 007 federali avevano trattenuto Sarri al San Paolo fino all’una di notte, al termine della partita di martedì. Ne hanno raccolto le scuse (apprezzate) e anche uno sfogo nei confronti di Mancini. «Mi ha offeso pure lui, dandomi del “vecchio cazzone”. E poi mi ha invitato a ritornare ad allenare in serie C». Ma per tutti il tecnico del Napoli è rimasto il carnefice e il suo collega dell’Inter la vittima. Colpa pure dei soliti limiti del club azzurro e della sua inadeguata struttura societaria. Mentre la bufera impersava, ieri, a Castel Volturno si sono blindati in un silenzio suicida. Lasciando ancora una volta l’allenatore arrivato in estate dalla provincia (bravo sul campo, inesperto dal punto di vista mediatico) in balia degli eventi”.

Sarri-Mancini, l’avv. Chiacchio: “Mi sento di fare due ipotesi”

La Repubblica ha intervistato l’avvocato Eduardo Chiacchio, esperto tra le altre cose di diritto sportivo, in merito alla vicenda Sarri-Mancini.

Avvocato Chiacchio, cosa rischia Sarri? “Dipende da come sarà interpretato dal giudice Tosel il referto arbitrale che è stato completato da Valeri e dai suoi collaboratori”

Prima ipotesi… “La frase incriminata potrebbe non essere considerata discriminatoria trattandosi di un raptus d’impeto, dettato dalla trance agonistica: Sarri rischierebbe una squalifica tra le due e le tre giornate. Per una dichiarazione lesiva non si va oltre questo provvedimento e la punizione sarebbe scontata in Coppa Italia. Le squalifiche a tempo, invece, hanno una valenza diversa e investono tutte le competizioni”.

Seconda ipotesi. “Tosel interpreta come condotta discriminatoria gli insulti di Sarri a Mancini e in quel caso il codice di giustizia sportiva è molto rigoroso. La sanzione non potrebbe essere inferiore a quattro mesi”.

Cosa comporterebbe nel concreto una pena così pesante? “Sarri potrebbe tranquillamente allenare la squadra al centro tecnico di Castel Volturno quotidianamente e partecipare alle conferenze stampa. L’unica limitazione riguarda la partita. Non potrebbe ovviamente andare in panchina”.

Sarri si è scusato con Mancini. “Lo ha fatto sia privatamente che in pubblico davanti alle telecamere. Questo gesto ha una sua valenza e può dimostrare come le sue parole siano derivanti da un impeto emotivo. Quando il giudice valuta, deve tenere presente di queste circostanze”.

ISCHIA OGGI LA FIRMA DEL NUOVO MISTER: NELLO DI COSTANZO

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Oggi dovrebbe arrivare la firma del nuovo tecnico che guiderà la squadra gialloblu. Nello Di Costanzo sarà il nuovo allenatore, dopo le dimissioni di Bitetto. Dopo i vari summit la società ha deciso di affidare la panchina al’ex Messina, nonostante i contatti con Cari e poi Carannante. 

Benny Carbone aveva già rifiutato l’incarico prima della trasferta di Rieti contro la Lupa Castelli Romani. Nella giornata di oggi l’allenatore dovrebbe incontrarsi con il presidente Luigi Rapullino per firmare il contratto che lo legherà fino a giugno con l’opzione di rinnovo automatico in caso di salvezza. In serata è atteso un comunicato da parte della società. Nella giornata di ieri a bordo campo era presente anche Nello Di Costanzo che ha osservato la squadra,dove ha svolto la seduta di allenamento con Falanga,preparatore atletico della formazione berretti. Capitolo infortuni: dall’infermeria arrivano finalmente buone notizie,per la gara contro il Messina ci sarà l’attaccante Luca Orlando,ex proprio della squadra peloritana.

Nicola Mancino in attesa del suo futuro,è ancora fermo ai boxe con Fall che dopo un lungo periodo di stop dalla settimana prossima tornerà ad allenarsi con il gruppo. Domani la squadra raggiungerà l’isola,dove svolgerà l’ultimo allenamento in vista della partita di domenica contro il Messina, in programma alle 14:00 allo stadio “Mazzella”.