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Attualità Salute e Scienze

Passa la disobbedienza civile di Cappato: “Sì al suicidio assistito”

La Corte costituzionale ritiene legittimo “il suicidio assistito” ma solo nelle strutture pubbliche e temendo abusi, chiedono che il Parlamento legiferi.

Passa la disobbedienza civile di Cappato: “Sì al suicidio assistito”

La sentenza della Consulta sulla questione di legittimità dell’articolo 580 del codice penale sollevata nell’ambito del processo a Marco Cappato per il suicidio assistito di Dj Fabo stabilisce che non è sempre punibile chi agevola il suicidio assistito.

L’aiuto al suicidio non è puniblie, lo ha stabilito la Corte costituzionale, precisando però “a determinate condizioni”. Innanzitutto la non punibilità si applica nel caso di aiuto per “chi sia già determinato a togliersi la vita” a chi “agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”.

La sentenza della Consulta in tema di eutanasia, diramata ieri stasera, ha stabilito che «non è punibile» chi «agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli» precisando però «a determinate condizioni».

In attesa del deposito della sentenza che avverrà nelle prossime settimane, la Corte ha diramato una nota con la quale ha «subordinato la non punibilità al rispetto delle modalita’ previste dalla normativa sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua» e «alla verifica sia delle condizioni richieste che delle modalità di esecuzione da parte di una struttura pubblica del Ssn, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente».

Immediata la reazione del movimento “contro” Pro Vita ed anche di Gandolfini (Family Day) che non ha voluto perdere l’occasione, è il caso di dirlo, per farsi sentire dando così certificazione di “esistenza in vita”

Decisione Corte Costituzionale

Eutanasia, Pro Vita & Famiglia: “Pericoloso precedente in sintonia con strategia dei radicali”

Roma, 25 settembre 2019

La decisione presa dalla Corte Costituzionale sul caso Dj Fabo

“e’ la fine della tutela del diritto alla vita, fino ad oggi costituzionalmente garantito e protetto. La Corte ha accettato il principio che non va combattuto il dolore, ma eliminato il sofferente che a questo punto si sentira’ un peso per tutti: per lo Stato, per la famiglia, per gli amici

e’ il commento di Pro Vita & Famiglia, onlus che da settembre ha promosso una campagna con manifesti choc e camion vela sul tema del fine vita, dopo che la Consulta ha deciso sul caso Dj Fabo in tema di suicidio assistito assolvendo Marco Cappato dal reato di aiuto al suicidio.

“La Consulta formalmente ha chiesto al parlamento di intervenire con una legge, ma di fatto ha legiferato, creando un drammatico precedente: il caso per caso. Il tutto in perfetta sintonia con la strategia dei radicali, cioe’ di trasformare la cronaca in regola ideologica. Infatti, il testo e’ chiaro: non tutti i casi sono punibili e nella fattispecie, l’aiuto al suicidio a Dj Fabo e’ stato addirittura legittimato. Non a caso Cappato canta vittoria, la vittoria della morte sulla vita”

hanno proseguito Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente di Pro Vita e Famiglia e gia’ organizzatori del Congresso Mondiale delle Famiglie di Verona.

“Noi continueremo ad opporre i dati empirici allo storytelling di Cappato & Co. L’eutanasia e il suicidio assistito rimangono una vergognosa pratica incivile e da adesso in poi sara’ piu’ facile risparmiare o agevolare la morte del pensionato che pesa sullo Stato e sulla sanita’” hanno concluso Brandi e Coghe.

Gandolfini (Family Day): “Irricevibile pronunciamento della Consulta su suicidio assistito. Parlamentari e associazioni pro life blocchino deriva mortifera”

“Il Family Day ritiene irricevibile il pronunciamento della Corte Costituzionale che rischia di far diventare l’Italia uno dei pochissimi Paesi al mondo che consente il suicidio assistito. Viene affermata infatti la possibilità di aiutare una persona a suicidarsi, anche qualora questa non sia in uno stato terminale della malattia e reputi intollerabili le sue sofferenze psicologiche. Definizioni che rischiano di allargare le maglie dell’eutanasia attiva a tutti soggetti più fragili della società”, così il leader Family Day, Massimo Gandolfini sul pronunciamento dei giudici della Consulta sulla questione della legittimità costituzionale del art. 580 del codice penale che punisce l’aiuto al suicidio.

“Questa decisione non porterà alcun diritto civile, maggiore dignità al malato e capacità di autodeterminazione, ma, al contrario, le conseguenze sul piano pratico sono quelle già evidenti nei Paesi dove la legalizzazione dell’eutanasia ha condotto i più deboli su un piano inclinato irreversibile: pressione psicologica sulle persone vulnerabili, abbandono terapeutico di anziani e disabili, crescita esponenziale delle richieste di suicidio assistito, casi di eutanasia senza esplicita richiesta soprattutto per pazienti in stato di coscienza minima (vedi caso Lambert) ed una perdita di fiducia nel rapporto medico paziente”, prosegue Gandolfini.

“Per questo motivo ci spaventa in particolare la proposta di legge che porta le firme di parlamentari di Leu, Pd e M5s che riconoscerebbe al paziente con patologia irreversibile fonte di sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili il diritto all’induzione farmacologica della morte, con la somministrazione dei trattamenti consentita anche presso il domicilio del paziente. Non c’è modo migliore per dare la morte su richiesta ai depressi cronici”, afferma ancora il presidente del Family Day.

“I parlamentari e le forze politiche che hanno a cuore la difesa della vita hanno il dovere di respingere questo ulteriore passo verso la creazione di una legislazione mortifera. Sulla scorta dell’evento dell’11 settembre organizzato dalla Cei – in cui il cardinale Bassetti ha pronunciato il suo chiaro intervento a favore della vita – ci auguriamo che tutte le associazioni cattoliche e laiche facciano la loro parte per bloccare questa deriva”, conclude Gandolfini.

Per contro, già nel pomeriggio era intervenuta anche l’Associazione Luca Coscioni che, con il dirigente Mario Riccio, medico di Piergiorgio Welby per ribadire come

“in riferimento a quanto si legge oggi sulla richiesta di alcune associazioni mediche che si dicono pronte all’obiezione di coscienza è giusto chiarire che nessuno – né tantomeno un medico favorevole alla morte medicalmente assistita come me – vuole imporre a qualcuno l’obbligo professionale di praticarla, ma vogliamo solo garantire al paziente quello che in tanti medici riteniamo essere un suo diritto”.

Riccio ha poi rilanciato il prossimo evento sul tema eutanasia e fine vita :

“Insieme a tanti altri medici che condividono medesime convinzioni e obiettivi saremo presenti al Congresso Nazionale di Associazione Luca Coscioni in programma dal 3 al 6 ottobre presso l’Università degli studi di Bari”.

Intanto già 237 medici hanno firmato un appello, sempre promosso dall’associazione, contro Filippo Anelli, Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli Odontoiatri che nei mesi scorsi diffuse un’indicazione a tutti i suoi colleghi medici, sostenendo che se anche cambiasse la legge i medici dovrebbero comunque seguire le indicazioni del codice deontologico, anche se in contrasto con le richieste della Corte costituzionale.

Riccio ha poi rilanciato il prossimo evento sul tema eutanasia e fine vita dicendo:

«Insieme a tanti altri medici che condividono medesime convinzioni e obiettivi saremo presenti al Congresso Nazionale di Associazione Luca Coscioni in programma dal 3 al 6 ottobre presso l’Università degli studi di Bari».

In attesa del convegno e del quanto in esso si deciderà, si fa sapere che intanto già 237 medici hanno firmato un appello, sempre promosso dall’associazione, contro Filippo Anelli, Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli Odontoiatri che nei mesi scorsi diffuse un’indicazione a tutti i suoi colleghi medici, sostenendo che se anche cambiasse la legge i medici dovrebbero comunque seguire le indicazioni del codice deontologico, anche se in contrasto con le richieste della Corte costituzionale.

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Stanislao Barretta

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