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Caserta, inseguimento di un ricercato a Recale. Ferito un carabiniere

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Caserta – Pochi minuti fa c’è stato un inseguimento nel centro storico di Recale ad opera dei militari dell’Arma della stazione di Macerata, per trarre in arresto un ricercato della zona.

Gli agenti erano da tempo sulle sue tracce e stamattina hanno eseguito il sopralluogo dove l’uomo era nascosto.

Quest’ultimo, di cui non sono ancora note le generalità, ha cercato di fuggire, prima in automobile e poi a piedi. L’inseguimento è avvenuto tra via Roma e piazza Aldo Moro e ha provocato il ferimento di un carabiniere  che è inciampato durante la corsa. È stato necessario l’intervento del 118 per la ferita riportata ad una gamba.

L’inseguimento si è concluso nei pressi di un supermercato, lungo via Circumvallazione, con l’arresto del soggetto, su cui pendeva un mandato di cattura.

/Fonte il Mattino

Futuro del Napoli: se va via Sarri pronto già un nome

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Non è scontato che il futuro di Maurizio Sarri sia Napoli, e non solo a causa della clausola. Alla base di tutto, ci sarebbe un vecchio retroscena: quello che accadde la sera di Madrid, con le dichiarazioni inaspettate del presidente De Laurentiis dopo la sconfitta col Real Madrid nonostante un’ottima prestazione. Vi proponiamo di seguito l’editoriale di Antonio Corbo per l’edizione odierna de La Repubblica dove analizza l’argomento:

E’ stato proprio il presidente a sminare il terreno. Ha parlato del contratto di Sarri, portando alla luce la peggiore insidia nascosta tra il Napoli e lo scudetto. «Io ero innamorato di Sarri e lo sono ancora di più oggi. Ha un dono: non è un rompiscatole e con lui si può parlare di tutto. Io spero che rimanga con noi altri dieci anni. Se non sarà così, ne prenderemo un altro. Ce ne faremo una ragione». Leggendo, si può immaginare la sincerità di un sospiro. La dichiarazione di Aurelio De Laurentiis è corretta. Garbata. Ma incompleta. Non c’è la promessa di un ingaggio adeguato. Manca quindi la verità su un contratto ancora da definire.
Vanno ricordate le clausole per capire meglio la partita di poker che si è aperta in settimana. A Sarri il 27 maggio 2016, dopo il secondo posto, fu raddoppiato l’ingaggio: da 700mila a 1,4 milioni. Accordo biennale che può essere rinnovato per altre due stagioni nella primavera 2018, in piena bagarre scudetto. Se il Napoli lascia libero l’allenatore, gli dà una buonuscita: un milione. Se Sarri preferisce andar via, deve pagare una penale di 8. Oggi il Napoli è lanciato verso il primo scudetto dell’era De Laurentiis. E Sarri è l’unico allenatore italiano che possa rientrare nei programmi di altre società, non a caso il suo Napoli esprime il solo calcio concreto e vincente tra giorni difficili di altri club e sfacelo della più scombinata Nazionale. Su questo scenario felicemente cambiato De Laurentiis dà le carte del primo giro in questa complicata partita. Al suo fianco, c’è l’amministratore Andrea Chiavelli, che non appare ma è noto come un abile recordman delle clausole. Accanto all’allenatore, anche lui nell’ombra, c’è l’intransigente Alessandro Pellegrini: un amico, molto più di un agente, impaziente come tutta la famiglia Sarri di firmare un contratto con un altro club. La rottura risale alla notte di Madrid, quando moglie e figli imploravano l’allenatore sconfitto di salire sul primo aereo utile e tornare a casa. Fino all’alba lo avevano convinto, poi Sarri rimise in valigia anche l’amarezza per la polemica del presidente e si riunì alla squadra.
Il poker è un esercizio di tempismo, intelligenza e cinismo. In gioco orgoglio e soldi. A che punto siamo qui? La classifica e la maturità tattica del Napoli, capace oggi di vincere anche a ritmi bassi, rendono credibile quella che era un’utopia: che vi sia un club straniero disposto a pagare tanti, ma tanti soldi. Gli 8 milioni al Napoli e l’ingaggio di tre o quattro anni a Sarri, quindi altri 15 o 20 netti. In Italia il fisco raddoppia la cifra.
Oggi l’ipotesi di un’offerta voluminosa è fondata. Il Napoli fa notizia all’estero ancora più che in Italia, ma si capisce perché. De Laurentiis sa bene che non basta prendere un altro allenatore, magari Giampaolo, perché «ce ne faremo una ragione». È imprenditore di fine intuito, naviga bene negli affari: il presidente immagina quindi la reazione della squadra che si sfalda, la delusione del pubblico, lo smacco dell’abbandono.
Ma anche Sarri, se l’impaziente Pellegrini lo aiuta a riflettere, può valutare i rischi del cambio. Il bonifico di 8 milioni al Napoli comunque riduce i suoi guadagni. C’è poi la questione tempo: un club che si svena, concede a Sarri le solite false partenze e tutto il tempo perché la nuova squadra mandi a memoria il suo calcio? E troverà i giocatori di valore ereditati dalla gestione Benitez? Avrà anche uno staff di pari qualità fra funzionari, medici e fisioterapisti? Scorbutico e di scarsa comunicazione, se la caverà come a Napoli?
Più che un vincitore e un vinto, questo folle poker dovrebbe suggerire una soluzione diversa, nel reciproco buonsenso. Un ingaggio in linea con il mercato e i risultati di Sarri. La demolizione di un contratto cupo, ingabbiato da clausole come quei tubi Innocenti che soffocano i cantieri. Un nuovo patto di amicizia e lealtà che rispetti gli interessi di tutti, e non pregiudichi il futuro del Napoli. Le carte sul tavolo sono queste. Vediamo da oggi chi tra De Laurentiis e Sarri fa saltare l’operazione scudetto.

Salernitana, caccia al biglietto per il settore ospiti dello stadio Partenio-Lombardi

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Ad Avellino e Salerno si respira una febbre da derby. Questo fine settimana allo stadio Partenio-Lombardi andrà in scena la sfida tra Avellino e Salernitana. Tra le due città, separate soltanto da pochi chilometri, c’è da sempre una rivalità storica, ed è per questo che in questi giorni ci sarà una vera e propria caccia al biglietto. Dovrebbero essere soltanto 800 i tagliandi che saranno messi a disposizione alla tifoseria della Salernitana, ed è per questo che presumibilmente saranno polverizzati in un baleno. Del resto per le due tifoserie non è una sfida qualunque, ma una partita che sotto il punto di vista dell’onore e dell’orgoglio vale più di un campionato.

Roma-Napoli: pericolo cani sciolti, pronte le contromisure di sicurezza

L’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive si è già espresso su Roma-Napoli: nonostante alcuni segnali distensivi non ci sarà modo per i supporter azzurri provenienti dalla Campania di poter assistere alla partita allo stadio.

Come riportato dall’edizione di oggi de Il Mattino, durante questa settimana è prevista la riunione per l’ordine pubblico ed il sistema di sicurezza che sarà comunque ingente: “Il pericolo non è il contatto tra le opposte tifoserie ma quello dei cosiddetti cani sciolti. Prevista la consueta bonifica mentre artificieri e unità cinofile contribuiranno al monitoraggio della situazione pure per tutta la giornata. La zona che avrà maggiori attenzioni è quella a nord del Foro Italico, i luoghi dove si raduneranno i mezzi dei tifosi napoletani, auto e pullman vista la vendita dei biglietti per i tifosi del Napoli non residenti in Campania. La polizia scientifica installerà alcune telecamere fisse per monitorare i flussi di riempimento dello stadio“.

Arrestati a Napoli e Berlino i ladri di banche e porta valori. Sfasciata l’associazione criminale transnazionale

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Un’intervento per distruggere un’associazione criminale dedita alle rapine ai danni di furgoni porta valori e di Istituti di Credit, ad opera della Polizia di Stato italiana e dell’ L.K.A.(Landeskriminalamt) tedesco. È da questa notte che l’operazione ha preso l’avvio nelle province di Salerno, Foggia, Napoli e Verona, nonché in Germania nel lander della Ranania – Palatinato.

I poliziotti del Servizio Centrale Operativo e delle Squadre Mobili di Salerno e Foggia, stanno conducendo le indagini coordinati della Procura di Nocera Inferiore. La loro inchiesta ha individuato, come riferisce il Mattino, episodi di rilievo che verranno illustrati durante la conferenza stampa che si terrà alle ore 11.00 presso la Questura di Salerno, alla presenza anche dei rappresentanti della Polizia tedesca e, in videcollegamento, dall’Agenzia giudiziaria europea (EuroJust) .

A conti fatti il localismo non paga

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Franco Bruni, nel suo editoriale, ragiona sull’efficacia degli interventi economici a livello comunitario e sostiene che, “a conti fatti il localismo non paga”

Il localismo non paga dividendo

I desideri di autonomie locali e nazionali in Europa hanno giustificazioni storiche e culturali molto più serie delle grida di chi le strumentalizza per cercare spregiudicatamente voti a buon mercato sfruttando, come osserva Maurizio Molinari nell’editoriale di ieri, l’inettitudine delle leadership «incapaci di comprendere lo scontento dei propri cittadini». In qualche misura sono desideri che rispondono anche a esigenze di efficacia economica e amministrativa, perché auspicano decisioni decentrate, più adatte ai diversi contesti geo-socio-politici.

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Per questo i Trattati europei, pur mirando a «un’unione sempre più stretta», contengono un principio essenziale nelle democrazie moderne, il cosiddetto principio di sussidiarietà, secondo cui «le decisioni sono prese il più vicino possibile ai cittadini», accentrando – ai livelli nazionale o, ancor più in su, europeo – solo quelle «i cui obiettivi non possono essere sufficientemente realizzati» dalle autonomie politiche dei livelli decentrati.

Fatto sta però che l’evoluzione dell’economia degli ultimi decenni tende a ridurre i vantaggi del decentramento, a limitarli ad ambiti più ristretti, a renderne più difficile e controversa l’individuazione.

Ciò avviene per vari motivi: dalla crescente esigenza di infrastrutture per servire la mobilità interregionale e internazionale delle persone, delle merci e dei servizi, alle interazioni fra gli sviluppi globali della tecnologia e le dinamiche geografiche della concorrenza commerciale. L’unità dello spazio economico diviene più evidente e impone politiche economiche più accentrate. L’integrazione economica accelera e per guidarla vanno superati i poteri locali.

Ciò che traina di più l’accentramento delle politiche economiche è l’enorme aumento della mobilità dei capitali, della moneta, del credito. Essa punisce i localismi facendo scappare il denaro, le imprese, le banche da dove essi radicalizzano le loro rivendicazioni, anche se si tratta di luoghi tradizionalmente prosperi e favorevoli al «capitalismo». Lo stanno scoprendo in questi giorni sia Barcellona che Londra.

I circuiti finanziari, per loro natura, cercano ampi spazi omogenei. Dove condizioni e regole non sono uniformi, isolano spietatamente i luoghi che considerano meno favorevoli. I poteri locali sono allora indotti a trattenerli, muovendo norme e politiche a loro favore, con una gara a chi è più gradito ai mercati finanziari. Ed è questa gara che finisce per concedere eccessivo potere alla finanza, deludendo proprio il desiderio di primato della politica e dell’autonomia che ha dato il via alla gara. Perché la politica possa governare la finanza , molte delle sue decisioni (monetarie, fiscali, di regolazione dei mercati) debbono essere accentrate, per certi aspetti addirittura a livello mondiale. La politica chilometro-zero non può che soccombere servilmente alla finanza globalizzante.

Qualcuno potrebbe pensare all’alternativa di limitare la mobilità del denaro, delle imprese, della finanza, per difendere l’efficacia dell’autonomia politica. Ma chi si chiude suscita ancora più sfiducia, l’isolamento dei localismi si autoalimenta, diviene incontrollabile, emarginante, costringe a forme di autarchia che impoveriscono e finiscono per minare pericolosamente le basi del consenso democratico.

Ci sono dunque sorprendenti contraddizioni fra autonomia politica e società aperta. Sono contraddizioni delicate, da affrontare con pragmatismo e moderazione, senza radicalismi. Applicare il principio di sussidiarietà rimane essenziale ma difficile. E’ drammatico e foriero di delusioni il semplicismo con cui il Regno Unito sogna di uscire dall’Europa ma rimanere il campione mondiale dell’apertura economica. Così com’è impossibile una Catalogna che vuole essere una regione intimamente europeista mentre agita la sua autonomia in modo ostile contro Madrid.

Twitter @francobruni7

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lastampa/Il localismo non paga dividendo FRANCO BRUNI

Boniek: “Roma e Napoli giocano meglio di tutte le altre, sarà una partita equilibrata”

Zibì Boniek, ex giocatore di Roma e Juventus, ha rilasciato un’intervista a Teleradiostereo in vista della prossima sfida di campionato tra Roma e Napoli: “La Roma sta andando bene, temevo il crollo dopo l’allontanamento di Spalletti, invece la squadra sta facendo bene. Giocano le due squadre con il miglior calcio in Italia, Roma e Napoli giocano meglio di tutte le altre, e hanno entrambe dei giocatori molto forti. Il Napoli ha un organico completo e forte, sarà una partita equilibrata“.

Albania – Italia, ecco le probabili formazioni del match. Bernardeschi al posto di Verdi?

Questa sera la Nazionale Italiana di Giampiero Ventura, sarà di scena a Scutari, per l’ultimo incontro delle qualificazioni ai mondiali 2018, prima dei playoff di novembre. Ecco quali dovrebbero essere le probabili formazioni di Albania e Italia:

Albania (4-3-3): Berisha; Hysaj, Ajeti, Veseli, Agolli; Kace, Memushaj, Latifi; Xhaka, Sadiku, Balliu. (A disp.: Kolici, Hoxha, Lila, Agolli, Lenjani, Djimsiti, Basha, Ahmedi, Ndoj, Latifi, Grezda). All. Panucci.
Italia (3-4-3): Buffon; Rugani, Bonucci, Chiellini; Zappacosta, Parolo, Gagliardini, Darmian; Bernardeschi, Insigne, Immobile. (A disp.: Donnarumma, Perin, Astori, D’Ambrosio, Spinazzola, Barella, Cristante, Candreva, Verdi, Eder, Gabbiadini). All. Ventura

Allarme fanatismo, cresce la tentazione di nuove intolleranze

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Secondo Amos Oz cresce la tentazione di nuove intolleranze, senza finestre e senza porte, senza aria e senza luce, nel «dogmatismo categorico», nella fine del valore della libera discussione

Allarme fanatismo, nessuno è immune

Il fanatismo non nasce con lo jihadismo stragista: lo precede, lo alimenta, si esalta con gli stessi veleni da secoli, anzi da millenni. Questa è la formula che Amos Oz, nel suo libro ora pubblicato da Feltrinelli con il titolo Cari fanatici , propone per riconoscere l’autentico fanatico: «Non discute. Se secondo lui qualcosa è male, se ritiene che qualcosa sia male agli occhi di Dio, è suo dovere mettere a ferro e fuoco la sede di tale nefandezza, anche se ciò comporta uccidere i suoi abitanti o chiunque passi per caso nei paraggi».
Il fanatico descritto così da Oz (guardiamoci attorno, chissà quanti ce ne sono vicino a noi, e chissà se il vento gelido del fanatismo qualche volta è arrivato a sfiorarci) è il contrario del nichilista: il nichilista non crede a niente, il fanatico invece crede troppo alla sua Idea, e ci crede così tanto da voler sterminare tutte le altre, cominciando a fare strage, materialmente, di chi le propone. Il fanatico ritiene che non ci sia mai prezzo troppo alto da pagare, troppo sangue da versare, per raggiungere il suo paradiso, in terra o in cielo. Per creare il suo mondo perfetto, deve annientare tutto ciò che è imperfetto o ostacola la strada che porta alla perfezione.
È fanatico chi crede a quella formula che George Orwell considerava cruciale perché gli utopisti comunisti si auto-assolvessero da tutti gli orrori di cui si stavano macchiando con Stalin: non c’è grande frittata che non contempli la rottura di un numero elevatissimo di incolpevoli uova.
Secondo Amos Oz non è fanatico chi si batte con passione e dedizione per un ideale, né chi è convinto di essere «dalla parte del giusto» ma è chi «si asserraglia dentro di sé, e non contempla né finestre né porte», chi da dentro una fortezza senza luce e senza aria prova solo «sprezzo e repulsione» per i diversi, per chi la pensa diversamente, per chi è tiepido e dunque non condivide il suo grado di fanatismo.
E allora guardiamoci dentro: cerchiamo di non pensare che i fanatici siano solo gli «altri», che noi siamo immuni da queste malattie. Anzi, sostiene Oz, oramai con il passare del tempo, smaltita per esempio la vergogna per l’apocalittico fanatismo hitleriano, cresce la tentazione di nuove intolleranze, senza finestre e senza porte, senza aria e senza luce, nel «dogmatismo categorico», nella fine del valore della libera discussione.

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Allarme fanatismo, nessuno è immune di Pierluigi Battista/corrieredellasera

Allegri: “Il Napoli, non ci spaventa. Le stagioni si decidono a marzo”

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Massimiliano Allegri ha rilasciato un’intervista all’edizione di oggi del quotidiano sportivo Tuttosport. Questi i passaggi evidenziati dalla nostra redazione: “E’ più facile essere belli che vincenti. L’albo d’oro è ciò che conta

Come vede il duello con Sarri: De Laurentiis sostiene che siate preoccupati…

Preoccupati? No, noi siamo rispettosi del Napoli, dell’Inter, della Roma. E anche del Milan che ha fatto una grande campagna acquisti per arrivare tra le prime quattro e adesso è solo un po’ staccata. Alla fine queste cinque squadre, a meno che non si inserisca la Lazio, si giocheranno i 4 posti. La forza della Juventus è quella di rispettare tutti perché altrimenti non riesci a vincere“.

E del Napoli, nello specifico, cosa pensa?

Il Napoli è cresciuto, sono tre anni che gioca con la stessa squadra. La Juventus ha cambiato molto: noi abbiamo continuato a vincere e loro a crescere sul piano del gioco e quest’anno in questo momento che hanno 2 punti in più di noi e dell’Inter è normale che si sentano i favoriti insieme a noi per lo scudetto. Ma è presto. Perché alla fine le stagioni si decidono a marzo, come sempre. Bisogna avere un po’ di pazienza“.

Scusi se ci permettiamo, ma essere preoccupato non è proprio nella sua indole.

Non lo sono stato mai… Noi dobbiamo fare un percorso su noi stessi, noi dobbiamo fare un tot di punti. E’ come una cronometro: dobbiamo fare delle vittorie e dei punti. Per adesso la differenza di questi due punti è aver sbagliato un rigore e non averlo fatto, tra l’altro facendo una bella partita a Bergamo. Poi è normale che noi dobbiamo stare ancora più attenti perché abbiamo delle squadre che è diversi anni che non vincono e ogni anno gli monta la rabbia e te magari ogni tanto di addormenti un attimino: era successo anche col Sassuolo quando abbiamo preso il 2-1 e anche nei minuti finali col Torino dove abbiamo subito calci d’angolo e punizioni laterali. Ma siamo solo all’inizio. Il Napoli è una delle candidate, anche all’inizio e non solo ora“.

Perché la Juve a volte arretra, mentre il Napoli recupera palloni aggredendo alto l’avversario?

Perché noi siamo una squadra che se si mette a difendere seriamente non corre rischi nemmeno nella sua metà campo. Loro sono tutti piccoletti, sono diversi da noi per caratteristiche fisiche. Comunque anche noi rispetto allo scorso anno ci siamo alzati di 5-6 metri“.
A quanto si vince lo scudetto quest’anno?

Ne servono 86. Il Napoli e la Roma dovranno rifare i loro record“.

Chiudiamo con il Var.

Sono favorevole. Punto“.

‘Avvenire’ insolitamente duro con la destra clericale di Ap e populisti

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Il nuovo corso del quotidiano della Cei e l’insolita durezza contro la destra clericale di Ap e populisti

Contro Alfano, per lo ius culturae: è il sol dell’“Avvenire” dei vescovi

I titoli, a inizio agosto, modello il manifesto comunista contro il “reato umanitario” introdotto dal codice minnitiano sulle Ong e quelli recentissimi contro la posizione ottusa ed elettoralistica di Ap, il partitino ministeriale di Angelino Alfano, sullo ius soli, anzi lo ius culturae. Infine, il debutto di Staino, l’ex direttore-vignettista dell’Unità renziana. Hanno fatto maturare una sorprendente e coraggiosa posizione di Avvenire, il quotidiano della Cei, la conferenza dei vescovi italiani.
Ieri per esempio c’era il lungo resoconto di un forum proprio con il controverso ministtro dell’Interno, Marco Minniti, e che puntava tutto sul titolo principale: “Ius culturae da approvare subito”.
Ma a colpire è l’ineccepibile e intelligente durezza contro quanti si ostinano ancora oggi a voler interpretare l’ortodossia cattolica in politica, tipo appunto l’ultraminoritario partitino di Alfano e Maurizio Lupi. Così sembrano lontanissimi i cupi e mondani tempi della Chiesa italiana del cardinale Tarcisio Bertone, che da segretario di Stato avocò a sé i rapporti con il potere.
Accentuando lo schema ruiniano di destra, dopo la fine dellla Dc, Bertone arrivò persino a sponsorizzare, durante una cena a casa Vespa, un partito cattolico conservatore e dottrinario. A parlarne con lui anche Gianni Letta e Pier Ferdinando Casini.
Ecco invece cosa ha scritto il direttore Marco Tarquinio in risposta a Lupi sullo ius soli: “Dire che una legge è giusta ma il momento è sbagliato è una formula insostenibile, bisogna dimostrarsi liberi dalla cultura della paura”. Eppure fanno notare voci maliziose e scontente della destra cattolica, “Tarquinio fu nominato dalla Cei di Bagnasco”. Cioè dal vecchio corso ratzingeriano di Bertone.
Come che sia, il direttore di Avvenire sta facendo un giornale che non piace ai colleghi populisti di Libero e Il Giornale (per non parlare della galassia mediatica dei clericali sul web) e tenta ogni giorno di offrire una sintesi non scontata tra il realismo della linea Parolin-Bassetti, rispettivamente segretario di Stato e presidente della Cei, e le istanze più radicali di Francesco.

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ilfattoquotidiano/Contro Alfano, per lo ius culturae: è il sol dell’“Avvenire” dei vescovi di Fabrizio d’Esposito

Due giocatori offerti al Napoli, i dettagli

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Due giocatori sono stati offerti al Napoli, e che potrebbero arrivare a gennaio

Gennaio è si sta avvicinando per chi si occupa degli affari del calcio. E quindi via con i nomi da accostare al Napoli come racconta l’edizione di oggi del Corriere dello Sport: due i nomi venuti fuori nelle ultime ore, perchè “Il portiere dell’Ajax André Onana e l’attaccante del Corinthians  detto Jo sono stati offerti alla società azzurra“.

Oltre a questi due nomi, rimane sempre vicinissimo Roberto Inglese del Chievo Verona: il Napoli lo ha già acquistato per dodici milioni di euro in totale, e può farlo arrivare già tra tre mesi.

L’Italia inserisce già parte dei ricavi della Web Tax in finanziaria 2018

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Un monito dell’Ecofin all’esecutivo che ha deciso di inserire nella finanziaria la “ Web tax ”: una quota dell’8% sui ricavi per i colossi della Rete.

Manovra, la web tax è pronta. I colossi pagheranno l’8% sui ricavi

Il precedente di Google che ha deciso di patteggiare non permette dietrofront In Europa ci sono dieci Paesi ormai favorevoli e il Parlamento è a caccia di soldi

ROMA – Pier Carlo Padoan lo ammetteva pochi giorni fa in audizione in Parlamento: «Sulla web tax il clima è cambiato». È accaduto all’ultimo vertice dei ministri finanziari in Estonia, accadrà di nuovo martedì a Lussemburgo. C’è il sì di almeno dieci Paesi europei e l’appoggio di altri nove, ma soprattutto di Italia, Francia, Germania e Spagna. Paolo Gentiloni dice di voler andare avanti con chi ci starà, Padoan considera «estremamente utile pensare a strumenti come questo a livello nazionale». Ambienti del governo e della maggioranza confermano che è deciso: dopo anni di annunci a vuoto, la Finanziaria per il 2018 introdurrà una tassa per i giganti del web. Non sarà nel decreto fiscale che verrà approvato la prossima settimana, né nel disegno di legge del governo: la norma arriverà solo durante l’esame parlamentare. Resta da decidere fra un paio di opzioni tecniche.

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L’accordo di Tallinn è solo una tappa della lunga marcia verso la tassa ai riluttanti giganti di Internet. Lo scorso giugno c’era stata la maximulta da 2,4 miliardi della Commissione europea a Google, ma il fatto più concretamente significativo risale a maggio ed accade a Milano: la firma da parte della stessa Google di un accordo con l’allora numero uno dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi.

A spingere Google a transare era stata una approfondita indagine della Guardia di Finanza che aveva accertato centinaia di milioni di imposte non versate tra il 2002 e il 2015. Nel solo periodo 2009-2013 le Fiamme Gialle avevano calcolato 227 milioni di tasse evase grazie a triangolazioni tra Irlanda, Olanda e Bermuda. Quello è il precedente che cambia la storia: accettando di pagare 306 milioni, Mountain View ha ammesso di avere una stabile organizzazione in Italia e un fatturato molto più alto di quello denunciato. Basti dire che l’accordo firmato con Orlandi attribuisce 303 milioni di tasse evase a Google Italy e solo 3 milioni alla casa madre irlandese. La forza del web è nella sua capacità di sfuggire ai confini doganali, ed è per questo che una soluzione può essere efficace solo a livello europeo. Basti qui ricordare il balletto attorno ad Airbnb: nel 2016 il Parlamento tentò di introdurre una cedolare secca, Renzi la bocciò, da luglio è in vigore una contestatissima ritenuta sugli affitti brevi.

Le ipotesi sul tavolo ora sono due. Quella più soft prevede di imporre un’aliquota pari a circa l’8 per cento a tutti i big della rete senza stabile organizzazione in Italia. «È la strada tecnicamente più semplice ma – spiega una fonte impegnata nel dossier – senza controlli adeguati avrebbe l’effetto di una carezza». Per dirla più chiaramente: l’obiettivo del governo non è quello di obbligare Booking o Facebook a pagare qualcosa, ma a far emergere i ricavi effettivamente prodotti in Italia. D’altra parte l’idea di tassare i fatturati prodotti a livello nazionale è quella avanzata dall’ultima riunione dei ministri finanziari europei.

Sul tavolo c’è comunque una seconda opzione più elaborata: se l’azienda ammette volontariamente di avere una stabile organizzazione nel Belpaese (e dunque un fatturato più alto di quello denunciato) il governo si limiterebbe a imporre il pagamento dell’Iva dovuta. Questa soluzione corre però il rischio di violare i principi di equità e secondo alcuni sarebbe perfino incostituzionale. L’obiezione emersa a livello tecnico è che se Google, unico fra i grandi «over the top», nel frattempo ha accettato di pagare le imposte non versate – dirette e indirette – che senso avrebbe ora ammettere l’eccezione per tutti gli altri?

Di tutto questo maggioranza e governo e maggioranza discutono da giorni. Al tavolo fra gli altri ci sono il professor Mauro Marè e il presidente della Commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia. La pressione nazionale e internazionale è forte e il precedente di Google non permette più passi indietro. Ma, cosa più importante, il governo è a caccia di risorse e in Parlamento sono tutti favorevoli.

Twitter @alexbarbera

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Avellino, Laverone:”Contento di poter giocare il derby con la maglia biancoverde”

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Salerno e Avellino si preparano per quella che sarà la battaglia dell’anno. Il derby. Ad iniziare a scaldare la sfida è stato il calciatore dell’Avellino, Lorenzo Laverone con un passato granata alle spalle. L’ex Salernitana e Nocerina ha parlato ai microfoni dei colleghi di tuttoavellino, ecco un estratto delle sue dichiarazioni: “Sarà una partita a parte. La prepareremo nel migliore dei modi. Partite facili e scontate non ce ne sono. La sconfitta di oggi del Perugia ne è la dimostrazione. Partita particolare per me visto che lì ho avuto dei problemi, sono contento di essere all’Avellino e di giocarlo con la maglia biancoverde”.

Salerno, una donna cade dal terzo piano della sua abitazione in pieno centro cittadino

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Salerno – Una donna di 44 anni, M.L.R, è caduta dal terzo piano della sua abitazione in via Fieravecchia, il quartiere adiacente a corso Vittorio Emanuele. Ieri pomeriggio la tragedia.

Inizialmente si era pensato a un suicidio, ma non si esclude che signora salernitana sia precipitata per errore mentre puliva i vetri del suo balcone. Una probabile perdita di equilibrio sulla quale gli investigatori indagano.

Immediato l’intervento dell’ambulanza di tipo A della Croce Bianca e il Saut della Misericordia, che hanno potuto solo constatare il decesso. Sul posto anche la polizia e i vigili del fuoco che hanno chiuso la strada per bloccare il transito delle automobili.

Sul caso si indaga per ricostruire gli ultimi momenti di vita della 44enne.

Italia nel mirino dei falchi Ue

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Nei giorni in cui il governo mette a punto la manovra per il 2018, l’Ecofin (il Consiglio europeo dei ministri delle Finanze) mette in guardia la Commissione Ue: “ Sono stati fatti troppi sconti all’ Italia ”. Ora scatterà la richiesta di maggior rigore. Un monito per l’esecutivo che nel frattempo ha deciso di inserire nella finanziaria la “Web tax”: una quota dell’8% sui ricavi per i colossi della Rete. Franco Bruni ragiona sull’efficacia degli interventi economici a livello comunitario e sostiene che, “a conti fatti il localismo non paga”

I falchi contro la Commissione: “Fate troppi sconti all’Italia”

Domani all’Ecofin ci sarà la richiesta di più rigore sui conti pubblici. Scontro sulla successione di Dijsselbloem alla guida dei ministri Ue

BRUXELLES – La Commissione Europea finisce sul banco degli imputati dei ministri economici. E a pagarne le conseguenze potrebbe essere l’Italia, che con l’esecutivo Ue ha siglato un patto di ferro per blindare la prossima manovra. Il rischio è che l’accordo (informale) si indebolisca sotto i colpi dei ministri fedeli al rigore dei conti pubblici, che oggi e domani si riuniranno in Lussemburgo per l’Eurogruppo/Ecofin. Nel Granducato inizieranno anche le discussioni per la successione di Jeroen Dijsselbloem, oggi alla guida dei ministri dell’Eurozona.

All’inizio dell’estate Bruxelles aveva assicurato a Pier Carlo Padoan nuova flessibilità: in deroga ai parametri fissati dal Patto di Stabilità, l’aggiustamento strutturale richiesto non sarà dello 0,6% del Pil (poco più di 10 miliardi), ma circa la metà. Uno sconto giustificato dalla necessità di non ostacolare la crescita. Su questi numeri, il governo sta preparando la manovra per il 2018. C’è però un problema: non tutte le capitali sono d’accordo con l’«ccesso di autonomia decisionale» che la Commissione si è presa.

Il processo è fissato per domattina a colazione. Il capo d’accusa lo dettaglia un funzionario nordeuropeo: «La Commissione ha deciso di far saltare tutti i parametri del Patto prendendosi l’autonomia di deciderli di volta in volta, caso per caso». Aggiunge una fonte diplomatica belga: «Sappiamo bene che questa decisione serve per dare più flessibilità all’Italia. Ma non possiamo accettare disparità di trattamento, le regole devono essere uguali per tutti».

I falchi chiedono «maggiore trasparenza» alla Commissione. Nella sua raccomandazione di giugno destinata all’Italia, l’esecutivo aveva scritto che per valutare la prossima manovra – e stabilire l’aggiustamento strutturale richiesto – avrebbe usato un «margine di discrezionalità». Nel testo approvato dall’Ecofin, il «margine di discrezionalità» è stato sostituto da «valutazione complessiva». Sfumature lessicali che però secondo i falchi sono un chiaro segnale.

Resta da capire quanto questa discussione peserà sulla valutazione della manovra italiana, che sarà consegnata a Bruxelles entro il 15 ottobre. Secondo uno sherpa, i ministri non usciranno con una decisione: «Ognuno resterà sulle sue posizioni». Resterà la spaccatura Nord-Sud. Ma il dibattito servirà a mettere un po’ di fiato sul collo dei commissari, che a novembre dovranno valutare i progetti di bilancio: a dicembre il loro giudizio finirà sul tavolo dei ministri. Fonti italiane assicurano che «il patto con la Commissione reggerà». E anche se nella risposta a Padoan i commissari Moscovici e Dombrovskis non avevano indicato cifre, lo 0,3% viene ormai dato per assodato. «Sarà un problema loro giustificare ai ministri come si è arrivati a quella cifra» prosegue la fonte italiana.

Oggi ci sarà un antipasto con la discussione sul futuro dell’Esm, il Fondo Salva-Stati che si vuole trasformare in un Fondo Monetario Europeo. Il punto è: con quali compiti? Berlino vorrebbe affidargli il controllo dei bilanci statali, strappandolo alla Commissione. Oggi sarà l’ultimo Eurogruppo di Wolfgang Schaeuble, «che nei suoi interventi – spiega una fonte francese – ha sempre rifiutato il concetto di Commissione politica». Ma per l’Italia il rischio è che il suo successore sia ancora più inflessibile.

A Lussemburgo si tornerà a parlare della presidenza dell’Eurogruppo. In Olanda entro fine mese ci sarà un nuovo governo. Jeroen Dijsselbloem non ne farà parte, ma vuole rimanere a capo dell’Eurogruppo fino alla fine del suo mandato, all’inizio del 2018. Alcuni governi sostengono che debba decadere dal momento in cui non sarà più ministro. È questa la linea di Pier Carlo Padoan, che una decina di giorni fa ha contattato i colleghi socialisti per cercare una strategia. Stasera si rivedranno a cena: il Pse vuole mantenere l’unica presidenza rimasta dopo che i popolari si sono presi Commissione, Consiglio ed Europarlamento.

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vivicentro/Italia nel mirino dei falchi Ue
lastampa/I falchi contro la Commissione: “Fate troppi sconti all’ Italia” MARCO BRESOLIN – INVIATO A BRUXELLES

Sarri: “Mi sento legatissimo alla città e a questo gruppo. Scudetto? Mipiacerebbe vincerlo fumando”.

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Maurizio Sarri ha rilasciato un’intervista al quotidiano sportivo la Gazzetta dello Sport. Questi i passaggi più interessanti evidenziati: “Calma, la Juve attuale è la più forte degli ultimi 7-8 anni, ha un organico di grande qualità insieme ad un allenatore straordinario“.

E, dunque?

Per me, resta la favorita anche stavolta e sarebbe presuntuoso paragonarsi a loro. Non so ancora quale potrà essere il nostro 100 per cento, ma so che non siamo l’anti-Juve che, adesso, è di un altro livello“.

Il primo posto in classifica, però, non è casuale, da due anni il suo Napoli incanta per la spettacolarità del gioco e per la continuità nei risultati.

Parlare di primato dopo 7 partite è relativo, è un tratto di percorso talmente breve che non è da considerarsi indicativo. La sensazione è piacevole, ma il momento in cui si decide la stagione è ancora lontano“.

Secondo anno consecutivo in Champions, segno che il progetto da lei avviato va avanti e potrebbe completarsi vincendo lo scudetto: ci sarà ancora Napoli nel suo futuro?

A livello contrattuale si, ma c’è una clausola che permette soluzioni alternative a me e alla società. In questo momento, però, è l’ultimo dei miei pensieri. Mi sento legatissimo alla città e a questo gruppo, poi so che le cose a un certo punto finiscono in maniera naturale“.

De Laurentiis la vorrebbe in panchina per i prossimi dieci anni.

Al presidente devo qualcosa. È stato l’unico ad aver avuto gli attributi ingaggiandomi. Per me questo è importante, spero che lo stia ripagando. Ci sono tante valutazioni da fare sulla clausola, è bilaterale, non è solo dalla mia parte“.

Intanto sabato, alla ripresa, affronterete la Roma nel primo scontro diretto: sensazioni?

Di Francesco è molto bravo, la Roma è forte. Le insidie della trasferta sono palesi, la squadra forte ti mette in difficoltà sicuramente. Fin qui ne ha vinte 5 e persa 1 ed ha una partita da recuperare. È sicuramente competitiva, ma il mio Napoli è lanciato“.

Ha mai pensato che sarebbe potuto essere l’allenatore del Milan se Berlusconi avesse ascoltato i consigli di Arrigo Sacchi?

Non sarei durato troppo se è vero quello che ho letto sulle sue intercessioni nel lavoro dell’allenatore. Un presidente che si comporta così difficilmente vince. Invece, lui ha vinto tantissimo, è stato un grande dirigente e, dunque, credo che quello che si dica di lui sia più leggenda che grande verità“.

La critica l’accosta spesso a Sacchi, per questioni tattiche e per la qualità del gioco che sa imporre.

Per me, il paragone è un insulto ad Arrigo. Lui, ha vinto tanto, io niente. La mia è un’innovazione parziale, la sua è stata totale, quindi è un accostamento per me gratificante, ma non penso sia possibile, in generale. Lui ha scritto la storia del calcio in risultati ed innovazioni e se non ci fosse stato lui, io non sarei esistito: il mio interesse tattico è nato grazie a lui“.

Pep Guardiola ha dichiarato di apprezzare molto il suo calcio: ritiene improponibile anche questo paragone?

Diciamo che il mio calcio è simile al suo, anche se lui si è evoluto negli anni. Con Bayern Monaco e Manchester City qualcosa è cambiato rispetto a Barcellona. La filosofia è rimasta la stessa, ma i movimenti li ha modificati, difende e attacca con moduli diversi“.

Tra poco più di una settimana se lo ritroverà contro per il terzo turno di Champions: è già un dentro o fuori peril suo Napoli?

Trovarmelo di fronte sarà emozionante. Lui è un talento, un fenomeno in evoluzione, credo che il suo calcio segnerà quest’epoca. Fare punti nel doppio scontro col Manchester City potrebbe fare la differenza in questo girone“.

Anche Del Piero s’è detto innamorato del suo calcio, avrebbe lavorato volentieri con lei.

Anch’io l’avrei voluto. Certe cose dette da un fuoriclasse come lui mi riempiono d’orgoglio, il piacere sarebbe stato reciproco“.

Cosa pensa quando sente parlare di sarrismo, a proposito delle sue idee calcistiche? La sua è intesa come una nuova corrente di pensiero calcistico.

Non saprei, il calcio l’ho sempre pensato così, poi nel corso degli anni si possono anche cambiare certe idee. Il mio è stato un percorso è stato la somma di tante esperienze maturate, e ora sono anche meno fondamentalista di prima, adesso bado di più alle caratteristiche dei giocatori, rispetto a qualche anno fa. Il mio Napoli ha tecnica e fantasia, può esprimere questo tipo di calcio, che non è detto possa essere replicabile in altri contesti“.

Qual è l’allenatore che è più vicino alle sue idee, al momento?

Uno che interpreta il calcio alla mia maniera e fa cose importanti è Marco Giampaolo, che stimo come allenatore e come persona“.

La fa arrabbiare l’etichetta di lamentoso?

“Io non mi lamento mai di me e della mia squadra, sono innamorato del calcio e mi piacerebbe vederlo giocato nella sua massima espressione. Non ho mai incolpato nessuno quando perdo, se mi lamento di qualcosa lo faccio dopo una vittoria“.

Accetterebbe di guidare la Nazionale?

In questo momento no. Poi, l’età avanza, magari tra 2-3 anni potrei cambiare idea come è successo in tante altre cose“.

L’attualità parla della Var e delle polemiche che sta scatenando: da che parte sta?

Io sono dubbioso, toglie spontaneità ed entusiasmo. Segni, ma l’esultanza è più contenuta, perché non sai se il gol viene convalidato. Qualche errore viene evitato, ma è in fase di sperimentazione. Comunque, sarei per un uso molto moderato“.

Darebbe la maglietta numero 10 del Napoli a Insigne?

Gli darei anche la 20, la 30, quella che gli piace di più. Sono contrario al ritiro delle maglie, la penso come Del Piero: non si possono togliere i sogni ai bambini e alla gente, il bambino che comincia a giocare e tifa Juve deve sognare di essere il nuovo Del Piero, quello della Roma il nuovo Totti. Per Maradona l’eccezione si può fare, sono d’accordo sul ritiro della maglia: Diego non è stato soltanto un calciatore per questa città“.

Higuain: manca più Sarri a lui o viceversa?

Affettivamente ci manchiamo a vicenda, abbiamo avuto un ottimo rapporto, è un ragazzo particolare ma di cuore, era sempre piacevole parlare e scherzare con lui. Il calcio è questo, le strade a volte si dividono per tanti motivi e se ti piangi addosso, perché hai perso un giocatore, sei morto. Bisogna guardare oltre“.

La vedremo in panchina, un giorno, senza la tuta?

In campo mi sentirei fuori luogo in giacca e cravatta e finora non ho cambiato idea“.

Baratterebbe il vizio del fumo con lo scudetto?

A me piacerebbe vincerlo fumando“.

Tunisia, barcone di immigrati speronato da una nave da guerra. Ci sono numerosi morti

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Nelle ultime ore nelle acque tunisine una nave da guerra avrebbe speronato un barcone con 70 profughi, in procinto di sbarcare sulle coste italiane. Secondo alcune indiscrezioni provenienti dal paese magrebino ci sarebbero numerosi morti. Ancora una volta. Le autorità della Tunisia nelle ore che precedevano la tragedia avrebbero fermato a Sfax, secondo centro economico del paese dopo Tunisi, nel centro del paese,dodici  giovani pronti per salire sul barcone della speranza, sequestrando loro anche dodici mila dinari tunisini e sono stati fermati per emigrazione clandestina.  Non è la prima volta che succedono episodi del genere, infatti si ricorda quello del 2013 dove un barcone in viaggio per Lampedusa prese fuoco costando la vita a centinaia di persone.

Renzo Piano, nella sua casa di Parigi, parla dello Ius soli

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L’archistar e senatore a vita aderisce allo sciopero della fame. “Invito i miei colleghi di ogni partito a parlarne con figli e nipoti, a superare i calcoli elettorali”

Renzo Piano: “Ius soli, il no è crudele, quei bimbi sono italiani. Lo dicono i loro amici”

“L’ITALIA – comincia Renzo Piano come sanno tutti, è il Paese dove si amano i bambini. Più ancora che per la chitarra e per il sole, gli stranieri ci identificano perché siamo i cocchi di mamma, il paese dove i bimbi vengono accolti e festeggiati dovunque. Nei ristoranti, per strada, nelle case, nelle scuole, i bambini sono la nostra allegria e la nostra consolazione. E infatti li coccoliamo e li proteggiamo, e questo ci risarcisce anche perché addolcisce e compensa i tanti difetti che abbiamo. I bambini sono insomma una benedizione del cielo perché sono lo “ius” che in latino vuol dire anche il succo, lo ius soli dunque, il succo della terra, l’essenza della nostra terra, il fertilizzante del futuro”.

E invece? “La parola ‘invece’ non è (ancora) da pronunziare. Io ci credo davvero che i senatori, i miei colleghi, non butteranno via questa occasione di civiltà e troveranno il modo di approvare questa legge, per quanto imperfetta essa sia. Li invito tutti, di destra, di sinistra e di centro, di sotto e di sopra, a parlarne la sera, a casa, con i figli e con i nipoti. Basterà ascoltarli per capire che sarebbe un delitto contro di loro, contro i loro compagni di scuola, contro i loro simili e contro la tanto sbandierata italianità. Continuare a negare a dei bimbi, che sono italiani come i nostri figli, i diritti – lo ius appunto di ogni altro italiano, è tradire la nostra italianità, una crudeltà indegna dell’Italia “.

Renzo Piano, nella sua casa di Parigi, parla di getto, nel senso che “si getta” a capofitto dentro un argomento che lo tormenta sin da quando “insieme con Franco Lorenzoni sto progettando una scuola elementare da donare ad un piccolo comune del Lazio, in zona sismica”. Il luogo esatto lo dirà tra qualche giorno Paolo Gentiloni. “Sarà una scuola di legno, a due piani, attorno ad un cortile con un grande albero. Al piano terra si aprirà alla città: genitori, pensionati, la musica, l’arte … Al piano di sopra, sotto il tetto, dove c’è più aria e più luce, ci abbiamo messo i ragazzi – le otto classi dell’obbligo – che mentre studieranno vedranno l’albero e di fronte i bimbi delle altre classi. Useremo quattrocento metri cubi di legno che restituiremo alla natura piantando nel bosco più vicino 400 piccoli alberi: 5 euro ad albero”. E forse somiglierà alla scuola che nel 1988 Piano progettò per Pompei ma non fu mai realizzata: “Solo per quello – scrisse Umberto Eco che se ne era innamorato – avrebbe meritato di essere nominato già allora senatore a vita”.

E ora Piano racconta che li ha visti, nelle scuole che ha visitato, alcuni degli 800mila piccoli italiani senza Italia, “con i loro occhioni spalancati, che studiano la Costituzione che non li accoglie, parlano la lingua italiana che li chiama “diversi”, pensano e giocano “in italiano” ma non hanno il diritto di dire “sono italiano””. Gli sembra insomma un’ingiustizia che non capisce: “Anche perché, come è stato detto sino alla nausea, non ha nulla a che fare con il controllo dei flussi migratori, con la sicurezza, con l’orientamento politico, con i libri che abbiamo letto, con il partito per il quale abbiamo votato, con la corsa inarrestabile dell’umanità dai paesi dell’infelicità a quelli dell’abbondanza, con il Mediterraneo come campo di concentramento, e meno che mai con la criminalità e con gli stupri. Tutto questo materiale, che alimenta la paura, svanisce subito dinanzi alla fisicità e alla verità di quei bimbi. Ecco perché invito i miei colleghi ad andarli a cercare nelle nostre scuole come ho fatto io. E mi rivolgo anche alle mogli dei miei colleghi, mamme italiane che, quando vogliono, sanno come convincerli: riescono persino a “ingravidare” i loro mariti”.

Ovviamente Piano sa che la Boschi sostiene che “in Parlamento non ci sono i numeri”, che Alfano ha dichiarato che “la legge è giusta ma il momento è sbagliato “, e che dunque si rischia la crisi di governo. Ma gli pare molto importante che sia partita un’iniziativa trasversale, “un’alchimia di numeri, dove ci sarà pure il politichese, ma ne vale certamente la pena”. Perciò digiuna anche lui: “Sì, ma non mi pare un eroismo da esibire; è solo un piccolo segnale, un modo per dire a me stesso che ci sono anche io”. E sostiene di parlare da costruttore: “Quando cominci , prendi con le mani un pietra di 32 chili e sai che, se non la metti giù, ti cadrà sui piedi. Dunque la posi, la guardi e scopri che è imperfetta, e che forse non è messa nel modo migliore. Ma sai pure che hai cominciato, e allora ci posi accanto altre pietre. Io penso che costruire città e costruire civiltà sia la stessa cosa e non solo perché l’origine della parola è la stessa, ma perché, pietra su pietra, adatti le imperfezioni, e con una grande pazienza, nei limiti della legge di gravità. E non sto facendo l’elogio del compromesso, dell’inciucio e del pasticcio: le migliori leggi che abbiamo fatte erano imperfette e però hanno cambiato la nostra storia: il divorzio, la legge sui manicomi, l’aborto, il sistema sanitario nazionale, le unioni civili”. Dunque gli piacerebbe parlare con tutti i senatori uno per uno: “Siamo tutti cristiani, anche quelli laici come me. Siamo cresciuti, noi italiani, con un idea di Cristo che non è la Croce ma il Bambinello: la Madonna nella grotta, la natalità. Come può un cristiano buttare via questa occasione storica in nome di un calcolo elettorale, di una paura, di un voltastomaco, di un cattivo umore?”.

E poi ci sono i grillini: “Sento dire che si asterranno e mi dispiace per loro. Io non voglio sembrare ecumenico e non amo i tromboni, ma sono stato fatto senatore a vita e ho accettato. Non sono un eletto che ha il dovere di andare in aula per votare le leggi, ma frequento il Senato da architetto e provo, come sto facendo adesso, ad accendere qualche luce sui temi civili, appunto. Quelli che riguardano la costruzione della civiltà e della città. Ho ottant’anni e dunque anche per età so che è sempre molto saggio dubitare della saggezza dei saggi. E voglio dire che non sono qui a proporre accordi di scuola e mediazioni nella dottrina tra forze politiche con il pelo arruffato dalle nevrosi del paese e inseguite da plebeismi sempre più aggressivi. Dico però che mi fa paura tutto questo discutere di sangue e di terra, come nei libri che raccontano le guerre contro la Ragione. Molto più dolcemente si parla di bimbi e di ragazzi, di civiltà dei diritti, di una legge che non prevede che si diventi italiani, qualunque sia la nazionalità dei genitori, per il solo fatto di nascere in territorio italiano. I bambini sono segnali che mandiamo al mondo che non conosceremo, ad un futuro che non vedremo, ma che vorremmo aver contribuito a migliorare. Ecco, qui non si maneggia la politica, la casta, il sistema, siamo nel campo della libertà e della coscienza. Sarebbe davvero un peccato se nell’universo grillino non splendesse la sesta stella , quella dello ius soli”.

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larepubblica/Renzo Piano: “Ius soli, il no è crudele, quei bimbi sono italiani. Lo dicono i loro amici” di FRANCESCO MERLO

La Givova Scafati vince l’esordio casalingo stagionale con Cagliari

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Bene l’esordio casalingo stagionale della Givova Scafati che contro la Pasta Cellino Cagliari (101-70) ottiene una convincente vittoria.

(31-19/52-34/78-55)

Scafati: Miles 20 (5/10, 2/4), Spizzichini 7 (2/4, 1/3), Santiangeli 15 (1/3, 3/7), Crow 18 (1/1, 4/9), Sharrod 19 (7/15); Trapani 3 (1/1 da 3), Romeo (0/2, 0/2), Ranuzzi 12 (2/5, 3/5), Ammannato 3 (0/1, 1/2), Pipitone 2, Antonaci 2 (1/2). All. Giovanni Perdichizzi.

Cagliari: Keene 5 (1/4, 1/5), Ebeling 6 (2/3, 0/3), Matrone 4 (2/2, 0/1), Bucarelli 11 (1/3, 1/1), Rovatti 4 (2/2, 0/2); Allegretti 4 (1/2, 0/2), Turel 9 (1/3, 2/2), Rullo 10 (2/5, 1/2), Stephens 11 (3/8), Bonfiglio 6 (2/3, 0/2). All. Riccardo Paolini.

ARBITRI: Giulio Pepponi di Perugia, Umberto Tallon di Bologna e Aydin Azami di Bologna

Note: Tiri Liberi: Sca: 19/25, Agr: 21/25. Spettatori: 2000 circa. Uscito per falli: Rovatti (90-67, 37’08’’).

SCAFATI – Givova Bella e vincente alla prima in casa contro la Pasta Cellino Cagliari. La compagine del patron Longobardi e del presidente Longobardi vendica la sfortunata sconfitta in terra laziale della prima di campionato e manda un chiaro segnale a tutte le pretendenti alla vittoria finale del girone ovest della serie A2 di basket nazionale.

Dopo la sconfitta al supplementare di Rieti, all’esordio, dopo aver condotto per quasi 39’ di gara, la Givova decide di partire con le marce altissime partendo con 5 triple nei primi 7 minuti di contesa firmate da Santiangeli, Crow e Spizzichini, ma è tutto il roster che si muove al meglio facendo grandi cose sui due versanti, ma soprattutto in attacco dove mette su 27 punti in 7’07’’ di gara firmando il primo massimo vantaggio sul 27-12 con capitan Crow in grande spolvero. Cagliari accenna appena una timida reazione con Rullo e Allegretti (27-17) ma il primo quarto si chiude sul 31-19 per il quintetto gialloblue in completo controllo del ritmo gara. Il match è un monologo scafatese e dopo un -9 di Cagliari con 3 liberi realizzati da Rullo (33-24  al 12’), Scafati dà un’altra “mazzata” notevole agli avversari con Ranuzzi e Crow da 3 (38-24 al 14’) e poi chiude il secondo periodo di gara con un 7-0 firmato dal trio Miles-Crow-Sherrod e al 20’ il 52-34 fa dormire sogni tranquilli ai ragazzi di Perdichizzi. Il basket è uno sport particolare, dove 18 punti di vantaggio non vogliono dire vittoria sicura, e quindi la Givova decide di chiudere il conto già nei primi 3’ del terzo periodo con un break impressionante di 13-0 firmato dal duo made in Usa, Miles-Sherrod che praticamente chiudono il discorso legato alla vittoria sul 65-34 al 23’, con quasi metà gara ancora da giocare si da spazio al “garbage time”, letteralmente “tempo della spazzatura”, un’espressione usata oltreoceano per le gare decise con ampio anticipo rispetto alla fine del match. Sherrod nel terzo periodo è già in doppia doppia (14 punti, 11 rimbalzi) come a Rieti, mentre Miles con 18 punti di cui 13 nel terzo quarto è l’mvp del periodo. L’ultimo periodo di gara è una semplice passerella per il team del neo gm Guastaferro al ritorno dopo l’esperienza casertana. Finisce con Scafati alla ricorsa del centello e con Cagliari che aggiusta un po’ le percentuali mentre i duemila del Palamangano esultano e salutano la prima vittoria stagionale di Crow e soci. Ora per la Givova doppietta esterna romana, prima contro la Virtus (domenica 15) e poi contro l’Eurobasket (domenica 22).

Mario Di Capua

Fonte foto: Basketinside.it