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Il maniaco dell’ascensore condannato a 10 anni di carcere

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“Da solo non ce la faccio” ha detto al gup. Edgar Bianchi era già stato condannato a 12 anni per una ventina di violenze a Genova

E’ stato condannato a 10 anni di carcere a Milano con rito abbreviato Edgar Bianchi, 40 anni, definito il “maniaco dell’ascensore”, che fu condannato a 12 anni per una ventina di violenze sessuali a Genova, prima di uscire nel 2014 dopo aver scontato 8 anni e tornare a colpire il 27 settembre scorso nel capoluogo lombardo. Quel giorno ha abusato di una 13enne sul pianerottolo di un palazzo, mentre l’adolescente tornava a casa. “Curatemi, da solo non ce la faccio”, ha ribadito oggi al gup prima del verdetto.

 

Fonte: ANSA

Castellammare, denunciati tre stabiesi per banconote false in Abruzzo

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Arrestate quattro persone per detenzione di banconote false: tre sono di Castellammare di Stabia.

Quattro persone, di cui tre di origine campana sono state arrestate ieri sera nel corso d un’indagine svolta sul casello autostradale A/25 di Sulmona scoperti in possesso di 2.960 euro composti di pezzi falsi da 20.  I poliziotti sono stati insospettiti dallo stato eccessivo d’agitazione dei passeggeri della Ford Fiesta che, dopo un’accurata e profonda perquisizione, sono risultati in possesso, nei propri indumenti, di banconote false avvolte all’interno di pellicole utilizzate solitamente per conservare gli alimenti. La conferma dell’inautenticità è arrivata dalla sede di  Pescara della Banca d’Italia. I quattro, di cui tre nati a Castellammare di Stabia, M.C. di 45 anni, M.M. (25) e M.C. (62) tutti e tre stabiesi, e D.M.S. (25) nato a Chieti sono stati denunciati per detenzione di banconote contraffatte. Secondo l’accusa, quei soldi contraffatti, provenienti da abili falsari attivi  in zone della Campania, sarebbero stati spesi all’interno di attività commerciali dell’area peligna. 

Viaggio musicale in Sicilia sul palco del “MusT Musco Teatro”

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In rassegna “Unavantaluna”, “Acquaragia Drom”, “Fui e Sono Eddie Redmount”, ambasciatori nel mondo della tradizione melodica dell’Isola.

Con l’obbiettivo di far conoscere la Sicilia insieme alle sue tradizioni, il Must Musco Teatro dà il via ad una rassegna sulla musica curata da Giuseppe Dipasquale. Via sabato 27 e domenica 28 gennaio, Secondo appuntamento, nel weekend 17-18 febbraio per poi continuare a marzo (sabato 17 e domenica 18 e a grande richiesta anche venerdì 16) con “Fui e Sono Eddie Redmount”.

CATANIA – Tre concerti diversi nello stile e nella forma ma con un unico denominatore comune: il desiderio di far scoprire la Sicilia attraverso una miscela vibrante di melodie che conduce lo spettatore a viaggiare in quella sicilianità senza tempo, originale e popolare. Così il Must Musco Teatro alza il sipario sulla rassegna di musica curata dal direttore artistico Giuseppe Dipasquale con la consulenza musicale di Pietro Carfì, Finisterre ed Erasmo Treglia. Nei prossimi appuntamenti saranno protagonisti sul palcoscenico Unavantaluna, Acquaragia Drom, Fui e Sono Eddie Redmount, che offriranno al grande pubblico la possibilità di ascoltare dal vivo nuovi brani e sonorità, e di divertirsi con performance musicali poliedriche.

Si inizia sabato 27 e domenica 28 gennaio, con Pietro Cernuto, Francesco Salvadore, Carmelo Cacciola e Luca Centamore: il loro ensemble “Unavantaluna”, nato nel 2004, è forte delle comuni origini siciliane e della passione per le arti e le tradizioni di questa terra. Tarantelle, contraddanze e canti della tradizione marinara si alterneranno con composizioni originali, eseguite con strumenti arcaici e accompagnate da voci di impatto.

Secondo appuntamento, nel weekend 17-18 febbraio, con “Acquaragia Drom”, gruppo storico della musica popolare italiana che vanta all’attivo numerosi concerti in tutto il mondo e collaborazioni con grandi artisti, tra cui Piero Pelù (Acquasantissima), Cirque du Soleil (The Film), Eugene Hutz (Gogol Bordello). Tra saltarelli molisani e unza unza di stile balcanico, tra rock and rom, e lo swing dei Manouche di Reinhardt, il gruppo composto da Elia Ciricillo, Rita Tumminia, Erasmo Treglia, Marcus Colonna, Sandu Gruia Sandokan, apre un’autentica finestra sulle musiche gitane.

A marzo (sabato 17 e domenica 18 e a grande richiesta anche venerdì 16) toccherà a “Fui e Sono Eddie Redmount”, di Mario Monterosso, con la regia di Greg, chiudere la rassegna musicale di MusT. Uno spettacolo che narra le vicende del catanese Eddie Redmount, figlio di pescatore e appassionato di musica blues e swing che, stanco della miseria siciliana del suo tempo, decide di emigrare negli USA in cerca di fortuna. I brani raccontano in musica le tappe di questo percorso di vita nella cornice temporale di fine anni ‘40. Dodici brani inediti (cui si aggiunge la cover Just because del 1929) scritti in una miscela di dialetto siciliano, americano e italiano, tipico degli emigrati italo-americani del dopoguerra. È previsto anche un happening dopo lo spettacolo”.

Per informazioni e acquisto biglietti: MusT – MUSCO TEATRO Via Umberto 312, Catania

Fonte: I PRESSSala Stampa e Comunicazione

Aumento automatico dell’ età pensionabile: una questione demografica

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In una campagna elettorale fatta di promesse generose (e anche di un “lapsus” sulla “razza bianca”) molti pensano a cancellare l’aumento automatico dell’ età pensionabile a seguito dall’allungamento dell’aspettativa di vita. Un principio che – con eccezioni per i lavori usuranti – tutela la sostenibilità del sistema previdenziale.

Ma l’età della pensione non si fissa per decreto

In un vero sistema contributivo non esiste un’età di pensionamento. Ma in Italia alle ragioni di finanza pubblica si somma una questione demografica che potrebbe rendere insostenibile il sistema. E sulle deroghe per i lavori usuranti serve trasparenza.

Contributivo dimenticato

L’incremento nei requisiti di età necessari per la maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, conseguenza degli automatismi introdotti dalla riforma del 2011, ha nuovamente infiammato il dibattito. Le modalità con cui la discussione si è sviluppata, e le proposte che ne sono scaturite, tradiscono il disinteresse del legislatore e delle parti sindacali nei confronti del principio contributivo, introdotto nel 1995, ma ancora poco incisivo sulla nostra spesa per pensioni, a causa di una transizione scandalosamente lunga.

In un sistema pensionistico contributivo infatti non esiste “un’età” di pensionamento. Al contrario, questa può essere scelta dal lavoratore.

La flessibilità è prevista ad esempio in Svezia, la nazione che sembra aver accolto in maniera più coerente nella sua normativa pensionistica i principi dei sistemi contributivi, e così è stato anche in Italia fino al 2004. Dal 2005 al 2011 poi si è tornati all’età fissa per riaffermare, con la riforma del 2011, una fittizia flessibilità ornata dalla presenza di vincoli sull’importo maturato (2,8 volte l’assegno sociale per un anticipo di tre anni e 1,5 volte l’assegno sociale al raggiungimento dell’età della pensione di vecchiaia) e dall’introduzione del legame automatico, e quindi non negoziabile, tra variazione nell’aspettativa di vita a 65 anni e requisiti di età e contributivi per l’accesso alla pensione.

Le ragioni dell’adeguamento automatico

Il governo si è quindi opposto alle richieste dei sindacati di abolizione del meccanismo di adeguamento automatico e (seppure aprendo ai lavori usuranti) ha cercato di tenere il punto sulla riforma del 2011. Due sono le ragioni di questo comportamento.

  • A livello finanziario ci sono i motivi che derivano dal “principio di cassa”: un anticipo generalizzato dell’età di pensionamento, rispetto al sentiero disegnato in occasione della riforma del 2011, che incorporava l’adeguamento automatico dell’età pensionabile, determinerebbe una crescita immediata del numero di prestazioni e quindi della spesa per pensioni rispetto a quanto previsto nei tendenziali di bilancio. L’effetto “cassa” è magnificato in Italia dal fatto che una quota importante delle prestazioni di coloro che accederanno al pensionamento nei prossimi anni sono ancora calcolate con la generosa regola retributiva.
  • A livello microeconomico nel medio-lungo termine il legislatore è preoccupato dal fatto che l’anticipo dell’età di pensionamento possa mettere a repentaglio la capacità del sistema pensionistico pubblico di garantire prestazioni adeguate. Del resto, che l’adeguatezza (teorica) delle pensioni pubbliche italiane potrà essere raggiunta nel lungo periodo solo grazie a un aumento cospicuo dell’età di pensionamento è esplicitamente riportato in documenti ufficiali.

Ma quale è la variazione “corretta” dell’età di pensionamento di fronte ai miglioramenti nell’aspettativa di vita? La questione può essere posta in questo modo: se la vita attesa di un individuo o di una coorte di individui (e presumibilmente di tutte quelle nate dopo) cresce di un anno è necessario che tutto il guadagno di vita debba essere speso nel mercato del lavoro?

Anche in questo caso le esigenze macro-finanziarie sembrano prevalere su quelle individuali: la prospettiva della incipiente transizione demografica e del forte peggioramento degli indici demografici lascia capire che, a livello aggregato, l’aggancio automatico e completo dell’età di pensionamento alle aspettative di vita rientra nel più ampio pacchetto di misure che servono per contrastare la riduzione prospettica nel numero dei lavoratori rispetto a quello dei pensionati.

Detto in altri termini, l’età di pensionamento, in contrasto appunto con la logica contributiva, è a pieno titolo uno degli strumenti per il raggiungimento degli obiettivi di stabilità finanziaria.

Chi è svantaggiato?

C’è poi la questione delle categorie svantaggiate perché sottoposte a lavori usuranti.

In un sistema che si ispira a una logica di tipo assicurativo, il blocco dell’adeguamento dell’età pensionabile per i lavoratori impiegati in attività usuranti andrebbe a parziale compensazione del fatto che queste categorie hanno una aspettativa di vita minore rispetto a quella media. Una collettività può certo decidere democraticamente di impiegare risorse a favore di categorie svantaggiate, ma lo deve fare in modo trasparente, soprattutto stimandone la dimensione finanziaria di medio-lungo termine e fissando un criterio di equità che permetta di fissare in modo il più possibile oggettivo chi è svantaggiato e chi non lo è. Altrimenti tutto si complica e nella confusione è più facile per altre categorie di lavoratori “penalizzati” e non ancora beneficiati richiedere adeguamenti migliorativi.

La crescita della spesa per pensioni italiana nei passati decenni è stata causata anche dalla continua rincorsa tra le differenti, numerose categorie di pensionati verso trattamenti sempre più favorevoli e più costosi per la collettività.

vivicentro.it/ECONOMIA
vivicentro/Aumento automatico dell’ età pensionabile: una questione demografica
lavoce.info/Ma l’età della pensione non si fissa per decreto (Carlo Mazzaferro)

Portici, furto di pc al liceo scientifico ‘Filippo Silvestri’ durante l’Open Day

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Ennesimo episodio di furto a Napoli: al Liceo Scientifico di Portici rubati i pc durante l’Open Day.

A Napoli, ennesimo furto all’interno di un istituto didattico: questa volta è toccato a Portici, durante i giorni di Open Day di sabato e domenica, dedicati all’interazione tra la platea cittadina ed il pubblico. Due pc sono stati portati via da un armadietto blindato all’interno dell’istituto durante l’iniziativa Open Day, svoltasi nei giorni di sabato e domenica, mentre ieri altri tre pc mancavano all’appello. L’episodio è stato denunciato dalla dirigente scolastica alla stazione locale dei carabinieri. 

Tre di questi computer sono spariti dalle rispettive aule, mentre altri due sono stati portati via da un armadietto blindato che si trovava all’interno dell’istituto. Come riporta Fanpage: “Quest’ultimo è il dato più preoccupante, e che dimostrerebbe si sia trattato non di una “bravata” commessa da qualche avventore, ma di un furto intenzionale, probabilmente effettuato con arnesi da scasso portati per la bisogna. Un leitmotiv, quello dei furti di attrezzature nelle scuole, che sta diventando frequente nell’ultimo periodo: solo pochi giorni fa il colpo all’istituto Belvedere del Vomero, dal quale erano stati rubati computer, pianole e altro materiale didattico, mentre pochi giorni prima la stessa sorte era toccata al Pansini poco distante“.

 

‘Perfetti Sconosciuti’: è un successo anche in TV per Paolo Genovese.

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Canale 5 trionfa con “Perfetti Sconosciuti” di Paolo Genovese, 4.769.000 spettatori pari al 20.3% di share.

Ieri sera Perfetti Sconosciuti ha conquistato anche i telespettatori: 4.769.000 spettatori pari al 20.3% di share per Canale 5 grazie all’intreccio delle drammatiche vicissitudini di 4 coppie di amici, cioè di Marco Giallini, Anna Foglietta, Giuseppe Battiston, Edoardo Leo, Valerio Mastandrea, Alba Rohrwacher, Kasia Smutniak e Benedetta Porcaroli, ovvero i magistrali interpreti di una pellicola che è destinata a diventare un cult del cinema italiano.

Girato a Roma nel 2015 e diretto da Paolo Genovese la commedia drammatica ha ottenuto numeri record ai botteghini con 3.325.953 di euro incassati soltanto nel week end in cui il film è uscito. Oltre ad essere apprezzata dal pubblico la pellicola ha fatto il pieno di riconoscimenti. Dai David di Donatello ai Nastri d’argento fino al Globo d’oro e al Ciak d’oro per un lavoro che è riuscito a mettere d’accordo tutti. La trama ha fatto breccia perché è realistica e sintetizza al meglio uno spaccato dei giorni nostri. Il telefono cellulare scatola nera delle singole vite con social e chat punto riferimento quotidiano della maggior parte degli individui: durante una cena, un gruppo di amici decide di fare una specie di gioco della verità mettendo i loro cellulari sul tavolo. Per la durata della cena, messaggi e telefonate sono condivisi tra loro, mettendo a conoscenza l’un l’altro dei propri segreti più profondi fino a ribaltare totalmente le carte di una vita ‘ apparentemente’ tranquilla.

 

Diversi i commenti sul film, anche ieri sera dopo la prima tv, come ad esempio quello su Twitter di Francesco Facchinetti, figlio del celebre componente dei Pooh :’Uno dei più bei film italiani degli ultimi anni’. In molti hanno evidenziato il coraggio di Lele che preferisce fare confermare l’outing pur di non svelare il segreto dell’amico gay. ‘Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata ed una sconosciuta. Una lezione da prendere da esempio‘.

Il futuro delle auto è nell’ibrido o elettrico. Il sorpasso già dal 2025

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“Entro il 2025 oltre la metà delle auto sarà ibrida o elettrica” afferma Marchionne da Detroit. La mobilità è una sfida che riguarda anche i grandi colossi dell’hi-tech a partire da Google che, come scrive Andrea Montanino, ha deciso di arruolare John Krafcik, un manager di lungo corso nell’industria automobilistica.

Vetture hi-tech, Google arruola il guru di Detroit

Il programma di Google per dotare le automobili di un sistema senza guidatore va avanti a grandi passi. Da un paio di mesi sono iniziati i test di guida senza prevedere un pilota nel veicolo a supporto, e continuano le partnership strategiche con produttori di tecnologie e di auto come Intel e Fca per arrivare in un paio di anni ad un prodotto che possa essere commercializzato.

Quello che sta succedendo in California è frutto di una forte contaminazione tra manifattura tradizionale da un lato, e fantasia e innovazione tipica della Silicon Valley dall’altro. A dirigere il progetto è infatti stato chiamato John Krafcik, manager di lungo corso dell’industria automobilistica. E’ dal 1984 che si occupa di automobili, prima negli stabilimenti di una joint venture tra Toyota e General Motors, poi in Ford e infine in Hyundai.

Le evoluzioni della Google car portano a due considerazioni. La prima è il potere ormai globale degli operatori della new economy, che va oltre l’ambito tradizionale delle tecnologie informatiche ed esce dai computer. Google non è più solo un motore di ricerca, così come Amazon non è più soltanto il sito Internet dove comprare libri. Queste aziende stanno ormai occupando settori tradizionali, portando prepotentemente le trasformazioni del digitale. Per dire, Amazon ha comprato la catena di supermercati di alta gamma WholeFoods, o un giornale come il «Washington Post», mostrando come non vale più la distinzione tra settori tradizionali e settori innovativi, ma l’innovazione può essere dovunque, si tratta di applicarla. Così l’industria manifatturiera per eccellenza e associata nell’immaginario collettivo alla catena di montaggio, quella dell’automotive, diventa la frontiera della tecnologia con le auto senza guidatore. Ci si chieda cosa diventerà la distribuzione alimentare con Amazon.

Queste evoluzioni danno speranza ai settori tradizionali, che molti avevano, a torto, dato per morti. L’industria manifatturiera continuerà a giocare il suo ruolo nella creazione di posti di lavoro adattandosi e facendosi contaminare dalle nuove tecnologie: non serve per forza un colosso come Google o Amazon per imporre il cambiamento, ma l’attenzione continua degli imprenditori, piccoli o grandi che siano, a digitalizzare le loro fabbriche e pensare a prodotti nuovi frutto della commistione tecnologie informatiche-tradizione.

L’altro elemento di riflessione riguarda l’attitudine alla mobilità del lavoro. John Krafcik ha deciso di lavorare per Google, piuttosto che andare a fare il presidente di qualche prestigioso gruppo automobilistico, creando una discontinuità nella sua carriera di manager. Peraltro, una scelta simile l’aveva fatta nel 2002 Hal Varian, uno dei guru della microeconomia e professore a Berkeley, quando aveva accettato di fare il capo economista proprio di Google.

Questo è un tratto tipico della società americana, dove non si ha paura di cambiare settore, o datore di lavoro, o tipo di lavoro. Così facendo il rischio è vissuto come un’opportunità e l’innovazione anche nelle carriere lavorative è un fattore di successo.

La lezione che deriva dalla storia di Krafcik e dalle auto di Google è importante per inquadrare la nostra campagna elettorale. Il Paese che ci viene proposto vuole incentivare o frenare la mobilità del lavoro? Vede le nuove tecnologie come un’opportunità per far crescere anche i settori tradizionali o come un rischio di perdita di posti di lavoro? Sono domande sulle quali servono risposte chiare e univoche, per permettere ai cittadini di scegliere con discernimento.

@MontaninoUSA

vivicentro.it/OPINIONI
vivicentro/Il futuro delle auto è nell’brido o elettrico. Il sorpasso già dal 2025
lastampa/Vetture hi-tech, Google arruola il guru di Detroit ANDREA MONTANINO

CTB Brescia: PINOCCHIO da CARLO COLLODI, dal 17 al 21 gennaio

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Il racconto collodiano secondo Antonio Latella. Christian La Rosa è Pinocchio

PINOCCHIO
da CARLO COLLODI
drammaturgia di ANTONIO LATELLA, FEDERICO BELLINI, LINDA DALISI
regia di ANTONIO LATELLA
scene GIUSEPPE STELLATO
luci SIMONE DE ANGELIS
costumi GRAZIELLA PEPE
musiche e suono FRANCO VISIOLI
con
Arlecchino/Gatto/Padrone del Carro Michele Andrei
Fata/Maestro Ciliegia/Donnina/Tonno Anna Coppola
Pulcinella/Volpe Stefano Laguni
Pinocchio Christian La Rosa
Grillo Fabio Pasquini
Musico Matteo Pennese
Colombina/Pulcino/Merlo/Ostessa
Grosso Colombo/Lumaca Marta Pizzigallo
Geppetto/Mangiafuoco/Giudice
Pescatore Verde/Padrone del Circo Massimiliano Speziani

produzione PICCOLO TEATRO DI MILANO – TEATRO D’EUROPA
Durata dello spettacolo 2 ore e 50 minuti (compreso intervallo)

Un Pinocchio inaspettato sarà in scena dal 17 al 21 gennaio (alle ore 20,30 – domenica 15,30) al Teatro Sociale di Brescia (via F. Cavallotti, 20) per la Stagione di prosa del CTB Centro Teatrale Bresciano realizzata grazie al sostegno dalla Fondazione ASM e del Gruppo A2A di Brescia. Una produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro D’Europa. Info www.centroteatralebresciano.it

Pinocchio. Il burattino di legno, quell’incredibile storia che tutti noi abbiamo imparato ad amare. Cresciamo con le fiabe, stampate con le bellissime e colorate immagini nei grandi libri che ci leggevano i nonni e che poi abbiamo letto ai nostri figli. E Pinocchio è una di queste. Un personaggio che cresce nel tempo, corre dei pericoli e sbaglia, impara ad ascoltare le parole della fatina, crea dolore al padre, Geppetto, che gli ha dato la vita. La bugia poi, con l’imbarazzante naso che si allunga, è uno dei temi principali della vicenda. Un bildungsroman per i più piccoli, che insegni come essere buoni e crescere nel giusto, imparando dai propri errori e ascoltando i consigli di chi ci è vicino.

Ebbene, nulla di tutto ciò sarà presente nello spettacolo che Antonio Latella porterà in scena al CTB.

Tutt’altro che romanzo per bambini, nel suo adattamento per la scena dell’opera di Collodi, Latella si pone davanti al  burattino di legno, impersonato da Christian La Rosa, cercando uno sguardo depurato dalle infinite interpretazioni  depositatesi per oltre un secolo; cercando, se esiste, quel che finora non è stato visto.

Il punto di partenza di questa rivisitazione è il fattore linguistico. Collodi, con il suo romanzo, insegnò a parlare – con l’abbecedario che Pinocchio portava sotto il braccio codificò una lingua. Ed è da una lingua viva e bellissima che  inizia il lavoro di riscrittura a cui si dedica Latella, che si imbatte così non solo nel codice infantile della scoperta del  mondo, ma soprattutto in un linguaggio fatto di relazioni in cui la bugia, uno dei temi principali della favola del burattino, si svela in un orizzonte inaspettato. Le bugie, secondo la visione di Latella, sono la manifestazione stessa del vitalismo di Pinocchio. Le bugie cercano parole e nomi da dare alle cose. La menzogna invece, controparte negativa, appartiene al mondo dei morti, al mondo di coloro che mentono a Pinocchio e a cui lui stesso crede. Si manifesta così un dualismo, quello vita-morte, che sottende i tanti temi che si intrecciano nel racconto.

C’è poi il tema della paternità. Geppetto dà la vita a Pinocchio ma non lo fa per amore, per dare la vita, come ci è stato raccontato, non lo fa per essere padre. Geppetto vuole un burattino secondo i propri desideri, uno che possa “giocar di scherma” e gli faccia girare il mondo e guadagnare. Da questo punto Latella conduce lo spettatore in una superba riflessione sulla paternità dell’opera d’arte. L’artigiano che crea un burattino, gli dona l’esistenza stessa, ma perché lo fa? E qual è allora il significato dell’opera d’arte e dell’opera d’arte Pinocchio?

In un sorprendente ed emozionantissimo finale, il cui protagonista sarà proprio il naso di Pinocchio, il pubblico sarà chiamato a indagare dentro sé e a riflettere sui tanti temi che Latella, insieme a Christian La Rosa, porterà sul palcoscenico.

Biglietti

INTERO
Platea 27 €
Galleria Centrale 19 €
Galleria Laterale 13 €

RIDOTTO GRUPPI*
platea 24 €
Galleria Centrale 17 €
Galleria Laterale 12 €

RIDOTTO SPECIALE**
Platea 19 €
Galleria Centrale 14 €
Galleria Laterale 11 €

RIDUZIONI
* La riduzione Gruppi è riservata ad Enti convenzionati con il CTB.
** La riduzione Speciale è riservata a giovani fino a 25 anni, ultrassessantacinquenni e possessori di carta d’argento.

Acquisto presso:
TEATRO SOCIALE
Via Felice Cavallotti, 20 – Brescia
Tel. +39 030 2808600
biglietteria@centroteatralebresciano.it

Orari botteghino
Nei giorni di spettacolo:
Giorni Feriali (tranne lunedì, giorno di chiusura) dalle 16.00 alle 19.00
Domenica dalle 15.00 alle 18.00

PUNTO VENDITA CTB
Piazza della Loggia, 6 – Brescia
Tel. +39 030 2928609
biglietteria@centroteatralebresciano.it
Orari di apertura
dal martedì al venerdì (esclusi i festivi) dalle 10.00 alle 13.00

ON-LINE
sul sito www.vivaticket.it e in tutti i punti vendita del circuito modalità di pagamento: carta di credito o bancomat

Cilento Experience: un territorio da vivere con Eugenio Finardi

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Cilento experience, il territorio tra arte e musica con lo spettacolo di Eugenio Finardi.

Eugenio Finardi partecipa al sesto appuntamento di Cilento Experience: Un territorio da vivere. Arriva, uno degli artisti di maggiore spessore della musica italiana, a presentare il suo ultimo lavoro #FINARDIMENTE. L’artista condurrà il pubblico in un percorso di racconti musica e parole riproponendo anche i classici immancabili, accompagnato da un’eccellente orchestra.

Sta per arrivare al Cineteatro Tempio del Popolo intitolato a Giovanni Di Benedetto, di Policastro Bussentino, #FINARDIMENTE, il nuovo show di Eugenio Finardi, sesto appuntamento di Cilento Experience: Un territorio da vivere. Il concerto, ad ingresso gratuito, si terrà sabato 20 gennaio a partire dalle ore 21.

Dopo il successo dei suoi precedenti lavori “Acustica”, “Suono”, “Il Silenzio e Lo Spirito” e “Parole e Musica”, Eugenio Finardi, uno dei pilastri della musica Italiana, torna sul palco con un nuovo progetto, partito il 3 novembre scorso, dal titolo #FINARDIMENTE: Una parola composta che è insieme un avverbio, un nome, un verbo. Tre modi per rispondere al dubbio su cosa sia la Verità nell’Arte. Sul palco del Cineteatro Tempio del Popolo, accompagnato da una formazione inusuale e raffinata (chitarra, violoncello e percussioni), Eugenio Finardi condurrà il pubblico in un percorso di racconti tra musica e parole, aneddoti e considerazioni, grandi classici e brani mai interpretati, dove il cantautore cercherà di svelare la sua verità dietro ogni forma di rappresentazione artistica, con un racconto sincero e sfacciato delle emozioni di intere generazioni e ovviamente la sua musica.

In scaletta, insieme ai brani fondamentali della sua lunga carriera, anche alcune chicche mai eseguite dal vivo, che ciononostante sono diventate nel tempo dei classici, come “Il Vecchio Sul Ponte” e “Shamandura”. Sul palco insieme a lui, Giovanni “Giuvazza” Maggiore alle chitarre, Claudio Arfinengo alle percussioni e Federica Finardi Goldberg al violoncello.

«Sempre più spesso – dichiara Eugenio Finardi – quando le persone mi aspettano per un saluto a fine concerto, mi ringraziamo per ciò che ho rappresentato nelle loro vite. Da ragazzo questa cosa mi inorgogliva, adesso invece sento principalmente gratitudine e rispondo che sono io a ringraziare loro perché è attraverso la loro percezione che sono diventato la persona che sono»”.

L’evento “Cilento Experience: Un territorio da vivere” è finanziato dalla Regione Campania a valere sulle risorse del PROGRAMMA OPERATIVO COMPLEMENTARE (POC) 2014-2020 LINEA STRATEGICA 2.4 “RIGENERAZIONE URBANA, POLITICHE PER IL TURISMO E CULTURA” AZIONE 3 –  “INIZIATIVE PROMOZIONALI SUL TERRITORIO REGIONALE

 

Fonte: COMUNICATO STAMPA

Terzigno, ingoiavano la coca per non farsi scoprire: 4 arresti

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Operazione Gulp a Terzigno: 4 arresti, ingoiavano coca per nasconderla.

Questa mattina nell’ambito di un’articolata indagine coordinata dalla procura di Nola, i carabinieri del comando compagnia di Torre Annunziata hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misura cautelare personale emessa dal gip presso il tribunale di Nola nei confronti di quattro indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di spaccio di sostanza stupefacente di tipo cocaina. Le indagini, condotte dalla stazione nelle zone di Ottaviano e San Giuseppe Vesuviano hanno portato alla certificazione delle attività illecite di cessione delle sostanze stupefacenti nei tre centri vesuviani.  Subito i Carabinieri hanno fermato gli spacciatori che, in diverse circostanze, non esitavano ad ingoiare le dosi di cocaina per non farsi scoprire; sono finiti così agli arresti domiciliari Angelo Armenio, Pasquale Cirillo, Pasquale Randaccio e Felice Salvati. Proprio per l’abitudine di ‘nascondere’ la cocaina ingoiandola, l’indagine è stata denominata “Operazione Gulp”.

Modella italiana vende all’asta la sua verginità a 18 anni: già raggiunti un milione di euro

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Modella italiana mette all’asta la sua verginità a 18 anni: già raggiunti un milione di euro

In vendita la sua verginità per pagarsi gli studi. E’ la scelta di una ragazza italiana di 18 anni, studentessa e modella. Il suo sogno? Trasferirsi nel Regno Unito per studiare business a Cambridge. Per realizzarlo si è rivolta ad un’agenzia di escort, che ha il compito di dirigere e far fruttare le offerte per l’asta in cui Nicole, nome di fantasia scelto dalla giovane, offre il suo corpo per la prima volta ad un’altra persona.

Per il momento la cifra più alta offerta, per trascorrere una notte con lei, è di un milione di euro. A dare la notizia è il tabloid britannico The Sun.

“Ho deciso che la mia verginità era preziosa quando avevo 16 anni”, ha raccontato la 18enne: “Volevo una buona istruzione quindi ho cominciato a guardare il web in cerca di modi per finanziare i miei studi e ho trovato una serie di pubblicità di aste e scoperto che c’erano ragazze che si erano vendute per 3,5 milioni di euro, quindi ho deciso che avrei fatto lo stesso a 18 anni”. E poi: “Spero di prendere il più possibile per finanziare i miei studi, aiutare mia sorella e la mia famiglia e comprare una casa ai miei genitori”.

Al salone dell’auto di Detroit la svolta di Marchionne

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Dal salone dell’auto di Detroit, l’ad di Fca Sergio Marchionne illustra l’agenda del gruppo: “Con il nuovo piano ci sarà piena occupazione in Italia” e aggiunge che “il debito sarà azzerato già a metà giugno”.

“Fca, con il nuovo piano piena occupazione in Italia”

Marchionne promette: il debito sarà azzerato già a metà giugno

DETROIT – Il suo obiettivo, con il piano industriale 2018-2022 che presenterà il 1° giugno a Balocco, è di garantire la piena occupazione negli stabilimenti italiani anche nel prossimo futuro, azzerando la cassa integrazione già a fine anno. Se questa è la notizia più importante per la provincia tricolore, l’orizzonte che delinea Sergio Marchionne parlando al salone dell’auto di Detroit è di più ampio respiro. Tanto da rilanciare la corsa in Borsa di Fiat Chrysler Automobiles, che pure è da inizio anno che straccia tutti i record. E poi l’auto elettrica: l’ad di Fca annuncia la produzione di una Jeep Wrangler ibrida nel 2020. Del resto, «fra sette anni – assicura – metà delle auto sarà ibrida o elettrica». L’amministratore delegato di Fca non si risparmia, alternando annunci e battute a effetto. Come quando dice che l’obiettivo di azzerare il debito a fine 2018 potrà essere anticipato di sei mesi, vista l’ottima situazione dei conti. «Se ci riusciamo – aggiunge sornione ai giornalisti il manager perennemente col maglioncino nero – il primo giugno a Balocco mi vedrete con la cravatta». Come 14 anni fa quando, il 1° giugno 2004 al Lingotto, si presentò per la prima volta a spiegare come avrebbe rimesso in piedi la Fiat.

Quattordici anni dopo Marchionne può serenamente dire: missione compiuta. Da una Fiat che l’allora socio Gm aveva messo a bilancio a valore «0», lui si appresta a lasciare (a fine anno, anche se resterà fino all’assemblea di bilancio nella primavera del 2019) un insieme di aziende che capitalizza oltre 70 miliardi di euro. La sua politica di estrazione del valore ha portato prima alla separazione di Fiat Auto da Cnh Industrial, poi alla fusione di Fiat con Chrysler con la nascita di Fca, infine allo scorporo di Ferrari. E il 2018, ha confermato ieri, sarà l’anno dello spin off di Magneti Marelli. «Porterò la proposta al consiglio di amministrazione di febbraio», spiega Marchionne, che aggiunge che l’azienda verrà quotata solo a Milano, anche se avrà sede come le altre del gruppo ad Amsterdam, in Olanda. Fca, comunque, ora non ha bisogno di alcun partner. Il discorso fatto ormai tre anni fa sulla necessità di un consolidamento del settore auto per risparmiare sull’enorme uso («abuso», dice Marchionne) di capitale utilizzato, non è più di attualità. Fca ha proseguito per la sua strada. «Siamo arrivati alla pari degli altri. A zero debiti rientriamo nella categoria dei sani. Non abbiamo bisogno di nessuno».

Nessuna trattativa in vista con i cinesi, dunque: a Detroit si presenta una Fca «indipendente», che ieri in Borsa ha aggiornato i massimi storici toccando 19,6 euro. Marchionne conferma i target 2017 (i conti si conosceranno il 25 gennaio) e le previsioni per il 2018. Sulla partita italiana chiarisce: l’impegno è quello di eliminare qualsiasi dubbio sull’attività di Fca nel nostro Paese. «Andrà confermato in maniera ufficiale con il piano. Stiamo cercando di usare gli stabilimenti che abbiamo. Ritengo che il piano che presenteremo a Balocco dovrà per necessità affrontare la conclusione del processo di ristrutturazione industriale in Italia». E ancora: «L’impegno verso l’Italia è definire questo ciclo di sviluppo di Maserati e Alfa Romeo, dobbiamo completarlo. Non possiamo lasciare l’Alfa così com’è: ha due soli modelli, è un valore incompiuto. Nonostante il successo tecnico, i due marchi non hanno ancora un impegno finanziario e commerciale per stabilire un impatto a livello internazionale: questo è un lavoro che bisogna continuare, e hanno bisogno anche di altri prodotti».

Guardando all’Italia, Marchionne non è preoccupato per le elezioni: «L’importante è sapere con certezza chi governa». Quanto alle tasse, l’ad di Fca si definisce scettico su una possibile riforma simile a quella varata negli Stati Uniti. «L’Italia è il terzo Paese più indebitato al mondo, prima di fare un discorso sulle riforme fiscali è meglio vedere se possiamo permettercelo. Serve un’infrastruttura industriale che possa rispondere con rapidità, in Italia non so se c’è». Con la presentazione del piano dovrebbe essere annunciato il successore dell’attuale ad, pescato all’interno del gruppo. «Sarà il consiglio di amministrazione a sceglierlo. E in corsa non c’è alcuna donna», spiega, tagliando così la testa alle illazioni circolate ancora recentemente. Fca inoltre, di fronte a un cash flow ancora positivo, potrebbe favorire un buyback. «Il mercato è cambiato moltissimo. Ritengo sia più intelligente comprare azioni, piuttosto che pagare dividendi». Il tema resta comunque il futuro dell’auto. «O l’industria si reinventa o è a rischio. Fra sette anni metà delle auto sarà ibrida o elettrica».

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vivicentro/Al salone dell’auto di Detroit la svolta di Marchionne
lastampa/“Fca, con il nuovo piano piena occupazione in Italia” TEODORO CHIARELLI – INVIATO A DETROIT

De Gennaro: “Vogliamo qualificarci al turno successivo: contro Zielona match fondamentale”

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Appuntamento alle 20:30 il 17 gennaio al PaladelMauro: team Sacripanti contro Zielona Gora.

Al PalaDelMauro torna l’appuntamento con la Champions League: questa volta a sfidarsi il 17 gennaio alle 20:30 saranno il team di Sacripanti contro quello dello Zielona Gora.  Il coach De Gennaro, parlando di questa penultima partita fondamentale per il passaggio al secondo turno della Regular Season ha affermato: “Vogliamo assolutamente qualificarci e quindi, per superare il turno, dobbiamo obbligatoriamente passare per questa vittoria, per poi pensare, volta per volta, alle successive gare. Chiediamo il supporto del nostro pubblico, affinché ci spinga come ha sempre fatto fino ad ora”.

 

La Champions League torna al PalaDelMauro: mercoledì 17 gennaio alle ore 20.30 gli uomini di coach Sacripanti affronteranno i polacchi dello Zielona Gora. Per gli irpini si tratta della penultima partita casalinga della competizione europea per quanto riguarda la Regular Season, importante ai fini del passaggio al secondo turno. Queste le considerazioni di coach Gianluca De Gennaro sull’imminente sfida:

 

“Affrontiamo Zielona, squadra che ha recentemente cambiato coach:  i polacchi sono ben allenati e giocano un’ottima pallacanestro, fatta di triangoli offensivi e di molti giochi che prevedono la palla in post basso. Vengono da un momento positivo, frutto di una vittoria in casa contro il Besiktas e che sicuramente avranno voglia di ripetere al DelMauro. Ricordiamo molto bene la partita d’andata, di conseguenza conosciamo le difficoltà di incontrare un roster profondo come quello di Zielona: basti pensare al loro playmaker Koszarek, che il nostro coach conosce benissimo, oppure il tiratore Kelati e il loro centro Dragicevic, che nell’ultima gara ha messo a referto ben 37 punti. Hanno inoltre una panchina lunga, con Florence che attacca benissimo in 1 vs 1 o Gecevicius, specialista del tiro dall’arco.

Dal canto nostro, dovremo disputate una partita solidissima in difesa, stare attenti al loro modo di giocare (fatto di molti tagli e chiusura di triangoli offensivi), limitando il più possibile la loro circolazione di palla e tenendo un’intensità difensiva molto alta per tutti i 40 minuti. Vogliamo assolutamente qualificarci e quindi, per superare il turno, dobbiamo obbligatoriamente passare per questa vittoria, per poi pensare, volta per volta, alle successive gare. Chiediamo il supporto del nostro pubblico, affinché ci spinga come ha sempre fatto fino ad ora”.

 

La società informa inoltre che da questo pomeriggio partirà la prevendita per la gara contro lo Stelmet Enea Zielona Gora. Sarà possibile acquistare i tagliandi presso il botteghino del PalaDelMauro, nei consueti punti vendita (qualsiasi rivenditore Go2, il cui elenco è disponibile al sito www.go2.it) oppure online collegandosi al sito www.boxol.it fino alle 13.00 di mercoledì 17 dicembre.

 

Questi i prezzi dei tagliandi:

Curve Sud\Nord: 15,00 €

Distinti: 20,00 €
Tribune Superiore Montevergine\Termino: 32,00 €

Tribune Centrali Montevergine\Terminio: 45,00 €

Tribune Vip Montevergine\Terminio 120,00 €

La vendita presso la biglietteria rispetterà i seguenti giorni e orari: martedì dalle ore 16.00 alle ore 19.00. Mercoledì la biglietteria sarà aperta al pubblico dalle ore 17.00 fino all’inizio della gara. La società ricorda che il giorno della partita di Champions non verranno rilasciati i mini abbonamenti valevoli per il girone di ritorno del campionato italiano; la vendita delle tessere riprenderà quindi giovedì 18 gennaio: gli orari e le modalità di vendita degli stessi sono descritti al seguente link: https://goo.gl/sVdWkT.

Avellino, 16 Gennaio 2018“.

Fondamentale sarà quindi, come sottolinea il coach il supporto del pubblico e un gioco tattico e strategico in modo tale da arrivare ai successivi ‘step’.

 

Fonte: Ufficio Stampa Sidigas Basket Avellino

 

Nocera Inferiore, uomo arrestato per contrabbando di sigarette

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Nocera Inferiore, un uomo di Pagani è stato arrestato perché trovato in possesso di sigarette di contrabbando

A Nocera Inferiore le Fiamme Gialle, durante un controllo hanno trovato un uomo di Pagani in possesso di 435 pacchetti di tabacchi lavorati esteri di contrabbando, pronti per essere immessi in vendita.
Il responsabile, già noto alle Forze dell’Ordine, è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore (SA) e segnalato alla competente Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per l’irrogazione delle conseguenti sanzioni amministrative. Non si è ancora a conoscenza dell’ammontare complessivo in euro dei prodotti illegali trovati.
L’operazione è stata eseguita nell’ambito di una costante attenzione da parte del Corpo, nel contrastare i fenomeni illeciti, proprio come quello del contrabbando di sigarette, che possono arrecare gravi danni ai consumatori e ai commercianti, che sono rispettosi della legge e delle regole di mercato.

Crotone, contrabbando di prodotti petroliferi: 21 denunciati

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Crotone, la Guardia di Finanza hanno eseguito 6 ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari e 5 misure coercitive di obbligo di dimora nei confronti di un sodalizio delinquenziale dedito al contrabbando di prodotti petroliferi

Crotone, l’operazione diretta dalla Procura crotonese e condotta dai militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria e della Compagnia di Crotone, conclusa con la denuncia di 21 persone, ha permesso di ricostruire una frode, all’Iva e alle accise, per oltre 1 milione di euro, con conseguente immissione illegale di 1 milione e 400 mila litri di pseudo gasolio.

L’indagine è nata grazie al controllo economico del territorio svolto dal Comando Provinciale e, nello specifico, in virtù del sequestro in data 04.04.2016 nei pressi di Cutro, di un’autocisterna polacca che trasportava l’anomalo prodotto petrolifero sulle strade della provincia di Crotone. L’indagine ha permesso di ricostruire l’articolata frode posta in essere dal sodalizio: il prodotto, fabbricato in Polonia, veniva  venduto a società operanti nella Repubblica Ceca. Il prodotto petrolifero aveva le stesse caratteristiche energetiche (e visive) del gasolio e quindi veniva commercializzato come tale.

A capo di tutto vi era un ristretto gruppo con base in Calabria, nella
cittadina di Torretta di Crucoli, ma già operante è conosciuta in altre zone d’Italia.  I provvedimenti giudiziari, hanno riguardato i seguenti soggetti: C. F.detto “u’ Baron”, C. G. P. detto “Gianpiero” con i ruoli di promotori e
capi dell’associazione a delinquere, M. V. detto “Mandarino” quale
“rappresentante” del prodotto con il compito di piazzarlo e di intessere affari con altri soggetti, S. M. la “testa di legno” delle società, nel tempo fittiziamente destinatarie del prodotto, ma dai cui conti partivano bonifici per i fornitori esteri per centinaia di magliaia di euro; C. S., C.
M., G. N., E. G., B. ., A. G. e M. C., ciascuno con ruolo di partecipante e con
mansioni coadiuvanti gli organizzatori del sodalizio criminale, fornendo il loro
contributo alla realizzazione del programma delinquenziale.

Sorrento, allarme baby gang: pestati due ragazzi di Positano

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Sorrento, baby gang in azione: pestati due ragazzi di Positano

Anche a Sorrento è allarme baby gang . Nella notte tra sabato e domenica sono stati picchiati due giovani di Positano. Ad esporsi al riguardo è il Sindaco Cuomo, il quale ha dichiarato: “Quello che è accaduto l’altra notte a Sorrento, ai danni di due giovani di Positano, è un atto increscioso che coinvolge tutta la nostra comunità”. Il sindaco condanna fermamente l’aggressione avvenuta nel corso della notte tra sabato e domenica ai danni di due ragazzi reduci da una serata trascorsa presso un locale di via Capo. Il pestaggio è stato così forte che ha portato al ricovero dei ragazzi presso l’ospedale Umberto I di Nocera, dove però un dei due è in prognosi riservata a causa di un’emorragia cerebrale. Il ragazzo è grave ma non in fin di vita, infatti i medici stanno aspettando che l’emorragia si fermi per poter sciogliere la prognosi.

E’ da almeno un mese che in Campania, e nella fattispecie a Napoli, si è diffusa a macchia d’olio il pericolo delle baby gang. Nessuno si aspettava che questa “moda” potesse espandersi fino ad arrivare nella tranquilla città di Sorrento, eppure è accaduto. Si spera che le istituzioni fermino questo fenomeno al più presto, prima che possa scapparci direttamente il morto.

Castellammare, ospedale San Leonardo in tilt: via alle denunce

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Castellammare di Stabia, solita questione al pronto soccorso dell’ospedale San Leonardo:l’ ospedale in tilt da il via alle denunce

A Castellammare di Stabia soliti avvenimenti accadono al pronto soccorso dell’ospedale San Leonardo. Come, quasi sempre, il pronto soccorso verte nel caos: le attese per i pazienti sono lunghissime: fino a 3 ore di attesa per ricevere una prestazione sanitaria. E può capitare persino che all’accettazione si dimentichino di rilasciare l’autorizzazione agli accertamenti diagnostici. tutto questo è stato registrato dal coordinatore regionale del movimento di tutela dei diritti del malato “Dimensione Civica”, Andrea Morgone, insieme con Antonio Esposito, segretario territoriale dell’associazione civica, che affermano: “Negli ultimi anni sono stati depauperati ospedali, quali quello stabiese, quelli di Sorrento, Vico Equense, Torre Del Greco, strutture dove si deve fare i conti con una forte carenza di personale infermieristico, di medici e operatori sanitari”. I rappresentanti di Dimensione Civica puntano il dito contro le disfunzioni dell’ospedale San Leonardo che definiscono «quello con maggiori carenze, inefficiente e incapace di rispondere ai bisogni sanitari dei cittadini». E ne sono prova le continue denunce di aggressioni subite dal personale al Pronto soccorso. Il San Leonardo è l’ospedale di riferimento dei paesi dei Monti Lattari, della Penisola Sorrentina e di tutto il versante Sud napoletano, di conseguenza è stato richiesto che venga potenziato con professionalità mediche e infermieristiche e tecnologie adeguate in modo da funzionare da filtro per non ingolfare alcuni ospedali napoletani con ricoveri in barella nei corridoi. In primis i pazienti si trovano spesso ad avere delle indicazioni sbagliate all’ingresso, di conseguenza chi ha bisogno di una prestazione medica è costretto a recarsi da un reparto all’altro. Ma non solo,   accadono attese snervanti  corridoi vuoti e privi di personale addetto. Infine, nell’ambulatorio dell’otorino si scopre che il sistema di riscaldamento dell’acqua non c’è. Insomma tutto questo è sintomo di degrado assoluto in quella che dovrebbe essere l’istituzione di cui ci si dovrebbe prendere maggior cura, insieme alle scuole, eppure le cose all’ospedale stabiese non sono mai veramente cambiate.

Campagna elettorale: prevedibili promesse farlocche e polemiche razziste

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Tempesta sul centrodestra per una frase choc di Fontana sull’immigrazione: “Non possiamo accettare tutti, la nostra razza bianca è a rischio” e per Salvini che imbarazza gli alleati con la proposta di: riaprire le case chiuse.

Per Marcello Sorgi “ era inevitabile che il tema dell’immigrazione irrompesse nella campagna elettorale ”. E ora “ci troviamo di fronte a una polemica a due facce”.

I due fronti della sfida sui migranti

Era inevitabile che il problema dell’immigrazione facesse irruzione nella campagna elettorale, dato che è stato argomento continuo di polemiche da almeno tre anni. Ma era francamente imprevedibile che Fontana, il neo-candidato leghista alla guida della Regione Lombardia, a una delle sue prime uscite paventasse addirittura la scomparsa della «razza bianca», un rischio mai minacciato neppure dal suo leader Salvini, pur avvezzo a parlare in termini crudi di immigrati, e di «ruspe» come rimedio per spazzare via i campi profughi dalle periferie delle nostre città.

LEGGI ANCHE: Per il centrodestra il razzismo è una gaffe

I paradossi di questa vicenda sono due. Il primo è che per quanto il centrodestra, soprattutto al Nord dove mira a stravincere, e dove l’immigrazione è argomento ultrasensibile, punti a farne il tema-chiave della propria propaganda, il problema degli sbarchi nel corso del 2017 ha subito un drastico ridimensionamento. Basta solo leggere i dati pubblicati sul sito del ministero dell’Interno per rendersi conto di cosa è accaduto.

Dai 181.436 sbarchi del 2016 (con 5022 morti annegati nel Canale di Sicilia) si è passati ai 119.247 dell’anno appena concluso, con un decremento del 34 per cento: vuol dire che per ogni tre immigrati giunti due anni fa, l’anno scorso ne sono arrivati due.

Se poi si passa a scomporre questi dati, si scopre che nella prima metà del 2017, da gennaio a giugno, si erano registrati oltre 83.000 arrivi, con un incremento, in questo caso, sul periodo corrispondente del 2016, del 18 per cento. Da luglio a dicembre, invece, sono approdati sulle coste siciliane (ma anche, in misura assai minore, calabresi, pugliesi e campane) «solo» 36.000 profughi, il 67 per cento in meno. Significa, per usare lo stesso paragone, che per ogni tre immigrati sbarcati nel 2016, nella seconda parte del 2017 ha toccato terra solo uno, o anche meno.

Con un flusso come questo, che, va detto, non è affatto facile tenere costante, quest’anno il totale degli sbarchi potrebbe addirittura dimezzarsi. Si può discutere sul fatto che centomila o cinquantamila immigrati siano ancora troppi per l’Italia. E può darsi che effettivamente lo siano, è da vedere. Ma se contemporaneamente cominciasse a funzionare un po’ meglio il meccanismo della redistribuzione in Europa – che prevedeva che 160.000 fossero accolti nei Paesi partner dell’Unione, mentre ne sono stati ricollocati solo 31.000, e non soltanto dall’Italia – il problema, se non proprio risolto, potrebbe essere considerato gestibile, come appunto ha cominciato ad essere negli ultimi mesi.

Il merito di questo capovolgimento della situazione, e della reale cancellazione della pretesa «invasione» degli immigrati (quella, per intendersi, di cui parla tutti i giorni Salvini e il gruppo dirigente della Lega e che ha portato Fontana a lanciare il grottesco allarme per la «razza bianca») è del ministro dell’Interno Minniti. Minniti è stato anche criticato da chi pensa che nel chiudere gli accordi che ha firmato in Libia con il nuovo (ma non dappertutto riconosciuto) governo, con le milizie e con le tribù, per frenare il flusso delle partenze, abbia adoperato forse troppa disinvoltura, senza curarsi, o senza curarsene troppo, del destino di coloro che avevano attraversato il deserto per imbarcarsi e venivano invece bloccati, non sempre in condizioni decenti o umanitarie, prima di affacciarsi sul mare. Un’inchiesta dell’Associated Press ha documentato come alcuni degli interlocutori del nostro ministro potessero essere precedentemente impegnati nel traffico di migranti, e forse proprio per questo si siano rivelati così efficaci nel rallentarlo. Dubbi e accuse da dimostrare, ovviamente. Mentre è sicuro che da quando Minniti, a febbraio 2017, ha firmato il primo accordo, nel giro di alcune settimane il grande fiume della migrazione ha cominciato a prosciugarsi.

Qui però si materializza il secondo paradosso di questa storia. Un governo normale, una coalizione normale, un partito normale avrebbero tutto l’interesse a valorizzare il lavoro del proprio ministro. Se non lo fanno, o non lo possono fare, è perché all’interno di quel governo, di quella coalizione che peraltro deve ancora nascere e di quel partito esiste una scuola di pensiero che considera il lavoro di Minniti discutibile, non in linea con lo spirito di solidarietà che il Pd e il centrosinistra dovrebbero dimostrare, o addirittura contrario al dovere di accoglienza verso i disperati che arrivano dall’Africa. Non li sfiora l’idea che questi legittimi sentimenti possano trovare migliori soddisfazioni se il numero dei profughi diminuisce, anziché aumentare a dismisura, com’era accaduto nel 2014, ’15 e ’16. E soprattutto, al momento, nel Pd e nel centrosinistra l’immigrazione è tabù: perché se la Bonino si accorge di quel che ha combinato Minniti, potrebbe saltare la coalizione con i Radicali.

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VIDEO ViViCentro- Open Day III Circolo Didattico di Castellammare: “L’Obbiettivo è mettere in contatto i cittadini con la scuola”

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Open Day presso il III Circolo Didattico di Castellammare di Stabia, un incontro con la scuola e i cittadini del domani.

Questo pomeriggio al III Circolo Didattico di Castellammare di Stabia secondo evento dedicato all'”Open Day”, dalle 16,30-18,30, iniziativa  volta a promuovere un’ interazione tra la scuola ed alunni sul territorio. Obbiettivo del III Circolo, come quello delle scuole inserite all’interno di questa iniziativa, è farsi conoscere con una serie di attività dedicate ai bambini che racchiudono la sintesi perfetta dell’insegnamento didattico, non solo relegato alla nozionistica delle materie canoniche, come l’Italiano e la matematica, ma volto ad aprirsi, attraverso le arti visive e non solo, allo sviluppo della creatività del bambino. E’ questo l’obbiettivo dei diversi percorsi proposti all’interno di queste due giornate: Laboratori manuali, come quelli proposti anche dal plesso San Giovanni Bosco, con l’utilizzo di materiali di diversa natura come la ceramica, ma anche informatici, oppure attività di lingua francese ed inglese, che all’interno di un’epoca di globalizzazione, permette ai bambini di potersi confrontare ed interagire in maniera serena e spensierata anche con altre culture. Continua il programma investendo sulle arti visive: dal disegno che permette l’interazione toccata ‘con mano’ dei concetti di spazio, linea e colore, inoltre all’apprendimento delle competenze basilari della storia dell’arte, visti i percorsi che la scuola offre dedicati, tra gli altri, a Mirò, Picasso e Kandiskji , fino alla drammatizzazione dei testi per i bambini offrendo la conoscenza della dimensione del teatro, in lingua italiana ed inglese. Sempre all’interno delle arti va ascritto anche un laboratorio dedicato alle favole, ma anche alla salute con un percorso volto ad un’educazione alimentare che permetta al bambino di diventare un futuro cittadino del domani ‘in salute’ .  

Inclusi tutti all’interno delle giornate dell’Open Day anche i più piccoli, i bambini della scuola materna, come ci spiega l’insegnante Rosa Iezza della Scuola San Marco Evangelista: “Il progetto per il percorso curriculare della scuola materna è dedicato alle “Stagioni” ed in particolar modo all’inverno, i bambini saranno coinvolti in attività di laboratorio che prevedono l’allestimento di un tavolo di degustazione dove ci saranno dei frutti di stagione che sarà possibile assaggiare, toccare, annusare, coinvolgendo il discorso sensoriale. Inoltre i bambini parteciperanno alla realizzazione di alcuni manufatti utilizzando varie tecniche ed avranno modo di realizzare oggetti da distribuire alle persone che vorranno assistere a queste attività, ma da esporre all’interno della scuola e saranno visibili anche ai bambini ed i genitori nei giorni successivi all’evento. I bambini hanno 4 anni e parteciperanno in maniera molto calorosa, essendo già abituati a lavorare all’interno della realtà del laboratorio. Questo discorso va fatto non solo per il plesso San Marco, ma anche per i plessi “Rami d’Ulivo” e “Don Ciro Donnarumma”; anche li ci saranno attività laboratoriali, in particolare nel plesso “Rami d’Ulivo” poiché trattasi di sezioni eterogenee: le colleghe hanno curato la realizzazione di un paesaggio utilizzando anche materiale che non viene ritenuto solitamente di facile consumo”.

Come sottolinea la Preside Cinizia Vicinanza, all’interno del contesto dell’Open Day tutto l’organico della scuola è coinvolto a 360° ed infatti, sia il personale ATA che la segreteria con i suoi uffici, offrono servizi eccellenti per l’istituto, non solo da relegare al contesto dell’evento “performativo- didattico“.

A parlare per gli Uffici di Segreteria è proprio uno dei collaboratori, Giovanni Celotto: “L’obbiettivo della segreteria è cercare di essere disponibili verso tutta la platea con cui ci confrontiamo nel nostro lavoro quotidiano:  dall’organico della scuola al personale docente fino ad arrivare ai genitori e gli alunni. Nonostante gli orari fissi della nostra attività, ci rendiamo disponibili per ogni evenienza ed esigenza, sia nel caso, per quanto riguarda i docenti, che siano a tempo indeterminato che determinato.  A livello informatico cerchiamo di aiutare coloro che, tra docenti a tempo determinato e genitori, hanno difficoltà nelle diverse pratiche di cui si potrebbe avere esigenza durante il percorso scolastico. Collaboriamo in maniera serena con gli insegnanti ed il personale Ata che, qui come noi, si tiene a disposizione anche al di fuori dell’orario di lavoro“.

Infatti, come sottolinea il Sign. Tobia Stile del Personale Ata : “Siamo a disposizione per qualsiasi esigenza delle maestre, per i progetti, siamo di loro supporto in qualsiasi momento come anche per i genitori quando chiedono aiuto, recandosi presso la portineria della scuola . Nostra premura è mantenere tutto nel massimo igiene possibile affinché i bambini possano trascorrere quell’intorno di tempo formativo in maniera sicura ed igienicamente adeguata“.

 

a cura di Annalibera Di Martino

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RETROSCENA: “Il Napoli aveva già fissato le visite mediche per Verdi”

La Repubblica parla di questo retroscena su Verdi

Il Napoli non ha preso bene il rifiuto di Simone Verdi. Secondo quanto riporta l’ edizione odierna del quotidiano La Repubblica, erano già state prenotate le visite mediche del calciatore ex Empoli. Ecco uno stralcio dell’ articolo: “Il Napoli non l’ha presa bene, ovviamente. Era già tutto pronto per accogliere Verdi, le cui visite mediche erano state prenotate da De Laurentiis per dopodomani mattina a Roma, a Villa Stuart. Il club azzurro aveva fretta di concludere e non vedeva l’ora di mettere il nuovo acquisto a disposizione di Sarri, con dietro l’angolo la ripresa del campionato. In attacco c’è bisogno urgente di un rinforzo, infatti, visto che la tentazione di fare arrivare subito Inglese dal Chievo è definitivamente sfumata. Il centravanti si è anche infortunato a un ginocchio e dovrà restare fermo almeno per un mesetto, dopo il consulto effettuato proprio ieri mattina con l’ortopedico Mariani. Pure per questo De Laurentiis si era convinto a stringere i tempi con il Bologna, a sua volta allettato dalla prospettiva di incassare una ventina di milioni durante il mercato invernale”.