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De Luca e Fedez a Muschio Selvaggio: “Ti voglio bene: metti una camicia e ti candido”

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(Adnkronos) –
No ai tatuaggi per i 50enni, bocciatura per la musica trap, sì alla candidatura di Fedez.Vincenzo De Luca show a Muschio Selvaggio, nel podcast di Fedez e Mr.

Marra.Il governatore della Campania è ospite nella puntata in cui viene dedicato ampio spazio alle nuove generazioni, alle esigenze e ai problemi dei giovani. De Luca in passato ha criticato apertamente le persone tatuate: in studio, si trova accanto a due persone che “non hanno un centimetro di pelle libera…

Un ambientino accogliente”, dice il presidente della Campania, che si presenta con un messaggio per Fedez, ‘stangato’ per il celeberrimo bacio con Rosa Chemical al Festival di Sanremo 2022: “Eri avvinghiato ad un mollusco, un lombrico e ti slinguazzavi… Non lo fare più”.Capitolo tatuaggi: “Il mio pregiudizio è per i 50-60enni che hanno crisi di giovanilismo”, sintetizza De Luca.

Al governatore viene sottoposto un brano di musica trap, pochi secondi e “direi che può bastare… Il testo?Non ho capito niente, chiederò a Rocco Hunt e mi faccio fare la traduzione”.  Il governatore viene aggiornato sulle guerre tra rap che anche in Italia, in particolare a Milano, sono entrate nella cronaca: “Dall’America arrivano gli esempi più idioti e demenziali… Shiva?

Non lo conosco, lo proporrei per il metodo pedagogico Singapore: la polizia municipale è dotata di un frustino di bambù, ti danno venti frustate tra capo e collo…”. “Credo che voi, al di là degli impiastri che vi mettete addosso, abbiate una grossa responsabilità” verso il mondo giovanile. “Abbiamo ragazzi che hanno adottato comportamenti ed espressioni dei personaggi nei telefilm.Mi sciocca che ci siano ragazzi, il sabato sera, con il ‘ferro’ in tasca.

Io ritengo che abbia pesato negli ultimi 20-30 anni la perdita del principio di autorità: in tante realtà, lo Stato non c’è.Ragazzi che sparano con pistole ad acqua ai professori… Queste cose negli altri paesi comportano il blocco nel percorso formativo di una persona”. Si parla di Napoli e della Campania: “Nei quartieri popolari la camorra ancora offre lo stipendio a chi fa il palo nella piazza dello spaccio.

Dobbiamo ancora lavorare molto da questo punto di vista.E’ chiaro che queste situazioni nascono più facilmente in un contesto che offre poche opportunità”. Capitolo ‘politica’: “C’è un punto che separa il trasformismo dal realismo politico: bisogna avere l’onestà di dire ai cittadini italiani ‘ho cambiato idea per questo motivo’… Altrimenti, sei un trasformista…”.

La politica riesce a coinvolgere i giovani? “Io mi metto nei panni di un ragazzo: quando sento un esponente politico, reggo 30 secondi…Immagino un ragazzo quanto possa reggere”.

Nel Pd, come giudica la leadership di Elly Schlein? “I contenuti programmatici sono flebili.La dialettica?

Peggio”.Pierluigi Bersani? “Un amico, ma è il padre di una puttanata politica come Articolo Uno…”. Negativo il giudizio sul governo: “Il sud è stato tradito e calpestato completamente.

Bisogna creare un’alternativa, serve un programma che possa persuadere la maggioranza degli italiani: è difficile tenere insieme solidarietà e sicurezza, povera gente e ricchi”.Lo candiderebbe Fedez? “Assolutamente, secondo me vai bene.

Con una camicia accollata e un dolcevita” per coprire i tatuaggi. “Un po’ di trucco?Non esageriamo…”. Il finale, a sorpresa, è nel messaggio che De Luca rivolge direttamente a Fedez: “Fatti dire un’ultima cosa.

Avrei dovuto sfotterti per come stai combinato, invece ho esigenza di dirti una cosa.Hai avuto un’esperienza umana terribile: hai affrontato un tumore, hai avuto un’operazione chirurgica e un secondo intervento.

Hai affrontato queste prove della vita con coraggio e generosità, hai utilizzato questi momenti difficili per dare coraggio agli altri.Hai dimostrato di essere un uomo e io ti voglio bene”. “Mi ha quasi fatto commuovere, contraccambio”, la replica di Fedez, sorpreso e toccato. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Juve Stabia Live Car, il diario di bordo: direzione Taranto!

Juve Stabia Live Car, il nostro diario di bordo: la cronaca della trasferta di un gruppo di giornalisti che, animati dalla passione per le Vespe e per il giornalismo sportivo, domenica mattina 5 novembre 2023 si mettono in marcia verso lo stadio Iacovone di Taranto.

Direzione Taranto, direzione felicità….salite a bordo con noi! Il diario di bordo della Juve Stabia Live Car.

ORE 9:45 – E’ l’orario del ritrovo in un’uggiosa mattinata di novembre, si è
scelto l’abbigliamento più adatto, si è dato un’occhiata al meteo, e “lì”
porta sole e tempo sereno. Un clacson dall’altra parte della strada rapisce
la mia attenzione, è lei…si è proprio lei, la grande assente Daniela.

Attraverso e la raggiungo, lei esce dalla sua piccola utilitaria ed ecco che il
sole che non c’era fino a qualche secondo fa, appare e illumina la
giornata. Si rammarica della sua assenza, ma io gli confido che
cercheremo di tornare vincitori anche per lei.

Intanto ci distrae un altro
colpo di clacson, sono loro, gli altri tre del quintetto base, Natale e
Mario&Mario, fanno segno che faranno rifornimento e ci raggiungeranno.
Da li a poco eccoli, già pronti con tablet e microfono per organizzare la
prima diretta, ci raggiungono poi il nostro Giovanni Di Capua e a seguire Raffaele Esposito,
tra un rito scaramantico e un ritiro di cose buone iniziamo la diretta.

Dopo qualche scambio di battute e le sensazioni della giornata salutiamo i tre
che rimarranno a casa, staccarci da loro non è stato semplice e facile, con
Daniela poi, ancor più traumatico.

Ore 10:15 – Inizia il viaggio di andata si leggono i tanti messaggi dal web, si
sciorinano considerazioni tra temi tattici e tecnici, ognuno dice la sua,
ognuno di noi gonfio in petto e orgoglioso di rappresentare
Castellammare di Stabia, la Juve Stabia, la capolista.

direzione taranto juve stabia live car diario di bordo 2

Arrivati a Taranto, ora il tanto atteso pranzo: il diario di bordo della nostra Juve Stabia Live Car.

Ore 13:30 – Sono trascorse più di tre ore, la meta è vicina, se ne sente il
profumo nell’aria, si scorge il mare da lontano, si attraversano strade
eleganti e palazzoni enormi, un centro storico e poi dopo lungo
peregrinare un posto auto, siamo salvi…ci possiamo recare sul primo
campo di battaglia…siamo ospiti di lui si proprio Lui…Gesù Cristo. Oddio
non vogliamo essere blasfemi, ma il ristorante si chiama proprio cosi, e
noi da buoni cattolici abbiamo “professato” e degustato la nostra fede.

Dopo aver vinto alla grande questa prima battaglia si ci reca a salutare un
collega tarantino per questa occasione, lo si saluta un po’ di sana convivialità
e poi via ci aspetta la seconda battaglia, quella reale, quella sportiva,
l’incontro con il Taranto.

Direzione stadio Iacovone di Taranto: la trasferta della Juve Stabia Live Car entra nel vivo!

Ore 16:45 – Ci avviciniamo con circospezione allo storico stadio ionico,
con rispetto e stupore, al cospetto di fiumi umani che inondano di
rossoblù i vari ingressi dell’impianto preso d’assalto dalla passione,
famiglie con bambini, tanti ragazzi, gruppi di supporters organizzati,
insomma una grande famiglia pronta a dare supporto ai propri beniamini.

Ore 17:00 – Noi raccogliamo le nostre cose dall’auto parcheggiata poco
distante e ci incamminiamo verso lo stadio, controlli di routine, pass e
documenti e finalmente siamo all’interno dello stadio. Siamo
letteralmente circondati da tantissime persone intente a fare la loro fila e
inevitabilmente diventiamo una loro curiosità con la nostra telecamera e
la nostra seconda diretta.

Ore 17:15 – Arrivano ancora tanti messaggi, si discute sulla gara, sui
tecnici su chi potranno essere gli interpreti, ed ecco che poi all’improvviso
arrivano le formazioni ufficiali. Qualche sorpresa, qualche certezza e via
giù con le considerazioni e valutazioni del caso.

Ore 18:00 – Uno sguardo all’orologio, suvvia ragazzi è ora bisogna
guadagnare la tribuna stampa, c’è da lavorare.
Rimesso tutto a suo posto, si riprendono borse, tablet e cavalletti vari e si
sale su. Varco 8 e via, tante scale, forse troppe, però si giunge alla meta e
si va alla ricerca della postazione.

Tra computer, cronometri, ricerca di prese utili e sistemazioni varie ecco
che ci siamo, intanto lo stadio diventa sempre più una bolgia. Alla nostra
sinistra la Curva Nord locale è un vero è proprio muro imponente e canta
a più non posso per preparare al meglio l’ingresso in campo dei calciatori,
e lì proprio in mezzo alla curva uno striscione che recita “Rispetto per
Castellammare” che bello, che emozione.

Le emozioni allo Iacovone: si avvicina il match.

Ore 18:30 – Poi la partita, le emozioni, si va in gol subito e si doma
l’avversario che nel primo tempo si trova del tutto bloccato, con Mister
pagliuca che indovina tutte le mosse. Poi scampato il pericolo dagli undici
metri la chiudiamo e portiamo a casa una vittoria importante e noi
vinciamo la seconda battaglia di giornata.

Ore 20:15 – Di corsa poi in sala stampa, si ascoltano i protagonisti, si
scorge in loro le versioni differenti facendo ovviamente il gioco delle
parti. Ma le chiacchiere stanno a zero, vittoria più che meritata e primato
sempre più consolidato.

Ore 21:50 – C’è da ritornare a casa, da recuperare l’auto e finire il lavoro
mentre si raggiunge Castellammare di Stabia. Inizia la terza diretta, siamo
sommersi da messaggi e attestati di stima, come sempre veniamo
piacevolmente travolti da tanta passione, felici e orgogliosi ci
confrontiamo tra di noi e con i tantissimi che ci seguono.

Intanto veniamo sorpassati sulla strada, ci giriamo e sono loro, i nostri gladiatori vincenti di giornata che nel loro elegantissimo pullman tornano verso casa. Ci
facciamo sentire con il nostro clacson e li salutiamo a modo nostro.

Ore 01:15 – Ormai è scattato il lunedì quando fa capolino il casello
autostradale di Castellammare che significa essere tornati a casa, felici,
stanchi ma sempre più orgogliosi di questa fantastica JUVE STABIA.

 

A cura di Giovanni Donnarumma. 

Expo2025, il padiglione italiano a Osaka ispirato alla città ideale

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(Adnkronos) – Si è svolta oggi a Osaka la cerimonia ufficiale di presentazione del padiglione italiano a Expo 2025, alla presenza del governatore di Osaka Yoshimura, del sindaco Yokoyama e del segretario generale Expo Ichige.Presente anche per l’occasione il cardinale giapponese Maeda, vista la presenza della Santa Sede – per la prima volta – nel padiglione italiano.  Il commissario generale Mario Vattani ha illustrato a una sala gremita di giornalisti e rappresentanti delle principali aziende del Kansai, il concept del padiglione, fondato sul saper fare italiano.

Dal canto suo l’architetto Mario Cucinella ha percorso le fasi creative che hanno portato a un padiglione di forte impatto, ispirato all’idea rinascimentale della città ideale, rilanciata nel futuro con spirito innovativo.Fortissime le aspettative giapponesi sul padiglione italiano, uno dei pochi che può già contare sulla partnership con un’impresa di costruzioni nipponica.

Il commissario Vattani ha sottolineato alla stampa giapponese che da pochi giorni è stata lanciata una call per sponsorizzazioni, e chem vista la stretta collaborazione e la storica amicizia tra Italia e Giappone, il nostro padiglione è pronto a raccogliere sponsorizzazioni anche da parte di aziende giapponesi. “L’esposizione permanente del nostro padiglione – ha spiegato Vattani ,- sarà distribuita in tre parti: aerospazio, settore in cui la collaborazione Italia Giappone è già avanzata, poi le infrastrutture e le città, la mobilità, l’urbanistica.Terza parte avrà come focus la persona, con i migliori esempi del nostro sviluppo tecnologico nel settore delle scienze della vita, della domotica, della robotica”. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

L’intesa sui migranti Meloni-Rama a Ferragosto: “Altro che aperitivi…”

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(Adnkronos) – “Altro che aperitivi…”.Così fonti di Palazzo Chigi spiegano la genesi del protocollo d’intesa sui migranti siglato oggi tra Italia e Albania.

Un accordo partorito lo scorso Ferragosto, quando la premier Giorgia Meloni è stata ospite del primo ministro albanese Edi Rama dopo aver lasciato la masseria pugliese di Ceglie Messapica dove stava soggiornando con la famiglia.L’incontro tra i due leader era stato narrato come una semplice vacanza.  “Abbiamo iniziato a discutere con il primo ministro Rama di questo accordo mesi fa, in estate, entrambi convinti che sull’immigrazione irregolare di massa la collaborazione tra Unione, Stati membri e Stati extra-Ue sia decisiva”, ha sottolineato oggi Meloni nel corso delle dichiarazioni alla stampa, spiegando che “il protocollo disegna la cornice politica e giuridica di questa collaborazione”.

Nei prossimi mesi saranno definiti i provvedimenti normativi conseguenti, le attività strutturali e le coperture finanziarie, per rendere l’intesa operativa entro la primavera 2024.  Stando agli accordi siglati oggi, l’Italia utilizzerà il porto di Shengjin e l’area di Gjader per realizzare, a proprie spese, due strutture di ingresso e accoglienza temporanea degli immigrati salvati in mare, che potranno accogliere fino a tremila persone, 39mila in un anno, per espletare celermente le procedure di trattazione delle domande di asilo o eventuale rimpatrio.  —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Veneto, è ancora allerta maltempo. Recuperato corpo vigile del fuoco disperso a Belluno

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(Adnkronos) – Recuperato dai sommozzatori nel lago di Santa Croce, in provincia di Belluno, il corpo di Walter Locatello, il vigile del fuoco di 44 anni vittima della furia del maltempo che ha interessato il Veneto nei giorni scorsi.Era disperso dal 2 novembre a Puos D’Alpago, in provincia di Belluno, dopo essere scivolato nel canale Tesa Vecchio.  “A nome mio personale e della Regione del Veneto voglio esprimere le più sentite condoglianze alla sua famiglia e a tutti i colleghi del Vigile del Fuoco, che in questi giorni hanno setacciato le acque del lago di Santa Croce nella speranza di ritrovare il giovane pompiere”, le parole del presidente della Regione Veneto Luca Zaia. “Anche se la situazione è sembrata subito disperata, abbiamo sperato fino all’ultimo che questa tragedia non venisse confermata.

Durante l’ondata di maltempo che si è abbattuta anche nel Bellunese – ha aggiunto il Governatore – il giovane pompiere era caduto in un torrente ingrossato dalle piogge incessanti a Puos D’Alpago.Da giovedì scorso i colleghi, con l’aiuto dei sommozzatori, di barche dotate di sonar ed elicottero, hanno continuato a cercarlo, senza sosta: un gesto di riconoscenza e affetto per un collega stimato e apprezzato da tutti”. Intanto il Centro Funzionale Decentrato della Protezione Civile del Veneto ha emesso un nuovo bollettino, dichiarando l’allerta arancione per criticità idraulica in un bacino idrografico e quella gialla in altri quattro, valevole fino alle ore 14.00 di domani, 7 novembre.  L’allerta arancione è dichiarata relativamente al bacino Po, Fissero-Tartaro-Canal Bianco-Basso Adige.

L’allerta gialla è dichiarata per i bacini Alto Brenta-Bacchiglione-Alpone; Adige-Garda e Monti Lessini; Basso Brenta – Bacchiglione; Livenza-Lemene-Tagliamento.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Cdp, al via nuova emissione bond retail con rendimento al 5%: come funziona, chi può investire

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(Adnkronos) – E’ uno dei collocamenti più attesi dai piccoli risparmiatori, quello delle obbligazioni di Cassa Depositi e Prestiti che prende il via martedì 7 novembre 2023.L’offerta pubblica di sottoscrizione del bond retail partirà il 7 novembre sarà riservata alle sole persone fisiche residenti in Italia e avrà un ammontare complessivo pari a 1,5 miliardi di euro.

La chiusura – secondo la tabella di marcia – è prevista il prossimo 27 novembre ma non è esclusa la possibilità di un ‘anticipo’: le obbligazioni saranno negoziate sul Mercato Telematico delle Obbligazioni (Mot) di Borsa Italiana e l’investimento minimo è di 1.000 euro, mentre sugli interessi e sugli altri proventi percepiti dai sottoscrittori sarà applicata l’imposta sostitutiva con una aliquota agevolata del 12,50%.  
Si tratta del terzo bond destinato al pubblico nella storia di Cdp: i suoi proventi – si sottolinea dalla Cassa – “consentiranno di destinare ulteriori risorse per sostenere imprese, territorio e infrastrutture con l’obiettivo, in coerenza con il Piano strategico 2022 – 2024, di contribuire concretamente alla crescita del Paese”.  
La durata delle obbligazioni è di sei anni (con scadenza quindi nel 2029), i bond saranno emessi alla pari al prezzo di 1.000 euro per ciascuna obbligazione e verranno integralmente rimborsati alla pari e in un’unica soluzione alla data di scadenza. Quanto al rendimento, Cdp spiega che le obbligazioni matureranno interessi secondo un tasso misto: in misura fissa per i primi tre anni e variabile per i successivi tre.Nel primo periodo gli investitori riceveranno ogni tre mesi, in via posticipata, una cedola fissa pari al 5% lordo annuo del valore nominale unitario delle obbligazioni.

Durante il periodo di applicazione del tasso variabile, gli investitori riceveranno trimestralmente, in via posticipata, una cedola lorda indicizzata all’Euribor a 3 mesi, maggiorato almeno dello 0,90% annuo.Il margine definitivo verrà fissato alla fine del periodo di collocamento. A collocare i bond sarà una rete di 24 banche mentre Intesa Sanpaolo e UniCredit agiranno nel ruolo di responsabili del collocamento e coordinatori dell’offerta.  La prima emissione retail di Cdp era stata collocata nel marzo 2015 con l’adesione di circa 70mila investitori: il valore iniziale di 1 miliardo era stato aumentato nel corso del collocamento a 1,5 miliardi e portando a una chiusura anticipata, dopo appena cinque giorni.

Stessa dinamica in occasione del collocamento del 2019: anche qui rialzo in corso d’opera dell’ammontare a 1,5 miliardi e chiusura anticipata dopo appena 5 giorni, per via della forte domanda.Un interesse che sembra destinato a replicarsi anche questa volta, visto anche il tasso iniziale del 5%, e che potrebbe portare a una vera e propria corsa allo sportello (anche se tutto si può fare anche online). —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Meloni: “Stati Ue non possono affrontare da soli immigrazione illegale”

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(Adnkronos) – “L’immigrazione illegale di massa è un fenomeno che gli Stati membri dell’Unione europea non possono affrontare da soli.Da questo punto di vista la collaborazione tra Stati Ue e Stati – per ora – extra Ue può essere decisiva”, ha affermato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, annunciando la firma del protocollo d’intesa tra Italia e Albania in materia di gestione dei flussi migratori. “Contrastare il traffico di esseri umani, prevenire i flussi migratori irregolari e accogliere solamente chi ha davvero diritto alla protezione internazionale”: questi, ha affermato la premier, i tre obiettivi del protocollo. “L’Albania darà la possibilità all’Italia di utilizzare alcune aree del territorio albanese nelle quali l’Italia potrà realizzare a proprie spese e sotto la propria giurisdizione due strutture dove allestire centri per la gestione dei migranti illegali”, ha spiegato la presidente del Consiglio al termine dell’incontro a Palazzo Chigi con il primo ministro albanese. “Queste strutture – ha proseguito – potranno accogliere inizialmente fino a 3mila persone, che rimarranno in questi centri il tempo necessario per poter velocemente espletare le procedure per la trattazione delle domande d’asilo ed eventualmente ai fini del rimpatrio”.

Il flusso annuale nelle strutture – una volta che l’accordo funzionerà a pieno regime – può arrivare a 36mila persone, ha sottolineato Meloni, precisando che le due strutture non accoglieranno “i minori, le donne in gravidanza e i soggetti vulnerabili”. L’obiettivo è rendere operative entro la primavera 2024 le due strutture che l’Italia intende realizzare in Albania per la gestione dei flussi migratori, ha spiegato la premier. “La giurisdizione dei centri sarà italiana”, ha spiegato la presidente del Consiglio.A Shengjin, l’Italia si occuperà delle procedure di sbarco e identificazione e realizzerà un centro di prima accoglienza e screening; a Gjader, invece, sarà realizzata una struttura modello Cpr per le successive procedure. “L’Albania collaborerà con le sue Forze di polizia per la sicurezza e sorveglianza”, ha proseguito Meloni illustrando i contenuti dell’intesa. Il protocollo d’intesa è un “accordo di respiro europeo”, ha sottolineato la presidente del Consiglio, e Tirana “si conferma amica dell’Italia e della Ue”, ha rimarcato Meloni, aggiungendo che quella che lega l’Albania all’Italia è “un’amicizia storica e solida di cui andiamo fieri”. Nonostante l’Albania non sia ancora formalmente parte dell’Ue, “si comporta già come uno Stato membro”, ha continuato.

L’Italia, ha rimarcato la premier, è da sempre uno dei maggiori sostenitori dell’ingresso di Tirana nell’Unione e investe molto nel rapporto con i Balcani occidentali, “per cui riteniamo più corretto parlare di riunificazione dell’Europa anziché di allargamento”.  “Se l’Italia chiama l’Albania c’è”.Il commento del premier albanese Edi Rama, che spiega la disponibilità di Tirana a consentire a l’Italia di utilizzare aree del suo paese per la gestione di migranti.  Albania non ancora nell’Ue, “ma questo non ci impedisce di essere e vedere il mondo come europei”, ha detto Rama, che ha voluto parlare in italiano nelle dichiarazioni dopo l’incontro. “Noi non avremmo potuto fare questo accordo con nessuno altro Stato dell’Ue”, ha proseguito Rama, sottolineando che l’Albania non potrà mai ripagare il suo debito verso l’Italia. “Non credo che nei prossimi anni, per quegli anni che pensiamo di avere davanti, riusciremo a ripagare il debito verso l’Italia, il popolo italiano, le istituzioni italiane, per quello che hanno fatto per noi sin dal primo giorno in cui siamo arrivati su questa sponda del mare per trovare rifugio, per scappare dall’inferno, per immaginare una vita migliore.

Questo debito non si può ripagare.Se l’Italia chiama l’Albania c’è – ha insistito – Non sta noi giudicare il merito politico su decisioni prese.

Noi rispondiamo presente quando possiamo dare una mano.Ed è chiaro che dare una mano vuol dire dare un pizzico di respiro in più, è una situazione difficile per l’Italia.

La verità che la geografia è diventata la maledizione dell’Italia, perché quando si entra in Italia si entra nell’Ue, ma quando si tratta di gestire questa entrata come Ue sappiamo come vanno le cose”. Rama ha quindi ricordato che l’Albania ha “una storia di ospitalità”, è “l’unico paese dove vi erano più ebrei dopo la seconda guerra mondiale che prima”.E’ paese dove “gli italiani sono stati protetti dopo la capitolazione”, che ha accolto profughi dal Kosovo, ma anche donne e bambini afghani dopo il ritiro della Nato dal paese asiatico.  L’accordo fra Roma e Tirana sui migranti è nato quando Giorgia Meloni è andata in vacanza in Albania a Ferragosto. “Giorgia avrebbe dovuto essere in vacanza”, ma c’erano le notizie degli “sbarchi di migranti” e noi volevamo “capire come aiutare”, ha detto ancora il premier albanese.

Rama aveva accolto quest’estate Meloni quando era arrivata per una visita informale nel suo paese.  Il protocollo d’intesa tra Italia e Albania in materia di gestione dei flussi migratori siglato oggi dal Presidente Meloni e dal Primo Ministro Rama non si applica agli immigrati che giungono sulle coste e sul territorio italiani ma a quelli salvati in mare, fatta eccezione per minori, donne in gravidanza e soggetti vulnerabili.Le strutture realizzate – spiegano fonti di Palazzo Chigi – potranno accogliere complessivamente fino a tremila immigrati, per una previsione di 39mila persone accolte in un anno.  L’accordo si pone un obiettivo di dissuasione rispetto alle partenze e di deterrenza rispetto al traffico di esseri umani.

Il protocollo è stato sostanzialmente chiuso nel Ferragosto scorso (durante l’incontro che i due leader hanno tenuto e che è stato narrato come una semplice vacanza) e sarà operativo entro la primavera 2024. “È il primo accordo di questo tipo, un accordo storico non solo per l’Italia ma per tutta l’Unione europea”, rimarcano le stesse fonti.  —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Virus sinciziale e bronchiolite, cosa devono sapere i genitori

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(Adnkronos) – Arriva la stagione fredda e, con essa, il virus respiratorio sinciziale, principale causa delle bronchioliti nei bambini e di preoccupazione per i genitori.La bronchiolite, infatti, colpisce principalmente i piccoli sotto i 10-12 mesi ed è la causa più frequente di ricovero ospedaliero in questa fascia di età.

Tanto che talvolta è necessario ricorrere alla terapia intensiva.In Italia la stagione epidemica va da novembre a marzo, come spiegano, per la Società italiana di pediatria (Sip), Eugenio Baraldi, responsabile dell’Unità di Terapia intensiva neonatale azienda ospedale-università di Padova, Fabio Midulla, presidente Società italiana per le malattie respiratorie infantili (Simri) e Susanna Esposito, responsabile Tavolo tecnico malattie infettive Sip. Nonostante si tratti di un’infezione comune l’informazione non è così diffusa mentre sarebbe utile che i genitori avessero le necessarie indicazioni per riconoscere la malattia e sapere cosa fare. “Alcune semplici misure sono in grado di ridurre drasticamente la diffusione del virus in particolare nei neonati e lattanti”, dicono i pediatri.

Ogni anno il virus respiratorio sinciziale è responsabile di circa 3,4 milioni di ricoveri nel mondo con un’alta mortalità nei paesi in via di sviluppo.I sintomi compaiono dopo 2-6 giorni dal contatto e la durata media della bronchiolite è 5-7 giorni.

Ma anche altri virus come il rinovirus possono causare la bronchiolite. Il virus si diffonde da persona a persona molto facilmente, soprattutto attraverso il contatto con le secrezioni del naso e la saliva ma anche attraverso microparticelle disperse nell’aria con gli starnuti o i colpi di tosse da parte di una persona infetta.I lattanti quasi sempre contraggono l’infezione dai contatti con familiari raffreddati.

Il virus può sopravvivere molte ore sulle superfici (tavoli, maniglie delle porte, cellulari, tastiere dei Pc) e si può contrarre, dunque, anche semplicemente toccando giocattoli o altri materiali contaminati.Il virus si diffonde rapidamente dove ci sono gruppi di bambini piccoli come negli asili.

L’uso delle mascherine, il lavaggio delle mani e il distanziamento sociale durante la pandemia Covid hanno ridotto del 70-80% i casi di bronchiolite ma quando queste norme sono state rallentate si sono verificate importanti epidemie in numerosi paesi del mondo. Ma come proteggere i bambini dal virus respiratorio sinciziale?La prima arma è il latte materno che contiene anticorpi contro numerosi agenti infettivi e riduce il rischio di infezioni gravi da virus respiratorio sinciziale e di ospedalizzazione per bronchiolite.

Importante poi lavare le mani con acqua e sapone o con un gel alcolico prima di toccare il bambino, vale per i genitori come per le altre persone che entrano in contatto con il piccolo.Utile, poi, l’uso della mascherina in caso di raffreddore per chi si avvicina al bambino.

Con sintomi di raffreddore bisogna astenersi dal baciare il bambino ed evitare di toccargli la faccia. Il bambino, quindi, va tenuto lontano da altri bambini o adulti con il raffreddore.Altre regola fondamentale è lavare e disinfettare le superfici e gli oggetti (giocattoli) che vanno in contatto con il bambino.

Vanno, poi, le sigarette in casa perché il fumo aumenta il rischio di infezione.Se poi il bambino è prematuro o affetto da malattie cardiache o polmonari serve chiedere al pediatra se vi sono le indicazioni all’utilizzo degli anticorpi monoclonali per la prevenzione delle infezioni da virus respiratorio sinciziale.

Tutte queste misure, ovviamente, “aiutano a prevenire anche le infezioni respiratorie causate da altri virus e batteri”, aggiungono i pediatri. In casi di sintomi, però, ci sono alcuni campanelli d’allarme per avvertire il pediatra.In particolare in presenza di difficoltà respiratoria: “respirazione veloce, tosse insistente, movimento delle pinne nasali, comparsa di fossetta al giugulo e rientramenti a livello sternale, respiro rumoroso o respirazione con sibilo udibile avvicinando l’orecchio alla bocca del bambino.

Un segno di allarme è la comparsa di un colore violaceo delle labbra o del viso”.  E ancora: serve chiamare il pediatra anche in presenza di inappetenza, ovvero, l’assunzione di latte meno del 50% rispetto al solito, che è il primo segno che indica che il bambino sta peggiorando.Nei lattanti, infatti, la riduzione dell’alimentazione può rapidamente portare a disidratazione (labbra secche, poca pipì, pianto senza lacrime).

Segnali da non trascurare sono anche le lunghe pause respiratorie (apnea) possono essere una complicanza dell’infezione da anche senza un quadro evidente di bronchiolite.I lattanti al di sotto dei 3 mesi sono più a rischio e possono deteriorare rapidamente.

La scarsa reattività o la sonnolenza sono segni di allarme. Per quanto riguarda la cura “non vi sono terapie efficaci per la bronchiolite.In caso di ospedalizzazione viene messa in atto una ‘terapia di supporto’ per mantenere un’adeguata idratazione e, se necessario, viene somministrato l’ossigeno.

Nei casi gravi si ricorre alla ventilazione meccanica in terapia intensiva.Sono utili lavaggi nasali con soluzione salina e aspirazione delle secrezioni nasali (in particolare prima dei pasti).

Importante incoraggiare il bambino ad assumere liquidi a piccoli sorsi o ad assumere pasti piccoli e frequenti.Farmaci come i broncodilatatori, i cortisonici e gli antibiotici non sono indicati di routine.

Gli antibiotici in particolare non vanno utilizzati perché l’agente responsabile è un virus e le sovrainfezioni batteriche sono rare. I bambini più a rischio di una bronchiolite grave sono i lattanti nati prematuri, con cardiopatie congenite, malattie polmonari croniche, malattie neuromuscolari e condizioni di immunodepressione.In questi bambini è possibile fare la profilassi contro il virus respiratorio sinciziale utilizzando un anticorpo monoclonale (Palivizumab) a somministrazione mensile dall’inizio della stagione epidemica.

Il 30-40% di bambini che hanno avuto una bronchiolite, in particolare se hanno necessitato di ricovero, possono presentare episodi ricorrenti di broncospasmo fino all’età scolare e in certi casi vi può essere un’evoluzione verso l’asma.Queste conseguenze a lungo termine alterano la qualità di vita di questi bambini e delle loro famiglie.

Una volta guariti dovrebbero essere seguiti nel tempo ed è utile fare una misurazione della funzionalità respiratoria (spirometria) una volta raggiunta l’età scolare. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Pensioni medici e tagli, Calderone: “Correzione in maxiemendamento”

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(Adnkronos) – Sulle pensioni dei medici e relativi tagli previsti, “tutte le riflessioni sono utili e quando la legge di bilancio fa un percorso parlamentare può arricchirsi di altri contributi, soprattutto se vengono da un maxiemendamento governativo: certamente comprendo le preoccupazioni dei medici, e non soltanto di loro ma anche di altre categorie interessate da questo intervento.Tuttavia sono certa che si possa trovare una misura che da un lato non tradisca le aspettative di chi già guarda alla pensione e dall’altro però tenga conto che quando si parla di norme pensionistiche è importante creare un equilibrio tra gestioni e soprattutto un equilibrio nella gestione che non possa privilegiare alcuni penalizzando tanti altri”.

Così il ministro del Lavoro Marina Calderone a proposito di una possibile correzione al taglio delle pensioni dei medici del Servizio sanitario nazionale previsto in manovra, a margine della presentazione del manifesto del lavoro cooperativo di Legacoop al Cnel.Una possibilità di modificare l’intervento che era stata prospettata, nei giorni scorsi, dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon. “Dobbiamo considerare situazioni che riguardano platee di soggetti che riguardano una condizione particolare, legate a contribuzioni versate in periodi ante riforma 1995 su cui c’era l’applicazione di una tabella che è vecchia di 58 anni” ha detto Calderone. “Capisco anche le perplessità su un intervento che avviene in un contesto in cui alcuni avevano fatto una previsione di uscita”, ha aggiunto il ministro.  Se “si va in pensione a 64 anni con 20 anni di contributi nell’ambito del sistema contributivo puro, e quindi alle modalità con cui poi si deve determinare la soglia minima di pensione, può sembrare che ci sia un inasprimento”, ha poi affermato il ministro parlando degli aggravi previsti in manovra per la pensione dei cosiddetti millennials. Tuttavia per Calderone “dobbiamo puntare a tenere i ragazzi al lavoro nell’ambito di quello che è un processo che non deve parlare di discontinuità ma invece di una continuità di attività che portino ad una pensione di vecchiaia o di anzianità che non deve essere quella certamente che si consegue con il minimo della contribuzione”.  “Mi dà invece l’impressione che focalizzarsi sul 64-20 (che è giusto certamente anche come punto di analisi) lasci fuori – ha aggiunto Calderone – una riflessione complessiva sul fatto che i giovani devono entrare nel mondo del lavoro nel più breve tempo possibile e dopo aver completato il percorso formativo e non dover attendere per tanto tempo e devono poter fare una esperienza lavorativa di qualità non necessariamente all’interno della stessa impresa ma anche con più esperienze legate tra di loro riducendo i periodi di non lavoro e invece mantenendo una stabilità occupazionale una crescita occupazionale che si deve tradurre anche in termine di aumento di montante contributivo”.  —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Bobo tv, Cassano rompe il silenzio: “Vieri? Nessuno mi comanda”

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(Adnkronos) –
Antonio Cassano rompe il silenzio dopo il divorzio da Bobo Vieri e l’addio alla Bobo tv con Lele Adani e Nicola Ventola, gli altri ex calciatori ‘epurati’ dal progetto decollato su Twitch.Venerdì scorso Vieri ha annunciato la separazione dagli ex partner del progetto: “D’ora in poi ci sarò solo io”, ha detto l’ex centravanti.

Adani si è espresso, in maniera velata e poco diretta, con una serie di post su Instagram.Ventola, in un audio diffuso da Fabrizio Corona, ha fatto riferimento indirettamente a problemi per rapporti e per gestione economica.

Ora tocca a Cassano, che risponde a Striscia la Notizia durante la consegna del ventesimo Tapiro d’oro ‘vinto’ dall’ex calciatore barese. “I soldi non c’entrano niente, quelli li ho per tutta la vita”, dice Cassano replicando alle voci secondo cui alla base della separazione ci sarebbero questioni economiche. “La BoboTv è un progetto che abbiamo creato assieme – continua Cassano – con condivisione e amicizia.Quando la condivisione viene meno, allora ognuno va per la sua strada”. Vieri voleva comandare? “Dovresti chiederlo a lui.

Nella mia vita le uniche persone che possono comandarmi sono mia moglie e i miei figli.Noi tre (Cassano, Adani e Ventola, ndr) avevamo un’idea, volevamo andare avanti come sempre.

Ma per farlo serve che si decida in quattro: non deve decidere uno solo e non si deve decidere in cinque”, conclude Cassano, facendo intendere che Vieri volesse inserire, davanti o dietro le telecamere, una quinta figura. Con questo Tapiro Cassano arriva a quota 20, primo sportivo nella storia del tg satirico e terzo nella classifica generale dietro a Belen e Fiorello.Il servizio completo stasera a Striscia la notizia (Canale 5, ore 20.35). —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Lazio, Sarri smentisce addio: “Voglio chiudere qui la carriera”

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(Adnkronos) –
“Qui sto bene e voglio chiudere qui la carriera”.Maurizio Sarri lascia la Lazio?

No, raddoppia.L’allenatore toscano, davanti alle voci che lo danno in uscita da Roma, risponde manifestando la volontà di rimanere in biancoceleste. “Innanzitutto vorrei fare una precisazione, circola una voce per cui io voglia andare via a fine anno, e questo va contro tutte le cose che io ho detto nell’ultimo periodo.

Qui sto bene e voglio chiudere qui la carriera”, dice Sarri, a Sky Sport, alla vigilia del match di Champions League con il Feyenoord. “Un inizio altalenante non mi fa cambiare idea.Combatto col presidente, con la società, coi giocatori e col mio popolo.

Questa è la mia idea e tutte le altre sono fake news”, aggiunge. La gara con gli olandese è un crocevia fondamentale per la qualificazione agli ottavi di finale. “Siamo a metà del cammino, ed è una partita importantissima.Faremo il possibile per venirne a capo, anche perché in Olanda ci hanno battuto e preso per il c….

E questa cosa ci pesa.Servono umiltà e fiducia, non siano né inferiori né superiori a nessuno”, prosegue. “Loro sono tra le squadre più aggressive che esistano, giocano al limite del fallo sistematico -aggiunge Sarri-.

Sono di gamba e hanno una tecnica discreta.La palla va mossa a grande velocità.

Non ho anche idea di chi possa giocare, l’allenamento di oggi mi dirà qualcosa in più”. Il tecnico biancoceleste spiega i motivi dei pochi gol segnati dalla sua squadra. “Ho rivisto la partita col Bologna e per 75 metri abbiamo fatto bene.Ci manca di trasformare in pericolosità la mole di lavoro che facciamo.

Stiamo segnando meno, sì, un dato significativo è che lo scorso anno eravamo tra i primi nel rapporto tra occasioni create e gol fatti, ora siamo tra gli ultimi.Serve quindi più determinazione, personalità e iniziativa.

La squadra comunque è cresciuta molto”.Infine Sarri parla di Luis Alberto e Immobile: “Luis Alberto se sta bene gioca.

Immobile lo vogliamo recuperare in pieno e quindi un po’ deve giocare”.  —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Bassetti a Burioni: “Sui tumori non illudiamo i pazienti, vittoria finale lontana”

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(Adnkronos) – “E’ giusto dire che la medicina ha fatto importanti progressi nella lotta al cancro.Oggi si curano tumori che solo 10-15 anni fa erano purtroppo nefasti per la prognosi dei pazienti.

Però bisogna anche evitare di dare false speranze, dire ad esempio che siamo a un passo da battere il cancro, ad esempio.Non illudiamo i pazienti, abbiamo grande responsabilità quando si parla davanti a milioni di persone, siamo sulla buona strada ma lontani dalla vittoria finale”.

Così all’Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, commenta le parole del virologo Roberto Burioni che, presentando il suo ultimo libro dal titolo ‘Match Point’, ha affermato che “siamo vicini a battere i tumori, anche in fase avanzata”.  “Affermare che nessuno morirà più di tumore mi sembra un po’ azzardato, anche perché quello che si rischia di provocare nella popolazione è una falsa speranza – aggiunge -.Noi dobbiamo evitare di dare false speranze alle persone, perché poi alla fine chi lavora negli ospedali, gli oncologi, i medici internisti che si trovano ad affrontare i loro pazienti, non vorrei si trovassero davanti qualcuno che arriva e afferma che oggi di tumore non muore più nessuno.

Noi dobbiamo invece fare un grosso sforzo – avverte Bassetti – dicendo che tutti dobbiamo lavorare affinché si arrivi a diagnosi precoci e per farle bisogna fare prevenzione.Vuol dire fare la mammografia, la colonoscopia, il pap test e la visita dall’urologo per i maschi.

Se certe cose le lasciassimo dire agli oncologi, io faccio l’infettivologo, studio la letteratura, però alla fine credo che sia fondamentale che parlino gli oncologi dei tumori.E non mi pare che gli oncologi abbiano detto che siamo veramente vicini a sconfiggere definitivamente il cancro.

C’è – conclude – da fare ancora tanta strada”.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Re Carlo, compleanno tra attese e una torta a grandezza naturale

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(Adnkronos) – Sarà un giorno di attese, per re Carlo, quello del suo 75esimo compleanno.Aspettative sia belle che brutte, ma iniziamo dalle seconde: si è saputo che il figlio minore, il principe Harry, il 14 novembre non andrà alla festa del padre a Clarence House.

Ad appena due mesi dal suo rifiuto di recarsi a Balmoral per l’anniversario della morte della regina, il duca di Sussex ha infatti snobbato anche l’invito paterno, che, per molti osservatori, sarebbe stato un tentativo da parte del sovrano di porgere un ramoscello d’ulivo a suo figlio con cui non parlerebbe dal giorno dei funerali di Elisabetta II e che non vedrebbe, assieme alla nuora Meghan e i nipotini Archie e Lilibet, dalle celebrazioni del Giubileo di platino dello scorso anno.  Un’aspettativa delusa, dunque, per king Charles, quella di poter finalmente ‘scongelare’ il suo rapporto con il figlio, ma il re potrà tuttavia rifarsi con il tanto atteso annuncio del ‘Coronation Food Project’, la sua iniziativa contro lo spreco alimentare, i cui contenuti il sovrano svelerà proprio il giorno del suo compleanno.Il problema del cibo gettato nel Regno Unito – afflitto da un’inflazione alle stelle che ha finito di colpire il prezzo degli alimenti, il cui costo alcuni mesi fa in alcuni casi è schizzato fino a un +20% – si ‘scontra’ tuttavia con un’opulenta torta a grandezza naturale che raffigura re Carlo e che è stata realizzata per la Cake International di Birmingham dalla cake artist gallese Emma Jayne utilizzando 60 kg di glassa, cioccolato modellabile e marshmallow. Una cosa è certa: la festa di compleanno di Carlo, nella sua casa di Londra, sarà ristretta a una cerchia di familiari più piccola di quanto il re sperasse.

E se non un altro, l’augurio che il sovrano potrà farsi, sia per rispetto verso il suo impegno contro lo spreco alimentare, che nei confronti della propria salute, è quello di non vedersi recapitare la torta che gli assomiglia in modo impressionante e che Charles (sembra che faccia proprio così, dando per primo il buon esempio) sarebbe costretto a mangiare per giorni, fino all’ultima fetta.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Il Gruppo Bracco festeggia 20 anni di Spin e continua a investire: nuove assunzioni in arrivo

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(Adnkronos) – Venti anni fa il Gruppo Bracco fu protagonista del rilancio del sito produttivo di Torviscosa: “Ricordo come fosse oggi quando alla fine degli anni Novanta, dovendo ampliare la nostra produzione per rispondere alla crescente richiesta internazionale di mezzi di contrasto, decidemmo di puntare sul Friuli-Venezia Giulia” – afferma Diana Bracco, presidente e ceo del gruppo -.La nostra fu una decisione coraggiosa, direi quasi temeraria, perché richiedeva un investimento enorme e un lavoro ciclopico per costruire una moderna fabbrica 4.0 nelle architetture storiche vincolate dalla Soprintendenza dei Beni artistici, che il Cavaliere del Lavoro Franco Marinotti, allora presidente della Snia Viscosa, aveva commissionato negli anni Trenta all’architetto De Min.  “Nei lavori di recupero, furono utilizzate 135 mila ore di ingegneria e impegnati 500 operai.

Complessivamente furono demoliti 93 metri cubi di travi interne, 670 metri cubi di altre strutture di impianti preesistenti.Al termine furono recuperati 4.263 chilogrammi di acciaio al carbonio, 268.350 chilogrammi di acciaio inox proveniente da vecchi reattori, 3.300 di alluminio e 6.150 di cavi elettrici.

Un lavoro incredibile -spiega Diana Bracco- che però ci ha consegnato una realtà produttiva che ha aperto una pagina nuova della lunga storia di Torviscosa.Insieme al commissario, alla Regione Friuli-Venezia Giulia e a tutte le istituzioni nazionali e locali siamo riusciti davvero a creare le condizioni per un rilancio del sito e per l’arrivo di nuovi investimenti all’insegna della ricerca, dell’occupazione e dello sviluppo sostenibile.

Tutti insieme, pubblico e privato, siamo riusciti a fare un buon lavoro: la vocazione chimica di Torviscosa andava salvaguardata e possiamo dire con orgoglio che la sfida è stata vinta”. Oggi, Bracco Spin è una realtà all’avanguardia, che sorge su un’area di 58 mila metri quadri, di cui 900 metri quadri di laboratori di ricerca e impiega ben 170 persone.Nei suoi reparti si fanno Api’s e intermedi avanzati per mezzi di contrasto per raggi X e per Tomografia computerizzata, con una produzione a ciclo continuo (H24), che punta alla massima sicurezza con il minimo impatto ambientale.  Lo stabilimento è infatti dotato di avanzatissimi impianti di purificazione di acqua e aria, in accordo con le regole ‘good manufacturing practice-Fda’.

E’ inoltre certificato Uni Es Iso 14001, Uni En Iso 9001, Bs Ohsas 18001 e aderisce al programma volontario ‘responsible care’ (programma per produrre a basso impatto ambientale) promosso da Federchimica. “Abbiamo in programma un ulteriore importante ampliamento di questo stabilimento su cui puntiamo molto -ha affermato Fulvio Renoldi Bracco, Vicepresidente e ceo Bracco Imaging- perché è altamente automatizzato ed equipaggiato con sensori e tecnologie innovative dove l’utilizzo di energia e risorse è ottimizzato e con un importante recupero di solventi e materie prime per massimizzare l’economia circolare.Con il ‘Progetto Galileo’ aumenteremo la produzione del 50% dal 2026, cosa che impatterà in modo positivo su tutto il territorio, grazie a un importante previsione di aumento della forza lavoro”. L’impianto del Gruppo Bracco, frutto del recupero della storica area chimica friulana tornata ad essere attrattiva anche a livello internazionale, è, dunque, un esempio virtuoso di riconversione in linea con la transizione ecologica ed energetica.

Al convegno ‘Sostenibilità, crescita, occupazione: il modello Torviscosa’, che si è svolto presso il Cid-Centro di informazione e documentazione, sono intervenuti anche Enrico Monticolo, sindaco di Torviscosa, Antonio Alunni, presidente del Gruppo Tecnico Cultura di Confindustria, Daniela Bernacchi, direttore esecutivo del Global Compact Network Italia, da remoto, il professore dell’Università degli Studi di Udine, Antonio Massarutto e Laetitia Laurent, direttore dello stabilimento Bracco Spin. Al termine dei lavori il Comune di Torviscosa ha conferito a Diana Bracco la cittadinanza onoraria, votata all’unanimità, con la seguente motivazione: “La figura di Diana Bracco, imprenditrice e mecenate, è stata decisiva per fare di Torviscosa un caso esemplare di osmosi tra produzione, sviluppo, conservazione della memoria e rilancio culturale del territorio e della comunità”. L’evento celebrativo del ventesimo anniversario di Spin è stato concluso da un momento musicale a cura del Coro di Voci Bianche e del Piccolo Coro Artemia, due eccellenze italiane. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

L’assedio di Gaza e le elezioni Usa: ora Biden rischia di perdere voti

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(Adnkronos) – Da mesi l’America marcia controvoglia verso una replica del duello Joe Biden-Donald Trump, con un dibattito elettorale incentrato sull’età troppo avanzata di uno dei candidati, sui troppi processi a carico dell’altro alla guida di un’ala del partito repubblicano sempre più estremista e che ha dimostrato, con lo psicodramma alla Camera per il nuovo Speaker, di poter imporre la sua agenda a Capitol Hill.  Ma lo scoppio violento e drammatico del nuovo conflitto mediorientale, con il terribile massacro di 1400 israeliani e il rapimento di oltre 200 negli attacchi di Hamas del 7 ottobre, ha inserito con forza l’elemento della politica estera – in maniera forse più netta del conflitto ucraino e la ‘fatigue’ con cui viene vissuto negli Usa – nella dinamica del dibattito elettorale.In un modo che potrebbe creare inaspettati problemi a Biden in vista delle elezioni che si terranno tra un anno, il 5 novembre prossimo.

E che si prospettano come un testa a testa, in cui ogni sostegno perso all’interno della propria base potrà essere decisivo.  Anche all’interno del partito democratico gli equilibri infatti sono cambiati e la tradizionale politica del sostegno incondizionato di Washington al fianco di Israele ferita dal suo 11 settembre – simbolizzata dall’abbraccio sulla pista dell’aeroporto Ben Gurion tra Biden e Benjamin Netanyahu, due leader che non si sono mai amati – sta provocando un crescente coro di voci critiche all’interno della sinistra dem, che chiede al proprio governo di sostenere il cessate il fuoco a Gaza, dove secondo le fonti del ministero di Hamas sono oltre 10mila le persone uccise.  “Mr President, l’America non è con lei su questo e ce ne ricorderemo nel 2024”.E’ questo il chiaro messaggio inviato da Rashida Tlaib, che fa parte del gruppo di una ventina di deputati dem che hanno presentato una risoluzione per la richiesta del cessate il fuoco. “Joe Biden ha sostenuto il genocidio del popolo palestinese, il popolo americano non dimentica, Biden sostenga il cessate il fuoco ora o non conti su di noi nel 2024”, ha concluso nel suo messaggio, postato su X, la deputata di origine palestinese.  I sondaggi confermano le minacce della deputata, con una flessione del sostegno della comunità arabo americana – che nel 2020 votò in massa per Biden – in stati chiave come il Michigan, in cui vivono circa 240mila musulmani e dove Biden vinse per appena 150mila voti.

Lo stesso dicasi per il vicino Minnesota, dove Biden la scorsa settimana è stato contestato dai leader della comunità islamica locale che l’hanno accolto con lo slogan “abbandoneremo Biden come lui ha abbandonato noi”, spiegando che al momento del voto “non dimenticheremo” la sua posizione sul conflitto a Gaza. La posizione di Biden, che non appoggia le richieste di cessate il fuoco ma continua le pressioni, riservate, su Tel Aviv per minimizzare il numero delle vittime civili, rischia di creare problemi al presidente americano anche con un altro gruppo elettorale per lui cruciale, i giovani il cui sostegno secondo alcune analisi è stato il fattore decisivo per la sua vittoria nel 2020.  “Biden ha l’opportunità di ascoltare la maggioranza della popolazione di questo Paese che gli sta chiedendo di invocare il cessate il fuoco e di mettere fine al sostegno incondizionato ad Israele.E noi vediamo l’immenso rischio che i giovani si sentano alienati in vista delle elezioni del 2024, decidendo di rimanere a casa” e non andare a votare per un candidato che già non li entusiasmava per la sua età avanzata, spiega a Rolling Stones, Michele Weindling, a capo del movimento ambientalista Sunrise Movement.  
Nelle università e nei campus americani si sta infatti registrando una mobilitazione senza precedenti non solo tra gli studenti ma anche tra gli accademici, a sostegno della causa palestinese.

Una mobilitazione che è stata messa anche sotto accusa da molti commentatori, e dalla stessa Casa Bianca, per alcune dichiarazioni, ed episodi, considerati antisemiti.Ma il dato di fatto, spiega ancora a Rolling Stones, Cristina Tzintzun Ramirez, presidente di NextGen America, è che “i sondaggi mostrano, e noi vediamo sul campo, che questa è una questione che appassiona i giovani, e la stragrande maggioranza degli elettori giovani sostiene il cessate il fuoco”.  E in questi giorni ha fatto scalpore la notizia che Ella Emhoff, 24enne figlia del marito della vice presidente Kamala Harris, Doug Emhoff, un avvocato ebreo che svolge un’attività informale di raccordo tra la Casa Bianca e la comunità ebraica, sul suo account Instagram ha pubblicizzato una raccolta di fondi “per le urgenti necessità dei bambini di Gaza”.  A Biden e alla sua amministrazione stanno arrivando segnali anche dall’establishment democratico, da senatori grandi alleati del presidente di fronte alla controffensiva israeliana contro Hamas che appare di ora in ora sempre più severa, con un numero troppo elevato di vittime civili – nonostante i continui appelli riservati di Washington ad un uso proporzionato della forza – e senza un chiaro “endgame”, sottolinea oggi il Washington Post. Il senatore Chris Murphy, influente membro della commissione Esteri, ha definito “inaccettabile” il numero delle vittime civili palestinesi e, riconoscendo che l’amministrazione Biden “sta facendo forti pressioni in modo privato” per evitare di mostrare una “spaccatura” tra i due alleati, avanza l’idea che non sia arrivato il momento di “esprimere pubblicamente le preoccupazioni sulle vittime civili, pur continuando a sostenere la capacità di Israele di continuare la guerra”.

Con Murphy altri 13 senatori dem hanno diffuso un comunicato in cui se non proprio il cessate il fuoco si chiede “una cessazione a breve termine delle ostilità” a Gaza, che suona come qualcosa di più delle pause umanitarie chieste dalla Casa Bianca e comunque finora bocciate da Israele.  Infine, c’è da chiedersi che reazione ha suscitato alla Casa Bianca l’intervista con cui Barack Obama ha detto che nell’attuale conflitto “nessuno è innocente”, ribadendo che gli attacchi di Hamas sono stati “terrificanti” ma che l’occupazione israeliana dei territori palestinesi e “quello che sta succedendo ai palestinesi” sono anche “intollerabili”. “Se si vuole risolvere il problema, bisogna assumere l’intera verità, ed ammettere che le mani di nessuno sono pulite, che tutti noi siamo in qualche modo complici”, ha concluso l’ex presidente, parlando della responsabilità sua e di altri leader globali riguardo all’infinito conflitto mediorientale.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Indi Gregory, cittadinanza italiana alla bimba inglese a cui vogliono ‘staccare la spina’

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(Adnkronos) – Nel corso di un Cdm lampo, il Governo ha conferito la cittadinanza italiana a Indi Gregory, bambina inglese di 8 mesi affetta da una malattia rara mitocondriale, per la quale l’Alta Corte di Londra aveva disposto la sospensione dei trattamenti vitali dalle 15 di oggi, nonostante le richieste della famiglia della bimba di trasferirla in Italia presso l’ospedale Bambino Gesù di Roma. “Oggi inizia un nuovo cammino per Indi, grazie di cuore al Governo e all’Italia per la cittadinanza ad Indi”, ha detto all’Adnkronos Salute la famiglia della bimba tramite l’avvocato Simone Pillon. Indi è affetta da una malattia rara del Dna mitocondriale ed ricoverata al Queen’s Medical Centre di Nottingham, nel Regno Unito.I genitori si stanno battendo contro le autorità sanitarie per portarla in Italia, al Bambino Gesù di Roma che ha dato l’ok.  Oggi pomeriggio scade il termine deciso dalle autorità inglesi per lo spegnimento delle macchine che la tengono in vita.

La famiglia Gregory infatti ha perso il ricorso alla Corte d’Appello inglese per consentire di portare in Italia la piccola Indi.Ora la cittadinanza italiana potrebbe cambiare le carte in tavola – è la speranza – e dare una possibilità alla famiglia di trasferire Indi al centro per le cure palliative e la riabilitazione dell’ospedale pediatrico capitolino.   —salute/sanitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Sempre più smart working, in Italia quasi 3,6 milioni lavorano da remoto

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(Adnkronos) – Continua a crescere in Italia lo smart working.Attualmente a usufruirne sono 3,585 milioni di lavoratori (nel 2022 erano 3,570 milioni), il 541% in più rispetto al periodo pre-Covid.

Praticamente tutte le grandi imprese prevedono di mantenere lo smart working anche in futuro, solo il 6% si dichiara incerta.Le previsioni per il 2024 stimano che gli smart worker in Italia saranno 3,65 milioni.

E’ quanti emerge dai dati 2023 dell’Osservatorio sullo smart working del Politecnico di Milano con il sostegno di Urbnx, marketplace per la ricerca di location in cui lavorare da remoto.E chi non ha più bisogno di andare in ufficio spesso cambia anche casa spostandosi fuori città. Con la possibilità di lavorare da remoto, 1 lavoratore su 7 ha cambiato abitazione prediligendo il fuori città, trasferendosi in zone più tranquille dove poter ambire ad un miglior equilibrio tra vita e lavoro, emerge dalla ricerca.

Viene tuttavia confermato che sono solo i ‘veri’ smart worker, ossia quelli che oltre a lavorare da remoto hanno flessibilità di orari e operano per obiettivi, a presentare livelli di benessere ed engagement più alti dei lavoratori tradizionali in presenza. I ‘veri’ smart worker, tuttavia, sono più frequentemente vittime di forme di tecnostress e overworking.E’ qui che un servizio come Urbnx può giocare la differenza, permettendo al lavoratore di scegliere se lavorare da casa o prenotare una location per alcune ore o l’intera giornata, sfruttando spazi magari più adatti, immergendosi nella bellezza di una villa storica o un design hotel, cercando la tranquillità o ispirazione e networking a seconda della necessità lavorativa, differenziando tempo lavorativo da tempo a casa. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Gaza, Tajani: “Tutti gli italiani usciti dalla Striscia”

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(Adnkronos) – “Quasi tutti gli italiani che erano a Gaza, a parte quelli che volevano rimanere, un paio di operatori della Croce rossa, sono usciti”.Lo ha detto in una conferenza stampa a Prato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il titolare della Farnesina ha poi ribadito che “noi siamo favorevoli a delle pause umanitarie che permettano, attraverso un’interruzione del conflitto, dei lanci di missili di Hamas contro Israele, il fermo dell’azione militare di Israele, corridoi umanitari con cui poter portare aiuti alla popolazione civile e spostare verso il sud della Striscia di Gaza coloro che vogliono lasciare l’area in cui si combatte”. Tajani ha infine ricordato che “siamo pronti a ricoverare negli ospedali italiani civili palestinesi, ovviamente non terroristi, che sono usciti dalla Striscia di Gaza.

Abbiamo dato la nostra disponibilità”.Dall’Italia, ha aggiunto, “sono già stati mandati beni di prima necessità attraverso una missione dell’aeronautica militare, che è atterrata nel Sinai e credo siano ancora in coda all’ingresso della Striscia”.”Stiamo valutando anche, lo ha detto il ministro Crosetto, di inviare un ospedale da campo per i feriti civili che sono nella Striscia di Gaza”, ha aggiunto.  Tajani è in partenza stasera per il Giappone, dove parteciperà, a Tokyo, alla riunione dei ministri degli Esteri del G7, in programma domani e mercoledì.

L’evento rappresenta l’atto conclusivo del filone dedicato agli affari esteri della presidenza giapponese e il momento in cui il vicepremier raccoglierà il testimone della Presidenza del G7.Nell’occasione Tajani illustrerà infatti ai colleghi obiettivi e priorità della Presidenza italiana del 2024. “L’obiettivo che il Governo si pone è quello di riaffermare la centralità del G7 nell’affrontare le più importanti sfide del nostro tempo, difendendo i valori e i principi dell’ordine internazionale basato su regole chiare”, ha commentato Tajani, aggiungendo che “la situazione in Medio Oriente sarà al centro della presidenza italiana, anche nell’ottica di poter dare un contributo alla costruzione del ‘giorno dopo’ a Gaza”.

Al contempo, “continueremo a impegnarci per fornire all’Ucraina tutto il sostegno necessario e daremo grande attenzione all’Africa, anche sotto il profilo del nesso sviluppo-migrazioni”, ha concluso il vicepremier. A margine della riunione ministeriale, Tajani avrà incontri bilaterali con colleghi dei Paesi del Gruppo e incontrerà rappresentanti di aziende italiane che si trovano in questi giorni a Tokyo per partecipare alla XXXIII Assemblea Generale dell’Italy-Japan Business Group (Ijbg).Si tratta di un organismo associativo creato dalle comunità imprenditoriali italiana e giapponese per promuovere una maggiore cooperazione industriale tra i due Paesi e favorire un dialogo permanente tra le due comunità di affari, che nell’intenzione dei due Governi si vuole allargare e potenziare per creare nuove opportunità industriali – in linea con il livello di “partenariato strategico” raggiunto dalle relazioni bilaterali – soprattutto in settori ad elevato contenuto tecnologico.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

A spasso per Catania sdraiato su un divano sul tetto di una Panda: multato

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(Adnkronos) – Sdraiato su un divano trasportato sul tetto di una Panda se n’è andato a spasso per la città di Catania.La bravata è costata cara al proprietario dell’auto, identificato dalla polizia attraverso un video che spopola su TikTok e multato.  Il video è stato girato lo scorso venerdì 3 novembre, quando il 41enne, insieme a un amico, dopo aver ritirato un divano da una conoscente che se ne voleva disfare, lo ha caricato sul tetto dell’auto per trasportarlo a casa.

Una volta risalito in macchina, un giovane si è arrampicato sul tetto dell’auto, sdraiandosi sul divano e facendosi trasportare lungo la circonvallazione della città.  Il conducente, dopo essersi giustificato riferendo agli agenti di “non essersi accorto di trasportare un giovane sdraiato sul divano” è stato sanzionato con una multa di alcune centinaia di euro. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Il progetto del ponte sullo Stretto attira l’attenzione del Wall Street Journal

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(Adnkronos) – “Nessuno ha mai costruito un ponte così grande, quindi è una sfida incredibile”, con queste parole Raimondo Betti, professore di Ingegneria presso la Columbia University e tra i più grandi esperti in materia di ponti sospesi, presenta ai microfoni del Wall Street Journal il progetto del ponte sullo Stretto.  Il Parlamento italiano ha da poco approvato, infatti, il piano per costruire il ponte sospeso più lungo al mondo tra la Sicilia e la terraferma, un’area soggetta a venti di 170 miglia all’ora, forti correnti marine e terremoti, “un’opera imponente, che potrebbe contribuire a risolvere uno dei maggiori problemi del Sud Italia collegando 5 milioni di persone in Sicilia alla terraferma”, spiega il Wsj. Il progetto del ponte, che avrà una lunghezza di circa 3.540 metri (2,2 miglia), potrà dare lavoro a circa 100.000 persone, contribuendo a ravvivare l’economia, depressa, del Sud Italia. Fondamentali saranno le due torri gigantesche che sosterranno il ponte, “ognuna alta 100 piedi (circa 30,5 metri, ndr.) in più dell’Empire State Building di New York”, specifica il quotidiano statunitense di economia e finanza che elogia la maestosità del progetto. D’altronde le difficoltà che dovrà affrontare il consorzio guidato da Webuild sono molte, e rappresentano una sfida epocale per il mondo ingegneristico.  Secondo gli esperti, l’area destinata al ponte sullo Stretto è il punto di incontro tra le placche tettoniche eurasiatica e africana.Una faglia notoriamente attiva, che ha causato una scossa di magnitudo 7,5 nel 1908 e una di magnitudo 6,1 centocinquant’anni dopo. Il progetto è studiato per far sì che, in caso di terremoto, il ponte si pieghi lentamente, subendo una ridotta attività sismica, grazie a “uno dei più recenti sviluppi ingegneristici del ponte”, ovvero i montanti a forma di clessidra illustrati chiaramente nel video del Wall Street Journal.

Questi montanti permettono alle gambe di flettersi più di un tradizionale puntone a croce, abbattendo l’intensità sismica di eventuali terremoti. Non solo.Il Professor Betti, consulente per i primi progetti del Ponte di Messina negli anni Novanta, spiega come la lunghezza del ponte sia fondamentale per conferire alla struttura molta più flessibilità di quanta ne avrebbe altrimenti. In definitiva, il progetto guidato da Webuild sta mettendo a punto degli strumenti di elevata ingegneria che consentirebbero al ponte di resistere a un terremoto di magnitudo 7,5 il che lo renderebbe la struttura con la più alta resistenza sismica al mondo. Ma I terremoti non sono l’unica sfida da vincere. “La principale preoccupazione, a mio avviso, è il vento”, spiega Betti.

A volte, in questa area si raggiungono le 170 miglia orarie, velocità devastanti per i ponti.Nel 1940, il ponte sospeso di Tacoma, a Washington, che all’epoca era il terzo più lungo al mondo, è crollato proprio a causa del forte vento.

Il progetto di Webuild punta su diversi asset per far sì che il vento, arrivando sul ponte, si muova come fa l’ala di un aereo senza generare un impatto preoccupante per la struttura e le vetture. Secondo le stime, tutti gli strumenti ingegneristici inseriti nel progetto dovrebbero far resistere il ponte di Messina a venti fino a 186 miglia all’ora, la velocità massima del vento di un uragano di categoria cinque, spiega il Wsj. Il progetto prevede tre sezioni: le due esterne destinate al traffico veicolare, quella centrale destinata al traffico ferroviario che spingono la capacità della struttura fino a 6.000 auto all’ora e 200 treni al giorno. Per percorrere i circa 3,5 chilometri del ponte sullo Stretto, ci vorranno circa dieci minuti di auto, il che permetterebbe un enorme abbattimento dei tempi rispetto ai 40-60 minuti oggi necessari per attraversare lo Stretto. Attualmente, i funzionari prevedono di iniziare i lavori a metà del 2024 e di terminare il ponte all’inizio del 2030.  Le difficoltà e i costi del progetto, stimati in circa 13,5 miliardi di euro, sono ovviamente elevati, ma il ponte sullo Stretto rappresenta una grande opportunità per collegare la Sicilia non solo con la penisola italiana, bensì con il continente europeo, rendendo molto più efficienti le relazioni commerciali. 

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