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Sciolti per mafia i Comuni di San Cataldo (CL) e Mistretta (ME)

Sciolti dal Ministro degli Interni, per infiltrazioni mafiose, i Comuni di San Cataldo e Mistretta in provincia di Caltanissetta e Messina.

<<Il Consiglio dei ministri riunitosi oggi a Palazzo Chigi (si legge sul comunicato) – ha deliberato – a norma dell’articolo 143 del Testo unico degli enti locali (decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267) – lo scioglimento dei consigli comunali di San Cataldo (Caltanissetta) e Mistretta (Messina), su proposta del ministro dell’Interno Matteo Salvini. I comuni siciliani sono risultati sottoposti a ingerenza da parte della criminalità organizzata. La loro gestione è stata affidata a una Commissione straordinaria che amministrerà i comuni per i prossimi diciotto mesi. Inoltre, a norma dello stesso articolo, in considerazione della necessità di completare l’azione di ripristino dei principi di legalità all’interno delle amministrazioni comunali, il Consiglio dei ministri ha deliberato la proroga per sei mesi dello scioglimento dei Consigli comunali di Cassano all’Ionio (Cosenza), Isola di Capo Rizzuto (Crotone) e Petronà (Catanzaro), già sciolti per accertati condizionamenti da parte della criminalità organizzata>>.

San Cataldo era stato attenzionato dalla Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta con l’inchiesta “Pandora” che fatto emergere un intreccio di interessi nel settore dei rifiuti tra funzionari comunali, imprenditori e anche un carabiniere infedele. Dalle indagini, iniziate nel 2016, sono emersi forti condizionamenti nella gestione del servizio affidato alla cooperativa Geo Agriturismo e all’impresa Ecolgest. Gli inquirenti hanno intercettato le pressioni per assumere persone indicate dai clan, ma anche casi di corruzione degli impiegati dell’area tecnica comunale per garantire, per un periodo, il rinnovo senza gara d’appalto del servizio di raccolta dell’immondizia. Lo stesso schema si sarebbe riprodotto in occasione del bando settennale che ha visto protagonista sempre Ecolgest. Una commissione prefettizia composta da componenti di Guardia di Finanza, Carabinieri, Polizia e personale della Dia – ha riscontrato anche una cattiva amministrazione e l’omissione del controllo da parte degli Organi politici delle attività degli uffici (e figurarsi).

A Mistretta le infiltrazioni della mafia nell’Amministrazione sono state messe in luce con l’indagine “Concussio” dell’anno scorso. Al centro dell’attenzione degli inquirenti sono state le estorsioni agli imprenditori che avrebbero dovuto riqualificare le opere di Fiumara d’arte. Tra i protagonisti anche l’ex consigliere comunale Vincenzo Tamburello. L’uomo avrebbe chiesto, per conto della famiglia mafiosa locale, una somma di almeno 35mila euro. I soldi sarebbero andati alla «signorina», identificata dagli inquirenti in Maria Rampulla, oggi deceduta e sorella di Pietro e Sebastiano, il primo dei quali condannato per essere stato uno degli artificieri della strage di Capaci.

Adesso il Ministro degli Interni dovrà inviare la proposta di scioglimento ai rispettivi Tribunali competente per territorio, al quale spetterà di valutare la sussistenza degli elementi con riferimento all’applicazione delle misure di prevenzione ed alla misura dell’incandidabilità nei confronti di soggetti ritenuti responsabili, per via delle proprie condotte, dello scioglimento del Comune. La valutazione di merito dovrà esprimersi indicando gli eventuali soggetti che non possono essere candidati alle elezioni per la Camera dei deputati, per il Senato della Repubblica e per il Parlamento europeo nonché alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali, per due turni elettorali successivi allo scioglimento stesso. L’applicazione della misura d’incandidabilità non è automatica. La stessa si basa sulla responsabilità dei singoli soggetti sui quali verrà effettuata un’attenta valutazione delle singole posizioni, al fine di verificare, per ciascuno, l’esistenza di concreti elementi atti a dimostrare collusioni o condizionamenti che abbiano determinato una cattiva gestione della cosa pubblica.

In Sicilia ci sono altri comuni sciolti per mafia, quali Camastra (Agrigento), Bompensiere (Caltanissetta), Vittoria (Ragusa), Pachino (Siracusa) e Castelvetrano (Trapani).

L’opinione.

Come altre volte per situazioni analoghe, ci si domanda per l’ennesima volta, com’è possibile che, nonostante i grandi Uomini e Servitori dello Stato che hanno dato anche la vita nella lotta contro la mafia, malgrado i tanti arresti di questi decenni, sebbene gli ingenti sequestri patrimoniali degli ultimi anni, questo endemico multi-cancro, denominato “mafia” continua a rigenerarsi e diffondersi ovunque nella nostra Italia e specialmente Sicilia, con metastasi che s’infiltrano risaputamente dappertutto, nello Stato, Regioni, Enti, Comuni, corporazioni, ordini vari, categorie, associazioni e cosiddetta società civile ? Forse le leggi non sono adeguate ? Forse il sistema pubblico-politico non è stato forzosamente “curato” ? Forse c’è una certa Giurisprudenza indolente ? Forse c’è troppa ipocrisia giuridica, culturale, intellettuale, mediatica e civile ? Ma quando si revisioneranno parecchie norme, tutte e per tutti, nessuno indenne, in modo, serio, chiaro, comprensibile, non troppo interpretabili, e soprattutto certe e severissime ? Poiché il resto e di tutta evidenza, tranne per chi non può o non vuole vedere, si è rivelato negli ultimi Governi e Maggioranze parlamentari, un filosofeggiare per eludere, imbonire, dissimulare e rimandare. Questo neoGoverno 5stelle-lega tuttavia (a parere di queste pagine) dal momento del suo insediamento ha commesso un errore nel non fare sollecitamente approvare con un colpo di Maggioranza la norma sul voto di scambio, sia mafioso (in atto approvata alla Camera e andrà al Senato ad ottobre 2019) che sociale (che nella legge in approvazione non appare definito), poiché notoriamente quest’ultimo ha consentito nel tempo ai trasversali sistemi politico-mafiosi locali, regionali e nazionali, di infiltrarsi e pertanto, tramite Parlamentari organici o mercenari, nonché giuristi, economisti, professionisti, luminari, esperti, parrucconi, baroni, ecc. di scrivere e deliberare leggi favorevoli, ingannevoli, subdole e interpretabili a convenienza, sicché la mafia, come dire, di medio e alto livello, si è persino quasi rivestita di legalità, professionalità, competenza, socialità e managerialità. Il cittadino non solo da molto tempo non sa più con chi o cosa parla quando anche si reca in una struttura pubblico-politica, ma è anche impotente in modo forzoso innanzi alle mafie e alla generalizzata corruzione che vi gravita attorno e senza la quale la mafia si ridimensionerebbe a delinquenza.

Adduso Sebastiano

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