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Denunciò i criminali, ma lo Stato dispone l’interdittiva alla sua azienda. Imprenditore si uccide a Gela

Denunciò i boss, questi lo querelano, viene assolto, ma lo Stato impone lo stesso l’interdittiva alla sua azienda, perde gli appalti, si suicida.

L’interdittiva, articolo 289 c.p.p. (Codice di procedura penale, D.P.R. 22 settembre 1988, n.477) consiste in sanzioni che impediscono all’ente o alla persona di fare qualcosa. Le sanzioni interdittive prevedono tra l’altro: l’interdizione dall’esercizio dell’attività; la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito; Il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio; l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi; il divieto di pubblicizzare beni o servizi. Si applica quando ricorre almeno una di queste condizioni: l’ente  o la persona deve aver ottenuto dal reato un profitto di rilevante entità.

Si chiamava Rocco Greco ed era geometra, 57 anni imprenditore di Gela (in provincia di Caltanissetta), simbolo dell’antiracket locale e general manager della dell’impresa Cosiam ubicata  alla periferia nord della città. Greco era molto noto in città per avere specializzato un ramo della sua azienda nella rimozione e nello smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Nel 2008, insieme ad altri sei imprenditori, Greco si era barricato sopra il tetto della sede dell’Ato Ambiente CL2 per protestare contro le presunte irregolarità della gara d’appalto del servizio rifiuti, perché una sola ditta si era aggiudicata un maxi appalto da 22 milioni di euro con un ribasso dello 0,1%. Ora aveva anche denunciato degli estorsori che gli chiedevano il pizzo. Ma questi a loro volta lo avevano denunciato (vedi un po’ che singolare novità tra la criminalità). Però il Tribunale lo aveva assolto. Tuttavia la Prefettura di Caltanissetta, nonostante la sentenza di assoluzione, applicò l’interdittiva per la sua azienda. Sicché Rocco Greco perse tutti gli appalti. Per l’avvilimento e la disperazione, Rocco si è suicidato sparandosi un colpo di pistola alla tempia. A soccorrere Greco sarebbero stati i suoi dipendenti. Ricoverato in condizioni disperate nel reparto di rianimazione dell’ospedale Vittorio Emanuele di Gela, l’imprenditore è deceduto dopo pochi minuti.

Va detto che, come riportato da qualche quotidiano isolano, i Carabinieri di Gela stanno effettuando accertamenti, con interrogatori e rilevamenti scientifici, per verificare se si tratti davvero di suicidio, oppure omicidio.

Le vicissitudini di Rocco cominciano nel 2007, quando denuncia i boss della Stidda e di Cosa nostra a Gela. Ma non solo. Riesce anche a convincere sette imprenditori a fare la stessa cosa. Quelle denunce di quegli imprenditori fecero scattare undici arresti. E poi avevano portato a condanne per 134 anni di carcere. Una sentenza confermata dalla Cassazione. Che ha smentito le accuse dei mafiosi alla sbarra contro chi aveva denunciato dichiarando: “Ma quale pizzo, gli imprenditori pagavano il nostro sostegno. E spartivamo gli utili”.

Viene da pensare, anche per annosa esperienza in trincea, che lo Stato italiano sembrerebbe avere una mentalità “oscura” per la quale penalizza coloro che non vogliono cedere alla corruzione e alla criminalità, anzi forzosamente vessandoli, perseguitandoli, lasciandoli soli e facendoli isolare in ogni modo, fino a che, in qualche maniera, se non li ammazzano prima, si spengano da soli come una candela.

Ancora oggi con questo neoGoverno 5stelle-lega non si è visto un mutamento sostanziale, quindi istituzionale e forzoso, in questa apparente statale mentalità “abbuia” e ciò malgrado anche i proclami del neo Ministro degli Interni Salvini e leader della Lega, nonché del Ministro della Giustizia Bonafede dei 5stelle.

Nel frattempo gli imprenditori onesti, i cittadini produttivi, lavoratori, privati e operosi, quando in generale denunciano, rischiano ancora di essere annichiliti economicamente ed esistenzialmente dal risaputo quanto quasi indecifrabile, sistema pubblico-politico-giuridico, ma ancora peggio finiscono, come tanti nell’ultimo decennio, con il doversi suicidare per la disperazione e per essersi comportati da persone civili, come pure di avere esposto anche la propria famiglia a ritorsioni di ogni tipo, a causa di uno Stato, quello italiano, risaputamente da sempre e in buona parte eticamente non chiaro se non anche distaccato.

Scrive sulla propria pagina Fb il senatore del Pd Stefano EspostitoDi Rocco Greco mi sono occupato in commissione antimafia e partendo dal suo caso posi il problema, sempre attuale, di rivedere la normativa sulle interdittive antimafia. Purtroppo non ebbi grande ascolto”.

Dispiace molto per quell’imprenditore, come per tanti altri concittadini e nelle fattispecie conterranei, che fino adesso, credendo di vivere in uno Stato totalmente trasparente, civile, retto, oggettivo e a dalla parte dei cittadini, hanno pagato caro, persino con l’unica vita, questa speranza, forse anche illusione (propagandata).

L’immagine è tratta dal sito della Cosiam, l’azienda di Rocco Greco.

Adduso Sebastiano

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