L’Italia dopo il voto: una nuova geografia politica

Voto. Per le sorprese, se poi davvero arriveranno, bisognerà aspettare i ballottaggi: e dunque due settimane che già si annunciano di fuoco. Infatti, il primo turno di questa tornata amministrativa andata in scena ieri, è parso una sorta di sintesi delle previsioni e dei sondaggi intorno ai quali si è discusso e litigato fino a qualche giorno fa.

E dunque, nell’ordine: l’affluenza alle urne continua a calare.

Anche se non c’è stato il crollo paventato di fronte a elezioni che non hanno entusiasmato e che sono state anzi a lungo surclassate dal futuribile e lontano referendum costituzionale; in nessuna grande città – comprese quelle dove era in pista anche il sindaco uscente – c’è un vincitore da incoronare al primo turno; l’avanzata dei Cinque Stelle c’è stata, ma porta al ballottaggio esponenti grillini in due sole grandi città: Roma e Torino; il centrodestra regge sostanzialmente soltanto a Milano e il Pd – infine – resta in campo praticamente ovunque, e giocherà la partita della vita in ballottaggi che si annunciano, però, tutt’altro che semplici.

Nel cuore della notte, a scrutinio ancora in corso e in mezzo a grandinate di proiezioni ed exit poll spesso contraddittori tra loro, qualche elemento di riflessione cominciava a farsi possibile. Intanto la conferma di un dato che appare, però, in costante evoluzione: il recente bipolarismo italiano (centrodestra contro centrosinistra) ha ormai definitivamente ceduto il passo ad un tripolarismo (centrodestra-centrosinistra-M5S) che pare però incubare, a sua volta, un bipolarismo nuovo e inatteso (centrosinistra-M5S). La migliore cartina di tornasole del processo in atto è Roma, dove un centrodestra diviso tra Giorgia Meloni e Alfio Marchini, nella notte rischiava l’esclusione dal ballottaggio a vantaggio, appunto, di M5S e Pd.

La Capitale, in particolare, è la culla della vera e propria esplosione della candidata grillina – Viriginia Raggi – che sfiora il 40% (stando alle proiezioni) e mette una pesantissima ipoteca sulla vittoria finale. Roma nelle mani di una trentasettenne sconosciuta fino a ieri, è fenomeno che ha richiamato in città nugoli di troupe e giornalisti di tutto il mondo: considerato il risultato, è facile scommettere che si fermeranno per raccontare la definitiva capitolazione della città…

Matteo Renzi – che come premier ha depotenziato il valore di questa tornata elettorale, ma come segretario del Pd si è speso invece senza risparmio – può esser soddisfatto solo a metà di questi primi risultati: tra 15 giorni, infatti, il Partito democratico potrebbe aver riconfermato la guida di città importanti come Torino, Milano e Bologna, uscendo però sconfitto a Roma e non riconquistando Napoli (già perduta nelle elezioni precedenti). Il bicchiere è mezzo vuoto, insomma: anche in considerazione del risultato non brillante fatto registrare dai sindaci uscenti a Torino e a Bologna.

Lo sguardo, a partire da stamane, è già rivolto alla sfida dei ballottaggi: che sono, notoriamente, una partita del tutto diversa rispetto al primo turno. Non sarà inutile, però, guardare con attenzione al voto delle piccole e medie città per cogliere gli spostamenti di fondo nella geografia politica del Paese. Molto sembra essersi mosso: come e verso dove lo si comincerà a capire da stamane.

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vivicentro.it/editoriale –  lastampa/L’Italia dopo il voto: una nuova geografia politica FEDERICO GEREMICCA

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