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Il capolavoro di Trump: Rivolta palestinese sognando Erdogan

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“ L’unico che ci difende è Erdogan ”: Giordano Stabile, inviato a Betlemme da La Stampa, racconta la giornata di scontri tra palestinesi ed esercito israeliano nei Territori e nella Striscia di Gaza. I giovani si sentono abbandonati dalla leadership di Abu Mazen e vedono invece nel presidente turco un baluardo contro Trump e Netanyahu.

Nei Territori scoppia la rivolta: “ L’unico che ci difende è Erdogan ”

Più di cento feriti negli scontri tra palestinesi e l’esercito israeliano. Tra i giovani sale la sfiducia verso Abu Mazen: ci ha venduti

Gli shabaab, i ragazzi, tornano indietro con i volti sbiancati dai lacrimogeni, respirano a fatica, prendono fiato nelle strade laterali, più strette, che salgono su verso la città vecchia. L’ampio viale che da Betlemme porta al campo profughi di Ayda è una trincea mobile.

Un blocco quattro, cinquecento manifestanti, che avanza per cercare di colpire con i sassi i soldati e si ritira quando dall’altra parte arrivano i candelotti. I «ragazzi» hanno creato una barriera di copertoni in fiamme. Il fumo nero, denso, copre alla vista lo schieramento dei militari della polizia di frontiera. Sono piazzati più in alto, dove il viale comincia a salire e controllano la situazione senza forzare la mano.

Di colpo il blocco retrocede, di corsa, si sentono degli spari. Tirano, sembra, proiettili di gomma. Poco dopo arriva l’ambulanza, si fa largo a fatica fra la folla che si è di nuovo ricompattata. Gli intossicati dai gas sono decine. Nelle retrovie è un continuo consultare i bollettini sui cellulari: a Ramallah cinque feriti per i proiettili, altrettanti a Betlemme, due a Gerico. Quasi una gara. All’imbrunire il bilancio, stilato dalla Mezzaluna rossa, è di 104 feriti. Mohammed Muhesen, appena sedicenne, non sembra né impaurito né molto soddisfatto: «Siamo pochi, eppure ci hanno appena tolto Al-Quds: che cosa devono farci perché scoppi una rivolta vera? Ci prendono un pezzo delle nostra terra alla volta e nessuno reagisce».

Quel nessuno è la leadership dell’Autorità nazionale palestinese, ai minimi storici del suo consenso. Nella seconda giornata della rabbia Al-Fatah, Hamas, tutti i partiti hanno chiamato alla mobilitazione. Le proteste si sono dipanate secondo un copione ben collaudato. Manca qualcosa, però, che faccia davvero «bruciare la terra». A Ramallah la folla ha cominciato a radunarsi verso le undici della mattina, prima di partire in corteo verso il check-point davanti all’insediamento dei Beit El. Sul cassone del camion piazzato in mezzo alla Piazza dei Leoni salgono a turno i quadri di Al Fatah. Gli insulti sono per l’America, Trump, e per l’Arabia Saudita: «Siamo milioni, tutti pronti al martirio per Al-Quds».

«Retorica. Bisogna cambiare tutto – protesta Abir Wheida, un’impiegata di 47 anni, sposata con tre figli -. Non abbiamo una strategia. È inutile continuare a trattare per arrivare alla soluzione dei due Stati. Serve la soluzione “uno Stato”. Ci vuole una vera resistenza». La soluzione «uno Stato» significa in realtà far annettere tutti i territori palestinesi da Israele, non solo Gerusalemme. Sembra un paradosso ma è popolarissima. Perché i palestinesi sperano di diventare presto maggioranza di questo unico Stato dal Mediterraneo al Giordano, che includerebbe, ora come ora, circa sei milioni di arabi contro poco più di sette milioni di ebrei.

L’Autorità palestinese invece resta contraria. «I capi stanno troppe bene per voler cambiare qualcosa», sussurra un ragazzo che vuole restare anonimo: «Qui c’è pieno di agenti della Pa (il governo palestinese), che poi spifferano tutto allo Shin Bet (i servizi israeliani)». L’idea è che Abu Mazen, e forse anche Hamas, non voglia spingere sull’acceleratore della protesta («ha fatto un discorso moscio») e che cerchi un «accordicchio» con i leader arabi moderati: ieri è volato da Re Abdullah di Giordania. I «fratelli arabi ci venderanno un’altra volta – conferma Samir, 45 anni -. L’unico che ci difende davvero è Erdogan, serve una coalizione di tutti i Paesi musulmani, con gli attributi però, non come i Paesi del Golfo che sono soltanto chiacchiere e petrodollari».

Il leader turco piace moltissimo. Nessuno lo chiama più Kardogan (un insulto), come quando ha fatto pace con Israele. Piace la sua idea di un grande congresso dei Paesi islamici, i 57 invitati mercoledì prossimo a Istanbul per «decisioni straordinarie» dopo che Trump ha «gettato la regione in un cerchio di fuoco». Re Salman, invece, «se può andare lui ad Abu Dis». Il riferimento è al piccolo sobborgo di Gerusalemme che sarebbe stato scelto come capitale del futuro Stato palestinese nel fantomatico piano di pace saudita-americano.

«Una barzelletta», chiosa Mustafa Barghouti, uno dei pochi leader di peso scesi in piazza a Ramallah. Anche per lui la soluzione è «uno Stato», però «democratico, con i pieni diritti civili per tutti i palestinesi, a partire da quello di voto: non accetteremo mai l’Apartheid». Come arrivarci? «Come hanno fatto Martin Luther King e Nelson Mandela». Una bella utopia da queste parti, mentre Hamas chiama alla «terza Intifada», da Gaza sparano colpi di mortaio, Israele reagisce a cannonate e in Rete Al-Qaeda e l’Isis lanciano le loro dichiarazioni di guerra: «Vi taglieremo la testa e libereremo Gerusalemme”.

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lastampa/Nei Territori scoppia la rivolta: “L’unico che ci difende è Erdogan” GIORDANO STABILE – INVIATO BETLEMME

Luigi Tenco, una lunga storia d’amore che ha cambiato un’epoca

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Luigi Tenco, una verità negata dietro anni di musica e passione.

Mi piacerebbe riproporre questa mattina uno squarcio di un testo he scrissi non molto tempo fa sul mio blog dedicato alla musica, Storia della musica italiana a cura di Annalibera Di Martino, che tratta la storia di uno dei più grandi cantautori della storia italiana, forse trascurato o forse oscurato, il termine più adatto da usare quando si parla di Luigi Tenco .

Non sto confondendo i titoli delle canzoni di Tenco con quelle di Paoli,ho scelto questo “inizio” perché la carriera di questo immenso artista ha lasciato qualcosa in me di molto speciale, ma in particolare ha mosso la mia attenzione in quanto sono un’appassionata sanremese. Tenco nasce a  Fossile nel 1938 da Teresa Zoccola vedova ormai di Giuseppe Tenco, forse assassinato dal calcio di una mucca. Luigi passa un infanzia felice fino a quel maledetto giorno! Tramite voci di paese scopre di essere un figlio illegittimo. Teresa aveva avuto una parentesi amorosa con un uomo più piccolo di lei( di almeno 20 anni) e nonostante gli sforzi di questo ragazzo, la famiglia  Zoccola non aveva mai voluto che lui riconoscesse Luigi. Tutto ha inizio qui: quel bambino si chiude in sé stesso, diventa scontroso e non parla più tanto. Non gli rimane che il ricordo sbiadito di quei primi anni felici calpestati da un’ombra che non ha mai avuto un nome e calore. Nel 1948 si trasferisce tutta la famiglia a Genova per aprire una vineria dove però Luigi passerà pochissimo tempo perché inizierà a prendere lezioni private ,a suonare il piano e incontra il primo amore  Rossella ,una bimba a cui manda rose. Entra in questi anni nella sua prima band Jelly Roll Morton Boys Jazz Band. La carriera scolastica di Luigi in questi anni si capovolge: decide di spostarsi dal ginnasio al liceo scientifico dove si diploma con ottimi voti. Cambia ben tre facoltà. Sarà la Ricordi a dargli il primo contratto discografico. Nel 1958 conosce Paoli, un grande amico e punto di riferimento nella vita musicale e privata .Insieme a Gino, De André e altri artisti canta nel gruppo ” i diavoli del rock” che come sigla di apertura ha una canzonetta in “onore” all’acqua San Pellegrino. Il primo 45 giri di Tenco é “Quando”(pezzo a mio parere bellissimo).Nel 1965  Tenco passa alla RCA, un ‘altra casa discografica che sembra dargli più opportunità. Si sa, che alcune volte soldi e successo portano alla perdizione, che infatti porterà l’artista a fare uso di LSD e altre sostanze senza mai diventarne dipendente. 1966 c’é l’incontro con Dalidà a Parigi ,e proprio in Francia annuncia ai suoi discografici di voler andare a Sanremo con “Ciao amore ciao” .Dalidà accetta l’invito con piacere, nonostante le perplessità di produttori e altri presenti all’ascolto del pezzo.L’incontro con Dalidà aveva cambiato sicuramente la vita di Luigi. Quando descriveva a Valeria (la donna 22enne di cui si innamorò qualche anno prima e credo l’unica che abbia davvero amato) descriveva la stella francese come una donna viziata,che non sapeva accettare sconfitte nella vita e nemmeno sul lavoro. Ricordiamo che Dalidà si chiamava Jolanda Gigliotti ,era di origine calabre e veniva dall’Egitto dove aveva vinto il titolo di Miss. Già ricca e famosa arrivò a Parigi dove intraprese la carriera di cantante. Ogni volta che descriveva il primo l’incontro con Luigi ,diceva di aver provato una scossa elettrizzante quando si erano stretti la mano .A questo punto prendo spunto da un intervista a Paolo Limiti sul canale LA7 ,trattante l’amore di Dalidà e Tenco. Nel momento in cui  Tenco presentò la richiesta alla cantante della partecipazione a Sanremo (ricordo che nei primi anni del festival le canzoni dovevano  essere presentate da due artisti,ecco perché ad esempio troverete canzone vincitrice del 1958 “nel blu dipinto di blu” cantata da D.Modugno e J.Dorelli) lei attraversava un momento di forte successo, infatti era al primo posto nelle hit parade di tutto il mondo con il singolo “Bang Bang” .

Arriviamo alla partecipazione a Sanremo.
Bisogna fare una precisazione: nel 1967,ovvero alla 17esima ed del festival, la canzone di Tenco venne scartata all’inizio ( quando si presentano i pezzi prima delle serate ufficiali) ma Dalidá avverti il festival della sua assenza se non fosse passato il pezzo. Grazie ad un ripescaggio iniziale la canzone entrò in gara ma proprio in finale venne scartata e scelta “La Rivoluzione” ( scritta da Mogol) forse perché il pezzo era distribuito dall’etichetta Cetra ,casa discografica della Rai . Resta che comunque  trionfarono in quel festival Iva Zanicchi e Claudio Villa con “Non Pensare a me.
Sappiamo tutti che proprio quel maledetto 1967 subito dopo l’eliminazione cosa successe! La prima  a trovare il corpo di Luigi fu proprio la stessa Dalidá .Si era sparato con una Walter 765 ,la stessa che qualche anno dopo la cantante francese comprò perché voleva tentare il suicidio( lo fece più volte ma solo dopo 20 anni dalla morte di Tenco ci riuscì ).
Ma perché quel gesto? Nella camera dell’albergo di Sanremo venne trovato un biglietto dove Luigi spiegava le motivazioni del suo gesto :” ho  voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro), ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io, tu e le rose ( di Orietta Berti) in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno”.
Lo stesso anno moriva Pierpaolo Pasolini .Lo stesso anno moriva la musica d’autore a Sanremo. L’anno dopo sarebbe stato indetto il premio Tenco per tutti i giovani cantautori di Sanremo. Qualche anno dopo io, cercando tra gli eventi di Sanremo avrei trovato il nome Luigi Tenco e poche informazioni perché fu deciso di proposito di lasciare pochi documenti e di mettere a tacere tutti. Vi consiglio di ascoltare la canzone di Francesco De Gregori dedicata a Luigi : Festival.
Nella la città dei fiori disse chi lo vide passare
che forse aveva bevuto troppo ma per lui era normale
Qualcuno pensò fu problema di donne,
un altro disse proprio come Marylin Monroe.
Lo portarono via in duecento,
peccato fosse solo quando se ne andò.
La notte che presero il vino e ci lavarono la strada.
Chi ha ucciso quel giovane angelo che girava senza spada?

E l’uomo della televisione disse:
“Nessuna lacrima vada sprecata, in fin dei conti cosa
c’è di più bello della vita, la primavera è quasi cominciata”.
Qualcuno ricordò che aveva dei debiti,
mormorò sottobanco che quello era il motivo.
Era pieno di tranquillanti, ma non era un ragazzo cattivo.
La notte che presero le sue mani
e le usarono per un applauso più forte.
Chi ha ucciso il piccolo principe che non credeva nella morte?

E lontano lontano si può dire di tutto,
non che il silenzio non sia stato osservato.
L’inviato della pagina musicale scrisse:
“Tutto è stato pagato”.
Si ritrovarono dietro il palco,
con gli occhi sudati e le mani in tasca,
tutti dicevano “Io sono stato suo padre!”,
purchè lo spettacolo non finisca.
La notte che tutti andarono a cena
e canticchiarono “La vie en rose”.
Chi ha ucciso il figlio della portiera,
che aveva fretta e che non si fermò?

E così fù la fine del gioco,
con gli amici venuti da lontano,
a deporre una rosa sulla cronaca nera,
a chiudere un occhio, a stringere una mano.
Alcuni lo ricordano ancora mentre accende una sigaretta,
altri ne hanno fatto un monumento
per dimenticare un pò più in fretta.
La notte che presero il vino e ci lavarono la strada.
Chi ha ucciso quel giovane angelo che girava senza spada?

 

a cura di Annalibera Di Martino
RIPRODUZIONE RISERVATA

Juve Stabia, Mastalli sul suo futuro: “Ho ancora due anni di contratto”

Alessandro Mastalli sul suo futuro: “Ho ancora due anni di contratto e penso solo alle vespe”

Il talento delle Vespe, cresciuto nella cantera del Milan, protagonista e faro del centrocampo gialloblè, Alessandro Mastalli, ha rilasciato alcune dichiarazioni inerenti al suo futuro, vista l’imminente sessione invernale di calciomercato:

Non so dire ancora se a Gennaio andrò via o meno. Sicuramente ho ancora due anni di contratto quindi per ora penso solamente alla Juve Stabia e penso a fare del mio meglio, per la società e per me, per poter un giorno chissà arrivare più in alto possibile. Il mio obiettivo è la Juve Stabia e penso soltanto a quello

A cura di Giovanni Donnarumma

La protesta di Terzigno: non ci sarà il Natale

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La protesta degli abitanti di Terzigno che rinunciano al Natale, il Comitato borbotta.

A Terzigno Natale non è mai iniziato. Le caratteristiche luci che addobbavano il presepe sotto la statua di Padre Pio sembrano essere scomparse o meglio distrutte. Tutto questo accade vicino alla chiesa dell’Immacolata Concezione. Tutto è finito in strada per protesta. La Madonna ,come da tradizione, sfila in un corteo senza nessuna luce e in un angoscioso silenzio senza nessuna luce, tra chi borbotta e chi preso dalla rabbia, come il Comitato San Pio, che aveva impiegato tanta fatica ed intere settimane di preparazione per l’installazione di diversi addobbi in vista di Natale . Già da diversi giorni le luminarie erano state allestite in piazza Troiano Caracciolo  del Sole.

Fonte: Metropolis

Vigilia elettorale: «svaniscono le illusioni dei partitini»

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Come scrive Lucia Annunziata, in questa spietata vigilia elettorale «svaniscono le illusioni dei partitini».

Le illusioni dei partitini svaniscono

Meno male. Diciamocelo: la fine di un po’ di liste minori, un po’ di addii al futuro politico, lo sciogliersi e il formarsi ancora prima di entrare in azione di micro-coalizioni intorno al Pd, provoca – almeno nel mio cuore di elettore – una celebrazione. Capisco che il fallimento delle ambizioni di un progetto politico, di lista o personale, è in una democrazia un fallimento, sempre. Ma sempre davvero?

In questa spietata vigilia elettorale stiamo assistendo a un ciclo di eventi che, a memoria dei più giovani, non si vedeva da anni. Dopo aver navigato sotto le vele sicure di un ferreo bipolarismo, introdotto in Italia a furor di popolo nel 1994, il sistema politico – modificato di nuovo a furor di popolo nel tripolarismo a sorpresa uscito dalle urne del 2012, con la affermazione di un terzo partito, il M5S – si è infine spappolato tornando al buon vecchio schema del proporzionale. Il che significa, per chi non ricordasse il passato, che ogni uomo vale un partito e ogni partito può ambire ad essere determinante nella formazione di un governo.

Il massimo della democrazia, appunto. Anni di Prima e Seconda Repubblica ci hanno insegnato che governi senza salde coalizioni e chiari progetti possono essere una giostra irrefrenabile, e che a volte persino nel sistema bipolare più solido, le grandi coalizioni senza programmi consolidati hanno i piedi d’argilla. Come non confessare dunque che la crescita esponenziale di micropartiti, microsigle e microambizioni individuali nelle passate settimane non è mai stata, ai miei occhi, una espressione di superiore democrazia, tantomeno di rassicurazione?

Per cui, lo ripeto: meno male che è finita come sta finendo. La caduta di accordi, il ritiro dalla scena di leader politici come Pisapia ed Alfano, e ora l’incertezza di quel che resta va vista come una salutare presa d’atto, un bagno di realismo, che per la prima volta da parecchi mesi reintroduce la realtà al posto dei sogni. Quello che viene visto da molti come un «fallimento», di individui e di ipotesi politiche, è nei fatti una grande e molto necessaria pulizia. Che ci fa intravedere qualche barlume di verità.

La crisi infatti riguarda un panorama di illusioni, un racconto di macchine che in realtà non avevano motore. Giuliano Pisapia è un uomo che è sempre stato un leader riluttante e un politico luterano – negli anni ricordiamo la certezza con cui nonostante il dispiacere abbia preso posizioni scomodissime, rispetto alla sua area di appartenenza, come quella garantista. A Milano aveva funzionato perché la istituzione eminentemente monocratica del sindaco lo ha messo in grado di esercitare il suo ruolo senza venire a compromessi con sé stesso e le sue idee – a cominciare da piccole grandi scelte come quella del non accesso al centro città. Non poteva assolutamente sopravvivere in una condizione in cui le alleanze sono fluide e il programma secondario rispetto alla necessità di trovare numeri elettorali. Ha fatto bene ad andare via dunque, e a lui va il ringraziamento degli elettori per il chiarimento che la sua scelta introduce.

Uguale merito condivide Angelino Alfano, un uomo che è stato fino a pochi giorni fa la nemesi di Pisapia, una delle ragioni della impossibilità a mettersi in una coalizione con il Pd. Anche Angelino, esatto opposto di Pisapia nel percorso e nella opinione popolare, Angelino morbido, accomodante nelle scelte, pronto a farsi, come dicono al Sud, concavo e convesso, anche questo Angelino ha detto addio con una frase bellissima per un politico «mi cercherò un lavoro». Alle orecchie dell’elettore attuale, questa frase è un intero programma. Un altro grande chiarimento.

Restano le sorti di quelli che rimangono – tutti con mal di pancia. I radicali ed europeisti, scontenti della politica del Pd sull’immigrazione; i membri del partito di Alfano, da Lorenzin a Lupi, essi stessi divisi su quale parte scegliere; e i moderati ancora in attività come Casini. Mentre a sinistra si battono colpi in tutte le direzioni: cosa farà il presidente Boldrini ci si chiede? E ci sarà un qualche pezzo di sinistra a sinistra che rimane intorno al Pd? E alla sinistra intorno a Liberi e Uguali, si aggregheranno alcuni di questi pezzi di moderati? Domande che, nel grande quadro del voto, sono quasi irrilevanti nella loro dimensione. Mi piacerebbe, anche, qui, ricordare che se anche il disastro che descriviamo va dal centro a sinistra, il panorama che si disegna dal centro alla destra non è meno fluido. Le inquietudini di Salvini, la rimonta dei favori dei camerati neri, la moderazione di Silvio a malapena tenuti insieme da una qualche certezza di poter vincere uniti.

La liquefazione dei partiti è in effetti un dato strutturale delle nostre democrazie: nei passati cinque anni si sono dissolti i parametri e le macchine di funzionamento di tutte le nazioni europee – la Germania e l’Inghilterra esempi massimi di quanto in alto è arrivato lo tsunami – e degli Usa. Rispondere a questo orizzonte di crisi con tentativi superficiali, operazioni politiche rabberciate senza programmi e idee, sarebbe come curare una ferita d’arma da fuoco con un cerotto.

Per questo è giusto dire che i fallimenti anticipati di cui siamo testimoni sono un bene per tutti – politici ed elettori. Ripuliscono l’orizzonte e rimettono la verità al centro della scena. Dunque, è ora rimasto solo Matteo Renzi, come tutti scrivono in queste ore? La risposta è no. Questo processo di chiarimento è anche per lui un’operazione verità. E’ la prova di quanto diverso sia diventato il Pd ricostruito da lui in questi anni; così diverso da non poter più coalizzare una parte di moderati e di sinistra che prima si riconosceva nel Pd.

Accettare questo dato di fatto non costituisce per Renzi né fallimento, né solitudine. Al contrario, è per lui una incredibile opportunità per far progredire il suo progetto – che, dopotutto, si chiama «un uomo solo al comando».

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lastampa/Le illusioni dei partitini svaniscono LUCIA ANNUNZIATA

Si Viaggiare: exploit dei mercatini di Natale e vacanze sulla Neve

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Clamorosa la crescita di visite ai mercatini di Natale: sono sempre di più i giovani a scegliere di viaggiare.

 

Secondo le cifre dell’Osservatorio Confturismo-Istituto Piepoli quest’anno sarebbe stato un botto la visita ai mercatini di Natale, anche se con una lieve diminuzione rispetto agli anni precedenti, ma sicuramente sempre superiore al 2015. Si confermano i giovani al primo posto tra coloro che sono propensi al viaggio, almeno 1 su 3 ha in programma un viaggio nei prossimi tre mesi. Invece, 6 italiani su 10 sono intenzionati ad andare a visitare i mercatini natalizi, in prima posizione quelli del Trentino Alto Adige, non da meno chi sceglie di passare le festività natalizie, tra il Santo Natale e la festai di Capodanno sulla neve nelle mete turistiche proposte dalla penisola. Questo porterà di conseguenza anche un incremento della domanda commerciale, in quanto i mercatini rappresentano un momento per lo shopping ed acquistare regali. Un commercio in crescita in un’Italia che sembra riscoprire il piacere della conoscenza delle sue immense meraviglie.

Fonte:Ansa

La Gazzetta sul Napoli: “Il collettivo dei record e, adesso, dei rimpianti”

La Gazzetta sul Napoli: “Il collettivo dei record e, adesso, dei rimpianti”

All’indomani dell’amara eliminazione in Champions, dopo la batosta ricevuta in campionato dalla Juventus, La Gazzetta dello Sport commenta così il delicato momento azzurro:

Il giorno dopo l’uscita dalla Champions League, il Napoli è ancora qui: ci si allena prima e poi si parte per rientrare. Il gelo di Rotterdam è pungente, come le critiche che non hanno risparmiato nessuno per il primo obiettivo stagionale mancato. Dopo la Juve, anche il Feyenoord ha potuto esultare per aver battuto la squadra che sembrava la più spettacolare del momento. Il collettivo dei record e, adesso, dei rimpianti. Sì, il rimpianto di aver ritenuto secondaria, probabilmente, la Champions League, di aver fatto una scelta precisa: puntare dritto allo scudetto, mettendo da parte altre eventuali ambizioni. Così, il Napoli esce dall’Europa che conta con uno score da fare arrossire: 2 gare vinte, tutte e due in casa, e 4 perse. Un rendimento che meriterebbe un approfondimento da parte di Sarri e della società”.

CLAMOROSO: li uccide perchè impuri, il nipote confessa

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Svelato il segreto che ha tenuto con il fiato sospeso le persone del milanese: Mattia ha ucciso la famiglia perché “impura”.

Finalmente dopo settimane è stato svelato il giallo delle morti misteriose avvenute in provincia di Monza e Brianza, precisamente a Nova Milanese: 3 sono deceduti e 5 hanno un’intossicazione. Sarebbe stato il nipote Mattia di 27 anni ad avvelenare i nonni ed i componenti della famiglia versando una sostanza tossica all’interno delle bevande preparate dalla madre. Ha usato il tallio, una sostanza tossica. La motivazione?Il giovane da poco aveva preso a frequentare un gruppo religioso, una setta e si era sempre di più isolato: carattere introverso e scontroso il suo come raccontano le persone che lo conoscevano, in particolare gli amici e i conoscenti del paese. Finalmente ha confessato ed ha anche ammesso che avrebbe compiuto il gesto perché la sua famiglia era composta da impuri e quindi ha pensato bene di ucciderli. C’èà chi addirittura tra la folla descrive Mattia come un “fuori di testa”.

Schermaglie a sinistra: blitz della minoranza Pd sul Jobs act e il governo finisce battuto

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Nelle ultime battute della legislatura si registrano schermaglie a sinistra: il blitz della minoranza Pd sul Jobs act fa andare sotto il governo. La marcia indietro dopo il flop di Pisapia.

Resa dei conti sul Jobs act, blitz della minoranza Pd e il governo finisce battuto

Più risarcimenti ai licenziati. Marcia indietro dopo il flop con Pisapia

ROMA – «Ma che davvero volete mandare sotto il governo a due mesi dalle elezioni sul Jobs act?», aveva chiesto incredula, alla riunione del gruppo Pd della commissione Lavoro, Irene Tinagli, ex Scelta Civica, fiera sostenitrice dell’attuale impianto della riforma. Ma è quello che puntualmente è avvenuto ieri: il governo, nella persona di Luigi Bobba, sottosegretario del ministro Poletti, chiede il ritiro e poi si dichiara contrario a due emendamenti della commissione. Uno sulla governance dell’Inps (che introduce una riforma ordinamentale tramite la legge di bilancio), l’altro sul raddoppio degli indennizzi ai lavoratori per i licenziamenti senza giusta causa. Il presidente della Commissione, Cesare Damiano, però non lo ritira e il testo viene approvato con i voti Pd.

La materia è bollente ed è entrata due settimane fa nella trattativa con Giuliano Pisapia. Non solo: con la premessa «non rinneghiamo ciò che abbiamo fatto», nella dichiarazione di voto contro il ripristino dell’articolo 18 chiesto da Mdp, Ettore Rosato in aula alla Camera aveva detto che il Pd era disponibile a ragionare, dati alla mano, su un aumento degli indennizzi, se fosse stato utile per la coalizione. Insomma era il punto di mediazione con la sinistra.

Ma ieri è deflagrato il cortocircuito: Damiano è uno dei big della minoranza che fa capo a Orlando. Con questa piattaforma, mirata a rendere meno conveniente per le imprese licenziare, ha accompagnato Fassino quando tentò di far entrare Mdp nella coalizione. E ora la rivendica. Quando la trattativa con Pisapia era al suo apice, dal governo informalmente vi fu una cauta apertura su questa correzione al Jobs act, sgradita alle imprese. «Ma oggi che con Pisapia è finita la storia, il governo tira i remi in barca e non accetta più una modifica che Renzi non ha mai amato», ammette un pezzo grosso del Pd per spiegare cosa sia successo.

Fatto sta che il Partito democratico in Commissione va in ordine sparso e il risultato è un caos: al momento clou, esponenti della maggioranza Pd di varie correnti, Rotta, Gribaudo, Tinagli, Di Salvo, Lavagno, Arlotti, Rostellato, non votano il raddoppio da 4 a 8 mesi delle mensilità minime e da 24 a 36 di quelle massime come risarcimento per i licenziati nelle aziende con più di 15 dipendenti. L’emendamento a prima firma Damiano dunque passa però con i voti degli altri membri della commissione, che fanno capo tutti alla minoranza. Un fattaccio tutto «interna corporis» al Pd, visto che in Commissione non c’era nessuno delle opposizioni, presenti solo Prataviera e Auci del Misto. «La minoranza ha forzato la mano sapendo che il governo sarebbe andato sotto», commenta una deputata sdegnata. La Rotta è imbarazzata. «Speriamo che tutto si chiarisca, non esiste che Commissione e governo vadano in due direzioni diverse».

Il paradosso è che i deputati della maggioranza Pd che non sono contrari sul merito, non potendo andare contro il governo per gli evidenti riflessi politici, preferiscono non partecipare allo scrutinio. Ma non lasciano agli atti un voto contrario.

Anche tra i renziani meno ortodossi c’è chi sostiene che «non si possono fare ritorsioni per quanto successo con Pisapia e bisogna correggere il Jobs act». Fatto sta che questo emendamento non si trasformerà in norma: la Commissione Bilancio boccerà tutto. «Abbiamo voluto dare un segnale di correzione all’attuale normativa perchè oggi licenziare costa troppo poco ed è troppo facile», dice soddisfatto Damiano. Ma al di là della bandiera piantata dalla minoranza Pd, il caso è sintomatico della confusione che regna sovrana tra i dem dopo il flop delle trattative a sinistra.

BIDEN, Il Cremlino interferì in Italia sul referendum costituzionale

Le interferenze del Cremlino nel referendum italiano

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lastampa/Resa dei conti sul Jobs act, blitz della minoranza Pd e il governo finisce battuto CARLO BERTINI

Oggi Avvenne, la doppietta di Careca in Napoli-Cagliari 4-0 del 1991/92

Lo riporta il sito della SSC Napoli

Il giorno 8 dicembre il Napoli ha giocato quindici partite, dieci in serie A, tre in serie B, una in serie C1 ed una in coppa Italia, conquistando quattro vittorie e quattro pareggi, con sette sconfitte. Ricordiamo il 4-0 al Cagliari nella tredicesima giornata della serie A-1991/92 Questa è la formazione schierata da Claudio Ranieri: Galli, Ferrara, Francini, Crippa, Alemao, Blanc, Corradini (76′ De Agostini), De Napoli, Careca (83′ Pusceddu), Zola, Padovano I gol: 28′ e 43′ Careca, 68′ Francini, 77′ Padovano (rigore) Antonio Careca poteva segnare una tripletta al Cagliari, ma lasciò il rigore del 4-0 a Padovano. Quel Napoli era terzo alle spalle di Milan e Juventus ed a fine torneo chiuse al quarto poisto.

Non toccate il crocifisso, non liberate le angosce umane

Da qualche mese è ripreso uno scontro ideologico, per la verità e di tutta evidenza mai sopito, sulla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche.

Addirittura una dirigente scolastica di Roma ha ricevuto qualche mese addietro delle minacceDatte e mori, sporca amica di minorati, storpi e croci”, come anche in una scuola di Palermo “la decisione del preside dell’istituto Ragusa-Moleti di Palermo di vietare le preghiere a scuola e rimuovere tutti i simboli religiosi presenti negli ambienti” o ancora pochi mesi addietro in provincia di Belluno “«Non è gradito»: via il crocefisso dalla cappella dell’hospice Le Vette”.

Personalmente sono più laico che credente, principalmente perché ritengo che le manifestazioni proprie dell’essere umano e dunque anche il credo, siano forse dei segnali, probabilmente molto ancestrali, lanciati dal nostro misterioso cervello e che ancora oggi non siamo in grado di decodificare. Ma tale concetto non mi fa neppure chiudere le porte a niente.

Ed infatti rimango affascinato nell’osservare che in ogni parte del mondo, anche in popolazioni che hanno culture e miti completamente diversi se non all’opposto, ci si inginocchia davanti al nulla, come se il nostro cervello inconsciamente immaginasse qualcosa che ci sovrasta, davanti al quale lui, sentendosi piccolo, ha bisogno di chinarsi.

D’altronde, secondo una nota teoria paleoantropologica, anche i nostri cugini neandertaliani – per la scienza considerati un’altra specie di umani per la loro evoluzione di quasi iniziale isolamento rispetto alle popolazioni di altri uomini – credevano in qualcos’altro oltre la vita, come testimonierebbero alcuni resti di sepolture di 110 mila anni addietro.

Ed è proprio perché penso che certe manifestazioni provengano dal nostro più sconosciuto organo (del quale persino un premio nobel della fisica ha dichiarato che è più facile studiare l’universo che il nostro cervello), che sono del modesto parere che bisogna avere non solo una ragionevole attenzione per queste potenti spinte inconsce come le religioni, ma soprattutto che occorre mantenere un intelligente rispetto verso convinzioni che notoriamente possono addirittura alterare il singolo soggetto così come,  improvvisamente e senza una spiegazione logica, avere  la forza di esplodere collettivamente con una furia incontenibile come d’altronde la storia dell’uomo e quella attuale ci ha sempre insegnato e avvalorato.

Ricordo che alcuni anni addietro, per motivi di salute, mi sono trovato a contatto con persone che come me non sapevano come sarebbe andata a finire. Nel corridoio dell’ospedale c’era un piccolo altare davanti al quale si fermavano tante persone, ammalate e non. In particolare, mi colpì una giovane che componeva lei stessa delle preghiere che poi distribuiva tra tutti gli ammalati.

Ho conosciuto inoltre persone che in un crocifisso o anche solo in un’immaginetta, sono riusciti a trovare un motivo per esistere e resistere, convivendo pure con le proprie ombre, riuscendo così a contenerle e trovando una sorta di pace interiore. Ho visto anche dei musulmani pregare ogni sera su una stuoia per terra rivolti in direzione della Mecca.

Il crocifisso, come in genere le icone devozionali, sono soprattutto i segni visivi nei quali moltissimi ripongono le proprie angosce, le proprie tensioni e a volte anche gli orrori della nostra mente. Non va neanche trascurato che sono millenni che il nostro cervello, già da bambini, si è strutturato riconoscendo in quel crocifisso la speranza, il sostegno, l’aiuto, qualcosa a cui svelarsi. Privare improvvisamente di questo riferimento, senza un’adeguata preparazione mentale, potrebbe anche liberare le peggiori ossessioni di quanti fino adesso hanno riposto la propria attesa in quel millenario e radicato simbolo che è un crocifisso.

Personalmente, invece, darei un segnale di civiltà e convivenza accostando al crocifisso nelle scuole, anche le immagini sacre di altre religioni, perché poi le fedi, o la comune quanto misteriosa manifestazione trascendentale del nostro cervello, in genere ci accomuna sostanzialmente a credere tutti in un solo dio.

Certo, con esclusione quanto meno nelle nostre civiltà occidentali, di quanti con il simbolo della propria religione, poi vorrebbero imporre fondamentalismo, violenza, misoginia, omofobia, discriminazioni, subordinazione e classismo sociale.

C’è anche in certi laici una incoerenza che m’insospettisce, vale a dire: perché dovrebbero infastidirsi nel vedere un crocifisso se non credono? Per questi, il crocifisso dovrebbe essere alla stregua di qualsiasi inerme oggetto! A mio mero avviso il problema non è il crocifisso, ma l’incapacità pure di certi pensatori di decodificare razionalmente le proprie pulsioni primeggianti mistificate da argomentazioni intellettualistiche.

Sull’origine poi delle religioni, ho letto di una teoria la quale spiegherebbe che probabilmente in passato, i nostri avi, avendo un cervello ancora fisiologicamente meno evoluto e quindi più instabile di quello odierno, erano molto più soggetti a visioni, a sentire suoni e voci inesistenti, a sognare dei, demoni e figure fantasiose, per cui, conseguentemente, immaginarono l’esistenza di un mondo ultraterreno.

D’altra parte è risaputo che pure in determinate condizioni di stress, di malattie, di certe condizioni ambientali o a contatto oppure anche solo in vicinanza di certi minerali o sostanze chimiche, droghe, alcol, o ancora potenti magnetismi anche artificiali, il nostro cervello può entrare in uno stato visionario, tanto più se predisposto).

Ma se così fosse, a maggior ragione un’icona come il crocifisso non si può eliminare dall’oggi al domani con una terrena sentenza oppure qualche concetto ideologico.

Quelle ancestrali psicosi, quegli antichi mostri, quei lontani diavoli, che fino adesso in qualche modo, anche se non sempre purtroppo, sono stati contenuti e proscritti in una dimensione sovrumana, dove si scateneranno in mancanza di un’icona in cui richiuderli?

Oppure si vuole tornare al culto dei tori o, come si assiste oggi tra giovani e anche adulti, a miti terreni preconfezionati, artificiosi, mediatici e ora pure virtuali ? Il nostro cervello impazzirà davanti a certa ennesima ipocrisia ascetica, ideologica e intellettuale, che poi di fatto, non lo vorrebbe lasciare neanche libero di immaginare un’altra vita oltre la morte, ma solo pensare al consumismo e a servire i potenti.

Har Megiddo potrebbe anche non essere solo la fantasia di un apostolo, ma chissà, forse è la consapevolezza incomprensibile di qualche ancestrale quanto raccapricciante messaggio di preavviso dal profondo del nostro cervello.

Chi forza le menti umane, senza gradualmente farle consapevolizzare, ha causato sempre disastri, lacrime e sangue.

Nell’immagine, i quattro cavalieri dell’Apocalisse, descritti in Apocalisse capitolo 61-8.

Parla Icardi: “Juve, Roma e Napoli dominano da anni, noi siamo un’intrusa…”

Parla Icardi: “Juve, Roma e Napoli dominano da anni, noi siamo un’intrusa…”

Il Capitano neroazzurro, Maurito Icardi, ha rilasciato una lunga intervista per La Gazzetta dello Sport soffermandosi sul momento di grazia della sua squadra. Ecco alcuni tratti salienti:

E’ un’Inter da scudetto?

“Il nostro scudetto è entrare in Champions, questo ci ha chiesto la società, questo è l’obiettivo da non fallire”.

Perché dovrebbe finire meglio quest’anno?

C’è la mentalità giusta da parte di tutti. Noi siamo calmi, concreti, sicuri, ora serve che anche i tifosi sappiano darci una mano in questo senso”

Maradona proprio non la sopporta.

“È stato un mito in campo, ma non so che rispondergli. Non lo conosco come uomo, conosco suo figlio e so varie cose, ma non parlo di chi non frequento personalmente. Maradona ha la fissa con me… Cavoli suoi!”

Metta in fila le grandi del campionato.

“Lassù la novità siamo noi in questi ultimi anni, l’intrusa è l’Inter in un certo senso (sorride, ndr). Juve, Napoli e Roma dominano da vari campionati, in particolare la Juventus vince da sei anni consecutivi. Noi ci stiamo comunque bene in gruppo, stiamo costruendo qualcosa di importante, siamo vicini a quei livelli e dobbiamo proseguire su questa strada, senza fare proclami, ma convinti di aver appunto intrapreso la strada giusta”.

SSC Napoli: “Benefit commerciali per gli abbonati a partire da lunedì: i dettagli”

Lo riporta la SSC Napoli sul proprio sito

Cari abbonati, la SSCN è lieta di comunicare che dal giorno 11.12.2017 ore 14.00 saranno disponibili sul sito i benefit offerti dai nostri partner commerciali per tutti coloro che hanno sottoscritto l’abbonamento del Napoli per la stagione 2017/2018. Per poter usufruire dei vantaggi, basterà collegarsi al sito ufficiale della Società www.sscnapoli.it, entrare nella sezione “Biglietti => Campagna abbonamenti => Benefit”, cliccare su Attiva benefit, compilando in tutte le sue voci il form online. Una volta completata la compilazione, vi verrà inviata una comunicazione con tutte le informazioni relative ai vantaggi di cui l’abbonato potrà usufruire. La SSC Napoli premia la fedeltà e la passione azzurra!

Taglialatela: “Quando c’è flessione si perde. Hamsik sincero, ora bisogna vincere l’Europa League”

Taglialatela: “Quando c’è flessione si perde. Hamsik sincero, ora bisogna vincere l’Europa League”

Pino Taglialatela ha parlato a Il Mattino: “C’e’ la flessione, inutile nasconderlo. E in presenza di un calo le partite non si vincono, anzi si perdono. Ho molto apprezzato le parole di Hamsik quando precisa che siamo usciti per demeriti nostri: questo significa che per recuperare credibilita’ a livello europeo, si dovra’ provare a vincere l’Europa League. Mi auguro che in questa competizione Sarri si convinca a dare piu’ spazio alle seconde linee, a cominciare dal portiere”.

Il Mattino contro De Laurentiis: “Poco presente, serve la sua voce!”

Il Mattino contro De Laurentiis: “Poco presente, serve la sua voce!”

De Laurentiis a Rotterdam non c’era. Al pranzo dell’Uefa il club era rappresentato dal figliolo Edo, dal ds Giuntoli e dal capo della comunicazione Lombardo. E’ vero che il patron e’ impegnato nel lancio del film di Natale, nelle grandi manovre per il bando di gara dei diritti televisivi e per le trattative per la governance di Lega, ma la sua assenza in certe notti ha un peso maggiore di altre. Come riporta Il Mattino: “Ma probabilmente serviva una voce all’interno del club che avrebbe dovuto far comprendere alla squadra tre buone ragioni per non mollare i tre punti e per giocare fino alla fine: per prima cosa per il bonus in palio legato alla vittoria perché 1,5 milioni di euro non sono spiccioli per una societa’ che vive sull’autofinanziamento; seconda cosa perche’ la vittoria avrebbe consentito, in ogni caso, di essere testa di serie a Nyon nel sorteggio di Europa League; e infine per il prestigio internazionale di una squadra che non puo’ cadere cosi’ malamente contro una squadra che di motivazioni non ne aveva neppure mezza eppure ha giocato come se stesse lottando per alzare al cielo la coppa. De Laurentiis parli chiaro alla squadra, in occasione della cena di mercoledì 13, e faccia capire che per il club lo scudetto e’ il primo obiettivo ma che l’Europa League non può essere presa sottogamba”.

Napoli – Inglese, parla Maran: “Secondo me a Gennaio resta…”

Napoli – Inglese, parla Maran: “Secondo me a Gennaio resta…”

Pranzo di Natale a Veronello con la stampa per il Chievo e la domanda sul mercato, a poco meno di un mese dall’apertura, non poteva che essere scontata. Tutt’altro che scontata invece è stata la risposta del tecnico Maran che ribadisce la speranza di non perdere nessuno dei suoi uomini, compreso quellInglese dato già per partente in direzione Napoli. Gli azzurri vogliono avere, infatti, più uomini possibile a disposizione anche in vista dell’Europa League, garantendo un certo turnover ai soliti noti.

Mi aspetto che rimangano tutti questi. Inglese? Ho già risposto…”. Eccole le parole esatte del mister, che per altre 4 partite ha ancora la certezza di poter contare sul suo bomber, ma la verità la scopriremo solamente il 3 gennaio, quando il calciomercato sarà aperto ufficialmente. A riportarlo è Il Corriere di Verona.

Le interferenze del Cremlino nel referendum italiano

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«Il Cremlino interferì in Italia sul referendum costituzionale»L’accusa è dell’ex vicepresidente americano Joe Biden che aggiunge: «L’offensiva non è finita. Ora la Russia sta aiutando Lega e Cinque Stelle in vista delle elezioni».

Biden: “Il Cremlino interferì in Italia sul referendum costituzionale”

La denuncia dell’ex vice presidente Usa: l’offensiva non è finita. Ora la Russia sta aiutando Lega e Cinque Stelle in vista delle elezioni

NEW YORK – La Russia ha interferito con il referendum costituzionale italiano dell’anno scorso, e sta aiutando la Lega e il Movimento 5 Stelle in vista delle prossime elezioni parlamentari. La denuncia viene dall’ex vice presidente degli Stati Uniti Joe Biden, in un articolo pubblicato sulla rivista «Foreign Affairs» insieme all’ex vice assistente segretario alla Difesa Michael Carpenter.

Il saggio si intitola «How to Stand Up to the Kremlin», ossia come fronteggiare il Cremlino, e il catenaccio chiarisce l’obiettivo: «Difendere la democrazia contro i suoi nemici». Durante l’amministrazione Obama, il vice presidente era molto coinvolto negli affari internazionali, e aveva ricevuto in particolare l’incarico di gestire la crisi ucraina. Visto quanto sta avvenendo negli Usa con l’inchiesta sulla collusione tra la campagna elettorale di Trump e Mosca, molti osservatori hanno interpretato questo articolo come la conferma che Biden sta ancora considerando la possibilità di candidarsi alla Casa Bianca nel 2020.

Il testo sostiene che Putin ha lanciato una campagna interna e internazionale per conservare il potere, basata su corruzione, ingerenza militare e politica. Secondo Biden la forza del capo del Cremlino è più apparenza che sostanza. L’economia russa dipende ormai esclusivamente dal petrolio e dal gas, e il calo dei prezzi l’ha profondamente danneggiata, al punto che la capitalizzazione sul mercato di Gazprom è scesa dai 368 miliardi del 2008 ai 52 di oggi. Il consenso politico è molto fragile, e per conservarlo Putin ha puntato su due cose: repressione dell’opposizione, e favoreggiamento della classe corrotta di oligarchi che lo aiutano a restare al potere. Ha creato una «democrazia Potemkin, in cui la forma democratica maschera il contenuto autoritario».

Questa strategia di sopravvivenza ha un importante aspetto internazionale, per almeno tre ragioni: difendersi dall’America, impedire ai Paesi vicini di passare nell’altro campo, e destabilizzare le democrazie occidentali. Biden scrive che gli Stati Uniti non hanno mai cercato di rovesciare Putin, ma lui si è convinto che hanno fomentato le rivolte in Serbia, Georgia, Ucraina, Kirgyzistan, mondo arabo, e le proteste scoppiate tra il 2011 e 2012 in varie città russe. Quindi considera Washington il suo nemico principale, e per difendersi ha orchestrato la campagna di disinformazione finalizzata a influenzare le presidenziali del 2016. Nello stesso tempo non può permettersi che i Paesi vicini, quelli nella sfera considerata di «interesse privilegiato russo», passino dalla parte occidentale, perché darebbero un esempio negativo agli stessi cittadini russi desiderosi di democrazia, libertà e sviluppo. Così si spiegano i vari interventi diretti, tipo Montenegro, Georgia, Ucraina, Moldova, dove ha usato i tentativi di colpo di stato o la forza militare.

Oltre alla difesa della Russia e dei territori vicini, la strategia di Putin comprende anche l’attacco dell’Occidente, per destabilizzarlo dall’interno e renderlo meno capace di contrastare Mosca. In questo quadro si inseriscono le iniziative lanciate per interferire con le elezioni. In Francia l’offensiva è fallita, ma «la Russia non si è arresa, e ha compiuto passi simili per influenzare le campagne politiche in vari Paesi europei, inclusi i referendum in Olanda (sull’integrazione dell’Ucraina in Europa), Italia (sulle riforme istituzionali), e in Spagna (sulla secessione della Catalogna)». Quindi Biden denuncia gli aiuti del Cremlino alla destra estrema in Germania, e aggiunge: «Un simile sforzo russo è in corso per sostenere il movimento nazionalista della Lega Nord e quello populista dei Cinque Stelle in Italia, in vista delle prossime elezioni parlamentari». A questo proposito bisogna ricordare che l’ex vice presidente era alla Casa Bianca, quando nell’autunno del 2016 il dipartimento di Stato inviò una missione a Roma per informare l’ambasciata di Via Veneto sui sospetti di ingerenze del Cremlino, ed era con Obama quando poco dopo ricevette l’allora premier Renzi a Washington.

Biden cita l’Internet Research Agency di San Pietroburgo come uno degli strumenti usati per diffondere ovunque le fake news, e denuncia anche l’uso della corruzione. Ad esempio nel gennaio scorso le autorità di New York hanno accusato la Deutsche Bank di aver riciclato 10 miliardi di dollari dalla Russia, e pochi giorni fa il procuratore Mueller ha chiesto alla banca tedesca di fornire informazioni sui conti che hanno presso di lei Trump e i suoi familiari. L’ex manager della campagna presidenziale, Manafort, è stato incriminato proprio per riciclaggio.

Biden non discute i motivi che potrebbero aver spinto l’attuale capo della Casa Bianca a essere disponibile verso il Cremlino, ma avverte che se lui non difenderà gli Usa e l’interno Occidente da questa offensiva, il Congresso, i privati e gli alleati dovranno farlo al suo posto, per salvare la democrazia liberale.

Resa dei conti sul Jobs act, blitz della minoranza Pd e il governo finisce battuto

Schermaglie a sinistra: blitz della minoranza Pd sul Jobs act e il governo finisce battuto

vivicentro.it/politica
vivicentro/Le interferenze del Cremlino nel referendum italiano
lastampa/Biden: “Il Cremlino interferì in Italia sul referendum costituzionale” PAOLO MASTROLILLI INVIATO A NEW YORK

FOTO e VIDEO VIVICENTRO – Castellammare dei falò tra polemiche e stupore

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Le tradizioni di Stabia persistono ancora tra polemiche e cambiamento, il sindaco alla sua città che si incontra per i falò

Si sono accesi ieri i falò tradizionali per la serata della vigilia dell’Immacolata che segna l’arrivo delle feste natalizie a Castellammare di Stabia. Come previsto dal programma stilato dal sindaco Antonio Pannullo, il week end stabiese farà spazio a diverse manifestazioni, tra cui, il concerto attesissimo di sabato 9 dicembre dei Foja in villa comunale. Ieri, alla serata la partecipazione è stata massiva, tra lo stupore di chi ha ritrovato una stabia ancora volenterosa di mantenersi ancorata alle proprie tradizioni immancabili, che distinguono la città all’interno del tessuto campano e chi invece ha borbottato poiché la tradizione dei “fucaracchi” sembrerebbe prevedere una diversa tradizione e metodologia per il festeggiamento: c’è chi ricorda la tradizione viva stabiese che accompagna da sempre la città e prevedeva l’accensione dei falò nel proprio rione d’appartenenza, senza l’intervento di forze dell’ordine. Questo però dalle istituzioni è stato visto estremamente contro ogni norma di sicurezza, essendo elevato l rischio di ustioni o danneggiamenti seri alle abitazioni, poiché l’ubicazione della legna è in prossimità di abitazioni. Pronti a scongiurare ogni problema, si è ritenuto opportuno perimetrare la zona dell’arenile deputata all’accensione, costruire piramidi di legno distanziate in misura preventiva l’une dalle altre e cospargere l’ammasso di benzina prima dell’accensione.Non hanno però esitato i rioni a rispondere con i” veri” falò, come alcuni stabiesi direbbero, che nonostante le raccomandazioni non hanno rinunciato allo spettacolo della tradizione. L’intera esibizione pirotecnica che ha preceduto la performance dell’arenile è stata ripresa da un drone e dallo stesso sindaco che, dall’altro della torricella costruita sul nuovo progetto villa è rimasto ad osservare tutto lo spettacolo della sua città, una realtà che vive ancora nelle sue tradizioni.

a cura di Annalibera Di Martino

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Tradizione stabiese, i fucaracchi dell'Immacolata

Napoli – Fiorentina, probabili formazioni: dubbio in avanti per Sarri!

Napoli – Fiorentina, probabili formazioni: dubbio in avanti per Sarri!

Al San Paolo domenica arriva la Fiorentina in uno dei momenti più delicati della stagione per gli azzurri. Dopo due pesanti sconfitte gli uomini di Sarri non possono più sbagliare e queste, secondo La Gazzetta dello Sport, dovrebbero essere le due formazioni in campo.

Il Napoli dovrebbe schierarsi con il suo solito 4-3-3: in difesa la coppia centrale sarà quella titolarissima con Koulibaly e Albiol, mentre Maggio dovrebbe lasciare il posto nuovamente a Maio Rui. A centrocampo si rivede Jorginho con ai propri fianchi i soliti Allan e Hamsik. In attacco l’unico vero e proprio dubbio di Sarri: Insigne è in forse ma dovrebbe farcela, nel caso Zielinski è pronto a scaldare i motori.

Schieramento analogo per i Viola che però durante la partita potrebbero passare al 4-2-3-1: in tal caso Chiesa, Benassi e Thereau sarebbero alle spalle della unica punta Simeone, altrimenti l’ex Toro è pronto a scivolare in mediana e lasciare in avanti il tridente composto dai due figli d’arte e il vecchietto con il vizio del gol.

L’Angolo di Samuelmania – Ora c’è la Fiorentina, basta pensare alla Champions!

L’Angolo di Samuelmania – Ora c’è la Fiorentina, basta pensare alla Champions!

Il Napoli ha disputato la sua ultima gara del girone di Champions League contro gli olandesi del Feyenoord. Azzurri subito in vantaggio con un goal di Zielinski ma purtroppo poi le cose non vanno bene perché mentre lo Shakhtar segna l’1-0 al City, il Napoli viene raggiunto sull’ 1-1 ! Un po’ demoralizzati nel finale, subiscono il 2 goal e la partita finisce 2-1 per la squadra di casa. Napoli in Europa League! Domenica c’è la Fiorentina, unico obbiettivo è vincere!

a cura di Samuele Esposito