Home Blog Pagina 5972

L’Angolo di Samuelmania – Appello per tutti, il 7 marzo tutti vestiti d’azzurro al San Paolo!

L’Angolo di Samuelmania – Appello per tutti, il 7 marzo tutti vestiti d’azzurro al San Paolo!

Real Madrid-Napoli, una bella partita per gli azzurri, nella sua potenzialità, confrontandosi con la squadra più forte al mondo. Avrei preferito, al momento, che Sarri portasse in panchina Pavoletti e non Milik, in quanto non ha minuti nelle gambe ed era sbagliato inserirlo in una partita così importante. Capisco l’emozione e la paura di un palcoscenico così prestigioso, ma si poteva fare qualcosa in più. Un appello per tutti, in Napoli-Real, andiamo tutti vestiti di azzurro al San Paolo per far sentire che il 12 uomo in campo siamo noi!

a cura di Samuele Esposito

RIPRODUZIONE RISERVATA

L’ultimo attacco di Renzi. L’ipotesi della mediazione si allontana

0

«Questi hanno già deciso di andarsene. Speranza ha gettato la maschera», sbotta Matteo Renzi parlando della minoranza Pd. Per l’ex premier la prova del nove sulle reali intenzioni dei bersaniani la fornisce l’ex capogruppo con l’invito al segretario a non ricandidarsi al Congresso seguendo l’esempio di Veltroni e Bersani. L’ipotesi della mediazione si allontana.

“Hanno gettato la maschera”. Renzi rinuncia a mediare

I sondaggi rassicurano l’ex premier che vuole un congresso “sulle idee” ma senza rinviare all’autunno. Il timore di primarie senza rivali

ROMA – «Questi hanno già deciso di andarsene, Speranza ha gettato la maschera». Per Matteo Renzi la prova del nove circa le reali intenzioni dei bersaniani l’ha fornita l’ex capogruppo Roberto Speranza intervistato da Lilli Gruber. Con quell’invito al segretario a non ricandidarsi al Congresso seguendo l’esempio di Veltroni e Bersani. «Una provocazione», sibila Renzi ai suoi.

Del resto la giornata aveva offerto al leader diversi spunti di pessimismo. A partire da quella lettera aperta di Bersani sull’Huffington Post, letta dai renziani come una sorta di ultimatum, prendere o lasciare. Un’impressione rafforzata dal colloquio tra Lorenzo Guerini e lo stesso Bersani, prontamente riferito al Nazareno, in cui il leader della minoranza avrebbe chiesto più tempo «perché non abbiamo ancora un candidato forte da schierare».

Con il Pd sull’orlo del precipizio, Renzi ha comunque deciso di scendere in campo per lanciare un appello all’unità del partito. Perché si capisca che fino all’ultimo lui c’ha provato. Forte anche del sondaggio di Euromedia che lo dà vincente alle primarie come leader del Pd con il 58,4% tra gli elettori dem, contro il 3,6% di Emiliano e il 4% di Speranza. La voce che oggi il segretario avrebbe fatto un tentativo solenne di stoppare la scissione si sparge tra i suoi fedelissimi verso sera. «Questo congresso facciamolo bene – è il messaggio che Renzi vuole lanciare alle minoranze – deve essere un confronto di idee, un modo per rafforzare la casa comune. Non deve essere solo una conta, trasformiamo la convenzione nazionale in un momento di dibattito programmatico serio». La prima cauta apertura che ricalca i tentativi di mediazione messi in campo in queste ore da Fassino e Martina, sulla scia di quanto proposto da Andrea Orlando in Direzione: dare spazio al confronto sulle tesi prima che alla sfida tra le persone. Il segretario non si ferma qui, ma apre all’ipotesi di allungare un poco la tempistica congressuale. «Facciamo discutere i circoli delle nostre idee», dice. Ma non è disposto ad accettare quanto chiede Bersani, cioè trascinarla fino all’autunno.

Fin dalla mattina l’ordine di scuderia ai suoi è che il congresso deve terminare prima delle comunali di giugno. All’ora di pranzo Franceschini confessa ad un amico la sua preoccupazione per una china drammatica che non sembra poter essere evitata. Si sparge la voce che Orlando abbia parlato la sera prima con Emiliano, per provare a evitare la scissione e lanciare un’operazione per ridisegnare i contorni politici del Pd con una presenza interna forte della sinistra, anziché uscire dal partito.

E se lo stesso Orlando non riesce a stringere un accordo con la minoranza che potrebbe costituire la sua base congressuale, sfuma di fatto pure l’ipotesi di un’eventuale sua candidatura antitetica a Renzi. Almeno questa è la considerazione che fanno i dirigenti Pd di fronte ad una geografia interna che sta per sgretolarsi e ricomporsi. Nessuno può prevedere nulla, anche se ora i seguaci di Franceschini, Orfini e Martina garantiscono che la maggioranza renziana in assemblea è blindata. «Ma ora le primarie con chi le facciamo?», è la domanda che sorge tra i renziani, preoccupati di una chiamata ai gazebo complicata dall’assenza di candidati forti e visibili. «Vedrete che Rossi non uscirà dal Pd e che Emiliano ci penserà bene», si rassicurano. Fatto sta che senza i tre sfidanti Rossi, Emiliano e Speranza e senza Orlando in campo il congresso sarà un’altra cosa.

Nella war room del leader si analizza già la gran mole di problemi che la scissione farebbe sorgere. Sarebbe un fattore destabilizzante: il voto prima dell’autunno più probabile; il governo con il Pd diviso in due gruppi parlamentari dovrebbe affrontare una nuova fiducia. E le giunte di Toscana e Puglia, rette da Rossi ed Emiliano, potrebbero saltare.

vivicentro.it/politica
vivicentro/L’ultimo attacco di Renzi. L’ipotesi della mediazione si allontana
lastampa/“Hanno gettato la maschera”. Renzi rinuncia a mediare CARLO BERTINI

Tassisti in sciopero. L’ingorgo ”penalizza i tassisti stessi, i concorrenti e soprattutto i clienti”

0

Il garante accusa i sindacati dei tassisti in sciopero di aver violato la legge e li invita «a porre in essere le iniziative idonee a far cessare ogni disservizio». L’ingorgo – scrive Pietro Paganini – «penalizza i tassisti stessi, i concorrenti e soprattutto i clienti».

L’ingorgo che penalizza il cliente

Vi stupirò ma i tassisti hanno una ragione nel protestare. Una democrazia è liberale quando si dà delle regole su come si possano intessere le relazioni tra i cittadini. In materia di trasporto pubblico e in particolare di taxi, auto condivise, Ncc (noleggio senza conducente), una legislazione è oggi necessaria per garantire più competitività, maggiore innovazione, e quindi servizi migliori per gli utenti e prosperità per gli operatori. I continui rinvii del Parlamento e i silenzi o le urla demagogiche dei governi che si succedono alimentano la confusione e di conseguenza l’instabilità del settore. Ci rimettono i tassisti che hanno investito nelle licenze, i concorrenti che vorrebbero investire in nuovi servizi (Uber, Ncc, car sharing, etc.) e soprattutto gli utenti che oltre al disagio maturano sempre più sfiducia verso il sistema Paese. Qui non si tratta di singolarità tecnologica, il momento nella storia in cui il progresso tecnologico accelera oltre la capacità di comprenderlo degli esseri umani.

Sitratta piuttosto di deficienza di capacità politica, il momento nella storia d’Italia in cui la classe dirigente, che dovrebbe creare le condizioni per la libertà e la prosperità dei cittadini, non è più in grado di comprendere quello che sta accadendo nel Paese.

Il progresso tecnologico è talmente rapido e radicale che fatichiamo a creare le condizioni per bilanciare le libertà e i diritti e quindi garantire agli innovatori di cambiare il mondo e ai cittadini di stare al passo. Tuttavia, oggi quelle condizioni, almeno nel settore del trasporto, ci sono. Manca la volontà politica e la capacità di una classe dirigente di preparare il futuro, compreso il coraggio di parlare chiaro agli autisti dei taxi o alle giovani generazioni dell’economia condivisa che poi sono il futuro. Le ragioni dei tassisti si fermano qui però.

Sono ingiustificabili le modalità con cui esprimono il loro – se pur legittimo lo ribadisco – malcontento: il linguaggio violento, le minacce ai colleghi che hanno scelto di non scioperare e l’eccessiva aggressività dei comportamenti ben documentata da cittadini allibiti in cerca di un mezzo di trasporto. La difesa di quello che fino a poco tempo fa era sostanzialmente un monopolio è una follia ideologica che nega il progresso tecnologico e l’innovazione e che obbligherebbe gli utenti, e quindi i cittadini, ad usufruire di un servizio di scarsa qualità.

I tassisti devono abituarsi e adeguarsi alla competizione, perché fa bene agli utenti, all’economia, ma anche a loro. Non ci sono studi in proposito, ma è un dato di fatto che alcuni taxi hanno migliorato il proprio servizio in risposta all’avvento di Uber, e del car sharing in tutte le sue forme, e dei gusti sempre più consapevoli dei cittadini. Sono migliorate le autovetture, il servizio a bordo, sono comparse le app e le carte di credito. Cioè quello che già offre la concorrenza, come Uber e gli Ncc.

I tassisti se ne facciano una ragione perché le nuove generazioni, in Italia come nel resto del globo, stanno maturando con un’idea ben chiara di come dovrebbe funzionare il mondo, e questo non comprende certo il monopolio, spesso arrogante, del taxi. Perché, duole segnalarlo, ma molti tassisti vogliono questo, il monopolio. Pretendere un monopolio è legittimo ma produce gravi effetti negativi. E infatti, lo Stato Liberale offre gli strumenti per garantire la concorrenza, proprio per favorire la libertà di scelta e la propensione all’innovazione. È proprio all’innovazione che i tassisti si dovrebbero dedicare, chiedendo ai Comuni di mettere mano al piano trasporti per velocizzare i tempi di circolazione, e quindi aumentando il numero delle corse e inseguendo le esigenze di un pubblico che sta cambiando e che giustamente cerca le soluzioni migliori che il mercato offre, o addirittura, si ingegna per fornirne di nuove.

P.S. Sto entrando in stazione mentre scrivo, i taxi scioperano, ho già prenotato il mio car sharing, costo di percorrenza circa 5 € contro i 13 € del taxi…

vivicentro.it/opinioni
vivicentro/Tassisti in sciopero. L’ingorgo ”penalizza i tassisti stessi, i concorrenti e soprattutto i clienti”
lastampa/L’ingorgo che penalizza il cliente PIETRO PAGANINI

La battaglia dei tassisti su noleggi con conducente e abusivi

0

I tassisti protestano in tutta Italia dopo la decisione del governo di rinviare di un anno la stretta sul noleggio con conducenti e gli abusivi. Per i cittadini disagi equivalenti a uno sciopero. Il garante accusa i sindacati di aver violato la legge e li invita «a porre in essere le iniziative idonee a far cessare ogni disservizio». L’ingorgo – scrive Pietro Paganini – «penalizza i tassisti stessi, i concorrenti e soprattutto i clienti».

La rivolta dei tassisti contro il governo

Il Milleproroghe rinvia di un anno la stretta su noleggio con conducenti e abusivi. Servizio sospeso nelle principali città. Il garante: “Violate le norme sugli scioperi”

ROMA – Giornata da dimenticare quella di ieri per chi aveva bisogno di un taxi in una grande città. Da Roma a Milano, Torino, Firenze i tassisti hanno scatenato una protesta dopo la decisione di inserire nel decreto Milleproroghe, di quella che è stata definita una sanatoria pro-Uber, la sospensione per un altro anno di una serie di norme che dovrebbero regolamentare il servizio degli Ncc e contrastare le pratiche abusive o comunque nuove – e dunque non soggette alle norme – come è il caso di Uber.
Milleproroghe, ira di tassisti e ambulanti in piazza a Roma

A Roma decine di taxi hanno protestato davanti al Senato dove è stato votato il provvedimento. Traffico in tilt nel centro della città, qualche problema negli aeroporti di Fiumicino e Ciampino anche se limitato dalla presenza di un servizio navette messo a disposizione dalla società Aeroporti di Roma. A Milano servizio sospeso e tassisti riuniti in «assemblee spontanee» presso le due stazioni, con lancio di uova contro un’auto a noleggio con conducente. Proteste anche a Torino e Firenze.

Non è stato uno sciopero ma i disagi per i cittadini sono stati equivalenti con l’aggravante della mancanza di preavviso e delle altre garanzie previste dalle regole sugli scioperi. L’Autorità di garanzia ha accusato i sindacati di aver violato la legge e li ha invitati «a porre in essere le iniziative idonee a far cessare ogni disservizio, adoperandosi, altresì, fattivamente affinché i propri iscritti rispettino scrupolosamente le previsioni contenute nella legge».

Taxi: proteste anche a Fiumicino, box vuoti

«E ora chi paga? Chi risarcirà i cittadini che hanno perso l’aereo, il treno, hanno mancato appuntamenti di lavoro o sono rimasti prigionieri negli aeroporti lontano da casa o dall’ufficio? Ora servono sanzioni esemplari, affinché venga garantito che non accada più», chiede il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi.

 

Il risultato ottenuto dalla protesta dei tassisti è la convocazione da parte del ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, di un incontro con i sindacati martedì prossimo mostrando, almeno nelle intenzioni, la volontà di ascoltare le loro ragioni. «La modernità», ha osservato, «non può cancellare posti di lavoro e investimenti. Apriamo un tavolo per dare un quadro complessivo in cui discutere insieme. Cerchiamo di trovare un quadro che permetta di migliorare la situazione».

Gli spazi di manovra però non sono molto ampi. Il Milleproroghe, dopo la fiducia al Senato, arriva quasi blindato alla Camera dove deve ottenere l’ok definitivo entro il 28 febbraio. «Il ministro Delrio si assuma la responsabilità del governo – ha avvertito Nicola Di Giacobbe di Unica taxi Cgil – La legge 21 si può migliorare ma solo con il consenso delle categorie. Gli impegni presi si rispettano». Per Alessandro Genovese di Ugl taxi «questa è una sanatoria pro Uber e pro abusivi, lo hanno capito tutti. Il governo se ne assuma la responsabilità». Con loro si è schierato il leader della Lega Nord, Matteo Salvini: «Il governo», dice, «non può prendere in giro e massacrare i lavoratori, in questo caso i tassisti. Il mio sostegno a chi tutti i giorni è in strada a fare il suo lavoro a rischio di aggressioni e senza nessuna certezza».

vivicentro.it/cronaca
vivicentro/La battaglia dei tassisti su noleggi con conducente e abusivi
lastampa/La rivolta dei tassisti contro il governo FLAVIA AMABILE

Clamoroso: Zeman torna a Pescara. Domani la presentazione del tecnico boemo.

0

Ennesimo coupe de thèatre in casa Pescara. Dopo le prime indiscrezioni che davano Zdenek Zeman lontano dal suo ritorno in biancazzurro, ecco che dopo un incontro fiume, e grazie alla mediazione del d.s. Paone, il tecnico Boemo, artefice della storica promozione in serie A nell’anno 2011 – 12, ha deciso nuovamente di sedere sulla panchina del Delfino, con un contratto che lo legherà al team abruzzese fino al 2018. Una notizia che riaccende gli entusiasmi, piuttosto sopiti, da parte dei tifosi del Delfino, che, sebbene l’attuale stagione veda il Pescara in una situazione ampiamente compressa, ad un passo dalla serie B, fa ben sperare per il futuro, con il povero Delfino pronto ad un campionato da protagonista l’anno prossimo in un sempre più probabile torneo di serie B.

Licenziamento in tronco per tutto il vecchio staff: Zauri, Di Giannatale, i preparatori Proietti, Ciotti, Petrarca, infatti, sono stati tutti esonerati dai loro rispettivi incarichi. Solo il preparatore dei portieri, Max Marini è rimasto al suo posto.

Domani alle ore 12, presso il Poggio degli Ulivi, avverrà la presentazione alla stampa del nuovo corso capitanato da Zdenek Zeman. Come dire: a volte ritornano.

 

Europa League: Villareal Roma 0-4| Una Roma strabiliante espugna il Villareal contro ogni pronostico

0
La Roma, contro ogni pronostico, espugna il Villareal. Gol di Emerson e tripletta di Dzeko strabiliano la Spagna

Villareal – Roma. Andata dei sedicesimi di finale di Europa League. La Roma in terra spagnola affronta il Villareal in una gara definita “non semplice”. Contro ogni pronostico, invece, la squadra di Spalletti riesce ad affondare i padroni di casa esprimendo un grande gioco e mostrando una grande personalità. Dopo il gol del vantaggio realizzato da Emerson alla mezz’ora, la Roma cresce di spessore e non lascia più spazio all’avversaria: Strootman e Nainggolan dominano il centrocampo mentre Edin Dzeko monopolizza l’attacco conquistando la sua tripletta personale e diventando di fatto il capocannoniere non solo del campionato ma anche dell’Europa League.

Primo Tempo

La prima mezz’ora scroscia via con un equilibrio apparente, il Villareal si spinge un po’ di più in avanti senza però rendersi veramente pericoloso. La difesa giallorossa chiude bene senza mai rischiare sul serio.

Al 31’ arriva la prima occasione gol per i giallorossi: Dzeko servito da El Shaarawy prova a metterla dentro con una zuccata, ma la palla arriva troppo centrale e Arsenjo blocca con tempismo.

Un minuto dopo arriva il vantaggio della Roma: al 32’ incredibile gol di Emerson che riesce a prendere palla a Castillejo e fa partire il suo destro, la palla disegna una traiettoria anomala che termina nell’angolino sinistro della porta.

Villareal Roma 0-1

La Roma prosegue con grinta dopo il vantaggio, mostra gran personalità e gestisce bene la gara creando azioni pericolose, manca la reazione degli avversari fino alla fine della prima frazione di gioco.

Secondo tempo

Nella ripresa il Villareal si mostra più aggressivo,  alza i ritmi e regala brividi all’avversaria. Al 55’ Gaspar impegna Alisson con un pericoloso colpo di testa in girata, il portiere si fa trovare pronto con una gran parata. La Roma inizia a commettere qualche errore tecnico e nel giro di 10 minuti il portiere giallorosso viene chiamato in causa almeno 4 volte, i giallorossi sono in evidente difficoltà. Allora al 60’ Spalletti si gioca la carta Salah e manda in campo l’egiziano al posto di El Shaarawy.

Al 64’ raddoppio della Roma! Edin Dzeko riceve palla da Salah da destra, il bosniaco stoppa di sinistro e conclude impeccabilmente in rete! Bellissimo gol da fuoriclasse e ottima la scelta di Spalletti che si rivela vincente.

Villareal Roma 0-2

Un minuto dopo Salah di nuovo in avanti, palla al piede, riprova il passaggio per Dzeko ma stavolta il bosniaco non si fa trovare pronto. L’egiziano si rivela l’incubo degli spagnoli proprio quando stavano dominando la gara nel tentativo di riportarsi in pari.

 Al 78’ Juan Jesus confeziona un assist formidabile per Dzeko che realizza la sua doppietta personale con la rete del 3 a 0!

Non paga, la Roma cerca ancora spazi per affondare l’avversaria. All’85’ arriva la tripletta di Dzeko: il bosniaco serve un passaggio filtrante per Nainggolan alla sua sinistra, il Ninja gli rivolge uno sguardo d’intesa e gli restituisce la palla, allora Edin la spedisce in rete senza troppi complimenti.

Villareal Roma 0-4 

FORMAZIONI

VILLARREAL: Asenjo; Mario Gaspar, Musacchio, Victor Ruiz, Jaume Costa; Dos Santos, Trigueros, B. Soriano, Castillejo; Sansone, Bakambu.

A disp.: Fernandes, Álvaro, Rukavina, Hernandez, Cheryshev, Borré, Adrián Lopez.
All. Escribà.

ROMA: Alisson; Manolas, Fazio, Rudiger; Bruno Peres, De Rossi, Strootman, Emerson; Nainggolan, El Shaarawy; Dzeko.

A disp.: Szczesny, Juan Jesus, Mario Rui, Paredes, Totti, Perotti, Salah.

All. Spalletti

Arbitro: Makkelie (OLA). Assistenti: Blom e Jochem. IV uomo: Vries. Assistenti di porta: Diks e Steegstra.

Maria D’Auria

copyright-vivicentro

APPROFONDIMENTO – Juve Stabia, two is megl che one

Qualche mese fa in un nostro articolo abbiamo paragonato la Juve Stabia di Fontana al Napoli di Sarri. Il raffronto si basava sul 4-3-3 spumeggiante messo in pratica da entrambe le formazioni. Ora, a distanza di mesi, ci sentiamo di avvicinare le Vespe alla Juve..ntus di Massimiliano Allegri.
Il confronto potrebbe apparire a dir poco assurdo ma vi spieghiamo perché non è così.
Qualche settimana fa, dopo la sberla col Genoa, Allegri ha rivoluzionato il suo credo tattico, dando un’impronta nettamente più offensiva alla sua squadra.
Mandzukic ha preso stabilmente il posto di un centrocampista nello scacchiere di Allegri ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
È questo mettersi in gioco che vorremmo vedere applicato anche alla Juve Stabia.

Inutile girarci intorno, le Vespe stanno vivendo il momento più delicato della stagione e dedicarsi alla caccia alle streghe cercando i responsabili serve a poco.
Conta studiare soluzioni per tornare alla brillantezza di un tempo o, in alternativa, ad una nuova brillantezza.
Allora perché non provare a rendere meno passiva la squadra vista nelle ultime settimane?
Il 4-3-3 tanto caro a Fontana potrebbe lasciare momentaneamente il posto ad un sistema diverso, più offensivo ed in cui un’altra punta possa affiancare Daniele Paponi.
Gli avanti di qualità non mancano certo all’organico di Fontana ed in tanti potrebbero duettare bene con Paoponi, attaccante che lotta e fa a sportellate con i difensori avversari, senza disdegnare un buon senso del gol.
Allora perché non testare un 4-4-2 con più di una bocca di fuoco?
La mediana potrebbe passare a quattro con uno tra Lisi e Kanoute su una fascia ed uno tra Marotta e Cutolo dall’altra. A ciò si aggiunga che Cutolo e Kanoute sono in grado di ricoprire anche le vesti di seconda punta.
Accanto a Capitan Capodaglio di volta in volta, ed in base all’avversario ed al match, si alternerebbero la qualità di Izzillo e Mastalli o i muscoli di Salvi e Matute.
In una situazione del genere, con una Juve Stabia che arranca, bisogna anche saper azzardare per invertire la rotta.
Tentare non costa nulla, del resto ogni tanto fa bene cambiare idea.
Passare al doppio attaccante potrebbe dare un pizzico di verve in più alla squadra.

Del resto lo diceva anche lo spot di un famoso gelato: “two is megl che one”

Raffaele Izzo

Castel Volturno, il Napoli riprende subito gli allenamenti: il report

Dopo la partita del Bernabeu contro il Real Madrid, il Napoli ha ripreso subito gli allenamenti a Castelvolturno.

Gli azzurri preparano il match contro il Chievo al Bentegodi per la 25esima giornata di Serie A in programma domenica alle ore 15.

Seduta pomeridiana nella quale la squadra si è divisa in due gruppi. Coloro che hanno giocato a Madrid hanno svolto lavoro di scarico.

Gli altri uomini della rosa sono stati impegnati in un circuito di forza e successivamente in una partitina a campo ridotto.

Domani allenamento pomeridiano.

 

Da sscnapoli.it

Hamsik: “Siamo tristi per la sconfitta ma proveremo comunque a qualificarci”

Marek Hamsik ha commentato la sconfitta del Bernabeu contro il Real Madrid tramite il proprio sito ufficiale:

Nei primi secondi di partita hanno subito attaccato e Reina ha fatto una grande parata. Poi abbiamo reagito trovando la rete del vantaggio con Insigne.  Nella ripresa hanno segnato due gol nei primi cinque minuti e ne siamo rammaricati. Noi abbiamo sfiorato il gol del 2-3 più volte. Abbiamo giocate meglio tante altre volte rispetto a ieri ma non dobbiamo  dimenticare che affrontavamo una delle migliori squadre al mondo. Siamo tristi per la sconfitta ma proveremo a qualificarci nella gara di ritorno. Molto importante aver segnato in trasferta”.

Juve Stabia, il programma gare del settore giovanile: tre dirette radiofoniche

Juve Stabia, il programma gare del settore giovanile: tre dirette radiofoniche

Si torna in campo, dopo la sosta dei nazionali. Ci saranno tre dirette radiofoniche su ViViRadioWeb. Questo il programma gare del fine settimana:

Berretti: J.Stabia-Reggina sabato 18/2 ore 14.30 stadio Menti (diretta radiofonica su ViViRadioWeb dalle ore 14:15)

Under 17: Casertana-J.Stabia, domenica 19/2 ore 15 stadio Torre di S.Maria a Vico (diretta radiofonica su ViViRadioWeb dalle ore 14:45)

Under 15: Casertana-J.Stabia, domenica 19/2 ore 11 stadio Torre di S.Maria a Vico (diretta radiofonica su ViViRadioWeb dalle ore 10:45)

Under 16: Airola-J.Stabia sabato 18/2 ore 15 campo comunale di Airola

2003: J.Stabia-Afragola 92 domenica 19/2 ore 12 stadio Menti

2004: Atletico Agro-J.Stabia sabato 18/2 ore 17 campo comunale di Piedimonte

a cura di Ciro Novellino

I nostri sponsor:

 







 

Pedullà a De Laurentiis: “Fossi in lei rettificherei e chiederei scusa a tutti”

Hanno fatto discutere, e non poco, le dichiarazioni di Aurelio De Laurentiis al termine di Real Madrid-Napoli. Alfredo Pedullà ha commentato così le esternazioni del patron azzurro tramite il proprio portale ufficiale:

 

“Caro presidente De Laurentiis, con tutta la stima possibile e immaginabile, avendole spesso dato i meriti di una rinascita calcistica napoletana, le dico sinceramente quello che penso. Dopo una festa come quella di Madrid, festa per il Napoli che entrava nel tempio e che andava elogiata a prescindere, fossi un calciatore del Napoli mi sentirei profondamente offeso. Lei, esimio De La, ha salvato soltanto Insigne, gli altri non avevano “cazzimma”, erano “nulli”. Se io mi chiamassi Diawara, avessi 19 anni e leggessi queste cose da parte del mio presidente, mi interrogherei sull’opportunità di trascorrere il mio futuro a Napoli.

Fossi in lei, gentile De La, rettificherei e chiederei scusa. Dopo una partita come quella di ieri avrebbe dovuto dare una carezza a chiunque, magazziniere compreso, pensando alla prossima gara in casa del Chievo e tenendo nel cassetto viva la speranza – con comportamenti giusti – di ribaltare il risultato al ritorno. Avrei lasciato a chi ammorba l’aria napoletana ogni lunedì (e non solo) il compito di scatenarsi con le critiche prevenute. Anche ieri sera sono venuti fuori i santoni travestiti da corvi, quelli che scrivevano di cronaca e che non sanno se il pallone è rotondo o quadrato. Quelli che più distribuiscono veleni più sono contenti, quelli che del Napoli non gliene frega nulla.

Quelli che prima di andare in onda organizzano una telefonata e si “fanno raccontare due cose al volo” da chi ne sa di più e poi quelle cose vanno in onda. Quelli che non aspettavano altro che scagliarsi su Hamsik, lo spot preferito. Quelli che al Napoli non vogliono bene, gatti neri che attraversano la strada, e si incazzano pure se qualcuno ha la faccia tosta di dirglielo. Assurdo. Ma lei è il pres, gentilissimo De La, e i calciatori sono figli intoccabili, meritano carezze: non avevano perso mica in casa del Roccacannuccia, con tutto il rispetto che si deve al Roccacannuccia”.

Roberto Amodio: “Ho sempre dato tutto per la Juve Stabia, sono disponibile a qualsiasi faccia a faccia”

Roberto Amodio nell’ambito dell’intervento telefonico a “Il Pungiglione Stabiese”, programma radio in onda su ViViRadioWEB ogni lunedì alle ore 19:30, con fermezza chiarisce alcuni concetti sul suo rapporto con la Juve Stabia, in particolare cosa ha dato per la causa gialloblè.

Queste sono state le sue parole:

Molti pseudo tifosi a Castellammare hanno solo il gusto di distruggere, ma chi veramente vuole bene alla Juve Stabia non si può permettere di criticare.

Non ho peli sulla lingua con nessuno, amo tanto questi colori e se oggi mi sono messo in disparte è dovuto solo al bene che provo per la Juve Stabia. Tanti non sanno o si sono dimenticati che quando 8 anni fa la società stava fallendo, mi sono accollato con un gruppo di amici, tutti i debiti societari. Feci di tutto pur di spostare la società da Sorrento a Castellammare pur di non far sparire il calcio in questa città, ma purtroppo la nostra è una piazza difficile, che non sempre ti mette in condizione di poter lavorare in serenità.

Qual’è il risultato?

Che oggi i meriti di questi anni li attribuiscono ai vari Di Somma, Logiudice e via dicendo.

Lo dico apertamente, sono disponibile a qualsiasi dialogo anche diretto per chiarire tanti concetti. Dispiace ascoltare tutte queste critiche che non fanno altro che il male della Juve Stabia.

RIPRODUZIONE RISERVATA
Si diffida dall’utilizzo e/o dalla riproduzione anche parziale del presente articolo senza citazione della fonte

Vibonese-Juve Stabia arbitra Giampaolo Mantelli di Brescia

Prima volta in assoluto per il fischietto bresciano Mantelli con la Juve Stabia

Per la settima giornata di ritorno del campionato di Lega Pro girone C che si disputerà sabato 18 febbraio alle ore 14 e 30 allo stadio “Luigi Razza” di Vibo Valentia è stato designato Giampaolo MANTELLI

Giampaolo MANTELLI di Brescia

della sezione di Brescia a dirigere la gara tra Vibonese e Juve Stabia.

Mantelli, è al suo terzo campionato in Lega Pro, in passato non ha mai diretto gare della Juve Stabia, nemmeno in campionati di settore giovanile.

L’assistente numero uno sarà: Davide MARCOLIN della sezione di Schio;

l’assistente numero due Flavio ZANCANARO sezione di Treviso.

Giovanni MATRONE

Franco Manniello, dopo 8 anni, assolto dalle accuse di presunta combine con il Sorrento

Franco Manniello, presidente della Juve Stabia, non partecipò all’organizzazione della combine del derby con il Sorrento del 5 aprile 2009. Assolto, dopo otto anni, il patron delle Vespe che era imputato per frode sportiva. Questa mattina, la prima sezione penale del Tribunale di Torre Annunziata ha emesso la sentenza. Manniello è stato assolto «per non aver commesso il fatto». Si chiude quindi una vicenda durata ben otto anni e che dal punto di vista sportivo ha visto la Juve Stabia subire anche una dura penalizzazione. Il presidente Manniello era accusato di aver partecipato alla combine della sfida tra Juve Stabia e Sorrento che terminò 1-0, con una rete del centrocampista Mineo. I giudici hanno assolto da questa accusa il presidente Franco Manniello.

Fonte: https://www.metropolisweb.it/news/combine-juve-stabia-sorrento-assolto-dopo-8-anni-il-presidente-franco-manniello/25808.html

Donald Trump vuole la pace in Medio Oriente, ma affossa ‘i due Stati’

0

Stefano Stefanini analizza la posizione di Donald Trump sul Medio Oriente e scrive: «sta imprimendo più di un cambio di direzione alla politica estera americana, ma non è detto che avrà successo».

Così Donald cambia i giochi

Come tutti i suoi predecessori, Donald Trump vuole la pace in Medio Oriente. La continuità si ferma qui. In mezz’ora di conferenza stampa con Benjamin Netanyahu, il Presidente americano ha messo la pietra sopra la soluzione dei «due Stati».

Una soluzione, quella di uno Stato israeliano e uno palestinese, che è stata il faro degli infiniti tentativi di risolvere la crisi dal 1993 ad oggi. Trump non l’ha esclusa, ma il suo agnosticismo e le condizioni del primo ministro israeliano, che esige il «totale controllo» di sicurezza israeliano sull’intero West Bank, la relegano alla retroguardia della diplomazia mediorientale.

LEGGI ANCHE:

Trump batte un’altra strada. Non interpella i palestinesi. Punta a diluirli in un ampio accordo regionale. Gli fa sponda Netanyahu perché ormai «i Paesi arabi non vedono più Israele come un nemico»: adesso il nemico, comune, è l’Iran. Queste le basi del maxi-accordo (much bigger deal) terreno sul quale il Presidente americano si sente di casa. Visione audace, seguiti operativi lacunosi. Fino a che punto gli Stati arabi sono pronti a un accordo sulla testa dei palestinesi? Quale «flessibilità» offre in cambio Israele?

La conferenza stampa è stata straordinaria. Si è tenuta prima, non dopo, i colloqui. Su argomenti come gli insediamenti o lo spostamento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, i due leader se la sono cavata con un «ne parleremo». I due Stati non sono stati nominati, sino alla domanda di un giornalista israeliano. L’accordo nucleare con l’Iran è stato pesantemente censurato, ma senza parlare di annullarlo. Chi chiedeva cosa Washington intendesse farne è rimasto senza risposta. Incoraggiato da Netanyahu, Trump ha confermato nuove sanzioni a Teheran slegate al nucleare e collegate ai recenti lanci di missili balistici iraniani.

Nel bel mezzo di una crisi della sua amministrazione ancora in ebollizione, tutt’altro che sopita con le dimissioni di Michael Flynn, Donald Trump non smette di stupire. L’ha difeso, mentre la Casa Bianca si era affannata a presentarle come un licenziamento. Continua a navigare in solitario. La struttura della Casa Bianca è debole e, quasi dilettantesca. Imparerà forse, ma non è né abituata né preparata allo scrutinio microscopico di cui è oggetto qualsiasi amministrazione. Non se la può più cavare con «fatti alternativi». Dipartimento di Stato e Pentagono hanno un titolare, ma sono indietro con tutte le altre nomine.

Imperterrito, il Presidente sembra avere le idee chiare di dove vuole arrivare, se non di come. Ha fatto dell’Iran il perno di una problematica alleanza in fieri che risolva anche il problema palestinese. Nel disegno c’è anche l’idea di staccare la Russia dall’Iran.

Oggi il nuovo Segretario di Stato americano, Rex Tillerson, incontra il pilastro della diplomazia russa, Sergei Lavrov. Dovrebbe essere il primo passo per il rilancio del dialogo, ma le nubi si sono addensate sui cieli di Washington. Il critico rapporto russo-americano, che per decenni Casa Bianca e Cremlino avevano maneggiato con i guanti, si è invischiato nelle sabbie mobili della sicurezza e politica interna americana. Trump ha adesso più di uno scheletro russo nell’armadio e deve muoversi con i piedi di piombo.

L’incauto Flynn ha fatto da capro espiatorio. Tuttavia i veri responsabili sono i due leader: Vladimir Putin per l’ingerenza senza precedenti nelle vicende elettorali americane; Donald Trump per averla quasi incoraggiata e soprattutto per l’opacità della sua condotta verso Mosca durante la transizione. Mischiando politica estera con simpatie personali e connivenze elettorali i due Presidenti hanno complicato l’obiettivo di un riavvicinamento. Ma ci sono pochi dubbi che è quanto entrambi vorrebbero.

Donald Trump sta imprimendo più di un cambio direzione alla politica estera americana. Non è detto che avrà successo. Il Senato fa resistenza sulla Russia. Le indagini continueranno sulla «Russian connection». Mosca vuole un’intesa, ma non gli farà sconti. In Medio Oriente alleanze, inimicizie e rivalità sono sfuggenti e fluttuanti. Incerti nel risultato, i segnali di cambiamento da Washington sono però inequivocabili.

Verrà anche il turno dell’Europa. Ieri, alla Nato, prima avvisaglia: messa in mora del Segretario alla Difesa Mattis sulle spese militari dell’Alleanza. A parte Theresa May, l’unica autorevole voce europea che si è fatta sentire a Washington è quella di Federica Mogherini. Brava, ma non basta. Rischiamo di arrivare in ritardo all’appuntamento con la rivoluzione Trump. Ci piaccia o no, dobbiamo prenderne le misure.

vivicentro.it/opinioni
vivicentro/
lastampa/Così Donald cambia i giochi STEFANO STEFANINI

Il Napoli soccombe ma non si arrende

Il Napoli soccombe ma non si arrende

Della serata al Santiago Bernabeu, della sfida al Real Madrid, alla fine resta il gol messo a segno da Lorenzo Insigne. Come si legge sul Corriere del Mezzogiorno, comunque il Napoli va applaudito per come ha affrontato i signori della Champions: “Soccombe, la squadra di Sarri ma non si arrende. È’ costretta soccombere di fronte a tanta forza, davanti ai campioni in carica. De Laurentiis in tribuna accanto a Florentino Perez non perde il buon umore, piuttosto a fine partita fa i complimenti alla sua squadra”.

Hamsik è mancato nella sera più importante

Hamsik è mancato nella sera più importante

Come riporta la Gazzetta dello Sport, il Napoli non ha bilanciato “la sconfinata attitudine del Real a maneggiare tensioni e abilità che sfide del genere impongono. E’ stata questione di testa, di gambe tremebonde che a un dato momento non assecondavano più gli impulsi. Una volta di più è mancato Hamsik, latitante in «leadership» quando l’asticella si alza”.

La sconfitta brucia parecchio a De Laurentiis, da lì lo sfogo!

La sconfitta brucia parecchio a De Laurentiis, da lì lo sfogo!

Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis non ha gradito la sconfitta rimediata dalla sua squadra al Santiago Bernabeu contro il Real Madrid. La Gazzetta dello Sport scrive: “La sconfitta gli è bruciata parecchio, tant’è che a fine partita Aurelio De Laurentiis s’è lasciato andare ad uno sfogo duro, che ha investito Maurizio Sarri non ha risparmiato rimproveri, e non solo all’allenatore s’è soffermato su Insigne, ma il suo bersaglio è stato Sarri anche sulla differenza di budget tra le due società De Laurentiis è stato durissimo ‘Ibrahimovic? Io lo vedrei bene come allenatore del Napoli’ una risposta piccata, che avvalora ancora di più la critica feroce contro Sarri”.

Gazzetta: “Non c’è troppa simpatia tra Sarri e De Laurentiis, la polemica continua”

Gazzetta: “Non c’è troppa simpatia tra Sarri e De Laurentiis, la polemica continua”

Dopo le parole dure esclamate dal presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis nel post-partita di Real Madrid-Napoli 3-1, l’allenatore azzurro Maurizio Sarri ha avuto modo di rispondere in conferenza stampa. La Gazzetta dello Sport fa il punto della situazione: “Il tecnico ha ribattuto non alimentando la polemica che, sicuramente, avrà un seguito nel privato: in effetti, non c’è mai stata troppa simpatia tra Sarri e il suo presidente, che alla prima occasione utile non gli ha risparmiato nulla. Ne ha dette tante, De Laurentiis, contro il suo allenatore, mettendone in discussione le scelte”.

Donald Trump, Medio Oriente: Confederazione o un tavolo saudita di negoziati permanenti

0

Donald Trump prende in considerazione delle opzioni alternative per raggiungere la pace tra cui una Confederazione o un tavolo saudita di negoziati permanenti. Il presidente americano – scrive Stefano Stefanini – «sta imprimendo più di un cambio di direzione alla politica estera americana, ma non è detto che avrà successo».

Confederazione o un piano saudita: ecco le strade per puntare alla pace

Il presidente Rivlin per confini aperti fra “entità” diverse ma i moderati frenano

TEL AVIV – Nella conferenza stampa a margine del suo primo incontro con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il presidente americano Donald Trump ha confermato che la sua amministrazione non considera la soluzione dei due Stati l’unica percorribile per porre fine al conflitto israelo-palestinese.

La dichiarazione rompe con le precedenti amministrazioni Usa e con il resto della comunità internazionale, che fin dagli accordi di Oslo del 1993 ritiene essenziale per il raggiungimento della pace la creazione di uno Stato palestinese accanto a Israele.

Con il protrarsi dello stallo nei negoziati di pace, alcune voci moderate hanno cominciato a valutare nuovi modelli, ma finora le alternative alla visione dei due Stati sono arrivate principalmente dalle frange estreme della politica israeliana e palestinese. Quali sono le alternative che ora potrebbero trovare ascolto alla Casa Bianca? E quali i maggiori ostacoli alla loro realizzazione?

LEGGI ANCHE: Trump, svolta sul Medio Oriente

Le ipotesi sul tavolo

Una delle prime ipotesi è quella di una Confederazione o Stato binazionale. Questo modello è caldeggiato da diversi esponenti del partito di destra Likud, tra cui il presidente israeliano Reuven Rivlin. Un «falco» in politica estera, ma attento a garantire i diritti civili dei palestinesi, Rivlin è contrario alla creazione di uno Stato palestinese. In passato, ha lanciato la proposta di una confederazione composta da Israele e da «un’entità» autonoma palestinese, in cui lo Stato ebraico manterrebbe il controllo sull’esercito e i confini.

Questa settimana, durante un incontro con un’organizzazione pro-insediamenti, Rivlin si è invece dichiarato favorevole all’annessione di tutta la Cisgiordania, a patto che agli abitanti palestinesi sia concessa la cittadinanza israeliana. La soluzione dello Stato unico è appoggiata non solo da ambienti di destra, ma anche da esponenti dell’estrema sinistra e degli arabi israeliani.

Ovviamente è una soluzione che presenta criticità. È improbabile ad esempio che la dirigenza palestinese accetti una soluzione a sovranità limitata, e tantomeno un’annessione. L’ipotesi di uno Stato binazionale spaventa anche gli stessi israeliani moderati. Annettere la Cisgiordania e concedere la cittadinanza a quasi tre milioni di palestinesi altererebbe gli equilibri demografici del Paese e rischierebbe di segnare la fine d’Israele come Stato ebraico, aprendo possibili scenari di guerra civile.

C’è poi la via di una annessione parziale, ed è quella sostenuta dal ministro dell’Istruzione Naftali Bennett, leader del partito di estrema destra la Casa Ebraica: egli propone di annettere il 60 per cento della Cisgiordania e creare delle autonomie palestinesi nei territori rimanenti. In base al suo piano, Israele annetterebbe l’Area C della Cisgiordania che comprende i principali insediamenti, e offrirebbe la cittadinanza ai circa 150.000 palestinesi che risiedono nell’area.

La proposta di Bennett potrebbe trovare sostenitori nell’amministrazione Usa, come David Friedman, il candidato di Trump alla carica di ambasciatore in Israele. Friedman, vicino alla destra israeliana, si è detto in passato favorevole all’annessione di parte della Cisgiordania. Ma per i palestinesi e i moderati israeliani, l’idea di Bennett rimane inaccettabile, perché lascerebbe ai palestinesi solo dei minuscoli «bantustan» a sovranità limitata e privi di continuità territoriale.

«Il tavolo saudita»  

Trump e Netanyahu nella loro conferenza stampa di ieri hanno auspicato un ruolo maggiore nel processo di pace per il mondo arabo e una soluzione regionale al conflitto. Proposte in questo senso vanno da quella di Yaakov Peri, deputato dell’opposizione ed ex capo del servizio di Sicurezza Interna, che vorrebbe aprire in Arabia saudita un tavolo di negoziato permanente con i palestinesi e gli altri Paesi arabi, all’idea di una confederazione tripartita tra Israele, Palestina e Giordania.

Iniziative come la proposta di pace saudita del 2002 dimostrano la crescente disponibilità del mondo arabo a normalizzare le relazioni con Israele, ma queste aperture considerano ancora imprescindibile il ritiro israeliano dai territori conquistati nel 1967 e la creazione di uno Stato palestinese.