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Cagliari-Pescara 2-1: abruzzesi ko dopo 9 turni

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Si ferma a 9 la striscia di risultati utili consecutivi del Pescara, che viene sconfitto per 2-1 a Cagliari, contro la formazione di Rastelli, al termine di una gara ricca di emozioni. Gli adriatici erano passati in vantaggio dopo appena 2’, ed avevano sprecato l’impossibile, prima di scendere di tono nella ripresa, per vedersi prima raggiungere e poi superare dalla formazione isolana, che dopo un primo tempo giocato in maniera contratta, è uscita nella ripresa dimostrando tutto il suo enorme potenziale. Gli abruzzesi recriminano per la tante occasioni fallite nella prima frazione. In classifica, i sardi volano, ed hanno 13 punti di vantaggio proprio sul Pescara, terzo in graduatoria. Quarto il Cesena, che ha assottigliato il suo svantaggio dagli abruzzesi a 5 punti.

LA CRONACA – Sfida dall’alta quota al “Sant’Elia” di Cagliari, dove va in scena la sfida tra la capolista sarda, e il Pescara, terza forza della cadetteria. Incontro che si preannuncia spettacolare e ricco di emozioni, visto anche i tanti ex in campo da una parte e dall’altra. Entrambe le formazioni si schierano con il 4-3-1-2: Joao Pedro sulla trequarti, a supporto delle 2 punte, Melchiorri e Farias per gli isolani. Nel Pescara, il trequartista è Benali, mentre le due “bocche di fuoco” dell’attacco sono composte dal tandem, Caprari-Lapadula. Arbitra Abisso di Palermo.

Passano appena 2’, e subito arriva il vantaggio del Pescara: ottimo schema su punizione per gli abruzzesi, con Torreira che tutto solo davanti a Storari trova il tap-in vincente che vale la rete del prezioso vantaggio. I sardi sembrano frastornati dalla rete subita a freddo, e all’ 8’ Lapadula sfiora la rete del raddoppio, ma il suo shot dalla distanza finisce fuori bersaglio.

Il Cagliari è in grande difficoltà, mentre il Pescara gioca in scioltezza, e quando si distende in contropiede crea apprensione agli isolani, come 23’ con Lapadula, il cui tiro viene murato in corner da Krajnc, sui cui sviluppi ancora Lapadula si fa respingere il tiro da un difensore sardo. Altro buona chance per il Pescara, ma gli isolani si salvano ancora in angolo.

Al 39’ Pescara pericoloso con un’azione orchestrata dalla coppia Lapadula-Caprari, con quest’ultimo che perde l’attimo buono, calciando da posizione defilata: nessun problema per Storari, ma l’attaccante abruzzese avrebbe potuto concludere prima l’azione.

Al 44’ cross di Benali, ottima scelta di tempo da parte di Storari, che anticipo di un soffio Lapadula, pronto per battere a rete. Sul finire di parziale si vede per la prima volta il Cagliari con un velenoso colpo di testa Joao Pedro: grande colpo di reni da parte di Aresti, che devia in corner.

Prima tempo tutto di marca abruzzese, con i sardi in grandissima difficoltà. Il vantaggio di 1-0 sta decisamente stretto alla formazione ospite, che ha menato le danze per tutta la prima frazione.

L’inizio di secondo tempo vede subito un ottimo cross dalla destra da parte di Memushaj, con Lapadula che non trova la deviazione vincente per un soffio.

Al 49’ ottimo spunto da parte di Melchiorri, il quale, defilandosi dalla destra, entra in area e lascia partire un tiro che timbra in pieno la traversa.

Al 52’ Joao Pedro approfitta di un disimpegno errato da parte della difesa abruzzese, per effettuare un tiro che termina fuori target. Al 59’ corner battuto da Caprari, si crea una mischia furibonda in area, ma Storari si salva ancora.

Al 60’ arriva il pari del Cagliari: ottima apertura di Cinelli per Farias in area, il cui tiro fredda Aresti. Undicesima rete stagionale per l’attaccante rossoblù.

Al 65’ doppia chance per i sardi: prima Melchiorri impegna con un sinistro Aresti, poi Farias da buona posizione non riesce a trovare la rete del sorpasso, che, invece, arriva al 67’ con un clamoroso autogoal di Lapadula, che nel tentativo di liberare la propria area, impatta sfortunatamente il pallone, infilando la propria porta. Il bomber del Pescara cerca subito il riscatto, ma il suo potente tiro scheggia la traversa.

Il Cagliari sembra controllare agevolmente la partita, mentre il Pescara, in questa seconda frazione, non è stato pimpante come nella prima. All’85’ buona chance per Mitrita, che non impatta, però, bene con il pallone.

La partita finisce con la vittoria del Cagliari per 2-1.

Cagliari: Storari, Balzano, Salamon, Krajnc, Barreca, Cinelli, Di Gennaro (26’pt Colombatto), Fossati (12’st Giannetti), Joao Pedro, Farias (34’st Deiola), Melchiorri. In panchina: Rafael, Pisacane, Ceppitelli, Sau, Cerri, Murru. All. Rastelli

Pescara: Aresti, Zampano, Mandragora (37’st Acosta), Zuparic, Mazzotta, Memushaj (30’st Mitrita), Torreira (30’st Cocco), Verre, Benali, Caprari, Lapadula. In panchina: Fiorillo, Bruno, Pasquato, Selasi, Vitturini, Orlando. All. Oddo

RETI: 2’pt Torreira, 16’st Farias, 22’st autogol Lapadula

 

Arbitro: Rosario Abisso di Palermo.

Ammoniti: Balzano, Colombatto, Storari, Cinelli, Torreira

CHRISTIAN BARISANI

Sanità : a sud le ASL pagano i fornitori anche dopo 412 giorni

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Le ASL del Sud, pagano i fornitori con ritardi spaventosi. A sottolinearlo è la Cgia di Mestre secondo la quale gli ultimi dati del 2015 dimostrano che l’azienda sanitaria regionale, salda i propri creditori dopo 412 giorni, dal limite previsto dalla legge che stabilisce che la transazione economica debba avvenire entro 60 giorni dall’emissione della fattura. L’ASL Napoli 1 centro, presenta un ritardo medio di 401 giorni, mentre quella di Roma A si ferma a 397 giorni, quella di Catanzaro a 315 e quella di Bari a 92 giorni. A differenza del Sud, al Centro – Nord, invece, i pagamenti avvengono in anticipo; c’è l’USL della Valle d’Aosta, l’AUSL di Bologna, l’ASL 3 di Genova e l’ASL di Milano che pagano i creditori con 3 giorni di anticipo rispetto al limite stabilito dalla legge ( 60 giorni), l’azienda sanitaria dell’Alto Adige e quella di Trento fanno ancora meglio impiegano 4 giorni in meno rispetto alla scadenza.

Fabio D’Amora

De Laurentiis: “Con il Villarreal daremo tutto ma del Milan non parlo. San Paolo? Renzi si svegli”

Aurelio De Laurentiis ha rilasciato le seguenti dichiarazioni a Kiss Kiss Napoli:

Sul match di ritorno in Europa League: Al Villarreal ci penseremo da martedì, gli spagnoli verranno qui per dare il tutto per tutto e noi dovremo fare altrettanto”.

 Cosa pensa del trentennale della presidenza Berlusconi: “Se arriverò anche io ad un traguardo del genere dipenderà dalla continuità dei successi e dai tifosi, se vorranno restare con me: io lavoro per loro.
Dobbiamo essere entrambi capaci di lavorare insieme in un mondo che sta cambiando. Il calcio dobbiamo cambiarlo insieme per il bene di questo sport e per il bene soprattutto dei tifosi, che spendono tanti soldi per seguire la squadra del proprio cuore”.

 A proposito di Berluscon, al San Paolo arriva il Milan: “Vorrei evitare di parlarne, la squadra deve restare concentrata e fare il suo lavoro, quando si parla troppo si può finire per dare delle indicazioni al nemico.
Però leggo che segniamo poco con centrocampo e difesa rispetto all’attacco, ma le squadre non possono mai essere omologhe, quando si fa sempre l’esame a qualcuno paragonandolo ad altri è sempre sbagliato, siamo tutti diversi. I paragoni non hanno senso”.

 

Su Bologna-Juve: “I rossoblù sono una squadra allenata molto bene, Donadoni lo abbiamo già visto al Parma, hanno una società seria con persone canadesi ed uno spirito corretto verso i giovani.
Ieri abbiamo visto dei ragazzi molto intriganti, c’era addirittura un diciottenne schierato: nel calcio le cose cambiano, non si può sempre essere vincenti anche se la Juve veniva da 15 vittorie consecutive, un incidente di percorso poteva esserci”.

 Sulla querelle San Paolo: “Abbiamo capito che il decreto legge sugli stadi è inapplicabile, De Magistris è un’ottima persona e lo ha capito. C’è tutta la volontà di fare le cose giuste all’interno delle opportunità che ci verranno offerte da altre leggi, stiamo studiando che cosa poter fare.
Se Renzi potesse dare ai sindaci e ai club una cabina di regia prioritaria, concedendo delle deroghe di percorso per velocizzare qualsiasi attività atta risanare impianti dedicati allo sport sarebbe un grande passo avanti.
Se noi vogliamo pensare alle Olimpiadi in Italia, visto che l’amico Luca Di Montezemolo e Malagò hanno presentato all’Eur questa candidatura, bisogna che gli impianti sportivi vengano rimessi in pista, se a un certo punto lo Stato non ha oggi fondi da mettere a disposizione, almeno per invogliare i privati a mettercene dei propri serve sburocratizzare il tutto.
Il sindaco ed il presidente di una società sportiva devono avere l’autorità per far sì che tali impianti ci mettano in condizione intelligente di essere a disposizione per i Giochi Olimpici. Renzi, svegliati! Non chiediamo denaro, ma una sburocratizzazione per poter fare: smettiamola di cincischiare e di rallentare, che ci ha fatto perdere in questi anni posizioni importanti del mondo”.

Numeri 1 in Tour, date e ora del prossimo stage

Brexit, Cameron annuncia: “Referendum in Gb il 23 giugno”

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“Lasciare l’Europa minaccerebbe la nostra sicurezza economica”.

LONDRA – Gli elettori britannici saranno chiamati a votare il 23 giugno per il referendum sulla permanenza o meno del Regno Unito nell’Ue. Lo ha annunciato il primo ministro conservatore, David Cameron, a margine di una riunione straordinaria del governo svoltasi oggi dopo l’accordo di Bruxelles della scorsa notte su quello che Downing Street definisce “il nuovo status speciale della Gran Bretagna” all’interno del Club dei 28.

“Andrò in Parlamento e proporrò che il popolo britannico decida il nostro futuro in Europa attraverso un referendum giovedi 23 giugno”, ha dichiarato parlando davanti alla sua residenza al numero 10 di Downing Street. Il Consiglio dei ministri ha approvato la posizione del governo di raccomandare l’adesione del Regno Unito a un’Europa riformata.

“Lasciare l’Europa minaccerebbe la nostra sicurezza economica”, ha aggiunto il primo ministro britannico. Il voto sarà “una delle più importanti decisioni che questo Paese affronterà nella sua esistenza”. Secondo Cameron, la Gran Bretagna sarà “più sicura, più forte e più prospera in un’Europa riformata” di quanto lo sarebbe uscendo dall’Ue.

Il primo ministro britannico ha poi sottolineato che chi è a favore della Brexit rischia di danneggiare sia l’economia, sia la sicurezza del Regno Unito di fronte a criminalità e terrorismo, aggiungendo di aver mantenuto “la promessa fatta tre anni fa”, quando annunciò di voler negoziare una revisione dei rapporti con l’Ue e convocare poi un referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Unione. E ha infine confermato che i ministri del governo conservatore – in parte contrari all’accordo da lui raggiunto – avranno “libertà di voto”.

*larepubblica

ElectionDay: tutti uniti tranne…

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Da qualche giorno si parla di amianto a Castellammare, addirittura c’è la possibilità che l’Eternit abbia contaminato anche i 5 chilometri di costa del litorale stabiese. Insomma un grave problema (uno dei tanti ndr) che dovrà affrontare la prossima amministrazione comunale. I giorni trascorrono e, pian piano, tutti si stanno organizzando. Nel centrosinistra si è tenuto anche il congresso dei giovani del PD che hanno votato per il rinnovo dei propri vertici, eleggendo alla segreteria locale il 24enne Ciro Esposito e alla presidenza Gennaro de Risi, un prodigio avendo solo 20 anni. Le primarie salteranno e un documento unico sosterrà il candidato sindaco Dem.  Dall’ altro lato c’è Forza Italia che ha aperto una sede nuova e alla ricerca del candidabile.  Al centro ci sono le liste civiche che stanno elaborando un programma ma non riescono a convergere su un nome singolo.  Poi ci sono loro, i cosiddetti grillini. Una speranza per molti.  Stanno da mesi per cercare di stilare un programma elettorale e scegliere i criteri per eleggere i candidati al consiglio comunale e alla carica di sindaco. SI sono formate al suo interno più correnti che stanno bloccando le procedure democratiche che, da sempre, sono per loro come un vangelo. Alcuni tra i candidati stanno facendo di tutto per blindarsi ed essere scelti. Chi sta facendo pressioni è lo stesso Alessandro Criscuolo che ha intenzione di scendere come primo candidato a qualsiasi prezzo. Il giovane, affetto da manie di protagonismo, ha già un gruppetto di iscritti che potrebbero sostenerlo, asfaltando praticamente l’altro candidato più giovane Luigi de Rosa. Tra tutto questo marasma ci sono i due Enzo Amato e Luigi Battista.  Quest’ultimo  sembra aver iniziato la campagna elettorale prendendo una strada propria, dopo aver riabbracciato il proprio gruppo. Democrazia diretta e partecipazione popolare. è proprio così? Un post di un attivista  fa riflettere e ne riportiamo solo l’ultima parte. 

 

“Ora l’ amministrarore cancellerà questo post perché nessuno debba mai venire a sapere che qualcuno vuole vincere facile blindandosi dietro le opzioni scelte da meno della metà degli aventi diritto al voto . Discussioni prima di queste sull’ argomento in essere già sono state cancellate da Alessandro Criscuolo amministratore e candidato.” 

 

Prima dei candidati dovrebbero ricercare il valore della democrazia.  Addirittura chi scrive sul gruppo pubblico corre il rischio di essere censurato. Ma Casaleggio & Co. predicano questo? Chissà. 

 

In regione il Gruppo M5S ha fatto aprire lo “sportello cancro” sul sito della Regione Campania e non vi è stata una presa di posizione sulla questione amianto dall’ eletto pentastellato stabiese. L’ultima ancora di salvezza per la città delle acque è proprio l’ente regione, capace di poter attingere ai fondi necessari per eventuali bonifiche territoriali.  Con la salute dei cittadini non si può scherzare, non più. 

 

 

 

SPALLETTI TRA LA DEVOZIONE AI 60 MILA DELL’OLIMPICO E LA PATATA BOLLENTE TOTTI…

Non c’è pace per Daniele De Rossi. Ieri gli esami strumentali hanno evidenziato un nuovo guaio al soleo del polpaccio rimediato a causa dell’ingresso in campo nella sfida stellare contro i blancos di Zidane. Si riacutizza, dunque, un problema che ha tormentato il centrocampista di Ostia circa circa 5 volte negli ultimi due anni. “Forse avrei dovuto usare più prudenza nel farlo entrare dopo uno stop, faccio mea culpa, è mia la responsabilità del fatto che ora lo perdiamo per un po’ di tempo (un mese circa a quanto è emerso dalle indagini diagnostiche). Perdiamo un giocatore importante ma abbiamo le possibilità di sostituirlo. Vainqueur per esempio ha fatto vedere di essere un giocatore su cui possiamo appoggiarci, senza contare che Strootman sarà con noi da domani, verrà convocato come lo stesso Keita. Insomma, siamo coperti ma dispiace non avere un giocatore dello spessore di Daniele”.

ED IL RUOLINO DI MARCIA? “Mi aspettavo di poter incidere maggiormente all’inizio sotto l’aspetto del contributo nervoso. Ci abbiamo messo qualche giorno più del previsto per oliare certi meccanismi. Alcune partite potevano andare diversamente, anche certe vittorie. Ovviamente non voglio dire che non ce le siamo meritate ma a volte abbiamo prestato il fianco a situazioni favorevoli per l’avversario e pericolose per noi. Ho forza e fiducia per il futuro perché vedo la giusta predisposizione al lavoro da parte dei ragazzi”.

I CASI…SPINOSI: “Mire (Pjanic) è un giocatore dalla qualità immensa. È vero che ha offerto una prestazione al di sotto del suo livello contro il Real ma c’è da dire che ha corso molto e questo è positivo perché vuol dire che ha ben recepito il mio messaggio: io volevo che mantenessimo più possesso palla rispetto agli avversari, in modo da fare meno fatica e da far emergere al meglio le capacità sue e dei compagni. Quando poi il pallino del gioco ce lo ha avuto il Real la situazione si è complicata e noi ci siamo dovuti adeguare. Ovviamente, però, è vero che il bosniaco può e deve fare di più”. L’esclusione di Edin Dzeko dall’11 titolare di mercoledì sera è stata una scelta a dir poco roboante, soprattutto se si considera che nell’ultimo turno di campionato il compagno di nazionale di Pjanic si era sbloccato trovando la rete su azione dopo un lunghissimo digiuno. Ovviamente i cronisti presenti in sala stampa non mancano di sottoporre anche questo imput al tecnico di Certaldo. “Quando si è ad allenare in una squadra come la Roma, bisogna che qualcuno rimanga fuori. Chiaramente chi viene escluso ci resta male, è nell’ordine delle cose. Tuttavia quello che conta per me è che si rimanga sempre entro il solco dei giusti comportamenti professionali e questo finora non è mai mancato. L’altra sera in panchina non c’era solo Dzeko. Domani potrà giocare come altri. Iago Falque finora è rimasto a fare dei lavori in più rispetto agli altri perché sentiva il bisogno di incrementare la forma fisica ed è un calciatore che mi piace perché sa fare più ruoli quindi lo tengo in considerazione. Anche Castan si sta impegnando in maniera straordinaria. Cerco di fare il massimo per il bene della Roma giacchè la cosa più importante è la squadra ed i suoi risultati. Dobbiamo tenere in considerazione soprattutto i 60 mila presenti l’altra sera. Quello è un patrimonio a cui essere devoti ma nei confronti del quale abbiamo una responsabilità”.

La vera patata bollente degli ultimi giorni in casa giallorossa è però soprattutto quella legata al Capitano. Pare che Totti, nel post partita di Champions abbia risposto ad un cronista iberico che avrebbe voluto intervistarlo: “ormai cosa ci fai con me?” come ad esprimere il profondo disagio di chi avverte di essere stato accantonato. Su questo punto, Spalletti è molto chiaro: “considero in maniera così forte Francesco come calciatore che lo valuto al pari degli altri perché il nostro obiettivo sono i risultasti ed è in virtù di questi che svolgo il mio ruolo. Son convinto che lui possa dare un immenso contribuito alla squadra dal punto di vista qualitativo facendolo però da dentro il gruppo perché lui non può stare laggiù da solo. In questo periodo si sta allenando bene e con continuità, è venuto il giorno dopo la partita con il Real ed ha fatto tutto quello che doveva fare. Può esser pronto per giocare. Non faccio il trombettiere, ma l’allenatore eppure forse ho contribuito anche io a farlo stare al di fuori del gruppo nella gestione precedente. Lui riesce a darti qualità purchè la squadra faccia un buon lavoro. Potrà essere titolare domani ma questo non esclude assolutamente Dzeko, non esistono contrapposizioni. Potrebbero anche giocare entrambi”.

Claudia Demenica

LEGA PRO GIRONE C PRESENTAZIONE 23ma GIORNATA

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Nella 23^ giornata del campionato di Lega Pro girone C sono attesi affascinanti scontri al vertice.

Sabato si affrontano Lecce-Foggia in un derby tutto pugliese, mentre alle 20:30 la Casertana al Pinto riceve il Cosenza.

Il Benevento sarà l’ultimo a scendere in campo con il vantaggio di conoscere già il risultato delle sue inseguitrici. Gli stregoni di Auteri saranno di scena domenica a Monopoli.

La domenica si apre alle 14:00 con il match tra Andria-Akragas. Gli ospiti sono alla ricerca della 5 vittoria consecutiva,ma occhio ai pugliesi che dopo un lungo digiuno di vittorie la scorsa settimana hanno ritrovato il successo contro la Lupa Castelli Romani,fanalino di coda del girone.

Alle 15:00 al “Ceravolo” si affrontano Catanzaro-Catania in uno match che mette in palio punti pesanti per allontanarsi dalla zona calda.

Alla stessa ora sfida delicata tra Melfi ed Ischia, squadre divise appena da un punto.

Sabato alle 14:00 apre Matera-Messina,con i lucani che godono di un ottimo momento di forma dopo aver fermato la scorsa settimana il Foggia. 

Alle 17:30 è la volta della Paganese che ospita la Lupa Castelli Romani,fanalino di coda.

Alle  20:30 al “Menti” di Castellammare scende in campo la Juve Stabia contro il Martina Franca, con le vespe che sono alla ricerca di una vittoria che manca da oltre due mesi.

Napoli, gara di selfie all’uscita da scuola “Ucciso un ragazzo mando la foto a casa”. DARIO DEL PORTO*

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La fossa dove è stato sepolto Vincenzo Amendola

Il 18enne era scomparso due settimane fa Il corpo trovato in un campo Attorno al fosso il capannello di coetanei e gli scatti shock.

Lo zaino con i libri sulle spalle, il cellulare in pugno. All’uscita di scuola, un gruppo di studentesse si ritrova sul luogo di un delitto: proprio davanti alla fossa dove, fino a poche ore prima, era sepolto il corpo di un ragazzo di appena diciotto anni. Qualcuna sorride, altre scattano foto con il telefonino.

“Sapevano benissimo ciò che era successo: siamo arrivati insieme e ho sentito che, fra di loro, dicevano: ora lo fotografo per mandarlo a mia madre”, racconta Marco Sales, il fotoreporter che ha ripreso la scena.

San Giovanni a Teduccio, periferia orientale di Napoli, pochi minuti dopo mezzogiorno. La vittima si chiamava Vincenzo Amendola. Non aveva mai avuto guai con la giustizia. Il 5 febbraio era sparito nel nulla. Per cercarlo, familiari e amici si erano rivolti anche a “Chi l’ha visto”. Dopo due settimane, lo hanno trovato sotto mezzo metro di terra in quel campo distante un tiro di schioppo, in linea d’aria, da un paio di istituti scolastici e dal parco pubblico intitolato a Massimo Troisi. Gli hanno sparato alla testa. Uno, forse due colpi di pistola. La squadra mobile ha fermato un sospettato: ha 23 anni e piccoli precedenti. Il movente è ancora poco chiaro. Sullo sfondo, ipotizzano gli investigatori coordinati dal procuratore aggiunto Filippo Beatrice, un movente passionale o una “punizione” decisa dalla camorra per ragioni da chiarire.

Mentre l’inchiesta va avanti, l’immagine dei “selfie” davanti alla buca fa il giro della rete, suscitando la consueta girandola di pareri contrastanti. Uno che di ragazzi ne ha conosciuti tanti, il direttore del carcere minorile di Nisida Gianluca Guida, intravede nel gesto di quelle studentesse i segnali di quella che, spiega a Repubblica, “alcuni osservatori hanno definito come la quiet generation: una generazione tranquilla, ma corazzata da un vuoto pneumatico che li circonda e li estrania da ogni emozione. Ai nostri occhi – aggiunge Guida – quella fossa rappresenta una persona che è stata uccisa. Guardandola, possiamo indignarci, commuoverci, provare rispetto verso chi non c’è più. Per questa generazione, invece, l’unico mezzo per entrare in relazione con i fatti è lo strumento mediatico. La foto è il modo con il quale si impossessano di un evento o di un luogo, ma lo fanno senza emozioni. Non lo sentono. Questa difficoltà educativa a entrare in empatia con le situazioni e con le persone rappresenta, a mio avviso, il vero campanello d’allarme”.

Marco Rossi-Doria, una vita come maestro di strada nei vicoli di Napoli, già sottosegretario all’Istruzione, ragiona: “Un fosso di periferia. Le ragazze intorno con i cellulari. Un gesto di ogni momento nel luogo che però evoca la fine terribile di un altro povero ragazzo ucciso. Perché accade tutto questo? È difficile rispondere. Ma ovunque ora – e non solo tra i ragazzi – lì per lì ogni cosa vale come le altre. Il bacio davanti al mare. Il gol al calcetto. La buca dove è stato trovato un giovane assassinato. La faccia dell’amica mentre ride di te. Succede un fatto – che sia bello, terribile, banale, nella vita individuale, nel quartiere, in classe, nella città. E io lo metto nel mio cellulare. Adesso. È tutto sullo stesso piano e dura per quel momento lì che tu scatti col cellulare. È così che lo affianchi, lo registri, lo rimandi, vai oltre. L’unica cosa che cambia è se riguarda te, proprio te. Allora ci ritorni, ti disperi o ti dà gioia. E ridiventa vero”.

Ma se le cose stanno così, aggiunge Rossi-Doria, “abbiamo, tutti, un compito. Civile, politico, umano: le cose comuni devono potere ridiventare tue. E per farlo il quartiere, la vita, il parlare, il lavoro devono ridiventare nostri. Comunità. È il compito di chi educa, di chi promuove sviluppo, di una politica che abbia senso. Di ogni città. Per tirarci fuori dall’alienazione, dalla banalizzazione. E ridare finalmente prospettiva e speranza a questi ragazzi”.

*larepubblica

 

Il Napoli prende informazioni su Denis Suarez

Il Napoli lavora per il presente, ovvero provare a strappare alla Juventus il quinto scudetto consecutivo ma anche raggiungere gli ottavi di finale di Europa League. Eppure uno sguardo al futuro lo si può iniziare a dare, proprio a partire dal Villarreal. Come si legge sull’edizione odierna di Tuttosport, in occasione della gara d’andata il club partenopeo ha potuto anche approfondire un discorso di mercato con il Villarreal: ha preso informazioni proprio su chi lo ha punito, ovvero quel Denis Suarez che, tuttavia, è di proprietà del Barcellona. Il suo agente, ieri, ha dichiarato: “Dopo il match abbiamo cenato insieme per festeggiare e mi ha detto di essere rimasto impressionato dalla forza degli azzurri: sono davvero un’ottima squadra e Denis sa bene che il San Paolo sarà un campo difficile sul quale fare risultato”.

Il subdolo campanello d’allarme degli ultimi 180’ non deve essere ignorato

Impongono un’attenta riflessione i due ko subiti dalla squadra di Sarri nello spazio di appena cinque giorni contro Juve e Villarreal. Niente di irreparabile, secondo l’edizione odierna di Repubblica, “ma il subdolo campanello d’allarme degli ultimi 180’ non deve essere ignorato, nonostante non ci siano gli estremi per parlare nemmeno di una mini crisi. Il bicchiere rimane abbondantemente pieno, analizzando i risultati e la qualità del gioco, per un gruppo che sta attraversando la stagione in modo eccellente. È altrettanto vero, però, che sarebbe riduttivo e superficiale limitarsi a prendere atto di un periodo storto, ignorando le problematiche emerse nelle ultime sfide. Pure il più sofisticato degli orologi può avere bisogno d’essere rimesso a punto. L’importante è rendersene conto, però”.

Una sola rete di Higuain e su rigore, macchina inceppata

Sarri non è preoccupatoma diversi quotidiani sottolineano il vuoto nella casella gol segnati nelle ultime due gare. Si parla di crisi in attacco e a finire nel mirino paradossalmente ci capita Higuain e i compagni di reparto. L’edizione odierna de Il Mattino parla di flessione e macchina inceppata: “Un solo gol nelle ultime tre partite, quello di Higuain su rigore contro il Carpi, e per la prima volta senza reti per due gare consecutive. L’ultimo gol su azione di Callejon contro la Lazio, il pallonetto. La media realizzativa del Napoli si è abbassata drasticamente in campionato: da 2.26 nelle prime 23 giornate a 0.50 nelle ultime due gare con Carpi e Juve.Una macchina da gol perfetta quella del Napoli che si è inceppata di colpo, da 74 reti in 29 gare a una soltanto nelle ultime tre”.  

Grassi ha recuperato: ora la decisione spetta a Sarri

Lunedì 22 febbraio, era stata questa la data fissata per un possibile rientro di Alberto Grassi. Come riferisce l’edizione odierna del Corriere dello Sport, le aspettative sono state mantenute: il giocatore ha recuperato. Anche ieri, dopo già diversi giorni, l’ex Atalanta ha lavorato con il gruppo e mostrato buone giocate in allenamento. L’infortunio rimediato al ginocchio destro mezz’ora dopo la firma è ormai alle spalle, ora spetterà a Maurizio Sarri valutare se la sua condizione atletica sia tale da giustificare una convocazione già lunedì. Dovesse saltare l’appuntamento col Milan, l’appuntamento slitterebbe alla prossima settimana con la Fiorentina. Una cosa è certa: il tecnico potrà contare sul talento classe 95 per questo rush finale di stagione. 

“Adda passa’ ‘a nuttata”, ecco cosa ha fatto il mister al rientro dalla Spagna

“Se capita un momento di flessione, bisogna fare appello alle certezze che ti sei costruito in precedenza”. Si apre così l’analisi dell’edizione odierna di Tuttosport che aggiunge di come Sarri “ieri nel volo di rientro da Castellon aveva l’aspetto di chi sta studiando come tamponare il problema, in attesa che lo stesso venga naturalmente espulso dalla testa di ognuno dei suoi atleti” ed i suoi uomini hanno “espresso ugualmente il suo gioco, fatto di predominio territoriale, ma senza l’intensità che lo aveva reso celebre”: “Adda passa’ ‘a nuttata”, è l’antico adagio associabile al pensiero in comune tra i calciatori e Sarri.

Gazzetta attacca: “Il gioco del Napoli è scontato, tutti lo conoscono!”

Uno dei punti di forza del Napoli, finora, è stato il modulo: cambiato dopo tre partite, passato dal 4-3-1-2 al 4-3-3, è stato uno dei motivi della grande stagione della squadra di Maurizio Sarri. Adesso, però, secondo l’edizione odierna della Gazzetta dello Sport “dopo 25 giornate il gioco del Napoli sotto certi aspetti è abbastanza scontato e non ha formule diverse per aggirare le contromosse degli allenatori avversari. Tutti conoscono il gioco impostato da Sarri e si regolano di conseguenza, difendendo più bassi e più corti ed il tecnico napoletano è più propenso a far girare gli uomini che a modificare qualcosa sul piano tattico”.

Bologna perde Umberto Eco, il suo illustre professore. ILARIA VENTURI*

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Ha fondato il Dams e poi Scienze della comunicazione. A giugno aveva ricevuto il Sigillum Magnum dell’Ateneo. Il sindaco: “Ci mancherà la tua libertà di pensiero”. L’ex rettore Dionigi: “Oggi ci sentiamo tutti orfani”

BOLOGNA – La morte di Umberto Eco colpisce Bologna, la città che lo ha avuto come il suo professore più illustre. Il semiologo di fama mondiale era un simbolo dell’Alma Mater, il suo era un legame profondo con l’università e la città. “Le osterie e i portici, questo è uno degli aspetti più belli dell’università bolognese”, diceva. Eco, libero docente nel 1961 e in cattedra da ordinario nel 1975, ha insegnato Semiotica a generazioni di studenti: è stato uno dei fondatori del Dams – storica e gloriosa avventurapartita negli anni ’70 – e poi, in anni più recenti, del corso di laurea in Scienze della comunicazione: non più un laboratorio creativo ma cinque anni di studi con un forte taglio semiologico. Dal 2008 guidava la Scuola Superiore di Scienze Umanistiche dell’ateneo bolognese ed era professore emerito. Qui a Bologna l’università gli dedicò una festa intima e riservata per i suoi 80 anni.Il cordoglio della città e dei suoi allievi. “Ci sono professori che sono resi famosi dall’Alma Mater e ci sono professori che rendono famosa l’Alma Mater: Eco era il primo tra questi”, ricorda l’ex rettore Ivano Dionigi, che con il semiologo ha condiviso l’avventura accademica. “Tra le mille cose da dire, una su tutte: la sua generosità verso gli studenti e la sua fedeltà all’Alma Mater. Tutte le volte che essa lo chiamava, lui rispondeva, lui c’era – continua Dionigi – Per me è stato un grande onore e un grande piacere dell’intelligenza averlo potuto incontrare e accompagnare a Bologna, a Pesaro e altrove. Oggi ci sentiamo tutti orfani”. L’università e la città. “Ci mancherai, mancherai a Bologna, ci mancherà il tuo ingegno, il tuo spirito, la tua libertà di pensiero, addio Umberto”, è il messaggio del sindaco Virgino Merola. Mentre il governatore Stefano Bonaccini lo saluta ricordando un passaggio de Il nome della rosa”: “Lascio questa scrittura…”. Via tweet il cordoglio di Bologna, il saluto di professori e dei suoi allievi. “Era il 1972 – scrive il mass mediologo Roberto Grandi –  Mi pare ieri. Grazie per i momenti belli che abbiamo condiviso”. Nei social lo piangono i suoi ex studenti, cresciuti con “Apocalittici e integrati”, ricordando le memorabili lezioni di Eco, affollatissime, nell’aula “III” di Lettere, in via Zamboni 38, l’aula storica del movimento studentesco: “Ciao prof”.

“Poco fa ha iniziato a piovere a Bologna – twitta l’europarlamentare Elly Schlein – Ci mancherà il suo sguardo sul mondo.”
 
Il sigillum dell’Alma Mater. Proprio a giugno scorso, in occasione di Reunion, il raduno mondiale dei laureati dell’università di Bologna, Eco aveva ricevuto il Sigillum Magnum dell’Alma Mater. “Non mi resta che imitare i nostri ciclisti vincitori di tappa: ciao mamma, sono arrivato ultimo, saluto gli amici del bar sport”, aveva ironizzato alla cerimonia, avvenuta nell’aula magna di Santa Lucia davanti ai dottori di ricerca appena diplomati. A loro aveva ricordato: “Aspetto solo il momento in cui sia abolito il valore legale del titolo di laurea, così le università migliori saranno premiate”. Sempre davanti ai dottori di ricerca in tocco e toga, alla cerimonia nel 2012 in piazza Maggiore, aveva pensato a loro, i giovani meglio formati: “Il mio appello al mondo imprenditoriale è che prenda molto sul serio chi ha avuto una preparazione dottorale, è un capitale umano che non va sprecato”.
La lectio magistralis di Eco sul dolore (VIDEO)

La lezione sul dolore al Mast. “La cultura alza la soglia della sofferenza. Credo che possa essere incoraggiata un’educazione culturale al dolore. Così come il filosofo impara a essere “per la morte”, tutti noi dovremmo imparare a essere “per il dolore”». Così Umberto Eco, di fronte a una platea di medici e infermieri specializzati in cure palliative, ad aprile di due anni fa al Mast, la cittadella della cultura della Fondazione Seragnoli, aveva parlato della sofferenza. Individuando una nuova frontiera per «la filosofia di domani»: la necessità di un diverso approccio culturale al dolore. Poi aveva strappato una risata e un lungo applauso, congedandosi con una battuta: «Io mi fermo. E vi lascio al prossimo mal di denti».

La difesa della cultura umanistica. Tante le lezioni accademiche del professore a Bologna. Durante un seminario alla Scuola di alti studi di via Marsala, Eco aveva difeso la cultura umanistica attaccando “la politica in atto, che deprime finanziariamente le facoltà umanistiche, mette in questione l’interdisciplinarietà dei saperi: è una nuova forma di barbarie e di dipendenza coloniale da altre culture e paesi”.

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ESCLUSIVA – Helveg: “Il Napoli può vincere lo scudetto, ma la Juve sta facendo grandi cose”

A “L’Orda Azzurra”, in onda sulle frequenze di Vivi Radio Web, l’ex calciatore del Milan Thomas Helveg è intervenuto in esclusiva toccando diversi temi a proposito della sfida in programma lunedì tra Napoli e Milan: “Milan in netta ripresa, dalla vittoria nel derby vi è stata una svolta in senso positivo. In questo periodo il Napoli è in leggera flessione ma resta sempre una grande squadra e sono convinto che ha le qualità per rialzarsi subito. Il Milan ha una grande storia e Berlusconi è un simbolo di questa società in Italia e nel mondo. Le difficoltà degli ultimi anni sono legate anche alle diverse questioni politiche in virtù del fatto che Berlusconi rappresenta l’emblema di questo club. Curioso il fatto che in estate Mihajlovic sia stato accostato alla panchina del Napoli e Sarri a quella del Milan, ma credo che entrambe le società siano soddisfatte delle proprie scelte, anche se entrambi gli allenatori hanno vissuto momenti difficili. Il Napoli può lottare su entrambi fronti, campionato ed Europa League, anche se in questo momento la Juventus sta facendo qualcosa di straordinario”.

a cura di Ciro Novellino

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Cesarano: “Due sconfitte beffarde, ma niente drammi. Higuain non si discute, ma Gabbiadini rischia l’Europeo”

Il giornalista Rino Cesarano è intervenuto a “L’Orda Azzurra” programma che va in onda su Vivi Radio Web la radio ufficiale di Vivicentro.it. Queste le sue parole: “Due sconfitte beffarde contro Juventus e Villarreal ma la squadra di sicuro non è uscita ridimensionata. Anche in Spagna è riuscita ad esprimere il suo credo tattico tenendo testa ad un avversario ostico facendo un’ ttima prestazione; la punizione concessa è frutto della stanchezza. La preoccupazione è che con un passo falso contro il Milan si correrebbe il rischio di perdere tutte le certezze tattiche conquistate fino a questo momento, ma sono convinto che la squadra possa fare una grande prestazione lunedì sera. Higuain non si discute, tutti hanno dei momenti di flessione che vanno di pari passo con la flessione dell’intera squadra; di sicuro è risultato meno brillante in queste ultime sfide. Hamsik nei momenti cruciali non riesce a incidere, purtroppo non vi è un’alternativa valida. Credo che solo El Kaddouri sia in possesso delle stesse caratteristiche ma ha bisogno di continuità. Gabbiadini ha bisogno di ritrovare autostima e non va trascurato poiché può essere risolutivo nel finale di campionato. Purtroppo con queste prestazioni poco brillanti rischia l’ Europeo. Sarri fa bene a concedere momenti di riposo ai calciatori per mantenere un clima sereno”.

Pasquale Ammora

Italia Mele: “C’è un gesto di Higuain che non mi è piaciuto. Tutto ancora in gioco, saranno 13 finali”

L’editrice di 100x100napoli.it, Italia Mele ha preso parte a “L’Orda Azzurra”, trasmissione radiofonica di Vivicentro.it. Ecco le sue considerazioni: “In campionato 13 finali attendono il Napoli, in Europa League la situazione è diversa: si tratta di partite da 180 minuti e il Villarreal in trasferta non gioca come in casa. Tra l’altro gli spagnoli non hanno fatto una prestazione devastante e hanno sbloccato il risultato su calcio piazzato. Il Napoli da un paio di partite sta applicando una fase difensiva impeccabile ma al contempo una minore fluidità nella manovra d’attacco. Mertens e Gabbiadini poco brillanti: Manolo è reduce da un lungo infortunio e ha bisogno di continuità, da Mertens mi aspettavo di più. A mio avviso la minore fluidità della manovra è causa di prestazioni non esaltanti di Hamsik, l’unico con le qualità giuste per innescare la giocata conclusiva. Tutte le partite sono importanti e Sarri è costretto a fare delle scelte obbligate vista la possibilità concreta di lottare per lo scudetto. E’ giusto privilegiare il campionato a fronte di un’ Europa League che porta pochi introiti, ciò non toglie che non si può non onorarla, anche perchè i calciatori che scendono in campo sarebbero di sicuro titolari in quasi tutte le squadre di serie A. Non mi è piaciuto tanto un gesto di Higuain a Torino nei riguardi di Insigne che lo aveva invitato ad alzare il pressing. Il pipita deve prendersi la squadra sulle spalle e sono convinta che Sarri sta lavorando molto su questo aspetto”.

Pasquale Ammora

Verona, la prima italiana incinta con la Zika: “Mio figlio mai nato per colpa del virus”. TIZIANA DE GIORGIO*

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La gravidanza in Brasile, la malattia, poi la scoperta dei problemi al feto. Sofia racconta il suo calvario: “Il momento peggiore è stato quando ho visto quelle macchie sull’ecografia”

PESCHIERA DEL GARDA ( VERONA). Sofia stringe fra le mani una foglia di quercia raccolta in autunno su un prato di Lubiana. E l’impronta di un minuscolo piede impressa su un cartoncino con l’inchiostro blu. È tutto quello le rimane di Pietro, suo figlio. “Sarebbe dovuto nascere il giorno dell’Immacolata, a Verona. Non ne ha avuto il tempo: Zika è stato più veloce “. È lui la prima vittima italiana del virus che terrorizza il Centro America. Sofia oggi ha 26 anni e fino a pochi mesi fa viveva in Brasile, dove si è sposata. Era il 2012 quando ha deciso di lasciare il Veneto per trasferirsi a Natal. Studiava biologia, voleva diventare un’esperta di botanica medica. E a marzo ha scoperto di essere incinta. “Un inizio di gravidanza difficile ma normale”, racconta seduta su una panchina davanti al lago di Garda, luogo della sua infanzia. Mentre i suoi grandi occhi verdi e profondi fissano l’acqua. “Fino a quando non sono arrivate quelle bolle”.
Di che bolle parla, Sofia?
“Una mattina me le sono trovate su tutto il corpo. Sotto i piedi, sotto le mani. Per due giorni non sono riuscita a dormire per il prurito. Poi, i dolori alle ossa. La febbre altissima. Ero all’inizio del terzo mese, mi sono spaventata “.
Ha chiamato un medico?
“La mia ginecologa di Natal. Al telefono mi ha detto: “Stai tranquilla, dovrebbe essere il nuovo virus, si chiama Zika”. Non avevo mai sentito quel nome in vita mia. Ma lei mi ha rassicurato: “Passa nel giro di qualche giorno, non devi fare nulla”. Mi sono fidata”.
È andata così?
“Dopo tre giorni era scomparso tutto, sono tornata alla normalità. Dalle visite successive ho scoperto che era un maschio. Vedevo il suo corpicino: “Va tutto bene”, mi dicevano i medici durante i controlli. L’ho chiamato Pietro da subito”.
Perché ha deciso di tornare in Italia?
“Volevo far nascere mio figlio qui. Sono arrivata in estate e ho iniziato a fare tutte le analisi di routine in un ospedale di provincia, vicino a casa”.
Quando si è accorta che qualcosa, nel bambino, non andava?
“Ad agosto. Ero al quinto mese quando la ginecologa mi disse: “Ma è sicura di aver concepito questo bimbo a marzo? Perché è molto più piccolo del normale”. Mi ha detto di tornare venti giorni dopo per ulteriori controlli. Un’eternità. Alla seconda visita mi hanno spedita al pronto soccorso dell’Ospedale civile maggiore di Borgo Trento come gravidanza a rischio”.
È una delle sedi dell’ospedale più importante di Verona. Che cosa le hanno detto?
“Hanno fissato per la settimana successiva un’ecografia di terzo livello. Ma il tempo passava. Comunque, è qui che una dottoressa, all’improvviso, ha sgranato gli occhi. “E queste cosa sono?”, ha detto fissando il monitor. Indicava la testa di Pietro”.
Cosa aveva visto?
“Delle macchie. Non capiva cosa fossero. L’abbiamo scoperto il 23 settembre con una risonanza magnetica fatta la Policlinico. Le loro parole, quando è arrivato l’esito, non le dimenticherò mai”.
Mi racconti cosa c’era scritto in quell’esito, Sofia.
“Ancora prima di poterlo leggere, una dottoressa mi ha messo una mano sulla spalla. Mi ha detto che ero giovane, che avrei potuto avere tutti i figli che desideravo. In futuro”.
Perché in futuro? Cos’aveva Pietro?
“Il suo cervello era pieno di cisti. Era come se un tarlo si fosse mangiato i suoi tessuti. Mi hanno spiegato che non avrebbe potuto vedere, sentire. E nemmeno parlare”.
Le hanno spiegato il motivo di quelle cisti?
“Avevo fatto tutte le analisi per le malattie tropicali come la Dengue. Negative a tutto. Nel frattempo mi ero documentata, continuavo a ripetere ai dottori che venivo da un paese dove c’era un virus di nome Zika. Mi hanno detto che non c’era letteratura, che non ne avevano mai sentito parlare”.
Cosa hanno deciso di fare i medici a quel punto?
“Non hanno deciso niente. Mi hanno lasciata sola. Domandavo se il mio bambino sarebbe stato un vegetale, se aveva speranze di vita. Nessuno si sbilanciava. Ma mi hanno fatto capire che sarebbe stato meglio abortire. A quel punto però era al settimo mese. “In Italia non possiamo”, hanno detto. Poi, quasi di nascosto, mi hanno dato un foglio”.
Che c’era scritto?

“L’indirizzo del Centro clinico universitario di Lubiana, in Slovenia: “Lì si può fare, vada lì””.
E lei è partita per Lubiana.
“Ero disperata, nessuno mi dava risposte. Quando sono arrivata, il 12 ottobre, è stata istituita una commissione medica per me. In Italia, niente di tutto questo. Ma si sono accorti che Pietro nel frattempo aveva smesso di muoversi”.
Pietro non è mai nato?
“Sono stata indotta al parto il 15 ottobre, il suo cuore non batteva più. Ho solo queste impronte del piede e della mano che mi ricordano mio figlio. I suoi tessuti li ho donati ricerca: un mese più tardi mi hanno mandato risultati dell’autopsia. Nel suo cervello hanno trovato, per la prima volta in Europa, il virus Zika. Il mio caso è stato pubblicato sulla rivista inglese specialistica New England Journal of Medicine con il titolo: “Zika virus associated with microcephaly””.
Perché conserva quella foglia di quercia, Sofia?
“A Lubiana abbiamo potuto celebrare un funerale per Pietro, insieme agli altri bambini mai nati. Lì si usa così. Abbiamo sparso le sue ceneri su una collina, è simbolo della pancia di una mamma. Questa foglia è caduta proprio in quel momento. Ho la sensazione che protegga lui. E me”.
 
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