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Rompicoglioni, così l’arrestato per corruzione definiva i 5stelle nelle intercettazioni

Arata, ex di Forza Italia, ex consulente della Lega, indagato per mazzette alle Regione Siciliana, definiva rompicoglioni il Movimento 5 Stelle.

“Siamo fieri e orgogliosi di sentire, ancora una volta, intercettazioni di uomini vicini alla mafia che si lamentano di uomini e donne del MoVimento 5 Stelle che “rompono sempre i cogl* su tutto”. È una medaglia al valore, è la profonda convinzione di essere dalla parte giusta della storia.” Lo afferma il capo politico M5s Luigi Di Maio dopo la pubblicazione delle intercettazioni su Arata.

Antonio De Luca, componente della Commissione regionale Antimafia scrive “L’indagato per corruzione Arata ci definiva “rompicoglioni”. Benissimo. Se opporci alla realizzazione di progetti dannosi per l’ambiente, ostacolare la corruzione, difendere i diritti dei #siciliani significa essere rompicoglioni, noi lo siamo e siamo fieri di esserlo!”.

Gli Arata sono indagati da mesi per un giro di mazzette alla Regione siciliana. Il Tribunale di Palermo aveva disposto la misura cautelare per Paolo e Francesco Arata, padre e figlio, il primo già consulente della Lega per l’energia ed ex deputato di Forza Italia. Paolo Arata e accusato di aver corrotto l’ex sottosegretario ai trasporti Armando Siri della Lega in cambio di norme favorevoli all’eolico. Secondo gli inquirenti, gli Arata sarebbero soci occulti dell’imprenditore trapanese dell’eolico Vito Nicastri, il cosiddetto “signore del vento” come lo definì anni fa il  Financial Times anni fa il “re mida” dell’eolico, l’uomo che, iniziando come elettricista di paese, è riuscito a mettere su una fortuna da oltre un miliardo di euro, puntando per primo sulle energie alternative.

Nicastri viene descritto dagli investigatori, che ne sottolineano l’intuito e le capacità “visionarie”, lo descrivono come un profondo conoscitore della macchina burocratica regionale, uno che sapeva quali ruote ungere per avere concessioni e autorizzazioni. Un corruttore, dunque, come conferma l’inchiesta della dda di Palermo, che l’aveva già arrestato per mafia. Di recente è stato condannato a 12 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

Alla Regione Siciliana Nicastri conosceva tutti. E dove non arrivava lui arrivava il suo socio occulto, Paolo Arata, docente di ecologia, ex deputato di Forza Italia e in ultimo vicino alla Lega. Per i Pm erano insieme in affari. Arrestato negli anni ’90, tornato in cella nel 2018 in una vicenda relativa all’acquisito i terreni degli esattori di Salemi, i cugini Nino e Ignazio Salvo, già condannato a 4 anni per evasione fiscale, Nicastri, sarebbe al centro di un giro di mazzette che coinvolge anche funzionari della Regione.

L’imprenditore Paolo Arata si sentiva “forte della provata disponibilità di Armando Siri” l’ex sottosegretario del Carroccio accusato di corruzione per una tangente da 30mila euro proprio per far approvare l’emendamento sul decreto sulle rinnovabili che avrebbe favorito l’Arata, il quale si vantava di questa conoscenza “Facciamo mettere quello che vogliamo“.

Gli do 30mila euro, perché sia chiaro tra di noi, io ad Armando Siri, ve lo dico“. Sarebbe questa l’intercettazione in cui l’imprenditore ed ex parlamentare di Forza Italia, Paolo Arata, consulente della Lega, avrebbe chiamato in causa l’ex sottosegretario Armando Siri durante un colloquio di settembre 2018 con il figlio Francesco e con Manlio Nicastri, figlio dell’imprenditore Vito, il ‘re’ dell’eolico. L’intercettazione è alla base del filone romano dell’inchiesta in cui si ipotizza il pagamento di una tangente all’ex sottosegretario. Nicastri, ritenuto dai pm siciliani vicino a Cosa Nostra, avrebbe cominciato a collaborare e, lo scorso 8 luglio, è stato sentito dai magistrati di Roma.

Arata, anche forte delle sue “amicizie” agiva pure affinché l’ex sottosegretario della Lega Armando Siri “ottenesse un importante incarico” nel Governo. Alcune cose però non andarono come sperava, tanto che nei dialoghi intercettati con Nicastri Vito, il ‘re’ dell’eolico e suo figlio Manlio, l’imprenditore Arata si lamenta dell’ostruzionismo del M5s: “Questi rompono sempre i coglioni“. Al centro del dialogo c’èra sempre l’emendamento sugli incentivi per il cosiddetto mini eolico che avrebbe fatto guadagnare a Nicastri circa un milione di euro, poi bloccato dall’opposizione dei Cinquestelle “Doveva rientrare nel nuovo decreto, questo delle rinnovabili“, dice Nicastri. “Lì non c’è rientrato per colpa dei Cinquestelle”, replica Arata.

Conversazioni scritte nero su bianco nell’informativa della Dia di Trapani depositata dai Pm di Roma nell’ambito dell’inchiesta che vede l’imprenditore e l’ex sottosegretario del Carroccio accusati di corruzione per quella tangente da 30mila euro proprio per far approvare quell’emendamento.

Quando Arata parla ai Nicastri racconta di aver incontrato Siri la sera prima a cena. L’argomento sono i provvedimenti da inserire “In due son passati, uno non c’è passato per colpa dei Cinquestelle, adesso siamo molto più forti quindi ce lo fanno passare, non è questo il problema”. Il problema, spiega Arata intercettato, è dove inserirlo: “Gli ho detto ‘agganciamolo allo sblocca cantieri‘, però che senso ha, questo è un provvedimento energetico con lo sblocca cantieri, non puoi, capito, cioè, il primo che si alza dice: che cazzo c’entra, toglietelo, è inammissibile”.

Nicastri chiede perché non è stato inserito nel decreto sulle rinnovabili, dove Arata diceva di poter “mettere quello che vogliamo”. “Lì non c’è rientrato – risponde l’imprenditore – per colpa dei Cinquestelle. Adesso c’è un rapporto di forza diverso, diciamo la verità. Ma io prima o poi lo faccio passare questo. Certo se adesso, di nuovo, hanno messo la pregiudiziale per il commissario perché dicono che sono di Forza Italia, ieri sera proprio me lo ha detto… questi rompono sempre i coglioni, però ormai sono sulla via del declino totale”, conclude Arata.

Quando Arata a maggio 2018 parla con il figlio, sempre intercettato, il tenore delle sue parole è molto diverso. È convinto di poter mettere mano “al 100% al decreto sulle rinnovabili“, come dice al figlio, ed è “fiducioso”, scrivono gli inquirenti, nel fatto che Siri “avrebbe a breve ricoperto un rilevante incarico di governo“. Anzi, per far sì che ciò avvenga, sarà lo stesso imprenditore ed ex consulente del Carroccio a muoversi, su “richiesta esplicita” del senatore leghista. Arata, secondo quanto scrivono gli inquirenti nell’informativa, disse “al figlio di avere ‘sponsorizzato’, tramite Gianni Letta, Siri a Silvio Berlusconi che lo aveva addirittura chiamato”. Già dal mese di aprile, si legge a pagina 87, Arata spingeva la candidatura di Siri per un importante incarico governativo. A tal fine oltre ad interessare ripetutamente Gianni Letta, Arata “ricorreva all’aiuto del cardinale Raymond Leo Burke, importante esponente della Chiesa cattolica” e, il 6 aprile del 2018, al telefono con il cardinale, “auspicava un intervento dell’alto prelato direttamente su Giancarlo Giorgetti in favore di Siri”, scrive chi indaga.

Arata si vanta di aver coinvolto anche Matteo Salvini. Il 23 maggio 2018, mentre parla con il figlio Francesco, Arata diceIeri sera c’è stato Armando da noi, Di Maio vuole andare alle attività produttive”, dice. “E ci va sicuro, l’ha chiesto lui! Allora – aggiunge Arata – Salvini non sa dove mettere Armando (Siri, ndr.). Io gli ho detto che deve fare il viceministro con la delega dell’energia e lui lo ha chiesto a Salvini e Salvini ha chiamato anche casa nostra ieri“.

La Dia precisa però di “non avere registrato” telefonate fra il Ministro dell’Interno e Arata ex deputato di Forza Italia ed ex consulente della Lega per l’energia.

Dalle intercettazioni si evince che “c’è stato un momento in cui mentre si formava il Governo qualcuno come Arata ha dichiarato di volermi controllare” commenta Luigi Di Maio“E’ un fatto gravissimo. Se qualcuno, esterno al governo, ha provato a manipolare le scelte di governo mi aspetto la massima chiarezza. Se qualcuno ha provato a controllare o sabotare l’azione del M5s al governo pretendiamo la massima chiarezza”, aggiunge il vicepremier Di Maio.

Siamo orgogliosamente dei rompiscatoledichiara Di Maio a Giffoni Valle Piana (Salerno) – Ho letto un’intercettazione in cui si dice che il Movimento 5 Stelle rompe le scatole, per non dire un’altra cosa e ferma emendamenti che dovevano servire a far fare business a un certo Arata, in combutta con Nicastri che, si dice, sia il prestanome di Matteo Messina Denaro. Noi, orgogliosamente, siamo dei rompiscatole», ripete il capo politico del Movimento 5 Stelle, e “se, a volte, diciamo qualche no, è perché i nostri no servono ad arginare interessi loschi che si stavano anche aggirando intorno a questo Governo”.

Sul rapporto con il ministro dell’Interno, però Di Maio getta benzina sul fuoco Non ho ragioni di dubitare di Salvini. Lavoriamo bene insieme in questo Governo e portiamo a casa i risultati.

L’opinione.

Non ci si stupisce da queste pagine che i 5stelle siano considerati dei “rompicoglioni”, ma da tanti, poiché i corrotti, i razziatori, i mentalmente mafiosi, nell’incancrenito trasversale sistema pubblico-politico-sociale siciliano e italiano sono risaputamente un decennale esercito, dagli scranni più alti all’ultimo sgabello. Mi ricorda una vicenda di cui ho scritto e raccontato spesso sulla mia pagina Fb e dichiarato anche in altre sedi. Negli anni ’80 mi recavo a Palermo per lavoro, passavo all’andata e al ritorno davanti alla casa di un Magistrato che ogni mattina doveva uscire e rientrare scortato da volanti della Polizia. Quando poi andavo nell’assessorato regionale, la parola più comune nei confronti di quel Magistrato da parte di blasonati funzionari era “stronzo”. Il clima culturale degli anni ’80 a Palermo e in genere nella Sicilia di quei decenni, era quello manifestatamente politico-mafioso. Oggi non è cambiato molto se non che parecchi hanno imparato a recitare dai loro cortigiani del sistema mediatico. Mi domandavo all’epoca dove quel Magistrato prendesse tutta quella forza d’animo per potere andare avanti in quella situazione di assoluta generale avversione e astio, anche perché iniziavo a percepire, seppure l’ho consapevolizzato molto dopo, quanto fosse marcio lo Stato, la Regione, le Istituzioni, la Burocrazia, le Associazione di categoria, i Professionisti e la cosiddetta società civile. Quel Magistrato poi fu ucciso dalla mafia. Ora, che i 5stelle siano considerati dei “rompicoglioni” non c’è da stupirsi. In Italia e specialmente in Sicilia, chi sfiora, critica, insinua, chi prova solo a cambiare l’annoso sistema costituzionale-mafioso che in modo magniloquente qualcuno definiva “l’ordine delle cose” (mafiose), è come se si ponesse contro mezza popolazione, in quanto ci sono ormai troppe innumerevoli variegate pletore di corrotti, profittatori, delinquenti legalizzati, mercenari, squillo, ipocriti, retorici, che negli anni hanno forzosamente e anche con certa giurisprudenza compiacente, trasformato la “cosa pubblica” in “cosa nostra”, anche grazie ad una certa Informazione e intellettualità opportunista e assoldata. E pertanto chi si permette di contrariare questo, civilmente deviato, sistema siciliano e italiano, non può che essere per quest’ultimo uno “stronzo”, un “rompicoglione” ma anche un “aduso”.

Adduso Sebastiano

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