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Gori, mercoledì ci sarà la sospensione dell’erogazione idrica

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Gori, mercoledì ci sarà la sospensione dell’erogazione idrica

GORI comunica che per lavori programmati è programmata la sospensione dell’erogazione idrica dalle 14:00 alle 18:00 di mercoledì 29 marzo 2017, nelle seguenti zone del comune di Castellammare di Stabia:

  • Via Passeggiata Archeologica, Via Cosenza, Via Enaudi, Via Martuicci, Via Volta, Via Bracco, Via Brambilla, Traversa Savorito, Via D’Annunzio, Via Benedetto Croce

Zielinski: “Juve? Possiamo batterla. Premier? Napoli è bellissima!”

Le sue parole

Piotr Zielinski ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Premium Sport:”Siamo contenti per il risultato, è una vittoria importantissima che dà fiducia per il futuro. A giugno c’è la gara decisiva contro la Romania che può regalarci un passo importante verso la qualificazione. Il nostro obiettivo è chiudere la primo posto nel girone. Sul piano personale penso solo a migliorarmi ogni giorno sia a Napoli che qui in nazionale. Il campionato ancora non è finito, noi vogliamo vincere tutte le partite per arrivare il più in alto possibile. In Coppa Italia possiamo farcela anche se dobbiamo recuperare due gol di svantaggio. Siamo un’ottima squadra. Futuro in Premier? Adesso penso solo al Napoli dove sto bene e mi alleno con grandi campioni, la città è bellissima. Sto in una grande società con un grande pubblico, non ho voglia di muovermi da lì”.

Convegno Lancia a Potenza – 30 anni di storia Integrale

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Sabato 25 Marzo presso la concessionaria Gruppo Maffei di Potenza alle ore 18 si è dato lo start ad una serata indimenticabile!
La scuderia Historic Club Lupi della Lucania ed il Mito Delta Club di Fisciano hanno sapientemente organizzato un convegno di grande rilievo per ricordare il trentennale dal debutto nel mondiale rally della Lancia Delta integrale.

Sembra ieri ma sono passati 30 anni da quando la Lancia schierò in campo uno dei suoi capolavori, l’auto che gli appassionati di motori con grande orgoglio chiamano “La regina”. Proprio così, perché ad oggi nessuna altra vettura ha vinto tanto e come la Lancia Delta Integrale.

Il convegno ha illustrato la storia sportiva della Lancia, delle sue auto da corsa, degli uomini che hanno contribuito a renderla vincente.
Tanta la passione, questo sentimento indescrivibile che per essere compreso può soltanto essere vissuto.Un amore grande per un marchio glorioso che di diritto fa parte della storia dell’automobile. Questo e tanto altro hanno richiamato a Potenza ospiti d’onore e relatori di portata internazionale.

Tra tutti il Dott. Cesare Fiorio, ex direttore sportivo di Fiat, Lancia e Ferrari. Un dibattito moderato con competenza e grande professionalità dal giornalista e scrittore Luca Gastaldi coadiuvato dall’intervento di benvenuto di Gennaro Guerriero, presidente dell’Historic Club Lupi della Lucania.

Nel proseguire l’ingegner Antonio Romano è intervenuto per un approfondimento tecnico sulla evoluzione della Delta integrale dal modello 4wd alla Evo2, massima espressione della sportiva torinese.
Di grande impatto l’intervento di Antonio Amabile, presidente del Mito Delta Club che ha curato la parte emotiva e ha riportato a Cesare Fiorio le domande e le speranze degli appassionati di competizioni che fiduciosi auspicano il ritorno della Lancia nel mondo delle competizioni.

Nella concessionaria Maffei sono stati esposti esemplari della Lancia Delta integrale in tutta la sua evoluzione sportiva, oltre a due Lancia Stratos, l’auto che i francesi chiamavano “la bète à gagner”, il mostro vincente.

La manifestazione ha curato anche un fine solidale con la raccolta fondi in favore delle persone affette dal morbo di Parkinson. Tali fondi hanno lo scopo di munire le persone interessate da tale patologia e segnalate da apposita equipe medica, di equipaggiamento per il “Nordik Walking”, una particolare attività sportiva efficace per il rallentamento degli effetti del Parkinson.

Guarda la fotogallery a cura di Carmine Matrone:

 

 

 

Trionfo Ferrari al debutto: le ragioni del successo e le prospettive

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La rivoluzione in casa Ferrari porta i primi frutti: al debutto stagionale in Australia la rossa ritrova la vittoria che mancava da un anno e mezzo. L’inviato de La Stampa, Stefano Mancini, analizza le ragioni del successo e le prospettive della stagione.

Ferrari da sogno, resurrezione in quattro mosse

Vittoria rossa dopo un anno e mezzo. La rivoluzione ha pagato, Marchionne: «Successo di tutti, ma è un punto di partenza»

MELBOURNE – «Forza Ferrari!». L’urlo di Sebastian Vettel risuona di nuovo via radio. È trascorso un anno e mezzo dall’ultima volta e in tutto questo tempo il pilota tedesco ha avuto modo di imparare bene l’italiano e di addolcirne la pronuncia: «Questo risultato è di tutti noi, qui e a Maranello. Grande macchina, grande lavoro». La Ferrari è tornata al centro della Formula 1, ha vinto in Australia il primo Gp della stagione (non succedeva dal 2010 in Bahrein ai tempi di Alonso) e ha fatto saltare i nervi ai rivali finora invincibili della Mercedes.

La rivoluzione è servita. Le nuove regole hanno richiesto menti fresche e idee nuove, oltre a un progetto coraggioso che permettesse di recuperare un ritardo sugli avversari che superava il secondo a giro, un’enormità per un mondo che si muove alla velocità della Formula 1. Mattia Binotto è il direttore tecnico che ha messo insieme gli ingredienti e fatto nascere questa SF70H che Vettel, dopo averla ribattezzata Gina, ha subito portato al trionfo. La filiera italiana prosegue con i progettisti Simone Resta (telaio), Enrico Cardile (aerodinamica) e Lorenzo Sassi (motori), nomi per lo più sconosciuti al grande pubblico. Nessuna star della progettazione, solo risorse coltivate a Maranello, nella fabbrica che ieri e sabato ha funzionato a pieno organico.

Gli altri segreti della svolta Ferrari? Da un punto di vista tecnico, la vettura del 2017 sa sfruttare al meglio le gomme, che fino all’anno scorso erano sempre troppo calde o troppo fredde, troppo morbide o troppo dure. Vettel ha percorso sei giri in più di Hamilton prima di fermarsi a cambiarle, così a un terzo di gara ha compiuto (ai box) il sorpasso decisivo. Di lì in avanti si è limitato a controllare la situazione, dimostrando di avere le prestazioni sufficienti per tenere gli avversari a distanza di sicurezza. Gli altri punti di forza sono il motore, che ormai pareggia i cavalli della Mercedes, e l’aerodinamica, che storicamente è sempre stata una lacuna.

Hamilton 2º, Raikkonen 4º. 

«Era ora, aspettavamo questa vittoria da un anno e mezzo – è il messaggio inviato alla squadra dal presidente Sergio Marchionne -. È stata un’emozione ascoltare di nuovo l’inno italiano. Sebastian ha fatto una grande gara e Kimi sarà presto lì a lottare con lui. È un successo di tutta la squadra, ma ricordiamoci che è solo un punto di partenza». La rivincita si disputerà tra due settimane in Cina, su un circuito che favorisce ancora le Rosse, almeno in teoria. Nella pratica dipenderà dagli aggiornamenti che le squadre porteranno a ogni gara e saranno decisivi. «Abbiamo ottenuto un buon risultato, che sarebbe stato ottimo portando anche Kimi sul podio», commenta il team principal Maurizio Arrivabene nello sforzo di trattenere l’entusiasmo.

Nervi tesi nel box tedesco  

La strategia sbagliata, i nervi di Lewis Hamilton contro il proprio ingegnere, i pugni battuti sul tavolo dal capo della Mercedes, Toto Wolff: succede quando si è sotto pressione. Lo squadrone tedesco si era disabituato a perdere (dopo un secondo e un terzo posto la Ferrari degli ultimi anni avrebbe stappato lo champagne). Scoprire di aver smarrito un vantaggio enorme è stato un trauma. A fine gara, Hamilton ha, comunque, analizzato gli aspetti positivi della situazione: ha un compagno di squadra tranquillo e un avversario del suo spessore, una situazione ideale. Lui e Vettel hanno vinto sei degli ultimi sette campionati senza mai incrociarsi. «È venuto il momento – promette Lewis -. Quest’anno ci divertiremo».

vivicentro.it/sport/motori
vivicentro/Trionfo Ferrari al debutto: le ragioni del successo e le prospettive
lastampa/Ferrari da sogno, resurrezione in quattro mosse STEFANO MANCINI – INVIATO A MELBOURNE

Il disegno di legge sul testamento biologico è sempre fermo alla Camera

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Alberto Abburrà, con L’occhio dei lettori de La Stampa, ha raccolto le testimonianze degli italiani e ne ha raccolte storie che ci fanno entrare in contatto con il dramma umano di tanti cittadini.

Gli italiani che aspettano la legge sul fine vita

La convivenza con dolore e dubbi mentre il ddl sul testamento biologico è fermo alla Camera. Le testimonianze raccolte con L’Occhio dei lettori de La Stampa

TORINO – Il disegno di legge sul testamento biologico è alla Camera da due settimane ma rischia di non vedere la luce in questa legislatura perché tra le forze politiche restano delle divergenze, in particolare sulla possibilità di interrompere nutrizione e idratazione del paziente.

La partita decisiva si giocherà in Senato dove il ridotto margine di voti potrebbe complicare il percorso di una legge attesa da più di 10 anni. Per conoscere il parere dei lettori abbiamo aperto uno spazio sul nostro sito internet e raccolto centinaia di opinioni, messaggi, testimonianze.

La maggioranza pensa che alla base di tutto debba esserci la «libertà dell’individuo». Il 92,2% dice di essere favorevole al testamento biologico, il 71,8 quando si parla di suicidio assistito e al 70,9 a proposito dell’eutanasia. Aldilà delle cifre, quello che emerge dai racconti sono dubbi, preoccupazioni, sofferenze e dolore spesso vissuti in prima persona, un condensato di storie che alimentano un dibattito non più rinviabile.

Pubblichiamo alcune delle testimonianze raccolte dai lettori de La Stampa 

La disabile: “Piuttosto che vivere così è meglio affrontare la morte”  

La vita di Paola cambia il 20 marzo del 2006, la sera in cui viene investita da un ubriaco per le strade di Roma. Ha 38 anni, progetti e sogni: si ritrova costretta in un letto d’ospedale priva di sensi. I medici non hanno dubbi: resterà in uno stato vegetativo per il resto dei suoi giorni. Dopo due mesi di coma il miracolo del risveglio viene stroncato dalla scoperta di una pesante disabilità fisica e psichica. A distanza di 11 anni la situazione non è cambiata, anzi è peggiorata: «Mentre ero in coma i miei genitori sapevano che avrebbero dovuto farmi morire – racconta – ma non potevano farlo». Dopo quello che ha vissuto, Paola ha le idee chiare sul fine vita: è favorevole al testamento biologico, al suicidio assistito e anche all’eutanasia. «Ho problemi gravissimi e non riesco ad accettare la mia condizione di disabile, piuttosto che una vita così è meglio la morte».

La sessantenne: “Sono sola, ho deciso di tenere una pistola dentro il cassetto”  

Daniela, emiliana, neo sessantenne, è in buona salute ma da anni gira con il testamento biologico in borsa. L’ha scritto a mano, ispirandosi al modello proposto da una delle tante associazioni che si impegnano per diffondere la pratica. «Con quel testo – racconta – ho fatto anche un video pubblicato sulla mia pagina di Facebook e una copia l’ho messa in vista nel soggiorno di casa». E’ convinta che «ogni persona dovrebbe essere libera di decidere cosa fare del proprio corpo» e ha il terrore che una malattia possa consumarla lentamente. La sua preoccupazione è che un’eventuale legge sul fine vita non la tuteli perché lei è da sola e non ha un fiduciario che possa garantire il rispetto delle sue volontà. «Il mio unico conforto è una pistola, legalmente posseduta, in un cassetto» spiega. «Ma anche così non v’è certezza: un incidente e il coma potrebbero impedirmi di arrivare a premere il grilletto».

Il padre: “Chiesi di porre fine al calvario di mio figlio. Ora vivo tra i rimorsi”  

Quando Danilo parla di suo figlio che non c’è più lo chiama «angelo custode» e «bimbo bellissimo». Sono passati tanti anni da quando un improvviso malore ha trasformato le loro vite in calvario. Il bambino si sente male, viene ricoverato in terapia intensiva e attaccato alle macchine che provvedono al cibo e all’ossigeno.

Per i medici «sarebbe morto a breve» e così non sopportando più di vederlo in quello stato, lui e la moglie iniziano a chiedere ai dottori «di staccare quelle macchine, di lasciarlo volare in cielo». La situazione va avanti per mesi fino a quando «una notte Gesù lo chiama a sé». Adesso però Danilo è assalito da dubbi e rimorsi: «E’ stato giusto chiedere a quei medici di staccare le macchine?». E soprattutto: «Era il bimbo a star male o erano i genitori stanchi di soffrire?».

L’ateo: “Mia madre ha lottato con la malattia 8 anni: io non l’ho dissuasa”

La storia di Alessandro in realtà è quella di sua madre. Una donna sanissima che anche da anziana guida, studia e bada alla casa. Lui è ateo, lei credente con idee precise sul fine vita: in caso di malattia vuole una morte naturale, meglio se a casa, ma in ogni caso senza aiuti né scorciatoie: insomma, vuole provarci fino alla fine. Un’emorragia con intervento d’urgenza, terapia intensiva e coma irreversibile li mette di fronte alle scelte.

Prima la tracheotomia, poi il sondino naso-gastrico, quindi il catetere. «Necessitava di mille cure» racconta oggi Alessandro. «Io non condividevo la scelta ma per otto anni l’ho sostenuta perché quelle erano le sue volontà. Sarebbe giusto che venissero esauditi i desideri di tutti, anche quelli di chi vorrebbe andarsene senza una simile agonia».

Il diciottenne: “La norma dovrebbe tutelare l’individuo e i suoi familiari”  

Spesso il dramma è una questione genitori-figli come nel caso di Ivan, che vede spegnersi la madre senza poter fare nulla. Nove mesi al fianco di una malata terminale, una prova difficile per un 18enne in un’epoca in cui la terapia del dolore è ancora più rara e difficile che oggi. «Sapeva a cosa andava incontro e non voleva pesare su di noi» racconta.

Un tentato suicidio con un mix di farmaci e alcol peggiora la situazione facendola sentire ancora più vittima del suo destino. «Ogni giorno viveva un conflitto interiore: sapeva che vivere significava farci assistere al suo disfacimento ma voleva resistere e sopravvivere per noi, anche se quella non era vita». Oggi è convinto che una buona legge debba tutelare le scelte individuali senza mettere a rischio il cittadino e i suoi famigliari: «Ho imparato che il diritto alla buona morte è un diritto alla vita».

Medici a confronto: “La volontà del malato dev’essere rispettata”, “No al suicidio assistito”  

Il dibattito sul fine vita tocca da vicino anche i medici, come Valeria, 61 anni, che lavora in provincia di Como, ha una figlia e si definisce «credente in Dio misericordioso». La madre soffre di Alzheimer e le ha già detto che vorrebbe poter morire prima che il tempo divori il suo fisico. Su questo Valeria ha fatto una tesi e oggi non ha dubbi: «Il suo desiderio dovrebbe essere un diritto intoccabile». Ma non tutti i medici la pensano così. Alberto, che di anni ne ha 64, è un collega di Torino in pensione. In quarant’anni ha gestito patologie di ogni tipo. «Dico no al suicidio assistito e all’eutanasia perché l’uomo non può disporre della vita. Sì al testamento biologico e alla sedazione profonda perché la medicina deve contenere la sofferenza e accompagnare l’uomo a vivere con dignità fino alla fine».

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vivicentro/Il disegno di legge sul testamento biologico è sempre fermo alla Camera
lastampa/Gli italiani che aspettano la legge sul fine vita ALBERTO ABBURRÀ

La realpolitik di Kissinger

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Un consiglio per il dialogo con Mosca arriva dall’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger, che a Paolo Mastrolilli dice: «Putin non è Hitler. Negoziare con lui, a condizioni precise, è nell’interesse di tutti». Nel suo editoriale su La Stampa, Giampiero Massolo scrive: Il fermo del dissidente Alexei Navalny «stride con il nostro concetto di libertà democratiche. Va riaffermata con forza la nostra identità e compattezza occidentale, con una condanna politica e la determinazione a controbilanciare passo passo le mosse russe».

Kissinger: “Ma Vladimir non è Hitler. La strada del dialogo è nell’interesse di tutti”

L’ex segretario di Stato americano agli europei: il Cremlino non ha una politica di conquista. Ed esorta alla cautela con Trump: guardare alla sostanza

WASHINGTON . «Putin non è Hitler. Negoziare con lui, a condizioni precise, è nell’interesse di tutti». È il consiglio che Henry Kissinger lancia con il suo intervento all’incontro annuale della Trilateral Commission, avvenuto a Washington durante il fine settimana. L’ex segretario di Stato aggiunge di essere contrario ad un intervento unilaterale americano in Corea del Nord, dove la soluzione è un accordo complessivo con la Cina per la sicurezza dell’intera regione, mentre agli europei offre questo suggerimento per gestire il rapporto con l’amministrazione Trump: «Non date troppo peso alle dichiarazioni estemporanee, ma concentratevi sulla sostanza, perché il totale fallimento di un Presidente americano non conviene neppure a voi».

Kissinger ha un lungo rapporto di amicizia con Donald Trump, e nelle settimane scorse ha lavorato per facilitare il dialogo tra Washington e Mosca, dove tra pochi giorni andrà in visita il segretario di Stato Tillerson, per valutare le possibilità di negoziare e presumibilmente sondare il terreno per un vertice tra il capo della Casa Bianca e quello del Cremlino. È da questo punto, quindi, che lo stratega dell’apertura alla Cina durante l’amministrazione Nixon comincia la sua riflessione: «Sulla Russia credo ci sia una certa incomprensione. Putin non è la replica di Hitler, e non intende lanciare una politica di conquista. Il suo obiettivo è ripristinare la dignità del proprio Paese, da San Pietroburgo a Vladivostok, come è sempre stato. Ciò risponde ad un antico nazionalismo, ma anche ad una storia diversa dalla nostra. Considerare Mosca come un potenziale membro della Nato è sbagliato». Quindi «dipingere Putin come il super cattivo globale è un errore di prospettiva e di sostanza».

L’ex segretario di Stato ritiene anche che ci sia una dose di esagerazione nella minaccia posta dal Cremlino: «Sul piano militare, la Russia non è in grado di batterci. Ha un’economia più piccola di quelle di tutti i Paesi europei del G7 presi singolarmente, e il suo peso non è paragonabile a quello della nostra rivalità strategica con la Cina». Nello stesso tempo, anche se l’Occidente fosse in condizione di provocare la disintegrazione della Russia, «questo non dovrebbe essere il nostro obiettivo», perché creerebbe una situazione di instabilità che non giova a nessuno.

Tutto ciò spinge Kissinger a favorire il dialogo, perché «l’alternativa sarebbe uno scontro dannoso per tutti, anche se Mosca non è in grado di sconfiggerci sul piano militare». La ripresa della mediazione diplomatica, però, va ancorata ad alcune condizioni ben precise: «L’Ucraina deve restare indipendente, ma senza entrare nella Nato», mentre il destino della Crimea può fare parte del negoziato. Quanto alla Siria – dove Putin si è preoccupato di puntellare Assad più che combattere l’Isis – e all’intera regione, bisogna stabilire con chiarezza che «la Russia non ha diritto a stare in Medio Oriente». Partendo da questi punti, sarebbe possibile avviare un dialogo finalizzato a neutralizzare la minaccia di Mosca, in cambio della sua reintegrazione dignitosa nella comunità internazionale responsabile.

Kissinger suggerisce un simile approccio realista anche al problema della Corea del Nord, e quindi della Cina: «Sono contrario – dice con fermezza – ad un intervento militare unilaterale americano contro le strutture nucleari di Pyongyang». La soluzione, secondo lui, sta invece in «un negoziato diretto tra Washington e Pechino, per raggiungere un accordo complessivo sulla sicurezza dell’intera regione. In altre parole, non possiamo discutere delle atomiche della Corea del Nord, senza accennare a quelle esistenti nel Sud e alla presenza militare americana». Il suggerimento implicito è che gli Usa potrebbero rinunciare ad alcune posizioni in Estremo Oriente, se la Repubblica popolare si impegnasse non solo a neutralizzare il programma nucleare di Pyongyang, ma anche a dare garanzie di sicurezza agli altri alleati come Tokyo, Seul, e tutti i Paesi coinvolti nella disputa sulle isole del Mar Cinese Meridionale.

Quanto all’Europa, Kissinger la esorta ad avere pazienza: «Il fallimento totale di un Presidente americano non conviene neppure a voi. Quindi non guardate troppo alle dichiarazioni estemporanee, ma concentratevi sulla sostanza del rapporto transatlantico». Alcune prese di posizione di Trump hanno messo in discussione proprio le due colonne storiche di tale rapporto, cioè la Nato e la Ue, ma secondo il suo consigliere anche questo potrebbe essere trasformato in uno spunto per migliorare le relazioni: «Io ero contrario alla Brexit, ma ora che è avvenuta penso possa diventare un’occasione per ridiscutere il futuro dell’Unione, che non può avere solo una dimensione burocratica». Come quello della Nato, che «resta essenziale, ma è anche giusto rivedere i suoi strumenti e i suoi obiettivi nel corso del tempo».

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lastampa/Kissinger: “Ma Vladimir non è Hitler. La strada del dialogo è nell’interesse di tutti” PAOLO MASTROLILLI – INVIATO A WASHINGTON

C’è la Juve, Sarri farà gli straordinari in difesa

C’è la Juve, Sarri farà gli straordinari in difesa

La Gazzetta dello Sport scrive sulle mosse che Maurizio Sarri ha in mente per la Juve: “L’allenatore lavorerà parecchio sulla fase difensiva, in questa settimana, perché è proprio lì dietro che si evidenziano le maggiori difficoltà. Problematiche che, in ogni modo, non possono non coinvolgere gli altri due settori, essenziali nei movimenti del collettivo in ogni zona del campo, così come prevede l’idea tattica dell’allenatore. Una sorta di calcio totale dove si predilige la fase offensiva, per poi rientrare tutti a difendere. Spesso, la difesa è stata penalizzata dagli errori dei singoli e non del reparto. E questo dovrebbe incoraggiare il tecnico che chiederà ai difensori maggiore attenzione, evitando così cali di tensione e di concentrazione. La Juve sa essere cinica, pronta a capitalizzare anche il minimo imbarazzo dell’avversario, così com’è accaduto nelle due gare allo Stadium. Stavolta, potrebbe essere fondamentale l’esperienza di Reina e Albiol”.

Sarri ha dato un indizio, Kessie è il primo obiettivo estivo

Sarri ha dato un indizio, Kessie è il primo obiettivo estivo
Non parla mai di mercato Maurizio Sarri, ma dopo la sfida con il Real Madrid una traccia l’ha disseminata: “Dobbiamo aumentare la fisicità”. Solo così il Napoli potrà lottare ad armi pari in Europa. Ecco perchè, come riporta l’edizione odierna de La Repubblica: “Franck Kessiè resta in cima alla lista delle idee da approfondire tra qualche mese. Il Napoli ha provato ad anticipare la concorrenza la scorsa estate: il diesse Giuntoli era rimasto positivamente colpito dal campionato al Cesena e ha sfiorato il colpaccio. Poi l’Atalanta ha deciso di tenerlo e adesso si trova un potenziale campione tra le mani che piace a mezza Europa. La valutazione è alta, almeno 25 milioni di euro. La Roma sta facendo sul serio da gennaio, ma il Napoli ha una carta importante da calare sul tavolo: Kessiè è convinto che il gioco di Sarri sia perfetto per esaltare le sue caratteristiche e quindi non avrebbe problemi ad accettare la destinazione. La concorrenza, comunque, è nutrita considerando che lo stesso Chelsea ha chiesto informazioni”.

Mertens-Napoli, bozza di accordo per 4 anni ma le sirene inglesi farebbero saltare il banco

Mertens-Napoli, bozza di accordo per 4 anni ma le sirene inglesi farebbero saltare il banco

La situazione di Mertens è delicata. Come scrive Il Mattino: “Negli ultimi giorni, tuttavia ci sono stati passi in avanti: l’ipotesi di contratto per 3 anni piu’ uno (in sostanza un quadriennale) per una media di circa 3.3 l’anno piu’ bonus (ovvero ingaggio a salire partendo da 2.7-2.8) e, soprattutto, l’inserimento di una clausola da 40 milioni, ma solo a partire dal 2018. Inoltre la garanzia di una centralita’ assoluta nel progetto tecnico, visto che Mertens ha ancora voglia di giocare con continuità. Su questa bozza di accordo si sta lavorando (le variazioni di cifre sono possibili), al netto di offerte irrinunciabili gia’ in estate. Se, infatti, dalla Premier arrivasse un’offerta di 40-45 milioni di euro per il cartellino con ingaggio proporzionato, Mertens (e il Napoli) la prenderebbero seriamente in considerazione”.

Ghoulam può partire, Giuntoli punta su Kolasinac!

Ghoulam può partire, Giuntoli punta su Kolasinac!

Su Ghoulam le speranze di rinnovo sono poche, tant’e’ che dall’Algeria sono certi che andra’ via a fine stagione per 15 milioni. Come riferisce l’edizione odierna de Il Mattino, il Napoli continua a monitorare il mercato dei terzini sinistri: Grimaldo, Tadic, Mendy e pure Kolasinac, bosniaco ma con passaporto tedesco a scadenza con lo Schalke 04.

Reina giocherà Napoli-Juve: c’è un indizio concreto

Reina giocherà Napoli-Juve: c’è un indizio concreto

Secondo Il Corriere dello Sport l’impiego di Pepe Reina contro la Juventus è più di una certezza. Il portiere spagnolo anche di domenica ha lavorato intensamente a Castel Volturno per recuperare dall’elongazione al soleo che l’ha costretto al rientro anticipato dalla nazionale. La sua voglia di giocare contro i bianconeri è tanta e non c’è problema fisico che lo tenga in panchina. Si attendono le certificazioni strumentali in programma mercoledì.

FOTO ViViCentro – Pareggio Sfortunato…Forlì-Fano non va oltre lo 0-0

Pareggio Sfortunato…Forlì-Fano non va oltre lo 0-0
Lo scontro diretto per la salvezza tra Forlì e Fano è subito carico di emozioni, pochi secondi, e il Forlì si rende pericoloso con una conclusione dalla distanza che impegna il portiere Menegatti. Nonostante Il match sia caratterizzato da una forte pioggia che rende la partita un pò frenetica e frizzante entrambe le squadre riescono a gestire le situazioni e creano capovolgimenti di fronte continui. Il Fano ben chiuso in difesa aspetta e appena può cercare di colpire in contropiede con i suoi esterni ma è sempre il Forlì a fare la partita e solo il palo alla mezz’ora salva Menegatti. La ripresa è sulla falsa riga del primo tempo con il Forlì a creare le occasioni migliori, al 52’ Tonelli serve cappellini ma viene pescato in fuori gioco e al 64’ l’incrocio dei pali dici di no a Carini  mentre  il Fano, chiuso nella sua metà campo, aspetta sornione di colpire in contropiede. La partita si conclude con un niente di fatto per entrambi le formazioni che, dopo i risultati del pomeriggio, rimangono in zona play out.
FORLÌ – Turrin; Conson, Cammaroto, Carini; Tonelli  (dal 89’ Croci), Alimi, Capellupo, Spinosa, Capellini  (dal 76’ Piccoli); Bardelloni, Ponsat (dal 76’ Succi). A disp. Semprini, Vesi, Baschirotto, Ferretti, Di Rocco. All. Massimo Gadda
FANO – Menegatti,  Lanini, Zigrossi, Zullo, Taino; Gualdi, Belle¬mo  (dal 64′ Carotti), Schiavini  (dal 80’ Gabbianelli); Filippini; Germinale, Fioretti (dal 87’ Melandri). A disp. Andrenacci, Ashong, Ferrani, Torta, Cazzola, Favo, Borrelli, Masini, Camilloni). All. Cuttone
AMMONITI – Ponsat, Bellemo, Germinale

dal nostro inviato, Christian Mastalli

Il pugno di Putin sulle proteste e l’arresto del dissidente Alexei Navalny

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Nel suo editoriale su La Stampa, Giampiero Massolo scrive: Il fermo del dissidente Alexei Navalny «stride con il nostro concetto di libertà democratiche. Va riaffermata con forza la nostra identità e compattezza occidentale, con una condanna politica e la determinazione a controbilanciare passo passo le mosse russe». Un consiglio per il dialogo con Mosca arriva dall’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger, che a Paolo Mastrolilli dice: «Putin non è Hitler. Negoziare con lui, a condizioni precise, è nell’interesse di tutti».

Per reagire l’Occidente deve unirsi

Che fare con la Russia di Putin? Il fermo in piazza del dissidente Navalny, solo l’ultimo e neppure il più significativo tra gli episodi di soffocamento del dissenso, stride con il nostro concetto di libertà democratiche; le condotte spregiudicate in politica internazionale, da ultimo il cinico assedio di Aleppo, fanno apparire impossibili forme di collaborazione, almeno come noi le intendiamo; i tentativi di ingerenza anche cibernetica nei meccanismi della nostra vita democratica, più o meno conclamati, sono sotto gli occhi di tutti; il disegno di una sorta di internazionale delle forze populiste e antisistema europee con riferimento a Mosca sembra sempre più delinearsi.

L’Occidente è stato doverosamente fermo sui principi, ha provato a reagire, in particolare dopo l’annessione della Crimea e la guerra ibrida in Ucraina, con lo strumento – spuntato rispetto alla resilienza russa – delle sanzioni. Ha tentato in parallelo un reset dei rapporti, prima con Obama e le sue politiche di inclusione e ora con le logiche transnazionali di Trump, rapidamente frustrate tuttavia dalle accuse di collusione con ambienti russi di parte dello staff presidenziale in campagna elettorale.

Tutto, almeno finora, inutilmente: continuiamo ad essere messi di fronte ad una sequenza di fatti compiuti. Discutere sui torti e le ragioni (le incertezze e contraddizioni del campo occidentale e l’ossessione russa di vedersi riconosciuto il diritto di cogestire il mondo con gli americani entrano in questo quadro almeno in egual misura) è tutto sommato poco utile. Meglio concentrarsi su alcuni punti fermi per cercare di definire una prospettiva. Esiste davvero una minaccia russa? Abbiamo gli strumenti per incidere sui comportamenti di Mosca? Cosa possiamo fare come comunità occidentale?

Sotto il profilo della minaccia, la Russia non lo è sul piano strategico, per dimensioni economiche inferiori ai livelli del G7, ulteriormente ridimensionate dai bassi prezzi del petrolio, e per arsenale militare, considerando difficilmente impiegabile nella realtà quello nucleare e già molto sotto pressione nei vari teatri di crisi quello convenzionale. Può influire sui singoli scenari geopolitici, come dimostra il caso siriano e forse un domani anche quello libico. Continua nei suoi tradizionali tentativi di condizionamento delle dinamiche occidentali, replicando con l’ausilio significativo delle tecnologie comportamenti tipici dell’era sovietica. Nulla, insomma – ed è un primo punto – che un Occidente determinato e forte nei suoi convincimenti non possa bilanciare.

Possiamo mutare le sue condotte? Escluso, anche nel nostro caso, il ricorso alle armi, va preso realisticamente atto che, al di là dei mezzi politico-procedurali di riprovazione e condanna propri della comunità internazionale, non disponiamo della possibilità di incidere in modo efficace. A meno, ovviamente – ed ecco un altro punto – di non ricercare caso per caso, scenario per scenario punti di convergenza d’interessi che contengano e incanalino comportamenti russi, altrimenti pronti a tracimare.

Che prospettiva allora? Va riaffermata con forza – il terzo punto – la nostra identità e compattezza occidentale: non possiamo trascurare le preoccupazioni degli alleati Est europei, direttamente esposti alle turbolenze russe. Sarebbe un cuneo insostenibile in Europa, a tutto vantaggio di Mosca e del suo interesse a dividerci. Senza contare che una pericolosa spirale involutiva potrebbe scattare, oggi come oggi, anche al di là di ogni calcolo e volontà politica. E bisogna tenerne conto, per poterlo evitare.

In definitiva, dunque: condanna politica, determinazione a controbilanciare passo passo le mosse russe, ricerca delle cointeressenze possibili, compattezza alleata. Mosca non è un nemico credibile, ma sicuramente un avversario pericoloso, per ragioni politiche prima ancora che militari. A noi il compito di reagire, senza demonizzazioni, ma con fermezza.

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vivicentro/Il pugno di Putin sulle proteste e l’arresto del dissidente Alexei Navalny
lastampa/Per reagire l’Occidente deve unirsi GIAMPIERO MASSOLO

Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Putin nemmeno il pelo, e fa arrestare Navalny

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Le opposizioni scendono in piazza in Russia in una giornata di protesta convocata dal dissidente Alexei Navalny e Vladimir Putin risponde con il pugno di ferro: la polizia arresta settecento persone e ferma lo stesso Navalny, in una domenica ad alta tensione. Il fermo del dissidente «stride con il nostro concetto di libertà democratiche – scrive nell’editoriale Giampiero Massolo -. Va riaffermata con forza la nostra identità e compattezza occidentale, con una condanna politica e la determinazione a controbilanciare passo passo le mosse russe». Un consiglio per il dialogo con Mosca arriva dall’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger, che a Paolo Mastrolilli dice: «Putin non è Hitler. Negoziare con lui, a condizioni precise, è nell’interesse di tutti».

La polizia russa ferma Navalny, leader dell’opposizione. Alta tensione a Mosca

La Russia ha battuto un colpo. Bello forte. Alla giornata di protesta «contro la corruzione» indetta dal blogger e oppositore Alexei Navalni hanno infatti risposto migliaia di persone in tutto il Paese. L’epicentro della protesta, come spesso accade, è stata Mosca, nella centralissima via Tsverskaya, dove Navalni ha dato appuntamento ai suoi sostenitori raccomandando loro di arrivare `alla spicciolata´ e marciare pacificamente sui marciapiedi in modo da aggirare il divieto di assemblea imposto dalle autorità. Così ha fatto lo stesso Navalni. Che però è stato presto fermato dalle forze dell’ordine e caricato a bordo di una camionetta.

Erano da poco passate le 14.20 e, complice una bellissima giornata di sole, la Tsverskaya – l’arteria che conduce di fatto alla Piazza Rossa dedicata, in epoca sovietica, a Maxim Gorky – si stava gonfiando di persone, in maggioranza giovani se non giovanissimi. Navalni era appena sbucato da un sottopassaggio quando la polizia lo ha arrestato. L’accusa: aver infranto la legge che regola il diritto d’assemblea in Russia. La folla però ha seguito il pulmino dov’era stato caricato giù per una stretta viuzza della Tsverskaya e lo ha bloccato al grido di «fascisti, liberatelo!». La tensione è schizzata alle stelle. Le macchine malamente parcheggiate hanno impedito al bus di procedere e un gruppo di manifestanti ha iniziato a scuotere la camionetta, come per ribaltarla. È stato più o meno il momento in cui proprio Navalni è intervenuto – via Twitter – per calmare gli animi: «Oggi protestiamo contro la corruzione, non gli arresti. Continuate a manifestare pacificamente».

Il messaggio ha sortito l’effetto. Migliaia di persone – 8mila per la polizia, ma i numeri erano senz’altro più consistenti stando a quanto ha potuto verificare l’Ansa sul posto – hanno continuato a marciare sulla Tsverskaya. Le forze dell’ordine sono intervenute comunque e in serata il numero dei fermi è stato fissato dalla stessa polizia intorno a quota «500» nella sola Mosca. Un portavoce ha poi chiarito che la maggior parte dei fermati riceverà solo «sanzioni amministrative».

Lo stesso Navalni, a quanto si apprende, rischia «una multa, lavori socialmente utili o 15 giorni di arresto amministrativo». Ma si vedrà. La partita, d’altra parte, è squisitamente politica. È probabile, infatti, che ci saranno delle ripercussioni. Oltre a Mosca la gente è scesa in piazza a San Pietroburgo – negli stessi luoghi dove esattamente 100 anni fa si protestava contro Nicola II oggi i manifestanti hanno gridato “abbasso lo zar!” – e in molte altre città del Paese, tra cui Novosibirsk, Barnaul, Tomsk, Krasnoyarsk, Khabarovsk e Vladivostok in quel che è senz’altro la giornata di protesta più consistente dai moti del 2011. Persino in Daghestan, feudo elettorale di Vladimir Putin, gli arresti sembrano essere oltre un centinaio.

«Il governo è corrotto, deve dimettersi», spiegava un ragazzo di 21 anni, Ivan, mentre percorreva la Tsverskaya. «Molte persone sono stanche di Putin ma hanno paura di dire come la pensano e preferiscono restare a casa. Se Navalny si presenta alle elezioni lo voterò senz’altro». A fargli eco Turana, 72enne di Mosca: «È una persona onesta, sincera, non come questi leccaculo che sono al governo. Il ladrone che ci governa si è circondato di ladri amici suoi e stanno spolpando il Paese. Nel mentre veniamo ridotti in schiavi».

Con la crisi che morde, e la qualità della vita che peggiora, è facile capire perché il tema della corruzione faccia presa. «È normale che i ladri si proteggano», ha rincarato la dose Navalni, sempre su Twitter. «Ma non possono arrestarci tutti, siamo milioni. Chi è sceso in piazza oggi è la parte migliore del Paese, sono orgoglioso di voi».

Ora la palla passa al Cremlino. «Navalni ha testato la stabilità», commenta Gleb Pavlosky, ex spin-doctor di Putin tramutatosi in acceso critico. «Lo scenario ora è da riscrivere. O, per paura, concedere la testa di Medvedev, sperando poi che lo lasciano stare. Ma i giovani non lo lasceranno stare».

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Sarao e Mancosu: Il rigore non c’era, meritavamo di vincere

Partita sofferta per la Juve Stabia che dopo il vantaggio iniziale si vede raggiungere e superare dal Catanzaro. Solo al 93′ le vespe riescono a pareggiare grazie al rigore di Kanoute.

Queste sono le dichiarazioni di Sarao e Mancosu calciatori del Catanzaro, ai nostri microfoni:

Sarao, sappiamo che il Catanzaro proviene da una situazione difficile dove avete trovato la giusta determinazione che vi ha permesso di ottenere questo ottimo risultato?

C’eravamo ripromessi di iniziare subito bene la partita e da non farci deviare da questi episodi negativi, nonostante abbiamo subito gol nei primi minuti siamo riusciti con forza e determinazione a ribaltare il risultato con grande compattezza e grande umiltà,per quanto riguarda per il pareggio finale a mio avviso abbiamo perso due punti fondamentali a Castellammare perché meritavamo di vincere e purtroppo usciamo dal campo delusi e amareggiati.

È stato più bravo il Catanzaro a gestire la partita o la Juve Stabia più debole a non saper gestire il nervosismo?

Se giochiamo sempre così possiamo veramente giocarcela con tutte, la Juve Stabia è un ottima squadra e non mi sento di giudicare la loro prestazione.

Abbiamo visto molti battibecchi in campo come mai?

Si la partita si è innervosita, anche se questi sono battibecchi che come iniziano finiscono in campo.

Mancosu cosa ci vuoi dire sul calcio di rigore?

Non mi va di dire niente a me non piace soffermarmi sui singoli episodi.

Credi che c’è il rigore su Lisi il primo tempo? 

No quello assolutamente no infatti è stato Lisi a tirare indietro la gamba.

Dopo questa prestazione del Catanzaro come viene presa in chiave salvezza?

Sono assolutamente convinto che se continueremo con queste prestazioni potremmo ottenere tranquillamente la salvezza senza passare dai play out.

Juve Stabia – Catanzaro: Erra rammaricato per il risultato finale

Juve Stabia vs Catanzaro è finita in parità con il risultato di 2 a 2. Le Vespe mancano l’appuntamento con la prima vittoria casalinga; in sala stampa per il Catanzaro si è presentato Alessandro Erra allenatore delle aquile.

Queste sono state le sue parole:

“Il risultato di parità mi lascia con l’amaro in bocca. Secondo il mio parere meritavamo la vittoria. Nel primo tempo è vero abbiamo sofferto i primi minuti, ma poi siamo stati bravi a riprendere la partita e ad andare in vantaggio. Paradossalmente il gol nei minuti iniziali ha illuso la Juve Stabia facendole abbassare la guardia e noi ne abbiamo approfittato. Nel secondo tempo abbiamo controllato la partita. Sono soddisfatto della reazione ma deluso per il risultato finale. Abbiamo perso due punti fondamentali. Questo pareggio, e soprattutto la prestazione, ci danno morale per la corsa alla salvezza, perché oggi abbiamo capito che possiamo giocarcela con tutti.

Oggi siamo venuti a Castellammare facendo a meno di alcuni elementi che sono stati temporaneamente sospesi per aver violato le nostre norme interne, sono situazioni che gestiamo noi per mantenere delle regole.

Sul rigore nei minuti finali posso solo dire che questi tipi di interventi nei minuti finali, a Castellammare, sono da rigore.”

Il Podio Gialloblù di Juve Stabia – Catanzaro 2 – 2

Esordio casalingo complesso sulla panchina della Juve Stabia per Guido Carboni. Le Vespe si fanno rimontare e superare dal Catanzaro ma un rigore nel finale di Kanoute ristabilisce la parità

PODIO
Medaglia d’oro: a Francesco Lisi, il turbo di questa spenta Juve Stabia. Come a Cosenza, anche contro il Catanzaro, Lisi è il calciatore che accende con grinta, forza fisica e corsa ogni giocata, anche quella all’apparenza meno pericolosa, sulla fascia di competenza. E’ proprio con una delle sue iniziative fatte di tecnica mista a strapotere fisico che il numero 23 indirizza subito la gara su un binario favorevole alla Juve Stabia; il suo assist è perfetto per il sinistro di Paponi che punge il Catanzaro. Se le Vespe si spengono dopo il pareggio subìto, nulla intacca la forza di volontà di Lisi, che continua a martellare praticamente da solo tutta la difesa calabrese. Il copione non cambia nella ripresa, dove sempre l’esterno ex Rimini spicca per cuore e lucidità. Clonatelo.

Medaglia d’argento: a Daniele Paponi, finalmente freddo sotto porta. La gara dell’attaccante ex Latina non ha certo brillato per tecnica o partecipazione alla manovra della squadra, ma il numero 35 ha avuto il merito di timbrare il cartellino nell’unica occasione che ha avuto. Il suo diagonale mancino con cui ha aperto le danze, deve rappresentare il punto di (ri)partenza per Paponi, attaccante che deve dare il meglio di sé in vista di un finale di stagione (play off compresi) da vivere da protagonista. Non è un caso che proprio la sostituzione di Paponi dopo circa un’ora di gioco, dettata da motivi esclusivamente fisici, privi le Vespe del punto di riferimento principale in zona gol, complicando non poco l’assalto finale.

Medaglia di bronzo: a Kelvin Matute, ancora positivo dopo la bella prova di Cosenza. Se la scorsa settimana il centrocampista ex Casertana era stato monumentale, oggi forse Matute non si è meritato un monumento, ma tanta stima per la sua prestazione, sì. Il mediano ha dato tanti muscoli al centrocampo e più volte ha interrotto con la sua fisicità le trame di “gioco” del Catanzaro. Non è inesatto dire che il centrocampo della Juve Stabia si è oggi retto solo sulle gambe di Matute, alla luce di un Capodaglio nuovamente poco reattivo e poco lucido.

CONTROPODIO
Medaglia d’oro: a Fabiano Santacroce, da horror in occasione della rete di Sarao. Rabbrividente la disattenzione con cui il difensore ex Parma e Napoli regala il pareggio al Catanzaro; l’errore grazie al quale il Catanzaro pareggia è solo la punta dell’iceberg della partita di Santacroce, che appare in costante difficoltà. Il centrale difensivo arriva costantemente in ritardo sugli avversari e lascia trasparire in ogni giocata una insicurezza inaccettabile visti i suoi trascorsi di altissimo livello. Purtroppo l’apporto di Santacroce si vede soltanto nei parapiglia finale, con il difensore italo brasiliano prontissimo a fare confusione invece di persuadere i compagni a non perdere tempo e a non cadere nelle provocazioni degli avversari.

Medaglia d’argento: a Santiago Morero, che fa degnamente compagnia a Santacroce. Il difensore argentino è ormai diventato il punto debole della difesa della Juve Stabia, in cui risulta costantemente il peggiore dello schieramento arretrato. Anche contro il Catanzaro Morero ha sbagliato quasi ogni pallone che ha avuto tra i piedi, trasmettendo sfiducia ed insicurezza a tutta la squadra: che si tratti di intervenire in chiusura su un attaccante o di servire anche con un passaggio, che dovrebbe essere semplice, un compagni ravvicinato, Morero ha sbagliato puntualmente la giocata. A questo punto risulta difficile comprendere le cause di questo rendimento; potrebbe trattarsi tanto di un problema psicologico, tanto di una condizione fisica a dir poco approssimativa. La certezza è che i calciatori di maggiore esperienza sono quelli che maggiormente stanno tradendo le aspettative.

Medaglia di bronzo: ad Aniello Cutolo, impalpabile in ogni giocata. L’ex punta della Virtus Entella cancella, purtroppo, la buona prova di Cosenza con la solita partita casalinga svogliata, priva di spunti ed in cui non ha preso nemmeno lontanamente per mano la squadra, motivo per il quale è stato acquistato a gennaio. Inevitabilmente le poche giocate rilevanti del numero 33 sono sorrette da una condizione atletica inadeguata, a maggior ragione in un campionato come la Lega Pro che basa tutto sulla forza fisica e sulla cattiveria agonistica. Molto più attivo e propositivo è stato invece Mario Marotta, che ha dato il suo contributo concreto nel forcing finale delle Vespe.

Raffaele Izzo

Juve Stabia vs Catanzaro, le pagelle

Altro passo falso interno per la Juve Stabia, che ormai al Menti non sa più vincere.

Prestazione incolore per le vespe, anche se c’è da dire che sulla gara ha influito negativamente l’arbitraggio folle del signor Capone di Palermo. Termina 2-2 nel marasma generale. Reti di Paponi e Kanoute per le vespe.

Ecco le pagelle:

RUSSO 6: Può poco e nulla sui gol subiti.

CAMIGLIANO 5.5: Gara difficile per lui, di fronte aveva un osso duro come Giovinco.

MORERO 5: Impreciso come al solito.

SANTACROCE 4.5: Abulico. Regala il primo gol a Sarao.

CANCELLOTTI 6: Poca spinta per lui oggi, si deve sacrificare in fase difensiva.

MATUTE 5.5: Gara incolore per il mediano camerunese.

CAPODAGLIO 5.5: Appannato. Passo indietro rispetto al match di Cosenza.

LISI 6.5: Inizia benissimo e diventa il nemico numero uno per il Catanzaro, poi cala vistosamente.

CUTOLO 4.5: Altra partita insufficiente per lui. Ci si aspettava decisamente di più.

KANOUTE 6: Partita negativa per lui, non salta mai l’uomo ed è molto nervoso. Ha il merito, però, di segnare il rigore allo scadere.

PAPONI 5.5: Nonostante il gol dopo pochi secondi, la sua partita è mediocre. Dopo il gol si eclissa.

LIVIERO 5: Entra e non aiuta a cambiare rotta. Nel finale si fa espellere.

MAROTTA 5.5: Qualche folata e nulla più nei pochi minuti a lui concessi.

MANARI: SV

CAPONE 3: Prima volta in cui il sottoscritto giudica anche l’arbitro. La partita odierna si è trasformata in una guerra a causa di decisioni scellerate da parte del fischietto palermitano.

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Kanoute: Il sostegno dei tifosi è stato fondamentale. Con la Casertana per i tre punti.. (VIDEO)

Abbiamo raccolto le dichiarazioni di Yaye Kanoute, autore del secondo gol della Juve Stabia contro il Catanzaro.

Di seguito le parole della esterno gialloblù:

Sono felice per il mio gol, tirare un rigore a tempo scaduto non è mai facile. Il Catanzaro stasera ha praticato l’anticalcio e noi siamo caduti nella loro trappola. Fortunatamente alla fine è arrivato questo giusto rigore e abbiamo almeno pareggiato la gara. Dobbiamo continuare così; abbiamo invertito la rotta con Mister Carboni e dobbiamo pensare ad arrivare ai play off nella migliorare condizione possibile. Ora pensiamo alla prossima gara con la Casertana, dobbiamo assolutamente ritrovare la vittoria in casa e puntiamo a farlo già domenica prossima. I tifosi devo credere in noi, siamo una grande squadra.

Raffaele Izzo

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Paponi: Siamo caduti nelle provocazioni del Catanzaro (VIDEO)

Abbiamo raccolto le dichiarazioni di Daniele Paponi, autore del primo gol della Juve Stabia contro il Catanzaro.

Di seguito le parole della punta delle Vespe:

Il mio gol è stato in buona parte merito di Lisi, che ha fatto un affondo davvero ottimo ed ho dovuto solo appoggiare la palla in rete. Purtroppo oggi siamo caduti nella trappola del Catanzaro, loro l’hanno messa sul piano nervoso e siamo stati ingenui noi ad innervosirci. Sicuramente il sostegno della Curva è stato fondamentale e senza i tifosi forse non avremmo pareggiato. Dedica? Dedico la rete ai miei figli.

Raffaele Izzo

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