Home Blog Pagina 5360

ALLARME TERRORISMO IN ITALIA

0
Attentato nel cuore di Roma:l’Italia è in pericolo?

Questa mattina a Roma è stato ritrovato un ordigno esplosivo davanti ad una stazione dei Carabinieri. Erano verso le 05.30 quando è esploso nel quartiere San Giovanni fortunatamente non procurando alcun ferito ma facendo danni alle auto a pochi metri di distanza ed i vetri di una finestra.Grazie alle registrazioni delle telecamere è emerso che l’ordigno è stato posizionato sul portone d’ingresso della caserma dei Carabinieri. La pista seguita dagli esperti è quella di un attentato terroristico o comunque di un episodio che ha molti punti affini con le dinamiche delle vicende terroristiche. Sul posto, questa mattina, anche il generale Antonio de Vita, comandante dei carabinieri di Roma . Le indagini del nucleo investigativo di Roma e dei Carabinieri del Ros sono già partite: dalle dinamiche tutto farebbe pensa ad un’intimidazione di tipo terroristico. Dopo le vicende che hanno coinvolto diversi paesi dell’Europa, l’Italia ed in particolare Roma, ha innalzato le misure di sicurezza, poiché stando alle dichiarazioni rilasciate dal nucleo terroristico dell’Isis il paese è nel mirino in quanto sede del cristianesimo con la sua città del Vaticano e la figura nevralgica del Papa, sicuramente simbolica per la lotta religiosa portata avanti dai miliziani, ormai diffusi in tutta Europa.

Napoli, pizza gratis per celebrare l’arte napoletana diventata patrimonio immateriale dell’Unesco

0
Pizza gratis per celebrare l’arte dei pizzaioli napoletani come patrimonio dell’Unesco

Per celebrare la nomina dell’arte dei pizzaioli napoletani come patrimonio immateriale dell’Unesco, il 14 dicembre si terrà l’evento “La pizza in piazza”.

Dalle 11 alle 15, in piazza Del Gesù, si festeggia la nomina della Commissione Unesco riunita in Corea del Sud con l’evento Napoli Pizza Village & Friends per l’Unesco – Special Edition, ideata e promossa da Napoli Pizza Village, con il patrocinio del Comune di Napoli e della Fondazione Univerde.

Pizza gratis per tutti con centinaia di pizzaioli, tutti coloro che hanno contribuito al successo e i forni della più celebre e grande manifestazione dedicata alla pizza napoletana. Proprio dal Napoli Pizza Village è partito, infatti, nel 2014 il percorso per il riconoscimento di quest’arte grazie alla proposta fatta agli organizzatori da Alfonso Pecoraro Scanio per iniziare la raccolta delle firme che è proseguita in tutto il mondo, arrivando in tre anni, a un totale due milioni si sottoscrizioni.

Quando Alfonso Pecoraro Scanio, proprio tra i tavoli del Napoli Pizza Village, annunciò l’avvio della petizione, abbiamo deciso di sostenere quest’avventura, non immaginando che il percorso sarebbe stato così ricco di soddisfazioni – hanno affermato Claudio Sebillo ed Alessandro Marinacci, ideatori ed organizzatori di Napoli Pizza Village – Siamo così orgogliosi di questa vittoria che speriamo di festeggiare con tutta Napoli lo storico risultato con un evento gratuito aperto a tutti dove protagonisti saranno ancora una volta i pizzaiuoli per i quali abbiamo ottenuto questo importante riconoscimento internazionale”.

I festeggiamenti cominciano oggi e continueranno fino alla prossima edizione del Napoli Pizza Village, in programma dall’1 al 10 giugno 2018, sul lungomare Caracciolo di Napoli.

Liberi e Uguali: la “nuova proposta” pare interessare anche il sindaco di Napoli Luigi de Magistris

0
La “nuova proposta” Liberi e Uguali pare interessare anche de Magistris

Dopo l’ormai famosa scissione del PD da cui sono usciti, tra gli altri, senza avere intenzione di farvi più ritorno, Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema, la cui uscita dal Partito Democratico non è da intendersi come abbandono della politica. Tutt’altro.

Bersani e D’Alema infatti, ormai stanchi della piega e  della linea politica che, da troppo tempo, ha fossilizzato il partito, sotto la perseverante guida di Matteo Renzi, hanno deciso di unire le forze creare un nuovo partito in cui possano fiorire e perseverare gli ideali in cui hanno sempre e che sentono essere stati traditi dal PD.

Quindi, mentre da una parte il segretario del Partito Democratico continua ad avere la vista offuscata dai “grandi” successi ottenuti, restando invece cieco davanti ai veri bisogni del Paese, alle riforme su cui si dovrebbe lavorare, nasce dalla scissione che lo stessi Renzi ha dato poca importanza un nuovo partito “rosso”: Liberi e Uguali.

Liberi e Uguali un partito il cui nome prende spunto dall’articolo n. 3 della Costituzione Italiana:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla lege […]. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”

Su queste basi nasce il nuovo partito di “sinistra” all cui guida, come candidato premier  è stato messo il presidente del Senato Pietro Grasso, che sotto lo slogan “C’è una nuova proposta”, ha presentato, ai primi di dicembre, il nuovo partito.

Una nuova proposta che pare aver icuriosito e interessato anche il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, il quale potrebbe aderire alla cosa rossa, alias “Liberi e Uguali” di Pietro Grasso. L’intesa pare che si stata sancita da più candidature, nel maggioritario e nel proporzionale, tra le quali in evidenza quella di Claudio de Magistris, fratello del Sindaco e segretario del movimento. Messa da parte qualche vecchia ruggine, pare che siano in corso qualche tenue contatto tra Antonio Bassolino, plenipotenziario di “liberi eguali” per il sud, e ambienti molto vicini allo stesso de Magistris.  Il sindaco allo stato è senza riferimenti romani e l’adesione alla coalizione di D’Alema e Bersani lo farebbe uscire dall’isolamento dandogli una prospettiva politica nazionale.

Intanto l’“opzione Grasso”, cioè un governo fatto dai 5 stelle e dalla sinistra è l’ipotesi a cui D’Alema ed altri stanno lavorando alacremente. Obiettivo: distruggere Renzi e essere in grado di proporre un’alleanza di governo.

A CURA DI MARIA ROSARIA COTTICELLI

PRODUZIONE RISERVATA

Napoli, Hamsik: “Decisiva la sconfitta di Kharkiv, ora guardiamo avanti…”

“Ci è mancata la velocità. In primavera vogliamo vincere l’Europa League”

Brucia, brucia ancora l’eliminazione dalla Champions League, in un girone non proibitivo si è fallito l’obiettivo qualificazione agli ottavi. La delusione regna all’interno dello spogliatoio, in un periodo in cui tutto sembra andare contro corrente: venerdì la sconfitta casalinga contro la Juventus e la vetta della classifica persa, ieri l’uscita dalla massima competizione europea.
Ma non è tutto nero quello che si presenta agli occhi della squadra di Sarri. Questo weekend di Serie A offre un big match, quello tra Juventus ed Inter, che potrebbe riportare il Napoli al primo posto in classifica; ed ancora, c’è l’Europa League che, insieme a campionato e Coppa Italia, potrebbe regalare il ‘Tripletino’ al popolo partenopeo.

Sul proprio sito ufficiale Marek Hamsik ha scritto: “La sconfitta iniziale contro lo Shakhtar ha avuto un ruolo significativo nel gruppo. Siamo delusi, il calo è spiacevole. Ora obbiamo guardare avanti, a partire dalla Fiorenitna. E in primavera cercheremo di vincere l’ Europea League. Non era facile giocarsi tutto nell’ultima gara. Nella ripresa avremmo dovuto fare di più. Ci è mancata la velocità ed anche il movimento”.

Parole queste che lasciano trasparire la delusione per l’esclusione dalla maggiore competizione europea per club, ma che comunque provano che gli azzurri hanno voglia di rivalsa e di voltare pagine immediatamente.

Sant’Antonio Abate, igiene pubblica al limite. Lo sconforto dei cittadini

0
Sant’Antonio Abate, igiene pubblica al limite. Lo sconforto dei cittadini

Rifiuti di ogni genere riversati sul territorio di Sant’Antonio Abate. I cittadini denunciano l’inciviltà che sta prendendo sempre più piede in paese. L’area maggiormente interessante è quella adiacente a via Scafati. Tante le denunce degli abatesi, soprattutto sui Social, con foto e commenti. Stanchi chiedono che questa situazione si risolva definitivamente.

L’amministrazione comunale della città ha messo in campo varie forze per impedire gli sversamenti abusivi sul territorio e per individuare gli autori di questi atti di inciviltà.

Qualche giorno fa la zona era stata ripulita dalla ditta incaricata, ma in breve tempo si sono di nuovo accumulati rifiuti di vario genere, soprattutto nei pressi del  distributore di carburante in disuso sempre in via Scafati.

L’amministrazione comunale di Sant’Antonio Abate continuerà e intensificherà i controlli per salvaguardare l’igiene pubblica. I vigili urbani saranno ancora più attenti ad impedire che le zone ripulite vengano usurpate da  nuovi sversamenti abusivi.

Giuliano Pisapia e Angelino Alfano escono dalla scena politica

0
Nel centrosinistra si consumano gli addii. Prima Giuliano Pisapia fa sapere di rinunciare al suo progetto “Campo Progressista”, un possibile alleato del Pd, poi Angelino Alfano annuncia che non si candiderà alle prossime elezioni politiche.

Pisapia si ritira: abbiamo fallito. E Alfano lascia il Parlamento

Giuliano Pisapia, l’ex sindaco di Milano, rompe col Pd dopo lo stallo sulla calendarizzazione dello Ius soli

ROMA – Giuliano Pisapia si ritira, Angelino Alfano non si ricandida. Ieri in poche ore i due pilastri della potenziale coalizione attorno al Pd si sono sgretolati. «Ci abbiamo provato per mesi, ma dobbiamo prendere atto che non siamo riusciti nel nostro intento», fa sapere l’ex sindaco di Milano, dopo quattro tesissime ore di riunione con lo stato maggiore di Campo progressista. Lo stop del Pd allo ius soli, finito in fondo al calendario del Senato, è stata «la goccia che ha fatto traboccare il vaso», dopo settimane di stop and go nella trattativa.

Nel pomeriggio Alfano dagli studi di Porta a Porta annuncia a sorpresa che farà come Di Battista: non si ricandida. Ne aveva parlato solo con la moglie e i familiari, Maurizio Lupi avvisato una manciata di ore prima. Il partito precipita nel caos, viene convocata d’urgenza una riunione della segreteria nella serata di ieri, in vista della direzione dell’11 dicembre che dovrà decidere come e con chi presentarsi alle elezioni. «Nella mia decisione», ha detto il leader di Ap, «hanno influito anche gli attacchi ingiusti che ho subito», soprattutto l’accusa di essere legato alla poltrona. «Voglio compiere un gesto per dimostrare che tutto quello che abbiamo fatto è stato solo dettato da una sincera convinzione a favore dell’Italia, motivata da una responsabilità in un momento in cui il Paese rischiava di andare giù per il precipizio».

LEGGI ANCHE:
Marcello Sorgi commenta le mosse di Di Maio
Di Maio spiega l’agenda del M5S sui temi europei: “Sarà l’Europa a salvarci”

L’aria che tira è quella di un’implosione dell’ex Ncd: la ministra Beatrice Lorenzin con Fabrizio Cicchitto e altri dovrebbe dar vita, con Pierferdinando Casini, a una lista alleata col Pd, mentre Roberto Formigoni e altri più vicini alle sirene di Arcore potrebbero entrare nella quarta gamba del centrodestra con Enrico Costa e Gaetano Quagliariello. L’addio di Alfano, che precisa di non voler lasciare la politica, servirebbe proprio a questo: permettere ai suoi di scegliere come ricollocarsi. Anche se il coordinatore maurizio Lupi sta provando a tenere unito il partito.

A sinistra il divorzio è più sanguinoso. «Con questo Pd che non porta neppure in aula lo ius soli non ci si può alleare, noi siamo stati coerenti», taglia corto Marco Furfaro, che fa parte del gruppo di ex Sel che ha spinto per la rottura. Sul fronte opposto, i centristi guidati da Bruno Tabacci e Mario Catania hanno insistito per dar credito all’ultimo pressing di Piero Fassino e del capogruppo Pd Luigi Zanda, che ha confermato la volontà di tentare di votare lo ius soli in Senato prima di Natale. Alla fine Pisapia ha preso atto, e ha definito «irragionevole illusione» l’idea da lui caparbiamente seguita in questi mesi di dar vita a un «nuovo centrosinistra».

L’ex sindaco lascia la scena politica nazionale citando Bertold Brecht «Chi combatte rischia di perdere, chi non combatte ha già perso». Tra i suoi sono volate parole grosse. Il deputato Michele Ragosta, sostenitore a oltranza del dialogo col Pd, ha definito «traditori e mentecatti» quelli che hanno spinto per il divorzio: «Sono cadaveri politici, uomini senza dignità in cerca di una poltrona». L’ala sinistra guidata da Ciccio Ferrara e dai due ragazzi Alessandro Capelli e Furfaro ora guarda a “Liberi e Uguali” di Pietro Grasso, a un ingresso a fine anno nella lista di sinistra sotto l’ombrello protettivo di Laura Boldrini. «Non ne abbiamo parlato», frena Furfaro. Pier Luigi Bersani e Pippo Civati spalancano le porte, in particolare a Pisapia. I vendoliani di Nicola Fratoianni frenano. L’ex sindaco, dopo un anno di slalom, stavolta ha deciso di chiudere. «Il mio tentativo non è riuscito, ma non sono venute meno le ragioni che lo hanno ispirato», il suo sfogo.

vivicentro.it/politica
vivicentro/Giuliano Pisapia e Angelino Alfano escono dalla scena politica
lastampa/Pisapia si ritira: abbiamo fallito. E Alfano lascia il Parlamento ANDREA CARUGATI

Presentazione del libro “Roma 80” di Alberto Mandolesi. Con la partecipazione di Giuseppe Giannini

Lunedì 11 dicembre, al Billions, presentazione di  “Roma 80” di Alberto Mandolesi, con la partecipazione di Giuseppe Giannini

Roma- Lunedì 11 dicembre, alle ore 20.30, presso il Billions di Roma (Via di Settebagni, 716), una  presentazione speciale del  libro “Roma 80” di Alberto Mandolesi.

La serata inizierà con una cena a buffet e alle 21,30 verranno presentati i nove capitoli del volume attraverso nove clip da 3 minuti ciascuna. Ogni cortometraggio verrà  illustrato e commentato da Alberto Mandolesi e da Giuseppe Giannini, ospite d’eccezione della serata nonché autore della prefazione del libro. L’ex calciatore, oggi allenatore di calcio e dirigente sportivo, ha vestito per quindici anni la maglia della Roma, diventando anche suo capitano.

Dobbiamo essere proiettati verso il futuroafferma lo scrittore MandolesiMa anche i grattacieli si costruiscono dalle fondamenta, e le basi sono rappresentate dal nostro passato che va rispettato e soprattutto conosciuto”. Un invito rivolto dunque a tutti i tifosi che potranno rivivere o conoscere i ricordi personali di Alberto della Roma degli anni ’80 e tutti gli aneddoti e curiosità dei protagonisti del decennio più bello della storia della Roma.

L’evento prevede un biglietto d’ingresso di €. 15,00 che comprende: una copia del libro, il buffet, parcheggio e guardaroba gratuiti.

Leggi anche: Roma 80 di Alberto Mandolesi: aneddoti e curiosità sulla mitica Roma degli anni ’80″

di Maria D’Auria  

copyright-vivicentroTUTTI I DIRITTI RISERVATI. Si diffida da qualsiasi riproduzione o utilizzo, parziale o totale, del presente contenuto. E’ possibile richiedere autorizzazione scritta alla nostra Redazione. L’autorizzazione prevede comunque la citazione della fonte con l’inserimento del link del presente articolo.

Sconcerti: “Paradossalmente il Napoli era fuori quando giocava bene”

“Il flop può essere dovuto alla disabitudine di Sarri alla Champions League”

Il giornalista Mario Sconcerti ha pubblicato un editoriale per il quotidiano Il Corriere della Sera in cui celebra i successi italiani e si sofferma sulla triste uscita di scena dalla Champions League del club di De Laurentiis.

Ecco quanto ha evidenziato: “Manca il Napoli alla piccola festa italiana. È stata una brutta Champions la sua, quattro sconfitte su sei partite, non un livello internazionale. Per paradosso il Napoli si è chiamato fuori quando era ancora il miglior Napoli, ha giocato benissimo nelle due gare col City, ha dato tre gol allo Shakhtar in casa. Ma c’è stato un limite tecnico chiaro. A questi livelli conta la somma delle qualità individuali. Sotto questo aspetto al Napoli manca qualcosa. Se il Napoli non corre, se non è rapido nei suoi scambi, diventa normale. Non ha fuoriclasse, è solo gioco. E senza corsa viene meno anche quello. Il City in Ucraina ha fatto una partita pessima, con una formazione giovane e senza motivazioni, ma il Napoli non ha meritato nemmeno il beneficio di un sospetto. Lo Shakhtar si è dimostrato migliore con i suoi brasiliani e il suo gioco da piccolo Napoli però insistente. È una brutta eliminazione che vale un pensiero anche per Sarri. Qualcosa ha bruciato la sua squadra, forse le poche sostituzioni (ma anche lo Shakhtar gioca sempre con gli stessi dodici), forse lo stress di essere stato in testa a lungo. Forse la disabitudine stessa di Sarri alla Champions, a una velocità diversa e a una buona scuola generale che frenano le sue diversità. Il problema non è soltanto l’eliminazione, è quanto durerà questa normalità. Il Napoli adesso è come fosse solo, è finita la differenza di Sarri. È la qualità dei giocatori a dover bastare a se stessa e non sta bastando. Non resta nemmeno la consolazione di potersi riposare. L’Europa League darà lo stesso spreco di energia per un premio molto più basso”.

IL CASO: Di Meo non riconosciuto dalla giustizia, anche Saviano firma per lui

0
 Roberto Saviano firma la petizione a favore del riconoscimento di Augusto Di Meo come vittima della mafia.

Roberto Saviano aderisce alla protesta lanciata su internet, sul sito change.org, a favore di Augusto Di Meo, uno dei testimoni oculari dell’omicidio di Don Peppe Diana. Non molto tempo fa, in memoria delle vittime della camorra, ad Assisi venne allestito un presepe con una natività sotto a dei bossoli per ricordare le vittime: Don Peppe Diana è uno dei silenziosi martiri della guerra tra clan, il simbolo della trasgressione, intesa in senso stretto del termine: Diana è la trasgressione all’omertà, venduta a caro prezzo tra i prezzolati dei vicoli più bassi di Napoli.  Quel 19 marzo 1994 Di Meo guardò in faccia il killer che uccise il parroco: subito corse a denunciare ai carabinieri di Casal di Principe. Ha sempre condotto una vita tranquilla, un fotografo con un’attività che nell’94, all’età di 34 anni, era da pochissimo avviata. La condanna più grande che gli fu inferta, in una vita semplice, fu proprio quella di vedere: la sua vita cambiò totalmente e fu costretto dopo quella maledetta mattina a trasferirsi, a portare la sua famiglia in Umbria e chiudere con il passato. Il suo passato l’avrebbe potuto uccidere ma lo Stato non ha mai riconosciuto Di Meo come una vittima della criminalità organizzata. Rinunciare alla vita semplice è il prezzo di aver sentito dentro IL DOVERE MORALE di fidarsi della giustizia. Oggi però, quella giustizia non riconosce che Di Meo, come effetto della sua nobiltà d’animo, ha avuto nel tempo disagi di ogni tipo: salute, economico, sociale e psicologico. Si, psicologico perché l’onestà ti logora dentro quando nessuno ti riconosce di essere stato onesto. Il Procuratore Nazionale Antimafia, in occasione della presentazione del suo libro “Il Pacco alla Camorra”, ha voluto abbracciare Augusto e tenerlo accanto a sé. L’obbiettivo della petizione adesso aperta su internet è quella di raggiungere le cento firme che permetteranno di far arrivare il caso sulla scrivania del Ministro della giustizia Orlando per poter far riconoscere Augusto come vittima della criminalità organizzata secondo i sensi della legge 302 del 1990.

Fonte: La Repubblica

Napoli, Giuntoli gioca d’anticipo su Vrsaljko. Ecco l’indizio…

Sono due i motivi per cui il Napoli non molla il croato

Cristiano Giuntoli, ds del Napoli, avrebbe deciso di giocare d’anticipo per quanto riguarda l’acquisto di Sime Vrsaljko. Sul terzino dell’Atletico Madrid, infatti, ci sarebbero anche Liverpool e Monaco. Questo è ciò che sostiene l’edizione odierna del Corriere dello Sport.

Ecco quanto scritto:
“L’indizio, e anche la prova, è in Faouzi Ghoulam, nel suo contratto appena rinnovato, nella sua voglia matta di rientrare in fretta, nel tentativo di accorciare i tempi, nella sua statura calcistica (soprattutto) che ora induce Giuntoli a restare inchiodato su un profilo peraltro già scelto e individuato: Sime Vrsaljko ha sempre sbarazzato la concorrenza, ma adesso è quasi come se fosse un uomo solo al comando di queste operazioni da avviare e poi concludere. Vrsaljko più di chiunque altro, per svariati motivi: il primo è tecnico-tattico e viene sintetizzato dalla natura di un calciatore che sa esprimersi tanto a destra quanto a sinistra. Il secondo è ambientale: perchè un uomo che è vissuto in Italia, la conosce calcisticamente, climaticamente, socialmente, umanamente, non ha bisogno di doversi confrontare con una realtà nuova”.

Castellammare, rinviata la nomina del nuovo presidente dell’assise

0
Rinviata la nomina al nuovo presidente dell’assise

Dopo le dimissioni di Eduardo Melisse dalla carica di presidente dell’assise, ieri mattina a Castellammare di Stabia si è tenuto un consiglio comunale lampo, per discutere proprio della nomina del nuovo presidente.

Alla fine si è deciso di rinviare al 2018 la discussione sulla nomina del nuovo presidente dell’assise, mentre tutte le attenzioni sono state concentrate sull’ingresso di Emanuele D’Apice. Il neoconsigliere è stato reintegrato dal Tar, dopo il riconteggio dei voti, a danno di Antonio Marino.

D’Apice ha aderito al gruppo di centrodestra Prima Stadia, di cui fanno parte anche Gaetano Cimmino e Vincenzo Ungaro. Rinviata al 2018 invece la questione relativa al presidente dell’assise. A guidare la seduta è stato ieri ancora Salvatore Ercolano (vice di Melisse e consigliere di Area Civica). Non sono giunte candidature ufficiali, considerata la spaccatura in maggioranza.

I 5 stelle ci riportano alla “politica dei due forni” della Prima Repubblica

0
Marcello Sorgi commenta le mosse del leader dei 5 stelle rievocando “la politica dei due forni” che interessò la stagione politica della Prima Repubblica e che potrebbe tornare d’attualità con l’ipotesi di alleanze inedite sorvegliate da Mattarella.

Prove di alleanze all’ombra del Colle

Sarà per via dell’imprevedibile (almeno nelle dimensioni di questi giorni) successo di Berlusconi al suo ennesimo ritorno in campo, ma attorno ai 5 stelle si registrano strani movimenti. Il corteggiamento di Mdp e altri pezzi di sinistra, compresa la parte di Campo progressista di Pisapia non ancora rassegnata all’accordo con Renzi, punta a rendere più esplicita la disponibilità di Di Maio, al momento solo intuibile, a un’alleanza di governo post-elettorale, e a capire se e a quali condizioni potrebbe veramente realizzarsi. L’intervista che pubblichiamo oggi in cui il candidato-premier di M5s fa un’inattesa apertura all’Europa, oltre a essere una novità, sembra un altro passo in quella direzione.

LEGGI ANCHE – Di Maio spiega l’agenda del M5S sui temi europei: “Sarà l’Europa a salvarci”

Per tutto il largo fronte – dai cattolici tradizionali alla Scalfaro o democratici alla Rosi Bindi, al centro tecnocratico stile Monti, alla sinistra post-comunista di Bersani, alla sinistra-sinistra – che nel ventennio berlusconiano viveva di antiberlusconismo e in quell’ambito trovava le ragioni di una fragile unità, tendere un filo verso i 5 stelle, sempre che questi siano disposti a raccoglierlo, potrebbe rappresentare un’alternativa all’inevitabile – come ora viene descritto, nel caso dalle urne di primavera non esca una maggioranza – ritorno alle larghe intese tra Pd e Forza Italia.

Si tratterebbe, non di delineare subito un accordo, per il quale Grillo, Casaleggio e Di Maio non sarebbero pronti, ma di inaugurare un confronto, magari sorvegliato dal Quirinale, simile a quello che nella Prima Repubblica serviva ad ammorbidire la cortina di ferro stesa per ragioni interne e internazionali attorno al Pci; oppure, più di rado e sempre senza successo fino all’arrivo di Berlusconi, a tentare di scongelare a destra i voti parlamentari del Msi. Nel primo caso, grazie anche al comune lavoro e alle radici piantate all’epoca della Costituente, l’asse trasversale tra il partito di Togliatti e Berlinguer e parti consistenti di tutte le forze che stavano al governo divenne un’architrave dell’intero edificio repubblicano, fondato sul consociativismo, a dispetto di un anticomunismo più declamato che praticato. Tal che, dopo De Gasperi, e con pochissime e limitate eccezioni, per più di trent’anni quasi tutti i governi democristiani, fino a quelli di solidarietà nazionale 1976-’79 che lo ebbero come alleato, cercarono sempre di stabilire buoni rapporti con il Pci. Cosa che fece anche Spadolini, primo presidente laico del Consiglio, all’inizio degli Anni Ottanta, e subito dopo non volle fare Craxi, teorico, nel periodo della presidenza socialista, delle maggioranze delimitate di pentapartito e di una competizione dura con i comunisti, volta a farne emergere le ambiguità para-sindacali e le difficoltà ad accettare pienamente il rapporto con la modernità capitalistica e industriale dell’Italia. Ciò finì col destabilizzare l’assetto consolidato, ancorché instabile, della Prima Repubblica, malgrado la sorda opposizione di mezza Dc, e ne accelerò la crisi con conseguenze che poi portarono alla caduta del sistema nel fatale 1993.

Può bastare, questo, a immaginare che adesso, al tramonto della Seconda Repubblica – e alla vigilia di un passo verso l’ignoto, dato che tutti prevedono che la nuova legge elettorale non darà vita ad alcuna solida maggioranza – si apra (o si riapra, dato che fu Andreotti a inventarlo) un secondo forno a 5 stelle, per far fuori insieme i dioscuri del patto del Nazareno Renzi e Berlusconi? Si sa, ragionare su quel che è già accaduto, spesso è utile. Ma paragonare quel passato, che tanti oggi cominciano a rimpiangere, con l’incerto presente attuale, è impossibile: troppe cose sono cambiate. E tuttavia colpisce che già in vista del ritorno del proporzionale, e senza ancora averne misurato gli effetti nel voto, certi meccanismi politici si ripropongano, come se nulla fosse.

vivicentro.it/opinione
vivicentro/Di Maio ci riporta alla “politica dei due forni” della Prima Repubblica
lastampa/Prove di alleanze all’ombra del Colle MARCELLO SORGI

Corbo: “Napoli squadra sofferente e contorta”

“La squadra va capita e incoraggiata”

Antonio Corbo analizza il momento attraversato dal Napoli e ciò che gli azzurri dovranno fare per scuotere la nuova situazione in cui si trova la società partenopea: “Manca solo il Napoli tra le italiane in Champions. Esce per precipitare nella noia dell’Europa League, circuito internazionale di sicuro prestigio ma inteso da chi ha per mesi annunciato lo scudetto come un pellegrinaggio di penitenza. Il verdetto amarissimo riflette la realtà: è la squadra più sofferente e contorta tra le prime della serie A, qualcosa non va; è rimessa dal Feyenoord a lottare in campionato con obiettivi confusi, una corsa che può essere eccitata solo da un possibile ritorno al vertice dopo il prossimo spareggio Juve-Inter, ma ora per i tifosi del Napoli compatti e avviliti non c’è più neanche voglia di sperare, si sono illusi e soffrono troppo, bisogna capirli. Invece no, questo Napoli va capito. Occorre il coraggio di un’analisi profonda cominciando dall’errore di ogni estate, quando società e squadra annunciano conquiste che il mercato, almeno stavolta, non giustifica”.

Poi continua cercando una soluzione: “Si prosegua alla ricerca della verità osservando due elementi: il Feyenoord arriva alla partita di ieri con zero punti, non si può pensare che sia una forza insuperabile. Pensate quanto valga il Napoli attuale. La seconda: puerile è stato fidarsi del Manchester City, tradito da goffi errori nella trasferta con lo Shakhtar. Delegare Guardiola a chiudere i conti è una tenera storia di calcio infantile. Lo stesso allenatore del City ha lasciato intuire qualcosa di molto diverso dalla partita giocata dal suo club ieri: come parla bene, Pep. Ricordate gli elogi a Sarri prima di sfilargli sei punti su sei? È solo la cornice per inquadrare una partita cominciata bene con il gol lampo di Zielinski. Una soluzione di aggressiva lucidità sotto rete, ma proprio Zielinski è stato tra i meno efficaci sul piano tattico. Giocava alto a sinistra al posto di Insigne. Cambio corretto, se però non si chiede a Zielinski di travestirsi da Insigne. Se Zielinski è un centrocampista con vocazione all’inserimento bisogna chiamarlo in copertura per creare la superiorità numerica a centrocampo, per poi fiondarlo in area dove qualche palla bastarda sa mandarla dentro. Questa posizione potrebbe così lasciare più spazio a sinistra per un Mertens che in linea con Callejon è uno scooter in avaria. Per concedere il riposo a Callejon si poteva pensare a Rog dall’inizio registrando i meccanismi, ma si rivede nella ripresa Ounas appena bollato come un ‘ragazzo tatticamente anarchico’. Chi conosce Sarri dice che è un metodo per farlo reagire. Vogliamo fidarci”.

Ponte Persica, interrotti i lavori di demolizione della stazione Circum

0
Ponte Persica, interrotti i lavori di demolizione della stazione Circum

Importantissime novità riguardano i lavori di demolizione della stazione della Circum di Ponte Persica, programmati da ben 10 anni. Infatti, dopo vari giorni di trattative e un incontro tra i sindaci di Castellammare e Pompei, Antonio Pannullo e Pietro Amirano, si è deciso di interrompere tutto.

Questa decisione è però soltanto momentanea e in un comunicato stampa del comune di Pompei si evince inoltre che, grazie all’insistenza dei due sindaci dei comuni limitrofi, si proverà ad elaborare un piano alternativo che possa permettere ai residenti della zona di arrivare nelle Stazioni di Pioppaino e di Moregine senza rischi.

Di Maio spiega l’agenda del M5S sui temi europei: “Sarà l’Europa a salvarci”

0
Di Maio spiega: “C’è una guerra sociale in corso, solo l’Europa può salvarci”.

In una lunga intervista con Marco Zatterin e Ilario Lombardo, il candidato premier del M5S Luigi Di Maio spiega l’agenda del Movimento sui temi europei. “Bisogna mettere il Parlamento al centro dell’Unione”. E sull’ipotesi di un referendum sull’euro: “E’ una pistola che resta sul tavolo”

Di Maio: “C’è una guerra sociale in corso, solo l’Europa può salvarci”

Il candidato premier M5S: «Mettiamo il Parlamento al centro dell’Ue. Il referendum sull’euro? Una pistola che resta sul tavolo»

ROMA – Si dice che l’Europa sia il motivo per cui non scoppiano guerre, ma io una guerra in corso la vedo, è una guerra sociale alimentata da disparità e povertà». Il tono della voce di Luigi Di Maio si fa serio e preoccupato, almeno sino a che cala la soluzione che non ti aspetti. «Non dico che l’Ue ne sia la causa principale – spiega il leader M5S -, ma sono certo che possa essere lo strumento per risolverla». Niente paura, è il messaggio: la situazione è seria, ma l’Europa ci può salvare.

LEGGI ANCHE:
Marcello Sorgi commenta le mosse di Di Maio
Giuliano Pisapia e Angelino Alfano escono dalla scena politica

Montecitorio, secondo piano. Di Maio siede al tavolo di lavoro del suo studio di vicepresidente della Camera. Ambiente sobrio, il giusto disordine. Una scatola di mentine quasi vuota. Quadri d’epoca, un Financial Times incorniciato. L’aspirante premier parla di Europa. Quella che nel 2014 i grillini «volevano aprire come una scatola di tonno» e che oggi gli pare una via di uscita, per quanto da ridisegnare e non poco.

Onorevole, ma la «sua» Europa è un veicolo o un fine?

«Certamente un veicolo. Serve per portare i popoli europei verso una qualità di vita e di benessere maggiore».

In che modo?

«La priorità è la creazione di un Welfare fondato su una maggiore solidarietà e una lotta alle diseguaglianze. Non significa criminalizzare chi si arricchisce, ma consentire a milioni di poveri di reinserirsi nella società».

Una soluzione «europea»?

«Sì, perché negli ultimi anni molte cose sono cambiate. Guardiamo la Germania che non riesce a formare un governo, la Francia di Macron che ha disintegrato i vecchi partiti. Il panorama mutato suggerisce una grande opportunità per l’Italia. E non solo perché siamo abituati a non avere governi super-stabili e siamo più bravi a gestire le crisi».

Come spiega questa debolezza generalizzata?

«Sono state rimandate alcune grandi questioni europee. Così si è arrivati alla Brexit. La parola d’ordine di un governo M5S deve essere “dialogo con gli altri Paesi in una condizione favorevole per l’Italia” che, di nuovo, può rivendicare la posizione di seconda potenza manifatturiera, Paese fondatore e alla pari con gli altri. Mi spiego? Chi ci incitava ad assicurare la stabilità oggi è più instabile di noi».

M5S è dunque un partito per l’Europa?

«Noi vogliamo restare e senza ultimatum. Ma occorre intervenire su alcune questioni, a partire dal governo dell’Ue».

Come si cambia?

«Una proposta centrale è l’eliminazione dello sbilanciamento istituzionale. Oggi il Consiglio Ue è gestito dai governi che decidono all’unanimità sulle materie di maggior interesse per i cittadini, come il fisco. La nostra proposta trasferisce i maggiori poteri al parlamento europeo, che rappresenta i cittadini e va più legittimato di governi che sono sempre più di minoranza. Parlamento e Commissione devono avere potere di iniziativa legislativa. Bisogna rendere più efficace l’azione».

E interventi pratici a vantaggio dell’Italia?

«Comincerei dai parametri per le banche e l’accesso al credito, che vanno scritti pensando che il nostro è un sistema al 95% di piccole imprese. Non possiamo accettare che si agisca come dicono i tedeschi e i francesi che hanno un sistema imprenditoriale differente. E questo vale anche per agroalimentare e pesca: basta con accordi che ci penalizzano e creano concorrenza sleale. Il mercato unico è una grande occasione se protetto e controllato negli accessi».

Tedeschi e francesi si fanno ascoltare più di noi.

«Il Bundenstag ha quasi 80 rappresentati a Bruxelles. La Camera italiana ne ha uno. Vorrei uno Stato che con tutte le sue istituzioni faccia il lobbista dei cittadini italiani».

Come pensate di cavarvela con l’asse franco-tedesco?

«La riforma del governo dell’Ue con i maggiori poteri al parlamento farà sì che l’asse sarà fra le forze politiche e non fra i paesi. È la grande occasione per far valere la forza dell’Italia».

Fate spesso riferimento al «nuovo» Macron. Potreste creare un qualcosa in Europa assieme a lui dopo l’alleanza con Farage? 

«Ci siamo confrontati sull’immigrazione, gli abbiamo detto che non si può essere europeisti con le frontiere degli altri. Ci sono invece punti di contatto sulla riforma francese del Welfare. Noi vogliamo portare in Italia le buone pratiche degli altri, qualunque sia il governo che le origina».

Da Tsipras a Farage a Trump e ora anche a Macron, siete una forza «on demand»?

«Mi piace. Questo è proprio il punto. Le soluzioni efficaci non hanno nazionalità o colore politico. Non si parla più di destra o sinistra, di capitalismo o socialismo».

Però l’idea di una intesa a sinistra dopo il voto di primavera piace ai parlamentari M5S più dell’asse con la Lega.

«Per ora non parliamo con nessuno. A noi interessa precisare il metodo. Ma se riceveremo l’incarico, i parlamentari di tutti i partiti saranno messi davanti a una scelta: darci la fiducia, o andarsene a casa e si rivota».

Potreste allearvi con Macron dopo le europee del 2019?

«Dovremmo trovarci un gruppo. Ma non ci sono contatti con Macron né guardiamo a populisti, estremisti xenofobi o movimenti che ricordano la vecchia sinistra europea».

Ammetterà che la vostra posizione sull’Europa si è evoluta.

«Non è cambiata la nostra linea, ma le condizioni in seno all’Ue. Non ci sono più governi monolitici che ci schiacciavano, i grandi sono ridimensionati. L’Italia può farsi valere».

Minacciando il referendum sull’euro, per quanto consultivo?

«La consideriamo una extrema ratio. Mentre vedo ampi margini di contrattazione su deficit per favorire la crescita».

M5S ha detto che vorrebbe politiche espansive alla Trump. Coi nostri numeri, è difficile senza violare le regole Ue.

«Non voglio violarle. Voglio ricontrattarle, come di fatto hanno fatto Francia e Spagna. Investono nella famiglia perché hanno sforato il tetto del 3% per il deficit. Noi non metteremo tasse sulla casa o patrimoniali».

Torniamo al referendum. La vostra credibilità a Bruxelles sarà sempre limitata se tenete questa pistola sul tavolo.

«Questo è chiaro. Ma l’obiettivo non è rendere felici gli altri. E’ fare in modo che nell’ambito dell’Ue gli interessi dei diversi Paesi si ritrovino allo stesso tavolo. E’ un peso contrattuale».

vivicentro.it/politica
vvivicentro/Di Maio: “Sarà l’Europa a salvarci”
lastampa/Di Maio: “C’è una guerra sociale in corso, solo l’Europa può salvarci”

La Gazzetta contro Guardiola: “Non ha mantenuto la sua promessa”

“Il City è sceso in campo quasi senza voglia”

Aveva promesso che sarebbe andato in Ucraina a giocarsela, per vincere e per onorare la competizione, ma così non è stato. Guardiola, infatti non ha scelto i migliori per affrontare una squadra che lottava per la qualificazione e col coltello tra i denti.

La Gazzetta dello Sport lo ha notato e infatti bacchetta l’allenatore spagnolo: “Pep Guardiola non ha mantenuto la promessa di giocarsela a tutta contro lo Shakhtar per cercare di tenere in gioco il Napoli. Il suo City affonda presto in Ucraina, togliendo senso anche alla partita di Rotterdam. Il City ha il torto di presentarsi a Kharkhiv in formazione quantomeno sperimentale: David Silva è rimasto a casa, Aguero va in panchina, De Bruyne è squalificato. Guardiola, c’è da capirlo pensando al derby di Manchester che lo aspetta domenica, getta nella mischia il diciassettenne Foden, il più giovane inglese a giocare titolare nella storia della Champions, come esterno sinistro e il ventenne Adarabioyo, al debutto assoluto nella coppa più importante, come centrale di destra. Il City, dal canto suo, non sembra aver troppa voglia di alzare l’intensità della partita, né i mezzi. Sané non si accende quasi mai a sinistra, Bernardo Silva sull’altro lato si incarta da sé, Gabriel Jesus non viene rifornito. E quando si presenta davanti alla porta su una verticalizzazione di Foden, va a sbattere su Pyatov. Una deviazione al volo (con il destro) di Sané su cross di Bernardo Silva a inizio ripresa è il primo tiro in porta del City, che poco dopo il quarto d’ora fa debuttare in Champions (e in assoluto in prima squadra) anche il diciottenne spagnolo Brahim Diaz. Segnali che di rimettere in piedi la partita Guardiola ha poca voglia”.

Colpo Givova Scafati, preso il play-guardia Lawrence

0
Colpo Givova Scafati, preso il play-guardia Lawrence

Importante colpo della Givova Scafati che annuncia l’ingaggio del play-guardia britannico Andrew Renaldo Lawrence. Nato a Woking il 04.06.1990, alto 188cm, figlio del cestista Renaldo Lawrence (scelto dai San Diego Clippers al 1979 NBA Draft), cresciuto cestisticamente presso il Charleston College, il neo gialloblù è un atleta della nazionale del Regno Unito e proviene dal club kosovaro del Pristina. Ai recenti campionati Europei, svoltisi tra il 31 agosto ed il 17 settembre, ha concretizzato una media di 8.8 punti, 1.5 rimbalzi e 4.3 assist a partita. La sua miglior prestazione agli Europei si è apprezzata contro la Turchia con 15 punti segnati in 28 minuti e con il 66.7% nel tiro da due (2/3) ed il 75% da 3 (3/4).

Entusiasta il patron Nello Longobardi che ha dichiarato: “Abbiamo compiuto l’ennesimo sforzo, in considerazione della tegola Miles e lo abbiamo fatto anche per far capire la nostra volontà di avere un ruolo da protagonisti nel campionato di Serie A2. Abbiamo ingaggiato il top presente sul mercato”.

Afro Napoli, riscattati a titolo definitivo due giovani talenti!

Afro Napoli, riscattati a titolo definitivo due giovani talenti!

L’Afro Napoli United, protagonista e capolista del campionato di Promozione, comunica di aver riscattato a titolo definitivo i due piccoli gioiellini napoletani entrambi classe 2000. Stiamo parlando dei difensori Mario Gargiulo e Vincenzo Gentile, rilevati in prestito all’inizio di questa stagione dal Monteruscello Calcio.

A tal proposito il presidente dell’Afro Napoli United, Antonio Gargiulo, ha rilasciato alcune piccole battute: “Ringrazio la società flegrea che dimostra sempre grande professionalità e correttezza, oltre a rivolgere un grosso in bocca al lupo ai due nuovi leoncini”.

La speranza per i due giovani talenti è sicuramente quella di approdare un giorno nel campionato professionistico e magari ripercorrere la strada di Omar Gaye, che proprio dall’Afro Napoli è stato acquistato per affrontare il suo primo campionato di terza serie con la Juve Stabia.

Napoli, manifestazione in ricordo del giovane Mario Prisco

0
Napoli, manifestazione in ricordo del giovane Mario Prisco

“Sangue e stragi sulle nostre strade”, è questo il nome della manifestazione che si terrà nella giornata di domenica 10 dicembre, a partire dalle ore 09:30, in ricordo della giovane vittima della strada Mario Prisco. Era il 16 giugno del 2011 quando il 17enne fu protagonista di un terribile incidente che gli strappò la vita in  via Pietro Castellino a Napoli. Il sit-in di sensibilizzazione alla sicurezza stradale avrà inizio proprio nel punto in cui avvenne l’impatto con il SUV “Nissan X trail”, ovvero all’angolo con via Perosi, in spazio adiacente al marciapiede. Durante l’evento verranno posizionati striscioni, distribuiti volantini e materiale informativo e saranno effettuate riprese video/audio.

In occasione dell’evento la famiglia del ragazzo ha dichiarato: “Ci auguriamo di riuscire con questo piccolo gesto –  affermano i componenti della famiglia Prisco -, di cui siamo promotori proprio nel giorno di ricorrenza della nascita di Mario, a rendere, alla cittadinanza, il senso più profondo della forza remota che anima una famiglia come la nostra afflitta dal dolore.E’ con questo presupposto nel cuore che affrontiamo le battaglie della nostra quotidianità ed è con questa spinta che ci muoviamo a favore della sicurezza stradale, a favore della quale organizzeremo altre manifestazioni di questo tipo. Il senso di questa giornata vuole significare il preciso impegno di messa in sicurezza delle strade di Napoli, a cominciare dal Vomero, affinché finisca questa strage. Mario vive nei ricordi di chi l’ha conosciuto. Insieme alle associazioni – concludono -, continuiamo a chiedere che venga fatta luce sulla verità che ha posto fine a questa giovane vita. Non lo dimenticheremo mai”.  

Trump, Gerusalemme e l’ira degli arabi: una scommessa in tre mosse

0
La scommessa di Trump sulle sue capacità nel riconoscere Gerusalemme scatena l’ira degli arabi

La difficile scommessa di Trump si può riassumere in tre punti: “Il riconoscimento di Gerusalemme, la soluzione del conflitto israelo-palestinese con due Stati divisi da confini concordati, il ruolo prioritario dell’Arabia Saudita nel superamento delle crisi secolare 

Una difficile scommessa in tre mosse

Con il discorso della Casa Bianca il presidente Donald Trump ha illustrato per la prima volta il suo approccio al Medio Oriente, articolandolo in tre punti: il riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello Stato ebraico, la soluzione del conflitto israelo-palestinese con due Stati divisi da confini concordati, il ruolo prioritario dell’Arabia Saudita nel superamento della crisi secolare arabo-israeliana.

Si tratta di tre tasselli che hanno genesi diverse ma descrivono la scommessa dell’inquilino dello Studio Ovale. Il riconoscimento di Gerusalemme capitale è una scelta bilaterale, compiuta dagli Stati Uniti che in questa maniera assicurano a Israele quanto più considera vitale: la propria identità ebraica. Il legame fra gli ebrei e Gerusalemme risale a tremila anni fa e se Israele dal 1949 ne ha fatto la propria capitale è perché è il luogo che più rappresenta il ritorno alle radici dopo venti secoli di Diaspora. Così come Harry Truman 70 anni fa fu il presidente americano che riconobbe la nascita di Israele, oggi Trump ne riconosce l’identità ebraica, ovvero la legittimità storica.

Non si tratta solo del rispetto di un impegno preso da Trump con i propri elettori durante la campagna elettorale, e neanche solo della pragmatica presa d’atto della presenza delle istituzioni israeliane a Gerusalemme, c’è qualcosa in più: l’America fa sapere ad Israele, ed ai suoi cittadini, di comprendere e condividere il legame storico fra lo Stato ebraico, il popolo ebraico e la terra d’Israele. E’ una scelta che ha a che vedere con valori bipartisan, largamente condivisi nella società americana, ma ha anche un risvolto politico-negoziale assai evidente: nel momento in cui Trump assicura a Benjamin Netanyahu ciò che per lui più conta, pone le condizioni per avanzare delle richieste inerenti alla soluzione del conflitto.

Per questo nella seconda parte del discorso della «Diplomatic Reception Room», Trump afferma di condividere la soluzione dei due Stati e sottolinea che i confini fra loro dovranno essere decisi «consensualmente fra le parti», anche per quanto riguarda Gerusalemme. Ovvero, nulla preclude che i quartieri orientali della città sacra alle tre fedi monoteistiche potranno diventare la capitale del futuro Stato di Palestina. Per questo Trump ha scelto di non fare alcun cenno alla riunificazione della città, portata a termine da Israele dopo la guerra del 1967. Affermare che la capitale di Israele è a Gerusalemme non esclude che la stessa città potrà ospitare, a seguito di un accordo di pace, anche quella palestinese.

Trump auspica che ciò avvenga grazie ad un processo fra le parti, senza imposizioni dall’esterno, ed è per questo che, nelle ultime frasi fa riferimento all’Arabia Saudita ovvero al Paese arabo custode dei luoghi santi dell’Islam che ha visitato quest’anno e dove il vicepresidente Mike Pence farà tappa nei prossimi giorni – durante una visita nella regione – nella convinzione che re Salman e soprattutto il figlio, e principe ereditario, Mohammed Bin Salman, possano rivelarsi decisivi per creare una cornice regionale di riconciliazione arabo-israeliana capace di facilitare la risoluzione del conflitto israelo-palestinese. Le insistenti indiscrezioni sulla diplomazia segreta condotta dal regno saudita sono lo sfondo di tale scenario.

Se la formula dei due Stati è l’elemento di continuità fra Trump ed i suoi predecessori – da quando nel 1993 Bill Clinton ospitò alla Casa Bianca la firma degli accordi di Oslo – le novità riguardano l’approccio a Gerusalemme e il ruolo dei sauditi. Si tratta di una scommessa che tradisce la convinzione della Casa Bianca sulla possibilità di ottenere risultati imprevedibili in Medio Oriente grazie ai grandi sconvolgimenti in corso nella regione segnata dal duello strategico fra sunniti e sciiti, ovvero fra Arabia Saudita ed Iran. Se Teheran è l’avversario strategico comune di sauditi e israeliani, la Casa Bianca crede che ciò possa portare anche alla soluzione dei due Stati.

Saranno i prossimi mesi a dire quante possibilità ha la scommessa di Trump di farsi strada in una delle più instabili regioni del Pianeta ma la netta condanna da parte dell’Autorità palestinese, le minacce di guerra di Hamas, le parole di fuoco di Erdogan e Khamenei, l’irritazione di molte capitali arabe e il dichiarato dissenso di numerosi alleati europei suggeriscono l’entità delle difficoltà a cui va incontro.

vivicentro.it/editoriale
vivicentro/Trump, Gerusalemme e l’ira degli arabi: una scommessa in tre mosse
lastampa/Una difficile scommessa in tre mosse MAURIZIO MOLINARI