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RANKING UEFA – Il Napoli perde terreno

Ecco la classifica

E’ terminato l’ultimo turno degli ottavi di finale delle due competizioni europee per club, tra Champions League ed Europa League. Il Valencia vince contro l’Atletich Bilbao e guadagna altri punti nei confronti del Napoli che resta 16°. Il Real MAdrid guida la classifica con Bayern Monaco e Barcellona, mentre il Porto allunga con 2500 punti sugli azzurri.

 

Forse tre azurri in Nazionale chiamati da Conte

Eco di chi si tratta

A meno di clamorose sorprese, Antonio Conte dovrebbe convocare sia Lorenzo Insigne che Jorginho per il doppio test amichevole contro Spagna e Germania. La Gazzetta dello Sport anticipa i possibili convocati: “Ecco i probabili nomi (tra parentesi le riserve in preallarme). Portieri: Buffon, Sirigu, Perin (Padelli). Difensori: Darmian, Bonucci, Barzagli, Acerbi, Astori, Antonelli, De Silvestri, De Sciglio (Abate). Centrocampisti: Florenzi, El Shaarawy, Giaccherini, Candreva, Bonaventura, Parolo, Montolivo, Soriano, Bertolacci, Jorginho, Verratti). Attaccanti: Pellè, Eder, Zaza, Bernardeschi, Immobile, Okaka, Insigne (Gabbiadini)”

Referendum : Si o no alle trivelle, cosa sapere per votare

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Il 17 aprile si vota il referendum sul quesito voluto da Regioni preoccupate per le conseguenze ambientali e per i contraccolpi sul turismo di un maggiore sfruttamento degli idrocarburi. Ecco le ragioni dei due schieramenti
Referendum idrocarburi
Referendum idrocarburi

Referendum sfruttamento idrocarburi – Il 17 aprile si voterà sulle trivelle. Il Referendum è stato voluto da 9 Regioni (Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto) preoccupate per le conseguenze ambientali e per i contraccolpi sul turismo di un maggiore sfruttamento degli idrocarburi. Non propone un alt immediato né generalizzato. Chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo. Come è accaduto per altri referendum, il quesito appare di portata limitata ma il significato della consultazione popolare è più ampio: in gioco ci sono il rapporto tra energia e territorio, il ruolo dei combustibili fossili, il futuro del referendum come strumento di democrazia.

La domanda che si troverà stampata sulle schede è “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?” Dunque chi vuole – in prospettiva –  eliminare le trivelle dai mari italiani deve votare sì, chi vuoleche le trivelle restino senza una scadenza deve votare no.

I due schieramenti sono rappresentate da comitati. Da una parte c’è il Comitato Vota sì per fermare le trivelle “Il petrolio è scaduto: cambia energia!”) a cui hanno aderito oltre 160 associazioni (dall’Arci alla Fiom, da quasi tutte le associazioni ambientaliste a quelle dei consumatori, dal Touring Club all’alleanza cooperative della pesca). Dall’altra un gruppo che si definisce“ottimisti e razionali” e comprende nuclearisti convinti come Gianfranco Borghini (presidente del comitato) e Chicco Testa, il presidente di Nomisma energia Davide Tabarelli, la presidente degli Amici della Terra Rosa Filippini. Ecco, punto per punto, le ragioni dei due schieramenti.

Quanto petrolio è in gioco?

Le ragioni del sì
Secondo i calcoli di Legambiente, elaborati su dati del ministero dello Sviluppo economico, le piattaforme soggette a referendum coprono meno dell’1% del fabbisogno nazionale di petrolio e il 3% di quello di gas. Se le riserve marine di petrolio venissero usate per coprire l’intero fabbisogno nazionale, durerebbero meno di due mesi.

Le ragioni del no
Secondo i calcoli del Comitato Ottimisti e razionali la produzione italiana di gas e di petrolio – a terra e in mare- copre, rispettivamente, l’11,8% e il 10,3% del nostro fabbisogno. (Visto che questo dato comprende anche le piattaforme che non rischiano la chiusura perché non sono oggetto di referendum, su questo punto le stime dei due schieramenti non si allontanano: l’85% del petrolio italiano viene dai pozzi a terra, non in discussione, e un terzo di quello estratto in mare viene da una piattaforma oltre le 12 miglia, non in discussione).

Qual è l’impatto del petrolio in mare?

Le ragioni del sì.
A preoccupare non sono solo gli incidenti ma anche le operazioni di routine che provocano un inquinamento di fondo: in mare aperto la densità media del catrame depositato sui nostri fondali raggiunge una densità di 38 microgrammi per metro quadrato: tre volte superiore a quella del Mar dei Sargassi, che è al secondo posto di questa classifica negativa con 10 microgrammi per metro quadrato.
Inoltre il mare italiano accanto alle piattaforme estrattive porta l’impronta del petrolio. Due terzi delle piattaforme ha sedimenti con un inquinamento oltre i limiti fissati dalle norme comunitarie per almeno una sostanza pericolosa. I dati sono stati forniti da Greenpeace e vengono da una fonte ufficiale, il ministero dell’Ambiente: si riferiscono a monitoraggi effettuati da Ispra, un istituto di ricerca pubblico sottoposto alla vigilanza del ministero dell’Ambiente, su committenza di Eni, proprietaria delle piattaforme oggetto di indagine.

Le ragioni del no
L’estrazione di gas è sicura. C’è un controllo costante dell’Ispra, dell’Istituto Nazionale di geofisica, di quello di geologia e di quello di oceanografia. C’è il controllo delle Capitanerie di porto, delle Usl e delle Asl nonché quello dell’Istituto superiore di Sanità e dei ministeri competenti. Mai sono stati segnalati incidenti o pericoli di un qualche rilievo. Il gas non danneggia l’ambiente, le piattaforme sono aree di ripopolamento ittico.
I limiti presi a riferimento per le sostanze oggetto di monitoraggio e riportati nel rapporto di Greenpeace non sono limiti di legge applicabili alle attività offshore di produzione del gas metano. Valgono per corpi idrici superficiali (laghi, fiumi, acque di transizione, acque marine costiere distanti 1 miglio dalla costa) e in corpi idrici sotterranei.

Fermando le trivelle perdiamo una risorsa preziosa?

Le ragioni del sì
Dopo il rilascio della concessione gli idrocarburi diventano proprietà di chi li estrae. Per le attività in mare la società petrolifera è tenuta a versare alle casse dello Stato il 7% del valore del petrolio e il 10% di quello del gas. Dunque: il 90-93% degli idrocarburi estratti può essere portato via e venduto altrove. Inoltre le società petrolifere godono di un sistema di agevolazioni e incentivi fiscali tra i più favorevoli al mondo. I posti di lavoro immediatamente a rischio (calo del turismo, diminuzione dell’appeal della bellezza del paese) sono molti di più di quelli che nel corso dei prossimi decenni si perderebbero man mano che scadono le licenze.

Le ragioni del no
L’industria del petrolio e del gas è solida. Il contributo versato alle casse dello Stato è rilevante: 800 milioni di tasse, 400 di royalties e concessioni. Le attività legate all’estrazione danno lavoro diretto a più di 10.000 persone.

Non fermando le trivelle perdiamo una risorsa preziosa?

Le ragioni del sì
Sì, perché le trivelle mettono a rischio la vera ricchezza del Paese: il turismo, che contribuisce ogni anno a circa il 10% del Pil nazionale, dà lavoro a quasi 3 milioni di persone, per un fatturato di 160 miliardi di euro; la pesca, che produce il 2,5% del Pil e dà lavoro a quasi 350.000 persone; il patrimonio culturale, che vale il 5,4% del Pil e dà lavoro a 1 milione e 400.000 persone.

Le ragioni del no
L’attività estrattiva del gas metano non danneggia in alcun modo il turismo e le altre attività. Il 50% del gas viene dalle piattaforme che si trovano nell’alto Adriatico; nessuna delle numerose località balneari e artistiche, a cominciare dalla splendida Ravenna, ha lamentato danni.

Insistere sulle trivelle è compatibile con gli impegni a difesa del clima?

Le ragioni del sì
Alla conferenza sul clima di Parigi 194 Paesi si sono impegnati a mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2 gradi. Per raggiungere questo obiettivo è indispensabile un taglio radicale e rapido dell’uso dei combustibili fossili. Per mettere il mondo al riparo dalla crescita di disastri meteo come alluvioni, uragani e siccità prolungate, due terzi delle riserve di combustibili fossili dovranno restare sotto terra. In questo quadro investire sul petrolio potrebbe rivelarsi un azzardo economico.

Le ragioni del no
Il futuro sarà delle rinnovabili, ma vanno integrate perché la loro affidabilità è limitata. Sole, acqua e vento non sono elementi che possiamo “gestire” a nostro piacimento.  Non siamo pertanto in grado di prevedere quanta energia elettrica sarà, in un dato periodo, prodotta dal fotovoltaico, dall’eolico o dalle centrali idroelettriche. E quindi, senza i combustibili fossili, non possiamo programmare liberamente i nostri consumi, come siamo abituati e talvolta obbligati a fare.

I referendum servono?

Le ragioni del sì
“Si deve comunque andare a votare – afferma il presidente della Camera Laura Boldrini – perché il referendum é un esercizio importante di democrazia, tanto più quando i cittadini sono chiamati ad esprimersi senza filtri. Il mio è un invito al voto. Dopodiché ognuno vota come ritiene più opportuno”.

Le ragioni del no
Diciamo agli italiani: “Non andate a votare, non tirate la volata a chi vuole soltanto distruggere”.

E quanto costano?

Le ragioni del sì
Il mancato abbinamento alle imminenti elezioni amministrative, deciso per rendere più difficile il raggiungimento del quorum, ha comportato uno spreco di oltre 360 milioni – l’equivalente degli introiti annuali dalle royalties dalle trivellazioni attualmente presenti nel Paese.

Le ragioni del no
Questo referendum non ha senso e non si doveva fare: è uno spreco di 400 milioni.

Si o no alle trivelle, cosa sapere per votare al referendum di ANTONIO CIANCIULLO / larepubblica

Higuain-Man Utd, c’è solo la stima di Mou

I tifosi gli chiedono di restare

La Gazzetta dello Sport scrive sul futuro di Gonzalo Higuain e sulla voce proveniente dall’Inghilterra che vorrebbe il Pipita al Manchester United lo scorso anno: “Nel tardo pomeriggio, invece, Higuain (insieme ad Allan e Mertens) è stato impegnato con uno degli sponsor del Napoli all’interno di un centro commerciale. Centinaia i tifosi che hanno scattato un selfie con il capocannoniere chiedendogli quali fossero le sue condizioni di salute e di restare a lungo a Napoli. A proposito, dall’Inghilterra ieri rimbalzava la notizia di una offerta superiore alla clausola rescissoria di Higuain da parte del Manchester United, che avrebbe pure l’accordo con il Pipita. Al momento risulta solo la stima di Mourinho, candidato alla panchina dei Red Devils, e nulla più”

Il Punto, 18 marzo Analisi, approfondimento e commento

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Il Punto, 18 marzo Analisi, approfondimento e commento

Il Punto, 18 marzo – L’automatismo con cui scatta il bail-in bancario (mettendo a rischio i depositi sopra 100 mila euro) è un’altra causa di fragilità del sistema. Alle prime crepe nel bilancio di una banca, i clienti spostano i soldi altrove e il dissesto si aggrava, con rischi di contagio. Si potrebbe reintrodurre un po’ di quella discrezionalità politica nella risoluzione delle crisi che la nuova legislazione ha voluto escludere. Ma la Ue non ha un ministro del Tesoro. Intanto il credito in Italia continua a mancare, anche se non per tutti allo stesso modo. Da uno studio si vede che il credit crunch ha colpito proprio le già sottocapitalizzate imprese piccole e medie. Territorialmente i prestiti sono mancati non solo nel Centro-Sud ma anche al Nord-Ovest. Sul fronte dei mutui alle famiglie per la prima casa, con il recepimento della direttiva europea si vogliono sveltire le esecuzioni immobiliari delle banche quando il debitore non paga un certo numero di rate (prima sette, poi alzate a 18 nel testo finale). Semplificare si deve ma senza vessare i cittadini in difficoltà finanziarie. Il sistema adottato in Spagna è un esempio da considerare. Utili strumenti finanziari o tossici marchingegni? I derivati possono essere usati come strumenti assicurativi così come per occultare perdite nei bilanci (privati e pubblici). Chi li ritiene strumenti del diavolo li descrive come una mefitica massa di carta pari a 550 mila miliardi di dollari, otto volte il Pil mondiale. Un calcolo meno allarmistico (e più logico) riduce la cifra a 15 mila miliardi.
Tra poco compie due anni il programma Garanzia giovani. Nato con l’obiettivo di aiutare gli under 30 disoccupati a trovare lavoro, la sua realizzazione fino a oggi soffre di una grande pecca: manca una valutazione oggettiva dei risultati per capire se abbiamo speso utilmente 1,3 miliardi dell’Europa.

Un commento di Claudio Pacella all’articolo di Raffaele Lungarella “Senza convenienza non c’è mercato per il prestito vitalizio”. E la replica dell’autore.

  • Quella mancanza di fiducia che rende fragile l’Unione bancaria
    18.03.16
    Marcello Esposito e Rony Hamaui
    Sospendere temporaneamente l’applicazione del bail-in o istituire un meccanismo europeo di garanzia dei depositi non risolve il problema della fragilità del sistema bancario. Il nodo è la mancanza di fiducia reciproca tra gli Stati, che toglie qualsiasi discrezionalità alla ricerca di soluzioni.

  • La stretta creditizia non è uguale per tutti
    18.03.16
    Guglielmo Barone, Guido De Blasio e Sauro Mocetti
    In che misura il restringimento dell’offerta di credito ha contribuito al rallentamento dell’attività economica in Italia? Uno studio recente, che utilizza dati sulle province, suggerisce che gli effetti non sono stati di poco conto. E sono stati diversi tra regioni, settori e categorie di impresa.
  • Due esigenze da conciliare nelle nuove regole sul mutuo
    18.03.16
    Raffaele Lungarella e Francesco Vella
    Le nuove regole sui mutui devono rispondere al problema di conciliare l’esigenza di procedure più rapide e meno costose di recupero dei beni in garanzia con quella di tutelare chi è in difficoltà economica. Gli strumenti che abbiamo oggi a disposizione sono sufficienti? L’esempio della Spagna.
  • Ma quanti sono i derivati in tutto il mondo?
    18.03.16
    Nicola Borri
    I derivati sono strumenti finanziari largamente utilizzati come forma di assicurazione, ma anche di speculazione. Il loro valore nozionale è otto volte il Pil mondiale. Una bomba a orologeria per l’economia internazionale? Misure più corrette della dimensione del mercato raccontano un’altra storia.
  • Salviamo la Garanzia giovani dai manichei
    18.03.16
    Daniele Fano
    C’è stata molta fretta nell’archiviare la Garanzia giovani. Dettata più da un approccio emotivo che da una cultura del monitoraggio e della valutazione. Il bilancio del primo biennio del programma e l’opportunità di un cambiamento di prospettiva. Mentre il numero delle adesioni supera il milione.

*lavoce.info / Il Punto, 18 marzo Analisi, approfondimento e commento

Rinnovo Sarri, slitta a lunedì il primo incontro

Tutte le ultime

Alessandro Pellegrini, agente di Maurizio Sarri è collegato al contratto del suo assistito con il club partenopeo. A Castel Volturno non si è visto Chiavelli, l’uomo dei contratti, che ha posticipato a lunedì il suo blitz nel quartiere generale del Napoli. De Laurentiis dovrebbe trattenersi a Napoli anche dopo la partita contro il Genoa. E’ logico ipotizzare che ci sia modo di incontrarsi tra tutte le parti in causa.

Reina: “Voglio lo scudetto con il Napoli”

“Terminerò qui la mia carriera”

Pepe Reina ha rilasciato una lunga intervista al Corriere dello Sport:

Reina, quando si dice un idolo. 

“Non so se sia vero, forse sì, però io sento l’affetto di Napoli e ciò è accaduto dal primo giorno. E’ stata empatia allo stato puro, immediata. E’ scoccata la scintilla in maniera istantanea. Lo è stato per me e per la mia famiglia, qui ci siamo inseriti senza alcun problema. Forse perché sono passionali come noi, non so cosa dirle. So per certo che dal primo giorno chiunque, e dico chiunque, s’è spinto a mostrarmi affetto, a darmi qualcosa. Io adoro Napoli”

Il capo carismatico d’una squadra, lasciando a Higuain l’autorevolezza tecnica e dunque «l’altra» leadership. 

“Stiamo parlando d’un calciatore, el Pipa, che è tra i primi cinque attaccanti al Mondo. Non soltanto giocatore straordinario, ma per noi – e per chiunque lo avesse – fondamentale. Il Napoli ha la fortuna di poterselo godere e ce lo godiamo”

Ma Reina sente di aver più personalità o maggior talento?  

“Penso sia giusto che su questi argomenti si esprimano gli altri: di certo, credo che non mi manchi il carattere. Penso che chi ci veda giocare, e magari è spettatore neutrale, con noi si diverta tanto”

La Juve ha un senso pratico maggiore, una potenza – anche cerebrale – che rappresenta la maturità di chi sa cosa vuole.

“Siamo diversi, tutto qua. E c’è a chi sta bene un modo e a chi un altro. Anche sulle teorie, ad esempio su chi gioca meglio, si possono avere pareri discordanti: perché la Juventus non subisce quasi nulla, è difficile farle gol. Però magari noi offriamo uno spettacolo che appaga”

Lo scudetto è legato ad un dettaglio. 

“Loro sono in vantaggio ed il destino è nelle mani della Juventus, non nelle nostre. Se le vincono tutte, è fatta. Però, per il momento, si può essere soltanto fieri di questo Napoli, che è a tre punti dai campioni d’Italia”

Ha fatto arrabbiare gli juventini, con quel tweet al gol di Thiago Alcantara. 

“Ma io sono sempre stato tifoso delle squadre nelle quali ho giocato: un anno fa esultavo quando il Napoli segnava; oggi lo faccio per il Bayern. Io sono amico dei miei amici, tutto qua”

Lei immagina se un bel giorno, all’improvviso. 

“Io non oso immaginare. Perché potrebbe succedere di tutto, magari erutta di nuovo il Vesuvio”

Reina ha un desiderio? 

“Io credo, spero, anzi ne sono quasi certo, che la mia carriera finirà qua, e lo dico anche in presenza dei dati anagrafici. Ma prima che ciò accada, dovrò vincere lo scudetto con questa maglia e per questa gente. Sarebbe il nostro orgoglio, di tutti quelli che sono in questo Napoli, realizzare questa impresa”.

Arriva lo stage di Pasqua di Numeri 1 Style!

Tutti i dettagli all’interno

Da Salvatore Avallone ad Alessandro Pacifico, passando per tanti ospiti illustri del mondo del calcio e della serie A, con i fratelli Donnarumma sempre attivi nel progetto. Numeri 1 in tour continua la sua crescita con un altro stage. Appuntamento a mercoledì 23 marzo dalle ore 10 alle ore 17 per Numeri 1 Style, al centro sportivo Terzo Tempo (San Mango) Salerno. Trasferimento da Napoli-Salerno e da Sorrento-Salerno gratis a tutti i partecipanti allo stage del 23 Marzo!!

 

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La mia storia di fuori corso da 43 anni ROCCO MOLITERNI *

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La mia storia di fuori corso da 43 anni ROCCO MOLITERNI *

ROCCO MOLITERNI – Lo ammetto, non sono uno studente modello. Mi sono iscritto al corso di laurea in ingegneria mineraria del Politecnico di Torino nell’anno accademico 1972/1973 e non mi sono ancora laureato. In Italia le miniere non esistono più e neppure quel corso di laurea, ma io continuo a figurare fra gli iscritti all’ateneo torinese. Credo di essere uno dei fuoricorso più longevi dell’intero pianeta universitario italiano. Così ho preso come un fatto personale l’iniziativa del Poli (a Torino lo chiamiamo familiarmente così) di dare una stretta sui fuoricorso con l’intento di ridurne il numero se non di eliminarli.

Perché mai? Io ho continuato a pagare le tasse e quindi non vedo perché dovrebbero eliminarmi. Anzi proprio per i miei contributi economici un tempo vagheggiavo che, come succede nelle cattedrali, in qualche aula o laboratorio mettessero una targhetta con su scritto «tecnigrafi (strumenti forse sconosciuti agli studenti di oggi: servivano per disegnare quando non c’erano ancora i computer) acquistati grazie alle tasse versate da Rocco Moliterni». Non ho mai fatto i conti esatti ma con 43 anni di versamenti (un tempo due o trecentomila lire l’anno, ora minimo 1400 euro se ho ben interpretato il sito della segreteria e ho alcuni anni arretrati da pagare) un po’ di tecnigrafi o di computer si rimediano.

Per altro in tutti questi anni ho visto più volte considerare i fuoricorso o gli studenti lavoratori ora figure da agevolare ora da eliminare. Io non mi sono mai particolarmente preoccupato, prima che scadessero i sette anni canonici per la decadenza sostenevo un esame o cambiavo piano di studi. L’ultimo esame l’ho «dato» quattro anni fa e ora non dovrei più correre pericoli, perché per legge (statale) una volta che hai «dato» tutti gli esami puoi laurearti quando vuoi. «E allora cosa aspetti a farlo?» mi chiedono tutti. Certe decisioni vanno prese con cautela e poi devo ancora finire la tesi. La prima volta che ne ho depositato il titolo fu nel 1980. Allora si trattava di un lavoro sperimentale finanziato dalla Comunità Europea sulla possibilità di immagazzinare i gas provenienti dall’Algeria nelle miniere di sale siciliane. Ricordo un viaggio bellissimo nell’isola (non c’ero mai stato) in un luglio assolato, con l’arrivo a Palermo dal mare, perché agli studenti, a differenza dei docenti, la facoltà non pagava l’aereo, ma la nave sì. L’ultimo titolo l’ho depositato quattro anni fa, c’entra ancora il gas, ma questa volta si tratta di ripercorrerne l’immagine nelle pubblicità uscite sulla «Stampa» (en passant penso di cambiarlo ancora perché oggi mi sembra «più utile per la mia formazione» studiare gli archivi del Museo di fotografia industriale di Bologna).

Quando mi sono iscritto alla facoltà di Ingegneria questa era un universo plumbeo e maschile al 99 per cento. Le ragazze al massimo aspettavano fuori dei cancelli (l’ingresso del Poli ricorda un po’ quello di una fabbrica) l’uscita degli studenti dall’immancabile valigetta 24 ore, con la calcolatrice e i fogli di carta millimetrata. Oggi faccio fatica a capire se ci sono più ragazzi o più ragazze e sembra di essere, per i mille colori, nei corridoi di un liceo. Eppure la mia fu una partenza sprint: presa la maturità classica mi iscrissi a Scienze Politiche, dopo tre mesi decisi che con quegli studi non avrei mai trovato lavoro e passai a ingegneria. Allora i corsi erano organizzati in modo inverso a oggi: c’era prima un biennio comune a tutti gli indirizzi e poi il triennio di specializzazione (da ingegneria aeronautica a mineraria). Se non davi sette esami entro il biennio finivi fuoricorso. Ebbene io li diedi e ricordo ancora lo sconcerto e la sorpresa del docente di Analisi II che dovendo scrivermi il voto sul mitico libretto blu (lo conservo come una reliquia in un cassetto, anche se non è quello del ’72 perché in una delle tante reiscrizioni me lo sostituirono) si accorse che non avevo ancora «passato» Analisi I. Poi nel triennio la passione per una fanciulla prima e per la politica e il giornalismo poi mi fecero perdere il ritmo. Al quart’anno non diedi Macchine esame allora fondamentale e di lì iniziò la catastrofe (o quasi). In compenso ricordo l’emozione di notti passate a disegnare un capannone industriale per l’esame di Tecnica delle costruzioni (che non sostenni mai) o uno svincolo autostradale per Costruzioni di strade, ferrovie ed aeroporti (presi 28). Ebbi il presagio che mi sarei occupato d’arte nella mia vita, superando (altro 28) l’esame di Arte Mineraria. Perciò vorrei dire ai big del Politecnico non cancellate un’emozione e permettete ai fuoricorso di esistere. Anche perché io sono in parola per fare la festa di laurea in un agriturismo all’interno d’una miniera dismessa.

*lastampa / La mia storia di fuori corso da 43 anni ROCCO MOLITERNI*

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Denis e Lula hoop MASSIMO GRAMELLINI *

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Denis e Lula hoop MASSIMO GRAMELLINI – A dispetto dei gufi, con baffetti e no, ormai Renzi si colloca molto più a sinistra della sinistra sudamericana.
MASSIMO GRAMELLINI – Infatti, mentre in Brasile la compagna Dilma Rousseff è arrivata a nominare Lula ministro pur di evitargli l’arresto, in Italia nessuno pensa ancora di offrire un posto di governo al Verdini condannato a due anni per corruzione. Ci si limita a tenerlo dentro la maggioranza: a portata di mano, pulita o sporca che sia.

Da una parte all’altra dell’oceano, il messaggio che la politica e i partiti cosiddetti progressisti mandano ai cittadini è: chi se ne infischia se un nostro sodale è nei guai con la giustizia, basta che ci sia utile o che lo si debba ricompensare per qualche servigio. La politica è un cinico gioco di potere da molto prima di «House of Cards» e anche di Machiavelli, che ne mise per iscritto la teoria. Rimane il problema di farla convivere con un simulacro di democrazia, che presuppone la partecipazione al gioco da parte dei cittadini. I quali ogni tanto vorrebbero illudersi che la posta in palio siano gli slanci ideali e gli interessi concreti delle persone. Invece la politica si presenta al giudizio degli elettori nella sua nudità, intessuta di bramosie e convenienze completamente sganciate da qualsiasi obiettivo che non sia la conquista o la conservazione del potere. Esimi politologi ci spiegano con un sorriso di degnazione che non può essere che così. Allora la smettano di stupirsi se le urne si svuotano. E se il mantra degli astenuti non è più «non mi interessa», ma «mi disgusta».

*lastampa / Denis e Lula hoop MASSIMO GRAMELLINI

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18 marzo 1944: sul Vesuvio in fiamme gli americani arrostivano i toast (VIDEO)

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L’ultima grande eruzione fece strage anche di B25: l’inglese George Rodger la fotografò

NAPOLI – Gli aerei americani lambiscono la cima del Vesuvio in fiamme e i fotografi di bordo hanno appena il tempo d’immortalare la colonna di fumo e di cenere che sale in cielo nel nitore della fredda mattina di primavera. A condurre la danza intorno al vulcano più celebre del mondo sono i B25, i potenti incursori a medio raggio carichi di bombe che scivolano verso Nord perché la guerra ai tedeschi è in pieno svolgimento. Dalle torrette di plexiglass lo spettacolo della montagna ardente è impressionante. Tutto è cominciato il pomeriggio del 18 marzo del 1944 con una «gragnuola di pomici e di scorie», come avrebbe detto Amedeo Maiuri, il grande archeologo che in quei mesi si è affannato vanamente a difendere Pompei dalle ingiurie del conflitto (il 24 agosto del 1943 proprio le bombe americane hanno provocato gravi danni all’area del foro).

Di ora in ora le spallate del Vesuvio aumentano. Il giorno 22 la nube eruttiva ha già raggiunto l’altezza di cinque chilometri. Cercola, Massa di Somma, San Sebastiano sono investite in pieno dai flussi piroclastici. La terra trema. La pioggia di cenere e lapilli comincia a tingere il cielo di viola. Si soffoca. Pompei è sotto una coltre bianco-grigia. Nell’aereoporto militare allestito dagli alleati fra Terzigno e Poggiomarino, i velivoli allineati sulla pista si coprono di cenere, in strati così alti e penetranti che fanno esplodere il plexiglass e inclinano le fusoliere. Più di 70 aerei B25 andranno perduti nell’interminabile giornata del 23 marzo, come raccontato nelle immagini di Francis E. Hudlow, fotografo ufficiale del 57° Fighter Group, di Eddie Little, di Albert Theodore Ostberg, di Byron F. Quivey. I drammatici scatti dei B25 Mitchell soffocati dalla cenere rovente sono oggi negli archivi nazionali di Washington (NARA). Gli operatori di «Combat Film» ci restituiranno invece le drammatiche sequenze della lava che avanza e delle vecchie case rurali che si sgretolano travolte dal magma.

George Rodger, grande fotografo inglese (nel 1947 sarà tra i fondatori della agenzia Magnum Photos) arriva a Napoli nell’ottobre del 1943 al seguito degli eserciti alleati. Al suo fianco l’amico Robert Capa che ha fatto in tempo a riprendere le madri in lutto delle Quattro Giornate. Con le prime avvisaglie dell’eruzione, Rodger si catapulta alle falde del vulcano a catturare la gigantesca colonna che piega verso sud sotto la spinta del vento. Le sue foto per «Life» faranno il giro del mondo. Di notte lo spettacolo delle fontane di fuoco lascia Napoli senza fiato. Dimenticati per un po’ gli affanni del conflitto (a Cassino si continua a morire) il Vesuvio è ora per soldati ed ufficiali di stanza in città un formidabile diversivo turistico. Si va in «gita» nella Valle dell’Inferno e dintorni, anche se nel contempo si moltiplicheranno gli aiuti alleati alle popolazioni colpite. Cinque o sei uomini della Military Police con casco bianco e ghette bianche si mettono in posa davanti all’obiettivo del fotografo: infilzano spiritosamente il pancarrè in lunghi rami appuntiti e lo abbrustoliscono al riverbero della lava.

Melvin C. Shaffer ha solo diciannove anni quando è aggregato all’ospedale militare americano allestito nei padiglioni della Mostra d’Oltremare a Napoli. Il suo compito è quello di riprendere con una cinecamera Kodak gli interventi chirurgici ai feriti che arrivano dal fronte di Cassino. Alla Mostra Melvin allestisce il suo laboratorio fotografico dove svilupperà anche le immagini scattate durante i giorni dell’eruzione. La più bella: quella di due bambini scalzi sullo sfondo della minacciosa nuvola nera che fuoriesce dal cono. Nell’inverno del ’43 Shaffer aveva fotografato gli accampamenti dell’8° ospedale mobile americano a Teano. Qui, un giorno, un gruppo di soldati tira via la tenda in cui la capo-infermiera sta facendo la doccia tra il divertimento generale. Episodio, a detta di Shaffer, ripreso paro paro da Robert Altman per una scena famosa del film «Mash», con «Bollore» che cerca vanamente di nascondere le sue nudità. Nell’aprile del 1945 Melvin C. Shaffer sarà tra i primi fotografi americani a entrare nel campo di concentramento di Dachau appena liberato.

prima edizione 18 marzo 2014/corrieredellasera

Guardia Costiera Italiana : 2 soccorsi a 2 battelli (VIDEO)

2 soccorsi effettuati dalla Guardia Costiera Italiana nel Mar Egeo in favore di due piccoli battelli alla deriva, colmi di persone ed in procinto di affondare.

Guardia Costiera Italiana  –  27 naufraghi sono stati tratti in salvo dalla motovedetta CP 322 a 2 miglia ad Est dell’isola di Samos.

redazione / Guardia Costiera Italiana : 2 soccorsi a 2 battelli (VIDEO)

La Curva Sud organizza una festa in occasione dei 109 di storia della Juve Stabia

Abbiamo il piacere di pubblicare l’invito dei tifosi della Curva Sud a tutti i tifosi della Juve Stabia.

Questo è il testo dell’invito dei tifosi della Curva Sud:

In occasione dei 109 anni della nostra amata Juve Stabia (19/03/1907 .. Scusate se è poco ) , come ogni anno organizziamo una cena per festeggiare questo evento storico e farlo diventare una tradizione annuale.
La cena si terrà domani sera 18 marzo 2016 alle ore 21 al ristorante Montil, aspetteremo insieme la mezzanotte per il taglio della torta e festeggiare.
Tutti i tifosi sono invitati, non solo chi frequenta la curva, sarà una serata di goliardia e aggregazione come solo noi stabiesi sappiamo fare.
Per chi fosse interessato può dare adesione, nella giornata di domani, ai ragazzi presenti sotto al campo R.Menti.

109 anni …. Anche se sei vecchiarella noi ti ameremo per sempre …

109 ANNI LA STORIA NON SI DISCUTE !!!

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Perin, l’ agente: “Domenica mi aspetto un bello spettacolo”

A pochi giorni dal match che vedrà il Napoli affrontare il Genoa, Matteo Roggi, agente del portiere dei rossoblu Mattia Perin ha rilasciato alcune dichiarazioni a Radio Kiss Kiss. queste le sue dichiarazioni:

“Domenica mi aspetto un grande spettacolo; Gasperini ama affrontare ogni partita a viso aperto e il Napoli gioca un calcio spettacolare, forse il migliore in Italia. Proprio ieri ho sentito Mattia e gli ho consigliato di portarsi l’ acqua perchè domenica gli bruceranno i guanti. La sua risposta? “Sarà un bombardamento“. Sono quelle partite in cui i portieri si esaltano in quanto dall’ altra parte vi sono grandi campioni”.

Napoli in campo a Castel Volturno, ci sono aggiornamenti su Higuain

In vista della prossima sfida che vedrà il Napoli in scena al San Paolo contro il Genoa ( domenica ore 18:00), la squadra ha svolto il consueto allenamento sia in mattinata che nel pomeriggio. Ci sono anche importanti aggiornamenti sulle condizioni di Higuain che nella giornata di ieri aveva lasciato in anticipo la seduta di allenamento per una botta ricevuta alla caviglia destra. Ecco quanto riportato sul sito ufficiale della società:

Gli azzurri verso il match con il Genoa, posticipo serale della 30esima giornata al San Paolo
Doppia seduta per il Napoli a Castelvolturno.

Gli azzurri preparano il match contro il Genoa per il posticipo serale della 30esima giornata di domenica al San Paolo (ore 18).

La squadra dopo la fase di attivazione ha svolto lavoro tecnico tattico e successivamente partita a metà campo.

Higuain ha fatto terapie e domani si aggregherà al gruppo per l’allenamento pomeridiano.

 

Da sscnapoli.it

 

Protocollo Guardia Costiera e Fondazione Pediatria e Famiglia

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Questo pomeriggio, presso la sede del Comando Generale delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera a Roma, è stato sottoscritto un protocollo per la collaborazione tra la Guardia Costiera e la Fondazione Pediatria e Famiglia

Il protocollo è finalizzato all’imbarco, a bordo dei mezzi del Corpo attualmente impegnati nel Mare Egeo con Frontex, di medici pediatri volontari, per fornire assistenza specialistica ai bambini tratti in salvo nel corso delle operazioni di soccorso a migranti condotte in quelle acque.

Di seguito, il video con alcune immagini relative al momento della sottoscrizione del protocollo in questione.

L’UNIONE TRA DUE COLOSSI DEI MERCATI FINANZIARI

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L’UNIONE TRA DUE COLOSSI DEI MERCATI FINANZIARI: ACCORDO TRA LA DEUTSCHE BOERSE E IL LONDON STOCK EXCHANGE ( di Virginia Murru )

Virginia Murru –  Si chiude alla pari la fusione tra I due più importanti mercati finanziari europei, ossia la Deutsche Boerse e il London Stock Exchange: gli azionisti avranno rispettivamente il 54,4% e il 45,6% di questo nuovo colosso, del quale farà parte anche Piazza Affari, in quanto controllata dalla borsa londinese.

Si tratta di un super affare, che è stato siglato ‘alla pari’, ma dà la maggioranza al mercato tedesco, e con questo accordo quasi ‘epocale’, la borsa di Londra rinuncia all’orgoglio della sua indipendenza, che durava da oltre due secoli. La trattativa tra le due piazze era stata aperta il 23 febbraio scorso, e ormai l’intesa è ufficiale, i tedeschi entrano nella City portando le loro condizioni, già persuasi che da questa fusione, in ogni caso, entrambe le parti ne trarranno vantaggi non indifferenti.
La borsa di Francoforte ha da pochissimo concluso un affare con Nasdaq, il mercato azionario americano che tratta i listini dell’alta tecnologia, per un importo di oltre un miliardo, mentre nell’altro versante, quello londinese, si parla di accordi con la Borsa di Shanghai, basato per ora sulla cooperazione.

Secondo l’Agenzia Bloomberg, dalla fusione di questi due giganti della finanza, ci si aspetta un grande risparmio in termini di costi, si parla di cifre davvero importanti: 450 milioni di Euro l’anno, quando il ‘deal’, sarà operativo.. Era già chiaro che le due parti non avrebbero concluso la trattativa se non per ottenere reciproci interessi. Sempre secondo Bloomberg, questa sarebbe la terza volta che la Borsa tedesca, dall’inizio del terzo millennio, tenta di acquistare il LSE; nel 2000 e 2005 i tentativi fallirono.
Si tratta anche del più grande accordo raggiunto tra operatori di mercati dal 2013, quando l’Intercontinental Exchange Inc. (che opera sui mercati web, e tratta ‘futures’, energia, commodities e prodotti finanziari), ha acquistato il NYSE Euronext (novembre 2013), l’affare si concluse per 8,2 miliardi di dollari.

Mentre nel 2011 Nasdaq e Intercontinental Exchange (conosciuta come ICE) unirono i loro sforzi per cercare di acquistare la Deutsche Boerse, quest’ultima, a sua volta, tentava un accordo con NYSE Euronext, con un affare pari a circa 10 miliardi di Euro. Entrambe le trattative fallirono, a causa degli ostacoli dell’Antritrust. Partite per colossi, dove entrano in gioco interessi enormi.
L’alleanza anglo-tedesca è destinata ad avere un ruolo predominante in Europa, ma allungherà, per ovvie ragioni, il suo raggio d’azione nelle borse asiatiche e americane. Di certo l’Euro Stoxx 50 Index, FITSE 100 Index e DAX Index, avranno ora ‘una casa comune’.

I due Chief Executive Officiers (Amministratori Delegati) di entrambe le Borse, Karsten Kengeter (tedesco) e Xavier Rolet dell’LSE, sono riusciti a raggiungere l’obiettivo dove altri prima di loro avevano fallito. Entrambi condividono esperienze importanti di ‘pedigree’ a Wall Street, con la Goldman Sachs Groupe Inc. Kengter diventerà il CEO (Chief Executive Officier) di entrambe le piazze, Presidente sarà Donald Brydon, mentre Rolet lascerà il gruppo.

Secondo i primi commenti del Time, alla City non si ritiene opportuno che una parte della gestione del nuovo gruppo finisca a Francoforte, dove si suppone verrà fissata la sede legale, anche se, ovviamente, le due città avranno importanti punti di riferimento.

Si attende ancora il vaglio delle autorità che regolano i mercati finanziari, mentre un’insidia è già dietro la porta del gruppo: l’Intercontinental Exchange, nota come ICE (che controlla Wall Street), avrebbe già pronta da tempo un’offerta più consistente per l’acquisto della Borsa di Londra, ossia LSE.. Terzo incomodo che potrebbe mandare all’aria tutto, e sarebbe l’offerta in campo a decidere che, ‘quel matrimonio’, non s’à da fare..

La Deutsche Boerse comunque, per ora, sembra avere l’asso nella manica; ma nelle sfide tra giganti, non sorprenderebbe se quell’asso scivolasse via. I giochi, in questi ambiti della finanza, sono sempre aperti.

/ L’UNIONE TRA DUE COLOSSI DEI MERCATI FINANZIARI: ACCORDO TRA LA DEUTSCHE BOERSE E IL LONDON STOCK EXCHANGE ( di Virginia Murru )

Idrocarburi Insaturi. (Lo Piano – Saint Red)

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Idrocarburi Insaturi – Il Referendum sulle trivellazioni nei nostri mari, si svolgera’ in Italia il 17 Aprile, sono in tutto 130 le piattaforme petrolifere sparse da Nord a Sud. La maggior parte di esse si trovano oltre le 12 miglia dalla costa, queste non sono interessate al voto referendario.
                                          Idrocarburi Insaturi: Mediterraneo Nero
In Italia le piattaforme che estraggono il petrolio entro le 12 miglia sono 39 sparse in Veneto, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Calabria e Sicilia. Comunque vada la consultazione elettorale, le trivelle petrolifere continueranno ad estrarre petrolio per diversi anni ancora, visto che ciascuna piattaforma ha un proprio contratto che come base e’ trentennale.
E non finisce qui :
Alla scadenza, le aziende petrolifere possono richiedere una ulteriore proroga di ventanni, al termine del cinquantennio, e’ ancora previsto un prolungamento dei lavori che puo’ arrivare sino all’esaurimento del giacimento e anche delle Popolazioni che sono costrette a convivere con questi agenti inquinanti.
Se vincessero i Si, ancora una volta sarebbe una vittoria di Pirro, visto che gli impianti di 21 titoli di cui si parla, “potrebbero” chiudere tra 10 anni, invece quelli che hanno ottenuto le concessioni piu’ recenti, potrebbero finire di estrarre l’oro nero tra ventanni, oltre tutte le “prolunghe” burocratiche.
Chi firma le concessioni non si rende conto che le trivelle sono capaci d’inquinare l’ambiente per secoli, questi contratti andrerebbero rivisti, il futuro non bisognerebbe ipotecarlo per Secoli.
Con il prezzo del petrolio ai minimi storici,estrarre oggi non e’ conveniente, Crocetta la pensa diversamente, dichiara che non vi puo’ essere incompatibilita’ tra progresso e ambiente.
Crocetta, e’ convinto che con l’estrazione degli idrocarburi, si possano ottenere “Royaltes” da capogiro, e’ sicuro che si possano guadagnare 500 milioni di euro l’anno, con i quali si potranno risanare i buchi neri dell’intera Isola, compresi i crateri dell’Etna e delle Isole Eolie.
Crocetta e’ amico dei petrolieri, ha dato il via libera alle nuove estrazioni, ma i dati del 2012 di quanto sia stato versato dai petrolieri in “Royaltes, sono poco incoraggianti soli 1,7 milioni di euro, nulla a confronto con i sogni Crocettiani.
Troppe pugnalate sono state “concesse” ai Siciliani da quando Crocetta e’ stato eletto, speriamo che gli anni che lo separano dalla fine legislatura passino in fretta, nella speranza che i Siciliani possano estrarre dalle future urne, un Presidente di Regione privo di idrocarburi insaturi.
/ Idrocarburi Insaturi. (Lo Piano – Saint Red)

Shakespeare dal palcoscenico al cinema: IL SIPARIO STRAPPATO

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Shakespeare – Si ricorda che venerdì 18 marzo alle ore 17.45 nel foyer del teatro Sociale, si terrà il secondo incontro della rassegna dal titolo “IL SIPARIO STRAPPATO”, curata da Daniele Pelizzari, promossa dal Centro Teatrale Bresciano. Un ciclo di appuntamenti per approfondire il rapporto tra set e palcoscenico attraverso, temi, autori e mitologie che hanno segnato l’immaginario collettivo.

SHAKESPEARE DAL PALCOSCENICO AL CINEMA – La pratica dell’adattamento cinematografico è il titolo dell’argomento di questo secondo incontro, condotto da Daniele Pelizzari.

Nel prossimo appuntamento, venerdì 1°aprile alle ore 17.45, sempre nel foyer del Teatro Sociale, si parlerà di Schemi di carta – Hollywood e la drammaturgia moderna.

INGRESSO LIBERO FINO AD ESAURIMENTO DEI POSTI

Insigne batte cassa: ecco quanto chiede

Tutti i dettagli…

Perché l’attaccante del Napoli Lorenzo Insigne vuole l’aumento del contratto? Semplice, perché certi stipendi devono essere equiparati, soprattutto se si raggiungono determinati risultati. Lavezzi e Cavani, per esempio, stavano sempre a bussare alla porta di Bigon per guadagnare di più. Gli agenti di Insigne sono sempre molto cauti e attenti, anche perché De Laurentiis non è facile nei rapporti con i procuratori. Ma certe scelte vanno fatte. Anche perché Insigne è un pezzo pregiato dell’argenteria di don Aurelio e quindi va accontentato. Anche perché non chiede cinque milioni di euro all’anno. Gli stessi soldi che guadagna Higuaìn. Almeno per il momento vorrebbe la metà visto che incassa un milione e novecentomila a stagione (circa 2,5 mln a stagione). Sicuramente ci saranno dei buoni propositi da ambedue le parti. C’è voglia di continuare insieme in un progetto sempre vincente

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