Erdogan minaccia l’Olanda che vota domani: stop al dialogo diplomatico mentre Mark Rutte vira a destra per respingere il populista Geert Wilders.
Erdogan piomba sul voto. E Rutte vira a destra per respingere Wilders
Ankara rompe le relazioni con l’Olanda: è crisi diplomatica. Domani le elezioni, il premier: «Fermiamo i populisti»
Ma effetti sono attesi anche sul fronte della politica interna. Sono circa 500 mila i cittadini olandesi di origine turca che domani voteranno alle politiche. In uno scenario frammentato, in cui nessuno dei 28 partiti in corsa probabilmente supererà il 17%, potrebbero essere determinanti. Ma non è a loro che il premier Mark Rutte ha voluto rivolgersi con questa mossa. I destinatari del suo messaggio sono gli altri 16 milioni di elettori, o almeno quelli che si stanno facendo tentare dagli slogan populisti di Geert Wilders, il leader dell’estrema destra. Gli ultimissimi sondaggi danno il suo Partito della Libertà (Pvv) in leggero calo, mentre il Vvd del liberale Rutte si è ripreso il primato. Gli analisti politici sono concordi: il principale effetto di Wilders sulla politica olandese è stato lo spostamento a destra di Rutte. Che negli ultimi mesi ha intensificato i suoi messaggi sulla sicurezza e contro l’immigrazione irregolare.
A Rotterdam, seconda città olandese per numero di abitanti, circa la metà della popolazione ha origini straniere. Il sindaco, Ahmed Aboutaleb, è di fede musulmana ed è nato in Marocco. Lo hanno eletto nel 2009 e riconfermato nel 2014. Dopo la strage di Charlie Hebdo si era scagliato contro i terroristi: «Se non vi piace questo modello di libertà, fate le valigie e andatevene. Se non vi piace l’umorismo di un giornale, andate a farvi fottere». «Rotterdam è uno splendido esempio di multiculturalismo». Almeno a sentire Marianne Vorthoren, direttrice di Spior, un’organizzazione che raggruppa una settantina di istituzioni musulmane di Rotterdam. «La convivenza – ci spiega questa olandese convertita all’islam – non è così problematica come viene raccontata dalla politica e dai media. È come se esistessero due realtà parallele e sono molto preoccupata per l’effetto di questi messaggi». Ai suoi occhi l’Olanda del 2017 resta un Paese aperto e tollerante con tutti (a meno che non si tratti di pedoni distratti che camminano sulle corsie riservate ai ciclisti).
Ma Rutte ha una sua battaglia personale. «C’è il rischio reale di svegliarsi il 16 marzo con Wilders alla guida del primo partito d’Olanda – ha ammesso a 48 ore dal voto -, un risultato che manderebbe un segnale al resto del mondo. Dobbiamo fermare questo effetto domino e arrestare il populismo sbagliato». Evidentemente il premier liberale vuole farsi portabandiera di un «populismo giusto» ed è per questo che – dopo aver mostrato i muscoli alla Turchia – non ha fatto mezzo passo indietro. Ieri sera i due si sono scontrati in un faccia a faccia televisivo e Rutte ha ribadito la sua linea: «Non governerò con te, mai e poi mai». «La gente non ti crede» ha replicato con un sorriso beffardo Wilders, aggiungendo: «Avevo avvertito il Vvd sulla Turchia e mi hanno cacciato a calci dal partito». «Governare un Paese è diverso da scrivere tweet» lo ha sbeffeggiato il premier, cercando di tenere l’aplomb dello statista.
Sulla querelle turca, è intervenuto persino il Cremlino con un «invito alla moderazione». L’Aja ha incassato la «solidarietà e il totale appoggio» di Angela Merkel e anche l’Ue ha fatto quadrato attorno a Rutte, che viene visto come un argine a Wilders. Però la Turchia è pur sempre un partner da tenere buono, perché da un anno a questa parte ha chiuso le sue porte ai migranti diretti in Europa (in cambio di sei miliardi di euro). L’accordo è stato siglato, guarda caso, proprio durante il semestre di presidenza olandese. Ieri per l’ennesima volta il ministro per i rapporti con l’Ue, Omer Celik, ha minacciato di farlo saltare. Tutto questo mentre il presidente Recep Tayyp Erdogan prometteva: «Porterò l’Olanda alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo». Se potesse, la statua di Erasmo scuoterebbe la testa.
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vivicentro/Erdogan minaccia l’Olanda che vota domani. Mark Rutte vira a destra
lastampa/Erdogan piomba sul voto. E Rutte vira a destra per respingere Wilders MARCO BRESOLIN – INVIATO A ROTTERDAM
































Spesso i sogni si avverano. Soprattutto se coltivati con l’impeto e il furore del desiderio di acciuffarli. E se a sognare è Gianni Sasso allora vuol dire dal sogno alla realtà il passo è breve. Gianni sogna e ci lascia sognare nel tentativo di realizzare il tempo record mondiale nella maratona con stampelle. Primato da lui stesso detenuto nella maratona di New York, 2009, migliorato ad Amsterdam 2012 e, purtroppo, solo inseguito alla Zurich Maratò di Barcellona.
Gianni Sasso, con il pettorale numero 16379 ha sentito il vento fischiargli nelle orecchie, lui che ormai è abituato alle imprese difficili ci ha entusiasmato fino alla fine. Un ostacolo imprevisto. Una caduta, Sfuma per questa volta il sogno ma non cuore. Un cuore grande che batte con furore nel petto. E che fa emergere le grandi potenzialità di un atleta che potremmo paragonare, per la sua dedizione all’atletica, a Pietro Mennea. Consociamo già le vicende umane e le avversità che hanno infranto i sogni giovanili di Gianni Sasso, con rilevanti opportunità per diventare ottimo calciatore, quando a seguito di un incidente stradale, gli fu amputata la gamba sinistra. Ma ciò non lo scoraggiò. Anzi lo fece emergere, in altre discipline sportive come l’atletica, il nuoto e la bici. La tenacia, la resilienza, la forte tempra interiore gli permisero di superare quello che lui stesso definisce una disabilità mentale. Quella di non riuscire a portare a termine un progetto che ci si prefigge, perché volere è potere e tra i ventimila al nastro di partenza di Avenida Reina Maria Cristina, passando davanti al Camp Nou, alla Casa Batlló, e alla Sagrada Famiglia, Gianni Sasso è stato acclamato a furore di popolo dalle migliaia di spettatori. La squadra, guidata dal tecnico Emanuel Scotto D’Abusco, corre insieme con lui, facendogli da scudo, e lui vola sui quaranta chilometri che si snodano dalle 08.30 fino al traguardo nella metropoli di Barcellona La città catalana ospita ogni anno una maratona che la vede inondata di runners da tutto il mondo. Il percorso si presenta veloce, con passaggi all’interno del cuore del centro storico che permette di ammirare i più importanti monumenti. Nell’intervista che ci ha gentilmente concesso, prima della partenza per la gara, Gianni Sasso si è raccontato. Ed è emerso l’uomo-atleta, che reagisce con vigore e furore alle difficoltà dell’ambiente e della disabilità.
Durante la conferenza stampa di presentazione della gara abbiamo applaudito l’atleta. Cercheremo ora di fotografare la personalità di Gianni Sasso. Come ha reagito l’uomo Gianni Sasso alle difficoltà derivate dalla sfortunata vicenda?

