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Prima della Scala, ‘La forza del destino’ apre la stagione 2024

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(Adnkronos) – Gli addetti ai lavori non la nominano mai.Guai a farlo.

Se proprio devono preferiscono ricorrere a giochi di parole, metafore o allusioni.Il motivo? 'La forza del destino', ventiquattresima opera di Giuseppe Verdi, pare porti sfortuna.

Una superstizione che da sempre viene associata all'opera che aprirà il 7 dicembre la stagione 2024/2025 del Teatro alla Scala e che, seppure resti tale, ossia una semplice superstizione, non manca di suscitare scongiuri.A dispetto del successo dell'opera, grazie al quale essa è diventata una costante del repertorio verdiano, 'La forza del destino' viene considera foriera di sventura per via di alcune coincidenze avverse che hanno caratterizzato le esecuzioni o i fatti della vita delle persone coinvolte nella creazione o nella rappresentazione dell'opera.  
Alcuni teatranti si rifiutano addirittura di pronunciare il titolo dentro i teatri, preferendo la perifrasi 'potenza del fato'.

Per questo l'opera è conosciuta anche come l''innominabile' di Verdi.Lo stesso viaggio in Russia del compositore nel novembre 1861, dove 'La forza del destino' doveva debuttare, andò a vuoto per la malattia di una cantante.

Non certo un buon inizio, si direbbe.Il 4 marzo 1960, durante una rappresentazione dell'opera al Metropolitan di New York Leonard Warren crollò e morì davanti a un pubblico attonito.

Il baritono stava interpretando il ruolo di Don Carlo di Vargas e durante il terzo atto, cantava l'aria 'Morir, tremenda cosa'.I medici non ebbero dubbi: Warren era stato vittima di una emorragia cerebrale.  
Non si contano poi gli incidenti accaduti sul palcoscenico durante l'esecuzione.

Persino in Giappone, durante il tragico terremoto del 2011, l'orchestra del Maggio Musicale Fiorentino stava facendo le prove per la rappresentazione de 'La forza del destino' al Teatro Bunka Kaikan.C'è da scommettere che tra gli eleganti ospiti del Piermarini sabato sera qualcuno nasconda nella tasca elegante del cappotto, dei pantaloni o della borsetta il 'curniciello' rosso o qualche altro amuleto anti sfiga.

Della serie 'non è vero ma ci credo'. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Freddo, raffiche di vento e neve sull’Italia: le previsioni meteo

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(Adnkronos) – Freddo, raffiche di vento, temporali sulle coste e neve a quote sempre più basse.E' in arrivo sull'Italia la 'tempesta dell'Immacolata', con correnti polari che tra poche ore sfonderanno sul bacino del Mediterraneo.

Queste le previsioni meteo degli esperti per la giornata di oggi, 7 dicembre, e per i giorni a venire. Mattia Gussoni, meteorologo del sito www.iLMeteo.it, spiega che questo ingresso dell’aria fredda è dovuto ad un’improvvisa risalita verso l’Islanda dell’anticiclone delle Azzorre: questo allungamento dell’alta pressione verso le terre più settentrionali del Vecchio Continente metterà appunto in moto le correnti polari che, con movimento inverso, si riverseranno sul mare nostrum, dopo aver attraversato il cuore dell’Europa.L’irruzione artica (il freddo sarà in quota) si manifesterà come una vera e propria tempesta di vento: tra sabato e domenica soffieranno impetuosi Maestrale, Libeccio e Scirocco, con raffiche intense, localmente superiori ai 100 km/h.

Di conseguenza, sono previste anche importanti mareggiate sulle coste esposte, con onde alte fino a 4 metri.Ma non sarà solo il tantissimo vento a caratterizzare il weekend.  A partire dal pomeriggio di oggi, sabato 7, il tempo andrà infatti rapidamente peggiorando su Lombardia, Toscana, Sardegna e successivamente su tutto il Nordest.

Su queste zone sono attese precipitazioni via via più diffuse, localmente temporalesche sulle coste, ma soprattutto nevose al Nord a quote sempre più basse, fin sopra i 600 metri.La Domenica dell’Immacolata sarà una giornata da lupi: piogge diffuse interesseranno Lombardia, Nordest, Sardegna, Toscana, Umbria, Lazio, Campania e Calabria tirrenica.

I venti saranno molto forti e provocheranno bufere di neve su Alpi e Appennini al di sopra dei 6-700 metri al Nord e oltre i 1000 metri al Centro.Da segnalare che la neve, sull’Emilia occidentale, potrebbe scendere addirittura fino in pianura depositando una decina di centimetri. Le temperature subiranno una contenuta diminuzione, ma sarà l’effetto windchill a farci tremare: questo fenomeno deriva dall’interazione tra la velocità del vento e la temperatura; sostanzialmente, in presenza di venti forti la temperatura percepita dal corpo umano è inferiore rispetto a quella reale: più è forte il vento e più sentiamo freddo.

Per fare un esempio: se la temperatura dell’aria è di +5°C e il vento soffia a 50 km/h, il corpo percepisce una temperatura di -1,3°C. Sabato 7.Al Nord: peggiora entro sera da ovest verso est, neve a bassa quota.

Al Centro: in serata peggiora in Sardegna e Toscana, venti in rinforzo.Al Sud: nubi irregolari, peggiora in Campania nella notte. Domenica 8.

Al Nord: maltempo su Lombardia e Nordest, neve a 4-500 metri, in pianura in Emilia.Al Centro: molto instabile su Toscana, Umbria, Lazio e Sardegna, neve a 1000 metri.

Al Sud: maltempo su Campania, Calabria tirrenica e Sicilia occidentale. Lunedì 9.Al Nord: pioggia e neve in collina su Emilia Romagna e Piemonte.

Al Centro: instabile sulle coste tirreniche e in Sardegna.Al Sud: maltempo sulla Calabria tirrenica. Tendenza: instabile lungo le coste tirreniche e poi adriatiche, migliora altrove. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Roma-Lecce: orario, probabili formazioni e dove vederla in tv

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(Adnkronos) – Match ad alta tensione per la Roma, nella 15esima giornata di Serie A.I giallorossi ospitano all'Olimpico il Lecce, in una partita fondamentale per uscire dalla zona rossa e tornare nella parte sinistra della classifica.  Al momento infatti la squadra di Ranieri, che nell'ultimo turno è stata sconfitta in casa dall'Atalanta, è al 15esimo posto a quota 13 punti, a due sole lunghezze di distanza dalla zona retrocessione.

Il Lecce arriva invece nella Capitale dopo il pari in extremis strappato alla Juve e con gli stessi punti in classifica dei giallorossi.  La sfida tra Roma e Lecce è in programma oggi, sabato 7 dicembre, alle ore 20.45.Ecco le probabili formazioni: 
Roma (3-5-2): Svilar; Mancini, Hummels, Ndicka; Celik, Pellegrini, Paredes, Koné, Angelino; Dybala, Shomurodov.

All.Ranieri 
Lecce (4-3-3): Falcone; Guibert, Baschirotto, Gaspar, Jean; Coulibaly, Ramadani, Rafia; Dorgu, Krstovic, Rebic.

All.Giampaolo  Roma-Lecce sarà trasmessa in diretta sui canali Sky Sport, ma anche su Dazn.

Il match sarà visibile in streaming sulla piattaforma Dazn, su NOW e sull'app SkyGo. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Elezioni Romania, voto annullato per interferenze russe: scattano perquisizioni

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(Adnkronos) – Dopo l'annullamento del voto del primo turno delle elezioni presidenziali in Romania, la polizia ha effettuato perquisizioni in alcune abitazioni collegate all'inchiesta sulle interferenze straniere che hanno portato ieri alla decisione della Corte costituzionale. "Tre case nella città di Brasov", nella Romania centrale, sono state perquisite "in relazione ai reati di corruzione di elettori, riciclaggio di denaro e falsificazione informatica", ha dichiarato la procura in una nota. La Corte Costituzionale ha annullato ieri il risultato del primo turno delle presidenziali a causa del sospetto di ingerenza russa.L'organo posto al vertice del potere giudiziario del Paese ha quindi cancellato il ballottaggio in programma domenica tra l'esponente dell'estrema destra e filo-russo, Calin Georgescu, che a sorpresa ha vinto il primo turno delle elezioni il 24 novembre, ed Elena Lasconi, sindaca del piccolo centro abitato di Campulung, allineata su posizioni pro Nato e pro Ue. La Corte costituzionale ha annullato l'"intero processo delle elezioni presidenziali" per "garantire la correttezza e la legalità del processo elettorale" dopo aver ricevuto, hanno spiegato i giudici, molteplici richieste in questo senso motivate dai documenti dell'intelligence declassificati da cui emergono interferenze della Russia sul voto.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Prima della Scala, di cosa parla ‘La forza del destino’ di Verdi

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(Adnkronos) – L'amore contrastato, l'emarginazione sociale, la vendetta e la lotta contro il destino avverso sono i temi centrali de 'La forza del destino' di Giuseppe Verdi, l'opera che inaugura la stagione 2024/2025 del Teatro alla Scala è un melodramma in quattro atti su libretto di Francesco Maria Piave, tratto da 'Alvaro o la forza del destino' di Ángel de Saavedra.  La prima rappresentazione assoluta ebbe luogo al teatro Imperiale di San Pietroburgo, in Russia, il 10 novembre 1862, mentre il debutto italiano, con il titolo 'Don Alvaro', fu a Roma al teatro Apollo il 7 febbraio 1863 con le sorelle Carlotta e Barbara Marchisio.L'azione si svolge in Spagna e in Italia, nel Settecento.

Tra il primo e il secondo atto passano circa 18 mesi.Tra il secondo e il terzo alcuni anni; e tra il terzo e il quarto oltre un lustro. Il primo atto si apre a Siviglia, nella sala nel palazzo del marchese di Calatrava.

Dopo avere ricevuto dal padre – il vecchio marchese di Calatrava – la benedizione notturna, Donna Leonora si appresta a fuggire con l'amato Don Alvaro, un peruviano discendente da una stirpe reale perseguitata dai dominatori spagnoli.Combattuta tra amore e obbedienza alla volontà del padre – contrario alle sue nozze con uomo di origini incerte – la giovane esprime a Don Alvaro il desiderio di rinviare la partenza.

Tuttavia, dopo breve indugio, Leonora si dichiara pronta a seguire l'amato.Il marchese irrompe nella stanza e affronta il presunto seduttore della figlia.

Per provare la propria innocenza, Don Alvaro non esita a gettare a terra la pistola.Ma cadendo, l'arma scarica accidentalmente un colpo che colpisce a morte il vecchio gentiluomo.

Il marchese muore maledicendo la figlia.  Nel secondo l'azione si sposta al villaggio d'Hornachuelos e vicinanze, nella grande cucina di un'osteria.Don Carlo di Vargas, figlio del marchese di Calatrava, ha giurato di vendicare la morte del padre.

Da tempo egli è sulle tracce della sorella Leonora e del suo complice che crede fuggiti insieme.In realtà, da quella tragica notte i due amanti non si sono più incontrati.

Giunta nella medesima osteria in abiti maschili, Leonora riconosce il fratello, sotto le mentite spoglie dello studente Pereda.La giovane riesce comunque ad allontanarsi senza essere scoperta, mentre la zingara Preziosilla inneggia alle gioie della vita militare.

L'azione prosegue su una piccola spianata sul declivio di scoscesa montagna, di fronte la facciata della chiesa della Madonna degli Angeli.Nella speranza di fuggire l’ira del fratello e di espiare il senso di colpa per la morte del padre, Leonora domanda asilo in un convento.

Confida al Padre Guardiano la propria storia e chiede di potersi ritirare in un vicino eremo per trascorrervi in solitudine il resto della vita.Dopo aver invitato la giovane a riflettere sulla grave decisione, il Padre Guardiano acconsente.

Egli raduna i frati e impone loro di non violare il segreto che circonda l’ignoto penitente.Poi implora la protezione della Vergine.  L'atto terzo è ambientato in Italia presso un bosco a Velletri.

Sul campo di battaglia le forze spagnole e italiane affrontano le truppe austriache.Don Alvaro si è arruolato nell'esercito spagnolo sotto il falso nome di Don Federico Herreros, conquistandosi fama di eroe.

Egli medita sulle proprie sventure e piange Leonora che crede morta.Nel corso di una rissa, Don Alvaro salva la vita all'ufficiale Don Felice de Bornos, in realtà Don Carlo, fratello di Leonora.

Senza riconoscersi, i due soldati si giurano amicizia eterna.La scena si sposta in un salotto nell'abitazione di un ufficiale superiore dell'esercito spagnolo in Italia.

Don Alvaro è stato gravemente ferito in battaglia.Credendosi prossimo alla morte, egli affida all'amico una valigia contenente un plico sigillato, con la promessa di bruciarlo dopo la sua morte.

Ma Don Carlo, che nutre alcuni sospetti sulla vera identità di Don Alvaro, apre la valigia e, pur senza dissuggellare il plico, rinviene il ritratto di Leonora.Ora egli ha la prova che l’amico ferito è, in realtà, il seduttore della sorella e l’assassino del padre.

All’annuncio che Don Alvaro è ormai fuori pericolo, Don Carlo pregusta la vendetta.  L'azione prosegue in un campo militare presso Velletri.Don Carlo rivela a Don Alvaro – ormai guarito – di essere a conoscenza della sua vera identità e, dopo essersi fatto a sua volta riconoscere, lo sfida a duello.

Invano Don Alvaro cerca di sottrarsi alla furia del rivale: quando egli apprende che Leonora è viva e che il fratello si propone di ucciderla, accetta la sfida.Il duello è però interrotto dal sopraggiungere di una pattuglia.

Don Alvaro giura allora di trascorrere il resto della sua vita in un convento.Tra canti e balli, l’accampamento militare si risveglia animatamente: alla predica di Fra Melitone fa eco il Rataplan intonato da Preziosilla.

Infine l'atto quarto, ambientato nelle vicinanze di Homachuelos.Da cinque anni Don Alvaro si è ritirato nel convento della Madonna degli Angeli, ignorando, tuttavia, che nell’eremo vicino vive in solitaria espiazione Leonora.  Dopo avere distribuito il pane quotidiano a una folla di mendicanti, Fra Melitone gli annuncia la visita di uno straniero.

Si tratta di Don Carlo, che è riuscito a rintracciare il rivale.Egli provoca e insulta Don Alvaro, costringendolo, infine, a battersi.

Valle fra rupi inaccessibili, attraversata da un ruscello.Dopo avere ferito a morte Don Carlo, Don Alvaro si avvicina all’eremo, implorando aiuto per il rivale.

Sopraggiunge Leonora e riconosce l’amato Don Alvaro.Poi corre in soccorso del fratello morente, che la colpisce a morte.

Confortata dalle parole del Padre Guardiano, Leonora muore invocando su tutti il perdono di Dio. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Siria, Iran evacua personale e Pasdaran: nuovo segno del collasso di Assad

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(Adnkronos) – Dalla Siria un nuovo segnale dell'indebolimento di Assad?In un'ulteriore indicazione di quello che appare come il prossimo collasso del regime di Damasco a causa dell'avanzata dei jihadisti, l'Iran ha iniziato infatti a evacuare il proprio personale e anche comandanti della Forza Quds dei Pasdaran dalla Siria.

Lo rivela il New York Times, che cita fonti della regione e tre fonti iraniane, secondo cui i militari, funzionari diplomatici e le loro famiglie e altri civili iraniani vengono trasferiti nei vicini Libano e Iraq via terra o a Teheran in aereo.Le operazioni di evacuazione sono iniziate ieri mattina. L'Iran continuerà a sostenere il regime di Damasco "qualsiasi cosa gli serva" dinanzi all'avanzata degli insorti, ha detto intanto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che già nei giorni scorsi aveva dato la disponibilità a valutare un eventuale invio di truppe in Siria dinanzi a una richiesta del regime. "La Repubblica islamica dell'Iran ha sempre sostenuto la Siria e continuerà a farlo – ha assicurato il capo della diplomazia di Teheran, parlando da Baghdad – con tutta la sua forza, qualsiasi cosa le serva e che sia richiesta dal governo siriano". L'offensiva "terroristica" degli insorti in Siria contro il regime di Bashar al Assad rappresenta "una minaccia" per tutto il Medio Oriente, ha affermato Araghchi. "La minaccia terroristica – ha avvertito – non si limiterà alla Siria e rappresenta una minaccia per tutti i Paesi vicini e l'insieme della regione.

Il terrorismo non conosce frontiere". 
Si allarga intanto l'offensiva anti-governativa.Mentre i ribelli jihadisti di Hayat Tahrir al-Sham, affiancati da fazioni filo-turche, continuano ad avanzare verso Damasco, i riflettori sono accesi anche su Daraa, nel sud del Paese, culla della rivolta del 2011.

Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, il governo siriano ha perso il controllo della città e della maggior parte dell'omonima provincia. "Le fazioni locali hanno preso il controllo di altre aree nella provincia di Daraa, compresa la città di Daraa.Ora controllano più del 90% della provincia, mentre le forze del regime si sono progressivamente ritirate”, ha reso noto l'Osservatorio. L'esercito di Damasco ha quindi annunciato il riposizionamento delle proprie truppe nelle province di Daraa e di Suwayda, nella Siria meridionale. "Le nostre forze che operano a Daraa e a Suwayda si stanno ridistribuendo, riposizionando e stabilendo un perimetro di sicurezza dopo che elementi terroristici hanno attaccato posti di blocco isolati", ha affermato l'esercito in una nota rilanciata dai media statali siriani. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Juventus-Bologna: orario, probabili formazioni e dove vederla in tv

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(Adnkronos) – Torna in campo la Juventus.I bianconeri, per la 15esima giornata di Serie A, affrontano oggi, sabato 7 dicembre, il Bologna all'Allianz Stadium.

La Juve vuole riprendere la sua corsa dopo l'amaro pareggio di Lecce e ripartire in una classifica che li vede al sesto posto a quota 26 punti, a -6 dal Napoli capolista.Vuole risalire anche il Bologna di Italiano, fermo in ottava posizione a quota 21.  Juventus-Bologna è in programma oggi, sabato 7 dicembre, alle ore 18.

Ecco le probabili formazioni: 
Juventus (4-2-3-1): Di Gregorio; Danilo, Gatti, Kalulu, Cambiaso; Locatelli, Thuram; Conceicao, Koopmeiners, Yildiz; Vlahovic.All.

Motta 
Bologna (4-2-3-1): Skorupski; Holm, Beukema, Erlic, Miranda; Moro, Freuler; Ndoye, Odgaard, Karlsson; Castro.All.

Italiano  Juventus-Bologna sarà trasmessa in diretta esclusiva su Dazn.Il match sarà visibile sia in streaming sulla piattaforma che attraverso smart tv. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Sudcorea, Yoon si scusa per la legge marziale: “Non si ripeterà”

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(Adnkronos) – Il presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol offre le sue "scuse sincere" per aver proclamato martedì la legge marziale, ritirata qualche ora dopo, e assicura che non si ripeterà.Nelle sue prime dichiarazioni in quattro giorni, Yoon si è rivolto alla nazione prima del voto in Parlamento per il suo impeachment. "Sono sinceramente dispiaciuto e mi scuso che il popolo che deve essere rimasto sorpreso – ha detto il presidente -.

C'è gente che si chiede se ci sarà un'altra dichiarazione di legge marziale, ma posso dirvi chiaramente: non ce ne sarà un'altra". Quindi Yoon, che si è assunto "la piena responsabilità politica e legale" di quanto fatto, ha continuato affermando che "lascia la decisione di come stabilizzare il Paese, anche la questione del mio mandato, al mio partito.Il mio partito e il governo saranno responsabili della gestione futura del Paese". "Chino il capo e mi scuso ancora una volta per le preoccupazioni che posso aver causato alla popolazione", ha concluso. "Molto deludente".

Così il leader dell'opposizione sudcoreana, Lee Jae-myung, ha definito il discorso del presidente Yoon. "Non rispondono alle aspettative dell'opinione pubblica e la tradiscono ulteriormente", le parole dell'oppositore. "Il rischio più grande per la Corea del Sud in questo momento è l'esistenza del presidente stesso.Non c'è altra strada che una fine anticipata dell'amministrazione Yoon attraverso le dimissioni o l'impeachment" ha dichiarato il leader del Partito democratico di Corea. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Prima della Scala 2024, Riccardo Chailly dirige ‘La forza del destino’ di Verdi

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(Adnkronos) – 'La forza del destino' di Giuseppe Verdi inaugura oggi, sabato 7 dicembre, la Stagione 2024/2025 del Teatro alla Scala.La Prima è diretta dal direttore musicale Riccardo Chailly e interpretata da Anna Netrebko (Donna Leonora; la parte sarà sostenuta il 28 dicembre e il 2 gennaio da Elena Stikhina), Brian Jagde (Don Alvaro; Luciano Ganci canterà il 22 e 28 dicembre e il 2 gennaio), Ludovic Tézier (Don Carlo di Vargas; e Amartuvshin Enkhbat il 2 gennaio), Vasilisa Berzhanskaya (Preziosilla), Alexander Vinogradov (Padre Guardiano; e Simon Lim il 28 dicembre e 2 gennaio), Marco Filippo Romano (Fra Melitone), Fabrizio Beggi (il Marchese di Calatrava), Carlo Bosi (Mastro Trabuco).

Marcela Rahal è Curra, Huanhong Li è un Alcalde e Xhieldo Hyseni un Chirurgo.La regia è firmata da Leo Muscato, con scene di Federica Parolini, costumi di Silvia Aymonino e luci di Alessandro Verazzi.  La Serata inaugurale è dedicata a Renata Tebaldi (Pesaro, 1 febbraio 1922 – San Marino 19 dicembre 2004) nel ventennale della scomparsa.

L'artista fu splendida interprete della parte di Leonora alla Scala nel 1955 sotto la direzione di Antonino Votto.L'opera sarà eseguita integralmente nella versione del 1869 ripensata da Verdi per la Scala, secondo l'edizione critica curata per Ricordi da Philip Gossett e William Holmes nel 2005.

La Prima sarà seguita da 7 repliche il 10, 13, 16, 19, 22, 28 dicembre e 2 gennaio.Restano alcuni posti solo sulla rappresentazione del 2 gennaio.   Come ogni anno, lo spettacolo sarà ripreso dalle telecamere di Rai Cultura e trasmesso in diretta televisiva su Rai 1 e radiofonica su Radio3 alle ore 18. La prima versione della "Forza del destino" va in scena a San Pietroburgo il 10 novembre 1862, dopo una gestazione già complicata.

La prima è programmata per il 1861, ma di fronte all'indisposizione della protagonista, Emilia La Grua, Verdi torna a Sant'Agata e rivede profondamente la partitura: gli interventi continueranno fino all'ultimo, persino durante le prove.Per il palcoscenico del Teatro Imperiale il compositore ha immaginato un lavoro dalla drammaturgia nuova e distante dai precedenti: un vasto affresco volontariamente ignaro di unità aristoteliche di tempo, luogo e azione in cui i personaggi agiscono su uno sfondo variopinto che mescola nobili e popolani, sacerdoti e militari, momenti mistici e trivialità da locanda o da accampamento.  Qualche anno prima Verdi aveva scritto: "Quando verrà il poeta che darà all’Italia un melodramma vasto, potente, libero d'ogni convenzione, vario che unisca tutti gli elementi e soprattutto nuovo!!".

La fonte principale per il librettista Francesco Maria Piave è il dramma "Don Álvaro o la Fuerza del sino" di Ángel de Saavedra, ma il carattere composito dell'opera è già insito nella pluralità delle fonti letterarie: nell'Atto terzo trova posto una scena del "Wallensteins Lager" di Friedrich Schiller, che Verdi aveva già in mente nel 1849 per il progetto mai realizzato dell'"Assedio di Firenze", con "soldati, vivandiere, zingari, astrologhi, persino un frate che predica alla maniera più comica e deliziosa del mondo".  L'estetica di Verdi qui attinge alla fantasia dell'Ariosto contro il Tasso, alla libertà di Shakespeare, Schiller e Hugo contro le imposizioni del classicismo.Come già in "Macbeth" e "Rigoletto" (a partire – lo ricordiamo bene grazie al 7 dicembre 2015 – da Giovanna d’Arco).

Ma ora i personaggi si moltiplicano, gli spazi si allargano e aumenta il contrasto tra il sublime e il triviale.Dalla fusione dei generi si passa all'esaltazione del loro contrasto.

In mezzo ci sono Meyerbeer e il Grand-Opéra ma anche l’Opéra comique.Ne è testimone il famigerato "rataplan" i cui precedenti più illustri si trovano nella "Fille du régiment" e negli "Huguenots".

Pagina spesso esecrata, ma Verdi scrisse di Preziosilla e Melitone: "Quelle parti sono importantissime, e sotto un certo rapporto le prime dell’opera".  
"La forza del destino" è la prima opera che Verdi scrive dopo l'Unità d’Italia, ed è a tutti gli effetti un lavoro post-risorgimentale: il popolo che canta con una sola voce nei grandi cori di "Nabucco" o "Macbeth" ha perso la sua coesione e si presenta come una plebe cinica, affamata e dispersa.Proprio questo realismo impietoso e questo contrasto tra episodi giustapposti costituiranno, come spiega Julian Budden, la principale influenza di Verdi sullo sviluppo dell'opera in Russia, con il superamento dell'eredità di Glinka e la difficile affermazione di Musorgskij e del suo "Boris Godunov" nel 1874.

L’operazione compiuta da Verdi con la Forza e ripresa da Musorgskij è soprattutto la fusione tra il linguaggio del melodramma e la forma principe della letteratura ottocentesca: il romanzo.  Dopo San Pietroburgo i ripensamenti continuano, a partire dalla prima ripresa a Madrid nel 1863.Nel 1869 la nuova versione approntata per la Scala introduce, oltre alla fiammeggiante Sinfonia, un finale completamente nuovo.

A San Pietroburgo e Madrid il già impressionante catalogo di morti e maledizioni si concludeva, dopo il duello in scena, con il suicidio di Alvaro, furente e disperato, in un’atmosfera apertamente nichilista.Già nel 1863, però, Verdi aveva scritto: "Non bisogna arrischiare La forza del destino com’è, ma il difficile sta nel trovare questo benedetto scioglimento".

Il libretto rivisto con il nuovo poeta Antonio Ghislanzoni rivela un’altra influenza letteraria, quella di Alessandro Manzoni.Negli stessi mesi Ghislanzoni stava traendo dai Promessi sposi il libretto dell’opera dallo stesso titolo di Errico Petrella, che sarebbe andata in scena a Lecco nel 1869.

Nel nuovo finale il romanticismo nero della chiusa accesa e disperata di San Pietroburgo si distende, il duello e la morte di Carlo si spostano fuori scena, la rassegnazione si sostituisce alla bestemmia.Il sublime terzetto in cui Padre Guardiano chiama Alvaro e Leonora morente alla rinuncia e alla preghiera conclude la lunga peripezia nella pace della fede – e della morte.  Pochi mesi prima della prima, il 30 giugno 1868, Verdi aveva incontrato, per la prima e unica volta, il Manzoni nella sua casa di via Morone a Milano.  
"La forza del destino" è il nono titolo verdiano di Riccardo Chailly alla Scala e la sua undicesima inaugurazione di stagione.

Dopo le giovanili "Giovanna d'Arco" nel 2015, "Attila" nel 2018 e "Macbeth" nel 2021, l'anno scorso il Maestro aveva scelto per il 7 dicembre un grande titolo spesso proposto in apertura di stagione: "Don Carlo".Al contrario "La forza del destino" è un capolavoro relativamente poco presente in cartellone: se le ultime esecuzioni risalgono al 1999 con Riccardo Muti (versione scaligera del 1869) e al 2001 con Valery Gergiev e i complessi del Mariinskij (versione di San Pietroburgo del 1862), l’unico allestimento in apertura di stagione è addirittura del 1965, con Gavazzeni sul podio e la regia di Margherita Wallmann.

La Forza, prosecuzione di un percorso verdiano, si lega anche al recente Boris Godunov, un’opera fortemente influenzata proprio dal capolavoro pietroburghese di Verdi.  Torna a inaugurare la Stagione con Verdi Anna Netrebko, dopo il trionfo dell’anno scorso in "Don Carlo" e del 2016 con "Giovanna d'Arco".L’artista, di casa alla Scala, è impegnata anche venerdì 29 novembre nel concerto straordinario diretto da Riccardo Chailly nel centenario della scomparsa di Giacomo Puccini.

Debutta al 7 dicembre Brian Jagde, reduce da diverse produzioni di quest'opera nei principali teatri del mondo (da Parigi a Londra, al Metropolitan e nelle scorse settimane a Barcellona), che alla Scala è già stato Turiddu in Cavalleria rusticana e Calaf in Turandot, con grande successo.  Approda all'Inaugurazione in scena anche Ludovic Tézier, uno dei grandi baritoni di oggi, che aveva partecipato al 7 dicembre televisivo "…a riveder le stelle" durante il lockdown oltre a cantare in "Onegin" (2006), "Lucia" (2006) e "Un ballo in maschera" (2022).Alexander Vinogradov è stato recentemente ascoltato nel "Requiem" di Verdi diretto in San Marco da Riccardo Chailly nel centocinquantenario dalla prima esecuzione.  
Il mezzosoprano Vasilisa Berzhanskaya, emersa negli ultimi anni come interprete rossiniana, tornerà alla Scala nel Concerto di Natale con la Petite messe solennelle di Rossini diretta da Daniele Gatti il 21 dicembre, e nel prossimo giugno come Adalgisa in "Norma" diretta da Fabio Luisi.

Marco Filippo Romano è uno dei più affermati giovani bassi italiani: alla Scala ha cantato nell'"Italiana in Algeri" diretta da Ottavio Dantone, nel "Barbiere" diretto da Chailly (e nella ripresa con Evelino Pidò) e nelle Zite 'ngalera di Vinci dirette da Andrea Marcon.Fondamentali in un’opera come La forza sono le parti apparentemente minori come il Marchese di Calatrava, qui Fabrizio Beggi che ricordiamo splendido Monterone nel Rigoletto diretto da Michele Gamba, Mastro Trabuco che è lo splendido Carlo Bosi e Curra, l’Alcalde e il Chirurgo interpretati da Marcela Rahal, Huanhong Li e Xhieldo Hyseni.  Personaggio essenziale di questo grande affresco è infine il Coro, diretto da Alberto Malazzi.  "'La forza del destino' – scrive Leo Muscato nelle note di regia per il programma di sala – non si limita ai drammi personali.

Qui la prospettiva è molto più ampia e la tragedia dei protagonisti è immersa in un mondo in continuo movimento, popolato da soldati, pellegrini e viaggiatori.Un universo vivo e pulsante, che ha come sfondo una guerra che travolge tutti quanti.

Nel primo atto è ancora una minaccia lontana, evocata dalle parole di Leonora 'Con te sfidar impavida / di rio destin la guerra'.Quando ci è stata commissionata questa produzione, l’attenzione mediatica era concentrata su una guerra che dominava quotidianamente le notizie.

Nel frattempo, i conflitti sono diventati due – senza contare le guerre dimenticate che faticano a trovare spazio nei media.E ogni giorno cresce la percezione che i loro confini possano espandersi rapidamente, accendendo ulteriori focolai di instabilità.

In un momento storico così delicato, il rischio di scivolare nella banalizzazione è tangibile e insidioso.Per questo, ancora una volta, abbiamo cercato di percorrere una strada che rifiutasse le semplificazioni.

Abbiamo lavorato per approfondire la complessità del testo, con l’obiettivo di tradurre i suoi significati in modo che risultassero comprensibili, attuali e capaci di suscitare una profonda emozione negli spettatori a cui oggi ci rivolgiamo". "Abbiamo scelto di raccontare questa storia attraversando epoche diverse, esplorandola da prospettive spaziali e temporali sempre nuove.Il racconto prende avvio nel Settecento e si spinge fino ai giorni nostri, senza vincolarsi rigidamente a una precisa aderenza storica – spiega Leo Muscato – Così, se all’inizio ci troviamo in un’epoca in cui una giovane donna, per inseguire il suo amore, deve sfuggire al controllo paterno travestendosi da uomo, nell’ultimo atto assistiamo alla tragica follia di un ufficiale decorato, consumato dalla sete di vendetta, che attraversa chilometri di terre devastate dai bombardamenti per uccidere il suo nemico, ormai divenuto un prete che cerca di espiare le sue colpe scavando tra le macerie a mani nude.

Fin dal principio, il nostro immaginario si è concentrato sull’idea di un movimento rotatorio, una ruota del destino in continuo movimento con i personaggi che si muovono in direzione opposta, avanzando con ostinazione attraverso scenari che cambiano continuamente.Con il trascorrere del tempo, dei secoli, questi paesaggi si fanno via via più cupi, più devastati, e sempre più realistici". "Anche i costumi seguono questa evoluzione: all’inizio, nel Settecento, appaiono come sagome stilizzate, evocazioni simboliche di un’epoca lontana.

Man mano che la narrazione si avvicina ai nostri giorni, acquistano una concretezza sempre maggiore, fino a diventare profondamente realistici, specchio fedele del mondo che raccontiamo", conclude Leo Muscato. "La forza del destino" segna la riconciliazione tra Giuseppe Verdi e la Scala dopo la frattura intervenuta con Bartolomeo Merelli in occasione della prima assoluta della Giovanna d'Arco nel 1845.Verdi non avrebbe più scritto un’opera nuova per il Teatro milanese fino a Otello nel 1887, ma opera modifiche sostanziali alla partitura della Forza presentata a San Pietroburgo nel 1862 in occasione della prima al Piermarini, che avviene il 27 febbraio 1869 con Eugenio Terziani sul podio, Teresa Stolz protagonista e lo stesso Verdi a sovrintendere all’allestimento.

Nell’800 l’opera sarebbe stata ripresa solo nel 1871 e 1877, con la direzione di Franco Faccio. È Arturo Toscanini a riprendere il titolo nel nuovo secolo con una rappresentazione nel 1908, e quindi nel 1928 con una nuova produzione firmata da Giovacchino Forzano.Le scene, di Edoardo Marchioro, fanno da sfondo anche alle produzioni dirette da Giuseppe Del Campo (1929, 1930), Gabriele Santini (1934), Gino Marinuzzi (1940), Victor de Sabata e Nino Sanzogno (1943). Nel Dopoguerra il primo direttore a riportare alla Scala La forza del destino è Victor de Sabata nel 1949, di nuovo alternandosi con Nino Sanzogno.

La regia è di Carlo Piccinato e le scene di Nicola Benois, che firmerà i bozzetti di tutti gli allestimenti fino al 1965.Particolare affezione per questo titolo dimostra Antonino Votto, che la dirige nel 1955 con Renata Tebaldi come Leonora e Giuseppe Di Stefano come Don Alvaro, e poi ancora nel 1957 e 1961.

Nel 1965 Gianandrea Gavazzeni sceglie La forza per aprire la Stagione, la regia è di Margherita Wallmann e le scene ancora di Nicola Benois.Il cast del 7 dicembre vede Ilva Ligabue, Carlo Bergonzi, Piero Cappuccilli (sostituito dal secondo atto da Carlo Meliciani), Nicolai Ghiaurov e Giulietta Simionato per l’ultima volta Preziosilla alla Scala dopo quattro produzioni.

In locandina è presente tra i danzatori solisti anche Luciana Savignano, da poco entrata a far parte del Corpo di Ballo della Scala. Dopo aver inaugurato la Stagione 1965/66, La forza del destino torna alla Scala nel 1978, diretta da Giuseppe Patanè per la regia di Lamberto Puggelli.Le scene di questo allestimento leggendario sono firmate da Renato Guttuso, che aveva già collaborato alla creazione di altri tre spettacoli alla Scala.

Storico il cast, con Montserrat Caballé, José Carreras, Piero Cappuccilli e Nicolai Ghiaurov.Bisogna aspettare 21 anni perché il titolo venga rimesso in cartellone, e a riprenderlo ci pensa Riccardo Muti con la regia di Hugo de Ana, che firma anche scene e costumi.

Tra i protagonisti Georgina Lukács, José Cura, Leo Nucci e Luciana D’Intino ma anche Alfonso Antoniozzi come Melitone.Questo stesso allestimento verrà portato in tournée in Giappone l’anno seguente sempre con Muti sul podio: saranno le ultime esecuzioni della versione scaligera del 1869 con i complessi del Teatro.

La Forza torna però alla Scala anche nel 2001, quando i complessi del Mariinskij diretti da Valery Gergiev eseguono la versione di San Pietroburgo del 1862 nell’ambito della rassegna Grandi Teatri per Verdi. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Juve Stabia – Sudtirol, Kofler: “Emozionato per il mio primo gol. Abbiamo combattuto, ma non è bastato”

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Raphael Kofler, difensore del Sudtirol e autore del gol del momentaneo 1-1, è intervenuto in conferenza stampa al termine della sconfitta contro la Juve Stabia per 2-1.Queste sono state le sue parole:

Hai segnato il tuo primo gol con la maglia del Sudtirol, come hai vissuto questa gara?

“Devo dire che segnare il mio primo gol con questa maglia è una bella emozione, ma non ci è servito a niente.

La Juve Stabia è brava nel palleggio, lo sapevamo e abbiamo affrontato la partita nel modo giusto, ma purtroppo torniamo a casa senza punti”.

Con l’Under 20 avevi segnato in modo simile.

“Non avevo studiato una dinamica del genere.Sono andato sul primo palo, sfruttando la grande palla messa da Tommy, e ho messo il piede”.

Cinque sconfitte di fila, come vivete questa situazione?

“Dobbiamo andare avanti e star tutti uniti.

Sapevamo che la B è tosta.Sappiamo che dobbiamo combattere per la salvezza fino alla fine”.

Hai visto un passo avanti da parte della squadra?

“Secondo me sì.

Siamo stati compatti e abbiamo fatto quello che ci ha chiesto il mister, anche se non è bastato”.

Come hai pensato di marcare un giocatore come Piscopo?

“Lui è uno che si stacca molto.Nel primo tempo il mister ci ha chiesto di aspettare un po’, anche se abbiamo fatto fatica.

Nel secondo tempo abbiamo cambiato un po’: ho spezzato e l’ho marcato a uomo.Ha funzionato meglio.

E’ un giocatore bravo e faticoso da marcare”.

Juve Stabia, Giuseppe Leone: La vittoria ci mancava, ora guardiamo al derby di Salerno

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Giuseppe Leone, centrocampista della Juve Stabia e autore dell’assist per Bellich, ha parlato in sala stampa al termine del match vinto contro il Sudtirol.

Questa l’analisi del centrocampista della Juve Stabia:

È una bellissima sensazione perché è una vittoria che mancava da tempo.C’è grande emozione per il risultato e per come arriva, attraverso il gioco e ritrovando la nostra identità.

Per me e per tanti miei compagni è il primo anno in Serie B quindi è normale vivere alti e bassi.Ho continuato ad allenarmi al massimo sapendo che il mister mi vuole bene e sono contento di essermi ripreso.

Posso solo ringraziare il mister perché mi supporta e mi fa crescere, soprattutto nei momenti di difficoltà.C’è voglia di fare bene e ho ambizione di crescere sempre di più.

La Serie B è un campionato più fisico quindi bisogna adeguarsi velocemente anche ai ritmi di gioco, fisici e di pensiero.

L’assist?

Sui calci d’angolo abbiamo sempre pronti più schemi.Di volta in volta cambiano quindi comunque i miei compagni sanno sempre il da farsi.

Rinnovo?

Io a Castellammare mi trovo bene con tutti e ho la città nel cuore quindi per il rinnovo si vedrà.

Il derby con la Salernitana

Stasera ci godiamo la vittoria e dalla prossima settimana penseremo a preparare la gara di Salerno, che sappiano quanto sia importante per i tifosi.

Il numero 55?

È la mia data di nascita, dato che sono nato il 5 maggio.

Inoltre a Siena avrei voluto il numero 10 che però era occupato, quindi scelsi due cinque che sommati fanno dieci, e da allora mi accompagna.

Juve Stabia, Pagliuca: Vittoria dedicata a squadra, società e tifosi! Un regalo di compleanno per mia moglie

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Al termine della gara culminata col successo sul Sudtirol, il tecnico della Juve Stabia, Guido Pagliuca, è intervenuto in sala stampa.Queste sono state le sue parole:

Dedico questo successo alla squadra ed alla società tutta e soprattutto a mia moglie, dato che tra poco è il suo compleanno così evito di farle il regalo! (Ride ndr)

Devo ringraziare tutti i tifosi perché dopo il pari ci hanno spinto fino a trovare il nuovo sorpasso.

In particolare la Curva Sud ieri ci ha incoraggiato e abbiamo sentito il suo supporto.Abbiamo dato peso ai pareggi delle ultime settimane e siamo felici.

C’era bisogno di vincere anche per ritrovare un po’ di leggerezza che ultimamente mancava.Siamo contentissimi del nostro percorso in un campionato difficilissimo.

Fortini non era al meglio, ugualmente Rocchetti ed anche Mussolini, che ieri ha avuto problemi.Eppure hanno giocato tutti garantendo tanta qualità e quantità.

Ringrazio tutti e cito Piscopo, che ci ha dato una grande mano, e Adorante, giocatore importante anche per il lavoro sporco lontano dalla porta.Abbiamo preso un gol per un calo di concentrazione che non ci deve capitare.

La pecca è che nel primo tempo avremmo potuto chiudere la gara e invece siamo stati troppo leziosi.La nostra crescita deve essere quella di non aspettare di prendere uno schiaffo, come stasera, per tornare ad alzare i ritmi.

I punti che abbiamo sono un sogno per noi perché 22 punti a questo punto del campionato in pochissimi li avrebbero pronosticati.Sono davvero felice per tutti.

Sono stato felice di vedere Leone e Varnier negli spogliatoi esultare, loro che sono ragazzi molto pacati.Anche noi dello staff siamo una cosa sola: lavoriamo tutti insieme quasi H24 completandoci a vicenda e migliorandoci giorno dopo giorno.

Se non avessimo trovato il secondo gol subito sarebbe entrato Piovanello, che sta bene, si sta allenando con intensità e meriterebbe più spazio.

Marco Zaffaroni: “Dopo il pari abbiamo commesso un altro errore, ma siamo sulla strada giusta”

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Marco Zaffaroni, allenatore del Sudtirol, ha parlato in conferenza stampa al termine della sconfitta contro la Juve Stabia per 2-1.

L’allenatore ha detto la sua sul match: “È un peccato.La squadra ha lottato per tutta la partita, ha cercato e trovato meritatamente il pareggio.Purtroppo siamo incappati in un altro errore, ma abbiamo provato in tutti i modi a riacciuffare il pari fino alla fine.La squadra è stata brava, non si è demoralizzata, ha lottato e combattuto per tutto l’arco della partita.

Questo è un segnale confortante, anche se non basta.Guardando l’atteggiamento, però, credo che questa sia la strada giusta”.Infine, sulla prestazione dei suoi giocatori: “Oggi la squadra ha lottato e combattuto – ha spiegato –.Continuiamo a fare alcuni errori che dobbiamo evitare.

Avevo chiesto una squadra che non mollasse e da questo punto di vista ha fatto la gara che doveva fare contro un avversario temibile, soprattutto in casa.La squadra ha dato una dimostrazione di reazione rispetto alla settimana scorsa.Questa è la strada giusta”.

Juve Stabia – Sudtirol (2-1): Le pagelle dei protagonisti gialloblù

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La Juve Stabia torna alla vittoria tra le mura amiche battendo a domicilio il Sudtirol con le reti di Candellone e Bellich.Vespe che hanno comandato il gioco dal primo all’ultimo minuto calando un pò l’attenzione solo nell’occasione del gol del Sudtirol che riusciva a pareggiare i conti.

La Juve Stabia trascinata dal pubblico e sotto la direzione di Mister Pagliuca che inseriva forze fresche riusciva a realizzare la rete vittoria con lo specialista dai calci d’angolo e difensore di professione, Marco Bellich.Un risultato che questa volta dà merito alla grande prestazione della squadra.

Questi i voti ai calciatori gialloblù:

Thiam 6.5: attento quando è chiamato in causa.Sul gol non può davvero nulla.

Folino 6: attento e insuperabile nel primo tempo.

Nel secondo tempo si perde Kofler nell’azione del momentaneo pari.

Varnier 6.5: torna il centrale insuperabile della prima parte di stagione.Con Odogwu è uno scontro tra pesi massimi, ma lo vince lui.

Bellich 7.5: in difesa sfodera una prestazione super lusso.

Inoltre segna la rete che fa tornare la Juve Stabia alla vittoria.Fatelo santo.

Fortini 6.5: non al meglio, ma da una sua discesa nasce l’azione del primo gol.

Fino a quando resta in campo fa il suo. (Rocchetti 6: pensa più a difendere che a farsi vedere in attacco.Comunque attento sulla sua fascia).

Leone 7: si rivede il metronomo dello scorso campionato.

Classe e geometrie al servizio della squadra, ma anche tanto lavoro sporco. (Meli 6: in campo nel finale per aggiungere centimetri alla contraerea delle Vespe).

Buglio 6.5: quanto era mancato.Il suo lavoro sporto a centrocampo è un qualcosa di imprescindibile, anche se rischia grosso per un brutto intervento nel primo tempo. (Ruggero sv).

Mussolini 6: a sinistra si limita al compitino senza infamia e senza lode.

Quando passa a destra compie un paio di discese davvero pericolose.

Piscopo 6: si sacrifica tantissimo in fase difensiva.In attacco qualche cross e nulla più. (Pierobon 6: entra e inizia a ringhiare su qualsiasi calciatore avversario gli capiti a tiro).

Candellone 7.5: altra grandissima partita dopo quella di Cittadella.

Segna il secondo gol consecutivo ed è sempre una spina nel fianco della difesa del Sudtirol.Va clonato per i chilometri che macina.

Adorante 6.5: c’è nell’azione del primo gol, dove Polizzi gli dice no con un grande intervento.

Nel primo tempo prende anche un palo.Poi tanto lavoro al servizio della squadra. (Artistico 6: ha una grande occasione ma perde il tempo per la conclusione.

Abile nel far salire la squadra).

Pagliuca 7: senza Mosti e Maistro rilancia Piscopo.La sua squadra prende ancora una volta gol da calcio da fermo, ma gioca a calcio e torna a conquistare 3 punti di platino.

Malattia misteriosa Congo, quali sono i sintomi: cosa sappiamo

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(Adnkronos) – Non ci sono certezze sull'origine della 'malattia X' o malattia misteriosa in Congo che sta provocando morti e che come sintomi ha febbre, mal di testa, mal di gola, tosse, difficoltà respiratorie e anemia.La malattia sconosciuta allerta la comunità mondiale segnata dalla pandemia di Covid che non dimentica come anche allora tutto partì da un virus misterioso. La malattia non ancora diagnosticata è stata segnalata a Panzi, località e zona sanitaria della provincia di Kwango nel Sud-Ovest del Paese.

Panzi, 'epicentro' di questi casi, è una comunità rurale che si trova a più di 700 km dalla capitale Kinshasa. L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) fa il punto della situazione e annuncia di aver inviato un team di esperti per indagare sull'origine della malattia sconosciuta. "Un agente patogeno respiratorio, come l'influenza o il Covid-19, è oggetto di studio come possibile causa" della 'malattia X' che sta provocando diversi morti nella Repubblica democratica del Congo, spiega l'Oms in una nota.I test sono in corso e si esplorano più ipotesi.

Oltre a un patogeno respiratorio, puntualizza l'agenzia Onu, anche "la malaria, il morbillo e altri" microrganismi sono sotto esame. Fino a quando non ci saranno i risultati dei test di laboratorio eseguiti, la causa non potrà essere chiarita e viene considerata non identificata, spiegano gli esperti. "L'Oms condividerà ulteriori informazioni sul lavoro in corso per identificare la malattia non appena disponibili", assicurano dall'agenzia. Gli esperti inviati dall'Oms stanno consegnando medicinali essenziali, kit diagnostici e per la raccolta dei campioni, per aiutare ad analizzare e determinare rapidamente la causa della malattia.Il team si concentrerà sul rafforzamento delle misure di risposta, come l'attività di indagine epidemiologica e la raccolta di campioni per i test, la ricerca attiva dei casi, il trattamento e le attività di sensibilizzazione delle persone.

Gli esperti lavoreranno anche con i leader della comunità locale per supportare la sorveglianza delle malattie e promuovere misure per prevenire l'infezione e per identificare e segnalare ulteriori casi. L'Italia ha alzato il livello di attenzione sulla malattia di origine sconosciuta che ha portato ai decessi in Congo.Le Usmaf – gli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera del ministero della Salute, che si occupano del controllo sanitario su passeggeri e merci – a quanto apprende l'Adnkronos Salute, sono state allertate anche se non esistono voli diretti.

Non c'è nessun allarme per l'Italia, ma le Usmaf – come accade in tempi di globalizzazione e di mobilità internazionale – hanno ricevuto la comunicazione su quanto sta accadendo in Congo e sugli eventuali sviluppi da parte delle autorità sanitarie internazionali.  Maria Rosaria Campitiello, a capo del Dipartimento della Prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie del ministero della Salute, spiega in una nota che "la sorveglianza è attiva e monitoriamo costantemente la situazione senza allarmismi, ma con la doverosa attenzione". "Il ministero, in modo responsabile – conferma – si è attivato in via cautelativa richiedendo agli uffici periferici Usmaf di assicurare la dovuta attenzione nelle attività di controllo a cui sono preposti". —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Siria, il ‘grande gioco’ di Erdogan: così la Turchia rafforza l’influenza

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(Adnkronos) – Ankara "ha tutte le ragioni per essere soddisfatta".E "l'offensiva dei ribelli siriani rafforza l'influenza geopolitica della Turchia".

Di un alleato degli Usa, membro della Nato, che è stato in passato il principale sostenitore della rivolta armata contro il leader siriano Bashar al-Assad.Passati 13 anni da quella ribellione, esplosa dopo le proteste antigovernative del 2011 soffocate dalla repressione e degenerate in un sanguinoso conflitto, l'escalation in Siria vede Hayat Tahrir al-Sham (Hts) e fazioni armate alleate protagoniste di una rapida avanzata.

Sono arrivate alle porte di Homs e oggi a Doha, in Qatar, dovrebbero tenersi colloqui sulla Siria tra Iran, Russia – sostenitori di Assad – e Turchia, mentre ieri nella capitale irachena Baghdad si sono incontrati i ministri degli Esteri di Iraq, Iran e Siria. "Abbiamo lanciato un appello ad Assad per parlare insieme del futuro della Siria, ma purtroppo non abbiamo avuto risposta positiva a questo invito – afferma il leader turco Recep Tayyip Erdogan in dichiarazioni diffuse dall'agenzia Anadolu – Idlib, Hama, Homs e certamente Damasco.Questa marcia dell'opposizione prosegue.

E speriamo continui senza incidenti". Erdogan parla e "Ankara ha tutte le ragioni per essere soddisfatta – scrive Le Monde – Senza dispiegare un solo ulteriore soldato nel nord della Siria, il governo turco è sul punto di vedere materializzarsi due dei suoi più antichi desideri", allungare l'ombra "oltre le zone controllate dai suoi militari, per lo più vicino al confine, e un ritiro delle forze curde siriane legate al Pkk". Dal 27 novembre le forze anti-Assad sono entrate ad Aleppo, poi si sono dirette verso a Hama e ora sono vicine a Homs.L'Esercito nazionale siriano (Sna, coalizione di milizie filo-turche) ha preso domenica il controllo di Tell Rifaat, area strategica, da otto anni controllata dalle forze curdo-siriane, mettendo in evidenza – osserva il giornale francese – gli stretti legami di Ankara con l'Sna, da sempre rivale di Hts e anche con quanta efficacia la Turchia sia riuscita a muoversi nelle complesse dinamiche nella regione. E, secondo il Wall Street Journal, Paesi come Stati Uniti e Russia, potrebbero cercare l'aiuto di Ankara per 'tenere a freno' Abu Mohammed al-Jawlani – a capo di Hts, un jihadista che afferma di aver rotto con l'estremismo – con cui la Turchia ha un vecchio 'rapporto' tramite i suoi servizi d'intelligence, anche se non controlla direttamente il gruppo.  La rapida avanzata dei ribelli siriani, che appare ben pianificata, dà ad Ankara – è il ragionamento del Wsj – più potere per limitare l'influenza russa e iraniana nella regione, ma rischia anche di provocare nuova instabilità alle porte della Turchia, dove durante il primo conflitto in Siria si sono rifugiati più di tre milioni di siriani.  Con la Russia 'presa' dalla guerra in Ucraina, che va avanti da oltre mille giorni, e l'Iran 'bloccato' nel 'confronto' con Israele (che, ha detto al Times of Israel un funzionario israeliano, ha tutto l'interesse a che i combattenti in Siria "continuino a farsi la guerra l'uno con l'altro" tra "jihadisti salafiti da un lato" e "Iran e Hezbollah" dall'altro), secondo il Wsj Erdogan è ora in una posizione più solida per fare pressioni sulle milizie curde in Siria, considerate da Ankara "gruppi terroristici", ma che sono state sostenute dagli Usa in funzione anti-Is. E questa nuova posizione di forza della Turchia potrebbe contribuire a una linea più dura nei negoziati con la Russia e l'Iran sul futuro della Siria.

Per Gonul Tol, direttore del programma Turchia al Middle East Institute di Washington citato dal Wsj, è certo che "Erdogan voglia trasformare" quanto sta accadendo in Siria "in un'opportunità".  Ankara spinge su Damasco per una soluzione politica al conflitto.L'offensiva, secondo il Wsj, dà anche alla Turchia – che dispiega forze nell'enclave 'ribelle' nella provincia nordoccidentale di Idlib sulla base dell'accordo per il cessate il fuoco del 2020 – una possibilità di tentare di allentare la pressione sul suo confine meridionale.

E nel Paese guidato da Erdogan c'è chi spera che l'avanzata delle forze anti-Assad spinga i rifugiati a tornare in patria.Anche se al momento il rischio è più che i raid aerei siriani e russi su Aleppo e su altri territori in mano all'opposizione armata creino un nuovo esodo, con ondate di rifugiati che potrebbero riversarsi in Turchia.

Intanto, secondo il World Food Programme, la recente escalation nel nordovest del Paese arabo ha già fatto più di 280.000 sfollati. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Notre-Dame, oggi riapertura dopo l’incendio: da Trump a Zelensky, i leader alla cerimonia

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(Adnkronos) – Si svolgerà oggi sabato 7 dicembre in Francia l'attesa cerimonia di riapertura di Notre-Dame a Parigi.La cattedrale riapre le porte cinque anni dopo l'incendio del 15 aprile 2019: dopo le prime immagini diffuse nei giorni scorsi dall'interno della cattedrale restaurata, oggi sarà la volta della cerimonia ufficiale di riapertura alla presenza di numerosi capi di Stato e di governo.

Tra loro, ospiti di Emmanuel Macron, il presidente eletto Donald Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.Alla cerimonia anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e la premier Giorgia Meloni. Le celebrazioni inizieranno stasera alle 19.

L'Eliseo e la Diocesi di Parigi hanno annunciato che l'intera cerimonia di riapertura di Notre-Dame si svolgerà "all'interno della cattedrale" a causa delle condizioni meteorologiche sfavorevoli. "Le condizioni meteorologiche molto sfavorevoli previste da Météo France (raffiche di vento tra i 65 e gli 80 km/h) per sabato 7 dicembre nella regione dell'Ile-de-France ci hanno costretto a riorganizzare il nostro dispositivo", hanno spiegato in un comunicato stampa congiunto alla vigilia dell'evento. Un totale di 6mila agenti di polizia e gendarmi saranno mobilitati per garantire la sicurezza dell'evento, in un contesto di "altissimo livello di minaccia terroristica", secondo la Prefettura di polizia.  Macron prenderà la parola davanti a decine di capi di Stato e personalità, tra cui il presidente Mattarella, Trump, la first lady americana Jill Biden, il re belga Philippe, il principe William, la presidente greca Katerina Sakellaropoulou, il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier, il presidente polacco Andrzej Duda, Milos Vucevic, presidente serbo, Zoran Milanovic, presidente croato, e Roumen Radev, presidente bulgaro. La prima messa nella cattedrale restaurata avrà luogo domani, domenica mattina, alle 10.30, presieduta da Laurent Ulrich.Vi parteciperanno Macron, oltre ai capi di Stato e di governo stranieri.

Secondo la diocesi di Parigi, saranno presenti 170 vescovi e sacerdoti delle 106 parrocchie parigine, oltre a un sacerdote per ognuna delle sette chiese cattoliche di rito orientale, accompagnati da fedeli di ciascuna di queste comunità. Domani alle 18.30 si terrà anche la prima messa aperta al pubblico dopo il completamento dei lavori di restauro.Si prevede che circa 2.500 persone partecipino a questo evento, per il quale era richiesta la registrazione preventiva.

La messa sarà trasmessa da France Télévisions. Le messe e le cerimonie religiose potranno poi riprendere nell'edificio.Notre-Dame sarà addirittura aperta "fino alle 22" durante la prima settimana, dall'8 al 14 dicembre, secondo quanto dichiarato dal rettore della cattedrale, Olivier Ribadeau Dumas. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Sanremo, Propaganda Live: “Ci candidiamo a direzione artistica e culturale prossimo festival”

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(Adnkronos) – "Annunciamo ufficialmente la candidatura di Propaganda Live e La7 alla gestione e alla direzione artistica, intellettuale e culturale del prossimo Festival di Sanremo".Ad affermarlo è il conduttore di Propaganda Live, Diego Bianchi, aprendo la puntata della trasmissione di questa sera.  —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Atalanta-Milan 2-1, nerazzurri primi in classifica

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(Adnkronos) –
L'Atalanta batte il Milan per 2-1 nell'anticipo della 15esima giornata della Serie A, centra la nona vittoria consecutiva e vola al primo posto in classifica.I nerazzurri passano in vantaggio al 12' con De Ketelaere, ex rossonero.

Il Milan pareggia al 22' con Morata.All'87' Lookman firma il gol del definitivo 2-1.

Il successo consente ai bergamaschi di salire a 34 punti, con 2 lunghezze di vantaggio sul Napoli che domenica riceve la Lazio.Il Milan rimane a 22 punti, a -12 dalla vetta.  La prima azione pericolosa della partita arriva dopo 15 secondi, ottimo inserimento di Pulisic che arriva al tiro in diagonale, chiamando Carnesecchi a un grande intervento.

Al 3' risponde l'Atalanta con una gran giocata di Ederson che va via in un fazzoletto, guadagna il fondo e serve Pasalic che calcia alto.Al 6' Leao mette in moto con una rabona Theo Hernandez, che guadagna campo, entra in area, mette in mezzo ma la difesa dell'Atalanta salva.

Al 7' Emerson Royal pesca Morata in verticale, dribbling secco e palla in rete ma il guardalinee alza la bandierina e annulla per il fuorigioco dello spagnolo. 
Il gol invece lo trova la Dea al 12' con l'ex De Ketelaere.Dagli sviluppi di un calcio di punizione da sinistra, il belga salta più in alto di tutti sul secondo palo e batte Maignan di testa.

Al 22' i rossoneri pareggiano con Morata.Leao attacca la profondità sulla sinistra, accelera e mette una gran palla sul secondo palo per lo spagnolo che appoggia in rete. Al 25' errore della difesa rossonera sulla sinistra e palla che arriva a Bellanova: l'esterno nerazzurro si presenta davanti a Maignan ma la sua conclusione è centrare e il portiere francese respinge.

Al 35' Atalanta pericolosa ancora con Pasalic che controlla al limite dell'area di rigore e va al tiro: para Maignan.Al 38' esce Pulisic per un problema fisico ed entra Loftus-Cheek.

La squadra di casa chiude in attacco la prima frazione e sfiora il nuovo vantaggio con Lookman al 43': la conclusione dell'attaccante nigeriano esce di poco. Al 5' della ripresa Theo Hernandez ci prova direttamente su calcio di punizione ma la conclusione è abbondantemente alta.Al 10' azione individuale di Reijnders che trova spazio e calcia in diagonale: palla fuori.

Al 12' cartellino giallo per De Ketelaere per un fallo su Musah.Al 14' De Ketelaere sfugge a Emerson Royal e crossa sul secondo palo, destro al volo di Bellanova che sbatte su un compagno e termina sul fondo. Al 25' l'esterno ex Torino si fa ammonire per gioco scorretto su Theo Hernandez.

Alla mezz'ora bell'azione di Loftus-Cheek che entra in area guadagna il fondo e mette in mezzo per Musah che calcia di prima ma manda fuori.Al 31' triplo cambio per la Dea.

Escono Pasalic, Djimsiti e De Ketelaere, entrano Kossounou, Retegui e Samardzic.Per il Milan esce Morata ed entra Abraham.

Al 34' ripartenza dell'Atalanta con palla che arriva a Lookman che rientra sul destro e calcia, Maignan devia in angolo. 
Al 42' arriva il gol partita: dagli sviluppi di un calcio d'angolo la palla viene allungata verso il secondo palo, sbuca Lookman che di testa la mette in rete: 2-1.Nel finale proseguono le sostituzioni con Brescianini e Scalvini in campo per Lookman e Ruggeri tra le fila della Dea e Chukwueze per Musah per i rossoneri.

L'ultimo brivido arriva al terzo minuto di recupero con Retegui, che si invola in solitaria verso Maignan: miracolo del portiere francese che lo mura.  —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Emanuela Orlandi, fratello Pietro: “Papa non mi incontra, dice di avere troppi occhi addosso”

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(Adnkronos) – “Ho provato a chiedere un incontro a Papa Francesco, l’ultima volta un mese fa, ma la sua risposta, assurda e ingiustificabile, è che non può perché ha troppi occhi puntati addosso”.Lo ha detto Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, la 15enne cittadina vaticana sparita nel nulla il 22 giugno del 1983 a Roma.

Orlandi è ospite in studio stasera a FarWest su Rai3, la trasmissione condotta da Salvo Sottile, di cui è stata fatta questa anticipazione. In passato Orlandi incontrò brevemente il Papa pochi giorni dopo la sua elezione nel 2013 e il Santo Padre gli avrebbe detto che la sorella era “in cielo”.  Nella puntata di FarWest in onda stasera anche un’intervista esclusiva a un ex dipendente del ministero della difesa che parla per la prima volta in tv e che rilancia la pista del volo organizzato dai servizi per condurre la ragazza a Londra. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)