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Post elezioni: l’Italia farà un passo avanti? Ma è sul ciglio di un burrone!

Post elezioni. 4 Marzo 2018: morte del Centro, comunque coniugato

Post elezioni: dopo il 4 Marzo ci si ritrova in una situazione che tanto ricorda quella del ’92, quando fu decretata la morte della cosiddetta Prima Repubblica con l’entrata in coma della DC e del Pds di Achille Occhetto.

La prima, che rappresentava il Centro, restò al 29 per cento e due anni dopo fu spazzata via- Il secondo, il Pds di Occhetto, prese un 16/17% e anch’esso si disgregò come la DC.

Post elezioni: l’Italia farà un passo avanti? Ma è sul ciglio di un burrone!

Ieri, come allora, ecco tornare in campo le stesse percentuali che mostrano un PD ormai assediato e chiuso nel suo Fort Alamo in Toscana, con dependance in Trentino.

Considerando che oggi il PD è praticamente il Centro che una volta era della DC,
che il risultato è, praticamente assimilabile a quello del ’92,

per la proprietà transitiva delle relazioni possiamo ben dire che anche il PD è ormai entrato in coma: facile dunque diagnosticarne la fine, come purtroppo fu per la DC.

A confermarla, del resto, oltre alla cifra del risultato, si stanno accumulando e crescendo già diversi noduli cancerosi che ne decreteranno la morte.

E fa niente che poi, alla fine, “il cancro” perirà anch’esso con il corpo che ha distrutto.

Un’eutanasia, insomma.

Eutanasia: questo è il termine corretto che ben identifica le azioni del PD e non solo.

Purtroppo, a ben valutare la situazione e le prospettive che si hanno davanti, si è giunti – si teme – anche all’eutanasia dell’Italia e degli italiani in blocco.

Infatti non può non materializzarsi nella mente, di chi è aduso a metterne in moto il cervello prima di muoversi, l’immagine di una figura sul bordo di un burrone con, nella vignetta, la scritta:

ci siamo, finalmente faremo un passo avanti.

La morte del PD (morte del centro), e non solo

Dopo il 4 marzo nulla è più come prima ma, purtroppo, il nulla è anche il quanto, questa volta, si ha davanti.

Con il PD ridotto ai minimi termini, confinato nel Fort Alamo della Toscana e del Trentino, destinato a spaccarsi e ridursi ulteriormente, e Forza Italia in caduta libera, restano le ali.

Infatti, in quel che resta del PD, si notano già movimenti oltre che verso il M5S, anche:

  1. verso una nuova Scelta Civica, magari guidata da Calenda (o dallo stesso Renzi)
  2. e una nuova piccola sinistra con Zingaretti (qualora gli riuscisse la riunificazione con gli zero virgola e quel che è rimasto di Liberi e Uguali).

Ma se al PD, al Centro-sinistra piangono, non è che sull’altra (ex) sponda si possa ridere.

Anche Forza Italia infatti, ormai, è in coma per cui, anche lì già si intravedono smottamenti verso l’altra ala, la Lega dei parlamentari eletti al Nord.

Diagnosi: morte del Centro divorato dal cancro degli estremismi.

Eh sì. Ormai è chiaro che, dopo il 4 marzo, quello che veramente è morto è il Centro in toto, con o senza trattino vuoi a sinistra che a destra,

Come se non bastasse, dalle prime analisi e radiografie, vien fuori una diagnosi che fa temere anche per l’Italia tutta che potrebbe soccombere sotto il cancro degli estremismi.

Questo per dire, come annotato anche su La Stampa di oggi, che nessuno può accampare certezze. Specie oggi che le appartenenze politiche, a differenza di 25 anni fa, sono diventate ancora più fluide.

All’epoca agirono due fattori di “rottura” del sistema:
  1. primo e più appariscente fu un fattore endogeno, lo scandalo sollevato dall’inchiesta Mani Pulite;
  2. secondo, fors’anche più rilevante, fu la caduta del comunismo.

La caduta del comunismo, infatti, rendeva meno necessaria anche la sopravvivenza della Democrazia cristiana e dei suoi alleati come garanti dell’ancoraggio dell’Italia all’Occidente.

E questo è! Ad oggi.

Non resta quindi che attendere e, parafrasando, dire: io speriamo che me la cavo

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