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sabato, Giugno 25, 2022

30 anni fa la strage di Capaci: Falcone fu barbaramente assassinato

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Quel giorno di 30 anni fa, adagiato su una collina che domina Capaci c’era Giovanni Brusca, e fu l’inferno .

30 anni fa, Brusca premette il pulsante del telecomando per far esplodere gli esplosivi preparati dall’artificiere Pietro Rampulla sotto un tunnel nei pressi dello svincolo di Capaci, sull’autostrada A29, e l’auto di Giovanni Falcone volò in alto.

Falcone restò schiacciato con tre agenti di scorta:

  • Antonio Montinaro,
  • Rocco Di Cillo
  • Vito Schifani

e muore quasi subito.

Muore anche la moglie, Francesca Morvillo, anche lei giudice. Inutile la corsa in ospedale per salvarla.

Unico a salvarsi fu l’autista Giuseppe Costanza che era sul sedile posteriore, e questo gli salvò la vita.

30 anni fa la strage di Capaci: Falcone fu barbaramente assassinato

Gioacchino La Barbera, uno dei carnefici di 30 anni fa, lo definì “l’attentatuni” eseguito per chiudere i conti con l’uomo che impersonava il simbolo della lotta a Cosa Nostra.

Le sue inchieste sulla mafia e sui boss hanno cambiato la storia. E non solo quella giudiziaria.

Falcone è stato l’uomo che, con l’aiuto di decine di collaboratori, a cominciare da Tommaso Buscetta, ha ricostruito l’esercito e la struttura verticistica della mafia, individuando gli esecutori e le menti della grande carneficina di Palermo allargando le maglie dei rapporti tra Cosa Nostra e il potere.

Insieme a Paolo Borsellino, e ad altri membri della squadra di Antonino Caponnetto, guidò la più alta corte e mandò a processo un esercito di 474 imputati.

Seguire la traccia dei soldi

In quegli anni il gruppo si concentrò su un nuovo metodo investigativo intuito da Falcone: seguire la traccia dei soldi!

Questa nuova metodologia li portò a favorire la ricerca del denaro dei mafiosa e del loro beni perché, per Flacone, quello era il terreno in cui si formavano le gerarchie e si ricucivano nuove alleanze e interessi.

Il potere di Cosa Nostra penetrò nella struttura stessa della produzione e nei nodi vitali dell’economia mentre cresceva l’attacco allo Stato che, spesso, assunse una dimensione terroristica.

La strategia di Totò Riina era semplice nella sua barbarietà: “Bisogna fare la guerra per fare la pace” ed è così che delineò le condizioni di una trattativa che portava ad un principio di impunità

Ed è così la mafia ha ucciso:

  • magistrati,
  • giornalisti,
  • inquirenti,
  • il presidente della Regione Piersanti Mattarella,
  • il governatore della provincia Carlo Alberto Dalla Chiesa,
  • il segretario regionale del PCI Pio La Torre, promotore della legge che codificherà il reato di associazione mafiosa e introdurrà il sequestro e la confisca dei beni. Legge che sarà approvata solo dopo la sua morte.

Il Maxi Processo fu la risposta più forte e simbolica che lo stato poté attivare ed il processo, rafforzato dalle rivelazioni Buscetta e da una folla di collaboratori, resse fino alla Cassazione.

Il verdetto fu la sconfitta della linea sanguinaria e spietata dei capi di Cosa Nostra, ma aprì la stagione dei massacri.

Il primo segnale fu l’assassinio dell’on. Salvo Lima.

Lima, premier siciliano andreottiano che, secondo la magistratura, era uno degli arbitri politici della mafia, fu ucciso perché non era stato in grado di influenzare l’esito del Maxi Processo.

Con la sua morte, anche la forte candidatura di Giulio Andreotti a capo dello Stato non ebbe seguito.

Quando fu ideato e organizzato l’attentato sull’autostrada A29, Falcone era il direttore degli affari Penali del Dipartimento di Giustizia: una posizione cardine dalla quale partivano le linee delle misure antimafia.

Falcone è anche l’ideatore di DNA, la Procura antimafia nella quale non metterà mai piede.

“Rovina l’economia”, si dice in procura generale

Falcone fu fermato dall’atmosfera ostile che lo circondava da quando aveva iniziato ad occuparsi della mafia dopo un breve passaggio alla sezione fallimentare del tribunale.

Il suo cammino fu segnato da sorprendenti esiti giudiziari e clamorosi fallimenti personali.

Prima che il CSM favorisse, al suo posto a capo dell’ufficio istruzione, l’anziano Antonino Meli, Falcone fu infangato dalle lettere del cosiddetto “corvo” che lo accusava di difendere le sanguinose vendette di Totuccio Contorno.

Già in precedenza, nel giugno 1989, Falcone sfuggì a un attacco dai contorni ancora confusi: un potente esplosivo fu piazzato, e fortunatamente scoperto, sulle scogliere della villa dell’Addaura dove trascorreva le vacanze.

Ed anche questo attentato fu occasione per mettere in moto le malelingue che cominciarono a far circolare l’ipotesi che fosse stato lui a organizzare la messa in scena dell’attentato perché sarebbe stato funzionale alla sua carriera.

Tra ostilità e maldicenze arrivò al 1991, data nella quale terminò il suo passaggio al Ministero.

Dopo la sentenza della Cassazione sul maxiprocesso ebbe a dire: “Ora viene il peggio”, e fu un facile profeta: 57 giorni dopo Falcone toccherà a Borsellino: stesso copione!

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30 anni fa la strage di Capaci: Falcone fu barbaramente assassinato –  Redazione

 

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