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SSC Napoli - news

Il caos di Juve-Napoli: rinvio o sconfitta a tavolino?

Juve-Napoli è l’ennesimo episodio che macchia la credibilità della Serie A del Belpaese. Il Napoli non parte direzione Juventus Stadium e si scatena il caos. La partita si gioca? E se non si gioca, viene rinviata o c’è la sconfitta a tavolino?

L’evento scatenante: il focolaio Genoa

Procediamo con calma e facciamo un passo indietro. Tutto ha inizio con la partita Napoli-Genoa e la partenza dei liguri verso la Campania dopo aver scoperto la positività di alcuni calciatori in rosa (per la precisione Perin e Schöne). Tutto tace e i rossoblù giocano regolarmente la gara del “San Paolo”. Il meglio, anzi il peggio, deve ancora venire. Di lì a pochi giorni scoppia il focolaio Genoa. Positività che spuntano una dopo l’altra decimando irrimediabilmente la rosa del presidente Preziosi. Ad oggi sono addirittura 22 i calciatori del Grifone infetti. L’inevitabile conseguenza è la decisione di rinviare il match, in programma ieri alle 18, contro il Torino.

Così si insinua la paura anche tra i tesserati del Napoli che solo qualche giorno prima avevano affrontato il Genoa. Tutti i tesserati si sottopongono ai vari cicli di tamponi dai quali risultano positivi Zielinski e poi, nella giornata di ieri, anche Elmas.

L’ipotesi rinvio e le pressioni di De Laurentiis

Da qui si sviluppa la querelle sul rinvio della big match della seconda giornata di campionato. Il Napoli è preoccupato di organizzare una trasferta di un gruppo di ragazzi che è stato inevitabilmente a contatto con due infetti, quindi inizia a paventarsi la possibilità del rinvio. Secondo il Corriere della Sera, Aurelio De Laurentiis avrebbe (il condizionale è d’obbligo) addirittura esercitato pressioni sulle Autorità locali affinché avallassero l’ipotesi del rinvio.

Cosa dicono i protocolli della FIGC?

Possibilità subito bocciata dal protocollo varato dalla FIGC in collaborazione del famigerato Comitato Tecnico Scientifico lo scorso 12 giugno. Esso prevede che il positivo va in quarantena e viene seguito dall’Asl competente, mentre il resto della squadra si isola nel centro sportivo sottoponendosi all’esame del tampone a ridosso della partita con comunicazione dei risultati entro quattro ore dal match. Successivamente la FIGC ha varato una nuova circolare che prevedeva una sorta di “quarantena soft” con la possibilità di essere interrotta solo per gli allenamenti e le partite rispettando, in ogni caso, alcune misure.

Inoltre, dopo lo scoppio del focolaio genoano, la FIGC ha integrato il protocollo iniziale con una norma ulteriore seguendo le linee guida della UEFA. Essa impone alle squadre che abbiano almeno 13 elementi in rosa (tra cui un portiere) di giocare, senza ulteriori appelli. Oppure nello straordinario caso di almeno 10 positivi, la società può richiedere il rinvio del match. Tale facoltà è esercitabile un’unica volta nella stessa competizione. Quasi come se fosse semplice Challenge del Volley.

L’appiglio del Napoli

Nella delibera della Lega però c’è una postilla fondamentale ed è proprio a quello l’appiglio al quale si aggrappa il Napoli: “Fatti salvi provvedimenti delle Autorità nazionali e locali”. A questo punto entrano in gioco le ASL. La prima è l’ASL 2 Nord che risponde alla richiesta di informazione del Napoli con poche righe “contatti stretti dovranno osservare l’isolamento per 14 giorni dopo la data dell’ultima esposizione con il caso accertato. I contatti stretti posti in isolamento nel proprio domicilio, non possono lasciare il territorio nazionale”. Mentre l’ASL Napoli 1 Centro prevede l’isolamento fiduciario dei contatti stretti (quelli ad alto rischio) per 14 giorni dall’esposizione al contagio. In questo caso si cita anche la circolare della FIGC. Questo rinvio viene interpretato in due modi: il primo ritiene che l’Asl non voglia applicare la deroga concessa al calcio della quarantena soft, mentre l’interpretazione della Lega è che sia stato proprio il club partenopeo a non voler sfruttare la suddetta deroga. A differenza di altre squadre che avevano isolato i “positivi” e disputato regolarmente il proprio incontro.

L’ultimo scambio di mail è tra il Napoli ed il vice capo Gabinetto della Regine Campania. La risposta arriva alle 18.25 e stavolta non cita la famosa circolare del protocollo. Si chiarisce che per i “contatti stretti di persone risultate positive al Covid-19 il regime di isolamento comporta l’obbligo di rimanere nel proprio domicilio, con divieto di allontanarsi per 14 giorni dall’ultimo contatto intercorso”. Fatto sta che il pullman del Napoli non raggiungerà mai l’aeroporto di Capodichino e la squadra resta “prigioniera” a Napoli.

Gli scenari possibili

Gli scenari che possono profilarsi sono diversi e clamorosi. Il primo potrebbe prevedere la sconfitta a tavolino degli Azzurri. Affinché ci sia questo risultato si deve attendere la sentenza del Giudice Sportivo. Altra ipotesi è il tanto agognato rinvio con data da decidere rispettando anche gli altri impegni stagionali.

Intanto il Governo monitora la situazione da lontano. È possibile anche un clamoroso intervento dello Stato per varare un decreto che cambi la normativa, anche se le tempistiche sono davvero ristrette. Mentre la Lega, nella tarda serata di ieri, ha reso nota la propria linea: la partita resta in programma per domenica alle ore 20.45. Inoltre obiettano che la disposizione dell’Asl non può sovrastare il protocollo della Figc, redatto con il CTS ed il Ministero della Salute.

L’intervento del Consigliere della FIGC

Di questa mattina sono le dichiarazioni del Consigliere della FIGC Lo Monaco a Radio Kiss Kiss: “Si va verso il rinvio: la circolare del 2 ottobre della Lega Calcio parla chiaro. Il provvedimento dell’Asl è legittimo, la norma è chiara”. Ciò che è (quasi) sicuro che il Napoli non dovrebbe partire, non salire le scalette che conducono al volo in direzione Torino Caselle.

La situazione resta complicata ed estremamente ingarbugliata. I legali del Napoli sono già stati allertati e studiano tutti i documenti per scongiurare una sconfitta a tavolino che saprebbe di beffa perché collocata in un ambiente nel quale le varie Autorità – civili e sportive – sembrano perennemente in conflitto tra di loro.

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