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Ucraina, Musk ha partecipato a telefonata tra Trump e Zelensky: il retroscena

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(Adnkronos) –
La telefonata di mercoledì tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky ha riservato due sorprese: in linea c'era anche il ceo di Tesla e X Elon Musk ed il leader ucraino è stato in qualche modo rassicurato dal presidente eletto.Lo ha rivelato Axios, citando due fonti a conoscenza della telefonata.

Secondo il sito, la notizia indica innanzitutto quanto sarà influente Musk nella seconda Amministrazione Trump, ma alimenta anche i dubbi sull'approccio che il presidente eletto avrà riguardo la guerra in Ucraina, che molti ritengono maggiormente incline verso le posizioni di Mosca.  La telefonata è durata circa 25 minuti.Secondo le fonti, dopo che Zelensky si è congratulato con Trump, il presidente eletto ha affermato che sosterrà l'Ucraina, ma non è entrato nei dettagli.

Una delle due fonti ha precisato che Zelensky ha ritenuto positivo il fatto che la chiamata sia avvenuta così presto dopo la vittoria elettorale.Per il presidente ucraino la telefonata è andata bene, mentre Musk – dal canto suo – è intervenuto per annunciare che continuerà a sostenere l'Ucraina tramite i suoi satelliti Starlink.  Intanto secondo quanto rivela l'Economist, "molti funzionari ucraini di alto livello" speravano nella vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali.

Nonostante i timori per possibili tagli agli aiuti militari, una parte dell'establishment ucraino riterrebbe la vittoria dei repubblicani meno drammatica di quello che si potrebbe immaginare, afferma un articolo suggerendo un'interpretazione diversa del voto americano da parte di Kiev. Il motivo è presto detto.In molti nella capitale ucraina, riferisce l'Economist, si erano stancati dei frequenti proclami di forte sostegno da parte di Joe Biden non accompagnati dai fatti.

Il presidente, ad esempio, si è sempre rifiuto di consentire agli ucraini di usare missili a lungo raggio per colpire in profondità la Russia e non è riuscito a evitare forti ritardi nelle forniture militari. "Di fronte alla scelta tra la sopravvivenza o un presidente imprevedibile che avrebbe fatto a pezzi le regole e quasi certamente tagliato gli aiuti, erano pronti a rischiare", sostiene il settimanale.  Altro tema quello del cambiamento climatico.Ad affrontarlo è il New York Times che si chiede se il 'super pro-clima' Elon Musk riuscirà a convincere Donald Trump a ritrattare le sue posizioni su ambiente e riscaldamento globale.

Il quotidiano ha provato ad approfondire l'argomento scavando nelle dichiarazioni passate dell'uomo più ricco del mondo e fondatore di Tesla e SpaceX, tra i più grandi sostenitori e finanziatori della campagna elettorale che ha portato il tycoon alla Casa Bianca.  Da quando ha incassato il sostegno di Musk, Trump ha notevolmente ammorbidito la sua retorica sui veicoli elettrici. “Parlo continuamente di veicoli elettrici, ma non voglio dire che sono contro.Sono assolutamente a favore – aveva dichiarato il tycoon durante la campagna – Li ho guidati e sono incredibili, ma non sono per tutti”.

Musk si è preso il merito per l'apparente dietrofront di Trump, dichiarando agli azionisti di Tesla di saper “essere persuasivo”.Riferendosi a Trump, ha detto: “Molti dei suoi amici ora hanno una Tesla e la adorano tutti.

Ed è un grande fan del Cybertruck.Quindi penso che questi possano essere fattori che contribuiscono”. 
Ora Musk, che ha trascorso la notte delle elezioni nella residenza di Trump a Mar-a-Lago e ha posato per una foto di gruppo con la famiglia del presidente eletto, dovrebbe avere una linea diretta con la Casa Bianca nei prossimi mesi.

Le aziende di Musk, tra cui Tesla e SpaceX, guadagnano già miliardi grazie ai contratti governativi e alle politiche federali, e si prevede che Musk cercherà di ottenere ulteriori vantaggi per le sue imprese.Ma se la sua persuasione possa estendersi ad altri ambiti, come le questioni climatiche, resta da vedere. “È una domanda reale – ha detto Paul Bledsoe, docente del Centro per la politica ambientale dell'American University – Musk difende solo gli interessi di Tesla e SpaceX? È solo un lobbista interessato a se stesso?

Oppure cerca di influenzare Trump affinché riconosca che, come questione economica, l'energia pulita è un'enorme opportunità per gli Stati Uniti di superare la Cina?”. 
Le opinioni di Trump su riscaldamento globale ("una bufala") e politiche energetiche non sono un mistero.Dall'altra parte, in una biografia pubblicata l'anno scorso da Walter Isaacson, Musk viene descritto come uno studente universitario che si è interessato all'energia solare e ai veicoli elettrici perché preoccupato dai pericoli del riscaldamento globale e dalla prospettiva che il mondo finisca i combustibili fossili.

Tesla vende pannelli solari e batterie che possono fornire energia di riserva alle case o aiutare a bilanciare l'energia eolica e solare sulla rete.Attualmente, le batterie di accumulo rappresentano circa il 10% del fatturato di Tesla. 
In passato, Musk è stato apertamente in disaccordo con Trump sulle questioni climatiche.

Nel 2017, quando il tycoon annunciò che gli Stati Uniti si sarebbero ritirati dall'accordo di Parigi sul clima, il miliardario si dimise per protesta da due consigli presidenziali.In una conversazione tra i due trasmessa su X ad agosto, Musk si era rivolto a Trump: “Penso che il solare sarà la maggior parte della produzione di energia sulla Terra in futuro”, aggiungendo di sostenere l'energia nucleare, che non produce gas serra e che Trump ha talvolta appoggiato. “La produzione di elettricità nucleare è sottovalutata – aveva spiegato Musk durante la chiacchierata – La gente ha questa paura della generazione di elettricità nucleare, ma in realtà è una delle forme di generazione più sicure”.  Musk aveva comunque ammesso di non avere fretta nel fermare il riscaldamento globale: “Abbiamo ancora un bel po' di tempo, non dobbiamo affrettarci – le sue parole – Se, non so, tra 50 o 100 anni, saremo per lo più sostenibili, penso che probabilmente andrà bene”.

Nella chiacchierata aveva infine suggerito cautela nello stop all'utilizzo di combustibili fossili: “Se dovessimo smettere di usare il petrolio e il gas in questo momento, moriremmo tutti di fame e l'economia crollerebbe.Quindi non credo sia giusto diffamare l'industria del petrolio e del gas”.     —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Da Cogne a Rigopiano, tutte le mete del turismo macabro

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(Adnkronos) – Visitare luoghi macabri o che sono stati teatri di tragedie: è il cosiddetto tanaturismo o, più comunemente, dark tourism.E sono tanti in Italia i luoghi meta di viaggi dell'orrore che negli anni hanno continuato a registrare vere e proprie orde di visitatori.

Paesi come Cogne o Avetrana, città come Perugia e Firenze, località turistiche come l'Isola del Giglio e Rigopiano, sono decine i luoghi che in questi anni hanno dovuto fare i conti con il turismo macabro.E adesso arriva anche il gioco da tavola 'Merendopoli', ispirato ai delitti del 'Mostro di Firenze'. Già a cavallo fra gli anni '80 e '90 la Piazzola degli Scopeti, nel fiorentino, dove il 9 settembre 1985 furono uccisi Jean Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot, attrasse diversi curiosi sulle tracce dell'ultimo duplice omicidio del Mostro di Firenze.

Ma anche altri fatti di cronaca, come il disastro della diga del Vajont, il 9 ottobre 1963, spingono ancora oggi i visitatori a una sosta.Città come Cogne e Novi Ligure, teatro di efferati omicidi, furono letteralmente prese d'assalto dai curiosi.

La prima, dal 2001, per la morte di Samuele Lorenzi e per il quale è stata condannata in via definitiva la madre Anna Maria Franzoni; la seconda un anno dopo per l'uccisione a coltellate, da parte di Erika De Nardo e Mauro 'Omar' Favaro, di Susanna Cassini e Gianluca De Nardo, madre e fratello dell'allora 16enne Erika.  Dalla fine del 2006 invece il dark tourism fa tappa a Erba, in provincia di Como, nella palazzina dove vivevano Olindo Romano e Rosa Bazzi, ritenuti colpevoli dalla giustizia di aver assassinato Raffaella Castagna, suo figlio Youssef Marzouk, la nonna Paola Galli e la loro vicina di casa Valeria Cherubini.Tra le mete del tanaturismo anche Perugia, nella villetta a schiera dove venne uccisa la studentessa britannica Meredith Kercher.

La morte di Sarah Scazzi invece porta dal 2010 un afflusso di turismo noir ad Avetrana, in Puglia.Nel 2012, il naufragio della Costa Concordia, e la permanenza del relitto per oltre due anni e mezzo all'imboccatura del porto dell'Isola del Giglio, spinsero addirittura alcuni ad organizzare dei tour guidati all'Argentario, ma anche a Genova, dove la nave poi fu demolita.

Non sfugge alla regola neanche la località di Farindola, dove aveva sede l'hotel Rigopiano distrutto nel 2017 da una valanga.   —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Usa, sventato complotto iraniano per uccidere Trump: 3 incriminati

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(Adnkronos) – Il dipartimento di Giustizia ha annunciato oggi, 8 novembre, incriminazioni federali per tre persone coinvolte in uno sventato complotto iraniano per assassinare Donald Trump, prima delle elezioni.Secondo i documenti depositati in tribunale, le autorità iraniane hanno chiesto ad uno degli incriminati, Fareh Shakeri, di organizzare il piano per uccidere Trump.  Si ritiene che l'uomo, che è iraniano-americano e l'Fbi descrive come un "agente" dei Guardiani della Rivoluzione islamica, si sia rifugiato in Iran.

Mentre sono stati arrestati a New York Carlisle Rivera e Jonathon Loadholt, due cittadini americani accusati di aver aiutato il governo iraniano a controllare un altro cittadino di origine iraniana.  
Secondo l'accusa i pasdaran hanno ordinato a Shakeri di uccidere Trump per vendicare la morte di Qassem Soleimani, il capo della Quds Force, ucciso in un raid americano a Baghdad nel gennaio del 2020.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Nisticò (Aifa): “Lavoriamo per migliorare accesso a terapie oncologiche”

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(Adnkronos) – "L'Aifa ha avviato iniziative specifiche per migliorare l'accesso alle terapie oncologiche, concentrandosi su diverse aree chiave come la promozione della ricerca clinica, incentivando studi che possano portare a nuove scoperte terapeutiche.Abbiamo dedicato un bando di ricerca indipendente proprio al sequenziamento in oncologia, negli ambiti dell'epatocarcinoma, del carcinoma del polmone, delle piccole cerche e del carcinoma renale.

Sono state presentate 12 domande e siamo in fase di pubblicazione delle gravi terapeutiche.Stiamo ripensando a schemi di accesso precoce che sappiamo essere uno dei termini più dedicati per i clinici, con terapie che molte volte rappresentano l'unica alternativa per l'accesso alle terapie oncologiche".

Lo ha detto il presidente dell'Agenzia italiana del farmaco, Robert Giovanni Nisticò, nel suo intervendo in occasione della cerimonia di apertura del 26esimo Congresso nazionale dell'Associazione italiana oncologia medica (Aiom) a Roma.  "Stiamo cercando di lavorare per garantire che ogni paziente, indipendentemente dalla propria situazione geografica o socio-economica, come ricordava il ministro della Salute Schillaci, possa accedere alle terapie oncologiche di alta qualità ed è per questo che si è avviato un dialogo più stretto con le Regioni – ha sottolineato Nisticò – Attraverso tavole di confronto e partnership, miriamo a creare un sistema di network che risponda alle specifiche necessità locali, mantenendo elevati standard di qualità.L'accesso alle terapie oncologiche e la riforma di Aifa sono solo alcuni dei passi che stiamo compiendo per affrontare le sfide del nostro tempo".  "La vostra esperienza sul campo, il vostro lavoro e la vostra passione – ha infine concluso rivolgendosi agli oncologi – sono fondamentali per guidarci.

Vi invito a continuare a collaborare e a condividere le proposte, affinché insieme possiamo creare un futuro in cui ogni paziente oncologico possa ricevere le cure di cui ha bisogno e merita". —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Schillaci: “Per Ssn sostenibile sforzi su prevenzione e screening”

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(Adnkronos) – "Le società scientifiche, a cominciare dall'Aiom, svolgono un ruolo insostituibile nella lotta ai tumori, che è una battaglia comune e una priorità del ministero della Salute.Non a caso l'approvazione e l'iniziale finanziamento del Piano oncologico nazionale sono stati fra i primi interventi che ho firmato come ministro.

Qui voglio confermare il mio massimo e costante impegno su questi temi".Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schullaci, intervendo al XXVI Congresso nazionale dell'Associazione italiana oncologia medica (Aiom) a Roma.  "Viviamo in un tempo di grandi cambiamenti e opportunità.

Grazie ai risultati della ricerca, abbiamo a disposizione strumenti e cure fino a ieri inimmaginabili – ha sottolineato Schillaci – E' aumentata la sopravvivenza e anche durante la malattia si vive meglio.Allo stesso tempo, possiamo andare fieri del riconoscimento internazionale attribuito alla rete italiana delle Breast Unit, che sono diventate un modello da seguire a livello europeo.

Il quadro che abbiamo di fronte è complesso, ma è importante saper mettere a fuoco anche i molti segnali positivi".E ancora, "abbiamo fatto grandi passi in avanti nella prevenzione, nella diagnostica e nella cura, ma certamente – ammette il ministro – c'è ancora tanto lavoro da compiere per trarre tutto il beneficio possibile dall'innovazione e dalle nuove conoscenze, così come per potenziare il nostro Servizio sanitario nazionale, che è ciò a cui puntiamo anche con i grandi interventi di riorganizzazione finanziati dal Pnrr.

Abbiamo un Ssn tra i migliori al mondo, ma dobbiamo assicurarne la sostenibilità futura.E' indubbio che dobbiamo partire dal personale, dai nostri professionisti.

A tale riguardo, voglio ricordare anche qui che nella Manovra abbiamo previsto aumenti per le indennità di specificità per il personale sanitario medico e non medico". "Sappiamo che dobbiamo mettere in campo misure per affrontare i cambiamenti di domani – ha proseguito Schillaci – La maggiore sopravvivenza ai tumori è insieme un enorme traguardo e un fattore sfidante sotto il profilo della continuità assistenziale.Così come è un dato preoccupante l'aumento dell'incidenza di alcuni tumori nelle persone più giovani, penso al cancro del colon.

Non possiamo quindi smettere di investire in ricerca, né possiamo rischiare di trovarci, domani, senza le professionalità indispensabili per affrontare le neoplasie.Come spesso ripeto, non posso immaginare un futuro senza anatomo-patologi o radioterapisti.

Per questo in Finanziaria – ha ricordato – ci sono aumenti per il trattamento economico delle borse di specializzazione oggi meno attrattive, fra cui Anatomia patologica, Anestesia e Rianimazione, Terapia intensiva e del dolore, Medicina e Cure Palliative, Radioterapia". Altrettanto "strategico è continuare a investire nei percorsi di innovazione in oncologia, sempre nell'interesse dei pazienti.Stiamo valutando progetti sulla prevenzione terziaria – ha rimarcato il ministro – in particolare per creare un approccio integrato che migliori significativamente l'assistenza e il supporto a chi convive con il cancro e oltre il cancro, e stiamo lavorando per favorire un accesso equo ai farmaci prescritti sulla base del Molecular tumor board, superando le criticità attualmente esistenti legate ai costi e che creano disparità territoriali.

Su questi temi c'è un confronto costante con Aiom e altre società scientifiche oncologiche.Ricordo inoltre che, con l'entrata in vigore del decreto tariffe, potremo procedere all'aggiornamento dei Lea che vedrà l'ingresso nel regime pubblico anche della diagnostica molecolare".  Altro tema prioritario è quello dell'accessibilità alle cure, "che avete posto al centro del vostro congresso – ha continuato Schillaci parlando agli oncologi Aiom – Come ha sottolineato pochi giorni fa anche il presidente Mattarella, è necessario superare i divari territoriali.

E su questo c'è un grande sforzo in atto.Per quanto riguarda i ricoveri ospedalieri, i dati del Programma nazionale esiti, che abbiamo da poco presentato con Agenas, ci dicono che rispetto al passato c'è una maggiore omogeneità tra le Regioni.

Non è un punto d'arrivo, ma di partenza che ci incoraggia sulla strada che abbiamo intrapreso.Le differenze che oggi esistono fra Nord e Sud sono inaccettabili e su questo dobbiamo fare di più, a cominciare dall'ambito della prevenzione.

Sappiamo che circa il 50% dei decessi per tumore e il 40% delle nuove diagnosi possono essere evitati, poiché legati a fattori di rischio modificabili ritenuti la causa di circa 65.000 morti l'anno.Per questo da subito abbiamo puntato sulla promozione di stili di vita salutari e sulla prevenzione secondaria, per aumentare la partecipazione ai programmi di screening e alle visite specialistiche, perché la diagnosi precoce è fondamentale per garantire maggiori probabilità di sopravvivenza e una migliore qualità della vita dei pazienti".  Un'azione mirata "è poi rivolta alle Regioni del Sud (Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia), proprio per ridurre le disuguaglianze in ambito sanitario.

Abbiamo sviluppato un Piano d'azione che si avvarrà dei fondi del Programma nazionale equità nella salute 2021-2027 – ha evidenziato il ministro – per la sperimentazione di nuovi modelli organizzativi per migliorare i servizi, compresi quelli di screening oncologico, tra l'altro con un aggiornamento costante delle liste anagrafiche per gli inviti ai test".L'offerta degli screening gratuiti già disponibili "deve essere adeguata in tutta Italia e stiamo lavorando per ampliare l'offerta con gli screening emergenti di polmone e prostata.

Il lavoro avviato è impegnativo ed è importante anche la collaborazione con Aiom, con tutte le società scientifiche, con i medici e con le associazioni dei pazienti che pure sono presenti questo pomeriggio.Sono certo che non mancherà il vostro contributo per affrontare le grandi sfide che abbiamo davanti", ha concluso. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Gori mancanze d’acqua e abbassamenti di pressione Angri, Bracigliano, Corbara, Nocera S., Pagani, Sant’Egidio

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Gori comunica che, al fine di eseguire interventi di riparazione su una perdita idrica individuata sulla condotta adduttrice integrativa gestita da Ausino in via delle Cartiere, Acerno, sarà necessario interrompere temporaneamente il servizio idrico in alcune zone dei comuni di Angri, Bracigliano, Corbara, Nocera Superiore, Pagani e Sant’Egidio del Monte Albino.

L’interruzione del servizio è prevista dalle ore 8:00 di lunedì 11 novembre 2024 fino alle ore 1:00 di martedì 12 novembre, per un totale di 17 ore.

Di seguito è riportato l’elenco dettagliato delle strade interessate da disservizi idrici e delle località in cui sarà attivo un servizio sostitutivo:

ANGRI:

VIA CASALANARIO, VIA CIMITERO VECCHIO, VIA CUPA MASTROGENNARO, VIA CUPARELLA, VIA PONTE AIELLO e tutte le relative traverse.

SERVIZIO IDRICO SOSTITUTIVO con BATTERIA DI FONTANINE presso:

Via Alveo S. Alfonso n°6, antistante campo di calcetto, presente per tutta la durata dell’interruzione idrica.

BRACIGLIANO:

II TRAVERSA PASQUALE DONNARUMMA, TRAVERSA DI VIA DIAZ, TRAVERSA I DI VIA CAPITANO CECCONI,

TRAVERSA I DI VIA CARDAROPOLI, TRAVERSA I DI VIA DIAZ, TRAVERSA II DI VIA DIAZ, TRAVERSA III DI VIA DIAZ, TRAVERSA IV DI VIA DIAZ, TRAVERSA V DI VIA DIAZ, VIA CAMPO SPORTIVO, VIA CAPITANO CECCONI,

VIA CAPO LE PIETRE, VIA CARDAROPOLI, VIA CETRONICO, VIA CUPA DE SIMONE, VIA DIAZ, VIA DONNARUMMA, VIA PIGNATARO, VIA STRETTOLA CAPITANO CECCONI, VIA VESCOVO CAPACCIO e tutte le relative traverse.

SERVIZIO IDRICO SOSTITUTIVO con AUTOBOTTE presso:

Via Donnarumma, piazzale comunale di fronte al chiosco, presente per tutta la durata dell’interruzione idrica.

CORBARA:

LOCALITA’ CASAMOLA, VIA CASA MOLA, VIA MONACELLE e tutte le relative traverse.

SERVIZIO IDRICO SOSTITUTIVO con AUTOBOTTE presso:

Via Pulcinella, area parcheggio Proloco, nel comune di Sant’Egidio del Monte Albino, presente per tutta la durata dell’interruzione idrica.

NOCERA SUPERIORE:

VIA CASA MILITE, VIA NAZIONALE e tutte le relative traverse.

SERVIZIO IDRICO SOSTITUTIVO con AUTOBOTTE presso:

Via Nazionale Camerelle, presente per tutta la durata dell’interruzione idrica.

PAGANI:

VIA AMALFITANA e tutte le relative traverse.

SANT’EGIDIO DEL MONTE ALBINO:

PIAZZA GIOVAN BATTISTA FERRAIOLI, PIAZZA MARTIRI DI NASSIRYA, PIAZZA MUNICIPIO, TRAVERSA DI VIALE DELLA PACE, TRAVERSA II DI VIALE KENNEDY, TRAVERSA MUNICIPIO, VIA BOSCO, VIA CASTELLO TROIANO, VIA ERNESTO DANIO, VIA FRANCESCO FERRAIOLI, VIA GIACOMO LEOPARDI, VIA IPPOLITO GAETANO, VIA MANDRINO, VIA MARIO CUOMO, VIA ORAZIO, VIA PETRIERA, VIA RAFFAELE FALCONE, VIA SORVELLO, VIA TENENTE INNOCENZO FERRAIOLI, VIALE ABATE NATALINO TERRACCIANO, VIALE DELLA PACE e tutte le relative traverse.

SERVIZIO IDRICO SOSTITUTIVO con AUTOBOTTE presso:

Via Pulcinella, area parcheggio Proloco, presente per tutta la durata dell’interruzione idrica.

Si comunica che al ripristino dell’erogazione idrica potrebbero verificarsi temporanee condizioni di torbidità dell’acqua. Si consiglia di far scorrere l’acqua per alcuni minuti prima di utilizzarla.

Per eventuali aggiornamenti si invita a consultare la sezione “Avvisi all’utenza” del sito web www.goriacqua.com o a contattare il numero verde 800-218270, attivo 24 ore su 24.

Informazione sulla sospensione idrica è stata diffusa anche tramite affissione di locandine e avvisi sonori nelle zone interessate.

La Gori si scusa per il disagio causato da questa interruzione del servizio che riguarda impianti gestiti da altri enti.

Giustizia, task force Ministero-Università incrementa innovazione e formazione

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(Adnkronos) – Competenze, innovazione tecnologica e formazione sono i tre capisaldi dell’UPP-Task Force, il progetto realizzato dal Ministero della Giustizia, Dipartimento per l’innovazione tecnologica della giustizia – Direzione generale per il coordinamento delle politiche di coesione per favorire una sinergia vincente tra gli Uffici Giudiziari e le università nell’ambito dell’obiettivo “Miglioramento dell’efficienza e della qualità delle prestazioni del sistema giudiziario” del Pon Governance e Capacità Istituzionale 2014-20.I risultati del progetto, si legge in una nota, sono stati illustrati mercoledì scorso a Roma in occasione di un evento organizzato dal Ministero della Giustizia, cui hanno partecipato, tra glia altri: Andrea Ostellari, Sottosegretario alla Giustizia; Ettore Sala, Capo Dipartimento per l’innovazione tecnologica per la giustizia; Gaetano Campo, Capo Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi; Gabriella De Stradis, Direttore Generale per il coordinamento delle politiche di coesione. Il progetto mira alla diffusione dell’Ufficio per il Processo (UPP) e all’implementazione di modelli innovativi per gli Uffici Giudiziari. È stato realizzato coinvolgendo università pubbliche in forma singola o associata in 6 macroaree territoriali che hanno coperto l’intero territorio nazionale.

Sei i progetti ammessi a finanziamento, realizzati dal mese di aprile 2022 fino a settembre 2023, per un investimento complessivo di oltre 51 milioni di euro.Ciascun intervento fa riferimento a un Ateneo capofila (rispettivamente nelle città di Torino, Bologna, Viterbo, Napoli, Bari, Palermo) con un tasso di partecipazione pari all’85% degli Atenei statali in partenariato con le Università capofila.  “In questi ultimi anni, il Ministero della Giustizia ha intrapreso un percorso di rinnovamento, mirando con determinazione al conseguimento dell’efficienza e dell’innovazione del sistema giudiziario, traguardi fondamentali per la riforma in corso nel nostro Paese – ha ricordato Sala – Il progetto UPP-Task Force ha contribuito a stimolare il percorso di transizione digitale della Giustizia tramite la sperimentazione congiunta, tra Uffici Giudiziari e centri di ricerca, di iniziative sperimentali in tema di digitalizzazione, volte a sopperire a specifici fabbisogni espressi dagli stessi uffici giudiziari, tra cui: l’uso di strumenti digitali di supporto all'attività istruttoria; l’uso di strumenti digitali di supporto all’attività decisoria; raccolta degli indirizzi giurisprudenziali e alimentazione di banche dati giurisprudenziali; Strumenti digitali di court management.

Il progetto UPP-Task Force ha contribuito e potrà continuare a contribuire anche dopo la chiusura delle attività attraverso l’utilizzo degli output rimasti a disposizione degli Uffici Giudiziari”.  Il contributo da parte del mondo accademico è stato rilevante ai fini della realizzazione della Task Force, poiché ha riguardato complessivamente 56 atenei, 666 assegnisti e 790 borsisti di ricerca a supporto di 170 Uffici Giudiziari, considerando anche Tribunali per i Minorenni e Procure.La parte formativa, “cuore pulsante” del progetto proprio perché destinata a strutturare negli anni a venire i risultati raggiunti, ha contribuito alla definizione ed introduzione di nuovi modelli per la gestione delle pratiche che hanno interessato 162 Uffici Giudiziari.

Sempre nel settore della formazione, ulteriore novità riguarda la possibilità di creare nuovi profili professionali altamente specialistici.I risultati ottenuti alla conclusione del percorso rappresentano un bagaglio significativo sia in termini di formazione e preparazione specialistica sia in termini di creazione di modelli innovativi: 86 sono state le iniziative collegate alla formazione, 225 i modelli organizzativi creati e adottati, 171 gli strumenti di supporto digitale introdotti per facilitare la lavorazione dei fascicoli e prevenire blocchi e ostacoli gestionali. “Il capitale umano rappresenta una risorsa fondamentale per l’efficacia e l'efficienza del sistema giudiziario.

Investire sul fattore organizzativo, in particolare attraverso l'Ufficio per il Processo, significa in primo luogo migliorare la gestione delle risorse umane, combinando competenze e capacità di diverse figure professionali e razionalizzando i carichi di lavoro – sostiene Gaetano Campo, Capo Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi – L'implementazione di modelli organizzativi innovativi e la formazione del personale giudiziario sono ulteriori elementi chiave per garantire un servizio di giustizia più rapido ed efficace.Questo approccio integrato non solo valorizza il capitale umano ma promuove anche una cultura organizzativa orientata all'innovazione e alla qualità delle prestazioni”. Sei le azioni su cui si sono concentrati gli interventi: dalla maggiore integrazione tra sistema giudiziario e mercato del lavoro al potenziamento del rapporto tra università e tirocini formativi in ambito giudiziario, passando per una maggiore offerta post lauream in funzione delle necessità degli uffici del processo.

Ridefinizione dell'organizzazione negli uffici, affinamento delle competenze specifiche del personale amministrativo, supporto a digitalizzazione e innovazione tecnologica e definizione di strategie procedurali e organizzative nel civile, le altre aree di intervento. A conclusione del percorso, la Direzione generale per il coordinamento delle politiche di coesione ha previsto un’indagine conoscitiva per un bilancio complessivo dei progetti finanziati che ha interessato le Università capofila e partner e gli Uffici Giudiziari destinatari delle attività, i quali hanno espresso le proprie valutazioni sull’esperienza.Per le Università è infatti risultato evidente quanto sia importante aggiornare l’offerta formativa, introducendo nuovi corsi e intensificando la sinergia con l’amministrazione pubblica e gli ordini professionali.

Mentre gli Uffici Giudiziari hanno evidenziato l’importanza dei progetti realizzati.  “L’indagine è stata realizzata dalla Direzione Generale per il coordinamento delle Politiche di coesione in qualità di Organismo Intermedio del Pon Governance e capacità istituzionale 2014-2020 con la finalità di acquisire elementi conoscitivi di tipo qualitativo sui progetti UPP-Task Force – ha spiegato De Stradis, Direttore Generale per il coordinamento delle politiche di coesione – Tra gli obiettivi principali: identificare e analizzare i risultati raggiunti dai progetti e raccogliere proposte rispetto a eventuali iniziative analoghe da realizzare in futuro. È significativo come l’indagine sia stata realizzata proprio nell’ambito del PON Governance.Difatti, considerate le motivazioni alla base della scelta, ovvero 'rendere conto' a stakeholder e cittadini circa le attività svolte e 'apprendere' dall’esperienza realizzata, può essere considerata un esempio di rafforzamento della capacità amministrativa e istituzionale nella gestione complessiva dei progetti, in coerenza con la strategia complessiva del Programma.

L’approccio sperimentato in occasione del progetto UPP-Task Force potrà, quindi, essere replicato nell’ambito di altri progetti comunitari e nazionali”, ha concluso. Un’ulteriore dimostrazione di come la creazione di una sinergia fra l’Amministrazione giudiziaria e il mondo accademico abbia rappresentato un positivo catalizzatore di competenze ed esperienze, segnando la via lungo cui procedere per continuare a innovare il 'sistema Giustizia'. “Università e Giustizia sono due componenti fondamentali per lo sviluppo di un Paese: le Università sono alla base del progresso scientifico, tecnologico, culturale, sociale ed economico, mentre la Giustizia ha il compito di garantire che questo progresso avvenga nel rispetto delle regole proprie di uno Stato di diritto – ha osservato lOstellari – In Italia la collaborazione tra Giustizia e Università è stata già sperimentata nell’ambito del sistema giurisdizionale, ma attraverso il progetto UPP-Task Force, il Ministero della Giustizia ha voluto rilanciare un modello di miglioramento del sistema di governance basato sulla collaborazione tra Uffici Giudiziari e Università, – ha proseguito OStellari – dimostrando come quest’ultima possa essere stimolata, sviluppata e rafforzata lungo tre dimensioni.Una prima dimensione 'territoriale', intesa in termini di numero di attori e di distretti giudiziari coinvolti; una dimensione “strategica”, intesa come integrazione e diversificazione di competenze e strumenti a supporto dell’apparato giudiziario; e una dimensione “temporale”, intesa come la capacità di creare collegamenti che abbiano ricadute anche nel medio termine.

Ora l’obiettivo comune sarà passare dalla collaborazione a un’effettiva sinergia tra Università e Uffici Giudiziari come la giornata di oggi ci ha dimostrato essere possibile”, ha concluso. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Carceri, la proposta: tablet connessi a internet per detenuti

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(Adnkronos) –
Tablet con accesso a Internet come strumento educativo e riabilitativo per i detenuti: è la proposta di riforma avanzata dalle Camere Penali Internazionali che verrà presentata giovedì 14 novembre alla Camera dei Deputati in occasione dell'incontro 'Verso gli Stati Generali della Sicurezza 2025' (in cui saranno presenti, tra gli altri, Ettore Rosato, segretario del Copasir e rappresentanti di Governo della Difesa e dell'Interno). "La riforma si basa sulla convinzione che l’accesso alla rete sia un diritto umano fondamentale, necessario per lo sviluppo culturale e professionale, e ne promuove l’estensione anche ai detenuti, nel rispetto della dignità e della riabilitazione", spiegano i proponenti assicurando che la connessione alla rete dei device concessi ai detenuti sarà ovviamente "sotto stretto controllo".  "L'idea è che nel momento in cui si varca la soglia del carcere venga concesso al detenuto, al pari di altri oggetti di uso comune, un mezzo di comunicazione per mantenere un residuo collegamento con la società, che gli permetta di riabilitarsi e ricostruire un nuovo futuro", spiega all'Adnkronos l'avvocato Alexandro Maria Tirelli, presidente delle Camere penali del diritto europeo e internazionale. "Il principio alla base, che ha come orizzonte una società più inclusiva e giusta – continua -, è la difesa di un diritto, della dignità dell'uomo; non ha senso isolare il detenuto dalla società dove lì domani dovrà tornarci: il tablet non servirà per andare su TikTok ma per studiare, per la formazione professionale, per una crescita personale".   
I contenuti per l'accesso a Internet, secondo la proposta, saranno approvati dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.L'obiettivo è permettere, quindi, ai detenuti di acquisire competenze e conoscenze che faciliteranno la loro reintegrazione nella società al termine della pena.

Il sistema di accesso è pensato per impedire ogni comunicazione con l’esterno o l’uso di social media, garantendo che i detenuti possano utilizzare i tablet esclusivamente per scopi educativi e formativi.Tra i contenuti disponibili, saranno inclusi testi e materiali didattici, corsi professionali e di apprendimento linguistico. "Saranno esclusi da questa dotazione i detenuti in Alta sicurezza", sottolinea Tirelli.  Un aspetto innovativo della proposta prevede la possibilità di riduzioni di pena basate sui progressi educativi e di risocializzazione.

Attraverso un sistema di punteggi accumulati tramite studio e test, i detenuti potranno beneficiare di uno sconto di pena, incentivando così un impegno attivo nella propria crescita personale.  La riforma, secondo le Camere Penali Internazionali, "rappresenta un passo verso un sistema penale più umano e inclusivo, con l’obiettivo di ridurre la recidiva e facilitare l’inserimento lavorativo dei detenuti, contribuendo alla loro autonomia e al rispetto dei diritti umani.Riconoscere l’accesso alla rete come diritto fondamentale migliora le condizioni di detenzione e promuove una società più giusta".

Insomma, "un’opportunità per modernizzare il sistema penitenziario".   "Una proposta che preoccupa", afferma all'Adnkronos, Donato Capece, il segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria – Sappe, pigando che "strumenti di questa portata all'interno delle carceri potrebbero essere pericolosi.Il rischio è che i detenuti possano superare i limiti di controllo e dall'interno governare le azioni criminali sul territorio".

Peraltro,"gli agenti della polizia penitenziaria avrebbero un ulteriore compito, ma sarebbe davvero difficile poter controllare tutti i detenuti ai quali verrebbero dati questi mezzi di comunicazione.Stiamo quindi attenti a dotare i detenuti di tablet", conclude Capece.   "Il carcere dovrebbe essere per eccellenza il luogo della connessione a Internet, del lavoro da remoto, della fruizione di servizi amministrativi a distanza considerando che molte persone sono detenute in comuni diversi a quelli di residenza, ma la situazione attuale è che nessuno negli istituti penitenziari ha accesso alla rete, neanche nelle sale comuni.

Penso che garantire ai detenuti strumenti con accesso limitato a Internet sia davvero la strada verso un carcere più inclusivo e giusto", è invece il commento all'Adnkronos Alessio Scandurra dell'Associazione Antigone.  "E' anche un po' paradossale essere spaventati da una comunicazione via internet, quando sta scritto sulla Costituzione, la corrispondenza è segreta – aggiunge Scandurra -, quindi quando la stragrande maggioranza dei detenuti – fatta eccezione per coloro che sono in Alta sicurezza – possono scambiarsi lettere con chiunque in totale segretezza". "Oggi tutta una serie di servizi, di strumenti di informazione, di percorsi formativi, passano obbligatoriamente dal digitale, tant'è che in diversi casi si registrano difficoltà per chi da dentro vuole accedere alle università perché la maggior parte delle pratiche sono online.Di fronte a questo cambiamento il carcere è enormemente indietro: se si vuole parlare di reinserimento sociale dei detenuti nella società attuale, non in quella del 1978, per forza di cose devi passare da lì", sottolinea Scandurra, a giudizio del quale "c'è un solo problema che richiederebbe uno sforzo maggiore per superarlo: negli istituti penali non c'è nessuno che ha le competenze tecniche necessarie per gestire un sistema informatico sicuro".  Informazioni aggiuntive Creato dabertollini Modificato damazzu Stato di Workflow Articolo/Pubblicata In uso da Nessuno    —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Agguato a tifosi israeliani, Parenzo: “Amsterdam come Monaco ’72”

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(Adnkronos) – "Una vergogna che ci fa capire che cosa siano l’antisemitismo e l’antisionismo.Due facce della stessa medaglia".

Così all'Adnkronos il giornalista David Parenzo commenta quanto accaduto ieri sera ad Amsterdam dopo la partita fra Ajax e Maccabi Tel Aviv che si è conclusa con un violento assalto alla tifoseria israeliana. "Questo triste episodio – prosegue – mi ha subito ricordato l’attacco dei terroristi palestinesi di Fatah alle Olimpiadi di Monaco del 1972, in cui morirono 17 israeliani per la sola colpa di essere israeliani". "Per fortuna non c’è stata la strage ma paura, inseguimenti per la città e violenza nei confronti dei tifosi israeliani.Per la sola ragione di essere ebrei.

Del resto, a vedere i filmati, la furia di questi fanatici si è diffusa per le strade della città al grido di 'morte agli ebrei'.Incredibile – conclude Parenzo – che in una grande capitale europea nel 2024 si debba avere paura come nella Notte dei cristalli del 9 novembre 1938!". —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Lo Spezia Calcio, prossimo avversario della Juve Stabia, è stata una fucina di talenti. Scopriamo quali sono.

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Continuiamo il racconto della storia dello Spezia Calcio, avversario della Juve Stabia, che nel corso degli anni ha accolto calciatori che poi si sono affermati nei campionati successivi o hanno terminato la loro carriera in Liguria.La storia recente recita di Francesco Acerbi nei primi anni della sua carriera, Jeff Chabot, Mário Rui, M’Bala Nzola, Ivan Provedel oppure Raffaele Palladino attuale allenatore del Monza o Daniel Maldini sono nomi importanti della serie A.

Nella storia dello Spezia ci sono tantissimi personaggi che hanno indossato la maglia degli Aquilotti.Ci sono tanti calciatori importanti che sono passati da queste parti come ad esempio il portiere Enrico Albertosi, una leggenda con le maglie di Cagliari e Milan.

Renato Buso ex di Juventus e Napoli ha giocato con questa maglia dal 2001 al 2004 andando a concludere la sua carriera importante da calciatore.

Emanuele Calaiò fu il bomber protagonista con questa maglia nella stagione 2015-2016.

Ciro De Cesare il “Toro di Mariconda”, storico bomber della Salernitana è stato protagonista con questi colori nel 2002.

Felice Evacuo anche lui attaccante che ha concluso la sua carriera da calciatore con la Juve Stabia ha giocato qui nel 2011-2012 conquistando il triplete (vittoria del campionato, coppa Italia di C e Supercoppa Italiana di C).

Il bravissimo portiere Fabrizio Lorieri ha vissuto una delle sue ultime stagioni da calciatore nel 2002-2003.Altro giro ed altro bomber con Salvatore Mastronunzio una vita per il gol.

Michele Menolascina calciatore importante della storia della Juve Stabia ha giocato con lo Spezia dopo gli anni di Castellammare Di Stabia.

Il nostro viaggio continua con Luca Mondini portiere con un passato nel Napoli e nell’Inter oppure Stefano Okaka che ha realizzato un goal allo Stadio Menti nella vittoria delle vespe per 2-1.

Goran Pandev prima di arrivare ad indossare le maglie di Lazio, Inter e Napoli ha giocato nello Spezia nel campionato 2002-2003.Chi ha indossato questa maglia sono due allenatori importanti come Nedo Sonetti e Luciano Spalletti. Ighli Vannucchi e Jorge Vargas sono altre due figure importanti che hanno contribuito ad arricchire la storia di questo club.

Napoli, Conte: “Inter la più forte, dobbiamo aiutare Lukaku”

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(Adnkronos) – Il Napoli si prepara ad affrontare un altro big match.Dopo la brutta sconfitta interna contro l'Atalanta, gli azzurri volano a San Siro per sfidare l'Inter, distante soltanto un punto in classifica: "Andiamo ad affrontare una squadra che oggi è la più forte.

Gli va riconosciuto e dato merito, si mettono in una posizione un po' più alta rispetto alle altre pretendenti per il titolo", sono state le parole di Antonio Conte in conferenza stampa. "Hanno fatto un grandissimo lavoro, sono cresciuti tutti, dirigenti, allenatore, giocatori", ha continuato, "non andiamo a San Siro per sventolare bandiera bianca prima della partita, ma convinti di giocarci le nostre carte.Il nostro obiettivo è di restare in testa alla classifica".  
Partita speciale per Conte, che con l'Inter ha vinto lo scudetto 2020/21: "Fa sempre un certo effetto tornare dove si è lavorato duramente. È un carico di emozioni, torni indietro nel tempo, è inevitabile che ti riaffiorano nella mente tanti ricordi, tante situazioni ed episodi.

Per me è un bell'effetto tornare dove ho lavorato.Sono stati due anni felici, nel primo siamo arrivati secondi, abbiamo perso la finale di Europa League, nel secondo invece abbiamo vinto lo scudetto. È stata una bellissima esperienza, che porto dentro di me come tutte le esperienze passate perché le ho sempre vissute al massimo", ha concluso. Conte ha parlato anche di un altro grande ex dell'incontro, ma ricordato con molto meno affetto dagli interisti, Romelu Lukaku: "Ogni conferenza c'è una domanda su di lui.

La sua crescita dipende dalla squadra, in tutto e per tutto.Non solo per lui, ma per tutti i singoli.

Il singolo non può mai spostare così tanto i valori. È un connubio di varie cose.Io sono molto fiducioso su come sta lavorando la squadra".  Poi su Lobotka: "Le sue qualità e il suo valore lo conosciamo tutti.

Noi, però, dobbiamo essere bravi a creare qualcosa che possa sopperire a una o più assenze.Credo che Gilmour abbia fatto molto bene in queste partite.

Io ho grande fiducia in tutti i calciatori della rosa.Lobo, comunque, a metà settimana ha ripreso gli allenamenti con noi, sta bene, è recuperato ed è a disposizione.

Poi che possa partire da titolare o dalla panchina, è ancora da stabilire". —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Italia, i convocati di Spalletti: torna Barella, esordio per Savona e Rovella

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(Adnkronos) – Per gli ultimi due impegni nel girone di Nations League della Nazionale italiana di calcio, giovedì 14 novembre allo Stadio ‘Re Baldovino’ di Bruxelles contro il Belgio e domenica 17 novembre contro la Francia allo Stadio ‘Giuseppe Meazza’ di Milano, il ct Luciano Spalletti ha convocato 23 giocatori.L'Italia è in testa alla classifica del Gruppo 2 della Lega A con una lunghezza di vantaggio sui Bleus e sei sui Diavoli Rossi, agli azzurri basterà raccogliere un punto in due gare per qualificarsi ai quarti di finale del torneo. Il Ct Luciano Spalletti, che lunedì pomeriggio sarà tra i premiati della ‘Hall of Fame del Calcio Italiano’, ha convocato 23 calciatori: prima chiamata in Nazionale maggiore per il difensore della Fiorentina Pietro Comuzzo, per il difensore della Juventus Nicolò Savona e per il centrocampista della Lazio Nicolò Rovella.

Convocati anche gli 'inglesi' Okoli e Udogie oltre ai giovani Maldini e Pisilli.Torna a vestire la maglia azzurra Nicolò Barella, assente dall’Europeo.

La Nazionale si radunerà nella serata di domenica 10 novembre a Coverciano, dove si allenerà fino alla mattinata di mercoledì 13 per raggiungere nel pomeriggio Bruxelles.All’indomani dell’incontro con il Belgio, gli Azzurri si trasferiranno a Milano e prepareranno la sfida con la Francia ad Appiano Gentile, presso il Centro Sportivo Angelo Moratti.

Questo l'elenco completo dei convocati:  
Portieri: Gianluigi Donnarumma (Paris Saint-Germain), Alex Meret (Napoli), Guglielmo Vicario (Tottenham);  
Difensori: Alessandro Bastoni (Inter), Alessandro Buongiorno (Napoli), Andrea Cambiaso (Juventus), Pietro Comuzzo (Fiorentina), Giovanni Di Lorenzo (Napoli), Federico Dimarco (Inter), Federico Gatti (Juventus), Caleb Okoli (Leicester), Nicolò Savona (Juventus), Destiny Udogie (Tottenham); 
Centrocampisti: Nicolò Barella (Inter), Davide Frattesi (Inter), Niccolò Pisilli (Roma), Samuele Ricci (Torino), Nicolò Rovella (Lazio), Sandro Tonali (Newcastle);  
Attaccanti: Moise Kean (Fiorentina), Daniel Maldini (Monza), Giacomo Raspadori (Napoli), Mateo Retegui (Atalanta). —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

“L’esercito è fatto per prepararsi alla guerra”. Il discorso del generale Masiello che scuote i militari

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(Adnkronos) – In questi giorni circola nelle chat dei militari italiani il discorso del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, il generale di Corpo d'Armata Carmine Masiello, in cui sferza i suoi commilitoni: "L'esercito è fatto per prepararsi alla guerra.I nostri uomini in Libano non vogliono la guerra.

Sono nei bunker, sono i primi a volere la pace.Ma sono pronti a fare la guerra.

E per questo motivo, sto valutando il ritornare a chiamare il corso di Stato Maggiore con il nome che aveva una volta: scuola di guerra.La tecnologia rappresenta la proattività e la trasformazione continua ed è la nostra arma per sopravvivere vittoriosi sul campo di battaglia.

Oggi vince chi è più tecnologico.Tutto il resto sono chiacchiere, mi dispiace”. E poi spiega come stanno cambiando i conflitti: “Qualche anno fa in Afghanistan – qualcuno di voi ci era sicuramente – camminavamo guardando a terra, con il terrore per ogni minimo avvallamento.

Tremavamo quando dovevamo attraversare un canale di scolo, avevamo paura degli IED (Improvised Explosive Device – ordigni esplosivi improvvisati, ndr), che tanti morti hanno fatto.Il soldato, in Ucraina, oggi non guarda a terra, guarda in aria.

Oggi la morte arriva dall'aria: il drone è l'IED odierno e sarà l'IED del futuro". L'Adnkronos lo ha trascritto integralmente. Gen.Carmine Masiello: “La nostra missione non è creare burocrazia, non è vivere nella burocrazia, non è vivere per la burocrazia.

L'esercito è fatto per prepararsi alla guerra.Punto.

Quindi questo deve essere un messaggio molto chiaro che dovete avere tutti in testa: fino a qualche anno fa, era una parola che non potevamo utilizzare.Oggi la realtà ci ha chiamato a confrontarci con la guerra, questo non vuol dire che l'esercito vuole la guerra ma vuol dire che noi ci dobbiamo preparare e più saremo preparati per la guerra e maggiori probabilità ci saranno che ci sia la pace.

Non penso che i nostri uomini in Libano vogliano la guerra.Sono nei bunker, sono i primi a volere la pace.

Ma sono pronti a fare la guerra.E per questo motivo, sto valutando il ritornare a chiamare il corso di Stato Maggiore con il nome che aveva una volta: scuola di guerra.

Perché è quello alla quale ci preparavamo.   Vorrei fare una riflessione, l'ho accennato, una rivoluzione militare.Qualche giorno fa leggevo Il Corriere della Sera:56 guerre oggi nel mondo.

Accendete un telegiornale, aprite un giornale: l'Ucraina e il Medio Oriente sono su tutti i giornali, se ne parla continuamente.Questi conflitti hanno mutato radicalmente il modo di combattere.

Se guardiamo l'Ucraina, che prendo come esempio, vi è un mix di guerra antica – le trincee che avevamo completamente dimenticato, i campi minati, i rotoli di filo spinato, il fango – e poi c'è il futuro, la guerra cibernetica, la guerra spaziale: ci sono i droni e tutte le loro varianti, c'è la disinformazione, la guerra delle menti.La mente nostra, dei militari e dei civili, è diventata ormai parte del campo di battaglia. Qualche anno fa in Afghanistan – qualcuno di voi ci era sicuramente – camminavamo guardando a terra, con il terrore per ogni minimo avvallamento.

Tremavamo quando dovevamo attraversare un canale di scolo, avevamo paura degli IED (Improvised Explosive Device – ordigni esplosivi improvvisati, ndr), che tanti morti hanno fatto.Il soldato, in Ucraina, oggi non guarda a terra, guarda in aria.

Oggi la morte arriva dall'aria: il drone è l'IED odierno e sarà l'IED del futuro, per un po' di tempo.Siamo in sintesi davanti a un condensato di passato, che il conflitto convenzionale, e futuro: i domini emergenti, la tecnologia digitale, l'intelligenza artificiale, che detta le linee di sviluppo e pone allo strumento militare terrestre sfide complesse – non complicate: complesse – per fronteggiare le quali l'esercito deve essere portato al livello tecnologico delle altre forze armate, L'ho già detto, lo ripeto: l'output operativo della Difesa è il prodotto dei fattori delle diverse Forze Armate.

E se uno dei fattori tende a 0, il prodotto tende a 0, quindi tutti devono essere tecnologici.E l'esercito deve esserlo come le altre Forze Armate.

Dobbiamo quindi attrezzarci e dobbiamo farlo presto.E lo dico – e riprendo le parole di un ex capo di stato maggiore della difesa statunitense, a conferma che non è soltanto il nostro problema – l'ammiraglio Michael Mullen, il quale recentemente intervenendo a un board sull'innovazione della Difesa statunitense, ha detto – e cito testualmente – “non c'è più tempo per la mediocrità, non c'è più tempo per la burocrazia”, e io aggiungo: non c'è più tempo per le rendite di posizione, che sto combattendo dal giorno in cui ho assunto l'incarico di Capo di Stato Maggiore. Purtroppo viviamo in un mondo burocratico, un mondo che ha paura di cambiare perché il cambiamento è visto come personale.

Però non si può fermare l'evoluzione positiva di un'organizzazione per il rischio personale, non mi interessa il destino di ognuno, non mi interessa la carriera del singolo, mi interessa l'organizzazione che deve cambiare.Lo dico per il bene dell'Esercito lo dico per il bene dei nostri soldati e delle loro famiglie.

Lo dico all'industria della Difesa, quando ravviso ritardi nelle consegne e tengo il punto sui requisiti tecnici che pretendo vengano rispettati.Qualcuno mi ha fatto notare qualche giorno fa che la guerra è una cosa troppo seria per farla fare ai militari, citando un adagio.

Io dico: bene, facciamo sì che se ne occupino politica e diplomazia.Il problema è che mentre la politica e la diplomazia fanno il loro lavoro, i soldati soffrono e muoiono.

E non è una differenza da poco. Dobbiamo avere il coraggio – abbiate il coraggio – di mettere a nudo le storture, le inefficienze.Dobbiamo trovare procedure reattive.

Dobbiamo superare gli schemi che la storia ormai ha consegnato all'oblio, anche a costo di apparire impopolare nelle tesi e di rendersi invisi a qualcuno nelle soluzioni.Scelte alternative, dobbiamo essere coscienti: l'esercito deve cambiare.

L'esercito deve innovarsi e deve farlo presto.La locomotiva del cambiamento. è partita. È stata la mia prima priorità da quando ha assunto il mandato di capo di stato maggiore dell'esercito.

Abbiamo reagito.Abbiamo reagito al modo di fare una guerra.

Non fatevi criticare, che l'esercito italiano non è pronto per questi scenari.Nessun esercito è pronto per questi scenari!

tutti si erano concentrati su queste famose operazioni di sostegno alla pace, tutti guardavano a quegli scenari, nessuno ha avuto la visione di capire quello che stava succedendo.Era comodo fare operazioni di sostegno alla pace, in primis perché costano di meno. Quindi è più comodo prepararsi per una cosa del genere.

Invece bisogna prepararsi per le cose più difficili, perché se si sanno fare le cose più difficili si sanno fare anche quelle più facili.Anche se questo costa di più.

Ma questa è la reazione che tutti stiamo avendo in questo momento: stiamo cercando di correre per far fronte a quello che sta succedendo in Ucraina e Medio Oriente.Però non è questo a cui dobbiamo soltanto tendere, perché alle reattività si deve affiancare la proattività.

Perché se ci limitiamo a reagire, fra 15-20 anni qualcuno di voi che sarà il mio posto avrà gli stessi problemi che io ho adesso, perché sarà cambiato lo scenario e non lo avremo previsto, perché ci saremo concentrati sulla reazione a quello che sta succedendo.Se voglio esemplificare, per far comprendere ciò a cui mi riferisco: si reagisce all'Ucraina, ma si è proattivi per l'Africa che sarà il problema dei prossimi 20-30 anni. La tecnologia rappresenta la proattività e la trasformazione continua ed è la nostra arma per sopravvivere vittoriosi sul campo di battaglia.

Oggi vince chi è più tecnologico.Tutto il resto sono chiacchiere, mi dispiace.

In un confronto con l'asimmetria tecnologica esce sconfitto chi non ha abbastanza tecnologia per competere.Vince chi ha la società tecnologica.

E l'esercito, l'ho detto, o è tecnologico o non è.Poche settimane fa abbiamo fatto un'esercitazione di sperimentazione, abbiamo testato l'impiego di nuove tecnologie, armi e mezzi di cui stiamo iniziando equipaggiare l'esercito, ponendoci all'altezza – in alcuni settori anche all'avanguardia – dei più moderni eserciti occidentali.

L'addestramento è l'essenza della nostra missione: chi sceglie di mettere stellette, sceglie di addestrarsi.Si cresce a pane e addestramento, è la nostra polizza assicurativa, e la polizza assicurativa per il nostro Paese è la polizza assicurativa per ognuno di noi. Più sarete addestrati e maggiori probabilità avrete di sopravvivere sul campo di battaglia.

Voi e chi è a fianco a voi.E penso che ognuno voglia a fianco a sé qualcuno che sia addestrato.

Quindi addestratevi, e pretendete dai vostri uomini che siano addestrati.Qualche parola in più la spendo sui valori che considero il fondamento dell'istituzione militare.

I valori rappresentano le nostre regole di vita, rappresentano l'impegno che ognuno di noi ha assunto un giorno giurando davanti al tricolore.Queste regole, questi valori sono sulle nostre stellette.

Le portiamo sul bavero, e sono quelli che ci rendono uniti, sono la nostra forza, sono quelli che fanno la differenza fra la nostra istituzione e un organizzazione.Sono quelli per i quali quando si è in una crisi quando il paese è in difficoltà, sentite dire “chiamate l'esercito”, non dimenticatelo mai. Non tollerate che vengano messe in discussione le nostre regole, sono la garanzia della nostra essenza e della nostra sopravvivenza.

L'esercito, è noto, riflette l'intero spaccato della società.Tutto deve cambiare velocemente perché bisogna adeguarsi ai tempi, a partire dalla mentalità.

Non dobbiamo soltanto riappropriarci della capacità di condurre campagne o battaglie ad alta intensità in chiave interforze multi-dominio.Riguarda anche Il dimensionamento quantitativo e qualitativo dell'esercito, il reclutamento, la rigenerazione delle forze, le riserve, la mobilitazione con le connesse capacità, gli stock di materiali e le munizioni, la maniera in cui ci addestriamo, ci formiamo, la dottrina, il modo in cui ci organizziamo per i programmi di sostegno e benessere per il nostro personale.

E non dimentico la capacità e i tempi di produzione e di consegna dell'industria della difesa abituata, come lo siamo stati noi, a non aderire agli ordini del tempo. È quindi sostanzialmente necessario un salto culturale che è diventato indispensabile: cultura organizzativa, capacità, possibilità, attitudine a pensare fuori dagli schemi.Superare l'autoreferenzialità, esplorare nuovi approcci, saper rischiare, e stare al passo con i tempi.

Giovani: aprire gli occhi!E guardare quello che succede nel mondo civile.

Lo stiamo facendo, continuate a farlo.Le idee sono tante, dobbiamo assorbirle, prenderle, provarle velocemente. È finito il tempo degli Yes-men, abbiate il coraggio di parlare nonché del pensiero laterale.

Dal contrasto alla repressione dell'errore, che invece deve essere accettato.Tutti hanno paura di sbagliare, chissà cosa succede se non fate errori?

Solo sbagliando si cresce, e noi abbiamo bisogno di crescere, abbiamo bisogno di innovarci.Non abbiate timore. L'errore va incoraggiato se è frutto di iniziativa, se hai voglia di fare, voglia di non arrenderti e di rialzarti.

Abbiamo bisogno di persone che pensino fuori dagli schemi, non è con la paura di pensare o la paura di cambiare che facciamo il bene del nostro esercito, dei nostri soldati e delle loro famiglie.Servono leader e comandanti che siano in grado di dare l'esempio, che siano in grado di prendersi cura dei propri uomini e delle proprie donne, non dobbiamo mai perdere di vista che la vera forza dei nostri esercito sono i nostri soldati, i loro standard professionali, fisici, di disciplina, di soddisfazione.

Dobbiamo creare per loro le migliori condizioni di vita e di sicurezza.Sempre.

Non servono leader e comandanti che si servono dei propri uomini.Servono leader e comandanti che servono i propri uomini.

Una formazione adeguata all'evoluzione dei tempi dovrà consegnarci comandanti e leader pronti a mettersi in gioco, che non smettano mai di chiedersi cosa può essere fatto meglio.In grado di superare la fissità rassicurante da “si è sempre fatto così”.

Non si può continuare a dire “si è sempre fatto così”. Superare ogni forma di burocrazia che ci impedisce di andare alla velocità che vogliamo, che è indispensabile.E mi soffermo un attimo su questo, qualora dovesse essere sfuggito a qualcuno, che siamo già al lavoro per quanto riguarda la battaglia al cosiddetto “sesto dominio” il dominio della burocrazia.

Abbiamo attivato da mesi un programma dedicato, una casella di posta elettronica nel mio ufficio all'indirizzo menoburocrazia@esercito.difesa.it Tutti possono scrivere, tutti possono contribuire per darci delle idee per abbattere la burocrazia dell'esercito.Chiunque, dall'ultimo volontario appena entrato, può scrivere a questa casella e mandare le proprie idee.

Le idee nell'esercito che ho il privilegio di dirigere non hanno gradi, e lo ripeto se qualcuno dei dubbi. Se qualcuno non sa, può chiedere.Anche lì abbiamo un altro indirizzo, abbiamo un numero WhatsApp, anche lì c'è una risposta che verrà data.

Abbiamo sviluppato un programma su Radio esercito per rispondere ai quesiti.Stiamo facendo di tutto per raccordare la periferia al centro.

Abbiamo bisogno che le idee, le idee dei giovani, le idee vostre arrivino al vertice e arrivino subito, senza valutazioni gerarchiche che le rallentino o le devino”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Di Maio, “Con prevenzione terziaria chi ha cancro riduce rischi recidiva”

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(Adnkronos) – "Un concetto molto importante che bisogna stressare è l'importanza della prevenzione in ambito oncologico: non soltanto primaria, cioè di raccomandare alle persone sane comportamenti e stili di vita che evitino la diagnosi di un tumore, e non soltanto in termini di prevenzione secondaria, cioè di raccomandare gli screening di efficacia provata in ambito oncologico come quello della mammella, del colon retto e della cervice uterina, ma anche in termini di prevenzione terziaria, cioè ricordare a chi si è già ammalato che può ancora fare molto anche in termini di prevenzione.E' noto che nelle persone operate per un tumore della mammella o del colon, ma anche per altri tumori, i rischi di una recidiva di malattia possono essere ridotti se il paziente fa un'attività fisica regolare".

Così all'Adnkronos Salute Massimo Di Maio, presidente eletto Aiom, in occasione dell'apertura del 26esimo Congresso nazionale dell'Associazione italiana oncologia medica a Roma.  "Questo è molto importante raccomandarlo nelle nostre visite di follow-up, perché non è soltanto importante prestare attenzione al trattamento farmacologico, alle chemioterapie adiuvanti – spiega Di Maio – ma anche ricordare a queste persone che in parte sono arbitri del loro destino, perché i rischi di recidiva possono essere ridotti, oltre ad avere benefici sulla qualità di vita".  Per i pazienti in trattamento "l'attività fisica può essere importante per sopportare meglio le terapie, per ridurre l'ansia, ridurre la fatigue – sottolinea l'oncologo – Un altro aspetto importante su cui bisogna insistere è ricordare a tutti i pazienti che si sono ammalati che è importante smettere di fumare.Il fumo non è soltanto un fattore di rischio e poi, dopo la diagnosi, non conta più.

E' dimostrato, infatti – precisa Di Maio – che tra i pazienti che si ammalano di un tumore del polmone, chi smette di fumare tempestivamente al momento della diagnosi ha un'aspettativa di vita che è migliore rispetto a chi invece continua a fumare". —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Schillaci, aumento costo sigarette per finanziare Ssn? “Ci rifletteremo”

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(Adnkronos) – La proposta degli oncologi di aumentare il prezzo dei pacchetti delle sigarette di 5 euro ciascuno, per promuovere la prevenzione soprattutto tra i più giovani e dare più risorse al Servizio sanitario nazionale, "è un'idea con la quale adesso faremo una riflessione insieme.Vedremo.

Io credo che il sistema sanitario nazionale vada finanziato.Poi, come dico sempre, oltre a essere finanziato, i soldi del Fondo sanitario nazionale devono essere spesi bene, soprattutto per i malati e per i cittadini, in un momento in cui l'oncologia ha tanti nuovi prodotti che per fortuna riescono a guarire malattie che fino a poco tempo fa erano giudicate inguaribili.

Quindi bisogna far sì che tutti i cittadini italiani abbiano a disposizione nuove molecole, nuove terapie, anche e soprattutto per sconfiggere il cancro".Così il ministro della Salute Orazio Schillaci, rispondendo alle domande dei giornalisti a margine dell'apertura del 26esimo Congresso nazionale dell'Associazione italiana oncologia medica (Aiom) a Roma.  —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Malattie emorragiche, Grandone (UniFg) ‘associazioni strategiche per intercettare bisogni pazienti’

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(Adnkronos) – "Le associazioni dei pazienti sono partner molto importanti per noi: dialogando con i pazienti siamo in grado di intercettarne meglio i bisogni, sia per quanto riguarda l'aspetto trombotico che per l'aspetto emorragico.Poi c'è anche l'aspetto sociale, perché molte di queste patologie prevedono trattamenti prolungati o follow-up, cioè monitoraggi continui.

Questi pazienti talvolta hanno difficoltà a individuare centri di riferimento e interlocutori attenti alle varie fasi della loro vita, come, per esempio, il rimborso di alcune prestazioni e il follow-up delle condizioni croniche.Oggi c'è molto bisogno di concentrarsi sul territorio e sviluppare le strutture per un’adeguata presa in carico di questi pazienti.

E' necessario formare reti che richiedono l'interazione di tutti: amministratori, società scientifiche e associazioni pazienti".Lo ha detto Elvira Grandone, associata di Ginecologia dell'Università di Foggia, al XXVIII Congresso nazionale della Società italiana per lo studio dell’emostasi e della trombosi (Siset) a Roma. "La commissione Ceet (Commissione esperto in emostasi e trombosi ), una neonata commissione della Siset, vuole promuovere la conoscenza e l'importanza degli esperti in emostasi e trombosi – spiega Grandone – Una delle principali mission è appunto la collaborazione stretta con i pazienti.

Inoltre mira a un dialogo con gli amministratori e vuole attrarre l'attenzione degli stessi amministratori alla necessità di istituire in maniera formale, presso alcuni ospedali e anche sul territorio, centri di riferimento per tutti i pazienti con condizioni patologiche relative sia alla trombosi che all'emorragia". —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Malattie emorragiche, Gresele (UniPg): “Quella di base fondamentale per nostri pazienti”

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(Adnkronos) – "La ricerca di base è un aspetto estremamente importante per migliorare le condizioni dei nostri pazienti.La Società italiana per lo studio dell'emostasi e della trombosi ha sempre dedicato uno spazio rilevante alla ricerca di base e la ricerca italiana ha dato contributi molto importanti a questo settore.

Tramite la ricerca di base sono stati compresi dei meccanismi di malattia relativi alle malattie emorragiche.Pensiamo ai progressi che sono stati fatti negli ultimi anni nel campo dell'emofilia con lo sviluppo di terapie alternative, come la terapia sostitutiva.

La ricerca di base ha identificato esattamente i target molecolari sui quali agire permettendo di sviluppare, ad esempio, degli anticorpi bispecifici monoclonali che permettono di mettere insieme artificialmente alcune molecole mancanti nel paziente emofilico che viene vicariato da questa capacità di queste molecole bispecifiche di unire dei fattori coagulativi che altrimenti non sarebbero capaci di interagire".Così Paolo Gresele, ordinario di Medicina interna del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Perugia, durante il XXVIII Congresso nazionale Siset a Roma. "Pensiamo alla ricerca nel campo dei nuovi antitrombotici.

Gli inibitori del fattore 11 – ha detto Gresele – derivano da osservazioni di ricerca di base che hanno permesso di comprendere esattamente quale è il ruolo di questo fattore, il cui significato fisiologico era fino a poco tempo fa abbastanza elusivo e quindi di sviluppare nuovi farmaci che, probabilmente, saranno il futuro della terapia antitrombotica in alcuni campi di malattia".  "Il simposio di apertura del Congresso Siset – ha sotttolineato lo specialista – è stato dedicato all'intelligenza artificiale, che oggi è già una realtà nell'analisi delle grandi masse di dati.Le tecniche omiche e le tecniche multi-omiche, che permettono attualmente di studiare nel dettaglio i meccanismi di malattia e di capire perché esiste un'eterogeneità tra paziente e paziente all'interno di una stessa malattia, sono rese possibili solo ed esclusivamente attraverso l'utilizzo di tecniche di intelligenza artificiale e, in un futuro non lontano, queste tecniche permetteranno di compiere in maniera molto più agevole studi clinici, di acquisire informazioni sulla valenza prognostica di alcune osservazioni, di alcuni marcatori per i pazienti e, in ultima analisi, di giungere a diagnosi di precisione che, al momento attuale, sono molto più complesse.

Nel campo dell'emostasi e della trombosi sono attesi degli sviluppi molto importanti grazie all'intelligenza artificiale".  —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Patologie emorragiche, Castaman (Careggi): “Nuovi farmaci e tecnologie per identificare fattori rischio e modalità intervento”

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(Adnkronos) – "In occasione del congresso sono stati presentati i risultati sui progressi della terapia genica per l'emofilia A e per l'emofilia B.Inoltre in Italia, da pochi mesi, è stato approvato la prima terapia genica per l'emofilia A, quindi questo è un momento fondamentale per i risultati attuali dei trial clinici internazionali.

Nuovi farmaci si stanno affacciando sempre per il trattamento di pazienti con patologie emorragiche".Queste le parole di Giancarlo Castaman, direttore della Sod Malattie emorragiche e della coagulazione dell'Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze, intervenuto al XXVIII Congresso nazionale della Società italiana per lo studio dell'emostasi e della trombosi (Siset) a Roma. "Dal punto di vista del versante trombotico, ci sono sempre più nuove acquisizioni grazie alle nuove tecnologie di ricerca – le proteomiche, le genomiche e via dicendo – che identificano in maniera più accurata i fattori di rischio e le modalità possibili di intervento, soprattutto di prevenzione.

I nuovi farmaci tendono, sempre di più, ad essere efficaci, ma soprattutto sicuri dal punto di vista degli effetti collaterali, penso soprattutto al rischio emorragico legato alle terapie anticoagulanti".  —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Medicina, De Stefano (Siset): “Fondamentale capire come applicare trattamenti anticoagulanti”

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(Adnkronos) – "Oggi è importante capire come i trattamenti anticoagulanti, sia in profilassi primaria che in profilassi secondaria, debbano essere applicati.Nel simposio presidenziale abbiamo fatto ad esempio una importante messa a punto sulle problematiche legate al rischio emorragico di anticoagulazione orale degli anziani, quindi con uno spostamento del bilancio rischio-beneficio in questi soggetti.

Abbiamo avuto un ricercatore americano, il professor Stephan Moll, dall'Università del North Carolina negli Stati Uniti, che ha fatto un overview sulle problematiche della ricerca della trombofilia congenita, in seguito ad un evento tromboembolico venoso con una sistematizzazione delle problematiche relative alle ricerche, sia nei soggetti affetti da trombosi e sia nei loro consanguinei in caso di riscontro di trombosi, di trombofilia congenita".  Lo ha dichiarato Valerio De Stefano, presidente Siset, durante il XXVIII Congresso nazionale della Società italiana per lo studio dell'emostasi e della trombosi, sulle ultime novità della ricerca e sui nuovi protocolli clinici nel trattamento delle malattie tromboemboliche ed emorragiche, che si è tenuto a Roma. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Long covid nascosto, lo scopre l’intelligenza artificiale: oltre 1 su 4 ha sintomi

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(Adnkronos) – L'intelligenza artificiale in soccorso della medicina per un''operazione verità' sul Long Covid, quel mix di sintomi in parte ancora misteriosi che molte persone contagiate da Sars-CoV-2 continuano a lamentare anche quando l'infezione vera e propria è ormai un lontano ricordo.Tosse cronica, affaticamento, mente annebbiata sono solo alcune delle facce con cui si presenta la sindrome post-virus, una condizione ben più diffusa di quanto oggi si riesca a comprendere. A confermarlo sono i ricercatori americani del Mass General Brigham, che hanno messo a punto un algoritmo Ai capace di 'stanare' nelle cartelle cliniche i casi di Long Covid sommerso.

Il nuovo approccio, basato sulla cosiddetta fenotipizzazione di precisione e descritto su 'Med', suggerisce che "il 22,8% manifesta i sintomi del Long Covid": quasi 1 persona su 4, contro meno di 1 su 10 come indicavano ricerche precedenti. "Una cifra che potrebbe dipingere un quadro più realistico del tributo a lungo termine che paghiamo alla pandemia", affermano gli autori dello studio, finanziato dagli Usa attraverso gli Nih e da istituzioni/enti in Germania.  "Il nostro strumento di Ai potrebbe trasformare un processo diagnostico nebuloso in qualcosa di nitido e mirato, dando ai medici la possibilità di dare un nome a una condizione difficile" da inquadrare e riconoscere, spiega l'autore senior Hossein Estiri, responsabile della ricerca sull'intelligenza artificiale presso il Center for Ai and Biomedical Informatics of the Learning Healthcare System (Caibils) del Mass General Brigham e professore associato di medicina alla Harvard Medical School. "Con questo lavoro potremmo finalmente essere in grado di vedere il Long Covid per quello che è veramente e, cosa ancora più importante, capire come trattarlo".Lo studio indica infatti che "la prevalenza del Long Covid potrebbe essere notevolmente sottovalutata", e grazie all'algoritmo Ai potrebbe contribuire a "una strategia di assistenza personalizzata" e a "ridurre le disuguaglianze e i pregiudizi" che 'viziano' il processo diagnostico della sindrome post-Covid. Estiri e colleghi sono partiti determinando un criterio per la diagnosi di Long Covid: il quadro patologico non poteva essere spiegato altrimenti, si associava a una precedente infezione da Sars-CoV-2 e persisteva per almeno 2 mesi nell'ambito di un follow-up di 12 mesi.

L'algoritmo di intelligenza artificiale è stato sviluppato estraendo dati anonimizzati dalle cartelle cliniche di quasi 300mila pazienti in 14 ospedali e 20 centri sanitari comunitari del network Mass General Brigham.Per individuare il Long Covid l'Ai ha utilizzato un metodo elaborato e fornitole dagli stessi ricercatori, detto appunto fenotipizzazione di precisione: esaminava le singole cartelle per identificare sintomi collegati a Covid-19, quindi li monitorava nel tempo per distinguerli da altre malattie.

La mancanza di respiro, ad esempio, può derivare da patologie preesistenti come insufficienza cardiaca o asma: solo quando ogni altra possibile opzione era stata scartata, l'Ai segnalava il paziente come affetto da Long Covid.  Ed ecco i risultati: "Mentre altri studi diagnostici hanno suggerito che circa il 7% della popolazione soffre di Long Covid, il nuovo approccio indica una stima molto più alta", che sfiora il 23% e "appare più in linea con i trend nazionali", riferiscono gli scienziati.  I ricercatori hanno calcolato che il loro strumento era "circa il 3% più accurato" rispetto al codice diagnostico ufficiale Icd-10.Codice, quest'ultimo, che fra l'altro tende intercettare il Long Covid soprattutto nei gruppi di popolazione con un miglior accesso all'assistenza sanitaria, rischiando di discriminare le persone più svantaggiate.

Quelle "spesso emarginate negli studi clinici", evidenzia Estiri, mente l'Ai potrebbe contribuire a far sì che "non siano più invisibili".E per "i medici, che sono sottoposti a carichi di lavoro intensi e si trovano spesso a doversi districare fra sintomi e anamnesi, incerti su quali fili tirare dentro una rete contorta – osserva Alaleh Azhir, co-autore principale dello studio, internista al Brigham Women's Hospital e membro fondatore del Mass General Brigham – avere uno strumento basato sull'intelligenza artificiale, che può fare questo lavoro per loro e con metodo, potrebbe cambiare le carte in tavola". Gli autori precisano che il loro studio ha dei limiti, uno fra tutti quello di essere stato condotto solo su pazienti del Massachusetts.

Tuttavia intendono mettere a disposizione il loro algoritmo di Ai a medici e sistemi sanitari a livello globale.Studi futuri potrebbero esplorarne l'applicazione anche in coorti di pazienti con condizioni specifiche, come la broncopneumopatia cronica ostruttiva Bpco o il diabete. "Oltre ad aprire le porte a una migliore assistenza clinica, questo lavoro potrebbe gettare le basi per future ricerche sui fattori genetici e biochimici alla base dei vari sottotipi di Long Covid", prospettano gli scienziati. "Le domande sul vero impatto di questa sindrome, finora eluse, adesso sembrano avere risposte più a portata di mano", chiosa Estiri. —salute/medicinawebinfo@adnkronos.com (Web Info)