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Caso Diciotti
Editoriali Politica

Caso Diciotti: Rousseau ha detto SI, cioè NO. Salvini vince

Si riunisce alle 13:30 la giunta per le immunità del Senato chiamata a decidere sul caso Diciotti e sull’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini.

Caso Diciotti: Rousseau ha detto SI, cioè NO. Salvini vince. Alle 13:30 si riunisce la giunta

Sulla piattaforma Rousseau si sono espressi in 52.417 dei quali 30.948 teste, pari al il 59,05%, hanno votato contro l’autorizzazione a procedere. Di Maio: “Far votare cittadini parte del dna”. Salvini: “Ringrazio iscritti M5S per fiducia. Ma sarei stato disponibile ad affrontare anche voto contrario”. Berlusconi: “Così M5S resta a braccetto con la Lega”. Oggi, alle 13:30, la giunta

Salvini dice sempre, – fieramente -, di parlare ed agire a nome di 60.000.000 di italiani (dice). Per contro, Di Maio, – fieramente -, dice di parlare ed agire a nome di una folla di ben 52.417 che ieri hanno votato al tribunale Rousseau e, nella strabordante maggioranza del 59,05% (30.948 saggi o giudici che dir si voglia), si è detto contrario all’autorizzazione a procedere contro il Ministro dell’Interno mentre gli altri 21.469 (40,95%) ha espresso parere inverso per cui il capo politico del Movimento, Luigi Di Maio, ha subito acclarato quanto si sapeva già da prima affermando:

“porteremo avanti la linea decisa dai nostri iscritti!”

“Nessuna forza politica ha mai fatto decidere sulle decisioni importanti i propri scritti, noi lo facciamo da anni e quando i nostri iscritti decidono, quella è la linea politica del MoVimento 5 Stelle.

I nostri iscritti (30.948 teste) dicono che sulla decisione di governo del caso Diciotti c’era un interesse dello Stato preminente costituzionalmente preminente e questa è la linea che porterò avanti. Se fosse uscita l’altra linea, quella della assenza di interesse dello Stato, avrei portato avanti quella perché nel Movimento 5 Stelle facciamo così, lasciamo spazio agli scritti del movimento. In democrazia si decide tutti insieme.”

E questo è! Ed è veramente consolante apprendere, ancora una volta, che molto democraticamente siamo nelle mani di un leghista che dice di parlare, ed agire, a nome di 60.000.000 di italiani (si vede che all’ultimo censimento da lui fatto, gli italiani sono quantomeno 60.000.001) e di un pentastellato che dice di parlare, a sua volta, a nome di ben 30.948 teste che, sul totale di 52.417 decisori, hanno avvallato la linea voluta da Salvini e quindi ecco che, come era ampiamente previsto, la corte Rousseau, in nome del popolo grillino, gli ha fornito il richiesto scudo immunitario riportando così una momentanea unità tra 5 Stelle e Lega.

Momentanea perché ora arriva al pettine anche il nodo del Tav e si vedrà se anche per questo il M5S ricorrerà al voto “gestito” dalla propria piattaforma Rousseau, dalla quale far uscire ancora un nuovo minimo 50,% che accetterà quanto già deciso, sempre in democrazia e nell’interesse dello Stato, direttamente da Salvini visto che, comunque sia, lui non ha bisogno di consultarsi con chicchessia e che, quando gli conviene, lascia che siano gli altri a remare per lui. Ciò che conta è mantenere la rotta, e la rotta è lui che la traccia, sempre chiaramente nell’interesse degli italiani.

E così è anche per il TAV: dettata e resa nota la sua linea, altro non gli resta da fare che sedersi e lasciar remare gli altri. E di rematori ne trova sempre tanti. Gli basta fornire i remi raccomandando di non romperli dato che, al caso, dovrebbe farne di nuovi e li farebbe utilizzando il legno delle poltrone parlamentari (ovviamente solo nell’interesse nazionale e per fa risparmiare i suoi 60.000.000 di italiani).

A far buon peso ecco che oggi, tanto per gradire, scende in campo il governatore del Piemonte Sergio Chiamparino ad annunciare che Bruxelles è pronta a finanziare il 50% delle tratte nazionali della Torino-Lione.

Il Presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, ha infatti annunciato che l’Unione Europea è pronta a finanziare al 50% non solo il tunnel di base della Torino-Lione, ma anche le tratte nazionali di avvicinamento. In questo modo il costo dell’Opera per l’Italia passerebbe dagli attuali 1,7 miliardi a 850 milioni: una ragione in più per dare il via libera ai nuovi bandi, sostiene il governatore alla vigilia del consiglio di amministrazione di Telti, soggetto promotore dell’alta velocità, che oggi si riunirà Parigi per decidere in merito alla pubblicazione dei bandi da 2,3 miliardi congelati l’estate scorsa.

All’ordine del giorno i due bandi di gara per l’intera tratta francese del traforo 45 km 57,5 totali: confidiamo nel vostro senso di responsabilità nel proseguire l’opera che legge dello Stato, scrivono in una lettera i sostenitori del Tav tra cui il comitato “SI Torino”. Dal canto loro, quelle etichettate come “madamine” affermano: “se partono gli appalti ci faremo sentire forte e chiaro” mentre, ad ora, non è dato ancora sentire il commento dei 5 Stelle.

Che dire: si vedrà. Per ora non resta che prendere atto di avere un governo guidato da Salvini che si fa scudo di 30.948 teste fatte sortire da Rousseau, una piattaforma privata (anche di concreto controllo e non solo in termini di proprietà) che ha dettato la linea (di Salvini), e messe a sua disposizione dal servente Di Maio (e M5s)

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