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Corsa del Mito, Scarpitta e Cerretani: i campioni si raccontano

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Scarpitta: ”Camerota stupenda”. Cerretani: ”Esempio di come fare turismo”

Luca Cerretani è arrivato sul porto di Marina di Camerota (SA) insieme a Pasquale Sorrentino in rappresentanza della Provincia di Salerno. Ad attenderli c’era Mario Scarpitta, presidente dell’associazione ‘Tuttinsieme’ che ha organizzato la Corsa del Mito. Da buon padrone di casa Scarpitta ha fatto aprire il talk show ‘I campioni si raccontano’, proprio a Cerretani che lo ha ripagato con delle splendide parole: «Eccolo qui, un ottimo esempio di come fare turismo quando ancora nel Cilento l’estate non è ancora arrivata – ha dichiarato Cerretani dinanzi al pubblico della Corsa – Mario Scarpitta è una di quelle persone che ha capito come portare benessere al proprio paese e come riempire le strutture ricettive e i locali quando l’inverno è stato ormai superato e per alcuni superato con fatica».

«E’ proprio questo uno degli obiettivi della Corsa del Mito – sottolinea Scarpitta -. Destagionalizzare è una delle nostre parole d’ordine. Nel week end abbiamo portato a Camerota migliaia di persone provenienti da ogni parte d’Italia. Mille atleti in gara, tantissimi con le famiglie e con i bambini che hanno partecipato alla MiniMito. Una esperienza straordinaria e una manifestazione che ogni anno diventa sempre più grande e organizzata». Sono stati infatti circa mille gli atleti che dal porto di Palinuro hanno raggiunto correndo quello di Marina di Camerota. Dopo quindici chilometri di mare, natura e posti meravigliosi, i podisti sono arrivati a Camerota trascinati dall’entusiasmo della folla. Alla fine sul podio sono saliti tre ragazzi africani. Tre top runner: i keniani Kanda e Sammy Kipngetich e il ruandese Primien Manirafash.

Più di trecento, invece, i bambini che hanno preso parte alla MiniMito. Ottima la partecipazione del pubblico anche al Talk Show ‘I campioni si raccontano’ con gli ospiti speciali di questa edizione della Corsa: Alessandro Renica, Bruno Giordano, Giuseppe Bruscolotti, Davide Tizzano, Alberico Di Cecco e Imma Cerasuolo. Riuscito il convegno ‘Disabilità e competizione: puntare oltre i limiti’, dove i presenti hanno ascoltato testimonianze forti dalle bocche di diversi atleti paralimpici.

«E’ doveroso ringraziare tutta la macchina organizzativa, partendo dai ragazzi dell’associazione, dai giovani di Marina di Camerota e da tutte quelle persone che si sono impegnate notte e giorno per far si che questo evento riuscisse nel migliore dei modi – aggiunge Scarpitta -. E’ importante sottolineare come in tempi rapidissimi il porto di Camerota e tutto il percorso sono stati ripristinati e liberati dall’immondizia. Devo ringraziare anche la Rai, la stampa locale, le mamme dei bambini che sono stati fantastici, le attività di Camerota e gli sponsor che hanno contribuito a rendere avvincente questa ottava edizione. Ultimi ma solo in ordine di lista ci sono i corpi dei vigili urbani di Camerota e Centola, la Protezione civile, la Polizia, le istituzioni che hanno permesso tutto. E ancora le associazioni sportive che hanno organizzato la parata dei bambini e i loro presidenti e poi i barcaioli del porto turistico di Marina di Camerota che con le gite in barca hanno deliziato gli ospiti della Corsa».

Festival di Cannes 2017: donne forti e periferie nelle pellicole italiane (Debora VELLA)

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Le donne forti che resistono e la periferia: questi i temi affrontati dai nostri registi italiani per il Festival di Cannes (17-28 maggio). È un cinema quanto mai realistico e sempre più affine alla cronaca.

I FILM ITALIANI IN GARA

Sono sei in tutto i film presentati al Festival di Cannes 2017: Fortunata, L’intrusa, Sicilian ghost story, Cuori puri, A Ciambra e Dopo la guerra. Su sei film presentati, cinque sono storie vere di lotta e sopravvivenza con protagoniste le donne. L’unica eccezione è Dopo la guerra di Annarita Zambrano con Barbora Bobulova, Giuseppe Battiston, Charlotte Cetaire e Jean Marc Barr: dramma di una famiglia borghese ambientato durante i violenti anni ’70. Tuttavia nessuno di questi sei film è in gara per la Palma d’Oro.

IL RITORNO DI CASTELLITTO CON FORTUNATA

Il film di Castellitto, interpretato da una splendida Jasmine Trinca, gareggerà per la categoria Un Certain Regard. Fortunata è una donna di borgata che si affatica di lavoro dalla mattina alla sera. È troppo giovane e confusa per crescere la figlia e incapace di resistere ad un marito violento che non si rassegna al fallimento del loro matrimonio. Per trovare la propria indipendenza economica Fortunata apre un negozio di parrucchiera, ma non tutto filerà come lei sogna…

L’INTRUSA E CUORI PURI

L’intrusa di Leonardo Di Costanzo racconta di Giovanna (Raffaella Giordano), fondatrice di un’oasi per sottrarre i bambini al degrado. Nella sua oasi accoglierà anche Maria, moglie di un killer camorrista intenzionata a sfuggire al ‘sistema’ della famiglia.

Cuori Puri segna invece l’esordio del regista Roberto De Paolis. La trama ruota attorno ad Agnese (Selene Caramazza), diciottenne schiacciata da una madre che vorrebbe farle prendere il voto di castità. Una storia d’amore e di periferia tra integralismo religioso, campi Rom e coatti romani di Tor Sapienza.

SICILIAN GHOST STORY E A CIAMBRA

Sicilian Ghost Story di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia è ispirato alla tragica storia di Giuseppe Di Matteo, il bimbo sciolto nell’acido dai corleonesi di Brusca. Luna (Julia Jedlikowska) una compagna di classe innamorata di lui, non si rassegna alla sua misteriosa sparizione. Si ribella al clima di omertà e complicità che la circondano e pur di ritrovarlo è disposta a discendere nel mondo oscuro che lo ha inghiottito.

A Ciambra è l’opera seconda del regista di Mediterranea, Jonas Carpignano. Il progetto “‘A Ciambra” è nato sull’onda del successo dell’omonimo cortometraggio che ha incantato esperti e addetti ai lavori di tutto il mondo. I protagonisti del film sono attori non professionisti e sono gli attuali abitanti della Ciambra, comunità rom stanziale di Gioia Tauro in Calabria.

DOPO LA GUERRA DI ANNARITA ZAMBRANO

Unica eccezione a quest’Italia delle periferie è Dopo la guerra, racconto di un dramma nato all’interno di una  famiglia borghese lacerata dalla violenza degli anni ’70, tra fuoriusciti accolti dalla Francia e parenti in  Italia costretti a fare le spese della giustizia. Con Giuseppe Battiston, Barbora Bobulova, Charlotte Cetaire e Jean Marc Barr nel cast.

Debora VELLA

Manifestazione Pugilistica organizzata da ASD IMPERIUM TEAM BOXE il 20/05/’17 (Diana Marcopulopulos )

Sono passati solo pochi mesi , 4 Febbraio 2017, dalla prima manifestazione pugilistica organizzata dalla ASD IMPERIUM TEAM BOXE e  tra pochi giorni Sabato 20 maggio ci sarà la seconda riunione pugilistica sempre Organizzata Dalla ASD Imperium squadra boxe con i Maestri Francesco Cecoro e Giovanni Pitrolo e  in collaborazione con la Muay Thai di Brescia . Vedremo sul ring della palestra popolare di Via Francesco Nullo al numero 12 a Brescia pugili Bresciani contrapposti ad avversari provenienti da fuori provincia.
L’imbattuto mediomassimo Lorenzo Zacco (ASD Imperium team Boxe) di Gussago si confronterà con Yacu Paul  (Nuova Olimpia boxe), sicuramente vedremo un incontro  spettacolare tra due picchiatori , Hemmadi Raschid (Iperium team boxe ) giovane pugile , solo 16 anni, categoria Yuoth all’attivo 6 match, vincitore del torneo regionale esordienti 2016, affronterà Paladina (Nuova boxe Olimpia) anch’egli 16 anni , i due si sono incontrati a Giugno dello scorso anno in un match molto combattuto ,vinse ai punti  il nostro Hemmadi  .
All’esordio tre pugili della scuderia Iperium team boxe Brescia .
Tra i kg 69  abbiamo il laureando in Ingegneria presso l’Università di Brescia Claudio Zanetti che affronterà il Cremasco Torraco della società Boxe Rally Crema , Alex Reghenzi  ( Imperium team boxe ) kg 69 incontrerà il milanese Kevin Capogrosso ( SPS Pugilistica ) , nei kg 73 Herbert Brunelli  Ingegnere elettronico si confronterà con Stefano Binetti bresciano della boxe Bovezzo .
Il combattivo Cherri Arlid (boxe Ruzze )  naturalizzato Bresciano kg 75 contro Stefano Rizzo (pugilistica Brianza)altro match tachicardico. Francesco Piardi (boxe Mariani) contro il bergamasco Marco Persico (Bergamo boxe).
Il colosso Valtrumpinio Stefano Richiedei kg 82  della Boxe Lumezzane ,un ragazzo che sta migliorando continuamente sul ring , fisico statuario con un’altezza di 1,90,incontrerà Pabel della USL Lombarda .
Camara kg 64 boxe Lumezzane incrocerà i guantoni con Luca Cervilli ( USL Lombarda). Incontri senz’altro molto equilibrati , la manifestazione avrà inizio alle ore 16,30  sabato 20 Maggio in  Francesco Nullo n. 12 a Brescia .
Diana Marcopulopulos

Play Off 2017 – Juve Stabia e Reggiana definiti gli orari degli incontri

La prima fase dei Play Off 2016-2017 di Lega Pro è terminata non senza sorprese. Le eliminazioni di Arezzo,  Gubbio, Padova e Siracusa  che potevano sfruttare il fattore campo e il doppio risultato grazie al miglior piazzamento in classifica al termine della stagione regolare.

Ieri sono state disputate Juve Stabia – Catania e Reggiana – Feralpi Salò. Le vincenti secondo la griglia Play Off si dovranno incontrare nel secondo turno eliminatorio con gare di andata e ritorno. Entrambe le partite sono finite con un pareggio, e precisamente 0-0 la prima e 2-2 la seconda.

In virtù di questo risultato la Juve Stabia dovrà incontrare la Reggiana prima a Reggio Emilia al Mapei Stadium – Città del Tricolore e poi al Menti.

In considerazione della concomitanza della partita di Serie A tra il Sassuolo (proprietario dello stadio di Reggio Emilia) e il Cagliari che verrà disputata domenica 21 maggio, la lega ha deciso di anticipare la partita tra la Reggiana e la Juve Stabia a sabato 20 maggio alle ore 20:30, mentre il ritorno è previsto mercoledì 24 maggio con inizio alle 20:30.

A conferma il programma ci ha pensato anche la S.S. Juve Stabia che sul proprio profilo facebook ha pubblicato la notizia:

 

S.S. Juve Stabia

29 min ·

? UFFICIALE
? Sabato 20 maggio h 20,30 al “Mapei Stadium-Città del Tricolore” di Reggio Emilia #ReggianaJuveStabia ??
? Mercoledì 24 maggio h 20,30 al “Romeo Menti” di Castellammare di Stabia #JuveStabiaReggiana ??
#BeWasps

Hamsik: “Partita dominata, ma non mi aspettavo potesse finire con questo risultato”

Le sue parole

Marek Hamsik ha commentato il successo del Napoli a Torino sul suo sito ufficiale: “Nel primo tempo abbiamo letteralmente dominato, ma siamo andati al riposo solo con un gol di vantaggio. Nella ripresa il copione non è cambiato e siamo riusciti a finalizzare di più facendo poi tanti gol. Non mi aspettavo un risultato così ampio, il Torino è una squadra di qualità e l’ha dimostrato nel derby pareggiato contro la Juve una settimana fa. Siamo stati grandi, chi è venuto allo stadio si sarà divertito”

Mertens e il gesto a fine partita, la firma è imminente

Mertens e il gesto a fine partita, la firma è imminente

Spettacolo puro, numeri da sballo. 54 reti per soli tre nomi: José Maria Callejon, Dries Mertens e Lorenzo Insigne. 16 per lo spagnolo, 25 per il falso 9 e 11 per lo scugnizzo partenopeo. Numeri da paura, che rilanciano e rendono accattivante il paragone con la Magica. Nel post partita poi è stata grande la festa per l’ennesimo show, con in particolare il talento belga scatenato felice anche per la corsa al titolo da capocannoniere. Ha festeggiato a lungo con i tifosi, saltando, ballando e battendosi la mano sul cuore. Altri segnali di amore e fedeltà: la firma del rinnovo è sempre più imminente. Lo riporta Il Mattino.

Zielinski nel mirino di Real Madrid e Liverpool

Zielinski nel mirino di Real Madrid e Liverpool

C’è stata anche la sua firma nella cinquina a Torino, per una nuova prestazione di spessore malgrado la panchina iniziale. Piotr Zielinski, il dodicesimo uomo destinato presto a diventare un titolre a tutti gli effetti. 45 presenze e 6 gol quest’anno tra le varie competizioni, un vero valore aggiunto con un futuro da top player. Un vero affare, tra l’altro, se si considerando i ‘soli’ 15 milioni di euro utilizzati dal Ds Giuntoli per strapparlo alla concorrenza per una cifra nel frattempo già esponenzialmente cresciuta. Sulle sue tracce, riferisce l’edizione odierna de Il Mattino, ci sono Real Madrid e Liverpool ma è uno di quelli su cui la società intende costruire il progetto vincente dei prossimi anni.

Il volontariato non può essere ordinato e dire che non è ‘naja’. Traslando, sarebbe come dire: è stato ‘suicidato’!

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L’eventuale ridenominazione della ‘naja’ in ‘Servizio Civile’ nulla cambia sul sentore di ritorno al passato perché, mutatis mutandis, di fatto tale è dal momento che, obbligare al ‘volontariato’ appare come il dire ‘è stato suicidato’. E la cosa non piace nemmeno all’editorialista della stampa Alberto Mingardi che scrive: “Chi ha a disposizione opportunità migliori sarebbe condannato a rimandare l’appuntamento, sperando che lo aspettino. La leva civile assomiglia a una imposta: ti obbligo a lavorare, prelevo il tuo salario e lo trasferisco al tuo datore di lavoro. Difficile sostenere che sia un aiuto per il lavoratore obbligato, anche se il datore di lavoro è non profit”.

Il volontariato non può essere un ordine
Un «momento unificante» per i giovani. Questo sarebbe, secondo il ministro della Difesa Pinotti, il servizio civile obbligatorio.

La naja serviva anche per «fare gli italiani», o perlomeno per costringerli a conoscersi gli uni con gli altri.

Ora si vorrebbe far svolgere lo stesso compito al volontariato. Le 300 mila associazioni non profit del nostro Paese provano la vivacità della società italiana nell’organizzarsi da sé, in vista di scopi avvertiti come importanti.

Il servizio civile obbligatorio garantirebbe a queste realtà un’ampia disponibilità di manodopera a titolo gratuito.

E’ un po’ curioso che in un Paese nel quale si è fatto fuoco e fiamme per abolire i tirocini non retribuiti ora si pensi di reintrodurli, per il solo mondo del non profit. Chi faceva uno stage senza averne in cambio un compenso sperava in realtà di trarne benefici di carattere diverso: di imparare cose che avrebbero potuto essere utili nel prosieguo della vita lavorativa, di arricchire il proprio curriculum. A torto o a ragione, si è pensato che quella prassi generasse continui abusi.

Ora vorremmo imporre stage nel terzo settore, gratuiti e obbligatori. Chi ha a disposizione opportunità migliori sarebbe condannato a rimandare l’appuntamento di qualche mese, sperando che lo aspettino: eventualità rara, quando ancora non si ha, in senso proprio, una professionalità. Riducendo la libertà di scelta, diminuirebbe anche la probabilità di trovare un’occasione non di guadagno ma almeno di crescita nelle proprie competenze.

Il volontariato acuisce il senso di responsabilità, aiuta a simpatizzare con chi sta peggio di noi. Ma ciò avviene in larga misura perché è «volontariato»: perché le persone ci mettono per propria autonoma decisione tempo e fatica.

Il terzo settore vive grazie ai volontari, e a un più modesto nucleo di persone che invece ne ha fatto una professione. Per costoro la prospettiva di avere più collaboratori senza doverli pagare è allettante. E tuttavia non è detto che faccia bene alle loro associazioni. Potere usufruire di «lavoro regalato» è un po’ come avere a disposizione un flusso regolare di fondi assicurato dalle tasse. L’una cosa e l’altra ridurranno la pressione a cercare nuove risorse, quattrini o lavoro donato volontariamente.

Attraverso questo processo – la ricerca di fondi e volontari – una associazione non profit ottiene conferma della bontà delle proprie scelte e del fatto di essere al servizio di uno scopo condiviso da altre persone. Ridurre questo stimolo non può far bene al terzo settore. I sussidi possono produrre aziende autoreferenziali, che esistono solo per percepirli. Lo stesso può fare il ricorso alla manodopera gratuita: tenere in vita associazioni che servono solo per impiegarla.

E’ sorprendente la leggerezza con cui si parla di tornare alla coscrizione, per quanto de-militarizzata.

In Italia l’abolizione della leva obbligatoria è stata una riforma davvero bipartisan, nata durante il secondo governo Amato (ministro della difesa Carlo Scognamiglio) e accelerata nei tempi dal governo Berlusconi (ministro della Difesa Antonio Martino). Si riconosceva alle persone giovani il diritto di fare quel che desiderano della propria vita.

La leva civile assomiglia a una imposta: ti obbligo a lavorare, prelevo il tuo salario e lo trasferisco al tuo datore di lavoro. Difficile sostenere che sia un aiuto per il lavoratore obbligato, anche se il datore di lavoro è non profit.

Twitter @amingardi

vivicentro.it/opinione
vivicentro/Il volontariato non può essere ordinato. Traslando, sarebbe come dire: è stato ‘suicidato’!
lastampa/Il volontariato non può essere un ordine ALBERTO MINGARDI

Sarri vuole Napoli, ma spunta la richiesta sui diritti d’immagine

Sarri vuole Napoli, ma spunta la richiesta sui diritti d’immagine

De Laurentiis-Sarri, ora sono due le vie percorribili dopo anche le ultime frecciatine a distanza. Da una parte la possibilità di chiamare il tecnico e proporgli un nuovo contratto per riavvicinare le parti, dall’altra la tentazione di lasciare tutto com’è per poi riparlarne eventualmente tra 12 mesi. Secondo Il Mattino, in caso di chiamata del patron, oltre a un ingaggio maggiore il tecnico parlebbe anche di diritti di immagine e dei tanti che l’hanno avvicinato per offrirgli dei contratti di sponsorizzazione. Il mister, infatti, punta a una gestione diretta. Considerando l’età avanzata, sa fin troppo bene che certi treni passano una sola volta e che non ha ancora tantissime stagioni di altissimo livello davanti a sé. Tuttavia, è solo un discorso economico da chiarire. Perché è questa la città che sente sua ed è qui che vuole per provare a vincere qualcosa.

De Laurentiis-Sarri, il rapporto non è per niente idilliaco, diversi gli aspetti sui quali non convergono

De Laurentiis-Sarri, il rapporto non è per niente idilliaco, diversi gli aspetti sui quali non convergono

La Gazzetta dello Sport scrive sulla polemica a distanza tra Maurizio Sarri e Aurelio De Laurentiis: “Avranno capito male in tanti considerato che tutti i media hanno titolato sulla presunta diatriba Sarri-De Laurentiis, alla vigilia della trasferta di Torino. Il confronto a distanza tra lui e il presidente è continuato perché, al di là di quelli che sono gli argomenti di facciata, tra i due il rapporto non è per niente idilliaco, sono diversi gli aspetti sui quali non convergono. E, probabilmente, quello di voler guadagnare più soldi è soltanto la punta di un iceberg”.

Sarno, si lascia divorare dalle fiamme dopo una lite in famiglia. Morto il 42enne

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Non è riuscito a superare la notte Domenico Cordella, il pizzaiolo 42enne di Sarno che nella serata di ieri ha deciso di togliersi la vita dandosi fuoco.

Erano intorno le 17:00 quando, in seguito ad un litigio in famiglia, si è allontanato con la sua auto, ha raggiunto la zona periferica dei “Tre Valloni” e in via Bracigliano ha deciso di compiere l’irragionevole gesto: ha preso una tanica di benzina, ha cosparso di carburante il suo corpo e, con un fiammifero, si è dato fuoco.

A chiamare i soccorsi è stato un passante impressionato dalla scena: Domenico correva lungo la strada mentre le fiamme lo consumavano.

È giunta sul posto un’ambulanza del 118; i medici del Villa Malta di Sarno, constatata la gravità delle bruciature, hanno deciso il trasferimento dell’uomo al centro grandi ustioni dell’ospedale Cardarelli di Napoli.

Domenico, però, aveva il 90% del corpo ustionato e non è riuscito a superare la notte.

La ”Naja” cambia nome. Mutatis mutandis diventa ”Servizio civile” e torna obbligatorio per tutti?

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Mutatis Mutandis. Il ministro della Difesa Roberta Pinotti studia l’introduzione di una nuova forma di servizio civile obbligatorio. Non è il ritorno della “naja”, il vecchio servizio militare, ma è una forma di coinvolgimento dei giovani.

Il ministro Pinotti: valutiamo di rendere obbligatorio il servizio civile

Qualche forma di leva obbligatoria in ambiti di sicurezza sociale «non è un dibattito obsoleto», dice a Treviso all’adunata degli alpini

La 90ª adunata nazionale degli Alpini ha fatto da tribuna a Treviso al dibattito sulle funzionalità di nuovi servizi di leva civili obbligatori. Impossibile riproporre in Italia la “naja”, il vecchio servizio militare obbligatorio, archiviata il primo gennaio 2005 ma lo stesso ministro della Difesa Roberta Pinotti, presente alla manifestazione dell’Associazione Nazionale Alpini (Ana), ha sottolineato che «la riproposizione di una qualche forma di leva civile declinata in termini di utilizzo dei giovani in ambiti di sicurezza sociale non è un dibattito obsoleto», tanto che in Europa «si è riaperto non solo in Svezia ma anche in Francia, dove, alle ultime presidenziali, l’argomento è stato toccato da molti candidati, compreso Macron».

LEGGI ANCHE: Il volontariato non può essere ordinato e dire che non è ‘naja’. Traslando, sarebbe come dire: è stato ‘suicidato’!

Una leva, ha specificato, «non più solo nelle forze armate ma con un servizio civile che divenga allargato a tutti». E mentre circa centomila penne nere camminavano davanti ad autorità e altri circa trecentomila cittadini assiepati lungo i 2,2 km del percorso per la sfilata che rappresenta l’evento centrale di ogni appuntamento nazionale Ana, a cogliere per primo l’invito del rappresentate del governo è stato il generale Claudio Graziano, capo di stato maggiore della Difesa. Per l’alto ufficiale il progetto «potrà essere molto utile» sia come «momento di formazione a servizi come la Protezione Civile» sia come «possibilità in futuro di allargare alle forze armate in caso di bisogno».

«In molti anni le forze italiane, diventate professioniste – ha aggiunto Graziano – si sono rivelate fra le migliori del mondo. La possibilità di integrare con un sistema diverso, nell’ambito del Terzo Settore, delle forze a disposizione per la pubblica utilità, per la protezione civile – ha rilevato Graziano – è un argomento che molti paesi stanno studiando e che può servire allo sviluppo del Paese».

Sul vecchio servizio militare, arrivato in Italia con Napoleone, non pochi i nostalgici tra quelli che sfilavano, ma entusiasti del modo di intendere il `nuovo impiego´ anche le migliaia di alpini oggi impegnati come volontari della protezione civile sempre pronti ad intervenire nei guai naturalistici italiani. Non per niente lo stesso presidente della Repubblica Sergio Mattarella ieri aveva definito gli Alpini «campioni di solidarietà».

E tra loro e i ragazzi in armi c’è sempre meno differenza come ha spiegato il generale Claudio Morata comandante delle truppe alpine. «Condividiamo molto con l’Ana sempre vicina alle truppe alpine – ha osservato Morata – e vicini ai reggimenti che operano dove c’è bisogno». Gli Alpini restano in attesa di novità e intanto quelli del Nordest si tengono stretto l’appuntamento del raduno nazionale. Il prossimo anno tocca a Trento.

vivicentro.it/politica
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Mixed Zone, El Shaarawy: “Siamo andati sotto ma non abbiamo mollato ” (VIDEO)

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Tre domande per El Shaarawy in mixed zone dopo la vittoria sulla Juventus all’Olimpico per 3 a 1

Roma– La Roma sorprende all’Olimpico. Dopo lo svantaggio iniziale contro la capolista, ribalta il risultato addormentando la Juventus nella ripresa. Tre gol che valgono molto: riportano i capitolini al secondo posto in classifica, fermano la protagonista di questo campionato obbligandola a rinviare gli annunciati festeggiamenti per lo scudetto. Matematicamente la Juventus non ha ancora vinto il campionato.

In zona mista raccogliamo le dichiarazioni di El Shaarawy, autore del gol del vantaggio giallorosso.

VIDEO Intervista El Shaarawy

TRE DOMANDE A STEPHAN EL SHAARAWY….

Questi 81 punti sono più un orgoglio o un rimpianto?

Dobbiamo guardarli in maniera positiva perché ora siamo secondi e dobbiamo cercare di tenere stretti questa posizione, sarebbe fondamentale per il campionato che abbiamo fatto.

Cosa ha rappresentato per te questa vittoria contro la Juventus?

Dal punto di vista personale tanto, sia il gol che ho fatto anche contro il Milan, sono sicuramente dei gol che mi danno molta fiducia per cui sono contento.

Dal punto di vista della squadra, era importante dopo la sconfitta con la Lazio riuscire a reagire in maniera così decisa. È stata una bella serata, con tantissima gente e ringraziamo i tifosi per il loro supporto perché sono stati importantissimi.

 Pensavate di vincere?

Sì, anche se sapevamo che era dura. Siamo andati  sotto ma non abbiamo mollato, siamo riusciti a ribaltarla e ottenere il risultato per cui siamo davvero molto contenti.

Un pensierino sullo scudetto?

Adesso dobbiamo pensare al secondo posto. Se la Juve farà passi falsi saremo pronti a sfruttarli ma dobbiamo cercare di vincere queste due partite per tenerci la seconda posizione.

Vedi anche Intervista mixed Zone Leandro PAREDES

 Maria D’Auria

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Mixed Zone, Leandro Paredes: “Abbiamo lasciato troppi punti per strada, questo il rimpianto” (VIDEO)

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Tre domande per Leandro Paredes in mixed zone dopo la vittoria sulla Juventus all’Olimpico per 3 a 1

Roma– La Roma sorprende all’Olimpico. Dopo lo svantaggio iniziale contro la capolista, ribalta il risultato addormentando la Juventus nella ripresa. Tre gol che valgono molto: riportano i capitolini al secondo posto in classifica, fermano la protagonista di questo campionato obbligandola a rinviare gli annunciati festeggiamenti per lo scudetto. Matematicamente la Juventus non ha ancora vinto il campionato.

In zona mista intervistiamo Leandro Paredes, il centrocampista giallorosso in campo dal primo minuto, ha disputato una buona prestazione nel match serale tra Roma Juventus. 

VIDEO Intervista Leandro Paredes

 

TRE DOMANDE A LEANDRO PAREDES….

 Ti senti veramente un fattore in più per la Roma adesso?

“Sì, mi hanno fatto sentire importante la squadra, i miei compagni, l’allenatore… quindi sono contento e spero di fare ancora di più per la squadra”.

Che cosa ha rappresentato per te questa sera la vittoria contro la Juventus?

“Abbiamo vinto una partita importantissima dove abbiamo giocato contro una delle migliori squadre al mondo che abbiamo in Italia, speriamo di fare ancora meglio”.

Avete qualche rimpianto per com’è andata la stagione?

“Sì, purtroppo abbiamo lasciato tanti punti per la strada e questo è il rimpianto che abbiamo”.

Vedi anche articolo-intervista Mixed Zone di Stephan EL SHAARAWY

  D’Auria Maria

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Banca Etruria, nuove rivelazioni: lo stop a Bper-Etruria

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Nel 2014 furono i consiglieri prodiani della Banca Popolare dell’Emilia Romagna a bloccare l’acquisizione di Banca Etruria. A svelare cosa avvenne allora è Gianluca Paolucci, descrivendo la spaccatura che si venne a creare nel consiglio di amministrazione.

Così in cda fu stoppata Bper-Etruria

Due consiglieri vicini a Prodi della Popolare dell’Emilia Romagna si opposero alla fusione. Renzi: «De Bortoli ha fatto una bellissima operazione di marketing per lanciare il suo libro»

Furono due consiglieri della Popolare dell’Emilia Romagna vicini all’ex premier Romano Prodi ad opporsi alla fusione tra Bper e Etruria. Una ricostruzione che dimostra come Etruria fosse diventata un terreno di scontro ben prima della sua risoluzione. Scontro politico, istituzionale e finanziario. Esacerbato dalla presenza in consiglio di Pierluigi Boschi e da quella al governo della figlia Maria Elena. Questo era la piccola Banca Etruria, i cui attivi valevano circa lo 0,4% del sistema bancario nazionale, fin dalle convulse settimane che precedettero il suo commissariamento a febbraio del 2015. Uno scontro ancora sottotraccia, che deflagrerà poi dopo la risoluzione delle quattro banche. Ma che già allora, nelle settimane a cavallo tra il 2014 e il 2015, coinvolgeva vari attori di primo piano, uno contro l’altro. Uno scenario sul quale dovrà fare chiarezza la commissione d’inchiesta sul sistema bancario, come auspicato ieri dal segretario del Pd Matteo Renzi.

A riferire l’episodio è un testimone diretto delle vicende. Siamo alla fine del 2014 e Ettore Caselli, allora presidente di Bper, capeggiava il fronte che nel suo istituto avrebbe visto con favore un’integrazione con Etruria. Deve fronteggiare la freddezza delle strutture e lo scetticismo di una parte del consiglio. Ma soprattutto la ferma opposizione di due consiglieri: Angelo Tantazzi e Giuseppe Lusignani. Entrambi vicini a Romano Prodi e influenti, per competenza e storia personale, nel consiglio della Popolare dell’Emilia. Caselli contatta allora i suoi interlocutori nel consiglio di Etruria e chiede di attivare “il Boschi”, allora vicepresidente dell’istituto, per far muovere il governo e trovare per questa via una mediazione con i prodiani.

La fonte de La Stampa, uno dei consiglieri che agì da messaggero tra Caselli e Boschi, non è in grado di dire se la sollecitazione ebbe un qualche effetto, né se lo stesso Boschi ne abbia effettivamente informato la figlia allora ministro del governo Renzi.

Qualche settimana dopo, a inizio anno, sarà l’allora sottosegretario alla presidenza del consiglio, Graziano Delrio, a chiamare lo stesso Caselli per chiedere informazioni sullo stato di avanzamento della prospettata fusione. Ma a quel punto è troppo tardi: Caselli stesso informa Delrio che l’operazione non è praticabile. Di lì a poco Etruria sarà commissariata dal ministero dell’Economia su proposta di Banca d’Italia.

Fatti lontani, tornati alla ribalta dopo le rivelazioni di Ferruccio de Bortoli sull’interessamento di Maria Elena Boschi per sollecitare il dossier Etruria presso Unicredit. Ieri l’ex ad di Unicredit Federico Ghizzoni, rompendo un tenace silenzio che durava da giorni, ha detto al Corsera che ritiene «normale parlarsi tra politici e banchieri», per poi tornare al «no comment» che ha marcato nei giorni scorsi la sua posizione.

Ma le polemiche sorte dalle rivelazioni di de Bortoli continuano a tenere banco. «De Bortoli ha fatto una bellissima operazione di marketing per lanciare il suo libro», ha detto ieri i Renzi ieri tornando sul caso all’Arena di Massimo Giletti. Secondo Renzi, «Boschi come tutti i membri del governo hanno dimostrato che non c’è nessun favoritismo». «Facciamo la commissione d’inchiesta – ha aggiunto Renzi – così non fondiamo la Repubblica su pettegolezzo e sentito dire: andiamo a vedere le carte”.

Di tutt’altro tenore le repliche delle opposizioni. «Aspettiamo la querela della Boschi a De Bortoli: no querela no party. Se non arriva si deve dimettere», ha detto Beppe Grillo intervistato dal Corriere della Sera.

vivicentro/economia
vivicentro.it/Banca Etruria, nuove rivelazioni: lo stop a Bper-Etruria
lastampa/Così in cda fu stoppata Bper-Etruria GIANLUCA PAOLUCCI

L’agenda di Gentiloni per il G7 italiano: migranti e lotta al protezionismo

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Il premier Paolo Gentiloni è a Pechino per il Forum che Xi Jinping ha voluto per lanciare la “Nuova Via della Seta”, ma è al lavoro sugli obiettivi da centrare con il G7 di Taormina. Due sono i temi in cima all’agenda dell’Italia: una linea d’azione condivisa dai sette grandi del mondo sulle migrazioni e la lotta al protezionismo economico.

Migranti e lotta al protezionismo così Gentiloni prepara il G7

Da Pechino il premier lima l’agenda per il summit di Taormina

PECHINO – Il presidente cinese Xi Jinping, uomo proverbialmente serioso e di poche espressioni, ha buone ragioni per dispensare sorrisi prolungati ai capi di governo, accompagnati da consorti, che sono venuti sin qui, negli enormi e algidi palazzi del Potere cinese, per omaggiare la moderna Via della Seta: il piano finanziato con centinaia di miliardi di dollari con il quale la Cina cerca nell’Europa un contraltare agli Stati Uniti. E dopo aver accolto con solennità i suoi 29 ospiti stranieri, da Putin a Erdogan fino a Gentiloni, il presidente cinese pronuncia un discorso di benvenuto che ruota tutto attorno ad un concetto: l’inno al «libero commercio» internazionale.

Principio caro oramai da anni ai comunisti cinesi convertitissimi al mercato, ma che è diventato improvvisamente un concetto inviso agli Stati Uniti da quando alla Casa Bianca è arrivato Donald Trump. Domani, anche della svolta protezionista degli Stati Uniti, parleranno in un incontro a due il presidente cinese e Paolo Gentiloni, arrivato a Pechino per far valere le ragioni dell’Italia e dei suoi porti nella speranza di far parte della moderna Via della Seta. Ma anche per preparare l’ormai imminente G7 di Taormina, in programma il 26 e 27 maggio. Certo i cinesi sono fuori dai «Sette» ma sono interessatissimi a orientare e condizionare tutto quel che si muove in un summit così importante.

Interesse condiviso da Gentiloni, che per il G7 sta preparando un’agenda silenziosamente ambiziosa: anzitutto migranti, con l’obiettivo di affiancare ad un comune «grido di dolore», una linea d’azione che chiami in causa i Paesi leader del mondo occidentale. E che individui solennemente la Libia come «fattore di instabilità globale».

Ma Gentiloni, attento ad evitare proclami preventivi, punta anche su due dossier nel passato sempre strategici – commercio internazionale e cambiamenti climatici – diventati attualissimi e di nuovo controversi dopo le svolte di Trump in materia. Due dossier che la presidenza italiana spera di poter «sminare», confidando che il G7 avvii una sorta di moratoria rispetto all’escalation dei mesi scorsi. Per ora l’Italia si è mossa in modo molto felpato, in coerenza con lo stile e il metodo di lavoro di Gentiloni: nessun annuncio preventivo e invece lavoro sotto traccia per provare ad incassare risultati concreti e non soltanto di immagine. A Palazzo Chigi lo sanno bene: nel passato, quasi sempre, i summit dei «Grandi» hanno portato riflettori, blasone e «lustrini» ai leader, quasi mai risultati tangibili.

Sui migranti gli sherpa stanno ancora lavorando ma l’obiettivo italiano, sul quale Gentiloni ha lavorato anche nel suo incontro con Trump alla Casa Bianca, resta quello di trasformare la percezione internazionale sulla Libia: da crisi locale a «fonte» di instabilità globale, con tutto quel che ne consegue in termini di coinvolgimento, diretto e indiretto, degli altri Paesi del G7. Mentre sulla questione Mediterraneo-Libia, l’Italia punta ad incassare risultati che siano immediatamente spendibili davanti all’opinione pubblica domestica, sul commercio internazionale lo spauracchio è spalmato sul futuro. Ma dai contatti con i cinesi, ovviamente preoccupati, gli italiani hanno tratto propensioni moderatamente ottimistiche: le imprese manifatturiere americane, dominate da società multinazionali con stabilimenti in vari Paesi tra cui la Cina, sanno che finirebbero per essere danneggiate da una politica protezionistica verso i prodotti cinesi: a Pechino stimano che se attuata la promessa elettorale di Trump di imporre dazi al 45% su prodotti cinesi, finirebbe per colpire duramente le multinazionali americane.

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vivicentro/L’agenda di Gentiloni per il G7 italiano: migranti e lotta al protezionismo
lastampa/Migranti e lotta al protezionismo così Gentiloni prepara il G7 FABIO MARTINI INVIATO A PECHINO

Germania e Macron: tra entusiasmo e timori

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Dopo l’entusiasmo iniziale per Macron in Germania si sono diffuse alcune ombre: cosa fare se il francese proponesse gli eurobond e più debito per la crescita? “Da parte tedesca – ricorda Mario Nordio – prevale la consapevolezza della necessità di perseguire compromessi credibili. Fermo restando l’imperativo ineludibile per il nuovo governo francese di attuare le riforme strutturali per troppo tempo rinviate”.

Ma a Berlino c’è chi teme una trappola

A sole 24 ore dal suo insediamento all’Eliseo, Macron si reca oggi a Berlino per la sua prima visita all’estero. Non è una novità: ma, al di là del valore simbolico, il nuovo presidente francese ha ripetutamente sottolineato la sua volontà di rilanciare l’integrazione europea ed il suo storico motore franco-tedesco. A riceverlo c’è una Angela Merkel rafforzata dal successo in tre elezioni regionali e proiettata verso un’affermazione nel voto federale del settembre prossimo.

La cancelliera beneficia di un’inattesa rimonta nel consenso popolare, in quanto garante della stabilità sul piano interno, economico ed internazionale. In un contesto europeo e mondiale pieno di incognite, ella appare come una protagonista affidabile della diplomazia planetaria e raccoglie inoltre i frutti di una serie di graduali correzioni di rotta, con cui ha saputo far passare in secondo piano anche la questione esplosiva dell’immigrazione. La campagna elettorale di Macron è stata accompagnata a Berlino con aperta simpatia e la sua vittoria è stata salutata con toni addirittura euforici.

L’ascesa di un candidato così fortemente europeista è sembrata un autentico miracolo in una Ue scossa da tante crisi e minacciata dai movimenti populisti.

La settimana scorsa, alcune ombre hanno peraltro oscurato la promessa di un rinnovato idillio franco-tedesco. Le proposte di Macron in merito alla creazione di un ministro delle Finanze, di un bilancio e di un’assemblea parlamentare comuni per la zona euro hanno destato in Germania riserve e sospetti. Si sono da più parti ravvisate insidie per la politica di rigore favorita da Berlino e sono stati evocati gli spettri degli eurobonds, dell’espansione dei debiti e del trasferimento di risorse a vantaggio dei Paesi in crisi dell’Europa meridionale e della Francia stessa. «Der Spiegel» ha riassunto in questi termini la preoccupazione diffusa: «Macron il seduttore vuole salvare l’Europa facendo pagare i tedeschi». L`inquietudine è amplificata dal fatto che il candidato cancelliere della Spd, Martin Schulz, si è precipitato a montare sul cavallo di Macron, appoggiando le idee a lui attribuite in nome della «solidarietà europea»: una linea consona alle posizioni eurosocialiste, ma più adatta alla sua passata funzione di presidente del Parlamento europeo che non allo sfidante della Merkel, chiamato a contenderle il primato della governabilità.

Da parte tedesca prevale comunque la consapevolezza della necessità di andare incontro a Macron e di perseguire compromessi credibili per non perdere questa occasione di rilancio dell’asse Parigi-Berlino. Fermo restando l’imperativo ineludibile per il nuovo governo francese di attuare le riforme strutturali per troppo tempo rinviate.

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lastampa/Ma a Berlino c’è chi teme una trappola MARIO NORDIO

Oggi il vertice Macron-Merkel

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Nel suo primo giorno di lavoro il neopresidente della Francia Emmanuel Macron vola a Berlino per incontrare Angela Merkel, rinnovando una tradizione nata con De Gaulle e Adenauer. I due leader parleranno di rilancio del progetto europeo. Merkel arriva all’appuntamento rafforzata dalla vittoria della Cdu nel voto regionale del Nord-Reno Westfalia.

Macron e Merkel, oggi l’incontro per rilanciare l’alleanza che guida l’Europa

Tradizione nata con De Gaulle e Adenauer in piena Guerra fredda

C’è molto di simbolico e ci sarà subito molto di sostanziale nel primo faccia a faccia tra Emmanuel Macron e Angela Merkel. E non è detto che sia l’idillio. Mai la cancelliera si era spesa così tanto per un candidato di un altro Paese. Ma passata la paura che all’Eliseo potesse arrivare Marine Le Pen, i nodi verranno presto al pettine. «Teurer freund», titola Der Spiegel, «caro» amico, nel senso di costoso, rivelando un retropensiero su cosa potrà chiedere il leader che agli occhi dei tedeschi ha salvato l’Europa dall’abisso del populismo. E Jean-Pisani Ferry, direttore d’orchestra dell’équipe del nuovo presidente francese, ha subito replicato: non vogliamo assegni.

Si ricomincia dall’asse franco-tedesco, storico e inevitabile motore dell’Unione europea. Macron è atteso alla prova del suo programma elettorale: «rilanciare e rifondare l’Europa». Da Merkel si aspetta qualche prova di flessibilità. La cancelliera ha incassato ieri una confortante vittoria elettorale in Nord Reno Westfalia, roccaforte socialdemocratica che suona come un buon annuncio per le elezioni politiche di settembre. Il rilancio dell’Spd con Martin Schulz, è già sfumato.

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È dunque una Merkel in gran forma quella che Macron, celebrato ieri con i fasti e la solennità della République, incontrerà a Berlino. È una tradizione che il primo incontro internazionale del presidente francese sia con il (la) cancelliere. Fu così anche per François Hollande e Nicolas Sarkozy.

Il cosiddetto «asse» ha una data di nascita: gennaio 1963, trattato dell’Eliseo tra Charles De Gaulle e Conrad Adenauer. Era il mondo bipolare della Guerra fredda, Parigi si voleva costruire un ruolo da protagonista; la Germania non era ancora in grado di affrancarsi a tal punto dagli Stati Uniti e il significato simbolico di quell’accordo venne subito attenuato, come dovette poi riconoscere De Gaulle nella sue memorie. Tuttavia l’incontro tra i due Paesi era diventato formalmente una necessità, soprattutto nella costruzione del processo europeo. La Germania cresceva economicamente, mentre la Francia rimaneva l’incontestabile leader politico. François Mitterrand temeva la riunificazione della Germania e, come raccontò poi il suo fedelissimo Gilles Martinet (che fu anche ambasciatore a Roma) si risolse ad accettare l’idea della moneta unica a Maastricht per evitare che, dopo il 1989, la vera divisa europea potesse diventare il marco a spese del franco. Ciononostante la storica fotografia di Mitterrand che prende per mano il cancelliere Helmut Kohl il 22 settembre 1984 al sacrario di Verdun dove si consumò un’infinita battaglia tra francesi e tedeschi con almeno mezzo milione di morti, era diventata e rimane una delle icone più simboliche e significative della costruzione europea.

Negli anni 2000 il gollista Jacques Chirac e il pragmatico socialdemocratico Gerard Schröder rilanciarono l’asse, con un’alleanza che li portò a sfidare l’America di Bush sulla guerra a Saddam, e l’Europa di Maastricht con la rottura del patto di stabilità e la regola del 3 per cento per il deficit. Era l’epoca in cui periodicamente i consigli dei ministri dei due paesi si riunivano in seduta comune.

La Germania ha sempre sofferto del complesso di apparire, come diceva Henry Kissinger, un «gigante economico e un nano politico». Di qui la sua ricerca costante della spalla francese, come hanno fatto anche, recentemente, i diversi governi di Angela Merkel. E Wolfgang Schaeuble, da sempre considerato il custode del rigore economico, è stato un convinto sostenitore del socialista francese Pierre Moscovici a commissario europeo economico, nonostante che da ministro non fosse stato certo esemplare sul governo dei conti pubblici. Lo stesso Schaeuble, in un’intervista a «Repubblica» nei giorni scorsi sull’avvento di Macron, ha parlato di un necessario «pragmatismo intergovernativo» che detto in altre parole significa rilancio dell’asse tra i due Paesi nella riforma dell’Europa. La presidenza di Macron comincia oggi a Berlino e la domanda che tutti si fanno è questa: il nuovo presidente riuscirà a cambiare la Germania o sarà la Germania a cambiare lui?

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lastampa/Macron e Merkel, oggi l’incontro per rilanciare l’alleanza che guida l’Europa CESARE MARTINETTI

A 44 anni Brinta Sani muore per difendere l’amica dall’aggressione del suo ex

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Castel Volturno  – Dopo 3 giorni di coma Brinta Sani non ce l’ha fatta

È morta a 44 anni Brinta Sani per difendere l’amica dall’aggressione del suo ex. Accoltellata dall’uomo l’11 maggio scorso, dopo tre giorni di agonia all’ospedale di Castel Volturno, ieri mattina si è spenta nella stanza in cui ha combattuto tra la vita e la morte.

Il fatto è accaduto nel casertano, a Villa Literno. Giovedì scorso Chukwudi Mgbemena, nigeriano 39enne, accecato da una furiosa gelosia, aggredisce armato di coltello la sua ex compagna, che da poco aveva deciso di chiudere definitivamente la storia con lui.

Con lei c’erano due suoi amici, Brinta Sani e un uomo. Prima su di loro si è riversata la rabbia omicida dell’aggressore, ferendoli mortalmente, per poi passare alla vera destinataria del colpo, la sua ex donna.

I carabinieri della compagnia di Casal di Principe, alleratati da una segnalazione che denunciava una violenta lite tra cittadini nigeriani, sono intervenuti in via delle Dune constatando quanto è avvenuto.

L’aggressore prima di ieri mattina rispondeva dell’accusa di tentato omicidio, ma dopo la morte di Brinta Sani con molta probabilità dovrà rispondere di omicidio volontario.

L’altro uomo ferito si trova in prognosi riservata con gravi tagli al torace, all’ospedale Giuseppe Moscati di Aversa.

 

 

Siracusa Vs Casertana: 0-2. I Leoni si destano dal sogno

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Siracusa Vs Casertana: 2-0.

Al Nicola De Simone, la Casertana fa la voce grossa e porta a casa il pass per il turno successivo. I Falchetti della Campania, troveranno l’Alessandria di Pillon nel prossimo turno.

Gli Ospiti partono con il piede giusto e Giorno dopo dieci minuti porta gli uomini di Esposito in vantaggio.

Il Siracusa prova a reagire e costruisce tante palle goal, in particolare con Catania.

Sembra che la storia possa cambiare ma Corrado a pochi minuti dalla fine piazza il colpo del ko con un goal meraviglioso.

I leoni escono a testa alta ed il De Simone rende omaggio ai propri eroi che hanno offerto una stagione fantastica a questo popolo mai domo.

IL TABELLINO:
SIRACUSA (4-2-3-1): Santurro; Diakitè (77’ Azzi), Turati, Pirrello, Malerba (46’ Dentice); Giordano, Spinelli; De Silvestro (69’ Longoni), Catania, Valente; Scardina.
A disposizione: Gagliardini, Brumat, Cossentino, Palermo, Toscano, Russo, Dezai, Persano. All. Cristaldi (Sottil squalificato).
CASERTANA (4-3-2-1): Ginestra; Magnino, D’Alterio, Rainone, Ramos; De Marco, Rajcic, Giorno; Orlando (80’ Colli), Ciotola (66’ Lorenzini); Corado (94’ De Filippo).
A disposizone: Fontanelli, Minale, Pezzella, Finizio, Petricciuolo, Taurino, Cisotti. All. Esposito.
ARBITRO: Dionisi de L’Aquila (Mokhtar-Cipressa).
MARCATORI: 10’ Giorno, 81’ Corado.
NOTE: ammoniti De Silvestro, Magnino, Rajcic, Rainone, Giordano. Spettatori oltre 3.500 (una ventina da Caserta).