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Unimpresa, tra 2017 e 2020 stangata fiscale da 81 miliardi

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Comunicato stampa UNIMPRESA del 03-09-2017 n. 136

 

 

Def: Unimpresa, tra 2017 e 2020 stangata fiscale da 81 miliardi

Operazione fact checking sulla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza approvato dal consiglio dei ministri il 23 settembre. In aumento tasse e spesa pubblica. Il rapporto dell’associazione svela che le entrate sfonderanno il muro degli 800 miliardi nel 2017. Gettito tributario in salita da 495 miliardi del 2016 a 544 del 2020 (504 miliardi nel 2017, 521 miliardi nel 2018, 534 miliardi nel 2019). Pressione fiscale stabile sopra il 42% del pil. Niente spending review: le uscite del bilancio dello Stato saliranno complessivamente nel quadriennio in esame di circa 30 miliardi rispetto allo scorso anno: in crescita la spesa corrente, ferma al palo quella per investimenti. Sale anche il costo del lavoro con i contributi sociali e previdenziali in salita di 27 miliardi. Il vicepresidente Pucci: “I numeri smascherano le prese in giro, siamo stufi”.

Stangata fiscale da quasi 81 miliardi di euro tra il 2017 e il 2020. Nei prossimi quattro anni le tasse saliranno di 80,9 miliardi: dai 786 miliardi del 2016, quest’anno si arriverà a 803 miliardi per poi salire progressivamente fino agli 867 miliardi del 2020, con una impennata complessiva del 10,29%. Niente spending review: le uscite dal bilancio pubblico cresceranno sistematicamente: dagli 830 miliardi dello scorso anno si arriverà agli 860 miliardi del 2020 per un aumento complessivo di oltre 30 miliardi pari a una crescita del 3,66%. Questi i dati principali dell’operazione fact checking realizzata dal Centro studi di Unimpresa sulla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza approvato il 23 settembre dal consiglio dei ministri, secondo la quale sono destinati a salire anche i versamenti allo Stato per contributi sociali e previdenziali: l’incremento, che produce effetti sul costo del lavoro per le imprese, sarà di oltre 27 miliardi. “I numeri dicono sempre la verità e smascherano le prese in giro del governo, delle quali siamo ormai stufi” commenta il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci.

Secondo l’analisi dell’associazione, realizzata sulla base del Def dell’11 aprile, il totale delle entrate tributarie si attesterà a quota 504,5 miliardi alla fine del 2017; di questi, 250,4 miliardi sono le imposte dirette (come Irpef, Ires, Irap, Imu), 252,2 miliardi le indirette (come Iva, accise, registro) e 1,8 miliardi le altre in “conto capitale”. Si tratta di una voce del bilancio pubblico che salirà a 521,7 miliardi nel 2018 (rispettivamente 247,3 miliardi, 273,3 miliardi e 875 milioni), a 534,3 miliardi nel 2019 (rispettivamente 257,7 miliardi, 285,7 miliardi e 892 milioni), a 544,3 miliardi nel 2020 (rispettivamente 257,7 miliardi, 285,7 miliardi e 892 milioni). Complessivamente, considerano la variazione di ciascun anno del quadriennio in esame rispetto al 2016, l’aumento delle entrate tributarie nelle casse dello Stato sarà pari a 48,6 miliardi (+9,80%): le imposte dirette cresceranno di 9,9 miliardi (+4,01%), le indirette di 43,05 miliardi (17,74%) e le altre si ridurranno di 4,4 miliardi (-83,15%).

Cresceranno anche le entrate relative a contributi sociali (previdenza e assistenza): dai 226,1 miliardi del 2017 si passerà ai 233,7 miliardi del 2018, ai 238,8 miliardi del 2019, ai 249 miliardi del 2020. L’incremento complessivo di questa voce, che ha effetti sul costo del lavoro per le imprese, sarà pari a 27,4 miliardi (+12,40%). In salita, poi, anche le altre entrate correnti per 4,8 miliardi (+7,05%). Ne consegue che il totale delle entrate dello Stato aumenterà di 80,9 miliardi (+10,29%) rispetto al 2016 nei prossimi quattro anni: dagli 803,1 miliardi del 2017 si passerà agli 828,3 miliardi del 2018, agli 846,9 miliardi del 2019 e agli 867,7 miliardi del 2020.

Nessuna variazione particolarmente significativa per la pressione fiscale, destinata a restare stabile. Il totale delle entrate dello Stato rispetto al prodotto interno lordo si attesterà al 42,6% nel 2017, al 42,7% nel 2018, al 42,7% nel 2019 e al 42,3% 2020. Tutto questo con una crescita modesta: il pil dovrebbe crescere, secondo il nuovo Def, dell’1,5% quest’anno, dell’1,5% nel 2018, dell’1,5% nel 2019 e dell’1,4% nel 2020.

Accanto alla crescita delle tasse, c’è quella della spesa pubblica. La spending review pare inefficace: il totale delle uscite si attesterà a 843,5 miliardi nel 2017, a 849,1 miliardi nel 2018, a 860,05 miliardi nel 2019 e a 860,4 miliardi nel 2020. Complessivamente, rispetto al 2016 ci sarà un incremento della spesa di 30,3 miliardi (+3,66%). Saliranno le uscite correnti per complessivi 30,2 miliardi (+4,29%) e subirà un incremento anche la spesa per il servizio del debito pubblico (interessi passivi) pari a 374 milioni (+0,56%). In calo, invece, la spesa in conto capitale ovvero la voce che riguarda gli investimenti pubblici, specie quelli in infrastrutture e grandi opere: lo Stato spenderà sempre meno e ci sarà una riduzione complessiva di 226 milioni (-0,38%).

“Le imprese – commenta il vicepresidente Pucci – avrebbero bisogno di pagare meno tasse e invece ne pagheranno sempre di più, ci sarebbe bisogno di una revisione della spesa pubblica e invece aumenteranno gli sprechi. Servirebbe uno Stato snello che spende solo per le grandi opere e riduce le entrate al minimo indispensabile. Il Def aggiornato ci dice che il governo va nella direzione opposta: tassa e spende inutilmente”.

 

La sfida Europa-Cina sulle bici elettriche

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Le biciclette elettriche aprono un nuovo fronte di scontro commerciale tra Europa e Cina: i produttori del Vecchio Continente chiedono i dazi e accusano: «I loro prezzi sono sottocosto grazie ai sussidi del governo di Pechino».

Guerra alle bici elettriche cinesi. I produttori Ue chiedono i dazi

Sotto accusa l’aiuto di Pechino alle aziende nazionali: “I loro prezzi sono sottocosto grazie ai sussidi governativi”

ROMA – Proprio ieri la Ebma, l’associazione europea dei produttori di biciclette, ha chiesto alla Commissione Ue l’applicazione di provvedimenti anti-dumping contro la Cina, sostenendo che c’è stata una «inondazione» del mercato europeo di e-bikes(le biciclette a pedalata assistita) cinesi vendute a costi inferiori a quelli di produzione, grazie a sussidi governativi che spingono la produzione al solo scopo di invadere i mercati internazionali.

«Le importazioni di e-bikes dalla Cina sono aumentate rapidamente e ora sono esplose», ha spiegato in una nota Moreno Fioravanti, il segretario generale dell’associazione. Le importazioni europee di biciclette elettriche erano infatti virtualmente zero nel 2010, ma sono incrementate negli anni in modo vertiginoso. Nel 2016 erano aumentate del 40 per cento sull’anno precedente a quota 430mila unità. Un quantitativo raggiunto e superato nella prima metà del 2017, con una previsione di vendita per quest’anno di addirittura oltre 800.000 esemplari.

Un disastro per i produttori europei di queste sempre più diffuse e popolari biciclette, che occupano tra dipendenti diretti e indiretti circa 90mila persone e che ogni anno investono ingenti risorse nello sviluppo di biciclette elettriche sempre più innovative, performanti e risparmio se di energia. Sono stati proprio gli europei a inventare la tecnologia della pedalata elettricamente assistita e, più di recente, la rivoluzionaria tecnologia del motore elettrico «centrale». Uno sforzo che rischia di essere del tutto vanificato, a dire dei produttori europei, dai sussidi versati ai produttori dal governo cinese, che pesano dal 30 fino al 50 per cento del prezzo del prodotto pronto per l’esportazione. «Oggi le e-bikes europee sono le migliori del mondo perché investiamo ogni anno un miliardo di euro per rinnovare e migliorare i modelli – afferma Fioravanti – ma qui ci sono dei sussidi che generano un esubero di capacità produttiva da parte della Cina e che si traducono in un dumping ai nostri danni. E senza legittime misure di difesa commerciale, la produzione europea rischia di essere spazzata via entro pochi anni dall’industria cinese, che supera la domanda interna di 23 milioni di pezzi».

Adesso la parola passa alla Commissione Europea che ha tempo entro fine ottobre per decidere se far partire un’indagine rispetto alla denuncia dei produttori europei. Questi ultimi hanno chiesto che i sussidi illegali del governo cinese vengano puniti anche retroattivamente. L’indagine degli uffici di Bruxelles, se la richiesta sarà accolta, potrà prendere anche 15 mesi di tempo; le eventuali misure antidumping potranno essere varate dalla Commissione nel giro di nove mesi.

Vale la pena di ricordare che la questione delle esportazioni di biciclette cinesi – le bici tradizionali sono soggette a misure antidumping da parte dell’Unione Europea già dal lontano 1993 – è già stata al centro di molti scontri commerciali: lo scorso dicembre la richiesta della Cina di eliminare i dazi sulle bici dell’Impero di Mezzo in quanto prodotto greenha fatto saltare un accordo commerciale globale tra Ue e Cina.

Il mercato europeo delle e-bikes – grazie alla nuova attenzione all’ambiente e alla salute, e soprattutto per rimediare ai problemi di mobilità nelle nostre città – è in grandissima crescita. In tutta Europa se ne producono circa 1 milione l’anno (+13% rispetto al 2015), ma se ne vendono 2 milioni, prevalentemente cinesi. In Paesi come Belgio e Olanda oltre la metà delle biciclette vendute è elettrica, ma anche in Italia c’è un vero e proprio boom. Nel 2016 ne sono state acquistate 124.000 esemplari, con un aumento stellare del 120% sul 2015 (mentre è stazionario, con un -2,6%, il mercato delle bici tradizionali). Quel che è più importante è che sono sempre più numerose le realtà italiane che progettano e producono in proprio i motori e l’elettronica, il cuore delle e-bikes. Un’industria importante che si sente minacciata dall’invasione delle bici elettriche cinesi che sono di peggiore qualità, ma hanno (per ora) un prezzo imbattibile.

vivicentro.it/economia
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lastampa/Guerra alle bici elettriche cinesi. I produttori Ue chiedono i dazi ROBERTO GIOVANNINI

Pompei – Pizzo ai turisti per non pagare la tassa di ingresso. Arrestato bulgaro residente a Castellammare

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Un cittadino bulgaro di 38 anni residente a Castellammare è stato arrestato con l’accusa di estorsione. L’uomo, infatti, che lavora come benzinaio in un distributore tra Torre Annunziata e Pompei, approfittando dello spiazzo avanti all’area di servizio, faceva fermare i pullman e scendere i turisti, così da condurli in città ed aggirando la tassa di ingresso. Costo del “servizio” 20 euro; in caso di rifiuto dell’autista del bus, i pullman accusavano strani guasti.

A far scattare l’intervento della Polizia di Torre Annunziata, una denuncia telefonica. Il bulgaro, quando è stato arrestato,aveva in possesso circa 200 euro, frutto probabilmente delle ultime estorsioni effettuate.

Nel mirino degli Agenti sono finiti anche alcuni autisti di bus tirustici, protagonisti di svariate manovre evasive.

Napoli, elezioni ingegneri: Capodanno “si prefigura un ‘cappotto’. Sbagliato il sistema elettorale che va subito cambiato”

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Dopo una tornata elettorale che, nei tre turni, si è protratta per ben venti giorni, durante i quali solo il 27% degli iscritti si è recato alle urne, poco più di un ingegnere su quattro, e uno scrutinio che va avanti già da cinque giorni e che arriverà presumibilmente a otto complessivi, per l’elezione del consiglio dell’ordine degli ingegneri per il quadriennio 2017-2021, a Napoli si sta delineando, come era ampiamente prevedibile e previsto, a meno d’improbabili colpi di coda, una vittoria netta di tutti i componenti di una sola lista, quella di “ingegno napoletano”, sostenuta dagli uscenti. Lista che, quando sono state scrutinate il 60% delle schede, presenta tutti i quindici candidati nelle prime posizioni. Significativo il dato che il primo dei non eletti, al momento, presenta già un distacco che appare incolmabile, avendo raccolto meno della metà dei voti dell’ultimo dei presumibili eletti. Un distacco che, peraltro, aumenta mano a mano che si va avanti nello scrutinio “. Ad analizzare i primi risultati di questa tornata elettorale è Gennaro Capodanno, ingegnere, presidente del Comitato Valori collinari, che ha ritirato la propria candidatura, contestando, tra l’altro, l’attuale sistema elettorale che favorisce l’aggregazione in liste e non consente a candidati singoli di poter avere le stesse possibilità di essere eletti rispetto a quelli che si presentano in raggruppamenti.

Per come sono andate le cose – aggiunge Capodanno – queste elezioni si stanno dimostrando solo una perdita di tempo e di danaro, visto che era apparso subito chiaro che il tutto si sarebbe risolto con un semplice passaggio di testimone, in aperta continuità, tra il vecchio consiglio e il nuovo, formato da tutti i candidati della lista sostenuta dagli uscenti. Quando chiedevo il voto ai colleghi, nei primi giorni della campagna elettorale, mi domandavano se il mio nominativo era inserito in tale lista e alla mia risposta negativa, si capiva subito che non mi avrebbero votato. Evidentemente erano già pervenute precise indicazioni: bisognava votare tutti indistintamente i quindici nominati della lista, nessuno escluso, per gli altrettanto quindici posti di consigliere da assegnare “.

L’attuale meccanismo elettorale, disciplinato dal decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n. 169, va completamente rivisitato, espressamente sotto questo aspetto – puntualizza Capodanno -. Il prevedere la possibilità di esprimere tante preferenze quanti sono i consiglieri da eleggere, favorisce palesemente il raggruppamento in liste, a discapito di una competizione democratica e aperta che vede tutti i partecipanti presentarsi, al nastro di partenza, con le stesse identiche possibilità. Il risultato, come nel caso in esame, risulta essere la vittoria dei componenti di una sola lista. Di conseguenza, nel nuovo consiglio, non ci sarà opposizione, visto che tutti gli eletti fanno parte della cosiddetta maggioranza, che, in questo caso, diventa addirittura unanimità. Laddove in ogni consesso elettivo dovrebbe esserci una maggioranza e, di conseguenza, anche un’opposizione per salvaguardare i principali basilari della dialettica democratica, altrimenti tanto vale dare il potere a uno solo, una vero e proprio commissario “.

La riforma del regolamento – propone Capodanno – dovrebbe prevedere la possibilità, per la composizione degli organi elettivi degli ordini professionali, di poter esprimere unicamente la doppia preferenza di genere, aggiungendo una terza preferenza, nel caso che, come per l’ordine degli ingegneri, ci sia un secondo albo. In tal modo, non potendo esprimere l’elettore più di due preferenze, che diventano tre solo in presenza di due albi professionali distinti, non sarebbe più possibile votare compatti tutti i candidati di una lista e la democrazia ne guadagnerebbe con uguali possibilità per tutti indistintamente i candidati di poter essere eletti, visto che, al massimo, un eventuale abbinamento può riguardare solo due candidati di sesso opposto “.

Nei prossimi giorni – conclude Capodanno – mi riservo di formulare una proposta al riguardo sia al Ministero della Giustizia, sia al Consiglio Nazionale degli Ingegneri, auspicando che essa possa essere approvata in tempi rapidi, chiedendo anche che nei consigli, dove si è verificato quando si sta profilando nell’ordine degli ingegneri partenopeo, con l’elezione di tutti, nessuno escluso, i candidati di una sola lista, si valuti l’opportunità di ripetere la tornata elettorale con il nuovo meccanismo, con nuove elezioni democratiche, con eguali possibilità di essere eletti per tutti i partecipanti alla competizione “.

/Comunicato Stampa

Napoli – attacco ai clan e alla camorra. Blitz di oltre 700 agenti

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E’ in corso a Scampia dalle prime luci dell’alba una approfondita azione di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza finalizzata sgominare i clan camorristici della periferia di Napoli. Oltre 700 gli agenti coinvolti.

Nel mirino degli agenti droga, armi, attrezzature, rifiugi e tutto quanto possa essere ricondotto alle associazioni criminali della zona. A rendere nota la maxioperazione, la Prefettura di Napoli.

Questo il comunicato:

 E’ in corso, dalle prime ore dell’alba, una vasta operazione di prevenzione anticrimine e di controllo del territorio “Alto Impatto” nel quartiere Scampia di Napoli.

Nell’operazione sono impegnati oltre 700 uomini della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, tra unità territoriali e di rinforzo.

Alle ore 17, presso la Prefettura di Napoli, i vertici delle Forze dell’ordine terranno una conferenza stampa.

Roma: presentazione del nuovo logo FIGC. Tavecchio: “Questo nuovo logo vuole dare l’idea di una federazione che sta crescendo”

Roma- Ieri sera, al Museo nazionale delle arti del XXI secolo, è stato presentato il nuovo logo della FIGC. Intorno alle 20.00 sono arrivati i massimi rappresentanti delle istituzioni sportive: da Carlo Tavecchio, Presidente della FIGC, al Presidente del CONI Giovanni Malagò, dal Presidente Nazionale dell’AIA Marcello Nicchi al DS Vincenzo Matarrese.   Davanti agli organi di Stampa Nazionale, è stato svelato il nuovo logo. “Questa è la conclusione di un discorso iniziato tre anni fa di rinnovamento federaleHa spiegato il Presidente Tavecchio– “Il cambiamento non passa solo attraverso le opere e i fatti ma anche attraverso le immagini, la comunicazione, e questo nuovo logo vuole dare l’idea di una federazione che sta crescendo”.

Cambiano i colori: quello importante, insieme all’azzurro, è l’oro, il nuovo logo rimette in movimento le 4 stelle che vengono estrapolate dal contesto: “Sono pronte a liberarsi per diventarne 5. Credo sia stata una scelta importante della federazione, stiamo studiando altre grandi operazioni”, conclude il Presidente della FIGC.

Tavecchio risponde alla domanda su Andrea Belotti, a rischio per play off: “Questi giovani hanno una capacità di recupero notevole. Abbiamo comunque giovani altrettanto validi, non ci piangiamo addosso. Giochiamo le due partite che mancano con buone chances, sono molto ottimista. Quando gioca la nazionale credo sempre nei colori, la nostra Nazionale è forte”. E per quanto riguarda i rapporti con il Ct Gian Piero Ventura, afferma: “Il progetto va avanti, abbiamo rinnovato l’accordo. Ventura è una persona che crede nei giovani, il rapporto con lui è ottimo”.

Nel mondo del calcio, i cambiamenti non investono solo il “logo”, inevitabile parlare anche del VAR. Molti sono quelli che si sono accostati con scetticismo all’innovazione tecnologica introdotta in campo da quest’anno. Ma Tavecchio non ha dubbi sull’utilità del nuovo strumento: “In 7 giornate di campionato il VAR ha riconosciuto 1 solo errore, 4 conferme di decisioni arbitrali e 21 cambiamenti di decisioni arbitrali. Senza VAR 21 decisioni arbitrali avrebbero preso un’altra strada. A chi dice che si rischia 4 ore a partita per l’uso del VAR, risponde: “In questo momento il VAR sta giocando 1’ e 50’’ in più del tempo giocato prima del VAR. Dobbiamo guardare le statistiche, sono quelle che contano non le chiacchiere”. E conclude: “Noi siamo considerati in maniera egregia dalla FIFA”.

Anche Marcello Nicchi annuncia i prossimi cambiamenti nel mondo degli arbitri. “Nel giro di un paio di anni cambieranno il 40% degli arbitri di Serie A e il 40% degli arbitri internazionali. È un momento nuovo con l’ausilio della tecnologia”. E anche lui si esprime a favore dell’utilizzo del VAR. “Le polemiche si sono pressoché azzerate. Questo fa bene non solo al calcio e agli spettatori ma anche agli arbitri. Oggi c’è questo paracadute importante che se c’è un errore grave, c’è chi li corregge”.

Ma c’è anche la consapevolezza che non tutti sono d’accordo con la moviola in campo, tra questi molti allenatori che lamentano un’eccessiva durata della gara. “Gli allenatori sono tanti, c’è chi la pensa in un modo sul VAR e chi in un altro- afferma Nicchi– ma sono molti quelli che l’apprezzano perché fa giustizia e quando c’è giustizia io non la baratterei per un minuto in più o in meno”. E aggiunge: “Nelle prossime 7 giornate, per fare un parallelo, sono convinto che gli interventi diventeranno molto di meno, solo le situazioni importanti comporteranno il fermo di gioco. Sicuramente velocizzeremo, non è vero affatto che si perderanno 5/7 minuti: le statistiche dicono che il tempo generale perso in più, in media, sarà di 1’ e 50’’. Il protocollo internazionale dice una cosa molto semplice: mettete il tempo che ci vuole ma prendete le decisioni giuste.

Tenete conto che ogni volta che si introduce qualcosa dall’altra arte c’è un bilancio da rispettare e questa roba costa. Gli arbitri sono professionisti seri e stanno facendo le cose molto seriamente; per stare in quel contesto conoscono il regolamento e le regole”.

Per Malagò il VAR è “uno strumento fantastico”. Ciò che sottolinea è che “occorre accelerare assolutamente la tempistica, perché se ci sono dieci episodi in una partita non so che succede”, ma ammette che gli errori dall’inizio dell’anno sono stati pochi.

GALLERIA IMMAGINI (ph: Maria D’Auria)

                

 

        

Maria D’Auriacopyright-vivicentro

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Formazione ingegneri, rinnovato il consiglio fondazione dell’ordine di Catania

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Ingegneri, Scaccianoce riconfermato alla guida della Fondazione

CATANIA – Riconfermato Mauro Scaccianoce alla presidenza della Fondazione dell’Ordine degli Ingegneri di Catania, che si è insediata ieri pomeriggio (2 ottobre) nella sede di via Vincenzo Giuffrida. Ingegnere civile-idraulico, esperto in lavori pubblici, Scaccianoce guiderà il neo Consiglio d’Amministrazione che organizza le attività di formazione per gli oltre 5700 iscritti all’Albo etneo. Lo affiancheranno: il segretario Alfio Grassi, il tesoriere Giorgia Ferlazzo, i vicepresidenti Salvatore Bazzano e Salvatore Gabriele Ragusa, i consiglieri Corrado Arangio, Carlo Boero, Alfredo Maria Cavallaro, Francesca Cuius, Francesco Di Mauro, Giovanna Angela Fargione, Vincenzo Musumarra, Natale Saccone, Davide Salvà Birbante, Alfio Torrisi.
«Questa conferma, che per la prima volta vede quale presidente un semplice iscritto e non un consigliere – sottolinea Scaccianoce – mi riempie di orgoglio ma nello stesso tempo mi investe di profonda responsabilità. Una nomina che proviene da un Consiglio dell’Ordine rinnovato, guidato dal nuovo presidente Giuseppe Platania, a cui va il mio ringraziamento e l’augurio di buon lavoro, e che è il risultato del proficuo lavoro costruito in grande sintonia con il passato Consiglio guidato da Santi Cascone».

Un quadriennio 2017/2021 che riparte con uno sguardo attento al futuro: «La nostra è una Fondazione sana con un bilancio virtuoso – continua il presidente – che ha garantito agli iscritti una formazione di qualità e professionalizzante. Il grande consenso che il nostro gruppo ha ricevuto deve servire da stimolo per alzare ancora di più l’asticella dell’innovazione. I professionisti dovranno compiere un grande sforzo, rinunciando anche a nicchie di privilegio, se vogliono rimanere, come nel passato, artefici dello sviluppo e della crescita socioeconomica del Paese. La formazione continua segna il definitivo superamento della scissione tra il periodo della formazione impartita dalle università o da altre istituzioni superiori a vocazione tecnica, e la fase della vita professionale: nell’apprendimento non esisterà più un “prima” e un “dopo”; l’ingegnere dovrà accumulare progressivamente conoscenze e competenze necessarie all’esercizio della professione». Questo è il compito su cui deve radicarsi l’azione virtuosa di una Fondazione in stretto contatto con l’Ordine: «Fornire un insieme dinamico di know-how che emerga direttamente dai processi produttivi e tecnologici – ribadisce Scaccianoce – la responsabilità principale dovrà appartenere agli organismi professionali che dovranno essere in grado di decidere priorità, contenuti e modalità di fruizione della formazione continua. La Fondazione deve quindi assumere il ruolo di trait d’union tra l’Università e il mondo produttivo. Per tale ragione proveremo a rinvigorire e fortificare i rapporti con l’Ateneo per consolidare questo ponte sul territorio».

Altro punto programmatico riguarderà l’internazionalizzazione della professione: lo scambio degli studenti, l’accreditamento dei corsi d’ingegneria in altri Paesi, il riconoscimento dei titoli abilitanti all’esercizio della professione in altri Stati e la fruizione a livello globale dei servizi di aggiornamento e formazione continua. «Dobbiamo creare la figura dell’ingegnere globale, che s’innesti nelle rinnovate dinamiche del mercato del lavoro – conclude Scaccianoce – il nostro obiettivo è proprio quello di fidelizzare i nostri iscritti mantenendo alto il livello del servizio che siamo pronti ad erogare e svolgendo l’essenziale compito di individuazione, con approccio scientifico lungimirante, dei temi e degli ambiti su cui varrà la pena investire in formazione. Grande attenzione infine verrà posta ai territori che certamente dovranno avere un’azione propositiva strettamente legata alle differenti esigenze».

Castellabate – rapinato l’ufficio postale. I Carabinieri indagano

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L’ufficio postale di Castellabate è stato lo sfondo in cui le vicende dei protagonisti del fortunato film “Benvenuti al Sud” si sono intrecciate.

Proprio le Poste di Castellabate sono state prese di mira da ladri nella notte tra lunedì e martedì. Questa mattina, infatti, i dipendenti al momento dell’apertura dell’ufficio, hanno trovato una delle porte blindate forzata ed aperta.

Ingente il bottino sottratto, anche se ancora non è stata quantificata l’esatta cifra sottratta.
Sulla vicenda stanno indagando i Carabinieri della stazione locale coordinati dalla Compagnia di Agropoli.

Fonte: Il Mattino

Matteo Salvini, definisce le urne di Barcellona «una forzatura»

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In Italia il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, definisce le urne di Barcellona «una forzatura» e chiude con la vecchia idea del Carroccio: «Nessuno ha nostalgia della Padania».

Salvini: a Barcellona le urne una forzatura Nessuno ha nostalgia della Padania

“In Veneto voto solo consultivo? Anche sulla Brexit lo era”

MILANO – Matteo Salvini, che differenza c’è fra il referendum della Catalogna e quello prossimo venturo, il 22, di Lombardia e Veneto?

«Totale. Il voto catalano è stato una forzatura. Quello lombardo e veneto è previsto dalla Costituzione. Si chiede semplicemente di applicare un articolo della Carta, il 116, che prevede che si possano affidare in toto alle Regioni venti competenze, e altre tre in maniera parziale».

Tipo?  

«Tipo la scuola, così avremmo una buona volta dei concorsi per insegnanti su base regionale. E, per dire, nella classe di mio figlio non si sarebbe ancora una cattedra scoperta come succede attualmente».

Però il referendum è solo consultivo. Se anche doveste vincerlo, potrebbe non cambiare nulla.

«Anche il voto sulla Brexit era consultivo, però ha fatto la storia. Se vinceremo, il segnale politico sarà fortissimo. Vuol dire che dal giorno dopo Maroni e Zaia avranno il mandato di trattare con Roma. E non a nome degli elettori leghisti, ma di tutti i lombardi e i veneti».

Bene: mettiamo allora che Roma, com’è molto probabile, di trattare non abbia alcuna intenzione. Che fareste?  

«Io non mi illudo certo che dal 23 ottobre cambi tutto. Il governo, che già conta poco, a quella data conterà ancor meno, anche perché sarà alle prese con la legge di bilancio. Non sarà Gentiloni a trattare. Sarà chi verrà dopo di lui, a febbraio-marzo. E non potrà ignorare il voto popolare».

Sembra molto ottimista. 

«In Veneto è richiesto il quorum del 50% più uno dei votanti, in Lombardia no. A tutti ripeto: andate a votare. Anche perché, a differenza di quel che è successo a Barcellona, la polizia aiuterà la gente a entrare nei seggi, non la prenderà a manganellate».

L’effetto Catalogna non rischia di rilanciare dentro la Lega la vecchia anima separatista?  

«Io giro molto, in tutta Italia e in tutto il Nord. E mi sembra che sia chiaro a tutti che l’assetto migliore per il Paese sia quello federale. Insomma, non ci sono nostalgie per la Padania. Portiamo a casa questi referendum, intanto. È una partita importante anche dal punto di vista economico. Il residuo fiscale della Catalogna è di otto miliardi. Otto miliardi che manda a Madrid più di quelli che le tornano indietro. E sa qual è quello di Lombardia e Veneto?»

Scommetto che vuol dirmelo lei. 

«Settanta miliardi: settanta. Occupiamoci di obiettivi concreti e possibili. E il modo migliore di arrivarci è per via pacifica e democratica».

In Catalogna come finirà?  

«Che si troverà un accordo. O almeno lo spero, anche se al solito la Ue non conta nulla e non fa nulla. Potrebbero chiedere una mediazione a Putin. In Catalogna ci sono state due forzature. E certo, il comportamento del governo spagnolo è stato indegno. Le bastonate e i proiettili di gomma sulla gente inerme che voleva solo votare mi hanno disgustato. A Madrid sono o pazzi o sbronzi».

Insomma, lei tifa per i catalani.  

«Io tifo perché la gente possa scegliere. Anche in Lombardia e in Veneto».

vivicentro.it/politica
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Castellammare di Stabia, emerge un nuovo nome per la carica di vicesindaco

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Poche ore e poi Castellammare di Stabia conoscerà il suo nuovo vicesindaco. Spunta ancora un altro nome su chi potrebbe ricoprire questa carica, quello del Generale dei Carabinieri Giorgio Piccirillo, sostenuto da Area Civica.

Il primo cittadino stabiese Antonio Pannullo si è  preso ancora un po’ di tempo prima di rivelare le decisioni riguardo al suo staff di governo. Intanto solo ieri si parlava dell’avvocato Casimiro Donnarumma come vicesindaco.  Ultimi momenti di agitazione e di incertezza e poi si scioglieranno tutti i nodi.

/Fonte: Metropolis

Dall’Algeria – Ghoulam non vuole più andare in nazionale

Dall’Algeria – Ghoulam non vuole più andare in nazionale

Dopo l’attacco febbrile patito al termine della gara contro il Cagliari, Faouzi Ghoulam non è partito alla volta dell’Algeria. Secondo i media algerini, questa decisione sarebbe stata avallata dal medico del Napoli ovviamente, che ha sconsigliato al giocatore di viaggiare per le successive 48 ore alla gara giocata domenica. Scelta che non è piaciuta affatto al CT Alcaraz. Ghoulam dovrebbe comunque presentarsi mercoledì ad Algeri per il check up medico con il dottore della nazionale, ma al momento non ci sono certezze. Dall’Algeria fanno sapere che Ghoulam non ha più intenzione di rispondere alle prossime convocazioni della nazionale.

Spagna e Catalogna: abbiamo perso tutti!

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“La più terribile delle sensazioni è la sensazione di aver perso la speranza” avrebbe detto Federico Gargia Lorca ,assistendo agli scontri ai seggi avvenuti ieri in Spagna, avvenimenti che hanno segnato irrimediabilmente il volto della politica Europea.

ll giorno dopo, il più confuso della storia della Spagna, abbiamo dinanzi un quadro referendario-fantasma della Catalogna,che ha terremotato definitivamente l’Unità Nazionale. Quindici ore dopo il totale delle persone ferite negli scontri tra polizia e cittadini sono di 716, un uomo in fin di vita, una donna che rischia di perdere un occhio colpita da un proiettile di gomma proibito dalla legge.

Il Governo Catalano chiuso e alla sbando.

Il quadro di quanto la situazione sia preoccupante è il fatto ieri nel pomeriggio si è giocato al Camp Nou la partita di campionato contro Las Palmas a porte chiuse per evitare scontri. Dimostrazione del fatto che la situazione è molto grave. Ma perchè la Catalogna vuole l’indipendenza dalla Spagna?
Fino a pochi anni fa le rivendicazioni catalane era basate soprattutto sulle radici storiche e culturali della regione, caratterizzata da un alto livello di autonomia e dall’uso di una lingua propria. Oggi invece la spinta indipendentista è basata soprattutto su ragioni politiche ed economiche. I movimenti separatisti rivendicano infatti la massima libertà nella gestione della Catalogna, Comunità autonoma dalla fine degli anni ’70 e tra le regioni più industrializzate della Spagna, rifiutando le pressioni e i limiti imposti dal governo centrale e dalla Costituzione.

Adesso che le urne sono chiuse, o sequestrate ,adesso che i riflettori si sono abbassati e gli scontri tra polizia e cittadini inermi che volevano,votare hanno turbato gli sguardi perbenisti dei democratici di mezzi Europa, adesso che si asciuga il sangue sui marciapiedi di centinaia di feriti ,la Spagna e la Catalogna si trovano esattamente allo stesso posto deve si trovavano ieri.

Ma la ferita è tutta da ricucire ed è infetta da quella che gli Spagnoli definiscono un “golpe scissionista” e i catalani considerano una repressione ingiustificata dei loro diritti fondamentali. C’è da osservare che la l’Europa è rimasta a guardare senza intervenire, ma non può ignorare che la Costituzione Democratica Spagnola, e quindi il diritto a cui tutta la UE si deve attenere, considera illegale il voto catalano.

Ora se una Costituzione di uno Stato membro considera illegale un atteggiamento e dei meccanismi questi non devono avvenire? E se avvengono l’UE vieta l’uso delle armi contro i propri cittadini agli Stati membri dell’UE?

Allora perchè ieri abbiamo assistito impotenti ad  un popolo che si massacrava

Non si può non vedere che l ‘Indipendenza a Barcellona si nutre dell’essenza dell’Europa. I Paesi sono pieni di scissionisti in fermento credo che l’Europa sia l’unica forza capace di dare risposte concrete . I Catalani e gli Spagnoli sono prima di ogni cosa cittadini Europei,

Dai tempi del franchismo non si vedeva una tale violenza di stato ed è per questo che è giusto che l’Europa intervenga perchè ieri hanno perso tutti perso in dignità e valori ,questa non è una questione interna questa è una questione che riguarda i cittadini Europei tutti.

Hamsik: “Sarri mi cambia per preservarmi, ma anche quando gioco male. Maradona? C’è ancora tempo”

Le sue parole

Marek Hamsik  ha parlato a sport.aktuality.sk:

Il Napoli in testa alla serie A ti rende di buon umore, giusto?

“Sicuramente sì. Abbiamo avuto un ottimo inizio di campionato. Sette partite, sette vittorie, è molto insolito. Quindi siamo contenti di essere stati in grado di fare questo cammino“.

Inoltre hai fatto gol e ti avvicini al record di Maradona, giusto?

“Senza dubbio, l’obiettivo era tornare al gol. Sono contento che è accaduto. Per quanto riguarda Maradona sto arrivando, ho un’intera stagione, quindi non è un problema (sorride, ndr)”.

Anche ora, ma ci sono Juventus e Inter

“Anche la Roma sarà coinvolta, quindi sappiamo cosa ci aspetta dopo le gare con la nazionale. Abbiamo una settimana pesante con Roma, Manchester City e Inter. Solo dopo capiremo dove possiamo arrivare“.

In precedenza non hai voluto parlare delle troppe sostituzioni, puoi dire qualcosa di più adesso? Ne hai anche parlato con l’allenatore?

“Sì, l’ho fatto. Quando l’allenatore mi ha sostituito, lo ha fatto perchè voleva preservarmi, a volte non è stato solo il risparmio, ma anche una cattiva performance, ma ora è tutto è tutto ok”.

Napoli in tilt: forti disagi per lo sciopero dei lavoratori Anm. Le loro motivazioni

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Ieri una Napoli in protesta, l’intero capoluogo paralizzato per lo sciopero dei mezzi pubblici. I forti disagi sono stati una conseguenza del malcontento dei lavoratori Anm, che non hanno approvato l’accordo raggiunto dalla società riguardo le modalità di selezione degli addetti del servizio. 24 ore di protesta e notevoli ripercussioni sul traffico veicolare. Sono state ferme la linea 1 della metropolitana, le funicolari cittadine, le scale mobili e i servizi intermodali e il trasporto di superficie.

La contestazione ha contato un gran numero di adesioni, confermando le previsioni delle voci sindacali. C’è stata anche una manifestazione in Piazza Municipio, dove lavoratori  e sindacati, davanti alla sede del comune, hanno chiesto garanzie occupazionali e l’impegno, a chi è di dovere, di rilanciare il settore in chiave rigorosamente pubblica.

Europa: «Una Catalogna indipendente finirebbe fuori dall’Unione»

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La Catalogna ignora Madrid e si rivolge a Bruxelles per trattare direttamente con l’Unione europea. Dai palazzi delle istituzioni comunitarie, però, rispondono che il referendum è illegale e avvertono: «Una Catalogna indipendente finirebbe fuori dall’Unione».

L’Ue: referendum illegale ma la violenza non serve

Il monito: “Una Catalogna indipendente finirebbe fuori dall’Unione”

BRUXELLES – Il silenzio non poteva più continuare. Ma c’è voluta un’ulteriore notte di riflessione per arrivare a una presa di posizione di Bruxelles dopo la domenica di scontri in Catalogna. Soltanto ieri a mezzogiorno, richiesta da più parti, si è (finalmente) fatta sentire la voce della Commissione Ue.

Non quella del presidente Juncker e nemmeno quella di qualche altro commissario (la competenza sarebbe dell’olandese Timmermans): il compito è stato affidato al portavoce dell’esecutivo. Che in sostanza ha espresso cinque concetti: per l’Ue «il referendum è illegale», la questione rimane «un affare interno alla Spagna», anche se ora bisogna passare «dallo scontro al dialogo» perché «la violenza non può mai essere uno strumento», ma c’è «fiducia nella leadership di Rajoy per gestire questo processo». E ancora: se un giorno dovesse esserci un referendum «in linea con la Costituzione», una Catalogna indipendente finirebbe «fuori dalla Ue».

Il portavoce, Margaritis Schinas, ha respinto come un muro di gomma tutte le domande più insidiose, limitandosi alla dichiarazione scritta. Né ha risposto alla richiesta di condannare l’uso della forza da parte della Guardia Civil. Si è lasciato soltanto scappare che la Commissione «non ha alcun ruolo da giocare» in una possibile mediazione, richiesta da più parti. L’opinione di Bruxelles è che Madrid e Barcellona se la debbano vedere tra di loro. Tra le righe c’è soltanto un invito (forse tardivo) al dialogo. La posizione dell’Ue resta di pieno sostegno al governo centrale (ribadita ieri pomeriggio da Juncker a Rajoy nel corso di una telefonata): per questo anche la critica per l’uso della forza è stata molto, ma molto, velata.

Un po’ più esplicite, invece, le parole di Tusk. Il presidente del Consiglio europeo ha spiegato di «condividere gli argomenti costituzionali» di Rajoy, ma ha detto di avergli lanciato «un appello perché trovi il modo di evitare un’ulteriore escalation e l’uso della forza». Per il futuro, certo. Ma con un riferimento indiretto a quanto successo domenica. Nessun commento, invece, dal presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani, che pure ha sentito al telefono il compagno di partito Rajoy.

Il premier spagnolo ha parlato anche con altri due big della politica europea, Emmanuel Macron e Angela Merkel. Il presidente francese, senza fare accenni alla violenza, ha ribadito l’importanza «dell’unità costituzionale in Spagna» e ha assicurato che Rajoy «resta l’unico interlocutore». Una precisazione molto importante, che significa una cosa ben precisa: i francesi non hanno alcuna intenzione di proporsi per una mediazione. Pure la cancelliera tedesca non ha commentato ufficialmente i fatti di domenica, ma ha lasciato filtrare le sue speranze per un ritorno alla calma «sulla base dello Stato di diritto, del dialogo, nel quadro della Costituzione spagnola».

Sostegno a Madrid anche dall’olandese Mark Rutte, mentre su posizioni più critiche restano il Belgio e la Scozia. Dal ministero degli Esteri di Edimburgo è arrivato l’invito alla Spagna a «non ignorare il voto», visto che «una vasta maggioranza ha votato Sì». Domani pomeriggio alle 15 la questione sarà affrontata nel Parlamento europeo di Strasburgo: giovedì la richiesta di un dibattito era stata respinta, ma ieri anche gli eurodeputati hanno capito che non si può più girare la testa dall’altra parte. Per la Commissione resta solo «un affare interno» alla Spagna, ma tutti sanno che la questione catalana è un problema europeo.

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lastampa/L’Ue: referendum illegale ma la violenza non serve MARCO BRESOLIN INVIATO A BRUXELLES

Napoli-Inter, i biglietti in vendita da domani: i prezzi

I prezzi e i dettagli

I biglietti per la gara di Campionato SSC Napoli – FC Internazionale che si disputerà il 21 Ottobre 2017 ore 20.45 presso lo Stadio San Paolo di Napoli saranno posti in vendita a partire da Mercoledì  4 Ottobre 2017 ore 15.00. I tagliandi potranno essere acquistati presso tutti i punti vendita Listicket
Per tale evento non è consentito il cambio utilizzatore.

Questi i prezzi :
Tribuna d’ Onore € 120,00
Tribuna Posillipo  € 90,00
Tribuna Nisida     € 65,00
Tribuna Family € 30,00 / € 5,00 (tariffa ridotta)
Distinti € 50,00
Curve  € 30,00

Givova Scafati, domani la presentazione di main sponsor e divise ufficiali

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A pochi giorni dall’esordio ufficiale in campionato tra le mura amiche del PalaMangano, la Givova
Scafati presenta ufficialmente il main sponsor e le nuove divise ufficiali.
La conferenza stampa alla quale prenderanno parte i rispettivi vertici aziendali e societari, nonché i
responsabili marketing di entrambe le compagini e l’intero team gialloblù, è stata programmata per
domani, mercoledì 4 ottobre 2017, alle ore 12:15, presso la sala meeting dell’azienda Givova, sita a Scafati
(Sa), in via Domenico Catalano, 88.

/Basket Scafati 1969

A Lecce il taglio del nastro per l’Academy Point Kalos Arte&Scienza

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Il 10 ottobre, alle ore 18, presso Città di Lecce Hospital, il via ad un singolare Progetto

LECCE – Il 10 ottobre, alle ore 18, presso Città di Lecce Hospital, sarà inaugurato l’Academy Point che dà il via ad un importante progetto dell’Associazione di Promozione sociale Kalos Arte&Scienza. L’associazione, infatti, ha elaborato un progetto, ideato dalla sua Presidente Giovanna Politi, che si propone l’umanizzazione della medicina, attraverso l’arte, favorendo le relazioni medico-paziente-infermiere-familiare del paziente, in coerenza con gli attuali orientamenti in materia di legislazione sanitaria. Taglieranno il nastro il Magnifico Rettore dell’Università del Salento, Vincenzo Zara, e l’Assessore Regionale alla Cultura, Loredana Capone. Seguiranno alcuni interventi per illustrare la rilevanza del Progetto Kalòs Arte&Scienza. Poi, alle ore 19, il concerto con Michele D’Elia, pianista dell’Accademia della Scala di Milano, Fernando Greco, medico neonatologo dell’ospedale di Tricase e baritono per passione, e la soprano Adriana Martello.

Qui di seguito gli eventi preliminari che hanno permesso di elaborare e dare vita al significativo progetto sociale, artistico e scientifico. ll 14 giugno scorso, alla presenza del notaio Massimo Anglana, si è costituita a Lecce l’Associazione Kalòs Arte&Scienza. Presidente è stata eletta la scrittrice leccese Giovanna Politi, che ne ha ideato, promosso e curato l’omonimo Progetto, avente come finalità un dialogo empatico tra mondo scientifico e mondo artistico. Il Consiglio direttivo dell’associazione è composto da Gianni Bredice (anestesista rianimatore), Wojtek Pankiewicz (docente di diritto pubblico, Università del Salento), Federica Quarta (commercialista), Carlo Alberto Augieri (docente di letteratura ed ermeneutica, Università del Salento), Anna Maria Colaci (pedagogista, Università del Salento), Annarita Miglietta (linguista, Università del Salento). Tra i soci fondatori anche i componenti del Comitato artistico-scientifico: Maria Agostinacchio (storico dell’Arte), Eraldo Martucci (giornalista e musicologo), Anna Maria Manna (psicologa), Giovanni Felle (docente di storia dell’arte e scultore), Anna Maria Quarta (esperta di comunicazione), Alessandro Ruggeri (avvocato), Silvia Grasso (sociologa), Franco Massari (neurologo), Elena Calasso (infermiera).

Il Progetto “Kalòs Arte&Scienza” era stato annunciato il 19 e 20 maggio 2017, presso la Sala Convegni di Città di Lecce Hospital, con due giornate di relazioni e di performances artistiche sul tema “Arte e Scienza per una Comunicazione Empatica del Sentire e del Riconoscersi”. L’Arte, con il suo potere salvifico, incontra la Scienza in un connubio perfetto, perché le due possano ossigenarsi e trarre forza dal medesimo respiro. Il Progetto “Kalòs Arte&Scienza”, ormai definito in ogni dettaglio, sarà ospitato nelle scuole di ogni ordine e grado, negli ospedali, nelle carceri e sarà anche un progetto di Ricerca scientifica all’interno dell’Università del Salento. Il Progetto si avvale del sostegno di GVM Care&Research, Università del Salento, Conservatorio “Tito Schipa”, Ordine degli Avvocati di Lecce, Fondazione Città del Libro, Gallerie Art&Co, Fondazione Ettore Sansavini e di molti Comuni della Puglia e extra regione, come il Comune di Matera.

L’Associazione Kalòs Arte&Scienza, inoltre, lo scorso 10 luglio ha stipulato un Protocollo d’intesa con la Clinica Città di Lecce, nella persona dell’amministratore delegato, dr. Giuseppe Straziota, per avviare un rapporto di collaborazione volto alla realizzazione di iniziative artistiche e culturali destinate al personale medico, paramedico, infermieristico, ai pazienti e alle loro famiglie. Proprio in esecuzione di tale Protocollo martedì 10 ottobre s’inaugura l’Academy Point, una sala per i degenti attrezzata con strumenti musicali, biblioteca e attrezzature tecnologiche. A gestirlo saranno le sociologhe Marianna Latorre e Silvia Grasso e le psicologhe Anna Maria Manna e Michela Francia, in stretta collaborazione con il personale medico e infermieristico della struttura (referente il dr. Gianni Bredice) e con alcuni docenti dell’Università del Salento (referente Annarita Miglietta, docente di linguistica italiana). Saranno divulgate pubblicazioni scientifiche a sostegno di quello che sarà soprattutto un progetto di ricerca.

PROGRAMMA
Martedì 10 Ottobre 2017

Ore 18,00
Inaugurazione Academy Point

TAGLIO DEL NASTRO
Vincenzo Zara
Magnifico Rettore Università del Salento
Loredana Capone
Assessore alla Cultura Regione Puglia

BENEDIZIONE
S.E. Mons. Domenico D’Ambrosio
Arcivescovo Metropolita di Lecce

SALUTI
Giuseppe Speziale
Vice Presidente Gvm Care & Research

INTRODUCE
Giovanna Politi
Ideatrice e Presidente Kalòs Arte&Scienza

INTERVENTI
Giuseppe Straziota
Amministratore Delegato Città di Lecce Hospital
Vincenzo Zara
Magnifico Rettore Università del Salento
Loredana Capone
Assessore alla Cultura Regione Puglia
Wojtek Pankiewicz
Docente di Diritto Pubblico Università del Salento
Annarita Miglietta
Docente di Linguistica Italiana Università del Salento

Presentazione dell’installazione ambientale “Cielo” dell’artista Giovanni Felle, a cura dello storico dell’arte Maria Agostinacchio.

Cocktail

Ore 19,00
CONCERTO

 

Nino D’Angelo: “Sarri è uno senza giacca e cravatta. Insigne è come me, siamo venuti dal basso”

Le sue parole

Nino D’Angelo alla Gazzetta dello Sport:

Il 21 sarà a Roma, l’altra città della sua vita, ma prima c’è un appuntamento all’Olimpico.

«Roma-Napoli dopo la sosta: se resistiamo pure là, forse forse… In ogni caso, questa per anni è stata la “mia” partita, una festa del Sud. A Roma sono venuto ad abitare e in cambio ho ricevuto solo affetto».

Adesso cosa chiede alla musica, al Napoli, a Napoli?

«Dalla musica ho avuto un grande regalo: sono stato rivalutato, riscoperto, diciamo pure capito. Se potessi, troverei io una alternativa per Napoli, una speranza, un lavoro per chi è costretto ad andare via. Quello che chiedo al Napoli, invece, lo potete immaginare, ma voglio essere ingordo: portatemi pure la Champions!».

E sei motivi per cui questo è l’anno buono?

«Iniziamo dal bel calcio, forse il migliore in Europa. Poi l’attacco devastante, la difesa solida, la capacità di vincere partite difficili come contro la Spal e contro dirette concorrenti come la Lazio. Ultimo, Sarri: è speciale e ha fatto la nostra fortuna. Fa esattamente quello che pensa e che dice, tira avanti per la sua strada. Poi viene dal basso, è uno “senza giacca e cravatta”».

Alle altre stelle di questo Napoli che canzoni dedichiamo?

«A Mertens non una delle mie, ma un classico: Tu si ‘na cosa grande perché è grande, grandissimo. È una macchina. Io mi rivedo molto in Insigne: è un figlio di questa città venuto dal basso e a noi Napoli chiede giustamente tanto. Per questo, penso a Cantautore, canzone autobiografica che va bene anche per uno che fa cantare ‘o pallone. Inseparabili l’ho scritta nel 1989, perfetta per Reina che da noi non riesce a separarsi. Proprio come Hamsik».

A proposito, si è spiegato cosa porta uno slovacco a identificarsi così tanto con la città?

«Ma perché se la conosci davvero, da Napoli non te ne vai più via. Ti entra nelle viscere: chi non l’ha mai vissuta, fa prevalere una immagine distorta. Anche se i problemi sono tanti».

Ma si può anche dichiarare amore e poi andare naturalmente via. Lei come ha vissuto l’affare Higuain un anno fa?

«Esiste l’amore, ma pure lo stipendio e la carriera: non penso che altri al suo posto avrebbero fatto diversamente. Di certo ha fatto un errore perché un amore così grande non lo troverà più, anzi per me si è pentito».

Cosa può imparare, invece, il suo Napoli dalla Juve del Pipita?

«In questo momento, più che imparare, insegniamo calcio. Loro hanno più abitudine alla vittoria. Ma serve calma perché decidono gli scontri diretti. La festa, in caso, la faremo dopo».

Si ricorda quella del 1° scudetto?

«Una rivoluzione di popolo. Il “Che vi siete persi” al cimitero un colpo di genio che andrebbe ripetuto. Io ero a casa di un mio amico e poi andai da Peppe Bruscolotti: c’erano tutti i giocatori, arrivò anche Diego…»

Ecco, non è che Diego è stato troppo amato da Napoli? Un sentimento che a volte ha superato quello per la squadra?

«Era il migliore di tutti ed è venuto da noi: è come se fosse sceso sulla Terra per cambiare la nostra storia. Adesso c’è una squadra e non un solo giocatore che ci emoziona, ma Maradona non si può discutere. Una volta eravamo su un campo di calcio e mi disse: “Guarda che faccio?”. Prese la traversa uno, due, tre, quattro volte. Eravamo tutti a bocca aperta».

Anche solo per un momento ha mai “maledetto” il fatto di essere nato a Napoli?

«No, i momenti di sconforto esistono ovunque. Io qua vorrei rinascere e qua voglio morire. In mezzo a questa contraddizione vivente: Napoli è la passione nel volto della gente che non vince mai. Per questo, servirebbe un altro riscatto col calcio».

Barcellona chiede di mediare all’Europa

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La sfida della Catalogna il giorno dopo il referendum per l’indipendenza è una mossa politica: i leader indipendentisti ignorano Madrid e si rivolgono a Bruxelles, vogliono trattare direttamente con l’Unione europea. Dai palazzi delle istituzioni comunitarie, però, rispondono che il referendum è illegale e avvertono: «Una Catalogna indipendente finirebbe fuori dall’Unione».

Barcellona prende tempo “Pronti a trattare con l’Europa”

La strategia del leader Puigdemont: rimandata la proclamazione dei risultati Oggi sciopero generale in città. Rajoy incontra i socialisti per uscire dalla crisi

BARCELLONA – Dopo la giornata più intensa della sua storia recente, Barcellona si sveglia confusa. La domanda che circola è la più ovvia: «E adesso?».

Il clima in città resta tesissimo, sugli schermi dei cellulari scorrono le immagini delle cariche della polizia, per strada girano le camionette e nel cielo gli elicotteri non si fermano mai. Ognuno ha un episodio da raccontare sulla domenica «di vergogna e dignità», come titola il giornale indipendentista «Ara». Per il movimento catalano è fondamentale che la mobilitazione sia permanente. Non a caso, oggi, è stato proclamato uno sciopero generale «di tutto il Paese», non una normale astensione, ma una serrata che coinvolgerà negozi, fabbriche, musei e tutti i servizi pubblici comunali e regionali. I sindacati nazionali si sono sfilati, ma ci si aspetta un’altra giornata di piazze piene. La polizia spagnola continua a presidiare il territorio. «Se ne vadano subito» dice il presidente della Generalitat Carles Puigdemont. A questo scopo (tuttavia non raggiunto) vorrebbero contribuire gli alberghi di Calella, cittadina della Costa Brava che ha cacciato i 500 agenti che lì risiedevano.

Chi pensava a un’accelerata del governo catalano viene, però, smentito, almeno per ora. Ieri Puigdemont, dopo aver condannato con toni definitivi le operazioni della polizia, ha messo l’accento sulla volontà di dialogo, se non direttamente con il governo spagnolo (non c’è nessuna linea di comunicazione tra Madrid e Barcellona) almeno con l’aiuto di qualche mediatore magari internazionale: «L’Europa la smetta di guardare dall’altra parte». La «legge di rottura» fissa le date: 48 ore dopo la proclamazione dei risultati il parlamento di Barcellona approva la dichiarazione unilaterale di indipendenza. La data sarebbe domani, Madrid si preparava a reagire, ma gli indipendentisti utilizzano un escamotage per prendere tempo: i risultati non vengono ancora proclamati ufficialmente. Albert Rivera, il leader (catalano) del partito centrista Ciudadanos, crede che sia un trucco: «In 72 ore Puigdemont dichiara la secessione» dice chiedendo al premier Mariano Rajoy di togliere l’autonomia alla regione ribelle, applicando un articolo della costituzione spagnola, mai utilizzato. In effetti, questo rallentamento, racconta un dirigente della coalizione indipendentista, non va letto come uno stop: «Stiamo cercando il momento migliore, il Parlamento si potrebbe riunire nel fine settimana». I mercati intanto, a lungo immuni dalle vicende del referendum, iniziano a temere l’instabilità e a pagare sono soprattutto le banche catalane.

In attesa di capire fino a dove si spingano i catalani, il governo spagnolo cerca sostegno nell’opposizione: Rajoy vede i socialisti e Ciudadanos in vista di tempi ancora peggiori. Ma se i centristi lo appoggiano quasi caricandolo, il Psoe evita toni da santa alleanza: «Puigdemont e Rajoy si vedano subito», dice il segretario Pedro Sanchez. Ma la Catalogna indipendentista non ascolta: «Siamo già un altro Stato» si canta in piazza.

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lastampa/Barcellona prende tempo “Pronti a trattare con l’Europa” FRANCESCO OLIVO INVIATO A BARCELLONA