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Svezia nella Nato, primo sì del Parlamento turco

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(Adnkronos) – La commissione degli Esteri del Parlamento turco ha detto oggi il primo sì all’adesione della Svezia alla Nato.Il ministro degli Esteri svedese, Tobias Billstrom, ha celebrato sui social questa votazione, ricordando che ora è necessario “il passo seguente”, cioè la ratifica in aula del trattato di adesione che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha inviato ad ottobre in Parlamento dopo aver paralizzato il processo per oltre un anno, denunciando la mancata collaborazione della Svezia nella lotta ai gruppi curdi da lui considerati terroristi.

Al momento non è ancora stato calendarizzato il voto del Parlamento. Il via libera del presidente turco Erdogan all’adesione della Svezia alla Nato era arrivato il 10 luglio scorso.Ad annunciarlo era stato il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. “Sono lieto di annunciare che il presidente Erdogan ha accettato di trasmettere il protocollo di adesione per la Svezia alla Grande Assemblea Nazionale il prima possibile.

E di lavorare a stretto contatto con l’Assemblea per garantire la ratifica”, ha detto Stoltenberg.Ma che cosa ha ottenuto Erdogan per dare il disco verde all’ingresso di Stoccolma nell’Alleanza?

La risposta è nelle stesse parole di Stoltenberg. “Il memorandum concluso un anno fa al vertice di Madrid ha dato i suoi risultati – ha affermato – Ha dato un contributo nella nostra lotta contro il terrorismo.Ha garantito più sicurezza per la Turchia e una Nato più forte.

Dal nostro accordo a Madrid, Svezia e Turchia hanno lavorato a stretto contatto per affrontare i temi relativi alla sicurezza posti” da Ankara. “Nell’ambito di tale processo, la Svezia ha modificato la propria Costituzione, ha cambiato le sue leggi, ha notevolmente ampliato la sua cooperazione in materia di antiterrorismo in contrasto al PKK e ha ripreso le esportazioni di armi in Turchia”, ha aggiunto il segretario generale della Nato. “La cooperazione tra la Svezia e la Turchia nella lotta al terrorismo continuerà dopo l’adesione” di Stoccolma alla Nato. “La Turchia e la Svezia hanno concordato di istituire un nuovo accordo bilaterale sulla sicurezza.Anche la Nato intensificherà notevolmente il suo lavoro in questo settore.

Il completamento del processo di adesione della Svezia alla Nato è un passo storico che giova alla sicurezza di tutti gli alleati della Nato in questo momento critico.L’adesione della Svezia ci rende tutti più forti e più sicuri”. Il premier svedese Ulf Kristersson, a margine del summit della Nato a Vilnius, aveva quindi sottolineato che Europa e Turchia hanno “legami stretti.

Stiamo promuovendo legami più stretti, modernizzando l’Unione doganale, producendo migliori risultati sul regolamento sui visti eccetera.C’è terreno fertile per una cooperazione più stretta”.

La revisione dell’Unione doganale è una delle contropartite chieste da Erdogan in cambio del via libera all’adesione della Svezia alla Nato. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Incendio a Malagrotta, i timori da Fratelli d’Italia a Nancy Brilli

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(Adnkronos) – L’incendio di Malagrotta “non farà che aggravare ancora più la situazione del trattamento dei rifiuti a Roma, già precaria visto che l’impiantistica è quasi a zero, con la promessa del termovalorizzatore a fine 2026 e i rifiuti che continuano ad essere portati in giro per l’Italia e all’estero con una spesa che si aggira tra i 150 e i 170 milioni di euro all’anno.Ora, questo incendio che priva la città di un impianto, sicuramente ci mette ulteriormente in difficoltà e immaginiamo che ci sarà un ulteriore impegno economico importante per portare i rifiuti in altri impianti, cosa che però risolve solo in parte il problema perché rallenta molto il servizio di raccolta aggravando una situazione già critica”.

Lo dice all’AdnKronos Federico Rocca, consigliere capitolino di Fratelli d’Italia. Sulla natura dell’incendio “ovviamente non ci esprimiamo, c’è un fascicolo aperto in procura e la commissione Ecomafie farà un sopralluogo a Malagrotta.Di fatto un problema di gestione, controllo e manutenzione c’è, è il secondo incendio in 18 mesi: o tutti i sistemi di controllo, monitoraggio e sicurezza sono saltati, oppure c’è un problema di gestione degli impianti”, continua Rocca che parla di “colpo al cuore” perché “questi sono roghi tossici e dover convivere ogni volta in una situazione di emergenza, per gli abitanti della Valle Galleria non è un piacere, anche perché aspettano da oltre 10 anni la famosa riqualificazione ambientale che ancora non si è vista”. Soluzioni? “Al momento purtroppo l’unica soluzione è portare i rifiuti di Roma in altri impianti, nel Lazio o in altre regioni, ma questo comporterà un rallentamento del sistema della raccolta.

Siamo fortemente preoccupati per la questione ambientale e per come verrà gestito da adesso in poi il sistema di raccolta e smaltimento di Roma Capitale.Andiamo incontro al Giubileo, quando oltre alle normali presenze di turisti e pendolari a Roma si aggiungeranno i pellegrini.

Non so il sindaco cosa si inventerà per rendere questa città in grado di smaltire i rifiuti.Il termovalorizzatore sarà pronto un anno dopo la fine del Giubileo e anche su questo dovremmo interrogarci: perché si fa un impianto per il Giubileo che sarà in funzione un anno dopo il Giubileo, resta un mistero”. “I roghi di rifiuti sono una vera piaga e una emergenza ambientale indegna di un Paese civile come il nostro.

E so bene di cosa parlo visto che provengo da una regione e da una provincia che con questo fenomeno ha dovuto farci i conti per decenni.Le immagini e le notizie provenienti da Malagrotta per me sono e restano una ferita aperta.

Perché so bene il senso di impotenza che si prova e conosco le conseguenze che si trascinano per molto tempo”.Così all’AdnKronos Gerolamo Cangiano (FdI), vice presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari (la cosidetta Commissione Ecomafie), interpellato sull’incendio di Malagrotta. “E poiché non è un fenomeno isolato, ma anzi è reiterato e si aggiunge a quello analogo che ha interessato il Tmb Salario, affrontarlo è una priorità.

Lo è per questo Governo e lo è per la Commissione Bicamerale Ecomafie, di cui sono vicepresidente, che è già operativa per dare i primi riscontri ad una situazione non più procrastinabile – continua Cangiano – Nel ringraziare le forze dell’ordine ed i Vigili del Fuoco per il tempestivo intervento, che ha riportato l’incendio sotto controllo e che ha evitato danni ben più gravi anche per la salubrità e la vivibilità dell’aria, resta comunque da affrontare la situazione rifiuti a Roma, che rischia di impattare negativamente al verificarsi di questi episodi”.  “È necessario davvero un cambio di mentalità.Che va accompagnato e non semplicemente imposto.

Roma è una città grande e sempre affollata al di là della popolazione residente.Se non si mette in campo una seria e coerente campagna di educazione, informazione e sensibilizzazione, rischiamo il blackout rifiuti in vista di appuntamenti importanti come il Giubileo.

I fondi ci sono.La nostra disponibilità anche.

Ma tutti ora devono fare la propria parte.Iniziando dall’individuare le responsabilità ed i possibili interessi che si celano dietro gli incendi di Malagrotta.

E continuando attraverso un virtuoso ciclo di differenziazione, smaltimento e riciclo dei rifiuti”. “Innanzitutto un ringraziamento alle Forze dell’Ordine e ai Vigili del Fuoco che sono intervenuti prontamente, e in numero ingente.Dopodiché c’è da fare un ragionamento ed è per questo che la Commissione giovedì farà un sopralluogo e poi inizierà tutta una serie di audizioni proprio per capire quali siano le motivazioni, perché non è il primo incendio a Malagrotta, bisogna monitorare la questione”.

Lo dice all’AdnKronos il senatore di Fratelli d’Italia Luca De Carlo, membro della commissione Ecomafie, esprimendo preoccupazione, da una parte, per le conseguenze ambientali e sanitarie dell’incendio divampato a Malagrotta, dall’altra per “l’ennesimo ostacolo a una raccolta e smaltimento di rifiuti che portino Roma ad essere al passo con le altre città d’Italia”. Una situazione, per De Carlo, su cui è necessario fare chiarezza: “bisogna approfondire e cercare di capire cosa c’è dietro, se c’è qualcosa.E comunque in nessuna maniera si deve arrestare quel processo di modernizzazione della raccolta e smaltimento dei rifiuti che la città eterna merita.

Credo che oggi sia venuto il tempo di portare Roma al passo con le altre città, non solo europee ma anche italiane rendere finalmente Roma libera dai rifiuti, civile e al passo con i tempi”, conclude. A fare luce sulle cause dell’incendio di Malagrotta, “ci penseranno le forze dell’ordine.Sicuramente, bisogna aumentare i controlli ma ora bisogna fare tutto il possibile affinché Roma non vada in affanno sul fronte rifiuti”.

Così all’AdnKronos il segretario regionale della Lega Salvini Premier nel Lazio Davide Bordoni.Malagrotta a parte, quello dei rifiuti a Roma, resta un tema spinoso, “non a caso come Lega abbiamo votato a favore del termovalorizzatore perché è uno strumento che può risolvere definitivamente i problemi di Roma”. “Il devastante incendio di domenica all’impianto di stoccaggio di Malagrotta, che segue quello altrettanto grave del giugno dello scorso anno, dimostra come l’area della ex discarica più grande d’Europa non sia affatto in sicurezza e i residenti, dopo decenni di criticità ambientali e sanitarie, non possono ancora dormire sonni tranquilli.

Il fumo carico di pericolosa diossina era visibile da chilometri e chilometri, anche da Pantan Monastero e Casal Selce, zone a un tiro di schioppo in linea d’aria da Malagrotta, dove il sindaco Gualtieri vorrebbe realizzare un maxi biodigestore”. È quanto afferma in una nota Daniele Giannini, dirigente regionale della Lega. “Nel frattempo – incalza – lo stesso primo cittadino ha vietato le attività all’aria aperta nel raggio di 6 chilometri dal luogo del rogo, a dimostrazione della gravità del fatto. È impensabile anche solo nominare la parola immondizia in questi territori, figuriamoci piazzarci un impianto di trattamento da 120 mila tonnellate di rifiuti l’anno.Alla luce anche di quanto accaduto, il Campidoglio, oltre a consigliare di tenere le finestre chiuse a decine di migliaia di cittadini della zona Roma ovest, dia un segnale e faccia immediatamente marcia indietro sul biodigestore di Casal Selce”.  Sulla vicenda dell’incendio di Malagrotta interviene anche una romana doc come l’attrice Nancy Brilli che, parlando con l’Adnkronos dell’inquinamento di Roma dopo il rogo della discarica avvenuto alla vigilia di Natale, confessa non senza una punta di ironia: “Io abito in alto sull’Esquilino, vedo con esattezza a che livelli siamo.

Il mio indicatore è una striscia marroncina all’orizzonte…”.  La soluzione per lo smaltimento dei rifiuti a Roma, secondo l’attrice che di recente era nelle sale con il film ‘Un weekend particolare’ al fianco di Enzo Decaro, sta “nella termovalorizzazione e nel riutilizzo, accompagnati da tanta tanta pazienza”.Spiritosa come sempre, non si lascia sfuggire l’occasione per una battuta sullo smaltimento dei rifiuti: “Potremmo infilarli nei piloni del Ponte sullo Stretto e poi usare degli sfiatatoi per riciclare i gas…”.   —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Giorgia Meloni, un 2023 ‘tosto’: tra Pnrr, nodo migranti e vita privata

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(Adnkronos) –
“Un anno tosto”, in cui delle sue vicende personali “si è parlato senza pietà”.A sentenziarlo è lei, Giorgia Meloni, prima donna alla guida di Palazzo Chigi.

Taglia il nastro del 2024 lasciandosi alle spalle un anno di luci e ombre, un anno complicato e non solo politicamente: a ottobre la fine del rapporto con il compagno Andrea Giambruno, liquidato con un post su Facebook dopo gli imbarazzanti fuorionda finiti in pasto a ‘Striscia la notizia’, tra veleni e sospetti. Da tenace ‘underdog’ -il copyright è suo- Meloni è passata in 10 anni dal 2% dei consensi al 26% dei voti, un traguardo tagliato poco più di un anno fa, il 25 settembre 2022.Un risultato messo a segno ‘cannibalizzando’ anche il bacino elettorale degli alleati, e che l’ha condotta al timone di un governo nato da una coalizione rodata, ma non per questo meno travagliata.

La dice lunga la gestazione che ne ha portato alla nascita.La formazione del governo avviene infatti in tempi record, meno di un mese, ma non per questo appare meno difficoltosa. Il solito braccio di ferro tra le forze di maggioranza per la ripartizione delle ‘poltrone’ viene terremotato da un audio ‘rubato’ durante l’assemblea di Silvio Berlusconi con i gruppi di Forza Italia: la lettura e il racconto del leader azzurro della crisi internazionale – dal riavvicinamento a Vladimir Putin al giudizio sul presidente ucraino fino all’analisi sull’origine del conflitto tra Mosca e Kiev – minano la fase embrionale del governo, fino a metterne a rischio la stessa nascita.

Meloni mantiene il sangue freddo e lancia l’aut aut: “Atlantisti o l’esecutivo non vedrà la luce”, mette in chiaro.Una linea a cui terrà fede in questo primo anno, senza tentennamenti né sbavature. La rotta tracciata da Meloni passa infatti dal sostegno convinto all’Ucraina, -dove si recherà a febbraio salendo sullo stesso treno che un anno prima aveva condotto a Kiev Mario Draghi assieme a Emmanuel Macron e Olaf Scholz- al rapporto confidenziale con Joe Biden e solido con Ursula Von der Leyen.

Perché il primo obiettivo della premier – che non a caso sceglie Bruxelles per la sua prima missione all’estero, un chiaro messaggio di rassicurazione rivolto a chi tacciava il governo di anti-europeismo – è accreditarsi all’estero, allontanando da sé l’immagine di leader post-fascista pronta a remare contro l’Europa. Più complesso il rapporto con il presidente francese Macron, con cui entra in rotta di collisione per l’emergenza migranti, stesso motivo di scontro, qualche mese più avanti, con la Germania di Scholz.Il cavallo di battaglia della sua campagna elettorale è infatti ormai diventata la spina nel fianco del governo: “i risultati non sono quelli che speravamo di vedere”, ha ammesso la stessa premier più volte -l’ultima giocando in casa, alla kermesse di Atreju- ma senza mai abbandonare la convinzione di “venirne a capo” bypassando “scorciatoie”.

Anche perché Meloni punta ad arrivare col suo governo a fine legislatura: “Il bilancio su di me?Solo tra 5 anni”, ama ripetere, ricordando che quella a Palazzo Chigi è una “maratona e non una sfida da velocisti”. In questa maratona, l’emergenza migranti è per Meloni una partita durissima.

Il momento più difficile del suo 2023 a Palazzo Chigi risale, con ogni probabilità, al febbraio scorso, quando un caicco partito dalla Turchia e carico di almeno 180 migranti affonda a poche decine di metri dalla costa di Steccato di Cutro.Si conteranno 94 morti, di cui 35 minori.

La tragedia segna il Paese e infiamma le polemiche -la premier e il ministro Piantedosi nel mirino- la conferenza stampa tenuta a marzo per annunciare una nuova stretta sui “trafficanti di vite umane” si trasforma in una Caporetto mediatica. La premier non demorde, continua a tessere la sua tela per arginare un’ondata di sbarchi senza precedenti.Percorre la strada dissestata di un Memorandum con la Tunisia, volando dal presidente Kais Saied con il premier olandese Mark Rutte e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Porta la questione migranti e l’emergenza italiana -con i riflettori puntati sull’isola di Lampedusa- anche sul tavolo dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, invitando l’Onu a “non voltarsi dall’altra parte”, ‘chiamandola’ alla “guerra globale e senza sconti ai trafficanti di esseri umani”.  Nella strategia di lungo periodo che Meloni sta tracciando, assume un ruolo centrale il Piano Mattei per l’Africa, con cui lavora a rinsaldare i rapporti col Sud del mondo, cercando di arginare il fenomeno migratorio con un approccio improntato alla cooperazione e “non predatorio”.Un cammino, sulla rotta per l’Africa, che richiede tempo e pazienza, mentre il partito del suo principale alleato, Matteo Salvini, picchia duro sul tema, ricordando i tempi al Viminale del leader della Lega e strizzando l’occhio all’elettorato di Fdi. Ma non è questa l’unica incognita che grava sul futuro della premier, che si lascia alle spalle un 2023 complesso, dove tuttavia mette a segno un risultato importante: la rinegoziazione del Pnrr, giudicata dai più una mission impossible.

L’anno di chiude con l’incasso della terza rata e il disco verde della Commissione europea sulla quarta.Più i 52 target messi a segno per la V, che verrà richiesta entro fine anno.

Attuare un restyling del Pnrr “non era impossibile, ma la verità è che ‘impossibile’ – si fregia la premier del risultato– è la parola che di solito usa chi non ha coraggio, perché chi ha coraggio sa anche che le cose, spesso, possono essere possibili se sono serie”. Il 2023 di Meloni è poi segnato dalla morte di Silvio Berlusconi -nel giugno scorso- e un’estate accompagnata dai timori sulla sopravvivenza a medio lungo termine di Forza Italia, orfana del suo fondatore e leader indiscusso.L’estate si accompagna anche a vicende giudiziarie scivolose che vedono coinvolti alcuni esponenti della sua maggioranza: dopo il caso Delmastro-Donzelli che, a gennaio, aveva visto salire sulle barricate le opposizioni, a giugno scoppia la vicenda Santanché, con la ministra del Turismo sotto accusa per la gestione di Visibilia e Ki gruop spa.

Una manciata di giorni dopo un altro caso scuote l’opinione pubblica: il figlio del presidente del Senato, Leonardo Apache La Russa, viene denunciato per stupro da una ragazza di 22 anni. Negli stessi giorni, arriva la notizia dell’imputazione coatta per il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, ‘reo’ di aver passato le carte degli scambi tra i mafiosi e l’anarchico Andrea Cospito all’onorevole, nonché amico e coinquilino in stanza a Roma, Giovanni Donzelli, che aveva usato le rivelazioni in Aula per colpire il Pd.E’ in questi giorni che si profila lo scontro tra governo e magistratura.

Perché Palazzo Chigi decide di reagire e lo fa a muso duro.  Fonti anonime del governo -su cui qualche settimana dopo la premier, incalzata dai cronisti in conferenza stampa a Bruxelles, metterà il cappello- accusano parte della magistratura di voler interferire nella campagna elettorale per le europee 2024, agendo come una costola dell’opposizione.Sulla stessa onda l’accusa mossa quattro mesi più avanti dal ministro della Difesa Guido Crosetto, finita con un confronto e un chiarimento, oltre che in Parlamento, anche in Procura.  A luglio Meloni stoppa la proposta sul salario minimo, caldeggiata dal fronte unito dell’opposizione -Iv esclusa- vola a Washington per la sua prima visita alla Casa Bianca: il feeling con Biden è palpabile, così come lo è l’interesse nei confronti della premier italiana della stampa americana, che polemizza per la mancata conferenza stampa aperta anche ai media statunitensi. Settembre è il mese del dramma di Caivano, con le violenze perpetrate ai danni di due bambine di 10 e 12 anni da un branco di adolescenti.

Meloni adotta la linea dura, ergendo il comune nell’hinterland napoletano a futuro modello per le periferie difficili di tutta Italia: “non ammetteremo zone franche”, rimarca varando un decreto che prende il nome proprio da Caivano, un provvedimento finalizzato a contrastare il disagio giovanile, la povertà educativa e la criminalità minorile, introducendo contestualmente ulteriori norme per favorire lo sviluppo economico e sociale delle zone disagiate e per ridefinire alcune misure giudiziarie per i minorenni, in previsione di specifici percorsi dissuasori e rieducativi. Ma settembre è anche il mese dei centri di accoglienza in emergenza, strutture prese d’assalto dai disperati approdati sulle nostre coste via mare.Le immagini delle condizioni sanitarie precarie a cui sono costretti i migranti in Italia rimbalzano sui tg, Meloni vola a Lampedusa portando con sé la presidente Von der Leyen e giocando di sponda con l’Europa.  A ottobre si apre un altro fronte di guerra, con l’attacco di Hamas a Israele.

La condanna della presidente del Consiglio è ferma, al fianco di Israele con la bussola di due popoli e due Stati.Il 18 ottobre, di fronte a un accresciuto rischio terroristico, il governo sospende la Convenzione di Schengen sul confine con la Slovenia.  Il 21 ottobre, mentre i riflettori sono puntati sulla fine del rapporto con Giambruno, Meloni sorprende tutti e vola a Il Cairo, per partecipare al ‘Vertice per la pace’ e incontrare, a margine dei lavori del summit, il Presidente palestinese Mahmūd Abbās e il Presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi.

Nella stessa giornata, la premier vola a Tel Aviv per incontrare e portare la solidarietà dell’Italia al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.  In tutto questo a Roma si ‘battaglia’ sulla manovra, una legge di bilancio attenta ai conti pubblici e che la premier ha voluto blindare non lasciando spazio a emendamenti della maggioranza, salvo correggere il tiro in corsa per correggere i tagli inizialmente previsti per le pensioni di vecchiaia di medici, dipendenti di enti locali, maestri e ufficiali giudiziari.  Novembre è un altro mese estremamente intenso, al via nel segno dello scherzo telefonico di un duo comico russo che mette in profondo imbarazzo Palazzo Chigi.Spacciandosi per un politico di alto rango di un Paese africano, Vovan e Lexus beffano le segreterie e lo staff della presidente del Consiglio, aprendo la strada al sospetto di un tentativo del Cremlino di indebolire il governo italiano.

La telefonata fake fa tremare Palazzo Chigi, a farne le spese il consigliere diplomatico Francesco Talò, costretto a rassegnare le dimissioni.  Qualche giorno più avanti, Meloni incontra a Palazzo Chigi il premier albanese Edi Rama e a sorpresa -nello stupore di Roma quanto di Tirana- annuncia un accordo sui migranti.Il Memorandum, preso di mira dalle opposizioni, prevede che l’Albania ospiti nel proprio territorio due centri italiani per la gestione dei migranti.

In base agli accordi, l’Italia si farebbe carico di tutti i costi legati alla costruzione dei centri, al trasporto e alla sistemazione dei migranti, pagando anche eventuali spese mediche.Le autorità italiane dovrebbero essere responsabili dell’interno delle strutture, mentre le autorità albanesi della sicurezza all’esterno dei centri e durante il trasferimento dei migranti. Ma novembre è anche il mese del via libera alla riforma del premierato, “la madre di tutte le riforme” per la premier.

Che rinuncia all’idea iniziale del ‘presidenzialismo’, cara al suo partito, per cercare la quadra con le altre forze di maggioranza e la sponda delle opposizioni.Che però -dal Pd al M5S, fatta eccezione per Iv che apre uno spiraglio -stroncano il ddl Casellati senza appello, “decideranno gli italiani”, si dice convinta Meloni ‘vedendo’ già il referendum confermativo all’orizzonte ma mettendo le mani avanti: “non farò la fine di Renzi, non è un referendum su di me”, dice a chi già vede una caduta rovinosa sulle riforme. A dicembre arriva l’addio dell’Italia alla Via della Seta.

Tra i temi caldi della campagna elettorale di Meloni per le politiche, la premier tiene fede alla promessa di mettere fine alla presenza di Roma al Belt and Road Initiative, un’adesione voluta da quel governo Conte 1 nato da un improbabile matrimonio tra M5S e Lega.E mentre a Bruxelles arriva l’accordo sul nuovo Patto di stabilità – per la premier un “compromesso di buonsenso” per l'”Italia migliorativo rispetto al passato”- la maggioranza si spacca sulla ratifica del Mes, da sempre visto da col fumo negli occhi da Fdi e Lega.  La Camera dice no alla riforma del Meccanismo europeo di stabilità, nei mesi scorsi usato da Roma anche come materia di scambio per negoziare condizioni più vantaggiose sulla nuova governance economica dell’Unione europea in una partita a poker dove calare le carte giuste è un’impresa complessa anche per il giocatore più smaliziato.

Tanto più che la battaglia sul Mes è materiale altamente infiammabile, combustibile dello scontro con le opposizioni.Al Senato, alla vigilia dell’ultimo Consiglio europeo, la presidente del Consiglio è arrivata a sbandierare un fax del gennaio 2021, firmato dall’allora ministro degli Affari esteri Luigi Di Maio, accusando il governo Conte di aver agito col “favore delle tenebre” dando il disco verde al Mes.

Parole, le sue, che hanno portato il leader del M5S a chiedere al presidente della Camera Lorenzo Fontana l’istituzione di un Giurì d’onore che faccia luce “sulle menzogne di Meloni”, l’accusa di Conte.  Sul Mes, con lo stop della Camera alla ratifica, di fatto la premier ha tenuto fede alla linea ‘barricadera’. “Una dimostrazione di coerenza”, esulta Fdi, da sfoderare anche nella campagna elettorale per le europee, ormai dietro l’angolo.Perché in fondo è sempre più complicato, per Meloni, restare fedele a quell’immagine di underdog che le ha permesso di rovesciare i pronostici, conquistare l’elettorato e tagliare il traguardo, in barba a chi la dava perdente ai nastri di partenza.

Dopo quattordici mesi a Palazzo Chigi è evidente che questa è la sfida più grande che l’attende. —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Mes, fonti M5S: “Nessuna telefonata a Di Maio, fatti smentiscono Meloni”

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(Adnkronos) – “Non ci risulta nessuna telefonata”.Così fonti M5S sulla presunta chiamata, riportata ieri da Repubblica, di un alto dirigente pentastellato a Luigi Di Maio sul fax esibito da Giorgia Meloni in Senato. “Il lavoro sul dossier Mes è stato portato avanti alla luce del sole”, a partire “dal dibattito parlamentare” richiamato in più occasioni da Conte.

Sono proprio “questi fatti”, invece ad aver “smascherato le menzogne di Meloni in Parlamento”. —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

India, esplosione nei pressi di ambasciata Israele

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(Adnkronos) – La polizia indiana sta indagando un’esplosione avvenuta nei pressi dell’ambasciata di Israele a Nuova Delhi, secondo quanto riporta il canale televisivo Ndtv.Il ministero degli Esteri israeliano ha reso noto che si stanno indagando le cause dell’esplosione e che sta cooperando con le autorità indiane.

Non ci sono notizie di vittime. L’incidente a Nuova Delhi è avvenuto ore dopo che era stata fatto scattare l’allarme a Bombay a seguito di mail, ricevuta dalla Reserve Bank of India, in cui si denunciava un piano per attivare 11 ordigni nella capitale finanziaria del Paese.La polizia non avrebbe rinvenuto finora esplosivi.   —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Lollobrigida, Tina Turner, Costanzo e molti altri: nel 2023 addio a 35 grandi di cultura e spettacolo

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(Adnkronos) – Il mondo della musica e quello dell’arte, il cinema e il teatro, la tv e la moda, il mondo della letteratura e del giornalismo: non c’è praticamente branca del settore della cultura e dello spettacolo che non abbia pianto durante l’anno che sta finendo per la scomparsa di un divo, di un’icona, di un rappresentante di alto livello, di un personaggio amato dal grande pubblico e apprezzato dalla critica.L’elenco, purtroppo, è lunghissimo ma, pur a prezzo di tante inevitabili cancellazioni illustri, si può provare a ridurlo a 35 grandi personaggi. Iniziando dal nome più famoso in Italia e celebrato anche all’estero, la lista non può non aprirsi con l’attrice Gina Lollobrigida, l’indimenticabile ‘bersagliera’ di tanti film per il cinema e sceneggiati per la tv, da ‘Pane, amore e fantasia’ al ‘Pinocchio’ della Rai, entrambi diretti da Luigi Comencini.

Ma l’elenco purtroppo prosegue ampio, basti citare gli attori Francesco Nuti anche regista per ‘Tutta colpa del Paradiso’, Julian Sands di ‘Camera con vista’ e ‘Urla del silenzio’, Raquel Welch, Anna Kanakis, Ryan O’Neal protagonista in ‘Love Story’ e ‘Barry Lyndon’, i registi Giuliano Montaldo di ‘Sacco e Vanzetti’ e del ‘Marco Polo’ televisivo e William Friedkin padre di ‘L’esorcista’, nonché la contessa Marina Cicogna, grande produttrice cinematografica. Passando dal grande e piccolo schermo ai palchi dei concerti, il primo nome che salta agli occhi nel triste elenco degli addii è quello di Tina Turner, una delle voci rock più famose di tutti i tempi e in tutto il mondo grazie a brani come ‘Proud Mary’, ‘Honky Tonk Women’, ‘River Deep’.Con la rockstar, hanno dato il loro addio al mondo divi internazionali come David Crosby, Harry Belafonte, Sinead O’Connor, Lisa Maria Presley figlia di Elvis e, fra gi artisti nazionali, Toto Cutugno che ha trasformato il brano sanremese ‘L’italiano’ in una sorta di inno non ufficiale del Made in Italy musicale nel mondo, spesso affiancato al napoletano ‘O sole mio’ e a ‘Volare’ ovvero ‘Nel blu dipinto di blu’ di Domenico Modugno, il cui testo fu firmato dal paroliere Franco Migliacci anche lui scomparso nel 2023.

E non si può non ricordare il compositore e pianista Burt Bacharach, autore di ‘Magic Moments’ e ‘Raindrops keep falling on my head’.Infine non si può non ricordare la scomparsa a 89 anni di Renata Scotto, uno dei più grandi soprani al mondo, che ha trascorso una vita sui palcoscenici più importanti, dalla Scala di Milano al Metropolitan di New York, fino alla Royal Opera House di Londra. Il mondo della letteratura ha pianto per la morte di Milan Kundera che raggiunse il vertice della notorietà con il romanzo ‘L’insostenibile leggerezza dell’essere’; di Cormac McCarthy che ha firmato ‘Non è un paese per vecchi’; e degli italiani Michela Murgia con la sua ‘Accabadora’, del filosofo Gianni Vattimo teorico del pensiero debole; del sociologo dei sentimenti Francesco Alberoni che conquistò anche il grande pubblico giovanile grazie a ‘Innamoramento e Amore’.

Sempre nell’anno, va annotata la scomparsa dello storico Piero Craveri nipote di Benedetto Croce e del politologo Toni Negri, teorico del marxismo operaista militante, cofondatore di Potere Operaio e Autonomia Operaia e spesso dipinto come un ‘cattivo maestro’ negli anni in cui la contestazione sociale e politica sfociava spesso nella violenza e nell’azione terroristica. Se il mondo dell’arte ricorda il pittore Fernando Botero, famoso per le ‘grandi forme’ delle persone da lui ritratte e l’architetto Paolo Portoghesi, quello della moda ha perso gli stilisti Paco Rabanne e Lorenzo Riva e Mary Quant ideatrice della minigonna.Ultimo nel giorno di Natale lo storico dell’arte Eugenio Riccomini, morto a Bologna, dove era stato anche consigliere comunale, assessore alla Cultura e due volte vicesindaco, a 87 anni. Lutti di peso anche nel mondo del giornalismo, con l’addio a Maurizio Costanzo – e a questo proposito si potrebbe inserire fra i lutti, qui per la parte relativa al suo ruolo iniziale di tycoon della tv Silvio Berlusconi fondatore di Fininvest poi Mediaset, divenuto personaggio politico di primissimo piano grazie al successo del suo partito Forza Italia e al suo ruolo per ben quattro volte di capo del governo – a Gianni Minà, ad Andrea Purgatori e a Sergio Staino, disegnatore satirico, direttore dell’Unità e presidente del Club Tenco. (di Enzo Bonaiuto) —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Pisa, auto si ribalta e finisce nel canale a Bientina: due morti

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(Adnkronos) – Incidente stradale mortale oggi, 26 dicembre 2023, a Bientina, in provincia di Pisa.Due persone, delle quali ancora non si conoscono le generalità, sono morte incastrate tra le lamiere dell’auto sulla quale si trovavano.

Secondo le prime informazioni, la macchina nella quale viaggiavano si è cappottata finendo in un canale.Sul posto l’ambulanza India di Bientina e Mike della CV Porcari, i vigili del fuoco e i carabinieri.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Da autotrapianto occhi a mano bionica, gli interventi eccezionali del 2023

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(Adnkronos) – Un intervento salva-mano con l’ausilio di un microscopio robotico ha ridato speranza a un giovane motociclista; l’asportazione di un tumore ovarico di dimensioni record di 19 kg ha evitato il peggio a una donna di 54 anni; un autotrapianto di cornea, allargato a sclera e congiuntiva, ha permesso di ricostruire un occhio vedente da due occhi non vedenti.Sono solo alcuni degli interventi chirurgici eccezionali eseguiti in Italia – da Nord a Sud – nel corso del 2023, su un totale di 4.200.000 operazioni a fronte delle 4.500.000 del 2019. “Tutti resi possibili grazie alle équipe formate da chirurghi di ogni specialità, anestesisti, rianimatori, tecnici, radiologi, infermieri – spiega all’Adnkronos Salute Marco Scatizzi, presidente Associazione italiana chirurghi ospedalieri – a conferma che ogni giorno in sala operatoria va in scena il modello di sanità pubblica che vince”.  Lo scorso marzo a Torino grazie a un eccezionale intervento un motociclista di 22 anni ha potuto recuperare la funzione della mano, dopo una lesione del plesso brachiale che gli aveva bloccato il braccio sinistro.

Sei mesi prima – settembre 2022 – il giovane ha un incidente: il trauma gli provoca una lesione del plesso brachiale (rete nervosa preposta all’innervazione sensitiva e motoria dell’arto superiore, che controlla i muscoli di spalla, braccio, gomito, polso, mano e dita) con deficit completo del braccio sinistro e l’impossibilità di mobilizzare mano, gomito e spalla.L’operazione di 8 ore viene eseguita dai microchirurghi della mano e dai neurochirurghi della Città della Salute di Torino che collegano alla radice sana del braccio controlaterale i nervi strappati per reinnervare la muscolatura della mano.  In pratica, tagliando il nervo sano alla radice di C7 della colonna vertebrale, il nervo viene fatto passare dietro l’esofago e collegato ai nervi strappati, come se fossero fili della luce.

Così la componente sana potrà ricrescere 1 mm al giorno all’interno dei nervi strappati.Con questo modo i nervi sani arriveranno a dare un impulso elettrico alla parte lesionata dandole nuova vita.

Nessuna complicazione post-intervento, durante il quale è stato utilizzato un microscopio robotico a visualizzazione stereoscopica 3D con controllo remoto ‘hand free’ nella sala operatoria della Neurochirurgia universitaria dell’ospedale Cto.Per il recupero della funzione motoria, invece, sono stati necessari molti mesi. Sempre a marzo e sempre nella città della Mole un anziano di 83 anni è tornato a vedere dopo sei anni di buio, grazie al primo autotrapianto di occhi al mondo eseguito alle Molinette. “Quando mi sono risvegliato e ho iniziato a vedere i contorni delle mie dita e della mano è stato come nascere di nuovo”, sono state le prime parole dell’uomo affetto da due gravi patologie della vista che nel 2017 lo avevano condotto alla cecità.

Il paziente da 30 anni non vedeva più dall’occhio sinistro per una cecità retinica irreversibile e, dal 2013, aveva progressivamente perso la funzione visiva anche dell’occhio destro per una patologia cronica rara.  L’occhio destro era stato sottoposto a due trapianti di cornea tradizionali a tutto spessore (con sostituzione della cornea con una cornea sana proveniente da donatore deceduto) entrambi falliti.Lo scorso marzo, invece, è stato realizzato un autotrapianto dell’intera superficie oculare prelevata dall’occhio sinistro, comprendente la cornea, una parte di sclera e tutta la congiuntiva e le cellule staminali del limbus.

In pratica, un terzo dell’occhio sinistro è stato autotrapiantato nell’occhio destro, che quindi è stato ricostruito ed è tornato a vedere.  Nella cardiochirurgia dell’azienda ospedaliera di Padova, l’11 maggio 2023, viene eseguito un trapiantato di cuore fermo ormai da 20 minuti.Si tratta del primo caso al mondo.

In passato era accaduto che fossero stati eseguiti trapianti con cuore “fermo” da pochi minuti.Ma la legge italiana, in questi casi, prescrive che il prelievo da cadavere possa avvenire solo quando il cuore ha cessato l’attività elettrica da almeno 20 minuti.

In questo caso, il donatore era un uomo colpito da “morte cardiaca”, con contestuali e irreversibili danni cerebrali tali da rendere vano ogni accanimento terapeutico.L’uomo era potenzialmente compatibile con un quarantaseienne cardiopatico congenito con due interventi alle spalle, dal 2020 in lista per un trapianto.

Dopo lo stop, il cuore del donatore è stato riperfuso, valutandone la funzionalità; quindi, è stato dato il via all’iter del trapianto.  In piena estate, per la precisione ad agosto, l’Unità operativa complessa di cardiochirurgia del Grande ospedale metropolitano Bianchi – Melacrino – Morelli di Reggio Calabria, ha un bel da fare.I chirurghi sottopongono una donna di 58 anni, affetta da una grave cardipatia congenita, la tetralogia di Fallot, al quarto intervento su tutte le valvole del cuore: sostituzione della valvola aortica e della valvola mitrale con protesi biologiche nonché la riparazione della valvola tricuspide, tutte severamente insufficienti.

Arrivata in condizioni critiche, in edema polmonare acuto, al pronto soccorso del Gom – spiegano dall’ospedale – era già stata sottoposta negli anni, in diversi centri del Nord Italia, a tre interventi chirurgici in sternotomia (palliazione e correzione della cardiopatia) e a vari tentativi inefficaci di ablazione di fibrillazione atriale permanente con successivo impianto di pace-maker biventricolare e defibrillatore (Crt-D).  A settembre è la volta di un altro eccezionale intervento, questa volta di chirurgia maxillo-facciale all’ospedale San Marco di Catania.E’ stata ‘regalata’ la possibilità di aprire la bocca, dopo sedici anni, a una ragazzina affetta sin dalla nascita dalla rarissima sindrome di Nager, che già nel feto aveva sviluppato un ammasso osseo che aveva praticamente fuso la mandibola al cranio, non consentendo il movimento necessario ad aprire la bocca.

Il complesso intervento – dopo mesi di studio e preparazione – dura 10 ore e vi partecipano i chirurghi maxillo-facciali, chirurghi anestesisti dell’Uos Rianimazione sale chirurgiche e dell’Uoc Chirurgia toracica.Alla ragazza sono state impiantate delle protesi in titanio.  “Sono storie incredibili che fanno notizia – sottolinea Scatizzi – ma è bene ricordale che la chirurgia è quella che salva le vite tutti i giorni grazie alla tecnologica e soprattutto alle professionalità del nostro Ssn, spesso maltrattato ma che invece andrebbe valorizzato.

Per noi questi casi sono ‘pane quotidiano’, abbiamo a disposizione esperienza e hi-tech ma per l’intelligenza artificiale siamo in una fase ancora inziale, con un suo impiego ridotto in questo momento”.  A colpire il presidente dei chirurghi ospedalieri “è stato l’intervento per asportare ad una donna un tumore ovarico di 19 kg”.Questi fatti: nelle prime settimane di aprile una signora di 54 anni si presenta all’osservazione dei ginecologi dell’ospedale Sant’Anna della Città della Salute di Torino per senso di peso e algie addominali.

Sapeva di avere una cisti ovarica di 7 cm, apparentemente priva di caratteristiche di malignità, dal 2019.Abituata al dolore, per anni non si era sottoposta ai controlli di routine.

L’équipe di Ginecologia e Ostetricia ricovera la donna con urgenza: indagini imaging e sierologiche confermano la voluminosa massa pelvica di circa 40 cm che occupa l’intero addome, mentre le dimensioni normali di un ovaio di una donna sono di 2-4 cm e di un peso tra i 5 e i 10 grammi.Da qui, la decisione di operare con urgenza, asportando con successo il mega-tumore e salvando la vita della paziente.   —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Papa Francesco: “A Gaza e Ucraina un deserto di morte. E’ questo che si vuole?”

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(Adnkronos) – “Nel segno della testimonianza di Santo Stefano, sono vicino alle comunità cristiane che soffrono la discriminazione, e le esorto a perseverare nella carità verso tutti, lottando pacificamente per la giustizia e la libertà religiosa”.Lo ha detto Papa Francesco al termine dell’Angelus. “All’intercessione del primo martire affido anche l’invocazione di pace dei popoli straziati dalla guerra – ha aggiunto – I media ci mostrano che cosa la guerra produce.

Abbiamo visto la Siria, vediamo Gaza, pensiamo alla martoriata Ucraina: un deserto di morte.E’ questo che si vuole? – ha chiesto – I popoli vogliono la pace, preghiamo per la pace, lottiamo per la pace”.  Alla folla in piazza San Pietro l’invito a sostare davanti al presepe. “Osservando le statue, vedrete sui volti e negli atteggiamenti un tratto comune.

Lo stupore che si fa adorazione.Lasciamoci colpire dallo stupore davanti alla nascita del Signore.

Vi auguro di custodire in voi lo stupore che si fa adorazione”.  “Oggi, subito dopo Natale, celebriamo Santo Stefano, primo martire.Troviamo il racconto del suo martirio negli Atti degli Apostoli che lo descrivono come un uomo di buona reputazione, che serviva alle mense e amministrava la carità.

Proprio per questa generosa integrità egli non può fare a meno di testimoniare ciò che ha di più prezioso: la sua fede in Gesù, e questo scatena l’ira dei suoi avversari, che lo uccidono lapidandolo senza pietà.Tutto accade davanti a un giovane, Saulo, zelante persecutore dei cristiani, che fa da ‘garante’ dell’esecuzione”, dice ancora Papa Francesco nell’Angelus in piazza San Pietro. “Pensiamo un momento a questa scena – ha continuato il Pontefice – Saulo e Stefano, il persecutore e il perseguitato.

Tra loro sembra esserci un muro impenetrabile, duro come l’integralismo del giovane fariseo e come le pietre lanciate contro il condannato a morte.Eppure, al di là delle apparenze, c’è qualcosa di più forte che li unisce: attraverso la testimonianza di Stefano, infatti, già il Signore sta preparando nel cuore di Saulo, a sua insaputa, la conversione che lo porterà ad essere il grande Apostolo.

Stefano, il suo servizio, la sua preghiera e la fede che annuncia, soprattutto il suo perdono in punto di morte, non sono vani.Sembrano concludersi nel nulla, ma in realtà il suo sacrificio lancia un seme che, correndo in direzione opposta ai sassi, si pianta, in modo nascosto, nel petto del suo peggiore rivale”. “Oggi, duemila anni dopo – ha detto – purtroppo vediamo che la persecuzione continua: ancora ci sono – e sono tanti – quelli che soffrono e muoiono per testimoniare Gesù, come c’è chi è penalizzato a vari livelli per il fatto di comportarsi in modo coerente con il Vangelo, e chi fatica ogni giorno a rimanere fedele, senza clamore, ai propri buoni doveri, mentre il mondo se ne ride e predica altro.

Anche questi fratelli e sorelle possono sembrare dei falliti, ma oggi vediamo che non è così.Adesso come allora, infatti, il seme dei loro sacrifici, che sembra morire, germoglia a porta frutto, perché Dio attraverso di loro continua a operare prodigi, a cambiare i cuori e a salvare gli uomini.

Chiediamoci, allora: mi interesso e prego per chi, in varie parti del mondo, ancora oggi soffre e muore per la fede?E a mia volta, cerco di testimoniare il Vangelo con coerenza, con mitezza e con fiducia?

Credo che il seme del bene porterà frutto anche se non vedo risultati immediati?Maria, Regina dei martiri, ci aiuti a testimoniare Gesù”.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Trump augura Buon Natale a Biden e avversari: “Che marciscano all’inferno”

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(Adnkronos) – “Buon Natale a tutti, anche all’unica speranza dell’imbroglione Joe Biden, il pazzo Jack Smith”.E’ questo il messaggio di Natale con cui l’ex presidente si augura che una serie di persone, a cominciare appunto dal procuratore speciale che l’ha incriminato, che “cercando di distruggere” il Paese “marciscano all’inferno”. “Sono compresi i leader mondiali, sia buoni che cattivi, ma nessuno di loro malvagio e malato come i banditi che abbiamo nel nostro Paese – scrive Trump su Truth Social – che con i loro confini aperti, l’inflazione, la resa all’Afghanistan, l’imbroglio del Green New Deal, le tasse alte, la mancata indipendenza energetica, i liberal nell’esercito, il conflitto Russia/Ucraina, Israele/Iran, la follia della auto elettriche, e molto di più, stanno cercando di distruggere quelli che una volta erano i grandi Stati Uniti d’America”. “Che possano marcire all’inferno, Buon Natale”, conclude Trump che è il super favorito delle primarie repubblicane che inizieranno il 15 gennaio, con un vantaggio medio sugli avversari del 15%, e viene dato per il momento vincente anche in un nuovo ipotetico duello con Joe Biden, con un vantaggio medio del 1,9%. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Incendio Malagrotta, giovedì sopralluogo della commissione Ecomafie

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(Adnkronos) – In seguito all’incendio divampato il 24 dicembre nell’impianto Tmb di Malagrotta, a Roma, il presidente della ‘Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo di rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari’ Jacopo Morrone ha attivato gli uffici della Commissione per organizzare un sopralluogo all’impianto giovedì 28 dicembre e, a seguire, indire una serie di audizioni per “valutare la situazione che si sta prospettando di rilevante gravità oltre che dal punto di vista ambientale e sanitario anche da quello della raccolta rifiuti a Roma già in pesante sofferenza”. “Nel ringraziare Vigili del Fuoco e Forze dell’Ordine per l’ottimo lavoro che stanno svolgendo – commenta Morrone – credo che ci siano non pochi aspetti della vicenda, compreso il susseguirsi di incendi nell’ex discarica, da mettere sotto la lente della Commissione e da sviscerare.Compatibilmente con i procedimenti giudiziari già in corso, credo sia da porre la massima attenzione e collaborazione per accertare le cause degli incendi e per accelerare la messa in sicurezza del sito”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Navalny dall’Artico assicura: “Sto bene, sono il nuovo Babbo Natale”

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(Adnkronos) – In un messaggio pubblicato sui social Alexey Navalny, che è rinchiuso nella colonia penale Ik-2 nell’Artico russo, assicura che “sta bene”.Ieri gli avvocati del dissidente russo, di cui non si avevano notizie da giorni dopo il suo trasferimento dalla colonia Ik-6 nella regione di Vladimir, hanno annunciato di aver trovato Navalny nella colonia penale nell’estremo nord della Russia, a 2mila chilomentri da Mosca. “Sono il nuovo Babbo Natale – scrive scherzando sulla tradizionale dimora artica di Babbo Natale e sul fatto che indossa un cappotto di pelle di pecora, cappello e scarpe di pelliccia e che nei 20 giorni di trasferimento gli è cresciuta la barba – purtroppo non ci sono le renne, ma pastori tedeschi molto belli.

Non dico ‘ho, ho, ho’, ma ‘oh, oh, oh’ – continua riferendosi al tradizionale richiamo di Babbo Natale – quando guardo fuori dalla finestra e vedo la notte, poi il pomeriggio e poi ancora la notte”.  
Riguardo al suo trasferimento, il dissidente afferma di essere “molto stanco” e che addirittura che si aspettava che nessuno sapesse di lui fino a metà gennaio.Per settimane il suo staff e i suoi avvocati denunciavano la scomparsa di Navalny dopo che non si era presentato a diverse udienze in tribunale. ” Per questo mi sono sorpreso quando hanno aperto la porta della cella mi hanno detto: ‘Un avvocato è venuto a vederti”, ha aggiunto ringraziando per il sostegno e l’appoggio ricevuto. “Non preoccupatevi per me, sono sollevato dal fatto di essere arrivato”, ha poi aggiunto.  “Ora che sono Babbo Natale – ha poi concluso la serie di post pubblicati su X ritornando a scherzare – probabilmente vi starete chiedendo dei regali, ma sono un Babbo Natale in regime speciale e solo quelli che si sono comportati molto male ricevono i regali”.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ascolti tv, Alberto Angela vince la serata: per ‘Stanotte a Parigi’ il 21,2% di share

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(Adnkronos) –
Alberto Angela con ‘Stanotte a Parigi’, in onda su Rai1, ha conquistato gli ascolti della prima serata natalizia con 3.239.000 telespettatori e il 21,2% di share.Canale 5 con il ‘Concerto di Natale in Vaticano – XXXI Edizione’ ha ottenuto 1.651.000 telespettatori e il 12,8%, mentre Rai2 con ‘Crudelia’ si è piazzata al terzo posto con 1.271.000 telespettatori e il 7,5% di share.  Appena fuori dal podio Italia 1 che con ‘Miracolo nella 34a strada’ ha raccolto 1.157.000 telespettatori e il 7,3% di share, seguita da Retequattro con ‘Hachiko – Il tuo migliore amico’, visto da 788.000 telespettatori pari al 4,5%, mentre Rai3 con ‘La vita è meravigliosa’ ha registrato 620.000 telespettatori e il 3,8%.

Sul Nove ‘Anplagghed’ ha interessato 527.000 telespettatori con il 4% e Tv8 con ‘Beata te’ ne ha totalizzati 310.000 con l’1,9%.Infine La7 con ‘Tut – Il destino di un Faraone’ ha coinvolto 250.000 telespettatori e il 2,1% di share. Nell’access prime time Rai1 con ‘Affari Tuoi’ ha segnato il 22,5% con 4.008.000 telespettatori, mentre Canale 5 con ‘Striscia la notizia’ ne ha raccolti 2.968.000 pari al 16,6%.

Rai1 vincente anche nel preserale con ‘Reazione a catena – La sfida dei campioni’, che ha registrato 3.286.000 telespettatori e il 21,6% di share contro il 14% e 2.081.000 telespettatori di ‘Caduta libera!’ su Canale 5.In mattinata la benedizione ‘Urbi et Orbi’ dio Papa Francesco, in diretta su Rai1, ha ottenuto 2.621.000 telespettatori e il 30% di share. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Natale, scatta il riciclo degli avanzi: i consigli per conservare ed evitare sprechi

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(Adnkronos) – Nel giorno di Santo Stefano, in oltre otto case su dieci (82%) scatta il riciclo degli avanzi di cenoni e pranzi di Natale che vengono riutilizzati in cucina anche per una crescente sensibilità verso la riduzione degli sprechi per motivi economici, etici e ambientali.E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Ixe’ dalla quale si evidenzia che solo nel 9% delle famiglie non avanza niente mentre il 4% dona in beneficenza e solo l’1% dichiara di buttare gli avanzi nel bidone.  Con una media di 2,7 ore trascorse in cucina per la preparazione dei piatti, secondo la Coldiretti gli Italiani hanno speso a tavola quasi 3 miliardi di euro per i cibi e le bevande consumati tra la cena della vigilia e il pranzo di Natale tra pesce e le carni compresi i salumi (1 miliardo), spumante, vino ed altre bevande (600 milioni), dolci con gli immancabili panettone, pandoro e panetteria (330 milioni), ortaggi, conserve, frutta fresca e secca (600 milioni), pasta e pane (210 milioni) e formaggi e uova (210 milioni). Per conservare il cibo del giorno prima ed evitare di gettarlo nella spazzatura Coldiretti ha elaborato alcuni consigli, a partire dall’utilizzo corretto del frigorifero.

Le pietanze non devono essere inserite quando sono ancora calde ma vanno adeguatamente coperte e non ammassate l’una sull’altra, per permettere al freddo di circolare.Quelle più facilmente deperibili – continua Coldiretti – devono inoltre essere collocate nella parte bassa del frigo.

Quando ad avanzare sono interi vassoi di cibo il congelatore può essere un’ottima soluzione, ma è sempre meglio dividerli in piccole porzioni così da consumare di volta in volte solo le quantità che servono. 
Per scongelarle si può utilizzare il forno a microonde o il vapore di una pentola piena di acqua calda, ma la soluzione migliore, seppure più lenta, è quella di utilizzare il frigo, dove il passaggio di temperatura è più costante.Una volta scongelate, le pietanze vanno consumate entro 24 ore e non possono essere congelate nuovamente.

Allo stesso modo – prosegue Coldiretti – il cibo avanzato non va riscaldato più di una volta. Quando vanno messi sui fornelli, minestre, sughi e salse del giorno prima vanno fatte bollire mentre per gli altri piatti si consiglia comunque di portare la temperatura sopra i 70 gradi.In questo modo saremo sicuri – spiega Coldiretti – di evitare il rischio di proliferazione di batteri.

Al momento di scegliere il tipo di contenitore da utilizzare, una buona soluzione può essere il vetro, a partire dai barattoli con tappo a chiusura ermetica che consentono di conservare meglio le caratteristiche organolettiche del cibo.L’altra soluzione, più “tecnica”, è l’uso del sottovuoto che permette di allungare ulteriormente la “seconda vita” delle pietanze. Un’alternativa molto diffusa alla conservazione in frigo – aggiunge Coldiretti – è la “trasformazione” degli avanzi in nuovi piatti, con la cosiddetta cucina del giorno dopo.

Polpette o polpettoni a base di carne o tartare di pesce sono ottime soluzioni per recuperare il cibo del giorno prima, ma anche le frittate possono dare – sottolinea la Coldiretti – un gusto nuovo ai piatti di verdura o di pasta, senza dimenticare la ratatouille.La frutta secca in più può essere facilmente caramellata per diventare un eccellente “torrone”, mentre con quella fresca si ottengono pasticciate, marmellate o macedonie.

E per dare un nuovo sapore ai dolci più tradizionali, come il pandoro o il panettone, si ricorre spesso alla farcitura con creme.Recuperare il cibo è una scelta che – conclude la Coldiretti – fa bene all’economia e all’ambiente anche con una minore produzione di rifiuti. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Meteo Capodanno, dopo l’alta pressione arrivano pioggia e neve: le previsioni

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(Adnkronos) – Ancora quattro giorni in compagnia dell’anticiclone di Natale, ma poi cambia tutto secondo le previsioni meteo di oggi.E per Capodanno potrebbe arrivare una perturbazione atlantica con pioggia e neve. Antonio Sanò, fondatore del sito www.iLMeteo.it non ha dubbi sul tempo che ci aspetta per i prossimi giorni.

Fino a venerdì 29 le giornate saranno una fotocopia dell’altra.Infatti la stasi atmosferica al Nord provocherà la formazione di nebbie diffuse e spesso persistenti per tutto il giorno sulle zone pianeggianti e localmente anche sulle vallate alpine e prealpine.

Al Centro saranno le nubi basse a interessare le regioni tirreniche e l’Umbria mentre il sole sarà più prevalente sui settori adriatici e in Sardegna.Al Sud il tempo sarà più soleggiato anche se anche qui non mancheranno nubi basse sulle coste tirreniche e sul Salento, ma soprattutto al mattino.

Sotto il profilo termico non ci saranno scossoni, infatti il clima sarà piacevole ove soleggiato con 14-16°C di giorno, attorno ai 7-9°C dove non ci sarà il sole. Questa situazione potrebbe cambiare radicalmente da sabato 30 quando una perturbazione atlantica dalla Francia dovrebbe tuffarsi sul Mediterraneo provocando un rapido peggioramento del tempo con piogge al Nord e al Centro e in spostamento verso il Sud.La perturbazione sarà collegata a un ciclone che si posizionerà sul Mar Tirreno e che condizionerà il tempo sull’Italia quantomeno fino al giorno di Capodanno.

Oltre alle piogge tornerebbe pure la neve sulle Alpi anche sotto i 1000 metri. NEL DETTAGLIO Martedì 26.Al nord: nebbie, nubi e sole oltre i 3-500 metri.

Al centro: cielo spesso coperto su Tirreniche e Umbria, più sole altrove.Al sud: cielo a tratti molto nuvoloso. Mercoledì 27.

Al nord: nebbie diffuse, sole sui monti.Al centro: tante nubi, meno sulle Adriatiche.

Al sud: cielo a tratti molto nuvoloso. Giovedì 28.Al nord: cielo coperto con locali nebbie, sole in montagna.

Al centro: cielo spesso molto nuvoloso o coperto.Al sud: molte nubi. Tendenza.

Possibili piogge in arrivo da sabato 30. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

“Se non ti sposi fai la fine di Saman”, salvata 20enne pakistana di Novellara

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(Adnkronos) –
“Se non ti sposi fai la fine di Saman”.Con queste parole il padre minacciava una ragazza poco più che ventenne di Novellara, nel reggiano, lo stesso paese della famiglia di Saman Abbas, 18enne pakistana uccisa perché si rifiutava di accettare un matrimonio combinato.  La giovane pakistana abitava nella stessa casa con il padre, la moglie del padre e i fratelli nati dal secondo matrimonio del padre.

La madre naturale sarebbe stata uccisa in Pakistan quando lei era appena nata.Secondo quanto emerso dalle indagini, la ragazza non era libera di uscire di casa, di cercarsi un lavoro, di avere contatti con il mondo esterno, di proseguire gli studi interrotti proprio in occasione dell’esame di terza media per volontà del padre.

Le dicevano che era musulmana e che per questo doveva tenere comportamenti adeguati, inoltre le dicevano di non fidarsi degli assistenti sociali ai quali, di recente, la ragazza aveva detto che il padre le aveva prospettato di partire per un viaggio in Pakistan. Un viaggio che faceva paura alla ragazza perché nel 2021 era stata costretta dal padre a contrarre matrimonio a distanza con un suo cugino, che lei riteneva essere il figlio dello zio responsabile dell’omicidio della madre.La vicenda seguita dai servizi sociali da diverso tempo ha visto quindi anche i carabinieri della stazione di Novellara procedere nei confronti del padre 52enne, e della 37enne madre acquisita, entrambi di nazionalità pakistana, in ordine ai reati di maltrattamenti in famiglia e per il solo padre in relazione anche al reato di costrizione o induzione al matrimonio.  La Procura reggiana, diretta dal Procuratore Capo Calogero Gaetano Paci, ha immediatamente richiesto ed ottenuto dal GIP del Tribunale di Reggio Emilia, l’applicazione nei confronti dei due coniugi, della misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima.

Ha inoltre applicato ai due il braccialetto elettronico. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Israele-Hamas, oltre 100 morti nel raid israeliano su campo profughi Maghazi

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(Adnkronos) – Sarebbero oltre 100 i morti dell’attacco aereo israeliani che, secondo i funzionari sanitari palestinesi, ha colpito il giorno di Natale il campo profughi di Maghazi, nel centro della Striscia di Gaza.Lo riferisce Al Arabiya che parla di uno dei raid più sanguinosi compiuti da Israele dall’inizio dell’inizio della guerra contro Hamas lo scorso 7 ottobre. Il portavoce del ministero della Sanità Ashraf al-Qidra ha detto che molte delle persone uccise a Maghazi erano donne e bambini.

Altri otto sono stati uccisi mentre aerei e carri armati israeliani hanno effettuato dozzine di attacchi su case e strade nelle vicine al-Bureij e al-Nusseirat, hanno detto funzionari sanitari.Israele nega di aver preso di mira i civili e accusa Hamas di costruire tunnel e infrastrutture militari in aree civili densamente popolate, utilizzando i civili come scudi umani. Una dipendente dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha descritto ciò che ha visto nel vicino ospedale di Al-Aqsadi Gaza come una “carneficina assoluta”.

Molte persone gravemente ferite non hanno potuto essere curate perché l’ospedale era “assolutamente sovraccarico”, ha detto Gemma Connell alla Bbc.  Decine di aerei da combattimento israeliani hanno attaccato più di 100 obiettivi a Gaza, secondo quanto hanno riferito stamattina le Forze di difesa israeliane (Idf).Tra questi ci sarebbero stati tunnel e installazioni militari utilizzate da Hamas.

Una cellula terroristica a Jabalia che aveva tentato di piazzare esplosivi vicino a un carro armato israeliano è stata eliminata durante la notte, afferma il rapporto dell’Idf, aggiungendo che le truppe di terra avevano preso di mira i combattenti prima che fossero uccisi dal raid aereo. Anche combattenti di Hamas erano stati uccisi il giorno precedente nella città meridionale di Khan Younis, ha aggiunto l’esercito israeliano che ha intensificato le sue operazioni contro Hamas dopo che il premier Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele “intensficherà la lotta nei prossimi giorni”.    —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Francia, madre e 4 figli trovati morti in casa: il padre in fuga

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(Adnkronos) – Dramma a Natale in Francia.Una donna e i suoi quattro figli piccoli sono stati trovati morti in un appartamento a Meaux (Seine-et-Marne), a est di Parigi, intorno alle 21 della sera del 25 dicembre.

Lo riferiscono i media francesi spiegando che le vittime sono state uccise.Secondo il sito web Actu17, che per primo ha riportato la notizia, il padre dei bambini, un 33enne già noto alla polizia, sarebbe in fuga.  I bambini avevano rispettivamente 9 mesi e 4, 7 e 10 anni.

Non sono note altre informazioni sulla famiglia o sulle circostanze delle cinque morti.Interrogato, il pubblico ministero di Meaux, Jean-Baptiste Bladier, ha confermato ad Actu17 il ritrovamento di cinque corpi senza vita. È stata aperta un’indagine per omicidio premeditato, affidata alla polizia giudiziaria di Versailles.   —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Italia: popolo di santi e poeti, ma anche di persone dedite al gaming e al gambling

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Il settore del gaming e quello del gambling, soprattutto negli anni recenti, hanno riscosso un successo sempre crescente. Durante i lunghi mesi di lockdown per contrastare la pandemia da Covid-19, in particolare, gli utenti che si sono registrati presso un portale di gioco online sono aumentati esponenzialmente. Eppure, sono ancora molte le persone che confondono i due termini. O meglio, il mondo che sta dietro al gaming e al gambling.

Per molti aspetti i due settori hanno in comune tante differenze, ma alcune analogie stanno cominciando a delinearsi.

Gaming e gambling: di cosa si tratta?

Il mercato del gaming e del gambling sono figli della stessa epoca del digitale e della rivoluzione tecnologica che ha reinventato del tutto il modo di fare business. Sebbene i due settori siano caratterizzati da peculiarità differenti, non è raro trovare uno dei due termini per intendere entrambi i campi. Oppure utilizzati in maniera impropria per intendere l’uno riferendosi all’altro.

Per chiarire ogni dubbio, è bene specificare che all’interno della definizione gaming rientrano i videogames e gli e-Sport in cui gli utenti partecipano a giochi d’azione, giochi di ruolo, giochi d’avventura, simulazioni sportive, match e tornei in versione online e altro ancora. I gamer si esercitano molto per vincere una sessione di gioco, si allenano con altri giocatori virtuali, in modo da diventare sempre più abili e competitivi.

Con il termine gambling, invece, ci si riferisce al gioco d’azzardo in generale e cioè a tutte quelle tipologie di gioco che hanno a che fare con la fortuna, con la casualità, e meno con la pura abilità, anche se in alcuni casi, come ad esempio il gioco del poker nella versione Texas hold’em, una buona dose di esperienza e di studio delle strategie servono per vincere una mano. Rientrano nel gambling, dunque, le slot machines, il blackjack, la roulette, il poker, ma anche le scommesse sportive, il gioco del Lotto, il Superenalotto, il Gratta e vinci e tutti quei giochi con vincite in denaro e lotterie.

Le differenze

Gaming e gambling sono due modalità di gioco che si rivolgono a diverse tipologie di giocatori. Molto probabilmente, un gamer non è interessato al gambling e, viceversa, un gambler non è particolarmente propenso a trascorrere del tempo davanti a un videogame.

Inoltre, come accennato poco prima, per praticare il gaming bisogna avere dalla propria l’abilità e il talento di gioco, mentre nella maggior parte dei giochi d’azzardo ci si affida al caso.

Competizione

Una differenza sostanziale è legata al tipo di competizione. Nel mondo del gaming i giocatori competono contro altri gamer (che possono anche essere loro amici o account conosciuti); nel gambling, invece, gli utenti o i giocatori in carne e ossa se la devono vedere perlopiù contro il casinò o il banco oppure contro account che non possono scegliere.

Fruibilità del gioco

Un’altra differenza riguarda la fruibilità del gioco. Il gaming si pratica solamente online, dietro a uno schermo, mentre si può giocare a gambling sia sulle tante piattaforme online che recandosi di persona presso un casinò, una sala scommesse, un esercizio autorizzato.

Vincita

Ma una caratteristica che forse differenzia al meglio le due modalità di gioco riguarda la vincita della partita. Nel gaming, non ci sono soldi in palio, anzi piuttosto sono i gamer che utilizzano monete virtuali per acquistare espansioni o incentivi di gioco. Chi gioca a gambling su un sito di betting o controlla la schedina analizzata da scommessesulweb.com, invece, lo fa per provare ad ottenere una vincita in denaro.

Gioco legale

Da questa differenza in termini di “premio in palio” si arriva a un’altra differenza decisiva: la presenza e l’assenza di una regolamentazione statale. Al gaming non serve un’autorizzazione che ne permetta la diffusione ma il gambling, proprio perché è caratterizzato da vincite in denaro, deve essere regolamentato dallo Stato per essere legale. È l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM, ex AAMS) l’ente che ha il compito di rilasciare l’autorizzazione a esercitare nel campo del gioco d’azzardo. Grazie a questa autorizzazione, il gioco d’azzardo in Italia è legale se esercitato da chi la possiede.

Infine, quando un utente si iscrive a un sito di gambling, deve compilare un form di registrazione nel quale inserisce i propri dati personali confermati da un documento d’identità e sottoscrive delle regole da rispettare. I portali di gambling, infatti, sono soggetti a rigidi controlli, necessari a verificare la regolarità del gioco ma anche e soprattutto per garantire la sicurezza degli utenti. La procedura di registrazione in un sito di gaming, di contro, è molto più rapida e meno severa.

Le somiglianze

Sebbene le differenze tra i due mondi siano molte, alcuni studi scientifici hanno analizzato la presenza di alcune meccaniche tipiche del gioco d’azzardo nell’industria dei videogiochi. Un esempio sono le loot box, delle scatole premio che contengono oggetti virtuali e che possono essere acquistati dai giocatori con denaro reale per utilizzarli nel gioco. Alcuni videogiochi, inoltre, hanno inserito giochi a tema casinò, come il poker e il blackjack online.

Al contrario, anche il gioco d’azzardo, e il poker online nello specifico, sembra sempre più simile a un videogame, visto che non si gioca soltanto con il caso ma anche con l’abilità e il bluff. E di simile è anche l’aspetto dell’interazione con altri giocatori: nei casinò i giocatori possono interagire con gli sfidanti, così come avviene per molti videogiochi in modalità multiplayer.

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Gioco responsabile nel gambling ma anche nel gaming

È chiaro che la conclusione a cui si giunge non può che essere una, e cioè temere che i videogiochi rappresentino una strada facile che conduca adolescenti e giovani alla conoscenza del gioco d’azzardo. E questo aspetto sarebbe un vero rischio perché uno dei principi fondamentali del gambling è il gioco sicuro e responsabile, a cui non possono accedere i minorenni.

Ma il gioco responsabile deve essere praticato anche nel gaming, poiché anche questa attività può causare dipendenza. Porsi dei limiti di gioco è sempre utile e produttivo e sono molte le piattaforme online che applicano misure di prevenzione.

Ucraina, Kiev distrugge nave russa in Crimea – Video

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(Adnkronos) – L’aeronautica ucraina ha dichiarato di aver distrutto nelle prime ore di oggi, 26 dicembre 2023, un’importante nave da sbarco russa di stanza nelle acque della Crimea, e il filmato dell’esplosione è stato condiviso sui social media. Il Kyiv Independent riferisce che la nave era la Novocherkassk, attraccata al porto di Feodosia.Si dice che trasportasse munizioni di fabbricazione iraniana tra cui droni Shahed.

Il comandante dell’aeronautica militare ucraina Mykola Oleshchuk ha rivendicato la distruzione della nave e ha osservato in un post sui social media che “la flotta in Russia sta diventando sempre più piccola”.  Nell’attacco almeno una persona è morta e altre due sono rimaste ferite, afferma il governatore russo della Crimea, Serghiei Aksyonov, citato dalle agenzie russe Iass e Interfax.   —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)