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Tragico incidente a Foggia: perde la vita 27enne di Vico Equense

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Tragico incidente stradale a Foggia: perde la vita 27enne di Vico Equense

Lontano da Vico Equense, la sua città natale, la 27enne Simona Forte muore in seguito ad un incidente stradale avvenuto a Foggia. La ragazza era un ufficiale dell’esercito e prestava servizio nella caserma Padone del capoluogo dauno.

Ancora poco chiare le dinamiche del sinistro, ma stando alle prime ricostruzioni Simona era alla guida della sua automobile, una Fiat Panda, quando si è scontrata con un grosso camion che proveniva nel senso opposto di marcia. E’ successo lungo la circonvallazione, alla periferia di Foggia.

Sono giunti sul posto i sanitari del 118, hanno fatto di tutto per rianimarla ma purtroppo la 27enne non ce l’ha fatta. Il conducente del tir invece è rimasto illeso. Intanto la polizia stradale sta indagando per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente.

Furgone pieno di strumenti da scasso, fermati due napoletani: programmavano furti in Costiera

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Furgone pieno di strumenti da scasso, fermati due napoletani: programmavano furti in Costiera

Sono stati fermati giusto in tempo i due malviventi napoletani, S.V., di 47 anni, e P.C., di 43. Stavano programmando una serie di furti da mettere a segno negli appartamenti della Costiera. Sono stati i carabinieri di Amalfi ad arrestarli a Furore, ieri pomeriggio.

I due uomini, entrambi residenti a Napoli, erano alla guida di un furgone quando sono stati intercettati dai militari dell’Arma. La prima segnalazione è arrivata dai carabinieri di Castellammare di Stabia, i quali hanno avvertito i colleghi delle manovre azzardate fatte dal furgone bianco nel territorio di Pimonte.

Fermati e perquisiti, sono stati ritrovati all’interno del camion numerosi strumenti da scasso tra cui una tenaglia, un piede di porco, cacciaviti e tanto altro. Tutto è stato posto sotto sequestro, anche il furgone perchè privo di regolare documentazione.

Castellammare, i sindacati dell’ospedale: beffa Obi, preso in giro anche De Luca

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Le ultime sull’ospedale

Slitta l’incontro sindacati e vertici dell’Asl Na 3 sud ed esplode l’ira dei sindacati Fsi-Usae e Nursing up che commentano: «L’ospedale San Leonardo ucciso nell’indifferenza». I rappresentanti sindacali delle sigle Fsi Usae e Nursing up, insorgono per l’ennesimo rinvio dell’incontro con i rappresentanti dell’azienda sanitaria. Sul tavolo ci sono le tante problematiche dell’ospedale:

«Dopo mesi di riunioni, in cui abbiamo condotto una battaglia per assicurare un’assistenza sanitaria dignitosa ai pazienti e condizioni di lavoro umane agli stessi operatori, – si legge in una nota dei sindacati FsiUsae e Nursing Up – dopo aver presentato varie proposte, sperando di trovare interlocutori affidabili nei vertici aziendali, prendiamo atto, nostro malgrado, dell’ennesimo rinvio». “Caos organizzativo, carenze di personale, mancanza di medici, infermieri ed Oss, conflitti di competenze, sovrapposizioni di incarichi rappresentano lo scenario inquietante e quotidiano in cui si imbatte l’utenza”denunciano le organizzazioni sindacali che addebitano all’azienda anche i trasferimenti di infermieri dai distretti sanitari ai reparti dell’ospedale stabiese. “Sono stati riassegnati nei posti di comodo per esigenze meramente clientelari, pretestuosamente motivate dalla direzione generale”, la denuncia di Fsi e Nursing up. I sindacalisti lanciano un appello al presidente della Regione, Vincenzo De Luca, e a tutte le istituzioni: “non saremo complici di questo scempio, De Luca prenda atto dell’ennesima beffa in cui è stato coinvolto nel momento in cui il tecnologico reparto Obi, inaugurato frettolosamente alla sua presenza, in realtà non è mai stato aperto”.  

Udinese, Carnevale: “Napoli, meriti lo scudetto ma tutto si deciderà a Torino”

Le sue parole sullo scudetto

Andrea Carnevale, dirigente dell’Udinese ed ex Napoli, ha parlato ai microfoni di RMC Sport: “Anno buono per il Napoli? Me lo auguro, conosco l’ambiente e la città. Ho vinto due scudetti e le coppe, quindi sono riconoscente a questa città che mi ha dato calore e affetto. Per quello che sta dando il Napoli negli ultimi anni, sta dimostrando di essere una grandissima squadra e per quello che ha fatto merita lo scudetto e me lo auguro. La partita decisiva sarà Juventus-Napoli, quello sarà il momento più importante: il 22 aprile potrà spostare i giochi, si arriverà a quella data col benedetto scontro che deciderà il campionato a mio parere. Non sarà facile lì, la Juve è sempre la squadra da battere. Lo attendiamo tutti, mi piacerebbe che vincesse il Napoli questo campionato dopo trent’anni”.

Pirlo: “Scudetto? La Juve resta un gradino sopra, ma Napoli favorito”

Le sue parole sullo scudetto

La Gazzetta dello Sport riporta alcune dichiarazioni di Andrea Pirlo:

Sulla corsa scudetto: “Finché il Napoli è davanti, è il più accreditato. Ma la Juve è più attrezzata, rimane un gradino sopra”. 

Sul Milan: “Un euro sul Milan in Champions? Comincerei a pensarci… Rino sta facendo bene, l’ho sentito qualche giorno fa e sono contento per lui. Ha portato voglia e senso di appartenenza. Spero possa riportare il Milan dove merita”. 

Sul prossimo Ct dell’Italia: “I nomi circolano, sceglieranno il migliore per ricostruire la Nazionale e il calcio italiano”. 

Sul ritorno per i prossimo due match con Argentina e Inghilterra: “Se Di Biagio  mi vuole sono qui, ma bisogna azzerare tutto e ripartire dai giovani”. 

Tv Luna – Milik, niente da fare: rinviato di nuovo il ritorno

Le ultime su Milik

Niente da fare per Arkadiusz Milik: rinviata ancora una volta la convocazione dopo il grave infortunio dello scorso settembre. Come infatti riportano i colleghi di Tv Luna, l’attaccante polacco non ci sarà per il match di domani contro il Lipsia piuttosto sarà pronto per Napoli-Roma di sabato 3 aprile.

Sky: “Fastidio alla caviglia per Mertens: lascia l’allenamento”

Sky: “Fastidio alla caviglia per Mertens: lascia l’allenamento”

Brutte notizie da Castel Volturno che riguardano Dries Mertens. Come rivela l’inviato a Castel Volturno di SKY Sport, Francesco Modugno, il belga ha lasciato il campo di allenamento: problemino alla caviglia sinistra, nulla di particolarmente grave dalle prime sensazioni:  “Sente fastidio alla caviglia che già gli aveva dato qualche noia. Situazione da monitorare: al momento è con lo staff medico all’interno degli spogliatoi, a breve ci saranno novità sulla convocazione eventuale dell’attaccante del Napoli“.

Il caso Embraco arriva a Bruxelles. Vestager: “Saremo intransigenti”

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Il dossier Embraco è arrivato sul tavolo della Commissione Ue. Carlo Calenda è volato a Bruxelles per cercare di bloccare i 500 licenziamenti dopo la decisione dell’azienda di spostare le linee produttive da Riva di Chieri in Slovacchia. Un faccia a faccia con la commissaria Ue Margrethe Vestager che ha assicurato: “Saremo intransigenti”.

L’Ue: “Saremo intransigenti sulla chiusura di Embraco”

Il ministro Calenda propone alla commissaria Vestager un fondo contro le delocalizzazioni. Sindacati europei contro il trasferimento in Slovacchia

BRUXELLES – Il dossier Embraco è arrivato sul tavolo della Commissione europea. Margrethe Vestager ha assicurato che l’Ue sarà «intransigente». Carlo Calenda ha ribadito che «il governo non molla di un millimetro». La confederazione dei sindacati europei ha promesso «tutti i passi possibili per bloccare l’operazione». Ma le possibilità di trovare una soluzione europea che eviti il trasferimento in Slovacchia della multinazionale, pronta a chiudere lo stabilimento di Riva di Chieri, sono ai minimi termini. Per questo il governo è al lavoro con l’Ue per tamponare le ferite e contenere i danni: il fenomeno delle delocalizzazioni all’interno dell’Unione – frutto del dumping salariale e fiscale – è una questione che non può essere ignorata. Al momento, però, non esistono strumenti adeguati per contrastarlo.

Il ministro dello Sviluppo Economico ieri ha esposto alla Vestager il progetto italiano di un «fondo anti-delocalizzazioni». Che però sarebbe più corretto chiamare fondo «post-delocalizzazioni», perché servirebbe a favorire la reindustrializzazione dei siti già colpiti dai processi di delocalizzazione. Non a evitare la fuga delle multinazionali. Trattenerle con la forza non si può («mica possiamo mandare i carabinieri» ha detto ieri Calenda) e nemmeno offrire loro condizioni più vantaggiose per evitare che vadano a produrre dove costa meno: sarebbe un atteggiamento in contrasto con la normativa europea sugli aiuti di Stato, oltre che pericoloso. I governi finirebbero esposti ai ricatti delle imprese.

Dunque ci si sta muovendo per curare, più che per prevenire. Il ministro dice che il fondo aiuterebbe a «gestire la fase di transizione» e a «trovare alternative». In pratica, in caso di una delocalizzazione il governo garantirebbe incentivi alle aziende intenzionate a subentrare in un’attività per garantire la continuità produttiva. Anche modificandola, ma salvaguardando il più possibile i posti di lavoro. Gli incentivi verrebbero erogati sotto forma di prestiti, ma i contorni non sono ancora ben definiti.

Un intervento di questo tipo rischia di essere in contrasto con le norme sugli aiuti di Stato, per questo serve il via libera di Bruxelles. Vestager non ha chiuso la porta, ma è presto per parlare di un via libera. Anche perché la capa dell’Antitrust Ue ha ricordato che la questione va affrontata coinvolgendo anche Elzbieta Bienkowska, commissario all’Industria. A livello europeo esiste già un fondo di adeguamento alla globalizzazione che interviene in caso di delocalizzazioni, ma solo al di fuori dell’Ue. Ha una dotazione di 150 milioni di euro l’anno e può finanziare fino al 60% i progetti di formazione e reinserimento lavorativo per i singoli dipendenti che hanno perso il posto. Non può essere usato per incentivare investimenti di reindustrializzazione.

Oggi Vestager dirà che il progetto italiano è allo studio per verificarne la fattibilità, anche se vanno definiti i dettagli. Calenda le ha chiesto inoltre di accendere un faro sulle mosse del governo slovacco, che per attrarre Embraco potrebbe aver usato in modo improprio i fondi strutturali europei o concesso aiuti di Stato illegittimi. Segnalazione ricevuta, dicono dal Berlaymont, ma l’apertura di un’indagine non è scontata. Per Romano Prodi la vicenda è la prova che «l’Europa non c’è perché ogni Paese fa i suoi interessi». «Calenda si è mosso tardi» attacca Renato Brunetta (Forza Italia). E Antonio Tajani, suo compagno di partito, ieri ha ricevuto il ministro. I due non sono candidati alle elezioni, ma le voci sul loro futuro prossimo si sprecano. «Il caso Embraco dimostra che l’Europa va cambiata in tempi rapidi – ha detto il presidente dell’Europarlamento dopo aver visto Calenda – e questo deve essere un impegno unitario di qualunque futuro governo italiano».

vivicentro.it/ECONOMIA
vivicentro/Il caso Embraco arriva a Bruxelles. Margrethe Vestager: “Saremo intransigenti”
lastampa/L’Ue: “Saremo intransigenti sulla chiusura di Embraco” MARCO BRESOLIN – INVIATO A BRUXELLES

Cara Italia, il rapper italo tunisino Ghali omaggia il Belpaese

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Il rapper Ghali e la sua dichiarazione d’amore per l’Italia

Il rapper Ghali, ovvero Ghali Amdouni, 24 anni, nato a Milano da genitori tunisini, omaggia il Belpaese con “Cara Italia”, una nuova hit che già da tempo era stata anticipata in una campagna pubblicitaria di una nota compagnia telefonica.

I fan avevano sentito solo il ritornello e per mesi hanno atteso l’uscita sulle piattaforme musicali come Spotify del brano intero e del video.

Come lui stesso spiega in un post su Instagram, ha ideato questa canzone tornando dal suo primo viaggio in America.

La canzone è una lettera aperta all’Italia. Prosegue su Instagram, riferendosi sempre al Belpaese, che “Non hai nulla da invidiare a questi grandi paesi che vediamo nei film. Spero però che tu non ti offenda per aver risaltato i tuoi difetti, sappiamo tutti che sei bellissima ma questo serve a migliorarsi”.

Per Ghali la sua dichiarazione d’amore per l’Italia è grande. Infatti nel testo si legge: “Quando il dovere mi chiama  rispondo sono già qua. Io ti voglio bene cara Italia, sei la mia dolce metà”. Ed ancora: “Quando mi dicono vai a casa, rispondo sono già qua. Io mi sento fortunato quando arrivo alla fine del giorno. Il giornale ne abusa, parla dello straniero come fosse un alieno“.

Lui è riconoscente alla nazione che lo ha visto nascere e l’ha cresciuto ed ora che è sulla bocca di tutti non si sente di voltarle le spalle.

Nel testo si notano tre punti chiavi. “Non parlarmi” più di confini e non ti parlerò più con diffidenza. “Non sentirti” inferiore e io mi sentirò all’altezza. “Non vedermi” come un nemico e io ti vedrò come una sorella, un’amica, una mamma.

Il video della canzone nasce da una sua idea. Storie parallele di bambini che, nonostante manifestino il loro affetto, vengono ignorati parchè gli adulti sono presi da altre azioni considerate più importanti.

Non mancano poi le critiche al sistema politico italiano (con una citazione presa da “Destra  sinistra”, canzone di Giorgio Gaber)  “Cambiano i ministri ma non la minestra” si legge nel testo, anche se lui dichiara di non parlare e di non interessarsi di politica.

Il video ufficiale di “Cara Italia” è stato un super successo in quanto ha da subito raccolto un numero incredibile di visualizzazioni su youtube. Infatti nel giro di 24 ore ha raggiunto più di 4,2 milioni di click.

Anche su Spotify, Ghali si è preso la vetta della classifica italiana con più di un milione di ascolti in un giorno solo.

Il meritato successo è quello di avere saputo raccontare, o meglio mettere in musica, l’abbattimento le barriere razziali e di aver superata la politica dell’odio dove trova spazio solo l’amore e l’uguaglianza.

A cura di Gianfranco Scarfato

A LACCO AMENO IL VIA AL PROGETTO “FENIX SCHOOL”

La nuova società di calcio a 5 del presidente Vincenzo Agnese firma una convenzione con il comune di Lacco Ameno e con l’Istituto Comprensivo “Vincenzo Mennella”. Lo stesso progetto al via anche nelle scuole elementari di Ischia.

L’ASD Fenix Ischia C5 è lieta di annunciare che è stata ufficialmente sottoscritta una convenzione con l’istituto Comprensivo “Vincenzo Mennella” e con il comune di Lacco Ameno per la realizzazione del progetto “Fenix  School”.  Grazie a questo progetto, i bambini delle classi prime, seconde, terze e quarte avranno la possibilità di svolgere un’ora settimanale di attività motoria sotto la guida di un tutor (laureato in Scienze Motorie o Scienze dell’Educazione) e da un assistente messi a disposizione dalla Fenix Ischia. Pur presentandosi come una realtà appartenente al mondo del calcio a 5 e con tanta voglia di lanciare uno sport non molto diffuso sull’isola tra i giovanissimi (è bene ricordare che il calcio a 5 è uno sport completamente diverso dal calcio a 11 e che soprattutto si pratica indoor), le attività svolte dai tutor della Fenix saranno attività generali di motoria e avviamento allo sport. Scopo dell’Associazione, infatti, è quello di dare un contributo sociale importante collaborando con le Istituzioni Pubbliche (Comune e Scuola), in modo tale da permettere ai bambini della scuola elementare di fare attività motoria seguendo una programmazione ben precisa; il tutto senza alcun costo per le Istituzioni.  Su richiesta del presidente Vincenzo Agnese, una volta illustrato il progetto, sia la scuola – rappresentata dalla dirigente Assunta Barbieri – che il comune di Lacco Ameno – rappresentato dal sindaco Giacomo Pascale e dall’Assessore alla Cultura Cecilia Prota – hanno sin da subito sposato l’idea. Da oggi e fino alla chiusura delle attività scolastiche, la Fenix Ischia accompagnerà dunque i bambini della Scuola Elementare di Lacco Ameno nel loro percorso di Educazione Motoria. Inoltre, il progetto Fenix School non riguarda soltanto l’Istituto Comprensivo di Lacco Ameno. Al di là della convenzione sottoscritta nel comune del Fungo, la società del presidente Agnese ha trovato la disponibilità anche del Circolo Didattico Ischia 1 e del Circolo Didattico Ischia 2 nell’approvazione del medesimo progetto (nei prossimi giorni saranno comunicati ulteriori dettagli). Dunque, il progetto “Fenix School” arriva a coinvolgere oltre 400 bambini.

LE DICHIARAZIONI – Entusiasta il presidente Vincenzo Agnese al momento della firma della convenzione: “Dopo la fondazione della società (avvenuta lo scorso settembre, ndr), siamo riusciti a raggiungere un obiettivo fondamentale che ci eravamo preposti per la realizzazione del nostro progetto. Mesi fa dissi che non ci saremmo limitati solo alla creazione di una prima squadra. Crediamo fortemente nello sport e nell’associazionismo, ritenendoli due componenti fondamentali nell’ambito sociale. Ecco perchè sono veramente contento di aver trovato sin da subito la disponibilità della Dirigente Barbieri e dell’Assessore Prota oltre che del sindaco Pascale. Vuol dire che siamo riusciti a far funzionare l’asse Associazione – Istituzioni. In un periodo di grave crisi economica e soprattutto sociale, non possiamo permetterci di non garantire un’adeguata attività sportiva ai nostri bambini e purtroppo ad oggi la scuola italiana non investe abbastanza nell’educazione motoria. Ecco perchè devono subentrare le Associazioni, fare sport non significa solo vincere campionati, ma significa soprattutto educazione, crescita e non può non esserci collaborazione con la scuola. Voglio quindi ringraziare in modo particolare la Dirigente Barbieri e il comune di Lacco Ameno, ma al tempo stesso e con la medesima gratitudine mi rivolgo anche ai due circoli di Ischia di cui nei prossimi giorni parleremo in maniera ancor più approfondita. Voglio però ringraziare anche tutti i miei dirigenti per il lavoro che stanno facendo e che faranno per portare avanti questo progetto, ma soprattutto i tutor del progetto Anita Agnese, Maria Teresa D’Ambra, Ganluigi Schiano, Vincenzo Calise,  giovani capaci, preparati e con tanta voglia di fare. Insieme a loro ringrazio tutti i ragazzi che stanno dando una mano ai tutor, le maestre stesse e per ultimi (ma dovrebbero essere i primi), ringrazio i nostri sponsor, grazie ai quali possiamo permetterci di portare avanti il nostro progetto che come detto non riguarda solo la prima squadra”.

Chi ha creduto fortemente nel progetto, è stata soprattutto l’Assessore alla Cultura Cecilia Prota che ha commentato così l’inizio delle attività: “Una bella storia quella della Fenix Ischia. I protagonisti si sono presentati a noi con un progetto sportivo per i bambini delle scuole elementari – progetto sottoposto a tutte le scuole isolane – all’interno del quale c’è professionalità, passione e voglia di creare qualcosa di interessante a livello sportivo isolano.  Hanno pensato a tutto e con la loro competenza e le loro forze hanno coperto tutti i costi. A noi è rimasto ben poco da fare, se non ringraziarli ed attivarci, da un punto di vista amministrativo ed in stretta collaborazione con la dirigente scolastica dell’istituto comprensivo V. Mennella Assunta Barbieri, affinché iniziassero a lavorare.  Lo sport svolge un ruolo determinante nella vita di ognuno di noi, favorisce l’inserimento di un individuo in un gruppo, lo abitua alla convivenza e alla tolleranza sociale, lo spinge a rispettare l’altro considerandolo non come un avversario, ma come un compagno con il quale confrontarsi, misurarsi e migliorare. Tutto ciò è ancor più vero  negli sport di squadra. Da parte della nostra Amministrazione massimo impegno e collaborazione per la buona riuscita del progetto.

“La nostra scuola ha aderito con convinzione al progetto che ci è stato proposto dall’Associazione Fenix Ischia C5 e dal Comune di Lacco Ameno perché lo sport è fondamentale per la crescita di ogni bambino – ha dichiarato, invece, la Dirigente Barbieri – Lo sport educa al rispetto delle regole, al rispetto per l’avversario, alla competizione leale e sana e rappresenta un momento importante per il percorso formativo di ogni studente. I docenti che hanno la possibilità di essere affiancati da professionisti nello svolgimento delle attività di scienze motorie, possono realizzare meglio è completamente gli obiettivi educativi e formativi per ogni bambino. I tutor sono ragazzi competenti e pieni di entusiasmo e i bambini sono stati felicissimi di esercitarsi con loro”.

In un’epoca di cyber attacchi dobbiamo preoccuparci per la democrazia?

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I Servizi di intelligence hanno lanciato un allarme su un possibile Rischio di cyber attacchi” e pertanto, sul suo editoriale,  Giampiero Massolo si chiede: “Dobbiamo preoccuparci per la tenuta delle democrazie occidentali inclusa la nostra?”.

Garantire la sicurezza nazionale

Dobbiamo preoccuparci per la tenuta delle democrazie occidentali, inclusa la nostra? Viene da chiederselo a scorrere la Relazione dell’intelligence italiana, non dissimile peraltro nei contenuti dagli analoghi documenti dei nostri partner europei e atlantici. Le minacce vengono squadernate tutte: oltre a quella jihadista tutt’altro che sopita, si va dai tentativi d’influenza per via cibernetica, alla destabilizzazione economico-finanziaria, ai movimenti estremisti di matrice anarchica o di destra oltranzista. La conclusione che si può trarre a un tempo rassicura e inquieta. Rassicura perché emerge un livello di approfondimento analitico assai alto in chi deve aiutare il governo a «vedere nel buio». Ma anche perché, più in generale, conferma a fronte dei rischi una capacità di adattamento rilevante del Paese nel suo vivere quotidiano. Allarma, perché il proliferare delle sfide si accentua sempre più fino a rendere plausibile una minaccia potenzialmente esistenziale.
VOTO BIS. Il piano di Mattarella, evitare di tornare subito alle urne

Mala tempora currunt: le mosse di Mattarella per evitare il voto bis

L’assunto dal quale partire è che il progresso tecnologico ha reso ormai virtualmente illimitate le capacità di intrusione e manipolazione per via cibernetica di quella parte così ingente delle nostre vite e delle risorse degli Stati che vengono affidate alla rete o scambiate sui social.

Fino a lambire i nostri meccanismi di consenso politico, come dimostrano vicende anche non italiane. Per ciò stesso, magnificando le facoltà di chi – governi, aziende, individui – non da oggi ritiene di poterne trarre vantaggio politico o economico.

Sul piano della destabilizzazione economico-finanziaria, poi, le condizioni di concorrenza estrema sui mercati internazionali, la corsa all’aggiornamento tecnologico, la ricerca affannosa di competitività attenuano le alleanze e spesso non fanno andare troppo per il sottile nella scelta dei mezzi. Ciò che espone i nostri sistemi-Paese al rischio di un vero e proprio downgrading strutturale, fatto di erosione della loro base industriale, di sottrazione del loro know how, di eliminazione dal mercato delle imprese più concorrenziali.

Se aggiungiamo i rischi di lacerazione del tessuto sociale, per effetto dell’estremizzazione di istanze o situazioni di crisi, dall’antagonismo anti sistema alla strumentalizzazione di difficoltà economiche o dell’immigrazione, il quadro complessivo ne risulterà ulteriormente complicato.

Ma la minaccia è dunque davvero esistenziale? Pur nella consapevolezza che il rischio zero non esiste e che non vi sono misure in grado di neutralizzare del tutto le minacce, il nostro Paese, individualmente e nelle sue collaborazioni internazionali, ha tuttavia fatto non poco. La definizione dell’architettura nazionale di sicurezza cibernetica sta continuando a ritmi sostenuti, come dimostra anche l’accentramento nell’intelligence delle relative competenze; l’impiego proattivo delle misure di tutela del patrimonio economico-industriale, a cominciare da un uso più frequente dello strumento del golden power, si è andato affermando come pure un ruolo governativo più attivo nelle controversie aziendali; la prevenzione e il controllo del territorio, oltre alla prontezza di reazione in emergenza, sono ampiamente riconosciute alle nostre forze dell’ordine e agli apparati di sicurezza.

Basterà? Aiuterebbero almeno altre due cose: un sistema istituzionale che consenta decisioni più pronte e rapide, un’opinione pubblica consapevole che non c’è sicurezza che tenga senza che il tutelato collabori con chi è chiamato a tutelarlo. Ecco, proprio in questo snodo tra efficienza istituzionale e collaborazione di tutti sta la resilienza delle democrazie occidentali e la certezza che non sarà possibile destabilizzarle.

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CorSport: “Saranno 1200 i tifosi del Napoli a Lipsia, pronti a sostenere Hamsik e compagni”

Arriveranno a Lipsia circa 1200 napoletani che credono nella remuntada

Sarà difficile, ma i tifosi del Napoli ci credono e sono pronti ad invadere Lipsia. In Germania dell’ Est, secondo quanto riporta l’ edizione odierna del quotidiano Il Corriere dello Sport ne saranno in 1200, ecco che scrive il quotidiano: “E’ un’impresa, per qualcuno anche piuttosto disperata considerando il differente grado motivazionale delle due squadre, però evidentemente i tifosi del Napoli non hanno alcuna intenzione di abbandonare Hamsik e compagni al proprio destino. Proprio così: gli azzurri avranno un seguito piuttosto nutrito anche domani a Lipsia. Anzi, considerando il 3-1 di partenza in favore dei tedeschi maturato nell’andata dei sedicesimi al San Paolo, la distanza, il freddo e la predilezione assoluta per il campionato, verrebbe da dire un seguito eccezionale: mille e duecento tifosi o giù di lì. Una mini invasione inaspettata che conterà sia sull’apporto dei sostenitori già partiti o in partenza da Napoli, sia su quello dei napoletani residenti al Nord, in Germania e nei Paesi europei limitrofi. La chance di godersi una partita della propria del cuore, del resto, è imperdibile per chi vive lontano. E per gli altri, beh, è ottima anche l’occasione di visitare una tra le più belle e vive città tedesche”.

Avellino, la Guardia di Finanza nell’ultimo mese ha sequestrato 210 kg di sigarette di contrabbando

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Ecco il comunicato della Guardia di Finanza

La Guardia di Finanza di Avellino ha sequestrato negli ultimi mesi circa 210 kg di sigarette di contrabbando, che avrebbero potuto fruttare fino a 40 mila euro. Ecco il comunicato della Guardia di Finanza: Nel corso della quotidiana attività di controllo economico del territorio, le Fiamme gialle irpine hanno potuto accertare, a partire dalla fine dello scorso anno, un preoccupante incremento del contrabbando di sigarette soprattutto sulle tratte stradali che collegano la Campania alla Puglia, facendo diventare nuovamente il territorio avellinese, e soprattutto il capoluogo, un crocevia di questo traffico illecito, come già accadeva alla fine degli anni ’90. I militari della sezione mobile del nucleo polizia economico-finanziaria di Avellino, pertanto, a seguito di un’intensificazione dei servizi anticontrabbando, disposta dal sovraordinato comando provinciale dallo scorso novembre, hanno denunciato alle competenti autorità giudiziaria 5 soggetti, di cui uno di nazionalità rumena, e sequestrato 210 chili di tabacchi lavorati esteri di contrabbando (pari a 10.500 pacchetti), che all’atto della “vendita al minuto” avrebbero potuto fruttare fino a 40.000 euro e tre automezzi utilizzati per trasportare le sigarette. Tra i generi sequestrati, oltre a noti marchi presenti nelle tabaccherie, come Marlboro, Diana e Chesterfield, sono state rinvenute anche le cosiddette “cheap white”.

Si tratta di prodotti da fumo fabbricati legalmente ed a costi bassissimi nell’est Europa e nel medio Oriente ed in quei paesi direttamente acquistati dalle organizzazioni contrabbandiere. Hanno pacchetti molto simili a quelli di brand più conosciuti ma non sono ammesse alla vendita all’interno dell’Unione Europea poiché non rispondenti agli standard previsti dalla normativa vigente. Infatti queste sigarette sono molto pericolose per la salute visto che non sono sottoposte a nessun controllo di qualità nelle zone di produzione e perché possono contenere sostanze, quali il catrame e la nicotina, in livelli ben superiori ai parametri minimi previsti dalle disposizioni comunitarie. Inoltre sui pacchetti le “avvertenze per la salute” (“il fumo uccide”, “il fumo danneggia gravemente te e chi ti sta intorno”) non sono indicate in lingua italiana ma in altre lingue se non addirittura utilizzando il carattere cirillico. Le attività di servizio svolte testimoniano il costante presidio esercitato dal corpo sul territorio irpino a salvaguardia delle leggi ed al contrasto di un fenomeno connotato da forte pericolosità sociale e che nuoce sicuramente anche alla salute dei cittadini.

Rischio di cyber attacchi. “Dall’estero interferiranno: Mala Tempora currunt”

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I Servizi di intelligence lanciano un nuovo allarme in vista delle elezioni. “Dall’estero interferiranno” per destabilizzare le operazioni di voto e per questo sarà predisposto un cyber scudo contro gli attacchi digitali.

In campo un cyber scudo contro gli attacchi digitali per controllare il voto all’estero

La relazione dei servizi segreti italiani: dal web i pericoli peggiori

ROMA – Un panorama di minacce, rischi, aggressioni. Non potrebbe essere altrimenti per una Relazione come quella dei servizi segreti. È insito nel mestiere dello 007 vedere il pericolo laddove altri non lo percepiscono. Avverte dunque Paolo Gentiloni: «Nel 2018 il contesto è quello dell’imprevedibilità geopolitica, su cui l’intelligence si cimenterà».

Prima cruciale scadenza, il voto del 4 marzo. Si temono interferenze dall’estero, specie attraverso i siti Internet, i social, le false notizie. «Gli strumenti cyber – avverte il direttore generale dei servizi segreti, Alessandro Pansa – possono svolgere un ruolo nel periodo elettorale ed è per questo che i servizi di intelligence sono particolarmente attenti. È a disposizione la nostra capacità e la nostra organizzazione per evitare che le attività di propaganda e di votazione subiscano conseguenze negative».

Naturalmente non si può sottovalutare il rischio del terrorismo internazionale. «L’Isis – dice il prefetto Pansa – ha subìto pesanti sconfitte sul piano militare e si è ridotto ulteriormente nella sua dimensione territoriale e finanziaria, ma potrebbe essere ancora in grado di colpire l’Europa. Anche con cellule ben addestrate». È stato notato che la propaganda del Califfato, in forme più criptate che in passato, sminuisce la rilevanza delle sconfitte sul terreno, esaltando per contro la retorica del martirio. «In coerenza, l’organizzazione ha progressivamente enfatizzato la rilevanza della jihad individuale non mancando di fornire indicazioni per azioni terroristiche da realizzare con il ricorso a strumenti di uso comune: armi da taglio e da fuoco, veicoli, esplosivi di fabbricazione artigianale, sostanze nocive di facile reperibilità utili a contaminare cibi, bevande e riserve idriche». Nè è il caso di sottovalutare il pericolo di un ritorno del terrorismo interno.

L’allarme più marcato viene però dalla rinnovata conflittualità tra Stati. Gentiloni sottolinea che nel Mediterraneo «è percettibile il ritorno a posture nazionalistiche che possono generare tensioni e degenerare in escalation». L’Italia rifiuta nazionalismi e protezionismi. Però c’è un però. «Siamo lontani mille miglia da chi interpreta la difesa dei propri interessi in modo ostile ai vicini (un riferimento alla Turchia che blocca la nave dell’Eni? nda). Ma non vuol dire che siamo anime belle che ignorano la tutela dei propri interessi nazionali».

VOTO BIS. Il piano di Mattarella, evitare di tornare subito alle urne

Mala tempora currunt: le mosse di Mattarella per evitare il voto bis

Il monito degli 007 italiani  

Anche il voto del 4 marzo potrebbe essere turbato da un’attività indebita attraverso il cyberspazio. Perciò sono all’opera le agenzie di intelligence e soprattutto il Nucleo per la Sicurezza Cibernetica. «Gli strumenti di telecomunicazione e cyber possono svolgere in un periodo elettorale un ruolo e noi siamo particolarmente attenti», avverte il direttore del Dis, Alessandro Pansa.

Parlare di cyberspazio non è più un capriccio di futurologi, insomma. Attraverso Internet passano molte delle nuove minacce. «Difendere lo spazio informatico è difendere il proprio spazio nazionale», scandisce perciò il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, nel presentare la Relazione annuale del servizi segreti al Parlamento. Gli fa eco Pansa: «L’universo cyber continua a essere un mondo con il quale ci dobbiamo confrontare sempre di più, perché sarà onnicomprensivo».

Interferenze straniere

Il pericolo di interferenze straniere, via Internet, è un tema all’attenzione del governo. Già nel corso del 2017 si sono evidenziati a livello nazionale e internazionale episodi inquietanti. Le chiamano «campagne di influenza» e spesso prendono avvio con la diffusione online di informazioni trafugate mediante attacchi cyber, ma mirano a condizionare l’orientamento delle opinioni pubbliche «specie quando queste ultime sono state chiamate alle urne».

Tali campagne di influenza, che un tempo erano portate avanti attraverso piccoli giornali sovvenzionati allo scopo, con l’irrompere di Internet hanno fatto un gigantesco salto di qualità. «Hanno dimostrato di saper sfruttare, con l’impiego di tecniche sofisticate e di ingenti risorse finanziarie, sia gli attributi fondanti delle democrazie liberali, sia le divisioni politiche, economiche e sociali dei contesti d’interesse».

L’obiettivo di questi attacchi che portano il marchio di fabbrica degli Stati, secondo gli 007 è il medesimo di sempre: «Introdurre elementi di destabilizzazione e minare la coesione». Ma ora questi attacchi hanno una forza e invasività inimmaginabili. Di qui, l’allarme: «Lo strumento cibernetico è destinato a divenire sempre di più un agevolatore di attività di influenza, realizzate attraverso la manipolazione e la diffusione mirata di informazioni preventivamente acquisite attraverso manovre intrusive nel cyber-spazio, così da orientare le opinioni pubbliche, fomentare le tensioni socio-economiche, accrescere l’instabilità politica dei Paesi dell’area occidentale, all’atto dell’adozione di decisioni strategiche, ritenute dall’attore ostile sfavorevoli ai propri interessi».

Blitz e virus

Alle campagne di influenza fa da pendant il cyber-spionaggio. «Le azioni di spionaggio digitale registrate nel 2017 – si legge nella Relazione – sono state finalizzate, più che all’acquisizione di know-how pregiato e piani industriali delle eccellenze imprenditoriali nazionali, a guadagnare posizioni di forza in sede di negoziazione di accordi di natura politico-strategica». È una nuova frontiera che preoccupa molto il direttore dei servizi segreti. «Il cyber-spazio è divenuto terreno di confronto, se non addirittura di scontro geo-politico tra gli Stati».

Nel vasto mondo cyber c’è poi da fronteggiare l’aggressività dei cosiddetti «gruppi hacktivisti» (vedi le operazioni «OpSafePharma» contro gruppi farmaceutici e «OpGreenRights» contro imprese energetiche, comprese realtà impegnate nel fotovoltaico e altre forme di energia pulita), dei cyber-criminali (quelli che usano software malevoli che si impadroniscono del computer e chiedono un riscatto per sbloccarlo, vedi il virus «WannaCry»), o di gruppi islamisti. Interessante il tentativo del Califfato, il 30 giugno scorso, quando ha inondato un noto servizio di messaggistica istantanea per avvisare i sostenitori che la notizia della fine del Califfato, annunciata dalle autorità irachene dopo la riconquista di Mosul, era da ritenersi falsa. Purtroppo per loro la realtà era più forte della propaganda.

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vivicentro/Rischio di cyber attacchi: “Dall’estero interferiranno”. “Mala Tempora currunt”
lastampa/In campo un cyber scudo contro gli attacchi digitali per controllare il voto all’estero FRANCESCO GRIGNETTI

L’ intervento di Brumotti è stato decisivo: smantellata la piazza di spaccio al Rione Traiano

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Dopo l’ intervento dell’ inviato di Striscia, i poliziotti hanno smantellato la piazza di spaccio

Dopo l’ intervento dell’ inviato di Striscia la Notizia, Vittorio Brumotti nel Rione Traiano di Napoli, la piazza di spaccio incriminata è stata smantellata. Infatti il biker aveva mostrato un bunker e un sistema di video sorveglianza di ultima generazione. Dopo essere stato riconosciuto sono volati insulti e pietre verso la macchina dell’ inviato del programma di Antonio Ricci. A protezione di Brumotti sono arrivati gli agenti della Polizia di Stato della sezione Falchi, i quali si sono accorti delle telecamere ed hanno iniziato a smantellare questa piazza di spaccio, rimuovendo le telecamere e denunciando un uomo per video sorveglianza non autorizzata.

CorSport: “Ghoulam la prossima settimana sarà a Villa Stuart. E’ consapevole che la sua stagione è finita”

Il calciatore è atteso dal Prof. Mariani

Quest’ anno la sfortuna si è abbattuta su Faouzi Ghoulam. Il difensore azzurro sembrava aver recuperato l’ infortunio rimediato nella gara di Champions League con il Manchester City, ma questa volta a fare crack è stata la rotula. Ecco quanto scrive su di lui l’ edizione odierna del quotidiano Il Corriere dello Sport: “Ghoulam è atteso dal professor Mariani la prossima settimana ed è comunque (quasi) consapevole che la sua stagione sia finita: per la frattura della rotula potrebbe non bastare un mese, e la speranza di poterlo aspettare almeno per l’ultimo mese e mezzo è andata scemando e ha costretto a una inversione a U: indietro, a sinistra, chiaramente”.

CorSport: “Koulibaly e Callejon sono da record, ecco per quale motivo”

Ecco cosa scrive il quotidiano su Koulibaly e Callejon

Il difensore del Napoli Kalidou Koulibaly e l’ esterno Josè Maria Callejon sono nella top 20 dei calciatori che hanno giocato di più nei maggiori campionati europei. L’ edizione odierna del quotidiano Il Corriere dello Sport, li ha elogiati attraverso un articolo. Ecco uno stralcio:

“Koulibaly è un muro, con una serie già enorme di partite giocate: trentaquattro volte con il Napoli (una assenza in campionato, per carineria forse, con il Sassuolo), mai una panchina, mai una sostituzione, mai una espulsione, tre cartellini gialli in campionato, uno in Coppa Italia e qualche marachella soltanto in Champions (fuori per squalifica, contro lo Shakhtar).

Callejon? Trentasei su trentasei sanno di record, per un’ala (come si usava dire una volta) capace di inventarsi varie vite (pure il falso nueve) e di concedere nove gol e nove assist. Callejon è per sempre e da Benitez a Sarri nulla è mutato: cinquantadue presenze nella prima stagione (e trentasette in campionato), cinquantanove nella seconda (e il pienone in serie A), quarantasette nella terza e quarantanove nella quarta. Callejon è il collante tra le due fasi, è una variabile impazzita da usare secondo le esigenze di un copione che lo spagnolo riesce a rimodellare secondo le esigenze del Napoli”.

Spalletti: “Sarri e Allegri meriterebbero entrambi di vincere lo scudetto, ecco perchè”

Ecco le parole di Spalletti

Il tecnico dell’ Inter, Luciano Spalletti ha rilasciato una lunga intervista all’ edizione odierna del quotidiano Il Corriere dello Sport. Ecco uno stralcio:

Chi vincerà lo scudetto tra Allegri e Sarri? 

«Bello questo testa a testa… E’ come il ruggito sempre più potente di due leoni che lottano per diventare il re del campionato. Allegri e Sarri meriterebbero entrambi lo scudetto. Come squadra la Juventus, anche se ha vinto 6 scudetti di fila, non ha la presunzione di essere meglio degli altri, ma il Napoli ha la forza del suo gioco e quindi l’autostima di non sentirsi inferiore a nessuno».

Realisticamente quando l’Inter potrà colmare il gap con la Juventus e il Napoli? Uno, due o tre anni? 

«Quando riusciremo ad avere la stessa continuità di risultati che per il momento è molto differente. Il tempo è come un elastico che si accorcia e si allunga. La competenza professionale, insieme a un livello di sforzo e di lavoro continuativo fuori dal comune, è l’ingrediente che separa la realtà dal sogno».

E’ d’accordo con chi sostiene che, rispetto a Napoli, Juve, Lazio e Roma, al centrocampo dell’Inter manchino un regista e un po’ di qualità? 

«I centrocampisti dell’Inter sono gli stessi che ci avevano permesso di essere primi in classifica. Il calo di rendimento di questo secondo periodo si lega al momento che sta attraversando tutta la squadra. Caso mai il discorso apre un’analisi più profonda… Credo che queste squadre stiano raccogliendo dei frutti perché hanno dato continuità a un lavoro che dura da qualche anno». 

 

Perché gli allenatori toscani sono così bravi? Allegri, Sarri, Spalletti, Mazzarri, Lippi… 

«Per rispondere bisogna tornare indietro di una decina di anni quando la mappa calcistica toscana raccontava di tante realtà come Fiorentina, Siena, Livorno, Pisa, Empoli, Massese, Carrarese, Arezzo, Pistoiese, Prato, Lucchese, Pietrasanta, Cuoiopelli, Rondinella, Viareggio…, squadre che hanno permesso a tanti tecnici di fare esperienze determinanti per la loro carriera. E poi non possiamo dimenticare la scuola di Coverciano che è un’eccellenza del nostro Paese: da lì sono usciti tutti i grandi allenatori del calcio italiano». 

Mala tempora currunt: le mosse di Mattarella per evitare il voto bis

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Mala tempora currunt per cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella studia le mosse per evitare un voto bis. Dopo il 4 marzo non è scontata la scelta del premier indicato dal primo partito. Come scrive Ugo Magri l’idea del capo dello Stato è quella di affidare l’incarico di formare il governo alla coalizione che avrà ricevuto più voti ed avrà più chances di successo, e speriamo che non si completi l’aforisma con quanto lo completa e cioè:  sed peiora parantur

Il piano di Mattarella, evitare di tornare subito alle urne

Incarico non al primo partito, ma chi ha più chance

ROMA – Il piano d’azione è tutto scritto, quasi nei dettagli. Qualunque risultato emergerà dalle urne, sul Colle sanno già come regolarsi: ecco perché, a 12 giorni dal voto, lassù si respira aria tranquilla. Ma non c’è nulla di «top secret» nelle intenzioni presidenziali. Per scoprirle in anticipo è sufficiente un buon manuale di diritto costituzionale, a scelta tra i tanti che circolavano nella Prima Repubblica.

Per un quarto di secolo sono rimasti a impolverarsi negli scaffali perché non servivano più, si disse, dopo l’avvento del sistema maggioritario. Ma adesso, col Rosatellum per due terzi proporzionale, si ritorna alle origini, quando la nascita dei governi veniva scandita da regole che agli attori attuali forse sfuggono. Sergio Mattarella ne possiede il know-how, un po’ perché appartiene a un’altra generazione e poi, se non bastasse l’anagrafe, in quanto prof di diritto parlamentare. Insomma, dal 5 marzo si muoverà lungo i binari della prassi codificata nell’arco di 50 anni, in modo trasparente e soprattutto prevedibile.

Se vince la destra

Esempio numero uno: il centrodestra conquisterà la maggioranza, tanto alla Camera quanto al Senato? L’incarico di governo non potrà che andare a un personaggio di quel mondo. Saranno i partiti a suggerirne il nome. Qualora indicassero Antonio Tajani, presidente del Parlamento Ue, Mattarella potrebbe forse far notare che all’Italia non conviene perdere quella poltrona. Tuttavia certo non si metterebbe di traverso. Sbaglia invece Berlusconi a ripetere che, come ministro dell’Interno, vorrebbe Matteo Salvini. Senza accorgersene, il Cav invade le prerogative quirinalizie, come vengono definite all’articolo 92 della Costituzione: «Il presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio e, su proposta di questo, i ministri». In altre parole, Mattarella dovrà dare l’okay. Ma dopo le uscite di Salvini sui migranti, che definire sopra le righe è poco, qualche frequentatore del Quirinale si domanda se la poltrona del Viminale sarebbe la più adatta per un leader così divisivo e, dunque, il Capo dello Stato ci metterebbe la firma. Di sicuro, sui nomi dirà la sua.

Nell’ipotesi di pareggio

Caso numero due: nessuno vince le elezioni. Anche qui, soccorrono le regole antiche. Dove conta poco se arrivi primo, importa semmai se riesci a mettere insieme una maggioranza. L’incarico viene dato a chi ha chance di farcela. Fino a un paio di mesi fa, questa sfumatura non era ben colta dai grillini, i quali ripetevano: «Se saremo il partito più votato, Mattarella dovrà darci l’incarico». Poi d’improvviso la svolta: Luigi Di Maio ha preso atto che non funziona così, cambiando registro. A fare chiarezza sono stati, pare, ambasciatori parecchio schivi, che non lo ammetterebbero mai. Di sicuro, i canali di comunicazione tra Quirinale e Cinquestelle sono numerosi e attivi. Il presidente non vuole tagliare fuori nessuno, chi ha buona volontà deve poter dare una mano. È un po’ il senso della «pagina bianca» di cui aveva parlato la sera di San Silvestro.

Nel vicolo cieco

E se non si trovasse una via d’uscita? Prima di sciogliere le Camere una seconda volta, Mattarella metterebbe in campo tutta la pazienza necessaria. Lascerebbe svelenire il clima dalle tossine della campagna elettorale o, se l’immagine non convince, darebbe tempo di posarsi alla polvere sollevata in battaglia. Le larghe intese, qualora si realizzassero, sarebbero frutto di lunghe attese. Ai tempi di Aldo Moro si parlava, non a caso, di «decantazione». Il Capo dello Stato le proverebbe tutte, tentativi su tentativi. E perfino i fallimenti sarebbero di aiuto: farebbero capire che non ci sono alternative a un compromesso serio. Poco per volta i protagonisti dovrebbero prenderne atto. Ecco spiegato il clima, nonostante tutto, speranzoso; ed ecco come mai Gentiloni, per quanto Mattarella lo apprezzi, difficilmente resterà a Palazzo Chigi. Senza il sostegno del Parlamento non potrebbe tirare avanti, e chi lo va dicendo rilegga il Mortati. Ma se i partiti trovassero un accordo, figurarsi se centrodestra e M5S accetterebbero un premier targato Pd. Chiederebbero di iniziare una storia nuova.

ndr: “Mala Tempora currunt sed peiora parantur”: “Attraversiamo brutti tempi ma se ne preparano di peggiori”. E’ una delle frasi di Marco Tullio Cicerone , vissuto fra il 106 e il 43 a.C. che fu Senatore, Filosofo, Scrittore e Politico dell’antica Roma. Guarda caso, lo diceva ai tempi tumultuosi del finire della repubblica romana, ed oggi siamo sempre a Roma ed “i tempi” non è che siano migliori

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Il Napoli su Alban Lafont, il Donnarumma francese, ma il cartellino costa molto

A Giuntoli interessa molto il calciatore

Al Napoli piace molto Alban Lafont, considerato da tutti come il Donnarumma francese. A riportare la notizia è l’ edizione odierna del quotidiano Tutto Sport, che scrive: “Ma il Napoli è anche alla ricerca di un portiere per la prossima stagione e Giuntoli ha messo gli occhi su Alban Lafont. Portiere del Tolosa, classe 1999, nato in Burkina Faso ma con passaporto francese, viene definito il “Donnarumma transalpino” ed è considerato uno dei portieri più promettenti in circolazione. Ma il costo del suo cartellino è già elevatissimo, trattandosi di un profilo seguitissimo, anche per la lunga militanza in Nazionale: dall’Under 16 all’attuale Under 20, vanta già 16 presenze”.