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Berlusconi: primo e ultimo vero italico comunista

Berlusconi: primo e ultimo vero italico comunista

Berlusconi cinese

Nel Buongiorno di oggi, Gramellini intinge la sua penna corrosiva, ma “realista”, (forse tale perché tale è) nel mai vuoto calamaio della sagra di Berlusconi e ne tira fuori un gustoso quanto innegabilmente realistico quadro che sottopongo alla vostra lettura:

L’ultimo comunista MASSIMO GRAMELLINI

Berlusconi ha venduto il Milan ai ber-lus-ching per 740 milioni di buoni motivi. Nel giorno in cui anche De Mita si è dolorosamente sbarazzato del suo appartamentino romano per 11 milioni (un famoso titolo di Vittorio Feltri negli anni di Tangentopoli recitava «De Mita perde la Bicamerale, gli resta l’attico») è come se la Prima e la Seconda Repubblica si fossero congedate in contemporanea, facendosi pure pagare il disturbo. Berlusconi, come sempre, fa più ridere. Perché sarà anche vero che i cinesi hanno smesso di essere maoisti e persino di mangiare i bambini da un pezzo. Ma è per lo meno curiosa la parabola di un campione dell’anticomunismo che prima si fa compagno di merende di un agente del Kgb come Putin e poi cede il gioiello rossonero della Corona alla banca di uno Stato turbocapitalista che, nonostante tutto, continua orgogliosamente a definirsi comunista.

La verità è che con i «cumunisti» Berlusconi ha sempre fatto ottimi affari. Quasi come con i socialisti. Forse, sotto sotto, è uno di loro. La vocazione simpaticamente dittatoriale («è un Ceausescu buono», disse una volta Confalonieri), la passione per i piani quinquennali (il «contratto con gli italiani») e per le parate che servono a nascondere il vuoto, ma soprattutto la visione totalitaria dell’esistenza fanno di lui un comunista inconsapevole. Ha passato la vita a specchiarsi nel suo modello, inveendogli contro. Era quasi inevitabile che uscissero di scena insieme.

[La presente versione è stata corretta rispetto all’edizione pubblicata sul giornale in edicola]

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