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Elezione nuovo Papa, via al Conclave: chi è il cardinale Mario Grech

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(Adnkronos) –
Il cardinale maltese Mario Grech, ex vescovo di Gozo, 68 anni, ha compiuto un rapido e significativo ascendente all'interno della gerarchia vaticana, arrivando a ricoprire la carica di Segretario generale del Sinodo dei Vescovi, l’organismo che gestisce l’organizzazione delle assemblee episcopali.Considerato tra i papabili al Conclave 2025, Grech è diventato una delle figure di riferimento per il futuro della Chiesa nel nome delle novità introdotte da Papa Francesco. 
Nato il 20 febbraio 1957 a Qala, sull'isola di Malta, Grech ha completato gli studi primari e secondari al Liceo Victoria di Gozo, per poi proseguire con filosofia e teologia nel seminario diocesano di Gozo.

Ordinato sacerdote il 26 maggio 1984, ha continuato la sua formazione a Roma, dove ha ottenuto la licenza in Utroque Iure (diritto canonico e civile) alla Pontificia Università Lateranense e un dottorato in diritto canonico alla Pontificia Università di San Tommaso d’Aquino.Tornato a Malta, ha ricoperto diversi ruoli pastorali e incarichi diocesani, inclusi quelli di Vicario giudiziale e docente di diritto canonico. Il 26 novembre 2005, Papa Benedetto XVI lo nominò vescovo di Gozo, incarico che ha ricoperto fino al 2019.

Fu in quell’anno che Papa Francesco lo scelse personalmente come Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi.Grech assunse formalmente la carica nel settembre 2020 e lo stesso anno, il 28 novembre, fu creato cardinale. Come Segretario Generale del Sinodo, Grech ha avuto un ruolo fondamentale nel "Sinodo sulla sinodalità" (2021-2024), spingendo con determinazione per una Chiesa più sinodale, inclusiva e consultiva.

I suoi sostenitori lo vedono come un pioniere del cambiamento ecclesiale voluto da Papa Francesco, mentre i suoi critici lo considerano l’artefice di un processo che potrebbe indebolire l’autorità episcopale e l’ordine gerarchico tradizionale della Chiesa.In tal senso, è divenuto una delle figure simbolo del cammino sinodale. Nel marzo 2025, Grech ha annunciato un’iniziativa innovativa: il “Processo di accompagnamento della fase di attuazione del Sinodo sulla sinodalità”, che culminerà nell'ottobre 2028 con un' "assemblea ecclesiale" composta in parti uguali da vescovi, clero, religiosi e laici, con il compito di proporre nuove prospettive “per tutta la Chiesa”.

Quest'iniziativa ha suscitato numerose critiche, in particolare dal cardinale tedesco Gerhard Müller, che ha espresso preoccupazione per il rischio di equiparare l’autorità dei laici a quella dei vescovi, mettendo in discussione l’ordine sacramentale tradizionale.Al momento, Grech non ha ancora risposto pubblicamente a queste obiezioni. Durante il suo episcopato a Gozo, Grech era noto per le sue posizioni conservatrici, come evidenziato dal sito web Cardinalium Collegii Recensio.

Nel 2011 si oppose alla legalizzazione del divorzio a Malta e affermò che coloro che non seguivano gli insegnamenti della Chiesa non dovessero ricevere la Comunione.Tuttavia, dopo l’elezione di Papa Francesco nel 2013 e l’arrivo di un governo di sinistra a Malta, Grech ha dimostrato un cambiamento significativo nelle sue posizioni, abbracciando una linea più progressista.

Ciò emerse chiaramente durante il Sinodo sulla Famiglia del 2014, quando criticò il linguaggio del catechismo sull'omosessualità, definendolo offensivo per le persone LGBTQ+, e difese le unioni civili tra persone dello stesso sesso, ritenendo che le polemiche su tali tematiche fossero una “tempesta in un bicchiere d’acqua”.Questi cambiamenti si scontrano con dichiarazioni rilasciate nel 2008, sotto il pontificato di Benedetto XVI, quando affermò che coloro che rifiutavano l'insegnamento della Chiesa avrebbero dovuto auto-escludersi dalla comunione ecclesiale.

Nonostante tali evoluzioni, la sua posizione sull'aborto è rimasta invariata, mantenendo un fermo rifiuto.I suoi sostenitori ritengono che questi cambiamenti riflettano la sua capacità di adattarsi e crescere. Grech non ha mai preso una posizione pubblica riguardo alla celebrazione del Vetus Ordo, ma alcuni membri della comunità tradizionalista maltese lo accusano di non aver implementato veramente il Summorum Pontificum nella diocesi di Gozo, ignorando o rifiutando richieste per celebrare la Messa in rito straordinario.

Nel 2017, è stato coinvolto nella controversia sulle linee guida maltesi relative al capitolo 8 dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia.  Grech è stato visto come uno dei principali artefici delle “direttive maltesi”, accusate di andare oltre il testo papale e di contraddire insegnamenti precedenti in merito all’ammissione alla Comunione per i divorziati risposati.Grech difese le linee guida, sostenendo che non contraddicevano il Magistero e invitò a leggerle “per quello che sono”, non per come erano state interpretate dai media.

Fu anche accusato di aver adottato metodi autoritari nell’imporre tali linee guida, critiche che respinse, nonostante simili obiezioni fossero state avanzate nel 2014 da una lettera di sacerdoti maltesi indirizzata al cardinale tedesco Reinhard Marx. Nel contesto maltese, segnato dal fenomeno migratorio, Grech ha usato toni molto forti contro l’Europa e certi settori della società locale, accusando i leader politici di ostacolare il lavoro delle Ong e definendo alcune posizioni europee “criminali” e “razziste”. Nel 2022 ha criticato 85 vescovi che avevano espresso riserve sul “Cammino Sinodale tedesco”, definendo le loro dichiarazioni “non costruttive” e sottolineando che i leader tedeschi “sanno cosa stanno facendo”.Nello stesso anno, ha definito la sinodalità come “una caratteristica di una Chiesa in ascolto”, aggiungendo che “non stiamo prendendo posizione su nulla”, suscitando reazioni tra coloro che temono che la Chiesa diventi troppo ascoltante e poco propositiva. Nel 2024, ha suscitato ulteriori discussioni aprendo alla possibilità del diaconato femminile e chiedendo maggiore flessibilità pastorale su base regionale.

A differenza del suo predecessore al Sinodo, Grech si è mostrato più disposto a rispondere alle critiche più dure, comprese quelle che vedono nel sinodo uno strumento per minare la dottrina cattolica o per introdurre una sorta di “protestantizzazione” della Chiesa. Nonostante le polemiche, Mario Grech rimane uno dei più stretti e fidati collaboratori di Papa Francesco, condividendo con lui una visione della Chiesa più inclusiva, ascoltante e sinodale.Parla maltese, inglese e italiano. (di Paolo Martini) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Elezione nuovo Papa, via al Conclave: chi è il cardinale Raymond Leo Burke

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(Adnkronos) –
Il cardinale Raymond Leo Burke rappresenta un elemento di primo piano nel conclave 2025 chiamato a eleggere il nuovo Papa.Ultimo di sei figli in una famiglia profondamente radicata nelle sue origini irlandesi, il 76enne Burke è cresciuto in una fattoria lattiero-casearia nel cuore rurale del Midwest statunitense.

Ricorda con gratitudine l'educazione cattolica ricevuta dai genitori: il padre, fervente cattolico irlandese, e la madre, originariamente battista, convertitasi al cattolicesimo dopo il matrimonio.Il padre morì di tumore al cervello quando Raymond aveva appena otto anni, una perdita che segnò profondamente la sua infanzia. 
Dopo aver frequentato il seminario presso la Catholic University of America, dove fu ammesso al prestigioso programma filosofico Basselin, fu inviato a Roma per proseguire gli studi alla Pontificia Università Gregoriana, affidata ai gesuiti e famosa per aver formato più papi di qualunque altro ateneo.

Il 29 giugno 1975, nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo, fu ordinato sacerdote da Papa Paolo VI. Dopo alcuni anni di attività pastorale e accademica, tornò alla Gregoriana per conseguire il dottorato in diritto canonico.Rientrato nella diocesi di La Crosse nel 1983, svolse incarichi chiave come moderatore della Curia e vice cancelliere.

Nel 1989 fu richiamato a Roma da Giovanni Paolo II per diventare il primo americano nominato difensore del vincolo presso il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, la corte più alta del diritto canonico.In quegli anni insegnò anche presso la sua alma mater romana. Nel 1995 fu consacrato vescovo da Giovanni Paolo II e nominato ordinario della diocesi di La Crosse.

Durante il suo ministero promosse la costruzione di un imponente santuario mariano dedicato a Nostra Signora di Guadalupe, patrona delle Americhe.L’opera fu inaugurata nel 2008, quando già era da cinque anni arcivescovo di Saint Louis, nel Missouri.

Accanto all’attività pastorale, non smise mai di pubblicare studi accademici. 
Considerato tra i massimi esperti mondiali di diritto canonico, fu richiamato per la quarta volta a Roma da Benedetto XVI, che lo nominò prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.Nel 2010 venne creato cardinale e proseguì il suo lavoro a servizio della giustizia ecclesiale. Nel 2014, al termine del suo incarico alla Segnatura, Papa Francesco lo designò patrono del Sovrano Ordine Militare di Malta.

Nel 2017 fu reintegrato nella Segnatura come membro, con facoltà di svolgere funzioni giudiziarie.Tuttavia, nel giugno 2023, a una settimana dal suo 75° compleanno, Francesco lo rimosse ufficialmente dal ruolo di cardinale patrono, incarico che già da tempo ricopriva senza competenze effettive. Burke è celebre per il suo impegno nella difesa della vita, per la sua devozione alla liturgia tradizionale e per il suo profondo amore verso l’Eucaristia, la Vergine Maria e il Sacro Cuore di Gesù.

Il suo attaccamento mariano si riflette nel Santuario di Guadalupe da lui voluto e realizzato.Come vescovo, ha promosso la crescita della vita consacrata e si è distinto per il rigore nella tutela dei sacramenti, arrivando anche a negare l’Eucaristia a politici favorevoli all’aborto. Durante il suo servizio nella Curia romana, ha sempre cercato di applicare la dottrina della Chiesa in armonia con la tradizione cattolica e il Concilio Vaticano II, mantenendosi lontano dai giochi di potere e privilegiando un’applicazione giusta e trasparente del diritto canonico. 
Fedele alla dottrina rivelata e al magistero autentico, Burke è stato talvolta oggetto di critiche da parte di esponenti di sensibilità più progressista.

Tuttavia, ha sempre risposto con discrezione e spirito di preghiera, restando saldo nelle proprie convinzioni.Per molti fedeli alla ricerca di chiarezza e orientamento nella confusione attuale, rappresenta ancora oggi un punto di riferimento.

Pur non detenendo quasi più incarichi istituzionali, continua ad attrarre pellegrini a Roma, che lo considerano un testimone autentico di santità e di fedeltà al sensus fidelium. Accogliente verso chiunque lo visiti, offre consigli spirituali e presta il proprio sostegno a numerose iniziative cattoliche.Di recente ha cominciato a utilizzare anche i media digitali per diffondere insegnamenti e formazione.

Oltre all’inglese, parla fluentemente latino, francese e italiano, e possiede una buona padronanza dello spagnolo, sufficiente per predicare e scrivere anche in quella lingua. 
Il rapporto con Papa Francesco è stato segnato da tensioni pubbliche.Burke ha espresso critiche aperte al pontificato quando lo ha ritenuto necessario.

Il momento più delicato è arrivato nel 2023, quando il pontefice gli ha revocato stipendio, pensione e assistenza sanitaria, cercando anche di rimuoverlo dal suo appartamento vaticano, accusandolo di "minare l’unità della Chiesa" e di agire "contro il papato".Burke, dal canto suo, ha sempre affermato di essersi comportato da consigliere leale, convinto che fosse suo dovere offrire osservazioni costruttive fondate su fede, ragione e tradizione apostolica. Punto di riferimento per molti cattolici in cerca di verità e coerenza dottrinale, il cardinale Burke è riconosciuto come un difensore autorevole dell’ortodossia e della pietà tradizionale, oltre che come un pastore sinceramente preoccupato per la salvezza delle anime.

Nel 2021 si ammalò gravemente di Covid-19, arrivando a un passo dalla morte. È convinto che la sua guarigione sia stata un miracolo ottenuto per intercessione della Madonna e grazie alle preghiere di tanti fedeli.Ritiene che Dio lo abbia salvato per un compito futuro ancora da compiere. (di Paolo Martini) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Elezione nuovo Papa, via al Conclave: chi è il cardinale Cristobal Lopez Romero

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(Adnkronos) –  Tra i cardinali presenti al Conclave 2025, lascia il segno Cristobal Lopez Romero.E' un prelato spagnolo della congregazione salesiana attualmente in servizio come arcivescovo di Rabat, in Marocco, dove si è dedicato al dialogo con i musulmani e al benessere dei migranti. Fervente sostenitore del Sinodo sulla Sinodalità, ha affermato di credere che il processo sinodale vada oltre la democratizzazione della Chiesa e che chiunque non sia d’accordo con le sue decisioni sia “moralmente obbligato” a sostenerle. Nato il 19 maggio 1952 a Vélez-Rubio, in Spagna, Lopez Romero è entrato nell’ordine salesiano in giovane età, facendo i suoi primi voti a 16 anni e i voti solenni a 22.

Dopo aver completato gli studi filosofici e teologici nei seminari salesiani di Girona e Barcellona, López Romero è stato ordinato sacerdote il 19 maggio 1979.I suoi primi anni di ministero si sono concentrati nel servizio alle comunità marginalizzate di Barcellona. Nel 1984, iniziò un percorso che avrebbe segnato la sua carriera, partendo per il Paraguay, dove si dedicò alla pastorale giovanile e ricoprì vari ruoli di leadership all’interno della congregazione salesiana. L’esperienza internazionale di López Romero è vasta.

Ha trascorso quasi due decenni in Paraguay (dal 1984 al 2003), per poi trasferirsi in Marocco, dove ha diretto un centro di formazione professionale a Kénitra dal 2003 al 2011. È poi tornato in America Latina come superiore provinciale salesiano in Bolivia dal 2011 al 2014, prima di tornare in Spagna per guidare la provincia salesiana di María Auxiliadora dal 2014 al 2017.Durante questi incarichi ha anche svolto il ruolo di direttore della pastorale e dell’educazione.

Nel 2017, Papa Francesco ha nominato López Romero arcivescovo di Rabat e due anni dopo lo ha elevato al cardinalato. Il cardinale Lopez Romero è un fermo sostenitore del dialogo interreligioso, in particolare tra cristiani e musulmani, vista la sua posizione di leadership in Marocco, un paese a maggioranza musulmana.Ha lodato Papa Francesco per aver dato priorità a questo dialogo, nonostante le critiche da alcuni settori della Chiesa.  Un evento significativo nella sua carriera è stato l'ospitare Papa Francesco durante la sua visita in Marocco nel marzo 2019, che ha segnato l'ottavo centenario dell’incontro storico tra San Francesco d’Assisi e il sultano al-Malik al-Kamil.

Dopo la visita, il Cardinale López Romero ha intrapreso diverse iniziative per dare continuità a quell’impulso, tra cui il lancio di un sinodo diocesano per incoraggiare la comunità cattolica in Marocco a vivere appieno la sua missione di “incontro e dialogo.” Lopez Romero considera la migrazione non come un "problema" ma come "la conseguenza di molti problemi", e ritiene che le sue cause profonde siano la povertà, le guerre, le carestie, il cambiamento climatico e le disuguaglianze economiche, che devono essere affrontati.  Il cardinale ha proposto di dedicare un sinodo specifico alla migrazione, che considera un fenomeno mondiale che richiede una riflessione da parte di tutta la Chiesa cattolica. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Elezione nuovo Papa, via al Conclave: chi è il cardinale Peter Erdo

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(Adnkronos) – Uno dei più autorevoli intellettuali nel conclave 2025, chiamato a eleggere il nuovo Papa.Primogenito di sei figli, il cardinale ungherese Peter Erdo, oggi 72enne, è cresciuto in una famiglia cattolica profondamente devota, dove la fede, a suo dire, era "intessuta nel tessuto della nostra esistenza quotidiana".  Durante l'infanzia, visse direttamente la durezza del regime comunista: all'età di quattro anni, nel 1956, la sua famiglia fu costretta a fuggire con addosso solo gli abiti che indossava, dopo che le truppe d'invasione distrussero la loro casa. In seguito, subì diverse forme di discriminazione a causa della sua fede.

Fu educato in una scuola maschile dei Piaristi a Budapest, e il suo servizio da chierichetto gli fece avvertire con chiarezza la "realtà di Dio", che iniziò a dare senso e direzione alla sua vita.Dopo un intenso periodo di discernimento e preghiera, decise di entrare in seminario, convinto che guidare le persone verso la salvezza fosse una missione così importante da meritare la dedizione totale della propria vita. Ordinato sacerdote nel 1975 – uno dei tre giorni che considera tra i più felici della sua esistenza – prestò servizio in parrocchia per due anni prima di essere inviato a Roma.

Qui conseguì le lauree in teologia e diritto canonico presso la Pontificia Università Lateranense (1980).Negli anni successivi, insegnò diritto canonico e teologia in diverse istituzioni in Ungheria e all'estero, tra cui Buenos Aires, affiancando l'insegnamento con il servizio ecclesiastico e giudiziario.

In questo periodo pubblicò numerosi articoli e manuali di diritto canonico.  Tra il 1995 e il 1996 fu ricercatore presso l'Università della California a Berkeley.Ha ricoperto anche l'incarico di rettore del Collegio Ungherese a Roma, insegnando parallelamente alle Università Gregoriana e Lateranense. 
Nel 2000 fu consacrato vescovo da Giovanni Paolo II, che tre anni dopo lo nominò primate di tutta l'Ungheria e arcivescovo metropolita di Esztergom-Budapest.

Nello stesso anno fu creato cardinale. Poliglotta — parla fluentemente tedesco, italiano, francese, spagnolo, inglese e ungherese — Erdo è stato eletto nel 2005 presidente della Conferenza Episcopale Ungherese e, sempre nello stesso anno, presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa, carica per la quale fu riconfermato nel 2011.Ha inoltre collaborato alla supervisione della Seconda Sezione della Segreteria di Stato, che cura le relazioni diplomatiche vaticane.

Dal 2003 ha partecipato a tutte le assemblee del Sinodo dei Vescovi e, nel 2014 e 2015, Papa Francesco lo ha scelto come relatore generale. È autore di oltre 250 pubblicazioni scientifiche e di 25 volumi. Formatosi in un contesto segnato dall'ateismo di Stato, il cardinale Erdo è oggi considerato uno dei più autorevoli intellettuali della Chiesa, un accademico di spessore, stimato insegnante, esperto di diritto canonico e fine conoscitore delle Sacre Scritture.Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui dottorati honoris causa da istituzioni prestigiose, come l'Institut Catholique de Paris (1996) e, più recentemente, il Vox Canonica Award (2023), premio riservato ai canonisti d'eccellenza. Particolarmente attento alla liturgia postconciliare, ne apprezza in particolare il rinnovato rilievo dato alle letture dell'Antico Testamento.

Pur preferendo la Forma Ordinaria della Messa, non ha escluso la celebrazione della Forma Straordinaria, che è disposto a sostenere se richiesto, anche se non ha espresso pubblicamente un'opinione sulle restrizioni imposte da Traditionis Custodes. È convinto che Eucaristia e sacerdozio siano intimamente connessi e si è sempre dichiarato contrario al celibato facoltativo.Profondamente ancorato alla visione gerarchica della Chiesa, è un sacerdote dal cuore pastorale, spinto dalla ferma convinzione che la salvezza delle anime sia la più alta missione.

Ha dato grande impulso alla Nuova Evangelizzazione e alla pastorale giovanile, ponendo l'azione missionaria al centro della sua visione ecclesiale, con particolare preoccupazione per la crisi delle vocazioni. Nel corso del suo episcopato, le vocazioni nella sua arcidiocesi hanno mostrato andamenti alterni: dai 358 sacerdoti del 2002 si è passati a un picco di 443 nel 2013, per poi scendere a 365 nel 2021.Il numero dei religiosi maschi è aumentato leggermente (da 173 a 199), mentre quello delle religiose è crollato, passando da 699 a 303.

Riflessivo, prudente e in parte riservato, Erdo era, a 51 anni, uno dei più giovani membri del Collegio Cardinalizio al momento della sua creazione da parte di Giovanni Paolo II.
 In ambito politico, su temi delicati come l'immigrazione – che rappresenta una questione sensibile in Ungheria – ha mantenuto una linea equilibrata: riconosce il diritto alla migrazione, ma allo stesso tempo sottolinea la necessità di garantire la stabilità sociale dei paesi ospitanti.Ha insistito sull'urgenza di trovare un giusto bilanciamento tra solidarietà e prudenza.

Particolarmente toccato dal dramma dei cristiani perseguitati, il cardinale Erdo ha più volte richiamato la responsabilità della Chiesa verso di loro. (di Paolo Martini) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Elezione nuovo Papa, via al Conclave: chi è il cardinale Willem Eijk

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(Adnkronos) –
La riconosciuta capacità del cardinale olandese Willem Eijk, 71 anni, di fungere da ponte tra visioni culturali e religiose differenti può rivelarsi un elemento determinante nel conclave 2025, chiamato a eleggere il nuovo Papa.Le qualità del porporato affondano le radici nella sua infanzia: è cresciuto infatti con un padre protestante e una madre cattolica. Dopo aver completato gli studi in medicina nel 1978 presso l'Università di Amsterdam, intraprese la strada del sacerdozio iscrivendosi al seminario maggiore, senza abbandonare però gli studi di etica medica all'Università di Leida e l'attività come medico internista.

Fu ordinato sacerdote nel 1985 e, mentre esercitava il ministero come cappellano, ottenne il dottorato in medicina con una tesi critica nei confronti della pratica olandese dell'eutanasia. Nel 1990 il suo vescovo lo inviò a Roma, dove conseguì la licenza in teologia morale e un dottorato in filosofia presso l'Università di San Tommaso d'Aquino (Angelicum).Arricchì poi la sua formazione con un ulteriore titolo in teologia presso la Pontificia Università Lateranense.

Successivamente, Eijk insegnò teologia morale sia nei Paesi Bassi che in Svizzera; fu inoltre cofondatore di un'associazione dedicata alla promozione dell'etica medica e membro della Commissione Teologica Internazionale dal 1997 al 2000. Nel 1999 fu consacrato vescovo da mons.Franciscus Wiertz di Roermond e guidò per sette anni la diocesi di Groninga-Leeuwarden.

Una parte significativa del suo ministero è stata dedicata a contrastare la crescente secolarizzazione e l'erosione della fede nella società olandese — un compito gravoso, che potrebbe aver influito anche sulla sua salute.Nel 2001 fu colpito da un ematoma subdurale; dopo un periodo di recupero, riprese con determinazione il proprio servizio episcopale. Nel 2007 Benedetto XVI lo nominò arcivescovo metropolita di Utrecht.

In questi anni, Eijk fu co-editore di un manuale di etica medica cattolica, pubblicato nel 2010, e nel 2011 venne eletto presidente della Conferenza Episcopale dei Paesi Bassi.Membro stimato della Pontificia Accademia per la Vita, fu riconfermato in questo ruolo nel 2017.

Benedetto XVI lo creò cardinale presbitero nel 2012. La Chiesa olandese, dopo il Concilio Vaticano II, fu tra le più soggette a spinte radicali.Oggi vive un processo di profonda secolarizzazione, con un'inarrestabile chiusura di parrocchie.

In questo scenario, il cardinale Eijk si è impegnato a trasmettere la luce del Vangelo al suo popolo.Egli riconosce il Concilio Vaticano II come frutto dell'ispirazione dello Spirito Santo e una tappa necessaria per la Chiesa.

Sebbene le vocazioni nella sua arcidiocesi abbiano continuato a diminuire nei primi anni del suo incarico, nell'ultimo decennio si sono stabilizzate, nonostante il clima ostile alla religione nei Paesi Bassi. È ampiamente stimato per la sua fedeltà dottrinale e per l'impegno pro-life, unito a una sentita devozione mariana.Le sue priorità pastorali si sono concentrate sulla riscoperta dell'amore per l'Eucaristia, della pietà verso la Vergine Maria, della catechesi in ambito familiare e dell'evangelizzazione personale.

La sua doppia formazione di medico e teologo morale gli ha permesso di affrontare con competenza temi sensibili come l'eutanasia e la procreazione assistita. Sebbene abbia dovuto prendere decisioni dolorose, come la chiusura di numerose parrocchie, Eijk ha sempre cercato il dialogo con le comunità locali, rispondendo spesso a richieste provenienti dagli stessi ambienti ecclesiali.Non si è lasciato scoraggiare dall'impopolarità di queste scelte. Fermo e limpido nell'insegnamento della dottrina cattolica, Eijk testimonia un amore sincero per la verità della Chiesa, anche quando questa risulta controcorrente.

Difende con convinzione l'enciclica Humanae Vitae, l'indissolubilità del matrimonio tra uomo e donna e la centralità dell'atto coniugale.Pur opponendosi alla benedizione delle coppie omosessuali, lo ha fatto sempre con rispetto e discrezione. La sua insistenza sull'insegnamento di Cristo circa il sacerdozio maschile e celibatario rappresenta per alcuni un elemento di rottura, ma egli resta fedele alla tradizione apostolica.

Sensibile al dramma dei rifugiati, in particolare dei cristiani perseguitati, ha anche ricordato il dovere dei migranti economici di contribuire allo sviluppo dei propri paesi e di rispettare le leggi e la cultura delle nazioni che li accolgono. È intervenuto con chiarezza anche sulle profonde differenze tra Cristianesimo e Islam.Pur valorizzando una liturgia rispettosa e solenne, ha finora evitato di pronunciarsi sulle controversie legate alla restrizione della Messa in rito antico. Durante la pandemia di Covid-19, il cardinale Eijk ha sostenuto apertamente la vaccinazione, facendo leva sulle proprie competenze mediche.

Nonostante le perplessità etiche espresse da alcuni, ha descritto i vaccini come un "dovere morale" per la tutela della salute pubblica. Nel corso degli anni ha saputo affrontare anche le critiche più dure con serenità e determinazione, rimanendo un esempio di vescovo dedito al bene del suo gregge, nonostante le difficoltà e le sfide di un mondo sempre più distante dalla fede.Oltre alla lingua madre olandese, parla fluentemente italiano e inglese, e possiede una buona padronanza di diverse altre lingue. (di Paolo Martini) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Elezione nuovo Papa, via al Conclave: chi è il cardinale Pierbattista Pizzaballa

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(Adnkronos) – Inizia il Conclave per l'elezione del nuovo Papa.Tra i nomi considerati 'papabili' c'è quello del cardinale Pierbattista Pizzaballa.

Patriarca latino di Gerusalemme e primo cardinale residente nello Stato di Israele, incarna una Chiesa radicata nella storia e proiettata nel dialogo, profondamente francescana nello spirito e coraggiosamente diplomatica nell’azione.A 60 anni, è considerato uno dei profili più forti per dare alla Chiesa cattolica una leadership universale capace di parlare al mondo interreligioso, alla pace, e al martirio silenzioso dei cristiani del Medio Oriente. Nato a Castel Liteggio (Cologno al Serio, Bergamo) il 21 aprile 1965, ultimo di tre fratelli, Pizzaballa è cresciuto in un ambiente rurale semplice, nutrito da una religiosità concreta.

A nove anni sente la chiamata al sacerdozio.Dopo il seminario a Rimini, influenzato dall’incontro con missionari espulsi dalla Cina, sogna inizialmente l’Asia, ma la Provvidenza lo conduce a Gerusalemme. 
Nel 1984 entra nell’Ordine dei Frati Minori; nel 1990 è ordinato sacerdote a Bologna dal cardinale Biffi.

A ottobre dello stesso anno si trasferisce a Gerusalemme, nel pieno della Prima Intifada: una scelta che lo radicherà per tutta la vita nella complessa realtà mediorientale. Dopo la licenza in teologia biblica conseguita nel 1993 allo Studium Biblicum Franciscanum, approfondisce gli studi all’Università Ebraica di Gerusalemme, diventando l’unico cristiano iscritto ai corsi di Sacra Scrittura.Si specializza in ebraico moderno e lingue semitiche, insegnando e traducendo testi liturgici. Nel 1999 entra ufficialmente al servizio della Custodia di Terra Santa, e nel 2004, a soli 39 anni, ne diventa Custode: incarico in cui resta 12 anni, rafforzando la presenza cristiana, promuovendo l’inserimento culturale dei giovani religiosi, e aprendo nuove strade al dialogo con il mondo ebraico e con l’Islam. Nel 2016, Papa Francesco lo nomina amministratore apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme, rompendo con la prassi che vedeva nella figura del patriarca un arabo di origine locale.

Nel 2020 è confermato Patriarca e, nel 2023, creato cardinale — il primo patriarca latino di Gerusalemme a ricevere la porpora e simbolo di una Chiesa di frontiera. Dopo l’esplosione della guerra tra Israele e Hamas nell’ottobre 2023, si distingue per coraggio e chiarezza, offrendosi come ostaggio al posto dei bambini israeliani rapiti.Le sue dichiarazioni contro la “violenza insensata” diventano virali nel mondo.

Mostra un raro equilibrio nel difendere la dignità di entrambi i popoli, con una sensibilità particolare per la sofferenza del popolo palestinese e per la protezione delle minoranze cristiane. Nel maggio 2024, nonostante le ostilità, assume possesso della sua chiesa titolare a Roma, Sant’Onofrio, e compie una storica visita nella Striscia di Gaza, celebrando la Messa tra le macerie e portando aiuti umanitari con l’Ordine di Malta. Il cardinale Pizzaballa è noto per la sua sobrietà, lucidità e schiettezza, tratti personali che affondano nelle sue radici lombarde e nella sua vocazione francescana.La sua spiritualità si fonda sull’Eucaristia, sulla devozione mariana e sulla convinzione che la sofferenza sia via alla santità, in particolare nei contesti di persecuzione. Non ideologico, evita i toni polemici e non si è esposto su temi di frontiera, ma appare fedele alla dottrina tradizionale della Chiesa, pur mostrando apertura pastorale.

Ha dato attuazione, anche con fatica, al motu proprio Traditionis custodes, limitando la Messa tridentina nella sua diocesi, e ha mostrato umanità e disagio nel dover chiudere le chiese durante la pandemia. La figura del cardinale Pizzaballa risponde a molte delle tensioni del nostro tempo: conflitto interreligioso, persecuzioni, crisi identitarie e necessità di una Chiesa che si faccia “ponte”.Pur giovane per gli standard cardinalizi, è già stato testimone, leader, educatore e pastore in una delle regioni più martoriate al mondo.

Parla correntemente italiano, inglese, ebraico e arabo. 
La sua elezione a Papa rappresenterebbe una svolta storica: un pontefice residente in Terra Santa, simbolo del martirio cristiano, della riconciliazione tra popoli e della Chiesa delle periferie tanto cara a Francesco.Un Papa così darebbe un volto universale alla missione della Chiesa, radicandola nel cuore della storia della salvezza. (di Paolo Martini) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Lavoro, Cifa e Confsal firmano il Ccnl intersettoriale

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(Adnkronos) – È stato rinnovato il Ccnl intersettoriale del settore Terziario Cifa-Confsal, sulla scia già tracciata dall’Accordo Interconfederale, firmato di recente.Un’evoluzione importante, orientata alla qualità e all’innovazione oltre che al benessere dei lavoratori, alla valorizzazione delle competenze, alla tutela e sicurezza dei luoghi di lavoro e alla crescita delle imprese.

La priorità si conferma essere la centralità della persona nella consapevolezza che la produttività e la competitività delle imprese sono strettamente collegate alle condizioni di benessere dei lavoratori.In particolare, il nuovo impianto contrattuale rafforza gli interventi in materia di sicurezza sul lavoro, parità di genere, welfare aziendale e sostenibilità, riconoscendo l’importanza di un approccio integrato che definisca un moderno sistema di tutele per il lavoro. 
Ampio spazio è stato inoltre dedicato ai temi della digitalizzazione, dell’intelligenza artificiale e della formazione continua, considerati elementi strategici per accompagnare lavoratori e imprese nella transizione tecnologica e organizzativa in atto.

Il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale e la sua sempre più diffusa applicazione nel contesto aziendale hanno spinto le parti sociali Cifa Italia e Confsal a promuovere la creazione di un Osservatorio permanente dedicato con funzioni di assistenza e monitoraggio sull’adozione e l’impiego degli strumenti basati su tecnologie di intelligenza artificiale nei contesti di lavoro.In particolare, l’Osservatorio vigilerà sul corretto utilizzo di tali dispositivi, assicurandosi che l’integrazione dell’IA nei processi produttivi e organizzativi avvenga nel pieno rispetto della normativa vigente, a livello sia europeo sia nazionale e soprattutto nel pieno rispetto della persona.  “Sono soddisfatto -dichiara Andrea Cafà, presidente della confederazione Cifa Italia- perché il rinnovo del contratto intersettoriale del Terziario Cifa-Confsal segna un’ulteriore evoluzione della nostra contrattazione collettiva, sia sotto il profilo normativo, per effetto del riconoscimento di maggiori tutele, anche attraverso i servizi offerti dalla bilateralità Cifa-Confsal, sia sotto il profilo economico.

Il nostro contratto, infatti, prevede l’aumento dei livelli retributivi, superando le soglie dei cosiddetti contratti leader.Alla luce del rinnovo del contratto intersettoriale relativo ai settori del commercio, terziario, distribuzione, servizi e pubblici esercizi -prosegue Cafà- auspico che gli esiti delle analisi comparative tra i diversi contratti collettivi svolte negli ultimi mesi possano essere integrati e rivalutati.

Ritengo, infatti, impari e penalizzante un confronto effettuato fra un contratto appena rinnovato dopo cinque anni di proroga e il nostro, che in quel periodo era ancora in fase di rinnovo”. “Esprimo piena soddisfazione per questo importante traguardo raggiunto -aggiunge Angelo Raffaele Margiotta, segretario generale della Confsal- questo nuovo testo contrattuale offre ai lavoratori del commercio e del turismo tutele e condizioni economiche fra le più favorevoli del settore, superiori anche rispetto a quelle previste dal contratto collettivo di riferimento, non solo in termini di minimi tabellari, ma anche per la presenza di clausole esclusive e innovative per il comparto, come l’indennità di qualificazione e l’indennità per il preposto.Diamo avvio a un nuovo paradigma di contrattazione di qualità che prevede un insieme organico di norme e tutele che devono valere per tutti i lavoratori, indipendentemente dal settore o dalla specificità delle attività svolte, riconoscendo la piena centralità della persona.

Fra le nostre priorità – conclude Margiotta – figura l’adozione di misure concrete per il rafforzamento del sistema di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, a sostegno della dignità e dell’integrità di ogni lavoratore”. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Elezione nuovo Papa, via al Conclave: chi è il cardinale Stephen Brislin

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(Adnkronos) –
Nel conclave 2025 spicca la figura del cardinale Stephen Brislin, 68 anni, attuale arcivescovo di Johannesburg, è un prelato di orientamento progressista, con radici scozzesi e irlandesi, noto per il suo impegno nelle questioni sociali e per la leadership dimostrata negli ultimi anni, che lo ha portato sotto i riflettori della Chiesa globale. Nato a Welkom il 24 settembre 1956, ha ricevuto la sua prima istruzione presso il Convento di Sant'Agnese e le scuole dei Fratelli Cristiani nella stessa città.Ha poi proseguito la sua formazione accademica in diverse istituzioni: ha studiato psicologia all'Università di Città del Capo, filosofia al Seminario San Giovanni Maria Vianney di Pretoria e teologia presso il progressista (oggi chiuso) Istituto Missionario di Mill Hill a Londra. È stato ordinato sacerdote il 19 novembre 1983, dopo aver completato gli studi presso l'Università di Lovanio in Belgio. La sua traiettoria ecclesiastica è stata segnata da una crescita costante e da incarichi sempre più rilevanti.

Papa Benedetto XVI lo ha nominato vescovo di Kroonstad il 28 gennaio 2007, e, riconoscendone le doti pastorali, lo ha promosso arcivescovo di Città del Capo il 18 dicembre 2009, incarico assunto il 7 febbraio 2010. La sua influenza si è estesa ben oltre i confini dell'arcidiocesi: tra il 2013 e il 2019 ha presieduto la Conferenza Episcopale Cattolica dell'Africa Meridionale, prendendo parte ai Sinodi sulla Famiglia del 2014 e 2015.Papa Francesco lo ha creato cardinale nel 2023, assegnandogli il titolo presbiterale di Santa Maria Domenica Mazzarello.

Il 28 ottobre 2024 è stato nominato arcivescovo di Johannesburg, insediandosi ufficialmente il 25 gennaio 2025.Poco dopo, il 7 agosto, è stato rieletto presidente della Conferenza Episcopale dell'Africa Meridionale. 
Durante il suo ministero, Brislin si è distinto come una figura dell'ala riformista della Chiesa cattolica, mantenendo una posizione aperta e accogliente verso persone con orientamenti omosessuali e consentendo l'ingresso nell'arcidiocesi di un gruppo precedentemente escluso, favorevole all'ordinazione femminile e al clero sposato. Nel 2022, sotto la sua guida, l'arcidiocesi ha pubblicato un rapporto di sintesi per il Sinodo sulla Sinodalità, che proponeva una revisione della struttura gerarchica della Chiesa, un'esplorazione del diaconato femminile, un ampliamento della definizione di famiglia e una rilettura dell'enciclica Humanae Vitae, invocando una maggiore inclusione delle persone LGBTQ+.

Il documento, firmato con lo stemma araldico del cardinale, presentava un approccio dichiaratamente innovativo, se non addirittura rivoluzionario, rispetto alla tradizione ecclesiale. “Nel mondo del XXI secolo è essenziale mantenere la tradizione, conoscerne le radici, ma anche abbracciare il cambiamento”, si leggeva nel rapporto.E ancora: “Le solide tradizioni della Chiesa sono anche le sue fragilità.

Le principali restrizioni che rischiano di ostacolarne il progresso includono il celibato obbligatorio e il divieto dell'ordinazione delle donne.Ma lo Spirito Santo della Speranza sarà con noi mentre camminiamo nella fede”. Brislin ha parlato apertamente delle difficoltà che affliggono il Sudafrica, tra cui povertà diffusa, corruzione endemica e l'urgenza di una leadership morale.

Ha ribadito l'importanza del ruolo della Chiesa nel promuovere la dignità umana e affrontare queste sfide.Nel gennaio 2018 ha visitato la Striscia di Gaza nell'ambito della Holy Land Coordination, un'iniziativa internazionale di vescovi in favore della pace.

Particolarmente sensibile al dramma dei migranti, ha mostrato una costante attenzione verso il popolo Basotho, a cui ha prestato ministero fin dai primi anni del suo sacerdozio. Ha inoltre guidato quattro pellegrinaggi organizzati dal settimanale The Southern Cross, visitando nove Paesi tra cui Italia, Palestina, Israele, Egitto, Spagna e Portogallo.Il 5 maggio 2023, l'Oblate School of Theology di San Antonio (Texas) gli ha conferito una laurea honoris causa in leadership pastorale. Durante il suo lungo episcopato a Città del Capo, avviato nel 2009, il numero delle vocazioni sacerdotali è rimasto stabile, mentre quello dei religiosi e religiose ha registrato una flessione di circa un terzo.

Oltre all'inglese, si presume che il cardinale conosca anche l'afrikaans e abbia una certa familiarità con il sesotho. Alla domanda se si consideri un possibile papabile, Brislin ha risposto con modestia che, sebbene "tecnicamente" sia possibile, non ritiene di avere l'esperienza globale di altri cardinali: "Non dimentichiamo che io sono davvero un piccolo servitore rispetto ad alcuni di questi giganti, persone di enorme intelletto e profonda esperienza.Prendete l'arcivescovo Víctor Manuel Fernández: ha scritto qualcosa come 300 libri.

Ha una visione davvero ampia.Sono personalità come lui ad avere più probabilità di essere scelte". (di Paolo Martini) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Elezione nuovo Papa, via al Conclave: chi è Matteo Maria Zuppi

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(Adnkronos) – Figura di spicco dell'episcopato italiano e interprete autorevole dello spirito del pontificato di Papa Francesco, il cardinale Matteo Maria Zuppi, 69 anni, è oggi considerato uno dei candidati più credibili a diventare il nuovo Pontefice durante questo Conclave 2025.Umanamente accessibile, pastoralmente esperto, politicamente abile, l'arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana incarna una Chiesa dialogante e misericordiosa, capace di tenere insieme fedeltà alla dottrina e apertura ai segni dei tempi. 
Nato a Roma l’11 ottobre 1955, Zuppi proviene da una famiglia radicata nel mondo cattolico: il padre, Enrico, fu giornalista scelto da Montini (futuro Paolo VI) per dirigere L’Osservatore della Domenica, mentre la madre era nipote del cardinale Carlo Confalonieri, decano del Collegio cardinalizio.

Cresciuto in un ambiente familiare colto e credente, Zuppi ha sviluppato presto una sensibilità per la Chiesa e la cultura. Durante gli anni del liceo classico, conosce Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, con cui avvia un lungo sodalizio ecclesiale.Dopo la laurea in Lettere a La Sapienza con una tesi sul cardinale Schuster, entra nel seminario della diocesi di Palestrina e viene ordinato sacerdote nel 1981. Nel cuore di Trastevere, nella parrocchia di Santa Maria in Trastevere, Zuppi si fa conoscere come un “prete di strada”: vicino agli ultimi, impegnato nel sociale, instancabile promotore di iniziative per i poveri, i migranti, i senza fissa dimora.

Assistente ecclesiastico della Comunità di Sant’Egidio, partecipa attivamente a molte delle sue iniziative di diplomazia umanitaria. Nel 1992 gioca un ruolo chiave nei negoziati di pace in Mozambico, che pongono fine a una sanguinosa guerra civile.Per questo impegno riceve la cittadinanza onoraria del Mozambico.

Questo evento ne consacra il profilo come costruttore di pace e mediatore internazionale, una vocazione che continuerà a coltivare anche da vescovo e cardinale. Nel 2012, Benedetto XVI lo nomina vescovo ausiliare di Roma, e nel 2015 Papa Francesco lo sceglie come arcivescovo di Bologna, uno degli incarichi più significativi della Chiesa italiana.Il 5 ottobre 2019 lo crea cardinale presbitero. Nel 2022 viene eletto presidente della Conferenza Episcopale Italiana, su diretta indicazione del Pontefice: un incarico che rafforza il suo profilo internazionale e lo rende la figura più autorevole dell’episcopato italiano.

In questo ruolo, si è distinto per la volontà di modernizzare la Cei, rafforzando la collegialità episcopale e la collaborazione tra vescovi e laici. Il cardinale Zuppi è forte promotore della sinodalità, convinto che la Chiesa debba “camminare insieme” e ascoltare tutti, in particolare gli emarginati e le periferie esistenziali.Ha sostenuto con entusiasmo i principali documenti del pontificato francescano, come l’enciclica Fratelli tutti e il Documento di Abu Dhabi sulla fratellanza umana, e ha partecipato attivamente al Sinodo sulla sinodalità. Sotto il profilo dottrinale, non mette in discussione i pilastri della fede cattolica, ma propone un approccio pastorale di accoglienza, inclusione e accompagnamento. È favorevole a una maggiore attenzione verso le famiglie “irregolari”, le persone omosessuali e i migranti.

Il suo stile non è ideologico, ma profondamente evangelico e pragmatico. Zuppi viene spesso descritto come il più diretto continuatore dello stile di Papa Francesco, ma con una capacità di mediazione e gestione più “europea”. È apprezzato sia nell’ambiente cattolico progressista che tra molti moderati, ed è riuscito a costruire ponti anche con il mondo politico e culturale laico. È stato incaricato da Papa Francesco di missioni delicate per la pace in Ucraina e Russia.Parla correntemente italiano, francese, spagnolo e ha buone competenze in inglese. Il profilo di Zuppi unisce esperienza pastorale, capacità di governo, autorevolezza internazionale, fedeltà al magistero e apertura culturale.

In un conclave dove si cercherà probabilmente una figura di continuità con Francesco, ma capace di affrontare nuove sfide con fermezza e lucidità, il nome di Zuppi sarà sicuramente in prima fila. Se eletto, sarebbe il primo Papa italiano dopo Giovanni Paolo I (1978), ma un Papa italiano dal respiro universale, profondamente romano e al tempo stesso cittadino del mondo. (di Paolo Martini) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Elezione nuovo Papa, via al Conclave: chi è il cardinale Charles Maung Bo

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(Adnkronos) – Inizia il Conclave per l'elezione del nuovo Papa.Tra i nomi considerati 'papabili' c'è Charles Maung Bo.

Primo cardinale della storia birmana, Bo è oggi uno dei volti più rispettati della Chiesa asiatica, una figura che ha saputo unire spiritualità, coraggio e diplomazia in un’epoca segnata da tensioni e speranze. Nato nel 1948, lo stesso anno in cui il Myanmar conquistava l’indipendenza, Charles Maung Bo ha intrecciato la sua vita con quella del suo Paese: tra luci di fede e ombre di dittatura, tra guerre etniche e sogni di riconciliazione.  Figlio di un contadino morto quando lui aveva solo due anni, cresciuto in un villaggio povero ma profondamente devoto, il piccolo Charles respirava fin da subito l’aria del sacro.A nutrire il fuoco della sua vocazione fu la madre, che ogni sera gli raccontava storie di santi, e un parroco locale, don Luwi, che gli insegnò il catechismo tra i cinque e i sette anni.

A otto anni entrò nel collegio salesiano di Mandalay, dove sarebbe sbocciato il suo amore per la missione e per l’educazione. Ma l’infanzia spirituale di Charles si svolgeva in parallelo a un Paese sull’orlo del caos.Nel 1962, mentre lui iniziava i suoi studi al seminario di Anisakan, il generale Ne Win prendeva il potere, avviando decenni di dittatura militare.

In quel contesto difficile, Charles Bo fu ordinato sacerdote salesiano nel 1976.Iniziò il suo ministero tra le montagne dello Stato Shan, dove si trovò a operare in terre segnate da conflitti armati e divisioni etniche.

A Loihkam, imparò persino il dialetto Maru per predicare in lingua locale, testimoniando fin da subito uno stile pastorale fatto di prossimità e dedizione. Dopo anni di servizio e formazione, Bo divenne nel 1990 il primo vescovo di Lashio.Nello stesso anno fondò la Congregazione dei Fratelli e delle Sorelle di San Paolo, pensata per portare la Buona Novella nei luoghi più remoti del Paese.

Una visione missionaria che continua ancora oggi con oltre cento suore e decine di fratelli e sacerdoti attivi in sei diocesi. Il suo cammino ecclesiale lo portò poi a Pathein nel 1996 – primo vescovo del Myanmar a cambiare diocesi – e infine, nel 2003, all’arcidiocesi di Yangon, il cuore religioso della nazione.Lì, tra colpi di stato, aperture democratiche e nuove repressioni, il cardinale Bo ha guidato la Chiesa con voce chiara e spirito pastorale. Il 14 febbraio 2015, Papa Francesco lo ha creato cardinale, assegnandogli la chiesa di Sant’Ireneo a Centocelle, rendendolo il primo porporato della storia birmana.

Da allora, Bo è diventato un punto di riferimento nella Chiesa universale: presidente della Conferenza Episcopale del Myanmar, della Federazione delle Conferenze Episcopali Asiatiche (2018–2024), amministratore apostolico di Myitkyina e membro di vari dicasteri vaticani. Le sue omelie sono veri e propri esercizi di equilibrio tra denuncia e speranza.Parla di pace, di giustizia, di riconciliazione, ma sempre con una tenerezza salesiana che conquista.

Non si tira indietro nel criticare i poteri autoritari, compreso il Partito Comunista Cinese, ma evita lo scontro diretto con il Papa sul controverso accordo sino-vaticano.La sua diplomazia gli ha attirato qualche critica, ma Bo ha sempre preferito costruire ponti piuttosto che accendere focolai. Nel privato, il cardinale Bo è uomo di sorprendente umanità: ama lo sport, scrive drammi teatrali, parla fluentemente birmano, inglese, italiano e diverse lingue etniche.

Resta fedele alla dottrina su temi sensibili, ma sceglie il silenzio su dibattiti occidentali come il celibato opzionale o l’ordinazione femminile, concentrandosi invece su ciò che brucia nel cuore del Myanmar: la sofferenza, la povertà, la guerra. Uomo del dialogo interreligioso in una terra a maggioranza buddhista, Charles Bo è diventato una voce che ascolta e accompagna.Un profeta gentile, capace di rappresentare la fede con umiltà e determinazione.

Per molti osservatori internazionali, è anche uno dei cardinali asiatici più papabili, nel caso in cui la Chiesa dovesse guardare a Oriente per il suo futuro. 
Considerato da alcuni come "solidamente ortodosso", il cardinale Bo è stato profondamente ispirato e leale verso Papa Benedetto XVI, e ha sviluppato una simile lealtà e stretta relazione con Papa Francesco.In particolare, sostiene la sinodalità, l’enfasi di Francesco sulla misericordia e la sua attenzione per le questioni ambientali e i cambiamenti climatici.

Ha fortemente criticato il Partito Comunista Cinese ma si è astenuto dal criticare il Papa per l’accordo con Pechino sulla nomina dei vescovi.Bo è stato talvolta criticato per essere troppo diplomatico e per sembrare accondiscendente su alcune questioni. Chi conosce bene Bo dice che non è favorevole all'ordinazione delle donne, alla possibilità del celibato opzionale per i sacerdoti e alla benedizione delle coppie omosessuali.

Tuttavia, ha parlato poco, se non nulla, di questi temi, poiché non sono questioni centrali per la Chiesa in Myanmar, e perché preferisce concentrarsi sulla giustizia e la pace in una nazione segnata da conflitti e repressioni – tutte questioni che sono priorità nei suoi interventi pubblici. Come uno dei cardinali più anziani e di più alto profilo in Asia, il cardinale Bo ha guadagnato un notevole rispetto a livello mondiale per la sua guida della Chiesa in Myanmar, attraverso decenni di conflitto e repressione così come durante un decennio – dal 2011 al colpo di stato del 2021 – di parziale apertura e riforma.Bo è considerato un leader ispiratore, leale sia verso la Chiesa che verso il Papa, pur essendo disposto a parlare coraggiosamente contro le ingiustizie e ad ascoltare gli altri.

Si è inoltre concentrato sui giovani, sulla pace, sulla riconciliazione e sul dialogo interreligioso.Insieme alla sua esperienza alla guida della Federazione delle Conferenze Episcopali Asiatiche, alcuni lo considerano un forte candidato nel caso in cui i cardinali dovessero scegliere un pontefice dall’Asia. (di Paolo Martini) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Elezione nuovo Papa, via al Conclave: chi è il cardinale Jean-Marc Noël Aveline

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(Adnkronos) – Il cardinale Jean-Marc Noël Aveline, 66 anni, arcivescovo di Marsiglia e considerato da alcuni come il 'favorito' di papa Francesco per succedergli come nuovo papa. È un prelato affabile e un largo consenso, impegnato soprattutto sui temi della migrazione e del dialogo interreligioso.  Proviene da una famiglia di pieds-noirs, una comunità etno-culturale di origine francese ed europea stabilitasi in Algeria durante l'epoca coloniale. È nato a Sidi Bel Abbès, in Algeria, il 26 dicembre 1958, in una città che un tempo ospitava il quartier generale della Legione straniera francese. Nel 1962, quando aveva appena quattro anni, lui e la sua famiglia furono costretti all'esilio dopo l'indipendenza dell'Algeria, seguita a una guerra sanguinosa.Come molti rimpatriati, vissero in condizioni precarie passando da un hotel all'altro, prima a Villejuif, nei pressi di Parigi, e poi a Marsiglia, dove si stabilirono nel 1965.

Questa infanzia traumatica ha segnato profondamente Aveline, lasciandogli una sensibilità particolare per i migranti e il tema dell'esilio.  Il padre lavorava per la Sncf (ferrovie statali francesi) e Jean-Marc è cresciuto nei quartieri nord di Marsiglia, i più poveri della città.Nel 1975 conseguì il baccalauréat e due anni dopo entrò in seminario ad Avignone. Fu influenzato dal poeta e mistico padre Jean Arnaud, cofondatore della Missione Operaia di Marsiglia, che gli trasmise l'amore per una Chiesa "mariana ed escatologica", "una Chiesa dolce, capace di partire all'improvviso per visite inattese", dove però "la Comunione precede l'organizzazione e la misericordia prevale sul giudizio".

Completò gli studi a Parigi, presso il seminario dei Carmes.Studiò presso l'Institut Catholique de Paris, conseguendo una laurea in greco ebraico biblico e teologia, e in parallelo studiò filosofia alla Sorbona. Secondo il sindaco di Marsiglia Benoît Payan, citato dal settimanale "L'Obs", Aveline è un uomo di "intelligenza superiore".

Altri lo descrivono come una persona buona, molto acuta e dalla personalità complessa. 
Fu ordinato sacerdote il 3 novembre 1984 per l'arcidiocesi di Marsiglia.Divenne amico del cardinale Roger Etchegaray, allora arcivescovo della città, che lo considerava il suo figlio spirituale.

Proseguì gli studi teologici fino al dottorato, difendendo nel 2000 una tesi sulla cristologia delle religioni.  
L'educazione ha sempre occupato un posto centrale nella sua vocazione.Insegnò presso il seminario interdiocesano di Marsiglia e ne divenne direttore degli studi.

Nel 1992 fondò l'Institut de Science et Théologie des Religions, volto a collocare la fede cristiana nel contesto della pluralità culturale e religiosa, in una prospettiva mediterranea di accoglienza e dialogo. Dal 1995 diresse anche l'Institut Saint-Jean, poi diventato Institut Catholique de la Méditerranée, legato all'Università Cattolica di Lione.Nel 2008 Benedetto XVI lo nominò membro del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.

Dal 2008 al 2013 fu vicario generale della diocesi.Il 26 gennaio 2014 fu consacrato vescovo ausiliare di Marsiglia, e l'8 agosto 2019 Papa Francesco lo nominò arcivescovo metropolita della città.

Nel concistoro del 27 agosto 2022, Aveline fu creato cardinale, diventando il quinto cardinale elettore della Francia.  È visto come il simbolo di una nuova era post-Lustiger nella Chiesa francese, in linea con lo spirito di rinnovamento di papa Francesco. Nel settembre 2023 riuscì in un'impresa in cui i suoi confratelli avevano fallito: convincere il papa a visitare la Francia, ufficialmente per un incontro con i vescovi e i giovani del Mediterraneo a Marsiglia.Per Aveline, convinto che il futuro del mondo passi per il destino del Mediterraneo, fu un evento di enorme significato. Il 2 aprile 2025 è stato eletto presidente della Conferenza Episcopale Francese, incarico che assumerà ufficialmente il 1° luglio. Spesso definito "il più bergogliano" tra i vescovi francesi, Aveline ha il profilo perfetto per il pontificato secondo Francesco: origini umili, attenzione costante alle periferie, sensibilità per il dialogo tra fedi e culture.

I due si incontrano regolarmente in Vaticano, anche al di fuori degli impegni ufficiali.Avendo vissuto in una città come Marsiglia, dove convivono cristiani e musulmani, ha sviluppato un approccio molto aperto al dialogo interreligioso.

Francesco lo avrebbe considerato per guidare il Dicastero per il Dialogo Interreligioso, ma ha preferito lasciarlo alla guida pastorale di Marsiglia.  Le sue vedute privilegiano l’incontro personale e l’amicizia più che la teologia o il proselitismo.Sui temi più divisivi – come l'ordinazione femminile, il celibato sacerdotale e l'accesso ai sacramenti per i divorziati risposati – mantiene un atteggiamento cauto e riservato, evitando prese di posizione nette. È invece molto attivo su questioni care a Francesco, come l'accoglienza dei migranti o il dialogo tra religioni, ma lo fa con un tono pacato, non ideologico.

Per questo viene considerato una figura liberal, incline al dialogo e al consenso. Aveline sostiene una radicale decentralizzazione della Chiesa e ripete spesso che "il centro di gravità della Chiesa non è in se stessa, ma nella relazione di Dio con il mondo".Tornando da un'assemblea dei vescovi a Lourdes, ha dichiarato: "È l’orgoglio che corrode la Chiesa; essa deve accettare di perdere tutto per guadagnare Cristo.

La sua salvezza sta nella conversione al Vangelo". Secondo un profilo pubblicato da 'La Croix', è considerato "un vero uomo di preghiera", "un pastore molto amato" e dotato di un carisma rassicurante, tipico della cordialità mediterranea. È descritto come una persona profondamente relazionale e capace di creare nuove forme di legame.I critici, tuttavia, lo accusano di modernismo e di una certa ambiguità teologica, che può sfociare nell'indifferentismo, allontanandosi dalla dottrina tradizionale su rivelazione divina e necessità della Chiesa per la salvezza. Nel 2021, dopo la pubblicazione di 'Traditionis Custodes', Aveline cercò di rassicurare i fedeli legati alla Messa antica, celebrandola egli stesso e cercando mediazioni con la Santa Sede in una controversia con un vescovo francese tradizionalista, mediazione che però non ebbe successo. Dal 2019, data della sua nomina ad arcivescovo, il numero di vocazioni è calato lievemente nella diocesi: da 221 preti si è passati a 198 nel 2023.

Nello stesso anno, erano presenti nove seminaristi maggiori e un seminarista minore su una popolazione diocesana di oltre un milione di persone, di cui 742.000 cattolici. Ha perso entrambe le sorelle: Martine, morta a 7 mesi, e Marie-Jeanne, scomparsa nel 2011 a causa di un cancro.I suoi genitori sono ancora in vita e lui se ne prende cura. Quando gli si fa notare che il suo carico di responsabilità è ormai enorme, risponde: "Ogni volta che il peso del lavoro aumenta, bisogna allungare il tempo della preghiera".  Insignito della Légion d’honneur da Emmanuel Macron nel 2022, il cardinale Aveline è visto come un possibile papa che potrebbe portare avanti l'agenda di Francesco, ma con uno stile più sobrio, intellettuale e meno ideologico.

La vera incognita resta: i cardinali vorranno davvero proseguire lungo questa strada, rischiando un lungo pontificato? —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Elezione nuovo Papa, via al Conclave: chi è il cardinale Anders Arborelius

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(Adnkronos) – Tra i nomi papabili al Conclave c'è quello del cardinale Anders Arborelius, vescovo di Stoccolma, unica diocesi cattolica in Svezia che copre l'intero territorio nazionale.Papa Francesco nel 2022, in un colloquio con i redattori delle riviste dei gesuiti europei nel 2022, disse: "Vorrei indicare un uomo che è un modello di guida: il cardinale Anders Arborelius.

Non ha paura di nulla.Parla con tutti e non è contro nessuno.

Mira sempre al positivo.Credo che una persona come lui possa indicare la strada giusta da seguire".

Alla domanda se si senta pronto per diventare papa, in questi giorni Arborelius ha risposto: "No, non posso dire di sì.Perché è così irrealistico.

Ma è vero: è una possibilità". Nato il 24 settembre 1949 a Sorengo, in Svizzera, è cresciuto a Lund, in Svezia, in una famiglia luterana.Si è convertito al cattolicesimo nel 1969, a 20 anni, a Malmö.

Due anni dopo è entrato nel monastero carmelitano di Norraby e ha emesso i voti perpetui a Bruges, in Belgio, nel 1977. È stato ordinato sacerdote l'8 settembre 1979 a Malmö. 
È stato consacrato vescovo di Stoccolma da papa Giovanni Paolo II nel dicembre 1998, diventando il primo vescovo svedese cattolico etnico dai tempi della Riforma protestante.Da allora è considerato la figura cattolica più rilevante del Paese. È stato presidente della Conferenza episcopale di Scandinavia dal 2005 al 2015, e poi vicepresidente dal 2015. È stato anche membro della Commissione della Presidenza del Pontificio Consiglio per la Famiglia dal 2002 al 2009.

Nel 2017, papa Francesco lo ha creato cardinale, il primo nella storia della Svezia e della Scandinavia. Il cardinale Arborelius è laureato in lingue moderne presso l'Università di Lund e ha studiato teologia e filosofia a Bruges e a Roma, dove ha conseguito la licenza in spiritualità presso la Pontificia Facoltà Teologica Carmelitana (Teresianum).Fa parte di diversi dicasteri vaticani, tra cui quelli per il Clero, i Vescovi, le Chiese Orientali, la Promozione dell'Unità dei Cristiani e il Consiglio per l'Economia. Nel giugno 2022 ha ricevuto una medaglia dal Re di Svezia per il suo significativo contributo alla vita della Chiesa. È autore di numerosi libri in svedese, principalmente dedicati alla spiritualità e a biografie di figure religiose. Prelato mite e riflessivo, Arborelius è profondamente devoto all'Eucaristia, saldo nella dottrina cattolica e fortemente legato alla Vergine Maria.

Difende il celibato sacerdotale, si oppone all'ordinazione delle donne e sostiene con fermezza l'insegnamento morale della Chiesa, specialmente in materia di etica sessuale e identità di genere. È stato tra i critici più netti del Cammino Sinodale tedesco, ribadendo il carattere universale e immutabile della morale cattolica. È più pragmatico su temi come il dialogo interreligioso e l'ecumenismo, che promuove attivamente, pur opponendosi alla comunione per i non cattolici.Condivide la forte sensibilità ambientale del suo popolo e ha persino sostenuto l'introduzione di una legge internazionale contro l'"ecocidio". È in sintonia con papa Francesco sul tema delle migrazioni. Sul fronte liturgico, ha applicato 'Traditionis Custodes', sopprimendo la Messa in latino tradizionale (vetus ordo) in alcune parrocchie, una decisione che ha sorpreso molti, anche alla luce della sua popolarità tra i giovani e dell'aumento delle vocazioni.

Si è detto perplesso nel comprendere "perché le persone desiderino la Messa tridentina".Rifiuta le etichette come "tradizionalista" o "progressista", considerandole una politicizzazione pericolosa della fede. Nonostante la secolarizzazione avanzata della Svezia, sotto la sua guida si è registrato un leggero aumento delle vocazioni e una crescita nella partecipazione alla Messa, favorita in parte dall'immigrazione.

Pur avendo condannato la violenza legata ai problemi di integrazione, il cardinale Arborelius continua a sostenere una politica migratoria aperta, anche nei confronti dei musulmani, insistendo sulla necessità di dialogo e integrazione, piuttosto che su restrizioni. Il suo motto episcopale, 'In Laudem Gloriae' (A lode della gloria), rappresenta per lui "tutto ciò che sono – per dare gloria al Dio trino". È convinto che oggi si sia dimenticato il primo dovere dell'uomo: onorare e glorificare Dio, fonte di libertà e felicità. "Uno dei miei desideri più profondi è aiutare le persone a riscoprirlo", ha dichiarato Anders Arborelius.  Nonostante la sua elezione a cardinale lo abbia colto di sorpresa – inizialmente pensava fosse uno scherzo – Arborelius ha accettato l'incarico come volontà di Dio e cerca di viverlo con umiltà.Chi lo conosce lo descrive come una persona veramente umile, sempre disponibile all'ascolto e saldo nella fede, anche quando provocato pubblicamente da atei in televisione.

Questa coerenza gli ha guadagnato il rispetto di cattolici e non.Tuttavia, il suo stile di governo è stato spesso oggetto di critiche.

Secondo vari sacerdoti e laici, il suo desiderio di evitare i conflitti ha portato a una gestione debole della diocesi, con accuse di vuoto decisionale e un ricambio eccessivo del personale. Il suo santo preferito è Teresa di Gesù Bambino, predilige la preghiera silenziosa, ama leggere romanzi gialli e cucinare.Il cardinale Arborelius è anche un linguista esperto: oltre allo svedese, parla fluentemente inglese, spagnolo, francese, tedesco e olandese. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Elezione nuovo Papa, via al Conclave: chi è il cardinale Fridolin Ambongo Besungu

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(Adnkronos) – Figura di spicco dell’episcopato africano e punto di riferimento dell’impegno ecclesiale in difesa dei diritti e della giustizia sociale, il cardinale Fridolin Ambongo Besungu, 65 anni, rappresenta, al Conclave 2025 che dovrà eleggere il nuovo Papa, una Chiesa africana combattiva, radicata nella tradizione e capace di sfidare le derive del potere e della secolarizzazione.  Arcivescovo di Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, è oggi uno degli uomini di Chiesa più ascoltati del continente, ma anche una figura che divide: fermo difensore della dottrina morale cattolica, promotore della sinodalità, ma critico verso alcune aperture del pontificato di Francesco. Fridolin Ambongo nasce il 24 gennaio 1960 a Boto, villaggio nel nord-ovest del Congo, undicesimo figlio di una famiglia cattolica numerosa.Il padre è un raccoglitore di lattice, e la sua vocazione si radica in un contesto segnato dalla povertà ma anche da una fede vissuta con intensità. Nel 1981 entra tra i Frati Minori Cappuccini; pronuncia i voti perpetui nel 1987 e viene ordinato sacerdote l’anno successivo.

La sua formazione teologica si completa a Roma, dove nel 1995 consegue la licenza in teologia morale all’Accademia Alfonsiana, discutendo una tesi sull’etica dello sviluppo in Zaire, anticipando molti temi della “Laudato si’”. Nel 2004, Giovanni Paolo II lo nomina vescovo di Bokungu-Ikela.Il suo percorso è in rapida ascesa: nel 2016 diventa arcivescovo di Mbandaka-Bikoro, e nel 2018 Papa Francesco lo designa coadiutore dell’arcidiocesi di Kinshasa, per poi assumerne la guida nello stesso anno. La sua creazione a cardinale avviene nel 2019, a 59 anni, con un chiaro segnale dell’attenzione di Francesco verso l’Africa.

L’anno successivo viene incluso nel Consiglio dei Cardinali, incaricato di consigliare il Papa nella riforma della Chiesa universale.Dal 2023 presiede il Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (Secam), consolidando la sua influenza continentale. Ambongo è noto per la sua voce pubblica forte, talvolta polemica.

Definendosi “una sentinella del popolo”, è stato uno dei più duri critici del presidente Félix Tshisekedi, denunciando elezioni irregolari, corruzione, repressione e diseguaglianze.La sua posizione gli è costata, nel 2024, un’accusa formale da parte della Corte di Cassazione congolese, che lo ha tacciato di “comportamento sedizioso”.

L’episcopato congolese ha difeso il cardinale, minimizzando l’attacco come atto politico. Nel frattempo, Ambongo non ha esitato a sfidare pubblicamente il Vaticano: è stato uno dei principali oppositori africani del documento 'Fiducia supplicans', che apre alla possibilità di benedizioni pastorali per le coppie omosessuali.A gennaio 2024, ha firmato una lettera formale di dissenso, e ha ottenuto una deroga per l’Africa, confermando una posizione dottrinalmente conservatrice e culturalmente sensibile. Sebbene critico verso alcune derive teologiche occidentali, Ambongo è anche convinto promotore della sinodalità.

La vede come un modo nuovo di essere Chiesa, ma appare in tensione con alcune correnti interne al processo sinodale che spingono su temi come il sacerdozio femminile o l’inclusione liturgica di famiglie non conformi alla dottrina tradizionale. 
Difensore del celibato sacerdotale, dell’identità liturgica africana (sostiene il rito zairese) e della dottrina sulla famiglia, Ambongo cerca una sintesi tra radicamento culturale e fedeltà al Magistero. È favorevole all’inculturazione liturgica e pastorale, e crede che l’Africa sia il futuro della Chiesa, ma non risparmia critiche al clero locale: la sua diocesi di Kinshasa, pur centrale, non ha invertito il calo vocazionale, in controtendenza rispetto ad altre aree del continente. Il cardinale Ambongo rappresenta una Chiesa del Sud globale, giovane, appassionata, capace di parlare alle masse e di contrastare tanto il colonialismo economico quanto le mode culturali occidentali.Ma è anche una figura divisiva: il suo stile diretto, la sua opposizione a certe aperture pastorali, e le accuse giudiziarie subite, lo rendono una voce profetica per alcuni, problematica per altri. Nel conclave, potrebbe raccogliere consensi tra cardinali africani, asiatici e latinoamericani che desiderano un cambiamento profondo nella Chiesa, ma rischia di scontrarsi con settori europei e nordamericani più favorevoli a un’evoluzione dottrinale.

Tuttavia, in un’epoca di instabilità globale, la sua voce potrebbe apparire come quella di un Papa "del Sud", coraggioso e radicato, capace di parlare al mondo con il linguaggio della giustizia e della verità. (di Paolo Martini) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Elezione nuovo Papa, via al Conclave: chi è Lazarus You Heung-sik

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(Adnkronos) – Il nuovo Papa potrebbe venire dal sud-est asiatico?Tra i nomi considerati 'papabili' al Conclave 2025 c'è anche quello del cardinale sudcoreano Lazarus You Heung-sik, 73 anni.

Membro del Movimento dei Focolari, è attualmente prefetto del dicastero per il Clero a Roma, nominato da Papa Francesco nel 2021 dopo aver ricoperto per oltre 15 anni il ruolo di vescovo diocesano in Corea del Sud. 
Nato in Corea del Sud il 17 novembre 1951, durante la Guerra di Corea, il padre di Heung-sik scomparve durante il conflitto e il giovane Lazarus crebbe senza la figura paterna.Da adolescente, divenne la prima persona della sua famiglia a convertirsi al cattolicesimo, essendo battezzato all’età di sedici anni.

Fu attratto dalla fede dai "pionieri" del cattolicesimo coreano, in particolare da San Andrea Kim.Riuscì successivamente a convincere sua madre e i suoi fratelli ad aderire alla Chiesa. "Quando gli altri vedono la nostra gioia come cristiani, ne sono contaminati", ha dichiarato il cardinale. 
Furono le suore a incoraggiarlo a diventare sacerdote e a 18 anni intraprese il cammino verso l'ordinazione, studiando all'Università Cattolica della Corea a Seul prima di trasferirsi a Roma, dove conseguì una laurea in teologia dogmatica presso l'Università Pontificia Lateranense. Tuttavia, il suo periodo in seminario non fu soddisfacente, poiché non corrispondeva a ciò che si era aspettato.

Ciò lo portò ad aderire al Movimento dei Focolari e a trascorrere del tempo a Frascati, vicino a Roma.Nel 1979, all’età di 28 anni, venne ordinato sacerdote nella diocesi di Daejeon.

Servì in vari ruoli, tra cui quello di viceparroco nella cattedrale diocesana, direttore di un centro educativo e di una casa di ritiro.Fu rettore del seminario diocesano di Daejeon dal 1998 al 2003. Papa Giovanni Paolo II lo nominò vescovo coadiutore di Daejeon il 24 giugno 2003 e, due anni dopo, succedette a Monsignor Joseph Kyeong Kap-ryong come vescovo diocesano.

Papa Benedetto XVI lo nominò membro del Pontificio Consiglio Cor Unum il 29 maggio 2007. All'interno della Conferenza Episcopale Coreana, You Heung-sik fu incaricato di guidare i comitati sui martiri, la gioventù e la migrazione.Inoltre, ricoprì il ruolo di capo della Caritas Corea dal 2004 al 2008, compiendo quattro visite nella capitale nordcoreana Pyongyang. Nel 2014, all’epoca vescovo, Heung-sik invitò Papa Francesco a visitare la Corea del Sud per la Giornata Mondiale della Gioventù Asiatica.

Incontrò il Papa al termine dell’evento e in seguito ebbe vari colloqui con Francesco in Vaticano negli anni successivi.Papa Francesco lo invitò personalmente a partecipare al Sinodo sulla Gioventù nel 2018. Il 14 ottobre 2020, fu scelto dai suoi colleghi vescovi per ricoprire il ruolo di segretario della Conferenza Episcopale Coreana, una posizione che equivaleva al terzo incarico più alto della conferenza, dopo il presidente e il vicepresidente.

Nel 2021, Papa Francesco lo nominò Prefetto della Congregazione per il Clero, sostituendo il cardinale Benjamin Stella, e un anno dopo lo elevò al rango di cardinale durante il concistoro del 27 agosto 2022. Successivamente, You Heung-sik è stato nominato membro di vari dicasteri della Curia Romana, tra cui il Dicastero per i Vescovi, per l’Evangelizzazione (sezione per le Questioni Fondamentali dell’Evangelizzazione nel Mondo), per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, per la Cultura e l’Istruzione, per i Testi Legislativi e la Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano.Con una vasta esperienza come rettore di seminario e vescovo diocesano, è stato incaricato dai suoi colleghi vescovi coreani di ricoprire posizioni importanti all’interno della Conferenza Episcopale. Come prelato relativamente nuovo in Vaticano, Heung-sik ha evitato di essere coinvolto in polemiche, mantenendo un basso profilo mentre enfatizzava la necessità di riformare i seminari.

In qualità di nuovo cardinale dell’Est asiatico, Heung-sik è ben posizionato per essere un candidato di compromesso.Chi lo conosce bene afferma che è una persona molto intelligente ed educata, con molte qualità, una buona memoria e un buon senso dell’umorismo. Anche se si è dimostrato un forte difensore del celibato sacerdotale, le sue opinioni su controversie come Fiducia Supplicans, Traditionis Custodes e altri cambiamenti pastorali sono in gran parte sconosciute.

Si sa che ha alcune tendenze progressiste o, come ha affermato una fonte, "spinge sulla tradizione".Heung-sik ha elogiato Papa Francesco e ha sottolineato la sua fedeltà alle posizioni papali.

Ha anche sostenuto i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI durante i rispettivi papati.Nel corso degli anni, il cardinale ha assunto una linea più morbida, in particolare sull'insegnamento morale della Chiesa, in sintonia con questo pontificato. La posizione più controversa del cardinale coreano è probabilmente il suo entusiastico sostegno per gli accordi segreti tra il Vaticano e Pechino riguardo alla nomina dei vescovi.

In Corea del Sud, Heung-sik è noto per non aver mai opposto pubblicamente resistenza alla successione comunista in tre generazioni della Corea del Nord, alle violazioni dei diritti umani e all'acquisizione di armi nucleari. In sintesi, le dichiarazioni e le azioni del cardinale Heung-sik riflettono il suo impegno nel supportare i sacerdoti, promuovere la formazione continua, affrontare l'isolamento all'interno del clero e partecipare attivamente al processo sinodale.La sua prospettiva come primo coreano a dirigere un dicastero della Curia Romana attira anche maggiore attenzione su questioni che riguardano la Chiesa in Asia e nel mondo. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Elezione nuovo Papa, via al Conclave: chi è il cardinale Louis Raphaël Sako

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(Adnkronos) – Il massimo esponente della Chiesa cattolica caldea è tra i nomi considerati 'papabili' nel Conclave 2025.Il cardinale Louis Raphaël Sako ha guidato i cristiani iracheni attraverso periodi particolarmente difficili, tra cui la ricostruzione del Paese dopo l'invasione a guida statunitense e gli attacchi di gruppi estremisti islamici che ne sono seguiti. Nato il 4 luglio 1948 a Zakho, in Iraq, completò gli studi primari a Mosul e successivamente frequentò il seminario San Giovanni, gestito dai domenicani, nella stessa città.

Fu ordinato sacerdote il 1° giugno 1974 e prestò servizio nella Cattedrale di Mosul fino al 1979. Il cardinale Sako proseguì gli studi a Roma, ottenendo un dottorato in Patrologia orientale presso l'Istituto Orientale Pontificio e successivamente un altro dottorato in Storia presso la Sorbona di Parigi.I suoi successi accademici lo portarono a essere nominato rettore del Seminario Patriarcale di Baghdad, incarico che ricoprì dal 1997 al 2002.

Al suo ritorno a Mosul, guidò la parrocchia di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso fino alla sua elezione a Arcivescovo di Kerkūk nel 2003. Le sue capacità di guida e il suo impegno per la Chiesa furono riconosciuti quando fu eletto Patriarca di Babilonia dei Caldei il 31 gennaio 2013, durante un Sinodo convocato a Roma da Papa Benedetto XVI. Durante il suo mandato, il cardinale Sako ha affrontato numerose difficoltà, tra cui l’esodo dei cristiani dall'Iraq a seguito dell'invasione del 2003 e l'ascesa dei gruppi estremisti. È stato un fermo difensore dei diritti e della sicurezza dei cristiani in Iraq, intervenendo pubblicamente contro la violenza settaria e la corruzione politica.Nel 2018, Papa Francesco lo ha elevato al cardinalato. Uno degli eventi più significativi della sua carriera è stato il suo ruolo fondamentale nell’organizzare la storica visita di Papa Francesco in Iraq nel 2021, durante l'emergenza sanitaria legata al Covid-19.

La visita è stata vista come un momento di speranza e unità per la comunità cristiana irachena. Il cardinale Sako ha frequentemente parlato delle difficoltà dei cristiani in Iraq, incluso il fenomeno della migrazione forzata.Ha espresso preoccupazione per l'esodo dei cristiani dal paese, difendendo i loro diritti e la loro sicurezza.

La sua decisione nel 2023 di trasferirsi da Baghdad alla Regione del Kurdistan in protesta contro le decisioni politiche che riguardavano la Chiesa sottolinea il suo impegno verso i temi della migrazione, della marginalizzazione e dei diritti dei suoi fedeli. Il cardinale Sako ha assunto una posizione ferma contro la benedizione delle unioni dello stesso sesso.Nel luglio 2024 ha ribadito la posizione della Chiesa cattolica caldea, dichiarando che non riconoscono le unioni omosessuali come matrimoni e non le benediranno “per preservare la sacralità del matrimonio”.

Ha sottolineato che per i caldei, la benedizione del matrimonio è un sacramento e non una semplice benedizione, e non può essere conferita a coppie Lgbtq. La Chiesa cattolica caldea, sotto la guida del cardinale Sako, consente la presenza di sacerdoti sposati.Un esempio di ciò è stato l'ordinazione di padre Amar Agag, un uomo sposato di 38 anni con tre figli, come sacerdote caldeo in Francia nel settembre 2024, cerimonia che il Cardinale Sako ha presieduto. Il cardinale Louis Raphaël Sako ha espresso opinioni chiare sulla liturgia, in particolare sull’uso della lingua e sull’adattamento alle necessità contemporanee.

Sostiene l'uso dell'arabo nella liturgia della Chiesa cattolica caldea, affermando che non si tratta di un tradimento della tradizione, ma di un adattamento necessario per rispondere alle esigenze dei fedeli di oggi.Ha sottolineato che molti caldei non comprendono più né il siriaco né il caldeo, rendendo l’arabo essenziale per la comprensione. Il cardinale Sako supporta l'aggiornamento delle pratiche liturgiche per renderle più accessibili e significative per i credenti contemporanei.

Vede questo come parte della missione continua della Chiesa e in linea con gli insegnamenti del Concilio Vaticano II.Pur sostenendo il cambiamento, Sako insiste che le modifiche liturgiche devono rimanere all'interno del quadro della tradizione.

Distinque tra gli elementi essenziali della liturgia caldea e le aggiunte artificiali fatte nel tempo. Sako considera l'uso della lingua vernacolare nella liturgia come parte della vocazione missionaria della Chiesa.Crede che permetta una proclamazione migliore della salvezza di Cristo per le persone del nostro tempo.

Il Patriarca iracheno descrive la liturgia come "l'espressione più forte della fede vivente della Chiesa" e non come una semplice "rappresentazione".La vede come un’opera di Cristo stesso, che chiama i fedeli a partecipare al Mistero Pasquale. 
Il cardinale Sako ha avuto interazioni complesse con figure politiche irachene.

Nel 2023, ha affrontato una crisi significativa quando il presidente iracheno Abdul Latif Rashid revocò un decreto che lo riconosceva come capo della Chiesa cattolica caldea, portandolo a trasferirsi da Baghdad a Erbil nella Regione del Kurdistan iracheno in segno di protesta.Ha avuto anche conflitti con Rayan Al Kildani, leader della milizia cristiana nota come Brigata Babilonia.

Nonostante queste difficoltà, il cardinale Sako rimane fermo nel suo ruolo e nell’impegno per il benessere dei cristiani iracheni.Ha dichiarato la sua disponibilità a "dare la vita per la Chiesa" e continua a promuovere un regime civile e democratico in Iraq. Linguisticamente versatile, il Cardinale Sako è fluente in diverse lingue.

Oltre alla sua lingua madre, l'arabo e il caldeo, parla tedesco, francese, inglese e italiano. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Elezione nuovo Papa, via al Conclave: chi è il cardinale Timothy Michael Dolan

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(Adnkronos) – Tra i 'papabili' al Conclave 2025 c'è il cardinale statunitense Timothy Michael Dolan, 75 anni, attuale arcivescovo di New York e considerato un sostenitore del presidente americano Donald Trump.Ex presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, noto per la sua personalità carismatica nei media e per i suoi valori conservatori, potrebbe essere lui il nuovo Papa? Nato il 6 febbraio 1950, il maggiore di cinque figli, intraprese il suo cammino nella Chiesa cattolica in giovane età, entrando nel seminario preparatorio di Saint Louis nel 1964.

Ha conseguito una laurea in filosofia presso il Cardinal Glennon College a Shrewsbury, Missouri, e successivamente una licenza in Teologia Sacra presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino a Roma.Possiede anche un dottorato in storia della Chiesa americana presso la Catholic University of America. 
Ordinato sacerdote nel 1976, Dolan completò gli studi di dottorato (incentrati sulla figura dell’arcivescovo Edwin O’Hara, fondatore della Catholic Biblical Association) presso la Catholic University of America, per poi tornare in Missouri e svolgere incarichi pastorali dal 1983 al 1987. La sua carriera ecclesiale è stata segnata da numerose nomine importanti.

Dopo l’ordinazione, prestò servizio come viceparroco a Richmond Heights, Missouri.Ricoprì poi il ruolo di segretario della Nunziatura Apostolica a Washington, D.C., e di vice-rettore del seminario Kenrick-Glennon. Dal 1994 al 2001 fu rettore del Pontificio Collegio Nordamericano a Roma, insegnando anche alla Pontificia Università Gregoriana e all’Angelicum.

Papa Giovanni Paolo II gli conferì il titolo di monsignore nel 1994.Durante il suo servizio al Pnac, Dolan fu molto apprezzato come rettore.

Nel 2001 fu nominato vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di St.Louis dallo stesso Giovanni Paolo II, scegliendo come motto episcopale la professione di fede di San Pietro: Ad Quem Ibimus – “Signore, da chi andremo?” (Vangelo di Giovanni 6,68). L’ascesa nella gerarchia proseguì con la nomina ad arcivescovo di Milwaukee nel 2002, incarico in cui si trovò a fronteggiare la difficile ricostruzione della fiducia dopo gravi scandali.

La diocesi contava migliaia di casi di abusi.Durante il suo episcopato, pose particolare attenzione alle vocazioni, con un aumento delle iscrizioni in seminario.

Nel 2009 fu nominato arcivescovo di New York, una delle sedi più prestigiose della Chiesa cattolica statunitense, con circa 2,5 milioni di fedeli. All’arrivo a New York, Dolan avviò una riorganizzazione del sistema scolastico dell’arcidiocesi, annunciando anche la chiusura o la fusione di numerose scuole e parrocchie sottoutilizzate, a causa di cambiamenti demografici, costi crescenti, calo di presenze e delle vocazioni.Il processo suscitò proteste, con accuse di scarsa trasparenza e confusione.

In alcuni rari casi, i decreti di chiusura furono annullati su ricorso alla Santa Sede. Dal 2010 al 2013 Dolan fu presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti.Nel 2012 fu creato cardinale da papa Benedetto XVI e partecipò al conclave che elesse papa Francesco nel 2013. Dolan ha ricoperto anche altri ruoli significativi: è stato presidente di Catholic Relief Services, membro del consiglio di amministrazione della Catholic University of America e, nel 2009, visitatore apostolico dei seminari irlandesi, nell’ambito della visita apostolica in Irlanda a seguito della crisi degli abusi.

Il suo rapporto sul Pontificio Collegio Irlandese di Roma portò a profondi cambiamenti nel personale dell’istituto. Ama trasmettere la fede in modo semplice e diretto, spesso usando i social media. È frequentemente invitato in trasmissioni televisive americane in prima serata per parlare di religione. È noto per il suo carattere gioviale e l’umorismo autoironico, qualità che lo hanno reso molto apprezzato dai colleghi. È stato coinvolto in alcune controversie che hanno attirato l’attenzione dei media.Tra queste, il rifiuto nel 2014 di trasferire le spoglie dell’arcivescovo Fulton Sheen alla diocesi di Peoria, poiché il corpo è sepolto nella cattedrale di San Patrizio.

Nel 2018, dichiarò di non vedere “nulla di veramente sacrilego” nel Met Gala di quell’anno, nonostante le critiche ricevute per presunti oltraggi alla fede cattolica, e scherzò sul fatto di aver prestato una mitra tempestato di gioielli alla cantante Rihanna. Dolan è stato criticato anche per aver pubblicamente elogiato un giocatore di football che aveva fatto coming out, dicendogli “Bravo”, “Dio ti benedica” e “buon per lui”, aggiungendo che la Bibbia insegna a non giudicare le persone.Il cardinale, comunque, è un tenace difensore della dottrina della Chiesa, in particolare sulle questioni morali e della vita.

Nel 2009 firmò una dichiarazione ecumenica che invitava alla disobbedienza civile contro leggi che permettessero aborto, “matrimonio” omosessuale e altre norme contrarie alla coscienza religiosa.  Politicamente, ha ricevuto consensi per le sue prese di posizione a difesa della Chiesa, come durante la polemica sul finanziamento di contraccettivi e aborto da parte dell’amministrazione Obama.Ha inoltre difeso la dottrina cattolica anche all’interno della Chiesa: nel 2015, insieme ad altri 12 cardinali, firmò una lettera aperta a papa Francesco criticando il Sinodo sulla Famiglia e temendo che potesse condurre la Chiesa a una frammentazione simile a quella delle confessioni protestanti liberali. Durante la crisi del Covid, Dolan si pronunciò a favore della chiusura delle chiese in caso di aumento dei contagi o mancato rispetto dei protocolli.

Tuttavia, in alcuni casi permise che restassero aperte per la preghiera personale dei fedeli.Stabilì anche che i sacerdoti dell’arcidiocesi non potessero rilasciare esenzioni religiose ai vaccini anti-Covid. Il cardinale è considerato benvoluto dal clero, ma durante il suo episcopato il numero di sacerdoti nell’arcidiocesi di New York è calato da 1.783 nel 2009 a 1.224 nel 2021.

Nello stesso periodo, i religiosi maschi sono scesi da 1.340 a 855, e le religiose da 2.840 a 1.908. Il suo servizio come arcivescovo di New York e il suo impegno nell’affrontare sfide importanti hanno consolidato la sua figura come una delle più influenti del cattolicesimo statunitense.Il cardinale Dolan parla inglese, italiano e un po’ di spagnolo. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Baby Gang, videochiamata a Niko Pandetta in carcere durante concerto: indagato

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(Adnkronos) – Mouhib Zaccaria, in arte 'Baby Gang', indagato per aver violato la misura di prevenzione della sorveglianza speciale.Nella notte del 2 maggio scorso, mentre si esibiva sul palco della manifestazione musicale 'One Day Music', presso uno stabilimento balneare di Catania, avrebbe effettuato una videochiamata con il rapper Niko Pandetta, attualmente recluso presso la Casa circondariale di Rossano.  Al 24enne è stato notificato inoltre il Foglio di Via Obbligatorio, che inibisce di poter dimorare nel capoluogo etneo per quattro anni. Baby Gang è indagato per accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti, aggravato dall’associazione mafiosa per aver violato la misura di prevenzione della sorveglianza speciale, le cui prescrizioni gli inibivano di raggiungere Catania.  Nel corso dell’attività di perquisizione effettuata a Lecco, la Polizia ha sequestrato uno smartphone, che nei prossimi giorni verrà sottoposto agli accertamenti forensi ritenuti opportuni. Durante l’espletamento delle attività di ricerca, all’indagato è stato notificato il Foglio di Via Obbligatorio emesso dal Questore di Catania, che inibisce al Mohuib di poter dimorare nel capoluogo etneo per quattro anni. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Elezione nuovo Papa, via al Conclave: chi è il cardinale Robert Francis Prevost

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(Adnkronos) – Il cardinale statunitense Robert Francis Prevost è una figura di spicco nella Chiesa cattolica contemporanea e alcuni lo considerano un 'papabile' di compromesso, con un profilo internazionale che potrebbe unire diverse sensibilità all'interno della Chiesa.Potrebbe essere lui il nuovo Papa scelto dal Conclave 2025? 
Missionario in Perù per oltre un decennio, ha ricoperto per due mandati consecutivi alla guida dell’Ordine degli Agostiniani e ha servito come vescovo nella diocesi di Chiclayo.

Nel 2023 Papa Francesco lo ha nominato Prefetto del Dicastero per i Vescovi e Presidente della Pontificia Commissione per l'America Latina, conferendogli un ruolo cruciale nella selezione dei vescovi a livello globale.Nel settembre 2023, Prevost è stato creato cardinale da Papa Francesco, assumendo il titolo di Cardinale Vescovo di Albano.  Robert Francis Prevost, nato il 14 settembre 1955 a Chicago, entrò nel noviziato dell’Ordine di Sant’Agostino nel 1977, emettendo i voti solenni nel 1981.

Il suo percorso accademico comprende una laurea in Matematica conseguita presso la Villanova University nel 1977, un Master in Teologia presso la Catholic Theological Union di Chicago, e successivamente una licenza e un dottorato in diritto canonico ottenuti presso il Pontificio Collegio San Tommaso d’Aquino a Roma.La sua tesi di dottorato trattava del ruolo del priore locale nell’Ordine di Sant’Agostino. La sua carriera ecclesiastica è segnata da incarichi di rilievo e da numerosi riconoscimenti.

Dopo l’ordinazione sacerdotale, avvenuta nel 1982, Prevost partì nel 1985 per la missione agostiniana in Perù, dove servì come cancelliere della Prelatura Territoriale di Chulucanas fino al 1986. Dal 1987 al 1988 rientrò negli Stati Uniti per svolgere il ruolo di responsabile vocazionale e direttore delle missioni della Provincia agostiniana di Chicago.Poi tornò in Perù, dove per dieci anni diresse il seminario agostiniano di Trujillo, insegnò diritto canonico nel seminario diocesano e ne fu anche prefetto degli studi.

Oltre a ciò, svolse compiti pastorali in parrocchia, fu funzionario diocesano, formatore e vicario giudiziale. Nel 1999 tornò a Chicago e fu eletto priore provinciale della provincia 'Mother of Good Counsel' dell'arcidiocesi.Dopo due anni e mezzo, fu eletto priore generale dell’Ordine Agostiniano, incarico che ricoprì per due mandati, fino al 2013.

Nel 2014 rientrò in Perù, dove Papa Francesco lo nominò amministratore apostolico della diocesi di Chiclayo.L’anno seguente ne divenne vescovo.

Durante il suo episcopato, fu anche vicepresidente e membro del consiglio permanente della Conferenza Episcopale Peruviana dal 2018 al 2023.In quegli anni, l’episcopato peruviano avrebbe avuto un ruolo rilevante nel garantire una certa stabilità istituzionale durante le crisi politiche che portarono alla caduta di diversi presidenti.

Nel biennio 2020–2021, Prevost fu anche amministratore apostolico di Callao, in Perù. Nel gennaio 2023 Papa Francesco lo ha chiamato a Roma nominandolo prefetto del Dicastero per i Vescovi, un incarico strategico poiché responsabile della nomina dei vescovi in tutto il mondo.Il 30 settembre 2023 Francesco lo ha creato cardinale. Nei primi mesi da prefetto, l’allora arcivescovo Prevost ha mantenuto un profilo mediatico riservato, ma ha ricevuto apprezzamenti per la sua capacità di ascolto e la padronanza delle questioni trattate.

Sebbene sia noto per la sua discrezione, alcune sue posizioni sono emerse. È considerato molto vicino alla visione di Papa Francesco in materia di ecologia, attenzione ai poveri e ai migranti, e disponibilità all’incontro con le persone nella loro realtà.Lo scorso anno dichiarò: “Un vescovo non dovrebbe comportarsi come un piccolo principe nel suo regno”. Ha sostenuto la svolta pastorale voluta da Francesco che consente ai divorziati risposati civilmente di ricevere la Comunione. È invece apparso più cauto rispetto al pontefice nell’approccio alla comunità Lgbtq, anche se ha mostrato un certo sostegno alla dichiarazione "Fiducia supplicans".

Le sue posizioni su temi come l'ordinazione delle donne e la benedizione delle unioni omosessuali sono state oggetto di discussione. Il cardinale Prevost è stato coinvolto in due controversie relative agli abusi sessuali da parte del clero, ma in entrambi i casi è stato difeso con fermezza.I suoi sostenitori sottolineano la sua innocenza e affermano che le ricostruzioni mediatiche siano state inesatte e ingiuste.

Il primo episodio riguarda il suo operato durante il mandato di provinciale degli agostiniani a Chicago (1999-2001), quando unsacerdote, poi condannato per abusi su minori, fu autorizzato a restare in un convento vicino a una scuola elementare e continuò temporaneamente il suo ministero.Più recentemente, sono emersi dubbi sulla gestione da parte di Prevost di un caso di abusi nella diocesi di Chiclayo.

Due sacerdoti furono accusati di molestie su tre bambine; le denunce risalgono ad aprile 2022, quando Prevost era ancora vescovo. 
Alcuni accusatori sostengono che Prevost non abbia indagato a fondo e abbia insabbiato le accuse, ma la diocesi ha smentito, affermando che il vescovo seguì le procedure previste.Avrebbe ricevuto personalmente le vittime, avviato un’indagine canonica preliminare e consigliato loro di rivolgersi anche alla giustizia civile.

Nel luglio 2022, Prevost inviò i risultati dell’indagine al Dicastero per la Dottrina della Fede per ulteriori valutazioni.I suoi difensori evidenziano che il cardinale dispone di documenti del Ddf e della Nunziatura Apostolica in Perù che confermano il rispetto delle norme canoniche e l’attenzione rivolta alle presunte vittime. Il cardinale Prevost è membro di sette dicasteri vaticani, oltre che della Commissione per il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, segno della fiducia che Papa Francesco riponeva nella sua competenza amministrativa. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Elezione nuovo Papa, via al Conclave: chi è il cardinale Jean-Claude Hollerich

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(Adnkronos) – Al Conclave 2025 il cardinale lussemburghese Jean-Claude Hollerich, 66 anni, è uno dei candidati possibili a diventare il nuovo Papa.Figura di spicco del pontificato di Papa Francesco, è un gesuita di orientamento progressista, ha trascorso oltre venti anni in Giappone e ricoperto ruoli di grande rilievo, tra cui quello di membro del consiglio di cardinali di Francesco, relatore generale del Sinodo sulla Sinodalità e presidente della Commissione delle Conferenze Episcopali dell'Unione Europea. Nato il 9 agosto 1958 a Differdange, nel Lussemburgo di confine con la Francia, Jean-Claude è cresciuto a Vianden, al confine con la Germania, imparando fin da giovane entrambe le lingue. Durante il seminario, ha studiato per tre anni a Roma, dove ha imparato l'italiano e seguito i corsi propedeutici all'ordinazione in filosofia e teologia.

Un incontro casuale con Karl Rahner a colazione gli ha offerto l'opportunità di scrivere al celebre teologo per chiedere consigli su letture, poiché allora desiderava diventare professore di teologia dottrinale. Negli anni romani di Hollerich i gesuiti erano un punto di riferimento importante: gestivano il Germanicum, dove viveva, e dirigevano la Pontificia Università Gregoriana, dove studiava, e nel 1981 si unì a loro.Dopo il noviziato in Belgio, chiese di essere inviato in Giappone e vi trascorse quattro anni imparando la lingua e seguendo corsi di teologia.  Per trasformare questi studi in una licenza prima dell'ordinazione, trascorse un anno al Collegio Gesuita St.

Georgen in Germania.Dopo l'ordinazione a Bruxelles e destinato all'insegnamento in Giappone, trascorse quattro anni a Monaco di Baviera studiando lingua e letteratura tedesca. Rientrato a Tokyo nel 1994, insegnò tedesco per 17 anni, ricoprendo vari ruoli amministrativi per il suo ordine all'Università Sophia, gestita dai gesuiti, dove è stato vice rettore per le relazioni internazionali.

Papa Francesco lo elevò al cardinalato nel 2019, lo nominò membro del suo consiglio di cardinali nel 2023 e gli affidò dal 2021 al 2024 la guida del Sinodo sulla Sinodalità e la redazione del suo documento finale.  Il cardinale Hollerich ha espresso aperture al diaconato femminile e sostiene la benedizione delle unioni omosessuali.Per Hollerich, l'enciclica 'Humanae Vitae' di Paolo VI sulla morale sessuale dovrebbe essere rivalutata alla luce dei cambiamenti sociali in corso. È aperto anche a discutere del celibato sacerdotale se ciò aiuta a risolvere la carenza di sacerdoti. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Elezione nuovo Papa, via al Conclave: chi è Ángel Fernández Artime

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(Adnkronos) – Comincia il Conclave 2025 e il nome del cardinale Ángel Fernández Artime, 64 anni, è tra quelli considerati 'papabili'.Presule spagnolo, decimo successore di Don Bosco alla guida della Congregazione Salesiana e per lungo tempo vicino a Papa Francesco, potrebbe essere lui il nuovo Papa? Nato il 21 agosto 1960 a Gozón-Luanco, in Asturia, in famiglia di pescatori, entrò nella congregazione dei Salesiani di Don Bosco, emettendo i primi voti il 3 settembre 1978 e quelli perpetui il 17 giugno 1984.

Fu ordinato sacerdote il 4 luglio 1987 a León, in Spagna. È in possesso della licenza in teologia pastorale, nonché in filosofia e pedagogia.All’interno della famiglia salesiana ha ricoperto numerosi incarichi: delegato provinciale per la pastorale giovanile, direttore di un istituto scolastico a Ourense, consigliere e vicario provinciale. Dal 2000 al 2006 ha svolto il ruolo di Superiore della Provincia Salesiana di León.

Nel 2009 fu nominato Superiore della Provincia dell’Argentina Sud, con sede a Buenos Aires.Il suo carisma e la sua capacità di guida furono ulteriormente riconosciuti il 25 marzo 2014, quando venne eletto Rettor Maggiore della Congregazione Salesiana, diventando il decimo successore di Don Bosco e il primo spagnolo nella storia ad assumere questa responsabilità.

Nel settembre 2023, Papa Francesco lo ha creato cardinale, il primo religioso a ricevere la porpora cardinalizia pur essendo alla guida di un ordine.Gli è stata assegnata la sede titolare di Ursona con dignità arcivescovile, ricevendo la consacrazione episcopale il 20 aprile 2024 nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Come Rettor Maggiore, ha diretto la Congregazione Salesiana — una delle più estese al mondo — per un intero decennio, dal 2014 al 2024.

Il 6 gennaio 2025, Papa Francesco lo ha nominato pro-prefetto del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.  Il cardinale Fernández Artime è noto per il legame stretto che ha avuto con Papa Francesco, in particolare per la comunanza di vedute in ambito pastorale. È appassionato di educazione e particolarmente sensibile alla condizione dei giovani detenuti. "Accompagnare i giovani nella vita è parte del mio Dna, e ovunque mi trovi, qualunque incarico mi venga affidato, il focus sarà sempre su di loro, sull’educazione e sui più fragili", ha dichiarato.In un'intervista del 2018, ha definito "disumane" le politiche anti-migratorie e ha contestato l’idea che l’immigrazione costituisca una minaccia alla sicurezza, affermando che "un'altra persona non è un pericolo".

Ha inoltre sostenuto la posizione di Papa Francesco sul conflitto in Ucraina. Fernández Artime è un forte promotore dello stile sinodale nella Chiesa, in piena sintonia con l’invito del Papa.Durante il suo mandato come Rettor Maggiore, ha sottolineato il valore del “camminare insieme” e la necessità di cercare nuove vie per l’evangelizzazione, specialmente tra i giovani.

Ha partecipato al Sinodo sulla sinodalità. Ha espresso una profonda fedeltà al Pontefice.Nell’omelia pronunciata in occasione della sua creazione cardinalizia, ha affermato: "l nostro servizio come pastori della Chiesa e anche come cardinali non è un onore. È, prima di tutto, un servizio di comunione con il Papa.

Don Bosco ci ha insegnato a dire sempre: ‘Viva il Papa’.Noi, Famiglia Salesiana e Salesiani nel mondo, siamo e saremo sempre con il Papa.

Credo che questo sia un grande secondo contributo che dobbiamo offrire alla Chiesa: servire il Papa, la Chiesa e il popolo".Ha anche richiamato alla memoria le parole di Don Bosco sull’importanza della presenza di Maria e il senso della fiducia nei momenti di incertezza: “Vivo una realtà che non comprendo, ma mi affido al Signore e alla Madonna. È certo che ci aiuteranno a capire ciò che stiamo vivendo.

Invito tutti ad affidarci al Signore e alla Sua Madre.” 
Durante la sua guida, i Salesiani hanno rafforzato i legami con la Santa Sede, in particolare con la firma di un accordo di collaborazione con il Dicastero per la Comunicazione nel 2017.Nel suo nuovo ruolo di cardinale, Fernández Artime ha fatto parte del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, prima di assumerne la guida come pro-prefetto nel gennaio 2025. (di Paolo Martini) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)