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L’ Embraco in Italia: la sua storia e perché ha deciso di chiudere

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Dopo l’incontro con il ministro Calenda, che ha definito i manager di Embraco “gentaglia”, salta ogni trattativa con le istituzioni. Come si è arrivati alla situazione attuale

Storia di Embraco in Italia. E perché ha deciso di chiudere

Sul sito aziendale, Embraco si descrive come un’antesignana della globalizzazione. È diventata una multinazionale globale ben prima che la globalizzazione diventasse il modello economico della nostra epoca.

Anno 1974, l’azienda comincia la produzione delle parti di frigoriferi, compressori, motori e parti idrauliche a Joinville, nello stato di Santa Caterina,  Brasile. Gli affari vanno subito bene e l’azienda si espande. Nelle Americhe prima, poi in Europa, e da ultimo in Cina.

La storia di Embraco in Italia è più recente, ma non di molto. Nel 1994 acquisisce lo stabilimento di Riva di Chieri, a una ventina di chilometri da Torino. L’azienda decide di stabilire qui anche la sede centrale di Embraco Europe, che comprende lo stabilimento italiano e una controllata, lo stabilimento slovacco fondato nel 1999 e situato a Spisska Nova Vess. In Italia è concentrata la produzione di strumenti per la refrigerazione domestica, mentre in Slovacchia quella commerciale.

Perché Embraco ha deciso di chiudere in Italia

Entrambi gli stabilimenti italiani forniscono il mercato europeo. Gli affari girano, presto l’azienda diventa leader anche in Europa sorretta dalle spalle larghe del Gruppo Whirlpool che la controlla. I dipendenti arrivano a superare il migliaio nel Vecchio continente, 537 solo in Italia. Poi la decisione improvvisa, inaspettata: mandare a casa 497 persone. Senza cassa integrazione, facendo infuriare il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda che non ha esitato a definire il management dell’azienda, oggi gruppo Whirpool, “gentaglia”.

Lo scorso ottobre cominciano i primi scricchiolii. L’azienda annuncia di voler ridurre i volumi produttivi assegnati allo stabilimento torinese, delocalizzando la produzione in altri stabilimenti del gruppo. In Slovacchia, che finora è stata la controllata di Torino. A ottobre l’azienda parlò di riduzione della produzione, di tagli, ma non era prevista la chiusura dello stabilimento come è emerso negli ultimi giorni, dopo la comunicazione data da Whirlpool alla Consob americana (la Sec): l’azienda, che è statunitense, è quotata in borsa e ha il dovere di comunicare ai propri investitori queste decisioni.

E stando a quanto ha riferito oggi Calenda dopo l’incontro, sarebbero proprio alcuni problemi con la loro quotazione in Borsa ad aver indotto l’azienda al muro contro muro con il governo italiano, respingendo il 19 febbraio ogni ipotesi di cassa integrazione e mostrando quello che il ministro dello Sviluppo economico ha indicato come “una totale mancanza di rispetto nei confronti dei lavoratori e delle istituzioni italiane”. Per poi rincarare la dose: “questa gentagl… questa gente non la ricevo più, ne ho fin sopra i capelli di loro e dei loro consulenti del lavoro italiani che sono quasi peggio di loro”.

I numeri della multinazionale Embraco, e la questione ‘finanziamenti pubblici’

Attualmente, sostiene l’azienda, circa il 25% del mercato globale dei compressori passa per i suoi stabilimenti, con oltre 37 milioni di compressori prodotti ogni anno, 80 nazioni coperte, e oltre un migliaio di brevetti registrati a suo nome.

Oggi in molti accusano Embraco di aver beneficiato di fondi pubblici e agevolazioni fiscali, e diversi partiti politici chiedono che restituisca i soldi prima di andare via. Ma nessuno riporta cifre specifiche, anche perché calcolare al momento quanto abbia beneficiato l’azienda è piuttosto complesso. Agi ha provato a verificare con la Regione Piemonte quanti soldi sono stati dati all’azienda, ma negli uffici attività produttive e politiche del lavoro non hanno dati a disposizione.

Ma da quello che risulta, l’azienda dovrebbe aver ottenuto due finanziamenti negli ultimi anni: il primo nel 2004, il secondo nel 2012 quando la regione finanziò la produzione di un “frigorifero extralusso”. Ma complessivamente, spiegano alcune fonti sindacali, non dovrebbe trattarsi di cifre superiori a quattro milioni di euro.

Ad ogni modo Embraco non chiuderà per fallimento, ma sposta la produzione dove conviene di più, come già in passato hanno fatto aziende nazionali e non. Annunciata la chiusura lo scorso gennaio, si era passati alla fase due:  75 giorni di trattativa in cui le parti avrebbero dovuto cercare una soluzione.  Ed è qui che si è consumato l’ultimo atto di una trattativa di fatto mai decollata.

Storia dell’ennesimo licenziamento di massa, e dell’ennesima delocalizzazione

Nell’incontro a Torino, il ministro Calenda e i sindacati avevano insistito con Embraco perché ritirasse i 497 licenziamenti e attivasse la cassa integrazione. Il gruppo brasiliano ha avanzato proposte che però Calenda e sigle metalmeccaniche hanno definito “di fantasia” e che hanno respinto.

Ora il ministro volerà a Bruxelles dalla commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager per valutare se la scelta dell’azienda di trasferire lo stabilimento in Slovacchia vada contro le regole europee della concorrenza.

Quei 75 giorni si concluderanno il 25 marzo, quando partiranno i licenziamenti collettivi. Le conseguenze sulla vita dei dipendenti e dei loro familiari saranno enormi, e in queste ore quei destini sono aggrappati alla forza delle istituzioni italiane, regionali e nazionali.

Nel 2009 Embraco ha ridisegnato il suo business model, si legge sul loro sito, con un programma chiamato The Evolution project (il progetto di evoluzione, ndr), e con l’obiettivo di dare “più abilità e flessibilità all’azienda”, con un elemento chiave a giustificare il tutto: un modello che consente di “riudurre gli sprechi e ottimizzare i processi di lavoro”. Non è meglio indicato come, ma queste maggiori “agilità e flessibilità” oggi si sono concretizzate sul futuro di 500 famiglie

vivicentro.it/ECONOMIA
vivicentro/L’ Embraco in Italia: la sua storia e perché ha deciso di chiudere
agi/Storia di Embraco in Italia. E perché ha deciso di chiudere di ARCANGELO ROCIOLA

Nocera Inferiore, scoperto negozio virtuale di abiti contraffatti

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La Guardia di Finanza ha scoperto e denunciato un soggetto di Nocera Inferiore che vendeva on line capi di abbigliamento contraffatti

La Guardia di Finanza di Nocera Inferiore, impegnata nella lotta alla contraffazione, ha controllato un soggetto di nazionalità italiana trovato in possesso di svariati capi e accessori contraffatti di rinomate griffe del settore dell’abbigliamento, commercializzati on line attraverso un sito internet su portale di e-commerce.

Il responsabile è stato denunciato alla competente Procura della Repubblica per commercio di prodotti con segni falsi e ricettazione.

Come si legge nella nota, l’attività di servizio svolta, conferma la costante presenza della Guardia di Finanza sul territorio a contrasto dei fenomeni illeciti, che possono arrecare gravo danno ai consumatori e ai commercianti rispettosi delle regole di mercato.

 

Boscotrecase, la denuncia alla ministra Fedeli: “Mio figlio disabile deve andare in gita”

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“Voglio dare voce a tutte le mamme che, come me, hanno un figlio bellissimo ma disabile”

Silvana Accardo, madre di Gennaro, ha scritto alla ministra per l’Istruzione Valeria Fedeli. Il motivo? L’impossibilità per Gennaro di partecipare alla gita scolastica come tutti i suoi compagni di scuola.

“Racconto la gita a cui il mio Gennaro non andrà mai, per dare voce a tutte le mamme che, come me, hanno un figlio splendido, ma disabile e si sentono quotidianamente respinte dalla scuola. Per dare voce a tutte le mamme i cui figli vengono trattati come un problema, un peso”.

Gennaro è un gioioso ragazzo di 14 anni che frequenta la terza media ma che, dalla nascita, ha una diplegia spastica agli arti inferiori e un ritardo mentale medio-lieve. In primavera la sua classe andrà in gita per giorni a Torino e qui inizia la contesa tra scuola e famiglia: “A scuola mi hanno detto che Gennaro potrà partecipare all’uscita solo accompagnato dal genitore, perché di notte e per l’igiene personale dovrà essere assistito. I costi del viaggio saranno a carico della famiglia sia per mio figlio sia per il genitore”, si legge nella lettera.
Inoltre, Silvana ha altri due bimbi e un marito che ha lavori saltuari, ma a parte le difficoltà organizzative, è arrabbiata perchè “mi hanno anche detto che Gennaro non potrà dormire in stanza con i compagni, anche se mio figlio non è un bambino aggressivo, né infettivo. E così lo isolano: Ho trovato un collegio docenti di classe che mi ha alzato soltanto muri”.
Poi conclude: “Gentile ministra le chiedo se tutto questo rispetta l’ articolo della costituzione italiana sull’uguaglianza e quello sulla discriminazione sancito dalla convenzione Onu per i diritti dei bambini disabili”.

La Ministra Fedeli, al termine di una diretta tv con ‘Repubblica’, fuori onda si è impegnata ad informarsi sull’accaduto. Anche la dirigente scolastica, Carmela Sorrentino, si è dimostrata pronta a trovare una soluzione che però non danneggi in primis il ragazzo.
Ricostruendo la vicenda dal punto di vista della scuola, la decisione di mandare Gennaro in gita accompagnato dal genitore secondo la dirigente “è un consiglio che i docenti hanno dato alla madre, le abbiamo chiesto un aiuto per la serenità di Gennaro e per cercare di gestire insieme l’uscita nel miglior modo possibile. Abbiamo coinvolto le famiglie in altri casi simili senza nessun disagio per l’alunno”.
Poi aggiunge: “La mamma di Gennaro ha insultato il nostro personale e ha minacciato la docente di sostegno, ma noi abbiamo sempre cercato di capire e siamo andati avanti a fare il nostro lavoro con passione”.
La stessa Silvana ammette: “Sì, ho perso la calma e sbagliato i toni, ma ho sentito dire delle cose su mio figlio che nessuna mamma vorrebbe sentirsi dire. Gennaro non è un problema”.

La questione è complicata, ci troviamo di fronte una famiglia presente e preoccupata che cerca normalità per il figlio; dall’altra una scuola fatta fatta di persone, momenti, situazioni.

Portici, scoperto studio dentistico abusivo: la vicenda

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La Guardia di Finanza ha scoperto a Portici uno studio dentistico abusivo

La Guardia di Finanza di Napoli, impegnata nell’attività di prevenzione e controllo economico del territorio, con particolare attenzione al contrasto all’abusivismo commerciale e tutela della salute pubblica, ha sottoposto a sequestro uno studio medico dentistico privo delle autorizzazioni previste dalle leggi per lo specifico settore.

I Finanzieri della Compagnia di Portici nell’ambito di un’attività info-investigativa hanno scoperto nella centrale Via Libertà uno studio medico dentistico sconosciuto al fisco, ma non agli abituali clienti, i quali, ignari delle carenze autorizzative, si affidavano alle cure del professionista, poiché applicava prezzi fortemente concorrenziali.

Le indagini, eseguite congiuntamente al personale dell’ASL Napoli 1 Centro, hanno verificato l’assenza delle autorizzazioni sanitarie, e sono stati posti sotto sequestro tre locali: due adibiti a gabinetto odontoiatrico con relativa attrezzatura chirurgica, arredi, farmaci di vario tipo, strumentazione odontotecnica per piccole lavorazioni e/o riparazioni di protesi dentarie ed il terzo dedicato alla sterilizzazione degli strumenti chirurgici.

Il responsabile è stato segnalato all’autorità giudiziaria per l’esercizio dell’attività odontoiatrica in assenza delle autorizzazioni previste dalle normative di settore. Sono inoltre in corso accertamenti volti a ricostruire dettagliatamente gli elementi positivi di reddito sottratti al fisco.

Come si legge nella nota le funzioni della Guardia di Finanza, oltre a contrastare il fenomeno dell’evasione fiscale e a recuperare i tributi sottratti al bilancio dello stato, costituiscono un vero ostacolo alla diffusione dell’abusivismo nel sistema economico, a sostegno e a tutela di tutte le attività lecite che operano nel rispetto della legge.

Settore giovanile Juve Stabia, il programma gare del fine settimana: segui le dirette su ViViRadioWeb

Il programma gare del fine settimana: segui le dirette su ViViRadioWeb

Si torna subito in campo nel fine settimana, il settore giovanile della Juve Stabia prosegue la corsa in campionato nelle rispettive categorie. Segui le dirette su ViViRadioWeb. Questo il programma gare:

Berretti: JUVE STABIA – FIDELIS ANDRIA Sabato 24/02 ore 14.30 Stadio R. Menti (diretta su ViViRadioWeb dalle ore 14:15);

Under 17: JUVE STABIA – CASERTANA Domenica 25/02 ore 12.00 Stadio R. Menti (diretta su ViViRadioWeb dalle ore 11:45);

Under 15: JUVE STABIA – CASERTANA Domenica 25/02 ore 10.00 Stadio R. Menti (diretta su ViViRadioWeb dalle ore 09:45);

Under 16: ATLETICO NOCERA – JUVE STABIA: Sabato 24/02 ore 17.00 Campo Comunale Piedimonte – Nocera Inf.

Under 14: JUVE STABIA – MARANO CALCIO: Domenica 25/02 ore 11.00 campo Pietro Abbate – Torre del Greco;

Under 13: JUVE STABIA – VICTORIA MARRA: Sabato 24/02 ore 17.30 campo Pietro Abbate – Torre del Greco;

Per ascoltare ViViRadioWEB è possibile farlo in diversi modi:

collegandosi al sito https://vivicentro.it/viviradioweb/
scaricando l’app gratuita Tune In Radio

da pc: https://37.187.93.104/start/viviradioweb/

Android ( https://play.google.com/store/apps/details?id=tunein.player&hl=it )

IPhone ( https://itunes.apple.com/it/app/tunein-radio/id418987775?mt=8 )

cercando poi ViViRadioWEB tra le radio disponibili

Sulla nostra pagina facebook @vivicentroradio  ( https://www.facebook.com/ViViCentroRadio ) cliccando sul tab di sinistra Ascolta ViViRadioWEB (non funziona dai dispositivi mobili)

a cura di Ciro Novellino

 

Castellammare, San leonardo la denuncia dei sindacati: turni estenuanti e caos organizzativo

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I sindacati Fsi-Usae ed in particolare Nursing Up denunciano le condizioni in cui si trova l’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia

I sindacati Fsi-Usae e Nursing Up non sono più disposti a tollerare la situazione in cui versa l’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. Caos organizzativo, carenze di personale, mancanza di medici e infermieri, conflitti di competenze, sovrapposizioni di incarichi e il reparto di osservazione breve intensiva (Obi) che due mesi dopo l’inaugurazione è ancora inutilizzato. Dopo il rinvio di un incontro in programma ieri con la direzione aziendale, ma spostato all’ultimo minuto a venerdì 23 febbraio, in concomitanza con lo sciopero nazionale di categoria.
«L’ospedale San Leonardo sta morendo, ucciso dalla totale indifferenza ed incapacità dei vertici aziendali. – denunciano i sindacati – Dopo mesi di riunioni per assicurare un’assistenza sanitaria dignitosa per i pazienti e condizioni di lavoro umane agli stessi operatori, sperando di trovare interlocutori affidabili nei vertici dell’azienda, prendiamo atto nostro malgrado dell’ennesimo rinvio, avvenuto in modo pretestuoso». Fsi-Usae ed in particolare Nursing Up, criticano l’atteggiamento dell’azienda nei confronti degli infermieri ritenuti in esubero presso i servizi territoriali ed è per questo che le due organizzazioni sindacali rivolgono un appello alle istituzioni.

 

Castellammare, tregua Fincantieri: spunta una data, i dettagli

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La tregua durerà fino al tavolo tecnico

La tregua durerà fino al prossimo 27 marzo con l’apertura di un tavolo istituzionale tra le parti in causa e affrontare il caso Fincantieri. E’ stato deciso così da operai e organizzazioni sindacali di categoria dopo l’intervento del commissario prefettizio Giovanni Cupello, intervenuto sulla vicenda in prima persona in seguito alle due manifestazioni fatte dalle tute blu la scorsa settimana.

L’impegno assunto dallo stesso commissario prefettizio, durante un vertice in Prefettura, è quello di aprire un tavolo istituzionale tra Regione, Comune e azienda. L’obiettivo è quello di affrontare con responsabilità e serietà il caso Fincantieri di Castellammare. Il timore degli operai è che l’azienda stabiese sia considerata di serie B rispetto agli altri cantieri d’Italia e chiedono un impegno serio, che garantisca nuove commesse e lavoro per diversi anni.
Al tavolo istituzionale, i sindacati di categoria chiederanno un’intesa che prevede interventi di primo livello, da effettuare in tempi stretti.

Castellammare, questa sera l’incontro “Donne in politica, nel lavoro, nella cultura, nel sociale”

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Questa sera si terrà l’incontro organizzato da Liberi e Uguali presso la sede di Castellammare di Stabia

Castellammare di Stabia – Nella giornata di oggi presso la sede Libero e Uguali in Via Gesù a Castellammare si terrà un incontro fra donne sul tema: “Donne in politica, nel lavoro, nella cultura, nel sociale”.

Durante il dibattito interverrano: Laura Della Monica candidata uninominale alla Camera; Giovanna Tavani candidata plurinominale alla Camera; Carmen Esposito Assessore Pari opportunità al Comune di Sant’Antonio Abate.

Al termine dell’incontro si esibirà Loredana Cirillo con l’interpretazione di alcuni brani musicali

Belvedere Anacapri negato a disabile, arriva l’intervento del Quirinale

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Il giovane 26enne ha avuto la risposta al suo appello

Christian Durso, il 26enne disabile di Anacapri che si era rivolto al presidente Mattarella per ottenere l’abolizione della barriera architettonica di quattro scalini che gli impedisce l’accesso in carrozzina al belvedere della Migliera ha ricevuto la risposta al suo appello dal Quirinale.
In seguito alla lettera di Durso la prefettura di Napoli ha scritto al comune di Anacapri chiedendo di “esperire ogni consentita iniziativa di sostegno” a favore delle istanze del giovane.

La risposta della prefettura è stata protocollata in municipio il 12 dicembre scorso, ma a distanza di due mesi non si muove ancora nulla. La posizione del sindaco di Anacapri, Franco Cerrotta, si sa: gli scalini “non potranno essere rimossi se non dopo che la sovrintendenza ai beni ambientali avrà approvato un percorso sicuro e alternativo a quello esistente”. Secondo il 26enne basterebbe semplicemente installare una passerella di legno, ipotesi che fino a questo momento non è stata nemmeno presa in considerazione. In questo modo Christian, affetto da una grave patologia degenerativa muscolare vede “negato il diritto alla bellezza e all’uguaglianza con gli altri cittadini”.

Secondo quanto ha scritto il giovane al Presidente Mattarella, “A dieci metri dal belvedere devo tornare indietro, sentendomi ogni volta sconfitto e deluso”. 

Elezioni Politiche 2018: Né Vincitori Né Vinti (Lo Piano-Saint Red)

Le elezioni sono alle porte, i sondaggi sono stati fatti, sembra che dalle urne debbano uscire solo Vincitori: di Vinti non se ne parla proprio, nessuno si rassegna ad ammettere una imminente sconfitta elettorale.
Se molti elettori diserteranno le urne, lo si dovra’ all’incertezza politica, e alle campagne diffamatorie in corso tra i vari partiti. La gente e’ stanca dei continui insulti e battibecchi, delle frasi oltraggiose, che rappresentano una caduta di stile e una decadenza morale senza precedenti.
Non passa giorno che qualche esponente delle varie correnti politiche, non finisca nelle graticole mediatiche dei giornali, per non parlare delle numerose denunce  presentate nei vari tribunali italiani: tutti si sentono offesi, e lesi nel pudore e nella propria dignita’,.come se la politica possedesse qualsiasi forma di pudore.
La Destra con il triumvirato Berlusconi- Salvini- Meloni e’ convinta di superare la soglia del 40% delle preferenze, la SX con Renzi e Company, e’ sicura di avere lo stesso risultato, stessa cosa dicasi del M5S, per non parlare dei piccoli partiti, tutti  sicuri di superare le varie soglie di sbarramento.
Qualcosa non quadra:
Se i dati fossero veritieri,  la percentuale dei votanti in base alle aspettative partitiche dovrebbe superare il 200%!
Certamente tutti i partiti si sono fatti i conti senza l’oste, le sorprese non mancheranno, si prevede, per come sono messe le cose, che nessun partito possa superare la soglia del 40%,
Per la transitiva, non avremo un Governo stabile che possa governare il Paese, tranne che non si facciano degli inciuci, o che si creino delle maggioranze durature nel tempo (ipotesi molto improbabile).
Le promesse elettorali? lasceranno il tempo che trovano, la nostra situazione economica, non e’ delle piu’ brillanti, e’ necessario risolvere tanti annosi problemi che si trascinano da anni ; dal lavoro, alle pensioni, al far ripartire la nostra economia, ad aiutare le piccole, grandi e medie imprese, per non parlare del problema della sicurezza e  immigrazione.
A pochi giorni dal voto, tutti promettono, poi gli eletti si scontreranno con la dura realta’ e allora vi sara’ sempre il solito scaricabarile, La colpa dello  scatafascio globale del Paese, la si addossera’ al predecessore, la Storia si ripetera’ con costante ciclicita’.
I tempi che ci aspettano saranno duri e tristi, altro che superamento della crisi, il peggio dovra’ ancora arrivare. Se non si porranno gli argini giusti, onde evitare ancora di essere inghiottiti da una marea di problemi, bisognera’ tentare di mantenere almeno una piccola parte delle promesse pre-elettorali; se cosi’ non fosse, la gente si allontanera’ ancor piu’ dai seggi e la percentuale dei non votanti potrebbe superare il 60%.

Ma la pizza napoletana quando è nata? La storia raccontata da Enzo Coccia

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Il maestro piazzaiolo napoletano Enzo Coccia racconta la storia della nascita della pizza napoletana

Il maestro piazzaiolo napoletano Enzo Coccia prova a rispodere alla domanda “Ma la pizza napoletana quando è nata?” Tutti risponderebbero che è nata nella Reggia di Caserta in onore della Regina Margherita l’11 giugno del 1889. Sul suo blog Enzo Coccia, padre fondatore de La Notizia spiega che quel giorno nasceva solo il nome “Margherita”. In quei tempi, la pizza mozzarella e pomodoro non era assolutamente un piatto nuovo. A confermarlo sono i numerosi testi storici dell’ottocento che ne riportano la ricetta. La regina Margherita di Savoia – prima regina d’Italia – cercava di farsi accettare dal popolo napoletano che era ancora molto legato alla dinastia dei Borbone. Così, nel giugno del 1889, convocò nella residenza estiva di Palazzo di Capodimonte il pizzaiolo Raffaele Esposito affinché preparasse la sua famosa pizza. Questa richiesta da parte della Regina fu in realtà un vero e proprio atto politico nella ricerca del consenso da parte dei napoletani.

Ho letto infiniti libri sulla Pizza Napoletana – scrive Enzo Coccia sul suo blog -, e tutti iniziano addirittura dall’Eneide. È risaputo che i popoli che si affacciavano sul Mediterraneo usavano cuocere impasti, lavorati con le mani, nel forno o sotto cenere da cui poi è derivato il termine latino focacius. Altre fonti autorevoli analizzano il termine pizza (la prima comparsa fu nel Codice della Cucina Papale del 990), altre ancora decretano la nascita della pizza napoletana quando vi si aggiunge, al disco di pasta, il pomodoro. Ma anche questa teoria è fuorviante”. “Il pomodoro – prosegue Coccia – esisteva solo fresco, l’unica specie che si conservava naturalmente a grappolo era “il piennolo”, tipico della zona vesuviana. Di fatti lo troviamo anche nelle rappresentazioni del presepe napoletano dell’800. Le prime conserve di pomodoro furono progettate e ideate dall’ingegnere torinese Cirio che nel 1875 installò, nella zona di San Giovanni a Teduccio e a Castellammare di Stabia, le prime fabbriche di pomodoro”. “Per venire a capo di questo quesito – conclude Coccia – dobbiamo fare un semplice ragionamento: la pizza napoletana nasce quando troviamo l’esistenza della bottega del pizzaiolo. Il resto sono solo leggende e fantasie. Un certo signor Giuseppe Sorrentino nel 1792 richiese alle autorità competenti una licenza per cuocere focacce e pizze. Quindi possiamo affermare con certezza che la pizza napoletana nasce quando, al disco di pasta crudo, si aggiunge la farcitura che può essere pecorino, basilico, pesciolini, salame, pomodoro etc”.

INCREDIBILE SKY – Il Napoli scompare dalla classifica, ma…

Pistocchi ironizza: “Finalmente è arrivato il sorpasso”

La nota tv satellitare, Sky Sport, ha avuto qualche piccolo problema nell’aggiornare la classifica durante la diretta dell’incontro tra LazioVerona. Durante la gara, precisamente al 14′ minuto di gioco sul risultato di 1-0 in favore dei capitolini, la regia di Sky ha fatto un clamorosa gaffe: nella classifica ‘real time’ mostrata in sovrimpressione mancava il Napoli capolista.
Quelli dell’emittente satellitare hanno infatti messo la Juventus al primo posto dimenticandosi della squadra di Maurizio Sarri, ma in realtà si mostrano le 2 posizioni sopra e le 2 sotto alla squadra impegnata nella gara.

Sul web è partita immediata l’ironia e si sono scatenati i commenti. Tra i quali è arrivato, puntuale, anche quello di Maurizio Pistocchi che ha su Twitter ha pubblicato la foto scrivendo: “Finalmente è arrivato il sorpasso”.

Trump cambia su armi: rafforzare “controlli sul passato”(background check)

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Con una mossa a sorpresa Donald Trump prepara una stretta sulle armi da fuoco, affermando il suo sostegno al rafforzamento dei controlli sul passato dei potenziali acquirenti di fucili e pistole, il cosiddetto “background check”.

La svolta di Trump sulle armi: “Più controlli su chi le compra”

La legge è in stallo al Senato, ora il Presidente potrebbe spingere per l’approvazione

NEW YORK – Con una mossa a sorpresa Donald Trump prepara una stretta sulle armi da fuoco. E lo fa affermando il suo sostegno al rafforzamento del sistema federale di controlli sul passato dei potenziali acquirenti di fucili e pistole, ovvero quello che tecnicamente viene definito il “background check”. Una cambio di passo coraggioso quello dell’inquilino della Casa Bianca, che arriva nella giornata dedicata ai presidenti degli Stati Uniti, e a meno di una settimana dal massacro della scuola di Parkland in Florida, dove hanno perso la vita 17 persone.

A diffondere la notizia è la Casa Bianca attraverso uno dei portavoce, il quale spiega che la base tecnica per una stretta sui controlli potrebbe essere proprio la legge bipartisan in stallo al senato da tempo per mancanza dei numeri necessari al passaggio.

È la prima volta che Trump si propone in un’apertura sul fronte del controllo delle armi, visto che sin dalla sua campagna elettorale si era detto nettamente contrario a ogni intervento, tanto da essere considerato uno dei punti di riferimento della potentissima lobby di settore. A partire dalla National Rifle Association (Nra) che lo ha sostenuto nella sua corsa alla Casa Bianca. Perentorie le sue parole a poche settimane dal voto dell’8 novembre 2016 che lo avrebbe incoronato presidente: «A novembre è in gioco il secondo emendamento della Costituzione», ovvero quel passaggio che riconosce la libertà per ogni americano di possedere un’arma e difendersi per conto proprio. Ma ora il presidente potrebbe essere pronto ad una piccola svolta, sotto la pressione di un’opinione pubblica sempre più terrorizzata per le stragi agevolate dal far west delle armi da fuoco in America.

Attualmente il sistema di controlli prevede che i rivenditori autorizzati di pistole e fucili traccino un background del potenziale acquirente sulla base delle informazioni fornite dallo stesso. Il profilo del cliente viene quindi sottoposto al National Instant Criminal Background Check System (NICS) il sistema di controlli del Fbi, che solo lo scorso anno ha condotto circa 25 milioni verifiche di questo genere. Il metodo tuttavia presenta falle sistematiche, perché si basa sulla affidabilità di funzionari statali e federali a denunciare la sussistenza di precedenti penali o problemi mentali da parte del potenziale acquirente. Il progetto di legge al Senato, i cui relatori sono il democratico Chris Murphy e il collega repubblicano John Cornyn, impone alle agenzie federali vincoli di maggiore accuratezza nel riportare informazioni sensibili, e propone incentivi finanziari agli stati per fare altrettanto, introducendo al contempo penalità per comportamenti negligenti. Trump, in Florida per il President weekend, avrebbe parlato proprio col senatore Cornyn in merito alla sua decisione.

E forse nel suo tweet di augurio della prima mattina di ieri faceva implicitamente riferimento al suo cambio di passo quando ha scritto: «Vi auguro un President Day felice ma riflessivo». Intanto sul caso della strage in Florida il procuratore dello Stato, Michael J. Satz, non esclude che in merito ai 17 capi di imputazione contestati al killer, il 19 enne Nikolas Cruz, «possa essere anche progettata la pena di morte». Il tutto mentre a Washington è stata inscenata proprio ieri una protesta contro le armi davanti alla Casa Bianca, con alcune decine di manifestanti che si sono distesi a terra per rievocare le numerose vittime delle sparatorie di massa nelle scuole americane. A simulare le vittime delle stragi.

vivicentro.it/CRONACA
vivicentro/Trump cambia sulle armi: rafforzare “controlli sul passato” (background check)
lastampa/La svolta di Trump sulle armi: “Più controlli su chi le compra” FRANCESCO SEMPRINI

Lipsia-Napoli: la rivoluzione di Sarri, sette cambi rispetto la Spal

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Contro il Lipsia Sarri potrebbe rivoluzionare la formazione titolare inserendo 7 cambi

Maurizio Sarri potrebbe rivoluzionare la formazione che scenderà in campo per la sfida di Europa League contro il Lipsia giovedì sera. Come riportato dall’edizione di oggi del quotidiano sportivo il Corriere dello Sport, tra i pali potrebbe esserci Luigi Sepe che per lui sarebbe l’esordio europeo con la maglia azzurro. In difesa il tecnico darebbe spazio a Christian Maggio, Lorenzo Tonelli, Kalidou Koulibaly e Mario Rui. A centro campo Sarri potrebbe schierare Marko Rog, Amadou Diawara e Marek Hamsik. Il reparto offensivo sarebbe affidato ad Adam Ounas, Dries Mertens e Piotr Zielinski.

Rispetto alla formazione scesa in campo contro la Spal ci saranno sette cambi sin dal primo minuto di gioco.

 

Oggi avvenne: una doppietta di Improta in Varese-Napoli 0-3 del 1972

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Il 20 febbraio del 1972 Gianni Improta segnò una doppietta contro il Varese

Il giorno 20 febbraio il Napoli ha giocato undici partite, otto in serie A, una in serie B, una in coppa Italia ed una in Europa League, ottenendo quattro vittorie e cinque pareggi, con due sconfitte.

Ricordiamo il 3-0 al Varese nella quarta di ritorno della serie A-1971/72

Questa è la formazione schierata da Giuseppe Chiappella:

Zoff; Ripari, Pogliana; Zurlini, Panzanato, Perego; Sormani, Juliano, Manservisi, Altafini, Improta

I gol: 29′ e 55′ Improta, 60′ Perego

Il Napoli chiuse quel 1971/72 all’ottavo posto alla pari con la Sampdoria ed alle spalle di Juventus (che vinse lo scudetto), Milan, Torino, Cagliari, Inter, Fiorentina e Roma.

Al Varese una doppietta di Gianni Improta che vanta 22 gol nelle sue 179 presenze in maglia azzurra. Il “Baronetto di Posillipo” ha segnato 15 gol in 131 di campionato, 6 nelle 37 di coppa Italia ed una rete nelle sue 11 presenze in Europa.

Fonte: sscnapoli.it

Retroscena – Arek Milik non vede l’ora di tornare in campo

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Arek Milik vuole tornare in campo per «sdebitarsi» per l’affetto ricevuto

L’edizione di oggi del quotidiano sportovo la Gazzetta dello Sport analizza Arek Milik e le sue condizioni fisiche: “Milik si è rotto i legamenti crociati del ginocchio destro il 23 settembre e quindi, come da programma, dopo cinque mesi è di nuovo arruolabile. Certo, viene fuori da un duplice calvario, visto che nella passata stagione è finito sotto i ferri per lo stesso infortunio al ginocchio sinistro, e il nuovo k.o. di Ghoulam, con il quale ha condiviso la riabilitazione, lo ha un po’ «frenato», ma adesso Arek sta smaltendo le ultime scorie e soprattutto «vede» avvicinarsi il Mondiale, una motivazione in più per tornare in pista al più presto. In Russia può essere determinante, come del resto vuole esserlo in questo finale di stagione anche per «sdebitarsi» con lo staff medico e tecnico del Napoli, con Sarri, con i compagni e con i tifosi per l’affetto ricevuto”

Emma Bonino rilancia le quotazioni di Paolo Gentiloni dopo il voto

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Ospite del forum in redazione a La Stampa, Emma Bonino rilancia le quotazioni di Paolo Gentiloni dopo il voto: “È rassicurante, resti premier. Si arrivi alle larghe intese senza Lega e M5s”.

Emma Bonino: “Gentiloni rassicurante, resti premier. Larghe intese senza Lega e M5S”

La leader di +Europa: sanatoria per i migranti irregolari che lavorano

TORINO – Arriva in redazione sola. Senza staff o portaborse. Con una mano trascina un trolley rosso. Nell’altra stringe un libro, Memorie di una militante azionista: il romanzo politico di Gianna Radiconcini, giornalista antifascista e repubblicana che per anni ha raccontato da Bruxelles e Strasburgo il lungo cammino verso l’integrazione europea. «Quella strada è una necessità», scandisce Emma Bonino, la leader radicale che la parola «Europa», con un «+» davanti, l’ha messa nel simbolo con cui corre «coalizzata» (non «alleata», precisa lei) con il Pd.

L’Europa viene ritenuta da molti, tra cui Salvini, come la causa delle crisi italiane, da quella occupazionale dell’Embraco ai migranti. 

«Può darsi che il messaggio della Lega o degli euroscettici abbia più presa sull’elettorato, ma di sicuro soffiare sulle paure della gente non può essere la soluzione».

Quale, allora? 

«Per l’Embraco la risposta del governo e del ministro Calenda è stata di rottura con i vertici aziendali. La strada è giusta e bisognerà riaprire la trattativa perché non esistono soluzioni miracolose. Tanto sul lavoro quanto sui migranti».

Lei condivide quanto fatto dal governo Pd e dal ministro Minniti sui migranti?

«Non mi piace l’approccio securitario al tema delle migrazioni. Con la campagna: “Ero straniero” abbiamo provato a superare la legge Bossi-Fini che non permette canali legali per l’ingresso in Italia. E poi servirebbe una sanatoria per parte dei 500 mila irregolari che vivono e lavorano qui, alimentando il mercato nero».

E per quanto riguarda la Libia? 

«Anche lì si è preferito un approccio legato alla sicurezza, dando priorità alla formazione della Guardia costiera libica per fermare i barconi».

Un approccio sbagliato?

«Guardate, la cosa più bella e vera che ho letto in questi giorni è proprio un reportage de La Stampa, firmato da Domenico Quirico, che racconta come sia inutile provare a mettere delle barriere o dei soldati ai confini del Niger. La mobilità è un fenomeno storico: la povera Africa è in pieno boom demografico e il Mediterraneo è un laghetto che ci unisce, come diceva Pannella già nel 1980».

Quindi cosa deve fare l’Europa?

«L’Europa deve superare il trattato di Dublino (quello che stabilisce che il migrante faccia domanda di asilo nel Paese dove arriva, ndr) e cercare una cooperazione rafforzata sul tema dei migranti, come del resto sta facendo sulla difesa e sull’economia con l’asse franco-tedesco»

Cosa si immagina per il futuro governo: chi sarà a trattare questi temi?

«Non voglio partecipare a questi giochi pre-elettorali. A me interessano gli indecisi, quelli che pensano che sia già tutto scritto. Faccio appello a loro per un gesto di responsabilità. E vi chiedo: che fine ha fatto quel 10 per cento di votanti che nel 2013 aveva dato la fiducia a Scelta civica di Monti? Esiste una borghesia liberale in Italia?».

Se dovesse scegliere: Gentiloni o Renzi?

«Penso che dopo tre anni in cui abbiamo rottamato, a parole o nei fatti quasi tutto, l’Italia abbia bisogno di essere rassicurata. E Gentiloni è un premier che potrebbe restare. Ma ripeto: non voglio partecipare a questo gioco».

In un ipotetico governo di larghe intese chi non dovrebbe esserci?

«Non ci vedo bene i populisti, i violenti e il blocco sovranista, da Fratelli d’Italia alla Lega. Ma anche il M5S il cui leader, Di Maio, ha opinioni “geografiche”: cambiano a seconda di dove parla».

Qualcuno dice che la sua personalità sta erodendo voti al Pd. Endorsement sono arrivati pure da ministri ed ex big del partito. 

«Non ho l’obiettivo di rubare voti a nessuno. Semmai quello di portare alle urne gli indecisi, tentando di fare una campagna elettorale basata sulla verità».

Un esempio?

«Tutti fanno proposte mirabolanti ma non tengono conto del debito pubblico. E dei riflessi che le promesse hanno sui nostri alleati europei: danno un senso di estrema fragilità politica».

Sui diritti va d’accordo con il Pd?

«C’è una sensibilità diversa di quella che posso trovare, per esempio, nella Meloni. Ma in Italia le battaglie civili, penso al biotestamento, durano anche 30 anni, e i partiti arrivano sempre dopo».

Pensa che l’Italia sia pronta alla prima premier donna? 

«Parlate con me? (Ride con un pelo di sarcasmo, ndr). Sarebbe un simbolo. Ma il problema del maschilismo è strutturale, nei partiti come in questo Paese».

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lastampa/Emma Bonino: “Gentiloni rassicurante, resti premier. Larghe intese senza Lega e M5S” DAVIDE LESSI

Lipsia-Napoli, prevista una mini-invasione di tifosi azzurri

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Numerosi tifosi azzurri dovrebbero seguire il Napoli nella trasferta contro il Lipsia

“Al di là del risultato”, sembra questo essere il motto che si sta diffondendo tra i tifosi azzurri. Numerosi i tifosi del Napoli che dovrebbero seguire la propria squadra nella trasferta europea contro il Lipsia in Germania. Secondo quanto riportato nell’edizione di oggi del quotidiano sportivo il Corriere dello Sport, ci saranno 1500 tifosi a spingere Maurizio Sarri e la squadra all’impresa in terra tedesca. Un dato sicuramente notevole che testimonia ancora una volta il sostegno che tutta la piazza da verso la squadra. All’andata al San Paolo erano presenti non più di 1000 tifosi del Lipsia.

Cara amica ti scrivo …

Le chiamerò Costanza e Alba, due reali amiche di lontana data, oggi residenti in luoghi distanti, che si scrivono su argomenti di attualità e sociali della nostra Italia (e Sicilia).

Costanza,

Mi spiace ma non mi sorprende che articoli così faziosi e deformanti escano su stampa nazionale. Ma io vivo e conosco l’Italia e mi sforzo di essere giusta. La Nazione è stata ed è accogliente con i lavoratori stranieri e le loro famiglie, che dagli italiani ricevono molto: case popolari, aiuti materiali, esenzioni da pagamento bollette e multe, lezioni e mense gratuite x i figli ecc. Infastidiscono sì i numerosi giovanotti nullafacenti e spacciatori, a volte ubriachi chiassosi e violenti che girano x le strade.  Soprattutto Infastidiscono i molti affaristi travestiti da apostoli che lucrano assai con denaro pubblico (onlus, imprenditori e politici, albergatori incapaci, ecc). Fidati: di molte cose ho conoscenza diretta, anche attraverso il lavoro di una mia amica. Purtroppo siamo sottomessi a governanti falsi e inadeguati, conniventi con gli affaristi, arroganti e sordi alle esigenze di regolare e controllare. A proposito del moralista citato nell’articolo, lo conoscevo più di 20 anni fa. Ricordo solo di lui che per far lezione saliva in piedi sulla cattedra e che il docente successivo doveva ripulirla! A te se considerarlo un entusiasta innovatore o un eccentrico maleducato!  Scusa se mi son dilungata, ma è perché con te parlo ancora volentieri e nutro fiducia nella tua intelligenza! Cari saluti.

Alba,

Cara amica mia, la storia ci insegna che il subbuglio, le discriminazioni sociali, economiche, religiose e quant’altro che contrasti la parola Pace, sono sempre esistiti. Nell’ultimo sessantennio la nostra generazione, unica forse nella storia di tutti i tempi, ha assistito a tutte le più straordinarie scoperte in ogni settore facilitandoci e migliorandoci la vita e rendendola comoda, piacevole e anche divertente, se solo la sapessimo apprezzare e condividere. Eppure non siamo sereni, non riusciamo a goderla, ci sentiamo insicuri e minacciati, ci scegliamo democraticamente dei governi che ci deludono, siamo inquieti e circondati da cattiverie, sofferenze e insofferenze. La Parola Pace è una chimera, la nostra vita è in pericolo, in patria e fuori, le nostre case non bastano a proteggerci, inostri rapporti umani, professionali e sociali sono soggetti a dura prova, e noi ne abbiamo avuto un assaggio: nel momento in cui pensavamo di offrire gratuitamente il meglio di noi agli altri, ricordi come sono prevalse le incomprensioni? Tutte le generazioni sempre sono state soggette a dura prova, ci sarà mai una generazione più fortunata fra tutte quelle registrate dalla Storia globale fino ad ora, che avrà avuto o avrà il beneficio di godere della pace e quindi della meraviglia della vita e delle meraviglie che l’uomo ha saputo costruire? Tutte le città d’Italia e il mondo intero stanno soffrendo molto per motivi, pur diversi, ed io mi sento coinvolta in questo disagio umano, sociale, economico, politico, religioso…, doppiamente, per l’amore che provo per la mia Italia d’origine, assai malmessa che mi ha donato la dignità del lavoro e della vita e che sta vivendo, dei contrasti interni e disagevoli per i concittadini. Sono certa che la Nazione saprà risolvere e ricucire al meglio i suoi conflitti e disagi sociali, sono meno fiduciosa per il risorgimento della bella amata Sicilia. Ti abbraccio forte.

Adduso Sebastiano

vivicentro.it/OPINIONIATTUALITA’

Politiche 2018: codici a barre e piano anti-brogli sul voto all’estero

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Codici a barre per rendere tracciabile il percorso delle buste ed evitare doppi invii o furbetti che provano a votare due volte, diplomatici in tipografia per presidiare le schede e carabinieri schierati per le fasi di voto: alla Farnesina si sono organizzati per cercare di garantire la sicurezza del voto più contestato, quello all’estero.

Codici a barre e presìdi contro i brogli del voto all’estero

Farnesina in campo per garantire la sicurezza del voto per corrispondenza. In palio 18 seggi. Domani la Consulta si esprime sui dubbi di costituzionalità

ROMA – Codici a barre per rendere tracciabile il percorso delle buste ed evitare doppi invii o furbetti che provano a votare due volte. Diplomatici in pianta stabile in tipografia per presidiare le schede. Carabinieri invitati ad assistere a varie fasi del procedimento di voto. Memori delle polemiche del passato, del rischio di brogli e irregolarità, alla Farnesina si sono organizzati. Con qualche novità e contromisura per cercare di garantire la sicurezza del voto più contestato, quello all’estero. Per il quale la macchina è già in moto e le schede sono partite: anche se, proprio domani, la Consulta si esprimerà su un ricorso del Tribunale di Venezia che avanza dubbi sulla costituzionalità della legge che lo regola, viste quelle che definisce «ombre» su libertà e segretezza del voto.

Sono circa 4 milioni e 300 mila i connazionali con diritto di voto residenti fuori dai nostri confini, sparsi in 177 Paesi, a cui si aggiungono poco più di trentamila italiani temporaneamente all’estero, circa 700 mila elettori in più delle scorse politiche. Per loro, il Rosatellum non ha introdotto novità: votano ancora per corrispondenza come prescritto dalla legge Tremaglia del 2001. Le schede arrivano a casa per posta, si vota indicando le preferenze – a differenza di quanto succede in Italia – e si rispediscono entro il 1° marzo alle 16 alle sedi diplomatiche. Che provvederanno a inviarle su 120 voli verso Castelnuovo di Porto, dove la Farnesina avrà terminato il suo compito: sarà la Corte d’Appello di Roma a garantire lo scrutinio in circa 1700 seggi. In palio per l’estero 12 deputati e 6 senatori: un bottino che in passato, in occasione di risultati incerti, ha fatto la differenza. Come nel 2006, quando a vincere per un soffio fu l’Unione di Romano Prodi (per arginare la dispersione di voti, stavolta i partiti della coalizione di centrodestra all’estero hanno fatto liste uniche). O, ancora, alle ultime consultazioni di cinque anni fa, i voti degli italiani fuori confine furono determinanti per giocarsi il titolo di partito più votato tra Pd e M5S. E visto che potrebbe incidere anche stavolta, e date le polemiche esplose in passato sulla regolarità di quel voto, si capisce una certa fibrillazione al ministero degli Esteri

«L’impegno della Farnesina è stato rafforzato per garantire la massima regolarità e sicurezza del processo», assicura Luigi Maria Vignali, direttore generale per gli Italiani all’estero, da poco rientrato da un viaggio tra i maggiori consolati, da Buenos Aires a San Paolo a Londra. «Abbiamo avviato la digitalizzazione del voto – spiega – attraverso un portale elettorale, una sorta di “radar” che accompagna passo passo le sedi ai vari adempimenti elettorali, e con un codice a barre che consente una migliore tracciabilità dei plichi». Il 75 per cento degli elettori – dove l’efficienza delle poste locali ha consentito un accordo – troverà sul proprio plico un codice a barre che consente alle sedi diplomatiche di verificarne il tragitto e l’arrivo a destinazione: novità pensata per evitare errori come il doppio invio denunciato in occasione del referendum costituzionale in Repubblica Ceca, o che qualcuno, con la scusa di non aver ricevuto nulla, si presenti in consolato chiedendo un duplicato. In ogni sede è stato individuato un responsabile che segua l’iter elettorale, e una quindicina di sedi sono state rafforzate con l’invio di personale temporaneo da Roma. Sono stati rivisti i contratti con poste e stamperie di vari Paesi, aumentando le penali in caso di anomalie e, dove possibile, come a Buenos Aires, due funzionari si danno il cambio in tipografia per controllare che le schede siano conservate in modo corretto. Infine, sono stati avviati contatti con la polizia postale per contrastare eventuali fake news sul web.

Misure pensate per minimizzare il rischio di brogli: ma per farcela, sottolineano, se in futuro il numero di italiani all’estero continuerà a crescere, servono risorse (stavolta in legge di bilancio sono stati stanziati 28 milioni di euro) e incremento di personale. «Anche se il vulnus è che, votando per posta, non c’è modo di garantire che la croce sia stata tracciata da chi dovrebbe. Ma questo – sospira una fonte qualificata della Farnesina – attiene al voto per corrispondenza: noi su questo non possiamo fare nulla». Un vulnus che già in passato un’ambasciatrice ha sottolineato con una lettera alle istituzioni di governo: ora, proprio su segretezza, libertà e personalità del voto si fonda il ricorso presentato da un consigliere regionale veneto e un italiano residente in Slovacchia al Tribunale di Venezia, che lo ha accolto e spedito dinanzi alla Corte Costituzionale.

«Stiamo facendo il massimo», giurano alla Farnesina. E non ci stanno a finire nel mirino delle polemiche, come accadde in occasione del viaggio dell’allora ministra Boschi in Argentina ai tempi del referendum: sono stati temporaneamente sospesi dalle loro funzioni tre consoli onorari che si erano sbilanciati a indicare le proprie preferenze. Ogni precauzione possibile, per tentare di evitare proteste e contestazioni.

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vivicentro/Politiche 2018: piano anti-brogli sul voto all’estero
lastampa/Codici a barre e presìdi contro i brogli del voto all’estero FRANCESCA SCHIANCHI